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Archive for the ‘Under 19’ Category

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Dopo aver parlato di quanto accaduto nella prima fase di qualificazione agli Europei under 17 del prossimo anno è arrivato il momento di spostarci all’under 19. Che, per questa edizione, sarà riservata ai ragazzi nati dopo il 1 gennaio 1996. Ovvero a quei ragazzi che – limitando il discorso all’Italia – due anni fa, come under 17, videro la Russia imporsi a livello continentale proprio sui nostri portacolori.

Gruppo 1

Nessun problema per l’Inghilterra, probabilmente la compagine under 19 più forte d’Europa. Superate senza problemi Bielorussia (3 a 0) e Lussemburgo (8 a 0) gli inglesi si sono conquistati il primo posto del girone grazie al 4 a 2 firmato da Roberts (miglior realizzatore inglese in questa prima fase con 4 centri), Barker e dalla doppietta di Fewster.
Al secondo posto proprio i giovani belgi (in cui Siebe Schrijvers si guadagna 3 cartellini gialli, record di questa prima fase assieme all’andorrano Carlos Novo Martin), che confermano la bontà della scuola che fu di Enzo Scifo e che negli ultimi anni sta sfornando moltissimi talenti interessanti.
Chiudono invece a parimerito Bielorussia e Lussemburgo, che impattano 2 a 2 nell’ultimo match del girone.

Gruppo 2

Sorpresa nel gruppo 2, dove la piccola Austria demolisce i cugini tedeschi e strappa il primo posto.
Austriaci che partono con calma battendo Lettonia e Kazakistan con un doppio 1 a 0. Il girone va quindi chiuso contro i tedeschi, a loro volta reduci da vittorie molto più larghe (rispettivamente 3 e 6 a 0 contro lettoni e kazaki). Austria che a quel punto tira fuori il meglio di sé, distruggendo 5 a 1 i tedeschi grazie alle doppiette di Kvasina e Ripic ed alla rete del gioiellino Horvath. Nel match resta quindi a secco l’ottimo Timo Werner, capace di segnare 4 reti nei primi due match del girone.
Il terzo posto se lo aggiudica quindi la Lettonia, che s’impone 3 a 0 sul Kazakistan in una gara inutile ai fini della qualificazione.

Gruppo 3

Due notizie: da una parte l’Islanda, che ultimamente sta producendo talenti e risultati interessanti a livello giovanile, viene spazzata via e chiude il girone a zero punti. Dall’altra l’Estonia sfiora il colpaccio, e per poco non elimina la Turchia.
Croati che s’impongono battendo Estonia (1 a 0) ed Islanda (4 a 1), per poi impattare 0 a 0 con la Turchia, in una gara che sa tanto di “biscotto”.
Turchi invece che si aggiudicano il secondo posto sì con questo pareggio, ma anche con il pareggio rimediato proprio contro gli estoni e soprattutto grazie al roboante 7 a 3 della prima giornata, registrato contro l’Islanda (e dove fa grande mostra di sé il carica 301 Enes Unal, a segno quattro volte nonché il giocatore col maggior numero di conclusioni a rete di questa prima fase: 13).

Gruppo 4

Ok, il livello non sarà stato altissimo. Ma vedere l’Azerbaigian eliminare Ungheria e Slovenia un certo effetto lo fa, almeno a me.
Questo grande traguardo i giovani azerbaigiani lo centrano grazie al pareggio sull’Ungheria ed alla vittoria raccolta nell’ultimo match contro la Slovenia.
In mezzo, la netta sconfitta (4 a 1) contro la Slovacchia, che si libera facilmente anche di Slovenia (2 a 1) ed Ungheria (3 a 0) aggiudicandosi il primo posto in classifica.
Eliminato quindi prematuramente Alen Ožbolt, con 4 centri uno dei migliori marcatori di questa prima fase di qualificazione.

Gruppo 5

Tutto secondo pronostico.
A dominare il girone è la Russia, trascinata da bomber Ramil Sheydaev. Il giovane in forza allo Zenit – in possesso anche di passaporto azerbaigiano – realizza 6 reti in 3 match, così suddivise: 2 nel 7 a 0 inflitto alle Far Oer, 2 nel 5 a 2 all’Irlanda del Nord e 2 nel 3 a 0 finale inflitto alla Repubblica Ceca.
Che, dal canto suo, centra la seconda posizione battendo le due cenerentole del girone con un duplice 2 a 0.

Gruppo 6

Svizzera ed Eire a braccetto.
Elvetici che decidono di strafare contro Gibilterra (8 a 0) e Malta (7 a 1), sgonfiandosi un po’ prematuramente. Così l’ultimo match termina 1 a 1. Ma il primo posto è svizzero in virtù della miglior differenza reti (su cui pesano notevolmente le 5 realizzazioni marcate da Nicolas Hunziker, secondo miglior realizzatore della prima fase).

Gruppo 7

Anche qui, tutto secondo pronostico.

Portogallo e Danimarca si liberano senza grossi affanni di Galles ed Albania prima che i lusitani si impongano sui danesi nel match che vale il primo posto del girone.

Da sottolineare la prova di Hildeberto Pereira, tre assist in altrettante partite giocate.

Gruppo 8

Sorpresa in negativo di sicuro la Bulgaria, che chiude al palo con un triste record di 3 goal fatti a fronte di ben 12 subiti.

Bene invece la coppia Ucraina-Svezia. Le due squadre passano a braccetto, con gli ex sovietici in prima posizione grazie ad un attacco più prolifico.

Gruppo 9

Dominio Azzurro.

I ragazzi di Pane sbancano il proprio girone nonostante la presenza della sempre temibile Serbia con tre vittorie in altrettante partite.

Scontate quelle con Armenia (3 a 0 – Cerri, Verde e Bonazzoli) e San Marino (6 a 0 – 3 Bonazzoli, Panico, Di Molfetta e Calabresi), netta quella contro i serbi (3 a 1 – Cerri, Panico e Parigini).

Bonazzoli che così grazie alle 4 realizzazioni in 146 minuti giocati risulta come uno dei migliori marcatori della prima fase di qualificazione. Il tutto nonostante sia aggregato sottoetà alla rappresentativa under 19.

Gruppo 10

Olanda in carrozza.
Liberatisi facilmente di Andorra (7 a 0) e Moldavia (3 a 0), i giovani Tulipani hanno affrontato la Polonia in un match valido “solo” per l’assegnazione del primo posto, con entrambe le squadre già qualificate.

Così il match decisivo viene deciso dai goal di Nouri e Kallon, che ribaltano l’iniziale vantaggio polacco firmato da Dankowski.

Mattatore del girone Bilal Ould-Chikh, autore di ben 4 assist in 270 minuti di gioco.

Gruppo 11

Girone con una tra le più grandi sorprese di questa fase di qualificazione, sicuramente. Nonostante bomber Puscas, infatti, la Romania chiude inopinatamente ferma al palo: 0 punti ed un’eliminazione che brucia molto.

A passare Montenegro, che chiude a punteggio pieno, e la Georgia.

Gruppo 12

Il mezzo passo falso registrato contro la Bosnia non impedisce ai Galletti di chiudere in prima posizione il penultimo girone del lotto.

Un pareggio, questo, decisivo per le sorti della seconda qualificata: senza di esso, infatti, i bosniaci non avrebbero potuto sopravanzare la Macedonia e sarebbero stati eliminati.

Gruppo 13

Niente Scozia. E questa possiamo dire che è una notizia, soprattutto se pensiamo che i giovani britannici sono stati fatti fuori dalla Lituania.

Scozzesi che pareggiano tre match su tre. Troppo poco per poter pensare di strappare il biglietto per la Fase Elite.

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A un anno di distanza dalla fase qualificatoria si sta giocando in Myanmar proprio in queste settimane il campionato asiatico under 19.

La formula è quella tipica: 16 squadre divise in 4 gironi all’italiana. Match di sola andata, le prime due accedono al turno successivo.

Io ho dato uno sguardo a diversi match, per capire quale sia il livello attuale dei giovani asiatici, e voglio fare un po’ il punto della situazione ora, al termine della prima fase e prima che inizi quella ad eliminazione diretta (venerdì).

Gruppo A

Fa scalpore l’eliminazione dell’Iran, senza dubbio la squadra che avrei indicato come potenziale vincitrice del raggruppamento. Iraniani che dopo un grande girone di qualificazione (tre vittorie in altrettanti match contro Arabia Saudita, Tagikistan e Libano) hanno impressionato sì, ma negativamente.
Sconfitta per 2 a 1 nel primo match con la Thailandia, zero punti alla seconda giornata contro lo Yemen. Inutile, quindi, la vittoria finale contro i padroni di casa.
Certo deve essersi fatta sentire l’assenza del carica 301 Azmoun (Compra il libro per conoscerlo meglio, costa solo 1 euro), giocatore di un’altra categoria a quelle latitudini. Ma non può essere un’alibi ad un’eliminazione così cocente.

Vittoria iraniana che non ha comunque nuociuto a Myanmar. La contemporanea tripletta di Patipan ha infatti permesso si delineasse la classifica di cui sopra, coi giovani thai al primo posto del girone, qualificati al turno successivo proprio assieme ai padroni di casa.

Gruppo B

Finale thrilling nel gruppo B, con altra esclusa eccellente: l’Australia.

La presenza di una squadra materasso come l’Indonesia ha infatti portato le altre tre squadre, che tra di loro hanno pareggiato tutti i match, a delineare la classifica secondo la differenza reti.

Alla fine a spuntare il primo posto sono stati gli Emirati Arabi Uniti, capaci di battere gli indonesiani per 4 a 1 nel corso dell’ultimo match.
Al secondo ecco invece Uzbekistan, capace di aprire il proprio girone di qualificazione con una vittoria per 3 a 1 sulla malcapitata Indonesia.
Il misero 1 a 0 rimediato dagli australiani ha invece sancito l’eliminazione degli Aussie dal torneo. Australia che, in realtà, sino ad otto minuti dalla fine dell’ultimo match, giocato contro gli uzbeki, era ai quarti. Poi una rete di Urinboev ha pareggiato il conto e portato a delineare la classifica per come la vedete qui sopra.

Gruppo C

Che dire? Non poteva non esserci un’esclusa eccellente anche nel terzo girone. In questo caso, la Sud Corea, regina assoluta della competizione (12 vittorie all’attivo, nessuno come loro).

La roboante vittoria della prima giornata (un 6 a 0 rifilato al Vietnam) aveva forse illuso un po’ tutto l’ambiente coreano, probabilmente sentitosi già con un piede ai quarti. Così si è forse presa un po’ sotto gamba la gara giocata nel corso della seconda giornata con la Cina, chiusa sullo 0 a 0.
La doppietta del carica 301 Takumi Minamino ha quindi sancito l’eliminazione dei giovani Taeguk Warriors, che probabilmente si interrogheranno a lungo su questa cocente eliminazione.

A passare come prima della classe è quindi il Giappone: partito male contro la Cina (sconfitta 2 a 1) ha quindi saputo rialzare la testa contro il Vietnam (3 a 1) per poi compiere il “miracolo” nel corso dell’ultima giornata.

Accede ai quarti anche la Cina, che ha mostrato un certo scarto nella fisicità ed anche due o tre elementi ben dotati tecnicamente.

Gruppo D

A vincere il quarto e ultimo raggruppamento è il Qatar, che batte 3 a 1 la Corea del Nord all’esordio per poi impattare 1 a 1 con l’Iraq. Nel corso dell’ultima giornata, poi, un secco 2 a 0 all’Oman, e primo posto assicurato.

A fargli compagnia proprio i giovani coreani. Decisiva la vittoria sull’Iraq dell’ultima giornata. Un pareggio avrebbe qualificato i Giovani Leoni della Mesopotamia, che sprecano così un chance d’oro di fare strada in un torneo vinto 5 volte nella propria storia, l’ultima delle quali nell’ormai sempre più lontano anno 2000.

Eliminazione diretta

E adesso?

Beh, adesso – anzi, venerdì – si giocheranno i quarti di finale. Gli accoppiamenti, come potete vedere, prevedono molte sfide interessanti e dal risultato incerto.

Personalmente – posto che non ci azzecco mai – mi aspetterei di veder passare l’Uzbekistan nel primo quarto, il Giappone nel secondo, gli Emirati nel terzo ed il Qatar dell’attuale capocannoniere della manifestazione Ahmed Al Saadi nel quarto.
Tutte le gare, però, si preannunciano combattute. In particolar modo, sulla carta, quelle tra Giappone e Nord Corea e tra qatarioti e cinesi.

Il tutto con un grande interrogativo: riuscirà il Giappone ad imporsi per la prima volta nella storia in questa competizione? Ad oggi i giovani Samurai Blu hanno infatti giocato sei finali, tutte perse.
Sei (su otto tornei disputati in quel lasso di tempo) le ha giocate tra il 1994 ed il 2006.

Va anche ricordato che l’eventuale vittoria coi nordcoreani porterebbe il Giappone in semifinale per la quindicesima volta. Solo la Sud Corea ne ha disputate di più (23).

Che dire? Forse è arrivato il momento di sfatare questo tabù.

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Terminata la prima fase di qualificazione agli Europei under 19 di Ungheria 2014 è già stata sorteggiata anche la Fase Elite, che definirà le sette squadre qualificate alla fase finale.

Andiamo a vedere girone per girone (sono tredici) come sono andate le cose…

Gruppo 1

Dominio ceko.
La nazionale allenata da Miroslav Koubek, dieci anni da calciatore allo Sparta Praga, si è infatti imposta in tutte e tre le gare del girone disputato in casa propria.
L’ottimo inizio, un 4 a 1 rifilato a Cipro, mise subito le cose in chiaro. Il successivo 3 a 0 rifilato a Gibilterra qualificò la squadra al turno Elite. Stesso risultato maturato anche nei confronti della Croazia di Jedvaj (neo romanista che recensii l’anno scorso ne La carica dei 201), che con questa sconfitta si è fatta sopravanzare da Cipro, venendo eliminata.

Determinante sia il pareggio nello scontro diretto tra le due compagini che la differenza reti, con i ciprioti capaci di vincere 7 a 0 contro Gibilterra, esattamente come i croati. Così decisivo è risultato quel goal segnato da Andreas Makris (che ha chiuso questo primo turno con 4 marcature in 3 match) contro la Repubblica Ceca.

Risultato: ceki e ciprioti alla Fase Elite, Croazia e Gibilterra a casa.Tin Jedvaj

Gruppo 2

A spuntarla, di misura, è stata la Romania, capace di raccogliere 5 punti in 3 match frutto dei pareggi con Armenia e Polonia e della vittoria ottenuta ai danni della Lituania, padrona di casa all’ultimo europeo di categoria.

Così a passare, nel gruppo più equilibrato di questa prima fase, sono stati proprio rumeni e lituani, quest’ultimi giunti a pari punti con l’Armenia ma passati grazie alla vittoria nello scontro diretto dell’ultima giornata (1 a 0, goal di Simonas Stankevičius del Leicester City).
Eliminata, oltre agli armeni, la Polonia, nazionale che ha ospitato tutti i match di questo raggruppamento.

Gruppo 3

La doppia vittoria con Azerbaigian e Svezia ha permesso all’Eire di prendersi il primo posto del girone, rinsaldato nel corso dell’ultima giornata dall’1 a 1 ottenuto contro la Bosnia.

Seconda posizione, invece, appannaggio degli svedesi padroni di casa, capaci di partire e chiudere fortissimo con solo quel passaggio a vuoto contro l’Irlanda.
Trascinatore della squadra, in particolar modo nella gara contro i bosniaci dove mise a segno una doppietta, Muamer Tankovic, giovane seconda punta in forza all’Academy del Fulham.

Gruppo 4

La prima notizia bomba arriva proprio da questo raggruppamento, che ha visto la precocissima eliminazione della Francia di Rabiot e Corentin (entrambi presenti nella Carica dei 201 e soprattutto all’Europeo under 19 dello scorso anno, che vide la Francia chiudere al secondo posto battuta solo dalla Serbia in finale). Sicuramente un durissimo colpo per i Galletti, che pure negli ultimi anni hanno generalmente dimostrato di aver lavorato benissimo a livello giovanile.

A ottenere il passaggio del turno nel gruppo giocatosi in Belgio sono stati quindi i certo non sorprendenti padroni di casa e la invece sorprendentissima Islanda.
I primi hanno battuto l’Irlanda del Nord e gli stessi islandesi con un doppio 2 a 0 che ha reso per loro una formalità il pareggio finale capace di sancire invece l’eliminazione francese.
I nordici hanno pareggiato 2 a 2 il match di apertura con la Francia (che ha chiuso con tre pareggi) per poi battere di misura (1 a 0) i nordirlandesi, strappando così un insperato pass per il Turno Elite.Corentin Jean

Gruppo 5

Giocatosi in Bielorussia, ha visto i padroni di casa rimanere fermi al palo, venendo quindi ovviamente eliminati. Ad imporsi la Germania delle star Gnabry e Brandt, capaci di aprire con un 2 a 1 sugli stessi Bielorussi per poi dilagare 5 a 0 con la Lettonia (poker di Davie Selke). Solo una formalità, di fatto, il match finale con la Scozia, pareggiato 1 a 1.

Scozzesi che sono stata l’altra squadra capace di qualificarsi, grazie all’iniziale pareggio ottenuto contro la Lettonia ed alla vittoria di misura contro i padroni di casa, un 1 a 0 firmato dalla stellina Gauld. Da sottolineare come mancasse l’altra stellina scozzese, l’attaccante del Chelsea Islam Feruz.

Gruppo 6

5 punti a testa nel gruppo 6 per Grecia e Bulgaria, che staccano a braccetto un biglietto che vale la Fase Elite.
Greci che battono solo l’Albania con un 1 a 0 rimediato nel corso della prima giornata (e firmato da Dimitris Popovic dell’Apollon Kalamarias), prima di impattare con gli stessi bulgari e la Slovacchia.

Bulgaria che dal canto suo vince anch’essa solo nella prima giornata, proprio contro gli slovacchi, grazie alle reti realizzate da Deskalov e Despotov che valgono il 2 a 1 finale.

Eliminato, quindi, il capocannoniere di questa prima fase: lo slovacco Matúš Bero, capace di segnare tutte e cinque le reti della sua rappresentativa.

Gruppo 7

Dominio casalingo per la Serbia, che spazza via Kazakistan, Finlandia ed Austria in quest’ordine.
I campioni in carica vincono il primo match 3 a 0 e strappano il biglietto per la Fase Elite vincendo di misura contro i finlandesi grazie ad una rete di Veljko Simic, il tutto prima di bissare questo stesso risultato contro l’Austria, per uno score finale che reciterà 5 reti all’attivo contro nessuna subita.

Ad impossessarsi del secondo posto sarà invece l’Austria, che subirà una sconfitta indolore nel corso dell’ultima giornata dopo aver massacrato i finnici nel primo match del girone (un 6 a 0 griffato da una doppietta del citizen Sinan Bytyqi) e superato i kazaki per 3 a 1 nel corso della seconda giornata (anche in questo caso doppietta per Bytyqi).Sinan Bytyqi

Guppo 8

Idem con patate nell’ottavo raggruppamento, che vede il Portogallo ben figurare davanti al proprio pubblico grazie al 3 a 0 contro Lussemburgo, al roboante 6 a 0 contro San Marino ed al 3 a 2 finale, decisivo in ottica primo posto, contro i norvegesi.
Che, dal canto loro, non fanno molta più fatica a liberarsi delle due cenerentole dello sport europeo, con un 2 a 0 senza patemi contro i sanmarinesi ed un più corposo 5 a 1 rifilato ai lussemburghesi.

I quali, nel corso dell’ultima giornata, si tolgono quantomeno la soddisfazione di vincere con un rotondo 4 a 0 lo scontro diretto con San Marino, che vince così il “cucchiaio di legno” del girone.

Gruppo 9

Giocato in Slovenia, ha visto la qualificazione di inglesi e svizzeri.
Eppure i padroni di casa erano partiti bene, con un pareggio proprio ai danni dei figli d’Albione. Nulla da fare però contro gli svizzeri, bravi ad imporsi per 3 a 1. Inutile, ai fini della qualificazione, il 7 a 0 finale contro Andorra.

Inghilterra che si prende invece il primo posto grazie sì alla vittoria proprio con Andorra (7 a 0 anche in questo caso nobilitato dalle doppiette di Bennett, Loftus-Cheek e Pearson), ma soprattutto a quella contro la Svizzera (marcata proprio da Mason Bennett).

Gruppo 10

Ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie l’Italia, che si è riuscita a qualificare alla Fase Elite solo come migliore terza di tutti e tredici i gruppi.
Azzurrini sconfitti malamente da Israele – padrone di casa – nel corso del primo match, ma bravi poi a rifarsi nei due incontri successivi con le vittorie su Liechtenstein (5 a 0, doppietta di Cristante, goal di Crecco e Iotti ed autorete di Kaiser) e Danimarca (2 a o firmato da Crecco e Petagna).

Danesi che nonostante la sconfitta dell’ultima giornata hanno chiuso al primo posto il girone in virtù delle vittorie maturate nei due turni precedenti contro Liechtenstein (2 a 0) ed Israele (3 a 1).

Secondo posto proprio per i padroni di casa, capaci di chiudere il girone con un più che sonoro 9 a 0 contro il malcapitato Liechtenstein (doppiette di Hugy e Cohen e realizzazioni di Safuri, Danino, Peretz, Abu El Hija e Shamir).Petagna e Cristante

Gruppo 11

Dominio georgiano nel gruppo giocato proprio in quel di Tbilisi.
Ma, soprattutto, Olanda (di Riedewald, Bazoer e Richairo Zivkovic) eliminata inopinatamente.

Padroni di casa che distruggono il Galles 5 a 1 prima di battere la Moldova 2 a 1. Il top viene però nel corso dell’ultima giornata, che vede i ragazzi di Vasil Maisuradze imporsi 2 a 1 sugli Orange, sopravanzati in classifica – per differenza reti – dal Galles, capace di battere contestualmente i moldavi per 6 a 0 dopo aver costretto sullo 0 a 0 proprio gli olandesi.

Gruppo 12

Anche in questo gruppo è la differenza reti a decidere le sorti della terza classificata, la Macedonia padrone di casa.
A passare sono Turchia e Montenegro, in un gruppo che escluso il fanalino di coda Far Oer (0 reti fatte, 12 subite) ha visto regnare l’equilibrio.

Gruppo 13

Russia ed Ucraina alla Fase Elite a braccetto, Estonia e Malta eliminate con un solo punto all’attivo.

Tutto facile per le due repubbliche ex sovietiche, che si liberano facilmente delle due comode avversarie prima di spartirsi la posta nel corso dell’ultimo turno e festeggiare assieme un – già matematico – passaggio di turno.

Fase Elite

Le ventisette squadre qualificatesi dal girone eliminatorio (le 26 prime e seconde più l’Italia miglior terza) raggiungono quindi la Spagna alla Fase Elite, che si comporrà di altri 7 gruppi da 4 squadre. Le vincenti di ogni raggruppamento accederanno quindi alla fase finale, che si disputerà come detto in Ungheria tra il 20 luglio ed il 1 agosto prossimi.

Questo il responso dell’urna di Nyon:

Certo, ci manca la sfera di cristallo. Ma qualche rapidissima valutazione possiamo provare a farla comunque.

Il Gruppo 1 dovrebbe essere, almeno per questioni storiche e di blasone, appannaggio dell’Inghilterra, che si presenta al via con una buona squadretta, per altro. Attenzione comunque alla Scozia, che se potrà presentarsi con Gauld e Feruz – probabilmente i due talenti più interessanti nati in Scozia negli ultimi anni – cercherà sicuramente di battagliare fino all’ultima stilla di energia.
Non partiranno comunque rassegnate nemmeno Ucraina e Montenegro, outsider del girone.

Il Gruppo 2 vede invece gli Azzurrini come possibili qualificati. Molto dipenderà anche dal capire se Bryan Cristante, che giusto lunedì ha firmato il suo primo goal in Serie A, sarà della partita o meno. Sicuramente le chance dei nostri portacolori ci sono, ma non bisognerà distrarsi come fatto nel corso della prima fase.
Avversario più pericoloso, probabilmente, la Svezia di Muamer Tankovic. Non va però certo sottovalutata la Repubblica Ceca guidata da bomber Mašek (4 goal nel corso del primo turno), e residue chance di passaggio del turno le hanno anche i bulgari. Nel complesso quindi Azzurrini sulla carta favoriti, ma il passaggio del turno lo otterranno solamente se riusciranno a restare concentrati per 270 minuti.

Nel Gruppo 3 non c’è una vera e propria dominatrice, anche se a spuntarla potrebbe essere la Svizzera. Attenzione però alla Georgia, presente per la prima volta nella propria storia agli Europei disputati l’anno scorso, e pure ad Israele, capace di battere anche l’Italia nel corso del primo turno.
Poche chance, invece, per Cipro. A meno che Lillis e Makris non compiano il miracolo.

Gruppo discretamente interessante il 4, che vede i serbi campioni in carica sicuramente favoriti per il passaggio del turno. Turchia, Irlanda ed Islanda sono però compagini interessanti che potrebbero provare a dare qualche grattacapo a chi vuole andare in Ungheria per difendere il proprio titolo.

Il girone di ferro è invece sicuramente il 5, che vedrà – almeno – una tra Germania e Spagna dover salutare anzitempo la competizione. E chissà che non debba toccare agli spagnoli, unica squadra presente alle ultime sette edizioni di fila.
Dovrebbero quindi fare solo la parte degli agnelli sacrificali Danimarca e, soprattutto, Lituania.Serge Gnabry

Potrebbe essere poi discretamente equilibrato il raggruppamento 6, in cui la Russia parte sicuramente un’incollatura avanti ad avversarie come Romania, Austria e Norvegia. Chissà però che alla fine non possa uscire una mini sorpresa, da qui.

Infine, il Gruppo 7. Qui le favorite si chiamano Portogallo e Belgio. Con Grecia e Galles che cercheranno comunque il miracolo e l’impresa.

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Spagna – Francia, riedizione del quarto di finale dell’ultimo Europeo.

In questo caso, però, si tratta di una semifinale, e siamo a livello di under 19.

Si fronteggiano comunque due grandissime squadre, nonché scuole calcio.

Da una parte l’ormai pluridecorata Spagna, che oltre ad aver imposto il proprio dominio a livello di nazionale maggiore con due Europei ed un Mondiale nell’arco di quattro anni continua a dettar legge anche a livello giovanile.

Dall’altra una Francia che anche grazie al grande apporto ricevuto da immigrati e colonie riesce sempre a presentare nazionali, in special modo giovanili, interessanti, piene di giocatori già formati in particolar modo da un punto di vista fisico-atletico.

Transalpini che si schierano col 4-4-2 con la riserva di Salvatore Sirigu tra i pali, Areola, una linea difensiva a quattro composta da Foulquier, Samnick, Umtiti e Digne ed un centrocampo arricchito dalla presenza di Veretout, Ba, Pogba e Kondogbia. In attacco, quindi, Bahebeck a supportare Vion.

Classicamente spagnola, invece, la disposizione in campo delle Furie Rosse, che esattamente come la nazionale maggiore giocano senza una vera punta di ruolo, relegando capitan Juanmi in panca.

Così Lopetegui schiera Arrizabalaga a difesa dei pali con Joni terzino destro e Grimaldo sull’out opposto. Ramalho ed Osede sono i centrali di difesa. A dare dinamicità al centrocampo ci pensano invece Campana e Torres, con Niguez libero di inventare. Il tridente, “tipicamente atipico”, vede infine la presenza di Deulofeu, Jesé Rodriguez e Suso.

Al terzo minuto di gioco Pogba, capitano della nazionale francese e promesso sposo juventino, rischia di perdere palla incaponendosi un po’ troppo in tocchi leziosi al limite per poi tagliare benissimo la difesa con un tocco filtrante, cercando lo scatto di Bahebeck. Che però non capisce, e non sfrutta l’occasione di portare subito avanti i suoi.

E’ comunque una Spagna che palesa tutti quei limiti che aveva già mostrato nella Fase Elite contro l’Italia, in una partita in cui una nazionale Azzurra con tante defezioni (ancora devo capire perché i vari Romanò, Crisetig e compagnia restarono a casa) rischiò quasi di battere i parietà iberici.

E’ infatti da subito la Francia, guidata dai sapienti piedi di Paul Pogba, a cercare il possesso di gioco. Non solo: gli spagnoli sono da subito timorosi e anziché aggredire con la loro classica veemenza il portatore di palla restano schiacciati nella propria trequarti.
Il tutto non certo per una scelta tecnico-tattica impostata dall’alto: si sentono infatti chiare in tutto lo stadio le voci di Lopetegui, che continua ad incitare i suoi ad uscire in pressing.

Spagna che intorno al quarto d’ora prova quindi a rialzare la testa e si fa in effetti subito pericolosa. Samnick, difensore dalle potenzialità interessanti ma un po’ troppo portato all’intervento in scivolata, fa fallo sul lato destro della sua area di rigore. Capitan Campana si porta quindi sul punto di battuta e centra un pallone che Osede incorna di testa, mandando però di poco alto sopra la traversa.

Reazione immediata della Francia, con Foulquier che crossa dalla trequarti ma vede il suo pallone respinto da un difensore. La palla si impenna e quando cade è colpita al volo da Veretout, che si coordina benissimo ma trova pronto Arrizabalaga.

Gli spagnoli faticano quindi ad imporre il proprio gioco, non riuscendo a mettere in campo il loro classico “tiki-taka”.
Nonostante questo le capacità tecniche non mancano, come dimostrano intorno al ventiquattresimo minuto quando Deulofeu converge da sinistra ed appoggia a Niguez che, in posizione di centravanti, libera subito di prima intenzione Jesé Rodriguez, imbeccato nello spazio tra Samnick e Foulquier: stop e tiro immediato, grande risposta di Areola.

Come si dice, però, il calcio è spietato e la legge non scritta “goal sbagliato, goal subito” si fa sentire spesso.

Così i Bleus provano a riportarsi avanti e affondano con Foulquier, che è però chiuso in angolo una volta penetrato in area di rigore. Sulla bandierina si presenta Bahebeck che centra il pallone sul secondo palo dove Pogba decolla sopra la testa del diretto marcatore – Ramalho, uno dei due centrali – per colpire secco sul secondo palo, trovando il corpo di Osede. Che respinge senza nemmeno volerlo e soprattutto senza controllare il pallone, permettendo a Umtiti di avventarcisi e bucare Arrizabalaga per l’1 a 0.

Da lì alla fine del primo tempo la Francia, che dopo la mezz’ora perderà Bahebeck per infortunio (sostituito da Bosetti), andrà in totale controllo della partita, riuscendo a non lasciare grandi occasioni agli avversari e giochicchiando senza grandissime pretese il pallone.

La ripresa si apre un po’ sulla stessa falsariga. Con la Spagna che riesce quindi a rendersi pericolosa solo dopo dieci minuti di gioco, e su corner: Deulofeu centra, Osede stoppa in mezzo all’area e calcia male cercando il secondo palo con Ramalho che ci mette il tacco per provare a correggere dentro lo specchio di porta, senza fortuna.

Il pareggio arriverà comunque di lì a poco.

All’ora di gioco la Spagna trova il varco giusto, partendo da lontano. Osede recupera un pallone lanciato in una zona di campo morta e lo consegna a capitan Campana, che scende fin sulla propria trequarti per far ripartire l’azione. Tre passaggi dopo è Alcacer, appena entrato al posto di Suso, a trovarsi la palla tra i piedi sulla trequarti avversaria, resistere alla pressione Pogba e far partire un filtrante che s’infila nello spazio tra Samnick e Foulquier, dove Deulofeu è bravo ad infilarcisi per andare a freddare l’uscita poco convinta di Areola. 1 a 1.

Il goal subito affossa un pochino, mentalmente, i francesi. Che iniziano a scricchiolare.
Provano ad approfittarne gli iberici, con Deulofeu che al settantaduesimo salta il diretto marcatore (Samnick) sulla trequarti e fa partire un tiro sporco, non certo irresistibile, che finisce sul palo alla sinistra di un Areola che aveva battezzato fuori la traiettoria.

Il mattone sulla faccia dei transalpini ce lo mette quindi lo stesso Alcacer, che dopo aver servito a Deufoleu l’assist del pareggio sfrutta il cattivo posizionamento della difesa francese per andare a depositare in rete il cross di Grimaldo. Con Umtiti che stringe troppo sul primo palo e si fa sorpassare dal pallone e Digne che non fa la diagonale.
Dodici dal termine, Spagna che ribalta il risultato: 2 a 1.

La mattonata in faccia risveglia i Galletti, che si riversano all’attacco. Lasciando però voragini dietro.
Passa poco più di un minuto dal goal di Alcacer che lo stesso Paco parte in contropiede e filtra per Deufoleu, che si trova al limite dell’area con, sul destro, il colpo del K.O.

La giovane star della Masia, però, non è abbastanza fredda, cerca ancora di battere Areola con un tocco alla sua sinistra ma questa volta il portiere di origine filippina del PSG si distende con convinzione, bloccando il pallone e tenendo vive le speranze dei suoi.

Per provare a recuperare una situazione nera più che grigia Mankowski consuma gli ultimi due cambi, inserendo Ngando e Plea in luogo di Ba e Veretout.

E i frutti potrebbero essere raccolti all’ottantasettesimo quando la difesa spagnola dimostra tutti i suoi limiti sui calci piazzati: palla sul secondo palo, Samnick la sbuccia di testa ma finisce proprio sui piedi di Umtiti che calcia di prima intenzione con decisione trovando però, dritto per dritto, l’opposizione di Arrizabalaga.

Il goal è però nell’aria e a segnarlo, ricordando un po’ la semifinale Mondiale del 98, è ancora un difensore: Samuel Umtiti. Che sfruttando un batti e ribatti da corner si trova il pallone ad un passo dalla porta e non deve fare altro che depositarlo in rete trovando quel pareggio che spedisce le due squadre ai supplementari.

Eppure nell’ultimo minuto di recupero il solito Deulofeu avrebbe la possibilità di qualificare i suoi alla finalissima: partendo da larghissimo a sinistra scatta in velocità e si accentra seminando il panico nella difesa avversaria e scaricando palla a Rodriguez, per poi sovrapporglisi sulla destra creando un corridoio buono. Ricevuto il passaggio di ritorno del compagno madridista, però, Deulofeu difetterà ancora una volta con la conclusione, moscia e centrale, facile preda di Areola.

Pochi i sussulti nel primo tempo supplementare. Giusto allo scadere Alcacer è imbeccato bene in area ma a pochi passi dalla porta calcia contro Areola, trovandone la pronta opposizione.

Nella ripresa però la Spagna passa ancora. Bosetti gestisce male palla al limite dell’area e fa scattare un contropiede fulminante con Alcacer che prende palla nel cerchio di centrocampo e punta l’area in velocità. Giunto al limite serve quindi, alla sua sinistra, Deulofeu, che stavolta trova la porta, bucando Areola per il 3 a 2.

La Francia però non ci sta e attacca. La Spagna ha una difesa più che perforabile. Così al centosedicesimo minuto di gioco Digne centra da sinistra, Ramalho buca l’intervento in scivolata e Pogba s’infila dietro a tutti sul secondo palo, realizzando in spaccata. 3 a 3.

Si finisce quindi ai rigori.

Campana: alto
Pogba: goal
Suarez: goal
Plea: goal
Rodriguez: goal
Umtiti: parato
Alcacer: goal
Kondogbia: parato
Deulofeu: goal

Dove ad imporsi, grazie agli errori dei mancini Umtiti e Kondogbia, è la Spagna. Che arriva quindi in fondo anche a questo torneo continentale, confermandosi come la prima forza Europea ad ogni livello.

Aiutata, in questo caso, dalla fortuna.

Venendo rapidamente ai singoli… male Deulofeu, tra i giocatori più forti e attesi di questa nazionale, per un’ora di gioco. Quando si accende, però, sono dolori, e cambia la partita da solo.

O meglio, la cambia in coppia con Alcacer, che entra nella ripresa ed è assolutamente decisivo.

Male invece la difesa, dove i due difensori centrali non danno mai impressione di essere troppo affidabili ed in cui i terzini non contribuiscono alla fase difensiva se non col compitino.

Nella Francia restano invece interessanti le qualità di alcuni giocatori come Areola (da capire però dove possa arrivare), Digne (il Debuchy della mancina), Samnick (doti atletiche di primissimo livello) e Pogba, che ora dovrebbe sbarcare a Torino.

Dove, se ricalcasse quanto fatto vedere in questo Europeo, si vestirebbe da vice-Pirlo.

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E’ una squadra molto ben organizzata quella che Pierre Mankowski appronta per l’esordio della sua rappresentativa francese under 19 agli Europei di categoria.

Molto quadrati, i Galletti si mangiano in un sol boccone i parietà serbi metti in mostra alcune individualità importanti. Due, in particolar modo, con un futuro italiano che pare scritto: Pogba, praticamente acquistato per questa nuova stagione dalle Juventus, e Kondogbià, che radiomercato ci dice essere stato praticamente già precettato dalla stessa società di Corso Galileo Ferraris ma per il 2013.

Squadra ben messa in campo, dicevamo, questa Francia, dove sono come sempre i colored a farla da padroni.

Il tutto a partire dalla porta, protetta dal franco-filippino Areola (PSG). Classica difesa a quattro, con Dimitri Foulquier (origini della Guadalupa, due presenze a Rennes) a destra, Richard-Quentin Samnick (Camerun, attualmente al PSG) e Samuel Umtiti (camerunense anche lui, oggi gioca a Lione) in mezzo e Lucas Digne, uno dei pochi bianchi della squadra, a sinistra (il suo club è il Lille).

Tre i centrocampisti centrali, molto mobili ed interscambiabili di modo da non dare punti di riferimento agli avversari: Paul Pogba, guineano che sta per trasferirsi dallo United alla Juve, Geoffrey Kondogbià, centraficano del Lens, e Jordan Veretout, già più di quaranta presenze in quel di Nantes, dove è diventato titolare fisso nel corso dell’ultima stagione.

Le ali offensive, chiamate comunque a puntuali ripiegamenti, sono quindi Jean-Christophe Bahebeck, anche lui di origine camerunense con già quasi 30 presenze all’attivo con la maglia del Paris St. Germain, e Alassane Plea, ennesimo colored di questa squadra che ha recentemente firmato un contratto da “pro” col suo Olympique Lione.

La punta, unico vero riferimento offensivo, è, infine, Thibaut Vion, nativo di Mont-Saint-Martin ma di proprietà del Porto, che lo prelevò dal Metz.

Una specie di corazzata questa squadra, almeno se rapportata all’approssimazione messa in campo dai ragazzi di Zoran Maric, che si sono dimostrati assolutamente non all’altezza della situazione lungo tutto il corso del match.

Dopo un quarto d’ora di forcing leggero ma costante la Francia apre quindi le marcature: il probabile neo-juventino Pogba pennella in mezzo all’area un calcio di punizione che finisce giusto sulla testa di un solissimo Samnick, per il quale è un gioco da ragazzi girare in rete il pallone firmando l’1 a 0.

Nemmeno dieci minuti e i Transalpini raddoppiano.

A illuminare il gioco è ancora lui, il capitano di questa nazionale, Paul Pogba. Che agendo in zona trequarti riesce a tagliare dentro un ottimo pallone per Bahebeck il cui scatto è tanto bruciante da costringere Pajovic all’uscita scomposta, che vale rigore ed ammonizione.

Sul dischetto si presenta quindi lo stesso Pogba, che spiazza l’estremo difensore avversario con grande freddezza.

Il 3 a 0 arriva solo alla mezz’ora, ed è la pietra tombale di una partita senza storia.
Ed è un 3 a 0 che mette in mostra tutte le lacune di una squadra, la Serbia, veramente molto limitata sotto ogni punto di vista.

Dapprima è capitano Mijailovic a sbagliare un rinvio semplicissimo, concedendo palla sulla trequarti a Plea, il cui tiro immediato è respinto in qualche modo, certo non in maniera pulita e composta, da Pajovic. Anche qui dormita generale della difesa, con Vion che s’avventa sulla palla e ribatte verso la porta dove l’estremo difensore serbo avrebbe la possibilità di parare facilmente, ma riesce a sbucciare un pallone praticamente già tra le sue mani.

Con il massimo risultato raggiunto a fronte del minimo sforzo profuso, quindi, la Francia tira un po’ i remi in barca e lascia che la Serbia rialzi un pochino la testa.

Negli ultimi minuti della prima frazione di gioco, così, la nazionale dell’est cerca di costruire qualcosina, senza però riuscire mai ad impensierire Pogba e compagni.

La ripresa segue quindi un po’ la stessa falsariga: i francesi controllano e ogni tanto provano a pungere, i serbi, colpiti a morte, provano a rialzare la testa, senza però riuscire a fare male.

La pochezza di questa Serbia si vede anche al cinquantaquattresimo minuto quando Mitrovic può battere una punizione da posizione favorevolissima (centrale, a circa 18 metri dalla porta) calciando però nettamente alto sopra la traversa.

La pericolosità resta quindi appannaggio dei Bleus che all’ora di gioco sfiorano il 4 a 0 con Kondogbià che fugge a sinistra per centrare un pallone su cui Bahebeck, in spaccata, non arriva per un soffio, a Pajovic praticamente già battuto.

Se mai ce ne fosse bisogno a mettere la parola “fine” sulla partita ci pensa Mitrovic che al sessantaseiesimo, e dopo aver sbagliato poco prima l’occasione migliore per siglare il goal della bandiera, entra a contatto con Kondogbià e, effettivamente trattenuto dal giovane Sang et Or, reagisce violentemente, liberandosi della presa in maniera eufemisticamente brusca e guadagnandosi gli spogliatoi anzitempo.

Francia che ad un quarto d’ora dal termine troverebbe davvero la quarta rete col neo entrato Axel Ngando (giovane centrocampista del Rennes seguito da Juventus, City e Tottenham) che ben imbeccato dal solito Kondogbià batterà sì Pajovic ma in posizione di presunto fuorigioco.

Il resto del match non riserverà quindi altre grandi emozioni, con la Francia che guadagnerà così i primi tre punti di questo suo Europeo (poi diventati subito sei con la vittoria per 1 a 0 contro la Croazia nel corso della seconda giornata).

Transalpini, come detto, squadra molto interessante con una difesa discretamente robusta (le statistiche, del resto, parlano di 0 goal subiti in 2 partite) in cui spicca il terzino sinistro Lucas Digne, che un po’ mi ricorda un Debuchy della mancina.

Qualche problemino in fase difensiva, in effetti, l’ha dimostrato, questo anche perché non provvisto della dominanza atletica dei suoi tanti compagni di colore (che, come sappiamo, solitamente maturano prima da questo punto di vista).

Digne, però, ha messo in mostra altre qualità interessanti: molto dinamico, ama appoggiare la manovra offensiva con continuità, si propone con costanza, sa avanzare bene palla al piede, se la cava nell’uno contro uno, è insomma un prospetto da tenere d’occhio.

Interessantissimo anche, a centrocampo, il duo di possibili futuri bianconeri Pogba-Kondogbià, col primo che agisce prevalentemente in posizione di regista-schermo davanti alla difesa (alla Pirlo, per intenderci) ed il secondo che parte in posizione di mezz’ala sinistra.

Il tutto sulla carta, perché poi i due, per non dare punti di riferimento, amano anche scambiarsi molto, fermo restando i ruoli principali che ricoprono. Non sorprende quindi vedere spesso Kondogbià stazionare nel centro esatto del campo con Pogba più libero di svariare sia per creare spazi, che per cercarsi il pallone che, semplicemente, per non dare riferimenti.

Un’intesa, quella tra i due centrocampisti francesi, che balza subito all’occhio. Interessante, in questo senso, sarebbe vederli entrambi giocare nella stessa squadra di club.

Cosa che se le voci di mercato verranno poi verificate e concretizzate nella realtà potrebbe accadere presto.

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Il movimento calcistico spagnolo si conferma ancora una volta superiore a quello italiano.

Il 2 a 1 con cui le giovani Furie Rosse s’impongono sull’under 19 Azzurra, infatti, pesa.

Pesa soprattutto perché questa sconfitta sancisce l’addio all’Europeo di categoria.

La Spagna parte meglio. Dopo cinque minuti Suso, tra i giocatori più interessanti della rappresentativa iberica, calcia dalla distanza, trovando la parata in angolo di Pigliacelli.

E’ una Spagna che pur essendo distante lontano anni luce da quella super che, tra i grandi, è stata capace di vincere in due anni Europeo e Mondiale è impostata per creare gioco ed imporre il proprio stile sul campo.

L’Italia, di contro, dimostra che la nostra scuola tattica è tutt’altro che morta. E così di fronte ad una Spagna che prova a manovrare per mettere in difficoltà la difesa di casa si oppone una fase difensiva ben regolata oltre che una buona capacità di ripartire una volta strappato il pallone.

Spagna che, per altro, si piace troppo. E quel classico leziosismo iberico aiuta sicuramente gli Azzurri a restare compatti e concedere ben poco agli avversari.

Italia che, di contro, risulta piuttosto leggera, e non in quanto a peso in chili, là davanti.

Così nonostante sappia ripartire benino, con un Liviero che spinge più del suo alterego a destra, Zampano (comunque molto interessante) ed un Improta sempre ficcante, la nazionale Azzurra fatica ad essere incisiva sotto porta.

A regalare il vantaggio alla squadra di Evani ci pensa quindi Ramalho, che buca un lancio diretto in area, sbucciando il colpo di testa e regalando allo stesso Improta la rete dell’1 a 0 (nonché il suo secondo goal in due partite).

Da lì sempre brava la squadra di Evani a controllare il gioco spagnolo. Con le Furie Rosse che non a caso pareggeranno solo su punizione, nella ripresa, con Gomez.

Il goal che vale i tre punti per gli spagnoli, però, è un errore difensivo. Rodriguez riceve oltre la trequarti e non viene chiuso tempestivamente. Così arrivato al limite supera un uomo e impallina Pigliacelli imparabilmente.

E’ la fine, precoce, di un sogno chiamato Europeo.

In tutta onestà, nel complesso, l’Italia non ha demeritato. Per quanto sia sembrata “un po’ poca roba”.

E il nostro movimento continua a zoppicare…

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Cerchi Hazard e Lukaku, trovi Yannick Ferreira-Carrasco.

Per quanto la notizia più importante di oggi è un’altra: inizia bene l’avventura della Fase Elite per l’under19 azzurra di Chicco Evani, che batte 2 a 1 il Belgio nonostante giochi in 10 buona parte del match.

Ma iniziamo dal principio.

Gli ospiti giocano meglio i primi dieci minuti, mettendo in mostra una discreta fluidità di manovra che li porta ad imporre il proprio gioco sui nostri ragazzi.

Non stupisca quindi se la prima occasione giunge dopo cinque minuti proprio sui piedi di un belga, con Hazard servito da Limbombè che calcia però a lato della porta difesa dal romanista Pigliacelli.

Dopo i primi dieci minuti di difficoltà, però, esce bene l’Italia, che inizia a mettere più intensità sul campo di gioco mettendo un po’ alle corde il Belgio.

Così al quarto d’ora arriva il goal azzurro: Busellato inventa un gran filtrante per l’ottimo taglio di Improta, che partendo da sinistra s’infila alle spalle della difesa rossa saltando poi Crimi prima di depositare il pallone in rete.

Il Belgio però non ci sta e due soli minuti dopo aver incassato il goal dell’1 a 0 prova a replicare con Menga che è però atterrato netto in area da Rubin. L’arbitro non si avvede del fallo, niente calcio di rigore.

L’Italia non si fa però spaventare e al ventesimo sfiora il raddoppio: De Silvestro fa il diavolo a quattro in area per calciare poi sul palo, graziando l’estremo difensore avversario.

La partita, frizzante, subisce uno choc al ventitreesimo quando Ely ferma fallosamente Hazard che gli si era proiettato alle spalle. Fallo da ultimo uomo, l’arbitro non ha dubbi: cartellino rosso.

L’Italia però, pur essendo rimasta in dieci uomini, non si dà per vinta e ci prova ancora. Prima con Belotti che infilatosi bene in area trova il solo Crimi ad opporsi a lui, poi con Improta che ci prova con una grande conclusione dalla distanza, trovando ancora una volta il portiere d’origine sicula a frapporsi con la via della rete.

Il raddoppio arriva quindi allo scadere, quando Belotti è messo già in area da Arslanagic e il guardalinee richiama l’attenzione dell’arbitro, per un calcio di rigore che è battuto magistralmente da capitan Schiavone.

La ripresa è giocata quindi su ritmi più bassi. L’Italia, nel complesso, si mangia due goal quasi fatti, con Improta e Belotti, e inizia a disunirsi un po’ dietro.

Perché, va detto, dopo un inizio così così la fase difensiva azzurra si ricompatta  bene dopo l’espulsione di Ely, chiudendo alla grande tutti gli spazi.

L’ingresso in campo del succitato Carrasco, però, cambierà le cose. Le piccole crepe che si aprono nella difesa azzurra, infatti, permettono all’attaccante del Monaco di sfruttare alla grande le sue doti di velocista nonché la sua qualità tecnica, e iniziano i problemi.

Non è un caso, quindi, se la rete della bandiera belga arriverà proprio dal suo piede che, ben imbeccato da una verticalizzazione di Hazard (che ricorda un po’ quella con cui Busellato manda in goal  Improta ad inizio match), trafiggerà l’uscita di Pigliacelli.

A quel punto siamo al sessantatreesimo. E da lì in poi ci sarà una mezz’ora di pura passione per i ragazzi di Evani, che dimostreranno comunque freddezza e sagacia tattica, portando a casa tre preziosissimi punti.

Italia che ora guida la classifica alla pari con la fortunata Spagna, che s’impone sull’Armenia sul filo di lana: è il goal realizzato al novantaquattresimo da Juanmi, infatti, a consegnare la vittoria alla squadra allenata da Julen Lopetegui, che qualcuno ricorderà come ex portiere del Rayo Vallecano (pur con trascorsi illustri, anche se da rincalzo, in Real e Barça).

Italia che venerdì alle 15 affronterà proprio la Spagna per uno scontro che, con ogni probabilità, risulterà decisivo. Battendo le Furie Rosse, infatti, il passaggio alla fase finale che si disputerà il prossimo luglio in Estonia sarebbe praticamente cosa fatta.

Venendo ai singoli non tantissimo da dire, in realtà. Mi sarei aspettato qualcosa di più da entrambe le parti, per quanto vada detto che diversi giocatori convocabili non hanno visto il campo oggi (da Leali, in panca, passando per Crisetig, Romanò e Caprari parlando della nazionale italiana e di Mats Rits o Romelu Lukaku pensando a quella belga).

Il giocatore che mi ha impressionato di più è quindi sicuramente Carrasco. Rapido, buon dribbling, bravo nel bucare Pigliacelli quando ne ha avuto l’occasione, tecnica sopraffina. Tanto che si fatica a capire perché parta in panca. Sempre che non sia proprio quello il suo punto di forza.

Poca roba, invece, i già citati Hazard e Lukaku, ovviamente fratelli d’arte.

Thorgan, fratello minore di Eden, recapita sì l’assist vincente, con una bella intuizione, che permette a Carrasco di trovare la rete. Nel contempo, però, non brilla particolarmente nelle altre situazioni di gioco.

Ancora peggio, in questo senso, Jordan Lukaku, cui però va riconosciuto il fatto che giocava fuori posizione. Perché per quanto non fosse la prima volta che si trovava ad agire da terzino è altresì vero che si tratta di un esterno con propensione prettamente offensiva, che quindi non si troverà di certo a suo agio in una linea di difesa a quattro.

Parlando di Italia bene ma non benissimo un po’ tutti. Tranne quell’Ely che si fa espellere rischiando di pregiudicare da subito l’intero turno qualificatorio azzurro, non la sola partita.

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