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Archive for gennaio 2014

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Inizio a scrivere questo pezzo con il mercato ormai in fase di chiusura, non sapendo chi metterà eventualmente a segno colpacci dell’ultim’ora.

Non so quindi se il Milan, dopo Taarabt, rinforzerà ulteriormente la squadra.

Ma proprio di questo ingaggio voglio parlare.

Adel Taarabt è uno dei giocatori più talentuosi sfornati dal sempre floridissimo settore giovanile Sang et Or nelle ultime decadi.

Il problema, semmai, è che questo ragazzo incarna l’anarchia tattica (e anche tecnica, se mi seguite).

Trequartista dotato di numeri e colpi di alta classe, ha sicuramente molto talento. Certo, non un Messi o un Cristiano Ronaldo, ma se il calcio fosse esclusivamente talento Adel sarebbe sicuramente un top player.

Il problema, appunto, è che non basta essere un mago dei tunnel o avere grandi capacità di dribbling per sfondare. Soprattutto là dove conta.

Così dopo aver impattato male col calcio inglese al Tottenham cambiò quartiere di Londra, trasferendosi al QPR.

Qui ha dimostrato di poter fare alla grande in Championship, non convincendo però mai del tutto in Premier League. Nemmeno negli ultimi sei mesi passati al Fulham.

La necessità di cambiare aria si è quindi sposata con l’impossibilità da parte del QPR – retrocesso al termine della scorsa stagione – di richiamarlo alla base.

Così il Milan, alla ricerca di qualche rinforzo non ben definito, si è fiondato su di lui. Ottenendone il prestito gratuito, con riscatto a sette milioni (almeno secondo le fonti che ho trovato, ndr).

Da un certo punto di vista Taarabt rappresenta una tipologia di giocatore che al Milan mancava: qualcuno capace di dribbling ubriacanti, di creare superiorità numerica in velocità.

Perché El Sharaawy è sempre rotto, Kakà risulta essere uno dei migliori ma non è comunque più quello dei bei tempi andati, Honda è dotato di grandissima tecnica ma non ha il passo per essere devastante in questo tipo di situazione ed il resto della pattuglia dei trequartisti non dà certo più garanzie di questi tre.

Nel contempo, però, c’è l’esatto rovescio della medaglia: Taarabt è dotatissimo in fase di dribbling. Il che lo porta ad essere troppo innamorato del pallone. Caratteristica che sulla sponda Rossonera di Milano hanno in molti.

O almeno, ciò che sicuramente manca in questa rosa è un giocatore che, un po’ come Vidal alla Juventus, sappia inserirsi palla al piede. Quello che, insomma, faceva molto bene Nocerino ai tempi di Ibrahimovic (partito lo svedese l’ex Juventus, Palermo e Piacenza si è rivelato essere quello che è, un giocatore mediocre).

Quindi, se da un certo punto di vista Taarabt potrà aiutare la squadra creando in certi frangenti superiorità numerica da un altro non sarà certo il giocatore capace di inserirsi senza palla di cui questa squadra avrebbe estremo bisogno.

Ma questo non è solo l’unico dubbio che sorge pensando ad un suo impiego. Perché al netto del genio folle che a sprazzi mette in campo, Taarabt è un giocatore che un po’ per “costituzione” un po’ per caratteristiche è spesso risultato quasi nullo in fase di non possesso palla. Ed in una squadra in cui c’è già un Balotelli che spesso si estranea quando c’è da rincorrere l’avversario oltre che un Kakà molto generoso ma che rischia di sfiancarsi troppo questa caratteristica può diventare determinante. In negativo, ovviamente.

Non solo. Quella che è la sua più grande qualità, ovvero la capacità nel dribbling, spesso diventa anche il suo più grande limite: uno, due, tre giocatori saltati. Però il calcio è gioco di squadra, incaponirsi è controproducente.

Insomma, un colpo insensato?

Assolutamente no.

Gratis è una scommessa che, per il Milan di oggi, andava fatta. Se Seedorf riuscirà a plasmare in maniera più concreta il suo modo di giocare Taarabt potrebbe anche risultare un innesto interessante. Certo, le prospettive non sembrano essere particolarmente rosee essendo lui un giocatore con tutti i difetti di cui sopra.

Ma in fondo il calcio è ancora – anche – romanticismo. E non possiamo non pensare che un giocatore dotato di certi numeri non abbia alcuna chance di ben figurare in un campionato sempre più mediocre come la nostra Serie A.

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Riprendiamo il nostro “giro del mondo” calcistico con un tuffo nella vicina Slovenia, nazione che ha regalato alcuni calciatori al campionato italiano negli ultimi anni.

Per farlo ho contattato Luca Russo di Calcio dell’Est, vero appassionato e soprattutto conoscitore di questo calcio e dei suoi segreti.

Ecco la chiacchierata che ne è uscita:

Iniziamo dal principio: come è organizzato il calcio in Slovenia? In che modo si svolge la 1. SNL?

Il campionato sloveno si articola su 5 livelli: la Prva liga (che è l’equivalente della nostra massima serie), la Druga liga, la Tretja slovenska nogometna liga, la 4.SNL ed infine la Slovenska nogometna liga. Alla Prva liga prendono parte dieci squadre che si affrontano in un doppio girone all’italiana con 2 andate e 2 ritorni, per un totale di 36 gare. La squadra che termina la stagione al primo posto diventa campione di Slovenia; la seconda e la terza accedono alle fasi preliminari di Europa League; l’ultima retrocede in seconda serie, mentre la penultima spareggia con la seconda classificata della Druga liga.

In Slovenia c’è una squadra tradizionalmente dominatrice: il Maribor. 11 titoli nazionali all’attivo, quattro primi ed un secondo posto negli ultimi cinque anni. I Vijoličasti stanno comandando la classifica anche quest’anno. Pensi riusciranno ad imporsi ancora?

Hanno diverse possibilità di replicare il titolo vinto nel 2013. Ma non è detto che ci riescano. Rispetto alla stagione scorsa, quest’anno c’è molto più equilibrio lì nei piani alti della classifica. Basti pensare che tra il Maribor, primo a quota 38, e il Rudar Velenje, sesto, corre una differenza di appena sei punti: è sufficiente indovinare due gare, o sbagliarne altrettante, per ritrovarsi in cima oppure per ritornare nella pancia della classifica. Dovessi fare un pronostico, francamente e al lume di cotanto equilibrio non saprei quale formazione candidare alla vittoria del titolo. Ma non escludo sorprese. Il Koper e la matricola Zavrč, due compagini che giocano un calcio brillante e sbarazzino, possono fare lo sgambetto ai campioni in carica.

Quali sono i punti di forza dell’attuale capoclassifica?

Uno su tutti: l’abitudine alla vittoria. Il Maribor ha vinto 11 delle ultime 17 edizioni della serie A slovena. Il Koper, che è la sua più immediata inseguitrice, solamente uno. Questo dato spiega e pesa di più di tanti altri aspetti, sia tecnici che tattici. A certi livelli è sì importante essere dotati, preparati e ben messi in campo, ma ancor più lo è l’avere confidenza con certe pressioni. Il loro duello mi ricorda tanto quello che in Italia sta vedendo battersi in un lungo testa a testa Juventus e Roma. I bianconeri hanno lo Scudetto nel sangue. I capitolini ne hanno vinti tre. Se dovessi puntare un euro su una delle due, sceglierei sicuramente i primi. Ma nel calcio, si sa, le sorprese e le belle favole son sempre dietro l’angolo.

Uno dei tratti fondanti dell’NK Maribor è sicuramente l’attenzione alle proprie giovanili. Quali sono i giocatori più rappresentativi cresciuti qui?

Il primo che mi viene in mente è Tomislav Prosen, detentore del record di presenze in maglia viola (ben 375) e decimo nella classifica marcatori all-time del club con 74 reti al suo attivo. A Maribor ci è stato per 11 stagioni e mi sembra abbastanza logico e naturale che ne sia diventato una leggenda. Poi, però, il mio pensiero non può non adagiarsi su Ilicic e Bacinovic, di certo non rappresentativi come il primo, ma la cui storia merita di essere raccontata: correva l’estate del 2010 e i viola dovevano affrontare il Palermo nei preliminari di Europa League. Vedendoli giocare dal vivo, Zamparini si invaghì dei due ragazzini e decise di acquistarli. Storia di un calcio che allora, e parliamo di nemmeno quattro anni fa, ancora sapeva essere romantico. A suo modo…

Sempre parlando di giovani, chi credi siano i migliori del paese? C’è all’orizzonte un possibile crack sloveno?

Rischierei due nomi. Il primo è Jan Oblak (giocatore di cui ho parlato nella mia Carica dei 201, ndr), portiere dell’under 21 slovena e attualmente al servizio del Rio Ave, dove è giunto in prestito dal Benfica. Sul piano fisico non è un colosso, piuttosto mi ricorda il nostro Mattia Perin: alto, ma non altissimo, e decisamente agile tra i pali. Il fatto che sia del Benfica dovrebbe dircela lunga sulle sue potenzialità. Ne sentiremo parlare. La Slovenia tra i pali può considerarsi al sicuro: alle spalle di Handanovic c’è questo interessantissimo prospetto che val la pena di seguire. Il secondo nome è quello di un ragazzo che gioca in Italia: Luka Krajnc. Attualmente è al Cesena, ma è di proprietà del Genoa. Si tratta di un difensore decisamente abile nel gioco aereo e bravo in fase di impostazione. Come Oblak, è nel giro della nazionale under 21. C’è chi lo paragona nientemeno che ad Alessandro Nesta. I tifosi del Genoa son liberi di fare tutti gli scongiuri del caso.

Qualche sloveno si è visto e si vede anche in Italia. Come giudichi le loro esperienze nel nostro paese?

Mediamente positive. Impiegano qualche mese prima di ambientarsi del tutto (come del resto accade a tutti i giocatori di origine slava). Ma quando la fase di adattamento viene completata, riescono perfino ad essere decisivi e fondamentali per le sorti dei loro club di appartenenza. Prendete Ilicic della Fiorentina: se non si fosse fatto male ad una spalla, avrebbe potuto ambire ad una maglia da titolare in sostituzione di Matri oppure in affiancamento all’ex centravanti di Juventus e Milan.

Tornando al campionato, chi sono attualmente i migliori giocatori che giocano in 1. SNL? Pensi ci sia qualcuno che può ambire al salto in uno dei cinque campionati top d’Europa?

Mi gioco una sola cartuccia: Miha Blazic, difensore centrale in forza al Koper. E’ molto dotato sia sul piano fisico che su quello tecnico. E’ un titolare quasi inamovibile della formazione che è all’inseguimento del Maribor ed è insostituibile anche nell’under 19 slovena. Il suo contratto scadrà nel giugno del 2015. Le società che hanno bisogno di un giovane difensore attorno al quale avvitare il proprio futuro, sono avvisate. In Italia la Juve potrebbe farci un pensierino visto che Barzagli non è più un giovincello e considerato che Ogbonna non offre ancora le dovute e necessarie garanzie.

Qual è il livello complessivo del calcio sloveno oggi? A cosa pensi possa puntare la nazionale nei prossimi anni?

Se parliamo di campionato sloveno, il livello non è eccelso. Ma il calcio sloveno in generale offre giocatori di discreto e buon livello. Penso soprattutto ai giovani di cui abbiam parlato poc’anzi. Con un tale materiale umano a disposizione, nei prossimi anni la nazionale di calcio slovena deve puntare a partecipare stabilmente a mondiali ed europei. Soprattutto ai secondi, dal momento che a partire dal 2016 è previsto l’allargamento della fase finale a 24 squadre.

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Premessa doverosa: ieri sera avevo un impegno e non ho guardato Roma – Juventus.

Ciò detto, stamattina mi sono andato a guardare un paio di azioni: quelle dei due goal.

Posto che come ben sa chi mi segue da tempo fare moviola non mi interessa, mi concentrerò sulla rete – decisiva – subita dalla Juventus. In particolare sui due errori di Bonucci.

Partiamo da un presupposto: citare la palla persa che da il la all’azione è secondo me poco sensato. Sono cose che accadono diverse volte a partita, sia per errori tecnici dei singoli che per bravura degli avversari.
Non è quindi pensabile addurre la palla persa a difesa degli errori che vengono compiuti da lì in avanti. Semplicemente perché un errore non può giustificarne un altro.

Scendiamo quindi nello specifico e analizziamo le cose un passo alla volta.

Quando il pallone sta spiovendo verso il centro del campo la situazione è semplice: la difesa sta scappando verso la propria area di rigore, come in una classica azione a palla scoperta.
Certo, in questo caso il possesso non è ancora di nessun giocatore della Roma, ma Bonucci non può non vedere che a pochi passi da lui c’è Miralem Pjanic.
Così il centrale juventino si muove in controtempo coi propri compagni di reparto, che scappando non vanno a coprire l’uscita in pressione da parte dell’ex difensore del Bari.

Detto-fatto Pjanic sprinta, accorcia sul pallone e riesce ad anticipare l’avversario. Che oltre a sbagliare il movimento (secondo chi scrive, va da sé che ognuno poi avrà la propria opinione) entra poi senza nerbo, molle, facendosi appunto anticipare troppo facilmente dal centrocampista bosniaco della Roma.

L’uscita a vuoto di Bonucci spiana quindi la strada al contropiede romanista. Un contropiede che sarebbe potuto partire lo stesso, ma che con il temporeggiamento in blocco della linea difensiva sarebbe potuto essere contenuto più facilmente dalla stessa.

A questo punto difesa e centrocampo sono costretti a rinculare, partendo però da una posizione svantaggiata, trovandosi ad inseguire gli avversari.
Giunti al limite dell’area di rigore la situazione è chiara: Gervinho sta tagliando verso l’area di rigore, mentre Strootman si sta sovrapponendo da sinistra, dettando il passaggio a Pjanic.

Strootman insegue quindi la palla, riuscendo a raggiungerla e crossarla prima che finisca oltre il fondo.
Nell’immagine che segue si può però cogliere il momento in cui Gervinho inizia il proprio contromovimento: dopo aver puntato il centro dell’area di rigore decide di tagliare verso il primo palo, provando ad anticipare Bonucci.

La cosa riesce: Bonucci recupera la posizione corretta, ma lì si pianta. Gervinho fa quindi una sorta di “taglia fuori”, converge sul primo palo e passa davanti al difensore Bianconero. Che, appunto, piantatosi sulle gambe non reagisce.

Così facendo riesce effettivamente ad anticipare Bonucci. Il contromovimento è perfetto, Gervinho si trova sul primo palo, all’interno dell’area piccola, e tra due difensori.

Senza che nessuno dei due, però, possa fare nulla per anticiparlo.

A questo punto qualcuno potrebbe prendersela anche con Storari, con il pallone che gli passa giusto sotto il braccio.

La realtà dei fatti però è che Storari può poco-nulla in questa situazione. E che esattamente come detto all’inizio del pezzo, se delle piccole colpe si possono trovare anche tra i compagni di squadra, nulla di tutto ciò può sminuire le responsabilità dello stesso Bonucci. Che pecca in pieno ben due volte nella stessa azione, spianando la strada al goal romanista che vale l’eliminazione dalla Coppa Italia per la Juventus.

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C’è un folletto brasiliano che sta dominando e devastando il Campionato Primavera italiano.

Il suo nome è Victor Matheus Da Silva, fantasista di Cuiabà nato il 4 gennaio del 1995.Victor Da Silva

Formatosi nel calcio a 5, entra nell’Academia del Brasil Central quando è solo un bambino, lasciando da subito intravvedere le sue grandi doti tecniche e di palleggio.

Non passano che quattro anni ed arriva per lui il tempo di lasciare casa, trasferendosi in Italia. E’ il 2008, infatti, quando Maurizio Costanzi, attuale responsabile del settore giovanile clivense, lo fa sbarcare in quel di Verona.

La crescita è costante. Il ragazzo nonostante le misure certo non da corazziere riesce a giocare tranquillamente anche sottoetà.

L’esplosione vera e propria arriva lo scorso anno, quando mister D’Anna ne fa uno dei punti di forza della sua Primavera e lui ripaga la fiducia a suon di goal.

A maggio arriva quindi l’esordio in Serie A. Il mese successivo guida il suo Chievo alle semifinali del campionato Primavera, dove arriva la sconfitta contro la Lazio poi Campione d’Italia.

Quest’anno è quindi ripartito con ancora più vigore, per provare a centrale lo Scudetto giovanile solo sfiorato lo scorso anno.

Il bottino per ora fa impallidire un po’ tutti: 14 realizzazioni in 9 match, una media da fenomeno stile Cristiano Ronaldo o Leo Messi. Il tutto tenendosi ben alle spalle campioncini in erba come il napoletano Gennaro Tutino (11 centri in 12 match, di cui 3 però su rigore) ed il laziale Mamadou Tounkara (10 goal in 9 partite).

In pratica Victor ha saputo fare in mezza stagione ciò che gli riuscì nell’intero campionato scorso.

Al che non può che sorgere spontanea una domanda: il ragazzo non è un po’ sprecato?

Nel momento in cui riesce con questa facilità a dominare il campionato in cui gioca, non significa forse sia venuto il momento di provarlo su palcoscenici più importanti, di modo che non smetta di crescere ma anzi trovi nuovi stimoli nel confronto con avversari più dotati?

Il rischio, a mio avviso, un po’ c’è. Capisco anche la volontà da parte dei dirigenti clivensi di sfruttarne le qualità per provare ad imporsi nel Campionato Primavera. Ma ricorderei sempre che una vittoria giovanile ha un senso e un valore molto relativo. Le squadre di questo tipo devono servire a formare i campioni del domani, non a vincere trofei inutili non permettendo però ai ragazzi di crescere al pieno delle proprie potenzialità…

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Sembrerebbe essere in via di definizione lo scambio, a titolo definitivo, dei cartellini di Vucinic e Guarin tra Juventus ed Inter.

Inizialmente il giocatore montenegrino sembrava destinato a trasferirsi a Londra, sponda Gunners.
L’Arsenal però avrebbe richiesto il giocatore solo in prestito, trovando il secco no di Marotta. Che, secondo i soliti beninformati, avrebbe risposto qualcosa del tipo “o undici milioni o non se ne fa nulla”.

L’interruzione delle trattative con l’Arsenal ha dato il la all’Inter, che ha a sua volta richiesto Vucinic in prestito. Controproposta: “dateci Guarin”. L’idea è piaciuta e le due società sembrano arrivate ad un niente dall’accordo: Vucinic avrebbe già salutato i compagni e lasciato Vinovo in direzione Milano. Guarin dovrebbe invece approdare a Torino domani, per sostenere le visite mediche.

Ma in questo scambio (che dovrebbe essere alla pari, con i cartellini di entrambi i giocatore che verranno valutati 15 milioni, generando plusvalenza per entrambe le società) chi ci guadagna?

Personalmente non sarei categorico come la maggior parte di chi, sui social, ha commentato fino ad ora. E direi un po’ tutti, in realtà.

Analizziamo con ordine.

Inter

Guarin all’Inter ebbe un impatto più che discreto inizialmente, ma è andato a perdersi abbastanza presto. Dal punto di vista mentale è un ragazzo che deve sentirsi sempre motivato per rendere al meglio, e probabilmente giocare in una squadra con tante difficoltà come l’Inter non lo ha aiutato in questi mesi.

Il potenziale tecnico atletico però c’è, e lo sa bene chi come me seguì molto il Porto di AVB a suo tempo, quello che proprio con Guarin come mezz’ala destra (e Falcao bomber implacabile) vinse l’Europa League, per intenderci.

Ciò che penso in relazione al rapporto Guarin-Inter è che il ragazzo avesse bisogno di cambiare aria. Non per nulla da qualche tempo si inseguivano voci di mercato che lo riguardavano, come ad esempio un interessamento del Chelsea di Mourinho per lui.

Personalmente trovo che la scelta di cedere Guarin sia giusta.

A questo punto però c’è da capire se la contropartita può essere adeguata.

In assoluto direi di no. Nello specifico invece le cose cambiano.
Personalmente ho sempre trovato Vucinic giocatore troppo discontinuo. Capace di grandissime giocate, in virtù di un grande talento, ma complessivamente non in grado di garantire un rendimento al top per un fronte temporale accettabile.

Però l’Inter ha una situazione disastrosa in attacco, un po’ per demeriti e un po’ per sfortuna.

L’idea di base di Mazzarri, probabilmente, era quella di giocare col duo tutto argentino Palacio-Milito. Quest’ultimo, però, ha avuto grandi problemi fisici ed ha fatto saltare i piani del tecnico livornese. Che ha così spesso ripiegato su un – impresentabile, lasciatemelo dire – 3-5-1-1.

Posto quindi l’intoccabilità del sempre sottovalutatissimo Palacio ed il fatto che Mazzarri “non veda” Icardi e Belfodil ecco che Vucinic potrà rivelarsi acquisto utile per l’Inter.

Del resto se è vero che ha spesso mostrato un po’ di indolenza e molta discontinuità, è altrettanto palese come sia stato uno dei protagonisti degli ultimi due Scudetti vinti dalla Juventus.

Guarin

Come detto qui sopra, il ragazzo aveva bisogno di cambiare aria.

Di lui parlai – e bene – quando due anni e mezzo fa si diceva potesse finire a Roma.

Anche Guarin, come Vucinic, è un giocatore abbastanza indolente. Anche se forse nel suo caso, dicevo, è più una questione di ambiente che non “vitale”.

Guarin che in Portogallo giocava come mezz’ala destra nel 4-3-3. Che sia un ulteriore indizio della volontà di Antonio Conte di cambiare modulo?

Sicuramente Guarin, prestazionalmente parlando, vale molto più di quanto fatto vedere a Milano.

In un contesto come l’attuale Juventus potrebbe dimostrare anche in Italia di che pasta è fatto.

Vucinic

Protagonista dei primi due Scudetti della Juventus di Conte, è stato pedina fondamentale di quelle due vittorie, collezionando un totale di 63 presenze (4378 minuti) nell’arco delle due stagioni (condendo il tutto con 19 reti).

Con l’arrivo di Tevez e Llorente, però, lo spazio per lui si era ridotto moltissimo: in sei mesi ha infatti visto il campo solo 8 volte, di cui la metà come subentrante dalla panchina.

Andare all’Inter diventa quindi, per lui, una buona opzione. Tornerà con ogni probabilità a giocare da titolare, lo farà in una delle squadre più blasonate d’Italia e sarà allenato da un mister che, sulla carta, non dovrebbe avere grossi problemi ad affidarsi a lui.

Juventus

Più ancora dell’Inter – che comunque cede un giocatore che aveva assoluto bisogno di cambiare aria prendendo in cambio un attaccante talentuoso e ben visto dal proprio mister – a guadagnarci potrebbe comunque essere la Juve.

I Bianconeri vanno infatti a rinforzare ulteriormente il proprio centrocampo, punto di forza della squadra nonché tra i reparti migliori in Europa. Tutelandosi anche per il futuro, qualora uno tra Pirlo – Vidal – Pogba – Marchisio dovesse lasciare Torino tra sei mesi.

Che Guarin valga più di quanto mostrato a Milano l’ho già detto. Che a Torino potrebbe trovare mister ed ambiente giusto anche.
Insomma, scommessa che probabilmente valeva la pena tentare.

Il tutto pensando anche all’aspetto tattico che ho citato in precedenza: da mesi si parla di un Conte solleticato dall’idea di cambiare modulo, passando ad un meno difensivista 4-3-3.
Per farlo ha sicuramente bisogno di esterni d’attacco, ma anche di mezz’ali di valore.

E come detto, Guarin al Porto si consacrò proprio in quel ruolo…

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Di Milan in questi giorni ho parlato tantissimo, perché la sensazione è che i Rossoneri siano ad un crocevia fondamentale: una possibile rifondazione totale che se compiuta positivamente potrà riportare la squadra ai vertici – almeno nazionale – nel giro di pochi anni, che se invece non sarà portata con forza potrebbe lasciare la squadra nella stasi delle ultime due stagioni.

La via dal mio punto di vista è una e semplice: svecchiare sia la squadra che la società.

In questo senso pare che Clarence Seedorf, neo tecnico Rossonero, abbia già indicato alcuni giovani talenti che il Milan dovrebbe puntare per provare ad aprire un nuovo ciclo.

Tra questi c’è sicuramente Adam Maher, centrocampista dalle spiccate doti offensive passato in estate dall’AZ al PSV per otto milioni di euro.

Già titolare, pur sottoetà, nell’ultimo ciclo dell’under21 (quella squadra che si piegò solo in semifinale all’Europeo di categoria contro l’Italia, pur dominando nettamente la partita), Maher è giocatore di talento che è stato a più riprese seguito dagli scout di molte squadre europee. Ed il suo futuro pare scritto: lo aspettano in uno dei cinque principali campionati europei.

Di Maher ho parlato anche nel mio primo libro, La carica dei 201.
Questa la descrizione tecnica che ne ho fatto:

Da un punto di vista tattico può disimpegnarsi in maniera più o meno indifferente sia come centrocampista centrale che in posizione più avanzata, tra le linee. In ogni caso ha caratteristiche prettamente offensive, anche se non disdegna di rendersi utile alla squadra anche in fase di non possesso.
Molto dotato tecnicamente, unisce agilità e rapidità – anche d’esecuzione – ad un fisico certo non esuberante nelle misure.
Buona visione di gioco, sa costruire la manovra quanto rifinirla essendo in possesso anche di buone capacità di passaggio.
Ottimo calciatore di punizioni, ha un tiro con cui sa far male anche dalla media-lunga distanza.

Insomma, un giocatore molto dotato dal punto di vista tecnico. In cui, in qualche modo, lo stesso Clarence un pochino si rivede.

Ma perché Maher potrebbe essere un buon giocatore per questo Milan?

Al di là delle sue qualità a destare interesse è soprattutto il suo possibile utilizzo da un punto di vista tattico.

Ancora non è dato sapere, ovviamente, come Seedorf deciderà di schierare la squadra. Ma viste le qualità di cui è in possesso Maher potrebbe tranquillamente adattarsi sia sulla trequarti che in mediana, principalmente come mezz’ala.

E proprio in questo ruolo, credo, il mister Oranje potrebbe farlo evolvere, proprio ricalcando un po’ la sua carriera.

Correndo indietro nel tempo con la memoria, risalendo fino al Milan di Ancelotti, è infatti facile ricordare di un Milan schierato a 3 lì in mezzo, con Gattuso rubapalloni, Pirlo metronomo e Seedorf mezz’ala di qualità.

Un compito che potrebbe essere ricoperto dallo stesso Maher, che pur non avendo la forza e l’esplosività del neo tecnico milanista ha sicuramente le giuste doti tecniche per dare più qualità ad un reparto oggettivamente povero, aiutando quindi lo stesso Clarence a reimpostare una squadra più dedita al palleggio.

Il problema, a questo punto, potrebbe essere solo la valutazione del giocatore, che dopo essere stato pagato 8 milioni in estate aveva visto la sua valutazione crescere oltre i dieci milioni.

Una valutazione che potrebbe però essere ritoccata al ribasso dopo l’ultimo scandalo sessuale in cui è stato coinvolto, con tanto di foto che ne testimoniano il tradimento della fidanzata.Adam Maher

Un fatto sicuramente non piacevolissimo che pur non minandone le qualità ed il valore in campo pare abbia spinto i dirigenti di Eindhoven a valutarne una possibile cessione.

Insomma, se qualche milione da spendere c’è il Milan è bene che lo tiri fuori ora, prima che sia troppo tardi…

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Una statistica non sempre vuol dire molto, ma resta pur sempre una statistica.

Quella che vorrei proporvi oggi riguarda i teenager che in questa prima metà di stagione sono riusciti a marcare almeno una rete in uno dei cinque principali campionati europei.

Quello che ne esce è un dato che lascio interpretare a voi.

Il campionato in cui troviamo più teenager-goleador è la Ligue 1, dove ne troviamo ben dieci.

Quello che ha fatto parlare più di sé è probabilmente Anthony Martial, un classe 95 acquistato in estate dal Lione che ha già realizzato due reti in sei presenze.
Sempre nel principato gioca anche l’argentino Lucas Ocampos, centrocampista offensivo sbarcato in quel di Monaco due anni or sono anch’esso arrivato a quota due realizzazioni in campionato.

Due anche i teenager che giocano in quel di Parigi: Adrien Rabiot e Marquinhos.

Gli altri sei sono invece divisi in altrettante squadre: da Divock Origi, centrocampista belga in forza al Lille, fino a Yassine Benzia, stellina dell’attacco lionese già ribattezzato “nuovo Benzema”.
Il tutto passando per Aboubacar Camara dell’Ajaccio, Benjamin Mendy dell’OM e Tiemoue Bakayoko del Rennes.

Senza dimenticarsi di Mbaye Niang, arrivato ad inizio mese in prestito dal Milan ed in goal all’esordio in campionato.

Nota curiosa: le schede di cinque di questi dieci giocatori le potete trovare nel mio primo libro, La carica dei 201.

Sono invece otto i teen che hanno trovato la via della rete in Bundesliga.

Il più giovane – in assoluto – è Timo Werner, 14 presenze nello Stoccarda e 4 goal.

L’unica squadra ad avere due teenager-goleador è invece lo Schalke 04, con i campioncini Max Meyer e Leon Goretzka.

Due come i giocatori di origini turche: Emre Can (Bayern Monaco) ed Hakan Calhanoglu (Amburgo).

A completare il conto sono Niklas Sule dell’Hoffenheim, Maximilian Arnold del Wolfsburg ed Arkadiusz Milik dell’Augsburg.

Di questi, tre sono recensiti ne La carica dei 201.

Solo cinque, invece, i ragazzi in goal in Inghilterra. Tutti appartenenti a squadre diverse.

I due più giovani sono i classe ’95 Serge Gnabry ed Adnan Januzaj.
Entrambi esterni dalle doti spiccatamente offensive, sono alcuni tra i nomi nuovi dell’ottimo Arsenal di Wenger e dello stentoreo United di David Moyes.

Gli altri tre sono invece tutti classe ’94.
Il primo è anch’esso straniero: Gerard Deulofeu, arrivato in estate a Liverpool (sponda Everton) dal Barcellona.

Gli altri due sono invece gli unici inglesi del lotto: Raheem Sterling, che sta sfruttando bene lo strepitoso momento di forma di Suarez, e Nathan Redmond, forse l’unica nota positiva dell’esperienza europea dell’under21 durante la scorsa estate.

Di questi, tre li potete trovare ne La carica dei 201, con gli altri due esclusi esclusivamente per motivi di spazio.

I due campionati col minor numero di giovani goleador risultano qundi essere Liga e – guarda caso – Serie A, con quattro a testa.

In Spagna i due più famosi sono Aymeric Laporte – per cui l’Athletic chiede 35 milioni di euro, con il Barcellona che ci starebbe pensando – ed Oliver Torres (una delle stelline di cui ho parlato ne La carica dei 201). Due giocatori che con ogni probabilità faranno parlare di sé nei prossimi anni e che potrebbero arrivare a giocare a livelli piuttosto alti.

Completano il quadro Santi Mina del Celta e Saul Niquez del Rayo.

In Italia, infine, hanno trovato la rete Domenico Berardi, Keita Baldè Diao e Bruno Fernandes e Bryan Cristante (centrocampista classe 95 del Milan, uno dei tanti giocatori di cui ho parlato nel mio libro).

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