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Archive for the ‘Coppa Italia’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Torna, dopo l’1 a 1 nella gara disputata ieri tra Lazio e Napoli, la Coppa Italia, con l’andata della semifinale tra Juventus e Fiorentina.

Prendendo spunto dalle probabili formazioni pubblicate sulla Gazzetta di oggi andiamo a vedere, ruolo per ruolo, quale squadra parte – sulla carta – avvantaggiata.

Storari vs Neto

Neto iniziò male la sua avventura italiana, crescendo però nel tempo sino a guadagnarsi la fiducia di tutto l’ambiente Viola e ad iniziare a rendere per quelle che erano le aspettative.
Promesso sposo proprio della Juventus, è un portiere di buon livello. Ad oggi sicuramente superiore al pur buon Storari, la cui carriera è però ormai arrivata – con ogni probabilità – alla fine.

Caceres vs. Richards

Caceres è un jolly di difesa che mi è sempre piaciuto, già da ben prima che arrivasse in Italia. Spesso troppo irruento, ha quella garra tipica dei giocatori sudamericani che non può lasciarmi indifferente.
Richards, di contro, è una vera promessa mancata: ai suoi esordi in maglia Citizens stregò tutti, ed un suo futuro ad altissimo livello sembrava praticamente scontato.
Ultimamente l’inglese sembra si stia ritrovando, dopo momenti bui passati nelle ultime stagioni. Però ad oggi dovessi scegliere tra i due prenderei sicuramente l’uruguaiano.

Bonucci vs. Basanta

Un po’ come Neto, Bonucci ha passato stagioni non facilissime, ricche di sbavature troppo marchiane per potersi imporre ad alto livello. Quest’anno invece, gli va riconosciuto, la sua percentuale di errore si è abbassata molto, e l’ex Bari sembra si stia attestando su livelli importanti.
Ecco perché la sfida a distanza con Basanta non può che vincerla lui.

Ogbonna vs. Gonzalo

Tecnicamente tutt’altro che disprezzabile, Angelo Ogbonna è un centrale difensivo che non ha mai saputo fare il salto di qualità soprattutto da un punto di vista della concentrazione mentale.
Se oltre ad avere piedi discreti – per il ruolo, almeno – è stato da sempre dotato di doti fisico-atletiche eccezionali, proprio la testa, in senso lato, gli ha sempre fatto difetto. Fin dalle prime volte che lo vidi giocare, quando era ancora un ragazzino, fu sempre la scarsa capacità di concentrarsi il limite che gli imputai. Un limite che continua ad avere tutt’ora.
Proprio per questo motivo Gonzalo Rodriguez, tra i centrali più affidabili dell’intera Serie A, vince il duello senza discussioni.

Padoin vs. Alonso

Negli ultimi tempi Padoin è diventato una sorta di fenomeno della rete. Inneggiato da più parti, un po’ come in passato capitò al buon Moscardelli, viene così però quasi svilito nel suo valore effettivo. Jolly di buon rendimento, può occupare senza problemi almeno quattro diverse posizioni in campo, tra cui quella di terzino.
Certo non un fenomeno ma nemmeno un buco unico, personalmente prenderei lui in un eventuale duello con Alonso.

Vidal vs. Aquilani

Da una parte una delle migliori mezz’ali al mondo. Dall’altra un eterno incompiuto.
Vero, Vidal nell’ultimo anno – da quando ciò ha iniziato ad avere problemi di salute che non sembrano ancora del tutto superati – ha reso sicuramente meno rispetto al suo potenziale. Vero anche, però, che Aquilani ha sempre promesso tantissimo ma mantenuto poco, vuoi per i molti infortuni che l’hanno colpito quando ci si aspettava un salto di qualità, vuoi per una certa fragilità mentale che sembra accompagnarlo ancora oggi.
Di certo c’è solo che oggi, tra i due, prenderei tutta la vita il cileno.

Marchisio vs. Badelj

Intendiamoci, Marchisio non è Pirlo. Il miglior Pirlo. Ma del resto nemmeno Badelj vale, oggi, uno scarpino di Pizarro.
Ecco, ci fosse in campo il cileno prendei probabilmente lui, anziché Claudio Marchisio. Ma nel duello col croato è sicuramente quest’ultimo a vincere, anche forte di un rendimento da perno centrale che non mi sarei mai aspettato da lui, mezz’ala fatta e finita.

Pogba vs. Fernandez

Ai tempi del Colo Colo stravedevo per Mati Fernandez, re delle rabone e talento tracimante.
Il suo impatto in Europa, però, è stato molto al di sotto delle aspettative, anche se probabilmente era prevedibile sarebbe andata così.
Fattostà che nonostante a Firenze si stia comportando sicuramente in maniera più che dignitosa, un confronto diretto con Paul Pogba non può che vederlo uscire sconfitto…

Pepe vs Joaquin

Personalmente Pepe non mi ha mai fatto impazzire. Grande atleta, tecnica discreta, abnegazione assoluta. Ma sull’esterno vorrei sempre giocatori con quel quid in più. Quello spunto che ti porta a superare l’avversario in maniera secca, creare superiorità numerica, spaccare le difese.
Esattamente ciò che in gioventù riusciva a Joaquin. Che dopo un periodo non facile è tornato su ottimi livelli. E che quest’anno sta giocando sicuramente una delle migliori annate della propria carriera.

Llorente vs. Gomez

Chi mi conosce sa che apprezzo molto Fernando Llorente, da sempre. Un giocatore che in Spagna, nell’Athletic, diede bella mostra di sé, tanto da guadagnarsi la chiamata della Juve.
A Torino non ha sempre fatto bene. Certo non negli ultimi mesi. Ecco perché nonostante i suoi tanti limiti ad oggi scelgo comunque Mario Gomez, un giocatore che mi sembra comunque più affidabile sotto rete.

Coman vs. Salah

Salah, ho già avuto modo di parlarne sui miei profili Facebook e Twitter, ha avuto un impatto devastante in Italia, nonostante anche lui abbia qualche limite evidente (e già palesato anche in Viola).
Coman invece è un giovane di grande prospettiva, ma che – come del resto era preventivabile – a Torino sta facendo molta fatica a trovare spazio.
Se si parlasse di prospettiva la sfida sarebbe aperta. Parlando di oggi, invece, la discussione credo non possa nemmeno partire.

Risultato

Ecco quindi che con una rapida cernita dei probabili undici in campo (anche se personalmente resto dubbioso, in particolar modo per quanto concerne l’attacco Bianconero) il responso è questo: la Juve si aggiudica il confronto ruolo per ruolo con 6 giocatori contro 5.

Il che farebbe pensare che la partita potrebbe essere equilibrata. Come in effetti mi aspetterei, anche al di là di questo giochino…

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Premessa doverosa: ieri sera avevo un impegno e non ho guardato Roma – Juventus.

Ciò detto, stamattina mi sono andato a guardare un paio di azioni: quelle dei due goal.

Posto che come ben sa chi mi segue da tempo fare moviola non mi interessa, mi concentrerò sulla rete – decisiva – subita dalla Juventus. In particolare sui due errori di Bonucci.

Partiamo da un presupposto: citare la palla persa che da il la all’azione è secondo me poco sensato. Sono cose che accadono diverse volte a partita, sia per errori tecnici dei singoli che per bravura degli avversari.
Non è quindi pensabile addurre la palla persa a difesa degli errori che vengono compiuti da lì in avanti. Semplicemente perché un errore non può giustificarne un altro.

Scendiamo quindi nello specifico e analizziamo le cose un passo alla volta.

Quando il pallone sta spiovendo verso il centro del campo la situazione è semplice: la difesa sta scappando verso la propria area di rigore, come in una classica azione a palla scoperta.
Certo, in questo caso il possesso non è ancora di nessun giocatore della Roma, ma Bonucci non può non vedere che a pochi passi da lui c’è Miralem Pjanic.
Così il centrale juventino si muove in controtempo coi propri compagni di reparto, che scappando non vanno a coprire l’uscita in pressione da parte dell’ex difensore del Bari.

Detto-fatto Pjanic sprinta, accorcia sul pallone e riesce ad anticipare l’avversario. Che oltre a sbagliare il movimento (secondo chi scrive, va da sé che ognuno poi avrà la propria opinione) entra poi senza nerbo, molle, facendosi appunto anticipare troppo facilmente dal centrocampista bosniaco della Roma.

L’uscita a vuoto di Bonucci spiana quindi la strada al contropiede romanista. Un contropiede che sarebbe potuto partire lo stesso, ma che con il temporeggiamento in blocco della linea difensiva sarebbe potuto essere contenuto più facilmente dalla stessa.

A questo punto difesa e centrocampo sono costretti a rinculare, partendo però da una posizione svantaggiata, trovandosi ad inseguire gli avversari.
Giunti al limite dell’area di rigore la situazione è chiara: Gervinho sta tagliando verso l’area di rigore, mentre Strootman si sta sovrapponendo da sinistra, dettando il passaggio a Pjanic.

Strootman insegue quindi la palla, riuscendo a raggiungerla e crossarla prima che finisca oltre il fondo.
Nell’immagine che segue si può però cogliere il momento in cui Gervinho inizia il proprio contromovimento: dopo aver puntato il centro dell’area di rigore decide di tagliare verso il primo palo, provando ad anticipare Bonucci.

La cosa riesce: Bonucci recupera la posizione corretta, ma lì si pianta. Gervinho fa quindi una sorta di “taglia fuori”, converge sul primo palo e passa davanti al difensore Bianconero. Che, appunto, piantatosi sulle gambe non reagisce.

Così facendo riesce effettivamente ad anticipare Bonucci. Il contromovimento è perfetto, Gervinho si trova sul primo palo, all’interno dell’area piccola, e tra due difensori.

Senza che nessuno dei due, però, possa fare nulla per anticiparlo.

A questo punto qualcuno potrebbe prendersela anche con Storari, con il pallone che gli passa giusto sotto il braccio.

La realtà dei fatti però è che Storari può poco-nulla in questa situazione. E che esattamente come detto all’inizio del pezzo, se delle piccole colpe si possono trovare anche tra i compagni di squadra, nulla di tutto ciò può sminuire le responsabilità dello stesso Bonucci. Che pecca in pieno ben due volte nella stessa azione, spianando la strada al goal romanista che vale l’eliminazione dalla Coppa Italia per la Juventus.

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COMMENTO
Milan – Novara doveva essere l’esordio dal primo minuto di Simone Verdi, giovane stellina della Primavera milanista che tanto bene sta facendo nel corso della sua carriera giovanile in quel di Milano da ricevere lodi su lodi. Leonardo, Galliani, i tifosi… tutti uniti da una grande convinzione: Simone Verdi è il futuro dell’attacco Rossonero.

De Vito contrato da un giocatore del Novara. Discreto esordio per il terzino Rossonero

Con questa prospettiva ho quindi deciso di recarmi in quel di San Siro per assistere ad un evento che, a suo modo, sarebbe potuto essere storico. Qualora Verdi mantenesse le promesse fatte in questo inizio di stagione, infatti, sarebbe stato sicuramente da ricordare il suo esordio ufficiale in prima squadra.

Purtroppo le cose non si sono messe benissimo da subito: infortunatosi nei giorni immediatamente precedenti al match Simone è arrivato un po’ giù di corda all’appuntamento con la storia, venendo quindi panchinato da coach Leonardo. Il tutto fino a venticinque minuti dalla fine del match quando l’allenatore carioca decide di dare la possibilità a Verdi di mettersi in mostra. Il ragazzo entra così al posto di uno spento Di Gennaro per provare a ravvivare la manovra Rossonera.

Purtroppo le precarie condizioni di forma del ragazzo lo portano ad essere piuttosto avulso dalla manovra e a non incidere: non tocca moltissimi palloni e comunque quando lo fa non riesce a creare reali pericoli alla porta difesa da Fontana. Conclude una sola volta, non trovando lo specchio con un tiro piuttosto molle che non prende il giro giusto. Combina pochino, insomma, dimostrando anche di essere un po’ smarrito. Ma da un ragazzo di 17 anni non ci si può aspettare fuoco e fiamme, giusto quindi che Verdi possa continuare il suo processo di maturazione in Primavera venendo magari di tanto in tanto proposto in prima squadra, di modo da accrescere il suo bagaglio di esperienze.

Parlando della partita in generale, invece, non si può che fare dei grandissimi complimenti sia a Tesser che ai suoi ragazzi, innanzitutto. Il tecnico degli ospiti, infatti, schiera molto bene i suoi che tengono il campo alla perfezione senza subire eccessivamente la manovra di una squadra che nonostante giochi con molti rincalzi resta comunque qualche pista avanti, almeno sulla carta. Certo, specialmente nel primo tempo serve un grandissimo Fontana ad evitare un passivo che sarebbe dovuto essere ben più pesante, ma i giocatori del Novara si battono alla grande. Tutto sommato meritato, proprio in relazione all’impegno costante profuso nell’arco di tutti i novanta minuti, è quindi il pareggio firmato in apertura di ripresa che esalta i circa 7000 tifosi giunti dal Piemonte al seguito della squadra.

Inzaghi festeggia coi propri compagni il goal dell'1 a 0

Spettacolo non indifferente vedere tutto quel pubblico di fede novarese contro un paio di sparuti gruppi di milanisti, in numero nettamente inferiore rispetto ai tifosi avversi.

Detto del Novara, quindi, è d’obbligo spendere due parole anche riguardo ai giocatori del Milan ed alle loro prestazioni.

Pochi i promossi a pieni voti. Tra questi sicuramente un Inzaghi molto pimpante. Non tocca un numero spropositato di palloni ma quelli che gli arrivano li amministra piuttosto bene, spendendosi anche, in fase di non possesso, in un buon lavoro atto ad allargare la difesa avversaria con movimenti, alternati a quelli di Huntelaar, che lo portavano spesso a tagliare dal centro verso la fascia ed al contrario.

Bene anche Ambrosini, vera colonna del centrocampo, che si batte con grande ardore su ogni pallone, quasi come fosse una finale di Champions League.

E bene, anche se più per il goal che per la prestazione in sè, Mathieu Flamini, che decide il match con una prodezza balistica. Del resto davanti ad un super Fontana poco altro si poteva fare per trovare la rete.

Senza infamia e senza lode, invece, Favalli, Bonera, Jankulovski ed Abate.

Piuttosto negative risultano infine le prove di Kaladze (spesse volte in affanno), Huntelaar (mai incisivo) e Di Gennaro (un trequartista dovrebbe amministrare molto meglio la palla).

Discorso a parte per il giovane De Vito: anche lui all’esordio in maglia Rossonera si comporta abbastanza bene. Non cerca mai di strafare e si limita quasi sempre al compitino. Un paio di sbavature difensive sarebbero costate caro contro altri avversari, ma il buono di giocare in partite come questa è che, se Dio vuole, si possono commettere anche piccoli errori che non compromettano tutto. Anche lui come Verdi, comunque, è bene che completi il proprio processo di maturazione lontano dalla prima squadra. Nonostante la prestazione discreta, infatti, appare abbastanza palese come non sia ancora pronto per giocare a certi livelli.

MVP
Il man of the match non può che essere, a mio avviso, il portiere del Novara: Alberto Maria Fontana.
E’ lui infatti, come già detto in sede di commento, a tenere in partita i suoi nel corso di un primo tempo in cui pur senza giocare alla morte i giocatori del Milan producono diverse palle goal interessanti, che lui è più volte bravo a sventare con interventi da Serie A.

Per batterlo, quindi, i giocatori milanisti devono affidarsi prima ad un tiro deviato che disegna una traiettoria imparabile, poi ad una conclusione che balisticamente rasenta la perfezione effettuata da Flamini.

TABELLINO
MILAN vs. NOVARA 2-1
MARCATORI: Inzaghi al 12′ pt, Gonzalez al 1′ st, Flamini al 36′ st.
MILAN: Storari; Bonera (dal 1′ st Abate), Kaladze, Favalli, De Vito; Flamini, Ambrosini, Jankulovski; Di Gennaro (dal 20′ st Verdi); Inzaghi, Huntelaar. All.: Leonardo.
NOVARA: Fontana; Cossentino, Centurioni, Ludi (dal 28′ st Lisuzzo), Gheller; Shala, Porcari, Tombesi (dal 34′ st Vicentini); Rigoni (dal 38′ st Motta); Bertani, Gonzalez. All.: Tesser.
ARBITRO: Candussio (Cervignano del Friuli).

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E’ la Lazio a spuntarla in una finale non particolarmente piacevole da un punto di vista tecnico-spettacolare su di una Sampdoria piuttosto spenta, aggrappata ai suoi quattro giocatori migliori, gli unici forse davvero degni di un palcoscenico di quel genere.

Bellissimo, di sicuro, lo spettacolo mostrato dai tifosi: un Olimpico carico di pubblico come si vede davvero raramente, un Olimpico, per ovvi motivi, per larga parte Biancoceleste. Ma non solo: ben 18000 mila, infatti, erano i tifosi blucerchiati al seguito della squadra, tifosi che si sono fatti sentire incessantemente per tutta la partita (rigori compresi) e che hanno sostenuto la squadra anche dopo la sconfitta, innalzando cori di supporto ai loro beniamini.

Magari il calcio fosse sempre questo!

Partita che finisce sull’1 a 1 per via delle reti di Zarate e Pazzini e che si trascina stancamente fino ai calci di rigore, vero obiettivo, è sembrato almeno a noi che guardavamo la partita da casa, di Mazzarri: il tecnico Doriano, infatti, ha dimostrato ancora una volta di essere forse troppo prudente ed ha fatto giocare i suoi come se stessero giocandosi una finale di Champions League contro il Manchester United.

La cosa, però, non ha pagato: decisivi, dagli 11 metri, gli errori di Cassano e Campagnaro (due di quei quattro giocatori di cui parlavo prima, assieme a capitan Palombo e Pazzini), uniti alle parate di Muslera. Il portierino uruguagio, infatti, dopo essere stato bistrattato per tutta la scorsa stagione (dove era finito a fare la riserva di Ballotta) aveva cominciato questa annata come dodicesimo dietro a Carrizo. Le poco brillanti prestazioni del portiere dell’Albiceleste, però, hanno portato Rossi a dare una seconda chance a Fernando, che l’ha sfruttata appieno. Il culmine ieri sera, con Muslera, assieme a Zarate, eroe di serata.

Sarà quindi la Lazio a partecipare alla prossima Coppa UEFA o, per meglio dire, Europa League.

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Pesantissima vittoria Doriana nella seconda semifinale di Coppa Italia: i Blucerchiati, infatti, superano con un inaspettato 3 a 0 i loro avversari nerazzurri e pongono una seria ipoteca sull’accesso in finale, che se non scontato è ora ampiamente alla loro portata.

La vittoria matura nel primo tempo, quando un’Inter sottotono (e non può essere certo tutto spiegabile con il turnover effettuato da Mourinho) commette diversi errori grossolani e si fa prendere a pallonate dai padroni di casa.

Samp che passa in vantaggio dopo nove soli minuti quando Rivas, ultimo uomo, controlla male un pallone giocato con troppa sufficienza, facendoselo soffiare da Cassano; il talento di Bari Vecchia, quindi, si presenta a tu per tu contro Toldo ed infila il secondo di Julio Cesar in uscita con un bel tocco sotto.

La reazione ospite non è all’altezza della situazione, e alla mezz’ora il Doria raddoppia grazie a Pazzini che, sugli sviluppi di un corner, viene lasciato tutto solo dentro l’area piccola, così che è per lui un gioco da ragazzi correggere in rete il pallone prolungato da Raggi, bucando Toldo.

In chiusura di frazione, poi, una magia di Cassano da il la alla terza rete: dopo aver saltato Rivas il fantasista Blucerchiato serve un pallone che taglia tutta l’area ed arriva col contagiri a Stankevicius che calcia di prima trovando per la respinta di Toldo; la palla carambola quindi parallela alla linea di porta e su di essa si avventa Cordoba che però cerca di rinviarla maldestramente offrendola a Pazzini: per la punta doriana è un gioco da ragazzi chiudere il match siglando la sua doppietta personale.

Inter che torna quindi negli spogliatoi all’intervallo con le gambe tagliate. Qui Mourinho deciderà anche di inserire Maicon per un disastroso Rivas, ma la mossa non darà i frutti sperati nonostante il terzino brasiliano faccia molto meglio del collega colombiano.

Il primo quarto d’ora della ripresa scorre senza particolari sussulti: l’Inter è sicuramente un’altra squadra rispetto al primo tempo, più sicura e decisa, ma il Doria controlla comunque senza particolare affanno.

Poi, però, Gastaldello commette un’ingenuità enorme andando ad intervenire malamente su Balotelli poco oltre il limite dell’area e guadagnandosi il suo sacrosanto secondo cartellino giallo.

Con la Samp in 10, quindi, l’Inter aumenterà ulteriormente la pressione sull’acceleratore, andando a creare diverse occasioni interessanti. In tutte queste occasioni, però, troverà un Castellazzi in giornata strepitosa, capace di dire no a tutti i tentativi di realizzazione interisti, salvaguardando quindi l’importantissimo risultato maturato nel corso della prima frazione di gioco.

Da verificare inoltre le condizioni di Balotelli: a metà circa della ripresa, infatti, la punta Nerazzurra finirà schiantata contro il palo nel tentativo di anticipare Castellazzi su di un pallone sparato lungo in area. Lì per lì, nonostante si fosse visto subito come la forza dell’urto fosse notevole, sembrava non ci fossero problemi per Mario. Pochi istanti più tardi, però, l’attaccante dell’under21 italiana crolla a terra a centrocampo e viene portato via in barella.

Dalle immagini non sembra sbatta la testa contro il palo, ma l’apprensione vissuta in quegli attimi è stata comunque molta.

Ora ci si augura non sia comunque nulla di grave per il colored italiano.

Sampdoria che, scesa in campo praticamente in formazione tipo, mette una seria ipoteca sull’approdo in finale, con un’Inter che invece deve rimpiangere la bambola del primo tempo e l’imprecisione del secondo (anche se in realtà c’è forse più da fare i complimenti a Castellazzi in questo caso).

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Dopo un buon primo tempo la Juventus crolla e si fa prima rimontare poi superare dalla Lazio.

Juve che chiude infatti il primo tempo in vantaggio grazie alla rete realizzata da Marchionni, bravo a capitalizzare una respinta difettosa di Manfredini su cross di Molinaro con un tiro che, deviato da Kolarov, si infila alle spalle di Muslera.

Juventus che, tra l’altro, avrebbe già sbloccato il risultato in precedenza grazie ad un rete di Iaquinta, non fosse che la terna arbitrale, erroneamente, decide di annullare la rete alla punta Bianconera.

Dopo il vantaggio juventino tenta una timida reazione la Lazio che si porta in un paio di occasioni vicina alla rete, prima con una punizione di Ledesma e poi con un’azione di Rocchi nello spazio; in entrambi i casi però i Biancocelesti trovano un Manninger molto reattivo bravo a non farsi superare.

Ma è comunque una Lazio che in questo primo tempo sembra non avere la grinta necessaria per ribaltare la situazione.

Negli spogliatoi, però, qualcosa deve succedere: la squadra che rientra in campo nel secondo tempo, infatti, sembra trasformata rispetto alla prima frazione di gioco. Ecco quindi che dopo poco dall’inizio della ripresa arriva il pareggio: Manninger respinge un tiro insidioso di Lichtsteiner, ma la difesa juventina non è attenta e non libera l’area così che il pallone, preda di Pandev, finisce poi per bucare il portiere austriaco, che non può nulla sulla conclusione dell’attaccante macedone.

Lazio che non si accontenta però del pareggio: gli uomini di Rossi, infatti, lottano con le unghie e con i denti per ottenere la vittoria; vogliono assolutamente presentarsi a Torino per la gara di ritorno in una situazione di vantaggio.

Dopo innumerevoli tentativi di segnare il 2 a 1 (tra i quali si registra anche una traversa colpita dall’ottimo Foggia, sempre pericolosissimo quando punta l”uomo nello stretto, su punizione) arriva l’occasione propizia, ed il vantaggio si materializza: Matuzalem verticalizza un pallone coi giri contati per Rocchi che resiste al contrasto spalla a spalla di Chiellini ed infila poi Manninger in uscita, facendo esplodere l’Olimpico.

Da lì in poi la Lazio sostanzialmente controllerà la partita, portandosi quindi a casa un punto che vale oro.

Il 22 aprile prossimo, quindi, la Juventus proverà a ribaltare lo svantaggio maturato a Roma per accedere alla finale del 13 maggio che potrebbe laurearli per la decima volta i campioni di questa competizione.

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E’ la Juventus ad accedere alla semifinale di Coppa Italia al termine di una partita piuttosto brutta e molto poco spettacolare, domata solo dopo i calci di rigori.

La partita inizia con un primo tempo scialbo, dove nessuna delle due squadre crea nulla di particolare ed il fatto principale è l’infortunio di De Ceglie, partito terzino sinistro, che dopo venti minuti di gioco subisce una botta al torace e lascia il campo, sostituito da Molinaro.

Il secondo tempo è un poco più frizzante del primo, con le due squadre che riescono a costruire qualcosa di più. In particolare è il Napoli a rendersi più pericoloso dalle parti di Manninger, anche se in nessuna di queste occasioni riesce ad infrangere lo specchio di porta bianconero.

In chiusura di partita è però la Juventus a trovare la rete del vantaggio, che varrebbe la vittoria se solo la terna arbitrale non l’annullasse.

Guardando le immagini, però, il goal sembrerebbe regolare.

L’annullamente dello stesso manda le squadre ai supplementari, dove la Juve tira fuori il carattere e gioca sicuramente meglio rispetto agli avversari, trovando anche un’altra rete che viene annullata, questa volta a Del Piero.

Si arriva quindi agli inevitabili calci di rigore, dove l’errore decisivo di Gargano spedisce la Juventus in semifinale (per chi si fosse perso la lotteria dei rigori qui trovate la prima parte mentre qui la seconda più interviste post partita).

Le semifinali si giocheranno il 4 marzo ed il 22 aprile, la finalissima verrà invece giocata il 13 maggio all’Olimpico di Roma.

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