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Archive for agosto 2013

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Come al solito non prendo mai un pronostico.

Prima dell’inizio del match, twittando ai ragazzi di Canale Milan, dissi che prevedevo un 2 a 1 sì, ma in favore dei Rossoneri. Beh, se non altro il risultato più o meno l’ho preso. Ed anche un marcatore (Toni).Luca Toni

L’ex Campione del Mondo che dimostra di poter essere ancora un fattore in Serie A, anche se notevolmente facilitato in questo compito da una difesa tutt’altro che degna di vestire la maglia del Milan.

Due reti, entrambe di testa, per il bomber che ai tempi di Firenze spaccava le difese avversarie come un cuneo inarrestabile.

Ma è tutto il Verona a giocare una grande partita.

L’avvio in realtà non è dei migliori, col Milan che sembra da subito prendere in mano il pallino del gioco trovando addirittura il vantaggio al quarto d’ora con Andrea Poli, che trova tempi d’inserimento perfetti ed un Cacciatore non propriamente attento per andare a bucare il comunque ottimo Rafael (per me, una delle possibili sorprese di questo campionato).

Piano piano però l’inerzia cambia, il Milan perde compattezza ed esce il Verona, che sfrutta un paio di grosse incertezze difensive per mettere Toni in condizione di battere comodamente con uno dei suoi pezzi forti: il colpo di testa.

Verona, così, si dimostra ancora una volta fatale per i Rossoneri, che escono con le ossa rotte da un Bentegodi sempre caldissimo ma che, ahimè, non perde occasione per rinverdire la propria fama a fine partita.

Squadra che pare essere molto solida comunque questo Verona, che promette di combattere ogni week-end per evitare comodamente la retrocessione.

E chissà se Petagna, entrato in campo nella ripresa per provare a dare ulteriore peso all’attacco Rossonero, avrà imparato qualcosa da quello che, tecnicamente, potrebbe essere un suo mentore, quel Luca Toni appunto in goal due volte in questo inizio di serata.

Milan che dopo il pareggio di Eindhoven trova quindi una sconfitta nella prima giornata di campionato e che dovrà ora reagire immediatamente mercoledì, quando giocherà il ritorno col PSV. In una partita che, bene ricordarlo, vale qualcosa come – minimo – 30 milioni di euro.

Certo, lo scorso anno il Milan partì malissimo e si ripresa a lungo andare, compiendo un “ritorno” importante coronato con la qualificazione ai preliminari di Champions.

In questa stagione però ci sono i preliminari, che vuol dire due cose: da una parte iniziare male può voler dire perdere la Champions (e relativi introiti). Dall’altra la preparazione, crediamo, dovrebbe essere stata fatta proprio per iniziare forte, di modo da non correre rischi contro il PSV. La squadra dovrebbe quindi già essere poco imballata da un punto di vista fisico. Logico quindi aspettarsi una grande partenza.

Invece un pareggio ed una sconfitta nelle prime due gare ufficiali sono un bottino molto misero…

Venendo ai singoli, ovviamente ottima la prestazione di Toni, MVP. Lotta come ai bei tempi e conclude al meglio quando conta. Nulla da dire.

Nel Verona bene anche i due esterni offensivi, Martinho e Jankovic, che giocano una partita di grandissima quantità (diventando veri e propri centrocampisti in fase di non possesso) ma anche di discreta qualità (del serbo il cross che vale l’assist per il 2 a 1 finale).

In generale fanno bene comunque tutti, con Romulo instancabile in entrambe le fasi, Donati sugli scudi là in mezzo, Maietta ed Albertazzi (di proprietà del Milan, che però sembra non aver mai creduto davvero in lui) ottimi in fase difensiva.

Per quanto concerne il Milan non fa male Balotelli, autore dell’assist per l’1 a 0 e di una partita con alcune buone giocate. Certo però che un giocatore che prende in continuazione dei gialli per proteste non è proprio accettabile…

Bene anche Poli, che oltre al goal gioca una partita molto ordinata e grintosa.Andrea Poli

Boccerei invece la difesa in blocco, per non parlare di Nocerino praticamente invisibile ed un Niang che ormai dovrebbe aver fatto venire più di qualche dubbio anche in società rispetto al fatto che possa – già, almeno – incidere a questi livelli.

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Si è conclusa con un esonero, ufficializzato proprio poche ore fa, la – brevissima – avventura svizzera di Ernestino Ramella, ex stella del Varese nonché allenatore di Legnano e Como tra le altre.Ernestino Ramella

Prendo lui ad esempio, avendolo potuto seguire bene in questo paio di mesi, per allargare il discorso a tutto questo mondo.

Ramella sbarca a Chiasso in giugno dopo un sesto posto (su dieci squadre in lizza) raccolto lo scorso anno dal suo predecessore, Livio Bordoli. Dimessosi in seguito alle dichiarazioni del Presidente del club Rossoblù, che aveva annunciato una ulteriore riduzione dei fondi, e quindi un ridimensionamento di squadra ed ambizioni.

Ho seguito questo inizio di stagione fin dal principio, potendo assistere anche a qualche allenamento.

Già allora si vedeva chiaramente come ci fosse della qualità in rosa, ma anche come bisognasse intervenire sul mercato per colmare alcune falle.

Nei primissimi giorni, invece, anziché provarci il Chiasso ha tagliato alcuni giocatori – presenti l’anno precedente o in prova – che sarebbero stati sicuri titolari in questo campionato, come Dudar e Perrier.

Da qui in poi qualcosa è stato fatto, ma nulla di nemmeno lontanamente accettabile. La rosa, così, è rimasta incompleta e Ramella ha dovuto provare a fare le nozze coi fichi secchi.

Nel corso di questo scampolo di stagione (4 partite di campionato più 1 di coppa) i Rossoblù hanno quindi raccolto tre sconfitte in Challange League (di cui una rocambolesca e sfortunatissima) più una in coppa, riuscendo a raccogliere un solo punto sul campo del Lugano, in un derby sempre sentitissimo.

Logico che con un ruolino di marcia di questo genere non si può pretendere molto.

Ma che senso ha cacciare un allenatore che si trova a dover mandare in campo una squadra insufficiente anche negli 11 di base?

I problemi sono tanti. La partenza di Dudar non è stata rimpiazzata adeguatamente, con l’arrivo di Adailton dal Sion che ha subito palesato pecche preoccupantissime, risultando nemmeno lontanamente all’altezza dell’ex centrale del Velez.

Il mancato ingaggio di Perrier non poteva poi certo essere colmato dal prestito, sempre dal Sion, di Adao, giovane mediano dalla grande grinta e volontà, ma le cui capacità tecniche non raggiungo il decimo di quelle del buon Michael.Joaquim Adao

Davanti, poi, l’apoteosi, con Gaston Magnetti assolutamente incapace di non far rimpiangere Pimenta (capisco non trovare il feeling con il goal, ma in campo bisogna sapersi muovere) e il buon Varvelli sempre molto generoso ma un po’ – tanto – limitato in fase realizzativa.

Eppure l’ormai ex mister Rossoblù le ha provate un po’ tutte: ha cementato il gruppo, utilizzato moduli diversi (partendo col suo classico 4-2-3-1 per poi ripiegare su di una difesa a cinque, ma con scarsi risultati) e, a sprazzi, è anche riuscito a dare una parvenza di gioco alla squadra.

Ma quando la rosa è incompleta, nemmeno il più affermato degli allenatori può nulla.

Il calcio però è così. Sono sempre i mister a pagare. Spesso per colpe non loro.

Perché capisco perfettamente, soprattutto in una situazione di crisi come questa, la necessità di tagliare i costi e smobilitare. Ma se si decide di farlo, bisogna portare avanti questo processo con la testa, cercando di creare comunque una squadra quantomeno degna e capace di stare in campo.

E invece con una difesa centrale non all’altezza (Djuric da solo non può bastare), un centrocampo incompleto (bene Riva, ma il resto…) ed un attacco degno, forse, di una nostra Serie D, i dirigenti Rossoblù hanno deciso di puntare tutto su Gianluca Zambrotta, un giocatore che nonostante l’età potrà sì sicuramente fare benissimo in Challenge League ma che, guarda i casi della vita, ricoprirebbe un ruolo – quello di terzino sinistro – dove gioca il giocatore forse più forte dell’intero Chiasso (Quaresima).

Allo stesso modo è impensabile che a fronte di una rosa da ricostruire gli acquisti – oltre a Zambrotta, per altro forse “lusso inutile” per una squadra così – fatti si rivelino da subito tutti inadatti ad un campionato come la Challenge League. I citati Adailton, Magnetti e Adao, infatti, non si sono mai dimostrati in grado di poter dare una mano ai pochi superstiti del buon Chiasso 2012/2013.

Nel calcio però, dicevo, non si può – o non si vuole – pensare di rimuovere una dirigenza che ha lasciato a desiderare in blocco, né tantomeno stravolgere la squadra ad inizio campionato con pochi soldi ed ancor meno giorni di mercato davanti.Gianluca Zambrotta

E così a pagare – in questa come in tantissime altre situazioni – sono sempre gli allenatori, vittime sacrificali di un meccanismo perverso che sono costretti ad accettare se vogliono continuare a lavorare…

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INFO GENERALI

Logo PSVNome: Philips Sport Vereniging
Soprannome: Boeren (Contadini)
Città: Eindhoven
Anno di fondazione: 1913
Stadio: Philips Stadio (35000 posti)
Presidente: Peter Swinkels
Allenatore: Philip Cocu
Palmares: 21 campionati olandesi, 9 coppe olandesi, 9 supercoppe olandesi, 1 Coppa dei Campioni, 1 Coppa Uefa
Valutazione complessiva rosa: 75.950.000 € (valutazione transfermarkt.co.uk)

ROSA

Portieri: Nigel Bertrams, Tyton, Przemyslaw, Jeroen Zoet.
Difensori: Mathias Jorgensen, Karim Rekik, Jeffrey Bruma, Jorrit Hendrix, Jetro Willems, Abel Tamata, Santiago Arias, Stanislas Manolev, Joshua Brenet.
Centrocampisti: Ji-Sung Park, Stijn Schaars, Peter van Ooijnen, Oscar Hiljemark, Adam Maher, Georginio Wijnaldum, Rik Schouw.
Attaccanti: Ola Toivonen, Memphis Depay, Luciano Narsingh, Zakaria Bakkali, Tim Matavz, Jurgen Locadia, Florian Jozefzoon.

FORMAZIONE BASE

4-3-3: Zoet; Brenet (Arias), Bruma, Rekik, Willems; Wijnaldum, Schaars, Maher; Bakkali, Matavz (Locadia), Depay.

PSV 2013-2014

ULTIMI RISULTATI

Quattro vittorie in quattro gare ufficiali. Questo l’ottimo ruolino di marcia del PSV, partito fortissimo sia in Eredivisie (3 a 2 al Den Haag e un roboante 5 a 0 al NEC) che nei preliminari di Champions League, dove si è sbarazzato dello Zulte Waregem con due vittorie secche (ottenute rispettivamente con un 2 e un 3 a 0).

ANALISI TECNICA

19,9.

Questa è la – oserei dire stupefacente – età media dell’undici che Philip Cocu ha schierato nell’ultimo match di campionato disputato dai suoi ragazzi e vinto in maniera roboante contro il NEC.

Squadra molto giovane, insomma, questo PSV paga sicuramente qualcosa – e soprattutto, può pagare a livello continentale – da un punto di vista dell’esperienza, potendo contare per lo più su giocatori ancora molto giovani e dalla carriera piuttosto limitata.

Sotto il profilo puramente tecnico, però, i ragazzi in forza alla prima squadra di Eindhoven non sono affatto da sottovalutare.

In porta da quest’anno può contare sull’apporto di Jeroen Zoet, ragazzo che sbarcò ai Boeren a soli 15 anni e che dopo un biennio di apprendistato all’RKC Walwijk sembra finalmente pronto all’approccio col calcio che conta.
Mezzi più che discreti per il portiere dell’ultima under21 Oranje, seguito in estate – pare – anche dal Newcastle United.

La difesa è sicuramente il reparto che fa storcere di più il naso, soprattutto se si pensa a quale possa essere l’impatto che la stessa potrà avere in Europa.
Perché, con tutto il rispetto, un conto è affrontare lo Zulte Waregem o il NEC, un altro il Milan (o i vari top club che il PSV potrebbe incrociare se battesse i Rossoneri).Santiago Arias

A destra Cocu pare non aver ancora sciolto le proprie riserve e sembra essere indeciso tra Brenet ed Arias. Due giocatori che comunque non danno garanzie assolute, almeno per il momento.
Il primo esordì lo scorso anno in Europa League, giocando tre soli minuti. Ma viene da due gare disputate per intero proprio ai preliminari di Champions League.
Il secondo ha invece disputato le due gare di campionato, mettendo in mostra qualche limite in fase difensiva (in particolar modo nelle situazioni di uno contro uno). Acquistato in estate dallo Sporting Lisbona, l’anno scorso giocò prevalentemente nella seconda squadra del club lusitano, raccogliendo un totale di sette presenze in due anni con la prima.

In mezzo proveranno a dare bella mostra di sé Bruma e Rekik.

Il futuro, almeno sulla carta, è dalla loro, niente da dire. Però il presente non è ancora saldissimo, per così dire.

In due superano a malapena i quarant’anni. E se la gioventù è di per sé una dote, rischia anche di essere un peso in certi casi, soprattutto in un ruolo così delicato.

Per ora il pacchetto arretrato sembra reggere (addirittura i tifosi del PSV hanno inventato un coro per l’ex Chelsea che in italiano suonerebbe più o meno “Non abbiamo paura perché c’è Bruma””.

Però è altrettanto vero che i due goal incassati contro il Den Haag (il primo cattivissimo posizionamento della difesa, il secondo svarione colossale proprio di Bruma) non lasciano tranquilli, soprattutto pensando ad un ormai prossimo scontro con attaccanti del calibro di Balotelli ed El Sharaawy.

A sinistra spazio invece a Jetro Willems, giunto ormai alla sua terza stagione da titolare o quasi. Terzino che può essere un vero e proprio fattore in Olanda, oppone una fase offensiva più che discreta (basti guardare il goal realizzato all’ADO o l’assist servito per il secondo goal di Wijnaldum contro il NEC) ad una fase difensiva certamente non eccezionale.Jetro Willems

A centrocampo spazio poi alla tecnica ed alla qualità di due freschi under21 come Maher e Wijnaldum, capitano di questa squadra nonostante i soli 23 anni. Giocatori dal futuro a buon livello assicurato, e che molti si aspettano possano esplodere anche ad alto livello.

A dare equilibrio ci possono pensare poi Schaars ed Hiljemark, senza contare il ritorno del figliol prodigo Park, che dopo le tante ottime annate vissute in quel di Manchester ad imparare dal maestro Ferguson potrà sicuramente essere utile a questo PSV sia dentro che – forse soprattutto – fuori dal campo.

Infine l’attacco, reparto in cui non mancano certo le alternative interessanti.

Su tutti segnalo Zakaria Bakkali, un classe 96 belga dal futuro luminosissimo che fa dell’uno contro uno un’arma spesso micidiale. Certo, le difese italiane non sono morbide come quelle olandesi, ma proprio questo fondamentale vede spesso anche i nostri difensori soffrire sempre di più, quindi bene dare un occhio di riguardo a questo folletto andato in goal tre volte contro il NEC.

Depay è invece giocatore nel complesso meno guizzante e quindi pericoloso, ma eviterei di sottovalutarlo. Lì in mezzo, poi, Cocu può scegliere tra bomber Matavz (22 goal in Eredivisie da quando veste la maglia del PSV, 7 in 7 gare nell’Europa League di due stagioni or sono) e Jürgen Locadia, giocatore non ancora affidabilissimo sottoporta ma che fa tanto lavoro per provare ad aprire varchi là davanti.

Il tutto senza dimenticare che le alternative in rosa rispondo ai nomi di JozefzoonNarsingh, quest’ultimo titolarissimo lo scorso anno fino a quando una rottura del crociato anteriore e del menisco non lo ha messo fuori causa.Luciano Narsingh

ANALISI TATTICA

Il 4-3-3 è modulo d’ordinanza in Olanda, una sorta di ragione di vita per ogni allenatore olandese che si rispetti.

Ed anche Philip Cocu, che molti di voi ricorderanno stella di PSV, Barcellona e nazionale olandese, non si discosta da questo cliché.

Il suo PSV è quindi una squadra come detto giovanissima e quindi, va praticamente da sé, molto dinamica.

Così se paga sicuramente qualcosa da un punto di vista dell’esperienza prova a colmare queste lacune proprio con la motilità e mobilità dei suoi giocatori.

La linea a quattro di difesa è classica, con due centrali discretamente dotati da un punto di vista fisico anche se, va da sé, non sempre abbastanza continui nel corso dei novanta minuti.

I terzini, invece, come in ogni 4-3-3 che si rispetti amano poter salire in fase offensiva, sia come portatori di palla che per appoggiare le sortite dei propri compagni.

A centrocampo, poi, si punta su equilibrio e duttilità.

Il centrale resta genericamente più basso per coprire con maggiore efficacia la cerniera difensiva centrale, mentre le due mezz’ali si muovono maggiormente per dare soluzioni al portatore di palla.

Sia Wijnaldum che Maher sono poi due giocatori che sanno dare del tu al pallone. Bravi nella gestione e nella conduzione dello stesso, non disdegnano l’eventualità di incrociarsi fra di loro o di scambiarsi posizione con le ali offensive.Georginio Wijnaldum

Che, a loro volta, sono molto mobili. Possono incrociarsi senza problemi, si allargano o si si stringono a seconda della situazione di gioco e cercano con buona costanza la profondità.

Infine, la punta centrale. Che si muove sicuramente meno rispetto ai propri compagni di reparto, per imporsi come riferimento avanzato, catalizzare i palloni quando è necessario far salire la squadra ma anche i difensori avversari per provare a creare dei varchi nei reparti arretrati altrui.

Insomma, un 4-3-3 piuttosto mobile e dinamico in cui il reparto arretrato – e forse più in generale un po’ tutta la fase di non possesso – risulta essere il punto debole della squadra. Ma rispetto cui bisogna altresì temere la capacità di circolazione della sfera e di capacità di intercambiarsi degli interpreti a disposizione di mister Cocu. Sempre con un occhio alle situazioni di uno contro uno.

ANDAMENTO STAGIONALE

Eredivisie: due sole giornate giocate che sono valse la vetta a questo PSV. Giovane, brillante e spiccatamente offensiva, la squadra di coach Cocu ha infatti centrato due vittorie su due, realizzando la bellezza di 8 reti a fronte di 2 sole segnature subite.

KNVB Beker: la coppa nazionale olandese inizierà tra quindici giorni esatti. L’esordio del PSV è invece previsto per il 25 settembre, in casa, contro il Telstar.

Champions League: Inserito nella parte del tabellone dei play off che riguarda i “piazzati”, il PSV si è, come detto, sbarazzato facilmente dei belgi dello Zulte Waregem (squadra in cui militano il fratellino di Eden Hazard, Thorgan, oltre ad un giovane peruviano chiamato Hernan Hinostroza di cui potremmo risentir parlare più avanti) ed ora attende lo scontro all’ultimo sangue con il Milan per provare a strappare il pass per la massima rassegna continentale per club.

GIUDIZIO COMPLESSIVO

6,5

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Tornano le valutazioni sulle operazioni di mercato già concluse.

Gervinho – Roma

GervinhoGarcia lo conosce molto bene e crede tantissimo in lui. Io un po’ meno. Perché Gervinho è sicuramente un giocatore più che discreto, capace di fare molto bene in quel di Lille pur non lasciando poi segni indelebili a Londra.

Personalmente però qualche dubbio sul ragazzo l’ho. Non mi ha mai entusiasmato e mi sembra giocatore con limiti piuttosto evidenti.

Certo il fatto che abbia ancora diverse stagioni di gioco davanti a sé, che abbia caratteristiche uniche nella rosa romanista e che sia stato richiesto esplicitamente dal neo allenatore Giallorosso sono tutte cose che fanno ben sperare i suoi nuovi tifosi.

Diciamo un acquisto da 6.5, tendente al 7 proprio per quanto appena detto.

Magnus Troest

Magnus Troest – Virtus Lanciano

Dopo due annate molto buone giocate ai piedi del Sacromonte Magnus Troest lascia Varese e sbarca in quel di Lanciano.

Grande acquisto per i Frentani, che inseriscono in rosa uno dei difensori più affidabili del campionato.

Così dopo le 60 reti subite lo scorso anno la squadra di coach Baroni cerca nel centralone danese, ragazzo che ormai ben conosce la categoria, manforte per blindare la propria difesa.

Un acquisto che vale un 7,5 pieno per la presidentessa della Virtus Valentina Maio.

Nicola Leali – Spezia

Nicola LealiLo Spezia fa sul serio e sembra voler puntare la Serie A, magari provando a salire direttamente.

Così tra i diversi acquisti effettuati per provare a puntare, con più convinzione dell’anno scorso, alla massima serie c’è anche quel Nicola Leali che in molti addetti ai lavori hanno già ribattezzato essere il nuovo Buffon.

Il ragazzo, un classe ’93 molto interessante, è di proprietà della Juventus (guarda caso) ed ha recentemente partecipato alla spedizione israeliana dell’under21 di Mangia. Dove ha sì fatto da rincalzo, ma ha già potuto respirare un po’ di aria di quella che inizia ad essere internazionalmente importante.

Soli vent’anni ed un futuro probabilmente molto luminoso, sbarcherà a La Spezia solo in prestito. Per questo il voto non può salire oltre l’8. Molto alto. Ma del resto se lo Spezia centrasse la Serie A anche grazie alle sue parate…

Roberto Soldado – Tottenham

Roberto SoldadoNelle ultime quattro annate è sempre riuscito a sfondare il tetto dei 20 goal stagionali. Arrivando addirittura alle 30 segnature lo scorso anno (24 Liga, 2 Copa del Re, 4 in Europa).

Così dopo aver vinto due trofei Zarra lascia la Spagna per tentare fortuna Oltremanica, in quello che è ritenuto il campionato più competitivo al mondo: la Premier League.

Certo, il Tottenham si appresta a salutare il suo astro più luminoso, Gareth Bale. Ma nel contempo l’acquisto di questa punta, una tra le più prolifiche e continue degli ultimi anni, servirà a patire meno il distacco dal fenomeno gallese.

Un acquisto molto oneroso – circa 30 milioni di euro – che vale un 7 pieno tendente al 7,5 per gli Spurs. Il tutto, ovviamente, in attesa di far parlare il campo, giudice supremo quando si tratta di valutare l’utilità di un giocatore in un dato contesto.

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C’è una famiglia gabonese legata a doppio filo con il Milan.
Sto parlando, ovviamente, degli Aubameyang.

Papà Pierre passa la maggior parte della propria carriera in Francia. Conoscendo però anche il calcio italiano nella stagione 96/97, quando gioca nella Triestina.Pierre Emerick Aubameyang

Una volta ritiratosi, correva l’anno 2002, decide di rimanere nel mondo del calcio, come osservatore.

E con quale squadra inizia a collaborare? Quel Milan nelle cui giovanili già gioca il suo figlio primogenito, Catilina.

Da qui, tutti e tre i suoi pargogli vestiranno il Rossonero.

Nel 2007, con Catilina ormai trasferitosi in Francia, sbarcano infatti a Milano anche Willy e Pierre Emerick.

Il primo non trova molto spazio, e dopo i prestiti ad Avellino, Eupen e Monza decide di trasferirsi in Scozia, con il Kilmarnock che lo acquista a titolo definitivo.

Il secondo non ha molta più fortuna in Rossonero e si trova così a girovagare – sempre in prestito – per la Francia, in cerca di fortuna.
Nel gennaio del 2011, dopo sei mesi passati nel Principato di Monaco, sbarca al St. Etienne, dove trova la sua America.

La prima metà di campionato non è brillantissima ma lo aiuta ad inserirsi e guadagnarsi la fiducia dell’ambiente. Così, scatta il rinnovo di prestito per la stagione successiva, ma sei mesi sono sufficienti a guadagnarsi il riscatto definitivo: Galliani decide di liberarsi anche dell’ultimo dei figli di Pierre e accetta il milione di euro proposto dai Verts per Pierre Emerick.

Che, messe radici, finalmente sboccia: il suo score – se escludiamo i primi sei mesi di apprendistato – parla di 35 reti in 73 gare di Ligue 1.

Numeri significativi che lo portano ad attrarre le attenzioni di moltissime squadre europee. Tra queste il Borussia Dortmund fresco vicecampione d’Europa, che apre il libretto degli assegni – con il conto in banca appena ingrassato dopo la cessione di Gotze – e spende 13 milioni più 2 di bonus per assicurarsene i servigi.

Così un giocatore che il Milan aveva svenduto solo diciotto mesi prima per un milione di euro vede il suo valore di mercato crescere di quindici volte e da giocatore nemmeno considerato in Rossonero diventa uno dei nuovi arcieri a disposizione di Klopp.

Ironia della sorte, Galliani inizia a parlare di “progetto giovani” proprio sei mesi dopo aver ceduto Pierre Emerick in Francia. E giusto un anno prima del suo passaggio al Borussia.

Quanto sarebbe servito Pierre Emerick Aubameyang a questo Milan verde?

Certo, mi si potrà obiettare che nel momento della sua cessione i Rossoneri potevano contare su Ibrahimovic, Pato, Robinho, Inzaghi e Cassano. Ma altrettanto vero è che quando la recessione era già ampiamente iniziata. Ibrahimovic sarebbe stato ceduto di lì a breve (e gli avrebbe rubato il titolo di Capocannoniere della Ligue 1 la stagione successiva). Pato non dava garanzie di alcun tipo. Inzaghi era prossimo ad appendere le scarpette al chiodo. Robinho non è mai stato particolarmente affidabile, soprattutto in zona goal. E Cassano aveva il famoso problema al cuore che lo tenne ferme non poco tempo.Zlatan Ibrahimovic

La crisi sta forse ammorbidendo un po’ le resistenze nostrane a puntare sui giovani.

Ma Pierre Emerick Aubameyang, tripletta all’esordio in Bundesliga, è la dimostrazione lampante di come la strada da fare sia ancora moltissima.

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