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Archive for the ‘Difesa a 3’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Dopo aver parlato dei presupposti della difesa a tre, delle situazioni di palla coperta o scoperta, dello slittamento laterale e di temporeggiamento o pressione arriviamo al capitolo marcamento e copertura.

Il tutto dopo aver visto giusto ieri nella semifinale di Confederations Cup come la difesa a tre sia un sistema difensivo capace di resistere anche contro squadre di altissimo livello (in questo senso ricorderei che negli ultimi dodici mesi l’Italia ha pareggiato due volte contro la Spagna con la difesa a tre, perdendo 4 a 0 con la difesa a quattro).

Marcamento e copertura, dicevo.

Il principio è fondamentalmente semplice. Al solito la parte difficile è applicarlo in campo.

Prendiamo l’esempio di portatore di palla che avanza centralmente a palla scoperta. Come detto nell’approfondimento precedente inizialmente la linea di difesa rincula per temporeggiare

fino a che il singolo atleta nel leggere l’azione non decide che è arrivato il momento di uscire in pressione.

A quel punto il giocatore interessato per “territorialità” dovrà affrontare l’avversario in possesso di palla, staccandosi dalla linea di difesa per contrare il possessore. I due compagni, invece, si dovranno disporre a copertura in diagonale rispetto al centrale, creando quindi una linea a due.

Molto simile il discorso quando a dover uscire in marcatura è uno dei due laterali.

In questo caso il difensore esterno dovrà contrare il portatore di palla staccandosi dalla linea di difesa, che dovrà essere invece mantenuta dai due compagni di reparto, che resteranno ordinatamente in posizione di copertura.

I concetti sono quindi molto semplici da un punto di vista nozionistico ma servono molta sagacia tattica, intelligenza ed applicazione per riuscire a proporli sul campo.

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Nelle puntate precedenti abbiamo parlato dei presupposti della difesa a tre, delle situazioni di palla coperta o scoperta e, infine, dello slittamento laterale.

Oggi andiamo ad approfondire i meccanismi di temporeggiamento e di pressione che una difesa a tre si trova a dover affrontare nel fronteggiare le avanzate delle squadre avversarie.

In questo senso tornano ad essere centrali le capacità dei singoli, in particolar modo di lettura delle varie situazioni di gioco.
In linea di massima, infatti, una difesa che si rispetti deve trovarsi a rinculare di fronte ad un portatore di palla. Facendolo avvicinare sì all’area di rigore ma, nel contempo, andando ad infilarlo anche in quella sorta di “imbuto” che si viene a creare centralmente quando gli spazi, via via che si avanza, si restringono (o portandolo ad allargarsi fin dove non vede più la porta se l’attacco è portato dall’esterno).

Temporeggiamento

Come è possibile notare in questo fermo immagine, quindi, in situazione di palla scoperta la difesa rincula verso la propria area di rigore.

A seconda di dove si trova il portatore di palla – che in questo caso è assolutamente centrale – i difensori devono poi reagire di conseguenza.

Uno dei tre dovrà quindi lasciare la linea difensiva per uscire in pressione sull’avversario, andando a contrarlo in situazione di uno contro uno.

Capacità di lettura ed efficacia nell’1 vs. 1: due qualità indispensabili.

Nella situazione in oggetto, quindi, Bonucci dovrà lasciare la linea di difesa ed uscire in pressing sull’avversario, provando a rubargli palla o, quantomeno, a mettergli pressione sull’eventuale tiro.

Pressione centrale

Logico che in situazioni di questo tipo i due giocatori non interessati alla fase di pressione sul portatore dovranno lavorare sulla copertura del compagno, aspetto che approfondiremo in un prossimo appuntamento con questo approfondimento.

E’ importante comunque sottolineare come nelle situazioni di temporeggiamento e pressione tutta la linea difensiva sia coinvolta, se non in marcatura o pressing diretto, proprio in situazione di copertura passiva.

Ovviamente il discorso fatto fino ad ora vale anche quando il portatore di palla si trova ad attaccare sull’esterno.

In quel caso il difensore posizionato defilato da quella parte dovrà, anche qui, leggere la situazione, temporeggiare per provare a portare l’avversario dove non possa nuocere direttamente andando così a bagnargli le polveri, per poi uscire in pressione cercando di arginarne del tutto l’avanzata.

Pressione esterna

Indicativamente la fase di difesa passa da quella di temporeggiamento a quella di pressione nei pressi dell’area di rigore.

Ovviamente avere giocatori abili nella lettura delle varie situazioni di gioco aiuta proprio in questo senso: è possibile anticipare l’intervento se le situazioni circostanziali consigliano questa soluzione.

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Dopo aver illustrato i movimenti che le situazioni di palla coperta e di palla scoperta comportano passiamo a quelle che prevedono lo slittamento laterale della difesa, a seconda della posizione del pallone e di come questo viene trattato dagli avversari.

Partiamo quindi da un presupposto: una difesa a tre, di per sé, permette – come detto – di coprire meglio la zona centrale del campo, l’area di rigore – e quindi la porta – in particolare.

Nel contempo, però, passando da quattro a tre difensori di ruolo ecco che lo spazio che ognuno di essi si trova a dover coprire aumenta.
Proprio per questo solitamente gli esterni di centrocampo – che spesso sono veri e propri fluidificanti – si abbassano (assieme o alternativamente) permettendo così ai tre centrali di potersi trovare a coprire una porzione di campo più limitata.

Tornando all’oggetto di questo approfondimento, cosa si intende per slittamento laterale?

Di per sé, è assolutamente intuibile.

A seconda della posizione del pallone i difensori si spostano a destra, sinistra o si mantengono più centrali per farsi trovare pronti rispetto ad eventuali “imbucate”.

Osserviamo assieme questa immagine: la difesa, classicamente, è composta da Barzagli sul centrodestra, Chiellini sul centrosinistra ed il solito Bonucci centrale.

La sfera, come possiamo notare, è sul fronte destro dell’attacco bavarese, portata avanti da Robben. Così i difensori (e lo potete notare anche dalla posizione del corpo, che indica chiaramente il senso di marcia) arretrano sì, ma non solo. Slittano, appunto, verso sinistra, per chiudere lo spazio che può palesarsi di fronte al portatore di palla. Che in quel caso, quindi, dovrà prodigarsi in dribbling ubriacanti per provare a trovare il varco giusto.

In questo caso specifico, quindi, Chiellini esce su Robben, con Barzagli praticamente sul centrosinistra dell’area di rigore e Bonucci quasi in posizione di terzino, per semplificare ed esemplificare il suo posizionamento.

Ovviamente questo discorso vale pari pari anche per gli slittamenti sul fronte opposto. Se la palla è su quella fascia sarà Barzagli a dover uscire, tirandosi “a traino” anche i due compagni di reparto. Che, ancora una volta, slitteranno per tenere le giuste distanze l’uno dall’altro e togliere spazio agli avversari.

Un po’ come in questo caso (dove ad uscire è però Bonucci, incrociatosi con Barzagli… ma di questo parleremo “in un’altra puntata”): un difensore esce più sulla fascia, l’altro resta più centrale ed il terzo, opposto, stringe in mezzo.

Ovviamente le difese sono sollecitate in continuazione, in questo senso. La palla può passare da una fascia all’altra in maniera molto repentina (cambio di gioco). Esattamente come può partire centrale per poi allargarsi a seconda della decisione del portatore di palla di turno.

Proprio a seconda di queste sollecitazioni la difesa deve essere brava a reagire di conseguenza ed in maniera tempestiva.

Perché non ci vuole nulla per trovarsi da una parte

all’altra

del proprio fronte difensivo.

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Dati i presupposti necessari ad applicare la difesa a tre scendiamo più nello specifico andando a vedere le varie situazioni di gioco ed il relativo comportamento che una difesa ben impostata deve tenere per svolgere al meglio il proprio compito.

Il tutto prendendo ad esempio la difesa della Juventus: come già spiegato questo particolare tipo di difesa è usato praticamente solo in Italia. E la squadra che giocando così ha fatto meglio è, appunto, la Juventus.

Partiamo quindi dalle situazioni di palla coperta e palla scoperta. Quelle cioè in cui la difesa non si trova normalmente già direttamente coinvolta nell’azione ma deve comunque reagire a seconda della posizione del pallone e del comportamento del portatore di palla.

La questione in questo caso è piuttosto semplice e si ripete più volte durante il match. Fondamentalmente, ad ogni azione avversaria.

La situazione di palla scoperta è quella in cui il portatore di palla può muoversi con discreta – se non completa – libertà con la possibilità di verticalizzare in qualsiasi momento e tagliare fuori, quindi, la linea difensiva.

In questo caso, come è possibile vedere dalle immagini, i difensori “scappano” verso la propria area di rigore, andando a “coprire” la porta.

Come si può notare da questo fermo immagine l’avversario porta palla e punta l’area avversaria. Ha campo davanti a sé, un compagno che fa movimento e detta l’eventuale passaggio ed un avversario – Pirlo, nel caso – che sta arrivando a chiuderlo. La palla, però, è da considerarsi assolutamente “scoperta”.

I difensori, così, “rinculano” verso l’area di rigore. Solitamente questo tipo di movimento è “chiamato” dal centrale. Il tutto per evitare che un eventuale lancio possa tagliar fuori tutta la difesa.

Il giocatore, infatti, potrebbe far partire da un momento all’altro un lancio per i compagni. Un po’ come in quest’altra situazione:

La palla è scoperta – nel fermo immagine, anzi, sta proprio per essere calciata – e gli attaccanti fanno movimento per dettare il passaggio al compagno. Come visibile qui sopra, quindi, Barzagli, Bonucci e Chiellini scappano verso la propria area, per non farsi prendere d’infilata.

Ovviamente a seconda della situazione la difesa deve reagire in maniera differente. In quest’altra situazione di gioco i tre rinculano tenendo la linea compatta. Con l’avversario che ha appena superato di slancio un centrocampista, però, i difensori dovranno essere bravi a leggere la situazione e reagire di conseguenza. Uno dei tre si staccherà per contrastare il portatore di palla, gli altri due lo copriranno (tenendo sempre un occhio ai rispettivi avversari, ma di queste situazioni specifiche parleremo più avanti).

Non sempre, però, le azioni di gioco sono lineari. Capita così che da una situazione di palla scoperta, come nei casi appena illustrati, si possa passare ad una situazione di palla coperta. Il tutto, in linea di massima, accade grazie al buon gioco dei centrocampisti, che vanno in pressione sui portatori provando a schermare la difesa.

Così se quando il portatore si trova in situazione di palla scoperta la difesa si trova a dover rinculare verso l’area, in quella di palla coperta succede l’opposto, con una sorta di “rimbalzo” nel senso opposto.

Perché?

Semplice. Se quando la palla è scoperta i tre devono evitare di farsi tagliar fuori e andare a proteggere porta ed area di rigore, quando la sfera è coperta i difensori devono andare a togliere spazio agli attaccanti.

Così in situazione di palla scoperta la difesa “corre ai ripari”. In situazione di palla coperta reagisce in maniera più “aggressiva”, mettendo in qualche modo sulla difensiva gli attaccanti avversari.

Che, se lenti a reagire, possono finire in situazione di fuorigioco in un baleno:

Fondamentalmente, quindi, si tratta di una sorta di partita a schacchi. In un certo momento è l’attaccante a dettare il movimento del difensore, che rincula per non farsi infilare. Subito dopo deve essere la punta a correre ai ripari, rimbalzando verso il centrocampo per non restare in offside.

Ovviamente queste situazioni sono quasi “banali”. Capitano diverse volte ad ogni match, praticamente in continuazione, ed è dato per assodato che un sistema difensivo, per essere anche solo considerato tale, debba aver automatizzato senza problemi questi movimenti. Che sono comunque i primi da curare, proprio per la loro ripetitività.

Non leggere bene le situazioni può infatti portare da una parte a farsi infilare con troppa facilità (con linea alta, taglio della punta e lancio del portatore a palla scoperta), dall’altra ad una situazione di frattura tra i reparti (con palla coperta ed i centrocampisti che escono in pressing i difensori non possono restare bassi, ma salire per mantenere così le giuste distanze tra i reparti).

Fondamentale, comunque, anche la rapidità con cui si legge un’azione. Perché il passaggio da palla scoperta

a palla coperta

è normalmente pressoché repentino. Altrettanto rapida dev’essere la reazione della linea difensiva.

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La stagione è ormai agli sgoccioli e, come da tradizione, giornali/siti/blog sono pronti a farsi invadere da chiacchiere su chiacchiere di calciomercato. Alle volte fondate e interessanti, altre assolutamente campate per aria.

Proprio per questo ho pensato di tornare a parlare un po’ anche di tattica. Focalizzandomi su una peculiarità tutta italiana: la difesa a 3.

Che, infatti, riscuote un ottimo successo entro i nostri confini ma che, nel resto d’Europa, è tutt’altro che in auge.

E quale miglior esempio di difesa a 3 se non la Juventus, squadra che con questo tipo di impostazione ci ha vinto due Scudetti consecutivi risultando, in entrambi i casi, come la squadra meno battuta del campionato?

Prima di addentrarci nelle situazioni di gioco specifiche, amministrate più o meno bene, partiamo dai presupposti.

Innanzitutto quello fondamentale: i numeri non sono tutto.
La cosa principale quando si parla di un modulo è sempre pensare a come questo venga messo in campo. All’approccio tenuto dalla squadra. Perché i numeri di per sé sono freddi e non possono dare un’idea completa di come verrà poi giocata la partita. Insomma, se si gioca in 11 dietro al pallone è un conto, se si gioca con pressing altissimo e con approccio ultraoffensivo è un altro conto.

Poi il secondo presupposto per importanza: non sempre i numeri sono “sinceri”.
Di primo acchito, infatti, pensare che una squadra possa passare da una difesa schierata con quattro difensori ad una schierata con tre soli uomini potrebbe significare volersi sbilanciare di più in avanti.
Invece, in linea di massima, le cose non stanno così. La difesa a tre, con appunto tre calciatori schierati a difesa dell’area di rigore, permette di blindare ancora meglio la stessa. Anche perché, solitamente, gli esterni di centrocampo hanno ruoli fondamentali in fase di copertura, con queste difese che possono anche finire con lo schierarsi a cinque in fase di non possesso.

Chiariti i due presupposti “numerici” entriamo più nello specifico.
Per farlo aiutiamoci con il lavoro svolto al riguardo da un allenatore di un certo livello, Davide Ballardini.

Innanzitutto la linea di copertura, che deve essere unica. In secondo luogo la collaborazione tra difensori, almeno teoricamente più semplice che in una linea a quattro.

Poi il fatto che questo tipo di difesa, rispetto a quello tradizionale a quattro uomini, permette più varianti.

Altra peculiarità di questo tipo di difesa è che in moltissime gare permette di trovarsi in superiorità numerica rispetto alla linea d’attacco avversaria. L’attacco a due uomini è infatti probabilmente il più utilizzato un po’ ovunque.
Schierare una difesa a quattro significa portare i propri centrali in situazione di uno-contro-uno con le punte avversarie: il centrale di destra prende l’attaccante che si schiera a sinistra del fronte offensivo avversario, il centrale di sinistra marca l’altra punta. Schierare una difesa a tre, invece, permette appunto di trovarsi in situazione di tre-contro-due.

E in caso di attacco a tre? L’apporto degli esterni, sempre importante per coprire al meglio il campo, diventerebbe ancor più fondamentale.

Infine, parlando di presupposti della difesa a tre, bene determinare le caratteristiche principali che debbono avere gli uomini che questo modulo dovranno applicarlo in campo.

Il centrale, in questo senso, è ovviamente il perno del reparto. Non per forza in quanto a valore assoluto, quanto più rispetto al fatto che si troverà a dover guidare i suoi compagni una volta sul terreno di gioco. Ecco quindi che le doti di leadership diventano centrale per chi dovrà ricoprire questo ruolo.
Proprio collegato a questo aspetto il giocatore dovrà anche essere capace di leggere alla perfezione il gioco, per poter appunto guidare l’intero reparto con efficacia.
Da un punto di vista più strettamente tecnico il centrale deve essere bravo coi piedi e nel gioco aereo, avere buona capacità di impostazione e di anticipo dell’avversario.Leonardo Bonucci

I due laterali, invece, devono essere forti soprattutto in marcatura e nelle situazioni di uno-contro-uno. Ovviamente bravi nel gioco aereo, devono essere tatticamente disciplinati e dotati da un punto di vista fisico-atletico.

Posto tutto questo, siamo pronti ad analizzare nello specifico le diverse situazioni di gioco…

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