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Archive for luglio 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Jess Vanstrattan dal Gold Coast United ai Central Coast Mariners.
Luis Landin dagli Houston Dynamo all’Atlante.
Omar Bravo dai Chivas Guadalajara ai Kansas City Wizards.
Samuel Holmen dal Brondby all’Istanbul BB.
Juan Lescano dal Liverpool al Real Madrid.
Josè Antonio “Chechu” Dorado Ramirez dall’Huesca al Betis.
Josè Salomon Rondon Gimenez dal Las Palmas al Malaga.
Gonçalo Silva dal Barreirense al Vitoria Guimaraes.
Timmy Simons dal PSV al Norimberga.
Leo Franco dal Galatasaray al Real Saragozza.
Juan Pablo Pino dal Monaco al Galatasaray.
Lucas Neill dall’Everton al Galatasaray.
Danny Wilson dai Rangers al Liverpool.

Danny Wilson passa al Liverpool

Francesco Russo dalla Cavese al Pergocrema.
Sokratis Papastathopoulos dal Genoa al Milan.
Nnamdi Oduamadi dal Milan al Genoa (comproprietà).
Rodney Strasser dal Milan al Genoa (comproprietà).
Gianmarco Zigoni dal Milan al Genoa (comproprietà).
Mattia Destro dall’Inter al Genoa (comproprietà).
Andrea Ranocchia dal Genoa all’Inter (comproprietà).
Carlo Ilari dall’Ascoli alla Juventus (comproprietà).
Louis Parfait dal Genoa al Crotone (prestito).
Magnus Troest dal Genoa all’Atalanta (prestito).
Andrea Bertolacci dalla Roma al Lecce (prestito).
Simone Sini dalla Roma al Lecce (prestito).
David Ball dal Manchester City allo Swindon Town (prestito).

David Ball passa in prestito allo Swindon Town

Borja Valero dal WBA al Villareal (prestito).
Ruben Castro dal Rayo Vallecano al Deportivo (fine prestito).
Ludovic Guerreiro dall’Ajaccio al Metz (parametro zero).
Damià Abella Perez dal Betis all’Osasuna (parametro zero).
José Manuel Casado Bizcocho dal Siviglia al Rayo Vallecano (parametro zero).
Joe Cole dal Chelsea al Liverpool (parametro zero).
Jorge Pina Roldan dal Levante all’Albacete (parametro zero).
David Belenguer dal Getafe al Betis (parametro zero).
Ruben Pulido dal Real Saragozza all’Eskişehirspor (parametro zero).
Javi Fuego Martinez dal Recreativo al Rayo Vallecano (parametro zero).
Josè Angel Crespo Rincon dal Siviglia al Padova (parametro zero).

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A qualche giorno dal lancio del sondaggio è arrivato il momento di andare a vedere come è stata da voi composta la Top XI del Mondiale africano da poco conclusosi con la vittoria spagnola.

Iniziamo subito, quindi.

PORTIERE

Iker Casillas

Iker Casillas – Il portierone spagnolo si guadagna il posto da titolare stracciando nettamente ogni concorrente: il suo 67,1% è infatti di cinquanta punti percentuali superiore al 17,1% di Stekelenburg, classificatosi in seconda posizione. Terzo, con un discreto 13,4% si piazza invece Manuel Neuer mentre a chiudere la classifica è Fernando Muslera, fermatosi al 2,4% dei consensi.

DIFENSORI

Sergio Ramos – Terzino destro titolare, e non poteva essere altrimenti, è quel Sergio Ramos che è risultato essere uno dei punti di forza della Spagna Campione del Mondo. Il fluidificante madrileno raccoglie quindi il 39,5% delle preferenze, staccando di dieci punti il tedesco Lahm. Solo il 18,5% va invece appannaggio di Maicon, indiscutibilmente il miglior interprete al mondo del ruolo: il terzino interista paga infatti il brutto Mondiale giocato dal suo Brasile e deve cedere il passo ai due ragazzi succitati. Raccoglie un decimo dei consensi anche Van der Wiel, tra i giovani interpreti del ruolo più interessanti al mondo, mentre si ferma all’1,2% l’uruguaiano Maxi Pereira.

Giovanni van Bronchkorst – L’unico interprete non spagnolo della linea difensiva di questa Top XI è il terzino sinistro titolare nonché capitano dell’Olanda. Il mancino in forza al Feyenoord raccoglie infatti una percentuale vicina a quella raggiunta da Ramos – 38,3% per lui – e si laurea, virtualmente, miglior interprete del ruolo dell’ultimo Mondiale. Piuttosto staccati Salcido e Fucile, che si giocano la seconda piazza con, rispettivamente, il 19,8 e il 18,5 percento dei consensi. Chiudono quindi la classifica Jerome Boateng con il 13,6 e Joan Capdevila con il 9,9 percento.

Carles Puyol – Il miglior centrale difensivo del Mondiale non poteva che essere lui. E’ proprio il centrale del Barça, che subito dopo il termine del Mondiale ha annunciato il suo ritiro dalla nazionale, ad aver raccolto il maggior numero di consensi, raggiungendo un ottimo 36%.

Gerard Piquè – A completare il reparto è il compagno di club e nazionale di Puyol, Piquè. Vittoria sul filo di lana, per lui, che raccoglie solo l’1% di voti in più rispetto al brasiliano Juan, che ha convinto molti tifosi nonostante il brutto Mondiale disputato dalla sua nazionale. Risultati relativamente buoni anche per Lugano (12%) e Friedrich (11%), mentre raccolgono solo le briciole Lucio, Mathijsen, Heitinga e Mensah, tutti fermatisi al 2% dei consensi.

CENTROCAMPISTI

Bastian Schweinsteiger

Bastian Schweinsteiger – Avendo giocato un Mondiale da assoluto protagonista, direi quasi dominatore del centrocampo l’interno più votato non poteva che essere Schweini, giocatore su cui bisognerebbe puntare ad occhi chiusi visto il mix di talento, esperienza ed età interessante. Il suo 46,6%, insomma, è davvero notevole ma non stupisce particolarmente.

Xavi – 42,1%, invece, per il centrocampista delle Furie Rosse, tra i tanti spagnoli inseriti in questa Top XI. Si devono quindi accontentare di poco-nulla gli altri: Xabi si ferma al 3,8, Van Bommel al 2,3, Khedira ed Arevalo all’1,5, De Jong, Mascherano e Perez allo 0,8.

TREQUARTISTI

Thomas Muller – Miglior giovane e Scarpa d’Oro del torneo. Poteva non essere lui il miglior trequartista destro del Mondiale? Certo, forse in pochi si aspettavano potesse chiudere col 70,4% dei consensi, bruciando letteralmente un Robben fermo al 25,9%. Eppure… Fa ancora più specie, poi, vedere il miglior giocatore del mondo, Leo Messi, raccogliere solo il 2,5% dei voti. A chiudere la classifica, quindi, l’1,2% di Elano.

Wesley Sneijder – Pochi dubbi anche per l’assegnazione del titolo di trequartista centrale: questi non poteva che essere Sneijder. Il suo 59% stacca di venti punti Ozil. Fermo ad un misero 2%, quindi, K.P. Boateng mentre resta al palo Kakà.

Andres Iniesta – Il giocatore a dominare la sua categoria più di tutti gli altri, però, è colui il quale, con un suo goal, ha deciso la finale. Iniesta, infatti, vola addirittura al 78,8%, annullando la concorrenza. Podolski resta infatti al 12,5, Kuyt e Robinho al 3,8 e Ayew all’1,3%.

PUNTA

Diego Forlan – Anche qui non potevano esserci molti dubbi. Soprattutto alla luce del fatto che Villa, trascinatore della Spagna sino ai quarti, si inceppò sul più bello. Forlan, quindi, ne ha approfittato per vincere il premio di Pallone d’Oro del Torneo, raccogliendo poi il 59% delle preferenze nel corso di questo sondaggio con lo spagnolo fermo al 38%. Non va oltre il 3%, invece, Miro Klose che comunque fa meglio dei vari Suarez, Gyan, Honda, Fabiano, Higuain e Vittek, tutti rimasti a bocca completamente asciutta.

Diego Forlan

ALLENATORE

Joachim Löw & Óscar Washington Tabárez Silva – Niente allenatore unico in capo a questa Top XI, quanto più una diarchia composta dagli allenatori di Germania ed Uruguay. Sono stati loro, con il 33,3%, i migliori allenatori del Mondiale secondo i lettori di Sciabolata Morbida. Staccato di una decina scarsa di punti, invece, il tecnico Campione del Mondo, Del Bosque, mentre fermo al 9% l’olandese Van Marwijk. Nessuna preferenza, infine, per Martino e Rajevac, che comunque si erano ben comportati costruendo in maniera intelligente Paraguay e Ghana.

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Sergio Almiron dalla Juventus al Bari.
Attila Filkor dall’Inter al Milan.
Cristian Daminuta dall’Inter al Milan.
Marco Ezio Fossati dall’Inter al Milan.
Giuseppe Figliomeni dall’Arezzo al Varese.
Leonardo Pettinari dal Cittadella all’Atalanta.
Rocco Benci dall’Hinterreggio al Catania.
Lorenzo Burzigotti dal Foggia alla Reggina.
Valerio Di Cesare dal Vicenza al Torino.
Artur Boruc dai Celtic alla Fiorentina.
Emiliano Insua dal Liverpool alla Fiorentina.
Santiago Garcia dal Banfield al Palermo.
Panagiotis Kone dall’Iraklis al Brescia.
Eliseu Pereira dos Santos dalla Lazio al Malaga.
Pedro Leon Sanchez Gil dal Getafe al Real Madrid.
Adriano Correia Claro dal Siviglia al Barcellona.
David Rodriguez Sanchez dall’Almeria al Celta Vigo.
Aritz Aduriz Zubeldia dal Maiorca al Valencia.
David Silva dal Valencia al Manchester City.
Pablo Barrera dagli UNAM al West Ham.
Kevin Thompson dai Rangers al Middlesbrough.
Toumani Diagouraga dal Peterbrough United al Brentford.
Daryl Murphy dal Sunderland ai Celtic.
Efrain Juarez dai Pumas ai Celtic.

Efrain Juarez sbarca in Scozia

Cuvillier Alexandre dal Boulogne allo Stade Brestois.
Carlos Bocanegra dal Rennes al St. Etienne.
Elamin Erbate dal Moghreb de Tetouan all’Arles.
Mario Mandzukic dal Wolfsburg alla Dinamo Zagabria.
Walter Henrique da Silva dall’Internacional al Porto.
Aldo Bobadilla dall’Independiente Medellin al Corinthians.
Marco Valtulina dal Torino alla Juve Stabia (comproprietà).
Leonardo Pavoletti dal Sassuolo alla Juve Stabia (comproprietà).
Alberto Cossentino dal Palermo al Novara (comproprietà).
Antonio Cinelli dalla Lazio al Sassuolo (comproprietà).
Archimede Morleo dal Bologna al Crotone (comproprietà).
Mirko Eramo dal Bari al Crotone (prestito).
Andrea Raggi dal Bologna al Bari (prestito).
Marco D’Alessandro dalla Roma al Bari (prestito).
Alessandro Crescenzi dalla Roma al Crotone (prestito).
Aiman Napoli dall’Inter al Crotone (prestito).
Davis Curiale dal Palermo al Crotone (prestito).
Emanuele Terranova dal Palermo al Crotone (prestito).
Daniele Conti dal Palermo al Sudtirol (prestito).
Michel Morganella dal Palermo al Novara (prestito).
Samir Ujkani dal Palermo al Novara (prestito).
Davide Di Gennaro dal Milan al Padova (prestito).
Andrea Esposito dal Genoa al Bologna (prestito).
Odion Ighalo dall’Udinese al Cesena (prestito).

Odion Ighalo passa al Cesena in prestito

Antonio Mazzotta dal Lecce al Pescara (prestito).
Nicola Bellomo dal Bari alla Lucchese (prestito).
Erwin Hoffer dal Napoli al Kaiserslautern (prestito).
Ali Al Habsi dal Bolton al Wigan (prestito).
Tom Adeyemi dal Norwich al Bradford (prestito).
Luke Daniels dal WBA al Bristol Rovers (prestito).
Graham Carey dai Celtic all’Huddersfield (prestito).
Ibrahima Sonko dallo Stoke al Portsmouth (prestito).
Angel Morales dal Nacional Montevideo all’Huracan (prestito).
Edinson Cavani dal Palermo al Napoli (prestito con diritto di riscatto).
Jesus Datolo dal Napoli all’Espanyol  (prestito con diritto di riscatto).
Jens Hegeler dal Leverkusen al Norimberga (prestito con diritto di riscatto).
Frederic Piquionne dal Portsmouth al West Ham (prestito con diritto di riscatto).
Dennis Diekmeier dal Norimberga all’Amburgo (prestito con diritto di riscatto).
Gonzalo Fierro dal Flamengo al Boca Juniors (prestito con diritto di riscatto).
Nassim Akrour dal Grenoble all’Istres (parametro zero).
Olivier Thomert dal Le Mans all’Hercules (parametro zero).
Gregory Beranger dall’Espanyol al Tenerife (parametro zero).
Jesus Capitain dal Betis allo Xerex (parametro zero).
Fernando Varela dal Maiorca al Kasimpasaspor (parametro zero).
Fernando Marques dall’Espanyol al Parma (parametro zero).
Thierry Henry dal Barcellona ai New York Red Bulls (parametro zero).
Dario Biasi dal Cesena al Cagliari (parametro zero).
Michele Rinaldi dal Bari al Rimini (parametro zero).
David Gray dal Manchester United al Preston North End (parametro zero).

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GRUPPO A

Austria

Portieri
Philip Petermann Austria Vienna
Christian Petrovcic GAK
Difensori
Emir Dilaver Austria Vienna
Mahmud Imamoglu First Vienna FC 1894
Lukas Rath Mattersburg
Micheal Shimpelsberger Twente
Gernot Trauner LASK
Centrocampisti
David Alaba Bayern Monaco
Robert Gucher Frosinone
Raphael Holzauser Stoccarda
Tobias Kainz Heerenveen
Christian Klem Sturm Graz
Cristhoph Knasmuller Bayern Monaco
Marco Meilinger Salisburgo
Georg Teigl Salisburgo
Attaccanti
Marco Djuricin Herta Berlino
Andreas Tiffner Austria Vienna
Andreas Weimann Aston Villa
Allenatore: Andreas Heraf

 Inghilterra

Portieri
Lee Nicholls Wigan
Declan Rudd Norwich
Difensori
Nathaniel Clyne Crystal Palace
Joshua Thompson Celtic
Jason Lowe Blackburn
Thomas Cruise Arsenal
Matthew Briggs Fulham
Nathan Baker Aston Villa
Stephen Caulker Tottenham
Reece Brown Manchester United
Centrocampisti
John Bostock Tottenham
Dean Parrett Tottenham
Matthew James Manchester United
Jacob Mellis Chelsea
Matthew Phillips Wycombe
Attaccanti
Nathan Delfouneso Aston Villa
Ryan Donaldson Newcastle United
Frank Nouble West Ham
Allenatore: Noel Blake

Francia

Portieri
Abdoulaye Diallo Rennes
Marc Vidal Tolosa
Difensori
Sebastien Faure Lione
Johan Martial Bastia
Thimothee Kolodziecziak Lione
Gaetan Bussman Metz
Chris Mavinga Liverpool
Lioc Nego Nantes
Centrocampisti
Gueida Fofana Le Havre
Francio Coquelin Lorient
Clement Grenier Lione
Enzo Reale Lione
Attaccanti
Yanis Tafer Lione
Antoine Griezmann Real Sociedad
Gilles Sunu Arsenal
Cedric Bakambu Sochaux
Gael Kakuta Chelsea
Alexandre Lacazette Lione
Allenatore: Francis Smerecki

Olanda

Portieri
Jeroen Zoet PSV
Steffen Bakker Groningen
Difensori
Erik Schouten AZ
Bruno Martins Indi Feyenoord
Imad Najah PSV
Tim Eekman Excelsior
Ricardo van Rhijn Ajax
Centrocampisti
Jordy Clasie Excelsior
Rodney Sneijder Ajax
Ricky Van Haaren Feyenoord
Steven Berghuis Twente
Leandro Bacuna Groningen
Davy Propper Vitesse
Attaccanti
Lorenzo Ebicilio Ajax
Florian Jozefzoon Ajax
Rajiv van la Parra Caen
Jerson Cabral Feyenoord
Luc Castaignos Feyenoord
Allenatore: Wim van Zwam

GRUPPO B

Croazia

Portieri
Matej Delac Inter Zapresic
Dominik Picak Lokomotiv Zagabria
Difensori
Dario Rugasevic Cibalia Vinkovci
Sime Vrsaljko Dinamo Zagabria
Tomislav Glumak Zadar
Renato Kelic Slovan Liberec
Matej Jonjic Hajduk Spalato
Centrocampisti
Franko Andrijasevic Hajduk Spalato
Filip Ozobic Spartak Mosca
Roberto Puncec Varteks
Arijan Ademi Dinamo Zagabria
Mario Ticinovic Hajduk Spalato
Zvonko Pamic Rijeka
Attaccanti
Anton Maglica Osijek
Andrej Kramaric Dinamo Zagabria
Ante Vukusic Hajduk Spalato
Marko Bicvic Basilea
Frano Mlinar Dinamo Zagabria
Allenatore: Ivica Grnja

Italia

Portieri
Simone Colombi Pergocrema
Mattia Perin Genoa
Difensori
Andrea Adamo Palermo
Michelangelo Albertazzi Milan
Riccardo Brosco Triestina
Luca Caldirola Vitesse
Alessandro Crescenzi Grosseto
Alessandro Malomo Roma
Centrocampisti
Andrea Bertolacci Lecce
Marco D’Alessandro Bari
Cristian Galano Bari
Jacopo Sala Chelsea
Roberto Soriano Empoli
Max Taddei Gubbio
Luca Tremolada Inter
Attaccanti
Fabio Borini Chelsea
Mattia Destro Inter
Nicolao Dumitru Empoli
Allenatore: Massimo Piscedda

Spagna

Portieri
Aitor Fernandez Athletic Bilbao
Alex Barcellona
Difensori
Jorge Pulido Atletico Madrid
Martin Barcellona
Carles Planas Barcellona
Marc Barcellona
Hugo Mallo Celta
Ramiro Sindaco Real Saragozza
Centrocampisti
Keko Atletico Madrid
Koke Atletico Madrid
Romeu Barcellona
Thiago Alcantara Barcellona
Ezequiel Calvente Betis
Sergio Canales Real Madrid
Attaccanti
Ruben Rochina Barcellona
Daniel Pacheco Liverpool
Iker Muniain Atlethic Bilbao
Rodrigo Moreno Real Madrid
Allenatore: Luis Milla

Portogallo

Portieri
Claudio Ramos Vitoria
Tiago Maia Porto
Difensori
Anibal Capela Braga
Cedric Sporting
Joao Amorim Vitoria
Mario Rui Benfica
Nuno Reis Sporting
Roderick Benfica
Centrocampisti
Danilo Pereira Benfica
Sana Benfica
Agostino Ca Sporting
Ruben Pinto Benfica
Sergio Oliveira Porto
Attaccanti
Alex Porto
Balde Sporting
Ever Brandao Benfica
Nelson Oliveira Rio Ave
Salvador Agra Varzim
Allenatore: Ilidio Valle

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Dopo aver pubblicato per Pianeta Sport la mia personale top 11 del Mondiale appena conclusosi in Sudafrica propongo a voi lettori di costruire, esattamente come fatto a suo tempo per quella inerente alla nostra Serie A, la vostra formazione ideale.
A tal proposito ho quindi costruito i classici sondaggi, scegliendo i giocatori che, ruolo per ruolo, si sono dal mio punto di vista dimostrati i più meritevoli.

Votate, dunque, e vedremo poi di quanto potranno differire le mie scelte dalle vostre!

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Edinson Cavani

Edinson Roberto Gómez Cavani, punta uruguaiana di proprietà del Palermo, sta per diventare un giocatore del Napoli. Di questo sono sicuri, infatti, moltissimi esperti di mercato dello Stivale, certi che il ragazzo nato a Salto il 14 febbraio di 23 anni fa diventerà a breve un giocatore Partenopeo.

Dopo 117 partite ufficiali giocate in maglia Rosanero, insomma, Cavani sta per lasciare la Sicilia. Niente di scandaloso in sè, la sua partenza era nell’aria già da prima che terminasse il campionato e molti, tra cui il sottoscritto, pensavano che il Palermo avrebbe monetizzato cedendo il ragazzo per una ventina di milioni da reinvestire poi su altri obiettivi di mercato, magari andando a pescare giocatori più prolifici del Matador.

Lasciano perplesse, però, le voci che danno il ragazzo vicino al Napoli. E per più motivi.

Innanzitutto la destinazione: qualche mese fa si parlava di estero, in particolar modo di un possibile futuro in Premier League. Poi uscirono voci di un interessamento del Wolfsburg. In entrambi i casi, comunque, si sarebbe trattato di una cessione economicamente importante e che non sarebbe andata a rinforzare una concorrente diretta dei Rosanero.
Spedire il giocatore in quel di Napoli, invece, vorrebbe dire proprio fare questo: i Partenopei sono una squadra dal potenziale simile, se non superiore, a quello dei palermitani. Piazza, capacità di investimento, appeal… tutte cose che rendono i due club sicuramente paragonabili. Non per nulla entrambi, ogni anno, partono per guadagnarsi un posto al sole d’Europa. Cedere Cavani alla società di De Laurentiis, quindi, vorrebbe proprio dire ritrovarsi Cavani a lottare per gli stessi obiettivi, ma nelle fila di un’altra squadra.

Non solo: a destare ancora più perplessità è il fatto che, a quanto si dice, il giocatore arriverebbe in prestito con diritto di riscatto. Questa stagione, quindi, il Palermo incamererebbe soli 2 milioni di euro, davvero un’inezia se si pensa al fatto che la valutazione del giocatore si aggira intorno ai 20 milioni. I restanti soldi, e si parla di 16 milioni (per un totale di 18, due milioni meno rispetto a quanto si dice che il Wolfsburg pagherebbe per lui), verrebbero pagati a partire da giugno 2011 in quattro rate annuali da 4 milioni di euro.
Una soluzione comodissima per il Napoli, indubbiamente meno vantaggiosa per il Palermo.

Maurizio Zamparini

Ma cosa potrebbe spingere Zamparini ad accettare questa soluzione? Due cose, principalmente: da una parte il fatto che Cavani vorrebbe restare in Italia, dall’altra il fatto che i suoi rapporti con De Laurentiis sono molto buoni tanto che il patron palermitano sarebbe pronto a fare questo favore al collega partenopeo. Che, dal canto suo, a quel punto avrebbe un debito di riconoscenza nei confronti del Presidente palermitano. Ma vale la pena chiudere un’operazione del genere solo per poter poi, un giorno, chiedere un favore “di ritorno” al produttore cinematografico attuale Presidente del Napoli?

Le perplessità, ripeto, restano.

Ad uscire vincitore da questa situazione, comunque, ci sarà sicuramente Cavani: il giovane attaccante uruguaiano resterebbe così in Italia, rispettando quindi le proprie volontà, e passerebbe ad una società che, secondo quanto dice radiomercato, sarebbe pronta a portare da 1,2 a 1,8 milioni di euro annui il suo stipendio netto.

Zamparini e Sabatini, intanto, hanno subito smentito la possibilità che venga chiuso questo trasferimento, soprattutto a queste condizioni. Le dichiarazioni dei due, però, non so perché sembrano suonare più come smentite di rito che risposte piccate.

“Tutti sono cedibili, dipende dal prezzo. se il Napoli li vuole tutti i miei giocatori, allora mi dia un paio di miliardi di euro! Sto scherzando… Tutti sanno che Cavani è sul mercato per cui se l’offerta sarà buona l’operazione si potrà concludere, ma non solo con il Napoli, anche con il Milan o l’Inter. Il Napoli, comunque,  è una società molto seria. Ma di Cavani con De Laurentiis io non ho parlato” ha detto il Patron Rosanero, che ha poi aggiunto: “Io non sono a conoscenza di nessuna offerta c’è Sabatini a Milano che sta trattando. Domani, a Milano, incontrerò sia il mio direttore sportivo che il presidente De Laurentiis, con quest’ultimo in assemblea di Lega. Con De Laurentiis non ho mai parlato di Cavani, ma solo di questioni inerenti alla lega”.
Direttore Sportivo palermitano che intanto ha così commentato la notizia: “Se Cavani non lo vende il presidente e non lo vendo io, chi può cederlo? Il presidente Zamparini è in ritiro con la squadra, io in un bar di Milano a bere una birra. Quindi oggi non potevamo chiaramente occuparci della vicenda. Ovviamente si parla di oggi. Poi c’è stanotte e c’è domani…”.

Edinson Cavani potrebbe presto cambiare maglia

Insomma, personalmente mi sembra tutto tranne che una smentita secca rispetto al fatto che Cavani potrà davvero finire al Napoli. Ora resta solo da capire con quale formula. Perché sia che ci andasse in prestito sia che fosse pagato 20 milioni cash il fattore “rinforzo di un diretto avversario” resterebbe, ma quantomeno nel secondo caso si incamererebbero soldoni freschi e sonanti reinvestibili sul mercato.
Non ci resta che aspettare qualche giorno, quindi, e vedere come si concluderanno le cose.

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Pedro Correia dal Club de Fatima al Crotone.
Artur Boruc dal Celtic alla Fiorentina.
Remi Mulumba dall’Amien al Lorient.
Pedro Mosquera dal Real Madrid al Getafe.
Borja Valero dal WBA al Villareal.
Rod Fanni dal Rennes all’Atletico Madrid.
Luis de Carvalho Nené dal Monaco al PSG.
Steven McManus dal Celtic al Middlesbrough.
Shane Smeltz dal Gold Coast United allo Shandong Luneng.
Ariel Ibagaza dal Villareal all’Olympiakos.
Alessio Grea dal Genoa al Ravenna (prestito).
Carlos Zambrano dallo Schalke 04 al St. Pauli (prestito).
Keirrison dal Barcellona al Santos (prestito).

Keirrison torna in Brasile

Nicolae Costantin Dica dal Catania al Manisaspor (prestito).
David Ball dal Manchester City allo Swindon Town (prestito).
Miguel Vitor dal Benfica al Leicester (prestito).
Diego Arismendi dallo Stoke al Barnsley (prestito).
Granddi Ngoyi dal PSG allo Stade Brest (prestito).
Yoann Riviere dall’Istres al Vannes (prestito con diritto di riscatto).
Antimo Iunco dal Cittadella al Torino (comproprietà).
Alain Pierre Baclet dal Lecce al Vicenza (comproprietà).
Matteo Darmian dal Milan al Palermo (comproprietà).
Davide Brivio dal Vicenza al Lecce (comproprietà).
Cristiano Lupatelli dal Cagliari al Bologna (parametro zero).
Nolberto Solano dal Leicester all’Hull City (parametro zero).
James Harper dallo Sheffield United all’Hull City (parametro zero).
Joe Ledley dalla lista svincolati al Celtic (parametro zero).

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Iniesta, decisivo nella finalissima Mondiale

Il Mondiale 2010 è ormai finito da un paio di giorni e tutti sicuramente saprete com’è andata ed avrete visto la Spagna spuntarla in finale contro l’Olanda grazie ad una rete di Andres Iniesta.

Rispetto all’ultima competizione iridata tv, radio, giornali, siti, blog e quant’altro hanno detto davvero di tutto, analizzato e sviscerato ogni aspetto tecnico e tattico della competizione. Ora, quindi, andiamo a dare un po’ di numeri…

Innanzitutto le partite giocate: 64, dall’esordio tra Sudafrica e Messico alla finalissima tra le Furie Rosse e gli Oranje. 145 sono invece stati i goal realizzati, con una media di 2,27 realizzazioni per match (media rimasta più o meno allo stesso livello di quattro anni fa, quando si attestò sui 2,3 goal a partita). 7 è stato invece il maggior numero di reti realizzati in un match e di goal realizzati da una sola squadra nel corso di novanta minuti: il pensiero, ovviamente, corre subito al roboante 7 a 0 del Portogallo sulla modestissima Corea del Nord.

3178856 è stata la presenza di pubblico totale, per una media di poco inferiore alle 50mila unità a partita (49670 a partita, per la precisione). Per quanto riguarda le squadre presenti parliamo di, ovviamente, 32 nazioni rappresentate. In principio erano in 204 a cercare un posto al sole.

Quattro, per 5 goal a testa, i capocannonieri di questa edizione: da Thomas Muller, Scarpa d’Oro e miglior giovane della competizione, a Diego Forlan, Pallone d’Oro della competizione, passando per David Villa, Scarpa d’Argento e Pallone di Bronzo, ed arrivando a Wesley Sneijder, Scarpa di Bronzo e Pallone d’Argento. Tre, invece, i giocatori arrivati a quota 4 goal (Klose, fermatosi ad un solo goal dal record di segnature totali ai Mondiali, Higuain e Vittek), quattro quelli arrivati a quota 3 segnature (Luis Fabiano, Suarez, Gyan e Donovan), quattordici quelli che hanno terminato il loro Mondiale a quota 2 e ben settantadue quelli capaci di segnare 1 rete.
Due, invece, i giocatori autori di una autorete: Park Chu-Young e Daniel Agger.

Parliamo di soldi, ora: 420 milioni di dollari è stato il fondo messo a disposizione dalla FIFA da suddividere in premi per le varie squadre.
40 di questi sono stati quindi consegnati alla squadra di casa, mentre 1 è stato ripartito ad ogni nazione per sostenere i costi di preparazione. Una volta al Mondiale, quindi, la Fifa ha stanziato 8 milioni di dollari come premio alle squadre che non passarono il primo turno, 9 a quelle uscite agli ottavi, 14 a quelle uscite ai quarti. La quarta classificata, invece, ne ha portati a casa 18, la terza 20, la seconda 24 e la prima 30.

Il numero totale di cartellini gialli estratti è stato di 260, con una media partita di 4.07. 17 sono stati invece i cartellini rossi, 0.26 per match. Il cartellino giallo più rapido è stato estratto ai danni di Humberto Suazo, precisamente dopo 1 minuto e 20 secondi del match disputato contro la Svizzera mentre quello più rapido mostrato ad un subentrante lo guadagnò Abdelkader Ghezzal, ammonito dopo 1 solo minuto. Il giallo mostrato più tardi nel corso di una partita se lo aggiudicò Hassan Yebda, ammonito al 95′ di Algeria-Slovenia. I due gialli mostrati più rapidamente ad uno stesso giocatori se lo guadagnò Kakà, due volte ammonito nel corso di 3 minuti contro la Costa d’Avorio.

Kewell si è guadagnato l'espulsione più rapida del Mondiale

Parlando di espulsioni quella più rapida se la guadagnò Kewell, espulso dopo 24 minuti dall’inizio di Australia-Ghana, quella più rapida per un subentrante Ghezzal, espulso a 15 minuti dal suo ingresso in campo. L’espulsione più tardiva in assoluto se l’è ovviamente presa Suarez contro il Ghana, esattamente a 121 minuti dall’inizio del match, mentre quella arrivata più in là considerando solo i tempi regolamentari venne comminata ad Antar Yahia, esattamente a 93 minuti dal calcio d’inizio.

La squadra con più cartellini gialli è l’Olanda, 25, mentre il match con più cartellini mostrati la finalissima, con 14 gialli ed 1 rosso. Per quello che riguarda gli arbitri, invece, quello ad aver arbitrato più partite è stato l’uzbeko Ravshan Irmatov, con 5 direzioni, mentre quello ad aver mostrato più gialli è Howard Webb, 31.

Girando in rete, poi, ho trovato alcune statistiche sul sito TheBestEleven che vale la pena citare.

Sette sono stati i giocatori ad aver effettuato più di dieci tiri nello specchio: David Villa con 17, Asamoah Gyan, Diego Forlan, Lionel Messi e Luis Suarez con 15, Wesley Sneijder e Gonzalo Higuain con 11.
In media, quindi, tra i giocatori con più di duecentocinquanta minuti all’attivo Messi ha calciato nello specchio ogni 30 minuti, Higuain ogni 31, Birsa ogni 32,63, Gyan ogni 33,40, Suarez ogni 36,86, Villa ogni 37,35, Mphela ogni 38,57, Ronaldo ogni 40, Forlan ogni 43,60, Klose ogni 44,63 e Lampard e Tae-Se ogni 45 minuti.

Dieci, invece, i giocatori ad aver fatto più di venti tiri totali: Gyan con 33, Villa e Forlan con 32, Messi 30, Sneijder 27, Suarez 25, Podolski e Ronaldo 21, Park e Dempsey 20.

Cinque quelli con almeno il 25% di percentuale nel rapporto tra tiri totali e reti realizzati (prendendo in considerazione solo i giocatori con almeno dieci tiri all’attivo): Muller al 38%, Vittek al 36%, Klose al 33%, Higuain e Luis Fabiano al 27%.

Per quanto riguarda il colpire pali o traverse, poi, il primatista è Gyan, con 3 legni all’attivo, seguito da Mphela, Messi e Ronaldo a quota 2.

Parlando di marcatori e dei rispettivi campionati di appartenenza scopriamo come sia stata la Liga a dare più goal a questo Mondiale, ben 29. Al secondo posto la Bundesliga con 21, al terzo la Premier con 19. Solo quarta la nostra Serie A, fermatasi a quota 16. Poca roba, poi, per il resto: l’Eredivisie si è fermata a 9, la Ligue 1 a 7, il campionato turco a 6, quello messicano a 5, portoghese e giapponese a 4, russo e statunitense a 3, greco e brasiliano a 2, argentino, australiano, cileno, danese, equadoregno e slovacco ad 1.

Veniamo, infine, a velocità e distanze, anche se queste statistiche si riferiscono a prima della finalissima.

E' stato Vela il giocatore con lo scatto più lento del Mondiale

Il giocatore con la minor velocità massima nel corso dei novanta minuti di gioco è stato Carlos Vela, spintosi a non più di 19,36 km/h mentre quello con la punta massima è stato un altro messicano, Javier Hernandez, arrivato a toccare i 32,15 in Messico vs. Uruguay. Anche se, in relazione a quest’ultimo dato, sarebbe interessante sapere la velocità toccata da Robben in finale quando recuperò una manciata di metri a Puyol per poi piazzarglisi davanti dimostrando una rapidità pazzesca.

Il giocatore capace di coprire la maggior distanza in novanta minuti è stato invece Sebastien Squillaci con 9,80 km, mentre se parliamo di match quello con più chilometri corsi è stato Usa vs. Ghana, arrivato a quota 288,55.
Quello con meno spazio coperto, per finire, è stato Grecia vs. Nigeria, con solo 182,59 km percorsi.

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L’anno scorso riportai, commentandola, una classifica del Sun riguardante i dieci peggiori acquisti effettuati da Sir Alex Ferguson nella sua infinita esperienza di Manchester.

Quest’anno propongo invece un’altra classifica della testata inglese, quella sui dieci migliori Treble della storia del calcio.

Sven Goran Eriksson e Torbjrn Nilsson con la Coppa Uefa dell'82

Iniziamo subito con la decima posizione, quindi: vi troviamo Sven Goran Eriksson ed il suo Goteborg d’inizio anni ottanta che nella stagione 81/82 centrò una tripletta notevole per una squadra sicuramente non al top di Europa. Quell’anno, infatti, gli svedesi vinsero l’Allsvenskan (il campionato svedese), la Svenska Cupen (la coppa nazionale) e, soprattutto, la Coppa Uefa.

Ma andiamo con ordine: dopo aver effettuato una campagna di rafforzamento importante in sede di mercato la compagine guidata dal tecnico che passò poi anche dal nostro campionato non partì bene. Facendosi forza sul 4-4-2 sapientemente impostato dall’allenatore, infatti, la squadra riuscì a trarsi d’impaccio, chiudendo una stagione storica.

Il Campionato venne vinto dopo che la stagione regolare venne chiusa al primo posto con 29 punti in 22 partite (11 vittorie, 7 pareggi e 4 sconfitte), con un solo punto di vantaggio sull’Hammarby. E proprio i Bajen sarebbero stati gli avversari della finale playoff: dopo essersi liberati dell’Halmstads ai quarti (3 a 1 totale) e del Malmo in semifinale (8 a 1 totale) arrivò infatti il 3 a 1 della finale di ritorno a ribaltare la sconfitta per 2 a 1 dell’andata. Trascinati dai 12 goal di Dan Corneliusson (che disputò poi più di 100 gare nel Como), capocannoniere del torneo, i Blåvitt riuscirono quindi ad imporsi in campionato. Ma non solo: come detto, infatti, quell’anno nessuno riuscì ad opporsi all’armata biancoblù, nemmeno nella Svenska Cupen che venne vinta proprio dalla squadra di Eriksson capace di imporsi in finale per 3 a 2 sull’Osters.

La Coppa Uefa, primo alloro europeo nella storia della società, arrivò invece al termine di una cavalcata a tratti trionfale: ai trentaduesimi di finale venne spazzato via l’Haka con un 7 a 2 totale assolutamente senza appello, ai sedicesimi gli svedesi fecero un po’ di fatica e dopo il 2 a 2 di Graz contro lo Sturm si qualificarono di misura grazie al 3 a 2 del ritorno, agli ottavi andarono in scioltezza con un 4 a 1 totale sulla Dinamo Bucarest, ai quarti fu decisiva ancora una volta la gara di ritorno (dopo il 2 a 2 di Valencia arrivò il 2 a 0 di Goteborg) mentre in semifinale ci fu addirittura bisogno dei supplementari (dopo l’1 a 1 di Kaiserlautern anche la gara di Goteborg si chiuse col medesimo risultato, con i Blåvitt capaci di spuntarla proprio nell’extratime).
In finale, infine, nessun problema per la truppa Eriksson, che si sbarazzò con una doppia vittoria (1 a 0 e 3 a 0) dell’Amburgo che giusto l’anno dopo si rifarà in Coppa dei Campioni vincendo il massimo alloro europeo in una famosissima finale contro la Juventus.

Torbjorn Nilson e Felix Magath nel corso della finale Uefa dell'82

La nona posizione è invece appannaggio del Liverpool versione 2001: guidati dal francese Gerard Houllier i Reds, reduci da ben sei anni di digiuno, si portarono a casa FA Cup, Coppa di Lega e Coppa Uefa in una sola stagione.
Al terzo anno sulle sponde del Mersey, infatti, l’ex tecnico federale si tolse delle belle soddisfazioni.

La vittoria in FA Cup partì da lontano: nel corso del terzo round la squadra del tecnico di Thérouanne si sbarazzò con un secco 3 a 0 del Rotherham United per poi sbarazzarsi di Leeds (2 a 0) e Manchester City (4 a 2) nei due turni successivi. Ai quarti, quindi, un altro 4 a 2, questa volta con il Tranmere Rovers, che fece da preambolo al 2 a 1 sul Wycombe della semifinale. In finale, quindi, arrivò il 2 a 1 in rimonta sull’Arsenal (Ljungberg per i capitolini, doppietta di Owen per i Reds), che consegnò al Liverpool un trofeo che mancava da dieci anni.

In Coppa di Lega il cammino fu invece più tirato: il terzo round venne passato infatti solo ai tempi supplementari con una vittoria di misura (2 a 1) sul Chelsea. In compenso il quarto round fu una passeggiata di proporzioni notevoli: 8 a 0 allo Stoke con Fowler, tripletta per lui, mattatore della serata. Ai quarti la strada tornò invece a farsi in salita: 3 a 0 al Fulham, sì, ma dopo che i novanta minuti regolamentari si erano chiusi sullo 0 a 0. Di Owen, Smicer e Barmby le reti che qualificarono alle semifinali i Reds. Semifinale che partì malissimo: l’andata venne infatti vinta dal Crystal Palace per 2 a 1. Nel ritorno, però, Murphy (doppietta per lui) e compagni dilagarono chiudendo la pratica con un rotondissimo 5 a 0. In finale, infine, il goal di Fowler, giunto alla mezz’ora, fu pareggiato in extremis da un rigore di Purse, che mandò le squadre ai supplementari prima ed ai rigori poi. Qui il Birmingham dovette quindi chinare il capo di fronte ai propri avversari, che misero le mani su di una coppa che mancava dal 1995.

In Uefa, infine, la vittoria arrivò in una storica finale con l’Alaves terminata 5 a 4 e decisa da un’autorete di Geli arrivata a tre minuti dal termine del secondo tempo supplementare dopo che i Reds si erano sbarazzati di Rapid Bucarest, Slovan Liberec, Olympiakos, Roma, Porto e Barcellona.

Robbie Fowler festeggia la quarta rete nella finale di Uefa del 2001

L’ottava posizione è invece piuttosto esotica: la stessa è infatti assegnata all’Al Ahly che tra il 2005 ed il 2006 vinse campionato e coppa nazionale oltre alla Champions League africana.

La Premier egiziana fu assolutamente dominata dal club allenato da Manuel José de Jesus: trascinati dai 18 goal di Aboutrika i Red Devils uccisero il campionato vincendo 23 partite su 26 senza perderne nessuna, registrando il miglior attacco e la miglior difesa e chiudendo a più quattordici sulla seconda posizione.

Della coppa egiziana non vi sono invece molte informazioni in rete mentre è possibile raccontare qualcosa del trionfo in Champions, il secondo in due anni per altro.
Dopo essersi liberati con un rotondo 5 a 0 tra andata e ritorno dei kenioti del Tusker arrivò il 4 a 0 contro i guineani del Renacimento che qualificò i Red Devils alla fase a gironi. Inseriti nel gruppo A con i tunisini dello CS Sfaxien, i ghanesi dell’Asante Kotoko e gli algerini del JS Kabylie i nostri prodi egiziani chiusero al secondo posto dietro alla Juventus Araba, squadra che poi avrebbero ritrovato in finale.
In semifinale, quindi, il 3 a 2 totale con gli ivoriani dell’ASEC Mimosas per chiudere poi con un 2 a 1 totale la finale contro il CS Sfaxien.
Anche qui, esattamente come in campionato, il capocannoniere fu Aboutrika che chiuse la manifestazione con 8 goal all’attivo, tre più di Ya Konan.

In settima posizione ritroviamo il Liverpool, questa volta nella sua versione risalente al lontano 1984.
L’allenatore, all’epoca, era quel Joe Fagan che, nato sulle rive del Mersey, era legatissimo alla sua città. Una volta smesso col calcio giocato, infatti, ebbe una quinquennale esperienza come allenatore del modesto Rochdale per poi entrare, nel 1958, a fare parte dello staff tecnico Reds. Ben sedici anni più tardi, quando Bob Paisley lasciò il ruolo di allenatore in seconda per prendere quello di allenatore lasciato libero da Bill Shankley fu proprio Fagan a prenderne il posto, diventandone quindi il vice. Nel 1983, quindi, fu su di lui che la società puntò per sostituire lo stesso Paisley e lui dimostrò subito di saper gestire al meglio la situazione vincendo Campionato e Coppa di Lega oltre ad una Coppa dei Campioni. L’anno successivo, poi, arrivò l’Heysel. E proprio quell’infausto accadimento segnò tanto Fagan da spingerlo ad abbandonare il mondo del calcio nonostante la possibilità di continuare a fare bene sulla panca della squadra della propria città.

Joe Fagan guidò il Liverpool a conquistare la Coppa dei Campioni dell'84

La vittoria in Coppa di Lega arrivò al termine di una doppia finale disputata contro l’Everton. Intendiamoci: il trofeo era assegnabile al termine di una finale secca, ma la stessa, disputata in quel di Wembley, terminò sullo 0 a 0 costringendo le due squadre non a passare per supplementari e rigori ma a ripetere il match (pratica, questa, molto in uso in terra d’Albione) qualche giorno più avanti. Al Maine Road, quindi, fu una rete di Graeme Souness a decidere il match, chiudendo la pratica.

Il campionato venne invece vinto al termine di una bella cavalcata: i Reds vinsero 22 partite sulle 42 totali, tanto quanto Southampton e Nottingham Forest. A fare la differenza, quindi, i tre pareggi in più che permisero loro di guadagnare tre punti più del Soton. Liverpool che si piazzò in prima posizione già alla quattordicesima giornata, restandovi sino al termine (con una sola piccola parentesi rappresentata dalla diciottesima giornata, quando fu il Manchester ad affrancarsi in prima posizione). A trascinare la squadra del Mersey alla vittoria del campionato fu Ian Rush, giocatore poi divenuto famoso per il flop in quel della Torino Bianconera, che realizzò ben 32 reti, dieci più di Gary Lineker.

In Coppa dei Campioni, infine, il percorso del Liverpool passò attraverso alle vittorie con Odense (6 a 0 totale), Athletic Bilbao (1 a 0), Benfica (5 a 1) e Dinamo Bucarest (3 a 1). In finale, quindi, i Reds si videro opposti alla Roma di Di Bartolomei. Il match si chiuse sul risultato di 1 a 1, influenzato dalle reti di Neal e Pruzzo e per assegnare la coppa si dovette ricorrere ai rigori. Dal dischetto furono fatali gli errori di Conti e Graziani, arrivati dopo a quello commesso da Nicol. Liverpool campione d’Europa.

La sesta posizione di questa simpatica classifica è appannaggio del PSV di Guus Hiddink che nel 1988 riuscì a vincere Eredivisie, Dutch Cup e Coppa dei Campioni.

La Coppa d’Olanda venne vinta al termine di un percorso che vide la squadra di Eindhoven battere 6 a 0 il De Treffers, l’MVV 3 a 1, il Den Bosch 1 a 0 (dopo i tempi supplementari), l’RBC 2 a 0 e l’RKC 3 a 2 in semifinale. La finalissima, quindi, venne giocata il 12 maggio al Willem II Stadion agli ordini dell’arbitro Cor Verhoef davanti ad 8500 spettatori. Grandi protagonisti di questo match furono i due Smeets ed Eric Gerets, che con i loro goal portarono a chiudere il match sul 2 a 2. A decidere lo stesso fu quindi Soren Lerby, che andò a realizzare la rete della vittoria al secondo minuto del primo tempo supplementare, coronando al meglio il suo primo anno passato in quel di Eindhoven.

Soren Lerby: un suo goal consegnò al PSV la KNVB Cup dell'88

Il campionato venne invece dominato: il PSV fu trascinato dai 29 goal di Wim Kieft ed andò a vincere 27 delle 34 partite disputate con un superattacco (117 goal all’attivo) ed una grandissima difesa (28 goal subiti).

In Europa le cose non andarono invece così bene e l’imposizione finale arrivò non senza fatica.
Le cose iniziarono piuttosto bene: il 3 a 0 sul Galatasaray fatto registrare nell’andata dei sedicesimi di finale fece subito ben sperare i tifosi olandesi anche se il 2 a 0 del ritorno riportò subito sulla terra tutti, in quel di Eindhoven. Meno problemi, invece, agli ottavi: al 2 a 1 di Vienna si aggiunse il 2 a 0 in terra d’Olanda che consegnò al PSV un pass per i quarti. Da qui in poi, quindi, la squadra allenata da Hiddink non vinse più una partita: opposti al Bordeaux chiusero rispettivamente 1 a 1 e 0 a 0 il doppio confronto con i francesi, riuscendo quindi a qualificarsi in semifinale grazie alla regola dei goal realizzati fuori casa. Nel turno successivo la cosa si ripetè esattamente uguale, ma contro il Real Madrid. La finale del Neckerstadion con il Benfica, poi, terminò 0 a 0 e ci fu bisogno dei calci di rigore per assegnare il trofeo. Decisivo fu l’errore di Veloso, che si fece parare il penalty da Van Breukelen: PSV Campione d’Europa!

La quinta posizione è terra di conquista dei Celtic Glasgow di Jock Stein che nel 1967 non firmarono una tripletta, ma bensì un poker! Quell’anno, infatti, gli scozzesi vinsero Scottish Cup, Coppa di Lega, Premier e Coppa dei Campioni.

Ma andiamo con ordine: le due coppe nazionali vennero vinte rispettivamente contro Aberdeen e Rangers. La Scottish Cup venne infatti riportata al termine di un 2 a 0 fatto registrare all’Hampden Park contro i The Dons mentre la Coppa di Lega venne vinta grazie all’1 a 0 nel derby con i Blue Noses.

E proprio i Rangers furono i principali contendenti al titolo anche in Campionato, là dove i Biancoverdi si imposero con un vantaggio di tre soli punti sui cugini al termine di un campionato che vide nella squadra dei protestanti quella con la miglior difesa (31 reti subite contro le 33 dei Celtic) ma in quella dei cattolici il team con il miglior attacco (trascinato da Steve Chalmers, capocannoniere con 21 reti per 111 goal realizzati contro i 92 dei Rangers).

Billy McNeill alza la Coppa dei Campioni

In Coppa dei Campioni il percorso fu netto nel corso dei primi due turni: alla doppia vittoria (2 a 0 e 3 a 0) con lo Zurigo si aggiunse la doppia vittoria degli ottavi contro il Nantes (3 a 1 sia all’andata che al ritorno). Ai quarti arrivò la prima ed unica sconfitta del loro torneo continentale, con il Vojvodina capace di imporsi 1 a 0 in Yugoslavia per poi essere superato ed eliminato dal 2 a 0 di Glasgow. La semifinale venne invece chiusa già nel corso dell’andata, quando il 3 a 1 fatto registrare in terra scozzese regolò i conti tanto che in quel di Praga i Celts si accontentarono di preservare lo 0 a 0. In finale, quindi, i goal di Gemmell e Chalmers ribaltarono l’iniziale vantaggio di Mazzola, consegnando agli scozzesi il più importante alloro europeo per club.

In quarta posizione troviamo l’Ajax del 1972, capace di vincere Eredivisie, KNVB Cup e Coppa dei Campioni.

Agli ordini di Stefan Kovacs, subentrato proprio quell’anno al grandissimo Rinus Michels, i Lanceri vinsero la loro ottava Coppa d’Olanda della storia al termine di un percorso netto che portò Cruijff e compagni a battere PEC Zwolle (8 a 3), Go Ahead Eagles (3 a 0), NEC (1 a 0), FC Volendam (2 a 0) ed FC Den Haag (3 a 2 in finale).

In campionato arrivò invece una sconfitta, ma che non pregiudicò minimamente il cammino della squadra di Amsterdam, capace di raccogliere anche 30 vittorie e 3 pareggi chiudendo a più otto sul Feyenoord forti di un attacco prolificissimo (104 reti segnate, 25 delle quali da Cruijff, capocannoniere del torneo) e dalla seconda miglior difesa del campionato (20 reti subite, sette più del Twente).

E quella raccolta in campionato fu l’unica sconfitta di una stagione mirabolante: in Europa, infatti, nessuno seppe opporsi all’armata Biancorossa che vinse il torneo a mani basse. L’avventura iniziò ai sedicesimi dove gli olandesi batterono 2 a 0 la Dinamo Dresda per impattare poi 0 a 0 in Germania ed accedere agli ottavi dove venne incontrato l’Olympique Marsiglia, superato con un 6 a 2 totale frutto del 2 a 1 francese e del 4 a 1 in terra olandese. Ai quarti fu quindi regolato l’Arsenal (2 a 1 in quel di Amsterdam, vittoria 1 a 0 a Londra) mentre in semifinale l’1 a 0 dell’andata fu sufficiente a staccare un biglietto per la finalissima del Fejienoord Stadion. Qui l’armata olandese, forte di campioni come Krol, Neeskens ed Haan trovò nella sua stella più lucente, Cruijff, il giocatore decisivo: una sua doppietta spense infatti i sogni di gloria dell’Inter, che dopo aver ceduto al cospetto dei Celtic, come abbiamo appena visto, non poterono nulla nemmeno contro questo mirabolante Ajax.

Inter che si è però rifatta proprio quest’anno e guadagna la terza posizione di questa divertente classifica. La storia è fresca e ben conosciuta: la banda guidata da Josè Mourinho ha infatti chiuso l’ultima stagione con le vittorie in Campionato, Coppa Italia e Champions League, coronando un sogno lungamente inseguito dalla società guidata da Massimo Moratti.

Roy Keane e Ryan Giggs, grandi protagonisti della cavalcata del 1999

La seconda piazza è appannaggio del Manchester United guidato da Alex Ferguson che nel 1999 vinse FA Cup, Premier League e Champions League.

La coppa nazionale venne vinta davanti ai quasi 80mila di Wembley al cospetto di un Newcastle che dovette inchinarsi alle reti realizzate, una per tempo, da Sheringham e Scholes.

In campionato l’imposizione arrivò invece di misura: i Reds la spuntarono ai danni dell’Arsenal per un solo punto, frutto di un pareggio in più. A pesare maggiormente, alla fine, fu la maggior prolificità della squadra allenata da Ferguson che a fronte dei venti goal subiti in più riuscì però a farne ventuno più dei Gunners, strappando loro la vittoria al rush finale. Tra i grandi protagonisti di quell’imposizione va ricordato sicuramente Dwight Yorke, capace di laurearsi capocannoniere del torneo al pari di Jimmy Floyd Hasselbaink e Micheal Owen con 18 reti all’attivo.

In Europa, infine, lo United chiuse il torneo senza sconfitte anche se con molti pareggi all’attivo. L’avventura dei Red Devils iniziò al secondo turno preliminare, quando gli inglesi si liberarono 2 a 0 dell’LSK Lodz in casa per poi impattare 0 a 0 in Polonia. Inseriti nel Gruppo D con Bayern, Barcellona e Brondby, poi, raccolsero ben quattro pareggi in sei partite, riuscendo a battere solo i danesi (6 a 2 là, 5 a 0 in casa propria). Questo, comunque, bastò loro per sopravanzare ai quarti di finale, dove fu l’Inter la vittima sacrificale: 2 a 0 a Manchester, 1 a 1 in quel di Milano. In semifinale fu un’altra italiana, la Juventus, a cedere: 1 a 1 Oltremanica, 3 a 2 a Torino. La finalissima, quindi, venne vinta rocambolascamente, tanto da entrare indelebilmente nel grande libro del calcio: all’iniziale vantaggio firmato da Mario Basler risposero, nel giro di due minuti ed a tempo già scaduto, Sheringham e Solskjaer, che chiusero una rimonta incredibile ed indintimenticabile, issando il proprio club sul tetto d’Europa.
Capocannoniere, anche qui, il solito diavolo trinidadense, quel Dwight Yorke che vinse la classifica di top scorer al pari di Andriy Shevchenko con otto reti all’attivo.

La prima posizione va invece, infine, al Barcellona targato 2009: la squadra di Guardiola fu infatti capace di vincere Copa del Rey, Liga e Champions dominando una stagione giocata su livelli stratosferici sia a livello di risultati che, soprattutto, di gioco. Capibile, quindi, perché il Sun ha deciso di assegnare proprio a questa squadra la prima piazza.

La cavalcata in coppa nazionale iniziò in ottobre e si concluse il 13 maggio: dopo il doppio 1 a 0 sul Benidorm arrivarono il 3 a 1 ed il 2 a 1 rifilati all’Atletico. Qualche difficoltà in più nel derby con l’Espanyol, con la seconda squadra di Barcellona capace di fermare i Blaugrana sullo 0 a 0 all’andata per poi cedere però nel ritorno, chiusosi sul 3 a 2 per Messi e compagni. 3 a 1 totale, quindi, in semifinale con il Maiorca e roboante 4 a 1 nella finalissima del Mestalla disputata con l’Athletic e risolta dalle reti di Tourè, Messi, Bojan e Xavi.

La Liga arrivò dopo una cavalcata fatta di 105 goal realizzati e solo 35 subiti, miglior attacco e miglior difesa del campionato. Il divario di nove punti sul Real, quindi laureò Campioni di Spagna i Blaugrana, con Eto’o vice pichichi a quota 30 reti, due meno di Forlan.

Samuel Eto'o, tra i punti di forza del Barça versione 2009

La Champions arrivò da lontano. La rincorsa al massimo alloro continentale per club partì infatti a metà agosto, con la partecipazione al terzo turno preliminare dove l’armata spagnola si sbarazzò facilmente del Wisla Cracovia: 4 a 0 all’andata e sconfitta per 1 a 0 al ritorno, che non mise comunque in discussione la partecipazione dei futuri campioni d’Europa a quella Champions.
Inseriti nel Gruppo C con Sporting, Shaktar e Basilea, poi, i Blaugrana rimediarono un’altra sconfitta, anche questa indolore: dopo aver raccolto tredici punti nelle prime cinque partite, infatti, Messi e compagni erano già sicuri del primo posto e presero sotto gamba l’ultimo match del girone, venendo battuti dallo Shaktar.
Molto agile, poi, anche il percorso che portò alla semifinale: dopo l’1 a 1 di Lione arrivò il 5 a 2 del ritorno, mentre ai quarti fu il Bayern a prenderne 4 al Camp Nou e dover chinare il capo, chiudendo poi con un inutile 1 a 1 il ritorno.
Sul filo di lana, invece, la qualificazione alla finale: alla fine fu un goal contestato ad Iniesta a portare il Barça all’ultimo atto, là dove le reti di Messi ed Eto’o chiusero la pratica United senza troppe apprensioni.

Al di là delle posizioni in classifica, comunque, questa classifica dà modo di ripercorrere un po’ di storia del calcio, fatta anche da imprese come quelle qui descritte. Cose che tutti i tifosi vorrebbero poter vivere, almeno una volta nella vita…

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Tra poche ore sapremo chi succederà all’Italia nel palmares dei Campionati Mondiali di calcio. Chi, tra Olanda e Spagna, riporterà per la prima volta in patria un alloro iridato. Sapremo quindi quale sarà la prima nazionale europea capace di imporsi al di fuori del Vecchio Continente.

Sono passati ormai quattro anni dalla magica nottata di Berlino che laureò l'Italia Campionessa del Mondo per la quarta volta nella propria storia

Per ammazzare il tempo che ci separa dall’inizio del match, quindi, facciamo il classico giochino con cui confrontiamo le due squadre ruolo per ruolo, per definire quale, sulla carta, dovrebbe essere superiore.

Casillas vs. Stekeleburg

Stekelenburg avrebbe potuto consacrarsi a questo Mondiale, dato che i mezzi per fare bene non gli mancano. Casillas, invece, è da anni uno dei migliori portieri al Mondo. Intendiamoci, nessuno dei due ha giocato ai livelli del Buffon versione 2006, ma nel contempo nessuno dei due ha giocato malaccio. Anche se il portiere Orange ha un po’ sprecato tutte le buone prestazioni di inizio Mondiale con la serataccia della semifinale, dove ha per altro regalato una rete a Diego Forlan.
Dare un giudizio sul Mondiale giocato dai due portieri, comunque, è complicato. Lo Jabulani pare infatti aver inciso molto sulle prestazioni di un po’ tutti gli estremi difensori.
In linea di massima, quindi, il prescelto è Casillas, portiere di più sicuro affidamento rispetto al collega olandese.

Sergio Ramos vs. Van der Wiel

Il terzino destro olandese, dato vicinissimo al Bayern Monaco vicecampione d’Europa, è uno dei prospetti europei – e forse mondiali – più interessanti del ruolo ma non ha ancora raggiunto la maturità dell’esterno difensivo spagnolo che quando riesce a non cadere vittima delle sue amnesie risulta essere giocatore davvero difficilmente superabile. Vera e propria forza della natura, infatti, Ramos sa essere molto più efficace in fase difensiva rispetto al collega Orange, cui non concede nulla nemmeno nel fondamentale migliore del terzino in forza all’Ajax: la propulsione offensiva. Terzino completo, Sergio è oggi una spanna superiore a Gregory, ragazzo che comunque col tempo potrebbe sicuramente raggiungere vette importanti: le potenzialità sono notevoli.

Puyol vs. Heitinga

Il capitano Blaugrana ha pochi eguali al mondo e tra questi, di certo, non vi è il modesto centrale olandese attualmente in forza all’Everton. Trascinatore vero Carles Puyol ha portato la Spagna in finale grazie ad una sua rete contro la Germania: gladiatore.

Puyol è il vero leader, trascinatore e gladiatore della nazionale spagnola

Piquè vs. Mathijsen

Non sono, personalmente, un grandissimo estimatore del centrale di scuola Barça, per il semplice motivo che pur riconoscendogli una grandissima maestria nel controllare il pallone ed impostare l’azione trovo che un difensore come lui dovrebbe essere notevolmente più efficace in marcatura mentre in questo aspetto del gioco il ragazzo dovrebbe crescere parecchio. Nonostante questo, comunque, il suo overall trovo sia già superiore a quello di Joris. Non per nulla il punto debole di quest’Olanda parrebbe essere proprio la difesa.

Capdevila vs. Van Bronckhorst

Il punto debole della difesa iberica potrebbe essere proprio la fascia mancina dove Capdevila non assicura prestazione da fuoriclasse, pur potendo garantire un certo equilirio tattico favorito dalla sua grande esperienza. Di contro, invece, è proprio Giovanni Van Bronckhorst il difensore più abile e capace tra gli Orange e sarà proprio lui a dover guidare la sua retroguardia. Terzino di qualità il capitano olandese ha incantato tutti con il suo goal all’Uruguay, indubbiamente uno dei più belli dell’attuale rassegna iridata.

Busquets vs. De Jong

Il giovane canterano Blaugrana cresce di partita in partita e pur non essendosi ancora attestato nell’elite dei fuoriclasse risulta già comunque un giocatore solido su cui poter puntare. Il mediano olandese, invece, è da sempre stato poco sponsorizzato, ma è uno dei giocatori più affidabili d’Europa, nel ruolo. Ad oggi, dovessi scegliere, punterei ancora su De Jong. Nel futuro prossimo chissà, le gerarchie potrebbero essere presto riscritte.

Xabi Alonso vs. Van Bommel

Non fosse per la sinistra tendenza a commettere falli cattivi in determinate situazioni di gioco Van Bommel sarebbe un giocatore degnissimo: fa infatti bene entrambe le fasi di gioco e non disdegna nemmeno la conclusione a rete. Certo, non è un regista raffinato come il basco, ma potrebbe comunque farsi valere. Stante così le cose, comunque, la mia scelta ricade su Xabi Alonso, giocatore che se portato a Torino un paio d’anni fa resto convinto avrebbe potuto far fare un salto di qualità notevole al gioco di una squadra che ha invece finito con l’involversi fortemente.

Xabi Alonso è uno dei migliori registi al mondo

Pedro vs. Robben

Qui non c’è proprio gara. E’ probabilmente il confronto vinto più nettamente da uno dei due contendenti. Intendimoci, Pedrito non è affatto un brutto giocatore, e l’ha dimostrato inanellando ottime prestazioni in quel di Barcellona. Robben, però, è attualmente l’ala più devastante al mondo ed il dubbio al riguardo non si pone nemmeno.

Xavi vs. Sneijder

Pur non giocando esattamente nello stesso ruolo sono i due giocatori che più si somiglieranno come approccio al match, probabilmente. E tra i due un anno fa si sarebbe scelto Xavi ad occhi chiusi, oggi, per lo strepitoso periodo di forma che sta attraversando, non si può che andare sul trequartista scuola Ajax. Come overall, probabilmente, lo spagnolo resta ancora di qualcosa superiore. Ma in questo momento, davvero, non si può non premiare il trascinatore di un’Olanda che potrebbe riscrivere la propria storia calcistica compiendo un’impresa che nemmeno la covata guidata da Cruijff riuscì a compiere.

Iniesta vs. Kuyt

Se Iniesta è tra i candidati al Pallone d’Oro del Mondiale un motivo dovrà pur esserci. Gli elogi per questo giocatore si sono davvero sprecati nel corso degli ultimi anni, quindi mi limiterò solo a dire che ha pochi eguali al mondo. Kuyt da parte sua resta comunque un buon giocatore, tanto movimento e un’instancabilità rara che ne fanno un’arma tattica di rara efficacia. Il paragone, però, non si può porre nemmeno. Iniesta tutta la vita.

Villa vs. Van Persie

Avrei scelto Villa comunque, credo, ma il Mondiale disputato dai due ragazzi mi ha tolto ogni dubbio: da una parte un Villa trascinatore capace di realizzare ben cinque reti prima della finale, dall’altra un Van Persie deludentissimo, che oltre ad avere problemi di feeling col goal non dà nemmeno il meglio di sè in fase di costruzione o rifinitura della manovra, risultando piuttosto abulico.

Villa è stato il trascinatore spagnolo in questo Mondiale

Sette a quattro per la Spagna, insomma. Ma immagino non ci fossero dubbi: la nazionale iberica è difatti, sulla carta, ben superiore a quella olandese. Il gruppo creato da Van Marwijk, però, ricorda, per compattezza, quello creato da Lippi quattro anni or sono. Ed allora come oggi tra le fila Orange, per altro, vi erano alcuni campioni a far fare il salto di qualità alla squadra. Certo, all’epoca il numero dei campioni era probabilmente maggiore e, soprattutto, gli stessi erano distribuiti in tutti i reparti della squadra. Oggi, nell’Olanda, le cose sono invece diverse. Solo un paio di campioni veri, entrambi posti sulla trequarti e con caratteristiche prettamente offensive.

Questo, però, non significa molto. Anche perché per quanto banale la palla è rotonda e mai come in una finale Mondiale il risultato è incerto. Per informazioni chiedere al Brasile targato 1950, e relativo Maracanaço.

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