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Archive for novembre 2011

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Ormai ha deciso: Amauri lascerà la Juventus a gennaio.

Ed era anche ora, direi io.

La questione, per me, è sempre stata semplice: Amauri è arrivato a Torino tra lo scetticismo strisciante dei tifosi Bianconeri. Che però, evidentemente, male non dovevano averci visto.

Sotto la Mole, infatti, l’attaccante italo-brasiliano non ha mai confermato le belle cose mostrate in quel di Palermo. Fino ad arrivare allo strappo con l’ambiente tutto, che ormai lo tratta come un semplice peso già bello ed emarginato ai bordi della strada.

Pronto semplicemente ad essere raccolto dal miglior offerente.

Qui cosa dev’essere successo?

Che Amauri non fosse più presentabile a Torino era già chiaro l’anno scorso. Anche dopo i bei mesi passati a Parma, in cui indubbiamente il giocatore ha dimostrato di non essere diventato “brocco” tutto d’un colpo.

Tornato in estate alla Juventus, però, devono aver evidentemente prevalso le questioni economiche: i Bianconeri, infatti, gli dovevano garantire uno stipendio lautissimo, pur tenendolo costantemente in tribuna.

Così lui ha deciso di giocarsi le sue presunte chance (che ripeto, erano zero) in quel di Torino piuttosto che accettare una delle tante offerte arrivategli.

In pratica, come la maggior parte dei giocatori (e non voglio far la morale a nessuno, intendiamoci) ha fatto prevalere le questioni economiche alla possibilità di giocare.

Ora però, dopo sei mesi in cui praticamente ci si è scordati di lui, ecco che forse le cose possono essere cambiate.

E allora si viaggia verso una risoluzione del rapporto di lavoro tra il club Bianconero ed il giocatore, che qui non si è mai ambientato davvero.

Quali le opzioni per il suo futuro?

Il ragazzo non si è voluto sbilanciare, ma ecco che scandagliando la rete qualche possibilità viene fuori.

Come quella che potrebbe portarlo alla corte di Didier Deschamps in quel di Marsiglia: l’OM starebbe puntando come prima scelta il Principe Diego Milito, ma Amauri, già seguito in estate, sarebbe l’alternativa più gettonata.

E se si pensa che sulla punta dell’Inter si sta muovendo anche il ricchissimo PSG ecco che il gioco è fatto: Milito diretto a Parigi, Amauri che potrebbe trovarsi a giocare al Velodrome.

Amauri che comunque nonostante sia lontano dai campi da molto tempo ha ancora diversi club a lui interessati.

Oltre all’OM si vocifera infatti che sulle sue tracce si stiano muovendo due società pronte ad accendere un derby tutto londinese. E così il futuro dell’ex palermitano potrebbe essere rappresentato da QPR o Fulham.

Qualcuno, poi, alza la posta, dicendo che il derby potrebbe allargarsi anche al Tottenham. Ma ad ora difficile trovare conferme.

Amauri sarebbe comunque seguito ancora dal Galatasaray (altro club che l’aveva cercato già in estate) e Werder Brema.

In ultimo, ma non per importanza, l’ipotesi Milan.

L’infortunio di Cassano ha infatti riaperto il mercato Rossonero, con Galliani che sembra però interessato ad acquistare (ma tendenzialmente solo in prestito) un ricambio di Ibrahimovic – quindi una prima punta – piuttosto che una seconda punta di fantasia (anche perché in quel ruolo ci sono già Robinho ed El Sharaawy, più il rientrante Pato che è un po’ un ibrido).

Che possa essere proprio Amauri il nuovo alfiere Rossonero?

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Sono stati sorteggiate le fasce valide per il sorteggio dei gironi del prossimo Campionato Europeo. Andiamo subito a vederle.

Urna 1: Ucraina, Polonia, Spagna, Olanda.
Urna 2: Germania, Italia, Inghilterra, Russia.
Urna 3: Croazia, Grecia, Svezia, Portogallo.
Urna 4: Francia, Eire, Danimarca, Repubblica Ceca.

Insomma, un’urna due di assoluto valore. A fronte della prima, che contenendo i nomi delle due nazioni organizzatrici perde molto, pur contenendo il bussolotto della grandissima favorita.

Portogallo e Francia fluttuano poi come mine vaganti rispettivamente nella terza e nella quarta urna.

Il che lascia prospettare uno scenario apocalittico non da ridere: è tutt’altro impossibile, infatti, che l’urna di Kiev sancisca la creazione di un gruppo contenente Spagna, Germania, Portogallo e Francia. Ovvero sia un gruppo in cui si giocherebbe ogni singolo secondo alla morte ed in cui nemmeno i campioni in carica (e del Mondo) spagnoli potrebbero concedersi la benché minima distrazione.

E se si pensa poi che nel contempo potrebbe essere sorteggiato anche un girone con Polonia, Russia, Grecia ed Eire ecco che si capisce facilmente come l’avere designato Ucraina e Polonia come paesi organizzatori può risultare un problema – da questo punto di vista – in sede di spareggio.

Quali sono le prospettive dell’Italia?

Beh, si va dal poter essere inserita al posto della Germania nel gruppo “di ferro” al poter finire, al pari della Russia, nel girone sulla carta più morbido possibile (per quanto dopo la figuraccia in Sudafrica sarebbe bene non snobbare nessun impegno).

Molto farà quindi il sorteggio.

Di certo resta il fatto che appare palese come l’Europeo sia un torneo estremamente difficile e complicato. Dove praticamente la metà delle squadre si presentano ai nastri di partenza con qualche velleità di vittoria (oltre alle favoritissime Spagna e Germania, infatti, anche Olanda, Italia, Inghilterra, Portogallo e Francia possono vantare rose rispettabili e sicuramente andranno nell’Europa dell’Est decise a giocarsi tutte le proprie chance), dove possono uscire gironi davvero tremendamente difficili o comunque mediamente di alto livello ed in cui non ci sono squadre materasso che fanno più folklore che altro.

Certo, il Mondiale resta il Mondiale. Ma è indubbio dire che l’Europeo resta più difficile.

Cosa servirà alla nostra nazionale, quindi?

Sicuramente un sorteggio favorevole, che possa magari darci modo di chiudere il nostro girone in prima posizione.

E poi tanta, tanta compattezza. Ed una condizione fisico-atletica invidiabile.

Perché posto che il livello medio è molto alto (anche togliendo il picco assoluto rappresentato dalla Spagna e quello notevolmente importante che è incarnato dalla Germania restano, come detto, tante squadre di livello e tante altre più che discrete) a fare la differenza potrà sicuramente essere quello.

Correre di più e correre meglio degli avversari, per non farsi schiacciare da nessuno. E, anzi, magari riuscire a fare forcing continuo con cui abbattere anche la squadra più ostica.

Difficile fare oggi dei pronostici, laddove non sappiamo nemmeno la composizione dei gironi.

Certo è, però, che la Spagna avrà voglia di scrivere la storia vincendo anche questo Europeo dopo l’accoppiata Europeo-Mondiale chiusa tra il 2008 e il 2010.
E che la Germania ha un movimento in netta crescita. Il che riflette i suoi effetti più che benefici anche nei confronti di una nazionale che ha davvero  le credenziali per potersi presentare ai nastri di partenza come vero contender di fronte ai maestri spagnoli.

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La nazionale under 19 di Chicco Evani è da qualche giorno in Montenegro, dove affronterà i parietà di casa in quel di Podgorica in una doppia amichevole.

Il primo incontro verrà disputato oggi nel primo pomeriggio, alle ore 13. Il secondo sarà invece giocato alle 10.30 di giovedì.

Tante le novità che l’ex centrocampista di Milan e Sampdoria proporrà nella terra che diede i natali al suo ex compagno in Rossonero Dejan Savićević.

Vediamole.

Portieri: Pigliacelli (Roma), Piscitelli (Milan).

La porta sarà protetta da due dei ’93 più interessanti d’Italia.

Se il bresciano Leali sembra in assoluto il portiere più interessante della sua classe è anche vero che gli estremi difensori di Roma (già Campione d’Italia Primavera) e Milan sono interpreti di assoluto valore e grande prospettiva.

Insomma, sembra proprio vero: la scuola italiana di portieri sta tornando a buon livello.

Difensori: Almici (Gubbio), Bianchetti (Inter), Di Chiara (Palermo), Ely (Milan), Fornasier (Manchester United), Liviero (Juventus), Pecorini (Inter), Prestia (Palermo).

E’ questo il reparto con più novità in assoluto: Almici, Di Chiara, Ely e Fornasier non sono, infatti, soliti frequentare l’ambiente Azzurro. Ma in questo doppio confronto montenegrino avranno modo di testarsi e provare a convincere il mister in vista del turno Elite che qualificherà all’Europeo estone del prossimo anno.

In particolar modo risaltano due “stranieri”: da una parte il brasiliano Ely, che essendo dotato di passaporto italiano ha potuto rispondere alla chiamata di Evani, dall’altra Michele Fornasier, difensore ex Viola passato un paio d’anni fa alla corte di Sir Alex Ferguson in quel di Manchester.

Confermatissimi, invece, l’ex capitano della Primavera dei miracoli del Varese Matteo Bianchetti, che ha raggiunto il montenegro assieme all’attuale compagno in nerazzurro Pecorini, il cursore mancino della Juventus Liviero ed il centrale palermitano Prestia.
Quattro giocatori che nonostante la giovane età stanno ben comportandosi e dimostrando una certa affidabilità.

Centrocampisti: Busellato (Cittadella), Schiavone (Juventus), Sturaro (Genoa), Vassallo (Palermo), Verre (Roma).

Il faro del centrocampo sarà un ragazzo sotto età: Verre.

Cui si aggiungono il genoano Sturato e il palermitano (i Rosanero danno ben tre giocatori a questa nazionale) Vassallo.

Le novità in questo reparto rispondono quindi ai nomi di Busellato del Cittadella (che con Almici del Gubbio e Fiamozzi del Varese è una risposta importante a tutti quelli che dicono che in nazionale giovanile ci finiscono solo i giocatori delle grandi) e Schiavone della Juventus.

Attaccanti: Boateng (Milan), Beltrame (Juventus), Ciciretti (Roma), De Silvestro (Juventus), Fiamozzi (Varese), Rosseti (Siena).

Le conferme sono i due juventini Beltrame e De Silvestro, il romanista Ciciretti ed il varesino Fiamozzi, che sembra aver stregato Evani.

Novità assolute, invece, il senese Rosseti ed il secondo “straniero” Rossonero Boateng, che dopo aver stregato nelle amichevoli estive i tifosi milanisti proverà a fare altrettanto con Chicco Evani.
E magari in futuro, chissà, a diventare un idolo Azzurro…

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La Bosnia gioca in casa, ma è il Portogallo a fare la partita.

E così Dzeko, il giocatore più atteso del match assieme a Cristiano Ronaldo, si trova a gironzolare senza meta dalle parti della difesa lusitana, senza però ricevere palloni giocabili.

Dall’altra parte, invece, Portogallo che prende in mano il pallino del gioco pur senza strafare. Mostrando però, di contro, l’assenza – ormai atavica – di una punta “di peso” là davanti.

Postiga ci mette infatti ben diciannove minuti a farsi anche solo vedere. E la cosa capita quando Moutinho gli appoggia una palla di testa che va solo spinta in rete.
Peccato che lui la pensa diversamente e la calcia alle stelle.

Postiga che subito dopo ne combina anche una peggiore: Nani sfonda sulla destra e crossa sul secondo palo verso l’accorrente Moutinho, che potrebbe calciare al volo fronte alla porta.
Postiga, però, vuole dimostrare di poter essere l’uomo-goal che serve a questo Portogallo ed anticipa il compagno con un’improbabile rovesciata. Palla sbucciata e levata dal piede del centrocampista del Porto, occasione sprecata malamente.

O, ancora, al cinquantottesimo Moutinho mette palla in mezzo su punizione, panico, sfera che ballonzola in area e viene calciata di forza da Postiga, da non una decina di metri dalla linea di porta. Fuori, ovviamente.

Non è quindi un caso se poco dopo l’ora di gioco Helder lascia il posto ad Hugo Almeida.

Abbastanza particolare, insomma, trovarsi in una situazione in cui una squadra – la Bosnia – ha un giocatore di livello internazionale che non riesce però a mettere in condizione di giocare. Ed in cui l’altra formazione ha invece proprio nella prima punta la propria mancanza principale.

Chissà cosa sarebbe il Portogallo con Dzeko prima punta, assistito da Nani e Ronaldo…

Portogallo che, comunque, non è solo tanto palleggio e basta.

I lusitani mettono infatti in campo una grandissima aggressività, con cui riescono a mettere in grossa difficoltà ogni singola ripartenza avversaria.

A centrocampo, infatti, i portoghesi tendono a creare una grandissima densità con cui cercano di non far respirare i portatori di palla bosniaci.

Ecco spiegata la solitudine del malcapitato Dzeko: impossibilità spiccata di portare una ripartenza, l’unica punta si trova estraniata dal gioco potendoci fare ben poco.

A dominare il match è comunque l’atletismo di Pepe, che si sdoppia diventando a suo modo devastante.

Da una parte, infatti, annulla Dzeko – le poche volte che può toccare la palla – e chiunque transiti dalle sue parti, le poche volte che la Bosnia riesce a superare la metà campo.

Dall’altra si stacca spesso, in fase di non possesso, dalla linea difensiva, per allinearsi a Veloso e creare quella densità a centrocampo che, come detto, è fondamentale per dominare il match.

Pepe che proprio al di sopra della linea di centrocampo fa le cose migliori, anticipando diverse volte gli avversari per annullare sul nascere le loro ripartenze e andando a dare ulteriore nerbo al reparto nevralgico del campo.

Pepe che comunque non è l’unico a mettersi in mostra.

Bene anche Cristiano Ronaldo, che pur senza incidere come saprebbe mette in difficoltà la retroguardia avversaria ogni qualvolta tocca la palla.

Non male anche il genoano Veloso, presenza importante in mediana che stasera mi ricorda un po’ il miglior Palombo a livello di sapienza tattica: non si vede tantissimo ma si muove bene, sempre a dovere.

Tra i protagonisti del match c’è comunque anche quel campo che tante polemiche aveva creato nei giorni precedenti alla partita.
Fa abbastanza specie, in questo senso, vedere Ronaldo che entra in area da sinistra lanciato da uno splendido tacco di Nani e che calcia di sinistro per cercare il primo palo, non inquadrando però minimamente la porta. Con un bel pezzo di zolla che si solleva e vola via, a sottolineare che, tutto sommato, probabilmente la Federazione portoghese non mentiva quando diceva che il campo era in pessime condizioni…

Le polemiche arbitrali, anche se in realtà solo supposte dato che in campo nessuno dice nulla, possono invece scaturire dal presunto tocco di mano di Coentrao che, ad un quarto d’ora dalla fine, buca l’anticipo su Ibisevic sfiorando però la sfera, pare, con la mano.

Lo 0 a 0 finale può quindi un po’ trarre in inganno.

Il match che viene disputato da una Bosnia abbottonatissima ed un Portogallo che cerca il massimo risultato col minimo sforzo è comunque tutt’altro che disprezzabile. E anzi, si fa guardare piuttosto bene, con diverse situazioni interessanti da notare.

Bosniaci che continuano quindi a mantenere una minima speranza di passare il turno. Ma se i lusitani non si suicideranno in casa saranno sicuramente loro a staccare il biglietto per Polonia e Ucraina.

Una cosa in questo senso va comunque detta: non è certo un caso se i bosniaci si fanno più pericolosi con l’ingresso di Ibisevic, che va ad affiancare Dzeko.

Giocando in casa avrebbero dovuto partire direttamente così e giocarsela. 0 a 0 in casa significa, sulla carta, poter anche pareggiare con goal al ritorno. Ma andare in Portogallo e non farsi schiacciare sarà veramente dura…

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Ieri sera leggevo la Gazzetta e mi è capitato di far soffermare il mio pensiero su quello che potrebbe essere la mediana titolare della nostra nazionale stasera, nell’amichevole con la Polonia.

De Rossi, Pirlo, Marchisio.

Ovvero sia uno dei migliori centrocampisti al mondo degli ultimi non so quanti anni accompagnato da due ragazzi completissimi, che pur senza rappresentare il top mondiale sono sicuramente tra i centrocampisti più interessanti del globo.

Nel complesso quindi se andiamo a valutare il valore di Andrea Pirlo (che pur non essendo più brillante come qualche anno fa può restare, nel suo ruolo, giusto dietro al solo Xavi oggi come oggi), Daniele De Rossi (reduce da un paio di stagioni un po’ sottotono, ma al top della forma tra i migliori mediani al mondo) e Claudio Marchisio (che sta finalmente dando continuità alle sue prestazioni, arrivando a mantenere le promesse fatte in gioventù) ecco che ci troviamo una mediana di altissimo livello. Indubbiamente tra le migliori sullo scenario internazionale.

E, soprattutto, tra le migliori che la nostra nazionale ricordi.

Tanto per curiosità sono andato a riguardarmi le convocazioni fatte dai nostri C.T. in occasione dei principali tornei importanti degli ultimi anni. Giusto per paragonare quelle nazionali a quella che partirebbe oggi per l’Europeo di Polonia ed Ucraina, se solo fosse alle porte.

E ciò che ne esce è, a mio avviso, piuttosto interessante.

Nel ’98 ci rechiamo in Francia stretti nella morsa del dualismo Del Piero – Baggio con una squadra assolutamente di tutto rispetto ma con un centrocampo a mio avviso non eccezionale.
Tra i convocati troviamo infatti Albertini, Dino Baggio, Cois, Di Biagio, Di Livio, Di Matteo e Moriero. Per un pacchetto di centrocampo interessante ma che, nel complesso, paga qualcosa rispetto ad oggi.

Due anni più tardi in Olanda le cose cambiano relativamente e gli innesti di Conte, Ambrosini e Fiore certo non stravolgono le cose.

In Corea ci presentiamo invece con una nazionale molto forte tra porta (Buffon, Toldo e Abbiati), difesa (Maldini, Cannavaro e Nesta) e attacco (Del Piero, Inzaghi, Totti, Vieri e Montella, sulla carta forse il miglior reparto offensivo che la nostra nazionale abbia mai avuto da quando la seguo) e che presenta proprio a centrocampo forse qualche lacuna con Zanetti, Gattuso, Di Biagio, Di Livio e Tommasi che compongono una mediana robusta e affidabile ma certo non qualitativamente sopraffina.

Le cose si prova a cambiarle già due anni dopo, quando per il Portogallo partono anche Fiore, Pirlo e Camoranesi.

Ma nel complesso il centrocampo migliore della nostra nazionale in questi ultimi anni è comunque quello del 2006, guarda caso cioè quanto l’Italia riesce ad imporsi a livello Mondiale.
Per la Germania partono infatti De Rossi, Pirlo, Gattuso, Camoranesi, Perrotta e Barone.

Tralasciando questi ultimi due ecco che prendendo i primi quattro esce una mediana ricca di qualità, corsa, atletismo, spirito di sacrificio, inventiva, fantasia. Una mediana completa, vivace, con un faro nel pieno della carriera e un mediano dalle qualità straordinarie capace di recuperare palloni per tre.

Già due anni più tardi le cose sono un po’ diverse. Per non parlare dell’ultimo Mondiale, quando Pirlo è infortunato e non può dare il suo apporto, Marchisio non è ancora sbocciato del tutto ed è pure usato fuori posizione, Gattuso è ormai solo lontano parente di quello capace di laurearsi campione del mondo quattro anni prima, ecc.

Oggi potremmo invece appunto presentarci con una mediana completa, un po’ come nel 2006. Dove ancora una volta inventiva, freschezza, capacità d’inserimento ed esperienza si unirebbero in un mix molto interessante.

Se poi ai tre succitati si aggiungono in alternativa Aquilani, Montolivo, Nocerino e Thiago Motta (a patto che siano in condizione, ovviamente) ecco che ne esce un centrocampo complessivamente di livello.
Certo non paragonabile a quello spagnolo. Ma che se la potrebbe giocare con tutti gli altri.

Quindi insomma… è innegabile che il nostro movimento calcistico si stia involvendo e che la nostra nazionale abbia passato tempi migliori (basti pensare alla situazione della difesa o dell’attacco, dove non ci sono più i campioni assoluti che c’erano solo qualche anno fa).

Però… bisogna sempre vedere anche la parte piena del bicchiere. Ed ecco che allora le risposte che potrebbero arrivare dal centrocampo dovrebbero quantomeno strapparci mezzo sorriso!

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C’è tutta la differenza del mondo tra Inghilterra ed Islanda. Anche se il 5 a 0 finale è un tantino bugiardo, frutto della sbandata finale dei giovani nordici che subiscono tre goal negli ultimi cinque minuti e si prendono un’imbarcata che sicuramente ricorderanno a lungo.

Inghilterra che quindi ottiene il massimo risultato col minimo sforzo e mette in mostra diverse individualità sicuramente interessanti, anche se per arrivare a vincere un Europeo under 21 non basta giochicchiare come fatto stasera.

Ma andiamo con ordine: il 4-2-3-1 di Pearce occupa piuttosto bene il campo ed il maggior talento dei ragazzi inglesi permette ai Figli d’Albione di controllare la partita senza affannarsi nemmeno troppo.

Dal canto loro gli islandesi hanno poco da dire: figli di un calcio minore scendono in campo ben coperti per provare a tenere il risultato, ma è un tentativo vano.

In questo senso ben poco da segnalare sul loro versante, se non la buona gamba di Kristinn Jónsson, terzino sinistro del Breiðablik che all’età di vent’anni si è ritrovato ad aver rappresentato il suo paese a tutti i livelli (calcistici, s’intende).
Non che incida chissà quanto sulla partita, ma almeno in un paio d’occasioni prova l’affondo in maniera decisa e convinta, dando un certo filo da torcere alla retroguardia inglese.

Venendo ai giovani d’oltremanica ha deluso abbastanza Alex Oxlade-Chamberlain. Inutile dire che nonostante la giovanissima età su di lui ci sono ormai sempre grandissime aspettative. E nonostante metta in mostra sicuramente di avere talento notevole dalla sua ecco che l’ala neo-Gunners non incide come dovrebbe.

Partita sontuosa, di contro, per il capitano, quel Jordan Henderson che può rappresentare sicuramente un punto di partenza importante per costruire la nazionale inglese del futuro.
Giocatore interessantissimo davvero, unisce tecnica, temperamento e ottimi tempi d’inserimento per un mix che lo rende uno dei migliori interpreti al mondo della sua leva. Se saprà crescere in maniera importante potrà sicuramente affermarsi a livello mondiale.

Dura invece solo dodici minuti, ed è un peccato, la partita di Nathan Delfouneso. Giusto il tempo di creare la prima azione pericolosa della partita per l’attaccante Villans, schierato largo a sinistra.
Che, infortunatosi, lascia il posto a Sammi Ameobi, autore di una prestazione sicuramente più che discreta: talento non certo ai massimi livelli ma buona intraprendenza e tanta freschezza atletica. Gioca, in particolar modo la frazione del primo tempo che lo vedo impegnato in campo, mettendo in mostra tante accelerate che lo fanno una discreta spina nel fianco della nazionale islandese.

Buone le prove, in difesa, di Martin Kelly e Craig Dawson (arrivato a quattro reti in cinque match con l’under21), entrambi peraltro autori di una rete, e anche di Marvin Sordell, anch’egli in goal.
Importante, in particolar modo, il gioco sporco fatto da quest’ultimo, unica punta della squadra ma dispostissimo a sacrificarsi tantissimo per aprire spazi ai compagni.

Sottotono, invece, Josh McEachran, da molti paragonato a giocatori di grande spessore come Nasri e Modric.
Il classe 93 Blues sembra infatti un po’ spaesato, molto fuori dagli schemi della sua squadra. Certo non una serata da ricordare per lui.

Chiudo con Gary Gardner, che entra a mezz’ora dal termine e nel recupero firma una bella doppietta. Realizzando il quarto goal con una splendida punizione, peraltro.
Buono il suo impatto sul match, vedremo più avanti se saprà confermarsi.

Nel complesso comunque bella prova dei giovani inglesi, che veleggiano tranquilli verso i playoff: 4 vittore in 4 match, 16 reti fatti a fronte di 1 sola subita. Difficile possano fermare la loro rincorsa…

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Non tutto è oro ciò che luccica, dice il detto. Ma via il cappello davanti a Mattia Destro.

Chi mi segue su Twitter e Facebook avrà sicuramente inteso ciò cui mi riferisco, anche senza aver visto la partita.

La punta cresciuta nell’Inter ha infatti disputato un’ottima prestazione, condita da una doppietta.

Ma, soprattutto, ha realizzato un goal di grandissima fattura: lanciato nello spazio si infila nella retroguardia avversaria per stoppare di sinistro e battere il portiere avversario con un bel pallonetto di destro, ad infilarsi a fil di palo.

Un goal che mi fa saltare sulla poltrona e che consegna agli Azzurrini, in pratica, buona parte del biglietto che vale l’accesso ai play-off.

Ma non tutto è oro ciò che luccica, dicevo. Perché l’aver vinto 2 a 0 la trasferta più difficile – sulla carta – del girone non deve far pensare che questa squadra sia uno schiacciasassi inarrestabile, pronta a riportare l’under21 italiana sul tetto d’Europa.

La partita di oggi pomeriggio ha infatti palesate tutti i limiti di questa squadra, che sintetizzerò brevemente qui…

Si parte da una difesa per nulla solida, in cui Crescenzi è sembrato molto meno attento del solito ed in cui Capuano ha lasciato molto a desiderare come sostituto di Antei.
Compitino per Donati, l’unico ad ergersi un po’ rispetto alla media è Caldirola, autore per altro di un recupero che vale un goal su un retropassaggio follemente sbagliato da Rossi.

Oltre a Bardi, che compie un paio di parate – di cui uno un autentico miracolo – che valgono il prezzo del biglietto.

A centrocampo si nota come l’assenza di Insigne, vera arma in più in fase creativa di questa squadra, pesi moltissimo.

Troppo lineare la mediana Azzurra, con Marrone e Rossi che non escono praticamente mai dal tracciato, Saponara generoso ma che continua a non convincermi e Florenzi sempre buono per ogni occasione, ma certo non capace di giocate stile Insigne (o Giovinco, o Pirlo, o Totti, volendo risalire un po’ per le varie under 21 viste in campo dal sottoscritto).

Davanti, poi, continuo a non capire come ci si possa presentare con questo Paloschi.

Posto che a me il ragazzo non ha mai convinto appieno nemmeno agli esordi, quando tutti lo pompavano alla grande e quando venno investito del titolo di novello Inzaghi, bisogna dire che dopo tutti gli infortuni che ha avuto si è davvero un po’ perso.

Non si può dire se non raggiungerà mai livelli adeguati, ma in questo momento non è presentabile come titolare in una under 21.

Passare da Gabbiadini – squalificato per l’occasione – a lui vuol dire perdere veramente tanto.

Una fortuna vera, quindi, che Destro sia in forma splendida. Due sue giocate girano una partita che, nel complesso, non si può dire la nostra nazionale abbia meritato chissà quanto.

Bene così, comunque. E ora via dritti e filati verso i play off. Sperando, una volta lì, di evitare la figuraccia in cui incappammo l’ultima volta…

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