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Archive for the ‘2012/2013’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Uno si mette comodo in poltrona per gustarsi il “Super Sunday” inglese tra City e Gunners aspettandosi di vedere chissà quale spettacolo magnetico.

Dimenticandosi però certi particolari non da poco…

Come ad esempio il fatto che, da una parte, sulla panchina di una delle quattro squadre più forti del mondo siede un allenatore che non è ancora riuscito a dare un gioco all’accolita di campioni messi a disposizione dagli sceicchi.

E che dall’altra i tempi dei vari Pires, Ljungberg, Vieira ed Henry sono finiti da un pezzo.

Così quello che ne esce è una partita dai contenuti molto inferiori alle aspettative.

Perché i padroni di casa restano appunto vittime di quella cronica mancanza di un gioco che possa dare un senso alle presenze in campo di grandissimi giocatori come Aguero e Silva.

Non è quindi un caso se per sbloccare il risultato i Citizens debbano affidarsi a un calcio piazzato: a bucare Mannone ci pensa infatti Lescott, che svetta di testa in area avversaria sugli sviluppi di un calcio da corner.

Allo stesso modo l’Arsenal non ha più quel gioco frizzante e ficcante che aveva qualche anno fa, quando pur senza vincere nulla al di fuori dei patri confini era oggettivamente una squadra in grado di impaurire chicchessia.

Ma non solo.

La lacuna più grave di questa squadra risulta essere là davanti.

Troppo pesante la partenza di Robin Van Persie, trasferitosi sulla sponda “rossa” di Manchester a buttare palloni in rete a ripetizione (è già a quota 5 in campionato, e siamo alla quinta giornata).

Questo anche perché il buon Wenger prende delle scelte quantomeno discutibili, schierando Gervinho (giocatore che personalmente trovo anche sopravvalutato) unica punta, con alle spalle il trittico Podolski-Ramsey-Cazorla.

E se potremmo anche passare quei tre trequartisti (per quanto ci sarebbe tanto da dire anche qui) è logico che non può essere Gervinho unica punta il giocatore in grado di non far rimpiangere, dalle parti dell’Emirates, la dipartita di Campioni come Titì Henry e RVP.

Però certo, se Wenger è seduto su quella panchina ed io su questa poltrona un perché ci sarà anche…

L’Arsenal, comunque, riuscirà a trovare il – meritato – pareggio.

Come?

Ma sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ovviamente!

A colpire è guarda caso ancora una volta un difensore centrale, Koscielny, che sfrutta una mischia in area per bucare Hart.

Tristezza, se si pensa il potenziale tecnico in campo.

Un bel sussulto, comunque, questa partita me lo regala: subito dopo il goal dell’1 a 1 Kompany – ovviamente salito per situazione di calcio piazzato, tanto per cambiare – riceve in area, stoppa di petto e rovescia in buono stile, trovando però la pronta risposta di un Vito Mannone molto bravo a chiudere anche la ribattuta di Aguero.

Finisce pari una partita che sinceramente avrei anche potuto non vedere.

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E’ un Liverpool in crisi profonda quello che ospita lo United in occasione della quinta giornata di campionato.

Reduci dalla rocambolesca vittoria di Berna, infatti, i Reds si trovano in terz’ultima posizione con due soli punti guadagnati in ben quattro match disputati.

Con questi presupposti ci si aspetterebbe di vedere una squadra chiusa all’angolo per novanta minuti, come un pugile suonato. Invece è un Liverpool dominante, che non si risparmia e cerca di non dare respiro agli avversari.

Però il calcio è uno sport veramente strano, che non ha nulla di scontato.

E così come il Liverpool è bravissimo e generosissimo a non accettare un verdetto che parrebbe scontato lo United è altrettanto spietato nell’attendere, attendere, attendere… e colpire nel momento migliore.

La partita, inutile dirlo, prende una piega decisa quando Jonjo Shelvey, protagonista assoluto con la doppietta di Berna in Europa League, si fa espellere per un fallaccio sulla trequarti avversaria (in tutta sincerità non so se ci potesse stare il rosso, almeno un arancione sì).

Siamo alla fine del primo tempo, ed il Liverpool si trova così a dover disputare cinquanta minuti in inferiorità numerica.

La cosa, a dire il vero, non scuote Gerrard e compagni, che continuano a caricare la porta avversaria col cuore grondante di generosità.

Il tutto fino a far capitolare Lindegaard, che a cinquanta secondi dall’inizio della ripresa non può nulla sulla girata di Gerrard, che riceve palla in area, la mette giù di petto e buca l’estremo difensore avversario come il più esperto dei bomber.

Ecco, in situazione di undici contro undici il match sarebbe forse segnato.

Ma il Liverpool è in dieci, e nonostante questo non resta ad aspettare nella propria metà campo gli avversari, piuttosto deludenti a dirla tutta. Continua a provarci.

Così dopo nemmeno cinque minuti è già pareggio. Con Rafael che spinge sulla destra, scarica, si porta in area e ritrova lì il pallone, che riesce a spedire d’interno sinistro a filo del palo lungo, assolutamente inarrivabile per il malcapitato Reina.

E’ un pareggio amaro per il Liverpool, nel complesso immeritato da parte Red Devils.

Il Dio del calcio è però veramente spietato. E a dieci dal termine Valencia si invola in contropiede, entra in area e finisce a terra sull’intervento in recupero di Johnson. Che, saltato a centrocampo, è poi un po’ troppo irruento nel tentare di stoppare l’esterno ecuadoriano. Ma che, altresì, nel complesso non sono nemmeno così sicuro commetta fallo.

Sul dischetto si presenta comunque Robin Van Persie, che si prende la testa della classifica marcatori in solitaria firmando la quinta rete della sua stagione di Premier (per onor di cronaca, Reina arriva sulla palla ma riesce a toccarla e basta, senza deviarla in maniera decisiva).

Punizione oltremodo dura per un Liverpool assolutamente meritevole di ben altro risultato.

Giocassero sempre così, i Reds, non avrebbero e non avranno comunque problemi a salvarsi e anzi, con ogni probabilità tornerebbero a lottare per il traguardo che più gli compete: l’Europa.

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