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Archive for the ‘2013/2014’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Oggi, all’ora di pranzo, è andato in scena uno dei due – almeno presunti – big match di questa giornata di Serie A: Juventus – Fiorentina.

La partita, baciata dal tiepido sole di metà marzo che splendeva oggi sopra allo Stadium, ha visto imporsi per 1 a 0, grazie ad una grande giocata di Kwadwo Asamoah, i padroni di casa.

Ma, a dirla tutta, il match è stato in primis un suicidio tattico del mister Viola, il pur buon Vincenzo Montella.

Lo twittavo attorno al diciottesimo: la chiave tattica sarebbe stata la libertà concessa dalla premiata ditta Diakitè-Cuadrado allo stesso centrocampista ghanese.

Se la cosa era chiara ad un signor nessuno come me, come può Montella non essersene accorto?
E, qualora l’avesse fatto, perché non ha agito di modo da limare questo difetto congenito nel suo 11?

La questione era chiara: il difensore ex Lazio, schierato terzino destro vista l’assenza di Tomovic, tendeva troppo a schiacciarsi verso il centro, là dove è più abituato a giocare.
La mezz’ala destra, Aquilani, non poteva farsi risucchiare verso Asamoah: avrebbe concesso troppo spazio al suo diretto avversario, Paul Pogba.
L’ala destra (Cuadrado), infine, tornava poco e mai con i tempi giusti.

Qualcuno in rete mi ha obiettato – mi permetto di dire, piuttosto scioccamente – che quelli sono i giocatori a disposizione di Montella. Che al posto del tanto criticato Diakitè non può certo schierare, il coach Viola, un Piquè o un Hummels.

Certo. Considerazione anche corretta, di per sé. Ma pur tralasciando il fatto che nemmeno questi ultimi due sarebbero terzini – e che quindi il problema di per sé potrebbe facilmente ripresentarsi – il dato di fatto vero è che esistono mille espedienti tattici per provare a limare un problema del genere.

La Fiorentina, invece, ha proseguito su questa falsariga. Rischiando di prendere goal già solo pochi minuti dopo il tweet postato qui sopra.

Quello che mi chiedo è: se la debolezza di questa Fiorentina l’ho subito individuata io,

come può non averla individuata il tecnico dei Viola?

In occasione del goal Asamoah comunque, va detto, fa anche una magia da un punto di vista tecnico. Certo, Diakitè se lo porta fino in area e Cuadrado arriva per provare a contrarlo con diversi secondi di ritardo. Ma il fluidificante ghanese è comunque bravissimo a liberarsi in mezzo a 2/3 uomini con un grande gesto tecnico, per poi scaricare di destro – non so quanto sensibilmente deviato – in rete.

Al di là di queste considerazioni, che secondo me hanno deciso il match, non si è visto un grande spettacolo in quel dello Stadium, come ormai abitudine nei match della nostra – sempre più triste – Serie A.

Così pur continuando con la propria crisi di gioco la Juventus, che mi piace sempre meno ogni settimana che passa, si impone con il minimo sforzo sulla Fiorentina, dimostrando nel complesso di essere ancora una volta la squadra più solida del campionato.

Una delle diverse considerazioni post-match che ho fatto via Twitter, riguarda poi lo stesso Cuadrado, di cui ho già parlato in precedenza.

Se la sua prestazione in fase difensiva è stata ai limiti dell’imbarazzante, davanti ha mostrato, pur solo a sprazzi, la sua esplosiva incontenibilità.

Polpacci e quadricipiti alla dinamite, l’ala colombiana ha una rapidità ed una velocità più uniche che rare.

In una Fiorentina rinunciataria e così tanto involuta come quella di oggi, però, finisce per perdersi anche lui, che di certo non ha né le capacità tecniche né il carisma per poter trascinare da solo una squadra in un match di questo genere.

Sempre parlando di singoli Viola, poi, citazioni anche per Gomez, Pizarro e Diakitè.

Il primo un fantasma assoluto. Ha toccato solo 16 volte il pallone, per lo più per passaggini elementari che non hanno dato nulla di specifico alla manovra o alla squadra.
Assolutamente fuori contesto, e certamente ancora non supportato da una forma anche solo lontanamente accettabile.

Il secondo ha perso un sacco di palloni, un paio di volte anche in posizioni che avrebbero potuto portare al goal degli avversari. Giocatore palesemente fuori forma, non ha avuto l’intelligenza – calcistica – di non tentare quelle giocate che solitamente, quando sta bene, si può permettere.

Diakitè infine è stato un disastro. Altro corpo estraneo, in questo caso da un punto di vista tattico, alla squadra.
Anarchico, non ha tamponato la sua fascia dovere né si è dimostrato all’altezza in fase di possesso, alle volte verticalizzando senza avere le capacità tecniche per farlo, altre tentando sparute sortite palla al piede senza l’idea di dove andare a parare.

Infine, venendo ai singoli della Juventus, ancora buone cose le ha messe in mostra Tevez, con Asamoah il più pericoloso dei suoi e sempre molto attivo anche in fase di non possesso.

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Ieri sera alla Scala del Calcio è andato in scena un Clasico versione italica: quel Milan – Juventus che in molti casi nel corso della storia ha voluto dire lotta Scudetto, ma che oggi può voler dire Scudetto (pro Juve) e basta.

La situazione è ben nota: se da una parte la squadra di Antonio Conte sta mantenendo le attese, dominando in lungo ed in largo un campionato già virtualmente vinto ancor prima del suo stesso inizio, dall’altra il Milan del neo tecnico Seedorf veleggia a metà classifica, senza grandi velleità di rimonta Champions.

Eppure ci sono due facce di una stessa medaglia per entrambe le squadre. E paradossalmente, secondo chi scrive, dovrebbero essere i tifosi milanisti a sentirsi più rincuorati da quanto visto in campo ieri.

Ma partiamo dalla Juventus, che grazie ai tre punti guadagnati a San Siro è salita a +11 sulla Roma. Una situazione di classifica sicuramente rosea per una squadra che cerca il suo terzo titolo consecutivo, in un campionato di livello sempre più basso.

A fare da contraltare ad una classifica più o meno dominata vi è però un rendimento effettivo in netto calo, nelle ultime settimane.

Anche ieri, del resto, la squadra ha messo in mostra parecchie difficoltà, venendo quasi dominata nel corso del primo tempo, e non trovando grandi trame o ritmo nemmeno nella ripresa.

Una situazione che si sta trascinando da un po’ di settimane, in casa Juventus. Difficile, dall’esterno, trovare la genesi di questo problema.

Può essere psicologico, magari una sorta di contraccolpo all’eliminazione dalla Champions. O magari fisico, qualora sia stato fatto un richiamo invernale che penalizza un po’ la forma in queste settimane per poi dare più slancio nel periodo clou della stagione, quando la squadra potrebbe trovarsi a competere ancora sue due importantissimi fronti.

Fatto sta che le indicazioni che un tifoso juventino può trarre dalla partita di ieri non sono, a mio avviso, particolarmente rosee. Se non per il fatto che la squadra ha comunque dimostrato di saper competere e vincere anche al termine di una gara difficile come quest’ultima. Sinonimo di una squadra comunque compatta e battagliera.

Discorso quasi opposto, invece, per i tifosi Rossoneri.

Perdere non è mai bello, è vero. Ma quando si è reduci da un periodo come quello vissuto sotto la gestione Allegri (un campionato perso con una squadra nettamente più forte delle avversarie, una Champions centrata in maniera rocambolesca e non senza l’aiuto indiretto di una serie di decisioni arbitrali dubbie, una stagione pessima vissuta sin qui quest’anno) una prestazione come quella di ieri non può, a mio avviso, non far sorridere.

La gara giocata dal Milan contro l’Atletico Madrid non l’ho potuta vedere. Ma ne ho letto, sentito parlare, ed ho visto gli highlights. Questa di ieri invece me la sono potuta gustare comodamente in poltrona. In entrambi i casi la sensazione è quella di trovarsi di fronte ad una squadra ritrovata, sia nello spirito che nelle trame di gioco.

Una squadra che al netto dei propri evidentissimi limiti tecnici – gli stessi che hanno portato alla sconfitta, per quanto immeritata – ha dato una buona dimostrazione di forza.

Paradossalmente, quindi, la sconfitta di ieri può essere un punto di partenza importante per il Milan di Seedorf. Che proprio nell’ex centrocampista Oranje pare aver trovato il proprio condottiero ideale.

Insomma, sembra un ossimoro. Ma potremmo dire che quella di ieri per il Milan sia stata una sconfitta dolce. Mentre la Juventus abbia trovato una vittoria amara…

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Come già spesso in passato mi è capitato, è tempo – anche se sono arrivato un po’ in ritardo ma il tempo è quello che è – di tirare le somme per quanto concerne il calciomercato appena conclusosi.

Per farlo, e per rendere più graficamente simpatico il pezzo, mi appoggerò sulle splendide grafiche realizzate dai ragazzi di Fantagazzetta proprio in questo senso.

6

La Dea non aveva necessità di fare grandi manovre sul mercato. E Marino, intelligentemente, si è quindi limitato a dei ritocchini marginali.

Partiti in prestito un po’ di ragazzi che non trovavano grande spazio sono arrivati due pseudo rincalzi oltre al giovane Betancourt dal PSV.

Atalanta che ad oggi è più vicina alla zona Europa che non a quella che varrebbe la retrocessione. E proprio lì a metà classifica è destinata a rimanere.

Complessivamente quindi sicuramente sufficiente il lavoro svolto dalla società in gennaio. I valori non saranno migliorati, ma di certo non sono nemmeno peggiorati.

4

Rispetto a questa grafica c’è una variazione importante: in queste ore è partito anche Diamanti, alla fine sbarcato in Cina.

Bologna che quindi è sempre più un grossisimo punto di domanda.

Dal mercato sono arrivati due giocatori tutti da testare. A fargli da contraltare proprio la partenza del punto di forza della squadra, che non potrà – e non è stato – nemmeno essere rimpiazzato.

In più alla voce “partenze” leggo quel “Yaisien” che davvero non mi va giù. Possibile passare dal raccogliere minuti in prima squadra al PSG al Trapani senza passare dal via?

Giudizio negativissimo, e che Dio gliela mandi buona. Perché la zona rossa è solo un punto sotto…

5

Il mercato del Cagliari non mi convince per nulla.

Adan non ha fatto in tempo a sbarcare che è stato ricacciato in lista gratuita. Agazzi è era ai margini e se n’è andato. Nainggolan è stato spedito – a peso d’oro, ok – a Roma, ma non rimpiazzato a dovere.

In tutto ciò, alla voce acquisti, è riportato l’interessantissimo nome di Adryan, che però resta una scommessa. Più una serie di incognite.

Il Cagliari è relativamente tranquillo e nel complesso non sembra nella condizione di rischiare. Però ad oggi la rosa sembra essere stata depauperata, non rinforzata.

6,5

Mercato interessante quello portato avanti dagli Etnei.

Partiti giocatori tutto sommato marginali (Tachtsidis e Lopez avevano bisogno di cambiare aria, giusto farli partire), sono arrivati due titolari sicuri – e di buon livello, soprattutto Lodi – più due giocatori che completano la rosa e danno alternative.

Stante il fatto che ad oggi la zona salvezza è a tre soli punti ecco che queste mosse, che qualcuno liquida come riduttive, potrebbero dare la spinta giusta al Catania.

Che intendiamoci, resta una delle favorite alla retrocessione. Ma i miracoli accadono.

6

Il Chievo non si è indebolito. Che nel valutare quanto fatto da alcune diretti concorrenti per la salvezza è già una notizia.

I clivensi hanno infatti fatto arrivare una serie di giocatori più o meno discreti, ma che bisogna ancora capire quanto saranno utili alla causa.

In porta è arrivato un buonissimo interprete come Agazzi, che però bisogna capire se sarà titolare oppure no. Idem per Canini, anche lui ex Cagliari (anche se arriva da Bergamo). O per Paredes, giovane girato a Verona dalla Roma per la questione extracomunitari: potenzialmente uno dei migliori in rosa. Ma si ambienterà al volo? Corini modificherà la squadra per metterlo nella situazione migliore tenuto conto che tra sei mesi se ne andrà?

Insomma, non un deciso passo avanti verso la salvezza, che sarà ancora tutta da giocare.

Ma se pensiamo che i punti sono 18 come il Bologna, che ha però ceduto il suo “campioncino”…

7

Mercato interessante quello della Fiorentina. Che perso anche Rossi per infortunio si è mossa su Matri, attaccante discreto.
Ottimo colpo però essendo arrivato in prestito gratuito dopo che solo in estate era costato 12 milioni al Milan.

Un acquisto importante proprio perché sopperisce alla temporanea assenza dei titolari (con Gomez che ha però già ricominciato ad allenarsi).

Dietro, poi, si è puntato sulla scommessa Andersson dello United e si è riportato in Italia un difensore che in maglia Lazio aveva saputo fare molto bene: Diakitè.

Nel complesso quindi un mercato sulla carte importante per la Fiorentina, che ha sicuramente aggiunto tre tasselli utili al proprio mosaico.

Ed il Napoli oggi è lontano solo tre punti…

6,5

Voto positivo più per ciò che non è successo che non per quanto accaduto.

Spiego: si vociferava delle possibili partenze di Portanova e Gilardino, che invece sono rimasti a Genova. Due “acquisti” importanti per il Genoa. Che, per una volta, non ha nemmeno avuto la classica “bulimia” da calciomercato che solitamente colpisce Preziosi.

Gli arrivi, poi, mirano a rinforzare e dare più scelte ad un allenatore che tiene molto ad un certo modulo tattico, e quindi ad avere in primis esterni di un certo tipo.

Il tutto arricchito da un Burdisso che a Genova può sicuramente ancora ricoprire un ruolo importante.

In più, si è lavorato molto in uscita. Aspetto importante se si pensa che con rose troppo ampie diventa anche difficile lavorare…

7-

Hernanes è un grande acquisto, poco da dire.

Il punto è che quando si valutano gli acquisti non si può, a mio avviso, considerare solo l’aspetto sportivo della questione. Ma vanno tenuti in considerazione tutti.

In questo senso, pagare un possibile totale di 20 milioni un giocatore di ventinove anni che tra un anno avrebbe potuto firmare un precontratto senza scucire una lira è forse eccessivo. Soprattutto considerando il fatto che per quanto sia un ottimo giocatore non sembra poter essere un vero e proprio trascinatore, il Profeta.

Indubbio dire, comunque, che sulla carta sia lui il colpo di questo calciomercato.

Esattamente come D’Ambrosio è un buon innesto. Forse però pagato un po’ troppo caro, posto che – anche qui – il ragazzo si liberava a zero a fine stagione.

Insomma, un giudizio positivo ma con qualche appunto economico.

7

Il voto che avrei dato al mercato della Juventus se non avesse preso nessuno sarebbe stato un “s.v.”. Perché di per sé alla Juventus non serviva nulla.

Poi, verso la chiusura dello stesso, è arrivato il prestito gratuito di Osvaldo. Unica vera alternativa di ruolo a Llorente, per come la vedo io.

E se prendi uno pseudo titolare della nazionale in prestito gratuito per fargli fare il backup di un tuo titolare hai fatto una ottima mossa, che rinforza il valore complessivo della tua rosa.

Detto ciò, specifico una cosa: a me Osvaldo non fa impazzire. E o in questi sei mesi dimostra di essere diventato il giocatore che qualcuno pensa possa essere oppure a 19 milioni non lo riscatterei mai al mondo (nel caso si ripeterebbe un po’ quanto accaduto coi vari Stendardo, Rinaudo, Aquilani, ecc… ovvero un riscatto alto che nasconde la non volontà di esercitarlo).

4

Sulla sponda laziale di Roma è successo un po’ quello che è accaduto a Bologna: è partito il giocatore più forte (o giù di lì) della squadra e non è stato rimpiazzato.

Punto.

6+

Squadra impantanata nelle zone basse della classifica. Che però può contare sul duo Emeghara-Paulinho. Con, da questo mercato, Belfodil come rincalzo.

Un innesto sulla carta importante per i livornesi, che sulla fascia sinistra potranno contare anche sull’apporto di Mesbah. Un giocatore che a questo livello dimostrò già a Lecce di poterci stare (tanto da finire al Milan).

Intendiamoci, il mercato lo giudico abbastanza positivamente. Ma questo certo non significa che il Livorno si salverà. Sicuramente qualcosa è stato fatto, ed è un qualcosa di globalmente positivo.

6

Difficile dare un voto al mercato Rossonero. Troppe incognite.

Taarabt si esprimerà su – quantomeno – buoni livelli? Rami eleverà il livello prestazionale del reparto arretrato? Honda potrà ambientarsi a fare il trequartista esterno? Essien ai ritmi della Serie A riuscirà ad essere almeno la metà di ciò che era un tempo?

Tutte domande cui oggi non si riesce a dare una risposta. Diciamo che potenzialmente potrebbe essere un mercato da 4 (stante anche la partenza in prestito gratuito di un giocatore pagato 12 milioni solo ad agosto) come da 8.

Quindi mediamo al 6 e stiamo a vedere cosa succederà.

7-

Un mercato ricco per il Napoli. Che però non sono convinto abbia, almeno nel breve periodo, spostato davvero qualche equilibrio.

Sono arrivati una serie di giocatori che sicuramente aumentano le alternative a disposizione di Benitez. Sulla carta, però, nessuno di questi giocatori potrebbe essere titolare (Jorginho i ragazzi di Fantagazzetta lo danno titolare, io ho qualche dubbio).

Difficile quindi etichettarlo come un “grande mercato”. Anche se, proprio visto quanto va ad arricchire in quanto ad alternative la rosa, non può che essere giudicato positivamente.

6+

Cambia fondamentalmente poco per il Parma, che cede diversi giocatori, ne fa entrare altri, ma vede la propria rosa rimanere più o meno sugli stessi valori.

Una squadra che rimane quindi potenzialmente di medio-alta classifica come è oggi.

“L’acquisto” sulla carta migliore resta quindi forse quello di Biabiany. O meglio, la sua mancata partenza con tanto di rinnovo a giugno 2018.

8

La squadra più attiva nonché quella che, al netto di Hernanes, ha chiuso gli affari più importanti.

Sono arrivati in primis tanti giovani, che danno un respiro profondo al progetto Roma.

Ma anche un giocatore come Nainggolan, tra i centrocampisti più importanti d’Italia. Nonché una alternativa interessante e ben conosciuta dal buon Garcia: Bastos.

Insomma, un mercato interessante ed intelligente da parte di Sabatini, che si riconferma ancora una volta come uno dei migliori D.S. del nostro paese.

6

Sulla carta la Sampdoria non dovrebbe essere coinvolta nella lotta per non retrocedere.

Nonostante questo ha rinforzato il proprio attacco, con l’arrivo di un Maxi Lopez che se saprà ritrovarsi sarà sicuramente l’arma in più di questa squadra, che a quel punto quindi non verrebbe sicuramente coinvolta nella lotta per non retrocedere.

Insomma, un 6 che potrebbe pagare dividendi più alti qualora la scommessa Lopez pagasse.

6

Il Sassuolo ha una società forte. Anche economicamente.

Da qui i tantissimi acquisti realizzati in gennaio.

Basteranno?

6

D’Ambrosio era praticamente impossibile da trattenere. O meglio, lo si poteva tenere, ma lo si sarebbe perso a zero. Invece Cairo è stato bravo a spremere il massimo dalla sua cessione.

A fargli da contraltare un doppio cambio a centrocampo che, nel complesso, vede un plus qualitativo per il Torino.

Quindi, un mercato quantomeno discreto. Per una squadra che, ricordo, è ancora in corsa anche per l’Europa.

5

In una annata come tante sarebbe un “s.v.” tondo tondo. Ma questa non è un’annata qualunque, per l’Udinese. Che è a soli sei punti dalla zona retrocessione.

Forse qualcosa per mettere la Serie A – che comunque non credo perderanno – in sicurezza poteva essere fatta.

6-

Partito Jorginho, rimpiazzato con Marquinho. La squadra probabilmente non ne risentirà, ma di per sé non è stata una grandissima mossa. Da fare forse in estate, quando poteva esserci più tempo e modo per trovare un’alternativa valida (anche in ottica formula con cui è stato chiuso l’arrivo del brasiliano).

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In tanti ieri avete letto l’intervista che ho fatto a Daniele Mazzanti rispetto all’attuale situazione del Milan (l’argomento di gran lunga più dibattuto di questo periodo anche sul mio blog, e non potrebbe essere altrimenti).Milan

Prendendo un po’ spunto dalle “interviste doppie” che tanto sono andate di moda negli ultimi anni ho pensato di sfruttare anche io quelle stesse domande per mettere a fuoco un po’ meglio le mie considerazioni sull’attuale situazione dei Rossoneri.

Il tutto premettendo, come leggerete nelle mie risposte, che sono bene o male d’accordo con tutto ciò che ha detto Mazinho

Allegri: esonero scontato arrivato forse troppo tardi. In che momento, secondo te, sarebbe stato ideale allontanarlo?

Personalmente avrei sostituito Allegri al termine della sua seconda stagione in Rossonero, ovvero sia subito dopo la vittoria del primo Scudetto di Conte come allenatore della Juventus.
Il perché è presto detto: quel Milan aveva un potenziale molto superiore a quello dei Bianconeri. Eppure, al netto degli infortuni, non seppe mai esprimersi come avrebbe dovuto, andando a non vincere un campionato dall’esito sulla carta scontato.
Ma attenzione, non è solo una questione di risultati: Allegri non ha mai saputo dare un gioco alla sua squadra. Due motivi più che sufficienti per cacciarlo già allora.

Una volta che si è deciso di confermarlo e si è visto che anche la scorsa stagione la squadra ha avuto non pochi problemi il minimo sarebbe stato sostituirlo sei mesi fa, in estate. Quando, soprattutto, aveva palesemente perso la fiducia della proprietà.
Penso che fargli iniziare la stagione sia uno dei più grandi errori commessi da un dirigente capace ed esperto come Adriano Galliani.

Seedorf passa dal campo alla panca nel giro di una manciata di giorni. Subirà in qualche modo un contraccolpo? Sarà l’uomo giusto per il Milan?

Scegliere un allenatore con zero esperienza come Seedorf è un grossissimo rischio. D’altro canto è però vero che raramente ho visto un giocatore così intelligente, sia tatticamente che in senso lato. Io penso che Clarence fosse un allenatore già in campo, a modo suo. E che abbia sicuramente un bagaglio culturale su cui costruire una grande carriera anche come allenatore.Clarence Seedorf
Credo poi che abbia tutte le carte in regola per impattare in maniera importante con l’ambiente Milan, andando a dare nuova linfa ad un albero piuttosto rinsecchito.
Staff importante, giovani calciatori lanciati senza troppe remore, calcio più propositivo… se l’ambiente farà in modo di proteggerlo anziché bruciarlo sì, potrebbe essere l’uomo ideale per rilanciare il Milan.

Il mercato invernale ha già visto la partenza di Matri. Cos’altro ti aspetti? La società investirà per provare a recuperare terreno?

Honda è un buonissimo acquisto. Mediatico sicuramente – basti vedere la conferenza stampa in pompa magna organizzata al suo arrivo – ma che può dare un ottimo ritorno anche da un punto di vista tecnico alla squadra. Rami non può essere invece la chiave di volta di un reparto e di una fase che negli ultimi mesi ha impressionato in maniera davvero negativissima, ma certo può essere un tassello interessante su cui provare a ricostruire un minimo di solidità.
Non sono sicuro il Milan possa iniziare ad investire già da oggi, ma per giugno qualcosa me lo aspetto. Non top player ovviamente – stante anche il fatto che dubito fortemente i Rossoneri giocheranno la Champions – ma giovani solidi su cui costruire una squadra nuova. Come detto prima più coraggiosa e propositiva.
In questo senso trovo interessante il nome di Maher (uno dei ragazzi recensiti nel mio primo libro, La carica dei 201). Ma di lui parlerò magari in un articolo ad hoc.

Guarda nella sfera di cristallo: in che posizione finirà il campionato il Milan?

Credo che se lo scossone portato dall’esonero di Allegri colpirà nel segno il Milan possa rientrare in gioco per la corsa all’Europa. Anche se, come ha detto Daniele, paradossalmente ripartire da un anno giocato lontano dall’Europa potrebbe essere un bene per dare il la ad una nuova vera rifondazione generale.

Da giugno in poi qualcuno – tra cui io – si aspetta una bella rifondazione, anche societaria. Quali prospettive?Clarence Seedorf

E’ ciò che il Milan dovrebbe fare per darsi uno slancio nuovo. Giustissimo essere riconoscenti con chi ha contribuito a tante vittorie, ma ultimamente è sembrato palese come l’ambiente si stesse un po’ imbolsendo.
Non so ovviamente se Barbara Berlusconi possa essere la donna giusta al posto giusto, ma le prime idee che sono filtrate su come vorrebbe impostare la società le trovo molto interessanti.
L’eventuale arrivo di un uomo capace e competente come Sean Sogliano, poi, sarebbe un primo passo significativo proprio in ottica rifondazione.

Rifondazione solitamente significa pazienza. Quanti anni pensi ci vorranno per tornare a competere almeno in Italia?

In linea di massima credo che i tifosi DEBBANO pazientare per almeno un paio d’anni oltre a questo. Se Seedorf vuole ripartire da zero, costruendo un nucleo di giocatori sui 20-23 anni che possa arrivare a vincere è logico che non si può pretendere di vincere subito.
Certo, ci fossero le risorse per acquistare i migliori giocatori su piazza direi che il Milan potrebbe vincere già dall’anno prossimo. Ma dato che non credo sia così, bisognerà pazientare.

Detto ciò poi tutto è ovviamente possibile. Ad esempio se i Rossoneri stessero fuori dalle coppe e costruissero un gruppo abbastanza pronto già da subito potrebbero tentare di ripetere l’impresa riuscita alla prima Juventus di Conte…

Entrambi apprezziamo molto il calcio giovanile. Chi sono, per quelle che sono le tue conoscenze, i giovani migliori che giocano nelle giovanili o che sono quantomeno sotto il controllo del Milan?

Giusto ieri ho visto la partita tra gli Allievi 1998 del Milan e i parietà del Fluminense. Qui ci gioca uno dei pezzi più pregiati della cantera Rossonera, Cutrone, che mi ha impressionato soprattutto per la sua capacità di dialogo coi compagni, più che per il fiuto del goal (già ben noto). Penso debba crescere ancora moltissimo – vista l’età è normale – ma ha sicuramente le carte in regola per diventare forse anche una delle più interessanti prime punte al mondo.
Domenica invece mi sono recato a vedere il derby Primavera, e sono rimasto impressionatissimo dall’intelligenza di Piccinocchi. Un ragazzo che con un fisico importante sarebbe già degnissimo della Serie A.

Altri nomi un po’ sparsi: il terzino Llamas, il fin troppo mediatizzato Mastour, l’ottimo Locatelli (che vidi indossare la fascia di capitano nella nazionale under 16 l’anno scorso) ed il centrale della Primavera Iotti, che ha una struttura fisica di primo livello. Oltre che ovviamente a Cristante, già arrivato in prima squadra.

Tornando alla guida tecnica, qualcuno ipotizza uno staff folto ricco di vecchie glorie ad affiancare a Clarence. Come valuti la cosa? Potrà essere un valore aggiunto o servirà a mascherare eventuali lacune di un mister senza alcuna esperienza?

Anche questa domanda avrebbe bisogno di una risposta approfondita che meriterebbe – e magari meriterà – un pezzo ad hoc.
In breve posso solo dire che una persona sicura di sé e delle persone di cui si circonda non ha paura a delegare. Gli insicuri, invece, accentrano.
Il fatto che Seedorf possa contornarsi di uno staff importante è un buon segno secondo me, sotto tanti aspetti. Bisogna però capire quali equilibri si verranno a creare, perché a prendere le decisioni poi è strettamente necessario sia una persona sola.
In linea generale, comunque, giudico positivamente un eventuale staff come quello di cui si è discusso in questi ultimi giorni.

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La notizia che un po’ tutto il popolo Rossonero aspettava, alla fine, è arrivata: Allegri è stato ufficialmente esonerato dalla carica di allenatore dell’AC Milan.Massimiliano Allegri

Un esonero assolutamente tardivo, secondo l’opinione di chi scrive.

Massimiliano Allegri, che qualcosa di buono in carriera l’ha comunque combinata ed è innegabile, andava rimosso due stagioni or sono, al termine di quel campionato – il primo – vinto dalla Juventus di Conte.

Passino i tanti infortuni patiti dal suo Milan quell’anno, ma i Bianconeri si imposero con una rosa di valore molto inferiore a quella allenata da Allegri. Che, tra gli altri, poteva contare su due assoluti fenomeni come Thiago Silva e Ibrahimovic (non per nulla venduti a peso d’oro di lì a poco).

Eppure Allegri in società, in particolar modo in seno ad Adriano Galliani, ha goduto di una fiducia smisurata, che sinceramente fatico a comprendere.

Nemmeno il pessimo inizio di stagione dello scorso anno convinse la società ad un cambio di guida tecnica. Una scelta che a qualcuno apparì azzeccata alla luce del terzo posto finale raggiunto, anche però grazie a, diciamo, non poca fortuna.

Per quanto potesse essere difficile, a quel punto, rimuovere un allenatore che dopo un inizio negativo aveva compiuto un mezzo miracolo, Galliani e compagnia sbagliarono a confermare la fiducia in Allegri. Che puntualmente, quest’anno, si è dimostrato ancora una volta non all’altezza di gestire una situazione più grande di lui.

Così l’esonero, tardivo, non poteva che essere l’unica via da perseguire.

Intendiamoci: i problemi del Milan sono più profondi di quanto possa dire il semplice esonero di un mister. Ma un cambio di guida tecnica, anche solo per provare a dare la scossa ad un ambiente sempre più molle, era doveroso.

Del resto il Milan è a -30 dalla Juventus, -20 dai preliminari di Champions, -10 dalla zona Europa League e a solo +6 dalla zona retrocessione.

Concentriamoci però proprio sul futuro tecnico della squadra, partendo da un presupposto: da giugno in poi la squadra pare sia già stata promessa a Clarence Seedorf.

Stante tutto questo, quali le possibilità che si aprono ora?

  1. Squadra a Tassotti
    Con l’esonero di Allegri la squadra sarà momentaneamente affidata a lui. Non è da scartare l’ipotesi che, stavolta, possa fare il traghettatore in solitaria, onde evitare di bruciare possibili allenatori per il futuro.
  2. Squadra a Inzaghi
    Giusto ieri ho visto il derby Primavera, vinto ottimamente dai giovani Rossoneri.
    Due piccoli dubbi: la squadra è tutta farina del suo sacco? E poi, non si rischierebbe di bruciare un giovane allenatore che potrebbe comunque avere una fulgida carriera davanti a sé?
    Infine, ultima piccola considerazione: qualora Inzaghi facesse bene cosa si farebbe a fine stagione? Lo si rispedirebbe in Primavera?
  3. Squadra a Seedorf
    Forse l’opzione migliore.
    Se la panchina è stata già davvero promessa a lui avrebbe qualche mese per prendere contatto con l’ambiente e decidere quali rami potare in vista della prossima stagione.
    Anche qui, un dubbio: qualora la squadra continuasse ad andare male non si rischierebbe di partire la prossima stagione con già un po’ di sfiducia nei suoi confronti?
  4. Squadra a Trapattoni / altro traghettatore esterno
    Nel caso in cui la soluzione interna non fosse gradita e non si volesse rischiare di bruciare Seedorf si potrebbe cercare un traghettatore – a questo punto va da sé, di esperienza – al di fuori del Milan.Clarence Seedorf

Sarà molto interessante capire quale linea prevarrà. Il tutto in attesa di capire quale sarà il futuro societario del Milan.

Con Barbara destinata a prendere il “potere”, in vista un repulisti generale?

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Non esistono allenatori capaci di non sbagliare.

Se dovessi dare una definizione dei grandi coach, quindi, direi che sono coloro i quali riescono a sbagliare il meno possibile.
Anche se in questo senso mi piace ricordare anche la definizione che ne diede Mauro Milanese nel corso di una cena cui partecipai per lavoro: “I grandi allenatori sono quelli che fanno meno danni possibili”.Walter Mazzarri

Comunque la si voglia guardare, un grande allenatore, per definirsi tale, deve essere munito di coraggio.

Che sia per lanciare un giocatore quanto per vincere una partita, credo questa sia una qualità da cui non si possa prescindere se si vuole assurgere alla perfezione.

Coraggio che sembra spesso mancare al buon Walter Mazzarri, coach con tante qualità (splendido il suo gioco in verticale ed in velocità del Napoli di Hamsik e Cavani, come evidente la sua capacità di rinvigorire giocatori in fase opaca, come Jonathan, Alvarez o Cambiasso) ma con anche limiti evidenti.

Il primo è ormai notissimo ai più e riguarda proprio la sua riluttanza a lanciare i giovani, ribadita anche quest’anno a Milano.

Se già in quel di Napoli aveva infatti fatto capire che al giovane virgulto tendeva a preferire l’esperto mestierante, all’Inter la cosa è ancora più evidente.

Proprio in estate dissi che Icardi e Kovacic, tra gli altri, avrebbero maledetto presto il suo arrivo alla Pinetina.

Certo, siamo ancora ad inizio stagione, ma le cose sono già piuttosto evidenti.

Kovacic continua a partire costantemente in panca, nonostante per talento sia uno dei giovani più interessanti d’Europa e, se non bruciato, potrebbe diventare centrocampista di alto livello richiesto da tutti i top team.

Icardi è sì infortunato, ma non è che se la passasse tanto meglio quando a disposizione.

Del resto Mazzarri schiera la sua Inter senza punte pure (l’unico attaccante, Palacio, è infatti una seconda punta). Ed in mezzo all’inventiva che potrebbe apportare il genietto croato preferisce la “solidità” dei vari Cambiasso, Taider e Guarin.

Da questo semplice ragionamento, corroborato dai fatti, nasce quindi spontanea una domanda: può Walter Mazzarri essere l’allenatore giusto di un Presidente – Thohir – che ha detto di voler puntare su giovani di valore per un progetto che rifaccia grande l’Inter?

L’altra riflessione sorge invece spontanea dopo aver visto l’atteggiamento dei Nerazzurri ieri a Bologna.

Partendo dall’ormai noto – quanto rinunciatario – 3-5-1-1, Mazzarri ha deciso di sbilanciarsi solo al 40esimo del secondo tempo, con l’inserimento di Belfodil in luogo di Campagnaro.Erick Thohir

Una decisione troppo tardiva che non ha permesso ai suoi di trovare la rete che avrebbe garantito i tre punti e, soprattutto, l’aggancio al Napoli.

Tutte situazioni in cui il poco coraggio dell’allenatore livornese si è mostrato palese.

E la solita domanda: può essere lui l’allenatore giusto per l’Inter di Erick Thohir?

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Non è, nel complesso, una grande partita quella che si consuma alla luce dei riflettori dello Juventus Stadium.

Eppure l’inizio, con il Milan in vantaggio dopo pochi secondi, faceva ben sperare.

Ma analizziamo gli aspetti principali di questo match.Andrea Pirlo

Partendo dall’arbitraggio.

Non mi piace parlarne, e chi mi segue dall’inizio lo sa, ma alle volte è anche giusto sottolineare certe prove palesemente non all’altezza.

Intendiamoci: la partita non è stata viziata, nel complesso, perché ad imporsi è stata la squadra che si è meritata la vittoria sul campo.

Tante, però, sono state le occasioni che hanno fatto storcere il naso. Entrambe le parti.

Dalla non espulsione (con conseguente non assegnazione del rigore) a Mexes (che però evidentemente voleva a tutti i costi finire anzitempo il match) all’ammonizione data a Constant, sono stati diverse le situazioni in cui non l’arbitro, ma tutto il corpo arbitrale, non è risultato essere all’altezza.

Venendo al match in sé, partiamo dal Milan.

Davvero una brutta partita per i Rossoneri. Praticamente mai pericolosi in avanti (con due goal “casuali”, nati su un errore di Pogba il secondo e su un tiro-cross sporco di Nocerino che ha pescato Muntari solo sul secondo palo) e messi male in campo, con una difesa che fatica a reggere una Juventus pur non irrestibile ed un centrocampo che prova a tamponare la situazione come può, pur combinando poco.

Muntari che risulta quindi essere l’unica nota lieta del match. Due goal per lui, che però non fruttano nemmeno un punto alla sua squadra.
E’ sicuramente lui il migliore dei suoi.

Malissimo invece l’ex più atteso del match, quel Matri passato a fine agosto al Milan, richiestissimo da Allegri.

Come ebbi modo di dire all’epoca del suo trasferimento, davvero serviva a questa squadra? Non era meglio investire in altri settori del campo?

In questo senso la colpa è comunque da spartire con la società. Un acquisto sul filo dell’inutilità fatto per accontentare un allenatore in cui il Presidente, è ampiamente risaputo, nemmeno crede più.

Il tutto quando si ha un centrocampo con un tasso tecnico bassissimo ed una difesa che avrebbe palese bisogno di rinforzi.

Matri che stasera non si fa certo rimpiangere dai suoi ex tifosi. Anzi.

Girando per i social si trovano molti supporter Rossoneri scontenti della sua prestazione. E non può essere altrimenti, visto quanto fatto stasera.

Sempre parlando di singoli, Mexes. Che oltre a non valere – a mio modo di vedere, beninteso – un posto da titolare al Milan né tantomeno i 4 milioni netti che percepisce all’anno.

Dimostra di non esserci già ad inizio partita, quando si perde Quagliarella che, per sua fortuna, la mette alta.

Poi nella ripresa l’apoteosi. Dapprima merita il rosso, provocando un rigore che non viene fischiato. Poi, non contento della grazia gentilmente concessagli da arbitro e collaboratori, decide che è proprio il caso di finire anzitempo il match.

Infine, Abbiati.

Un portiere che ha costruito un’intera carriera, a mio avviso, al di sopra delle proprie possibilità, sapendo però sfruttare alla grande quella chance che il destino gli diede nel suo primo anno da professionista, culminato con quella famosa parata-Scudetto di Perugia.

Un portiere comunque di buon livello, intendiamoci, che però non è più assolutamente adatto a certi livelli.

Possibile che un Milan capace di fare un repulisti praticamente totale dei giocatori capaci di costruire gli ultimi – in ordine cronologico – fasti Rossoneri non possa affidare a qualcun altro la propria porta?

Ovviamente, non posso non soffermarmi, passando alla panchina, su Allegri.

Un allenatore che già due anni fa, dopo che riuscì a perdere lo Scudetto in favore della prima Juve di Conte (nonostante una squadra sulla carta superiore), sarebbe dovuto essere messo alla porta.

Intendiamoci, la fortuna non lo sta aiutando. Ma lui sta sbagliando tanto, se non tutto. Ed una squadra come il Milan, che comunque conta su molti nazionali di diversi paesi, non può non avere un gioco, come invece succede da tempo.

Capisco cercare attenuanti negli infortuni o in certe squalifiche (però puntare su giocatori limitati caratterialmente porta a questo, è risaputo), però Max non è più – o forse non è mai stato – l’uomo giusto al posto giusto.

Non sembra avere in pugno la situazione. E come se non bastasse, l’abbiamo già detto, non è nemmeno benvoluto dal Presidente.

Prima sarà sollevato dall’incarico e meglio sarà per tutti.

https://twitter.com/bozzoMO/status/386949350158786560

Sempre restando alle panchine, ma passando a quella Bianconera, non sembra stia vivendo una situazione professionalmente molto migliore Antonio Conte, che in questo inizio di stagione ha sbagliato tanto.

La sua squadra non è più quella quadrata degli ultimi due anni né tantomeno quella affamatissima e mai doma del suo primo campionato allo Stadium.

Però di riffa o di raffa, a mio avviso più per le mancanze altrui che per i meriti propri, l’ha portata a casa.

Decisivo, a conti fatti, il cambio che ha visto entrare sul terreno di gioco Giovinco.

Sostituzione azzeccata che però non può far andare in ombra la questione Llorente, anche oggi sottoutilizzato (cinque minuti per lui). Possibile che contro una squadra che ha subito la maggior parte dei goal di testa non si trovi spazio per l’unica punta fisicata in rosa!?

Il già citato Giovinco che da parte sua mette in mostra, nel realizzare il goal del vantaggio, una parte del suo repertorio: grande rapidità d’esecuzione in area, sia a liberarsi dell’avversario che nel calciare poi in porta.

Un qualcosa che, ben sappiamo, fa parte del suo bagaglio tecnico. Un qualcosa che, però, ha messo in mostra raramente da quando è tornato a giocare sotto la Mole.

Che questa segnatura possa rilanciarlo? La fiducia di Conte, del resto, non gli è mai mancata…

Da rivedere, comunque, la fase difensiva della squadra. Capace di prendere due reti in una partita in cui l’attacco avversario combina pochino.

La prima realizzazione, è vero, è piuttosto fortunosa. Però va sottolineato come Muntari si trovi completamente solo, in posizione favorevole. Capisco anche non ci si aspettasse che il pallone potesse finire a lui, ma questo non può essere un alibi.

La seconda realizzazione, poi, nasce da una palla persa nella propria trequarti. Una situazione di gioco assolutamente pessima, che un allenatore non vorrebbe – giustamente – mai vedere su di un campo di calcio.

Questa cosa mi dà anche il la ad uno spunto di riflessione che riguarda i tifosi (in questo caso juventini, ma vale per tutti): Vidal e Pogba sono, anche a ragione, due idoli assoluti.

Se certi errori compiuti dai due li facessero altri (ad esempio Giovinco, ma ultimamente anche Marchisio sembra essere un po’ preso di mira oltre quanto merita) verrebbero sotterrati dagli insulti…

Infine Tevez.

Che non segna ma si sbatte moltissimo. Guadagna il calcio di punizione che vale il pareggio, carica di cartellini gli avversari (anche se quello dato a Constant è stato, come detto, ingiusto), lotta come un leone per provare a tenere sulle corde la difesa avversaria.Carlos Tevez

Nel contesto Juve difficilmente potrà competere per diventare capocannoniere. Ma è comunque un giocatore che sta producendosi su buonissimi livelli di prestazione.

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