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Cinque anni e due settimane fa scrissi un articolo su di un sedicenne che tra Europei e Mondiali under 17 mi aveva colpito molto: l’allora interista Marco Ezio Fossati.

Da allora moltissima acqua è passata sotto i ponti. In primis il ragazzo è tornato al Milan, che aveva “tradito” poco prima. Qui però l’amore non è mai sbocciato davvero.

Così dopo un anno in Primavera, condito da 8 goal in 25 presenze, il giovane nativo di Monza accetta di scendere addirittura in Lega Pro, giocando un anno a Latina. Per passare poi, la scorsa stagione, all’Ascoli. E diventare quest’anno uno dei protagonisti della cavalcata de la Bari, che dopo essere arrivata ai preliminari ha asfaltato il Crotone, centrando la semifinale dei playoff e facendo continuare il proprio sogno.

Diciamolo subito: cinque anni fa Fossati era considerabile indubbiamente uno dei migliori classe ’92 al mondo. Magari non al livello del già – almeno mediaticamente – fenomenale Neymar, ma sicuramente alla pari dei vari Ter Stegen, Gotze, Perin, El Shaarawy, Coutinho, Ben Khalifa (un altro un po’ persosi), ecc.

Poi?

Poi il ragazzo – che nel frattempo ricevette una super offerta dal Manchester City, rispedita però al mittente – decise di mollare l’Inter per tornare al suo primo amore. Nel farlo, però, perse praticamente un anno di gioco. E chissà, forse questa cosa contò.

Sia quello che sia, è indubbio che ad oggi il ragazzo non abbia ancora mantenuto le promesse fatte allora.

Però, c’è sempre un però.

Se vi dico Matteo Darmian cosa vi viene in mente?

A me un ragazzo di Rescaldina – cittadina delle mie zone, per altro – cresciuto, guarda caso, nel Milan, che dopo un discreto peregrinare ha trovato sulla sponda Granata di Torino la propria consacrazione, conquistandosi addirittura la chiamata per il Mondiale.

Il tutto, a 24 anni.

Perché signori, il problema è alla radice. Sarà pur vero che negli ultimi anni c’è stato un certo calo di talento nel nostro calcio e nei nostri giovani, ma è ancor più certo che il nostro sistema non punta su di loro e non li valorizza.

Così un giocatore che altrove potrebbe tranquillamente giocare titolare in una massima serie a vent’anni, da noi solitamente è perso in mille prestiti, per lo più nelle serie minori.

Poi in qualche modo, sgomitando, riescono a farsi largo, come Darmian. E allora, alla fine, qualcuno capisce, riconosce e premia il loro talento.

Tutto questo per dire cosa?

Fossati oggi non fa “la differenza” in Serie B. Perché dovrebbe tornare utile al Milan?

Beh, io una chance gliela darei.

Posto che vada come vada di certo non potrà stare ancora in Serie B, ma DEVE giocare in A, è ora che i Rossoneri inizino a programmare il futuro con oculatezza, valorizzando in primis quanto prodotto dal proprio settore giovanile (che resta tra i più interessanti d’Italia).

A questo punto perché non dare una chance, almeno come backup, ad un giocatore così tecnico e dinamico al tempo stesso?

La mediana milanista quest’anno non ha brillato in nessuno dei due aspetti. Capisco che un Montolivo o un De Jong (che dopo le dichiarazioni rilasciate oggi immagino partirà) siano più affidabili, ma è ora di rischiare un pochino.

Così se dalla Primavera si potrebbero promuovere giocatori come Iotti, Tamas, Cristante e Petagna, ecco che far rientrare dal prestito e valorizzare Fossati potrebbe essere un’altra ottima idea.

Perché del resto il Milan vuole tagliare i costi. Benissimo.

Venda un po’ di giocatori di una certa età e/o palesemente inadeguati, e punti su qualche giovane.

Se è vero che Fossati non ha ancora mantenuto le promesse, è altrettanto vero che resta un giocatore molto interessante, che potrebbe a breve consolidarsi come fatto da Darmian. E allora anche in quel caso, poi, partirebbero i “perché non ci abbiamo puntato?” del caso…

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Riporto qui il pezzo scritto per il Pallonaro riguardo all’esperienza vissuta domenica scorsa in quel di San Siro.

Guardare una partita essendo presente allo stadio piuttosto che godersela standosene al comodo in poltrona è diversissimo, e sotto molti punti di vista.
Come in ogni cosa ci sono i pro ed i contro: da una parte hai la possibilità di goderti al meglio i movimenti di tutti e ventidue gli effettivi in campo, di vivere la partita immerso nello stesso ambiente in cui si calano i suoi protagonisti, di respirare calcio ancor più che da casa. Dall’altra, però, è pur vero che distrarsi è più facile, che non hai uno zoom come quello della telecamera che può consentirti di seguire al meglio ogni fase di gioco, che non esistono replay per farti apprezzare meglio un’azione in cui tutto non ti è chiaro e, perché no, rischi anche di tornare a casa dopo aver preso una dose di freddo che tutto sommato ti saresti voluto evitare.

Tutto questo per dire cosa?
Semplice: domenica mi sono potuto recare allo stadio di San Siro, su invito della Gazzetta dello Sport, per assistere a Milan – Bari, ovvero sia il più classico dei testa-coda. Il tutto è stato possibile in corrispondenza con il lancio di una campagna pubblicitaria come “Tutto il rosa della vita”, che ha portato noi spettatori ad assistere, nel pre-partita, ad un divertentissimo siparietto in cui attori mascherati da calciatori sono scesi in campo per fare un po’ di tutto, dal simulare giochi da spiaggia sino al ballare a mo’ di Nureyev.

Partita tutto sommato non propriamente esaltante, quella cui ho potuto quindi assistere dal primo anello arancio di San Siro.
Da una parte un Bari molto più che remissivo, capace di passare in vantaggio solo grazie ad uno schema su calcio piazzato (e, soprattutto, grazie ad un errore quasi incredibile di un po’ tutta la difesa milanista, assolutamente immobile sul taglio di Rudolf), dall’altra un Milan che ha probabilmente compiuto l’errore di prendere troppo sotto gamba l’impegno, finendo per giocare una prima frazione assolutamente senza mordente riuscendo a scuotersi solo dopo i quindici, preziosissimi, minuti di intervallo.

Milan che quando ha deciso di accelerare ha comunque palesato la propria netta superiorità tecnica. Ma del resto quando si possono schierare giocatori come Pato, Robinho, Ibrahimovic e Cassano difficilmente si finirà con l’incappare in avversari tecnicamente più dotati.
A favorire il ritorno del Milan, che nel secondo tempo segnerà tre reti (di cui due però giustamente annullate), sarà comunque, ancor più di questa superiorità, l’atteggiamento del Bari, che nel secondo tempo non farà nemmeno più finta di “giocare” la partita. Chiusisi nella propria metà campo, difatti, i giocatori di Mutti finiranno col difendersi quasi costantemente con ben sei uomini in linea ed un centrocampo a tre a fare quasi esclusivamente da filtro, anziché pensare anche alla costruzione del gioco.
Atteggiamento tattico davvero ai limiti del guardabile e che soprattutto consegnerà in pieno le chiavi del match al Milan.

Atteggiamento, questo, che non cambierà nemmeno quando il Milan finirà col rimanere in inferiorità numerica. E qui debbo per un attimo aprire una parentesi: seguendo il match dallo stadio non mi ero assolutamente accorto del colpo inferto da Ibrahimovic a Rossi, perché impegnato a seguire il pallone più che il resto. Avessi avuto la possibilità di godermi subito un replay…
Anche in dieci, comunque, il Milan non arretrerà di un sol passo, né il Bari proverà anche solo a fingere di avanzare. E il tutto si tramuterà nell’1 a 1 di Cassano, con Emanuelson a bucare benissimo il fronte destro della difesa barese con un bel filtrante a servire Antonini, il cui cross sarà un cioccolatino per Antonio da Bari Vecchia, bravo a girare in porta il pallone.

In conclusione, quindi, una piccola parentesi proprio sul caso Ibrahimovic: nel rivedere le immagini il colpo a Rossi è netto ed ingiustificabile. Giustissima quindi l’espulsione, così come ci stanno le tre giornate di squalifica inflitte al giocatore.
Un po’ un peccato, invece, il paventato ricorso che il Milan sarebbe pronto a fare per tentare di diminuire la squalifica: le immagini sono inequivocabili e di fronte a gesti così palesi le società dovrebbero avere il buon gusto di non provare ad intervenire in tal senso.

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Domenica ho avuto l’onore ed il piacere di recarmi a San Siro, su invito della Gazzetta della Sport, in occasione dello scontro tra Milan e Bari, ovvero sia il più classico dei testa-coda. E proprio seguendo la partita dalle tribune anziché dalla televisione ho potuto fare caso a delle sfumature che vengono perse nel seguire i match da casa (va comunque altresì detto che ce ne sono altrettante che vengono invece perse nel guardare una partita allo stadio piuttosto che in tv). Ecco quindi qualche spunto interessante su cui mi è venuto da riflettere in merito a questo match.

Termina di leggere questo articolo su Pianeta Sport

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Domenica 13 marzo ho avuto la possibilità di recarmi allo stadio, su invito della Gazzetta dello Sport, a vedere Milan-Bari, ovvero sia la prima contro l’ultima classificata della nostra Serie A.
Il tutto, come avrò poi modo di constatare una volta là, per seguire da vicino quanto organizzato dal giornale Rosa stesso nell’ottica della sua campagna “Tutto il rosa della vita“.

In questo senso davvero molto simpatico, ed apprezzato dal pubblico, il siparietto del pre-partita: attori travestiti da calciatori che una volta scesi in campo si sono messi a fare di tutto. Da chi si è messo cuffia ed occhialini ed ha simulato una nuotata, a chi si è messo a ballare, fino a chi ha giocato a racchettoni o a frisbee.
Siparietto piuttosto inusuale ma che ha davvero messo di buon umore tutti quanti, sugli spalti.

Una volta usciti dal campo gli attori, quindi, spazio alla partita.

Primo tempo piuttosto moscio, con un Milan poco convinto e scarsamente incisivo, forse sceso in campo sottovalutando un po’ un impegno che sembrava ampiamente alla portata ed un Bari fin da subito pronto a fare barricate più che ad incidere offensivamente.

Nonostante questo è comunque proprio la squadra ospite a passare piuttosto clamorosamente in vantaggio, gelando davvero tutto lo stadio (meglio non riportare qui i commenti che hanno seguito il goal dei Galletti…).

Notevole, in tal senso, l’errore della retroguardia Rossonera, assolutamente immobile sulla posizione di Almiron con un Rudolf lasciato quindi liberissimo di tagliare da sinistra fin sul primo palo per battere poi Abbiati con un diagonale tutto sommato non irresistibile.

Match che cambia quindi nella ripresa quando il Milan, alla ricerca della vittoria, scende in campo in maniera molto più convinta rispetto ai primi quarantacinque minuti, mettendo alle corde gli avversari.

Bari che finisce quindi col difendersi con addirittura sei uomini, tenendo comunque tendenzialmente tutta la squadra dietro alla linea del pallone. Scena quasi triste, potremmo dire.

Seconda frazione in cui succede comunque un po’ di tutto. Nella metà campo barese.

Perché, ed anche questa è cosa che oserei dire triste, i baresi rinunciano praticamente a giocare, anche solo di rimessa. In quarantacinque minuti, difatti, i giocatori di Mutti riescano a rendersi pericolosi in una sola occasione.
Dire poco sarebbe un eufemismo.

Succede di tutto, dicevo. Perché al Milan vengono annullati – probabilmente giustamente – due reti. E viene pure espulso Ibrahimovic, anche in questo caso in maniera corretta.

La prima rete annullata, giusto in apertura di ripresa, la sigla Robinho che va a raccogliere una sponda aerea di Ibrahimovic per bucare Gillet sottomisura. Il tutto succede giusto in linea a me e debbo dire che, a naso, pareva che il fantasista brasiliano fosse in effetti – per quanto di molto poco – in fuorigioco.

La seconda viene invece annullata allo stesso Ibrahimovic, che lanciato dalle retrovie stopperà di braccio per poi battere Gillet senza grossi problemi.

Ibrahimovic che, come detto, poco più tardi sarà espulso per una manata in pancia a Rossi, che dopo aver ricevuto un cazzotto da Chivu finisce vittima anche di un raptus di follia dello svedese.

A decidere il match è quindi Antonio Cassano da Bari Vecchia. Subentrato nella ripresa, difatti, l’ex talento dei Galletti andrà a sfruttare alla grande un cross di Antonini, a sua volta ben imbeccato da Emanuelson, bucando Gillet al volo.

Partita tutto sommato non esaltante, ma che di certo valeva la pena vedere.

Per ulteriori spunti tattici vi rimando quindi al pezzo scritto per Pianeta Sport e che si riferisce proprio a questo match.

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Massimo risultato col minimo sforzo per una prestazione macchiata solo dal brutto gesto di Chivu, su cui ora aleggia la possibilità di ricevere una squalifica esemplare.
E, in tutto ciò, il Bari affonda sempre di più…

Bari

Gillet: 5
Non può molto sul primo ed il terzo goal, ma è pesantemente colpevole sul goal di Pazzini.

Masiello: 5
Discreto primo tempo, nella ripresa subisce molto la brillantezza di Eto’o, in particolar modo.

Rossi: 6
Buon match per lui che si prende anche un pugno in faccia da Chivu  continuando comunque a giocare.

Glik: 6
Si disimpegna bene, dimostrando di essere un buon innesto per questa squadra.
(Dal 91′ Rivas: s.v.)

Parisi: 5,5
Se la cavicchia su Maicon, riuscendo però a spingere a dovere in pochissime occasioni.

Donati: 6
Tanta quantità per l’ex Celtic.

Almiron: 6,5
Avesse giocato tutto il match come il primo tempo meriterebbe sette, come minimo. E’ comunque lui il migliore tra i padroni di casa.

Gazzi: 6,5
Più continuo di Almiron, si spende bene sia in fase di interdizione che d’inserimento.

Bentivoglio: 5,5
Discreto nei primi quarantacinque minuti, scompare alla distanza.

Okaka: 5
L’atletismo non basta.

Rudolf: 5
Persosi nel nulla.
(Dal 69′ Huseklepp: 5,5
Si da molto da fare, ma non combina moltissimo. Volenteroso.)

Inter

Julio Cesar: 7
Super miracolo su di una punizione di Almiron nel primo tempo, bella parata su Gazzi nel secondo. Determinante ancora una volta.

Maicon: 6,5
Non è ancora il miglior Maicon, ma sembra in crescita.

Ranocchia: 6,5
Buona prestazione. Il futuro della difesa Nerazzurra – e Azzurra – passa da lui.

Materazzi: 6
Si limita al compitino.

Chivu: 1
Il video dice tutto.

Zanetti: 7
Un sei e mezzo che diventa sette per ciò che fa in chiusura, sul terzo goal. Incredibile questo ragazzo, davvero.

Thiago Motta: 5,5
Piuttosto sottotono e falloso.

Kharja: 6,5
Un goal e un assist, ma una prestazione che nel complesso non è esaltante.

Eto’o: 7
Nel primo tempo stenta un pochetto, nella ripresa diventa devastante. E’ il trascinatore di questa Inter.
(Dall’87’ Cambiasso: s.v.)

Pazzini: 6,5
Non si vede moltissimo, ma piazza la zampata che chiude il match. E’ appena arrivato, ma si è subito inserito alla grande.

Milito: 5
E’ solo l’ombra del Diego Milito apprezzato lo scorso anno.
(Dal 60′ Sneijder: 6,5
Le qualità non si discutono, deve solo ritrovare la continuità dello scorso anno.)

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CRONACA

La Juve inizia subito con un pressing piuttosto alto. Proprio questo dà modo ai giocatori di Delneri di creare, quando ancora non era scoccato il quinto minuto di gioco, un’occasione importante: Krasic ruba palla a Rossi e dopo averlo superato in velocità centra un pallone per l’accorrente Quagliarella, che è però ben controllato da Andrea Masiello, attentissimo a chiudere in corner.
Proprio sugli sviluppi del calcio d’angolo è uno degli ex della partita, Bonucci, a provarci; il tentativo del centrale Azzurro non sortisce però l’effetti sperato.

Bisogna quindi aspettare il ventunesimo per vedere un’altra occasione.
E’ il Bari, in questo caso, a costruirla: Ghezzal scarica poco oltre il limite dell’area ad Alvarez che gli restituisce il pallone bucando la retroguardia juventina e liberando l’attaccante algerino a tu per tu con Storari che si dimostrerà però all’altezza, chiudendo in angolo.

Dodici minuti più tardi è Melo a farsi pericoloso: Marchisio lotta su di un pallone sui venticinque metri e lo appoggia proprio al compagno di reparto che dopo aver scambiato con Del Piero s’infila in area per chiudere il triangolo scaricando poi un destro velenoso che si spegne, deviato, di poco oltre il palo.

Con le squadre piuttosto chiuse, quindi, si capisce che un’opzione da non scartare assolutamente è quella della conclusione da fuori. Così Belmonte quando va trovarsi con la palla tra i piedi da una trentina scarsa di metri decide di provarci direttamente; la mira, però, non è certo delle migliori, con il pallone che va a spegnersi ben oltre il palo alla destra di Storari.

E’ comunque questo il preludio all’1 a 0 del Bari: Alvarez scarica a Donati chiedendo l’uno-due ma l’ex centrocampista dei Celtic Glasgow  decide di far da sè liberandosi di Marchisio per poi scaricare di sinistro là dove Storari potrebbe arrivare solo qualora munito di retrorazzi.
Leggerezza marchiana del centrocampista Bianconero, molle e assolutamente non all’altezza nell’occasione. Marchisio che subirà poi a livello psicologico la botta dell’errore: un minuto, infatti, e finirà col prendersi anche un cartellino giallo evitabilissimo, per un fallo inutile su Almiron effettuato giusto nel cerchio della metàcampo.

Prima frazione di gioco che si chiude quindi con un 1 a 0 che tutto sommato ci può stare frutto di un Bari sicuramente più in palla degli avversari, che sembrerebbero aver iniziato il campionato un po’ come avevano chiuso quello dell’anno precedente.

In apertura di ripresa è il neoentrato Martinez, imbeccato al limite da Del Piero, a provarci. Il suo destro non trova però il modo di bucare Gillet.
Sul ribaltamento di fronte Almiron buca con un grande filtrante la difesa juventina lanciando Alvarez che s’infila alle spalle di De Ceglie per poi però tentennare troppo una volta entrato in area, mangiandosi una ghiottissima occasione per chiudere il match raddoppiando il vantaggio firmato da Massimo Donati.

Al sessantaduesimo è Barreto a sfiorare il goal: sugli sviluppi di un angolo la difesa juventina libera malamente ed i baresi ributtano il pallone in area con la punta brasiliana che scatta sul limite del fuorigioco saltando l’uscita di Storari ma allargandosi troppo. Il suo piatto destro a cercare la porta, quindi, è liberata in angolo da Chiellini.
Sugli sviluppi di questo ennesimo corner, quindi, è Salvatore Masiello a provarci dalla distanza, ma il sinistro del terzino barese è centrale e risulta quindi facile preda di Storari.

Al sessantasettesimo torna a farsi vedere la Juve: cross di Chiellini in direzione di Quagliarella che non impatta però il pallone, pressato da Masiello. Punta juventina che chiederà poi a gran voce un rigore però più che mai dubbio e che, stante le immagini, nemmeno il sottoscritto avrebbe concesso.
Cinque minuti e il Bari torna vicino al raddoppio: Kutuzov serve in area Ghezzal che perde però quella frazione di secondo che permette a De Ceglie di chiudere la diagonale, andando a deviare un pallone che sembrava destinato a bucare la rete.

A tempo ormai scaduto, quindi, la Juve ha una delle sue pochissimi occasioni del match: Del Piero batte una punizione che Sissoko spizza, prolungando il pallone sul secondo palo. Palla che arriva quindi a Quagliarella, il cui mancino è però chiuso troppo e fa spegnere la palla a lato.
Ancora più ghiotta l’occasione seguente: sempre Del Piero scodella in area un calcio piazzato che libera Chiellini; il colpo di testa del centrale Azzurro non è però all’altezza, con la palla che termina alta sopra la traversa.

COMMENTO

Ha cambiato tanto la Juventus in questa estate di fuoco. E forse si tratta solo di dare tempo al tempo.
L’inizio, però, non è certo dei migliori.

Storari fa il suo, e sul goal può davvero pochino. La difesa regge ma non come dovrebbe, scricchiolando più volte soprattutto sulle corsie esterne dove sia Motta che De Ceglie non danno ancora le giuste garanzie, quantomeno non nella fase che dovrebbero curare di più. Gli esterni offensivi, quattro in tutto il corso del match, non incidono e i centrali di centrocampo, fatto salvo un buon Felipe Melo (probabilmente il migliore dei suoi), non danno l’apporto sperato. I due attaccanti, infine, risultano impalpabili.

E’ questa la radiografia di una squadra assolutamente deludente: dopo i primi minuti di sostanziale equilibrio, infatti, è il Bari ad uscire e fare la partita.

Pugliesi che ripropongono quindi il gioco brioso, arioso e spumeggiante già mostrato lo scorso anno fatto di grande solidità ed attenzione in fase difensiva (dove le partenze di Bonucci e Ranocchia non hanno assolutamente pesato, oggi), geometrie precise, ali ficcanti e punte molto mobili.

Se Ventura è quindi, ancora una volta, promosso a pieni voti, qualcosina da chiedere a Delneri ci sarebbe anche.
Stante il fatto che è pratica consona quella di cambiare uno se non entrambi gli esterni d’attacco, proprio per sfruttare al meglio le fasce laterali con uomini sempre quanto più possibile freschi, è anche vero che sorgono dei dubbi rispetto al replicare questa strategia anche in seno alla Juventus. Innanzitutto perché così facendo si finisce col far giocare un solo tempo a Krasic, che teoricamente è l’acquisto di punta del proprio mercato. E poi perché, in questo modo, non si sfrutta la peculiarità migliore di Pepe: la resistenza allo sforzo nell’arco dei novanta minuti.

Criticabile, poi, anche il terzo cambio: Melo, come detto, era forse il migliore in campo tra i giocatori con la maglia Bianconera e sostituirlo non è sembrata la mossa migliore che si potesse fare né a livello tecnico né a livello psicologico. Tutti sappiamo, infatti, la brutta annata, culminata in un Mondiale quasi disastroso, passata la scorsa stagione da Felipe Melo: un’iniezione di fiducia oggi non avrebbe potuto fargli che bene.

Nel contempo quantomeno un appunto spero mi sia permesso di farlo anche rispetto alla squadra titolare: Lanzafame è parso il giocatore forse più in forma dell’intera rosa juventina. Questo tanto oggi quanto nelle uscite estive. Non che poi abbia cambiato la partita, intendiamoci, ma il suo brio si è sicuramente fatto sentire. Forse lanciare lui dal primo minuto sulla fascia opposta rispetto a quella di Krasic avrebbe potuto giovare.

MVP

Chi si ricorda la versione torinese di Almiron resterà sbigottito nel vedere la prestazione odierna del centrocampista argentino.

Letteralmente dominante a centrocampo, infatti, uno dei tanti ex della partita risulterà come il migliore dei suoi: corsa, ripiegamenti e tanto tanto fosforo che applicato alle geometrie di cui si rende protagonista porta il gioco dei padroni di casa a scorrere fluido esattamente come tutti ce lo ricordavamo.

TABELLINO

Bari vs. Juventus 1 – 0
Marcatori: 43′ Donati
Bari (4-4-2): Gillet; S. Masiello, A. Masiello, Rossi, Belmonte; Alvarez (91′ Pulzetti), Gazzi (16′ Donati), Almiron, Ghezzal; Barreto (76′ Castillo), Kutuzov. A disp.: Padelli, Raggi, Parisi, Rivas. All: Ventura
Juventus (4-4-2): Storari; Motta, Chiellini, Bonucci, De Ceglie; Pepe (58′ Lanzafame), Felipe Melo (63′ Sissoko), Marchisio, Krasic (46′ Martinez); Del Piero, Quagliarella. A disp.: Manninger, Grygera, Legrottaglie, Aquilani. All: Delneri
Arbitro: Banti di Livorno
Ammoniti: Marchisio, Bonucci(J) Belmonte(B)

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La Roma scende a Bari per affrontare una delle squadre più interessanti del campionato con una prospettiva interessante: qualora l’Inter non facesse bottino pieno con il Bologna, magari per via delle distrazioni portate dalla Champions, i Giallorossi avrebbero infatti la possibilità di scavalcare i Nerazzurri in vetta al campionato, andando a mettere quindi una ciliegina sulla torta cucinata la settimana precedente, con la vittoria nello scontro diretto.

Alvarez, qui contrastato da De Rossi, è uno dei fattori di questo Bari

CRONACA
E’ Totti, dopo quattro minuti di gioco, il primo a provarci: il suo tiro su una punizione dalla distanza è però smorzato da un difensore, con il pallone che è quindi facile preda dell’estremo difensore belga che difende la porta barese.

Al nono è però il Bari a rendersi pericoloso: un’azione rapida dei padroni di casa libera Alvarez sulla destra che dopo aver saltato un uomo mette in movimento Barreto in area. Il tiro dell’ex Udinese è però respinto da un difensore Giallorosso, che s’immola per salvare la propria porta.

Cinque minuti più tardi torna a farsi vedere la Roma: Totti e Toni, due Campioni del Mondo in carica, dimostrano di intendersi a meraviglia con il capitano romanista che pennella un cross perfetto che dopo aver scavalcato Andrea Masiello termina giusto sulla testa dell’ex Viola, che mette però a lato schiacciando il pallone sul fondo.
Al diciassettesimo è invece Vucinic a dimostrare tutta la sua qualità: l’attaccante montenegrino mette infatti in grossa difficoltà la retroguardia barese che riesce però a chiuderlo in qualche modo. Non avendo lo spazio per scoccare il tiro Mirko appoggia quindi centralmente per l’accorrente De Rossi che calcia di prima intenzione mettendo però il pallone a lato.

E’ comunque questo il preludio del goal, ed a segnarlo è proprio Vucinic: Toni riceve palla da capitan Totti al limite dell’area e la dà dentro al compagno che taglia dentro un po’ alla Perrotta, portandosi in area per siglare la rete del vantaggio.

La Roma comunque non ha intenzione di accontentarsi e nonostante il Bari provi a giocare la sua partita al venticinquesimo sono proprio gli ospiti a portarsi vicino al raddoppio quando Toni si libera bene tra due avversari sulla sinistra per penetrare poi in area, calciando però il pallone a lato.

Alla mezz’ora Alvarez, uno degli ex della partita, dimostra di poter essere un fattore: la sua velocità è infatti ormai leggendaria ed è proprio ad un quarto d’ora dal termine della prima frazione che decide di dar dimostrazione di quanto sappia volare, più che correre. Così dopo aver saltato Riise lo semina con facilità, per crossare poi un pallone basso su cui è però un difensore Giallorosso ad intervenire spazzando.

Vucinic esulta parlando con una telecamera dopo la rete dell'1 a 0

In apertura di ripresa il Bari si fa subito pericolosissimo: un’azione sulla sinistra della difesa romanista mette in grave difficoltà il reparto arretrato della squadra di Ranieri che si fa quindi trovare scoperta sul lato opposto, là dove viene liberato il neo entrato Rivas. L’ala argentina, quindi, dopo aver stoppato il pallone salta Cassati per provare poi ad incrociare sul secondo palo, con l’intervento salvifico di Riise, che mette la palla in angolo.
Giusto il tempo di tirare il fiato dopo l’occasionissima avuta che Barreto libera Alvarez al tiro. L’ala honduregna dimostra però di essere tanto veloce quanto imprecisa nelle conclusioni, mettendo il pallone a lato.

Poco prima del sessantesimo Pizarro perde una palla sanguinosissima a centrocampo e dà il via ad un rapido contropiede del Bari, tamponato dalla buona chiusura di Burdisso che riesce però solo a rallentarne l’azione, senza impossessarsi del pallone. Così dopo che lo stesso termina tra i piedi di Gazzi arriva la verticalizzazione per Barreto, con la punta carioca che lo colpisce in maniera sporca beffando Julio Sergio ma mettendolo a lato. Il tutto è comunque reso vano dal fischio arbitrale: per Rizzoli ed i suoi collaboratori l’ex Udinese è infatti partito in posizione irregolare.

Poco dopo, sul fronte opposto, Toni e Totti dialogano bene ancora una volta. Questa volta è però la punta ex Bayern a vestire i panni dell’assistman, andando a coprire palla in area per appoggiarla poi al proprio capitano. Il tiro del Pupone è comunque piuttosto molle, diventando quindi una facile preda di Gillet.

Il secondo tempo è comunque meno acceso della prima frazione. Ad un quarto d’ora dal termine, però, lo stesso si infiamma con Barreto che semina il panico nella retroguardia avversaria; il suo tiro è però parato in qualche modo da Julio Sergio, con la difesa che poi chiude su Castillo.
Questa azione, però, non serve a suonare la carica: nonostante manchi una manciata di minuti ed i padroni di casa si trovino sotto, infatti, il Bari non riesce a dare l’accelerata decisiva alla ricerca del pareggio, tanto che sono i Giallorossi a continuare a tenere le redini del gioco saldamente nelle proprie mani.

COMMENTO
E’ una Roma non certo incontenibile ma davvero ben messa in campo quella che sfida il Bari per provare, quantomeno, a restare in scia alla capolista. Una Roma che non si mette a strafare ma nonostante questo resta in controllo assoluto del match praticamente dall’inizio alla fine dello stesso.

Nicola Belmonte, il terzino destro barese, è qui contrastata dall'autore del goal che vale la vittoria romanista: Mirko Vucinic

La contemporanea netta imposizione Nerazzurra sul Bologna, unita alla vittoria Rossonera di Cagliari, lasciano comunque invariata la situazione nelle primissime posizioni di classifica con la Roma che nonostante abbia compiuto qualcosa di notevole andando a vincere a Bari (un campo che aveva mietuto molte vittime) non riesce comunque ad effettuare il sorpasso in vetta alla classifica.

MVP
Nonostante a suo tempo lo criticai anche apertamente per una gestione spesse volte quantomeno rivedibile allor quando era alla guida della Juventus oggi, con tutta l’onestà intellettuale di cui penso di disporre, non posso che fare i miei più grandi complimenti a Claudio Ranieri, il tecnico che da quando è subentrato a Spalletti alla guida della Roma sta raccogliendo grandissimi risultati tanto che oggi la possibilità di centrare il quarto Scudetto non è poi così remota.

Il Cantante, così venne soprannominato da alcuni tifosi juventini nel corso della sua esperienza a Torino, dopo aver recentemente posto la firma sotto l’impresa che ha contribuito a portare la sua squadra a meno uno (la vittoria nello scontro diretto con l’Inter), ha messo in campo oggi una formazione molto solida ed ordinata, che ha saputo portare a casa la partita senza grandissimo affanno ed in maniera piuttosto meritata.

Un plauso quindi a questo allenatore che sta facendo davvero un grandissimo lavoro nella capitale.

TABELLINO
Bari vs. Roma 0 – 1
Marcatori: 19′ Vucinic
Bari: Gillet; Belmonte, A. Masiello, Bonucci, Kamata (Rivas dal 1′ s.t.); Alvarez, De Vezze (Allegretti al 43′ s.t.), Gazzi, S. Masiello; Barreto, Castillo (Sestu al 34′ s.t.).
A disposizione: Padelli, Diamoutene, Stellini, Parisi, Koman. Allenatore: Ventura
Roma: Julio Sergio; Cassetti, Juan, Burdisso, Riise; Taddei, De Rossi, Pizarro, Vucinic (al 18′ s.t. Baptista); Totti (Brighi al 26′ s.t.); Toni.
A disposizione: Doni, Tonetto, Motta, Mexes, Andreolli, Cerci. Allenatore: Ranieri
Arbitro: Rizzoli
Ammoniti: De Vezze (B) al 17′ s.t., Castillo (B) al 23′ s.t., Pizarro (R) al 40′ s.t., Rivas (B) al 48′ s.t.

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A Pistoia si giocano buona parte del passaggio del turno Genoa e Bari. Per ottenere tre punti vitali il Genoa si schiera col 4-3-3 con Perin in porta, Polenta in difesa, il nuovo arrivato Gucher a centrocampo ed El Shaarawy come punti di forza; i pugliesi, invece, rispondono con un 4-4-2 con l’under 19 Galano a centrocampo e la coppia Pisani-Visconti di punta.

CRONACA
Le due squadre iniziano su ritmi piuttosto bassi: sembrano infatti avere entrambe abbastanza paura di scoprirsi troppo venendo poi infilate sulla ripartenza, così si limitano più che altro a studiarsi.

La prima occasione degna di nota arriva al decimo, ma è una cosa piuttosto fortuita: Ragusa calcia da fuori, la traiettoria sembrerebbe centrale ma la deviazione di un difensore mette in seria difficoltà Feola, che è costretto ad un colpo di reni notevole per alzare la palla sopra la traversa.

Con il passare dei minuti sono proprio i giovani Grifoni a prendere possesso del campo, senza però riuscire a convertire in azioni da goal il leggero predominio a livello di gioco.

Poco oltre il ventesimo si fa vedere finalmente il Bari: Bellomo parte centralmente ed arrivato a pochi metri dall’area calcia di sinistro, ma il tiro, deviato, è facile preda di Perin.

Bari che poco prima della mezz’ora costruisce un’occasione notevole. Nonostante siano i Rossoblù a mantenere il possesso del pallone più lungamente di quanto non facciano gli avversari è Visconti, punta dei Galletti, a far tremare la traversa della porta avversaria, riuscendo in una poco fortunata deviazione sottomisura. Al trentacinquesimo è ancora l’ex Avellino a farsi vedere, calciando da fuori: il suo tiro è però facilmente bloccato da Perin.

Primo tempo comunque piuttosto monotono, con il Genoa che gestisce il possesso di palla ma lo fa in modo sterile ed il Bari che si porta in avanti solo sporadicamente.

La ripresa si apre invece su ritmi un po’ più alti, per quanto le cose cambino relativamente: le due squadre continuano infatti a non pungere là davanti ed ogni azione sfuma negli ultimi venti metri.

Bisogna quindi aspettare un quarto d’ora per vedere un’occasione notevole. A costruirla è Galano, che calcia una punizione dalla distanza andando a mettere in difficoltà Perin, che deve distendersi completamente per disinnescare la conclusione dell’esterno nativo di Foggia.

Anche il Genoa si affida ai calci piazzati per provare a far paura: è Cofie, da circa venticinque metri, a provarci su punizione, trovando però la facile parata di Feola. Il tiro della mezz’ala ghanese, infatti, non è potente a sufficienza per poter impensierire l’estremo difensore di Pollena.

Al venticinquesimo torna a farsi pericoloso Galano: imbeccato da un cross pennellato di Montemurro l’ala dell’under19 Azzurra si fa trovare, complice la distrazione dei difensori Rossoblù, tutto solo in area. La sua conclusione volante di interno piede finisce però oltre la traversa, comunque controllata da Perin.
Alla mezz’ora è il solito Galano a farsi vedere: dopo aver saltato Polenta sulla destra guadagna il fondo e crossa in mezzo, trovando però l’intervento di Perin, che respinge di pugno togliendo le castagne dal fuoco.

Il Genoa torna a farsi vedere ancora su calcio piazzato: l’ex frosinate Gucher calcia una punizione guadagnata da Cofie sui venticinque metri. Il suo tiro dopo aver superato la barriera è però messo in angolo da Feola.
E sono proprio i Rossoblù, nonostante non fossero nel loro momento migliore, a passare in vantaggio: Boakye riceve palla fuori area e dopo essersi girato non ci pensa due volte, calciando verso la porta barese. Il ragazzo nativo di Accra colpisce molto bene il pallone che, restando a pelo d’erba, s’infila a fil di palo, là dove Feola non riesce ad arrivare.

Gli ultimi minuti sono quindi ancora molto equilibrati, cosa che porta a non ritoccare più il risultato.

COMMENTO
Personalmente mi sarei aspettato un match molto vivace, con entrambe le squadre decisissime a portare a casa il bottino pieno e che quindi non si sarebbero risparmiate per sopraffarre l’avversario.

Lo spettacolo che mi si presenta agli occhi lungo tutto il corso del primo tempo, quindi, mi frustra un po’. Nonostante ci siano diversi buoni giocatori tanto da una parte quanto dall’altra entrambe le compagini giocano un po’ sulla stessa falsariga, mettendo in campo un ritmo tutt’altro che frenetico.

La ripresa è invece un pochino più movimentata e, se non altro, ci offre la possibilità di goderci una rete.

Vittoria tutto sommato non meritatissima da parte del Grifone. Non tanto perché, ci mancherebbe, meritassero di perdere, quanto perché tutto sommato sarebbe stato molto più giusto un pareggio posto quanto visto in campo.

MVP
Nonostante non sia riuscito a trascinare i suoi alla vittoria (né al pareggio) e nonostante si sia anche mangiato un goal notevole assegno la palma di migliore in campo a Cristian Galano: l’ala foggiana mette infatti in mostra ottime capacità tecniche ed atletiche. Da una parte la grande facilità nel saltare l’uomo, dall’altra lo spunto fulminante. In più anche una facilità di calcio notevole. Del resto non fa parte della nostra under 19 per caso.

Ancora una volta risulta essere buona la prestazione di Mattia Perin

Honorable mention per una manciata di giocatori, stavolta. Questo proprio anche a rimarcare il fatto che tutto sommato nessuna delle due squadre ha dominato in campo e che nessuno dei giocatori oggi abbia fatto il fenomeno.
Menzione quindi per Perin, che si dimostra ancora una volta un portiere dalle grandissime prospettive (che mi stupirei di non vedere in A in futuro), Polenta, ragazzo che mi aspettavo di vedere centrale ma che dimostra di poter ricoprire con grande efficacia anche il ruolo di terzino, De Bode, autore di una partita quasi perfetta, e Boakye, che entra e segna il goal vittoria, tra i genoani.
Menzione per Visconti, che gioca un primo tempo davvero notevole svariando molto e tenendo in apprensione l’intera retroguardia Rossoblù, tra i pugliesi.

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Il magico Bari di Ventura scende in campo nel suo San Nicola per provare a continuare a stupire al cospetto di un Palermo guidato da un Miccoli affetto da sterilità cronica: il Maradona del Salento, infatti, viene da ben cinque match senza goal e nelle ultime undici partite giocate è riuscito a piazzarne uno solo.

I supporter del Bari accorrono in massa al San Nicola per sostenere la propria squadra

CRONACA
E’ il solito Barreto a farsi subito pericoloso: il folletto brasiliano ex Udinese, infatti, si addentra nell’area Rosanero provando a cercare il goal. Bovo, però, lo controlla bene, non facendogli puntare la porta. Il mancino della punta barese, quindi, si spegne a lato.

Poco più tardi la squadra di Ventura mette in mostra ancora una volta tutta la qualità della sua manovra, lanciando Alvarez in fascia, che può liberare tutta la sua velocità: arrivato sul fondo, quindi, l’honduregno crossa in mezzo dove arriva però l’arrembante Kjaer, bravo ad anticipare Castillo di testa.
Sul corner che ne scaturisce arriva la rete di Bonucci: calcio d’angolo battuto corto per uno scambio, palla in mezzo che il centrale arrivato in estate da Genova gira là dove Sirigu, battuto dopo 324 minuti, non può arrivare.

Il Bari, però, è incontenibile: giusto il tempo di rimettere il pallone in gioco ed Allegretti ruba palla lanciando nello spazio Alvarez. L’ala destra della formazione di Ventura ha quindi gioco facile a sfruttare tutta la sua proverbiale velocità per presentarsi uno contro uno a tu per tu con Sirigu, battuto ancora una volta. Due reti nel giro di un battito di ciglia.

Al tredicesimo gli ospiti battono un colpo: Miccoli prova a sbloccarsi direttamente su calcio di punizione, il suo esterno destro potente e preciso, però, si spegne contro l’incrocio dei pali.

E’ proprio su punizione, al ventesimo, che tornano a farsi vedere i padroni di casa: questa volta è Allegretti a provarci, il suo tiro a giro supera la barriera avversaria ma si spegne sul fondo.

Al ventottesimo il Palermo accorcia: Pastore mette in movimento Balzaretti che dopo aver bruciato Masiello sullo scatto centra per Cavani che, a porta vuota, deposita in rete.

Palermo che quindi dopo lo shock iniziale rialza la testa guadagnando terreno fino a trovare il goal.

Bari che non si è comunque dimenticato come si fa a giocare: così i pugliesi imbastiscono un’azione che porta il solito Alvarez ad infilarsi nella difesa avversaria come nel burro. Questa volta, però, la sua conclusione non trova lo specchio della porta difesa da Sirigu.

Al trentaduesimo Cavani ha un’altra occasione, anche se non chiara come quella del goal: Cassani riceve palla oltre la trequarti ed effettua un cross pressoché immediato proprio per la punta uruguagia il cui colpo di testa, però, è assolutamente impreciso, spegnendosi a lato.

A quel punto Castillo trova la rete che chiuderebbe la partita, non fosse che l’arbitro, su segnalazione di un assistente, annulli tutto: con una delle loro classiche azioni veloci sulla destra, infatti, i baresi portano Castillo a depositare in rete a porta pressoché vuota.
L’annullamento del goal, comunque, è giustissimo: il taglio dentro di Barreto per Alvarez, infatti, l’ala ex Roma è in netto fuorigioco ed il suo tocco per Castillo, quindi, è arrivato successivamente ad un’infrazione.

Il primo tempo, quindi, si chiude con i padroni di casa in vantaggio per 2 a 1.

Il secondo si apre invece su ritmi inferiori rispetto a quelli su cui s’era aperto il primo.

Al cinquantaquattresimo, però, la fiammata di Pastore: il giovane trequartista argentino penetra in area e dopo aver intontito Gazzi calcia a giro di mancino sul secondo palo freddando Gillet e firmando la rete che vale il pareggio.

Un minuto, però, e succede il fattaccio: Liverani interviene in maniera folle su di un avversario, alzando tantissimo la gamba fino quasi a tranciargli il ginocchio. L’arbitro quindi non ha dubbi ed estrare il secondo giallo ai danni del regista ex Perugia, che deve quindi abbandonare il campo anzitempo. Giusto il tempo di pareggiare, quindi, ed ecco che il Palermo finisce in inferiorità numerica.

Ed al sessantesimo è ancora un intervento falloso ad indirizzare la partita: Alvarez mette in movimento Masiello, sovrappostosi alla sua destra, il quale è letteralmente segato dalla scivolata folle di Melinte. Il tutto proprio giusto all’interno dell’area Rosanero.
L’arbitro non può avere dubbi, tanto che fischia il rigore senza batter ciglio. Sul dischetto si presenta Barreto che fredda Sirigu, capace sì di leggere la traiettoria del pallone ma non di intercettare lo stesso.
Bari che quindi, soprattutto grazie a due ineccepibili decisioni arbitrali (e quindi a due erroracci dei giocatori palermitani), ritrova il vantaggio. Anche se stavolta, se vogliamo, non meritatissimo.

Qualche minuto più tardi è lo stesso Masiello a rischiare molto sul fronte opposto: impegnato in un’azione difensiva, infatti, il difensore di scuola juventina rischia di commettere un fallo da rigore, che De Marco decide però di non fischiargli.

Al settantesimo Sirigu deve porre una pezza: Alvarez taglia – in fuorigioco – alle spalle di Melinte e semina ogni avversario che prova ad inseguirlo andando quindi a concludere dal limite, trovando però la pronta risposta del portiere Rosanero. Tre minuti più tardi Donati arriva a calciare da fuori al termine di un’azione un po’ confusa, ma il pallone, colpito di mezzo esterno, si allarga troppo, spegnendosi a lato.

Ad un quarto d’ora scarso dal termine è Cesare Bovo a provarci: la sua punizione da qualcosa come venticinque metri scarsi dallo specchio di porta, però, prende un buon giro ma finisce con l’alzarsi troppo, spegnendosi sul fondo.

A sei minuti dal novantesimo il Bari chiude la partita: il solito Alvarez porta scompiglio nella retroguardia Rosanero pescando Barreto al vertice dell’area. La punta verdeoro smarca quindi Koman, subentrato poco prima, con un colpo di tacco delizioso, per il centrocampista ucraino di passaporto ungherese è quindi un gioco da ragazzi bucare Sirigu con un piattone preciso con il quale il giovane arrivato in prestito dalla Sampdoria mette la sua firma sul 4 a 2.

Barreto realizza il rigore che riporta in vantaggio il Bari

Pastore però non ci sta e prova a firmare la doppietta personale: a tempo già scaduto, quindi, scambia con un compagno e calcia dalla distanza, trovando però la pronta risposta di Gillet a chiudere porta e partita.

COMMENTO
L’inizio è chock per il Palermo ed i suoi tifosi, ma anche per noi spettatori neutrali. Perché il Bari mette in campo una manciata di minuti di bel gioco, furore agonistico, precisione chirurgica e pragmatismo che anche le grandissime squadre faticano a coniugare e concentrare così.

Ventura, è davvero giusto ribadirlo dopo aver visto l’inizio di questo match, sta davvero facendo un lavoro egregio in Puglia ed il suo Bari è indubbiamente una delle migliori squadre d’Italia. E d’Europa, probabilmente.

Le due reti iniziali, quindi, sono il frutto del lavoro giornaliero di un tecnico capace e costruttivo e di un gruppo di giocatori ricettivi ed entusiasti. Le due reti iniziali ammazzerebbero anche un bisonte, ma non il Palermo.
La squadra di Rossi, infatti, dopo aver subito una botta devastante a livello psicologico riesce, pian piano, a rientrare in partita. Fino a trovare il goal con il quale riesce ad accorciare le distanze.

In quel momento, comunque, era già padrona del campo. Per quanto, è giusto dirlo, soffrisse ancora le ripartenze baresi. In particolare sul proprio out mancino, dove un Balzaretti in non perfette condizioni fisiche (dopo l’assist per Cavani lascerà il posto a Melinte) subirà tantissimo la furia agonistica di un Alvarez che quando si lancia in velocità può risultare davvero incontenibile.

Fino al momento in cui Liverani non viene espulso, comunque, bisogna dire che tutto sommato la partita era in equilibrio: dopo i primi minuti di follia, infatti, è il Palermo a fare qualcosina di più, ed il pareggio è assolutamente meritato.

Così quando il Bari si riporta avanti il vantaggio non sembra essere legittimato da quanto succeda in campo. Anche se a legittimarlo ci penserà il tempo, dato che il Palermo in inferiorità numerica non giocherà al livello del Palermo in undici uomini, così che al termine del match non si può certo dire che la vittoria barese non sia giusta.
Giusta sicuramente, anche se probabilmente troppo larga: il 4 a 2, infatti, è una punizione troppo pesante per una squadra che comunque ha fatto il suo come quella di Delio Rossi oggi.

MVP
Il migliore in campo quest’oggi è l’honduregno Alvarez, letteralmente devastante con la sua velocità da centometrista sull’out destro dell’attacco barese.

E' Edgar Alvarez l'MVP del match

Alvarez infatti entra in tutte le azioni dei goal: in occasione dell’1 a 0 è lui a guadagnare l’angolo da cui arriva poi il goal di Bonucci; in occasione del 2 a 0 è lui stesso a segnare; in occasione del 3 a 2 è lui a mettere in movimento Masiello mentre in occasione dell’ultimo goal è lui a trovare Barreto al limite, che poi servirà Koman per il goal che chiuderà la partita.

Alvarez che, tra l’altro, entrerà anche nell’azione del goal annullato a Castillo, offrendo proprio al suo nuovo compagno una palla facile facile, solo da spingere in rete.

TABELLINO
Bari vs. Palermo 4-2
Marcatori: 5′p.t. Bonucci (Bar), 7′p.t. Alvarez (Bar), 28′p.t. Cavani (Pal), 9’s.t. Pastore (Pal), 17’s.t. rig. Barreto (Bar), 40’s.t. Koman (Bar)
Bari: Gillet; Belmonte, A. Masiello, Bonucci, S. Masiello; Alvarez, Gazzi, Almiron (29′p.t. Donati), Allegretti (21’s.t. Koman; Castillo (12’s.t. Sforzini), Barreto.  A disposizione: Padelli, Diamoutene, Stellini, Kamata, Sforzini. All.: Ventura.
Palermo: Sirigu; Cassani, Kjaer, Bovo, Balzaretti(34′p.t. Melinte); Migliaccio (39’s.t. Simplicio), Liverani, Nocerino; Pastore;Cavani, Miccoli (22’s.t. Hernandez).
A disposizione: Brichetto, Goian, Bertolo,  Budan. All. Rossi
Arbitro: De Marco (Chiavari)
Ammoniti: Liverani (Pal), Almiron (Bar), Cassani (Pal), Bovo (Pal), Allegretti (Bar)
Espulsi: Liverani (Pal)

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Il Bari scende in campo in un San Nicola gremito per cercare di continuare la propria striscia positiva contro le tre grandi del campionato: nel girone di andata, infatti, erano arrivati i pareggi con le due milanesi oltre alla vittoria contro la Juventus.
Per farlo Ventura si affida quindi ad una formazione abbastanza collaudata con un solo grande problema: la sostituzione di Ranocchia, la cui stagione è finita anzitempo per via di una lesione del collaterale esterno con parziale lesione del crociato anteriore del ginocchio destro. Per ovviare alla sua assenza, quindi, il tecnico che cominciò la propria carriera guidando il Rapallo Ruentes decide di spostare Masiello centralmente – facendolo quindi tornare a ricoprire il ruolo che gli era proprio già nella Primavera juventina – dando spazio a Belmonte sulla destra.  

Ranocchia - sulla destra - è il grande assente del Bari

Mourinho deve invece fare i conti con gli infortuni di Chivu, Stankovic e Motta – oltre che del giovane Khrin – e con l’assenza di Eto’o, impegnato in Coppa d’Africa.
Decide così di schierare una sorta di 4-2-3-1 con Zanetti e Muntari mediani, Sneijder, Balotelli e Pandev ad agire sulla trequarti e Milito unica punta.  

CRONACA
Più Bari che Inter nel primo tempo del San Nicola.  

A partire forte sono però i Nerazzurri: dopo soli trenta secondi, infatti, Sneijder riceve al limite e calcia prontamente, con Gillet che è però bravo a distendersi deviando in angolo.  

Al quarto si fa vedere invece il Bari: Alvarez taglia da destra cadendo sulla pressione di Cordoba, con Rosetti che non assegna, giustamente secondo quanto si vede nel replay, il rigore.  

Con il passare dei minuti, comunque, sono proprio i padroni di casa a prendere sempre più campo. Tanto che nel corso della prima frazione costruiranno tre occasioni notevolmente interessanti: prima un’uscita a vuoto di Cesar, che tentava di chiudere Barreto, da modo alla punta carioca di crossare in mezzo cercando un compagno che possa segnare a porta vuota. Prima Cordoba e poi Muntari, però, chiudono con tempestività, salvando la situazione.  

Poi Donati avrà spazio per un break centrale e dopo aver portato palla per diversi metri taglierà la difesa avversaria con un bel filtrante su cui piomberà il solito Alvarez che dimostrerà di avere una precisione inversamente proporzionale alla velocità e finirà con lo sparare il pallone contro all’avversario.  

Infine sarà Parisi ad avere un’occasione notevole quando Koman lo libererà dal limite: il suo sinistro potente, però, sarà respinto in angolo dal solito Julio Cesar, bravo ancora una volta a mantenere illeso lo specchio della propria porta.  

Gillet si disimpegna molto bene nonostante le due reti subite

Nella ripresa sembra che le cose possano cambiare, ma è solo un’impressione. Dopo aver provato, attorno al cinquantunesimo, ad andare in vantaggio per ben due volte – prima con Sneijder direttamente punizione, poi con Cordoba che conclude fuori sugli sviluppi di un angolo -, infatti, i Nerazzurri prendono ben due goal nel giro di quattro minuti, entrambi su rigore.  

Prima è Samuel a provocare la massima punizione andando a colpire di braccio una conclusione di Meggiorini, poi è Lucio che una volta vistosi superato da Parisi prova ad intervenire in tackle da tergo finendo però con l’impattare la gamba del terzino barese. In entrambe le occasioni si presenta sul dischetto Barreto che calciando prima alla sua sinistra e poi alla sua destra spiazza per due volte il proprio connazionale apponendo la firma sulla sua doppietta personale.  

A quel punto Mourinho tenta il tutto per tutto costruendo una sorta di 4-3-3 con Sneijder e Quaresma mezz’ali di centrocampo. E la mossa da i suoi frutti: al sessantanovesimo Pandev conquista un pallone vagante in area e buca Gillet, accorciando quasi immediatamente. Questo proprio un paio di minuti dopo che Alvarez e Koman avevano avuto l’opportunità di chiudere il match: prima l’esterno honduregno aveva provato a cercare la via del goal da fuori, vedendosi ribattere il tiro dal portiere avversario, poi il centrocampista magiaro non era riuscito a ribadire in rete proprio quella respinta, mancando un’occasione ghiottissima.  

L’Inter però non si accontenta del 2 a 1 e al settantatreesimo minuto trova il pareggio con il terzo rigore della partita: Pandev entra in area e viene steso da dietro da Bonucci, che viene graziato in quanto meriterebbe anche l’espulsione. Resta un solo dubbio: la posizione iniziale dell’attaccante macedone.
Sul dischetto si presenta quindi Milito che spiazza il portiere belga: 2 a 2.  

A quel punto l’Inter avrebbe l’inerzia del match dalla sua ma il Bari dimostra per l’ennesima volta di essere una matricola terribile: Barreto finge il tiro e libera il solito Alvarez che però, ancora una volta, dimostra di opporre una scarsissima freddezza sottoporta ad una grande capacità di smarcarsi e si mangia il goal che avrebbe riportato in vantaggio i suoi.  

Qualche minuto più tardi è invece Meggiorini a provarci: la punta, capace di segnare 40 goal in campionato nelle sue tre stagioni al Cittadella, calcia bene da fuori, riuscendo però solo a sfiorare il palo della porta interista.  

COMMENTO
In un certo qual senso mi è sembrato di essere tornato indietro di una settimana: Inter messa sotto in diversi momenti nel corso del match, Nerazzurri che non meritano sicuramente la vittoria e, forse, non sarebbe così sbagliato qualora uscissero dal campo sconfitti.  

Esattamente come capitato la scorsa settimana con il Siena, però, la squadra di Mourinho dimostra grande cuore dando fondo a tutta la propria grinta per rimediare, almeno parzialmente, ad un risultato che sarebbe stato molto negativo.  

Mourinho ha plasmato una squadra con un grande carattere

Insomma, questa squadra mette in mostra quelle qualità che non si comprano in sede di mercato e che sono state proprie delle grandi squadre del passato: carattere.  

Perché si possono spendere palate di milioni per andare a comprare l’attaccante, l’ala o il fantasista migliore al mondo, ma un giocatore non fa una squadra e se si vuole vincere un campionato non bastano grandi qualità tecniche, servono anche doti caratteriali fuori dal normale.  

E questa squadra sta dimostrando a tutti come non sia mai doma ed i due goal rimontati all’ottimo Bari di oggi lo dimostrano in pieno.  

MVP
Il migliore in campo questa sera è Mourinho, un allenatore che non stimo particolarmente – più per le sue uscite spesso fuori luogo e atte ad aumentare l’acredine che già abbonda nel nostro calcio che per la sua indubbia capacità di gestione di una squadra – ma che resta uno dei migliori del panorama europeo. Ed anche stasera lo dimostra: nonostante i suoi fossero sotto di due reti lui ci crede ed infonde fiducia in tutta la squadra spronandola a fare meglio e sbilanciandola alla ricerca di un pareggio che in quel momento sembra lontanissimo ma che di lì a breve si materializzerà.  

Complimentissimi, comunque, anche a mister Ventura: il suo Bari si riconferma per l’ennesima volta matricola terribile, capace di non piegarsi davanti alle più grandi squadre del campionato.
Se non bastasse questo il tecnico di Genova è anche riuscito a costruire un undici compatto ed in grado di fare del bel gioco, cosa quest’ultima sempre più rara nel calcio nostrano.  

TABELLINO
Bari vs. Inter 2 – 2
Marcatori: 15′ st rig., 18′ st rig. Barreto (B), 24′ st Pandev, 29′ st rig. Milito (I)
Bari (4-4-2): Gillet; Belmonte, A. Masiello, Bonucci, Parisi; Alvarez (44′ st Kamata), Donati, Gazzi, Koman (32′ st Rivas); Meggiorini, Barreto. A disposizione: Padelli, S. Masielllo, Allegretti, De Vezze, RivaGreco. Allenatore: Ventura
Inter (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel (19′ st Santon), Cordoba; Zanetti, Muntari (19′ st Quaresma); Balotelli (34′ st Cambiasso), Sneijder, Pandev; Milito. A disposizione: Toldo, Materazzi, Carlsen, Arnautovic. Allenatore: Mourinho
Arbitro: Rosetti (Torino)
Ammoniti: Parisi, Bonucci (B), Samuel, Lucio (I)

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