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Archive for the ‘Amichevoli Nazionali’ Category

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La considerazione generale è presto fatta: l’Italia dà una parvenza di gioco migliore rispetto ad altre gare (Croazia, Malta, Azerbaigian) nonostante le seconde linee in campo. L’Ital-Conte ancora mi piace poco-niente, ma giustamente il C.T. predica calma e chiede tempo. Doveroso darglielo. Speriamo solo di essere ripagati positivamente.

A livello di gioco imbastiamo qualche azione degna di nota, ma dovrebbe essere più cattivi. Io non credo che le punte di oggi siano scarse, ma semplicemente che non abbiano dentro quella fame atavica che avevano i grandi bomber del passato recente (i Vieri e gli Inzaghi, per dirne due).
Dietro invece siamo stati un mezzo scempio, ma più per errori individuali che non per impostazione tattica. Abbiamo regalato almeno quattro comode palle-goal ai nostri avversari, tutte su cappelle madornali dei vari Sirigu, De Silvestri, Bonucci e Moretti. No, non si può.

Che gli “italiani all’estero” siano storicamente snobbati dalla Nazionale è un dato di fatto. Esempio lampante ne è Moretti: ignorato quando giocava la Champions stando in Spagna, titolare stasera che è ormai ad un passo dalla pensione.

Quando si parla del fatto che Buffon andrebbe mandato in pensione (come nei giorni scorsi, dopo l’errore-orrore con la Croazia) la maggior parte dei tifosi dice che la titolarità andrebbe consegnata a Sirigu.
Beh, io non sono d’accordo. Via Buffon? Ok. Si parta subito col dualismo Perin-Scuffet.

Per me sono loro i due portieri più talentuosi del dopo Buffon, anche più di Sirigu. E sì, chiamerei Scuffet in Nazionale anche se ad Udine – follemente – non gioca. Visto non più di tre giorni fa con l’under 19, altra partita da fenomeno.

Ci avevo ormai perso le speranze. Okaka a 16 anni era un mostro, con un atletismo che gli permetteva di dominare tra i pari età. Esordiente precoce nella Roma, poi vicecampione europeo con l’under 19. E poi tanto penare ed una carriera quasi bruciata.

Negli ultimi mesi si sta riprendendo, davvero contento di questo suo goal, pur deviato. Fenomeno temo non lo sarà mai, ma nella mediocrità che è il nostro attacco attuale per imporsi ci vuole poco, quindi andrà sicuramente tenuto d’occhio.

Vale un po’ quanto detto all’inizio. Dietro, a livello di singoli, siamo un mezzo scempio.

L’ultima under 21 ci diede Bianchetti, che fa panchina ad Empoli, e Caldirola, espatriato e quindi praticamente auto-esclusosi dalla Nazionale (in realtà gioca molto poco). Quest’ultimo temo possa aiutare poco, il primo in prospettiva sì ma deve crescere (e per farlo dovrebbe giocare).

L’attuale under oltre allo stesso Bianchetti porta in dote Romagnoli e Rugani, forse ad oggi i due prospetti difensivi migliori tra Azzurrini. Vanno aiutati a sbocciare.

Ci sarebbero poi pure Antei e Goldaniga. Ad oggi qualche chance relativa per il primo, diciamo pochine per il secondo.

Sulle fasce invece vedo bene Zappacosta, che per me ha un futuro in Nazionale quasi assicurato. Più freddino su Biraghi.

L’Albania veniva da qualche prestazione importante, per questo mi aspettavo di vederli fare meglio. Qualche individualità comunque interessante l’ha messa in mostra. Chissà se qualche osservatore italiano si muoverà in questo senso…

Nota a margine su Antonelli: qualità atletiche notevoli, tecnicamente è piuttosto limitato. Ed è un peccato. In Italia negli ultimi anni stentano a crescere giocatori completi, che possano quindi affermarsi a livello internazionale.

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Trentuno anni senza batterli. Appuntamento con la vittoria, quindi, rimandato alla prossima occasione. Che si presenterà il 22 giugno, quando Italia e Brasile si incontreranno nel corso della terza giornata della prossima Confederations Cup.

Intendiamoci, ai punti sarebbe l’Italia a spuntarla.

Più brillante degli avversari, la nazionale di Prandelli regala qualcosa sul possesso palla, che è però gestito meglio rispetto ad un Brasile ancora tutto da costruire in ottica Mondiale casalingo.

Alla fine, quindi, resta tanto amaro in bocca per una vittoria che gli Azzurri buttano nel cestino con due disattenzioni nel corso del primo tempo che valgono le due segnature Verdeoro, poi prontamente recuperate ad inizio ripresa dalla coppia De Rossi – Balotelli.

Italia che gioca meglio ed esalta un Julio Cesar assolutamente in palla.
L’ex portiere interista del resto con ogni probabilità era alla ricerca di una rivincita dopo che in estate era stato scaricato senza troppe fisime dall’Inter e voleva dimostrare di essere ancora un grande estremo difensore. Missione compiuta.
E’ infatti per buona parte merito suo se il Brasile riesce a chiudere la prima frazione di gioco con ben due goal di vantaggio. Perché l’Italia, che chiuderà il match con ben 22 tiri (contro 15) tentati, di cui 9 nello specchio, gli dà del filo da torcere, ma fatica a trovare la via della rete.

Prima di darci all’analisi dei singoli, però, andiamo a vedere come si sviluppano i goal, per avere un’idea più chiara di meriti e responsabilità.

La prima rete, quella segnata da Fred, è da attribuire appieno a Montolivo.
Vero è che Bonucci risulta anch’esso protagonista dell’azione, tenendo in gioco la punta brasiliana prima e spizzando il cross di Felipe proprio sul piede dell’ex Lione, ma è il centrocampista del Milan che deve assumersi tutte le responsabilità su questo goal subito.
La cosa è semplice: quando parte il cross dalla sinistra tutta la difesa va a schiacciarsi proprio da quel lato, con De Sciglio che deve abbandonare il secondo palo per stringere su un avversario. Chiaro che buona norma vorrebbe che sia qualcun altro, nel caso specifico proprio il suo compagno di club, ad occupare lo spazio da lui lasciato libero. Montolivo, invece, si “addormenta”. La palla, come detto spizzata e prolungata da Bonucci, arriva giusto sul piede di Fred, che deposita in rete con facilità. Se solo Montolivo si fosse mosso prima e fosse andato ad occupare quella zona di campo, come buona norma avrebbe voluto, il goal non sarebbe mai arrivato.

La seconda viene invece presa in contropiede.
De Sciglio sbaglia il cross, e fa partire la ripartenza brasiliana. Che potrebbe essere fermata già nei pressi del centrocampo da un Pirlo che però, evidentemente, valuta la situazione non così pericolosa da spendere un fallo tattico che sarebbe significato giallo sicuro.
Neymar può così avanzare indisturbato fino al limite dell’area, dove attrae Bonucci che, uscendo, sguarnisce la zona di centrosinistra dell’area di rigore. Lì dove s’infila Oscar, che segna con grande facilità. Certo, se solo De Sciglio fosse tornato più rapidamente in difesa il goal si sarebbe potuto evitare.
Da attribuire a Pirlo e De Sciglio, quindi le responsabilità di questo goal.

Brasile quindi meno pericoloso globalmente, ma altrettanto spietato nell’approfittare degli errori altrui.
Esattamente come fa l’Italia nel secondo tempo.

La rete di De Rossi viene sugli sviluppi di un angolo che è bucato da Dani Alves e su cui è proprio il romanista a piombare per primo, con un Dante, suo diretto marcatore, assolutamente troppo lento e molle nella circostanza.

Quella di Balotelli arriva invece quando un giocatore del Brasile – sinceramente, non ho capito chi – sbaglia un retropassaggio, innescando proprio la punta rossonera. Che evidentemente spaventa i difensori Verdeoro i quali, anziché chiuderlo, rinculano, dando spazio e tempo all’ex City. Che dopo aver preso la mira impallina l’incrocio dei pali. Là dove, stavolta, nemmeno un grande Julio Cesar può arrivare.

Tornando ai singoli, e detto dell’ottima prestazione del portiere brasiliano, continuiamo con l’analisi dei nostri avversari.

Tra i più negativi in campo spicca sicuramente Dante. Il centrale del Bayern Monaco, infatti, sembra un po’ il punto debole del reparto arretrato Verdeoro (certo, teoricamente il suo posto dovrebbe essere occupato da un certo Thiago Silva…) ed è lui, come detto, a regalare la prima segnatura all’Italia.

Già diverso, invece, il discorso che riguarda David Luiz. Il centrale Blues pare essere giocatore di altra categoria rispetto al compagno di reparto. Non sempre perfetto, disputa nel complesso una buona gara, risultando nel complesso uno dei migliori in campo tra le fila brasiliane.

Senza infamia né lode Dani Alves, da cui però ci si aspetterebbe molto di più. Sicuramente un po’ meglio Filipe Luis, come detto il giocatore che col suo cross da il là all’occasione che porta i suoi sull’1 a 0.

Prove piuttosto opache anche per i due centrocampisti, Fernando ed Hernanes, bene invece Oscar, Neymar e Fred. Un discorso a parte lo merita Hulk, giocatore che fino allo scorso anno sembrava destinato a “spaccare il mondo”, ma la cui involuzione è assolutamente palese.

Tra le fila Azzurre, invece, molto bene Daniele De Rossi, che segna il goal capace di dare il la alla rimonta dei nostri ragazzi. Efficace in entrambe le fasi di gioco, il centrocampista della Roma gioca come mezz’ala destra ma, all’occorrenza va a scambiarsi di posizione con Pirlo, si abbassa a ricevere palla dai difensori, imposta il gioco con diversi lanci (ben 12, di cui 9 riusciti), e trova l’angolo giusto quando brucia Dante e fredda Julio Cesar.

Molto bene anche Christian Maggio, giocatore che si temeva potesse farsi spazzare via da Neymar ma che, nel complesso, disputa una partita con grande attenzione e fondamentalmente non ha responsabilità su nessuno dei due goal goal subiti da Buffon. Peccato solo che quando Pirlo, con un lancio dei suoi, lo pesca a tu per tu con Julio Cesar il terzino napoletano non riesca a trovare la via del goal.

Buona partita anche quella disputata da Mattia De Sciglio, ottimo soprattutto in fase di copertura, dove non sbaglia praticamente nulla. Nulla, se non in quell’occasione in cui dà il la al contropiede che Neymar e Oscar trasformano nel 2 a 0. Un’occasione in cui, purtroppo, rientra in posizione con troppa lentezza, spianando la strada per il raddoppio agli avanti Verdeoro.

Nulla da dire, invece, ai due centrali difensivi. Perché sembrerà impossibile, ma non sono loro a poter essere imputati di un qualche errore in occasione delle due realizzazioni brasiliane. Ancora una volta, quindi, una buona prestazione per i difensori Bianconeri.

Pirlo giochicchia, Giaccherini corre tanto ma combina poco, Montolivo regala un goal.

Là davanti, invece, domina Mario Balotelli, che sembra stia davvero iniziando a maturare a tutto tondo. Non solo negli atteggiamenti extra calcistici, ma proprio anche in quanto a gioco. Una notizia che, se confermata, sarebbe davvero ottima per l’Italia. Questo ragazzo ha il potenziale per arrivare ad essere uno dei migliori giocatori al mondo della nuova generazione.Mario Balotelli

Stenderei infine un velo pietoso, restando ai titolari, su Osvaldo. Che, permettetemi, non dovrebbe poter nemmeno vestire la maglia numero 10. Piuttosto la si dia a Balotelli. O a Pirlo. O a Buffon.

La strada, comunque, sembra davvero essere quella giusta. Prandelli è sicuramente criticabile, ma nel complesso non si può non ammettere come stia facendo davvero un buon lavoro da quando si è seduto sulla panchina della Nazionale.

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Si avvicina l’Europeo e tutte le squadre che saranno impegnate in Polonia ed Ucraina scaldano i motori.

Tra queste la Francia, che qualche giorno fa, arrivo un po’ lungo, ha affrontato l’Islanda in quel di Valenciennes mettendo in mostra alcune lacune piuttosto preoccupanti.

Tempo di test, quindi nulla di allarmante.

Di certo però fossi un tifoso Bleus mi preoccuperei un tantino e spererei che Blanc, sicuramente uomo intelligente, si sia reso conto che certe soluzioni devono essere archiviate come esperimenti sì, ma falliti.

A cosa mi riferisco?

Semplice.

Partire con cinque giocatori non di spiccate doti offensive ma di doti quasi esclusivamente offensive può risultare insostenibile a maggior ragione se dietro non si ha esattamente una Linea Maginot a protezione della porta.

Perché a Valenciennes la Francia si schiera con una sola punta sì, Benzema, ma ben quattro mezzepunte schierate praticamente in linea a centrocampo: Menez e Ben Arfa sulle fasce, Nasri e Gourcuff in mezzo.

E la squadra implode.

Perché dietro c’è il solo Cabaye a fare da schermo ad una difesa in cui capitan Mexes è l’ombra di sé stesso e Rami può pochino, da solo. Ed in cui Debuchy dimostra, anch’esso, di trovarsi meglio in fase propulsiva che non difensiva, ed Evra di aver già sparato i colpi migliori della sua carriera.

Insomma, scenario un po’ apocalittico.

E non per nulla gli islandesi ne mettono due, giusto per gradire, gelando il pubblico di casa.

Nella ripresa le cose migliorano.

Qualche cambio e la Francia assume una fisionomia più da squadra che non da “all star”, riuscendo addirittura a ribaltare il risultato.

A pesare, sull’iniziale duplice svantaggio, è sicuramente la scarsa solidità di una difesa che andrà registrata in vista dell’Europeo quanto di un centrocampo praticamente inesistente. Non meno colpa, però, la ha anche l’incapacità dei cinque là davanti, tutti talenti purissimi, di dialogare tra loro.

Perché in diversi casi tendono a specchiarsi troppo i tenori schierati da Blanc, che finiscono così col non riuscire a pungere come potrebbero e dovrebbero.

Da capire, quindi, come Blanc riuscirà  a sistemare le cose da qui al via dell’Europeo.

Una vittima illustre, intanto, il fallimento di quell’esperimento l’ha mietuta: Gourcuff, infatti, resterà a casa. Blanc ha deciso infatti di escluderlo dalla lista dei 23 che partiranno per l’est Europa.

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Partiamo da un presupposto: non parlerò di un ragazzino di una dozzina d’anni che viene spacciato dagli sponsor come il nuovo Pelè (Adu vi dice nulla?) , ma di un ventunenne (quindi già giocatore professionista a tutti gli effetti) che ha fatto intravvedere potenzialità interessanti e che sembra essere uno dei talenti migliori della nuova generazione statunitense.

In questo pezzo vi parlo infatti Dane Brekken Shea, da tutti conosciuto come Brek.

Il ventunenne texano di proprietà dell’FC Dallas ha già infatti messo assieme qualche cap nella nazionale maggiore a stelle e strisce (dopo aver collezionato diverse presenze nelle nazionali giovanili) ed è atteso dal definitivo salto di qualità.

Per intanto ha deciso con una sua giocata il match disputato ieri al Lincoln Financial Field di Filadelfia contro gli acerrimi rivali messicani.

Tri che era passata in vantaggio dopo poco più di un quarto d’ora di gioco con Oribe Peralta, per poi gestire il vantaggio per un’oretta circa.

Al settantatreesimo, però, Shea sale in cattedra, e fa il break (che può sembrare un gioco di parole, visto il suo soprannome) che vale il definitivo pareggio.

Subentrato da nemmeno un quarto d’ora all’esperto centrocampista Jermaine Jones, infatti, Shea riceve palla giusto sul vertice sinistro dell’area di rigore, per poi farvi ingresso. Una volta qui supererà perentoriamente Israel Castro, per trovare il fondo ed effettuare un cross basso che bucherà sia Hector Moreno che Guillermo Ochoa trovando tutto libero sul secondo palo Robbie Rogers, per il più facile degli appoggi in rete.

Il goal di per sè non è certo nulla di fenomenale. Non ci sono rabone, doppi passi, gesti atletici al limite delle leggi della fisica o altro. C’è semplicemente uno dei migliori talenti d’America che ha deciso di mettersi in mostra agli occhi del mondo, nel corso di un’amichevole internazionale.

Ed era giusto parlarne.

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Estadio Algarve di Faro, ore 21: Mateu Lahoz dà il fischio d’inizio del match amichevole che si disputa tra il Portogallo padrone di casa ed il modesto Lussemburgo, vittima sacrificale di una partita dall’esito scontato.

E le cose vanno come tutti se le aspettavano.

Dopo venticinque minuti di gioco Postiga sblocca il risultato, con Cristiano Ronaldo che ad un paio di minuti dall’intervallo raddoppia.

In apertura di ripresa Coentrao di testa chiude quindi un match virtualmente mai in discussione.

Ma è al cinquantanovesimo che si consuma il clou: lancio lungo a mettere in movimento Silvestre Varela che svetta di testa ed appoggia ad Hugo Almeida. Che estra una magia dal cilindro.

Stop di petto, calcio volante prima che la palla tocchi terra e traiettoria pressoché perfetta ad infilare Jonathan Joubert sul secondo palo.

Prodezza balistica notevole, che vi propongo oggi perché certi gesti rendono il calcio quello che è: lo sport più bello del mondo!

Per la cronaca Almeida firmerà la propria doppietta personale  al settantaduesimo, chiudendo il match sul 5 a 0 finale.

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CRONACA

L’Italia parte subito forte. Al quarto minuto Cassano libera Montolivo nei pressi della linea di centrocampo con il trequartista Azzurro che può innescare il contropiede. Buona la manovra italiana con cinque diversi giocatori che toccano il pallone per un’azione conclusa dal bel sinistro di Criscito che fredda Casillas colpendo però il palo.
Il goal è comunque nell’aria ed arriva all’undicesimo quando Criscito filtra per Montolivo che s’infila alle spalle della difesa avversaria per poi battere Casillas con un pallonetto splendido, che colpisce la parte interna della traversa.

La Spagna però non ci sta e prova a farsi vedere. Al diciannovesimo sugli sviluppi di un corner corto Silva converge dalla destra per calciare di mancino, con Buffon che però non si scompone e blocca senza grossi problemi il siluro sparato dall’ala Citizens.
Italia che comunque continua a tenere il pallino del gioco. Partita giocata su buoni ritmi e con discreta qualità. Le occasioni non fioccano, ma il match si lascia guardare.

Al ventottesimo Martinez lanciato in area si inserisce bene tra Criscito e Chiellini, che però lo tampona bene e lo porta sul fondo per poi chiudere in angolo.
La Spagna però dietro balla, in particolare dalla parte di Iraola (fascia destra). Alla mezz’ora così Rossi è lanciato in area e dopo aver seminato Piquè si presenta a tu per tu con Casillas, fallendo però un’occasione che avrebbe dovuto capitalizzare.

L’Italia fa meglio ma la Spagna al guadagna un calcio di rigore: Cazorla crossa da sinistra, contatto Chiellini-Llorente e l’arbitro fischia. Sul dischetto si presenta Xabi che fredda Buffon senza problemi.

Gli Azzurri comunque non si demoralizzano. Cassano lanciato nello spazio duella con Arbeloa per poi calciare in diagonale, trovando però il piede destro di Casillas a deviare il pallone fuori dallo specchio.
Sugli sviluppi del corner che ne segue è lo stesso Pibe de Bari a provarci di testa, senza però trovare lo specchio di porta.

Bella anche l’azione che l’Italia costruisce al quarantunesimo. Peccato solo che dopo il tocco dentro di Cassano Rossi cerchi Pirlo, che però proverà a fare velo per lo stesso Cassano, ma facendo male i propri conti.
Negli ultimi minuti della prima frazione esce la Spagna che guidata da Iniesta prova ad imporre il proprio gioco. Gli Azzurri, comunque, controllano bene il match, pur senza riuscire a giocare più come la prima mezz’ora.

Nel recupero, comunque, la squadra di casa ci prova ancora: Maggio lanciato sulla destra ha modo di sgroppare come sa fare lui. Cross sul secondo palo dove Busquets, appena subentrato al claudicante Piquè, svetta di testa sfiorando il palo, facendo correre un brivido lungo la schiena di Casillas e di tutti i supporter delle Furie Rosse.

In apertura di ripresa brutto passaggio di Ranocchia che perde palla sulla propria trequarti con Silva che calcia immediatamente cercando di sorprendere Buffon, mettendo però palla sopra la traversa.
E’ comunque ancora l’Italia a fare la partita. Al sesto, quindi, Rossi entra in area palla al piede per scaricarla poi a Cassano con un bel colpo di tacco. Il capitano, però, non riuscirà a far filtrare il proprio passaggio in direzione di un compagno. Sarebbe stato il facile 2 a 1 per i padroni di casa.

All’ottavo Villa converge in area dalla sinistra, salta Maggio e mette in mezzo un pallone basso che è fatto proprio da Buffon, bravo nell’uscita bassa ad impossessarsi della sfera.
Cinque primi più tardi Cassano batte un corner corto in direzione di Pirlo, che gli restituisce immeditamente la sfera. Entrato in area, quindi, il fantasista del Milan calcerà in diagonale, senza però impensierire Valdes (subentrato a Casillas nell’intervallo).

Spagna che è comunque viva e al quarto d’ora s’avvicina al goal con Llorente liberato per un rigore in movimento che la punta basca cicca calciando con poca forza ed il trio Criscito (a deviare la palla in scivolata) – Buffon (a smanacciarla poi) – Maggio (a farla sua e liberare l’area) a negargli la rete.
Otto minuti dopo Balotelli prova a mettersi in mostra: ricevuta palla sulla sinistra punta e salta Busquets per calciare poi a giro sul secondo palo, senza però trovare lo specchio. Sarebbe stato un goal notevole.

Balotelli che al ventottesimo si mangia ancora Busquets con facilità estrema, per poi sbagliare però le misure dell’assist e sprecare una buona occasione.
Spagna che torna a farsi vedere al trentatreesimo quando Silva entra in area dalla sinistra per sparare col suo piede preferito, trovando però la pronta risposta del portiere juventino.

Nell’ultimo quarto d’ora, comunque, la Spagna esce alla grande. Silva la mette in mezzo dalla sinistra, Mata effettua una bella mezza rovesciata volante trovando però l’involontaria respinta di Llorente, con l’Italia che si salva poi in qualche modo.
Pirlo non ci sta e ci prova direttamente da calcio piazzato. Bella la punizione battuta dal sensibilissimo destro del regista Bianconero, che mette in difficoltà un attento Valdes bravo a respingere in corner.

La rete è ancora una volta nell’aria ed arriva al trentanovesimo della ripresa con Aquilani bravo (e soprattutto fortunato) a punire la Spagna nel suo momento migliore. Spagnoli che perdono palla nella propria metà campo, sfera che giunge a Pazzini in area, appoggio ad Aquilani, tiro deviato e Valdes completamente fuori tempo.

A due dal termine è Villa a provarci di prima intenzione, senza però fortuna.
Italia che comunque non disdegna a ripartire: Aquilani lancia Balotelli che controlla e difende bene la sfera, trovando però la deviazione di un avversario sul tiro.

Allo scadere Pirlo trova il fondo e crossa, con Bonucci, rimasto alto in occasione di un corner, che svirgolerà la girata.
Nel recupero è Silva provarci: stoppata palla al limite cercherà il tocco d’esterno sinistro a battere Buffon, mettendo però palla oltre la traversa.

A due di recupero Balotelli salta per l’ennesima volta Busquets stoppando il pallone per poi farsi respingere la conclusione a tu per tu con Valdes, quando avrebbe potuto toccare palla lateralmente a Pazzini per il più facile dei 3 a 1.

E’ l’ultima vera azione di una partita vinta meritatamente dagli Azzurri.

COMMENTO

Partiamo da un presupposto: quella che sfida stasera l’Italia in quel di Bari è una Spagna/2, con un potenziale ben inferiore a quello che esprimerebbero le Furie Rosse qualora fossero al completo.

Basta scorrerne la formazione, infatti, per rilevare come manchino dei giocatori che potrebbero da soli fare la differenza.

Un nome su tutti: Xavi.

Detto questo gli avversari della formazione Azzurra sono comunque tutt’altro che scarsi.

Iniesta, Torres (o quel che rimane di lui…), Silva, Pique, Casillas sono solo alcuni dei grandi giocatori che Del Bosque mette in campo questa sera per fronteggiare i ragazzi di Cesare Prandelli.

Che però dal canto loro non si scompongono e colgono la palla al balzo per dimostrare di essere una squadra assolutamente degna di essere un minimo considerata.

Buono il gioco mostrato dalla squadra capitanata da Cassano, stasera. Specialmente in un primo tempo in cui sembrano proprio gli Azzurri la compagine abituata a fare delle buone trame di gioco il proprio marchio di fabbrica.

Nella ripresa, forse anche per via dei tanti cambi operati, sono gli spagnoli, almeno per un venti-trenta minuti, a fare meglio. Anche se poi nel finale, dopo la rete di Aquilani, gli spazi si aprono e l’Italia potrebbe triplicare.

Qualità di gioco, dicevo.

E davvero debbo dire che raramente, nel corso della mia intera vita, ho visto una Italia giocare così bene. Finalmente con un’idea di gioco in testa, e non limitandosi ad occupare il campo cercando la ripartenza decisiva o la giocata del campione di turno (forse anche perché i Totti, Del Piero, Vieri, ecc non ci sono in questa squadra).

La via tracciata sembra essere quella giusta, comunque. Questa squadra per com’è difficilmente potrà vincere l’Europeo, ma se proprio si deve uscire che lo si faccia giocando come stasera e non sfigurando con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia.

Venendo alla Spagna… Del Bosque inverte Silva e Cazorla per permettere loro di accentrarsi e scaricare in porta, ma il problema vero è che nel primo tempo la Spagna costruisce ben poco. Hai voglia a cercare la conversione dei due esterni quando non li rifornisci.

Per altro va detto che ad inizio match il centravanti è un Torres ombra del giocatore che fu. E che proprio Silva stenterà parecchio nei primi quarantacinque minuti, per poi invece uscire alla grande nella ripresa, quando risulterà essere uno dei migliori in campo.

Venendo alla difesa è parso palese come inserito in una squadra normale anche quel Piquè che viene spesso incensato come fosse un fenomeno diventa un centrale tutto sommato normale.

Al di là dell’errore fatto in occasione di Montolivo, quando si fa attrarre dal pallone lasciando una voragine alle sue spalle (in cui si infilerà proprio il trequartista Viola che riuscirà così a battere Casillas).

Diciamo che giocare nel Barcellona aiuta. Perché se la tua squadra tiene palla per il 70% del tempo le occasioni in cui puoi andare in difficoltà sono limitatissime nell’arco di un match. Giocando in una squadra come quella di stasera, invece, la musica cambia, ed escono i suoi limiti.

Per non parlare poi di Busquets, che da centrale difensivo è veramente impresantabile.

E peccato non ne abbia approfittato a sufficienza Balotelli, capace di saltarlo ogni santa volta che lo puntava.
Un po’ di “cattiveria” in più e il risultato sarebbe stato più largo. Così, forse, non sarei stato il solo a dire che Busquets centrale non è presentabile…

MVP

 Difficile, in un match del genere, definire un migliore in campo, anche per le tante sostituzioni.

Positivi, dal mio punto di vista, Criscito, Pirlo (il cui piede resta sempre divino), Montolivo e, sotto un certo punto di vista, Cassano e Balotelli per l’Italia.

Dall’altra parte, invece, bene Valdes (bucato solo da una sfortunata deviazione di un compagno), Casillas (che salva più volte i suoi nel primo tempo), Xabi Alonso e Silva.

TABELLINO

Italia vs. Spagna 2 – 1
Marcatori: 11′ Montolivo, 36′ Xabi Alonso, 84′ Aquilani.
ITALIA: 1 Buffon, 11 Maggio, 15 Ranocchia (31′ 19 Bonucci), 3 Chiellini, 4 Criscito, 5 De Rossi (21’st 14 Aquilani) , 21 Pirlo, 6 Thiago Motta (9’st 8 Marchisio), 18 Montolivo (29’st 18 Nocerino), 10 Cassano (14’st 9 Balotelli), 22 Rossi (15’st 7 Pazzini)
Panchina: 12 Sirigu, 13 De Sanctis, 16 Cassani, 24 Balzaretti, 2 Ogbonna, 17 Palombo, 20 Giovinco
All.: Prandelli.
SPAGNA: 1 Casillas (1’st 12 Valdes), 2 Iraola (1’st 22 Alcantara), 4 Piquè, 3 Albiol (45’pt 16 Busquets), 13 Arbeloa, 8 Iniesta (1’st 7 Villa), 4 Xabi Alonso, 5 Martinez, 18 Silva, 9 Torres (15’pt 19 Llorente), 20 Cazorla (34′ 13 Mata).
Panchina: 22 Reina, 6 Monreal, 21 Pedro, 22 Negredo
All.: Del Bosque
Ammoniti: Arbeloa (S)

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Cesare Prandelli ha diramato ieri le convocazioni in vista del match di Bari contro la Spagna, che vedrà la nazionale Azzurra affrontare i campioni d’Europa e del Mondo spagnoli per prepararsi agli impegni con Far Oer e Slovenia che potrebbero essere decisivi in vista della qualificazione ad Euro 2012.

Ecco quindi, reparto per reparto, i giocatori convocati dal C.T. italiano.

Portieri: Buffon (Juventus), De Sanctis (Napoli) Sirigu (Paris St. Germain).

Buffon è la sicurezza. Quel portiere che finché non dirà “basta” difficilmente potrà essere lasciato a casa.

Sirigu il nuovo che avanza. Dopo un anno non splendido a Palermo proverà il rilancio in quel di Parigi, dove il nuovo PSG targato Leonardo pare voglia puntare forte su di lui.

De Sanctis completa il lotto degnamente.

In tutto questo oltre alla logica rinuncia a Viviano, infortunato, fa un po’ specie quella ad Abbiati, reduce da un’annata straordinaria e subito messosi in mostra nell’Audi Cup come tra gli estremi difensori più in forma di questa pre-stagione.

Il ruolo di numero uno non è in discussione, comunque. Non oggi almeno. E per il futuro, in attesa dei vari Bardi, Perin e compagnia, saranno Viviano e Sirigu a giocarsi l’eredità di Gigi Buffon.
Per Abbiati, quindi, difficilmente torneranno ad aprirsi le porte della Nazionale.

Difensori: Balzaretti (Palermo), Bonucci (Juventus) Cassani (Palermo), Chiellini (Juventus), Criscito (Zenit St. Pietroburgo), Maggio (Napoli), Ogbonna (Torino), Ranocchia (Inter);

La coppia centrale della Juventus ottava lo scorso anno, la coppia di terzini del Palermo eliminato dal Thun, un giovane che gioca in Serie B e che sembra ancora distante da una possibile esplosione.

Detta così, insomma, sembra davvero tragica.

Nel complesso però non si tratta nemmeno di un bruttissimo reparto, posto che Chiellini-Ranocchia sulla carta sono, se ben protetti dal centrocampo, una coppia tutt’altro che disprezzabile.

A livello di terzini, certo, le coppie Balzaretti-Criscito e Cassani-Maggio non danno moltissime garanzie…

Centrocampisti: Aquilani (Liverpool), De Rossi (Roma), Marchisio (Juventus), Montolivo (Fiorentina), Motta Thiago (Inter), Nocerino (Palermo), Palombo (Sampdoria), Pirlo (Juventus)

Anche qui spicca la presenza di un giocatore di Serie B. Anche se Palombo, in effetti, vale in pieno una Serie A.

Al di là del capitano doriano importante il ritorno di De Rossi, che sulla carta può essere pedina fondamentale di questa mediana.

Marchisio, Montolivo ed Aquilani sono sempre chiamati al definitivo salto di qualità, che a questo punto viene da pensare non arriverà mai, Nocerino è solo un discreto rincalzo e Motta, in buona condizione, un buon complemento, specie in un centrocampo come quello che vuole costruire Prandelli, con i piedi buoni a farla da padrone.

In questo senso il punto di forza sarà sempre il solito Pirlo, che potrà essere il vero faro dell’intera formazione.

Attaccanti: Balotelli (Manchester City), Cassano (Milan), Giovinco (Parma), Pazzini (Inter), Rossi (Villarreal)

Qui spunta subito l’assenza di Matri, reduce da un’ottima metà di stagione a Torino, dove sarà ancora il faro dell’attacco Bianconero.

Nel contempo stupiscono anche un po’ le presenze di Balotelli e Cassano, indubbiamente tra i giocatori più talentuosi di questa squadra ma, nel contempo, anche i primi due che sotto tanti aspetti non penseresti mai di vedere convocati.

Il primo sta infatti continuando nella sua serie di boutade censurabili, il secondo è sempre più ai margini della formazione titolare, in quel di Milano.
Se Mario dovrà muoversi a fare un salto di maturità importante, Antonio dovrà invece cercare, nel corso del prossimo mese, una squadra in cui giocare con continuità. Per lui si vocifera di Fiorentina e Genoa. Vedremo.

Di certo le loro due convocazioni – e non solo – fanno capire chiaramente come Prandelli abbia individuato all’inizio della sua esperienza un certo gruppo di lavoro e sia assolutamente deciso a portare avanti questo gruppo.

Giuste, invece, le convocazioni di Giovinco, Rossi e Pazzini. E chissà che non saranno proprio loro tre a partire titolari. Con i primi due che, qualcuno di voi ricorderà, dimostrarono di saper interagire alla grande già ai tempi dell’under 21.

Mercoledì sera, quindi, il match contro le Furie Rosse. Sperando, se non in buon risultato, quantomeno in una prestazione degna di nota.

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