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Archive for the ‘Campionato Argentino’ Category

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Dopo l’excursus sul torneo di Arona torniamo al calcio dei grandi volando in Argentina assieme agli amici di Aguante Futbol, per ricapitolare un po’ l’andamento dell’ultimo campionato e non solo.

Racing. A 13 anni dall’Apertura 2001 è arrivata la vittoria nel torneo di Transicion del 2014. Il tutto a due sole lunghezze dal River. Che campionato è stato?

Giulio: combattuto, con quattro squadre a giocarsi il titolo fino a poche giornate dalla fine. Il Racing è stato bravo a riprendersi da un inizio complicato e a crederci fino in fondo, e cioè fino allo scontro diretto col River. La squadra di Gallardo era nettamente la migliore, ma ha perso i punti decisivi per la Copa e soprattutto per il Superclasico, mentre mi ha un po’ deluso il Lanus, che pensavo avrebbe avuto meno distacco.

Gianni: un campionato un po’ anomalo, perché il River fin dall’inizio ha imposto un ritmo tremendo, dando l’impressione di poter dominare dall’inizio alla fine. Tuttavia la rosa corta e il doppio (triplo, se consideriamo il percorso significativo anche in Copa Argentina) impegno hanno pesato non poco sul finale di stagione della Banda. Il Racing è stato molto più lesto delle altre inseguitrici, meritando di vincere il Torneo di Transicion grazie ad una striscia di successi sorprendente.

Quali i giocatori si sono messi più in mostra? Quali i giovani?

Giulio: nel Racing di sicuro Bou, autentico trascinatore coi suoi gol, e Ricardo Gaston Diaz che sulla fascia ha dato equilibrio e assist. Nel River su tutti Pisculichi, architetto della fase offensiva. Nel Lanus Romero, punta davvero completa che ha messo a segno 11 gol. Oltre a loro menzione d’affetto per Lucas Pratto, che voleva chiudere da capocannoniere e ci è riuscito. Come giovani è emerso Kranevitter, valore aggiunto finchè ha giocato, e personalmente dico Boye, che ha un insieme di caratteristiche che apprezzo.

Gianni: Bou non può non essere considerato la grande sorpresa del semestre, soprattutto pensando al suo passato con la maglia del River Plate. Arrivato nella prima squadra dei Millonarios come uno dei talenti più cristallini delle giovanili, soffrì moltissimo l’adattamento al calcio dei grandi, pagando anche le enormi difficoltà che la squadra viveva in quel periodo. Tuttavia, l’unico nome che mi sento di fare è quello di Matias Kranevitter: da mesi si attendeva la sua esplosione ed eccola arrivata. È stato il dominatore del centrocampo del River, confermando per l’ennesima volta una straordinaria conoscenza del gioco. Peccato soltanto per il lungo infortunio nel momento più importante della stagione.

Capitolo Libertadores: a cinque anni dalla vittoria dell’Estudiantes e dopo quattro vittorie consecutive in salsa Verdeoro un’Argentina è riuscita a tornare sul podio: il San Lorenzo di Papa Francesco, poi giunto ottavo in campionato. Quale futuro per il Ciclon?

Giulio: per la vittoria del San Lorenzo si sono evidentemente allineati i pianeti, ed era un evento atteso da chiunque a Boedo. Il futuro immediato è il Mondiale, in cui tutti i tifosi sperano tantissimo, a cui di fatto è stato sacrificato questo semestre. La squadra per il futuro è buona, magari non da primissime posizioni, con esperienza e qualità, anche se bisogna sempre aspettare il mercato.

Gianni: concordo con Giulio, c’è una base buona, ma non eccellente. Con il Mondiale per Club si chiude un ciclo storico e la dirigenza del Ciclon dovrà fare un buon lavoro per ripartire nel migliore dei modi.

La Copa Sudamericana è stata invece vinta dal River. Aggiungendoci il secondo posto dell’Argentina ai Mondiali, un anno d’oro per il calcio argentino…

Giulio: verissimo, e in un periodo in cui sembrava tutto nero. A livello locale trovo ci sia stata una certa evoluzione tattica che ha certamente aiutato i successi nelle due coppe, oltre a importanti ritorni di giocatori di esperienza.

Gianni: un anno sorprendente, considerata la crisi del futbol albicelesta, inevitabilmente legata al momento non proprio idilliaco del Paese. Come dice Giulio, c’è stata un’evoluzione tattica piuttosto evidente, dovuta anche al ricambio generazionale su molte panchine dei principali club. Un dato interessante, a tal proposito, può essere l’età dei DT delle prime 10 in classifica: ben 7 hanno meno di 43 anni.

Torniamo proprio ai Mondiali: quale bilancio si può trarre dall’esperienza brasiliana? Quali le prospettive oggi?

Giulio: la Nazionale vive di una generazione d’oro in attacco, che però fatica a trovare una reale amalgama. Del resto giocare con Messi non è affatto facile, chiedere a Barcellona per informazioni. L’Argentina di sicuro punterà alla Copa America di quest’anno, ma a breve deve cominciare un ricambio generazionale soprattutto tra porta e difesa. Talenti ce ne sono, ma vanno testati e fatti crescere.

Gianni: nonostante la sconfitta in finale, il bilancio è positivo, soprattutto considerando le brutte figure al Mondiale 2010 e alla Copa America casalinga. Tuttavia, come dice Giulio, è giunto il momento di dare un taglio con il passato e aprire le porte della Seleccion a nomi nuovi, soprattutto nei reparti in cui la nazionale albiceleste non ha a disposizione molti fenomeni. Personalmente credo anche che Martino debba iniziare a mettere da parte la tradizione di convocare in nazionale, come contorno alle stelle “europee” i propri fedelissimi allenati nelle squadre di club, come accaduto in modo fin troppo plateale durante la gestione Sabella.

A gennaio, sempre in tema di Nazionale, si disputerà il Sudamericano sub 20. Un torneo che manca dal 2003. Sarà la volta buona?

Gianni: risposta difficilissima, perché tutte le volte la Seleccion si presenta con un potenziale immenso che, puntualmente, si rivela essere un triste mix di talenti che fanno a gara per risolvere la partita da soli, complici dei DT piuttosto inadeguati. Però, scorrendo la lista dei preconvocati, è impossibile negare che l’Argentina parta come una delle favorite: Tripichio, Astina, Ferreyra, Leszczuk, Matias Sanchez, le stelline del River Mammana, Simeone, Martinez e Driussi. I nomi ci sono, vediamo se Humbertito Grondona riuscirà a fare ciò che non gli è mai riuscito. La profondità della rosa è sorprendente: la difesa è solida, il centrocampo quadrato e davanti l’unico problema è il sovraffollamento. Quasi dimenticavo, tra i preconvocati c’è anche un certo Angel Correa.

Giulio: come ha detto benissimo Gianni, talento ne hanno da vendere, ma è successo in tante altre edizioni passate. Bisogna vedere se riusciranno ad essere squadra una volta tanto.

La Sampdoria ha già ufficializzato l’arrivo di Joaquin Correa dall’Estudiantes. Che ne dite?

Giulio: Correa, che è Joaquin e non Angel, ha talento e fisico, che è un fattore importante per attraversare l’oceano. Come caratteristiche lo vedo adatto al 4-3-3, ma per interpretare il ruolo come chiede Mihajlovic servirà applicazione e pazienza. Si muove poco senza palla e tende un po’ troppo ad aspettare l’uno contro uno. Se saprà completarsi la Samp si troverà una bella plusvalenza in mano.

Gianni: francamente non ho seguito moltissimo l’Estudiantes. In Argentina è considerato un grande talento, ma ha abbastanza faticato ad esprimersi in una squadra comunque non eccelsa.

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Si è concluso con un’ultima giornata mozzafiato l’ultima giornata del Torneo Inicial della Primera Division argentina.
Ad imporsi il San Lorenzo, squadra del cuore di Papa Francesco. Che mettendo in mostra cuore ed individualità è riuscito ad avere la meglio su Lanus, Velez Newell’s.

Per raccontare un po’ come sono andate le cose ho deciso di fare una chiacchierata con due dei massimi esperti di calcio argentino che la nostra blogosfera esprime: Giulio Di Cienzo e Gianni Bertoldi di Aguante Futbol.

Come un po’ tutti i tornei sudamericani anche il campionato argentino ha uno svolgimento piuttosto difforme rispetto a ciò cui siamo abituati in Italia, ma più generalmente in Europa. Iniziamo quindi ad affrontare questo aspetto: come si svolge il campionato?

G.D.C: La formula base è quella su due semestri che incoronano un campione a testa. Campionati brevi in cui sostanzialmente può succedere di tutto, basta imbroccare una serie positiva o negativa. In più in Argentina sono maestri a inventarsi cose a caso e complicare cose semplici attraverso l’inutile. Ad esempio dallo scorso anno vige una superfinal tra i vincitori dei “due” campionati che vale un titolo a parte. Oppure il sistema del promedio che determina le retrocessioni o le mille idee di riformare la formula di cui vi può parlare meglio Gianni.

G.B.: Recentemente hanno iniziato a circolare diverse indiscrezioni sulle riforme previste nei prossimi anni. Pare infatti che, dopo il Mondiale, si voglia passare a un torneo unico di venti squadre con andata e ritorno, abolendo Inicial e Final. Un po’ mi dispiacerebbe, perché la formula dei due tornei brevi (una volta noti come Apertura e Clausura) è il principale segreto dell’imprevedibilità del calcio argentino: un campionato in stile “europeo” ridurrebbe al minimo le possibilità di vedere uno spareggio a tre squadre come quello del 2008 o una doppia sfida al cardiopalma come in questo Inicial. Un’altra idea nella testa di Grondona è di portare la massima serie albiceleste a 30 o 32 squadre nel 2015/2016, dividendo i club in due gruppi e facendo avanzare i migliori in un “gruppo finale”. Spero che questa resti soltanto un’idea nella mente di Don Julio e che non trovi un’applicazione concreta, perché non vedo come possa contribuire ad alzare il livello tecnico di un campionato sempre più povero di qualità.

Venendo a oggi, il San Lorenzo è in festa. L’ultima giornata è stata da cardiopalma. Raccontateci un po’ com’è andata.

Abbiamo giusto scritto un articolo. E’ stato un campionato molto combattuto, che ha visto le squadre di vertice giocare al “ciapa no”, come si direbbe a Milano. La Copa Sudamericana ha certamente influito.

G.B.: L’ultima giornata è stata il degno finale di un torneo incerto fino all’ultimo. Al momento del tiro a botta sicura di Allione ho pensato che, ancora una volta, gli straordinari tifosi del San Lorenzo avrebbero dovuto sopportare un’altra grande delusione, invece Torrico ha sfoderato un riflesso incredibile, ammutolendo il Fortin di Liniers. Purtroppo l’unico neo di questo Inicial è stata l’assenza del pubblico “visitante”, con i settori ospiti chiusi a causa dei numerosi problemi legati alla violenza. Un Superclasico al Monumental senza tifosi del Boca o la partita tra Velez e San Lorenzo senza la Gloriosa Butteler a festeggiare il titolo non sono stati una bella pubblicità per il calcio argentino.

Ciclon campione. Vittoria meritata?

G.D.C: Non era tra le favorite al titolo, semmai a un piazzamento alto. Merita la vittoria per il suo pubblico e per il grande lavoro del suo allenatore Pizzi. In un anno ha saputo plasmare una squadra molto tecnica e giovane, cosa non facile in Argentina per pressioni di tifo e risultati (il promedio è uno spettro pesante), chiedere al Racing per informazioni.

G.B.: Sono d’accordo con Giulio. Se vinci superando Velez, Newell’s e Lanus, le tre migliori squadre argentine degli ultimi anni per continuità e gioco espresso, significa che hai svolto un grandissimo lavoro.

Veniamo alle due classiche “grandi” del calcio argentino (almeno per chi lo guarda da questa parte dell’oceano): come valutate l’Inicial giocato dal Boca e soprattutto da un River capace di rimediare solo 21 punti in 19 match?

G.D.C: Il Boca ha disputato un grande torneo, soprattutto se si considera come è andato lo scorso semestre con la squadra penultima. Bianchi ha saputo attingere alla sua immensa esperienza, ma temo stia sparando le ultime cartucce e con lui il totem della squadra Riquelme. Non bellissimo che la spina dorsale del Lanus campione di Copa Sudamericana e secondo in campionato siano ex Boca epurati dal Virrey. Punteranno su dei rinforzi dal mercato e in futuro su Schelotto allenatore. Il River ha fatto più o meno il percorso opposto, sbagliando probabilmente a smontare il reparto offensivo sul mercato. Non hanno più trovato gioco e riferimenti, passando da essere una squadra iperoffensiva a una iperdifensiva. Si sono visti almeno tanti giovani, ma chiedete tutto a Gianni che segue DAVVERO il River.Riquelme e Bianchi

G.B.: Sul Boca ha detto tutto Giulio. Per quanto riguarda il River, sorprende l’involuzione rispetto alla squadra vista nello scorso Final. Il mercato, che sulla carta sembrava ottimo, ha invece evidenziato le lacune della squadra, soprattutto per quanto riguarda l’attacco: dati alla mano il peggiore di sempre nella storia della Banda. Fabbro non si è mai espresso sui livelli visti in Paraguay e Teo Gutierrez ha faticato a interpretare il ruolo di attaccante “tuttofare”. A completare il quadro ci hanno pensato la scarsa vena realizzativa del trequartista Lanzini e l’inevitabile inesperienza delle giovani punte lanciate da Ramon Diaz (Andrada, Simeone, Driussi). L’asse di sinistra Rojas-Vangioni è sembrata più inceppata che mai e il dualismo Ledesma-Ponzio in mezzo al campo non ha di certo favorito la ricerca dell’equilibrio necessario. Insomma, per i Millonarios è stato un semestre da dimenticare e il Final 2014 dovrà essere affrontato con ben altro spirito: ci sarà un nuovo presidente, D’Onofrio, dal quale dipenderà la conferma di Ramon Diaz, ma il materiale su cui lavorare, indipendentemente dal mercato, è buono, soprattutto tra i più giovani, come Balanta, Kranevitter, Driussi, Mammana e Kaprof.

Parlando di singoli, non c’è stato un vero dominatore a livello realizzativo. Che fine hanno fatto i grandi bomber argentini? Il migliore, Cesar Pereyra del Belgrano, ne ha realizzati “solo” dieci. Che tipo di giocatore è?

G.D.C: Innanzitutto diciamo che in un semestre è difficile vedere grandi exploit come numero di gol segnati, 10 diciamo che è un numero normale. I due bomber principali degli ultimi anni se ne sono andati, Scocco in Brasile e Facundo Ferreyra allo Shakhtar. A parte loro si è ben confermato Gigliotti nel passaggio al Boca e l’eterno Santiago Silva è rinato al Lanus. Sono un po’mancati i giovani che si attendevano, come Vietto e magari Rescaldani, o i grandi di ritorno tipo Zarate o Trezeguet (autori di 5 gol a testa). Il Picante Pereyra è una punta molto mobile che ha nel movimento senza palla la sua forza principale. Chi segue il River lo conosce bene, quindi cedo la parola a Gianni.

G.B.: Pereyra è stato uno degli eroi della promozione del Belgrano ai danni del River Plate di JJ Lopez. Il soprannome (“Picante”) dice molto sul suo modo di stare in campo e di muoversi sul terreno di gioco: mobile, scattante, imprevedibile. Per quanto riguarda i numeri 9 del campionato è doveroso ricordare anche Martin Cauteruccio del San Lorenzo. L’attaccante uruguaiano ex-Quilmes ha iniziato la sua avventura al Ciclon con la media di 1 gol ogni 90 minuti, ma purtroppo dopo 6 giornate ha subito un grave infortunio ai legamenti: un vero peccato. In generale l’Argentina negli ultimi anni non ha messo in mostra grandi prospetti di centravanti, eccezion fatta per il Chucky Ferreyra. Uno dei più noti, Funes Mori, non sta facendo male nel Benfica B, ma è sempre accompagnato dalle sue solite lacune. Anch’io mi aspettavo l’esplosione definitiva di Luciano Vietto, che ha invece pagato il pessimo semestre dell’Academia.Facundo Ferreira

Sempre a livello di singoli, chi sono stati i migliori del campionato? Quali giovani si sono messi in mostra?

G.D.C: Impossibile non citare Ignacio Piatti, vecchia conoscenza del Lecce e assoluta sorpresa del San Lorenzo. Agendo sostanzialmente da falso nueve è stata l’arma in più di Pizzi, con anche 8 gol segnati. Sempre tra gli esperti Maxi Rodriguez è stato ancora l’anima del NOB. Ribadisco il grande impatto di Gigliotti col Boca, non scontato visto le esperienze di altri attaccanti. Come giovani di sicuro Correa che ha giocato e segnato, ma la squadra da tenere d’occhio è il Lanus. Marchesin, Ayala, Melano e Benitez sono tutti ottimi profili, allenati da un tecnico competente e molto europeo come mentalità. Peccato per il fallimento del Racing e dei suoi talenti.

G.B.: Concordo con Giulio su tutti i nomi, in particolare per quanto riguarda Maxi Rodriguez: la Fiera ha giocato un altro torneo ad altissimi livelli, raccogliendo anche la pesante eredità di Scocco. Credo invece meriti una menzione Marcelo Barovero, il portiere del River. Nell’insufficiente semestre della Banda l’ex-Velez ha confermato di essere probabilmente il migliore del campionato tra i pali e meriterebbe senz’altro una chiamata da parte di Sabella. Peccato che il DT della Seleccion abbia già fatto sapere di non voler mettere in discussione i suoi tre portieri di fiducia. Tra i giovani, oltre a quelli già nominati, aggiungo Romero e Allione del Velez e Kranevitter del River Plate. Il mediano dei Millonarios ha saputo guadagnarsi una maglia da titolare nonostante la concorrenza di Ledesma e Ponzio, dimostrando di avere personalità, intelligenza e piedi per guidare il centrocampo della Banda.

Nel mio primo libro, La carica dei 201, ho inserito diversi under20 argentini. Tra questi Angel Correa, gioiellino proprio del San Lorenzo. Dove pensate potrà arrivare?

G.D.C: Il ragazzo cresimato da Bergoglio ha un luminoso futuro davanti. E’ ancora abbastanza innamorato della palla e ci tiene a far vedere quanto è bravo, ma parliamo di un classe 95 già in grado di fare la differenza ad alti livelli in Argentina. Per il salto in Europa conterà come sempre lo sviluppo fisico, ma diamogli ancora un annetto di tempo.

G.B.: C’è poco da aggiungere: è un talento puro che può fare molta strada. Deve ovviamente crescere nella continuità, nella concretezza e nella lettura delle diverse situazioni di gioco, ma il potenziale c’è ed è notevole. Chi lo acquista dovrà però avere la pazienza di farlo crescere e adattare a un calcio completamente diverso da quello sudamericano, senza mettergli fretta ed eccessive pressioni, come succede nella maggior parte dei casi.Angel Correa

Venendo all’Italia, c’è un giovane argentino, anch’esso inserito nella Carica, che ha avuto un ottimo impatto col nostro campionato: Iturbe. La sua dimensione è da trascinatore in una squadra provinciale o potrà crescere al punto da affermarsi anche in una “grande”?

G.D.C: La Pulguita ha veramente tanto talento, ed è un bene per tutti che possa esprimerlo in Italia. Il Verona è un ottimo ambiente sia per la pressione che per il gioco, sarà una stagione molto importante per lui. Se assorbirà bene il lavoro tattico e nel tempo migliorerà nel gioco collettivo potrà permettersi ogni squadra, oggi tende ancora ad essere individualista.

G.B.: Avendolo seguito in quasi ogni partita ai tempi del River tendo a vederne più i difetti che i pregi, ma devo ammettere che in questo inizio di campionato mi ha sorpreso. Come dice Giulio, la crescita nel gioco collettivo sarà fondamentale per un suo eventuale approdo in una “grande”; nel frattempo sembra abbia già intrapreso la strada giusta per quanto riguarda la concretezza.

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Il Velez scende in campo per provare a continuare la rincorsa al primo posto: Godoy Cruz e Colon Santa Fè si trovano infatti a quota 12 punti, giusto uno in più del Fortin che deve quindi provare a battere un Boca che, di contro, ha vinto una sola volta nelle precedenti sei partite.
Xeneizes che per tentare di uscire dall’impasse in cui si trovano si affida invece alla coppia Palermo-Riquelme, con il primo dei due alla caccia di quel goal che gli consentirebbe di arrivare a quota 218 goal, agguantando Roberto Cherro in vetta alla classifica dei migliori goleador di tutti i tempi del club di Buenos Aires.

Palermo diventa il miglior marcatore della storia del Boca Juniors arrivando a quota 218 reti

CRONACA
La partita inizia subito su buoni ritmi con le squadre che dimostrano di volersi dare battaglia lungo tutto il corso della partita senza risparmiare nemmeno una goccia della propria energia.
Nonostante questo le due squadre stentano a costruire palle goal e occasioni interessanti, troppo impegnate a darsi furiosa battaglia su ogni pallone.

Il tutto fino al tredicesimo minuto quando i padroni di casa passano in vantaggio: il Boca, manco fosse allenato da Ancelotti, soffre terribilmente le situazioni da calcio piazzato ed è proprio sugli sviluppi di una punizione calciata in centro area che arriva il goal del Velez con Zapata che s’infila in mezzo a due difensori Xeneizes e colpendo di nuca firma la rete dell’1 a 0.

E’ comunque solo una fiammata isolata, perché da lì in avanti la partita continuerà a correre sugli stessi binari. Il tutto fino al venticinquesimo quando Gaitan sarà atterrato nell’area del Velez, guadagnando un rigore. Sul dischetto si presenterà quindi Martin Palermo, alla caccia del goal che lo renda il miglior marcatore della storia degli Xeneizes. La punta nativa di La Plata, però, batterà un bruttissimo calcio di rigore badando solo alla potenza. Il pallone sarà quindi facile preda di Montoya, che lo respingerà facilitando l’intervento a pulire l’area di un compagno.

Al trentasettesimo arriva però il pareggio: Riquelme apre sulla sinistra a Monzon che crossa basso in mezzo trovando l’opposizione di Dominguez, il cui disimpegno è però portato malamente e permette proprio a Monzon di tornare sul pallone calciando con cattiveria e bucando Montoya.

Il Velez però non ci sta e si riporta subito in attacco arrivando vicino al goal con Silva, il cui colpo di testa in tuffo termina però a lato.
E’ comunque solo un fuoco fatuo: un minuto e Palermo va a segnare il goal che lo porta a parimerito in classifica con Roberto Cerro come miglior cannoniere nella storia del Boca Juniors.

Non è però finita: a tre minuti dal termine della prima frazione il Boca sfiora il terzo goal con una conclusione di Herbes dalla distanza, sventata però dalla parata di Montoya.

In apertura di ripresa è Riquelme a provarci: un buco di Marcos Torsiglieri libera infatti il trequartista argentino, il cui destro è però parato in due tempi da German Montoya.
Sul ribaltamento di fronte il Velez sfiora il pareggio: sugli sviluppi di un corner è infatti il Tanque Silva ad incornare di testa, colpendo però la traversa e graziando gli ospiti.

All’undicesimo minuto il Boca riesce addirittura a triplicare e lo fa in grande stile: Palermo serve Riquelme che dimostra tutta la sensibilità del suo piede tagliando la retroguardia del Fortin con un bel filtrante con cui lancia Gaitan che va ad infilare Montoya con un mancino potente e preciso.

Il Velez comunque non ci sta ed arriva vicino al goal ancora una volta con Silva che si dimostra un abilissimo colpitore di testa. Questa volta, però, tra lui e la rete si frappone Javier Garcia, 23enne portiere nativo di Buenos Aires.
Silva che si fa vedere ancora poco più tardi quando prova a piombare in area sull’assist di Rodigo Lopez. La punta uruguaiana nativa di Avellaneda è però anticipata da Monzon, che salva la propria porta, rimasta sguarnita.

Il goal dei padroni di casa è comunque nell’aria ed arriva al diciottesimo, sempre su situazione di calcio piazzato: Maximiliano Moralez butta un pallone in area lungo sul secondo palo che è girato in mezzo dal colpo di testa del neo entrato Juan Manuel Martinez. Sul pallone piomba quindi proprio il Tanque Silva che ad un passo dalla porta trova la rete che accorcia le distanze e riaccende le speranze per il Fortin.

Al ventiseiesimo il Velez torna a farsi molto pericoloso: Martinez questa volta opera una grande azione travolgente sulla destra apportando un cross in mezzo che è girato sul secondo palo da Rodrigo Lopez che con il suo ponte aereo libera il solito Silva, il cuii colpo di testa si spegne però a lato della porta difesa da Javier Garcia.
Ancora una volta, però, il goal è nell’aria: tre minuti e il Velez pareggia col Burrito Martinez. L’ala dei padroni di casa è liberata da Maxi Moralez, bravo a saltare Prediger con un gioco di prestigio per centrare poi il pallone verso il compagno, altrettanto meritevole nel colpire il pallone di prima intenzione freddando il portiere avversario.

La partita non è comunque finita qui. Al trentasettesimo, infatti, arriva la doppietta di Santiago Silva che porta il suo Velez dall’1 a 3 al 4 a 3, per una rimonta epica. La punta uruguagia è lanciata nello spazio ed arrivata al limite dell’area calcia con potenza un diagonale che non lascia scampo al portiere avversario, che per la quarta volta nel match deve andare a raccogliere il pallone dal fondo della propria rete.

Il Boca dopo il goal del 3 a 1 si è bloccato, affaticato più del lecito. Ad un minuto dal termine, però, arriva lo scatto d’orgoglio di una squadra che non vuole mai dirsi morta: Monzon calcia dalla distanza e mette in difficoltà Montoya, che riesce solo a respingere il pallone. Sullo stesso ci si avventa Medel, che effettua un tap-in con il quale firma la rete del definitivo 4 a 4.

COMMENTO
Il calcio argentino sa essere emozionante come pochi altri al mondo, ed anche questo Velez – Boca non è da meno: le due squadre si affrontano infatti a viso aperto scordandosi tutto ciò che concerne la classifica. Da una parte i padroni di casa dimenticano per novanta minuti di essere in piena lotta per il primo posto e provano a dare tutto più per imporsi sugli acerrimi rivali, che per ottenere i tre punti. Dall’altra il Boca scorda di aver totalizzato solo sette punti nei primi sei incontri: c’è il Velez da battere, questo conta.

Il tutto porta ad una partita ricca di colpi di scena.

Sono i padroni di casa a portarsi quasi subito in vantaggio sugli sviluppi di un calcio piazzato. Nell’occasione tornano quindi a galla gli evidenti problemi che la retroguardia Xeneizes trova nel contrastare le situazioni di palla inattiva: su di una punizione calciata in area, infatti, i difensori del Boca lasciano che la palla giunga proprio al limite dell’area del portiere, dove è quindi girata in porta da un colpo di nuca di Zapata.

Boca che comunque non demorde e dopo la mezz’ora riesce a ribaltare il risultato in tre minuti, prima con Monzon che sfrutta un erroraccio di un non certo irreprensibile Dominguez, poi con Palermo che dopo aver sbagliato una decina di minuti prima un rigore si rifà trovando il goal del vantaggio. Come se non bastasse, poi, gli Xeneizes si portano in doppio vantaggio in apertura di ripresa.

Proprio quando sembra che la squadra abbia in mano la partita, però, le forze iniziano a venir meno e l’ingresso di Martinez cambia il volo al match: nel giro di venti minuti, infatti, i padroni di casa riescono incredibilmente a ribaltare a loro volta il risultato, portandosi sul 4 a 3.

Le cose, però, non sono finite: Medel arriva infatti al pareggio ad un minuto dal termine e chiude una partita che ha davvero dell’incredibile.

MVP
In un match con otto reti segnate i migliori in campo, possiamo dirlo, non sono certo stati i difensori. MVP del match, quindi, è Juan Manuel Martinez che, come detto in sede di commento, cambia il match con il suo ingresso in campo. La prima palla che tocca, infatti, la trasforma in assist per Silva ed una decina di minuti più tardi, non contento, va a trovare la realizzazione personale, mettendo la firma su di una rimonta che sino a prima del suo ingresso sembrava impossibile da raggiungere.

Honorable mention, invece, per Santiago Silva, autore di due reti, di una traversa colpita e di diverse altre conclusioni interessanti. L’ex centravanti di, tra le altre, Energie Cottbus e Beira Mar, disputa infatti una partita molto solida dimostrandosi ancora una volta una delle punte più in forma dell’intero campionato argentino.

Santiago Silva (sulla sinistra) segna due reti e mette più volte sotto pressione la retroguardia Xeneizes

TABELLINO
Velez Sarsfield vs. Boca Juniors 4 – 4
Marcatori: 13′ Zapata, 36′ Monzon, 39′ Palermo, 57′ Gaitan, 62′, 82′ Silva, 74′ Martinez, 89′ Medel
Velez: Montoya; Cubero, Dominguez, Lima (45′ Papa), Torsiglieri; Somoza (75′ Razzotti), Cabrera (62′ Martinez), Zapata, Moralez; Lopez, Silva. A disposizione: Barovero, Tobio, Cabral, Zarate. Allenatore: Gareca.
Boca: Garcia; Barroso, Luiz Alberto, Medel, Monzon; Riquelme, Chavez, Erbes (77′ Insua), Pedriger; Palermo (63′ Viatri), Gaitan (90′ Rosada). A disposizione: Ayala, Perez, Mendez, Mouche. Allenatore: Alves.
Arbitro: Nestor Pitana.
Ammoniti: 21′ Erbes, 52′ Garcia, 61′ Pedriger, 77′ Dominguez, 82′ Silva, 83′ Cubero, 85′ Medel

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E’ il Club Atlético Vélez Sársfield, polisportiva fondata a Liniers nel barrio Floresta nel 1910, ad imporsi nello scontro diretto con l’Huracan, aggiudicandosi quindi il torneo Clausura 2009 e laureandosi campione d’Argentina.

Maxi Moralez, autore della rete decisiva, ed i suoi compagni esultano: il Velez è campione dArgentina per la settima volta nella sua storia (ole.clarin.com)

Maxi Moralez, autore della rete decisiva, ed i suoi compagni esultano: il Velez è campione d'Argentina per la settima volta nella sua storia (ole.clarin.com)

Vittoria, quella ottenuta in campionato, assolutamente meritata: il Velez è stata infatti la squadra migliore di questo torneo, dove molte squadre sono state soggiogate dal tiki tiki e dal carattere della squadra di Gareca. Huracan compreso.

E’ infatti proprio la squadra del Presidente Balestrini ad imporsi nello scontro diretto che il destino, in maniera tanto crudele quanto spettacolare, ha riservato alle prime due della classe: Huracan, primo a 38 punti, e Velez, secondo a 37.

Davanti ad un Josè Amalfitani gremito, quindi, il Fortìn ha messo in campo tutta la garra e tutte le proprie qualità tecniche per poter avere la meglio in questa sorta di finale scudetto (nella quale, però, l’Huracan partiva avvantaggiato dato che l’El Globo poteva accontentarsi anche solo di un pareggio) che ha avuto i contorni epici che solo certi match decisivi giocati in Sud America possono avere.

Un classico match di campionato da 90′, infatti, si è trasformato in una partita pressoché infinita: dopo una ventina di minuti di gioco, infatti, Gabriel Brazenas, arbitro dell’incontro, ha dovuto sospendere la partita stessa per via di una fittissima grandinata abbattutasi sull’José Amalfitani, grandinata tanto intensa e dai chicchi così grossi da mettere in pericolo l’incolumità dei giocatori stessi.

Dopo la pausa forzata, compresa di aspiramento dei chicchi dal terreno di gioco, si è potuto quindi tornare a giocare. Almeno fino alla rete della vittoria dei padroni di casa, arrivata a pochissimi minuti dal termine: da quel momento in poi, infatti, i giocatori dell’Huracan, in un misto di incredulità e rabbia, hanno dato il via ad una serie di proteste protattesi per un quarto d’ora circa. Tra grandinata, proteste e normale intervallo, quindi, la partita si è protratta per circa tre ore.

Ma anche nel corso del match in sè ci sono stati diversi episodi che hanno fatto discutere: dall’annullamento di un goal regolare di Dominguez dell’Huracan all’errore dal dischetto di Hernan Lopez del Velez, passando per un salvataggio sulla linea di Araujo (difensore dell’Huracan) fino alla rete della vittoria di Maxi Moralez, goal che ha scatenato tutta quella serie di polemiche per via di un nettissimo fallo di Larrivey (sì, proprio quell’El Bati arrivato in prestito da Cagliari che era stato lanciato nel grande calcio dall’Huracan stesso) su Monzon, portiere del Globo con il piccolo fantasista di Granadero Baigorria espulso per essersi poi levato la maglia esultando nonostante fosse già ammonito

Un campionario di errori e colpi di scena da far sobbalzare sulla propria poltrona anche il tifoso più tranquillo tra tutti.

Alla fine è quindi il Fortin, pur grazie ad una rete irregolare, ad aggiudicarsi la vittoria del torneo: un Velez che, come detto, ha sicuramente meritato il titolo, strappato ad un giovane Huracan che è comunque stata la squadra rivelazione di questo campionato. Se il Velez partiva per conquistare il settimo trofeo della sua storia, infatti, l’Huracan partiva invece solo per mettere in mostra i suoi talenti più brillanti (tra cui quel Pastore che non ha saputo trascinare alla vittoria i suoi ma sulle cui tracce restano Palermo, in primis, e squadre blasonate come l’Arsenal) ottenendo nel contempo una posizione di classifica perlomeno discreta.

L’ottima stagione del Velez (giunto nono nell’Apertura e primo nel Clausura), intanto, ha già portato i suoi frutti, almeno in termini di visibilità: è di ieri, infatti, la notizia, riportata dal sito argentino MinutoUno.com, secondo cui Emiliano Papa, laterale difensivo in forza al Fortin, passerà nei prossimi giorni al Palermo per una cifra vicina ai 4 milioni di euro.
Bisogna invece capire quale sarà il futuro di due dei giocatori più interessanti scesi in campo ieri: se per Pastore, secondo il suo agente, si deciderà tutto nei prossimi giorni, Otamendi, centrale difensivo del Velez, dovrebbe invece restare nella squadra in cui milita ora almeno per un altro anno. A meno che, a quanto dicono a Linares, qualcuno non sborsi subito 15 milioni di euro per il suo cartellino.

E chissà che non ci sarà un futuro europeo anche per Josè Sand, attaccante del Lanus appena laureatosi capocannoniere del campionato con 15 reti realizzate nell’ultimo campionato.
Su di lui sembra crederci Diego Armando Maradona, che l’ha fatto esordire in un match di qualificazione al prossimo mondiale e che sembra apprezzarne le qualità.
Queste referenze unite ai suoi goal basteranno a convincere qualche squadra del Vecchio Continente a portarlo in Europa prima che sia troppo tardi, avendo lui già 29 anni?

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Sensini ai tempi della sua ultima esperienza come giocatore allUdinese (valechumbar.com)

Sensini ai tempi della sua ultima esperienza come giocatore all'Udinese (valechumbar.com)

Cambio alla guida della squadra per una delle due maggiori società di Rosario: il Club Atletico Newell’s Old Boys (club chiamato così dagli ex allievi della High School inglese di Rosario in onore del loro direttore ed allenatore di calcio, l’inglese Isaac Newell) ha infatti ufficializzato l’arrivo di Roberto Nestor Sensini alla guida del club a partire dal 6 gennaio prossimo.

Quello di Sensini è un nome molto noto ai tifosi italiani in quanto che da calciatore giocò ben 16 anni nel nostro campionato.

Sensini, nato ad Arroyo Seco il 12 ottobre del 1966, firma il suo primo contratto da calciatore con il Newell’s nel lontano 1986, a 20 anni. In Argentina, sua terra natale, giocherà solo tre stagioni disputando 74 partite di campionato mettendo a segno 2 reti. Nell’89, poi, lo sbarco nel Belpaese: è l’Udinese la prima ad acquistarlo e a puntarci, venendo ampiamente ripagata. Nelle successive quattro stagioni Nestor diventerà infatti uno dei punti fermi della squadra, totalizzando 149 presenze condite da 8 reti.

Nel 1993 il passaggio al Parma: in Emilia Sensini resterà per ben sei stagioni, mettendo assieme più di 150 presenze con 11 reti all’attivo.

A questo punto Sensini era già uno dei migliori e più affidabili difensori del nostro campionato: non aveva doti da fenomeno ma grande senso tattico ed un’infinita esperienza. Nella stagione 99/00 un’esperienza alla Lazio (24 presenze e 1 goal) per poi tornare a giocare due stagioni tra i ducali (35 presenze). Nel 2002 il ritorno laddove la sua avventura italiana era cominciata ben tredici anni prima, ad Udine. In bianconero rimarrà altre quattro stagioni, mettendo assieme 91 presenze condite da 7 reti e continuando ad essere un punto di riferimento per i propri compagni di reparto, che da lui si facevano guidare. A 40 anni deciderà quindi di chiudere la carriera da calciatore per intraprendere quella da allenatore: nel 2006 sostituirà, assieme a Dominissini, Serse Cosmi proprio sulla panca del Friuli.

Lo scorso anno il ritorno in Argentina, dove ha allenato – sino allo scorso settembre – l’Estudiantes. Da oggi, come detto, è il nuovo allenatore del Club Atletico Newell’s Old Boys.

Sensini, neo allenatore dei Newells

Sensini, neo allenatore dei Newell's (cielosports.com)

Come calciatore ha vinto 1 campionato argentino coi Newell’s (87/88), 1 campionato italiano con la Lazio (99/00), 3 coppe Italia (2 col Parma nel 98/99 e 01/02 ed una con la Lazio nel 99/00), 1 Supercoppa italiana con la Lazio (2000), 2 supercoppe UEFA (con il Parma nel 93 e la Lazio nel 2000) e 2 coppe UEFA col Parma (94/95 e 98/99).

Inoltre ha giocato diverse volte con l’albiceleste, partecipando a tre spedizioni mondiali (1990, 1994, 1998) una Copa America (1989) ed un’Olimpiade (1996). Con la Seleccion ha vinto le medaglie di argento ai mondiali italiani del 90 e all’Olimpiade di Atlanta del 96.

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Nonostante la sconfitta 1 a 0 inflittale dal Tigre è il Boca Juniors ad aggiudicarsi l’Apertura 2008, grazie ad una miglior differenza reti.

A decidere la partita è la rete di Lazaro al 67′ minuto, bravo ad anticipare Javier Hernan Garcia di testa. Garcia che nelle due partite di questi spareggi ha viziato con due suoi errori le due reti subite dal Boca: di certo non un bel biglietto da visita per lui.

E’ un Boca che non meriterebbe comunque la sconfitta, ma risulta essere troppo sprecone, rischiando così di lasciarsi sfuggire la vittoria finale: se il Tigre fosse riuscito a vincere 2 a 0, infatti, sarebbe stato El Matador ad aggiudicarsi l’Apertura 2008, per la prima volta nella loro storia. Ma così non sarà.

Complimenti quindi ai ragazzi di Carlos Ischia per questa vittoria, ventiquattresima nella loro storia.

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Gli xeneizes sgonfiano il Ciclòn ed arrivano ad un passo dall’Apertura 2008: al Boca basterà infatti strappare un pareggio nella partita di domani sera contro il Tigre per laurearsi campioni di Argentina e vincere quindi questo campionato dal finale così strano.

Dopo aver ciclonizzato il Tigre, infatti, il San Lorenzo non può nulla davanti alla squadra più titolata del mondo (in coabitazione col Milan e tenendo in considerazione solo i titoli internazionali): la grande esperienza degli uomini guidati in campo da Juan Roman Riquelme esce tutta in questo scontro molto teso e nervoso, in cui si registreranno anche due espulsi tra le fila del San Lorenzo.

Allo stadio Presidente Peron di Avellaneda le squadre si danno gran battaglia di fronte ad un pubblico che affolla numerosissimo e coloratissimo gli spalti.

Sono gli xeneizes a portarsi in vantaggio: si è già nel recupero del primo tempo quando Riquelme va a battere un angolo dalla destra di Orion; in mezzo all’area arriva puntuale Lucas Viatri – considerato dai tifosi il nuovo Palermo – che segna la rete del vantaggio bochense.

Al sessantesimo, quindi già nel secondo tempo, è invece Solari a trovare la via della rete, riequilibrando il risultato e tornando a dare una speranza ai propri tifosi: l’ex interista riceve palla poco oltre il limite dell’area e calcia di destro, nonostante non sia il suo piede. Il tiro è tutt’altro che irresistibile ma Javier Hernan Garcia compie uno svarione tremendo e se lo lascia passare tra le gambe.

Tre minuti più tardi Carlos Ischia fa una mossa che cambia la partita: dentro uno spento Figueroa e spazio a Rodrigo Palacio. Il genietto della formazione bochense ripagherà la fiducia al settantaseiesimo firmando la rete del vantaggio, finalizzando nel migliore dei modi un rapidissimo contropiede su cui la difesa del San Lorenzo si fa trovare totalmente impreparata.

Quattro minuti più tardi Ischia ha un’altra folgorazione: dentro Cristian Manuel Chavez, fuori Fabian Vargas. Il 22enne centrocampista argentino chiuderà quindi definitivamente la partita al novantesimo (dopo le espulsioni di Aguirre e Bergessio tra le fila del Ciclòn) con un bel tiro dal limite.

MVP della partita direi Carlos Ischia, l’allenatore xeneizes che coi suoi cambi è andato a spostare gli equilibri della partita raggiungendo quindi una vittoria che può essere assolutamente fondamentale.

Boca Juniors che è quindi molto vicino al suo prestigioso traguardo. Domani sera sapremo quindi chi salirà sul trono d’Argentina.

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