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Archive for the ‘Polonia-Ucraina '12’ Category

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La finale di ieri, nel bene e nel male, passerà alla storia.

Un po’ perché un 4 a 0 non si verifica certo spesso in partite di questa importanza. Un po’ perché non era mai successo che una nazionale riuscisse a vincere due Europei di fila, tantomeno con un Mondiale in mezzo. Un po’ perché la nostra nazionale non era accreditata della finale. E, infine, perché l’Italia è alla terza finale persa, su quattro disputate, negli ultimi 18 anni (Usa 94 ed Euro 2000 le altre).

Questa, però, era assolutamente segnata in partenza. Ancor prima che dalla condizione precaria degli Azzurri dalla strapotenza iberica, che pur non essendosi notata nel derby contro la Spagna era palese sarebbe uscita contro di noi.

Perché diciamolo chiaro: l’Italia contro la Germania ha compiuto un mezzo miracolo e strameritato di vincere. Ma i demeriti tedeschi sono stati altrettanto palesi.

E’ stata proprio la squadra di Low, forse schiava di un complesso d’inferiorità ormai atavico, a metterci in condizioni di vincere, attuando un gioco (verticalizzazioni per una punta statica e traversoni dalla trequarti che difficilmente potevano impensierire difensori come i nostri) assolutamente alla nostra portata.

Il tiki-taka spagnolo, invece, non poteva che far collassare l’ambaradam.

In questo le colpe sono anche – e soprattutto – di Prandelli.

Intendiamoci: onore a lui, che ha saputo comunque guidare alla grande questo gruppo là dove nessuno si aspettava potesse arrivare.

Detto ciò, però, come ha ammesso proprio oggi gli è mancato il coraggio di rivoluzionare la squadra sul più bello, cercando di ovviare a stanchezza ed acciacchi.

Con un risultato chiaro: asfalto spagnolo sulle rovine della squadra che aveva ridicolizzato gli inglesi per poi imporsi alla grande sui favoritissimi tedeschi.

La Spagna era comunque palesemente più forte, certo. Onore a loro.
Peccato solo per quei sospetti di doping che qualcuno continua a muovere all’indirizzo dell’intero movimento sportivo spagnolo. Speriamo solo tra qualche anno non si finisca con lo scoprire l’irreparabile…

Onore alla Spagna, dicevo, ma è giusto sottolineare i demeriti dei nostri, in particolar modo di Prandelli.

Chiellini era palesemente fuori condizione. Infortunatosi prima di iniziare l’Europeo, ha dovuto combattere per un mese contro sé stesso prima ancora che contro gli avversari.
Peggiore in campo dell’11 titolare contro la Germania, sarebbe dovuto rimanere in panca ieri. Per dare spazio a quel Balzaretti che è stato una delle rivelazioni assolute di questo torneo.

Non è certo un caso se l’1 a 0, quello che inizierà ad aprire le prime vere falle nella comunque fragile impalcatura Azzurra, arriverà proprio dalla sua parte.
La pesantezza in quello scatto con cui proverà a chiudere Fabregas è l’istantanea perfetta dell’errore commesso da Prandelli. Che poi sarà costretto a toglierlo dal campo a metà del primo tempo, infortunato.

Altro errore, fondamentalmente quello su cui gli spagnoli hanno potuto costruire la loro vittoria, è l’aver inserito la coppia Balotelli-Cassano.

Difficile lasciarli in panchina dopo quanto fatto vedere in semifinale, siamo d’accordo. Ma regalare due giocatori agli avversari in fase di non possesso è stata la vera sconfitta Azzurra.

Perché logico che così poi i centrocampisti si trovano sempre da soli in mezzo a tre avversari ed il giropalla spagnolo diventa più che elementare.

Fondamentalmente hai due opzioni per attaccare il possesso spagnolo: pressare come fanno loro, che raddoppiano pure le foglie anche oltre la metàcampo, oppure creare grandissima densità quantomeno all’interno della tua trequarti. Impedire quindi si crei anche solo il più piccolo spiraglio. Cosa che fece benissimo l’Inter del Triplete, giocando con undici uomini dietro la linea del pallone. Cosa che non ha saputo fare minimamente ieri l’Italia, pur essendo, dicono, la maestra del catenaccio.

Niente catenaccio, dunque, ma nemmeno la propositività delle ultime partite. Un mix letale che ha portato i nostri, per di più acciaccati e palesemente fuori partita a livello mentale, a subire una batosta che ha preso le forme della goleada quando Prandelli ha compiuto l’ultimo errore di una sua personalissima serata ultra negativa: l’inserimento di Motta al posto di Montolivo.

Inserimento sbagliato per diversi motivi: sul 2 a 0 non ha senso mettere un mediano per un trequartista. Contro gli spagnoli non ha senso mettere in campo il giocatore più statico della squadra. E, ultimo ma non meno importante, non puoi sprecare la terza sostituzione per inserire il più fragile tra i tuoi giocatori.

Detto-fatto Motta dopo pochi minuti abbandona il campo in barella. Stiramento, strappo. Chissà. Fattostà che lì non solo finisce la partita degli Azzurri, ma inizia il dilagamento spagnolo, che resterà negli annali per sempre.

Serata storta, insomma, per Prandelli e per i suoi. Cui va però riconosciuto il merito di esserci arrivati fino alla finale di Kiev. Risultato impensabile solo ventiquattro mesi fa, dopo il tracollo sudafricano.

Ora vedremo in che direzioni andrà questa nazionale.

Perché il secondo posto odierno dovrebbe essere un punto di partenza e non di arrivo, certo. Ma è altresì vero che il faro di questa squadra, Andrea Pirlo, ha ormai 33 anni. E che se non si troveranno alternative valide i prossimi tempi potrebbero non essere così solari.

Prima di chiudere questa parentesi europeo per tornare poi nei prossimi giorni a parlare di squadre di club mi permetto un paio di considerazioni.

Innanzitutto quel benedetto carro. Su cui non c’era quasi nessuno ad inizio Europeo, su cui è salita quasi tutta Italia durante la partita con la Germania, da cui sono scesi praticamente tutti ieri sera.

Un carro su cui io ho messo radici da vent’anni. E da cui non scenderò certo oggi.

Perché si può vincere e si può perdere. Si può meritare o demeritare. Si possono sparare bolidi all’incrocio o sbagliare formazioni. Ma l’Italia resta l’Italia e l’Azzurro il colore in cui mi specchio da quando sono nato.

Nella buona e nella cattiva sorte su quel carro ci resterò. Criticando quando sarà il caso di farlo, come è giusto, incensando quando i ragazzi mi faranno rimanere a bocca aperta, come dopo la partita giocata contro la Germania. Ma sempre e comunque col mio posto ben saldo sotto al sedere.

E spero che come me ce ne siano tanti. I tifosi occasionali si occupino d’altro.

Ma non solo.

Basta moralismi banali e basta sorrisini sciocchi.

Da una parte mi sono dovuto sorbire per un mese una campagna anti-competizione da parte di chi aveva preso molto male – anche giustamente – il massacro dei cani avvenuto in Ucraina. Roba come “voi esultate loro no”, con tanto di foto cruente sicuramente di poco gusto.

Il fatto è semplice: bisogna saper scindere i due discorsi.

L’Europeo è una cosa. Il gioco del calcio è una cosa. La mia nazionale è una cosa.
Gli errori di un governo, come in questo caso quello ucraino, TUTT’ALTRA.

Sono due mondi che per quanto si siano sfiorati in questo caso non devono entrare in contatto.

Inutile dirmi che non devo esultare se la mia nazionale vince, in rispetto di quei poveri cani. Perché io rispetto ne porto. Ma so scindere le questioni veramente importanti dallo sport. Cosa che tutti questi falsi moralisti non riescono a fare.

Il tutto poi, ovviamente, è solo un “dagli all’italiano”. Non un solo link su Facebook ho visto ieri che dicesse agli spagnoli di non festeggiare. Come se i cani ucraini si sentissero offesi solo dalle nostre esultanze, eventualmente.

Per quanto riguarda i sorrisini, invece… capisco il fatto che ci sia chi non concepisca che una persona come me o tanti altri vedano il calcio, pur sapendolo distinguere bene dalle cose realmente importanti, la propria vita.

Però Dio o chi per esso ha voluto che effettivamente ci sia chi brucia di passione. Che sia per il calcio, un qualsiasi altro sport, una forma d’arte o altro poco importa. Il dato di fatto resta uno: il calcio è la mia vita. Se la mia nazionale perde ci resto male. Non per questo non riesco a capire cosa voglia dire la crisi economica e soprattutto culturale che stiamo attraversando, la morte di una persona, o altro. Anzi.

Però… beh, però se dovete venire a consolare chi brucia di passione con quei sorrisetti alla “ti prendi male per una partita, sei un povero ignorante” lasciate perdere.

Perché non siete voi a dover compatire noi. Ma noi a compatire chi come voi è tanto arido da non saper cosa voglia dire vivere di qualcosa.

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Italia

Buffon: 7
Un paio di errori ad inizio partita, che rischiavano di costare caro agli Azzurri. Poi, come se si fosse scrollato addosso l’emozione di una semifinale che fa tremare anche i più grandi, sale in cattedra e dà sicurezza ad un reparto praticamente perfetto. Compiendo anche un paio di parate magistrali su Khedira e Reus.

Balzaretti: 8
A Torino si mangeranno le mani, probabilmente. Di certo c’è che quando ha giocato ha sempre risposto alla grandissima. Miglior terzino di questo Europeo per rendimento. Ieri tante chiusure, tutte puntuali. E diagonali al bacio, che in certi casi valgono quasi come dei goal. Perfetto.
Annulla Podolski, tra l’altro. Ma quella non è una notizia.
Rigore ingeneroso. Trattenuto da dietro, succede quel che succede. Ma è un intervento che non rovina la sua splendida prestazione.

Barzagli: 7
Miglior centrale italiano della stagione, manca tanto all’Italia ad inizio Europeo, rientra e si prende la scena. Meno vistoso del suo compagno di reparto, è la roccia su cui si costruisce la vittoria.

Bonucci: 7,5
Amatodiato da tanti tifosi. Le cose alla Juve, all’inizio della sua esperienza, non girano come dovrebbero. Poi, soprattutto grazie a Conte e negli ultimi sei mesi della sua esperienza in Bianconero, cresce molto. Arrivando alla prestazione di ieri, dove giganteggia in area di rigore. Giocasse sempre così potremmo cantare la rinascita della grande scuola di centrali italiana. In attesa che il suo ex compagno di Bari Ranocchia possa crescere in maniera altrettanto importante.

Chiellini: 6
Rientra da un acciacco che ne aveva messo in dubbio anche la presenza. Poi tra infortuni altrui e squalifiche deve comunque scendere in campo. Pedina comunque importante, soprattutto sulle palle alte, si fa saltare però in diverse occasioni dalla sua parte. Ma, appunto, avendo problemi fisici riesce, anche grazie ai compagni di reparto, a limitare i danni.

Marchisio: 7
Un errore imperdonabile per uno come lui, quando Diamanti lo libera ma il Principino non riesce a trovare la diagonale vincente, snobbando per altro un Di Natale che, tutto solo in mezzo all’area, avrebbe potuto depositare comodamente in rete.
Nel complesso, però, partita sontuosa soprattutto per quantità. Un taglia e cuci continuo che permette agli Azzurri di restare sempre corti, portando a casa un successo forse insperato.

Pirlo: 8
33 anni e non sentirli. Aggettivi per descrivere questo Fenomeno assoluto del pallone è ormai difficile trovarne. Tra i migliori centrocampisti della storia, e non parlo solo di Italia. Monumentale, conduce la squadra per mano. Uscire giocando il pallone a testa alta quando si ha uno come lui in mezzo al campo è sicuramente più facile.

De Rossi: 7
Anche lui ha problemi fisici, ma continua a giganteggiare. Paurosi timing e pulizia nei tackle.

Montolivo: 7
Altra buona prestazione per il neo milanista, cui manca sempre solo l’acuto caratteriale per fare il definitivo salto di qualità tra i grandi del calcio mondiale. Contro l’Inghilterra fu il rigore sbagliato, contro la Germania sciupa l’assist invitantissimo di Cassano.
Preziosissimo comunque il suo apporto sia qualitativo che, soprattutto, a livello di pressing.
(Dal 62′ Thiago Motta: 5,5
Troppo statico per rappresentare un valore aggiunto di questa nazionale.)

Cassano: 7
Schierarlo significa regalare un uomo agli avversari. Praticamente costantemente nullo in fase di non possesso, si accende solo a sprazzi in fase di possesso. Come al ventesimo minuto, quando decide di prendere la manina di Hummels e portarlo a scuola, servendo poi un assist al bacio a Balotelli per l’1 a 0. O quando taglia in area il filtrante per Montolivo. Che, purtroppo, non sa sfruttarlo altrettanto bene.
(Dal 57′ Diamanti: 6
Entra con un piglio meno aggressivo rispetto alle altre apparizioni in questo Europeo ma resta comunque prezioso.)

Balotelli: 8
Niente fischi, critiche, buu razzisti. Il dominatore di Varsavia è lui. Che irride Badstuber e annichilisce Neuer. Se capisce che usando la testa così nulla gli è precluso ne vedremo delle belle.
(Dal 70′ Di Natale: 5,5
Da lui non ti puoi aspettare certi errori sottoporta.)

Germania

Neuer: 6
Non può nulla sui due goal, fa il suo nel resto del match.

Boateng: 6
Spinge tanto, aiutato anche dalla scarsa forma di Chiellini. Non riesce a trovare però l’assist vincente. Dietro qualche problemino in occasione della prima rete…
(Dal 71′ Muller: 5
Mossa della disperazione. Che non frutta un granché.)

Hummels: 5,5
Sarebbe anche lui da sufficienza piena, visto anche che risulta uno dei più pericolosi sui calci piazzati. Non fosse che si veste da scolaretto quando Cassano danza sul pallone e se lo bene con gusto e piacere, servendo a Balotelli la rete del vantaggio.

Badstuber: 4
Mi chiedo sempre perché faccia il titolare tanto al Bayern quanto in nazionale. Letteralmente irriso da Balotelli in occasione del primo goal, quando pur essendo in vantaggio sul colored italiano nemmeno salta per anticiparlo.

Lahm: 5
Da lui ti aspetti sappia arare la fascia, portare pericolosità in sovrapposizione, trovare il fondo con continuità, perché no cercare la conclusione personale. Invece spinge poco e quando lo fa si trova di fronte la muraglia Balzaretti. In più è lui l’ultimo uomo sul 2 a 0, quello che vede Balotelli scappare verso la porta indisturbato e andare a sparare in rete il 2 a 0.

Schweinsteiger: 6
Non rende onore alla sua fama. Tra i migliori centrocampisti al mondo oggi, giochicchia senza riuscire ad essere dominante. Ma contro il miglior centrocampo al mondo (secondo forse solo a quello spagnolo) ci può stare. A fine partita viene spostato più defilato ed è un cross continuo. Se solo là in mezzo gli Azzurri non le prendessero tutte…

Khedira: 6,5
Migliore tra i tedeschi. Quantità e qualità. Moto continuo, inserimenti, pressing, ripiegamenti.
Ci prova anche da fuori, trovando però un Buffon all’altezza della sua fama.

Kroos: 5,5
Ci prova da fuori in due o tre occasioni, ma senza fortuna. Fatica ad esprimere le sue grandi qualità.

Ozil: 5,5
Giochicchia ma senza riuscire a pungere davvero. Il rigore segnato alla fine, che dà speranza agli ultimissimi istanti tedeschi, è l’acuto migliore della sua partita.

Podolski: 4
Va bene, giocava dalla parte del miglior terzino di questo Europeo. Però anche qui, come con Badstuber, mi chiedo perché farlo giocare. Poca roba.
(Dal 45′ Reus: 6,5
Entra e dà più brio e velocità alla manovra tedesca. Migliore in campo – sulla sponda tedesca – assieme a Khedira, non riesce a trovare il guizzo vincente, nonostante faccia infinitamente meglio di Podolski. Cambio sicuramente azzeccato.)

Gomez: 5
Letteralmente annullato dalla coppia Bonucci-Barzagli. Meriterebbe 4 anche lui, se solo non fosse che i suoi compagni non lo sanno mettere in condizione di giocare come gli piace e deve fare. Cercato sempre nello spazio con tagli profondi. Non così.
(Klose: 6
Altro cambio azzeccato. La Germania cerca di giocare in profondità, Gomez non può restare in campo. Sbatte però contro l’imperforabile difesa Azzurra. Per fortuna.)

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L’epoca d’oro per la Repubblica Ceca è ormai finita, ma si sapeva.

Lontani i tempi in cui Nedved e i suoi “fratellini” trascinarono per due volte la propria nazionale tra le quattro migliori del continente.

Nonostante questo la nazionale oggi allenata da Bilek passa, un po’ a sorpresa, il girone per poi uscire, comunque a testa alta, contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo.

Che ora può essere la chiave di volta di quest’Europeo.

Perché se la Germania è stata fino ad ora uno schiacciasassi e la Spagna resta la Spagna i lusitani possono schierare quello che se non è il giocatore migliore al mondo lo è, e per distacco, d’Europa.

Ronaldo che non ha iniziato benissimo il suo Europeo ma che è cresciuto di condizione e anche oggi ha deciso la partita da par suo.

Due pali nel primo tempo, tanto per gradire, rete nella ripresa, quando Moutinho affonda in fascia manco fosse ala di riconosciuta esperienza e crossa sul secondo palo, dove Gebre Selassie (terzino comunque dall’atletismo e dalla spinta interessante) si addormenta lasciando a Ronaldo la possibilità di tagliare e insaccare di testa.

Vittoria comunque meritatissima per i ragazzi di Bento. Vittoria che sarebbe potuta essere molto più ampia se solo la sfortuna e un Cech ad alto livello non si fossero opposti.

Molto indicativi i dati statistici di questo match, che vedono il Portogallo scoccare nel complesso ben 20 conclusioni, contro le sole 2 dei ceki.

Per non parlare del possesso palla, nettamente a favore dei lusitani (62%), del numero di corner (11 a 6) e delle percentuali di passaggio (83% per i portoghesi, 68% per gli avversari).

Insomma, una partita senza storia che ha visto la squadra migliore avanzare in semifinale.

Penultimo atto del Campionato Europeo che la nazionale che fu di Eusebio raggiunge per la quarta volta nella propria storia, dopo le esperienze del 1984, del 2000 e del 2004.

Ora, quindi, Ronaldo e compagni dovranno pensare a questa nuova sfida. E in attesa di sapere chi dovranno affrontare di certo tutti, in Portogallo, staranno già iniziando a sperare nella prima vittoria di un torneo da parte della propria rappresentativa nazionale (che fino ad oggi ha raccolto solo un bronzo mondiale ed un argento europeo, oltre ad una medaglia “di legno” alle Olimpiadi di Atlanta).

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Come ampiamente preventivato, almeno dal sottoscritto, la nazionale Campione d’Europa e del Mondo in carica non si abbassa a biscottare il risultato con la Croazia e l’Italia, imponendosi sull’Irlanda, passa il turno, approdando ai quarti di finale.

Mix di emozioni unico, che solo la nazionale ha sempre saputo darmi.

L’inizio è piuttosto stentato. Per i primi venti minuti abbondanti gli Azzurri sono contratti, bloccati dalla paura, non riescono a distendere nervi e gioco.

Poi qualcosina migliora. L’Italia inizia a provarci.

L’ennesima rivoluzione compiuta da Prandelli, che ad inizio Europeo passò dal 4-3-1-2 delle qualificazioni al 3-5-2 ben conosciuto da molti dei convocati, non porta i frutti sperati in termine di qualità di gioco.

Modulo a parte colpisce la decisione di mettere Thiago Motta trequartista: lento, compassato, peggiore in campo tra gli Azzurri, peraltro fuori ruolo.

Per sbloccare la situazione non possiamo quindi che affidarci ai calci piazzati (sarà un caso, ma tre dei quattro goal realizzati dall’Italia fin qui arrivano proprio su situazioni di calcio da fermo).

Così Cassano, forse il meno abile nel gioco aereo dell’11 prandelliano, spizza sul primo palo un pallone che colpisce la traversa interna e si spegne nettamente oltre la linea di porta, prima di essere ricacciato con forza da un difensore irlandese.

E’ l’1 a 0 che accende i sogni dei tifosi.

Nella ripresa, sofferta ben oltre il lecito, qualcosa l’Italia costruisce.

Prima del raddoppio firmato Balotelli, però, la tegola: Chiellini si fa male ed è costretto ad abbandonare il campo. Bruciando un cambio a Prandelli (che così finirà col non sostituire Motta, preferendo far rifiatare le due punte) e soprattutto giocandosi, pare, come minimo la partita dei quarti di finale.

Cronaca assolutamente spiccia. Ma del resto i dati parlano chiaro: 20 milioni (o forse più…) di italiani davanti alla tv per guardare la partita. Non devo certo essere io ora, a quasi ventiquattr’ore dalla fine della stessa, a raccontare come siano andate le cose.

Qualche considerazione sparsa, però, è giusto farla, per dare il mio taglio alla partita stessa.
E allora via al brainstorming.

Balotelli mette in mostra ancora una volta tutto sé stesso. Nel bene e nel male.
Da una parte il giocatore bizzoso, sempre vagamente svogliato e strafottente. Dall’altra il giocatore puro istinto, che quando si ferma a riflettere troppo rischia l’errore (come contro la Spagna), ma che quando deve agire guidato solo dal suo istinto raramente sbaglia. E il goal di questa partita ne è la prova lampante.

Poi Balzaretti. Terzino a mio avviso nel complesso modesto, solo discreto, che ieri però mette una garra prettamente sudamericana al servizio di una squadra impaurita e mai troppo coraggiosa nemmeno nei momenti di maggior impeto. Prestazione maiuscola la sua, nettamente tra i migliori in campo. E in tanti, ora, si chiederanno con ancor maggior vigore e convinzione il perché di Giaccherini titolare nelle prime due del Torneo.

Giù il cappello anche di fronte alla prestazione messa in campo da Daniele De Rossi. Che tornato a metà campo, zona a lui più consona, torna ad essere decisivo abbinando quantità e qualità.

Bene, molto bene, anche il rientrante Barzagli. Miglior centrale difensivo italiano per distacco, oggi.
E lo dico cospargendomi il capo di cenere. All’epoca del Mondiale, da lui vinto da comprimario, mai avrei pensato ad un suo possibile rendimento a questi livelli. Esattamente come al suo approdo alla Juventus stortai il naso, pensando all’ennesimo buco nell’acqua.
Non posso che ricredermi.

Abbastanza bene anche Abate, sicuramente non inferiore a Maggio a livello di rendimento, e Marchisio, che non riesce ancora ad esprimersi al cento per cento delle sue possibilità ma che non demerita mai.

Solo così così, questa volta, Andrea Pirlo. Giocatore però imprescindibile.

Capitolo a parte per gli attaccanti: Di Natale ci prova ma non è sfruttato secondo le sue caratteristiche, Cassano ha una scarsissima autonomia, Balotelli è Balotelli.

Motta, invece, dovrebbe accomodarsi in panchina.

Diamanti, infine, variabile importante. L’avrei voluto vedere almeno a partita in corso contro i croati. L’avrei anche fatto partire titolare ieri. Può ritagliarsi il suo spazio.

Difficile dire dove potrà arrivare questa squadra, a maggior ragione senza nemmeno sapere, ancora, quale sarà il prossimo scoglio. A vederla in campo, ieri, comunque, si direbbe non potrà andare oltre i quarti di finale.

Ma c’è sempre un però.
E come ben sappiamo è soprattutto la compattezza, che potrebbe aumentare col passare dei giorni, la forza della nostra Nazionale.

Quindi chissà…

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Il tempo è poco, la tensione tanta. Perché il brivido Azzurro mi ha sempre scosso da dentro in maniera dirompente. E ad ogni grande competizione è sempre la stessa storia… nel bene e nel male.

Troppe chiacchiere si sono fatte in questi giorni.

Logico aver paura, ma la mancanza di rispetto che in tanti hanno avuto nei confronti di Spagna e Croazia, mettendo le mani avanti su di un possibile biscotto insultando così la correttezza e la sportività di questi due popoli, e, non meno, dell’Irlanda, snobbata manco fosse un mix del peggio di Andorra e San Marino, mi ha abbastanza nauseato.

Due sono, dal punto di vista di chi scrive, le cose importanti oggi:

– battere l’Irlanda (prima cosa, fondamentale, anche solo per riscattare un Europeo comunque finora sottotono);

– rispettare chi si ha di fronte.

Punto.

Perché il colmo sarebbe che la Spagna o la Croazia la spuntassero, servendoci su di un piatto d’argento la possibilità di passare il turno, e noi non andassimo oltre un pareggio con l’Irlanda del Trap, che dopo due sconfitte nelle prime due giornate sicuramente vorrà lasciare all’Olanda il triste primato degli zero punti in classifica.

E in questo senso fa riflettere il comportamento di Cesare Prandelli, piuttosto impanicato.

Perché dopo aver effettuato delle convocazioni per continuare, palesemente, sulla strada del 4-3-1-2 ha deciso, all’ultimo, di stravolgere il modulo. Commettendo poi diversi errori di valutazione nella scelta degli uomini da schierare dall’inizio quanto dei cambi da attuare a partita in corsa.

Vistosi mettere con le spalle al muro, con un solo risultato utile per sperare di passare il turno, eccolo tornare sui suoi passi, rivoluzionare la difesa e tornare alle origini, con il modulo che ci ha permesso di volare all’Europeo.

Nonostante tutto questo “rebelott”, come si direbbe dalle mie parti, l’Italia parte favorita stasera.

Diamo quindi per buono che gli Azzurri ce la facciano.

Serve che dall’altra parte, possibilmente, una delle due squadre si imponga sull’altra.

O, quantomeno, che non pareggino con due o più goal per parte.

In questo senso io vedo scarsamente probabile l’eventualità di un biscotto. Un po’ perché tutti gli occhi del mondo saranno puntati su quella partita, vista la pressione mediatica di cui è stata caricata.

Un po’, soprattutto, perché conto tanto sull’orgoglio in particolar modo spagnolo.

Del resto che figura ci farebbero i Campioni d’Europa e del Mondo in carica se biscottassero una partita con la comunque nettamente inferiore Croazia per estromettere la certo non irresistibile Italia?

Oggettivamente una figura barbina.

Poi certo, nel calcio tutto è possibile e qualcuno, come Marca, addirittura rispolvera vecchie ruggini – calcistiche – del passato, citando la gomitata di Tassotti a Luis Enrique, per sottolineare come dei rancori non ancora sopiti potrebbero esserci. Rancori che potrebbero portare all’accordo con la Croazia.

Io a tutto questo non credo.

Penso anzi che le possibilità di qualificazione, a bocce ferme, vedano la Spagna nettamente favorita per il passaggio del turno, seguita proprio dall’Italia. Con la Croazia, quindi, sfavorita rispetto agli Azzurri.

E ripeto: innanzitutto vincere. Perché non ci sarebbe beffa più grande, nemmeno il biscotto, di una Spagna che distrugge i croati con l’Italia che non riesce a battere l’Irlanda e deve uscire mestamente dal torneo…

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Ammetto che commentare qualsiasi cosa in situazioni come queste non mi viene facile.

Perché sono emotivo, e per la maglia Azzurra ho versato lacrime come per pochissime altre cose nella mia vita.

Come se non bastasse i pensieri mi si accavallano in testa e con la – scarsa – lucidità che una partita come questa ti può lasciare viene difficile riordinarli.

Allora facciamo un po’ di brain storming, perché comunque molto più di questo difficilmente riuscirò a produrre. Non vogliatemene.

Ripartiamo dall’hangout di stamattina. Dove qualcuno – non ricordo e non mi interessa andare a vedere chi, perché non è importante – disse che l’unico fuoriclasse di questa squadra è Mario Balotelli.

Beh, l’unico fuoriclasse di questa squadra, almeno parlando di giocatori di movimento, è Andrea Pirlo.

Che va anche in difficoltà in certi momenti della partita, come normale quando tutto l’undici fatica, ma che ha veramente tutto: classe, temperamento, tranquillità, talento.

E’ lui a sbloccare il match. Dopo che Cassano, Balotelli, Marchisio non erano riusciti a fare altrettanto. Con una punizione magistrale che s’infila imparabile e ci mette in una condizione privilegiata.

Sull’1 a 0 infatti, come ho avuto modo di scrivere sulle pagine Twitter e Facebook del blog, solo gli Azzurri potevano “perdere questa vittoria”, suicidandosi (sportivamente parlando, s’intende).

E guarda caso così è stato.

Ma torniamo all’hangout. Dove dissi che personalmente non mi erano piaciuti i due attaccanti, Motta e Giaccherini.
Cosa che ho poi approfondito meglio nel post pubblicato stamane.

Partiamo dall’attacco, dove avrei schierato Di Natale titolare. Idea che non ha trovato concordi Vialli e Materazzi.

Coi se e coi ma non si va da nessuna parte, ma come detto Di Natale è arrivato all’apice della sua carriera ed è diventato un cecchino quasi infallibile. Cosa sottolineata anche contro la Spagna, dove ha freddato senza batter ciglio Casillas, non proprio l’ultimo arrivato.

Prandelli, purtroppo, non mi ha ascoltato. Dico purtroppo perché resto convinto che, a maggior ragione dopo aver visto l’approccio degli Azzurri ai primi quarantacinque minuti, Di Natale avrebbe potuto segnare, sfruttando le sue doti di bomber oggi uniche in Italia.

Ma niente.

Meglio farlo entrare a venti dal termine, dicevano.

Certo, ma non si può sempre pretendere che possa fare la differenza in uno scampolo di partita.

E soprattutto nel momento in cui lo inserisci DEVI metterlo nelle condizioni di far male. Cosa che non è mai avvenuta.

Come avevo criticato Cassano e Balotelli dopo il primo match devo comunque fare complimenti parziali, oggi, al barese. Che dà sprazzi della sua immensa classe (ecco un altro potenziale ma purtroppo inespresso fuoriclasse).

Purtroppo continua a girare a scartamento ridotto.

Cosa che se sommata al fatto che Balotelli non si sprechi molto di più in fase di non possesso e, non bastasse, non sappia nemmeno fare minimamente male in fase offensiva… ecco che ne viene fuori un bel patatrac.

Perché l’Italia merita nettamente nel primo tempo, nonostante qualche piccola sbavatura. Solo che non ha il cinismo e soprattutto il carattere che gli permette di chiudere la partita. E questo, va da sé, è colpa anche e soprattutto di chi si trova a giocare davanti.

Motta e Giaccherini, dicevo.

Il primo continua ad essere compassatissimo. Nel primo tempo non demerita, come tutti gli Azzurri, ma più che una sufficienza stiracchiata gli si fa fatica a dare.

Le alternative non sono i Gerrard, Lampard o Gattuso dei tempi d’oro, certo, ma dopo la grandissima stagione disputata Nocerino, forse, andrebbe tenuto un po’ più in considerazione. Anche perché nonostante limiti notevoli ha ben altro passo, e se vuoi permetterti il lusso di avere due punte nulla in fase di non possesso questa è una cosa, come dicevo già oggi, da considerare.

Purtroppo Prandelli mi sembra coerente ben oltre i limiti dell’incaponimento e Motta continua a stazionare (in tutti i sensi) sulla mediana Azzurra.

Giaccherini invece disputa una partita da sufficienza piena nel complesso. Copre bene tutta la fascia con continuità aiutando anche più di quanto ci si potrebbe aspettare da lui in fase difensiva.
Peccato per la mezza sbavatura sul goal croato, dove le colpe sono da attribuire quasi in toto a Chiellini (e ci arrivo), certo, ma dove lui, visto il compagno fuori posizione, avrebbe potuto forse provare a fare qualcosa in più.

Chiellini, dicevo.
Bella partita. Perché al di là di tutto non può essere un errore a far dimenticare la prestazione di novanta minuti.

Del resto fino al goal di Mandzukic non sbaglia nulla. E anzi, a mio avviso si dimostra il migliore del pacchetto arretrato.

Poi, però, si dimentica un uomo come un professionista non dovrebbe mai fare. E allora, vista anche la pesantezza di quel goal (che potrebbe significare Italia eliminata, se le cose andassero male tra stasera e lunedì), la sufficienza – larga sino a quel momento – ahimè sfuma via.

Nel complesso sono comunque forma e approccio ad essere sbagliati.

In questo senso: lo stato di forma non permettere di reggere 90 minuti a buon livello di intensità. Troppe pause e fiato che finisce ben prima del triplice fischio. Difficile portare a casa i risultati, così.

L’approccio invece è sbagliato perché questa squadra, nel complesso, sembra aver paura della sua ombra. Ma probabilmente è solo una conseguenza del ragionamento fatto qui sopra.

Mancano fiato e gambe, e invece di entrare in dominio del match quando le cose girano ci si affloscia su sé stessi, lasciando agli avversari il pallino e la possibilità di uscire a testa alta, di metterti in difficoltà, di arrivare a pareggiare un match che diventa un suicidio sportivo raro.

Perché diciamolo chiaramente: poca roba l’Irlanda e un po’ di fortuna nel primo match, poca roba la Croazia (qualche bella individualità e poco più) oggi. Avversario non solo battibilissimo, ma da battere.

Ora inutile fare calcoli.

Bisogna vincere l’ultima gara (cosa tutt’altro che scontata) e poi rivoluzionare questo calcio italiano.

Perché seguendo la china attuale un movimento che in dieci anni è passato dai vertici mondiali a quello che è forse il suo minimo storico (nel complesso, non parlo solo di risultati della nazionale maggiore) non potrà che sprofondare ulteriormente.

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Stamattina sono stato contattato dalla Gazzetta dello Sport, che direi non abbia bisogno di presentazioni, per partecipare all’hangout su Google Plus relativo a Italia – Croazia, gara di questa sera che potrebbe decidere il cammino degli Azzurri all’Europeo.

Naturalmente lo spazio concessomi, anche essendo stato presentato come lettore e non come blogger, è stato pochissimo, e non ho avuto modo di spiegare in pieno i concetti che avevo in testa.

Ma del resto è sicuramente più interessare capire cosa pensino Vialli e Materazzi, che di grande calcio se ne intendono molto più di me.

Avendo un po’ di tempo libero in attesa del match, però, ne approfitto per approfondire un attimo meglio il discorso qui.

Come detto personalmente credo, e lo credevo già prima del match d’esordio, che questo possa essere l’Europeo di Totò Di Natale.

Giocatore ormai maturo, all’apice della carriera, viene da annate fenomenali in maglia friulana ed è all’ultima chiamata. O fa bene oggi o tra qualche anno solo ad Udine si ricorderanno di lui.

Maturazione, forma e motivazione. Un mix che nessun altro attaccante a disposizione di mister Prandelli ha e che dovrebbe portarlo ad essere, oggi, il primo attaccante della lista.

Il mio primo intervento è stato frainteso. Perché quando ho parlato di dare spazio a Di Natale, come ho avuto modo di completare dopo, intendevo dire che lo vorrei vedere titolare con Balotelli. Questo per due motivi.

Da una parte Balotelli mi sembra un ragazzo piuttosto fragile, ed un eventuale “panchinamento” potrebbe influire molto sul suo morale. Il giocatore, però, è di prima fascia e non va perso, nemmeno psicologicamente.

Dall’altra Cassano, che pure a sprazzi ha mostrato le sue indubbie qualità anche contro gli spagnoli, ha uno stato di forma eufemisticamente non ottimale, e rischia di essere un lusso.

Ecco perché io proporrei la coppia Balotelli – Di Natale.

Su Giaccherini e Motta, invece, il discorso è semplice.

Da una parte lo juventino quest’anno non ha giocato tantissimo e ha comunque reso più da mezz’ala che da tornante. Ruolo che infatti non copre benissimo, palesando qualche difficoltà di troppo in fase difensiva e quando si tratta di chiudere le diagonali.

Dall’altra Motta mi è sembrato troppo compassato.
E’ un po’ il suo gioco, vero, ma se si vuol partire con Cassano servono poi altri dieci giocatori tonici, altrimenti il gap atletico rischia di diventare troppo pesante. A maggior ragione contro una Croazia che da questo punto di vista ha poco da invidiare a chiunque.

In questo caso le alternative non sono esaltanti, le lascio a voi.

Ci sarebbe l’eventualità Nocerino per Motta, certo. Oppure lo spostamento di Giaccherini in posizione di mezz’ala, che come detto è stata la sua preferita quest’anno.

Poche alternative invece a sinistra. Dove il solo Balzaretti sembra poter ricoprire quel ruolo. Balzaretti che non mi sta entusiasmando molto, però.

Insomma, contento di aver partecipato all’hangout, mi spiace solo non aver avuto modo di approfondire le mie idee.

Ma di fronte a Vialli e Materazzi non posso che inchinarmi.

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