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Archive for febbraio 2015

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Chi segue il calcio con un’attenzione minima che va oltre il semplice “straparlo di calcio al bar e do un occhio alle partite della mia presunta squadra del cuore quando capita” avrà sicuramente sentito parlare più volte dei cosiddetti “giocatori di sistema”. Ovvero quei calciatori capaci di rendere anche oltre il 100% del proprio valore in determinati contesti, ma totalmente incapaci di ripetersi altrove, come pesci fuor d’acqua.

La storia del calcio stesso ci pone davanti ad un numero infinito di casi. Tra tutti ricorderete senz’altro buona parte dei giocatori del Valencia di Cuper. Gente che, come Mendieta, sembrava assolutamente inarrestabile in quel contesto. Ma poi, anche strapagata, non ha saputo nemmeno lontanamente ripetersi altrove.

Del resto è facilmente capibile questo meccanismo: quando si è ben integrati in un contesto tattico è logico che il proprio rendimento sia portato a migliorare. Cambiare contesto può quindi spesso interrompere la magia.

Definiti i contorni di quello che intendo per “giocatore di sistema”, vorrei focalizzare oggi l’attenzione sul milanista Jeremy Menez, sicuramente tra i giocatori più positivi della compagine rossonera quest’anno.

Arrivato certo non in pompa magna in estate, a parametro zero, sarebbe stato poco più di una riserva nei tanti Milan del passato (da quello del trio Gre-No-Li sino alla più recente versione ancelottiana).

La pochezza tecnica attuale dei Rossoneri, però, lo ha fatto diventare da subito giocatore assolutamente imprescindibile nel “non-contesto” tattico di Inzaghi.
Del resto nessun altro, in rosa, ha i suoi colpi. Nessuno come lui, insomma, può decidere i match con una giocata.

Fino a qui tutto bene. Ma certo, per stare nel Milan di oggi significa anche che a queste qualità sicuramente positive Menez deve affiancare degli aspetti totalmente negativi.

Tra questi, da sempre, una atavica incostanza di rendimento, in realtà in qualche modo mascherata – almeno – dal buon numero di goal realizzato sin qui quest’anno.
Ma non solo. I difetti del suo gioco sono svariati. Tra tutti sicuramente la sua vena “veneziana”: solista assoluto, predilige lo spunto in totale solitudine al cercare la manovra di squadra.

Certo, mi si potrà ribattere: in un contesto tecnicamente povero come quella milanista non può fare altrimenti.

Vero, i compagni non lo invogliano sicuramente a modificare il suo gioco. E’ altrettanto vero, però, che chi lo conosce da prima del suo sbarco a Milano sa bene che il tratto fondante del suo gioco è sempre stata una certa anarchia. Insomma, se cerchi un giocatore abile a dialogare coi compagni di certo non puoi andare a rivolgerti a lui.

In tutto ciò, però, Jeremy Menez è finito col trovare l’ambiente ideale per esprimersi proprio sulla sponda Rossonera di Milano.

Qui, infatti, ha trovato una squadra totalmente disorganizzata, con un allenatore neofita ad oggi assolutamente incapace di dare un gioco alla proprio equipe e dei compagni che, di fatto, si sono spesso aggrappati alle sue giocate individuali per provare a sfangarla.

Insomma, in un contesto totalmente destrutturato come quello rappresentato dal Milan di oggi Jeremy Menez, anarchico del rettangolo verde e solista della giocata, trova la sua massima esaltazione.

Se in una situazione organizzata i suoi acuti finirebbero col suonare stonati, infatti, nella sconclusionatezza milanista le sue prove risultano invece dei reali toccasana.

Insomma, preso sulla carta per essere inserito in una certa idea di gioco, Jeremy Menez si è rivelato essere il miglior paracadute di questo Milan proprio grazie la totale assenza di idee di gioco comuni.

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L’ottima serata di ieri, con le cinque italiane brave ad imporsi e qualificarsi agli ottavi di Europa League, è stato indubbiamente un toccasana per il nostro ranking UEFA.

Andiamo quindi ad aggiornare la situazione. Che, se prendiamo in considerazione la sola stagione sportiva in corso, ad oggi è sicuramente positiva.

Come mostrato dalla grafica qui sopra, infatti, il risultato dei club italiani porta ad un secondo posto generale, con la sola Spagna capace di fare meglio di noi.
Un risultato che sarebbe potuto essere migliore se le nostre compagini avessero fatto più terreno in Champions League, andando a passare il girone: così, infatti, avrebbero raccolto 9 punti di bonus (ovviamente poi da suddividere per il numero totale di squadre partecipanti alle competizioni europee) che avrebbero fatto molto comodo al nostro ranking.

Ranking annuale che, come potete vedere, recita 13,833 punti per noi. Un risultato notevole se si pensa che in stagioni come la 2010/2011 e la 2011/2012 ci si era fermati a fino anno ad un misero bottino di 11 punti e un po’.

Pare quindi confermarsi il trend di crescita. Che ci aveva portato a passare dai due 11 di quelle stagioni ai due 14 delle ultime due annate passate. E chissà che magari quest’anno, con altri risultati importanti (già il sol fatto di avere tutte e sei le squadre ancora in corsa lo è), non si possa tornare a sforare anche il tetto dei 15 punti (cosa che non accade più dall’anno del Triplete interista).

Secondo posto stagionale che non cambia comunque un granché, nell’immediato. Serve sì a consolidare ulteriormente il nostro vantaggio sul Portogallo – che ormai non preoccupa più – ma vale ancora poco in ottica terzo posto (che come tutti ricorderete vale le quattro qualificate in Champions League).

Come potete infatti notare dalla grafica qui sopra  la Germania resta lontana ben 12 punti, l’Inghilterra 14.

Semmai ad essere interessante è, ancora una volta, la prospettiva futura.

Con il consolidamento dei nostri risultati europei nel corso delle prossime due-tre stagioni potremmo infatti provare a fare la corsa su Inghilterra e Germania. Ma questo discorso è, ad oggi, assolutamente prematuro.

Infine, diamo uno sguardo anche al ranking per club.

Ciò che balza subito all’occhio è che il ranking attuale vede una sola squadra – la Juventus – nella top 20 europea. Però, proprio al ventesimo posto. Insomma, ci sono ben 19 club con un ranking migliore della prima delle italiane. Davvero un disastro.

Juve che proprio grazie alla vittoria di martedì contro il Borussia Dortmund ha incamerato quei punti necessari a sorpassare il Milan, fermo al palo da inizio stagione (logico, non disputando competizioni europee).

Anche qui, presto per dire cosa potrà essere in futuro. Certo è che Napoli e Juventus, tra le quattro qui rappresentate, dovrebbero essere destinate a crescere nei prossimi anni. Con la Juve che nel giro di un paio di stagioni potrebbe anche tranquillamente entrare nelle prime otto d’Europa (almeno a livello di ranking).

Certo, il tutto a meno di clamorosi passi falsi.

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E fu così che in una notte di mezzo inverno il – sempre – malandato calcio italiano fu protagonista del miracolo: cinque squadre su cinque qualificate agli ottavi di Europa League, qualcuna anche in palese contrasto con i pronostici.

Un ottimo risultato per il calcio azzurro, che si appresta così a salutare l’arrivo di marzo con ancora tutte e sei le proprie compagini in gara. Di certo un avvenimento dalla portata notevole, difficile da ripetere e che deve far riflettere sul livello del nostro calcio.

No. Come dicevo i problemi non sono spariti di colpo ed il nostro calcio resta assolutamente malandato. Ma anche piangersi addosso come si fa spesso serve a poco: per quanto tecnicamente inferiore ad altri campionati in Europa la Serie A ha comunque alcune compagini che in Europa possono provare a dire un minimo la loro.

Certo, non come qualche anno fa quando eravamo i protagonisti assoluti, ma non è ancora detto che noi si debba rimanere a fare sempre gli spettatori delle imprese altrui.

E così, per una volta, l’impresa la facciamo noi.

TORINO

La prima squadra cui voglio rendere omaggio è lo splendido Toro di Ventura. Il Vecchio Cuore Granata torna a battere proprio in una serata che aveva tutti i tratti per poter essere epica. Cosa che puntualmente si realizza.

Torino che scende in campo e per più di mezz’ora gioca indubbiamente meglio rispetto agli avversari. Passa anche in vantaggio col fortunoso rigore di Quagliarella ma si fa poi rimontare, per chiudere comunque la prima frazione con la capocciata di Maxi Lopez a ridare il vantaggio ai ragazzi di Ventura.

Nel secondo tempo, quindi, il Toro si fa riprendere ancora. E stavolta è Darmian, con un interno al volo sul secondo palo, a ridare il vantaggio – definitivo – ai Granata.

Torino che nel doppio confronto dimostra di meritare senza se e senza ma un passaggio del turno cui sia prima del match dell’andata che questo pomeriggio si poteva solo sperare.

Davvero un bella impresa per il Toro, prima italiana ad espugnare Bilbao.

FIORENTINA

Altra squadra che non partiva coi favori del pronostico sono sicuramente i Viola.

Ma del resto il Tottenham è squadra strana. Dal potenziale tecnico assoluto, che spesso però rimane inespresso.

E così è stato anche per lunghi tratti proprio nella duplice sfida contro la Fiorentina. Che sui 180 minuti, a parer mio, dimostra di meritare il passaggio del turno.

La vittoria esterna di stasera, poi, è proprio il coronamento di uno spirito indomito espresso in questa duplice sfida. Da parte di una squadra che ha una qualità discreta ma che soprattutto ha dimostrato di crederci e voler lottare contro tutto e tutti.

Davvero un piacere per gli occhi, un po’ come per il Torino.

ROMA

Sulla carta, nonostante il Feyenoord sia una squadra con diversi elementi interessanti, non doveva esserci partita.

La miglior Roma, infatti, avrebbe fatto di un sol boccone il pur buon Feyenoord.

Solo che la miglior Roma si è smarrita dopo quel tremendo 7 a 1 c0ntro il Bayern di Monaco. Ed ora al suo posto è rimasta una squadra scialba, con la testa altrove, troppo spesso incapace di esprimere il proprio potenziale reale in campo.

Un vero peccato, se si pensa ad esempio al match di esordio in Champions, quando i Giallorossi fecero ottima figura contro il Manchester City.

Totti diceva che una vittoria oggi avrebbe potuto rilanciare la squadra. Difficile, vedendo come la stessa è arrivata.

Però se vogliono avere chance di arrivare fino in fondo i capitolini farebbero bene a ritrovare presto la retta via…

INTER

Sulla carta aveva un compito agevole. Che però si è complicata non poco, soprattutto con quel rocambolesco risultato all’andata in cui ha gettato alle ortiche una partita che avrebbe dovuto vincere comodamente.

Comunque alla fine la differenza – piuttosto netta – tra il valore tecnico delle due squadre è uscito. E seppur con qualche affanno più dell’immaginabile anche l’Inter ha strappato il pass per gli ottavi.

NAPOLI

Sul loro passaggio del turno personalmente non nutrivo il minimo dubbio. Per le mie valutazioni, del resto, avevano incontrato l’avversaria più morbida tra quelle pescate dalle italiane.

Tutto secondo pronostico, quindi. E passaggio agli ottavi in carrozza.

OTTAVI DI FINALE

E adesso?

Domani alle 13 ci sarà il sorteggio di ottavi e quarti, e sapremo “di che morte morire”.

Il tutto tenuto conto del fatto che saranno possibili i derby. Quindi, teoricamente, potremmo anche ritrovarci con quattro italiane poste l’una contro l’altra.

Da tenere d’occhio, tra le straniere, sicuramente il Wolfsburg. A mio modesto avviso la migliore tra le non italiane ancora in corsa.

Poi, certo, occhio anche al Villareal del mefistofelico Vietto. Oltre che a squadre come Everton, Siviglia e Zenit.

Insomma, la maggior parte delle avversarie rimaste sono di buon livello, ma non si potrebbe sperare altrimenti.

Sicuramente ci sarebbe da sperare in un incrocio di una nostra compagine col Bruges. E che non si concretizzi nessun derby.

Ma, soprattutto, che si possa festeggiare una nuova manita anche in relazione alla qualificazione ai quarti!

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Credo che un po’ tutti tra ieri ed oggi abbiano sentito parlare del blocco del campionato greco imposto dal Governo.

Mi sembrava doveroso, vista l’importanza del tema, interpellare uno dei massimi esperti di calcio ellenico, Francesco Piacentini, per provare a capire meglio il momento.

Ovviamente dando poi anche un respiro più prettamente di campo alla chiacchierata…

Il Governo Tsipras ha sancito la sospensione del campionato ellenico. Per quale motivo si è arrivati a tanto?

I problemi del calcio greco partono da molto lontano, ma, nel caso specifico, si è arrivati alla sospensione per ciò che è successo nel derby degli eterni nemici. L’allenatore dell’Olympiakos, Vitor Pereira, ha fatto un sopralluogo del campo di gioco, andando a controllare la porta situata sotto la curva dei tifosi organizzati del Panathinaikos. C’è chi dice li abbia provocati, c’è invece chi smentisce, fatto sta che dalla curva è partito un commilitone pronto al linciaggio, armato di mazze e bastoni. Il responsabile della sicurezza della Lega è stato colpito in testa da una sedia e un fumogeno ha colpito Kasami alla mano. In tribuna è andata in maniera simile: Alafouzos (presidente del Panathinaikos) e Marinakis (presidente dell’Olympiakos) sono quasi venuti alle mani, per poi replicare lo show nell’Assemblea di Lega, dove Marinakis avrebbe lanciato una bottiglia sul volto di Konstantinou, il vicepresidente dei verdi. Questa escalation di violenza, comunque non nuova nel calcio greco, ha portato alla sospensione del campionato, la terza stagionale.

Parliamo di prospettive: la stagione verrà portata a compimento? Se sì, con quali tempistiche indicative credi si procederà?

Il campionato verrà portato a compimento, non penso proprio ci si possa permettere il contrario. Sulle modalità, prepariamoci a una serie di infrasettimanali. Data la mancanza di competizioni per le Nazionali, penso non sia un problema sforare la data prefissata per la fine della Super League e dei playoff Europa. Più che altro, l’aspetto che preoccupa di più è quali saranno le condizioni per poter ripartire. Il ministro dello sport parla di biglietto elettronico e maggiore sorveglianza, ma tutto ciò comporta costi che i piccoli club non possono sempre permettersi. Infatti molti presidenti invocano una tavola rotonda tra le istituzioni e i vertici delle tre grandi (Olympiakos, PAOK e Panathinaikos), affinché trovino una soluzione ad hoc e non ci vadano di mezzo le piccole realtà. Si parla addirittura di sciogliere i gruppi ultrà, ma sinceramente spero si faccia marcia indietro al più presto: innanzitutto, perché sono parte integrante della realtà greca, una delle sue peculiarità; inoltre, i problemi del podosfero non stanno nelle curve, ma ai piani alti di Federazione e Lega.

 

Questa, come dicevi, non è la prima sospensione nel corso di questa stagione. Cosa sta succedendo al calcio greco?

Sì, come dicevo siamo al terzo blocco stagionale. Il primo ha riguardato la morte di un tifoso dell’Ethnikos Pireo a Creta, durante gli scontri con gli ultrà dell’Irodotos, che ha ricevuto una penalizzazione di 15 punti (questo è un altro tema che scotta, poiché molti invocano grosse punizioni economiche per le società e non detrazioni alla classifica). La seconda, invece, è avvenuta dopo il pestaggio subito dal vice-presidente dell’Associazione degli Arbitri, Christoforos Zografos. Sono stati tirati in ballo grossi nomi per quel caso, tra cui quello di Melissanidis, il presidente dell’AEK, inchiodato da alcune presunte intercettazioni, che però non sono mai state rese pubbliche. Questo a dimostrazione che gli scontri tra le tifoserie (comunque in diminuzione rispetto agli anni passati, grazie ai divieti di traferta) non sono l’unico problema, semmai sono il più visibile. Tra calcioscommesse, gruppi di potere, guerre intestine e posizioni non proprio limpide di alcuni presidenti, il calcio greco ha molto altro a cui pensare.

 

Venendo a parlare di calcio giocato, qual è lo stato di salute generale dei club ellenici?

A livello di calcio giocato, dopo alcune stagioni faticose, la Super League ha ritrovato un suo equilibrio: lo spettacolo è aumentato, sono tornati grandi giocatori accantonati da realtà più importanti, giocano più giovani. Insomma, sono tornate le regole d’oro del calcio greco: utile per il pre-pensionamento, ottimo come trampolino di lancio un po’ più dietro le quinte e miniera d’oro per chiunque voglia una seconda chance. Se ci metti impegno e passione, in Grecia ti rilanci. Dal punto di vista economico, le cose cambiano. A realtà solide e virtuose, si accompagnano squadre più traballanti. Diciamo che è quasi normale, nelle piccole, saltare qualche mensilità, magari saldata il mese seguente o a fine anno. Le rescissioni di contratto ci sono ogni anno, ma generalmente inguaiano i club con forti problemi: fu così per l’AEK, lo stesso per l’Aris, entrambi falliti. Quest’anno tocca all’OFI, che si trova davanti una doppia impresa (sportiva ed economica) se vorrà partecipare alla prossima stagione. La FIFA gli ha imposto una smisurata penalizzazione di 10 punti per qualche debito passato verso alcuni calciatori e ora Anastopoulos si ritrova una rosa di una quindicina di giocatori schierabili, che però danno sempre il massimo. E’ struggente vedere una realtà così importante e seguita ridotta in questo stato. Servono dieci milioni per ripianare i debiti e c’è urgente bisogno di liquidità. Machlas si sta svenando per raccattare qualche spicciolo per continuare senza ulteriori intoppi, ma è difficile.

 

Ad avere qualche problema è di sicuro la Nazionale maggiore: 1 punto in 4 gare di qualificazione ed ultimo posto dietro a Finlandia e Far Oer. Cosa sta succedendo alla Nave Pirata?

Il Presidente Sarris ha avuto le colpe di una scelta del CT autoritaria e troppo radicale, Ranieri ha avuto dalla sua un trasformismo troppo elevato e la diffusione di ulteriore insicurezza coi suoi mille schemi, i giocatori poi si sono seduti sugli allori e sugli obiettivi raggiunti. Direi che si può sintetizzare così la situazione: un anno di cambiamenti in mano a un uomo senza idee chiare. La qualificazione agli Europei è ormai compromessa, serve un’impresa. Ora in panchina c’è Sergio Markarian, che ha sia esperienza come Commissario Tecnico, sia sul suolo greco. Staremo a vedere.

 

Situazione migliore a livello giovanile: l’under 21 ha sfiorato l’accesso ai playoff di qualificazione all’Europeo, l’under 19 ospiterà la propria rassegna di categoria e l’under 17 ha tutte le chance di qualificarsi. Come vedi il futuro del movimento nazionale?

Sono fiducioso, i ragazzi giocano tanto, molti stuzzicano i palati delle grandi. Nel girone di qualificazione agli Europei hanno tenuto testa alla Svezia, dove a 17 anni sei già in campo coi grandi e metti in fienile esperienza e insegnamenti. Direi che, pur con tutte le differenze del caso, anche la Grecia se la cava bene sotto questi punti di vista. Mi viene in mente il mio adorato Manolas, che a 22 anni aveva le chiavi della difesa dell’Olympiakos ed era già leader. Come lui non ne nascono tanti, ma il futuro c’è e, se continuano così, sarà solido.

 

Sempre a proposito di giovani, da appassionato quale sono non posso non chiederti almeno due o tre nomi di ragazzi che sei convinto arriveranno a giocare ad alto livello…

Kapino lo conosci, sta giocando anche col Magonza, dopo aver difeso i pali del Panathinaikos in molte occasioni. Lui mi ispira fiducia, esattamente come il suo collega Giorgos Athanasiadis, che gioca col Panthrakikos e merita una chance in una grande, allenato pure da un grande. Uno dei miei prospetti preferiti resta Diamantis Chouchoumis, terzino sinistro classe 94. Aveva già giocato negli anni scorsi, ma in questa stagione è stato chiamato a sostituire l’infortunato Nano (una colonna del Panathinaikos) e ha svolto un lavoro eccellente. Anche il suo collega Triandafyllopoulos lo vedo bene, così come Tasos Lagos, bel mediano. Ti dico anche Giannis Gianniotas, che sta facendo una grande stagione come ala nell’Asteras Tripolis e Fanis Tzandaris del PAOK. Di non greco, occhio a Masuaku dell’Olympiakos.

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Dopo aver parlato di quanto accaduto nella prima fase di qualificazione agli Europei under 17 del prossimo anno è arrivato il momento di spostarci all’under 19. Che, per questa edizione, sarà riservata ai ragazzi nati dopo il 1 gennaio 1996. Ovvero a quei ragazzi che – limitando il discorso all’Italia – due anni fa, come under 17, videro la Russia imporsi a livello continentale proprio sui nostri portacolori.

Gruppo 1

Nessun problema per l’Inghilterra, probabilmente la compagine under 19 più forte d’Europa. Superate senza problemi Bielorussia (3 a 0) e Lussemburgo (8 a 0) gli inglesi si sono conquistati il primo posto del girone grazie al 4 a 2 firmato da Roberts (miglior realizzatore inglese in questa prima fase con 4 centri), Barker e dalla doppietta di Fewster.
Al secondo posto proprio i giovani belgi (in cui Siebe Schrijvers si guadagna 3 cartellini gialli, record di questa prima fase assieme all’andorrano Carlos Novo Martin), che confermano la bontà della scuola che fu di Enzo Scifo e che negli ultimi anni sta sfornando moltissimi talenti interessanti.
Chiudono invece a parimerito Bielorussia e Lussemburgo, che impattano 2 a 2 nell’ultimo match del girone.

Gruppo 2

Sorpresa nel gruppo 2, dove la piccola Austria demolisce i cugini tedeschi e strappa il primo posto.
Austriaci che partono con calma battendo Lettonia e Kazakistan con un doppio 1 a 0. Il girone va quindi chiuso contro i tedeschi, a loro volta reduci da vittorie molto più larghe (rispettivamente 3 e 6 a 0 contro lettoni e kazaki). Austria che a quel punto tira fuori il meglio di sé, distruggendo 5 a 1 i tedeschi grazie alle doppiette di Kvasina e Ripic ed alla rete del gioiellino Horvath. Nel match resta quindi a secco l’ottimo Timo Werner, capace di segnare 4 reti nei primi due match del girone.
Il terzo posto se lo aggiudica quindi la Lettonia, che s’impone 3 a 0 sul Kazakistan in una gara inutile ai fini della qualificazione.

Gruppo 3

Due notizie: da una parte l’Islanda, che ultimamente sta producendo talenti e risultati interessanti a livello giovanile, viene spazzata via e chiude il girone a zero punti. Dall’altra l’Estonia sfiora il colpaccio, e per poco non elimina la Turchia.
Croati che s’impongono battendo Estonia (1 a 0) ed Islanda (4 a 1), per poi impattare 0 a 0 con la Turchia, in una gara che sa tanto di “biscotto”.
Turchi invece che si aggiudicano il secondo posto sì con questo pareggio, ma anche con il pareggio rimediato proprio contro gli estoni e soprattutto grazie al roboante 7 a 3 della prima giornata, registrato contro l’Islanda (e dove fa grande mostra di sé il carica 301 Enes Unal, a segno quattro volte nonché il giocatore col maggior numero di conclusioni a rete di questa prima fase: 13).

Gruppo 4

Ok, il livello non sarà stato altissimo. Ma vedere l’Azerbaigian eliminare Ungheria e Slovenia un certo effetto lo fa, almeno a me.
Questo grande traguardo i giovani azerbaigiani lo centrano grazie al pareggio sull’Ungheria ed alla vittoria raccolta nell’ultimo match contro la Slovenia.
In mezzo, la netta sconfitta (4 a 1) contro la Slovacchia, che si libera facilmente anche di Slovenia (2 a 1) ed Ungheria (3 a 0) aggiudicandosi il primo posto in classifica.
Eliminato quindi prematuramente Alen Ožbolt, con 4 centri uno dei migliori marcatori di questa prima fase di qualificazione.

Gruppo 5

Tutto secondo pronostico.
A dominare il girone è la Russia, trascinata da bomber Ramil Sheydaev. Il giovane in forza allo Zenit – in possesso anche di passaporto azerbaigiano – realizza 6 reti in 3 match, così suddivise: 2 nel 7 a 0 inflitto alle Far Oer, 2 nel 5 a 2 all’Irlanda del Nord e 2 nel 3 a 0 finale inflitto alla Repubblica Ceca.
Che, dal canto suo, centra la seconda posizione battendo le due cenerentole del girone con un duplice 2 a 0.

Gruppo 6

Svizzera ed Eire a braccetto.
Elvetici che decidono di strafare contro Gibilterra (8 a 0) e Malta (7 a 1), sgonfiandosi un po’ prematuramente. Così l’ultimo match termina 1 a 1. Ma il primo posto è svizzero in virtù della miglior differenza reti (su cui pesano notevolmente le 5 realizzazioni marcate da Nicolas Hunziker, secondo miglior realizzatore della prima fase).

Gruppo 7

Anche qui, tutto secondo pronostico.

Portogallo e Danimarca si liberano senza grossi affanni di Galles ed Albania prima che i lusitani si impongano sui danesi nel match che vale il primo posto del girone.

Da sottolineare la prova di Hildeberto Pereira, tre assist in altrettante partite giocate.

Gruppo 8

Sorpresa in negativo di sicuro la Bulgaria, che chiude al palo con un triste record di 3 goal fatti a fronte di ben 12 subiti.

Bene invece la coppia Ucraina-Svezia. Le due squadre passano a braccetto, con gli ex sovietici in prima posizione grazie ad un attacco più prolifico.

Gruppo 9

Dominio Azzurro.

I ragazzi di Pane sbancano il proprio girone nonostante la presenza della sempre temibile Serbia con tre vittorie in altrettante partite.

Scontate quelle con Armenia (3 a 0 – Cerri, Verde e Bonazzoli) e San Marino (6 a 0 – 3 Bonazzoli, Panico, Di Molfetta e Calabresi), netta quella contro i serbi (3 a 1 – Cerri, Panico e Parigini).

Bonazzoli che così grazie alle 4 realizzazioni in 146 minuti giocati risulta come uno dei migliori marcatori della prima fase di qualificazione. Il tutto nonostante sia aggregato sottoetà alla rappresentativa under 19.

Gruppo 10

Olanda in carrozza.
Liberatisi facilmente di Andorra (7 a 0) e Moldavia (3 a 0), i giovani Tulipani hanno affrontato la Polonia in un match valido “solo” per l’assegnazione del primo posto, con entrambe le squadre già qualificate.

Così il match decisivo viene deciso dai goal di Nouri e Kallon, che ribaltano l’iniziale vantaggio polacco firmato da Dankowski.

Mattatore del girone Bilal Ould-Chikh, autore di ben 4 assist in 270 minuti di gioco.

Gruppo 11

Girone con una tra le più grandi sorprese di questa fase di qualificazione, sicuramente. Nonostante bomber Puscas, infatti, la Romania chiude inopinatamente ferma al palo: 0 punti ed un’eliminazione che brucia molto.

A passare Montenegro, che chiude a punteggio pieno, e la Georgia.

Gruppo 12

Il mezzo passo falso registrato contro la Bosnia non impedisce ai Galletti di chiudere in prima posizione il penultimo girone del lotto.

Un pareggio, questo, decisivo per le sorti della seconda qualificata: senza di esso, infatti, i bosniaci non avrebbero potuto sopravanzare la Macedonia e sarebbero stati eliminati.

Gruppo 13

Niente Scozia. E questa possiamo dire che è una notizia, soprattutto se pensiamo che i giovani britannici sono stati fatti fuori dalla Lituania.

Scozzesi che pareggiano tre match su tre. Troppo poco per poter pensare di strappare il biglietto per la Fase Elite.

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Lo scarso rendimento del Milan attuale è un dato di fatto sotto gli occhi di tutti.

Allo stesso modo credo sia palese come questo scarso rendimento sia sicuramente dovuto a limiti palesi di qualità della rosa, così come ad un allenatore che – ad oggi, almeno – non si sta rivelando all’altezza della situazione.

Quando si parla di uno sport sempre più tattico come il calcio, però, non si può nemmeno ignorare proprio questo aspetto. Spesso, infatti, la disposizione tattica di una squadra incide fortemente sulla resa della stessa nel suo complesso quanto dei singoli che la compongono.

Proprio da questo presupposto, ed in seguito alla breve analisi fatta della situazione Inter, vi propongo questo video che illustra alcune differenti disposizioni che potrebbero essere scelte da Inzaghi per provare a ritrovare un po’ di continuità da qui a giugno. Quando, personalmente, farei scattare una rivoluzione tecnica a tutti i livelli, per provare a ritrovare la via che il Milan sembra aver smarrito ormai da qualche anno…

4-3-3: il modulo utilizzato in questo inizio di stagione. Sicuramente una soluzione plausibile, visti soprattutto i tanti esterni offensivi a disposizione. Qualche dubbio, però, lo lascia il centrocampo. Ma più che una questione di modulo, in questo caso, è proprio un problema di uomini.
Questo modulo, per altro, potrebbe vedere il Faraone e Bonaventura alternarsi da una parte e Cerci ed Honda dall’altra, con Menez e Destro a far staffetta a seconda delle richieste del mister.
Trovando una miglior quadratura in fase di non possesso, sicuramente un modulo da riproporre.

4-2-3-1: anche qui il problema resta il centrocampo. Un problema in questo caso ancor più acuito dalla presenza di due soli uomini in mediana. Questo schema, però, sarebbe una scelta logica guardando il parco trequartisti, che potrebbe essere sfruttato ancora più a fondo. Del resto centralmente si potrebbero impiegare i vari Honda, Bonaventura e Suso, più lo stesso Menez…

4-4-2: modulo classico che in fase di transizione negativa permetterebbe sicuramente di coprire meglio il campo. Davanti, poi, darebbe spazio a Destro col supporto di una seconda punta mobile, che potrebbe essere rappresentata dai vari Menez, Cerci o El Shaarawy.
Sicuramente un modulo equilibrato che potrebbe dare qualche certezza in più alla squadra. Ma che, nel contempo, rischia di rinsecchire ulteriormente la fase offensiva.
In più se a sinistra Bonaventura potrebbe tranquillamente fare l’esterno – ruolo già ricoperto a Bergamo – a destra non vedrei benissimo i vari Cerci, Honda o Suso.

4-3-1-2: uno dei miei moduli preferiti in assoluto, ma che certo non si adatta alla perfezione a questo Milan. E’ presto detto: con tutti i trequartisti, soprattutto esterni, a disposizione sarebbe un delitto scegliere un modulo di questo genere.
I tempi del Milan di Ancelotti sono lontanissimi, in tutti i sensi.

4-3-2-1: anche questo è un modulo che ricorda l’epopea ancelottiana. Albero di Natale che però, per lo stesso motivo che ho citato parlando del 4-3-1-2, non sembra il modulo migliore da scegliere. Anche se certo, tra questi ultimi due sarebbe sicuramente quello che prediligerei.

3-4-3: che la difesa a tre non sia ben vista dalle parti di Milanello è un dato di fatto. Anzi, che la difesa debba schierarsi a quattro sembra essere un diktat presidenziale/societario.
Nel contempo, però, bisognerebbe avere la giusta flessibilità per cercare di far rendere al meglio il materiale a disposizione.
In questo senso, quindi, trovo che una delle soluzioni migliori in assoluto per questo Milan potrebbe essere proprio il passaggio alla difesa a 3.Il 3-4-3 mutaforma di gasperiniana ispirazione, in particolare, permetterebbe alla squadra di variare il proprio approccio tattico in continuazione a seconda della situazione di gioco. Si potrebbe così passare facilmente al 4-4-2 con lo slittamente laterale del centrale di destra (Rami) ed il conseguente arretramento della catena di sinistra (Antonelli a terzino e Bonaventura / El Sharaawy ad esterni di centrocampo). Con l’ala destra che, in questo caso, diventerebbe ovviamente seconda punta (Cerci). O trequartista (Honda, col modulo che diventerebbe un 4-4-1-1).
Ma non solo. Con l’abbassamento di entrambe le catene laterali la squadra potrebbe chiudersi ancora di più, per poi puntare tutto sul contropiede, passando al 5-4-1.

3-5-2: variante del 3-4-3, anche se dal mio punto di vista meno adatta alla rosa attuale del Milan, è ovviamente il 3-5-2 con cui la Juve ha vinto gli ultimi tre Scudetti. Certo, quella era tutta un’altra squadra. Ma del resto il gap coi Bianconeri non è tattico, ma proprio di qualità della rosa.

E voi? Quale modulo scegliereste, allenaste il Milan al posto di Inzaghi?

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