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Archive for the ‘Brasile 2014’ Category

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Finito il Mondiale, è tempo di bilanci.

E come spesso mi piace fare, vi propongo la mia Top XI del torneo appena concluso, ovviamente da confrontare con la vostra qualora ne abbiate voglia…

Manuel Neuer – Germania

In quello che è stato ribattezzato il “Mondiale dei portieri” l’estremo difensore del Bayern Monaco ha dimostrato ancora una volta di essere il miglior interprete del ruolo che il mondo del calcio offra oggi. Sicuro tra i pali, riflessi felini, praticamente mai una sbavatura. Non solo. Con reattività e grande sagacia nel leggere in anticipo il gioco si è dimostrato anche un vero e proprio libero aggiunto, dominando l’area di rigore nel suo complesso e spingendosi spesso anche fuori di essa – soprattutto contro l’Algeria, una partita che a mio avviso la Germania non avrebbe vinto con un qualsiasi altro estremo difensore in porta – per andare ad anticipare gli avversari lanciati in profondità.

Philipp Lahm – Germania

Uno dei giocatori più universalmente sottovalutati ch’io ricordi. Non essendo vistoso come i terzini brasiliani dei tempi d’oro non ha mai goduto di campagna mediatiche particolari né del favore del pubblico, che in lui probabilmente vede semplicemente un giocatore ordinato. In realtà Lahm è, a mio avviso, uno dei migliori terzini degli ultimi vent’anni di calcio. Forse non del tutto paragonabile al gotha del ruolo, ma sicuramente solo di pochissimo sotto. Ottima tecnica, lettura delle situazioni, capacità di contrasto, piede raffinato, capacità di adattarsi anche in mezzo al campo. Davvero un giocatore completissimo.

Gary Medel – Cile

Il pitbull è uscito – immeritatamente – già agli ottavi di finale ma mi ha lasciato una grandissima impressione. Schierato centrale di una difesa a tre – dell’approccio tattico cileno ne ho parlato diffusamente in questo video, che vi invito a guardare – pur essendo in realtà un mediano abituato a giocare davanti alla linea stessa dei difensori, Medel ha giocato su livelli stratosferici. Garra, spirito indomito, tackle decisi, impostazione, marcatura asfissiante, gestione del reparto. Davvero un Mondiale che per quanto finito prematuramente il giocatore del Cardiff ha saputo disputare su livelli altissimi.

Ron Vlaar – Olanda

Forse non sono l’unico a pensarlo, ma credo davvero che la qualità media dei centrali difensivi sia scesa drasticamente rispetto ad una decade – e più – fa. Tra tutta questa pochezza c’è qualche giocatore che, sulla carta, si eleva rispetto agli altri. Hummels, Kompany, Thiago Silva. Tutti autori di buone cose. Forse un po’ a sorpresa, però, ha fatto meglio di tutti loro Ron Vlaar, ex stella nascente del calcio olandese che dopo qualche anno in cui forse non aveva rispettato in pieno le attese è giunta a questo Mondiale matura al punto giusto e capace di reggere in piedi un reparto in cui ha giostrato al fianco di un assolutamente impresentabile (ma è giovane, può crescere) Martins Indi e di un altalenante (ma sicuramente già più pronto) De Vrij. Mondiale giocato molto bene anche da lui, insomma. Resterà una sola macchia: quel rigore sbagliato in semifinale contro l’Argentina.

Daley Blind – Olanda

Capace di giocare tanto terzino quanto in mediana (che, alla bisogna, anche come centrale difensivo), Daley Blind è il jolly olandese che è servito a Van Gaal – tra gli altri – per poter mutare spesso forma alla propria squadra sia nel corso del Mondiale che all’interno di una stessa partita. Giocatore ormai solidissimo, non capisco cosa aspetti una squadra di alto lignaggio ad andare dall’Ajax con un bel pacchetto di milioni ed acquistarsi questo giovane difensore, sicuramente tra i più interessanti del Mondiale.

Javier Mascherano – Argentina

Chi mi conosce sa che lo amo da sempre. Perché amo i giocatori come lui. Ovvero quei mediani capaci di sradicare un numero infinito di palloni dai piedi degli avversari. Giocatori di carattere, mai domi. Gladiatori dei tempi moderni. Ecco, proprio di questa stirpe reale Mascherano è uno degli ultimi – e più illustri – discendenti. Capace di giocare un Mondiale su livelli altissimi, è stato forse la vera carta in più dell’Argentina di Sabella. Che ha si proceduto sino alla finale grazie ai colpi dei suoi fuoriclasse (Messi su tutti, nonostante abbia giocato nel complesso molto al di sotto delle sue possibilità), ma che senza quel cuore pulsante in mezzo al campo si sarebbe con ogni probabilità sgretolata molto prima.

Bastian Schweinsteiger – Germania

E pensare che ha pure rischiato di essere poco più che uno spettatore non pagante di questo Mondiale. Eppure ancora una volta – più che mai ieri sera, quando è stato forse il migliore in campo o giù di lì – ha dimostrato che a centrocampo, oggi, ha pochi pari al mondo. Centrocampista completo, capace di disimpegnarsi ottimamente in entrambe le fasi di gioco, è stato uno dei cardini della Germania capace di laurearsi quattro volte campione del mondo. Un successo che lui più di molti altri ha meritato anche per quanto dato nel corso della carriera a questa maglia. Un apporto che va ben al di là delle ultime sette partite…

Arjen Robben – Olanda

Quando molti dicevano che era un sopravvalutato, io lo difendevo a spada tratta. E sono realmente dispiaciutissimo non sia arrivato quell’alloro Mondiale che, tutto sommato, non avrebbe certo demeritato. Robben è comunque il segno di una ritrovata continuità olandese. Che dopo la super-squadra di Cruyff e quella – Campione d’Europa – dei tre tulipani rossoneri ha saputo ritrovarsi proprio grazie a lui (e pochissimi altri), centrando un secondo e un terzo posto Mondiale in fila. Una scuola, quella olandese, che produce talento a getto continuo. Strepitosa, per altro, la sua partita contro la Costa Rica. Davvero da lacrime. Da solo, però, non poteva pretendere di vincere un Mondiale.

Toni Kroos – Germania

Ormai una realtà consolidata nel panorama calcistico mondiale. Nonostante la giovane età dimostra carattere e continuità di rendimento. Al netto dei goal in semifinale, “regalati” dal Brasile, disputa un Mondiale di altissimo livello, in cui si dimostra il vero cuore pulsante del gioco tedesco. E’ lui infatti il fulcro del centrocampo teutonico ed è da lui che passano la maggior parte dei palloni. Piedino fine, tempo e visione di gioco.

James Rodriguez – Colombia

Per molti una rivelazione assoluta, per me una semplice conferma. Due anni fa dissi che il Belgio e la Colombia erano squadre da tenere d’occhio. Poi il Belgio esplose agli occhi dell’opinione pubblica già prima del mondiale, diventando squadra hipster, la Colombia si è invece imposta proprio in Brasile, confermando le mie impressioni. E quando dissi che i colombiani erano squadra in crescita e da tenere d’occhio lo feci proprio in relazione a lui, giocatore di grandissima classe, come forse non ne erano mai nati prima a quelle latitudini (quantomeno, non così completi e capaci di incidere). Mondiale straordinario, peccato solo che un po’ tutta la squadra abbia ceduto ai quarti di fronte al Brasile. Avevano sicuramente il potenziale per accedere alla semifinale.

Thomas Muller – Germania

Quando sente aria di Mondiale evidentemente entra in trance agonistica. Uno dei protagonisti principali di questa vittoria, anche se nelle ultime due partite ha giocato un po’ sotto alle attese, forse. Resta comunque uno dei giocatori più completi che il panorama calcistico offra oggi. Forse solo un po’ troppo sgraziato per essere considerato uno dei migliori al mondo in assoluto. Resta comunque ad oggi l’unico che può realisticamente insidiare il nuovo record di segnature fatto registrare da Klose (anche se pure James…).

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Qualche giorno fa un follower su Twitterblog mi ha chiesto quale fosse la squadra che mi aveva colpito di più tra quelle partecipanti ai Mondiali in corso di svolgimento in Brasile.

La risposta era per me scontata: il Cile di Sampaoli, che tanto in difficoltà ha messo il Brasile padrone di casa.

Evoluzione de La Roja che fu del maestro Bielsa, il Cile attuale ha mostrato una applicazione ed una capacità di adeguamento a varie situazioni davvero di altissimo livello tanto che, a mio avviso, avrebbe meritato il passaggio del turno contro i Verdeoro.

Questi i punti focali di quanto mostrato dalla nazionale andina:

  • Pressing alto

  • Attacchi verticali
  • Ritmo molto elevato
  • Attaccanti che non danno punti di riferimento
  • Vidal poteva essere falso nueve
  • Medel perno della difesa a tre
  • Esterni a tutto campo, da terzini ad ali
  • Con Australia 4-4-2 a diamante, spazio per i cross dalle fasce, goal così
  • Secondo tempo Australia 4-3-3 per contenere le fasce e sovrapposizioni terzini
  • Con Spagna vinti tutti i duelli personali
  • Stile di gioco rugbystico con movimento della palla in orizzontale per trovare varchi
  • Con Brasile tante palle lunghe. Duello Silva-Neymar soprattutto nel primo tempo
  • Con Pinilla per Vidal Cile si spacca e lascia gioco a Brasile

Una squadra, quella cilena, che ha messo in mostra un calcio interessantissimo. Linea di difesa con tre giocatori di bassa statura, ma tutti molto combattivi, esterni a tutto campo, interni indomabili, Vidal che potenzialmente poteva essere l’uomo in più (peccato per la sua condizione, certo non ottimale) ed attaccanti larghi ma capaci di tagli repentini a bucare la difesa.

Davvero una squadra piacevolissima da vedere. Che consiglio ad ogni buon mister di studiare. Nel calcio globalizzato di oggi le innovazioni e gli spunti positivi possono venire da qualsiasi parte del mondo. E’ ormai finita l’epoca d’oro in cui erano gli altri a dover guardare in casa nostra…

 

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Due Mondiali, due enormi fallimenti. Inframezzati da un buon Europeo, forse più episodico che meritato.

La realtà è che il Mondiale brasiliano ci ha consegnato un ritratto della realtà che molti ancora non vogliono guardare: la crisi del nostro calcio non riguarda solo l’economia dei nostri club, ma il movimento nel suo complesso.

I talenti migliori, se togliamo i reduci del Mondiale del 2006 (che comunque non ci saranno tra quattro anni – escluso forse De Rossi – quando potremo fare affidamento solo sulle nuove leve), giocano altrove: Colombia, Cile e Belgio, ad esempio. Esempi di paesi in cui si è riusciti, per fortuna o per bravura, a costruire programmi di formazione all’altezza, evidentemente.

Non solo. A livello atletico sia i nostri club che la nostra Nazionale dimostra di non riuscire a tenere certi ritmi, ormai indispensabili nel calcio d’oggi.

E tanto, tanto altro ancora.

In questa sorta di video-editoriale ho provato ad analizzare alcuni aspetti del nostro calcio da revisionare per ripartire. Perché il calcio italiano è storicamente elite del calcio mondiale. E non può permettersi di scadere come sta facendo.

Questi i punti toccati nel discorso. Sarebbe bello che tra i vertici del calcio italiano si aprisse una discussione SERIA riguardo i nostri fallimenti e si provasse DAVVERO a cambiare rotta.

  • Vertici Federali.
  • Classe dirigente.
  • Giornalisti.
  • Calo drastico qualità dei giocatori.
  • Pochi giovani all’altezza.
  • Errori personali di Prandelli.
  • Mancanze dei singoli.
  • Futuro: dal mister ai giovani d’Italia.

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In attesa di vedere, a partire dalle 18 di oggi, come si chiuderà la fase a gironi del Mondiale, andiamo a fare un recap di quanto successo nel secondo turno e quindi di come le 32 squadre al via approcceranno l’ultima giornata…

Nel Gruppo A il Messico ha confermato le ottime cose mostrate all’esordio contro il Camerun ed è riuscito a stoppare i padroni di casa brasiliani sullo 0 a 0, disputando una grande partita.
Nell’altro match del girone la Croazia, grazie anche al rientro di bomber Mandzukic (autore di una doppietta), ha sotterrato gli africani, giunti in Brasile senza un perché.

Interessantissima quindi l’ultima giornata, che oltre ad un – sulla carta – più che scontato Camerun vs Brasile propone anche lo scontro all’ultimo sangue tra messicani e croati. Due i risultati a disposizione per la Tri, che in virtù dei quattro punti conquistati nei primi due match può accontentarsi di un pareggio. Che sarà però tutt’altro che scontato: i Vatreni sono un’ottima squadra, sicuramente pronta a vendere cara la pelle.

Nel Gruppo B si è assistito all’inopinato collasso spagnolo, con i Campioni del Mondo in carica eliminati anzitempo dalla competizione, così come l’Australia.

La giornata di oggi sarà quindi interessante solo in virtù dello scontro che opporrà olandesi e cileni, entrambi alla ricerca del primo posto finale. Un pareggio gioverebbe agli Oranje.

Nel Gruppo C si è invece assistito alla conferma dell’ottima nazionale colombiana, giunta in Brasile per stupire nonostante l’assenza di Falcao, ed alla rinnovata delusione giapponese, incapace di andare oltre lo 0 a 0 con la Grecia.

Vista la classifica, quindi, gli uomini di Zaccheroni dovranno tentare il tutto per tutto nel match contro i colombiani, con gli ivoriani che invece, dal canto loro, proveranno ad abbattere le resistenze greche per assicurarsi il passaggio al prossimo turno.

Il Gruppo D ha purtroppo visto una sconfitta inaspettata, ma forse nemmeno troppo. Sotto il sole di Recife gli Azzurri hanno infatti ceduto il passo al Costa Rica, autore di una prova ordinata e bravo soprattutto a sfruttare i – troppi – errori italiani. Dall’altra parte una doppietta del redivivo Suarez ha domato gli inglesi, già eliminati.

A questo punto, con i centramericani matematicamente agli ottavi, una sola gara desterà l’interesse del pubblico, nel corso dell’ultima giornata: quella tra la Celeste e gli Azzurri, che si contenderanno il passaggio del turno.
Sulla carta qualche chance in più per i nostri ragazzi, cui basterebbe il pareggio per strappare il pass. Regna però il pessimismo, dovuto al fatto che la condizione manca e gli errori individuali hanno condizionato parecchio il nostro cammino. Con una vittoria su Costa Rica ora saremmo già matematicamente qualificati agli scontri ad eliminazione diretta.

Il Gruppo E ha visto la conferma di un’ottima Francia, capace di schiantare 5 a 2 la Svizzera e, di fatto, mettere un piede e mezzo agli ottavi. Difficile, infatti, che la nazionale ecuadoregna, impostasi a sua volta 2 a 1 su Honduras, possa rallentare i Galletti.

Così, se tutto andrà come previsto, a passare il turno dovrebbero essere le due europee. A meno che gli elvetici non si suicidino contro Honduras, ovviamente.

Nel Gruppo F altra prova commovente dell’Iran, che però, grazie ad una magia finale di Messi, non raccoglie nemmeno un misero punticino contro Golia (Argentina).
Nell’altro match del girone si assiste quindi al tracollo bosniaco, che dopo la sconfitta iniziale con la Seleccion perde anche contro la Nigeria e torna a casa anzitempo.

A questo punto c’è da sperare che l’Argentina faccia il suo dovere contro gli africani e che gli iraniani battano la Bosnia. Una qualificazione per loro sarebbe un risultato tanto inaspettato quanto meritato.

Il Gruppo G ha visto un doppio 2 a 2. Da una parte i tedeschi non hanno confermato l’ottima prestazione dell’esordio, venendo fermati da un buonissimo Ghana. Dall’altra lo stesso è successo agli americani, fermati sul 2 a 2 dal Portogallo.

A questo punto un biscotto tra Stati Uniti e Germania regalerebbe il passaggio del turno ad entrambe. Ma attenzione agli scenari che potrebbero crearsi qualora fosse una delle due a vincere. Sulla carta è ancora tutto aperto.

Nel Gruppo H, infine, messe di goal tra Corea ed Algeria: un 2 a 4 che significa mezza eliminazione per gli asiatici e secondo posto per gli algerini, sconfitti immeritatamente all’esordio.
Fa ancora una volta male, invece, la Russia, malgestita – a mio avviso – da un Fabio Capello irriconoscibile. Diversi gli errori nella gestione del gruppo e del match da parte del tecnico italiano, chiamato ora alla vittoria contro gli africani per passare il turno. Qualificazioni quindi ampiamente alla portata.

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La vittoria con l’Inghilterra aveva ingannato qualcuno. L’Italia torna sulla terra contro Costa Rica. Anzi, sotto terra. Un goal di Bryan Ruiz condanna infatti gli Azzurri ad una sconfitta inusitata.

Troppo differente la condizione atletica delle due squadre, così i centramericani hanno buon gioco, sfruttano gli errori della nostra nazionale e fanno bottino pieno, qualificandosi con un turno d’anticipo agli ottavi di finale.

Nel video verranno analizzati tatticamente i due errori principali, nonché decisivi, del match: quello compiuto da Balotelli in uno vs uno con Navas, e poi quello che ha portato al goal partita degli avversari.

Ora sarà interessante capire se e cosa cambierà Prandelli in vista del match contro l’Uruguay, che gli Azzurri non possono permettersi di perdere.

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Stasera alle 18 ora italiana la nazionale Azzurra scenderà in campo all’Arena Pernambuco di Recife e, agli ordini del signor Osses, sfiderà la Costa Rica per ottenere il primo posto in solitaria del girone.

Una partita già cruciale per ottenere il passaggio del turno: con i tre punti della vittoria sugli inglesi in cascina fare bottino pieno anche stasera vorrebbe dire, di fatto, staccare o quasi il pass per gli ottavi.

Il 3 a 1 inflitto dai Ticos alla Celeste (che a sua volta ha battuto ieri l’Inghilterra) deve però far riflettere: nel calcio moderno non c’è più quasi nessun avversario (quantomeno tra quelli che riescono a qualificarsi al Mondiale) che debba essere snobbato. Perché ok che sulla carta il potenziale italiano è sicuramente superiore a quello costaricano, ma non tutte le ciambelle vengono sempre col buco.

Ma che tipo di partita sarà quella che verrà giocata a Recife? Cosa ci si deve aspettare, tatticamente, dalle due squadre in campo? Quali potrebbero essere le chiavi di lettura del match?

Per – provare, almeno – a rispondere a tutti questi interrogativi ho creato un video – caricato sul mio nuovo canale Youtube, cui vi invito ad iscrivervi – in cui provo a formulare una sorta di preview tattica dell’incontro.

Altre ne seguiranno, ovviamente.

Spero l’idea vi piaccia. A questo punto, ci vediamo – anche – sul Tubo!

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Ieri si è consumata la rovinosa eliminazione della nazionale spagnola, Campionessa del Mondo in carica, dai Mondiali brasiliani.

Ancora una volta, quindi, non solo i precedenti campioni non sono riusciti a confermarsi, ma hanno anzi rimediato una figura barbina.

Nulla di strano o di nuovo, insomma.

Del resto nel corso della storia solo due nazionali sono riuscite nell’impresa: l’Italia di Pozzo, capace di vincere in serie le rassegne iridate del 1934 e del 1938, ed il Brasile di Pelè, vittorioso sia nel 1958 che nel 1962.

E poi?

E poi per lo più figure barbine, almeno in tempi recenti.

A cominciare proprio dal naufragio spagnolo ai Mondiali in corso, con una squadra la cui dorsale storica è ormai per lo più sul finire di carriera, ed un Del Bosque che non ha avuto il coraggio di rinnovare la rosa, tagliando nomi eccellenti che però poco avevano da dare, almeno in quanto ad intesità, a questa squadra.

Un discorso simile vale anche per il Mondiale del 2010, quando i campioni in carica eravamo noi: ultimo posto in un girone più che morbido, frutto dei due pareggi iniziali con Paraguay e Nuova Zelanda e del collasso finale rimediato contro la Slovacchia.

Le cose andarono meglio, ma comunque sotto alle aspettative, al Brasile quattro anni prima, in Germania. Girone dominato grazie alle vittorie su Croazia, Australia e Giappone, secco 3 a 0 al Ghana agli ottavi e poi la sconfitta rimediata ai quarti ad opera della Francia, griffata da un goal di Titì Henry.
Non arrivare alle semifinali, per una squadra come il Brasile (più che mai se campionessa in carica) è considerabile un fallimento.

Altra eliminazione pesante si era compiuta nel 2002, quando a presentarsi col titolo di campione del mondo (e d’Europa) fu la Francia. Inserita in un gruppo certo non proibitivo, la nazionale transalpina partì venendo sconfitta 1 a 0 dal Senegal, pareggiò 0 a 0 con l’Uruguay e cedette 2 a 0 al cospetto della Danimarca all’ora dell’ultimo match del girone, tornando quindi a casa con le pive nel sacco (ed un bottino di reti segnate che recitava ZERO, nonostante in rosa ci fossero attaccanti come Cissè, Wiltord, Henry, Trezeguet e Dugarry).

Per ritrovare una nazionale capace di fare davvero bene presentandosi ai nastri di partenza da campione in carica dobbiamo quindi risalire addirittura a Francia 98, quando il Brasile seppe arrivare sino in finale per cedere solamente sotto i colpi dei padroni di casa (e di uno Zidane straordinario).
Ma quello era il Brasile di un campione eccezionale come Ronaldo (presente al trionfo di quattro anni prima pur senza giocare, ed a quello di quattro anni dopo quando invece si laureò capocannoniere) e tanti altri giocatori eccellenti.

Poi?

Nel 1994 la Germania vinse il proprio girone – piuttosto comodo, posto che oltre alla Spagna vennero sorteggiati con Corea del Sud e Bolivia -, battè di misura il Belgio agli ottavi e cedette al cospetto della Bulgaria di Stoichkov ai quarti, venendo eliminata anzitempo dalla competizione.

Bene invece l’Argentina nel 1990. In Italia Maradona e i suoi seppero infatti arrivare sino in finale, venendo battuti solo da un calcio di rigore del terzino Andreas Brehme.

Nell’86 Italia fuori agli ottavi (eliminata dalla Francia di Platini, poi terza), nell’82 Argentina – di Maradona – fuori nella seconda fase a gruppi (per mano dell’Italia, che in quel turno fece fuori anche il Brasile di Zico e Socrates), così come la Germania Ovest del 78 (che finì dietro ad Olanda ed Italia). Il Brasile del 74 seppe invece arrivare quantomeno in semifinale, terminando poi quel Mondiale al quarto posto, mentre nell’edizione precedente gli inglesi vennero fermati ai quarti dai tedeschi. Nel 66, ancora, il Brasile di Pelè e Garrincha si fermò addirittura al primo turno, battendo 2 a 0 la Bulgaria all’esordio per poi cedere sotto i colpi dell’Ungheria di Bene e del Portogallo di Eusebio.

Insomma, quello del Campione in carica ad un Mondiale è un ruolo davvero scomodo, che solo raramente riesce ad essere interpretato con efficacia da chi si trova a recitarlo.

I motivi possono essere molteplici: appagamento, imbolsimento, fine di un ciclo… o anche incapacità di aprirne uno nuovo, troppa pressione, ricambi non all’altezza.

Sia come sia, non c’è da stupirsi se la Spagna abbia fallito a questo Mondiale. La storia racconta che sarebbe stato più strano il contrario…

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