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Archive for the ‘Asia’ Category

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Continua il mio giro del mondo a tappe. Questa volta si fa rotta verso l’Estremo Oriente, più precisamente il Giappone. Dove giusto la scorsa settimana il Gamba Osaka si è aggiudicato l’edizione 2014 del campionato locale, al termine di una stagione molto interessante.

Come al solito per esplorare a fondo questa realtà sarò accompagnato da un cicerone d’eccezione. Anzi, tre: il blogger Gabriele AnelloDaniele Morrone (appassionato di J League, scrive su L’Ultimo Uomo) e l’agente FIFA Emanuele Marlia, tutti grandissimi conoscitori del calcio del Sol Levante.

Quattro squadre tra i 60 e i 63 punti. Che campionato è stato?

Gabriele: E’ stato un campionato strano, ma pazzo come solo la J-League sa essere. L’Urawa era la favorita insieme al Cerezo Osaka, ma solo la squadra di Saitama ha mantenuto le premesse iniziali. Nel finale però la compagine di Petrovic si è sciolta: basti pensare che nelle ultime sette gare hanno ottenuto appena sei punti e una sola vittoria. Il Gamba ha fatto un girone di straordinario e ha avuto la meglio. I complimenti vanno anche al Kashima Antlers, dove Cerezo ha creato le basi per un ottimo 2015. E il Sagan Tosu si deve mangiare le mani: ad agosto, con ancora Yoon Jung-Hwan come manager, erano primi. Chissà come sarebbe finita con lui fino alla fine.

Raffronto tra le posizioni di Urawa (rossi) e Gamba (blu) in questa stagione

Daniele: E’ stata la solita matta J.League in cui ad inizio anno si può solo immaginare chi finirà tra le prime tre, sicuramente una outsider tanto farà capolino. Esattamente come lo scorso anno si chiude all’ultima giornata e con tre punti di differenza tra prima e terza, solo che quest’anno l’outsider non ha sfiorato il titolo come fecero gli Yokohama F•Marinos la scorsa stagione… l’ha vinto dopo una rincorsa di mesi. Sembra incredibile pensare che quando il Gamba Osaka ha incontrato all’andata i Tokushima Vortis, era vicino alla zona retrocessione. Anche quest’anno una squadra ha buttato al vento il primo posto, con gli Urawa Reds che dopo aver comprato mezza squadra dai bicampioni del Sanfrecce Hiroshima ha pensato bene di fare quello che sanno fare meglio a Saitama regalando l’ennesima delusione ai tifosi suicidandosi a due giornate dal termine dopo un campionato tutto in vetta. Non bisogna però dimenticare che è stato l’anno del Sagan Tosu della punta Yohei Toyoda, una squadra partita per non retrocedere e finita addirittura a tre punti dai vincitori. Una stagione appassionante. Peccato che sarà molto probabilmente l’ultima, visto che i parrucconi a Tokyo hanno pensato bene di abbandonare il formato del girone all’italiana per tornare al formato delle due fasi con la scusa che dovrebbe aiutare la spettacolarità della lega. Non solo in Italia chi governa il calcio non ne azzecca una.

Emanuele: Un campionato imprevedibile fino all’ultimo e soprattutto per questo molto piacevole, a mio modo di vedere. Probabilmente non la stagione più bella, tra quelle da me visionate, ma sicuramente una stagione che ricorderemo sia per motivi piacevoli, sia per motivi spiacevoli. Come la retrocessione del Cerezo Osaka, che è grande perdita per la J. League Division 1.

A spuntarla, alla fine, il Gamba Osaka. Chi sono stati i trascinatori del club allenato da Kenta Hasegawa?

Gabriele: Credo che innanzitutto vada reso merito proprio ad Hasegawa. La sua carriera da bandiera – sia in campo che in panchina – dello Shimizu S-Pulse è stata eccellente. Era un po’ fuori dal giro, ma il suo lavoro al Gamba l’ha riportato al centro dell’attenzione. Due anni fa si piangeva per la retrocessione, oggi si rischia di festeggiare il treble… Tra i giocatori, ne nominerei quattro. Il portiere Higashiguchi è arrivato dall’Albirex ed è stato eletto il migliore della stagione dai tifosi: merita qualche chance in nazionale. Patric sembrava il solito brasiliano andato a svernare in J-League, invece ha fatto 12 gol in 24 partite e ha deciso la finale di Nabisco Cup. Takashi Usami non sarà pronto ancora per l’Europa, ma in Giappone è illegale: ha deciso alcune partite da solo. Infine, Yasuhito Endo: a quasi 35 anni è stato in grado di reinventarsi trequartista e trovare la forza di fare un’altra grande stagione. E ha regalato 15 assist.

Daniele: Mi sento di dare quattro nomi su tutti, due famosi anche qui in Europa e due molto meno. I primi due sono capitan Endo e la stella della squadra Takeshi Usami. Su Endo si deve dire solo una cosa: leggenda. Usami (22 anni) dopo l’infelice esperienza in Germania è tornato a casa e in due anni ha recuperato tutto il terreno perso nei confronti dei coetanei con la panchina in Europa. Adesso domina in modo evidente la competizione, incidendo praticamente a piacimento e in tutti i modi. Si era perso le prime 8 giornate per un infortunio al polpaccio e non è certo un caso se con il suo ritorno è iniziata la cavalcata del Gamba. Merita una seconda chance in Europa, magari in un campionato diverso dalla Bundesliga. Magari in Italia. Gli ultimi due sono l’ala destra Hiroyuki Abe e il portiere Masaaki Higashiguchi. Abe (25 anni) è la classica ala giapponese estremamente rapida nello stretto, il cui livello mantenuto nell’arco della competizione è stato eccellente. Higashiguchi (28 anni) è un portiere affidabile in una competizione in cui il livello dei portieri è basso. Questa semplice cosa l’ha reso fondamentale per il Gamba. La sicurezza con cui ha gestito la porta è stata fondamentale nelle ultime giornate.

Emanuele: La corsa del Gamba Osaka è stata una corsa mozzafiato. Dopo un inizio di campionato segnato da nove punti in undici giornate, a causa di un modulo sbagliato e di alcune assenze importanti, dalla dodicesima giornata di Division 1 avviene il cambio di passo fondamentale. Da quel momento la squadra di Hasegawa si affida a tre giocatori chiave: il rientrante Usami, talento che ha realizzato una decina di goal e di assist e che a mio parere merita una seconda occasione in Europa ed una possibilità con la nazionale di Aguirre. Una stagione importante per il giovane ventiduenne giapponese, che dovrà riconfermarsi anche in futuro. Buone prestazioni anche per il compagno di reparto Patric. Per la punta brasiliana il passaggio alla squadra di Osaka si è dimostrato una buona opportunità per giocare con maggior continuità rispetto a quella che avrebbe avuto all’ Atletico Goianiense. A questi giocatori bisogna aggiungere la mediana formata dai veterani della nazionale: dal capitano Endo, che ha gestito l’azione del Gamba e realizzato quindici assist per i compagni e da Konno, che ha ridotto l’offensiva avversaria, rendendo più semplici gli interventi del difensore Keisuke Iwashita. Proprio il secondo posto per reti subite dopo lo Yokohama Marinos, a pari merito con il Kofu, è l’elemento che meglio dimostra la forza della squadra di Hasegawa.

Qualificate alla Champions anche Urawa Red Diamonds e Kashima Antlers. Giapponesi che nel corso dell’ultima edizione non sono andate oltre gli ottavi. Cosa vi aspettate per l’anno prossimo?

Gabriele: Credo che l’AFC andrebbe considerata un po’ di più dai club nipponici. Il Giappone dominava la competizione a fine anni 2000: l’ha vinta nel 2007 con gli Urawa e nel 2008 proprio con il Gamba. Gli ultimi anni hanno mostrato qualche disinteresse nella competizione: giusto il Kashiwa Reysol è arrivato in semifinale nel 2013. Credo che Gamba, Urawa e Kashima siano tre squadre ottime per ripartire. La finale no, ma un rendimento migliore sì, quello me l’aspetto.

Daniele: E’ ormai chiaro che l’AFC Champions League non interessa veramente alle squadre di giapponesi che la trattano come le italiane trattavano qualche stagione fa l’Europa League, una buona occasione per andare in gita fuori e conta solo quando si arriva in fondo. Fino a due stagioni fa il premio vittoria dell’AFC era addirittura inferiore a quello della J.League (non ho dati aggiornati per poter confermare sia ancora così) e questa cosa, unita a trasferte lunghissime, non aiuta la competizione in Giappone. Va anche detto che il livello medio delle squadre più importanti di J.League si è abbassato con la diaspora per l’Europa degli ultimi due anni. Detto questo sulla carta gli Urawa Reds mi sembrano la squadra più in grado di reggere il doppio impegno, ma essendo i Reds troveranno il modo di sabotarsi da soli lo stesso.

Emanuele: Ad oggi è complicato ipotizzare come andranno le squadre giapponesi in Champions. Posso ipotizzare il passaggio della fase a gironi per tutte e tre le squadre, se ovviamente non verranno indebolite in fase di mercato, con il Gamba e l’Urawa con più possibilità di andare avanti nella competizione.

Tra le retrocesse anche il Cerezo Osaka, terza quattro anni fa e partecipante all’ultima edizione dell’AFC Champions League. Cos’è successo alla squadra di Cacau e Forlan?

Gabriele: L’anno scorso erano arrivati quarti e sembravano pronti per il salto verso il titolo. Forse c’era qualche dubbio su Ranko Popovic, tecnico a inizio anno. Il prosieguo della stagione ha dimostrato che il problema non era solo lui: poco amalgama, qualche infortunio di troppo e la sensazione che la squadra abbia mollato quando la montagna è diventata troppo grande da scalare. Cacau e Forlan, per altro, sono stati pizzicati a ridere dopo che la retrocessione è diventata ufficiale dopo la gara contro il Kashima: non so quale futuro ci sarà. Dalle parti di Osaka sperano di non fare la fine del Kyoto Sanga o del Tokyo Verdy, grandi del calcio giapponese che dovevano risalire in J1 e ancora non ci sono riuscite.

Daniele: Chiunque pensa di sapere il perché della stagione del Cerezo Osaka mente a se stesso. Se fino a metà campionato era chiaro il declino nei risultati, nel momento esatto in cui è arrivata la zona retrocessione la squadra non ha capito realmente il rischio. La società non ha aiutato la cosa con scelte strane fuori e dentro il campo e non è chiaro se ci sia stato un vero e proprio shock nell’ambiente (Forlan oltre a lamentarsi di varie cose si è stupito di come i giocatori siano tornati il giorno dopo la retrocessione ad allenarsi con il sorriso e senza la minima pressione da parte della tifoseria). La squadra è piena di giovani di talento e tagliare i rami secchi non potrebbe che fare bene. Non per niente ma il Gamba Osaka ha vinto quest’anno dopo l’anno in seconda serie, bisogna ricordare che il rapporto tra le due serie giapponesi è molto più fluido di quanto avviene in Europa. Peccato che la società va da tutt’altra direzione e sembra già alla ricerca del nome nuovo da dare alla stampa.

Emanuele: Mi dispiace molto per il Cerezo di Osaka, ma la retrocessione meritata é dovuta a pessime scelte gestionali ad inizio stagione. La squadra di Osaka è sempre stata fucina di giovani talenti cresciuti nelle proprie giovanili o acquistati dalle migliori università/scuole calcio del Giappone. Per sostituire il partente Kakitani, si è preferito puntare su giocatori rodati e presumibilmente pronti, che garantissero anche un ritorno di immagine per la società. Questa scelta si è rivelata sbagliata, soprattutto nel caso di Diego Forlan, che mai si è integrato nella società nipponica. Poche prestazioni sufficienti le sue e terminate le possibilità di cercare nuovi giocatori sul mercato si è potuto solo intervenire sul mercato degli allenatori, cercando di dare una scossa alla squadra: tre tecnici ed altrettanti moduli diversi hanno semplicemente aumentato la confusione dei giocatori. Se a questi aggiungi la perdita per infortunio di Hotaru Yamaguchi, fondamentale a centrocampo, la cessione di Kakitani a metà stagione – ceduto al Basilea – ed una difesa impresentabile, le possibilità di rimanere nella massima serie erano poche. Aggiungo anche il mancato sviluppo psicologico di Minamino, dal quale ci si aspettava di più in questa stagione, a testimonianza che non ha ancora fatto quel passo fondamentale per essere definito un giocatore importante per il futuro del calcio nipponico ed asiatico. Troppo apatico ed egoista nelle sue prestazioni.

Essendo io un grande amante dell’”universo giovani” non posso esimermi: quali sono stati i migliori capaci di mettersi in mostra in questa edizione della J League?

Gabriele: Qualche nome si può fare, magari puntando su quelli che ancora non hanno presenze in nazionale maggiore. Takuya Iwanami del Vissel Kobe (classe ’94) è un centrale difensivo di grande prospettiva. Gakuto Notsuda del Sanfrecce Hiroshima (’94) era partito a bomba a inizio stagione, poi si è un po’ spento e ha giocato sopratutto con il Giappone U-22 in J3, ma è un ragazzo dal sicuro avvenire. Shuhei Akasaki dei Kashima Antlers (’91) è agli inizi, ma diventerà più forte di Yuya Osako: il 2015 sarà il suo anno.
Infine, se vogliamo scendere in J2, segnalo anche Yuki Horigome (’92): è di proprietà del Ventforet Kofu, ma ha giocato benissimo quest’anno con l’Ehime. Ne sentiremo parlare.

Daniele: Avendo già parlato di Usami non posso non parlare dell’altro ’92 che si è preso copertine e nazionale: Yoshinori Muto del FC Tokyo allenato da Ficcadenti. Muto è letteralmente esploso in estate passando dal semi anonimato ad essere titolare nella nazionale. Giocatore intelligente e dal buon fisico può giocare ovunque sulla trequarti e ha chiuso il campionato con ben 13 gol dopo aver giocato solo una partita la scorsa stagione. Nel dramma del Cerezo si è confermato invece un grande prospetto l’attaccante Takumi Minamino (19 anni) – lo trovate nel mio ultimo libro, La carica dei 301, ndr – un nome che comincia ha circolare già in Europa e stella della nazionale giovanile nipponica. Dall’ampio margine di crescita c’è l’attaccante esterno Musashi Suzuki (20 anni) dell’Albirex Niigata, una freccia che per adesso ha sviluppato ancora solo l’aspetto atletico del suo gioco, ma che sembra poter migliore sotto la giusta guida. Un mio pupillo è Ryota Oshima (21 anni) centrocampista titolare del Kawasaki Frontale una delle squadre che meglio gioca in Giappone. Oshima ha una visione di gioco e un “feel” per il gioco che promettono grandi cose, un progetto di playmaker che però non ha problemi a muoversi lungo tutto il campo rendendosi utile per i compagni in ogni zona. Ultimo nome che faccio è quello di Gakuto Notsuda dei Sanfrecce Hiroshima. Trequartista centrale di venti anni, ricorda nel modo di calciare e di muoversi in campo la versione giovanile di Honda e sono sicuro lo vedremo a breve in Europa. Chiudo indicando una squadra intera: i Nagoya Grampus hanno una rosa giovanissima con almeno cinque giovani interessanti a cui hanno dato fiducia in un anno di transizione, se non la prossima stagione, tra due torneranno sicuramente nell’elite.

Emanuele: Tre nomi, uno per ruolo: Iwanami del Kofu, Sekine dell’Urawa Reds e Muto del Tokyo. Il primo è un difensore molto interessante, che sta già dimostrando personalità e sicurezza negli interventi. Il centrocampista di destra Sekine, nonostante non abbia potuto giocare con continuità per ragioni di pochi spazi liberi nell’Urawa Reds, quando è stato chiamato a giocare dal primo minuto ha disputato ottime prove. Il prossimo anno potrebbe avere più spazi ed imporsi con continuità. Muto è stato probabilmente la vera sorpresa del campionato, assieme ad Usami. Titolare nell’FC Tokyo ed ufficialmente tra i talenti più cristallini della J.League. Sotto la guida di Ficcadenti, il giovane giocatore nipponico è migliorato molto, dimostrando una sicurezza ed un’abilità precoce per la sua età.

In ultimo, la Nazionale. A gennaio sarà impegnata in Coppa d’Asia. Giappone inserito nel gruppo D con Giordania, Iraq e Palestina. Quali prospettive per i Samurai Blue?

Gabriele: Il gruppo sembra fattibile, anche se l’Iraq è migliorato molto con i suoi giovani e la Giordania è cresciuta parecchio rispetto a quattro anni fa. La prospettiva di vincere la Coppa c’è. Certo, giocare in casa degli avversari principali per il titolo non sarà facile. Mi auguro che il Giappone possa confermarsi campione. Se lo facesse con un nuovo ct e un gruppo parzialmente cambiato (qualche faccia nuova ci sarà), sarebbe la certificazione per un dominio incontrastato sul continente.

Daniele: L’unica prospettiva accettabile per il Giappone in ambito continentale è il raggiungimento della finale della competizione. Il percorso però rischia di essere più complicato del previsto visto che la scelta Aguirre si sta rivelando un errore da parte della federazione, con il tecnico che oltre a non aver ancora dato un’identità alla squadra è sembrato anche molto insicuro sui suoi stessi nomi forti (i due nuovi entranti Shibasaki a centrocampo e Muto davanti sembrano l’unica nota positiva). Il tecnico non è forse ancora entrato nel calcio giapponese come fece tanto bene all’inizio Zac (è addirittura andato in Messico a ritirare un premio il giorno prima dell’amichevole con la Jamaica tornando sì in tempo per la partita, ma con tantissime ore di volo e un’assenza alla vigilia della partita che non depongono in favore del tecnico). Lo scandalo scommesse in Spagna che lo vede tra i nomi messi in mezzo poi non fa altro che peggiorare la situazione. Ovviamente in ambito continentale i nomi bastano ed avanzano per la semifinale, da lì in poi però potrebbero non essere sufficienti. Diciamo che la coppa arriva forse troppo presto rispetto ad un progetto ancora decisamente all’anno zero.

Emanuele: Purtroppo lo shock per l’uscita ai gironi in Brasile ha non poco demoralizzato i talenti giapponesi, che cercheranno di confermarsi in Coppa d’Asia, facendo ripartire gli ingranaggi della corazzata del Sol Levante. Dai campioni in carica non ci si può aspettare niente che non sia la vittoria del titolo e spero che queste aspettative non si dimostrino controproducenti. Il girone non è da sottovalutare. La Giordania si è qualifica arrivando seconda nel girone, senza subire sconfitte, dimostrando un netto miglioramento del calcio giordano. E’ una squadra che si basa sulla punta dell’Al Arabi Hayel. Anche l’Iraq si è qualificato come secondo del suo girone, scontrandosi contro avversari più difficili di quelli della Giordania come Arabia Saudita e Cina. Una squadra che schiera titolare Ali Adnan, che disputò un ottimo Mondiale U20 nel 2013 e che attualmente gioca titolare in Russia. La Palestina si è qualificata vincendo l’AFC Challenge Cup del 2014. Il Calcio palestinese è cresciuto molto dal 1999 ad oggi, ha tra i suoi giocatori più importanti un difensore paraguaiano naturalizzato palestinese: Javier Cohene. Detto questo, se il Giappone giocherà secondo i suoi ritmi e imponendo il suo gioco, penso che il passaggio del girone per Honda ed i suoi sia solo il primo passo della competizione.

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A un anno di distanza dalla fase qualificatoria si sta giocando in Myanmar proprio in queste settimane il campionato asiatico under 19.

La formula è quella tipica: 16 squadre divise in 4 gironi all’italiana. Match di sola andata, le prime due accedono al turno successivo.

Io ho dato uno sguardo a diversi match, per capire quale sia il livello attuale dei giovani asiatici, e voglio fare un po’ il punto della situazione ora, al termine della prima fase e prima che inizi quella ad eliminazione diretta (venerdì).

Gruppo A

Fa scalpore l’eliminazione dell’Iran, senza dubbio la squadra che avrei indicato come potenziale vincitrice del raggruppamento. Iraniani che dopo un grande girone di qualificazione (tre vittorie in altrettanti match contro Arabia Saudita, Tagikistan e Libano) hanno impressionato sì, ma negativamente.
Sconfitta per 2 a 1 nel primo match con la Thailandia, zero punti alla seconda giornata contro lo Yemen. Inutile, quindi, la vittoria finale contro i padroni di casa.
Certo deve essersi fatta sentire l’assenza del carica 301 Azmoun (Compra il libro per conoscerlo meglio, costa solo 1 euro), giocatore di un’altra categoria a quelle latitudini. Ma non può essere un’alibi ad un’eliminazione così cocente.

Vittoria iraniana che non ha comunque nuociuto a Myanmar. La contemporanea tripletta di Patipan ha infatti permesso si delineasse la classifica di cui sopra, coi giovani thai al primo posto del girone, qualificati al turno successivo proprio assieme ai padroni di casa.

Gruppo B

Finale thrilling nel gruppo B, con altra esclusa eccellente: l’Australia.

La presenza di una squadra materasso come l’Indonesia ha infatti portato le altre tre squadre, che tra di loro hanno pareggiato tutti i match, a delineare la classifica secondo la differenza reti.

Alla fine a spuntare il primo posto sono stati gli Emirati Arabi Uniti, capaci di battere gli indonesiani per 4 a 1 nel corso dell’ultimo match.
Al secondo ecco invece Uzbekistan, capace di aprire il proprio girone di qualificazione con una vittoria per 3 a 1 sulla malcapitata Indonesia.
Il misero 1 a 0 rimediato dagli australiani ha invece sancito l’eliminazione degli Aussie dal torneo. Australia che, in realtà, sino ad otto minuti dalla fine dell’ultimo match, giocato contro gli uzbeki, era ai quarti. Poi una rete di Urinboev ha pareggiato il conto e portato a delineare la classifica per come la vedete qui sopra.

Gruppo C

Che dire? Non poteva non esserci un’esclusa eccellente anche nel terzo girone. In questo caso, la Sud Corea, regina assoluta della competizione (12 vittorie all’attivo, nessuno come loro).

La roboante vittoria della prima giornata (un 6 a 0 rifilato al Vietnam) aveva forse illuso un po’ tutto l’ambiente coreano, probabilmente sentitosi già con un piede ai quarti. Così si è forse presa un po’ sotto gamba la gara giocata nel corso della seconda giornata con la Cina, chiusa sullo 0 a 0.
La doppietta del carica 301 Takumi Minamino ha quindi sancito l’eliminazione dei giovani Taeguk Warriors, che probabilmente si interrogheranno a lungo su questa cocente eliminazione.

A passare come prima della classe è quindi il Giappone: partito male contro la Cina (sconfitta 2 a 1) ha quindi saputo rialzare la testa contro il Vietnam (3 a 1) per poi compiere il “miracolo” nel corso dell’ultima giornata.

Accede ai quarti anche la Cina, che ha mostrato un certo scarto nella fisicità ed anche due o tre elementi ben dotati tecnicamente.

Gruppo D

A vincere il quarto e ultimo raggruppamento è il Qatar, che batte 3 a 1 la Corea del Nord all’esordio per poi impattare 1 a 1 con l’Iraq. Nel corso dell’ultima giornata, poi, un secco 2 a 0 all’Oman, e primo posto assicurato.

A fargli compagnia proprio i giovani coreani. Decisiva la vittoria sull’Iraq dell’ultima giornata. Un pareggio avrebbe qualificato i Giovani Leoni della Mesopotamia, che sprecano così un chance d’oro di fare strada in un torneo vinto 5 volte nella propria storia, l’ultima delle quali nell’ormai sempre più lontano anno 2000.

Eliminazione diretta

E adesso?

Beh, adesso – anzi, venerdì – si giocheranno i quarti di finale. Gli accoppiamenti, come potete vedere, prevedono molte sfide interessanti e dal risultato incerto.

Personalmente – posto che non ci azzecco mai – mi aspetterei di veder passare l’Uzbekistan nel primo quarto, il Giappone nel secondo, gli Emirati nel terzo ed il Qatar dell’attuale capocannoniere della manifestazione Ahmed Al Saadi nel quarto.
Tutte le gare, però, si preannunciano combattute. In particolar modo, sulla carta, quelle tra Giappone e Nord Corea e tra qatarioti e cinesi.

Il tutto con un grande interrogativo: riuscirà il Giappone ad imporsi per la prima volta nella storia in questa competizione? Ad oggi i giovani Samurai Blu hanno infatti giocato sei finali, tutte perse.
Sei (su otto tornei disputati in quel lasso di tempo) le ha giocate tra il 1994 ed il 2006.

Va anche ricordato che l’eventuale vittoria coi nordcoreani porterebbe il Giappone in semifinale per la quindicesima volta. Solo la Sud Corea ne ha disputate di più (23).

Che dire? Forse è arrivato il momento di sfatare questo tabù.

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CRONACA

Dopo nemmeno cinque minuti di gioco i coreani si portano in avanti col brasiliano Luiz Henrique che libera un destro potente da fuori trovando però la pronta respinta di Mohamed Saqr, che gli chiude la porta in faccia.
Sul fronte opposto è invece l’ex Olympique Marsiglia Mamadou Niang a provarci dopo undici minuti di gioco. La sua conclusione dalla distanza si spegne però sopra la traversa.

Partita caratterizzata da ritmi sostenuti e continui capovolgimenti di fronte. Così poco prima del quarto d’ora tornano a farsi vedere i sudcoreani con Jeong Shung-Hoon che gira di testa un cross proveniente da sinistra, bloccato però da un sempre attento Saqr.
E al diciottesimo i coreani passano: Eninho subisce fallo al limite e si presenta sul punto di battuta. Il suo interno destro spedisce quindi la palla sopra la barriera, a filo del secondo palo. Là dove il portiere avversario non prova nemmeno ad arrivare.

L’Al-Sadd però non ci sta. Al ventiseiesimo è Talal Al-Bloushi a provarci da fuori, ma senza fortuna alcuna. Palla a lato.
Per trovare il pareggio i qatarioti devono quindi affidarsi alla fortuna: Kader Keita crossa dalla trequarti cercando l’inserimento di Khalfan che è però anticipato dall’intervento aereo di Kim Sang-Sik, che spizza il pallone di testa beffando il suo stesso portiere.

In apertura di ripresa sono ancora i coreani a portarsi in avanti, ma Eninho, dopo uno scambio al limite con un compagno, non riesce a bucare la resistenza di Saqr.
Al cinquantacinquesimo Jung-Jin ci prova dalla trequarti, sparando però la sfera alta sopra la traversa.

All’ora di gioco il risultato viene ribaltato: Belhadj parte in contropiede velocissimo sulla sinistra, portando palla sino alla trequarti avversaria. Dove appoggia in fascia per Ibrahim Khalfan che dopo aver controllato palla pesca centralmente l’accorrente Kader Keita. Controllo e tiro a filo del palo destro, là dove il portiere avversario non può arrivare: 2 a 1.

Jeonbuk che preme tantissimo per cercare il pareggio, sfiorato più volte. In un caso addirittura con un palo colpito su girata di controbalzo.
Il tutto fino al novantunesimo minuto, quando un’uscita a vuoto di Saqr spiana la strada a Lee Sung-Hyun per il più comodo degli appoggi di testa, in una porta praticamente sguarnita. E’ il 2 a 2 che spezza sul più bello i sogni di gloria qatarioti.

Nemmeno il tempo di riprendersi dallo schiaffo morale che l’Al Sadd per poco non affonda di nuovo: la difesa balla come mai prima e Dong-Chan fa per approfittarne, senza però riuscire a bucare l’estremo difensore avversario in situazione di uno contro uno.

Il primo tempo supplementare scorre quindi sugli stessi binari che avevano caratterizzato buona parte del match, con le due squadre a fronteggiarsi a viso piuttosto aperto ma spesso incapaci di pungere con efficacia per via della pochezza delle proprie manovre.

L’occasione più che d’oro per sbloccare nuovamente il risultato capita quindi al centododicesimo quando Shung-Hoon si vede recapitare da una serie di rimpalli il pallone ad una decina di metri massimo dalla linea di porta, e decide così di calciarlo sul secondo palo per riportare in vantaggio i suoi. Saqr, però, non è della stessa idea e dopo aver bucato completamente l’uscita in occasione del goal del 2 a 2 si rifà qui, distendendosi alla sua destra per smanacciare un pallone destinato a varcare la linea di porta.

Come se non bastasse a due primi dal termine Yahya ferma fallosamente un avversario affossandolo dalle spalle e riceve il secondo cartellino giallo, dovendo abbandonare anzitempo il terreno di gioco.
Non c’è comunque più il tempo di costruire iniziative apprezzabile. La partita, così, finisce ai rigori…

  Mamadou Niang goal
  Eninho goal
  Hasan Al Haydos goal
  Dong-Chan parato
  Lee Jung-Soo traversa
  Park Won-Jae parato
  Ibrahim Majed goal
  Kim Sang-Sik goal
  Nadir Belhadj goal

COMMENTO

Partiamo dicendo che il livello medio del calcio asiatico rappresentato in questa finale è ancora anni luce distante rispetto a quanto siamo abituati a vedere noi in Europa.

Joenbuk ed Al Sadd, infatti, sono nettamente inferiori alle squadre che si contenderebbero la nostra Champions. E non solo.

E questo sotto un po’ tutti i punti di vista.

In primis quello tecnico, laddove le lacune dei protagonisti in questo senso sono assolutamente nette e questo certo non aiuta ad elevare il tasso di spettacolo in campo.

Poi anche sotto l’aspetto tattico. Per quanto, va detto, da questo punto di vista dei passi avanti negli ultimi dieci-venti anni sono stati fatti, in Asia.

Nel complesso esce comunque una partita tutto sommato apprezzabile, con le due squadre che si confrontano senza tenere troppo il freno tirato alla ricerca di una vittoria che passa però per i rigori.

Alla fine grande protagonista, nel bene e nel male, di questo match è quel Mohamed Saqr, 30enne portiere qatariota, che prima, a tempo ormai scaduto, regala il pareggio ai coreani. E poi, tra supplementari e rigori, si erge a vero e proprio eroe di questo match.

Dapprima negando un goal già fatto agli avversari con un balzo con cui va a deviare sul palo la sfera.

Poi, nel momento dei tiri dagli undici metri, neutralizzando due conclusioni degli avversari, ponendo la sua firma in calce ad una vittoria che porta i qatarioti per la seconda volta nella loro storia al vertice del calcio asiatico (la prima fu nell’88/89, quando batterono l’Al-Rasheed per la regola dei goal fuori casa in una doppia finale che si concluse 3 a 3).

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A pochi giorni dal termine dell’edizione 2011 del torneo continentale asiatico andiamo a comporre la nostra Top XI, con gli undici migliori giocatori del torneo.
Andiamo quindi subito a vedere come schierare questa rappresentativa, scegliendo come modulo quel 4-2-3-1 che ha fatto la fortuna del Giappone di Zaccheroni.

Portiere

Mark Schwarzer – Sei match, due reti subite. Di cui una, quella contro il Giappone, solo ai supplementari. Non avrà l’agilità felina ed i riflessi fulminei di Kawashima ma, di contro, ha ben altra tecnica, abbinata ad esperienza da vendere. Forse chiuderà qui la sua carriera ad alto livello con la nazionale. Di certo, nel caso, lo farebbe alla grandissima.

Difensori

Cha Du-Ri – Miglior terzino destro della competizione e, probabilmente, miglior terzino destro dell’intero continente. Cha Du-Ri dimostra anche in Qatar di essere giocatore solidissimo e di sicuro affidamento, disimpegnandosi egregiamente sia in fase difensiva che offensiva, dove mette per altro in mostra di avere una bella castagna. Un solo errore importante, nella semifinale con il Giappone. Troppo poco per colmare il gap con gli altri interpreti del ruolo.

Lucas Neill – Se Schwarzer subisce due sole reti in tutto il torneo è in special modo merito suo. E’ proprio lui, infatti, a guidare con esperienza e saggezza la retroguardia Socceroos. Carriera importante alle spalle, sia a livello di club che di nazionale, messa a frutto con la costruzione di un bagaglio esperitivo importante che lo rende uno dei migliori difensori del continente.

Odil Ahmedov – E’ tra le grandi sorprese di questa competizione: ventitreenne centrocampista del Pakhtakor si è disimpegnato alla grandissima come centrale difensivo, dimostrandosi anche molto periocoloso in fase offensiva. Le due reti segnate nel corso del girone iniziale, infatti, non sono state frutto del caso. Giocatore interessante, che potrebbe, un giorno, finire a giocare in Europa…

Yuto Nagatomo – Il terzino sinistro ex Cesena ha sfruttato alla grandissima la competizione, sia a livello di carriera (mettendosi in mostra tanto da guadagnare una chiamata dall’Inter Campione d’Europa e del Mondo in carica) che di palmares (da oggi può infatti vantare la vittoria di una Coppa d’Asia). C’è poco da dire sul suo torneo: è stato praticamente perfetto. Strameritava il titolo di MVP. Ma si sa: premiare un difensore è qualcosa con poco appeal, molto meglio dare il riconoscimento ad un giocatore dal ruolo più offensivo…

Centrocampisti

Server Djeparov – Non mi spiegherò mai come il capitano dei Lupi Bianchi non giochi ancora in Europa. Indubbiamente tra i migliori giocatori dell’intero continente, non poteva essere che lui a trascinare l’Uzbekistan ad una storica semifinale.

Koo Ja-Cheol – Un centrocampista che segna cinque reti in una competizione come questa non può che guadagnarsi di forza l’inserimento in una Top XI. Atto dovuto, quindi, quello di inserire Koo Ja-Cheol, centravanti ombra di una squadra che ha ceduto solo al cospetto dei futuri campioni continentali. Anche lui come Nagatomo ha sfruttato alla grandissima questa vetrina, tanto che in chiusura di mercato è passato dal Jeju United al Wolfsburg.

Trequartisti

Shinji Okazaki – Altro giocatore passato in Germania sul finire dell’ultimo mercato è stato questa punta utilizzata come trequartista di destra da Alberto Zaccheroni. Giocatore importantissimo negli equilibri della sua squadra l’ex Shimizu S-Pulse: oltre a scambiarsi spesso di posizione con Maeda – la punta della squadra – ha sempre fatto anche un grandissimo lavoro in fase di ripiegamento. Ha inoltre aggiunto tre reti alla causa nipponica. Se Nagatomo è stato l’MVP assoluto lui, bisogna dirlo, non gli è stato molto da meno.

Harry Kewell – Quando era giovane gli veniva pronosticata una carriera ad altissimo livello. Poi una miriade d’infortuni ne ha rallentato tantissimo la crescita, facendo sì che si perdesse un po’. Qualche anno e diversi chili dopo il buon Harry torna quindi alla ribalta dispuntando un’ottima Asian Cup, dimostrandosi ancora una volta giocatore dalla tecnica eccellente e dal fiuto del goal importante: tre le reti anche per lui.

Park Ji-Sung – Ha chiuso la sua carriera in nazionale con la semifinale persa dai suoi Taeguk Warriors contro il Giappone. Tra i migliori giocatori asiatici della storia, Park Ji-Sung ha disputato l’ennesimo torneo ad alto livello della sua carriera.

Punta

Yusef Ahmed Ali – La sua doppietta alla Cina si è rivelata vitale per il passaggio del turno del Qatar padrone di casa, che battendo i cinesi si è poi saputo imporre anche sul Kuwait per andare poi a strappare la qualificazione al turno ad eliminazione diretta. Tra undici anni ne avrà quasi trentaquattro e, con ogni probabilità, si troverà a dover provare a ripetere quanto fatto in questo Torneo per provare a far ottenere alla sua squadra un altro passaggio del turno, questa volta ben più importante. Anche dai suoi piedi, infatti, passerà la crescita del movimento qatariota quanto le speranze di ben figurare ai Mondiali del 2022, che saranno organizzati proprio a Doha e dintorni.

Allenatore

Alberto Zaccheroni – Dopo una stagione, la scorsa, piuttosto travagliata lo Zac si è ripreso alla grandissima, costruendo un’intelaiatura perfetta (di cui ho parlato più approfonditamente su Pianeta Sport) che ha portato i Samurai sul tetto del Continente.

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Prima dell’inizio della competizione lo dissi chiaramente: il Giappone di Zaccheroni sarebbe stata la squadra favorita alla vittoria finale dell’edizione 2011 della Coppa d’Asia.

E, come volevasi dimostrare, sono stati proprio i Samurai Blu a riportare la vittoria finale, per la quarta volta nella sua storia.

Grande impresa quella compiuta da Zac e i suoi, che sono riusciti ad imporsi al termine di una competizione molto intensa e tirata.
Ripercorriamo quindi velocemente la cavalcata di questa squadra, capace di tornare sul tetto del proprio continente dopo sette anni.

Parte con una sorpresa il torneo dei nipponici, che impattano 1 a 1 nel corso della prima giornata contro la sorprendente Giordania, poi capace di approdare ai quarti di finale contro ogni pronostico. A salvare la squadra del Sol Levante è Yoshida, che al novantaduesimo minuti insacca la rete di un pareggio d’oro, che varrà la prima posizione nel girone.

Qualche problema in meno nel corso della seconda giornata, quando un rigore di Honda sigilla il 2 a 1 sulla Siria dopo che era stato capitan Hasebe a firmare la rete del vantaggio al trentacinquesimo del primo tempo.
Roboante, poi, la vittoria sull’Arabia Saudita già eliminata nel corso dell’ultimo match del girone: un 5 a 0 che non dà scampo ai sauditi, affondati dalla tripletta di Okazaki, passato giusto ieri allo Stoccarda, e da una doppietta di Maeda.

Chiuso il girone B al primo posto, quindi, ecco l’approdo ai quarti di finale, dove si para l’ostacolo Qatar.Anche in questo caso saranno gli ultimissimi minuti di gioco a decidere il match: la doppietta di uno scatenato Kagawa, infatti, non basta ai nipponici, ripresi prima da Soria poi da Montezine. Decisiva, quindi, la segnatura di Inoha, capace di mettere la firma sulla rete del 3 a 2 all’ottantanovesimo minuto di gioco.

Splendida, poi, la semifinale contro la Corea, dove va in scena una delle partite più belle ch’io abbia visto negli ultimi anni. Grandissima intensità, infatti, tra le due potenze asiatiche, con i rigori che vanno a premiare proprio i Samurai Blu, comunque qualificati fino a sette secondi dal termine del secondo tempo supplementare, prima cioè che Jae-Won realizzasse la rete del 2 a 2 proprio all’ultimo respiro.

La finale, invece, non è all’altezza del penultimo atto, pur restando comunque un match godibile.
A fare un qualcosina di più è l’Australia, in realtà. Che però non fa i conti con un Nagatomo assolutamente straripante: il terzino del Cesena, secondo il sottoscritto assolutamente MVP del torneo, sembra non essere mai stanco e al centonovesimo minuto trova ancora una volta la forza di sprintare in fascia, trovare il fondo e centrare un cross per un solissimo Lee che calcerà benissimo al volo, firmando la rete della vittoria.

Onore a Zaccheroni ed al suo Giappone, quindi.
Sperando che ora il calcio asiatico, almeno nelle sue migliori espressioni, possa diventare discretamente competitivo anche a livello mondiale.

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Si consumerà sabato alle quattro di pomeriggio (ora italiana, s’intende) l’ultimo atto del torneo continentale asiatico in corso di svolgimento in quel del Qatar.

E, tutto secondo pronostico, a giocarsela fino in fondo saranno il Giappone, favorita assoluta alla vittoria finale, e l’Australia, prima tra le outsider in coppia con quella Corea del Sud eliminata dai Samurai Blu proprio nel corso del penultimo atto.

Partita molto vivace ed emozionante quella giocata tra la squadra di Zaccheroni e le Tigri Asiatiche. Indubbiamente il match più appassionante e piacevole da seguire tra tutti quelli visti sino ad oggi in questa comunque interessantissima competizione, che ha messo in mostra come il livello medio del calcio asiatico si stia pian pianino alzando.

Una semifinale che mi auguro abbiate visto un po’ tutti, perché assolutamente meritevole.
Due squadre affrontatesi a viso aperto che hanno dato vita ad uno spettacolo assolutamente apprezzabile.

Giappone schieratosi con il consueto 4-2-3-1 camaleontico con il buon Nagatomo, per quanto mi concerne indubbiamente MVP del match, a fungere da terzino puro in fase di non possesso palla e da ala aggiunta in fase di possesso, scombinando non poco i piani difensivi dei Guerrieri Taeguk, che hanno sofferto molto la spinta portata dal laterale attualmente in forza al Cesena.
Zaccheroni che ha quindi scelto di puntare sul solito Kawashima in porta proteggendolo con Iwamasa, Nagatomo, Uchida e Konno. Confermata quindi la coppia Endo-Hasebe in mediana così come il reparto offensivo, composto da Kagawa-Honda-Okazaki sulla trequarti e dall’unica punta Maeda.

Di contro Cho Jun Heon ha invece schierato un 4-5-1 che ha visto Sung-Ryong agire a difesa dei pali protetto da una linea a quattro composta da Du-Ri e Young-Pyo sugli esterni con Jae Won e Yong-Hyung centrali. A centrocampo, quindi, piazzati Yong Rae, Sung Yueng e Chung Yong con Ji Sung e Ja-Cheol con licenza di supportare l’unica punta di ruolo, Dong-Won.

Partita da subito molto vivace giocata su ritmi piuttosto alti che viene falsata dopo poco più di venti minuti di gioco da un intervento arbitrale che porterà il direttore di gara ad assegnare un penalty assolutamente eccessivo in favore della Corea, per un atterramento in area – successivo ad un contrasto spalla a spalla – di capitan Park Ji Sung. Sul dischetto si presenterà quindi il giovane Sung Yeung che fredderà Kawashima, che avrà comunque modo di rifarsi più avanti.

E’ comunque il Giappone a macinare più gioco. Sotto il profilo atletico, infatti, le due squadre sembrano bene o male equivalersi ma i nipponici mostreranno più fluidità di gioco, costruendo occasioni più interessanti nonostante un Kagawa piuttosto fuori dal match.

Il pareggio arriverà al trentaseiesimo minuto, quando Nagatomo effettuerà una delle sue solite sgroppate sulla fascia infilandosi alle spalle di Cha Du Ri per poi centrare un pallone che Maeda dovrà solo spingere in rete.

Lungo tutto il corso del secondo tempo, quindi, non arriveranno altre realizzazioni nonostante i giapponesi, ancora una volta, provino a fare qualcosina più degli avversari, che comunque non rinunceranno, a loro volta, ad attaccare.

Il match si sbloccherà quindi nuovamente al novantasettesimo minuto quando l’arbitro effettuerà un’ennesima scelta piuttosto dubbia assegnando un rigore al Giappone. Sul dischetto si presenterà Honda che si farà però respingere un rigore calciato malissimo. Sul pallone piomberà quindi Hosogai, che ribadirà in rete per la gioia dei suoi.

A quel punto i coreani troveranno la forza di effettuare l’ultima sfuriata e dopo aver inserito i 196 centimetri di Shin-Wook daranno il tutto per tutto per trovare il pareggio, iniziando a recapitare una serie di palloni sulla testa del loro puntero che sgomiterà con efficacia nel cercare di farli rendere al massimo.
E proprio un pallone recapitato sulla sua testa accenderà una mischia in area che sarà risolta, a sette secondi dalla fine, da Jae-Won.

Finale all’ultimo respiro, quindi, con le due squadre costrette ai rigori.

Qui Kawashima, come detto, si riscatterà e metterà in mostra la sua grandissima reattività andando a parare i rigori di Koo Ja Cheol e Lee Yong Rae rendendo quindi superfluo l’errore dal dischetto di Yuto Nagatomo, che macchierà una prestazione praticamente perfetta (in cui andrà anche a sfiorare un incrocio dei pali e a colpire proprio un palo esterno in una seconda occasione) non trovando lo specchio di porta dagli undici metri.

Il successivo errore di Hong Jeong-Ho sarà quindi poi sfruttato da Yasuyuki Konno, che spiazzando l’estremo difensore avversario chiuderà definitivamente ogni discorso, catapultando i nipponici in finale.

Giappone che ora se la dovrà quindi vedere contro un’Australia capace di fare d’un sol boccone un Uzbekistan assolutamente non all’altezza della situazione. Dopo essersi meritatamente qualificati alle semifinali, infatti, Jeparov e compagni cederanno di schianto, facendosi asfaltare con un 6 a 0 che non lascerà dubbio alcuno.

Mattatori della partita saranno Kewell, Ognenosvki, Carney, Emerton, Valeri e Kruse, che dovranno ora provare a ripetersi anche nel corso della finalissima.

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La seconda giornata dei quarti di finale, che decide il tabellone delle semifinali, ha una sola parola d’ordine: extratime.

Entrambi i match, infatti, terminano oltre il novantesimo minuto, decisi da un goal arrivato quando ormai un po’ tutte le speranze di vittorie andavano scemando.

Gli australiani, ad esempio, riescono ad imporsi sugli iracheni per 1 a 0 solo al centodiciottesimo minuto, ovvero sia a due soli minuti dal termine della partita. A due soli primi dai calci di rigore.

A decidere il match è il redivivo Harry Kewell, che dimostra di non essere ancora un giocatore da pensionare andando a raccogliere al limite dell’area un traversone proveniente praticamente da centrocampo, bucando il portiere avversario con un’incornata precisa che catapulta i Socceroos direttamente in semifinale, dove dovranno affrontare lo scoglio uzbeko.

A decidere l’ultimo quarto è invece Yoon Bit-Garam.

Il quarto sulla carta più equilibrato, infatti, è fatto proprio dai sudcoreani che s’impongono solo nel recupero del primo tempo supplementare, ad un quarto d’ora dai calci di rigore.

Decisivo il mancino piazzato calciato dal limite dal centrocampista del Gyeongnam FC, che buca il portiere avversario con un colpo da biliardo.

Corea che possiamo dire non abbia certo avuto la dea bendata dalla sua: dopo il difficile scoglio iraniano i Taeguk Jeonsa dovranno vedersela con i favoritissimi. L’ultimo scoglio da superare prima della finalissima è infatti rappresentato da l Giappone di Zaccheroni.

E saranno scintille.

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