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Archive for the ‘Inghilterra’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Nome: Connor Wickham
Data di nascita: 31 marzo 1993
Luogo di nascita: Hereford (Inghilterra)
Nazionalità: inglese e nordirlandese
Altezza: 191 centimetri
Peso: 73 chilogrammi
Ruolo: punta
Club: Ipswich Town
Scadenza contratto: 30 giugno 2012
Valutazione: 11.500.000 euro

CARRIERA

Il 31 marzo di diciotto anni fa nacque in quel di Hereford un bimbo destinato a regalare una grande gioia al popolo calcistico inglese: la vittoria di un Europeo under 17.

Cresciuto calcisticamente nel Reading, dove giocherà dai nove ai tredici anni, quando passerà all’Ipswich a causa del lavoro del padre, che lascerà Aldershot per Colchester forzandolo ad un cambiamento che altrimenti non ci sarebbe stato.
E proprio nei Tractor Boys il ragazzo esordirà tra i professionisti. Il tutto alla tenera età di soli 16 anni ed 11 giorni: era l’11 aprile 2009, infatti, quando il giovane Connor vestì per la prima volta la maglia del suo club, subentrando a partita in corso nella sconfitta per 3 a 1 del suo team contro il Doncaster Rovers.

Cosa, questa, che gli ha permesso di imporsi come il più giovane esordiente nella storia del club, battendo di soli 46 giorni il record precedentemente detenuto da Jason Dozzell, bandiera dell’Ipswich nel decennio che andò dall’83 al ’93.

Per il suo primo goal da professionista si dovrà invece aspettare il 10 agosto dello stesso anno quando il buon Connor realizzerà una doppietta nel corso del primo round di FA Cup contro lo Shrewsbury Town, andando poi anche a trasformare uno dei rigori finali grazie ai quali la sua squadra seppe imporsi sugli avversari.
La prima rete in campionato arrivò invece il marzo successivo, quando Wickham firmò la rete della vittoria sullo Scunthorpe. Il mese successivo, poi, la seconda rete in campionato, nel 3 a 1 sul Derby County. Il tutto giusto due giorni dopo aver firmato il suo primo contratto da professionista, che come abbiamo visto nella schedina di presentazione scadrà tra un anno e mezzo.

E proprio l’aprile 2010 è stato il mese migliore della sinora pur breve carriera del ragazzo: con tre reti realizzate in quattro match Connor venne infatti votato come miglior giovane del campionato per quei trenta giorni, un riconoscimento certo non importante quanto altri ma comunque significativo ed apprezzabile.

Riconoscimento che non ha quindi lasciato indifferenti i club di Premier League, subito interessatisi al marcantonio anglo-nordirlandese.
Giusto lo scorso maggio, infatti, il Tottenham si è subito fatto avanti con una proposta allettante: circa sei milioni di euro e la possibilità per il ragazzo di restare ancora per un anno in prestito ad Ipswich.

Niente da fare, però. Offerta subito rispedita al mittente e discorso chiaro: il ragazzo vale il doppio di quella cifra, e per meno non si muoverà dalla contea del Suffolk.

Tottenham tornato quindi alla carica in estate con un’offerta migliorata, intorno ai nove milioni, ma ancora ritenuta inadeguata dalla dirigenza dei Tractor Boys.

Oggi sul ragazzo ci sarebbero quindi anche Arsenal e Liverpool.
E proprio quest’ultima sarebbe la squadra preferita del ragazzo, tifoso Reds e grandissimo fan di Fernando Torres, con cui sogna di giocare in futuro.

Due indizi forse non fanno una prova, ma ecco che potrebbero essere proprio gli Scousers il futuro club del ragazzino di Hereford.
Tale è il livello d’interesse nei suoi confronti, comunque, che si dice la società sia arrivata in alcuni casi a dover riservare due dozzine di posti, sugli spalti, per osservatori di altre squadre accorsi a visionarlo. Notevole.

Ma, del resto, in Inghilterra è già una sorta di mito.
Perché, come detto, è stato capace di regalare la vittoria di un Europeo under 17 al suo paese, con grandi prestazioni e, soprattutto, un goal pesantissimo ed assolutamente decisivo in finale.

Ma ripercorriamo con calma la sua pur breve carriera internazionale.

I primi passi in nazionale Connor li ha mossi nell’under 16, con cui ha vinto, nel corso della stagione 08/09, una Victory Shield (competizione giocata in passato da futuri grandi giocatori come Shilton, Matthews, Charlton, Owen, Rooney, Dalglish, Souness, Toshack, Hughes, Rush e Bellamy) segnando anche una rete nel 2 a 0 finale contro la nazionale scozzese.
Nell’agosto 2009, quindi, la prima chiamata dell’under 17, con cui il ragazzo avrà un feeling particolare.

Dapprima l’FA International Tournament, poi il campionato Europeo in Liechtenstein dove Connor segnerà una doppietta all’esordio contro la Repubblica Ceca, disputerà un ottimo match nel secondo turno del girone contro la Grecia per poi riposare nel corso del terzo e tornare più carico che mai per il rush finale, che bagnerà con una doppietta in semifinale contro la Francia ed una rete, quella decisiva, nel 2 a 1 finale contro la Spagna.
Un goal storico, questo, che permetterà ai Maestri del Calcio di issarsi per la prima volta sul tetto continentale (a livello di under 17).

Dopo aver esordito in under 19, quindi, arriverà l’esordio anche in under 21, avvenuto nel corso di un’amichevole contro la Germania disputata lo scorso 16 novembre.

Ora, insomma, non gli resta che conquistarsi a suon di spallate, prestazioni e goal anche la nazionale maggiore che secondo qualcuno avrebbe già sfiorato: questi esperti, tra cui Russell Osman, affermarono che il ragazzo avrebbe potuto far parte della spedizione Mondiale in Sudafrica, esattamente come quattro anni prima capitò a Theo Walcott, portato ancora minorenne al Mondiale tedesco.

Alla fine, però, Capello ha deciso di non convocarlo. Almeno per ora.
Perché secondo l’ex nazionale inglese Kevin Beattie il ragazzo ha un talento enorme, e nel giro di pochi anni diventerà la spalla indiscussa di Wayne Rooney al centro dell’attacco dei Tre Leoni.

CARATTERISTICHE

Fisico da corazziere. E scusate se è poco, vista la giovanissima età.

Poprio questo è l’indubbio punto di forza di un giocatore, Connor Wickham, che tra i pari età sa essere decisivo proprio in virtù di una forza fisica difficilmente contrastabile, che però fa ovviamente molta più fatica ad imporsi nel calcio professionistico.

Rispetto alla taglia, poi, Connor ha una velocità insospettabile. Perché quando si è così grandi e grossi solitamente ci si muove con un po’ di impaccio e lentezza, cosa che però non riguarda il corazziere di Hereford.
Che, nel compenso, sa ben sfruttare le sue importanti qualità fisiche a difesa del pallone, mentre dovrebbe migliorare in particolar modo il tempo negli interventi aerei.

Altra qualità da sviluppare con la crescita è sicuramente quella relativa al controllo di palla e alla visione di gioco. Se per quanto riguarda la prima questione si tratta solo di una limatura per quanto concerne la seconda parliamo invece di un miglioramente che dovrà essere sicuramente notevole.
Certo, trattandosi di una punta non gli si chiede di sfornare assist no look al bacio stile Ronaldinho, ma avere una prima punta capace di controllare ogni pallone, proteggerlo con attenzione per servire poi a dovere un compagno meglio piazzato è sicuramente importante ed è un aspetto complementare al goal che va tenuto in grandissima attenzione.

Nel contempo Connor è però anche un grandissimo lavoratore, faticatore instancabile che si sacrifica tantissimo per aiutare i compagni pressando, rinculando e facendo molto movimento.
Insomma, parliamo di una prima punta fisicata ma assolutamente non staticissima come si potrebbe pensare nel vederne la stazza. Perché, appunto, il ragazzo fa del movimento una delle sue armi di punta.

Certo è che però questa cosa a tratti può rivelarsi anche un problema: alle volte, infatti, finisce col sacrificarsi troppo, non riuscendo quindi poi a trovare grande lucidità sotto porta. Ed è un peccato, posto che è dotato di un tiro discreto sia con il destro (suo piede naturale) che con il sinistro.
Proprio così, comunque, si spiega come quest’anno il buon Wickham si trovi ancora a bocca asciutta, nonostante coach Keane gli abbia dato fiducia in più occasioni.

Giusto ieri pomeriggio ha infatti terminato il suo ennesimo match stagionale, giocato questa volta contro il Forest, senza riuscire a trovare la via della rete.
Si sbloccherà presto, ci auguriamo. Ma questo deve anche lasciare intendere come Connor debba imparare a gestirsi meglio nel corso di un match.

Cosa questa che, certo, non ci si può aspettare da un ragazzino di soli diciassette anni, essendo una prerogativa sviluppabile con età ed esperienza.

C’è poi una curiosità particolare ma interessante di cui è giusto parlare, essendo relativa al bagaglio tecnico del ragazzo: la sua grande forza fisica lo porta spesso a battere le rimesse laterali vicino all’area di rigore.
Essendo dotato di una rimessa lunga, infatti, la sua squadra cerca spesso di sfruttare questa sua peculiarità come arma tattica per scardinare le difese avversarie.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Essere star a livello giovanile è una cosa, ripetersi tra i professionisti un’altra.

Questo è assodato. Ed è un qualcosa che dovrà scontare anche il buon Connor, posto che star a livello giovanile lo è già – e quanto fatto agli ultimi Europei under 17 lo dimostra – e che il suo impatto tra i pro è stato buono ma ovviamente non allo stesso livello.

Il tutto, poi, penso valga a maggior ragione per chi come lui punta tantissimo sulla forza fisica. Perché se grazie a questa puoi fare onde tra i pari età non è detto basti al piano superiore, laddove si incontrano uomini già formati e nel pieno della forma, che possono essere anche più forti e robusti di te.

Le qualità per fare bene, comunque, ci sono davvero tutte e Wickham resta un nome da segnarsi sul taccuino per andare poi a rivederlo tra qualche anno, quando potrebbe aver fatto il botto.

In Inghilterra sono piuttosto sicuri ciò accadrà.
A noi, al solito, non resta che aspettare.

Di certo al ragazzo va dato tempo, perché se è vero come è vero che è dotato di grandi qualità è altrettanto vero che si tratta pur sempre di un ragazzo molto giovane e con grosse falle da un punto di vista esperitivo.Falle, queste, che deve avere la possibilità di colmare con tranquillità, evitando si bruci per via di esse.

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Data di nascita: 2 febbraio 1991
Luogo di nascita: Tyseley, Birmingham
Nazionalità: inglese
Ruolo: punta
Club: Aston Villa
Scadenza contratto: 30 giugno 2012
Valutazione: 15 milioni di euro

CARRIERA
Nato il 2 febbraio del 1991 a Tyseley, quartiere a sud di Birmingham, Nathan entra a far parte dell’Academy Villans nel 2006 esordendo nella squadra riserve il marzo dell’anno successivo. La prima rete con questa rappresentativa la realizzerà in ottobre in un match pareggiato col Reading. Col passare del tempo, quindi, le sue quotazioni crescono sempre di più tanto che nel febbraio 2008, appena compiuti i 17 anni, i dirigenti inglesi sono costretti a fargli firmare il suo primo contratto da professionista, un triennale con il quale lo blindano per evitare lo sciacallaggio da parte di qualche altro team d’oltremanica. Nel firmare il contratto, tra l’altro, gli viene assegnato il suo primo numero ufficiale. Nathan non ha dubbi in merito e decide di scegliere il 14, numero scelto in onore ad uno dei suoi più grandi idoli calcistici: Thierry Henry.

La corsa ai giovani di talento nel calcio di oggi si sta facendo sempre più sfrenata. Impossibile per i dirigenti dell’Aston Villa, dunque, non far firmare a Delfouneso un contratto. Al termine di quella stagione, infatti, il ragazzo vanterà uno score davvero importante: nelle 41 partite disputate con la maglia delle varie rappresentative dell’Academy Villans è infatti riuscito a mettere a segno ben 22 reti, bottino non indifferente per un calciatore così giovane.

All’inizio della stagione successiva, quindi, Nathan inizia ad entrare più insistentemente nel giro della prima squadra (in precedenza era stato convocato in una sola occasione, senza comunque scendere in campo). A riprova di ciò arriva l’esordio in Coppa UEFA in un match che il suo Villa disputa contro gli islandesi dell’FH Hafnarfjörður, cosa questa che lo fa diventare il più giovane esordiente della storia dell’Aston Villa per quanto concerne un match continentale. Poco più tardi arriverà anche il suo primo esordio da titolare – avvenuto sempre in UEFA contro l’MSK Zilina – bagnato anche dalla sua prima rete ufficiale. Rete che bisserà il 17 dicembre di quell’anno nella sconfitta di Amburgo.

Tre partite giocate in Europa, quindi. Ma nessuna in una competizione ufficiale inglese. Per il suo esordio in patria, infatti, bisogna aspettare il gennaio successivo: l’Aston Villa è ospite al Priestfield Stadium di Gillingham in un match valevole per l’FA Cup. La prima rete in terra inglese arriva invece un mese più tardi, sempre in FA Cup, questa volta contro il Doncaster Rovers.

Pochi giorni più tardi iniziano le prime voci di mercato: i media d’oltremanica parlano in fatti con sempre maggiore insistenza di come Neil Warnock, tecnico del Crystal Palace, sia intenzionatissimo ad acquistare Delfouneso in prestito per poterne sfruttare il grande talento. Martin O’Neill, però, riufiuterà con forza ogni possibile destinazione: il futuro del ragazzo sarebbe rimasto legato a doppio filo con quello dei Villans.

Il 15 marzo 2009, quindi, arriva finalmente il suo esordio in Premier: l’Aston Villa gioca contro il Tottenham ed O’Neill decide di farlo subentrare ad Agbonlahor alla metà del primo tempo. Per il primo goal in Premier, però, dovremo aspettare ancora: nelle cinque apparizioni che seguirono quella contro il Tottenham, infatti, Nathan non riuscì a centrare il bersaglio grosso. Ma questa soddisfazione, c’è da scommetterci, se la leverà presto.

Delfouneso che, comunque, proprio in quel finale di stagione è stato capace di regalarsi altre gioie: il 13 maggio, infatti, venne premiato come miglior giovane dell’anno e miglior giovane dell’anno secondo i tifosi nell’annuale Awards night del suo Aston Villa. Pochi giorni più tardi, poi, fu lui ad aprire le marcature nel 3 a 1 con cui il suo Aston Villa si impose sul Sunderland nella finale della Premier Reserve League.E chissà che dopo aver vinto un campionato riserve Nathan non sarà capace un giorno di trascinare i Villans a vincere anche una Premier. Anche perché, in realtà, questo fu il secondo campionato vinto da Delfouneso con questa maglia: il primo fu la Premier Academy League del 2007/2008 con un Delfouneso che fu decisivo nella semifinale contro il quotatissimo Arsenal, partita risolta proprio da una sua rete.

Detto di quanto combinato dal ragazzo in maglia Villans non si può non parlare delle sue prestazioni con le varie under inglesi: Nathan, infatti, vanta presenze e goal nelle under 16, 17 e 19, squadra quest’ultima con cui ha disputato i recenti Europei under 19 in cui la sua Inghilterra si piegò solo all’Ucraina in finale dopo i pareggi con Svizzera e la stessa Ucraina ed il roboante 7 a 1 (in cui lui realizzò due reti) con la Slovenia nel corso del gironcino ed il 3 a 1 (deciso da una sua doppietta realizzata ai supplementari) nella semifinale con la Francia.

Ah, per chi se lo chiedesse… come dissi già parlando dei giocatori che si svincoleranno in Premier Delfouneso non sarà acquistabile a parametro zero a giugno, quando, come giustamente avrete notato voi stessi, scadrà il suo primo contratto da pro. A Nathan, infatti, è stato fatto firmare un rinnovo del contratto lo scorso 6 novembre. L’accordo attuale prevede una scadenza dello stesso a giugno 2012. Chi volesse acquistarlo, quindi, deve essere pronto a sborsare moneta sonante!

CARATTERISTICHE
Fisicamente è ancora in crescita, il suo corpo è in fase di formazione. Già oggi, comunque, mette in mostra un fisico niente male. Ma non solo: tra le sue peculiarità, infatti, vi sono anche delle doti atletiche poco comuni, tra cui una velocità eccezionale, ben superiore a quella di molti suoi colleghi. Velocità che il ragazzo non esprime solo puramente nella corsa, ma anche nei movimenti: molto agile, infatti, Nathan ha una velocità di piede elevatissima, cosa questa che gli da la capacità di gestire il pallone spostandolo con grande rapidità riuscendo quindi spesso a stordire il diretto avversario.
Certo, non tutto è oro ciò che luccica. Anche lui, come tutti del resto, ha i suoi punti deboli. Un aspetto su cui deve lavorare molto è sicuramente il gioco di squadra, ma anche la cattiveria sotto porta.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Parlare dei traguardi raggiungibili da ragazzi così giovani è sempre come giocare un terno al lotto. Molteplici, infatti, sono i fattori che influenzano la crescita, o l’involuzione, di un giocatore.
Nel caso di Delfouneso, comunque, la sensazione di trovarci di fronte ad una possibile star del futuro è realmente molto forte. E a dirlo non è solo il sottoscritto, ma anche molti addetti ai lavori, primi fra tutti quel Martin O’Neill che sa di avere tra le mani un diamante grezzo di inusitato valore, perla di rara bellezza che con il giusto lavoro potrebbe raggiungere vette importanti. Ma non solo: tecnici federali, tifosi, compagni di squadra, allenatori e dirigenti di club rivali… un po’ tutti sono concordi nel ritenere che questo ragazzo abbia un potenziale notevolissimo. I primi a pensarlo sono i giornalisti del The Guardian che l’hanno inserito in una lista di 20 nomi inerente i migliori under 18 del loro paese (lista in cui compaiono, fra gli altri, anche Jack Wilshere, John Bostock e José Baxter, tutti ragazzi di cui ho già avuto modo di parlare in passato).

Il futuro, insomma, sembra davvero essere nelle sue mani e se saprà trattarlo con cura tra qualche tempo finiremo per parlare di Nathan non come di una possibile star del futuro ma come di uno dei migliori giocatori al mondo sulla piazza.

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Nasceva il 7 febbraio del 1992 con il calcio nel sangue questo ragazzino prodigio prodotto della florida accademia dell’Everton, la stessa che crebbe e poi lanciò nel calcio professionistico un certo Wayne Rooney.

Il calcio nel sangue, si diceva. Perché a Bootle, cittadina sita una manciata di chilometri a nord dal centro di Liverpool, il calcio è una tradizione: qui, infatti, nacquero anche Roy Evans (prima giocatore poi allenatore del Liverpool), Steve McManaman (anche lui affermatosi in maglia Reds prima di passare al Real Madrid), Jamie Carragher (tutt’ora una delle colonne della formazione del Liverpool) ed Alvin Martin (colonna del West Ham per ben 20 anni, dal 1977 al 1996, è a tutt’oggi quinto nella classifica dei giocatori con più presenze in maglia Hammers).

Punta che si disimpegna con profitto anche nel ruolo di centrocampista offensivo Baxter è, esattamente come il proprio capitano nell’under 17 inglese Bostock, un talento precocissimo: entrato nell’Academy a soli 6 anni brucia tutte le tappe, sino ad arrivare all’esordio in prima squadra in un match di Premier contro il Blackburn Rovers. A soli 16 anni e 191 giorni diventa quindi il più giovane debuttante della storia dei Toffees, battendo il record di un suo compagno di squadra, James Vaughan, che era stato capace di esordire a 16 anni e 360 giorni (giusto sette giorni prima di quanto non era riuscito a fare Wayne Rooney, che fino a quel momento era il detentore di questo record).

Aggregato alla prima squadra proprio a partire da quest’anno ha già effettuato 4 presenze sinora: 3 in campionato (di cui una da titolare) ed 1 in Carling Cup.

E proprio grazie a quella partita iniziata da titolare, al The Hawtorns contro il West Bromwich Albion, Baxter ha fatto segnare un nuovo record: è lui, infatti, il più giovane giocatore riuscito a partire titolare in un match ufficiale in tutta la storia di questa società.

Di lui Ray Hall, responsabile dell’Academy, dice che è un giocatore ancora più completo di Wayne Rooney, prendendo a paragone la situazione in cui si trovava l’attuale punta dello United alla stessa età. E se le premesse sono queste c’è da aspettarsi che José scali in fretta posizioni su posizioni, ritagliandosi un ruolo importante nel calcio inglese.

Il marzo scorso la dirigenza Toffees si è voluta tutelare, giusto per evitare di finire come il Crystal Palace nell’affaire Bostock, facendogli firmare un contratto di due anni e mezzo che vedrà quindi la sua scadenza a giugno 2011.

Per intanto quindi questo ragazzino (175 centimetri per 74 chili) continuerà a giocare indossando la maglia Blues, maglia con la quale ha fatto sfracelli nel suo recentissimo passato con le varie rappresentative giovanili, dove segnando goal a valanga ha infranto diversi record.

Se a livello di club è già aggregato ai “grandi”, a livello di nazionale continua invece la sua trafila tra le varie under: dopo aver segnato 3 reti in 8 presenze con l’under 16 è ora un punto fisso dell’under 17, squadra con cui ha disputato il recente Europeo di categoria (nel quale è sceso in campo nel corso delle prime due partite, per poi saltare la terza a causa di una squalifica).

Il suo palmares può già vantare 2 Victory Shield (torneo annuale, che Sky Sports sponsorizza e trasmette, cui partecipano le rappresentative under 16 di Inghilterra, Scozia, Galles ed Irlanda del Nord) ed 1 Tournoi de Montaigu, ma è facile immaginare potrà andare a rimpinguarsi negli anni a venire.

Baxter in una delle sue apparizioni con le rappresentative giovanili inglesi (fansfc.com)

Baxter in una delle sue apparizioni con le rappresentative giovanili inglesi (fansfc.com)

Perché se José Baxter, che è stato inserito al trentunesimo posto nella speciale classifica redatta dal Times riguardante i 50 migliori talenti under 23 al mondo, manterrà le promesse c’è da credere possa davvero diventare una delle stelle del calcio mondiale.

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Bostock è uno degli enfant prodige del calcio inglese (tottenhamhotspur.com)

Bostock è uno degli enfant prodige del calcio inglese (tottenhamhotspur.com)

Il 15 gennaio di diciassette anni fa a Lambeth, quartiere londinese sito nella parte sud-ovest di Londra, sulla riva sud del Tamigi, nasceva John Joseph Bostock, futura stellina del vivaio del Crystal Palace, squadra di un vicino quartiere residenziale.

Bostock è un talento naturale, un artista del pallone… e proprio l’arte deve essere nei geni degli abitanti di Lambeth: qui infatti nacque, tra gli altri, anche uno dei principali artisti del secolo scorso, Charlie Chaplin.

Entrato a soli 7 anni nel settore giovanile degli Eagles brucia rapidissimamente le tappe: il 29 ottobre 2007, a soli 15 anni e 287 giorni, fa il suo esordio in prima squadra al Selhurst Park, davanti al proprio pubblico, in una sconfitta dei suoi per 2 a 0 contro il Watford. Bostock che segna quindi un record, entrando di diritto nella storia di questa società: grazie a quei venti minuti di gioco, infatti, diventa il più giovane giocatore della storia del Palace ad aver esordito in campionato. Sbriciolato il precedente record che apparteneva a Phil Hoadley, capace di esordire a soli 16 anni e 112 giorni in un match giocato contro il Bolton e disputatosi il 27 gennaio del 1968, ben 39 prima dell’esordio di Bostock.

Solo una settimana più tardi John segna un altro record: il 6 novembre 2007, infatti, diventa il più giovane giocatore del Crystal Palace a partire titolare in una partita di campionato allor quando viene schierato nell’undici iniziale nel match che vede gli Eagles opposti al Cardiff City al Ninian Park.

Bostock è un ragazzo prodigio tenuto in grandissima considerazione Oltremanica: dopo aver disputato 6 partite con la nazionale under 16 viene infatti promosso nell’under 17, di cui è tutt’ora il capitano e con cui ha partecipato alla poco fortunata esperienza dell’ultimo Europeo di categoria (lui che aveva partecipato già al naufragio under 17 dello scorso anno, quando la rappresentativa inglese non si qualificò nemmeno agli Europei bloccata al girone qualificatorio da un pareggio con Francia – poi medaglia d’argento – ed Israele e da una sconfitta coi pari età russi).

Trequartista molto dotato tecnicamente, frequentò la scuola calcio brasiliana Lewisham proprio per affinare le sue qualità individuali. Piede molto sensibile sa tanto trovare l’ultimo passaggio vincente quanto è in grado di colpire a rete dalla distanza, avendo anche un’ottima precisione ed una grande capacità di calcio. La sua visione di gioco lo rende comunque un grande prospetto, dato che alle doti tecniche unisce un’ottima capacità di leggere le varie situazioni e di interpretarle al meglio.

Talento purissimo, è stato seguito da diverse squadre quando ancora militava negli Eagles: Chelsea, Manchester United e Barcellona su tutti lo seguirono molto da vicino, ma alla fine a spuntarla è stato il Tottenham, forse per la volontà del giocatore di non lasciare Londra più che per altre questioni.

Quello dal Crystal Palace al Tottenham, per altro, fu un trasferimento complicato: preso atto della volontà del giocatore di trasferirsi al Tottenham, infatti, la dirigenza Spurs e Simon Jordan, Presidente del Palace, iniziarono una trattativa per definire il costo del cartellino del giocatore. La richiesta di Jordan pare si aggirasse sui cinque milioni di euro (più benefit vari a seconda delle presenze), cifra che, ovviamente, gli Spurs ritenevano inadeguata. Non trovando un accordo, quindi, il Presidente del Palace decise di rivolgersi al tribunale della Football League per vedere difesi i propri interessi.

La mossa, però, si rivelò controproducente: la sentenza di quest’ultimo, infatti, fu assolutamente penalizzante per il Palace, che si vide costretto a dover accettare un rimborso di sole 700mila sterline. Per rendere parzialmente più dolce la situazione vennero inseriti alcuni bonus: la cifra, infatti, potrà salire di altre 500mila sterline a seconda delle presenze che Bostock effettuerà in prima squadra, inoltre il Tottenham dovrà versarne altre 200mila nel momento in cui il giocatore effettuerà (se mai questo succederà) il suo debutto in nazionale maggiore e si vedrà costretto a cedere proprio agli Eagles il 15% degli introiti di una sua eventuale cessione.

Una miseria, insomma. Considerazione questa che va ovviamente riferita al contesto: pagare più di un milione di euro per l’acquisto di un ragazzino è sicuramente uno sproposito, ma se si contestualizza la cosa pensando a quello che è il gioco del calcio oggi, e la Premier League in particolare (dove solo in quella sessione di mercato vennero spesi ben 500 milioni di sterline), ecco che pagare quei soldi per uno dei maggiori prospetti del calcio inglese diventa tutto fuorché una pazzia.

“L’abbiamo dovuto vendere per un pacchetto di patatine” è stato il commento di Simon Jordan, e se si pensa al valore che potrà acquistare il suo cartellino nei prossimi anni non si può che concordare con lui…

Infrangere record, comunque, è una cosa che deve piacere molto a John Bostock: dopo essere diventato il più giovane esordiente ed il più giovane giocatore inserito nella formazione iniziale del Palace, infatti, diventa anche il più giovane esordiente del Tottenham. Il 6 novembre scorso debutta in prima squadra contro la Dinamo Zagabria, in un match valevole per la Coppa UEFA da poco conclusasi; all’età di 16 anni e 295 giorni, quindi, John diventa il più giovane esordiente degli Spurs battendo il precedente record, appartenuto ad Ally Dick, per sei giorni.

John Bostock in maglia Eagles, ai tempi in cui militava nel Crystal Palace

John Bostock in maglia Eagles, ai tempi in cui militava nel Crystal Palace

Vedremo quindi dove saprà arrivare questo talentuosissimo ragazzino, che in Inghilterra pensano di strada possa farne molta. Cosa questa che deve essere balzata anche alla mente dei tifosi Spurs quando il giorno del suo esordio non ufficiale (durante un’amichevole spagnola), quando John si presentò subito con un assist che liberò Aaron Lennon al goal, dimostrando la propria capacità di smarcare i propri compagni in zona goal.

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Nacque il 1° gennaio del 1992 a Stevenage (città natale di un altro giovane calciatore di prospettiva, Ashley Young, oltre che del campione di Formula 1 Lewis Hamilton) questo talentuosissimo centrocampista inglese oggi in forza all’Arsenal, squadra per cui si tesserò il 1° ottobre del 2001, all’età di soli nove anni.

Una carriera fulminante nelle giovanili dei Gunners e l’approdo, a soli 16 anni, in prima squadra. Arsene Wenger, che di giovani se ne intende, ha difatti deciso che un talento del genere, nonostante la tenerissima età, non potesse non essere aggregato alla prima squadra. E come dargli torto…

Centrocampista mancino che ama partire largo a destra per poi accentrarsi per trovare l’ultimo passaggio o la via della rete Wilshere è uno dei prodotti più interessanti della florida Academy dell’Arsenal, nonché di tutta l’Inghilterra. A oggi, infatti, Jack è considerabile come uno dei migliori under 17 a livello planetario. Intelligente, tecnico, talentuoso, rapido tanto nel scegliere la giocata quanto nell’effettuarla Wilshere è il futuro, assieme a Merida, Barazite, ed altri, dell’Arsenal, società sempre molto attenta ai giovanissimi.

A soli 15 anni era già capitano dell’under 16 dei Gunners, ma non solo: collezionò anche già diverse presenze nell’under 18, il tutto a testimoniare la precocità del suo immenso talento.

Precocità di talento che risalta anche pensando alla sua carriera in nazionale: a 15 anni convocato stabilmente nell’under 16, a 16 nell’under 17 e nell’under 19, squadra di cui fa parte tutt’ora. Dal prossimo anno, poi, è già sicura la sua presenza nell’under 21, il tutto a soli 17 anni.

Dopo la buona annata diviso tra under 16 e 18, intanto, convince i tecnici dei Gunners a passare fisso tra i ragazzi più grandicelli e nell’estate 2007 viene allora promosso a tutti gli effetti nella formazione under 18, prima che, pochi mesi più tardi (febbraio 2008) arrivi la promozione nella squadra riserve.

La scorsa estate, poi, la promozione, da parte di Wenger, in prima squadra: a soli 16 anni, quindi quando è ancora solo un ragazzino, Wilshere deve già confrontarsi a tu per tu col professionismo.

La cosa, però, non lo spaventa: oltre ad una grande tecnica di base, infatti, Wilshere sembra anche essere dotato di un carattere forte, tanto che affronta con decisione ogni sfida.

Il tutto viene quindi dimostrato nelle amichevoli estive: il suo debutto, per quanto in una partita non ufficiale, avviene contro il Barnet, quando sostituisce Henry Lansbury, altro “young guns”, e si mette subito in mostra, sfornando un assist per la rete di Jay Simpson. Il suo primo goal arriva pochi giorni più tardi, nell’amichevole giocata contro il Burgenland XI. Due soli giorni dopo Wilshere replica, ma questa volta in un contesto molto più probante: è sua, infatti, la rete del 3 a 1 grazie alla quale l’Arsenal si sbarazza dello Stoccarda, squadra che lotta ai vertici della Bundesliga.

La prima partita all’Emirates Jack la gioca nel corso della Emirates Cup, un torneo estivo amichevole; più precisamente contro la Juventus, prima di replicare il giorno successivo nella partita contro il Real Madrid. La naturalezza con cui Wilshere gioca queste due partite è sbalorditiva, tanto che Wenger nel corso dei due dopo partita si sbilancia, dicendo di aver visto raramente un sedicenne con le sue capacità. A chi lo guarda da casa, intanto, la questione sembra semplice: ci si trova davanti ad un predestinato.

Sempre più convinto della propria scelta, quindi, il tecnico dell’Arsenal conferma Jack in prima squadra; Wilshere decide quindi di indossare la maglia numero 19, precedentemente indossata da Gilberto Silva.

Il 13 settembre dello scorso anno arriva il suo debutto ufficiale: all’84’ del match giocato all’Ewood Park contro il Blackburn Rovers, infatti, Wilshere sostituisce Van Persie, potendo quindi fare la sua prima sgambata in Premier League. All’età di 16 anni e 256 giorni, quindi, Jack risulta essere il più giovane debuttante della storia dell’Arsenal in un match di campionato (il record, precedentemente, apparteneva a Cesc Fabregas).

Dieci soli giorni più tardi Jack Wilshere firmerà il suo primo goal ufficiale con questa maglia, segnando nel 6 a 0 che i suoi rifileranno allo Sheffield United in Carling Cup.

Un paio di mesi più avanti arriverà anche il suo debutto in Champions League, il tutto quando ancora non aveva firmato un contratto da professionista (guadagnava ancora 95 euro la settimana).

Contratto che diverrà realtà subito dopo il compimento del diciassettesimo anno di età, il 5 gennaio scorso. Il tutto con un notevole aumento dell’ingaggio: da 95 euro a settimana, infatti, Jack vedrà i suoi emolumenti salire a quasi ben 20mila euro a settimana.

Ad oggi Wilshere ha totalizzato otto presenze ufficiali, condite da un goal ed un assist.

Praticamente impossibile, oggi come oggi, pensare di strapparlo alla corte di Wenger: pare chiaro come il futuro dell’Arsenal sia lui, ed anche pensando alla politica giovanile intrapresa da diversi anni dai Gunners ecco che il suo scquisto risulta essere impensabile.

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