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Archive for gennaio 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Juventus – Lazio non è solo il posticipo della ventiduesima giornata di Serie A, è anche, e soprattutto, il debutto di mister Alberto Zaccheroni sulla panchina dei Bianconeri. Debutto, tra l’altro, che avviene proprio contro ad una squadra già allenata in passato dal tecnico di Meldola: la Lazio. Correva la stagione 2001/2002 quando dopo poche giornate dall’inizio del campionato l’ex allenatore del Milan, squadra con cui vinse un campionato, subentrò in corso d’opera a Dino Zoff, rimosso dall’incarico. Ed è una coincidenza molto particolare quella che vede Zaccheroni esordire a Torino proprio contro la Lazio. Quel famoso anno in Biancoceleste, infatti, passò alla storia per quanto successo l’ultima giornata di campionato: battendo un Inter lanciatissima verso uno scudetto che pareva già cucito sul petto la Lazio consegnò quel campionato nelle mani della Vecchia Signora che deve quindi, indirettamente, proprio al tecnico emiliano uno dei suoi più recenti successi.

Zaccheroni aspetta l'inizio di Juventus-Lazio, suo personale debutto alla guida del club di Corso Galileo Ferraris

Grande curiosità riguardo a questo debutto sorge soprattutto in relazione all’idea di calcio che Zaccheroni portò avanti almeno fino al 2007, data in cui si esaurì il suo ultimo incarico. La sua difesa a tre uomini, schieramento assolutamente poco consono quando si parla di grandi squadre, è infatti un marchio di fabbrica importante. Essendo arrivato solo da un paio di giorni in Corso Galileo Ferraris, però, il tecnico di Meldola non ha osato cambiare così a fondo lo schieramento tattico prevalentemente utilizzato fino a quel momento dal suo predecessore. Proprio per questo motivo ecco la Juventus schierarsi con l’ormai classico 4-3-1-2, con Manninger al posto dello squalificato Buffon – espulso nella sconfitta contro la Roma – in difesa dei pali, Grygera terzino destro con De Ceglie sull’out opposto e la coppia Chiellini-Cannavaro centralmente; a centrocampo Candreva lanciato dal primo minuto con Melo e Sissoko e dietro a Diego, in attacco spazio a capitan Del Piero ed Amauri.

Dal canto suo, invece, Ballardini è in cerca di punti salvezza e per provare a trovare il punteggio pieno effettuando il colpaccio nel capoluogo piemontese si presenta con un modulo speculare a quello della squadra di casa: Muslera tra i pali, Diakitè, Stendardo, Radu e Kolarov in sua difesa, Dabo, Baronio e Firmani in mediana, Mauri sulla trequarti ed il duo argentino Cruz-Zarate in avanti.

CRONACA
Passano cinque minuti e la Juventus costruisce la prima occasione: Candreva pennella un lancio per Amauri che fa una bella sponda di testa in direzione del suo capitano. Del Piero, trovatosi col pallone tra i piedi al limite dell’area, stoppa e pur senza vedere il compagno allarga la palla sulla sua destra dove arriva arrembantemente Diego, il cui tiro è però facile preda di Muslera.

Un paio di minuti più tardi è invece Candreva stesso, il giocatore che aveva dato il la all’azione precedente, a provare a concludere verso la porta laziale, non trovando però lo specchio. Al dodicesimo è invece Del Piero a provarci: dopo aver ricevuto palla in area la controlla tra tre avversari e prova a liberarsi al tiro, calciando però a lato.

Al ventesimo occasione ghiotta: Diego calcia da più di venti metri e Muslera va in difficoltà, dato che il pallone tocca terra un attimo prima di arrivare tra le sue braccia. Il rimpallo che ne esce, così, è corto e potrebbe favorire l’intervento di Sissoko, che viene però anticipato da Kolarov. Sette minuti dopo bella azione dei Bianconeri con Diego che trova Sissoko al limite; il maliano effettua un colpo di tacco immediato per Del Piero che appoggia subito per lo stesso Diego, anticipato però in scivolata proprio mentre stava per scoccare il tiro.

Grygera e Firmani lottano per il possesso del pallone

Alla mezz’ora Diego e Sissoko fraseggiano, la palla schizza al limite dove arriva Candreva, la cui conclusione è però rimpallata da un difensore. Juve però che non accenna a diminuire la pressione e porta subito Diego a calciare verso la porta di Muslera: tiro però ancora rimpallato. Tre minuti più tardi Diego viene atterrato a quasi trenta metri dalla porta di Muslera. Sul punto di battuta si presenta proprio lui ma la traiettoria del suo cross è deviata malamente da Melo, che fa terminare il pallone sul fondo alla sinistra della porta difesa dal giovane uruguagio Biancoceleste.

Al trentasettesimo si ripete una situazione simile, anche se in questo caso è Cruz a deviare il pallone. Sulla traiettoria potrebbe quindi avventarsi Chiellini, che tutto solo davanti a Muslera potrebbe trovare un goal facile facile. Il centrale Azzurro, però, non riesce ad arrivare sul pallone, così che il portiere laziale non ha difficoltà a fare suo il pallone.
Sul ribaltamento di fronte la Lazio costruisce la prima occasione interessante della sua partita con Zarate che porta bene palla a sinistra e dopo aver intontito Cannavaro centra basso per Mauri, il cui tiro è però ben disinnescato da Manninger, che si rifugia in angolo.

In chiusura è ancora l’ultimo arrivato a poter fare male: sugli sviluppi di un calcio d’angolo il pallone giunge infatti al limite dell’area, proprio là dove ad attenderlo c’è Candreva. Il tiro del centrocampista romano è però impreciso e si spegne sopra la traversa della porta difesa da Muslera.

In apertura la Juventus costruisce una gran bell’azione con De Ceglie, Amauri, Diego e Del Piero. Tutto vano, però: sul filtrante del trequartista carioca, infatti, il capitano Bianconero si trovava nettamente in posizione di fuorigioco. E’ però una Juve che pare avere più spazi, così al cinquantunesimo è Candreva che prende palla nel cerchio di centrocampo ed avanza fino quasi al limite, per scagliare poi una sassata che Muslera riesce però a deviare in angolo ad una mano.

Al cinquataquattresimo, quindi, la Juve arriva vicinissima al goal: è ancora una volta Diego, il migliore in campo nel primo tempo, a rendersi pericoloso. Il suo tiro dal limite, però, si spegne sul palo. Un minuto più tardi è ancora Diego a mettere a ferro e fuoco la retroguardia laziale: dopo aver ricevuto palla al limite fa per liberarsi molto elegantemente di Baronio con un bel colpo di tacco, con il capitano avversario che non può quindi far altro che stenderlo. Sul punto di battuta, a ventitre metri dalla linea di porta, si presenta quindi Del Piero: il suo tiro, però, è una sorta di mozzarella prontamente allontanata dall’intervento della barriera.

Del Piero non disputa certo una delle sue migliori partite della carriera

Al cinquantottesimo Amauri, Del Piero e Diego dialogano bene al limite dell’area ma la loro fitta trama di passaggi è spezzata dall’uscita di Muslera, che anticipa bene il centravanti brasiliano in fase di naturalizzazione. Amauri che subito dopo fa un bel gioco di sponda proprio per Diego, il cui tiro al volo è però sporco. Un’altra manciata di secondi ed è Del Piero a provarci, ma la sua conclusione dal limite è facile preda del portiere uruguagio.

Al sessantacinquesimo la Juve ci prova per l’ennesima volta: un filtrante di Diego taglia fuori Diakitè e mette in movimento De Ceglie sul cui cross arriva come un falco Sissoko che però, disturbato, ha difficoltà a colpire il pallone e mette a lato. Il goal è comunque nell’aria ed arriva tre minuti più tardi: al sessantottesimo Amauri spizza la palla mettendo in movimento Del Piero che si libera con un ottimo movimento di Diakitè, provando a calciare. Alex colpisce però malissimo, scivolando a terra. Per Saccani è, inspiegabilmente, calcio di rigore. Dagli undici metri si presenta lo stesso capitano Bianconero che spiazza il portiere avversario.

A quel punto, con la Lazio che deve cercare il pareggio, gli spazi per i padroni di casa aumentano ulteriormente: così subito dopo il goal la Juventus parte in contropiede e recapita il pallone a Diego che, entrato in area, crossa basso. A liberare tutto, però, ci pensa un difensore laziale, che anticipando le punte Bianconere sventa quello che sarebbe potuto essere l’immediato colpo del K.O.

Al settantottesimo, però, arriva il pareggio che gela lo stadio: Zarate lancia un pallone in area su cui piomba Mauri che anticipando Grygera buca l’incolpevole Manninger.

A quel punto i padroni di casa subiscono un pesante contraccolpo psicologico ed involvono pesantemente. Così la squadra che dominava il campo in lungo ed in largo lascia spazio alla sua gemella che, però, non riesce più a tenere un pallone, lasciando spazi agli avversari. Dal canto suo la Lazio non sa comunque approfittare a dovere della cosa, così che gli ultimi minuti scorrono in maniera piuttosto monotona e fanno sì che la partita si spenga con rinnovata noia.

Del Piero spiazza Muslera

COMMENTO
Se il primo tempo del match disputato nel pomeriggio tra Milan e Livorno era stato soporifero altrettanto possiamo dire della partita giocata in serata a Torino. In realtà il match è un minimo più godibile grazie al fatto che la Juventus porta un forcing pressoché costante lungo tutto il corso della frazione, ma, di contro, non si ha la possibilità di vedere nemmeno un goal.

Il tutto perché la Juventus porta sì pressione nella trequarti avversaria, ma è un agire sterile, che non si traduce in grosse occasioni da goal. Questo soprattutto per il fatto che a fare da contraltare ad un Diego che pare si stia ritrovando ci sono due punte – Del Piero ed Amauri – abbastanza avulsi dal gioco ed ancora sottotono.

Da parte sua la Lazio fa davvero poco: qualche tentativo sporadico in ripartenza e nulla più, provando a rendersi pericolosa praticamente solo tramite calci piazzati piuttosto velleitari.

Il secondo tempo è invece più interessante della prima frazione, con una Juve che riesce ad implementare gli sforzi per arrivare al goal. Rete che viene però trovata solo grazie ad un rigore inventato di sana pianta dall’arbitro Saccani, la cui prestazione è sicuramente sotto la soglia della sufficienza.

Il goal un po’ casuale – almeno rispetto all’andamento del match – realizzato da Mauri sega quindi le gambe ai giocatori della squadra di casa, spegnendo quindi ogni interesse nei confronti di una partita che da lì in avanti non offrirà più grandi sussulti venendo giocata da una squadra ormai sulle gambe – la Juve – e da un’altra che si può dire già più che soddisfatta del pareggio immeritato piovutogli dal cielo.

MVP
Il migliore in campo non può che essere, a mio avviso, Diego: il trequartista verdeoro torna infatti a giocare su buoni livelli, mettendosi in bella mostra. Molto generoso come al solito riesce stavolta ad implementare la propria prestazione con quell’efficacia nelle giocate smarrita ormai da tempo.

Vera e propria spina nel fianco della formazione ospite il ragazzo di Ribeirão Preto sembra poter tornare sui livelli delle primissime partite di questo campionato. Così fosse, forse, la Juve potrebbe aver trovato quel giocatore che sia capace di guidarla, assieme al nuovo tecnico, fuori da una crisi che pare essere interminabile come l’inverno.

Diego man of the match

TABELLINO

JUVENTUS vs. LAZIO 1-1
Marcatori: 70′ Del Piero (rig.), 79′ Mauri
JUVENTUS: Manninger, Cannavaro, Chiellini, De Ceglie, Grygera, Candreva, Diego, Felipe Melo (76′ Caceres), Sissoko, Amauri, Del Piero (89′ Paolucci). A disp.: Chimenti, Legrottaglie, Zebina, Giovinco, Marrone. All.: Zaccheroni.
LAZIO: Muslera, Diakite, Kolarov, Radu, Stendardo, Baronio, Dabo (76′ Rocchi), Firmani (77′ Lichtsteiner), Mauri (82′ Siviglia), Cruz, Zarate. A disp.: Berni, Sevieri, Makinwa. All.: Ballardini.
ARBITRO: Saccani di Mantova
Ammoniti Felipe Melo, Sissoko, Grygera, Baronio, Diakite.

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Il Milan scende in campo per provare a rialzare la testa dopo la sconfitta nel derby. Per farlo Leonardo fa tornare Abbiati tra i pali e schiera Flamini in mediana al fianco di Ambrosini, con Beckham, Seedorf e Ronaldinho in appoggio all’unica punta Borriello.

Partita maschia quella giocata da Milan e Livorno allo stadio Meazza

Dall’altra parte, invece, Cosmi torna sulla panchina livornese dopo la maretta vissuta nell’ultima settimana e decide di schierare Bellucci, arrivato in quest’ultima sessione di mercato dalla Sampdoria, al fianco di Lucarelli.

CRONACA
Il primo tiro in porta arriva dopo sei minuti di gioco: Filippini pesca Lucarelli poco oltre il limite dell’area, l’ex parmense stoppa e calcia prontamente. Il tutto, però, viene fatto in posizione di fuorigioco, cosa questa che rende vana la conclusione del capitano labronico.

Poco più tardi Bellucci ha una grande intuizione e vedendo con la coda dell’occhio Pieri scattare sull’out opposto lo lancia nello spazio, fendendo la difesa avversa con un gran passaggio a tagliare il campo per vie orizzontali. Il fluidificante ex Perugia si porta quindi in area ma viene chiuso proprio al momento del tiro dal grande ritorno di David Beckham.

Sul fronto opposto è proprio l’ala inglese a farsi notare con un gran cross in mezzo su cui Borriello, disturbato, non riesce ad arrivare. Per Trefoloni, comunque, non ci sono gli estremi del rigore richiesto dalla punta napoletana.

Al quarto d’ora Benussi rischia di combinarla grossa: Ronaldinho va a battere una punizione non irresistibile da un venticinque metri circa, il portiere Amaranto si muove bene entrando in traiettoria ma lasciandosi scappare il pallone dalle proprie braccia, rischiando di fare una sorta di autogoal facendosi passare il pallone sotto alle proprie gambe.

Una decina di minuti più tardi Flamini guadagna una punizione poco oltre il limite dell’area. La posizione sarebbe più indicata per un mancino, ma è Beckham che si incarica di andare a battere il calcio piazzato. Il suo tiro, però, si spegne poco oltre il palo alla destra di Benussi. Alla mezz’ora è ancora l’asso inglese a farsi vedere, ma la sua conclusione da fuori è tanto debole quanto velleitaria ed è intercettata da Benussi senza alcun problema.

Al trentaseiesimo, poi, la prima vera grande occasione della partita: Ronaldinho prende palla al limite e converge verso il centro, scagliando un missile verso la porta di Benussi, che si lancia ma è battuto. Il pallone, però, si spegne contro il palo, rimpallato ben lontano dalla porta labronica. Sugli sviluppi dell’azione, poi, ci proverà anche Thiago Silva, cui si opporrà prontamente il portiere amaranto.

Ambrosini festeggia coi compagni la rete dell'1 a 0

In chiusura il Milan passa: Ronaldinho imbecca Beckham largo a destra, che provvede subito a crossare in mezzo. Benussi, disturbato da un avversario, esce in maniera molto approssimativa smanacciando davvero male. Il pallone termina quindi dritto sui piedi di Ambrosini, che lo gira prontamente nella porta sguarnita portando in vantaggio i suoi in un match in cui era la noia a farla da padrona.

In apertura Ronaldinho porta palla sulla fascia sinistra e lo centra in direzione di Beckham, autore di un pronto taglio sul primo palo. In questo frangente, però, l’ala ex United chiede troppo anche ai suoi notevoli mezzi tecnici e spreca tutto nel tentativo di effettuare un improbabile colpo di tacco. Poco più tardi Huntelaar ci prova due volte nel giro di una manciata di secondi, prima con un tiro dal limite, poi andando a deviare un cross di Antonini. In entrambi i casi, però, non trova la via della rete.

Al cinquantesimo torna quindi a farsi vedere il Livorno: Raimondi crossa in mezzo e trova Bellucci, che dopo aver staccato bene incorna in avvitamento cercando la porta ma trovando la pronta risposta di un sicuro Abbiati.

Di lì ad un minuto è ancora la punta olandese in forza al Milan a farsi vedere: lanciato in area da un’imbeccata di Seedorf si muove bene andando a concludere a rete. Il suo tiro è però contrato da un’intervento in scivolata di Perticone, che ne smorza l’impeto e lo rende una docile preda per Benussi.

Al cinquantaduesimo, quindi, il Livorno pareggia: il cross di Filippini è messo fuori dalla difesa milanista, sul pallone si avventa quindi Bellucci che calcia senza pensarci due volte. Il pallone terminerebbe ben oltre il palo alla destra di Abbiati non arrivasse la pronta deviazione di Lucarelli, lesto a mettere alle spalle del portiere avversario.
Milan che reclama con l’arbitro per un presunto fuorigioco del capitano labronico che però, come dimostreranno le immagini, non c’è assolutamente stato.

Otto minuti più tardi è invece il Livorno ad avere da ridire: un cross portato ancora una volta da Filippini è intercettato in area da Beckham. Intercettato, sembrerebbe, con una mano. Almeno secondo i giocatori Amaranto. Trefoloni però decide di lasciar correre.

Lucarelli festeggia la rete del pareggio

Al sessantaquattresimo Huntelaar ha un’altra buona occasione: Abate centra basso un pallone su cui si avventa la punta Orange, lesta a tagliare l’area con un grande movimento. Il pallone è però toccato prima da Benussi e solo successivamente da The Hunter, che lo colpisce malissimo mandandolo alle stelle. Il goal è comunque nell’aria. A sventarlo, però, ci pensa Benussi: sugli sviluppi di un calcio d’angolo è proprio il portiere labronico a compiere una grande parata su di un colpo di testa ben portato da Ambrosini.

Tre minuti e il Milan si fa ancora vedere: Ronaldinho lancia Ambrosini con un numero di tacco d’alta scuola, il capitano Rossonero sgroppa sulla fascia e centra per Klaas Jan Huntelaar che, però, devia il pallone oltre la traversa avversaria, venendo comunque, tra l’altro, pescato dall’arbitro in posizione di fuorigioco. Allora è Beckham a provarci, trovando però, con una conclusione da dentro l’area, l’opposizione di Knezevic, che s’immola in scivolata per impedire al pallone di bucare il proprio specchio di porta.

Al settantatreesimo torna quindi a farsi vedere il Livorno: Rivas si libera bene in fascia e crossa in mezzo dove trova Raimondi puntuale all’appuntamento col pallone. La girata mancina del fluidificante destro livornese, però, non ha la forza sufficiente a poter bucare Abbiati. Rivas che subito dopo rischia di raccogliere il secondo cartellino giallo con un’entrata piuttosto ardita a poco più di venti metri dalla propria porta. Trefoloni, però, fischia solo il fallo, senza punire oltremodo il difensore arrivato in prestito dall’Inter. Sul punto di battuta si presenta quindi Ronaldinho, il cui tiro è però deviato in angolo proprio dallo stesso Rivas.

Nell’ultimo quarto d’ora poi il Milan continua la sua pressione insistita, che diventa però ancor più sterile di quanto non fosse stata fino a quel momento.

COMMENTO
Dire che il primo tempo sia stato soporifero significa essere generosi: il Livorno non fa nulla per mettere davvero in difficoltà il Milan che, dal canto suo, non brilla certo.

Cioè che ne esce, quindi, è noia pressoché totale. Movimentata giusto da qualche giocata di Ronaldinho e Beckham (guarda caso giusto i due che confezionano l’azione che porta al goal di Ambrosini).

Il secondo tempo è invece un poco più vivo, questo anche grazie al quasi immediato pareggio labronico. Da lì in poi, infatti, i Rossoneri sono costretti ad un forcing più spinto per cercare di tornare in vantaggio. Il che rende la partita indubbiamente meno noiosa e molto più godibile.

Milan che comunque continua a dimostrare tutti i propri limiti e che, vista la contemporanea vittoria romanista, non è più solo al secondo posto.

David Beckham nel corso del riscaldamento pre-partita: sarà lui l'MVP del match

MVP
Il man of the match è, a mio avviso, David Beckham. L’asso inglese, infatti, gioca una partita di buona sostanza abbinando qualità e quantità.
Da una parte, infatti, dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, la qualità del suo piede, ed è proprio da un suo cross che nasce l’occasione che porta Ambrosini a segnare la rete del vantaggio.
Dall’altra, invece, dimostra anche di essere quel professionista esemplare di cui tutti parlano, cosa che gli ha fatto mantenere una buona condizione atletica nonostante l’età. Beckham si spende infatti in un lavoro che lo porta spesso a giocare lungo tutto la fascia, prediligendo sì il lavoro in fase offensiva ma non disdegnando nemmeno i ripiegamenti, come nell’occasione della grande chiusura su Pieri nel primo tempo ed in quella che porta gli avversari a reclamare un rigore per un suo presunto fallo di mano nel tentativo di controllare un pallone calciato in mezzo da Filippini.

TABELLINO
Milan vs. Livorno 1-1
Marcatori: 44′ Ambrosini (M), 8′ st Lucarelli (L)
Milan: Abbiati; Abate, Thiago Silva, Favalli, Antonini; Flamini (32′ st Inzaghi), Ambrosini; Beckham, Seedorf, Ronaldinho; Borriello (1′ st Huntelaar). A disp.: Roma, Zambrotta, Bonera, Kaladze, Gattuso. All.: Leonardo
Livorno: Benussi; Perticone, Rivas, Knezevic; Raimondi, Bergvold (15′ st Moro), Pulzetti (23′ st Marchini), Filippini, Pieri; Lucarelli, Bellucci (28′ st Tavano). A disp.: Bardi, Esposito, Bernardini, Danilevicius. All.: Cosmi
Arbitro: Trefoloni
Ammoniti: Rivas, Bellucci, Filippini, Lucarelli, Marchini (L), Huntelaar, Beckham (M)

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Nome: Nassim Ben Khalifa
Data di nascita: 13 gennaio 1992
Luogo di nascita: Prangins (Svizzera)
Nazionalità: svizzera
Ruolo: trequartista / seconda punta
Club: Grassophers
Scadenza contratto: 30 giugno 2011
Valutazione: 4 milioni

CARRIERA
Ben Khalifa nacque il 13 gennaio di diciotto anni fa nel paesino di Prangins, comune del distretto di Nyon, Canton Vaud.

Svizzero a tutti gli effetti Nassim tradisce, sia nel nome quanto nel cognome, le sue origini magrebine: i suoi genitori sono orginari della Tunisia, paese in cui risiede ancora buona parte della sua famiglia e la cui Federazione calcistica ultimamente ha iniziato a corteggiarlo per provare a convincerlo ad abbandonare le rappresentative Rossocrociate per unirsi a quelle delle Aquile di Cartagine, ma senza successo: Nassim, infatti, è legatissimo al paese in cui è nato e pare abbia giurato amore eterno alla maglia della Svizzera.

La prima società importante a dargli una chance fu lo Stade Nyonnais FC, squadra del capoluogo del suo distretto, che lo accolse tra le proprie fila quando lui non aveva che nove anni.
La stagione successiva, quindi, il passaggio all’FC Gland, squadra da cui venne prelevato tre anni più tardi dal Losanna, plurititolato club del Canton Vaud.

Qui gioca una stagione, giusto il tempo necessario a convincere i dirigenti del Grassophers ad investire su di lui: 50mila franchi svizzeri è infatti la cifra sborsata dalla squadra di Zurigo per assicurarsi i servigi del giovane prodigio elvetico, che nel 2006 si unisce quindi all’under 21 della Juventus svizzera.

Qui si afferma come una stella assoluta del calcio elvetico tanto da diventare uno dei punti fermi delle varie rappresentative giovanili nazionali, di cui però parleremo più tardi.

Prima, infatti, c’è da concludere la storia riguardante il suo rapporto coi club: dopo un paio di stagioni passate aggregato alla formazione giovanile del Grassophers inizia quindi ad entrare nel giro della prima squadra. Il suo esordio ufficiale arriverà il 7 marzo 2009 quando, solo diciassettenne, scenderà in campo a undici minuti dal termine di un match di campionato disputato contro il Sion per rilevare Alain Schultz.
Quella stagione, quindi, disputerà altri due scampoli di partita: qualche settimana dopo il suo esordio assoluto disputerà nove minuti contro l’FC Vaduz, verso la fine della stagione ne giocherà altri undici nel derby contro lo Zurigo.

In questa stagione, invece, è sceso in campo in undici occasioni, mettendo anche a segno due reti.

Detto di quanto fatto nella sua ancor breve carriera di club andiamo a vedere come si sta invece evolvendo la sua carriera internazionale: punto di forza delle under 15 e 16 sarà nell’under 17 di Dany Ryser che Nassim troverà la sua consacrazione giovanile.

Con questa rappresentativa, infatti, disputerà ben due campionati Europei, quello del 2008 e quello del 2009. Ed è proprio in quest’ultimo, disputatosi in Germania, che i giovani Rossocrociati dimostrano di essere una squadra notevole piegandosi solo in semifinale contro l’Olanda di Castaignos ed Ozyakup. Risultato questo che permette loro di qualificarsi ai Mondiali di categoria, da disputarsi di lì a pochi mesi in Nigeria.

Mondiali che, come chi segue assiduamente questo blog ben sa, saranno vinti proprio dagli svizzeri – capaci di imporsi 1 a 0 in finale contro la Nigeria padrona di casa grazie ad un goal di Seferovic – trascinati da un Ben Khalifa in splendida forma (premiato poi con il Silver Ball come secondo miglior giocatore della rassegna iridata) e capace di mettere a ferro e fuoco ogni difesa contro cui si trova a giocare, quella Azzurra compresa.

E proprio questo è, ad oggi, il punto più alto della brevissima carriera di Ben Khalifa.
Nassim che però sicuramente non si accontenterà di un titolo mondiale giovanile e proverà, specialmente con i club in cui andrà a giocare, ad arricchire ulteriormente la propria bacheca.

Proprio in questo senso negli ultimi mesi si sono inseguite diverse voci: sulle sue tracce sono stati segnalati club importanti come Milan ed Arsenal, anche se pare che verso dicembre ci sia stata una vera e propria asta tra Inter e Manchester United per assicurarsi questa futura stella del calcio mondiale.
Per ora, però, Nassim resta a Zurigo. Facile comunque che da qui a qualche mese possa cambiare aria, sbarcando in un club ed in un campionato di livello superiore.

CARATTERISTICHE
Nassim Ben Khalifa è uno dei talenti più fulgidi del calcio mondiale, per quanto possa sembrare strano.

Strano perché obiettivamente nel corso della storia del calcio il piccolo paese alpino non ha dato grandissimi talenti a questo sport. Giusto negli ultimi anni hanno messo in mostra giocatori di qualità discreta, ma in linea generale il massimo grado espresso dal calcio elvetico risponde ai nomi dei vari Frei, Barnetta, Berhami, Inler, Benaglio, Senderos, Djorou, Chapuisat, Turkyilmaz, Sforza, Geiger, i gemelli Degen, Dzemaili, Muller, Lichtsteiner, N’Kufo… insomma, giocatori discreti, in alcuni casi di buona qualità… ma nulla di più.

Oggi, invece, tutto il calcio svizzero può cullare un giocatore che potrebbe davvero entrare nel gotha del calcio mondiale. Perché Ben Khalifa ha qualità tecniche assolutamente superiori alla norma, che ne fanno un giocatore dal talento cristallino.

Destro naturale, sa però calciare con entrambi i piedi. Dribbling delizioso, cambio di passo, abilità nel giocare nello stretto e nel tener palla per far salire la squadra, capacità di trovare la via del goal, visione di gioco, autorità con la palla tra i piedi, ottimo rifinitore, eccellente ultimo passaggio. Queste, in sintesi, le sue caratteristiche principali. Che ne fanno un giocatore capace di giocare più o meno in tutte le posizioni dell’attacco, anche prima punta in caso di bisogno. Perché oltre ad avere doti tecniche non comuni è anche dotato di un fisico discreto: 183 centimetri d’altezza per 78 chilogrammi di peso.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Poche volte sono rimasto impressionato nel vedere un ragazzino giocare come mi è capitato di fare ammirando le giocate di Nassim Ben Khalifa.

Questo, certo, non cambia il fatto che essere un fenomeno giocando da adolescenti tra i pari età non significhi poter poi riprodurre lo stesso dominio anche tra i professionisti.

Nassim, però, le possibilità di fare ciò le ha davvero tutte. Proprio per questo mi fa abbastanza strano che ancora nessun top club europeo si sia mosso su di lui: molte squadre hanno scout che battono a tappeto il nostro continente e quindi tante di queste devono conoscerlo da un paio d’anni almeno.

Proprio in questo senso sarebbe stato da acquistare già prima dell’ultimo europeo under 17. O, quantomeno, prima del Mondiale nigeriano. Perché proprio la vittoria iridata in Africa ha fatto schizzare alle stelle le quotazioni di un ragazzo che potenzialmente può arrivare a valere decine di milioni ma, soprattutto, può contribuire alla realizzazione di molte vittorie.

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Younes Kaboul dal Portsmouth al Tottenham.
Mihkel Aksalu dall’FC Flora Tallin allo Sheffield United.

Mihkel Aksalu lascia l'Estonia e sbarca a Sheffield, sponda United

Shane Lowry dall’Aston Villa al Leeds (prestito).
Asier Del Horno dal Valencia al Valladolid (prestito).
Bojan Jokic dal Sochaux al Chievo (prestito).

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Il magico Bari di Ventura scende in campo nel suo San Nicola per provare a continuare a stupire al cospetto di un Palermo guidato da un Miccoli affetto da sterilità cronica: il Maradona del Salento, infatti, viene da ben cinque match senza goal e nelle ultime undici partite giocate è riuscito a piazzarne uno solo.

I supporter del Bari accorrono in massa al San Nicola per sostenere la propria squadra

CRONACA
E’ il solito Barreto a farsi subito pericoloso: il folletto brasiliano ex Udinese, infatti, si addentra nell’area Rosanero provando a cercare il goal. Bovo, però, lo controlla bene, non facendogli puntare la porta. Il mancino della punta barese, quindi, si spegne a lato.

Poco più tardi la squadra di Ventura mette in mostra ancora una volta tutta la qualità della sua manovra, lanciando Alvarez in fascia, che può liberare tutta la sua velocità: arrivato sul fondo, quindi, l’honduregno crossa in mezzo dove arriva però l’arrembante Kjaer, bravo ad anticipare Castillo di testa.
Sul corner che ne scaturisce arriva la rete di Bonucci: calcio d’angolo battuto corto per uno scambio, palla in mezzo che il centrale arrivato in estate da Genova gira là dove Sirigu, battuto dopo 324 minuti, non può arrivare.

Il Bari, però, è incontenibile: giusto il tempo di rimettere il pallone in gioco ed Allegretti ruba palla lanciando nello spazio Alvarez. L’ala destra della formazione di Ventura ha quindi gioco facile a sfruttare tutta la sua proverbiale velocità per presentarsi uno contro uno a tu per tu con Sirigu, battuto ancora una volta. Due reti nel giro di un battito di ciglia.

Al tredicesimo gli ospiti battono un colpo: Miccoli prova a sbloccarsi direttamente su calcio di punizione, il suo esterno destro potente e preciso, però, si spegne contro l’incrocio dei pali.

E’ proprio su punizione, al ventesimo, che tornano a farsi vedere i padroni di casa: questa volta è Allegretti a provarci, il suo tiro a giro supera la barriera avversaria ma si spegne sul fondo.

Al ventottesimo il Palermo accorcia: Pastore mette in movimento Balzaretti che dopo aver bruciato Masiello sullo scatto centra per Cavani che, a porta vuota, deposita in rete.

Palermo che quindi dopo lo shock iniziale rialza la testa guadagnando terreno fino a trovare il goal.

Bari che non si è comunque dimenticato come si fa a giocare: così i pugliesi imbastiscono un’azione che porta il solito Alvarez ad infilarsi nella difesa avversaria come nel burro. Questa volta, però, la sua conclusione non trova lo specchio della porta difesa da Sirigu.

Al trentaduesimo Cavani ha un’altra occasione, anche se non chiara come quella del goal: Cassani riceve palla oltre la trequarti ed effettua un cross pressoché immediato proprio per la punta uruguagia il cui colpo di testa, però, è assolutamente impreciso, spegnendosi a lato.

A quel punto Castillo trova la rete che chiuderebbe la partita, non fosse che l’arbitro, su segnalazione di un assistente, annulli tutto: con una delle loro classiche azioni veloci sulla destra, infatti, i baresi portano Castillo a depositare in rete a porta pressoché vuota.
L’annullamento del goal, comunque, è giustissimo: il taglio dentro di Barreto per Alvarez, infatti, l’ala ex Roma è in netto fuorigioco ed il suo tocco per Castillo, quindi, è arrivato successivamente ad un’infrazione.

Il primo tempo, quindi, si chiude con i padroni di casa in vantaggio per 2 a 1.

Il secondo si apre invece su ritmi inferiori rispetto a quelli su cui s’era aperto il primo.

Al cinquantaquattresimo, però, la fiammata di Pastore: il giovane trequartista argentino penetra in area e dopo aver intontito Gazzi calcia a giro di mancino sul secondo palo freddando Gillet e firmando la rete che vale il pareggio.

Un minuto, però, e succede il fattaccio: Liverani interviene in maniera folle su di un avversario, alzando tantissimo la gamba fino quasi a tranciargli il ginocchio. L’arbitro quindi non ha dubbi ed estrare il secondo giallo ai danni del regista ex Perugia, che deve quindi abbandonare il campo anzitempo. Giusto il tempo di pareggiare, quindi, ed ecco che il Palermo finisce in inferiorità numerica.

Ed al sessantesimo è ancora un intervento falloso ad indirizzare la partita: Alvarez mette in movimento Masiello, sovrappostosi alla sua destra, il quale è letteralmente segato dalla scivolata folle di Melinte. Il tutto proprio giusto all’interno dell’area Rosanero.
L’arbitro non può avere dubbi, tanto che fischia il rigore senza batter ciglio. Sul dischetto si presenta Barreto che fredda Sirigu, capace sì di leggere la traiettoria del pallone ma non di intercettare lo stesso.
Bari che quindi, soprattutto grazie a due ineccepibili decisioni arbitrali (e quindi a due erroracci dei giocatori palermitani), ritrova il vantaggio. Anche se stavolta, se vogliamo, non meritatissimo.

Qualche minuto più tardi è lo stesso Masiello a rischiare molto sul fronte opposto: impegnato in un’azione difensiva, infatti, il difensore di scuola juventina rischia di commettere un fallo da rigore, che De Marco decide però di non fischiargli.

Al settantesimo Sirigu deve porre una pezza: Alvarez taglia – in fuorigioco – alle spalle di Melinte e semina ogni avversario che prova ad inseguirlo andando quindi a concludere dal limite, trovando però la pronta risposta del portiere Rosanero. Tre minuti più tardi Donati arriva a calciare da fuori al termine di un’azione un po’ confusa, ma il pallone, colpito di mezzo esterno, si allarga troppo, spegnendosi a lato.

Ad un quarto d’ora scarso dal termine è Cesare Bovo a provarci: la sua punizione da qualcosa come venticinque metri scarsi dallo specchio di porta, però, prende un buon giro ma finisce con l’alzarsi troppo, spegnendosi sul fondo.

A sei minuti dal novantesimo il Bari chiude la partita: il solito Alvarez porta scompiglio nella retroguardia Rosanero pescando Barreto al vertice dell’area. La punta verdeoro smarca quindi Koman, subentrato poco prima, con un colpo di tacco delizioso, per il centrocampista ucraino di passaporto ungherese è quindi un gioco da ragazzi bucare Sirigu con un piattone preciso con il quale il giovane arrivato in prestito dalla Sampdoria mette la sua firma sul 4 a 2.

Barreto realizza il rigore che riporta in vantaggio il Bari

Pastore però non ci sta e prova a firmare la doppietta personale: a tempo già scaduto, quindi, scambia con un compagno e calcia dalla distanza, trovando però la pronta risposta di Gillet a chiudere porta e partita.

COMMENTO
L’inizio è chock per il Palermo ed i suoi tifosi, ma anche per noi spettatori neutrali. Perché il Bari mette in campo una manciata di minuti di bel gioco, furore agonistico, precisione chirurgica e pragmatismo che anche le grandissime squadre faticano a coniugare e concentrare così.

Ventura, è davvero giusto ribadirlo dopo aver visto l’inizio di questo match, sta davvero facendo un lavoro egregio in Puglia ed il suo Bari è indubbiamente una delle migliori squadre d’Italia. E d’Europa, probabilmente.

Le due reti iniziali, quindi, sono il frutto del lavoro giornaliero di un tecnico capace e costruttivo e di un gruppo di giocatori ricettivi ed entusiasti. Le due reti iniziali ammazzerebbero anche un bisonte, ma non il Palermo.
La squadra di Rossi, infatti, dopo aver subito una botta devastante a livello psicologico riesce, pian piano, a rientrare in partita. Fino a trovare il goal con il quale riesce ad accorciare le distanze.

In quel momento, comunque, era già padrona del campo. Per quanto, è giusto dirlo, soffrisse ancora le ripartenze baresi. In particolare sul proprio out mancino, dove un Balzaretti in non perfette condizioni fisiche (dopo l’assist per Cavani lascerà il posto a Melinte) subirà tantissimo la furia agonistica di un Alvarez che quando si lancia in velocità può risultare davvero incontenibile.

Fino al momento in cui Liverani non viene espulso, comunque, bisogna dire che tutto sommato la partita era in equilibrio: dopo i primi minuti di follia, infatti, è il Palermo a fare qualcosina di più, ed il pareggio è assolutamente meritato.

Così quando il Bari si riporta avanti il vantaggio non sembra essere legittimato da quanto succeda in campo. Anche se a legittimarlo ci penserà il tempo, dato che il Palermo in inferiorità numerica non giocherà al livello del Palermo in undici uomini, così che al termine del match non si può certo dire che la vittoria barese non sia giusta.
Giusta sicuramente, anche se probabilmente troppo larga: il 4 a 2, infatti, è una punizione troppo pesante per una squadra che comunque ha fatto il suo come quella di Delio Rossi oggi.

MVP
Il migliore in campo quest’oggi è l’honduregno Alvarez, letteralmente devastante con la sua velocità da centometrista sull’out destro dell’attacco barese.

E' Edgar Alvarez l'MVP del match

Alvarez infatti entra in tutte le azioni dei goal: in occasione dell’1 a 0 è lui a guadagnare l’angolo da cui arriva poi il goal di Bonucci; in occasione del 2 a 0 è lui stesso a segnare; in occasione del 3 a 2 è lui a mettere in movimento Masiello mentre in occasione dell’ultimo goal è lui a trovare Barreto al limite, che poi servirà Koman per il goal che chiuderà la partita.

Alvarez che, tra l’altro, entrerà anche nell’azione del goal annullato a Castillo, offrendo proprio al suo nuovo compagno una palla facile facile, solo da spingere in rete.

TABELLINO
Bari vs. Palermo 4-2
Marcatori: 5′p.t. Bonucci (Bar), 7′p.t. Alvarez (Bar), 28′p.t. Cavani (Pal), 9’s.t. Pastore (Pal), 17’s.t. rig. Barreto (Bar), 40’s.t. Koman (Bar)
Bari: Gillet; Belmonte, A. Masiello, Bonucci, S. Masiello; Alvarez, Gazzi, Almiron (29′p.t. Donati), Allegretti (21’s.t. Koman; Castillo (12’s.t. Sforzini), Barreto.  A disposizione: Padelli, Diamoutene, Stellini, Kamata, Sforzini. All.: Ventura.
Palermo: Sirigu; Cassani, Kjaer, Bovo, Balzaretti(34′p.t. Melinte); Migliaccio (39’s.t. Simplicio), Liverani, Nocerino; Pastore;Cavani, Miccoli (22’s.t. Hernandez).
A disposizione: Brichetto, Goian, Bertolo,  Budan. All. Rossi
Arbitro: De Marco (Chiavari)
Ammoniti: Liverani (Pal), Almiron (Bar), Cassani (Pal), Bovo (Pal), Allegretti (Bar)
Espulsi: Liverani (Pal)

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Nome: Haris Seferović
Data di nascita: 22 febbraio 1992
Luogo di nascita: Sursee (Svizzera)
Nazionalità: svizzera (seconda nazionalità bosniaca)
Ruolo: punta
Club: Fiorentina
Scadenza contratto: –
Valutazione: 50mila euro

CARRIERA
Haris Seferovic nacque il 22 febbraio del 1992 a Sursee, un piccolo comune sito nel distretto omonimo, Canton Lucerna.

Di nazionalità svizzera, quindi, Haris possiede un doppio passaporto: la sua famiglia infatti è originaria di Sanski Most, comune nel nord-ovest della Bosnia.
Nonostante la possibilità di optare per le rappresentative nazionali dello stato ex jugoslavo, comunque, Seferovic non sembra aver mai avuto dubbi ed ha scelto senza esitazioni di rappresentare lo stato in cui è nato.

Scelta che ha pagato, finora: solo pochi mesi fa, infatti, Haris ha avuto l’onore di issarsi, assieme ai suoi compagni di nazionale, sul tetto del mondo. E’ stata proprio la rappresentativa elvetica under 17 a conquistare il Mondiale di categoria disputatosi lo scorso novembre: dopo aver eliminato, tra gli altri, anche la nostra Italia Seferovic e compagni si sono imposti anche sui padroni di casa – nonché campioni in carica – nigeriani proprio grazie ad un suo goal, raggiungendo un traguardo storico per il piccolo stato alpino.

Seferovic che, tra l’altro, si è anche potuto togliere un’altra soddisfazione non da poco: oltre a tornare in patria con tanto di titolo mondiale, infatti, il giovanissimo puntero di discendenza bosniaca ha dato gran mostra di sè vincendo (assieme allo spagnolo Borja, al nigeriano Emmanuel ed all’uruguagio Gallegos) il titolo di capocannoniere del torneo giovanile iridato grazie alla realizzazione di 5 reti nel corso della competizione.

Haris che è quindi una delle stelle del calcio giovanile elvetico (ha giocato nelle under 15, 16, 17 e 18), ma non solo ormai. Al di là del suo passato internazionale, quindi, vediamo anche quali sono stati i suoi passi nella sua carriera di club.

Il ragazzo, ancora bambino, iniziò a tirare i primi calci ad un pallone nella squadretta del suo paese, il Sursee, all’età di sette anni. Dopo cinque stagioni, quindi, l’approdo al Lucerna, club molto più importante e titolato di quello in cui aveva giocato sino ad allora.
Il ragazzo comincia quindi a far parlare di sè nei tre anni passati nella squadra capace di vincere un titolo nazionale una ventina d’anni prima. Così nel 2007 piomba su di lui il Grassophers, destinazione che non si può rifiutare: le ultime due stagioni e mezzo, quindi, Haris le passa nella Juventus svizzera.

Qui arriva anche ad esordire in prima squadra: è il 26 aprile 2009 e lui scende in campo in un match di campionato disputato contro il Neuchatel Xamax. Da lì in poi farà altre due presenze ufficiali in prima squadra, venendo quindi nominato, proprio ad inizio anno, miglior giovane del suo Cantone.
In precedenza, tra l’altro, aveva vinto i premi come miglior giocatore under 19 bosniaco e come miglior giovane svizzero, entrambi risultati raggiunti nel 2009.

Giusto ieri, infine, il terzo trasferimento della sua vita: Seferovic lascia Zurigo e sbarca in Italia, più precisamente a Firenze. Corvino ha infatti individuato in lui il rinforzo giusto per la sua Primavera: con Mutu prossimo ad una squalifica (che potrebbe arrivare a 4 anni) per doping Prandelli dovrebbe promuovere a tutti gli effetti in prima squadra il giovane senegalese Babacar, che lascerebbe quindi un vuoto non indifferente al centro dell’attacco della principale formazione giovanile Viola.
Buco che, quindi, verrebbe colmato proprio dal giovane elvetico, che dovrebbe passare i prossimi sei mesi aggregato alla Primavera.

Attenzione, però: difficile che nell’acquistarlo Corvino abbia valutato esclusivamente l’apporto che Haris avrebbe dato nell’immediato. Lui, infatti, è ritenuto uno dei migliori talenti di svizzera ed è un giocatore che indubbiamente potrà far bene anche tra i professionisti.
E questo, inutile dirlo, Corvino lo sa.

CARATTERISTICHE
Seferovic è una prima punta forte fisicamente, dotata di un buon mancino e bravo a muoversi negli spazi.

Sa infatti sfruttare in maniera molto intelligente il suo fisico (centottantacinque centimetri per circa settantacinque chili di peso) per proteggere palla quando attaccato, lottare su ogni pallone anche contro i difensori più arcigni e farsi largo nelle maglie della retroguardia avversa a furia di spallate.
La sua potenza fisica, tra l’altro, si traduce anche in una discreta potenza di calcio: Haris, infatti, ha un mancino sì preciso, ma anche piuttosto potente.

E proprio il suo piede sinistro è uno dei suoi punti forzi: dotato di una buona tecnica di tiro sa abbinare, come detto, potenza e precisione per creare delle traiettorie imparabili che fendendo l’aria si infilino alle spalle dei portieri avversari.

Infine ha tra i suoi punti di forza tanto la capacità di muoversi negli spazi quanto di crearli, così come un ottimo fiuto per il goal.

Da una parte, infatti, sa attaccare molto bene lo spazio portando scompiglio nelle altrui difese e mettendo in difficoltà i reparti arretrati contro cui si trova a giocare, che nel controllarlo non possono mai abbassare la guardia.
Dall’altra sa, proprio grazie alla forza fisica che lo contraddistingue, creare spazi quando questi non ci sono andando, come già detto in precedenza, a lottare spalla a spalla contro ogni difensore.

Il suo fiuto del goal, infine, lo rende un bomber molto capace ed implacabile.

Davvero tante qualità importanti per una prima punta.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
La stella più luminosa della nazionale svizzera fresca vincitrice del Mondiale under 17 non era certo lui.

In Nigeria, infatti, a brillare sopra tutto e tutti fu Nassim Ben Khalifa, trequartista/seconda punta che di Seferovic era il compagno tanto in nazionale quanto nel club.
Proprio il talentuoso svizzero di origine tunisina è stato il vero trascinatore di quella squadra. Che, comunque, senza i goal di Haris difficilmente sarebbe arrivata sul gradino più alto del podio.

Il fatto che fosse Nassim il giocatore più interessante del lotto, comunque, non deve certo portare a pensare che questo ragazzo non valga nulla. Anzi.

Oggi come oggi, è quasi inutile dirlo, risulta essere uno degli attaccanti più interessanti della sua annata. E non limitandoci al territorio svizzero, ma proprio a livello mondiale.

Seferovic festeggia la vittoria del Mondiale under 17 con i suoi compagni

Corvino, insomma, dopo aver acquistato Adem Ljajic ha messo a segno un altro ottimo colpo in prospettiva futura: certo, nessuno può assicurarci con certezza che Seferovic diventi una punta di prima grandezza, ma le possibilità che possa tornare utile alla prima squadra sono davvero notevoli.

Che sia proprio Seferovic, quindi, l’attaccante destinato a rimpiazzare Gabriel Omar Batistuta nel cuore dei tifosi Viola?

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Daniel Fox dai Celti al Burnley.
Paul Robinson dal WBA al Bolton.
Marko Maric dal Lille allo Xanthi.
Erich Brabec dall’Ankaragucu allo Sparta Praga.
Brou Benjamin Angoua dall’Honved Budapest al Valenciennes.
Martin Taylor dal Birmingham al Watford.
Mario Artistico dal Pescara al Gallipoli.
Attila Filkor dal Grosseto al Gallipoli.
Rey Volpato dal Bari al Gallipoli.
Elias Kabamba dal Losanna al Milan.
Sune Aagaard Kiilerich dall’FC Midtjylland alla Sampdoria.
Haris Seferovic dal Grassophers alla Fiorentina.
Alexandros Tziolis dal Panathinaikos al Siena.
Hernan Crespo dal Genoa al Parma.
Nicola Amoruso dal Parma all’Atalanta.
Robert Acquafresca dall’Atalanta al Genoa (fine prestito).
Marcelo Moreno dal Werder Brema allo Shaktar (fine prestito).
Lewis Holtby dallo Schalke al Bochum (prestito).
Sergio Volpi dalla Reggina all’Atalanta (prestito).
Jamie O’Hara dal Tottenham al Portsmouth (prestito).

Jamie O'Hara lascia Londra e s'accasa in prestito al Portsmouth

Gael Genevier dal Siena al Torino (prestito).
Jack Wilshere dall’Arsenal al Bolton (prestito).
Stephen McManus dai Celtic al Middlesbrough (prestito).
Josh Parker dai QPR all’AFC Wimbledon (prestito).
Fitz Hall dai QPR al Newcastle (prestito).
Gary Mills dal Derby County al Macclesfield Town (prestito).
Cédric D’Ulivo dall’OM al Cassis (prestito).
Giuseppe Greco dal Bari al Cesena (prestito).
Matteo Paro dal Genoa al Piacenza (prestito).
Nicolas Amodio dal Napoli al Piacenza (prestito).
Davide Di Gennaro dal Milan al Livorno (prestito).
Mitchell Donald dall’Ajax al Willem II (prestito).
Gary McSheffrey dal Birmingham al Leeds (prestito).
Patrick Van Aanholt dal Chelsea al Newcastle (prestito).
Matias Cardacio dal Defensor Sporting al Banfield (prestito).
José Shaffer dal Benfica al Banfield (prestito).
Francesco Valiani dal Bologna al Parma (comproprietà).
Ricardo Costa dal Wolfsburg al Lille (parametro zero).
Martin Taylor dal Birmingham al Watford (parametro zero).
Denilson dall’Hai Phong al Kavala (parametro zero).

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