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Archive for the ‘Belgio’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Nome: Mats Rits
Data di nascita: 18 luglio 1993
Luogo di nascita: Anversa (Belgio)
Nazionalità: belga
Ruolo: centrocampista centrale
Club: Germinal Beerschot Antwerpen
Scadenza contratto: 30 giugno 2011
Valutazione: 700mila euro

CARRIERA
Mats Rits, astro nascente del calcio belga, nacque il 18 luglio del 1993 ad Antwerpen (questo il nome in neerlandese), città che in Italia conosciamo come Anversa.
Capoluogo della provincia omonima, Anversa è inoltre la città più importante della regione delle Fiandre.

E proprio nel suo luogo di nascita può essere scritto il destino di questo ragazzo: Anversa, infatti, ha dato i natali a molti pittori, nel corso della sua lunga storia. Frans Floris, Gillis van Coninxloo, Bartholomäus Spranger, Paul Brill, Abraham Janssens, Frans Snyders, Frans Hals, Gaspar de Crayer, David Teniers il Vecchio, Jacob Jordaens, Antoon van Dyck, David Teniers il Giovane, Jan Fyt, Nicolaes Maes, Pieter Paul Rubens e Constant Permeke: davvero lunga, quasi scofinata, è la lista dei pittori nati qui. E chissà che anche lui, a modo suo, non diventi un pittore. Un artista che invece di usare pennello e tavolozza dipinge emozioni con un pallone tra i piedi.

Parlare della carriera di un ragazzo di sedici anni non è certo difficile. A quell’età i passi fatti sono davvero pochi.
Pochi ma buoni, nel suo caso.

Cominciamo dall’inizio: Rits inizia a giocare da piccolissimo. A soli sei anni, infatti, inizia a tirare i primi calci ad un pallone nell’FC Walem. Un paio di stagioni dopo, quindi, il salto nelle giovanili del Lierse, squadra già abbastanza quotata nel panorama nazionale tanto da aver vinto quattro campionati nazionali nella propria storia.

Altri tre anni e il piccolo Mats decide di cambiare nuovamente squadra: lascia quindi Lier per trasferirsi ad Anversa, dove ad accoglierlo a braccia aperte c’è il Germinal Beerschot, squadra nata giusto cinque anni prima (guarda caso proprio l’anno in cui lui iniziò a giocare a calcio) dalla fusione di Germinal Ekeren e del Beerschot VAC.

E’ proprio negli anni di Anversa che Mats inizia a farsi conoscere ed apprezzare tanto in Belgio quanto all’estero, tanto che iniziano a circolare voci di un possibile “scippo” da parte di altre squadre, sia belga che straniere.

Proprio per evitare problemi di questo tipo i dirigenti del suo club si affrettano a fargli firmare un contratto da professionista: il giorno del suo sedicesimo compleanno, quindi, la giovane stellina del vivaio del Germinal pone la firma su di un biennale che lo lega saldamente alla società di Anversa e lo fa entrare a tutti gli effetti nel giro della prima squadra nonostante la giovanissima età.

Di lì a pochi mesi arriverà anche il debutto ufficiale in campionato. E avverrà come se Mats vivesse in una favola.

Sono le otto di sera di sabato 3 ottobre 2009, il GBA si sta apprestando a scendere in campo all’Olympisch Stadium in un match di campionato contro il KVC Westerlo e per l’occasione coach Daerden ha deciso di portare in panchina il giovane Rits. C’è grande attesa su di lui, tanto che un po’ tutti i tifosi si interrogano su di un suo possibile impiego nel corso del match.

Dopo un quarto d’ora dal fischio d’inizio gli ospiti passano in vantaggio un po’ a sorpresa: Dieter Dekelver riceve al limite dell’area e fa tutto in un attimo, stop di sinistro e conclusione di destro. La sua rapidità di esecuzione è tale che il povero Tome Pacovski, estremo difensore del club di casa, non prova nemmeno ad opporsi al tiro. 1 a 0.

Alla mezz’ora di gioco, quindi, succede qualcosa che cambia il match: il povero Daniel Cruz, centrocampista colombiano ex Ajax, si infortuna ed è costretto a lasciare il campo. Al suo posto Daerden decide di inserire proprio lui, Mats Rits. E la scelta pagherà.

Il piccolo Rits giocherà infatti una buona partita, mettendo in mostra grandi qualità tecniche e caratteriali. Ed inciderà molto pesantemente sul risultato.

Al sessantesimo il primo acuto: Bart Goor, ex centrocampista di Anderlecht e nazionale, lo pesca in area. Certo, la difesa ospite si dimenticata completamente di coprire lo spazio, ma bisogna anche dare il merito a Mats di essersi saputo smarcare bene. Dopo aver addomesticato docilmente il pallone con il destro, quindi, se lo sposta sul sinistro per calciare poi rapidamente. Yves De Winter, portiere ospite, è battuto. Il pallone si alza, colpisce la traversa interna e ricade pesantemente al suolo, ben oltre la linea: Mats Rits segna il suo primo goal in campionato dopo solo mezz’ora dal suo ingresso in campo. Mats Rits segna la sua prima rete nella Jupiler League il giorno stesso del suo debutto.

Ma non è finita qui: a due minuti dal termine Haroun porta in vantaggio il GBA, ma il ragazzino di Anversa non è contento. Così, a tempo ormai scaduto, mette la firma sull’impresa.
Tosin Dosunmu, entrato una decina di minuti prima in sostituzione di Pieter-Jan Monteyne, fugge sulla destra e mette in mezzo un pallone che, radente il suolo, attraversa tutta l’area ospite senza che nessuno riesca ad intercettarlo. Sul secondo palo, ancora una volta ignorato da tutti, c’è il piccolo pittore del centrocampo del GBA che non ha alcun tipo di fatica a depositare in rete il pallone, per il più facile dei goal.

E’ il giorno del suo esordio e Mats Rits ha compiuto un’impresa non da ridere, a maggior ragione per un centrocampista. Sedici anni e settantasette giorni, un’ora di gioco, due reti segnate. Una favola.
Favola che, tra l’altro, ricorda tantissimo quella di un grande del calcio belga: a suo tempo, infatti, Henri Coppens (389 partite e 258 goal in campionato, 47 partite e 21 goal in nazionale, miglior attaccante del Mondiale svizzero del 1954 secondo L’Equipe) esordì nel Beerschot VAC (che come detto fu uno dei due club che si è andato poi a fondere nel Germinal Beerschot) all’età di sedici anni segnando una doppietta. Che sia di buon auspicio?

L’unica cosa certa, ad oggi, è che mister Daerden vuole andarci coi piedi di piombo. Dopo quel match, infatti, ha fatto disputare solo altri due scampoli di partita al piccolo Mats, facendogli mettere assieme mezz’ora in tutto. La giovanissima età del ragazzo, del resto, consiglia di dosarlo per evitare che si bruci.
E’ altresì vero, però, che il carattere dimostrato il giorno del suo esordio porterebbe a pensare che sarebbe in grado di gestire le tensioni di un posto fisso in prima squadra già da ora.

A livello internazionale fa attualmente parte della nazionale under 17 (5 presenze ed 1 goal per lui), squadra di cui è la stella al pari di Thorgan Hazard, fratello minore dell’ormai famosissimo Eden. Ma se dovesse trovare più spazio nel suo GBA da qui al termine della stagione chissà che non finisca con il bruciare rapidamente le tappe arrivando, magari, subito in under 21.

Su di lui, intanto, si stanno muovendo tantissimi club. Già prima del suo esordio venivano dati sulle sue tracce alcuni dei più importanti club Europei: a partire dall’Anderlecht – attuale capolista del campionato belga – passando per l’Ajax fino ad arrivare a due colossi come Real Madrid e Manchester United. Fu però proprio il ragazzo stesso a fugare ogni dubbio rispetto al suo futuro: non avrebbe lasciato il club della sua città tanto presto, il tutto per non abbandonare la propria famiglia e per poter finire con calma gli studi. Nonostante queste parole i dirigenti del Germinal Beerschot decisero comunque di cautelarsi e, come detto, gli fecero firmare un contratto da professionista.

Allontanati, almeno momentaneamente, gli interessi delle grandi d’Europa gli ultimi rumors di mercato lo danno in possibile partenza verso Liegi, dove ad attenderlo ci sarebbe lo Standard: il club di László Bölöni è attualmente in crisi nera ed ha un grosso bisogno di rinforzarsi sul mercato, magari tendendo anche ad una mezza rifondazione. Solo ottavi dopo venti partite, infatti, Les Rouches sono dati proprio sul giovane talento di Anversa, che potrebbe quindi a breve decidere di spostarsi 130 chilometri a sud est per stabilirsi in quel di Liegi.

CARATTERISTICHE
Nonostante abbia solo sedici anni possiede un fisico già ben formato, che comunque può ancora crescere molto ed essere plasmato secondo la propria volontà. La base comunque, come detto, è buona: 180 centimetri d’altezza per 70 chilogrammi di peso.

Centrocampista centrale di talento e dall’inserimento facile Mats è considerabile ambidestro dato che sa colpire il pallone con entrambi i piedi per quanto, ad oggi, pare preferisca utilizzare il sinistro.
Abile battitore di calci piazzati, dotato di una tecnica invidiabile, sa addomesticare il pallone con facilità e saltare gli avversari senza colpo ferire. E’ altresì abile nel gioco di prima e piuttosto preciso nei passaggi.

Grande carattere, Mats gioca con la tranquillità tipica di chi crede nei propri mezzi e con la spensieratezza che è propria dei ragazzi della sua età.

Non è un caso, del resto, se su di lui, ancora solo 15enne, si stavano muovendo Real e United.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
In Belgio sono sicuri: Mats è destinato a essere una delle colonne della nazionale dei Diavoli Rossi. E chissà che, nel contempo, non lo diventi anche di una qualche grande squadra del Vecchio Continente.

Che vada allo Standard nel giro di qualche mese o meno non ha molta importanza. Quel che è certo è che difficilmente resterà ancora molti anni a casa sua, ad Anversa.

Le qualità per imporsi, è inutile dirlo, le ha. Bisogna solo dargli modo di svilupparle.

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La Louvière è un posto speciale per il calcio belga.
E’ proprio in questa cittadina vallone della provincia di Hainaut, infatti, che è nato il più grande giocatore della storia del calcio belga: Vincenzo Scifo.

Eden Hazard è il futuro del calcio belga (footballingworld.com)

Eden Hazard è il futuro del calcio belga (footballingworld.com)

Venticinque anni dopo è sempre La Louvière a vedere la nascita di quello che potrebbe soppiantare l’ex Inter e Torino in quella speciale graduatoria: è qui, infatti, che il 7 gennaio 1991 ha visto la luce Eden Hazard, giovane crack belga formatosi tra AFC Turbize e Lille, squadra nella quale milita tutt’ora; ritenuto uno dei maggiori talenti al mondo nati in quell’anno, Eden è considerato un giocatore dal potenziale enorme, tanto da venire accostato a talenti come Krkic e Kroos: futuri campioni secondo gli addetti ai lavori, ragazzi molto più sponsorizzati del belga, che oggi è già però sicuramente – almeno – al loro livello.

La precocità del suo talento è confermata dal fatto che esordisce in prima squadra a soli 16 anni: era il 24 novembre del 2007 ed il suo Lille giocava un match valevole per la Ligue 1, il massimo campionato francese, contro il Nancy; 12 soli minuti di gioco, tanto per assaporare l’emozione di poter giocare “tra i grandi”, prima di dividersi tra la prima squadra e la formazione riserve.
il 20 settembre 2008, poi, la prima rete ufficiale contro l’Auxerre ed il suo definitivo incoramento: se in Italia non è conosciuto quanto Bojan e Toni, infatti, in Francia e nel suo nativo Belgio Eden è già considerato una star, un giocatore su cui puntare ad occhi chiusi. Tanto che il 19 novembre scorso è arrivato anche l’esordio in nazionale maggiore contro il Lussemburgo (quando subentrò al 67′ minuto a Wesley Sonck), il tutto dopo essere stato la stella indiscussa della formazione under 17, formazione che trascinò alle semifinali dell’Europeo di categoria (dove il Belgio, padrone di casa, venne battuto solo ai rigori dalla Spagna) ed al successivo mondiale, guadagnato proprio grazie alle splendide perfomance nella rassegna continentale.

Il riconoscimento come miglior giovane del campionato, quindi, è la semplice conseguenza del suo talento. E se si pensa che questo trofeo è stato vinto nel passato da giocatori come Zidane, Pires, Henry (il suo idolo calcistico), Trezeguet, Evra, Ribery, Nasri e Ben Arfa ecco che l’interesse e l’hype mediatico attorno al suo nome non possono che aumentare.

I paragoni si sprecano e tanto il Lille quanto la Federazione Belga si sfregano le mani: i primi sanno di avere in lui una miniera d’oro, i secondi sperano di aver trovato un giocatore che, unito ad altri buoni elementi (come Kompany e Vanden Borre, per citarne due), possa riportare il Belgio ai mondiali, competizione cui manca dal 1998, magari andando ad eguagliare, se non migliorare, il miglior risultato della loro storia: un quarto posto ottenuto ai mondiali del 1986, quando a guidare i Diavoli Rossi era proprio un giovanissimo Vincenzo Scifo (per la serie corsi e ricorsi storici), che tra l’altro segnò due reti in quella competizione, mettendosi in mostra agli occhi del mondo pallonaro (una contro l’Iraq ed una agli ottavi contro l’URSS in un memorabile 4 a 3).

Ma in tutto questo, che tipo di giocatore è Eden Hazard?

Fisico minuto (170 centimetri per 66 chili, cosa che gli è valsa il paragone con un altro peso mosca del calcio d’oggi, Sebastian Giovinco), tecnica sopraffina, scatto bruciante, velocità d’esecuzione, tiro forte e preciso, ambidestrismo pressoché totale, dribbling secco: qualità che, unite alla capacità di dettare il gioco con passaggi precisi dovuti alla naturalezza con cui sa giocare a testa alta, ne fanno un peperino quasi inarrestabile.
Trequartista centrale, può disimpegnarsi con la stessa nonchalance anche da esterno offensivo oltre che da seconda punta.

Il suo contratto scade nel 2012: il prolungamento, infatti, è arrivato qualche mese fa, tempestivo, dopo che sulle sue tracce erano stati avvistati svariati club Europei, che hanno spinto il Lille a doverlo blindare per evitare di perderlo per due spicci.
Inter, Arsenal, Barcellona, Real Madrid, Manchester United, Chelsea: queste sono le squadre (e che squadre…) che si stanno muovendo per acquistare il piccolo funambolo vallone.

Perché sì, Eden ha anche i suoi difetti. Al potenziale stratosferico, infatti, Hazard unisce una sinistra tendenza alla spettacolarizzazione dei suoi gesti, cosa questa che lo porta spesso a provare colpi ad effetto poco utili ma, di contro, molto rischiosi. A 18 anni, però, questa può essere considerata una pecca di gioventù. Di certo c’è che il ragazzo va disciplinato tatticamente molto più che allenato sotto l’aspetto tecnico: da quel punto di vista, infatti, Dio ha fatto molto più di quanto potrebbe fare un qualsiasi allenatore.

Difficile, oggi, dargli una valutazione realistica.
A 18 anni, infatti, molti sono stati i giocatori promettenti, tanti quelli, tra questi, che si sono bruciati senza mantenere le promesse fatte in gioventù.
La stessa cosa, ovviamente, potrebbe capitare a lui.
Attualmente, però, il suo valore di mercato non potrebbe essere inferiore ai 15 milioni di euro, a stare bassi.
Lui, comunque, sembra essersi deciso. Dopo che nei primi mesi dell’anno sembrava tentennare, ora pare più sicuro che mai: il suo futuro è al Lille. Queste, infatti, le sue parole riguardo l’eventualità di una sua possibile partenza: <<E’ stata la mia prima stagione da professionista e ho anche debuttato in nazionale: è molto più di quanto mi sarei aspettato, spero che possa continuare così. La prossima stagione resto al Lille, è ovvio: ho un contratto di tre anni e credo di poter migliorare molto in questo club. Logicamente la società mi cederebbe se dovesse ricevere un’offerta di 30 milioni di euro, ma per il momento chiedo a tutti i club interessati di lasciarmi almeno per un altro anno qui; in futuro vedremo>>.

Se questa, quindi, non sarà l’estate in cui vedremo Hazard muversi verso altri lidi non ci dovremo comunque dimenticare di lui. Anzi. A dispetto del cognome, che a noi italofoni richiama il gioco d’azzardo, investire su questo ragazzo manterrebbe sì una certa percentuale di rischio ma, nel contempo, potrebbe voler dire effettuare un grandissimo colpo di mercato.
Proprio per questo motivo è auspicabile che le nostre società si muovano subito per chiuderne l’acquisto, magari anche lasciando il ragazzo in quel di Lille per poter maturare un altro po’ senza le pressioni cui sarebbe sottoposto se venisse a giocare in un nostro top club. Aspettare oltre, infatti, darebbe modo alle corazzate – a livello finanziario – inglesi e spagnole di preparare offerte milionarie irrinunciabili per il suo attuale club e, soprattutto, impareggiabili per i nostri, che di giorno in giorno perdono competitività sul mercato.

Hazard sarebbe un investimento da fare ad occhi chiusi (rtbf.be)

Hazard sarebbe un investimento da fare ad occhi chiusi (rtbf.be)

E chissà che qualche nostro dirigente illuminato non capti questo monito e non si prodighi davvero per portare in Italia una futura potenziale star del mondo pallonaro: in un calcio, il nostro, sempre più soffocato dalla perdita di competitività sotto tutti i punti di vista (economico-finanziario in primis, ma ultimamente anche sportivo) sono proprio i potenziali campioni come Hazard una delle possibili chiavi di volta. Investire su giovani come lui, infatti, potrebbe voler dire riportare il nostro calcio, nel giro di pochi anni, ai livelli toccati tra gli anni ottanta e novanta, quando i nostri club la facevano da padrone in tutti i campi.

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