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Archive for 30 gennaio 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Il magico Bari di Ventura scende in campo nel suo San Nicola per provare a continuare a stupire al cospetto di un Palermo guidato da un Miccoli affetto da sterilità cronica: il Maradona del Salento, infatti, viene da ben cinque match senza goal e nelle ultime undici partite giocate è riuscito a piazzarne uno solo.

I supporter del Bari accorrono in massa al San Nicola per sostenere la propria squadra

CRONACA
E’ il solito Barreto a farsi subito pericoloso: il folletto brasiliano ex Udinese, infatti, si addentra nell’area Rosanero provando a cercare il goal. Bovo, però, lo controlla bene, non facendogli puntare la porta. Il mancino della punta barese, quindi, si spegne a lato.

Poco più tardi la squadra di Ventura mette in mostra ancora una volta tutta la qualità della sua manovra, lanciando Alvarez in fascia, che può liberare tutta la sua velocità: arrivato sul fondo, quindi, l’honduregno crossa in mezzo dove arriva però l’arrembante Kjaer, bravo ad anticipare Castillo di testa.
Sul corner che ne scaturisce arriva la rete di Bonucci: calcio d’angolo battuto corto per uno scambio, palla in mezzo che il centrale arrivato in estate da Genova gira là dove Sirigu, battuto dopo 324 minuti, non può arrivare.

Il Bari, però, è incontenibile: giusto il tempo di rimettere il pallone in gioco ed Allegretti ruba palla lanciando nello spazio Alvarez. L’ala destra della formazione di Ventura ha quindi gioco facile a sfruttare tutta la sua proverbiale velocità per presentarsi uno contro uno a tu per tu con Sirigu, battuto ancora una volta. Due reti nel giro di un battito di ciglia.

Al tredicesimo gli ospiti battono un colpo: Miccoli prova a sbloccarsi direttamente su calcio di punizione, il suo esterno destro potente e preciso, però, si spegne contro l’incrocio dei pali.

E’ proprio su punizione, al ventesimo, che tornano a farsi vedere i padroni di casa: questa volta è Allegretti a provarci, il suo tiro a giro supera la barriera avversaria ma si spegne sul fondo.

Al ventottesimo il Palermo accorcia: Pastore mette in movimento Balzaretti che dopo aver bruciato Masiello sullo scatto centra per Cavani che, a porta vuota, deposita in rete.

Palermo che quindi dopo lo shock iniziale rialza la testa guadagnando terreno fino a trovare il goal.

Bari che non si è comunque dimenticato come si fa a giocare: così i pugliesi imbastiscono un’azione che porta il solito Alvarez ad infilarsi nella difesa avversaria come nel burro. Questa volta, però, la sua conclusione non trova lo specchio della porta difesa da Sirigu.

Al trentaduesimo Cavani ha un’altra occasione, anche se non chiara come quella del goal: Cassani riceve palla oltre la trequarti ed effettua un cross pressoché immediato proprio per la punta uruguagia il cui colpo di testa, però, è assolutamente impreciso, spegnendosi a lato.

A quel punto Castillo trova la rete che chiuderebbe la partita, non fosse che l’arbitro, su segnalazione di un assistente, annulli tutto: con una delle loro classiche azioni veloci sulla destra, infatti, i baresi portano Castillo a depositare in rete a porta pressoché vuota.
L’annullamento del goal, comunque, è giustissimo: il taglio dentro di Barreto per Alvarez, infatti, l’ala ex Roma è in netto fuorigioco ed il suo tocco per Castillo, quindi, è arrivato successivamente ad un’infrazione.

Il primo tempo, quindi, si chiude con i padroni di casa in vantaggio per 2 a 1.

Il secondo si apre invece su ritmi inferiori rispetto a quelli su cui s’era aperto il primo.

Al cinquantaquattresimo, però, la fiammata di Pastore: il giovane trequartista argentino penetra in area e dopo aver intontito Gazzi calcia a giro di mancino sul secondo palo freddando Gillet e firmando la rete che vale il pareggio.

Un minuto, però, e succede il fattaccio: Liverani interviene in maniera folle su di un avversario, alzando tantissimo la gamba fino quasi a tranciargli il ginocchio. L’arbitro quindi non ha dubbi ed estrare il secondo giallo ai danni del regista ex Perugia, che deve quindi abbandonare il campo anzitempo. Giusto il tempo di pareggiare, quindi, ed ecco che il Palermo finisce in inferiorità numerica.

Ed al sessantesimo è ancora un intervento falloso ad indirizzare la partita: Alvarez mette in movimento Masiello, sovrappostosi alla sua destra, il quale è letteralmente segato dalla scivolata folle di Melinte. Il tutto proprio giusto all’interno dell’area Rosanero.
L’arbitro non può avere dubbi, tanto che fischia il rigore senza batter ciglio. Sul dischetto si presenta Barreto che fredda Sirigu, capace sì di leggere la traiettoria del pallone ma non di intercettare lo stesso.
Bari che quindi, soprattutto grazie a due ineccepibili decisioni arbitrali (e quindi a due erroracci dei giocatori palermitani), ritrova il vantaggio. Anche se stavolta, se vogliamo, non meritatissimo.

Qualche minuto più tardi è lo stesso Masiello a rischiare molto sul fronte opposto: impegnato in un’azione difensiva, infatti, il difensore di scuola juventina rischia di commettere un fallo da rigore, che De Marco decide però di non fischiargli.

Al settantesimo Sirigu deve porre una pezza: Alvarez taglia – in fuorigioco – alle spalle di Melinte e semina ogni avversario che prova ad inseguirlo andando quindi a concludere dal limite, trovando però la pronta risposta del portiere Rosanero. Tre minuti più tardi Donati arriva a calciare da fuori al termine di un’azione un po’ confusa, ma il pallone, colpito di mezzo esterno, si allarga troppo, spegnendosi a lato.

Ad un quarto d’ora scarso dal termine è Cesare Bovo a provarci: la sua punizione da qualcosa come venticinque metri scarsi dallo specchio di porta, però, prende un buon giro ma finisce con l’alzarsi troppo, spegnendosi sul fondo.

A sei minuti dal novantesimo il Bari chiude la partita: il solito Alvarez porta scompiglio nella retroguardia Rosanero pescando Barreto al vertice dell’area. La punta verdeoro smarca quindi Koman, subentrato poco prima, con un colpo di tacco delizioso, per il centrocampista ucraino di passaporto ungherese è quindi un gioco da ragazzi bucare Sirigu con un piattone preciso con il quale il giovane arrivato in prestito dalla Sampdoria mette la sua firma sul 4 a 2.

Barreto realizza il rigore che riporta in vantaggio il Bari

Pastore però non ci sta e prova a firmare la doppietta personale: a tempo già scaduto, quindi, scambia con un compagno e calcia dalla distanza, trovando però la pronta risposta di Gillet a chiudere porta e partita.

COMMENTO
L’inizio è chock per il Palermo ed i suoi tifosi, ma anche per noi spettatori neutrali. Perché il Bari mette in campo una manciata di minuti di bel gioco, furore agonistico, precisione chirurgica e pragmatismo che anche le grandissime squadre faticano a coniugare e concentrare così.

Ventura, è davvero giusto ribadirlo dopo aver visto l’inizio di questo match, sta davvero facendo un lavoro egregio in Puglia ed il suo Bari è indubbiamente una delle migliori squadre d’Italia. E d’Europa, probabilmente.

Le due reti iniziali, quindi, sono il frutto del lavoro giornaliero di un tecnico capace e costruttivo e di un gruppo di giocatori ricettivi ed entusiasti. Le due reti iniziali ammazzerebbero anche un bisonte, ma non il Palermo.
La squadra di Rossi, infatti, dopo aver subito una botta devastante a livello psicologico riesce, pian piano, a rientrare in partita. Fino a trovare il goal con il quale riesce ad accorciare le distanze.

In quel momento, comunque, era già padrona del campo. Per quanto, è giusto dirlo, soffrisse ancora le ripartenze baresi. In particolare sul proprio out mancino, dove un Balzaretti in non perfette condizioni fisiche (dopo l’assist per Cavani lascerà il posto a Melinte) subirà tantissimo la furia agonistica di un Alvarez che quando si lancia in velocità può risultare davvero incontenibile.

Fino al momento in cui Liverani non viene espulso, comunque, bisogna dire che tutto sommato la partita era in equilibrio: dopo i primi minuti di follia, infatti, è il Palermo a fare qualcosina di più, ed il pareggio è assolutamente meritato.

Così quando il Bari si riporta avanti il vantaggio non sembra essere legittimato da quanto succeda in campo. Anche se a legittimarlo ci penserà il tempo, dato che il Palermo in inferiorità numerica non giocherà al livello del Palermo in undici uomini, così che al termine del match non si può certo dire che la vittoria barese non sia giusta.
Giusta sicuramente, anche se probabilmente troppo larga: il 4 a 2, infatti, è una punizione troppo pesante per una squadra che comunque ha fatto il suo come quella di Delio Rossi oggi.

MVP
Il migliore in campo quest’oggi è l’honduregno Alvarez, letteralmente devastante con la sua velocità da centometrista sull’out destro dell’attacco barese.

E' Edgar Alvarez l'MVP del match

Alvarez infatti entra in tutte le azioni dei goal: in occasione dell’1 a 0 è lui a guadagnare l’angolo da cui arriva poi il goal di Bonucci; in occasione del 2 a 0 è lui stesso a segnare; in occasione del 3 a 2 è lui a mettere in movimento Masiello mentre in occasione dell’ultimo goal è lui a trovare Barreto al limite, che poi servirà Koman per il goal che chiuderà la partita.

Alvarez che, tra l’altro, entrerà anche nell’azione del goal annullato a Castillo, offrendo proprio al suo nuovo compagno una palla facile facile, solo da spingere in rete.

TABELLINO
Bari vs. Palermo 4-2
Marcatori: 5′p.t. Bonucci (Bar), 7′p.t. Alvarez (Bar), 28′p.t. Cavani (Pal), 9’s.t. Pastore (Pal), 17’s.t. rig. Barreto (Bar), 40’s.t. Koman (Bar)
Bari: Gillet; Belmonte, A. Masiello, Bonucci, S. Masiello; Alvarez, Gazzi, Almiron (29′p.t. Donati), Allegretti (21’s.t. Koman; Castillo (12’s.t. Sforzini), Barreto.  A disposizione: Padelli, Diamoutene, Stellini, Kamata, Sforzini. All.: Ventura.
Palermo: Sirigu; Cassani, Kjaer, Bovo, Balzaretti(34′p.t. Melinte); Migliaccio (39’s.t. Simplicio), Liverani, Nocerino; Pastore;Cavani, Miccoli (22’s.t. Hernandez).
A disposizione: Brichetto, Goian, Bertolo,  Budan. All. Rossi
Arbitro: De Marco (Chiavari)
Ammoniti: Liverani (Pal), Almiron (Bar), Cassani (Pal), Bovo (Pal), Allegretti (Bar)
Espulsi: Liverani (Pal)

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Nome: Haris Seferović
Data di nascita: 22 febbraio 1992
Luogo di nascita: Sursee (Svizzera)
Nazionalità: svizzera (seconda nazionalità bosniaca)
Ruolo: punta
Club: Fiorentina
Scadenza contratto: –
Valutazione: 50mila euro

CARRIERA
Haris Seferovic nacque il 22 febbraio del 1992 a Sursee, un piccolo comune sito nel distretto omonimo, Canton Lucerna.

Di nazionalità svizzera, quindi, Haris possiede un doppio passaporto: la sua famiglia infatti è originaria di Sanski Most, comune nel nord-ovest della Bosnia.
Nonostante la possibilità di optare per le rappresentative nazionali dello stato ex jugoslavo, comunque, Seferovic non sembra aver mai avuto dubbi ed ha scelto senza esitazioni di rappresentare lo stato in cui è nato.

Scelta che ha pagato, finora: solo pochi mesi fa, infatti, Haris ha avuto l’onore di issarsi, assieme ai suoi compagni di nazionale, sul tetto del mondo. E’ stata proprio la rappresentativa elvetica under 17 a conquistare il Mondiale di categoria disputatosi lo scorso novembre: dopo aver eliminato, tra gli altri, anche la nostra Italia Seferovic e compagni si sono imposti anche sui padroni di casa – nonché campioni in carica – nigeriani proprio grazie ad un suo goal, raggiungendo un traguardo storico per il piccolo stato alpino.

Seferovic che, tra l’altro, si è anche potuto togliere un’altra soddisfazione non da poco: oltre a tornare in patria con tanto di titolo mondiale, infatti, il giovanissimo puntero di discendenza bosniaca ha dato gran mostra di sè vincendo (assieme allo spagnolo Borja, al nigeriano Emmanuel ed all’uruguagio Gallegos) il titolo di capocannoniere del torneo giovanile iridato grazie alla realizzazione di 5 reti nel corso della competizione.

Haris che è quindi una delle stelle del calcio giovanile elvetico (ha giocato nelle under 15, 16, 17 e 18), ma non solo ormai. Al di là del suo passato internazionale, quindi, vediamo anche quali sono stati i suoi passi nella sua carriera di club.

Il ragazzo, ancora bambino, iniziò a tirare i primi calci ad un pallone nella squadretta del suo paese, il Sursee, all’età di sette anni. Dopo cinque stagioni, quindi, l’approdo al Lucerna, club molto più importante e titolato di quello in cui aveva giocato sino ad allora.
Il ragazzo comincia quindi a far parlare di sè nei tre anni passati nella squadra capace di vincere un titolo nazionale una ventina d’anni prima. Così nel 2007 piomba su di lui il Grassophers, destinazione che non si può rifiutare: le ultime due stagioni e mezzo, quindi, Haris le passa nella Juventus svizzera.

Qui arriva anche ad esordire in prima squadra: è il 26 aprile 2009 e lui scende in campo in un match di campionato disputato contro il Neuchatel Xamax. Da lì in poi farà altre due presenze ufficiali in prima squadra, venendo quindi nominato, proprio ad inizio anno, miglior giovane del suo Cantone.
In precedenza, tra l’altro, aveva vinto i premi come miglior giocatore under 19 bosniaco e come miglior giovane svizzero, entrambi risultati raggiunti nel 2009.

Giusto ieri, infine, il terzo trasferimento della sua vita: Seferovic lascia Zurigo e sbarca in Italia, più precisamente a Firenze. Corvino ha infatti individuato in lui il rinforzo giusto per la sua Primavera: con Mutu prossimo ad una squalifica (che potrebbe arrivare a 4 anni) per doping Prandelli dovrebbe promuovere a tutti gli effetti in prima squadra il giovane senegalese Babacar, che lascerebbe quindi un vuoto non indifferente al centro dell’attacco della principale formazione giovanile Viola.
Buco che, quindi, verrebbe colmato proprio dal giovane elvetico, che dovrebbe passare i prossimi sei mesi aggregato alla Primavera.

Attenzione, però: difficile che nell’acquistarlo Corvino abbia valutato esclusivamente l’apporto che Haris avrebbe dato nell’immediato. Lui, infatti, è ritenuto uno dei migliori talenti di svizzera ed è un giocatore che indubbiamente potrà far bene anche tra i professionisti.
E questo, inutile dirlo, Corvino lo sa.

CARATTERISTICHE
Seferovic è una prima punta forte fisicamente, dotata di un buon mancino e bravo a muoversi negli spazi.

Sa infatti sfruttare in maniera molto intelligente il suo fisico (centottantacinque centimetri per circa settantacinque chili di peso) per proteggere palla quando attaccato, lottare su ogni pallone anche contro i difensori più arcigni e farsi largo nelle maglie della retroguardia avversa a furia di spallate.
La sua potenza fisica, tra l’altro, si traduce anche in una discreta potenza di calcio: Haris, infatti, ha un mancino sì preciso, ma anche piuttosto potente.

E proprio il suo piede sinistro è uno dei suoi punti forzi: dotato di una buona tecnica di tiro sa abbinare, come detto, potenza e precisione per creare delle traiettorie imparabili che fendendo l’aria si infilino alle spalle dei portieri avversari.

Infine ha tra i suoi punti di forza tanto la capacità di muoversi negli spazi quanto di crearli, così come un ottimo fiuto per il goal.

Da una parte, infatti, sa attaccare molto bene lo spazio portando scompiglio nelle altrui difese e mettendo in difficoltà i reparti arretrati contro cui si trova a giocare, che nel controllarlo non possono mai abbassare la guardia.
Dall’altra sa, proprio grazie alla forza fisica che lo contraddistingue, creare spazi quando questi non ci sono andando, come già detto in precedenza, a lottare spalla a spalla contro ogni difensore.

Il suo fiuto del goal, infine, lo rende un bomber molto capace ed implacabile.

Davvero tante qualità importanti per una prima punta.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
La stella più luminosa della nazionale svizzera fresca vincitrice del Mondiale under 17 non era certo lui.

In Nigeria, infatti, a brillare sopra tutto e tutti fu Nassim Ben Khalifa, trequartista/seconda punta che di Seferovic era il compagno tanto in nazionale quanto nel club.
Proprio il talentuoso svizzero di origine tunisina è stato il vero trascinatore di quella squadra. Che, comunque, senza i goal di Haris difficilmente sarebbe arrivata sul gradino più alto del podio.

Il fatto che fosse Nassim il giocatore più interessante del lotto, comunque, non deve certo portare a pensare che questo ragazzo non valga nulla. Anzi.

Oggi come oggi, è quasi inutile dirlo, risulta essere uno degli attaccanti più interessanti della sua annata. E non limitandoci al territorio svizzero, ma proprio a livello mondiale.

Seferovic festeggia la vittoria del Mondiale under 17 con i suoi compagni

Corvino, insomma, dopo aver acquistato Adem Ljajic ha messo a segno un altro ottimo colpo in prospettiva futura: certo, nessuno può assicurarci con certezza che Seferovic diventi una punta di prima grandezza, ma le possibilità che possa tornare utile alla prima squadra sono davvero notevoli.

Che sia proprio Seferovic, quindi, l’attaccante destinato a rimpiazzare Gabriel Omar Batistuta nel cuore dei tifosi Viola?

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Daniel Fox dai Celti al Burnley.
Paul Robinson dal WBA al Bolton.
Marko Maric dal Lille allo Xanthi.
Erich Brabec dall’Ankaragucu allo Sparta Praga.
Brou Benjamin Angoua dall’Honved Budapest al Valenciennes.
Martin Taylor dal Birmingham al Watford.
Mario Artistico dal Pescara al Gallipoli.
Attila Filkor dal Grosseto al Gallipoli.
Rey Volpato dal Bari al Gallipoli.
Elias Kabamba dal Losanna al Milan.
Sune Aagaard Kiilerich dall’FC Midtjylland alla Sampdoria.
Haris Seferovic dal Grassophers alla Fiorentina.
Alexandros Tziolis dal Panathinaikos al Siena.
Hernan Crespo dal Genoa al Parma.
Nicola Amoruso dal Parma all’Atalanta.
Robert Acquafresca dall’Atalanta al Genoa (fine prestito).
Marcelo Moreno dal Werder Brema allo Shaktar (fine prestito).
Lewis Holtby dallo Schalke al Bochum (prestito).
Sergio Volpi dalla Reggina all’Atalanta (prestito).
Jamie O’Hara dal Tottenham al Portsmouth (prestito).

Jamie O'Hara lascia Londra e s'accasa in prestito al Portsmouth

Gael Genevier dal Siena al Torino (prestito).
Jack Wilshere dall’Arsenal al Bolton (prestito).
Stephen McManus dai Celtic al Middlesbrough (prestito).
Josh Parker dai QPR all’AFC Wimbledon (prestito).
Fitz Hall dai QPR al Newcastle (prestito).
Gary Mills dal Derby County al Macclesfield Town (prestito).
Cédric D’Ulivo dall’OM al Cassis (prestito).
Giuseppe Greco dal Bari al Cesena (prestito).
Matteo Paro dal Genoa al Piacenza (prestito).
Nicolas Amodio dal Napoli al Piacenza (prestito).
Davide Di Gennaro dal Milan al Livorno (prestito).
Mitchell Donald dall’Ajax al Willem II (prestito).
Gary McSheffrey dal Birmingham al Leeds (prestito).
Patrick Van Aanholt dal Chelsea al Newcastle (prestito).
Matias Cardacio dal Defensor Sporting al Banfield (prestito).
José Shaffer dal Benfica al Banfield (prestito).
Francesco Valiani dal Bologna al Parma (comproprietà).
Ricardo Costa dal Wolfsburg al Lille (parametro zero).
Martin Taylor dal Birmingham al Watford (parametro zero).
Denilson dall’Hai Phong al Kavala (parametro zero).

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