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Archive for 8 gennaio 2010

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Sarebbe giusto iniziare questo pezzo parlando di cos’era la Juventus pre-Calciopoli e di tutto quanto successe quella famosa estate del 2006. Quei fatti sono però stati così tanto dibattuti da essere ormai più o meno noti a tutti, compresi coloro i quali – pochi, in verità – non si interessano di questioni pallonare.

Gioia effimera quella dei calciatori juventini nel 2006: il titolo vinto sul campo, infatti, sarà riassegnato di lì a poche settimane all'Inter

E’ però doveroso ricordare che la Juventus di Capello aveva uno degli 11 migliori al mondo. Quella squadra, che pure dimostrò evidenti limiti in Europa, era davvero una corazzata composta da tanti campioni all’apice della loro carriera: da Buffon a Trezeguet passando per Cannavaro, Thuram, Camoranesi, Zambrotta, Vieira e Del Piero. Tutti giocatori, tra l’altro, che si trovarono, proprio nel corso di quell’estate, a giocarsi, guarda caso, la finale Mondiale.
A questi vanno poi aggiunti Nedved, che quella finale non la giocò ma che aveva vinto il Pallone d’Oro solo tre anni prima, Emerson, che è stato uno dei migliori mediani dell’ultima decade, e due giovincelli di belle speranze: un Ibrahimovic già devastante all’epoca ed un Chiellini che seppe sfruttare al meglio il cataclisma che comportò quello scandalo estivo per imporsi come una delle nuove colonne Bianconere.

Quella era, in definitiva, una squadra che avrebbe davvero potuto restare, complice l’intelligenza di chi ne curava le vicende di mercato, ai vertici del calcio italiano, europeo e mondiale per diversi anni.

Calciopoli però sconvolse tutto: la squadra venne retrocessa in B e fu costretta a vendere buona parte delle sue colonne dovendo quindi dare il la ad una doverosa rifondazione.

Facciamo però un esercizio di fantasia e proviamo ad immaginare una realtà diversa. Saliamo sulla DeLorean DMC-12 opportunamente modificata dal buon Emmett “Doc” Brown e viaggiamo nel tempo, facendo un salto all’indietro di quattro anni circa. Una volta arrivati ad inizio 2006, quindi, agiamo in modo da fare sì che il bubbone di Calciopoli non scoppi e che le cose possano continuare, da un punto di vista prettamente sportivo, senza quello sconvolgimento (nota al lettore: non si vuole certo qui dibattere della bontà delle decisioni prese in sede di processo, non essendo costume di questo forum; si prenda questo pezzo per quello che è, cioè una riflessione sui differenti progetti tecnici nel pre e nel post Calciopoli).

Come sarebbe la Serie A se Calciopoli non fosse mai esistito?

Bene. Non avendo davvero la possibilità di viaggiare nel tempo non so di per certo come sarebbero andate le cose. Ma avendovi chiesto uno sforzo di fantasia proverò a darvi una versione dei fatti che spero riteniate plausibile.

Quella Juventus avrebbe vinto lo Scudetto 2006 e si sarebbe quindi qualificata per la successiva Champions League. Con questi presupposti i vari campioni che lasciarono la squadra quell’anno non avrebbero avuto motivi validi di lasciare Torino – nessuno mandava segnali in questo senso fino a qualche mese prima dallo scoppio della faccenda – ed i dirigenti si sarebbero quindi potuti concentrare esclusivamente sulla campagna di rafforzamento di una squadra già notevolmente forte.
In porta si sarebbe quindi potuto lasciare tranquillamente Buffon, una vera sicurezza. In difesa non si sarebbero mossi Cannavaro e Zambrotta, che di lì a poco vinceranno un Mondiale risultando tra i più positivi della truppa Azzurra, e si sarebbe quindi potuto pensare a trovare delle alternative a Thuram – ormai 34enne e con un viale del tramonto già imboccato – e Zebina. A centrocampo volendo si sarebbe potuto non toccare nulla, limitandosi magari solo ad acquisire un’alternativa di valore a Nedved. In attacco non sarebbe servito nulla con Del Piero, Mutu, Ibrahimovic e Trezeguet ancora in forze e capaci di formare un reparto forte, ricco di alternative e davvero competitivo.

A seconda dei soldi a disposizione, quindi, si sarebbe potuto decidere come operare. Prendendo per buono che il modus operandi su cui si sembrava essere indirizzati era quello che voleva un acquisto di spessore l’anno si sarebbe dovuto decidere se acquistare il ricambio di Thuram, Zebina (l’unico di quell’11 non al livello degli altri) o Nedved andando quindi ad implementare una squadra già fortissima.

E così via, in un processo che avrebbe potuto portare la squadra a rinnovarsi rinforzandosi ogni anno. Cosa questa che fanno ogni anno le più grandi squadre al mondo e che ha giustamente iniziato a fare l’Inter proprio dopo Calciopoli, una volta raggiunto l’apice del nostro calcio.

Lilian Thuram era una delle colonne della Juventus pre Calciopoli

Del resto per costruire una squadra competitiva non serve certo fare come il Perez di turno, spendendo 300 milioni a botta. Una volta che si costruisce una base solida come quella della Juventus 2006, infatti, basta agire oculatamente sul mercato per mantenersi al vertice per diversi anni.

Insomma, il pensiero di come sarebbe andata mi tormenta, da amante del calcio quale sono, dal giorno in cui scoppiò Calciopoli e si capì che gli strascichi si sarebbero sentiti per anni.

Perché questa premessa?
Beh, un po’ per fare un viaggio con la fantasia, un po’ per far capire cosa intendo per programmazione sportiva. Costruire, come detto, una base solida per poi andare ad implementare questo undici di anno in anno (dato che il tempo è tiranno ed anche i più grandi campioni prima o poi appendono le scarpette al chiodo… ed una grande società deve sempre muoversi in anticipo rispetto a questo), dando anche sempre un occhio importante ai backup disponibili in panchina (visto che gli infortuni sono sempre dietro l’angolo ed avere l’11 migliore ma con riserve modeste potrebbe portare a cocenti delusioni).
Ma non solo: detto di una Juventus con un progetto tecnico ben chiaro c’è da parlare, e questo voleva essere il centro del mio discorso, del presunto progetto alla base della nuova Juventus, quella nata dalle ceneri della Juventus moggiana deceduta quella famosa estate.

Quell’estate, infatti, non si decise solo del presente e del futuro immediato di quella squadra, ma anche del futuro a medio-lungo termine.
Le sentenze di Calciopoli segnarono infatti la fine di un’epoca ed il cestinamento del progetto di cui abbiamo parlato nelle righe precedenti a questa. La Serie B era sicuramente una prospettiva, poi divenuta realtà, molto triste ma che sarebbe potuta essere meno amara se la guida della società fosse stata presa da uomini di polso capaci di comprendere che la rinascita di una società così gloriosa non poteva che passare da una programmazione di un certo tipo.

Tra i tanti demeriti di Moggi è giusto ricordare un grandissimo merito: l'abilità di manovrare sul mercato sulla base di un progetto chiaro e vincente

Invece, basta rivisitare quanto successo in questi tre anni e mezzo, le cose andarono ben diversamente.

Alla guida del club vennero messi dirigenti cui probabilmente non mancano le capacità per dirigere i lavori, ma che sicuramente peccavano di esperienza. La squadra restò quindi per tutta l’estate alla mercè degli sciacalli: Cannavaro ed Emerson partirono per Madrid, Zambrotta e Thuram per Barcellona, Vieira ed Ibrahimovic per Milano, sponda Nerazzurra.
Per quanto non sia certo criticabile il fatto che siano partiti giocatori di questo valore (tenerli tutti in cadetteria sarebbe stato impensabile ed economicamente anche troppo dannoso viste le scarse entrate che giocare in B piuttosto che in A comporta) ciò che è criticabile è il fatto, appunto, che non ci sia stata una programmazione adeguata a sopperire a queste partenze.

Chiaro, detto così può sembrare un ragionamento sciocco: quei giocatori, seguendo quanto appena detto, sarebbero stati rimpiazzabili solo con campioni di pari livello, giocatori che quindi mai si sarebbero mossi per uno stipendio ridotto e per disputare un campionato di B dovendo stare, per altro, per due anni senza poter giocare nelle coppe europee. Difatti, in realtà, nel parlare di programmazione adeguata non si fa certo riferimento al fatto che Cannavaro sarebbe dovuto essere sostituito da Terry, Thuram da Puyol, Zambrotta da Maicon, ecc. Quanto detto si riferisce piuttosto ad una differente gestione del mercato che potesse portare a Torino giocatori tanto giovani da non poter ancora formulare richieste eccessive e, nel contempo, da venire irrimediabilmente attratti da una squadra come la Juve per quanto la stessa fosse momentaneamente decaduta.

Come andarono le cose, invece? Quell’estate si parlò tanto di progetto giovani, ma poi i giovani stessi non furono mai davvero al centro delle attenzioni societarie ed in più i giocatori giunti in sede di mercato faticavano quasi ad essere all’altezza della situazione già in B (Buomsong docet).

Boumsong risulta uno dei peggiori acquisti della Juventus post Calciopoli

Eppure le premesse nell’ottica Juventus verde c’erano: quell’estate furono infatti fatti rientrare Mirante (dal doppio prestito a Crotone e Siena), Piccolo (dal prestito alla Lazio), Paro (dopo le esperienze di Crotone e Siena), Guzman (che veniva dagli anni passati tra Terni, Messina, Crotone e Siena) e Palladino (ottimo a Salerno in B e buon impatto a Livorno in A), vennero acquistati Urbano (l’anno precedente alla Torres) e Bojinov e vennero aggregati alla prima squadra Marchisio, De Ceglie e Giovinco. Ed anche le dichiarazioni di Cobolli Gigli, Blanc e Secco facevano ben sperare. Del resto con una squadra retrocessa in B e la fuga di talenti che si era conseguentemente messa in atto le cose non potevano andare diversamente: bisognava dare spazio a quei giovani che avrebbero potuto, di lì a qualche anno, riportare la Juventus dove la si era lasciata in quell’infausta estate.

Con il senno di poi vi sentite di dire che quel famoso pseudo progetto sia stato mantenuto?
Partiamo da un presupposto: Mirante è portiere discreto ma chiuso da Buffon, Piccolo, Paro, Guzman ed Urbano non erano ragazzi minimamente adatti a giocare ad alto livello. Ma gli altri?

Palladino venne sfruttato abbastanza nell’anno di B, dove del resto aveva già fatto grandi cose con la Salernitana, salvo poi deludere parzialmente in A e finire ai margini della squadra, cosa questa che l’ha spinta ad abbandonare. Oggi alcuni tifosi sperano però in un suo ritorno.
Bojinov non venne mai messo in condizione di sfruttare il suo grandissimo potenziale e alla fine di quella stagione si decise di non riscattarlo.
I tre giovani aggregati dalla Primavera ebbero invece sorti alterne ma dei tre l’unico ad essersi imposto, ad oggi, in prima squadra è Marchisio.

Ma una squadra che puntava davvero sui giovani come può aver agito in quel modo? Perché ai nomi fatti qui va anche aggiunto, ad esempio, quello di Criscito: l’attuale fluidificante genoano, infatti, venne riportato a Torino dietro lauto compenso salvo poi essere bocciato in seguito ad un – pur grave – errore compiuto nel tentativo di marcare Totti in un match disputato contro la Roma. Davvero troppo poco per bocciare un giocatore. Tanto che il ragazzo una volta tornato a Genova ha dimostrato tutto il suo valore ed oggi oltre ad essere papabile di convocazione per i Mondiali è un altro di quei giocatori che i tifosi rivorrebbero a Torino.

Pessimo, da parte della dirigenza Bianconera, la gestione di Criscito

Qualcosa di simile, comunque, la si può dire anche per De Ceglie e Giovinco: il primo non ha ancora risolto i suoi problemi di identità. Terzino o esterno di centrocampo? In realtà il problema, se si giocasse con il classico 4-4-2, non si porrebbe nemmeno dato che De Ceglie è un esterno fatto e finito dotato di grande corsa e capace, pur con i suoi limiti tecnici, di arare la fascia. Dato che la Juve si è spostata su di un centrocampo senza esterni, però, De Ceglie per giocare va adattato a terzino, ruolo che pare non ricopra con adeguata sicurezza, soprattutto per quanto concerne la fase difensiva. Il ragazzo avrà sicuramente colpe e limiti, ma la società? Lo scorso anno era chiuso da un Nedved che aveva ampiamente imboccato la via del tramonto eppure ha visto pochissimo il campo e, comunque, la maggior parte delle volte è stato schierato terzino. Quest’anno gli è stato dato il definitivo colpo di grazia: l’ingaggio di un modesto Grosso, infatti, l’ha fatto finire al terzo posto nelle gerarchie della fascia sinistra, togliendogli praticamente quasi ogni possibilità di vedere il campo.

Per Giovinco il discorso è un po’ lo stesso: ingabbiato in uno schema troppo rigido per lui – che è ritenuto inadatto a fare l’esterno di centrocampo per le sue caratteristiche fisiche e tecnico-tattiche – ha passato buona parte della scorsa stagione ad osservare dalla panchina. Nonostante abbia avuto scarse occasioni di mettersi in mostra, quindi, pare essere già comunque stato bocciato: in estate è stata infatti varata la Juventus col trequartista, ruolo che è e sarà però ricoperto da Diego, acquistato apposta per l’occasione. Giovinco, quindi, continuerà ad osservare i propri compagni dal suo eremo dorato.

Quanto detto fin qui è abbastanza per spiegare che davvero non si riesce a capire come si potesse parlare di progetto giovani o no? Nel caso non lo fosse è bene portare anche l’esempio dell’unico buon risultato dato da questo presunto progetto: Marchisio.

Il centrale nativo di Torino fece bene in quella famosa stagione di B ma nonostante questo venne mandato in prestito ad Empoli la stagione successiva. Scelta legittima, niente da dire.

Marchisio ha saputo sfruttare al massimo lo spazio regalatogli dagli infortuni dei suoi compagni di reparto per imporsi e guadagnarsi una maglia da titolare

Al suo rientro alla base, però, non era che la quinta scelta, in ordine gerarchio, di mister Ranieri. Prima di lui, infatti, venivano, come minimo, Cristiano Zanetti, Tiago, Sissoko ed il nuovo arrivato Poulsen. Nonostante questo Marchisio riuscì comunque ad imporsi, salvando, anche se solo in minima parte, quel tanto decantato progetto giovani lanciato un paio d’anni prima. Come si impose però il buon Claudio? Più che altro sfruttando gli infortuni dei propri compagni di squadra senza i quali, è lecito pensare, non avrebbe avuto tutto quello spazio che è poi risultato necessario alla sua esplosione.

Una vittoria, quella ottenuta con l’imposizione di Marchisio, arrivata più grazie al fato che ai meriti di una vera programmazione, insomma.

Di progetto giovani nemmeno l’ombra, direi.

Ma non solo: posto che parlare di progetto giovani per quanto riguarda questi ultimi tre anni e mezzo di Juventus mi sembrerebbe finanche blasfemo è giusto dire che non sembrerebbe proprio esserci nulla di anche solo lontanamente etichettabile come “progetto”. Gli acquisti fatti in questi anni, infatti, sono stati tutti per lo più fallimentari tanto che i risultati ottenuti nel post-Calciopoli sono quasi tutti merito di quei giocatori che erano nell’orbita Juventus già da prima del 2006. E se non riesci a lanciare i giovani dovresti quantomeno programmare bene gli acquisti.

Andiamo per ordine, partendo dalla campagna acquisti effettuata al ritorno in A:

Campionato 2007/2008: arrivano alla Juventus Vanstrattan in porta, Andrade, Molinaro, Grygera e Stendardo in difesa, Nocerino, Tiago, Almiron e Sissoko a centrocampo e Iaquinta in attacco.
Il capitolo portiere è a parte: oggetto assolutamente misterioso Vanstrattan arrivò a Torino senza lasciare traccia. Bisognerebbe essere addentro a certe logiche per capire che meccanismo ne comportò l’arrivo a Torino ma sicuramente fu un acquisto solo di contorno.
Il capitolo difesa invece è piuttosto dolente: Andrade non era un giocatore tale da poter guidare, dando solidità a tutto il reparto, una difesa come quella juventina. Anche non si fosse infortunato, ponendo praticamente fine alla sua carriera, non sarebbe quindi stato un acquisto apprezzabile. Stendardo arrivò solo in prestito ma non fu né sarebbe stato più che un ruvido comprimario. Molinaro giocò le due stagioni prima di questa da titolare mettendo in mostra tutta la sua inadeguatezza tecnica per giocare ad alti livelli: senza voler essere offensivi nei confronti di un ragazzo dal cuore che fa provincia, infatti, ci si chiede con uno con la sua pochezza tecnica sia riuscito ad arrivare in Serie A. I polmoni non dovrebbero bastare. Grygera, infine, ha fatto anche lui un paio di stagioni da titolare e pur essendo un minimo più fine dal punto di vista tecnico non ha mai avuto cuore e polmoni grandi quanto il compagno che giocava sull’out opposto, il risultato è quindi il medesimo: niente più di una modesta riserva.

Col senno di poi, è certo, nessuno comprerebbe Andrade. Qualcuno, comunque, non l'avrebbe comprato già nemmeno all'epoca...

A centrocampo si sono invece concentrate la mossa migliore e quelle peggiori: da una parte a gennaio venne acquistato Sissoko, unico vero acquisto capace di dare un valore aggiunto dal momento stesso del suo acquisto sino ad oggi. Dall’altra vennero però acquistati due giocatori con una pochezza caratteriale impressionante, due ragazzi che in praticamente ogni apparizione bianconera sono sembrati più il fantasma di loro stessi che dei veri calciatori. Nocerino, infine, era un altro giovane di buon valore che venne però bocciato quasi senza appello nonostante avesse giocato una prima metà di campionato su livelli più che buoni.
In attacco, infine, Iaquinta si è rivelato utile soprattutto per la sua capacità di adattarsi a giocare in più posizioni che per il suo valore a tutto tondo. Da quel punto di vista, infatti, resterà sempre un buon comprimario e nulla di più, almeno a certi livelli.

Insomma, un bilancio davvero più che negativo. Soprattutto se si pensa che con i soldi spesi quell’anno si sarebbe potuti arrivare, muovendosi per tempo (e cioè prima che si aprissero folli aste con i top club europei) a ben altri obiettivi. A chi si è già dimenticato il tutto ricordo infatti che quell’estate tal Frank Ribery – astro nascente ieri, campione affermato oggi – lasciò Marsiglia per accasarsi a Monaco per la somma tutto sommato modesta di 25 milioni di euro, probabilmente la metà di quanto lo si pagherebbe oggi. Ed a chi è pronto a replicare che Ribery non sarebbe mai sbarcato a Torino in quanto la Juventus era fuori dalle Coppe ricorderei che quell’anno il Bayern giocò la UEFA e che far accettare ad un ragazzo come Frank la prospettiva di stare una sola stagione senza Europa non penso sarebbe stato così duro. Se i dirigenti bavaresi sono riusciti a convincerlo a starsene un anno senza Champions quelli juventini avrebbero potuto sicuramente convincerlo a stare un anno anche senza UEFA ma con la prospettiva, a quel punto, di venire a competere per traguardi più preziosi rispetto a quelli per cui gioca in Germania (tanto che, a quanto sembra da un annetto buono ormai, Ribery non vede l’ora di lasciare Monaco).

Ribery era un obiettivo percorribile nel corso dell'estate 2007

Campionato 2008/2009: tanti gli acquisti anche nel corso di quella stagione. A Torino giunsero infatti Manninger, Mellberg, Knezevic, Ekdal, Poulsen, Iago ed Amauri.
Manninger, pagato circa due milioni e mezzo, fu indubbiamente una bella presa: il portiere austriaco, infatti, risulta essere uno dei migliori secondi di tutta la Serie A e non fece rimpiangere l’assenza di Buffon quando questi si fermò ai box.
Allo stesso tempo anche il capitano della nazionale svedese, arrivato a parametro zero, non sfigurò quando impiegato. Ben altro discorso invece quello relativo a Knezevic, centrale già a stento da Serie A, figuriamoci come potesse imporsi ad alto livello.
A centrocampo buoni in ottica futura ma ancora tutti da verificare gli arrivi dello spagnolo e dello svedese, piuttosto negativo, invece, quello del danese, giocatore discreto capace di rompere le trame di gioco avversararie ma piuttosto limitato in fase di possesso. E posto che la Juve era partita alla ricerca di un regista (dando vita alla famosa telenovela inerente Xabi Alonso) non si capisce proprio l’acquisto di Poulsen.
Amauri, infine, è un giocatore indubbiamente valido, ma non comunque una stella di assoluto valore. E posto che fondamentalmente doveva andare a sostituire, idealmente, i sempre più vecchi David ed Alex sarebbe forse stato meglio puntare su di un giocatore che non lasciasse adito a dubbi.

Anche in questo caso, quindi, una campagna acquisti abbastanza dispendiosa (quasi 40 furono i milioni spesi quell’estate) ma che non migliorò davvero la struttura della squadra e che, soprattutto, non sembrò essere guidata da un vero e proprio progetto (basti pensare alla citata telenovela riguardante Xabi Alonso).

Campionato 2009/2010: questa estate la Juventus ha fatto quindi rientrare Cannavaro dopo tre anni a Madrid rinforzando la difesa anche con gli arrivi di Caceres e Grosso e, soprattutto, costruendo il centrocampo sulle giocate carioca di Melo e Diego.
Sulla carta, insomma, una campagna acquisti di livello assoluto: il capitano ed il terzino sinistro titolare della nazionale, oltre ad un giovane difensore dalle potenzialità notevoli. E poi 50 milioni spesi per una delle più grandi rivelazioni della scorsa stagione oltre che per uno dei migliori trequartisti in circolazione nel Vecchio Continente.

Diego ha sinora deluso in quel di Torino

La carta, però, spesso inganna: Cannavaro è ormai agli sgoccioli di una carriera incredibile ma non sembra più in grado di giocare con continuità a certi livelli, Grosso è sempre stato, in più o meno ogni club in cui ha giocato, solo l’ombra di quel giocatore apprezzato nel corso degli scorsi Mondiali. Melo non è quel giocatore capace di dare qualità alla manovra giostrando davanti alla difesa quanto più un feroce mediano, Diego è ancora oggi solo la copia sbiadita di quel giocatore apprezzato a Brema.

Ancora una volta: passi l’acquisto di Diego, segno evidente che si è voluto staccare con il passato con un cambiamento sostanziale di modulo, quelli di Cannavaro, Grosso e Melo sarebbero però da spiegare. Un progetto che si rispetti deve anche pensare al futuro, cosa che non sembra essere stata fatta nel caso Cannavaro… giocatore che sembra poco utile anche per il presente. Un progetto che si rispetti punta, quando si acquista un potenziale titolare, a rinforzare notevolmente il proprio 11, cosa che non è stata fatta con l’arrivo di Grosso, tecnicamente più valido di Molinaro ma il cui rendimento, specie per via delle lacune difensive, non è poi così superiore a quello del predecessore. Un progetto che si rispetti, infine, deve tener conto, a fronte di un investimento importante come quello effettuato per acquistare Felipe Melo, delle caratteristiche tecnico-tattiche di un giocatore. Acquistare un buon mediano con relative velleità di costruzione di manovra per porlo al centro della zona nevralgica del campo sembra tutto fuorché una mossa intelligente. Non solo: posto che in quella linea a tre il centrale dovrebbe davvero avere un minimo più di capacità in fase d’impostazione – questo anche per evitare che Diego sia costretto a scendere troppo finendo con l’azzerare o quasi la sua pericolosità in fase realizzativa – Melo non sembrerebbe essere riciclabile nemmeno come mezz’ala. Il tutto da una parteperché non sembra avere le caratteristiche dinamiche per poterlo fare, dall’altra perché così finirebbe per escludere dall’11 titolare due giocatori che in questo momento sono imprescindibili: Sissoko e Marchisio.

Quale progetto di fondo abbia spinto i dirigenti Bianconeri a fare le succitate operazioni (di mercato e relative ai giovani), insomma, non saprei proprio dirlo. Volendo esagerare verrebbe quasi da dire che non ci sia stato un progetto comune e condiviso ma che queste mosse siano state più frutto della contingenza del momento che di una programmazione ad ampio raggio e respiro.
Chissà che il ritorno di Bettega non cambi qualcosa, in questo senso.

Riuscirà Bettega - al centro della foto - a risollevare i destini juventini?

Posto che non ho certo le competenze e le capacità adatte a poter svolgere un lavoro migliore di quello compiuto sino ad oggi dai dirigenti Bianconeri e che questo non voleva essere altro che l’esposizione del mio punto di vista, mi permetto un monito nei confronti dei tifosi: più che sperare in un cambiamento di allenatore (con Ferrara che, comunque, avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni il giorno dopo la pesante sconfitta contro il Bayern Monaco) o in un estemporaneo quanto risolutivo colpo di mercato dovrebbero sperare che in società qualcuno prenda la situazione in mano e stili un piano adatto a riportare questa squadra al posto che gli compete perché il piano redatto nella famosissima estate del 2006 si è, nei fatti, rivelato del tutto inadatto a questo scopo.

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Yannick Boli, nipote del grande Basile, lascia il PSG per il Nimes

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