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Posts Tagged ‘Svizzera’

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A sette giorni dal match dell’under 16 visto a Palazzolo, ieri mi sono recato a Borgomanero per poter rimirare coi miei occhi i ragazzi dell’under 18 impegnati in amichevole contro i parietà svizzeri.

Due sono subito state le cose che mi sono saltate all’occhio: l’assenza, ovviamente ampiamente preventivata, di Simone Scuffet e di Alberto Cerri (cui ho scritto ne La carica dei 201).

I due, del resto, hanno ormai abbandonato il giro dei classe 96, la loro classe, per andare a giocare sottoetà ad un livello più alto: il primo ha chance di fare il terzo portiere al Mondiale (in ballottaggio con un altro giovane, Mattia Perin), il secondo è invece aggregato all’under 19, che sempre ieri, ma a Ginevra, ha battuto 4 a 2 proprio la Svizzera (con un suo goal, per altro).

Nonostante queste due assenze, sicuramente non da poco, la nostra under 18 ha saputo imporsi senza alcun patema sugli avversari, in una partita comunque non particolarmente spettacolare.

In questo senso, di certo, la Svizzera non ha aiutato gli Azzurrini: poca roba, almeno vista ieri, la squadra allenata da Heinz Moser. Giropalla discreto e poco più, con sterilità offensiva assoluta e non una eccezionale solidità dietro.

Sicuramente meglio, quindi, i nostri giovani portacolori, che si sono imposti per due a zero non a caso.

A realizzare i goal della vittoria sono stati Mastalli e Bentivenga.

Il primo segna in apertura, attorno al dodicesimo: l’arbitro dell’incontro, il signor Colosimo di Torino, non fischia un fallo evidente su Steffè. La decisione è però felice: il vantaggio permette all’Italia di giocare, e proprio il numero 11 Azzurro calcia alla grande poco oltre il limite, bucando senza appello Fabian Fellmann.

Nella ripresa è invece il talentino scuola Palermo a griffare e chiudere il match, andando a coronare un bel recupero con tanto di slalom degno di Tomba e, saltato il portiere, deposita in rete.

Ma veniamo ai singoli.

In porta si alternano il novarese Lorenzo Montipò ed il friulano Alex Meret, unico sottoetà presente tra i 27 del match.

Il primo, nonostante abbia già esordito tra i pro, mette in mostra alcune incertezze, che potrebbero costare caro alla nostra Nazionale. In una, in particolare, solo un recupero last second del capitano, Capradossi, evita il goal della Svizzera. Il secondo invece è assolutamente ingiudicabile, non avendo praticamente fatto una parata.

Come terzino destro si disimpegna invece Michele Troiani del Chievo Verona. Giocatore che disputa un match molto ordinato, provando a contenere le avanzate svizzere, con gli elvetici più vivi dalla sua parte piuttosto che sull’out opposto. Una partita sicuramente sufficiente per lui, che gioca senza strafare.

Sull’out opposto gioca invece il napoletano Armando Anastasio, terzino di cui si dice un gran bene nell’ambiente ma che ieri evidentemente non era particolarmente ispirato, non avendo giocato un match particolarmente brillante. Anche lui, comunque, limita abbastanza le sbavature in fase difensiva.

I due centrali titolari sono invece Sebastiano Luperto ed il già citato capitano, il romanista Elio Capradossi. Grande protagonista agli scorsi Europei under 17, il ragazzo nativo di Kampala, tanto quanto il suo compagno di reparto, non è sollecitato con grandissima continuità dagli avanti svizzeri, ma si fa comunque trovare più o meno sempre pronto e attento alla bisogna. Giocatore, l’italougandese, che spero possa crescere bene, avendo mezzi importanti.

Gli esterni di centrocampo sono invece Alessandro Mastalli e Vittorio Parigini. Il primo segna il goal dell’1 a 0, come detto, e disputa una partita attenta in fase di non possesso. Il secondo invece dà subito l’idea, con un paio di fiammate, di poter spaccare la partita e dominare la sua fascia di competenza. Poi, però, si spegne subito, limitandosi al compitino e poco più.

I miei due migliori in campo, quindi, risultano essere i centrali di centrocampo, Alessandro Murgia e Demetrio Steffè.
Il primo fa l’uomo d’ordine e cerca di far girare tutta la squadra. In fase di possesso si schiaccia tantissimo, arrivando a scalare in linea coi due centrali per una vera e propria linea a tre di difesa. Ponendosi come centrale, facendo da lì ripartire l’azione, con Lupero e Capradossi che si allargano ed i due terzini che possono salire di qualche metro con più tranquillità.
Il secondo è invece instancabile, corre, lotta, pressa e non pecca comunque in qualità, con giocate semplici ma efficaci.

Male, invece, le due punte titolari. Tra questi un po’ meglio il doriano Edoardo Oneto, che prova a dare un briciolo di vivacità all’attacco. Gara da cinque pieno, invece, quella disputata dall’empolese Alessandro Piu, che fatica a trovare le misure ai propri avversari e finisce col giocare una partita assolutamente sottotono.

Tra i subentrati nella ripresa, detto di Meret, ben impressionano Accursio Bentivenga, Pierluigi Cappelluzzo e Antonio Romano.

I primi due danno un po’ più di vivacità e concretezza all’attacco, con la punta palermitana che, come detto, sigla la rete del 2 a 0.
Il terzo si piazza invece a centrocampo, dà qualità alla manovra e rischia anche di trovare il goal con un bel mancino da fuori.

Mi ha invece deluso un po’ Gennaro Tutino. L’ala napoletana, che tanto bene sta facendo in Primavera, è entrato nel corso della ripresa senza però riuscire minimamente ad incidere.

Nel complesso, come detto, spettacolo sinceramente non di altissimo livello quello visto a Borgomanero. Ma resta sempre un bel pomeriggio di calcio…

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La nazionale under 21 di Ciro Ferrara ha giocato ieri nell’assolato (incredibilmente, visto il tempaccio che c’è stato per tutta l’estate) Franco Ossola di Varese. Che trovandosi ad una mezz’ora abbondante da casa mia è stata mia metà di pellegrinaggio.

Mai prima, del resto, mi era capitato di vedere la nazionale under 21 dal vivo. Occasione da non perdere, insomma.

Tralasciando le note climatiche (ma assicuro che il sole ieri ha influito non poco sulla fruibilità delle partita a chi come me stava nel settore Distinti) veniamo quindi alla partita.

Italia schierata nel primo tempo con il più classico dei 4-4-2 con l’ex juventino Pinsoglio a guardia dei pali protetto da una linea a quattro composta, da destra a sinistra, da capitan Santon, dall’empolese Mori, dall’interista Caldirola e dall’ex romanista Crescenzi.

A centrocampo, poi, D’Alessandro ad occupare l’out destro e Fabbrini quello opposto, con Marrone e Bertolacci cerniera centrale.

In attacco, infine, Borini a supporto di Paloschi.

Italia che parte piuttosto male. Nei primi minuti gli ospiti costruiscono un paio di buone azioni e gli Azzurrini sembrano imbambolati.

Italia che un po’ esce alla distanza e qualcosa prova anche combinarla. Buoni alcuni scambi in velocità con le punte a scendere incontro al pallone sulla trequarti per poi infilare la retroguardia avversaria con passaggi rapidi e con le due ali a provare ad isolarsi, di tanto in tanto, in qualche uno contro uno.

Nel complesso però l’Italia è un po’ poca roba, questo anche perché ogni qualvolta prova a rendersi pericolosa la nazionale guidata da Ferrara trova nel proprio terminale offensivo principe, Paloschi, un giocatore in costante fuorigioco.

Dopo la rete del vantaggio svizzero, firmata da Drmic su dormita difensiva, gli Azzurrini riuscirebbero infatti a trovare il pareggio con Borini. Goal che arriva però a gioco fermo, per via – guarda caso – proprio dell’offside fischiato a Paloschi (che, tra l’altro, fallisce un goal non poi così difficile giusto a tu per tu con Burki, con Borini che poi, appunto, ribadirà in rete a gioco praticamente fermo).

Le cose migliorano nella ripresa. Dove tra l’inizio del secondo tempo e la continuazione dello stesso Ferrara cambia praticamente tutti gli interpreti di gioco, finendo la partita con una squadra molto diversa da quella schierata inizialmente: Pinsoglio confermato tra i pali, difesa composta da Donati, Capuano, Caldirola e Sini, centrocampo a tre con Fausto Rossi, Marrone e Soriano e Borini schierato trequartista alle spalle di Macheda e Gabbiadini.

Ed è un’Italia che con l’andare della seconda frazione di gioco cresce costantemente di tono, finendo col prendere nettamente il sopravvento negli ultimi 10-15 minuti.

Ed è un’Italia che a nove dal termine trova anche il fortunoso pareggio con Borini che fa partire un tiro-cross (più cross che tiro, credo) dalla destra infilando imparabilmente un Burki che fino a lì aveva dato discreta prova di sè tra i pali.

Venendo ai singoli…

Pinsoglio discreto. Il goal è colpa più che altro della difesa. Lui commette solo un paio di errorini in uscita coi piedi. In particolare in un’occasione prova una sorta di bycicle kick lisciando però grossolanamente il pallone, che finisce in angolo. Fortunatamente.

Santon è parso invece piuttosto supponente e svogliato. Un giocatore con le sue qualità (in particolar modo atletiche) dovrebbe dare molto di più, in entrambe le fasi. Speriamo si ritrovi, sembrava essere patrimonio importante del nostro calcio.
Donati è stato invece il solito classico soldatino della fascia destra. Non un fenomeno, certo, ma sempre attento e generosissimo.

Mori continua a sembrarmi inadatto ad un posto da titolare in questa under. Tutte le volte che l’ho visto giocare in nazionale, infatti, non mi ha fatto una grande impressione. Ieri stesso mi è sembrato non meritare quel posto.
Capuano ha invece fatto molto meglio. Vero è che nella ripresa gli svizzeri hanno fatto davvero pochino. Altrettanto vero, però, che lui ha dato l’impressione di essere molto più attento e sicuro del suo omologo empolese.

Caldirola si è ben comportato. Gestisce discretamente la linea difensiva, non ha grandi cali di concentrazione, dimostra anche buoni doti nel gioco aereo. Sembra essere uno dei prospetti migliori lì dietro, anche se i Nesta e i Cannavaro erano, già alla sua età, ben altra roba.

Crescenzi è invece uno dei giocatori secondo me più interessanti di questo gruppo. Terzino di ottima spinta, deve ancora affinare qualcosa in fase difensiva, ma nel complesso, per avere vent’anni, è assolutamente giocatore di valore. Personalmente lo lancerei già ad occhi chiusi in Serie A, quantomeno in una piccola.
Sini, dal canto suo, ha giocato una partita davvero su buon livello, contribuendo a far crescere di tono la nostra nazionale.

D’Alessandro più che discreto. Si è battuto ed ha provato un paio d’affondi interessanti. Con il suo spunto, però, dovrebbe cercare con più continuità l’uno contro uno. Ieri, in particolar modo, sembrava che Daprelà potesse andare in notevole difficoltà se preso in velocità da uno come lui…Fausto Rossi ne prenderà il posto nel secondo tempo andando però a schierarsi come mezz’ala destra. Nulla di particolare la prestazione di questo giocatore che diversi anni fa, ancora minorenne, si mise in mostra in amichevole contro l’Inter causando diversi grattacapi a Maicon. Per altro ieri si è anche mangiato un’occasione d’oro quando dopo aver saltato alla grande in contropiede un avversario aveva solo prateria e portiere davanti a sè… sembra però gli siano mancate le gambe, s’è così fatto recuperare e rubare palla in maniera inaspettata…

Bertolacci è stato il giocatore che mi è piaciuto meno, tra quelli in mediana. Partita piuttosto sottotono per lui, che non è s’è fatto vedere particolarmente in nessuna delle due fasi di gioco.
Soriano è stato invece forse il migliore. Ha giocato mezz’ala sinistra e s’è fatto apprezzare sia in fase offensiva (peccato solo per il goal mangiato su errore di Feltscher) sia in fase difensiva, dove s’è mosso bene ed ha recuperato anche diversi palloni. Dal mio punto di vista lui, lo dico dalla prima volta che lo vidi giocare, ha un futuro in Serie A pressoché assicurato. Giusto montandosi la testa potrebbe vanificare tutto.

Fabbrini ha disputato un primo tempo discreto. Quando parte palla al piede crea sempre qualche patema alla retroguardia avversaria, però dovrebbe imparare ad essere più incisivo. Ha tra l’altro una bella visione di gioco, ma la sfrutta troppo raramente. In più dovrebbe migliorare tantissimo il tiro.
Macheda è stato in assoluto uno dei peggiori di ieri. Anche lui è parso svogliato e supponente. Con le potenzialità che ha dovrebbe fare infinitamente meglio.

Borini ha fatto piuttosto bene. Si è provato a proporre e fare vedere in più di un’occasione, ha cercato diverse volte scambi rapidi con i propri compagni, ha trovato il goal fortunoso che ha permesso all’Italia di salvarsi. Anche lui come Fabbrini, comunque, vorrei vederlo più incisivo.

Paloschi negativo. Si è mangiato davvero troppo. Si muove bene, ma non è “cattivo”. E poi davvero troppi fuoriogiochi.
Gabbiadini ha giocato solo mezz’oretta, senza riuscire a farsi vedere un granché.

Per ciò che concerne la Svizzera, invece, benino Feltscher. Il terzino destro di proprietà del Parma ha mostrato ottime cose in fase offensiva, mettendo in più di un’occasione un po’ in difficoltà i nostri sulla – sua – fascia destra.

Malissimo, invece, Kasami, solo l’ombra del giocatore che si potè apprezzare nel corso dei Mondiali under 17 del 2009.

Infine nota di merito per François Affolter.
Difensore svizzero classe 91 di proprietà dello Young Boys ha alle spalle già quasi un centinaio di presenze in Super League, bottino davvero notevole per un ragazzo così giovane.

E tutta quest’esperienza si è fatta ben notare ieri: ha diretto molto bene un reparto che nel suo complesso lasciava comunque piuttosto a desiderare con un Feltscher spesso un po’ distratto, un Koch più che modesto ed un Daprelà sottotono.
Ottimo senso della posizione, fisico già formato e fondamentali discreti per questo centrale che ha già raccolto anche quattro presenze in nazionale maggiore.
Transfermarkt dà di lui una valutazione di un milione e mezzo di euro. Se davvero costasse una cifra tutto sommato così esigua lo farei quantomeno seguire per bene da qualche osservatore…

Ecco infine, per chi ne fosse interessato, il tabellino del match:

MARCATORI: Drmic (S) al 26’ p.t.; Borini (I) al 36’ s.t.
ITALIA (4-4-2): Pinsoglio; Santon (dal 16’ s.t. Donati), Mori (dal 1’ s. t. Capuano), Caldirola, Crescenzi (dal 21’ s.t. Sini); D’Alessandro (dal 1’ s.t. Soriano), Bertolacci (dal 1’ s.t. F. Rossi), Marrone, Fabbrini (dal 1’ s.t. Macheda); Paloschi (dal 16’ s.t. Gabbiadini), Borini. (Colombi, Bardi, Faraoni, Saponara, Florenzi). All: Ferrara
SVIZZERA (4-2-3-1): Burki; Feltscher, Affolter, R. Koch, Daprelà (dal 1’ s.t. P. Koch); Buff (dal 1’ s.t. P. Toko), Abrashi; Wuthrich, Kasami (dal 12’ s.t. Prijovic), Zuber (dal 12’ s.t. Wiss); Drmic (dal 24’ s.t. Hajrovic). (Deana, Rodirguez). All: TamiARBITRO: Delferiere (Bel)
Ammoniti: Feltscher, Abrashi, Daprelà (S), Soriano (I) per gioco scorretto. Recuperi: 1’ p.t., 2’ s.t.
NOTE: spettatori 1200 circa.

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Martedì 12 ottobre 2010, data nefasta per il calcio giovanile italiano.
Questa data verrà infatti ricordata a lungo come quella in cui la nazionale under 21 mancherà la qualificazione ad un Europeo di categoria dopo anni ed anni andando a perdere incredibilmente per 3 a 0 in Bielorussia.

Nel contempo, però, martedì 12 ottobre è stata altresì una giornata molto positiva per il calcio giovanile italiano. Perché di tre rappresentative nazionali impegnate in un match ben tre di questi hanno riportato una vittoria. Oltre a quella raggiunta dall’under 19 di Daniele Zoratto in lettonia di cui ho parlato nel post precedente sono infatti altresì arrivate le vittorie dell’under 16 e dell’under 20, rispettivamente nel torneo Internazionale di Latina e nel Torneo Quattro Nazioni.

L’under 16 di Pasquale Salerno ha infatti riportato una vittoria per 1 a 0 in quel di Latina, laddove era impegnata in un match valevole per il 1° Torneo Internazionale della città dedicato alla memoria dell’ex dirigente FIGC Michele Pierro.

Azzurrini capaci di imporsi in un match molto combattuto in cui non sono mancate occasioni da una parte e dall’altra.
A provarci sono un po’ tutti: Giordano (Rocco, figlio d’arte, sì), Frugoli, Mattiello e Cristante da una parte, Victor Nielsen, Knudsen, Mikkel Jensen e Victor Jensen dall’altra.

Partita equilibrata, dicevamo, vinta grazie ad una rete realizzata dal quindicenne Tiberio Velocci, giovane punta nativa di Sermoneta (guarda caso cittadina della provincia di Latina) attualmente in forza ad una delle formazioni giovanili del Genoa, laddove gioca con il fratello gemello Giovanni.
Subentrato ad inizio ripresa al giovane Frugoli, infatti, il baby Rossoblù decide da par suo il match al quattordicesimo della ripresa quando dopo aver ricevuto palla in area da Giordano si gira nello stretto e colpisce il pallone mandandolo, imparabile, alle spalle di Nybo, portiere danese.

Buona vittoria, quindi. Per quanto, è giusto dirlo, i danesi meritassero il pareggio. Basti pensare all’occasione sprecata da Mikkel Jensen che calcerà alto a due passi da Lezzerini o al miracolo dello stesso estremo difensore Azzurro bravo a chiudere in angolo un gran tiro dello stesso Jensen. Portiere Azzurro che in precedenza era anche stato capace di negare la rete all’altro Jensen, deviando una sua conclusione da fuori sulla traversa, e che era stato poi aiutato da Rondanini quando, battuto, aveva trovato l’intervento del compagno a salvare sulla linea un goal già fatto, negando a Knudsen la gioia del goal del pareggio.

Nazionale under 16 che tornerà quindi in campo giovedì allorquando affronterà i parietà irlandesi capaci di battere, nel corso della prima giornata, i ragazzi ucraini per 1 a 0.

L’under 20 era invece impegnata in quel di Cervia in un match valido per la seconda giornata dell’ormai decennale torneo Quattro Nazioni.
Dopo la sconfitta subita nel corso della prima giornata contro l’esordiente Polonia (che da quest’anno prenderà il posto dell’Austria, ritiratasi dal Torneo) per mano del diciannovenne Adrian Blad, centrocampista dello Zagłębie Lubin, gli Azzurrini guidati dal tecnico Federale Antonio Rocca hanno asfaltato i parietà elvetici con un bel 3 a 0.

Inizio sprint per i nostri ragazzi, in vantaggio dopo tre soli minuti di gioco: a firmare la rete dell’1 a 0 è Manolo Gabbiadini, giovane punta cresciuta nel settore giovanile atalantino abile a sfruttare l’assist di Misuraca, arrivato al termine di un’azione personale sulla sinistra. Altri quattro minuti e la stellina bergamasca raddoppia: lancio del Viola Taddei e conclusione vincente scoccata, ancora una volta dal vertice sinistro dell’area di rigore, dalla punta attualmente in forza al Cittadella.

A chiudere i giochi ci pensa quindi Luca Caldirola: il giovane difensore mancino di scuola Nerazzurra attualmente in prestito agli olandesi del Vitesse di Arnhem trova infatti la via della rete direttamente su calcio di punizione, mettendo la firma su di un 3 a 0 che non lascia scampo ai cugini.

Italia che sarà ora impegnata il diciassette novembre prossimo in un match contro i capoclassifica tedeschi, attualmente a punteggio pieno dopo il 3 a 2 svizzero e l’1 a 0 polacco.

TABELLINO UNDER 16

Italia vs. Danimarca 1 – 0
Marcatori: 14’ st Velocci
Italia: Lezzerini, Paramatti, Rondanini (34’ st Penna), Del Fabro, Somma, Mattiello, Rosa, Cannataro (20’ st Cristante), Frugoli (1’ st Velocci), Giordano, Mira (12’ st Perrone). A disp.: Perilli, Perrone, Cretella, Petagna. All.: Salerno
Danimarca: Nybo, Crone, Tramberg, Andersen, Blabjerg, Wohlgemuth, Felfel (12’ st Hojbjerg), Knudsen, Nielsen V., Nielsen M. (24’ st Hjulsager), Jensen (31’ st Solberg). A disp.: Jorgensen, Thomsen, Hansen, Rasmussen. All.: Frank
Arbitro: Valente di Roma. Assistenti: Passero e Tiberzi di Roma. Quarto uomo: Castignana di Brindisi
Note: Al 42’ st Espulso Wohlgemuth per gioco falloso

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Alexis Sanchez

Cile e Svizzera si giocano il primo posto del proprio girone in un match che si presenta come i più interessanti di questa prima fase tra due squadre con potenzialità da outsider che possa fare più strada rispetto a quanto previsto…

CRONACA
La prima conclusione del match è di una conoscenza del nostro calcio, Alexis Sanchez: El Niño Maravilla riceve infatti al limite e, un po’ egoisticamente, scarica un mancino verso la porta difesa da Benaglio, senza però trovarla. Il pallone va infatti a spegnersi sul fondo, alto sopra la traversa.
Benaglio che deve però farsi trovare pronto ed esaltarsi poco più tardi: al decimo minuto i giocatori cileni provano infatti un tiro al bersaglio con Vidal prima e Carmona poi che scaricano il proprio potente destro in direzione dello specchio di porta, trovando però in entrambi i casi la risposta dell’estremo difensore elvetico.

E’ quindi un Cile molto volenteroso che prova ad impostare l’azione senza timore. Ponendo il fatto che nell’ultima partita ci sarà la Spagna, infatti, La Roja deve provare ad incamerare altri tre punti subito, per poi giocarsi il tutto per tutto nel corso del match finale con le Furie Rosse. Dal canto suo la Svizzera dopo l’ottima vittoria dell’esordio proprio ai danni degli iberici sembra invece un po’ intimorita e rinunciataria. Certo è che con la prospettiva di avere lo scontro più facile, sulla carta, nel corso dell’ultima giornata gli elvetici sono probabilmente scesi in campo col freno a mano tirato: un pareggio oggi ed i tre punti contro Honduras darebbero infatti un biglietto per gli ottavi alla nazionale rossocrociata.

Al ventisettesimo il primo vero pericolo per i cileni viene portato… da loro stessi. Infatti è un alleggerimento di Isla, che passa un pallone troppo corto al proprio portiere, a mettere in movimento Nkufo, anticipato però per poco dall’uscita di Bravo.

Alla mezz’ora il fattaccio: Behrami ha palla sulla fascia e viene contrastato da due avversari. Del primo se ne libera appoggiandogli una mano sulla faccia, del secondo con una sorta di gomitata. Il guardalinee richiama quindi l’attenzione dell’arbitro e chiede l’espulsione del laterale in forza agli Hammers, cui viene puntualmente mostrato il cartellino rosso. Svizzera costretta quindi a giocare in dieci per tutto il corso dell’ora successiva e per Behrami anche un record poco lusinghiero: mai prima d’ora, infatti, un giocatore svizzero era stato espulso nel corso di un match Mondiale.

Cile che prova quindi subito a far male: su di una punizione battuta dalla trequarti sinistra da Mati Fernandez Ponce e Jara si ostacolano in area, con la palla che termina quindi mestamente sul fondo.
Al quarantesimo è invece Sanchez a provarci: Beausejour se ne va sulla sinistra e centra un pallone che El Niño Maravilla va a stoppare di petto magistralmente per poi scaricare un tiro centrale, parato senza grandi problemi da Benaglio.

Valdivia si dispera sul goal annullato a Sanchez

Ad inizio ripresa il Cile passerebbe, ma sul tiro di Sanchez, deviato involontariamente da Grichting alle spalle del proprio portiere, ci sarà un suo compagno di squadra in fuorigioco attivo. Gol quindi giustamente annullato dalla terna.
E’ ancora una volta il Niño Maravilla a farsi pericoloso, questa volta al cinquantacinquesimo: andato in pressione su Grichting porterà infatti via palla al centrale elvetico per involarsi poi in area e presentarsi a tu per tu con Benaglio che sarà però bravo ad ipnotizzarlo, chiudendolo in qualche modo ed evitando un goal che sembrava già fatto.

La partita scorre quindi sui binari che era logico aspettarsi, specialmente dopo l’espulsione di Behrami. Da una parte il Cile prova infatti a muovere il pallone alla ricerca di un pertugio buono in cui infilarsi per andare a trovare la rete del vantaggio, la Svizzera, forte di una difesa molto solida, attende invece l’avversario nella propria trequarti campo, intasando tutti gli spazi per evitare di lasciare spazio utile ai cileni cercando quindi di recuperare palla per effettuare sparute, quanto inefficaci, ripartenze veloci.

Al settantacinquesimo il Cile passa: Paredes fugge sul filo del fuorigioco e si porta in area, superando l’uscita di Benaglio allargandosi però troppo per poter calciare. Dopo essersi fermato sul filo della rimessa dal fondo, quindi, il cross sul secondo palo, dove Mark Gonzalez la colpirà di testa in maniera sporca, rendendo vano il tentativo di salvataggio del laziale Lichtsteiner.

Con la Svizzera in avanti alla ricerca di un importantissimo pareggio, quindi, si moltiplicano gli spazi per la nazionale cilena. A sei dalla fine, quindi, Paredes viene liberato appena dentro al limite dell’area, tutto solo davanti a Benaglio. Il suo mancino di prima intenzione si alzerà però sopra la traversa, graziando la nazionale elvetica.
Un paio di minuti più tardi ecco ancora La Roja portarsi in avanti con Valdivia a filtrare sulla destra per Sanchez la cui palla centrata finisce sul vertice opposto dell’area dove viene calciata di prima intenzione da Gonzalez, che calcerà però mollemente tra le braccia di Benaglio.

All’ottantottesimo l’ennesimo contropiede cileno concluso da un mancino di Paredes, ancora una volta incapace di trovare lo specchio di porta.
Un minuto più tardi l’occasionissima elvetica: Ziegler centra un pallone basso che Bunjaku prolunga di tacco per Derdiyok, il cui rigore in movimento si spegne però a lato del palo alla destra di Bravo.

COMMENTO
Non basta ritoccare il record di imbattibilità che venne fatto segnare da Walter Zenga nel 1990. La Svizzera, infatti, pochi minuti dopo essere andata a migliorare proprio quel record viene bucata dagli avanti cileni, cedendo il passo e trovandosi ora in una situazione molto delicata. Con La Roja a quota sei punti e la Spagna che con ogni probabilità salirà a tre stasera, infatti, una vittoria con Honduras potrebbe anche paradossalmente non bastare se poi i cileni dovessero farsi sconfiggere dalla Furia Roja nell’ultimo match del girone.

Mark Gonzalez celebra la rete dell'1 a 0

Ciò che si sta andando a delineare, insomma, è la possibilità che tre squadre chiudano a sei punti, dovendo quindi basare tutto sulla classifica avulsa. E per una squadra capace di compiere l’impresa di battere la squadra Campione d’Europa nonché prima delle favorite all’esordio sarebbe sicuramente un peccato doversi giocare tutto sulla differenza reti.

Aspettiamo quindi qualche giorno, poi tutto sarà più chiaro.

In tutto questo, però, la Spagna deve ovviamente vincere stasera. E per quanto sembri cosa scontata Italia – Nuova Zelanda insegna che non si deve dare nulla per scontato…

MVP
Pur non risultando decisivo rispetto allo sviluppo del match il migliore in campo è stato oggi quell’Alexis Sanchez che venne soprannominato Niño Maravilla non per caso.
La giovane ala friulana sta quindi mantentenendo le attese dei suoi compatrioti: veloce, ficcante, a tratti inarrestabile, con una sola pecca ancora da limare, la freddezza sotto porta. Fosse stato freddo oggi, infatti, avrebbe realizzato almeno un paio di reti.

Peccato, ma il futuro è tutto suo. Deve solo crescere al meglio e pensare a lavorare.

TABELLINO
Cile vs. Svizzera 1 – 0
Marcatori: 75′ Gonzalez
Cile: Bravo; Isla, Medel, Ponce, Vidal (45′ Gonzalez); Carmona, Jara, Fernandez (65′ Paredes); Sanchez, Beausejour, H.Suazo (45′ Valdivia). A disp.: Pinto, Marin, Contreras, Millar, Fuentes, Tello, Fierro, Estrada, Orellana. All.: Bielsa
Svizzera: Benaglio; Lichtsteiner, Von Bergen, Grichting, Ziegler; Behrami, Inler, Huggel, Fernandes; Frei (34′ Barnetta), Nkufo (68′ Derdiyok). A disp.: Wolfli, Leoni, Magnin, Eggimann, Barnetta, Padalino, Schwegler, Shaqiri, Yakin, Bunjaku. All.: Hitzfeld
Arbitro: Khalil Al-Ghamdi (Arabia Saudita)
Ammoniti: Suazo (C), Nkufo (S), Carmona (C), Ponce (C), Barnetta (S), Fernandez (C), Inler (S) Medel (C), Valdivia (C)
Espulsi: 31′ Behrami (S)

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Gokhan Inler

Rivoluzione totale rispetto al match perso col Messico, con dieci giocatori che nel match precedente erano partiti dalla panca. In campo anche quel Cossu che potrebbe prendere il posto dell’infortunato Pirlo nella rosa dei 23 che partirà per il Sudafrica.

CRONACA
La partita inizia su ritmi piuttosto blandi. Il tutto fino al decimo minuto quando Inler punta la porta dalla trequarti e dopo essersi liberato di Montolivo libera un sinistro piazzato con cui fredda Marchetti.
Rete che in realtà sarebbe da annullare: sul tiro del centrocampista dell’Udinese c’è infatti un giocatore in fuorigioco che partecipa però attivamente all’azione, venendo sfiorato dal pallone. Nessuna polemica da parte degli Azzurri, ma rivedendola alla moviola non ci sono nemmeno dubbi rispetto a ciò.

L’Italia però riesce a reagire praticamente subito: quattro minuti e Montolivo crossa un pallone che Quagliarella contende per due volte consecutive il pallone a Senderos, bucando poi l’estremo difensore elvetico per l’1 a 1 immediato.

Nemmeno il pareggio Azzurro riesce comunque a scuotere il match. Anzi, già verso il venticinquesimo il ritmo scende ulteriormente e si fa più che compassato con le due squadre che giochicchiano più che altro per provare a prendere il controllo del centrocampo, senza comunque strafare per riuscirci.

Al ventinovesimo Fernandes fugge sulla sinistra e centra un pallone basso per N’Kufo che sarebbe sanguinosissimo se non arrivasse Zambrotta in chiusura ad intercettare il pallone in anticipo con un’ottima diagonale. Giusto il tempo di ripartire e Lichtsteiner riconquista il pallone e fugge sulla destra, seminando proprio il capitano odierno – Zambrotta, appunto – per centrare poi un’altra palla bassa che è però liberata con molta meno apprensione dalla nostra difesa.

A spezzare la monotonia di una partita tutt’altro che emozionante è N’Kufo che al trentanovesimo minuto si fa trovare libero sul secondo palo sugli sviluppi di una punizione ma il colpo di testa della punta dei Tukkers termina a lato.
Sul ribaltamento di fronte è invece l’Italia a sfiorare il goal per ben due occasioni in un amen: prima Maggio riceve sulla destra e dopo aver saltato in gran stile Fernandes crossa per l’arrembante Pazzini che è però disturbato e non trova la porta. Sono comunque gli Azzurri a mantenere il possesso del pallone e Montolivo torna a vestire i panni dell’assistman crossando un pallone che Pazzini però, questa volta senza pressione esterna, non riesce a raggiungere. Peccato, si sarebbe trovato tutto solo ad un passo dalla porta di Benaglio.

La ripresa si apre con un’Italia che pare essere più volenterosa e dopo cinque minuti un rimpallo ci favorisce ma né Pazzini né Pepe riescono a trovare la via della rete, chiusi alla bell’e meglio, ma in maniera efficace, da Senderos e Lichtsteiner.

Fabio Quagliarella esulta dopo il goal del pareggio

Pare essere, però. Perché in effetti sì, l’Italia sembra tenere un pochino più il possesso del pallone rispetto alla prima metà di gioco – e, soprattutto, rispetto alla partita con il Messico quando eravamo andati assolutamente sotto da questo punto di vista – ma il tutto in maniera piuttosto sterile, senza strafare per provare a trovare il goal.

Dopo il ventesimo la coppia friulana Pepe-Di Natale, subentrata nella ripresa a Cossu e Quagliarella, imbastisce un’azione che finisce però nel nulla: il primo sventaglia infatti un pallone che il secondo fatica a controllare. Una volta venutone in possesso, però, il numero 10 Azzurro punta Ziegler e dopo avergli guadagnato un metro centra un pallone basso che mette un minimo in apprensione la retroguardia elvetica, salvata però dall’uscita bassa e sicura di Benaglio che risolve da par suo la situazione.
Una decina di minuti più tardi è invece il cross di Ziegler a fare un minimo di paura, con Derdiyok che non arriva però sul pallone.

E’ comunque un secondo tempo davvero noioso in cui non arrivano sussulti né occasioni. A provare a spaventare Marchetti ci pensa quindi Yakin che ad un minuto dal termine ci prova direttamente su punizione a giro, mettendo però la palla ad un buon metro dal palo alla sinistra dell’estremo difensore cagliaritano.
Marchetti che deve invece intervenire poco più tardi sulla castagna calciata da Shaqiri da fuori, col portiere Azzurro che respinge in tuffo.

COMMENTO
Commentare una partita del genere, con così poche emozioni e reali occasioni oltre che con un ritmo eufemisticamente blando è sinceramente dura.

Qualche piccola indicazione la possiamo comunque trarre dal match in terra elvetica: rispetto a due giorni fa i giocatori sono sembrati già un po’ meno imballati fisicamente, per quanto non ancora al massimo della brillantezza. Sotto il profilo atletico, quindi, un minimo di crescita c’è stata. Ora speriamo solo di completarla da qui al nostro esordio Mondiale, di modo da poterci presentare quantomeno in una forma tale da poter ambire a disputare un torneo dignitoso, a maggior ragione pensando che abbiamo un titolo da difendere.

Un’altra indicazione interessante, a mio avviso, è rispetto agli avversari: una squadra dal calcio di ispirazione iberica o brasialiana come il Messico, ovvero sia una squadra che ha puntato molto sul possesso di palla, ci ha messo in una difficoltà indubbiamente maggiore rispetto ad una Svizzera storicamente molto più lineare rispetto alle compagini succitate.

Behrami e Quagliarella

Due giorni fa oltre alla maggior volontà di tenere lungamente il possesso del pallone a fare la differenza era stata anche la rapidità delle punte avversarie: Hernandez, Dos Santos e Vela avevano messo infatti in notevole imbarazzo la nostra retroguardia cosa che, a mio avviso, Frei ed N’Kufo non sono riusciti a ripetere stasera.

Infine vengono invece ancora feedback negativi dalla fase offensiva, ancora una volta davvero poco incisiva. In due amichevoli Lippi ha turnato tutti là davanti, ma il risultato è sempre stato più o meno lo stesso.

Nel 2006 vincemmo grazie ad una difesa stratosferica, quest’anno la nostra retroguardia saprà ripetersi agli stessi livelli? Perché oggi, obiettivamente, l’attacco non sembra essere meglio rispetto a quattro anni fa. Anzi.

TABELLINO
Svizzera vs. Italia 1 – 1
Marcatori: 10′ Inler, 14′ Quagliarella
SVIZZERA: Benaglio (45′ Woelfli); Lichtsteiner, Senderos, Grichting, Ziegler (76′ Magnin); Behrami (57′ Barnetta), Inler, Huggel, Fernandes (87′ Shaqiri); Frei (75′ Yakin), Nkufo (67′ Derdiyok). Panchina: Leoni, Eggimann, Von Bergen, Padalino, Schwegler, Bunjaku. Allenatore: Ottmar Hitzfeld
ITALIA: Marchetti; Maggio, Chiellini, Bocchetti, Zambrotta (80′ Criscito); Gattuso (85′ Iaquinta), Montolivo, Palombo (88′ De Rossi), Cossu (45′ Pepe); Quagliarella (65′ Di Natale), Pazzini (76′ Gilardino). Panchina: Buffon, De Sanctis, Cannavaro, Bonucci, Marchisio. Allenatore: Marcello Lippi
Arbitro: Cippirillo (Fra)
Ammoniti: 59′ Bocchetti (Ita), 77′ Gattuso (Ita), 81′ Lichtsteiner (Svi), 86′ Magnin (Svi), 87′ Chiellini (Ita)

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Nome: Nassim Ben Khalifa
Data di nascita: 13 gennaio 1992
Luogo di nascita: Prangins (Svizzera)
Nazionalità: svizzera
Ruolo: trequartista / seconda punta
Club: Grassophers
Scadenza contratto: 30 giugno 2011
Valutazione: 4 milioni

CARRIERA
Ben Khalifa nacque il 13 gennaio di diciotto anni fa nel paesino di Prangins, comune del distretto di Nyon, Canton Vaud.

Svizzero a tutti gli effetti Nassim tradisce, sia nel nome quanto nel cognome, le sue origini magrebine: i suoi genitori sono orginari della Tunisia, paese in cui risiede ancora buona parte della sua famiglia e la cui Federazione calcistica ultimamente ha iniziato a corteggiarlo per provare a convincerlo ad abbandonare le rappresentative Rossocrociate per unirsi a quelle delle Aquile di Cartagine, ma senza successo: Nassim, infatti, è legatissimo al paese in cui è nato e pare abbia giurato amore eterno alla maglia della Svizzera.

La prima società importante a dargli una chance fu lo Stade Nyonnais FC, squadra del capoluogo del suo distretto, che lo accolse tra le proprie fila quando lui non aveva che nove anni.
La stagione successiva, quindi, il passaggio all’FC Gland, squadra da cui venne prelevato tre anni più tardi dal Losanna, plurititolato club del Canton Vaud.

Qui gioca una stagione, giusto il tempo necessario a convincere i dirigenti del Grassophers ad investire su di lui: 50mila franchi svizzeri è infatti la cifra sborsata dalla squadra di Zurigo per assicurarsi i servigi del giovane prodigio elvetico, che nel 2006 si unisce quindi all’under 21 della Juventus svizzera.

Qui si afferma come una stella assoluta del calcio elvetico tanto da diventare uno dei punti fermi delle varie rappresentative giovanili nazionali, di cui però parleremo più tardi.

Prima, infatti, c’è da concludere la storia riguardante il suo rapporto coi club: dopo un paio di stagioni passate aggregato alla formazione giovanile del Grassophers inizia quindi ad entrare nel giro della prima squadra. Il suo esordio ufficiale arriverà il 7 marzo 2009 quando, solo diciassettenne, scenderà in campo a undici minuti dal termine di un match di campionato disputato contro il Sion per rilevare Alain Schultz.
Quella stagione, quindi, disputerà altri due scampoli di partita: qualche settimana dopo il suo esordio assoluto disputerà nove minuti contro l’FC Vaduz, verso la fine della stagione ne giocherà altri undici nel derby contro lo Zurigo.

In questa stagione, invece, è sceso in campo in undici occasioni, mettendo anche a segno due reti.

Detto di quanto fatto nella sua ancor breve carriera di club andiamo a vedere come si sta invece evolvendo la sua carriera internazionale: punto di forza delle under 15 e 16 sarà nell’under 17 di Dany Ryser che Nassim troverà la sua consacrazione giovanile.

Con questa rappresentativa, infatti, disputerà ben due campionati Europei, quello del 2008 e quello del 2009. Ed è proprio in quest’ultimo, disputatosi in Germania, che i giovani Rossocrociati dimostrano di essere una squadra notevole piegandosi solo in semifinale contro l’Olanda di Castaignos ed Ozyakup. Risultato questo che permette loro di qualificarsi ai Mondiali di categoria, da disputarsi di lì a pochi mesi in Nigeria.

Mondiali che, come chi segue assiduamente questo blog ben sa, saranno vinti proprio dagli svizzeri – capaci di imporsi 1 a 0 in finale contro la Nigeria padrona di casa grazie ad un goal di Seferovic – trascinati da un Ben Khalifa in splendida forma (premiato poi con il Silver Ball come secondo miglior giocatore della rassegna iridata) e capace di mettere a ferro e fuoco ogni difesa contro cui si trova a giocare, quella Azzurra compresa.

E proprio questo è, ad oggi, il punto più alto della brevissima carriera di Ben Khalifa.
Nassim che però sicuramente non si accontenterà di un titolo mondiale giovanile e proverà, specialmente con i club in cui andrà a giocare, ad arricchire ulteriormente la propria bacheca.

Proprio in questo senso negli ultimi mesi si sono inseguite diverse voci: sulle sue tracce sono stati segnalati club importanti come Milan ed Arsenal, anche se pare che verso dicembre ci sia stata una vera e propria asta tra Inter e Manchester United per assicurarsi questa futura stella del calcio mondiale.
Per ora, però, Nassim resta a Zurigo. Facile comunque che da qui a qualche mese possa cambiare aria, sbarcando in un club ed in un campionato di livello superiore.

CARATTERISTICHE
Nassim Ben Khalifa è uno dei talenti più fulgidi del calcio mondiale, per quanto possa sembrare strano.

Strano perché obiettivamente nel corso della storia del calcio il piccolo paese alpino non ha dato grandissimi talenti a questo sport. Giusto negli ultimi anni hanno messo in mostra giocatori di qualità discreta, ma in linea generale il massimo grado espresso dal calcio elvetico risponde ai nomi dei vari Frei, Barnetta, Berhami, Inler, Benaglio, Senderos, Djorou, Chapuisat, Turkyilmaz, Sforza, Geiger, i gemelli Degen, Dzemaili, Muller, Lichtsteiner, N’Kufo… insomma, giocatori discreti, in alcuni casi di buona qualità… ma nulla di più.

Oggi, invece, tutto il calcio svizzero può cullare un giocatore che potrebbe davvero entrare nel gotha del calcio mondiale. Perché Ben Khalifa ha qualità tecniche assolutamente superiori alla norma, che ne fanno un giocatore dal talento cristallino.

Destro naturale, sa però calciare con entrambi i piedi. Dribbling delizioso, cambio di passo, abilità nel giocare nello stretto e nel tener palla per far salire la squadra, capacità di trovare la via del goal, visione di gioco, autorità con la palla tra i piedi, ottimo rifinitore, eccellente ultimo passaggio. Queste, in sintesi, le sue caratteristiche principali. Che ne fanno un giocatore capace di giocare più o meno in tutte le posizioni dell’attacco, anche prima punta in caso di bisogno. Perché oltre ad avere doti tecniche non comuni è anche dotato di un fisico discreto: 183 centimetri d’altezza per 78 chilogrammi di peso.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Poche volte sono rimasto impressionato nel vedere un ragazzino giocare come mi è capitato di fare ammirando le giocate di Nassim Ben Khalifa.

Questo, certo, non cambia il fatto che essere un fenomeno giocando da adolescenti tra i pari età non significhi poter poi riprodurre lo stesso dominio anche tra i professionisti.

Nassim, però, le possibilità di fare ciò le ha davvero tutte. Proprio per questo mi fa abbastanza strano che ancora nessun top club europeo si sia mosso su di lui: molte squadre hanno scout che battono a tappeto il nostro continente e quindi tante di queste devono conoscerlo da un paio d’anni almeno.

Proprio in questo senso sarebbe stato da acquistare già prima dell’ultimo europeo under 17. O, quantomeno, prima del Mondiale nigeriano. Perché proprio la vittoria iridata in Africa ha fatto schizzare alle stelle le quotazioni di un ragazzo che potenzialmente può arrivare a valere decine di milioni ma, soprattutto, può contribuire alla realizzazione di molte vittorie.

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Nome: Haris Seferović
Data di nascita: 22 febbraio 1992
Luogo di nascita: Sursee (Svizzera)
Nazionalità: svizzera (seconda nazionalità bosniaca)
Ruolo: punta
Club: Fiorentina
Scadenza contratto: –
Valutazione: 50mila euro

CARRIERA
Haris Seferovic nacque il 22 febbraio del 1992 a Sursee, un piccolo comune sito nel distretto omonimo, Canton Lucerna.

Di nazionalità svizzera, quindi, Haris possiede un doppio passaporto: la sua famiglia infatti è originaria di Sanski Most, comune nel nord-ovest della Bosnia.
Nonostante la possibilità di optare per le rappresentative nazionali dello stato ex jugoslavo, comunque, Seferovic non sembra aver mai avuto dubbi ed ha scelto senza esitazioni di rappresentare lo stato in cui è nato.

Scelta che ha pagato, finora: solo pochi mesi fa, infatti, Haris ha avuto l’onore di issarsi, assieme ai suoi compagni di nazionale, sul tetto del mondo. E’ stata proprio la rappresentativa elvetica under 17 a conquistare il Mondiale di categoria disputatosi lo scorso novembre: dopo aver eliminato, tra gli altri, anche la nostra Italia Seferovic e compagni si sono imposti anche sui padroni di casa – nonché campioni in carica – nigeriani proprio grazie ad un suo goal, raggiungendo un traguardo storico per il piccolo stato alpino.

Seferovic che, tra l’altro, si è anche potuto togliere un’altra soddisfazione non da poco: oltre a tornare in patria con tanto di titolo mondiale, infatti, il giovanissimo puntero di discendenza bosniaca ha dato gran mostra di sè vincendo (assieme allo spagnolo Borja, al nigeriano Emmanuel ed all’uruguagio Gallegos) il titolo di capocannoniere del torneo giovanile iridato grazie alla realizzazione di 5 reti nel corso della competizione.

Haris che è quindi una delle stelle del calcio giovanile elvetico (ha giocato nelle under 15, 16, 17 e 18), ma non solo ormai. Al di là del suo passato internazionale, quindi, vediamo anche quali sono stati i suoi passi nella sua carriera di club.

Il ragazzo, ancora bambino, iniziò a tirare i primi calci ad un pallone nella squadretta del suo paese, il Sursee, all’età di sette anni. Dopo cinque stagioni, quindi, l’approdo al Lucerna, club molto più importante e titolato di quello in cui aveva giocato sino ad allora.
Il ragazzo comincia quindi a far parlare di sè nei tre anni passati nella squadra capace di vincere un titolo nazionale una ventina d’anni prima. Così nel 2007 piomba su di lui il Grassophers, destinazione che non si può rifiutare: le ultime due stagioni e mezzo, quindi, Haris le passa nella Juventus svizzera.

Qui arriva anche ad esordire in prima squadra: è il 26 aprile 2009 e lui scende in campo in un match di campionato disputato contro il Neuchatel Xamax. Da lì in poi farà altre due presenze ufficiali in prima squadra, venendo quindi nominato, proprio ad inizio anno, miglior giovane del suo Cantone.
In precedenza, tra l’altro, aveva vinto i premi come miglior giocatore under 19 bosniaco e come miglior giovane svizzero, entrambi risultati raggiunti nel 2009.

Giusto ieri, infine, il terzo trasferimento della sua vita: Seferovic lascia Zurigo e sbarca in Italia, più precisamente a Firenze. Corvino ha infatti individuato in lui il rinforzo giusto per la sua Primavera: con Mutu prossimo ad una squalifica (che potrebbe arrivare a 4 anni) per doping Prandelli dovrebbe promuovere a tutti gli effetti in prima squadra il giovane senegalese Babacar, che lascerebbe quindi un vuoto non indifferente al centro dell’attacco della principale formazione giovanile Viola.
Buco che, quindi, verrebbe colmato proprio dal giovane elvetico, che dovrebbe passare i prossimi sei mesi aggregato alla Primavera.

Attenzione, però: difficile che nell’acquistarlo Corvino abbia valutato esclusivamente l’apporto che Haris avrebbe dato nell’immediato. Lui, infatti, è ritenuto uno dei migliori talenti di svizzera ed è un giocatore che indubbiamente potrà far bene anche tra i professionisti.
E questo, inutile dirlo, Corvino lo sa.

CARATTERISTICHE
Seferovic è una prima punta forte fisicamente, dotata di un buon mancino e bravo a muoversi negli spazi.

Sa infatti sfruttare in maniera molto intelligente il suo fisico (centottantacinque centimetri per circa settantacinque chili di peso) per proteggere palla quando attaccato, lottare su ogni pallone anche contro i difensori più arcigni e farsi largo nelle maglie della retroguardia avversa a furia di spallate.
La sua potenza fisica, tra l’altro, si traduce anche in una discreta potenza di calcio: Haris, infatti, ha un mancino sì preciso, ma anche piuttosto potente.

E proprio il suo piede sinistro è uno dei suoi punti forzi: dotato di una buona tecnica di tiro sa abbinare, come detto, potenza e precisione per creare delle traiettorie imparabili che fendendo l’aria si infilino alle spalle dei portieri avversari.

Infine ha tra i suoi punti di forza tanto la capacità di muoversi negli spazi quanto di crearli, così come un ottimo fiuto per il goal.

Da una parte, infatti, sa attaccare molto bene lo spazio portando scompiglio nelle altrui difese e mettendo in difficoltà i reparti arretrati contro cui si trova a giocare, che nel controllarlo non possono mai abbassare la guardia.
Dall’altra sa, proprio grazie alla forza fisica che lo contraddistingue, creare spazi quando questi non ci sono andando, come già detto in precedenza, a lottare spalla a spalla contro ogni difensore.

Il suo fiuto del goal, infine, lo rende un bomber molto capace ed implacabile.

Davvero tante qualità importanti per una prima punta.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
La stella più luminosa della nazionale svizzera fresca vincitrice del Mondiale under 17 non era certo lui.

In Nigeria, infatti, a brillare sopra tutto e tutti fu Nassim Ben Khalifa, trequartista/seconda punta che di Seferovic era il compagno tanto in nazionale quanto nel club.
Proprio il talentuoso svizzero di origine tunisina è stato il vero trascinatore di quella squadra. Che, comunque, senza i goal di Haris difficilmente sarebbe arrivata sul gradino più alto del podio.

Il fatto che fosse Nassim il giocatore più interessante del lotto, comunque, non deve certo portare a pensare che questo ragazzo non valga nulla. Anzi.

Oggi come oggi, è quasi inutile dirlo, risulta essere uno degli attaccanti più interessanti della sua annata. E non limitandoci al territorio svizzero, ma proprio a livello mondiale.

Seferovic festeggia la vittoria del Mondiale under 17 con i suoi compagni

Corvino, insomma, dopo aver acquistato Adem Ljajic ha messo a segno un altro ottimo colpo in prospettiva futura: certo, nessuno può assicurarci con certezza che Seferovic diventi una punta di prima grandezza, ma le possibilità che possa tornare utile alla prima squadra sono davvero notevoli.

Che sia proprio Seferovic, quindi, l’attaccante destinato a rimpiazzare Gabriel Omar Batistuta nel cuore dei tifosi Viola?

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Un primo tempo tutto sommato equilibrato fa da preludio ad una seconda frazione con un solo padrone: la Germania.

Yabo insegue capitan Sini (uefa.com)

Yabo insegue capitan Sini (uefa.com)

Così potremmo sintetizzare con poche parole la semifinale giocata nel tardo pomeriggio dalla nostra rappresentativa under 17.

Gli azzurrini, infatti, scendevano in campo a Dessau per giocarsi l’accesso alla finalissima del Campionato Europeo di categoria, partita nella quale avrebbero affrontato l’Olanda (che come vedremo aveva in mattinata battuto i pari età svizzeri).

Nella prima frazione di gioco, come detto, equilibrio sostanziale a livello di occasioni, anche se qualcosa in più, da questo punto di vista, aveva creato la Germania, abilissima nel ripartire velocemente ed in maniera ficcante per andare ad impensierire Mattia Perin, 16enne portiere in forza alla formazione Allievi Giovanili del Genoa (che lo prelevò lo scorso anno dalla Pistoiese).

Azzurrini che mettono però in mostra un gioco più fluido ed orchestrato rispetto ai parietà tedeschi, molto più lenti e macchinosi nel far girare il pallone quando non hanno la possibilità di ripartire in velocità verticalizzando l’azione e portandosi nell’area avversaria in pochi secondi. Italiani che avrebbero anche un paio di occasioni interessanti con Dell’Agnello, una in particolare: Fossati – ottima prestazione per lui, forse il migliore in campo dei nostri – crossa in mezzo trovando la testa del compagno di club (entrambi, infatti, giocano nell’Inter) che, lasciato inspiegabilmente solo dalla retroguardia tedesca, spreca però mandando di poco a lato della porta difesa da Marc-Andre ter Stegen.

Nel secondo tempo, poi, il cambiamento degli equilibri creatisi nei primi quaranta minuti (tanto, infatti, dura un tempo in questa competizione): i tedeschi salgono di tono e diventano padroni del campo, andando a schiacciare, sostanzialmente, i nostri e meritando appieno vittoria ed accesso alla finale.

I due goal arrivano nel giro di sei minuti: al 70′ Yabo segna ribadendo in rete un pallone respinto da Perin, al 76′ Basala trova la rete chiudendo nel migliore dei modi un triangolo con Gotze (che sembrava però trovarsi in posizione di fuorigioco).

Azzurrini che quindi vedono infrangersi il sogno di riportare la nazionale under 17 sulla vetta d’Europa dopo che l’impresa era riuscita due sole volte nel corso della nostra storia, entrambe le volte quando, in realtà, si trattava ancora di Europei under 16: nell’82, quando battemmo in finale proprio i tedeschi per 1 a 0, e nell’87, quando battemmo l’Unione Sovietica con lo stesso risultato (titolo poi revocato per irregolarità nella documentazione riguardante uno dei giocatori, Roberto Secci) .

Per i tedeschi, invece, la possibilità di arrivare al terzo successo in questa competizione, dopo le vittorie del 1984 (come Germania Ovest) e del 1992 (guarda caso proprio l’anno in cui buona parte dei giocatori che militano attualmente nell’under 17 sono nati).

Germania che incontrerà nella finalissima, come detto, l’Olanda guidata in panchina da Albert Stuivenberg ed in campo da Oğuzhan Özyakup, capitano dei giovani tulipani.

Gli orange, infatti, si sono imposti in mattinata nella prima delle due semifinali, quella che li ha visti opposti alla Svizzera. I goal di Isoufi e Castaignos, entrambi siglati nella prima frazione di gioco, hanno reso vano il tentativo di rimonta elvetico, firmato da Kamber. Olandesi che arrivano quindi in finale e potranno giocarsi la vittoria del loro primo Europeo di categoria, ma olandesi che, tutto sommato, arrivano in finale non proprio meritatamente: il pareggio sarebbe stato forse un risultato più giusto… e se proprio c’era una squadra che meritava qualcosa di più questa era la Svizzera.

Lunedì verrà quindi giocata la finale di questa competizione: ancora pochi giorni e sapremo quale nazione potrà fregiarsi del titolo di campionessa europea under 17.

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