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Archive for 16 gennaio 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Il Bari scende in campo in un San Nicola gremito per cercare di continuare la propria striscia positiva contro le tre grandi del campionato: nel girone di andata, infatti, erano arrivati i pareggi con le due milanesi oltre alla vittoria contro la Juventus.
Per farlo Ventura si affida quindi ad una formazione abbastanza collaudata con un solo grande problema: la sostituzione di Ranocchia, la cui stagione è finita anzitempo per via di una lesione del collaterale esterno con parziale lesione del crociato anteriore del ginocchio destro. Per ovviare alla sua assenza, quindi, il tecnico che cominciò la propria carriera guidando il Rapallo Ruentes decide di spostare Masiello centralmente – facendolo quindi tornare a ricoprire il ruolo che gli era proprio già nella Primavera juventina – dando spazio a Belmonte sulla destra.  

Ranocchia - sulla destra - è il grande assente del Bari

Mourinho deve invece fare i conti con gli infortuni di Chivu, Stankovic e Motta – oltre che del giovane Khrin – e con l’assenza di Eto’o, impegnato in Coppa d’Africa.
Decide così di schierare una sorta di 4-2-3-1 con Zanetti e Muntari mediani, Sneijder, Balotelli e Pandev ad agire sulla trequarti e Milito unica punta.  

CRONACA
Più Bari che Inter nel primo tempo del San Nicola.  

A partire forte sono però i Nerazzurri: dopo soli trenta secondi, infatti, Sneijder riceve al limite e calcia prontamente, con Gillet che è però bravo a distendersi deviando in angolo.  

Al quarto si fa vedere invece il Bari: Alvarez taglia da destra cadendo sulla pressione di Cordoba, con Rosetti che non assegna, giustamente secondo quanto si vede nel replay, il rigore.  

Con il passare dei minuti, comunque, sono proprio i padroni di casa a prendere sempre più campo. Tanto che nel corso della prima frazione costruiranno tre occasioni notevolmente interessanti: prima un’uscita a vuoto di Cesar, che tentava di chiudere Barreto, da modo alla punta carioca di crossare in mezzo cercando un compagno che possa segnare a porta vuota. Prima Cordoba e poi Muntari, però, chiudono con tempestività, salvando la situazione.  

Poi Donati avrà spazio per un break centrale e dopo aver portato palla per diversi metri taglierà la difesa avversaria con un bel filtrante su cui piomberà il solito Alvarez che dimostrerà di avere una precisione inversamente proporzionale alla velocità e finirà con lo sparare il pallone contro all’avversario.  

Infine sarà Parisi ad avere un’occasione notevole quando Koman lo libererà dal limite: il suo sinistro potente, però, sarà respinto in angolo dal solito Julio Cesar, bravo ancora una volta a mantenere illeso lo specchio della propria porta.  

Gillet si disimpegna molto bene nonostante le due reti subite

Nella ripresa sembra che le cose possano cambiare, ma è solo un’impressione. Dopo aver provato, attorno al cinquantunesimo, ad andare in vantaggio per ben due volte – prima con Sneijder direttamente punizione, poi con Cordoba che conclude fuori sugli sviluppi di un angolo -, infatti, i Nerazzurri prendono ben due goal nel giro di quattro minuti, entrambi su rigore.  

Prima è Samuel a provocare la massima punizione andando a colpire di braccio una conclusione di Meggiorini, poi è Lucio che una volta vistosi superato da Parisi prova ad intervenire in tackle da tergo finendo però con l’impattare la gamba del terzino barese. In entrambe le occasioni si presenta sul dischetto Barreto che calciando prima alla sua sinistra e poi alla sua destra spiazza per due volte il proprio connazionale apponendo la firma sulla sua doppietta personale.  

A quel punto Mourinho tenta il tutto per tutto costruendo una sorta di 4-3-3 con Sneijder e Quaresma mezz’ali di centrocampo. E la mossa da i suoi frutti: al sessantanovesimo Pandev conquista un pallone vagante in area e buca Gillet, accorciando quasi immediatamente. Questo proprio un paio di minuti dopo che Alvarez e Koman avevano avuto l’opportunità di chiudere il match: prima l’esterno honduregno aveva provato a cercare la via del goal da fuori, vedendosi ribattere il tiro dal portiere avversario, poi il centrocampista magiaro non era riuscito a ribadire in rete proprio quella respinta, mancando un’occasione ghiottissima.  

L’Inter però non si accontenta del 2 a 1 e al settantatreesimo minuto trova il pareggio con il terzo rigore della partita: Pandev entra in area e viene steso da dietro da Bonucci, che viene graziato in quanto meriterebbe anche l’espulsione. Resta un solo dubbio: la posizione iniziale dell’attaccante macedone.
Sul dischetto si presenta quindi Milito che spiazza il portiere belga: 2 a 2.  

A quel punto l’Inter avrebbe l’inerzia del match dalla sua ma il Bari dimostra per l’ennesima volta di essere una matricola terribile: Barreto finge il tiro e libera il solito Alvarez che però, ancora una volta, dimostra di opporre una scarsissima freddezza sottoporta ad una grande capacità di smarcarsi e si mangia il goal che avrebbe riportato in vantaggio i suoi.  

Qualche minuto più tardi è invece Meggiorini a provarci: la punta, capace di segnare 40 goal in campionato nelle sue tre stagioni al Cittadella, calcia bene da fuori, riuscendo però solo a sfiorare il palo della porta interista.  

COMMENTO
In un certo qual senso mi è sembrato di essere tornato indietro di una settimana: Inter messa sotto in diversi momenti nel corso del match, Nerazzurri che non meritano sicuramente la vittoria e, forse, non sarebbe così sbagliato qualora uscissero dal campo sconfitti.  

Esattamente come capitato la scorsa settimana con il Siena, però, la squadra di Mourinho dimostra grande cuore dando fondo a tutta la propria grinta per rimediare, almeno parzialmente, ad un risultato che sarebbe stato molto negativo.  

Mourinho ha plasmato una squadra con un grande carattere

Insomma, questa squadra mette in mostra quelle qualità che non si comprano in sede di mercato e che sono state proprie delle grandi squadre del passato: carattere.  

Perché si possono spendere palate di milioni per andare a comprare l’attaccante, l’ala o il fantasista migliore al mondo, ma un giocatore non fa una squadra e se si vuole vincere un campionato non bastano grandi qualità tecniche, servono anche doti caratteriali fuori dal normale.  

E questa squadra sta dimostrando a tutti come non sia mai doma ed i due goal rimontati all’ottimo Bari di oggi lo dimostrano in pieno.  

MVP
Il migliore in campo questa sera è Mourinho, un allenatore che non stimo particolarmente – più per le sue uscite spesso fuori luogo e atte ad aumentare l’acredine che già abbonda nel nostro calcio che per la sua indubbia capacità di gestione di una squadra – ma che resta uno dei migliori del panorama europeo. Ed anche stasera lo dimostra: nonostante i suoi fossero sotto di due reti lui ci crede ed infonde fiducia in tutta la squadra spronandola a fare meglio e sbilanciandola alla ricerca di un pareggio che in quel momento sembra lontanissimo ma che di lì a breve si materializzerà.  

Complimentissimi, comunque, anche a mister Ventura: il suo Bari si riconferma per l’ennesima volta matricola terribile, capace di non piegarsi davanti alle più grandi squadre del campionato.
Se non bastasse questo il tecnico di Genova è anche riuscito a costruire un undici compatto ed in grado di fare del bel gioco, cosa quest’ultima sempre più rara nel calcio nostrano.  

TABELLINO
Bari vs. Inter 2 – 2
Marcatori: 15′ st rig., 18′ st rig. Barreto (B), 24′ st Pandev, 29′ st rig. Milito (I)
Bari (4-4-2): Gillet; Belmonte, A. Masiello, Bonucci, Parisi; Alvarez (44′ st Kamata), Donati, Gazzi, Koman (32′ st Rivas); Meggiorini, Barreto. A disposizione: Padelli, S. Masielllo, Allegretti, De Vezze, RivaGreco. Allenatore: Ventura
Inter (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel (19′ st Santon), Cordoba; Zanetti, Muntari (19′ st Quaresma); Balotelli (34′ st Cambiasso), Sneijder, Pandev; Milito. A disposizione: Toldo, Materazzi, Carlsen, Arnautovic. Allenatore: Mourinho
Arbitro: Rosetti (Torino)
Ammoniti: Parisi, Bonucci (B), Samuel, Lucio (I)

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Grande vittoria della Costa d’Avorio sul Ghana: all’Estadio Chibandela di Cabinda, infatti, gli Elefanti hanno la meglio sulle Black Stars grazie alle reti realizzate da Gervinho, Siaka e Drogba.

A nulla serve quindi la rete segnata nel recupero dall’ex Udinese Gyan Asamoah.

Cosa d’Avorio che in seguito a questa vittoria ha già quindi strappato un pass per il prossimo turno. Resta solo da vedere se ad accompagnare gli Elefanti ai quarti saranno i ghanesi od il Burkina Faso.

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Nome: Danijel Aleksić
Data di nascita: 30 aprile 1991
Luogo di nascita: Pola (Jugoslavia, attuale Croazia)
Nazionalità: serba
Ruolo: punta
Club: FK Vojvodina
Scadenza contratto: 30 giugno 2011
Valutazione: 3 milioni

CARRIERA
Danijel nacque il 30 aprile del 1991 a Pola, città di più di sessantamila abitanti sita nella Regione Istriana. Nonostante sia nato in Croazia, però, ha passaporto serbo in quanto che sua madre era originaria proprio della Serbia, spostatasi un paio di mesi prima della nascita di Danijel a causa dei forti conflitti etnici che arroventarono i Balcani in quel periodo.

Aleksić, che non conobbe mai il padre naturale, iniziò a tirare calci ad un pallone a sette anni, quando cioè entrò a far parte del settore giovanile del Veternik. Quattro anni più tardi, quindi, il passaggio al Vojvodina, club fondato nel 1914 nella città serba di Novi Sad. Dopo cinque stagioni passate a giocare nelle formazioni giovanili arrivò, il 5 maggio del 2007 (a sedici anni appena compiuti) il debutto in prima squadra: Milovan Rajevac, allenatore del suo club, decise infatti di lanciarlo in un match che vede il Vojvodina opposto a niente meno che la Stella Rossa di Belgrado.

Questo esordio così precoce lo rende quindi il secondo più giovane esordiente nella storia della SuperLiga serba: meglio di lui, infatti, è riuscito a fare solo Slavko Perovic, attuale punta della Stella Rossa che esordì nella stagione 2004/2005 nell’FK Obilic quando aveva ancora solo 15 anni e 10 mesi.

La prima rete nel massimo campionato serbo arrivò quasi un anno più tardi: il 2 aprile del 2008 il suo Vojvodina si impose 4 a 1 al Karađorđe Stadium contro l’Hajduk Kula e lui realizzò una delle reti che permisero alla sua squadra di vincere così facilmente.

L’inizio della stagione successiva fu invece bagnato da una rete giunta niente popò di meno che contro la Stella Rossa. Proprio in quel periodo la sua fama, in patria, stava raggiungendo livelli molto importanti tanto che il suo nome iniziò a venire accostato costantemente ai due maggiori club serbi: la Stella Rossa stessa ed il Partizan.
Tutto inutile, però. I dirigenti del club di Novi Sad misero infatti subito in chiaro che non avrebbero ceduto il ragazzo ad un club serbo, ma solo all’estero.

In risposta a queste dichiarazioni arrivarono quindi immediate le attenzioni di Real Madrid e Villareal il cui interesse venne però gelato dalle dichiarazioni rilasciate lo scorso maggio dal ragazzo che nel corso di un’intervista rilasciata a blic.rs esplicitò le sue preferenze riguardo ad una possibile partenza: i campionati in cima alla sua lista dei desideri erano l’Eredivisie e la Bundesliga.

Forse anche per questo motivo non se ne fece nulla quando, almeno secondo il Daily Mail, il Manchester City offrì sei milioni di sterline per portarlo in Inghilterra.

E’ di ieri, invece, la notizia che vuole il ragazzo ad un passo dal Genoa con i grifoni lesti a bruciare l’interesse di tutti i top club interessati a lui (i media hanno recentemente fatto i nomi di CSKA Mosca, Milan, Inter, Amburgo, Chelsea ed Arsenal oltre a quelli dei club già citati in precedenza). Vedremo nelle prossime ore come si evolveranno le cose. Dopo Ljajic, quindi, un altro 91 serbo potrebbe sbarcare in Serie A.

Detto delle vicissitudini legate ai club in cui ha giocato e di quelli che vorrebbero acquisirne le prestazioni sportive non possiamo quindi ignorare la sua carriera internazionale: nonostante la giovanissima età, infatti, Danijel Aleksić ha già una discreta carriera alle spalle in quanto a nazionali giovanili e, inoltre, ha già esordito anche in nazionale maggiore. Facendo tra l’altro segnare un record non indifferente: Danijel è stato infatti l’unico giocatore capace di giocare in quattro differenti rappresentative in uno stesso anno: dal maggio al dicembre 2008 raccolse presenze nell’under 17, 19, 21 ed in nazionale maggiore, compiendo quindi un risultato non indifferente.

Ma ripercorriamo le cose tappa per tappa: nel 2007 fu capitano dell’under 16 serba mentre l’anno successivo lo diventò dell’under 17, squadra con cui disputò gli Europei in Turchia dove si distinse come miglior marcatore della competizione realizzando ben sette goal in nove partite (match di qualificazione compresi).

Come se non bastasse sempre quell’anno fece le prime apparizioni con le under 19 (con cui disputò poi gli Europei d’Ucraina l’anno seguente, dove si mise in mostra come una delle migliori punte europee della nuova generazione) e 21. Il tutto condito dal debutto, arrivato a soli 17 anni, in nazionale maggiore: a Belek, Turchia, Radomir Antic decise infatti di farlo scendere in campo in un match amichevole contro la Polonia, facendolo quindi diventare uno dei più giovani debuttanti di sempre.

Ad oggi Danijel Aleksić ha raggranellato 57 presenze ed 11 reti con il proprio club (Coppa Serba e competizioni europee comprese) oltre a diverse presenze con le nazionali giovanili del proprio paese (dove, assieme al neo viola Ljajic, è considerato uno degli astri nascenti del calcio serbo) e, come detto, all’esordio in nazionale maggiore.

CARATTERISTICHE
Discretamente dotato fisicamente (181 centimetri per ottanta chili scarsi) Aleksić è una punta capace di disimpegnarsi egregiamente in qualsiasi posizione offensiva lo si metta: per quanto ad oggi sia una seconda punta fatta e finita, infatti, rende anche come prima punta e come rifinitore, questo perché ad una tecnica di base invidiabile abbina grande carattere, generosità infinita e ottima mobilità.

Dotato di un calcio potente e preciso Danijel fa del fiuto del goal una delle sue caratteristiche principali. Valido anche nel gioco aereo da il suo meglio in acrobazia: famosissimo, in questo senso, un suo goal in rovesciata siglato nel corso degli ultimi campionati europei under 19.

Leader a trecentosessanta gradi ha già dimostrato di avere carattere da vendere sia per quanto riguarda il perseguimento dei suoi obiettivi personali che per quanto concerne la guida di una squadra. Non a caso è già stato capitano tanto dell’under 16 quanto dell’under 17 ed è sicuro che in futuro vestirà ancora in molte occasioni quella fascia.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Il calcio serbo sembra stia vivendo una sorta di seconda giovinezza: dopo aver avuto in passato una sorta di vuoto generazionale sta ora tornando a sfornare giocatori di valore assoluto che potrebbero quindi rinverdire i fasti di una nazione che ha dato al mondo molti giocatori che hanno contribuito a scrivere la storia del calcio europeo.

E se Ljajic è indubbiamente uno di questi si può dire altrettanto per Aleksić, giovane il cui futuro ad alto livello sembra assicurato.

Può quindi essere questo l’ultimo momento utile ad acquistarlo. E’ infatti indubbio che nell’arco di un’annetto lascerà Novi Sad per migrare verso qualche campionato e qualche club più importante rispetto a quelli in cui gioca ora. A quel punto, quindi, la sua valutazione inizierà a gonfiarsi naturalmente.

La sua valutazione oggi parrebbe essere stata posta sui tre milioni di euro, anche se l’eventuale asta che potrebbe scatenarsi su di lui potrebbe portare il Vojvodina a spillare molti più soldi di quelli che in questo momento ci si potrebbe aspettare di ricavare.
Tra qualche stagione, comunque, difficilmente potrebbe bastare una decina di milioni per assicurarsi l’acquisizione del suo cartellino.

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Seol Ki Hyeon dal Fulham alla lista svincolati.
Eddy Gnahore dal Manchester City al Birmingham (parametro zero).
Russell Anderson dal Sunderland al Derby County (parametro zero).
Alessandro Budel dal Parma al Brescia (comproprietà).
Nicolas Andres Cordova dal Parma al Brescia (comproprietà).
Andrea Rispoli dal Brescia al Parma (comproprietà).
Andrea Rispoli dal Parma al Brescia (prestito).

Andrea Rispoli passa in comproprietà al Parma che lo lascerà però a Brescia sino al termine della stagione

Milan Kopic dall’Heerenveen allo Sparta Praga (prestito).
Mark Randall dall’Arsenal al Milton Keynes Dones (prestito).
Aymen Abdennour dall’Etoile du Sahel al Werder Brema (prestito).
Manolo Pestrin dalla Salernitana al Torino (prestito).
Marco Storari dal Milan alla Sampdoria (prestito).
Stephan Lucie Smith dal Potenza all’Empoli (fine prestito).
Stephan Lucie Smith dall’Empoli alla Colligiana.
Ignacio Castillo dalla Fiorentina al Bari.

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Nome: Jack McInerney
Data di nascita: 8 maggio 1992
Luogo di nascita: Alpharetta (Georgia)
Nazionalità: statunitense
Ruolo: punta
Club: Philadelphia Union
Scadenza contratto: Generation Adidas (dicembre 2013)
Valutazione: 500mila euro

CARRIERA
Nato l’8 maggio 1992 ad Alpharetta, cittadina nel nord della Fulton County, Jack McInerney è uno dei migliori giovani prospetti del calcio statunitense. Avendo ancora solo 17 anni la sua carriera, come è facilmente capibile, è solo agli inizi.

Cresciuto calcisticamente nel Cobb FC McInerney è stato la stella dell’ultima nazionale under 17, squadra con cui ha disputato prima il torneo CONCACAF e poi il Mondiale di categoria.
Ma andiamo con ordine: a cavallo tra l’aprile ed il maggio scorso il ragazzo venne convocato da coach Wilmer Cabrera e partì per il Messico, dove avrebbe dovuto provare a trascinare gli States a vincere il torneo continentale. La sfida, certo, non sarebbe stata facile: i padroni di casa si presentavano infatti ai nastri di partenza con una squadra molto forte in cui spiccava sopra gli altri il talento di Martin Galvan, 16enne nativo di Acapulco che in patria è ritenuto come una sicura star del calcio mondiale.

Purtroppo a causa dell’epidemia di suina scoppiata nel paese centramericano il torneo venne sospeso al termine della fase a gironi, senza quindi che venissero disputati i match di semifinali e la finalissima, cosa che non diede modo a McInerney di portare gli USA under 17 ad imporsi a livello continentale.

Avendo vinto tutti e tre i match della fase a gironi, però, gli Stati Uniti si erano assicurati il passaggio del turno, cosa che garantiva loro la possibilità di partecipare al Mondiale nigeriano che si sarebbe disputato di lì a pochi mesi.

Mondiale di cui parleremo tra un attimo perché prima c’è da parlare di quanto fatto da Jack nel corso del suddetto torneo CONCACAF. Nelle tre partite disputate dai suoi McInerney scese ovviamente sempre in campo, mettendo in mostra tutto il proprio talento. Alla fine, quindi, furono ben cinque le reti realizzate, cosa questa che lo portò ad essere eletto come capocannoniere della competizione davanti all’honduregno Lozano, fermo a quota quattro, e proprio alla stellina messicana Galvan, ferma a quota tre reti.

McInerney, insomma, aveva dato dimostrazione con facilità e sicurezza di essere un ragazzo, calcisticamente parlando, molto maturo per la sua età, nonché uno dei migliori under 17 dell’intero continente nordamericano.

A quel punto, per quanto riguardava l’ambito internazionale, non restava che confermarsi anche al Mondiale.

Nessuna sorpresa, quindi, quando Cabrera, nello stilare la lista dei 21 ragazzi da portare in Nigeria, lo inserì nel novero degli attaccanti convocati per quella competizione.

L’esordio in terra africana non fu dei migliori per la sua squadra ma, al contrario, fu molto soddisfacente da un punto di vista personale. Dopo quattro soli minuti dall’inizio del match contro la Spagna, infatti, fu proprio McInerney a portare in avanti i suoi, firmando l’inaspettato vantaggio contro la formazione iberica. Che nei minuti successivi, però, seppe ribaltare il risultato grazie alle reti di Borja e Sarabia, stelline delle cantere madridiste (Atletico e Real rispettivamente).

Dopo essere rimasto a secco nella vittoria contro il Malawi, quindi, Jack firmò l’1 a 0 decisivo ai fini dell’imposizione come seconda forza del proprio girone contro gli Emirati Arabi.

L’avventura americana non sarebbe comunque durata molto tempo ancora: il 5 novembre, infatti, avrebbe visto il suo epilogo in quel di Kaduna. Quel giorno la nazionale americana scese in campo contro gli Azzurrini di Pasquale Salerno che infransero il loro sogno mondiale vincendo 2 a 1 grazie alle reti messe a segno da Beretta e Iemmello. Quella partita, tra l’altro, peserà a lungo sulla coscienza di McInerney: nonostante avesse disputato una prova più che dignitosa si rese protagonista di un errore piuttosto pesante dal dischetto: intorno al quarto d’ora del match, con le squadre ancora sul punteggio di 0 a 0, Jack si presentò dagli undici metri in seguito ad un fallo di mano compiuto da Federico Mannini. Il livornese Francesco Bardi, sostituto dell’infortunato Mattia Perin, riuscì però a stregarlo, neutralizzando il rigore battuto dalla punta americana.
Un errore pesantissimo. Chissà come sarebbe andata la partita se fossero stati gli Stati Uniti a passare subito in vantaggio.

Gioie e dolori nella breve carriera internazionale di McInerney, insomma. Quell’errore dal dischetto non gli ha comunque fatto perdere la fiducia dell’ambiente calcistico americano tanto che il mese scorso gli è stato fatto firmare un contratto come Generation Adidas.

Prima di parlare degli ultimi sviluppi della sua carriera bisogna quindi fare una piccola digressione riguardante il sistema calcistico americano: a livello giovanile i ragazzi sono solitamente legati alle squadre delle High School prima e dei College poi, generalmente. Una volta finito il proprio percorso di crescita possono passare al professionismo.
In alcuni casi, però, il processo viene troncato prima del proprio naturale esaurimento: molti giovani, infatti, preferiscono lasciare gli Stati Uniti per completare la propria formazione calcistica altrove (spesso in campionati europei di secondo piano), questo perché in molti casi anche una volta arrivati al professionismo avranno degli stipendi che non permetteranno loro di vivere esclusivamente di calcio, cosa che difficilmente avviene spostandosi in Europa.

Altre volte, invece, interviene un supporto di altro tipo: i contratti Generation Adidas, appunto. Questo programma altro non è che una joint venture tra la Major League Soccer, la lega professionista americana, e la United States Soccer Federation, la Federazione calcistica americana, atta a creare le condizioni necessarie ad un innalzamento del livello medio del calcio americano.
Sponsorizzato da Adidas, come facilmente intuibile dal nome, il programma incoraggia la rapida entrata nella MLS dei talenti più fulgidi del calcio americano che firmando un contratto di questo tipo diventano a tutti gli effetti dei calciatori professionisti e, soprattutto, hanno la garanzia di guadagnare uno stipendio molto più elevato rispetto al minimo sindacale garantito dalla MLS.
Diventando giocatori professionisti, quindi, perdono la facoltà di poter partecipare alle rassegne calcistiche riservate alle squadre di College ma dato che il loro stipendio non va a pesare sul tetto salariale delle franchigie che li acquistano diventano giocatori ancora più appetibili per le squadre militanti nella Major League Soccer, che sono quindi spinte a draftarli, integrandoli nella propria rosa.

Questo progetto, che fino al 2005 era sponsorizzato da Nike ed era conosciuto come Project-40, ha visto negli anni la martecipazione di molti giocatori che si sono poi saputi esprimere ad alto livello e di altri che, ancora giovani, hanno comunque il potenziale di fare molto bene. Tra gli altri, giusto per far capire il valore della cosa, è giusto citare Tim Howard (ex portiere del Manchester United oggi all’Everton), DaMarcus Beasley (ex ala del PSV Eindhoven oggi ai Rangers Glasgow), Carlos Bocanegra (ex difensore del Fulham oggi al Rennes), Jozy Altidore (punta del Villareal attualmente in prestito all’Hull City), Freddy Adu (fantasista del Benfica attualmente in prestito all’Aris Salonicco), Michael Bradley (ex centrocampista dell’Heerenveen attualmente al Borussia Moenchengladbach) e tanti, tanti altri talenti molto interessanti.

Il fatto che a McInerney sia stato fatto firmare un contratto di questo tipo dovrebbe farvi capire la reputazione che il giocatore si è costruito in questi anni passati al Cobb FC (dove militava dal 2004) e l’attesa che attorno a lui si sta creando in America.

Nonostante la giovanissima età Jack è entrato, giusto da ieri, nel mondo del calcio professionistico venendo draftato nel corso dell’MLS SuperDraft 2010 dalla neonata franchigia dei Philadelphia Union, che l’hanno preso come settima scelta del primo giro.

Nonostante abbia solo 17 anni, quindi, McInerney è a tutti gli effetti un giocatore professionista e dal marzo prossimo potrà confrontarsi con il massimo campionato statunitense.
Giustamente, aggiungo io. Il giocatore messosi in mostra nel corso dell’ultimo Mondiale under 17 merita sicuramente un’occasione di questo genere. Ora starà solo a lui dimostrare di valere già oggi questi livelli.

La scommessa compiuta dai dirigenti di Philadelphia, comunque, è molto interessante: qualora la vinceranno potranno avere a disposizione uno dei migliori giocatori del calcio statunitense.

Certo, questo fino a quando l’Europea di turno non si accorgerà del suo valore e non venga a portarlo via, magari pagando un buona quantità di milioni. E pensare che solo fino ad un mese fa si sarebbe potuto portare a casa con qualche migliaio di euro…
Riguardo a questa questione è comunque doveroso aprire una piccola parentesi: nel corso della sua adolescenza McInerney è già entrato in contatto col calcio del Vecchio Continente almeno in due occasioni: il ragazzo effettuò infatti un periodo di prova prima al West Ham e poi al Vitesse Arnhem, anche se in entrambi i casi non si formalizzò alcun trasferimento.

CARATTERISTICHE
Jack è un ragazzo dal fisico piuttosto minuto (solo 175 centimetri per 70 chili di peso). Non essendo ancora nemmeno maggiorenne, però, questo può essere plasmato attraverso tanto lavoro in palestra e sul campo da gioco. Certo, questo richiede una quantità di impegno e dedizione non indifferente, ma la professionalità del ragazzo non lascia dubbi riguardo al fatto che sarebbe disposto a sacrifici notevoli pur di arrivare.
Se da un punto di vista fisico non sembra essere ancora pronto diverso è il discorso che si può fare per l’aspetto tecnico: certo, non stiamo parlando di un nuovo fenomeno del calcio mondiale, ma anche qui le basi su cui lavorare sono notevoli. McInerney fa del fiuto del goal la sua caratteristica principale, cosa che abbinata ad una certa rapidità e ad una buona tecnica di base ne fanno un cannoniere più che discreto come dimostrato dai numeri realizzati con l’under 17 statunitense.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE
Le basi su cui lavorare, come detto, sono buone. La dedizione sembra essere quasi totale. Le prospettive, quindi, non possono che essere più che interessanti.

In America molti sono già convinti di avere a che fare con un nuovo Donovan, cosa questa che non va letta tanto da un punto di vista tecnico-tattico quanto di blasone: Landon è uno dei migliori giocatori della storia del calcio statunitense e viene idolatrato da molti suoi connazionali, McInerney è uno dei migliori under 17 del suo continente ed uno dei più interessanti in ottica mondiale ed in futuro potrebbe arrivare ad essere conosciuto, seguito e rispettato quanto il talento di Redlands.

Investire sul suo talento sarebbe quindi una mossa sicuramente azzeccata: posto che nessuno di noi ha la sfera di cristallo non possiamo sapere a priori quali dei tanti talenti interessanti sapranno imporsi anche tra i professionisti ad alti livelli e quali no. Vanno quindi fatti investimenti oculati in tal senso, e lui potrebbe davvero essere una presa interessante.

Oggi, provenendo da una realtà particolare come quella della MLS, una sua valutazione realistica potrebbe aggirarsi attorno al mezzo milione (anche se non mi stupirei affatto qualora raggiungesse il milione). Fino ad un mesetto fa, però, sarebbe stato acquistabile a molto meno.

Peccato solo che in Europa, a differenza di quanto accada nel suo paese d’origine, non ci sia ancora nessuno pronto a puntare su di lui.

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