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Archive for the ‘Europeo Estonia ’12’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Spagna – Francia, riedizione del quarto di finale dell’ultimo Europeo.

In questo caso, però, si tratta di una semifinale, e siamo a livello di under 19.

Si fronteggiano comunque due grandissime squadre, nonché scuole calcio.

Da una parte l’ormai pluridecorata Spagna, che oltre ad aver imposto il proprio dominio a livello di nazionale maggiore con due Europei ed un Mondiale nell’arco di quattro anni continua a dettar legge anche a livello giovanile.

Dall’altra una Francia che anche grazie al grande apporto ricevuto da immigrati e colonie riesce sempre a presentare nazionali, in special modo giovanili, interessanti, piene di giocatori già formati in particolar modo da un punto di vista fisico-atletico.

Transalpini che si schierano col 4-4-2 con la riserva di Salvatore Sirigu tra i pali, Areola, una linea difensiva a quattro composta da Foulquier, Samnick, Umtiti e Digne ed un centrocampo arricchito dalla presenza di Veretout, Ba, Pogba e Kondogbia. In attacco, quindi, Bahebeck a supportare Vion.

Classicamente spagnola, invece, la disposizione in campo delle Furie Rosse, che esattamente come la nazionale maggiore giocano senza una vera punta di ruolo, relegando capitan Juanmi in panca.

Così Lopetegui schiera Arrizabalaga a difesa dei pali con Joni terzino destro e Grimaldo sull’out opposto. Ramalho ed Osede sono i centrali di difesa. A dare dinamicità al centrocampo ci pensano invece Campana e Torres, con Niguez libero di inventare. Il tridente, “tipicamente atipico”, vede infine la presenza di Deulofeu, Jesé Rodriguez e Suso.

Al terzo minuto di gioco Pogba, capitano della nazionale francese e promesso sposo juventino, rischia di perdere palla incaponendosi un po’ troppo in tocchi leziosi al limite per poi tagliare benissimo la difesa con un tocco filtrante, cercando lo scatto di Bahebeck. Che però non capisce, e non sfrutta l’occasione di portare subito avanti i suoi.

E’ comunque una Spagna che palesa tutti quei limiti che aveva già mostrato nella Fase Elite contro l’Italia, in una partita in cui una nazionale Azzurra con tante defezioni (ancora devo capire perché i vari Romanò, Crisetig e compagnia restarono a casa) rischiò quasi di battere i parietà iberici.

E’ infatti da subito la Francia, guidata dai sapienti piedi di Paul Pogba, a cercare il possesso di gioco. Non solo: gli spagnoli sono da subito timorosi e anziché aggredire con la loro classica veemenza il portatore di palla restano schiacciati nella propria trequarti.
Il tutto non certo per una scelta tecnico-tattica impostata dall’alto: si sentono infatti chiare in tutto lo stadio le voci di Lopetegui, che continua ad incitare i suoi ad uscire in pressing.

Spagna che intorno al quarto d’ora prova quindi a rialzare la testa e si fa in effetti subito pericolosa. Samnick, difensore dalle potenzialità interessanti ma un po’ troppo portato all’intervento in scivolata, fa fallo sul lato destro della sua area di rigore. Capitan Campana si porta quindi sul punto di battuta e centra un pallone che Osede incorna di testa, mandando però di poco alto sopra la traversa.

Reazione immediata della Francia, con Foulquier che crossa dalla trequarti ma vede il suo pallone respinto da un difensore. La palla si impenna e quando cade è colpita al volo da Veretout, che si coordina benissimo ma trova pronto Arrizabalaga.

Gli spagnoli faticano quindi ad imporre il proprio gioco, non riuscendo a mettere in campo il loro classico “tiki-taka”.
Nonostante questo le capacità tecniche non mancano, come dimostrano intorno al ventiquattresimo minuto quando Deulofeu converge da sinistra ed appoggia a Niguez che, in posizione di centravanti, libera subito di prima intenzione Jesé Rodriguez, imbeccato nello spazio tra Samnick e Foulquier: stop e tiro immediato, grande risposta di Areola.

Come si dice, però, il calcio è spietato e la legge non scritta “goal sbagliato, goal subito” si fa sentire spesso.

Così i Bleus provano a riportarsi avanti e affondano con Foulquier, che è però chiuso in angolo una volta penetrato in area di rigore. Sulla bandierina si presenta Bahebeck che centra il pallone sul secondo palo dove Pogba decolla sopra la testa del diretto marcatore – Ramalho, uno dei due centrali – per colpire secco sul secondo palo, trovando il corpo di Osede. Che respinge senza nemmeno volerlo e soprattutto senza controllare il pallone, permettendo a Umtiti di avventarcisi e bucare Arrizabalaga per l’1 a 0.

Da lì alla fine del primo tempo la Francia, che dopo la mezz’ora perderà Bahebeck per infortunio (sostituito da Bosetti), andrà in totale controllo della partita, riuscendo a non lasciare grandi occasioni agli avversari e giochicchiando senza grandissime pretese il pallone.

La ripresa si apre un po’ sulla stessa falsariga. Con la Spagna che riesce quindi a rendersi pericolosa solo dopo dieci minuti di gioco, e su corner: Deulofeu centra, Osede stoppa in mezzo all’area e calcia male cercando il secondo palo con Ramalho che ci mette il tacco per provare a correggere dentro lo specchio di porta, senza fortuna.

Il pareggio arriverà comunque di lì a poco.

All’ora di gioco la Spagna trova il varco giusto, partendo da lontano. Osede recupera un pallone lanciato in una zona di campo morta e lo consegna a capitan Campana, che scende fin sulla propria trequarti per far ripartire l’azione. Tre passaggi dopo è Alcacer, appena entrato al posto di Suso, a trovarsi la palla tra i piedi sulla trequarti avversaria, resistere alla pressione Pogba e far partire un filtrante che s’infila nello spazio tra Samnick e Foulquier, dove Deulofeu è bravo ad infilarcisi per andare a freddare l’uscita poco convinta di Areola. 1 a 1.

Il goal subito affossa un pochino, mentalmente, i francesi. Che iniziano a scricchiolare.
Provano ad approfittarne gli iberici, con Deulofeu che al settantaduesimo salta il diretto marcatore (Samnick) sulla trequarti e fa partire un tiro sporco, non certo irresistibile, che finisce sul palo alla sinistra di un Areola che aveva battezzato fuori la traiettoria.

Il mattone sulla faccia dei transalpini ce lo mette quindi lo stesso Alcacer, che dopo aver servito a Deufoleu l’assist del pareggio sfrutta il cattivo posizionamento della difesa francese per andare a depositare in rete il cross di Grimaldo. Con Umtiti che stringe troppo sul primo palo e si fa sorpassare dal pallone e Digne che non fa la diagonale.
Dodici dal termine, Spagna che ribalta il risultato: 2 a 1.

La mattonata in faccia risveglia i Galletti, che si riversano all’attacco. Lasciando però voragini dietro.
Passa poco più di un minuto dal goal di Alcacer che lo stesso Paco parte in contropiede e filtra per Deufoleu, che si trova al limite dell’area con, sul destro, il colpo del K.O.

La giovane star della Masia, però, non è abbastanza fredda, cerca ancora di battere Areola con un tocco alla sua sinistra ma questa volta il portiere di origine filippina del PSG si distende con convinzione, bloccando il pallone e tenendo vive le speranze dei suoi.

Per provare a recuperare una situazione nera più che grigia Mankowski consuma gli ultimi due cambi, inserendo Ngando e Plea in luogo di Ba e Veretout.

E i frutti potrebbero essere raccolti all’ottantasettesimo quando la difesa spagnola dimostra tutti i suoi limiti sui calci piazzati: palla sul secondo palo, Samnick la sbuccia di testa ma finisce proprio sui piedi di Umtiti che calcia di prima intenzione con decisione trovando però, dritto per dritto, l’opposizione di Arrizabalaga.

Il goal è però nell’aria e a segnarlo, ricordando un po’ la semifinale Mondiale del 98, è ancora un difensore: Samuel Umtiti. Che sfruttando un batti e ribatti da corner si trova il pallone ad un passo dalla porta e non deve fare altro che depositarlo in rete trovando quel pareggio che spedisce le due squadre ai supplementari.

Eppure nell’ultimo minuto di recupero il solito Deulofeu avrebbe la possibilità di qualificare i suoi alla finalissima: partendo da larghissimo a sinistra scatta in velocità e si accentra seminando il panico nella difesa avversaria e scaricando palla a Rodriguez, per poi sovrapporglisi sulla destra creando un corridoio buono. Ricevuto il passaggio di ritorno del compagno madridista, però, Deulofeu difetterà ancora una volta con la conclusione, moscia e centrale, facile preda di Areola.

Pochi i sussulti nel primo tempo supplementare. Giusto allo scadere Alcacer è imbeccato bene in area ma a pochi passi dalla porta calcia contro Areola, trovandone la pronta opposizione.

Nella ripresa però la Spagna passa ancora. Bosetti gestisce male palla al limite dell’area e fa scattare un contropiede fulminante con Alcacer che prende palla nel cerchio di centrocampo e punta l’area in velocità. Giunto al limite serve quindi, alla sua sinistra, Deulofeu, che stavolta trova la porta, bucando Areola per il 3 a 2.

La Francia però non ci sta e attacca. La Spagna ha una difesa più che perforabile. Così al centosedicesimo minuto di gioco Digne centra da sinistra, Ramalho buca l’intervento in scivolata e Pogba s’infila dietro a tutti sul secondo palo, realizzando in spaccata. 3 a 3.

Si finisce quindi ai rigori.

Campana: alto
Pogba: goal
Suarez: goal
Plea: goal
Rodriguez: goal
Umtiti: parato
Alcacer: goal
Kondogbia: parato
Deulofeu: goal

Dove ad imporsi, grazie agli errori dei mancini Umtiti e Kondogbia, è la Spagna. Che arriva quindi in fondo anche a questo torneo continentale, confermandosi come la prima forza Europea ad ogni livello.

Aiutata, in questo caso, dalla fortuna.

Venendo rapidamente ai singoli… male Deulofeu, tra i giocatori più forti e attesi di questa nazionale, per un’ora di gioco. Quando si accende, però, sono dolori, e cambia la partita da solo.

O meglio, la cambia in coppia con Alcacer, che entra nella ripresa ed è assolutamente decisivo.

Male invece la difesa, dove i due difensori centrali non danno mai impressione di essere troppo affidabili ed in cui i terzini non contribuiscono alla fase difensiva se non col compitino.

Nella Francia restano invece interessanti le qualità di alcuni giocatori come Areola (da capire però dove possa arrivare), Digne (il Debuchy della mancina), Samnick (doti atletiche di primissimo livello) e Pogba, che ora dovrebbe sbarcare a Torino.

Dove, se ricalcasse quanto fatto vedere in questo Europeo, si vestirebbe da vice-Pirlo.

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E’ una squadra molto ben organizzata quella che Pierre Mankowski appronta per l’esordio della sua rappresentativa francese under 19 agli Europei di categoria.

Molto quadrati, i Galletti si mangiano in un sol boccone i parietà serbi metti in mostra alcune individualità importanti. Due, in particolar modo, con un futuro italiano che pare scritto: Pogba, praticamente acquistato per questa nuova stagione dalle Juventus, e Kondogbià, che radiomercato ci dice essere stato praticamente già precettato dalla stessa società di Corso Galileo Ferraris ma per il 2013.

Squadra ben messa in campo, dicevamo, questa Francia, dove sono come sempre i colored a farla da padroni.

Il tutto a partire dalla porta, protetta dal franco-filippino Areola (PSG). Classica difesa a quattro, con Dimitri Foulquier (origini della Guadalupa, due presenze a Rennes) a destra, Richard-Quentin Samnick (Camerun, attualmente al PSG) e Samuel Umtiti (camerunense anche lui, oggi gioca a Lione) in mezzo e Lucas Digne, uno dei pochi bianchi della squadra, a sinistra (il suo club è il Lille).

Tre i centrocampisti centrali, molto mobili ed interscambiabili di modo da non dare punti di riferimento agli avversari: Paul Pogba, guineano che sta per trasferirsi dallo United alla Juve, Geoffrey Kondogbià, centraficano del Lens, e Jordan Veretout, già più di quaranta presenze in quel di Nantes, dove è diventato titolare fisso nel corso dell’ultima stagione.

Le ali offensive, chiamate comunque a puntuali ripiegamenti, sono quindi Jean-Christophe Bahebeck, anche lui di origine camerunense con già quasi 30 presenze all’attivo con la maglia del Paris St. Germain, e Alassane Plea, ennesimo colored di questa squadra che ha recentemente firmato un contratto da “pro” col suo Olympique Lione.

La punta, unico vero riferimento offensivo, è, infine, Thibaut Vion, nativo di Mont-Saint-Martin ma di proprietà del Porto, che lo prelevò dal Metz.

Una specie di corazzata questa squadra, almeno se rapportata all’approssimazione messa in campo dai ragazzi di Zoran Maric, che si sono dimostrati assolutamente non all’altezza della situazione lungo tutto il corso del match.

Dopo un quarto d’ora di forcing leggero ma costante la Francia apre quindi le marcature: il probabile neo-juventino Pogba pennella in mezzo all’area un calcio di punizione che finisce giusto sulla testa di un solissimo Samnick, per il quale è un gioco da ragazzi girare in rete il pallone firmando l’1 a 0.

Nemmeno dieci minuti e i Transalpini raddoppiano.

A illuminare il gioco è ancora lui, il capitano di questa nazionale, Paul Pogba. Che agendo in zona trequarti riesce a tagliare dentro un ottimo pallone per Bahebeck il cui scatto è tanto bruciante da costringere Pajovic all’uscita scomposta, che vale rigore ed ammonizione.

Sul dischetto si presenta quindi lo stesso Pogba, che spiazza l’estremo difensore avversario con grande freddezza.

Il 3 a 0 arriva solo alla mezz’ora, ed è la pietra tombale di una partita senza storia.
Ed è un 3 a 0 che mette in mostra tutte le lacune di una squadra, la Serbia, veramente molto limitata sotto ogni punto di vista.

Dapprima è capitano Mijailovic a sbagliare un rinvio semplicissimo, concedendo palla sulla trequarti a Plea, il cui tiro immediato è respinto in qualche modo, certo non in maniera pulita e composta, da Pajovic. Anche qui dormita generale della difesa, con Vion che s’avventa sulla palla e ribatte verso la porta dove l’estremo difensore serbo avrebbe la possibilità di parare facilmente, ma riesce a sbucciare un pallone praticamente già tra le sue mani.

Con il massimo risultato raggiunto a fronte del minimo sforzo profuso, quindi, la Francia tira un po’ i remi in barca e lascia che la Serbia rialzi un pochino la testa.

Negli ultimi minuti della prima frazione di gioco, così, la nazionale dell’est cerca di costruire qualcosina, senza però riuscire mai ad impensierire Pogba e compagni.

La ripresa segue quindi un po’ la stessa falsariga: i francesi controllano e ogni tanto provano a pungere, i serbi, colpiti a morte, provano a rialzare la testa, senza però riuscire a fare male.

La pochezza di questa Serbia si vede anche al cinquantaquattresimo minuto quando Mitrovic può battere una punizione da posizione favorevolissima (centrale, a circa 18 metri dalla porta) calciando però nettamente alto sopra la traversa.

La pericolosità resta quindi appannaggio dei Bleus che all’ora di gioco sfiorano il 4 a 0 con Kondogbià che fugge a sinistra per centrare un pallone su cui Bahebeck, in spaccata, non arriva per un soffio, a Pajovic praticamente già battuto.

Se mai ce ne fosse bisogno a mettere la parola “fine” sulla partita ci pensa Mitrovic che al sessantaseiesimo, e dopo aver sbagliato poco prima l’occasione migliore per siglare il goal della bandiera, entra a contatto con Kondogbià e, effettivamente trattenuto dal giovane Sang et Or, reagisce violentemente, liberandosi della presa in maniera eufemisticamente brusca e guadagnandosi gli spogliatoi anzitempo.

Francia che ad un quarto d’ora dal termine troverebbe davvero la quarta rete col neo entrato Axel Ngando (giovane centrocampista del Rennes seguito da Juventus, City e Tottenham) che ben imbeccato dal solito Kondogbià batterà sì Pajovic ma in posizione di presunto fuorigioco.

Il resto del match non riserverà quindi altre grandi emozioni, con la Francia che guadagnerà così i primi tre punti di questo suo Europeo (poi diventati subito sei con la vittoria per 1 a 0 contro la Croazia nel corso della seconda giornata).

Transalpini, come detto, squadra molto interessante con una difesa discretamente robusta (le statistiche, del resto, parlano di 0 goal subiti in 2 partite) in cui spicca il terzino sinistro Lucas Digne, che un po’ mi ricorda un Debuchy della mancina.

Qualche problemino in fase difensiva, in effetti, l’ha dimostrato, questo anche perché non provvisto della dominanza atletica dei suoi tanti compagni di colore (che, come sappiamo, solitamente maturano prima da questo punto di vista).

Digne, però, ha messo in mostra altre qualità interessanti: molto dinamico, ama appoggiare la manovra offensiva con continuità, si propone con costanza, sa avanzare bene palla al piede, se la cava nell’uno contro uno, è insomma un prospetto da tenere d’occhio.

Interessantissimo anche, a centrocampo, il duo di possibili futuri bianconeri Pogba-Kondogbià, col primo che agisce prevalentemente in posizione di regista-schermo davanti alla difesa (alla Pirlo, per intenderci) ed il secondo che parte in posizione di mezz’ala sinistra.

Il tutto sulla carta, perché poi i due, per non dare punti di riferimento, amano anche scambiarsi molto, fermo restando i ruoli principali che ricoprono. Non sorprende quindi vedere spesso Kondogbià stazionare nel centro esatto del campo con Pogba più libero di svariare sia per creare spazi, che per cercarsi il pallone che, semplicemente, per non dare riferimenti.

Un’intesa, quella tra i due centrocampisti francesi, che balza subito all’occhio. Interessante, in questo senso, sarebbe vederli entrambi giocare nella stessa squadra di club.

Cosa che se le voci di mercato verranno poi verificate e concretizzate nella realtà potrebbe accadere presto.

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Il movimento calcistico spagnolo si conferma ancora una volta superiore a quello italiano.

Il 2 a 1 con cui le giovani Furie Rosse s’impongono sull’under 19 Azzurra, infatti, pesa.

Pesa soprattutto perché questa sconfitta sancisce l’addio all’Europeo di categoria.

La Spagna parte meglio. Dopo cinque minuti Suso, tra i giocatori più interessanti della rappresentativa iberica, calcia dalla distanza, trovando la parata in angolo di Pigliacelli.

E’ una Spagna che pur essendo distante lontano anni luce da quella super che, tra i grandi, è stata capace di vincere in due anni Europeo e Mondiale è impostata per creare gioco ed imporre il proprio stile sul campo.

L’Italia, di contro, dimostra che la nostra scuola tattica è tutt’altro che morta. E così di fronte ad una Spagna che prova a manovrare per mettere in difficoltà la difesa di casa si oppone una fase difensiva ben regolata oltre che una buona capacità di ripartire una volta strappato il pallone.

Spagna che, per altro, si piace troppo. E quel classico leziosismo iberico aiuta sicuramente gli Azzurri a restare compatti e concedere ben poco agli avversari.

Italia che, di contro, risulta piuttosto leggera, e non in quanto a peso in chili, là davanti.

Così nonostante sappia ripartire benino, con un Liviero che spinge più del suo alterego a destra, Zampano (comunque molto interessante) ed un Improta sempre ficcante, la nazionale Azzurra fatica ad essere incisiva sotto porta.

A regalare il vantaggio alla squadra di Evani ci pensa quindi Ramalho, che buca un lancio diretto in area, sbucciando il colpo di testa e regalando allo stesso Improta la rete dell’1 a 0 (nonché il suo secondo goal in due partite).

Da lì sempre brava la squadra di Evani a controllare il gioco spagnolo. Con le Furie Rosse che non a caso pareggeranno solo su punizione, nella ripresa, con Gomez.

Il goal che vale i tre punti per gli spagnoli, però, è un errore difensivo. Rodriguez riceve oltre la trequarti e non viene chiuso tempestivamente. Così arrivato al limite supera un uomo e impallina Pigliacelli imparabilmente.

E’ la fine, precoce, di un sogno chiamato Europeo.

In tutta onestà, nel complesso, l’Italia non ha demeritato. Per quanto sia sembrata “un po’ poca roba”.

E il nostro movimento continua a zoppicare…

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Cerchi Hazard e Lukaku, trovi Yannick Ferreira-Carrasco.

Per quanto la notizia più importante di oggi è un’altra: inizia bene l’avventura della Fase Elite per l’under19 azzurra di Chicco Evani, che batte 2 a 1 il Belgio nonostante giochi in 10 buona parte del match.

Ma iniziamo dal principio.

Gli ospiti giocano meglio i primi dieci minuti, mettendo in mostra una discreta fluidità di manovra che li porta ad imporre il proprio gioco sui nostri ragazzi.

Non stupisca quindi se la prima occasione giunge dopo cinque minuti proprio sui piedi di un belga, con Hazard servito da Limbombè che calcia però a lato della porta difesa dal romanista Pigliacelli.

Dopo i primi dieci minuti di difficoltà, però, esce bene l’Italia, che inizia a mettere più intensità sul campo di gioco mettendo un po’ alle corde il Belgio.

Così al quarto d’ora arriva il goal azzurro: Busellato inventa un gran filtrante per l’ottimo taglio di Improta, che partendo da sinistra s’infila alle spalle della difesa rossa saltando poi Crimi prima di depositare il pallone in rete.

Il Belgio però non ci sta e due soli minuti dopo aver incassato il goal dell’1 a 0 prova a replicare con Menga che è però atterrato netto in area da Rubin. L’arbitro non si avvede del fallo, niente calcio di rigore.

L’Italia non si fa però spaventare e al ventesimo sfiora il raddoppio: De Silvestro fa il diavolo a quattro in area per calciare poi sul palo, graziando l’estremo difensore avversario.

La partita, frizzante, subisce uno choc al ventitreesimo quando Ely ferma fallosamente Hazard che gli si era proiettato alle spalle. Fallo da ultimo uomo, l’arbitro non ha dubbi: cartellino rosso.

L’Italia però, pur essendo rimasta in dieci uomini, non si dà per vinta e ci prova ancora. Prima con Belotti che infilatosi bene in area trova il solo Crimi ad opporsi a lui, poi con Improta che ci prova con una grande conclusione dalla distanza, trovando ancora una volta il portiere d’origine sicula a frapporsi con la via della rete.

Il raddoppio arriva quindi allo scadere, quando Belotti è messo già in area da Arslanagic e il guardalinee richiama l’attenzione dell’arbitro, per un calcio di rigore che è battuto magistralmente da capitan Schiavone.

La ripresa è giocata quindi su ritmi più bassi. L’Italia, nel complesso, si mangia due goal quasi fatti, con Improta e Belotti, e inizia a disunirsi un po’ dietro.

Perché, va detto, dopo un inizio così così la fase difensiva azzurra si ricompatta  bene dopo l’espulsione di Ely, chiudendo alla grande tutti gli spazi.

L’ingresso in campo del succitato Carrasco, però, cambierà le cose. Le piccole crepe che si aprono nella difesa azzurra, infatti, permettono all’attaccante del Monaco di sfruttare alla grande le sue doti di velocista nonché la sua qualità tecnica, e iniziano i problemi.

Non è un caso, quindi, se la rete della bandiera belga arriverà proprio dal suo piede che, ben imbeccato da una verticalizzazione di Hazard (che ricorda un po’ quella con cui Busellato manda in goal  Improta ad inizio match), trafiggerà l’uscita di Pigliacelli.

A quel punto siamo al sessantatreesimo. E da lì in poi ci sarà una mezz’ora di pura passione per i ragazzi di Evani, che dimostreranno comunque freddezza e sagacia tattica, portando a casa tre preziosissimi punti.

Italia che ora guida la classifica alla pari con la fortunata Spagna, che s’impone sull’Armenia sul filo di lana: è il goal realizzato al novantaquattresimo da Juanmi, infatti, a consegnare la vittoria alla squadra allenata da Julen Lopetegui, che qualcuno ricorderà come ex portiere del Rayo Vallecano (pur con trascorsi illustri, anche se da rincalzo, in Real e Barça).

Italia che venerdì alle 15 affronterà proprio la Spagna per uno scontro che, con ogni probabilità, risulterà decisivo. Battendo le Furie Rosse, infatti, il passaggio alla fase finale che si disputerà il prossimo luglio in Estonia sarebbe praticamente cosa fatta.

Venendo ai singoli non tantissimo da dire, in realtà. Mi sarei aspettato qualcosa di più da entrambe le parti, per quanto vada detto che diversi giocatori convocabili non hanno visto il campo oggi (da Leali, in panca, passando per Crisetig, Romanò e Caprari parlando della nazionale italiana e di Mats Rits o Romelu Lukaku pensando a quella belga).

Il giocatore che mi ha impressionato di più è quindi sicuramente Carrasco. Rapido, buon dribbling, bravo nel bucare Pigliacelli quando ne ha avuto l’occasione, tecnica sopraffina. Tanto che si fatica a capire perché parta in panca. Sempre che non sia proprio quello il suo punto di forza.

Poca roba, invece, i già citati Hazard e Lukaku, ovviamente fratelli d’arte.

Thorgan, fratello minore di Eden, recapita sì l’assist vincente, con una bella intuizione, che permette a Carrasco di trovare la rete. Nel contempo, però, non brilla particolarmente nelle altre situazioni di gioco.

Ancora peggio, in questo senso, Jordan Lukaku, cui però va riconosciuto il fatto che giocava fuori posizione. Perché per quanto non fosse la prima volta che si trovava ad agire da terzino è altresì vero che si tratta di un esterno con propensione prettamente offensiva, che quindi non si troverà di certo a suo agio in una linea di difesa a quattro.

Parlando di Italia bene ma non benissimo un po’ tutti. Tranne quell’Ely che si fa espellere rischiando di pregiudicare da subito l’intero turno qualificatorio azzurro, non la sola partita.

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La nazionale under 19 di Chicco Evani è da qualche giorno in Montenegro, dove affronterà i parietà di casa in quel di Podgorica in una doppia amichevole.

Il primo incontro verrà disputato oggi nel primo pomeriggio, alle ore 13. Il secondo sarà invece giocato alle 10.30 di giovedì.

Tante le novità che l’ex centrocampista di Milan e Sampdoria proporrà nella terra che diede i natali al suo ex compagno in Rossonero Dejan Savićević.

Vediamole.

Portieri: Pigliacelli (Roma), Piscitelli (Milan).

La porta sarà protetta da due dei ’93 più interessanti d’Italia.

Se il bresciano Leali sembra in assoluto il portiere più interessante della sua classe è anche vero che gli estremi difensori di Roma (già Campione d’Italia Primavera) e Milan sono interpreti di assoluto valore e grande prospettiva.

Insomma, sembra proprio vero: la scuola italiana di portieri sta tornando a buon livello.

Difensori: Almici (Gubbio), Bianchetti (Inter), Di Chiara (Palermo), Ely (Milan), Fornasier (Manchester United), Liviero (Juventus), Pecorini (Inter), Prestia (Palermo).

E’ questo il reparto con più novità in assoluto: Almici, Di Chiara, Ely e Fornasier non sono, infatti, soliti frequentare l’ambiente Azzurro. Ma in questo doppio confronto montenegrino avranno modo di testarsi e provare a convincere il mister in vista del turno Elite che qualificherà all’Europeo estone del prossimo anno.

In particolar modo risaltano due “stranieri”: da una parte il brasiliano Ely, che essendo dotato di passaporto italiano ha potuto rispondere alla chiamata di Evani, dall’altra Michele Fornasier, difensore ex Viola passato un paio d’anni fa alla corte di Sir Alex Ferguson in quel di Manchester.

Confermatissimi, invece, l’ex capitano della Primavera dei miracoli del Varese Matteo Bianchetti, che ha raggiunto il montenegro assieme all’attuale compagno in nerazzurro Pecorini, il cursore mancino della Juventus Liviero ed il centrale palermitano Prestia.
Quattro giocatori che nonostante la giovane età stanno ben comportandosi e dimostrando una certa affidabilità.

Centrocampisti: Busellato (Cittadella), Schiavone (Juventus), Sturaro (Genoa), Vassallo (Palermo), Verre (Roma).

Il faro del centrocampo sarà un ragazzo sotto età: Verre.

Cui si aggiungono il genoano Sturato e il palermitano (i Rosanero danno ben tre giocatori a questa nazionale) Vassallo.

Le novità in questo reparto rispondono quindi ai nomi di Busellato del Cittadella (che con Almici del Gubbio e Fiamozzi del Varese è una risposta importante a tutti quelli che dicono che in nazionale giovanile ci finiscono solo i giocatori delle grandi) e Schiavone della Juventus.

Attaccanti: Boateng (Milan), Beltrame (Juventus), Ciciretti (Roma), De Silvestro (Juventus), Fiamozzi (Varese), Rosseti (Siena).

Le conferme sono i due juventini Beltrame e De Silvestro, il romanista Ciciretti ed il varesino Fiamozzi, che sembra aver stregato Evani.

Novità assolute, invece, il senese Rosseti ed il secondo “straniero” Rossonero Boateng, che dopo aver stregato nelle amichevoli estive i tifosi milanisti proverà a fare altrettanto con Chicco Evani.
E magari in futuro, chissà, a diventare un idolo Azzurro…

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