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Archive for maggio 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Sconfitta indolore per gli Azzurrini di Massimo Piscedda che vengono sconfitti per 3 a 1 dai padroni di casa russi. Avendo battuto Repubblica Ceca ed Irlanda del Nord, infatti, i nostri erano già qualificati alla fase finale dell’Europeo di categoria.

Con la qualificazione già in tasca, quindi, ecco la mini rivoluzione del tecnico romano che da spazio a Perin in porta, Faraoni, Brosco, Malomo e Caldirola in difesa, Bertolacci e Taddei in mezzo al campo con Sala e Galano ali ed il duo Borini-Dumitru di punta.

Russi che partono subito bene e trovano il vantaggio dopo cinque soli minuti di gioco grazie a Logua che finalizza un’azione rocambolesca dei suoi. La reazione Azzurra è comunque immediata: prima Sala e poi Galano sfiorano quindi il pareggio, senza però riuscire a concretizzarlo.

Jacopo Sala, stellina delle giovanili Blues

La ripresa si apre allo stesso modo del primo tempo: dopo un solo minuto di gioco, infatti, i padroni di casa trovano la rete grazie a Kanunnikov, che raddoppia il vantaggio sui nostri ragazzi. I quali però, ancora una volta, reagiscono, questa volta con profitto: sedici minuti più tardi arriva quindi il goal di Borini che segna con un tap-in susseguente alla respinta corta del portiere avversario, intervenuto per disinnescare una punizione di Galano.

Tre soli minuti, però, ed invece del pareggio ecco la rete che chiude il match: al ventesimo Bashkirov chiude infatti ogni discorso dagli undici metri.

Ora, quindi, non ci resta che aspettare il 18 luglio: quel giorno avrà inizio la fase finale dell’Europeo, con i nostri ragazzi che vorranno sicuramente lottare dando tutto per riportare la nostra under 19 là dove manca dal 2003; sul tetto d’Europa.

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JUVENTUS

Gianluigi Buffon

A parlare è stato l’agente di Gianluigi Buffon, Silvano Martina, che ha smentito come il suo assistito possa lasciare Torino: “Tutti i giorni sembra che sia l’unico giocatore sul mercato. Sta diventando anche una situazione un pò antipatica. Sta bene alla Juventus e resta. Oltretutto, non c’è mercato per Buffon. Le altre grandi squadre sono tutte a posto con il portiere o non possono investire certe somme. Il Real Madrid, il Barcellona e l’Inter non hanno bisogno di un portiere, il Milan non vuole investire. Il Manchester United? Ha prolungato il contratto di van der Sar”. I tifosi Bianconeri, quindi, possono stare tranquilli: il guardiano della loro porta continuerà ad essere il portiere più forte del mondo.
Per la difesa, intanto, si pensa a Mimmo Criscito, che si esprime così riguardo al suo futuro: “Penso al Mondiale, al futuro ci penseranno le società. Juve e Genoa hanno piena fiducia in me, so che si stanno parlando e non mi resta che aspettare la loro decisione. Se la Juve adesso mi vuole, vuol dire che crede in me e che qualcosa di buono ho fatto. A Genova sto bene e so che i tifosi mi vogliono bene, ma se dovessi tornare a Torino sarebbe una rivincita”.

MILAN

Nella Milano Rossonera ormai pare essere già tutto deciso: dovrebbe proprio essere Massimiliano Allegri il nuovo allenatore del club di via Turati. In futuro, però, potrebbe tornare in auge la linea “autoctona”. Almeno secondo quanto si evince dalle parole di Costacurta: “La prima squadra non c’entra niente, c’entra il marketing. Un futuro da allenatore del Milan? Credo di essere sempre piaciuto a Berlusconi… Se la squadra è da rinforzare? Qualche intervento ci starebbe bene, ma credo comunque che sia già una buona squadra”.

ROMA

In casa Giallorossa è stato invece l’allentore Claudio Ranieri a parlare. L’ex tecnico juventino ha quindi confermato il possibile arrivo di Adriano nella capitale: “Adriano è una nostra scommessa Non so se si rivelerà vincente, ma è una scommessa”. Allo stesso modo ha poi anche smentito categoricamente le voci che danno Daniele De Rossi in partenza da Roma: “Ho sempre detto che De Rossi resta alla Roma, chi ha i giocatori bravi se li tiene. Stiamo cercando di seguire la linea tracciata da Platini, non spendere più di quanto si guadagna”.

REAL MADRID

Ormai è sicuro: Josè Mourinho sarà il prossimo allenatore delle Merengue. A confermarlo è Florentino Perez in persona: “Abbiamo scelto il miglior allenatore del mondo. Diamo per finita l’avventura di Pellegrini, ma lo ringraziamo per il lavoro svolto quest’anno. Vogliamo tornare a vincere ed al suo posto abbiamo scelto Mourinho, che è un vincente. Appena c’è stata la possibilità di prenderlo, l’abbiamo colta al volo. Adesso tocca a lui trovare l’accordo per liberarsi dal contratto con l’Inter, spero che faccia in fretta e ne ho già parlato al telefono con il mio amico Moratti”.

WOLFSBURG

Edin Dzeko

Il nuovo allenatore del club tedesco è stato chiaro: Edin Dzeko non deve muoversi da lì. Steve McLaren si è infatti espresso così parlando della stella bosniaca del suo reparto offensivo: “Lotterò con le unghie e con i denti per trattenerlo. Sappiamo quanto valgono giocatori del genere: 70, 80, 100 milioni. Dopo il 31 maggio, se non succede nulla, avremo un po’ più di controllo sulla situazione e possiamo sentire di più il nostro peso. Dzeko è un attaccante di livello mondiale, non vogliamo perderlo”. E perché McLaren cita quel 31 maggio? Perché è quel giorno che scadrà la sua clausola rescissoria, a tutt’oggi ammontante a 40 milioni di euro.

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PALERMO

Georgios Samaras

La società di Zamparini starebbe pensando al greco Georgios Samaras per rafforzare il proprio reparto offensivo in vista della prossima stagione. A svelarlo è la stessa punta nativa di Candia: “Sono onorato dell’interesse del Palermo, sarebbe bello giocare per un club cosi importante. Ho visto che non sono riusciti a qualificarsi per la Champions League, peccato. Sarà per la prossima stagione. Ho anora due anni di contratto con il Celtic – ha aggiunto – potrei lasciare la Scozia, ma queste sono cose che fanno parte del calcio. L’Italia è un paese bellissimo, vedremo”. Vedremo quindi nelle prossime settimane come si svilupperà la situazione.

CATANIA

Se una squadra sicula si sta muovendo sul mercato per la prossima stagione ce n’è un’altra che non lo può ancora fare dovendo prima risolvere la questione legata alla guida tecnica: il Catania, infatti, è rimasto senza allenatore. Sinisa Mihajlovic ha deciso di lasciare: “Vorrei, ma non lo pretendo, che tutti i tifosi rossazzurri si potessero mettere al mio posto e prendessero la decisione che ho preso io. Forse chiedo troppo. Però almeno scusatemi, so che questo lo farete, perchè ho conosciuto bene la grandezza del vostro cuore.” Mihajlovic che aggiunge poi riguardo al futuro: “Spero di trovare, presto, da lavorare, per legittimare la mia decisione e le mie ambizioni professionali, e di tornare a Catania da avversario leale come leali siete stati tutti voi con me”.

LAZIO

Arrivato a gennaio a caccia di un posto da titolare grazie al quale guadagnarsi una chiamata al Mondiale Thomas Hitzlsperger è rimasto molto deluso dalla sua esperienza capitolina, comunque ormai arrivata al capolinea. Il Martello parla quindi così del suo futuro: “Ero convinto che avrei potuto giocare, invece mi sono sbagliato. Ho corso un rischio, non ha funzionato. Il mio futuro? Posso ipotizzare un trasferimento in Bundesliga, ma non ho paura di andare di nuovo all’estero”.
Per un giocatore che va un altro che dovrebbe restare: sto parlando di Sergio Floccari, che dovrebbe rimanere nella capitale. Queste, al riguardo, le parole di Enrico Preziosi: “Al 99% Floccari farà parte della Lazio del futuro. E’ evidente che il riscatto di Floccari è un qualcosa che rientra negli interessi della Lazio, ma da quello che mi è stato riferito, la volontà del club biancoceleste è quella di onorare il diritto di riscatto. Quindi, sono fiducioso. Per fortuna noi non abbiamo problemi economici e visto che dobbiamo rinforzare la squadra con 3-4 innesti importanti, non ci tireremo indietro nel caso in cui la Lazio ci offra la possibilità di avere giocatori buoni in cambio. La cosa importante è che siano di qualità e che ci possano permettere di rinforzare altri reparti”.

LIVERPOOL

Negli ultimi mesi le voci riguardanti Fernando Torres si sono rincorse sino a che in Spagna non si sono detti sicuri che Laporta avrebbe ricomposto il tandem titolare della nazionale iberica anche nel proprio club. A smentire il tutto, però, ci pensa Jose Antonio Peton, agente del giocatore: “Per il momento posso rassicurare i tifosi dei Reds, Fernando Torres resterà un giocatore del Liverpool. Nel Merseyside si trova bene e ha un buon contratto. Il Liverpool non ci ha contattato, Torres vuole pensare alla nazionale spagnola e al Mondiale”. Questa smentita, però, sembrerebbe essere più una questione di facciata che altro. Quale sarà, quindi, il futuro dell’ex colchoneros?

BAYERN MONACO

Luca Toni

Partirà quasi sicuramente, invece, Luca Toni: la punta Azzurra Campione del Mondo quattro anni fa non vuole più restare in Germania. L’ex attaccante Viola vorrebbe infatti rimanere in Italia, qui dove ha passato gli ultimi sei mesi in prestito. Il tutto è stato confermato dal Presidente bavarese Karl Heinz Rumenigge: “Ho parlato con l’agente di Toni due settimane fa. A Luca piacerebbe restare in Italia. Io gli ho detto che probabilmente non avrebbe senso per lui tornare a Monaco”.
Toni che potrebbe quindi sbarcare a Napoli. Il giocatore sarebbe infatti ben voluto da Aurelio de Laurentiis, Presidente del Napoli: “Napoli potrebbe rappresentare per lui una grande mamma…da parte mia non ho nulla in contrario, anzi, ma l’operazione dipende da Mazzarri e dal bilancio”.

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Qualche giorno fa lanciai un sondaggio per far stabilire ai lettori di questo blog quale fosse il miglior undici dell’ultima stagione.
Oggi, quindi, ho chiuso i sondaggi e sono pronto a rendere noti i risultati…

E' Marco Storari il miglior portiere dell'ultima stagione tanto per il sottoscritto quanto per i suoi lettori

Per quanto riguarda la difesa dei pali a spuntarla è stato il doriano Marco Storari, che pur avendo giocato praticamente solo mezza stagione da titolare ha convinto il 22% dei votanti a preferire lui.
E “spuntarla” è proprio la parola più adatta: Storari batte infatti di un solo voto il romanista Julio Sergio e di due l’interista Julio Cesar. Più incerta che mai, quindi, la lotta come miglior portiere stagionale. Termina solo quarto, invece, il giovane Salvatore Sirigu: 17% dei voti per lui, non poi così lontano dalla vetta.
Staccatissimi, invece, Marchetti (8%), Buffon (7%), Sorrentino (4%) e Dida (1%).

Il terzino destro titolare della vostra top 11 è invece, come ampiamente prevedibile, il Verdeoro Maicon che ha letteralmente sbaragliato la concorrenza. Il laterale carioca ha infatti raccolto ben il 72% delle preferenze staccando di sessanta punti percentuali Cassani, giunto secondo. La terza piazza va invece appannaggio di Christian Zaccardo, mentre Masiello e Cassetti si dividono la quarta posizione con un misero 4% a testa.

La fascia opposta è invece presidiata dal capitano interista: Javier Zanetti. Il trattore argentino ha infatti disputato l’ennesima stagione ad altissimo livello della sua carriera, cosa questa che ha convinto il 43% dei votanti a preferirlo agli altri candidati. Staccato di quindici punti percentuali termina invece Riise, mentre Aleksandr Kolarov, giocatore tra l’altro fortemente indiziato a finire col coprire proprio il ruolo di terzino sinistro nell’Inter del futuro, termina in terza posizione col 15% dei voti. Chiudono quindi la graduatoria Balzaretti e Criscito, rispettivamente con il sette ed il sei percento di voti.

A comporre la cerniera centrale sono l’interista Walter Samuel e lo juventino Giorgio Chiellini, tra i pochissimi a salvarsi nel disastro Bianconero di questa stagione. Samuel che, esattamente come Storari, raccoglie il 22% dei voti, issandosi saldamente in vetta alla classifica dei centrali. Chiellini, invece, la spunta di un solo punto percentuale sul milanista Thiago Silva,  giunto in terza posizione. Si piazza ai piedi del podio, ad un ulteriore punto percentuale da Silva, Lucio, autore di molte prestazioni maiuscole nel corso di questa sua prima stagione Nerazzurra.
Raccoglie solo il 5% dei voti Mario Yepes, giocatore che il sottoscritto aveva affiancato a Samuel nella sua top 11.

Chiellini va a comporre con Samuel la coppia di centrali della vostra Top 11

Sempre sotto il segno dell’Inter piglia tutto anche la classifica dei migliori centrocampisti del campionato: ad agguantare saldamente la prima posizione è infatti Esteban Cambiasso che raccogliendo il 21% dei voti risulta essere il migliore in assoluto per quanto riguarda la mediana. Completano quindi il reparto Daniele De Rossi (14%) e Marek Hamsik (12%). Termina ai piedi del podio il buon Vargas, che raggranella un decimo dei voti, mentre finisce in quinta posizione lo juventino Claudio Marchisio, unico altro juventino in nomination oltre a Giorgio Chiellini.
Prende solo il 7% dei voti, invece, Angelo Palombo, mediano doriano che avevo scelto per completare la mia mediana assieme a Cambiasso e De Rossi.

Piuttosto scontato anche l’esito del sondaggio riguardante il trequartista: posto l’impatto avuto col nostro calcio, infatti, il prescelto era ovvio sarebbe stato Wesley Sneijder, accaparratosi la prima posizione convincendo il 59% dei votanti a scegliere lui. Equilibrio quasi totale tra gli altri giocatori in nomination: in seconda posizione si piazza Ronaldinho con il 12% dei voti, al terzo, a parimerito (10%), gli altri tre nominati (Cossu, Pastore e Jovetic).

E se era ovvio che Sneijder sarebbe stato il trequartista titolare della vostra top 11 altrettanto scontata era la coppia d’attacco: ad essere premiati dai voti dei lettori di Sciabolata Morbida sono stati infatti Diego Alberto Milito ed Antonio Di Natale, rispettivamente al 42 ed al 18 percento dei voti.
Solo terzo Fabrizio Miccoli, che il sottoscritto aveva scelto come spalla del bomber interista, mentre in quarta posizione si piazza uno dei possibili titolari della nazionale azzurra, Giampaolo Pazzini.
Quarto, forse un po’ a sorpresa, Jonathan Biabiany, la cui stagione sopra le righe ha convinto il 5% dei votanti a dare una delle due preferenze a lui.
Chiude invece la classifica il povero Jorge Martinez: dei 200 voti tondi dati alle punte, infatti, nessuno è stato assegnato a lui.

La top 11 dei lettori di questo blog, quindi, corrisponde per 6/11 con quella del sottoscritto. Le uniche differenze sono l’ingresso di Chiellini al posto del poco sponsorizzato Yepes, quello di Hamsik al posto di Palombo e i due, per quanto mi concerne scontati, che hanno visto Sneijder rilevare Cossu – altro giocatore troppo poco sponsorizzato per poter raccogliere un gran numero di preferenze in un sondaggio del genere – e Miccoli.

Ecco, quindi, la vostra Top 11:

Storari

Maicon

 

Samuel

 

Chiellini

 

Zanetti

 

Hamsik

De Rossi

Cambiasso

 
     

Sneijder

     

Milito

 

Di Natale

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Un epilogo migliore non poteva esserci per la banda di Azzurrini guidati da mister Piscedda nell’attuale Campagna di Russia: l’under 19 costruita ed imperniata sui ragazzi del ’91, infatti, si qualifica all’Europeo francese con un turno di anticipo.

Dopo aver agilmente battuto la Repubblica Ceca per 2 a 0, infatti, i nostri si sono ripetuti, anche se con qualche fatica in più, anche contro l’Irlanda del Nord: 3 a 2, velleità di qualificazione azzerate per gli avversari.
Il contemporaneo pareggio tra russi e ceki, infatti, porta a quattro punti il vantaggio Azzurro rispetto alla più immediata inseguitrice. Dopo la giornata di ieri, infatti, la classifica vede l’Italia condurre il proprio girone a punteggio pieno – 6 punti – con la Russia al secondo posto – 2 – e ceki ed irlandesi a giocarsi l’ultima posizione con un punto a testa.

Anche battendoci nello scontro diretto di mercoledì prossimo, quindi, i russi non potranno sopravanzarci: obiettivo centrato con largo anticipo.

Ma andiamo a rivivere brevemente l’ultima, decisiva vittoria degli Azzurrini: Piscedda schiera ancora una volta i suoi ragazzi con il più classico dei 4-4-2 composto dal solito Colombi in porta schermato dal quadriumvirato Faraoni-Caldirola-Malomo-Albertazzi. A centrocampo, invece, spazio a Galano al posto dello squalificato Taddei affiancato da Soriano e all’interista Tremolada al posto di Sala, con D’Alessandro a completare il reparto.
In attacco, invece, confermatissimo il duo Destro-Borini, con quest’ultimo capitano della nostra rappresentativa.

I britannici partono quindi subito forte mettendo in campo grinta ed intensità, com’era logico aspettarsi da loro. Il forcing che ne consegue si concretizza quindi poco dopo la mezz’ora quando Albertazzi ferma fallosamente in area di rigore Grigg e l’arbitro assegna un calcio di rigore ai nordirlandesi: sul dischetto si presenta Norwood che realizza la rete del vantaggio.

La rappresentativa italiana è però una squadra sì dotata da un punto di vista tecnico ma non solo: a contraddistinguere questi ragazzi, infatti, vi è anche una gran fiducia in sè stessi ed una disponibilità al sacrificio unita ad una notevole voglia di lottare per ottenere sempre il massimo risultato.

Mattia Destro realizza altre due reti in maglia Azzurra

Tutto questo porta quindi ad una reazione immediata: otto minuti dopo la rete del vantaggio nordirlandese, infatti, Destro si presenta al limite dell’area sul punto di battuta di un calcio di punizione assegnato ai nostri ragazzi dall’arbitro dell’incontro, il signor István Kovács. La conclusione della punta Nerazzurra, quindi, risulta essere perfetta ed il suo tiro a giro si infila in rete beffando il portiere sul proprio palo.

Ma non è finita: un solo minuto e l’Italia raddoppia realizzando una rete tutta a tinte Nerazzurre. Tremolada va infatti a concludere in rete un rapido contropiede portato avanti dai nostri ragazzi e rifinito dal solito Destro, che offre appunto al compagno di club un cioccolatino già pronto per essere scartato.

I nordirlandesi si dimostrano comunque squadra ostica e dopo aver fermato sul 2 a 2 i padroni di casa all’esordio ci riprovano anche contro gli Azzurrini: al cinquantottesimo, quindi, si concretizza il pareggio di McLaughlin, che buca Colombi di testa.

Ancora una volta però i nostri ragazzi dimostra di avere una fame di vittorie incontenibile: il tutto si concretizza quindi al sessantaseiesimo minuto quando il duo Soriano-Borini costruisce un’azione che il solito Destro deve solo trasformare in rete sottomisura.

Mercoledì alle 15 ora italiana ci sarà quindi l’ultimo impegno dei nostri ragazzi, già comunque sicuri di partecipare alla fase finale del prossimo europeo. Non è ancora stata definita la possibilità di poter vedere la partita da qualche parte. Al riguardo sono in contatto con uno dei componenti dell’ufficio stampa Azzurro che mi ha assicurato mi aggiornerà al riguardo.
Speriamo quindi di poter vedere quantomeno l’ultimo match, giusto perché questa è una squadra che anche se gioca senza la motivazione di dover raggiungere un traguardo può, stante il tanto talento a disposizione, far divertire i propri tifosi.

TABELLINO
Italia vs. Irlanda del Nord 3-2
Marcatori: 32’ Norwood, 40’ Destro, 41’ Tremolada, 58’ McLaughlin C., 66’ Destro.
Italia: Colombi, Faraoni, Caldirola, Malomo, Albertazzi, Sala (dal 46’ D,Alessandro), Tremolada, Soriano, Galano, Destro, Borini. All.: Massimo Piscedda
Irlanda del Nord: Devlin, Breeze (dal 76’ Dougan), McLaughlin C., Hegarty (dal 85’ Mitchell), Gray, Norwood, Grigg, McLaughlin P., Boyce, Hill, Blake. All.: Steve Beaglehole
Arbitro: István Kovács (ROM)
Ammoniti: Faraoni, D’Alessandro, Ferguson, Boyce, Hegarty.

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Il Varese scende a Benevento cercando l’impresa. I Biancorossi sono infatti alla caccia di un traguardo storico: tornare in Serie B dopo 25 anni.

CRONACA
Un solo minuto e mezzo e il Varese ha subito l’occasionissima di portarsi in vantaggio: Neto Pereira fugge sul filo del fuorigioco e si presenta a tu per tu con Gori. La conclusione dell’attaccante Biancorosso è però debole e viene facilmente respinta dall’estremo difensore di casa.

E’ comunque solo un fuoco fatuo: nei primi minuti di gioco è infatti il Benevento a cercare di tenere il possesso di palla per provare ad impensierire la retroguardia ospite. Il tutto, comunque, si tramuta in una manovra piuttosto sterile, fine a sè stessa.

Il Varese, quindi, ne approfitta: al quarto d’ora Buzzegoli lancia in area d’esterno un pallone che Zecchin stoppa alla grande per poi centrare un pallone basso su cui si piomba Ebagua che sfondando tra due difensori buca Gori sottomisura firmando l’1 a 0.

I beneventani non riesco a reagire con la giusta veemenza: al diciannovesimo, infatti, la reazione della squadra di casa si concretizza con una conclusione velleitaria dal limite dell’area che non impensierisce minimamente Moreau.
Al ventiduesimo torna quindi a farsi vedere il Varese: Carrozza taglia in area sul primo palo e riceve palla in area. Una volta in possesso del pallone effettua quindi un cross basso su cui chiudono però i difensori di casa.
Sulla ripartenza il Benevento si fa quindi pericoloso per la prima volta nel match: Ciarcià parte veloce e lancia Castaldo che appoggia al limite per  la cui conclusione di prima intenzione viene respinta da Moreau.

Il goal è comunque nell’aria: indecisione della difesa Biancorossa che facilita l’intervento in area di Castaldo il cui colpo di testa libera Ciarcià: il suo piattone destro buca inesorabilmente il portierino francese ex Inter che fa da guardia ai pali del Varese.

Alla mezz’ora è ancora Neto Pereira ad andarsene palla al piede: una volta entrato in area salta il proprio diretto marcatore per finire poi a terra, forse toccato sul piede d’appoggio. L’arbitro lascia comunque correre. Sul ribaltamento di fronte, quindi Evacuo protegge il pallone per appoggiarla poi all’accorrente D’Anna, la cui conclusione è però deviata in angolo da Moreau.

Da lì in poi le due squadre si equivarranno, sostanzialmente, senza che nessuna delle due riesca quindi a sopraffarre l’altra.

In apertura di ripresa il Varese fa una partenza-shock: Carrozza entra in area e riceve il pallone, dopo aver controllato cerca quindi di saltare un avversario ma viene fermato. Il pallone carambola quindi verso Zecchin che, arrivando da destra di gran carriera, piazza il pallone sul secondo palo con un interno sinistro che non lascia scampo a Gori.

Al decimo è ancora l’ala varesina ad avere un’opportunità d’oro: Ebagua se ne va sulla sinistra e centra basso un pallone che Zecchin calcia col suo solito mancino trovando però, questa volta, la pronta risposta del portiere beneventano che tiene in partita i suoi evitando il colpo del possibile K.O.

Goal sbagliato goal (quasi) subito: D’Anna riceve palla sulla destra e pennella un cross sul secondo palo su cui arriva, puntualissimo come al solito, Ciarcià. Il suo interno sinistro al volo impegna quindi Moreau che piazzatosi a guardia del suo primo palo respinge il pallone in angolo.
Al quarto d’ora, quindi, Castaldo trova Evacuo in area: la punta scuola Lazio stoppa e facendo perno sul suo piede sinistro si gira rapidamente per calciare verso la porta difesa dal portiere francese. Preite salva però tutto opponendosi alla conclusione dell’attaccante beneventano.

Al 19′, quindi, l’arbitro fischia un rigore dubbio per una spinta su Castaldo. Sul dischetto si presenta quindi Evacuo che spiazza Moreau.

Al venticinquesimo il Varese torna a farsi vedere sugli sviluppi di un angolo. Il colpo di testa in mischia di Pisano, però, è troppo debole, risultando facile preda per Gori.

Alla mezz’ora è ancora Moreau a rendersi protagonista: Clemente riceve sulla trequarti e scarica una staffilata dritta per dritta senza pensarci su due volte costringendo il portiere varesino a tuffarsi alzando sopra la traversa con la mano di richiamo.

L’ultimo quarto d’ora scorrerà con il netto predominio territoriale dei beneventani: gli ospiti appariranno infatti troppo affaticati per poter tenere botta e dovranno quindi limitarsi a chiudere alla bell’e meglio per riuscire a resistere alla pressione dei giocatori di casa che sospinti dal folto pubblico giunto allo stadio cercheranno in ogni modo di trovare il goal vittoria. Il tutto, però, senza riuscire a creare vere e proprie occasioni da goal.

COMMENTO
Missione parzialmente compiuta per la truppa di Sannino: il 2 a 2 del Santa Colomba, infatti, tiene i Biancorossi davanti. In quel dell’Ossola ora il Varese avrà due risultati su tre a disposizione, il tutto in virtù della miglior posizione in classifica ottenuta al termine della stagione regolamentare.

La partita si è svolta, per buona parte, sui binari dell’equilibrio. Né l’una né l’altra squadra, infatti, è riuscita a prendere saldamente il controllo di gioco e a sottomettere l’avversario. Il tutto fino alla prima metà del secondo tempo. L’ultimo quarto d’ora, infatti, è risultato invece essere quasi totalmente appannaggio della squadra di casa, bisognosa di trovare il goal vittoria.

Certo che, nel contempo, va detto che se Zecchin avesse chiuso la partita segnando il 3 a 1 sull’assist di Ebagua ora si starebbe probabilmente parlando in ben altra maniera di questo match.

L’accesso alla finale, che sarà giocata quasi sicuramente contro la Cremonese (vittoriosa per 2 a 0 in quel di Arezzo), si deciderà quindi al Franco Ossola. Vedrò di esserci, per poter poi raccontare delle impressioni avute dal vivo rispetto ad un match che tutta la città aspetta frementemente.

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L’Inter scende in campo al Santiago Bernabeu per scrivere la storia: tornare a vincere una Champions 45 anni dopo l’ultima volta da una parte, firmare uno storico triplete dall’altra.

CRONACA
L’Inter comincia un pochino meglio, con più decisione: sono infatti proprio i Nerazzurri a tenere più possessso di palla nei primissimi minuti. Il tutto, comunque, senza colpo ferire: l’occasione è troppo importante per buttarsi a capofitto in avanti magari scoprendosi e dando il fianco alle ripartenze avversarie. Nel contempo, però, risulta da subito chiaro come i tedeschi possano andare in difficoltà proprio se presi d’infilata in velocità.

La prima azione di un certo interesse, comunque, la costruisce il Bayern: al decimo minuto Robben prende palla sulla destra e salta secco Chivu, per poi involarsi fin sul fondo a velocità supersonica. Giuntovi, quindi, Arjen centra un pallone su cui si fionda Olic, la cui deviazione non trova però lo specchio della porta difesa da Julio Cesar.

Dopo i primi dieci minuti col pallino del gioco in mano, quindi, i Nerazzurri abbassano il proprio baricentro adottando un po’ l’atteggiamento tipicamente usato nelle sfide principali di questa Champions League. Di contro, comunque, nemmeno il Bayern forzerà eccessivamente per trovare la rete: i tedeschi si limiteranno infatti per lo più a cercare la fiammata personale. Un po’ come al sedicesimo quando Robben crossa in mezzo crossa in mezzo sugli sviluppi di un calcio d’angolo pescando Demichelis. Il colpo di testa del centrale argentino s’infrangerà però contro il braccio di Maicon: occasione dubbia.

Al diciottesimo si fa quindi vedere l’Inter, direttamente da calcio piazzato: Snejder batte infatti una punizione da una trentina di metri che viene spizzata di testa da Altintop, con il pallone che viene comunque allontanato dai pugni du Butt, tuffatosi alla sua sinistra per sventare il pericolo.

Quattro minuti e torna in attacco il Bayern: Muller controlla al limite con Lucio che gli toglie il pallone, terminato quindi tra i piedi di Robben. L’ala Oranje non riuscirà però a centrare la porta di sinistra, effettuando una conclusione piuttosto sbilenca che si spegnerà alla sinistra di Julio Cesar.

La partita scorre quindi in maniera piuttosto monotona. Per vedere un’altra conclusione, quindi, dobbiamo aspettare il trentaduesimo quando Muller riceverà sulla trequarti e si libererà al tiro, spedendo però il pallone alto.
Sul ribaltamento di fronte Milito si porterà quindi sulla sinistra del fronte offensivo interista per centrare poi un pallone che troverà tutto solo Sneijder: il trequartista olandese liscerà però il pallone.

Il goal, comunque, arriverà poco più tardi: è il trentacinquesimo minuto quando Julio Cesar pesca Milito sulla trequarti; la punta argentina anticiperà il proprio marcatore spizzando per Sneijder per poi infilarsi alle spalle di Demichelis ed andare a chiudere il triangolo con il compagno. Portatosi in area, quindi, scaricherà di destro alle spalle di un Butt assolutamente freddato dalla conclusione della punta argentina.

I tedeschi provano quindi a rifarsi sotto al quarantesimo: Altintop converge da sinistra per andare poi a calciare di destro da una ventina di metri, il tiro è però piuttosto fiacco ed è facile preda del portiere Nerazzurro.
Un minuto e Robben prova il suo pezzo forte: stop sulla destra, conversione verso il centro sino al limite dell’area e sinistro a giro liberato cercando il secondo palo. In questo caso, però, Zanetti lo tiene a meraviglia, non lasciandogli lo specchio di porta adeguato per trovare la rete.

A due minuti dal termine della prima frazione, quindi, Sneijder si mangia il goal che avrebbe potuto virtualmente chiudere il match: l’Inter parte con una delle sue solite ripartenze con Milito che una volta allargatosi a sinistra centra un pallone basso per il compagno accorrente. Il tiro dell’ex madridista, però, è respinto da Butt, che salva baracca e burattini.

A chiudere il tempo è quindi la conclusione di Van Bommel: dopo aver ricevuto la palla sulla trequarti, quindi, il centrale olandese proverà a liberare il destro, con poca fortuna.

In apertura di secondo tempo il Bayern ha subito un’occasione d’oro per trovare il pareggio: il Bayern trova infatti impreparata la retroguardia Nerazzurra e riesce ad infilarla. La conclusione di Muller è però respinta da Julio Cesar.
Un minuto e Milito libera al tiro Pandev: la conclusione della punta macedone è però alzata in angolo da Butt, che si lancia e mette fuori il pallone con la mano di richiamo.

Al cinquantaduesimo Robben ci riprova, quindi: in questo caso, però, non riesce nemmeno a trovare lo spazio per il tiro, tanto che la sua conclusione viene respinta da un difensore. Due minuti ed Altintop cerca il pareggio calciando in diagonale dal limite sinistro dell’area: il pallone però, per l’ennesima volta, si spegne sul fondo.

Al sessantatreesimo, sugli sviluppi di una punizione battuta da Robben, Muller conclude bene di destro. Il tiro della giovane punta tedesca è però respinta dal colpo di testa di Cambiasso. Due minuti e Robben calcia a giro cercando il secondo incrocio: questa volta è Julio Cesar ad immolarsi lanciandosi alla sua destra per deviare il pallone con la mano di richiamo.

Al settantesimo, quindi, Milito chiude la partita: l’Inter parte in contropiede e recapita il pallone alla punta argentina che dopo essersi liberata con un gran dribbling di Van Buyten fredda Butt d’interno destro. 2 a 0.

Da lì in poi, quindi, i tedeschi si affideranno quasi esclusivamente alle giocate di Robben, che diventerà un po’ il factotum della squadra di Van Gaal. Nonostante il suo talento straripante, comunque, la retroguardia Nerazzurra, sapientemente impostata dall’esperto Mourinho, reggerà fino al termine.

COMMENTO
L’Inter corona il proprio triplete con una prestazione da minimo indispensabile: la partita non è certo adatta agli esteti del calcio, ma i Nerazzurri impostano, ancora una volta, un’ottima strategia che unisce una grande capacità di contenimento a delle ripartenze fulminee. Pur lasciando largamente il possesso di palla in mano agli avversari, quindi, gli interisti riusciranno, con Milito, a sottomettere gli avversari: due tiri in porta e due goal per la punta che ora, per raggiungere un Pallone d’Oro fin qui meritato, sarà chiamato a trascinare anche l’Argentina alla vittoria.

MVP
Diego Alberto Milito.
Assolutamente decisivo. E davanti ad una prestazione del genere ogni parola sarebbe superflua.

TABELLINO
Inter vs. Bayern Monaco
Marcatori: 35′, 70′

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Il conto alla rovescia che ci porterà all’inizio del Mondiale Sudafricano procede e più il tempo va assottigliandosi più la voglia di Mondiale cresce un po’ in tutti.

Del resto, si sa, il Campionato Mondiale di calcio è un evento unico nel suo genere, capace di catalizzare decine di milioni di spettatori da ogni angolo del mondo come sa fare, forse, solo l’Olimpiade.

Per cercare di rendere meno pesante l’attesa, quindi, facciamo un tuffo nel passato e andiamo a rivivere un po’ la storia del Mondiale. Senza, però, farlo in maniera canonica cioè parlando di tutte le varie edizioni, dei vincitori, dei giocatori principali, ecc.
Rivisitiamo la storia dei Mondiali con un viaggio attraverso i record che sono stati segnati nel corso degli anni: squadre, giocatori, allenatori ed arbitri che hanno fatto la storia di questa magnifica competizione.
Il tutto non solo nella maniera canonica di un blog, ovvero sia con le parole. Laddove è possibile, infatti, vedrò di affiancare ad essere anche immagini e filmati, di modo da rendere più completo ed interessante questo viaggio…

Iniziamo quindi con una citazione doverosa che va in favore della squadra brasiliana: il team Verdeoro è infatti l’unico ad essere stato presente a tutte le edizioni sin qui disputate. Brasile che allungherà il proprio record in Sudafrica, dove, ovviamente, sarà ancora una volta presente.

Brasile che non è solo la squadra più presente: la nazionale che fu di Pelè e Garrincha è infatti quella che è stata capace di centrare più vittoria (5), di giocare più volte una finale (7, record questo ad oggi condiviso con i tedeschi) e di giocare più incontri ad un Mondiale (92, anche questo record condiviso con i tedeschi). Ma non solo: i brasiliani detengono infatti anche il record riguardante il massimo numero di vittorie totali (64) ed il maggior numero di reti segnate (201).

Per quanto riguarda i succitati tedeschi, invece, oltre al record totale di presenze in finale e di partite disputate gli stessi vantano anche il maggior numero di presenze nei primi quattro posti (in 11 occasioni, infatti, la nazionale teutonica è arrivata quantomeno in semifinale) ed il maggior numero di pareggi (19, record questo condiviso con la nazionale Azzurra).

Sempre parlando di overall, quindi, i tedeschi risultano anche essere la squadra che ha concesso più goal ai propri avversari: 112. Questo dato in sè va ovviamente preso con le molle: avendo giocato ben 92 partite è anche logico che abbiano subito più goal di tante altre nazionali, che magari di partite ne han giocate solo un decimo. Nel contempo, però, chi si aspettava che a parità di partite (perché, come detto, han giocato lo stesso numero di match) il Brasile avesse subito, ai Mondiali, meno goal di una nazionale che viene sempre presa ad esempio quando si parla di solidità?

Sarosi e Meazza prima del calcio d'inizio della finale del '38

E se Germania e Brasile sono le squadre con più match all’attivo, chi ne ha giocato il numero minore? L’Indonesia, che si è fermata ad una sola presenza Mondiale: correva l’anno 1938 e l’attuale Indonesia partecipò al Mondiale francese, poi vinto dai ragazzi di Pozzo, con la denominazione di Indie Olandesi Orientali. Essendo strutturato, quel Mondiale, con solo scontri ad eliminazione diretta i malcapitati indonesiani vennero subito spazzati via dall’Ungheria (poi finalista) già nel corso del primo turno con un secco 6 a 0 firmato dalle doppiette di Zsengellér e Sárosi e dai goal di Toldi e Kohut.
Non essendo poi mai più riusciti a centrare una qualificazione Mondiale il gioco è fatto: una sola partita disputata nel corso della fase finale di un Mondiale…

Per quanto riguarda la squadra più sconfitta, invece, dobbiamo spostarci in Centro America: questo triste primato è infatti detenuto dalla Tri, la nazionale messicana, capace di trovare la sconfitta in ben 22 occasioni nel corso della propria storia Mondiale.

Parlando di strisce negative, invece, il record, non certo confortante, di squadra capace di raccogliere più sconfitte consecutive spetta ad El Salvador, che ne trovò ben sei di fila. Salvadoregni che si contendono con i boliviani anche il record di striscia più lunga senza una vittoria.

La miglior media goal è invece appannaggio dell’Ungheria, una nazionale che a suo tempo, pur senza mai vincere un Mondiale, seppe fare del bel calcio che oltre a produrre risultati apprezzabili da un punto di vista estetico fu anche molto funzionale e capace di produrre un gran numero di azioni da goal: i magiari, infatti, hanno segnato una media di 2,72 reti a partita.

Qual’è stato, invece, il match più giocato nella storia del Mondiale? E’ presto detto: Brasile – Svezia. Questa partita si è ripetuta infatti in ben sette occasioni: 1938 (finale terzo-quarto posto vinta dal Brasile per 4 a 2), 1950 (nel girone finale, a vincere fu il Brasile per 7 a 1), 1958 (nella famosa finale vinta 5 a 2 dal Brasile di Pelè sulla Svezia di Liedholm), 1978 (nella fase a gironi, 1 a 1 deciso dalle reti di Sjöberg e Reinaldo), 1990 (ancora una volta nella fase a gironi, vinse il Brasile 2 a 1) e per due volte nel 1994 (la prima volta sempre nel corso della fase a gironi quando le due squadre pareggiarono 1 a 1, la seconda in semifinale, dove i Verdeoro si imposero per 1 a 0).
E per quanto riguarda la finale? Le finali più disputate sono due: Brasile – Italia, giocata sia nel 1970 che nel 1994, e Argentina – Germania, disputatasi sia nel 1986 che nel 1990.

Chiudiamo quindi il discorso riguardante le squadre ed i record fatti su più edizioni parlando delle uniche squadre ad aver sempre passato il primo turno ad ogni loro apparizione e di quella che, di contro, non c’è mai riuscita.
Per quanto riguarda la capacità di passare sempre il primo turno, quindi, ci riferiamo a Danimarca ed Eire, mentre è la Scozia l’unica squadra a non aver mai passato il primo turno.

La nazionale danese prima dell'incontro con la Germania Ovest al Mondiale dell'86

Ma vediamo nello specifico, partendo dai danesi: nel 1986 parteciparono per la prima volta ad un Mondiale, e vinsero subito il loro girone. Inseriti nel gruppo E con Germania, Uruguay e Scozia vinsero tutti e tre i match affermandosi come vera e propria mina vagante di quell’edizione. Accoppiati agli spagnoli negli ottavi di finale, però, i danesi vennero spazzati via da Emilio Butragueño, capace di segnare quattro goal nel 5 a 1 che pose fine alla loro prima esperienza mondiale.
Nel 1998, quindi, battendo l’Arabia e pareggiando con il Sud Africa i danesi riuscirono a piazzarsi in seconda posizione alle spalle della Francia poi campione. Ma non solo: fu proprio quell’anno che segnarono il loro miglior risultato ad un Mondiale riuscendo anche a passare gli ottavi di finale grazie al 4 a 1 sulla Nigeria. A spezzare i loro sogni di gloria, però, ci pensò il Brasile, capace di fermarli ai quarti.
Nel 2002, infine, vinsero il proprio girone battendo Uruguay e Francia e pareggiando col sorprendente Senegal per essere poi però subito sbattuti fuori agli ottavi, dove i maestri inglesi si sbarazzarono di loro con un secco 3 a 0.
Vedremo quindi quest’anno se riusciranno a ripetersi ancora, riuscendo a centrare uno dei primi due posti del proprio raggruppamento.

Allo stesso modo fecero tre su tre anche gli irlandesi: nel corso del loro primo Mondiale, quello del 1990, terminarono in seconda posizione il loro girone dopo aver pareggiato tutti e tre i loro match per poi imporsi ai rigori sulla Romania agli ottavi e cedere solo contro i padroni di casa – gli Azzurri – nel corso dei quarti di finale, dove a condannarli fu una rete di Totò Schillaci. Resta questo il miglior risultato della loro storia.
Quattro anni più tardi, comunque, ci riprovarono, ma si fermarono agli ottavi: inseriti nel famosissimo Gruppo E dei Mondiali americani terminarono il girone a parimerito con tutte le altre tre squadre (tra cui l’Italia) finendo secondi per via della classifica avulsa ed avendo quindi modo di accedere al turno successivo dove andarono però a sbattere contro lo scoglio Olanda, che li fece affondare con un secco 2 a 0.

La nazionale irlandese al Mondiale 2002

Nel 2002, infine, centrarono il secondo posto nel loro girone grazie alla vittoria sull’Arabia Saudita ed ai pareggi con Germania e Camerun, salvo poi essere eliminati ai rigori agli ottavi dalla Spagna.

Di contro, invece, gli scozzesi, come detto, non sono mai riusciti a passare il primo turno. E parliamo di ben otto presenze Mondiali, tutte terminate mestamente… subito!

Venendo invece a parlare di record fatti segnare in una singola edizione troviamo anche il Brasile da “premiare”: la nazionale Verdeoro è infatti quella che ha vinto più partite in una singola edizione, 7. Nel 2002, infatti, la nazionale di Ronaldo vinse tutte le partite che disputò, andando meritatamente a guadagnarsi il quinto Mondiale della propria storia.
Brasile che, per altro, detiene, in coabitazione con l’Italia del 38 e l’Inghilterra del 66, un altro record: quello di essere riusciti ad aggiudicarsi un Mondiale con il minor numero di reti segnate, solo 11.

Italia che, nello stesso tempo, detiene un altro paio di record notevoli: nel 1990 fece segnare la più lunga striscia di minuti senza subire goal (517, record non ancora infranto da nessuno), nel 2006 pareggiò invece il record ottenuto dalla Francia nel 98: diventare campione subendo il minor numero di reti possibile, 2.

Come non parlare anche dell’Ungheria? Già citati in precedenza, infatti, i magiari detengono ben tre recordi in questa “sezione”: maggior numero di goal realizzati (27), miglior differenza reti (+17) e miglior media-goal (5.40), tutti record fatti segnare nel Mondiale del 54, poi perso solo in finale da Puskas e compagni.

C’è poi un record particolare di cui parlare: una squadra, nel corso della storia, è riuscita a terminare un Mondiale senza subire goal. Si tratta della Svizzera, eliminata agli ottavi di finale senza che, in quattro partite, avesse subito una sola rete!

Un gruppo di tifosi elvetici: nel 2006 videro la loro nazionale uscire senza aver mai perso una sola partita

La difesa peggiore della storia, invece, è quella della Corea del Sud del 1954: ben 16 reti subite in una sola edizione. Anzi, in tre sole partite. Beh, direi che le 9 subite contro l’Ungheria hanno pesato non poco in questo senso. Corea del Sud che quell’anno, per altro, fece anche registrare la peggior differenza reti della storia: -16, dato che ad una difesa pessima abbinarono anche un attacco assolutamente asfittico, incapace di trovare la via della rete nel corso di tutta la manifestazione.

1954 che fu un’edizione storica proprio perché, come abbiamo visto, fu quell’anno che vennero fatti segnare molti record ancora oggi imbattuti. A quelli di cui abbiamo già parlato ne vanno quindi aggiunti altri due, entrambi segnati dalla squadra che s’aggiudicò quel torneo: la Germania Ovest di quell’anno, infatti, fu la squadra vincitrice capace di segnare ma anche di subire il maggior numero di reti tra tutte quelle capaci di centrare il bersaglio grosso.

Infine, parlando di record di squadra nel corso di una sola edizione, la palma di peggior prestazione di una detentrice del titolo va alla Francia che nel 2002 raccolse un solo punto frutto di un pareggio e due sconfitte, non riuscendo nemmeno mai a trovare la via della rete.

Continuando quindi a parlare di nazionali parliamo un po di “strisce”: due squadre sole, nel corso della storia, sono riuscite a vincere più volte di fila un Mondiale. Parliamo, ovviamente, di Italia e Brasile, con due successi di fila a testa. Sempre due sono le squadre capaci di giocare tre finali consecutive: Germania (dall’82 al 90) e Brasile (dal 94 al 2002). Sempre due sono le squadre che, ahiloro, hanno perso due finali consecutive: Olanda e Germania (con quest’ultima che, però, si potè un minimo rifare l’edizione successiva, vinta battendo in finale l’Argentina di Maradona).

La squadra ad aver invece il record negativo di maggior numero di tentativi di qualificazione falliti è il Lussemburgo, capace di non riuscire a centrare la qualificazione per ben diciotto volte consecutive.

Cafu solleva la Coppa nel 2002

Il maggior numero di vittorie consecutive spetta invece al Brasile, che ne vinse 11 tra il 2002 e il 2006. Brasile che detiene anche il record di maggior numero di match senza sconfitta, 13.
La squadra ad aver perso più partite di fila, invece, è il Messico, che ne perse ben 9 tra il 1930 ed il 1958.
Ad ottenere la peggior striscia di partite senza vittoria, invece, fu la Bulgaria che non trovò il bottino pieno per ben 17 partite consecutive tra il 1962 ed il 1994, quando poi batterono la Nigeria 3 a 0 e s’involarono verso la semifinale persa contro gli Azzurri.

La squadra col maggior numero di pareggi consecutivi è il Belgio (5), mentre quella con il maggior numero di partite senza pareggio è il Portogallo (16).

Veniamo invece alle strisce di partite con goal segnati…
1 goal per match: Brasile e Germania che disputarono 18 match consecutivi segnando almeno una rete.
2 goal per match: Uruguay, 11 partite.
3 goal per match: Portogallo 66 e Germania e Brasile 70, 3 partite.
4 goal per match: Uruguay ed Ungheria, 4 partite.
6 goal per match: Brasile 50, 2 partite.
8 goal per match: Ungheria 54, 2 partite.

Di contro, invece, l’attacco più lungamente asfittico è quello della Bolivia che ha disputato cinque match consecutivi senza trovare la via del goal. Lo stesso record, ma all’inverso, appartiene all’Italia che nel 1990 disputò 5 partite senza subirne.

Allo stesso modo, quindi, vediamo la striscia di partite con goal subiti:
1 goal per match: Svizzera, 22 partite consecutive subendone almeno uno.
2 goal per match: Messico, 9 partite.
3 goal per match: Messico, 5 partite.
4 goal per match: Bolivia e Messico, 3 partite.
5 goal per match: Austria, 2 partite.
6 goal per match: USA, 2 partite.
7 goal per match: Corea del Sud, 2 partite.

Dopo aver sviscerato i record di squadra, quindi, parliamo dei record individuali, dei singoli giocatori.

Iniziando a parlare del giocatore che ha segnato più reti nella storia del Mondiale: Ronaldo, capace di realizzarne 15 tra il 1998 ed il 2006. A detenere lo stesso record, ma parlando di fasi di qualificazione, è invece l’iraniano Ali Daei, che ne segnò 35 tra il 1994 ed il 2006.
Il capocannoniere di una singola edizione Mondiale è invece Just Fontaine, a segno 13 volte nel corso del Campionato del Mondo del 1958.

Oleg Salenko

Ad aver segnato più goal in una singola partita è il russo Oleg Salenko, che realizzò una scala reale in un match disputato contro il Camerun nel 1994. Il record di goal segnati nel corso di una partita poi persa appartiene invece al polacco Ernest Wilimowski che ne realizzò ben 4 nel corso di un match perso 6 a 5 contro il Brasile nell’ormai lontano 1938. E’ dell’austrliano Archie Thompson, invece, il record di goal realizzati nel corso di un match qualificatorio: il nostro realizzò ben 13 reti contro le Samoa Americane in un match valevole per le qualificazioni al Mondiale del 2002.

Un solo giocatore, nel corso della storia, è riuscito a firmare una tripletta in finale: si tratta di Goeff Hurst, che realizzò tre reti contro la Germania Ovest nel 1966. Hurst che non è però il solo ad averne realizzate tre in finale: lo stesso, anche se nel corso di più finali ovviamente, hanno fatto Vavà, Pelé e Zidane.

Il giocatore ad aver disputato più partite segnando almeno un goal è Ronaldo, 11. Quelli ad aver disputato la miglior striscia di partite segnandone almeno uno sono Fontaine e Jairzinho, 6.
I giocatori ad aver segnato più volte almeno due reti sono Kocsis, Fontaine, e Ronaldo, 4. Il giocatore ad averne segnate di più consecutivamente è proprio Kocsis, che le fece tutte e quattro una dopo l’altra.
I giocatori ad aver segnato più triplette sono Kocsis, Fontaine, Gerd Muller e Batistuta (2), quelli ad averne segnate consecutivamente sono Kocsis e Muller, che le fecero in due partite consecutive.

La tripletta più veloce, poi, venne realizzata da László Kiss nel 1954 contro El Salvador: tre reti segnate in sette soli minuti di gioco.

Solo tre giocatori, nel corso della storia, sono riusciti a segnare in tutte le partite disputate nel corso di un singolo Mondiale. Parliamo di Alcides Ghiggia (4 goal in 4 partite nel 50), Just Fontaine (13 goal in 6 partite nel 58) e Jairzinho (7 goal in 6 match nel 70).

Altra curiosità: nell’intera storia delle fase finali di un Mondiale c’è stato un solo giocatore capace di andare in rete direttamente dalla bandiera. Correva l’anno 1962 ed il colombiano Marcos Coll infilò la rete sovietica proprio battendo un corner.

Sempre parlando di giocatori capaci di andare a segno non possiamo quindi non citare colui che è stato il più giovane marcatore nella storia dei Mondiali: ovviamente si tratta del grande Pelé, in goal contro il Galles all’età di 17 anni e 239 giorni. Sempre nel corso di quel Mondiale (1958) lo stesso Pelè divenne anche il più giovane giocatore autore di una tripletta – nel match contro la Francia – nonché il più giovane giocatore ad andare in rete nel corso di una finale.

Roger Milla

Di contro il giocatore più “maturo” ad aver segnato una rete nel corso di un Mondiale è stato Roger Milla che nel 1994 andando a segno contro la Russia timbrò il cartellino all’età di 42 anni e 39 giorni. Parlando di triplette, invece, il record spetta a Tore Keller, capace di realizzarne una nel 38 contro Cuba all’età di 33 anni e 159 giorni, mentre il giocatore più anziano ad aver trovato la rete nel corso di una finale è stato Nils Liedholm, autore di una rete nella finale contro il Brasile del 58 all’età di 35 anni e 236 giorni. In quella finale, insomma, segnarono il giocatore più giovane e quello più anziano della storia delle finali Mondiali.

Parlando di giocatori capaci di trasformare un penalty dagli undici metri, solo limitatamente al corso di una partita e quindi escludendo le serie finali, troviamo tre giocatori capaci di realizzarne quattro: Eusebio nel 66, Rensenbrink nel 78 e Batistuta tra 94 e 98.

Il goal più veloce della storia del Mondiale va invece ascritto al turco Hakan Sukur: l’ex interista ne segnò infatti uno dopo undici soli secondi di gioco nel corso del match che vide i suoi opposti alla Corea del Sud nel Mondiale 2002.
Il goal segnato più rapidamente da un sostituto, invece, venne realizzato dal danese Ebbe Sand, capace di centrare il bersaglio grosso dopo 16 soli secondi dalla sua entrata in campo: era il 28 giugno 1998 e la sua nazionale stava affrontando le Super Aquile nel corso di uno degli ottavi di finale del Mondiale francese.
Il goal più rapido nel corso di una finale mondiale venne invece realizzato da Johan Neeskens: era il 7 luglio del 1974 e l’Olanda stava tentando l’assalto Mondiale alla Germania Ovest. Il goal di Neeskens, però, non permise agli Oranje di far propria la partita.

Il goal più veloce nel corso di una partita di qualificazione invece, udite udite, lo segnò un sanmarinese: sto parlando di Davide Gualtieri che il 17 novembre 1993 piazzò l’1 a 0 contro l’Inghilterra dopo soli otto secondi di gioco.

Il goal arrivato dopo più minuti dal calcio d’inizio, invece, ci è a noi particolarmente caro: si tratta della rete realizzata da Alessandro Del Piero nella semifinale del Mondiale 2006 contro i padroni di casa tedeschi. 121 furono i minuti che passarono dal fischio d’inizio alla sua rete che sancì definitivamente l’approdo Azzurro al Mondiale.
Limitatamente ad una finale, invece, il record lo detiene Geoff Hurst, capace di trovare la rete 120 minuti dopo il calcio d’inizio nell’ultimo atto del Mondiale del 1966.

Sempre parlando di goal ma riaprendo una finestra sui record di squadra bisogna sottolineare chi è riuscito ad ottenere la vittoria più larga. E parliamo di tre nazionali, capaci di vincere con 9 reti di scarto: l’Ungheria nel 54 contro la Corea del Sud (9 a 0), la Jugoslavia nel 74 contro lo Zaire (9 a 0) e l’Ungheria, ancora una volta, contro El Salvador nell’82 (10 a 1, partita questa che risulta anche quella in cui venne segnato il maggior numero di reti da una sola squadra mentre il match col maggior numero di reti totali è il 7 a 5 tra Austria e Svizzera del 54).

Jugoslavia vs. Zaire 9 a 0

La squadra ad aver vinto col margine maggiore nel corso di un match qualificatorio, invece, è l’Australia, capace di battere addirittura 31 a 0 le Samoa Americane lo scorso 11 aprile 2001.

Per trovare il pareggio con il maggior numero di reti segnate (8) dobbiamo risalire ai due 4 a 4 registrati rispettivamente nel 54 e nel 62 in Inghilterra-Belgio e Unione Sovietica-Colombia.

Le migliori rimonte furono invece segnate da Austria e Portogallo rispettivamente nel 54 e nel 66: entrambe sotto per 3 a 0 contro Svizzera e Corea del Nord, infatti, riuscirono poi a rifarsi sotto e, infine, portare a casa un’insperata vittoria!
Le maggior rimonte concluse in pareggio, invece, sono state fatte segnare nel 62 e nel 2002 da Colombia ed Uruguay: anche in questo caso le due squadre partirono sotto di tre goal per chiudere poi in pareggio.
La miglior rimonta in una finale venne invece compiuta dalla Germania Ovest nel 54: dal 2 a 0 a favore degli ungheresi al 3 a 2 finale.

Il maggior numero di goal segnati in un supplementare venne fatto registrare in quella famossima partita tra Italia e Germania Ovest del 1970, già ribattezzata come “La Partita del Secolo”: furono 5 le reti realizzate oltre il novantesimo in quell’occasione.
Ad aver segnato il maggior numero di goal in una finale è stato invece il Brasile, 5 nel 58. E proprio quella finale fu anche quella che vide più reti in tutto: 7.
La finale con meno goal segnati, invece, fu quella del 94: nessuno, tanto che si dovettero aspettare i ben noti rigori per avere, infine, la squadra vincitrice della coppa.

Sempre parlando di finali, ma venendo a quelle vinte più largamente, troviamo che è a 3 goal di scarto che è posto, sino ad ora, il record: nel 98 fu la Francia (3 a 0), nel 70 e nel 58 il Brasile (4 a 1 e 5 a 2).

Francesi e brasiliani entrano in campo per disputare la finale del 1998

Continuando nella nostra ricerca dei record veniamo quindi a parlare della squadra che ha permesso a più giocatori di segnare in una sola partita: è la Jugoslavia, che nel 9 a 0 di cui parlammo in precedenza sullo Zaire mandò in rete ben sette giocatori (Dušan Bajević, Dragan Džajić, Ivica Šurjak, Josip Katalinski, Vladislav Bogićević, Branko Oblak, Ilija Petković).
Se allarghiamo il discorso ad un’intera fase finale, invece, il primato è condiviso dalla Francia dell’82 (Gérard Soler, Bernard Genghini, Michel Platini, Didier Six, Maxime Bossis, Alain Giresse, Dominique Rocheteau, Marius Trésor, René Girard, Alain Couriol) e dall’Italia del 2006 (Alessandro Del Piero, Alberto Gilardino, Fabio Grosso, Vincenzo Iaquinta, Filippo Inzaghi, Marco Materazzi, Andrea Pirlo, Luca Toni, Francesco Totti, Gianluca Zambrotta): in entrambi i casi quelle squadre mandarono in goal ben dieci giocatori nel corso di un intero Mondiale.

Chiudiamo quindi il discorso riguardante le reti segnate parlando di edizioni: il 1998 fu quella con il maggior numero di reti segnate (171), 30 e 34 quelle con il minor numero (70).
L’edizione con il maggior numero di reti segnate per match fu quella del 54 in cui, udite udite, ne vennero realizzate ben 5.38 a partita. Quella con meno goal, invece, fu l’edizione italiana del 90: solo 2.21 reti a partita.

Per quanto concerne gli autogoal, poi, ne vennero segnati ben 4 in tre diverse edizioni: 54, 98 e 2006.

C’è stato un solo giocatore nella storia, infine, capace di bucare entrambi i portieri nel corso di una stessa partita: si tratta di Ernie Brandts che nel 1978 segnò un’autorete al 18esimo ed un goal al 50esimo del match che vedeva la sua Olanda opposta alla nostra nazionale.

Detto di chi i goal li ha fatti, però, vediamo un po’ i record, positivi e negativi, di chi, per lavoro, cerca di non farne fare: i portieri!

Gli estremi difensori con all’attivo più partite senza subire goal sono Peter Shilton e Fabien Barthez, entrambi capaci di terminarne 10 con la porta intonsa. Ad aver realizzato il record di minuti consecutivi, invece, è stato Zenga, che ha all’attivo quei 517 minuti di cui abbiamo parlato in precedenza.

Mohamed Al-Deayea

I portieri ad aver subito il maggior numero di reti ai Mondiali, invece, sono stati il messicano Antonio Carbajal ed il saudita Mohamed Al-Deayea, per entrambi 25 reti al passivo. Parlando di un torneo solo, invece, il record, negativo, spetta al sudcoreano Hong Duk-Yung, che subì tutte e sedici le reti della fallimentare spedizione coreana. Limitandoci ad un solo match, infine, il record è di Luis Guevara Mora, il portiere salvadoregno che dovette raccogliere per 10 volte il pallone dal fondo della propria porta in quel famoso match dell’82 contro l’Ungheria.

Infine due sono stati i portieri capaci di parare più rigori nel corso di un torneo (ovviamente non contando la serie finale dopo i supplementari): il polacco Jan Tomaszewski nel 74 e lo statunitense Brad Friedel nel 2002.

Sempre parlando di record individuali… chi sono stati i giocatori a disputare il maggior numero di edizioni? Il messicano Antonio Carbajal ed il tedesco Lothar Matthaus, con cinque Mondiali presenziati a testa: il primo dal 50 al 66, il secondo dall’82 al 98. Matthaus che è anche il giocatore ad aver giocato il maggior numero di partite: 25. Quello ad aver disputato il maggior numero di minuti, invece, Paolo Maldini: 2217.
Sempre parlando di presenze, ma relativamente alla fase qualificatoria, il detentore del record è l’ecuadoregno Ivan Hurtado, che ha disputato 68 match tra il 94 ed il 2010.
Tornando ai soli Mondiali è Cafu il giocatore ad aver vinto più partite (16) mentre Maradona quello che ne ha disputate di più come capitano (sempre 16). Denilson è stato invece il giocatore più volte subentrato nel corso di un match (11).
Il giocatore con più Mondiali vinti all’attivo, invece, è stato Pelè: ben tre imposizioni, nel 58, nel 62 e nel 70.

Parliamo quindi di età: il ragazzo più giovane ad aver disputato un match Mondiale è stato il nordirlandese Norman Whiteside che aveva solo 17 anni e 41 giorni quando scese in campo nell’82 contro la Jugoslavia. Il più giovane a disputare una finale (e, come detto, a segnare in essa) fu Pelé – 17 anni e 249 giorni -, mentre il più giovane a giocare un match qualificatorio fu Souleymane Mamam, che scese in campo in un Togo-Zambia del 2001 quando aveva solamente 13 anni e 310 giorni. Il più giovane capitano ad un Mondiale, infine, fu Tony Meola, che indossò la fascia contro la Cecoslovacchia nel Mondiale del 90 alla tenera età di 21 anni e 109 giorni.

Al contrario il nonnetto per eccellenza fu Roger Milla, 42 anni e 39 giorni quando scese in campo contro la Russia nel 94. Il più vecchio a disputare una finale, invece, fu il nostro Dino Zoff, monumento nazionale capace di giocarne una alla veneranda età di 40 anni e 133 giorni. Il più vecchio ad aver registrato una presenza nel corso di un match qualificatorio è MacDonald Taylor delle Isole Vergini, sceso in campo a 46 anni e 180 giorni contro St. Kitts and Nevis.  Il capitano più anziano, infine, fu Peter Shilton, che indossò la fascia all’età di 40 anni e 292 giorni.

Peter Shilton

Sempre parlando di età fu il Camerun ad avere la maggior “differenza” di età nel proprio roster quando nel 1994 venne convocato Roger Milla, 42 anni compiuti da un mese e mezzo, e Rigobert Song, 18 anni ancora da compiere: una differenza di ben 24 anni e 42 giorni mai più eguagliata, né battuta, nel corso dei sedici anni successivi.
La differenza maggiore in un team campione, invece, la fece registrare l’Italia dell’82: correvano infatti 21 anni e 297 tra il veterano Zoff ed il virgulto Bergomi.

Veniamo invece alle sanzioni disciplinari: L’ammonizione più rapida della storia del Mondiale se la contendono l’italiano Marini e ed il russo Gorlukovich, entrambi ammoniti dopo un minuto rispettivamente contro la Polonia nell’82 e la Svezia nel 94. L’espulsione più veloce è invece dell’uruguagio Batista, espulso dopo 56 soli secondi nel match disputato contro la Scozia nell’86.
L’ammonizione arrivata più tardi nel corso di un match, invece, se la sono guadagnata Edinho e Roa, entrambi ammoniti nel corso dei calci di rigori finali. L’espulsione più tardiva, invece, se la guadagnò Cufrè nel 2006, quando si fece cacciare al 121′ contro la Germania.
Un solo giocatore, poi, è stato espulso dalla panchina: Claudio Caniggia nel corso di un’Argentina – Svezia del 2002.

I giocatori ad aver ricevuto più cartellini, poi, sono Zinedine Zidane e Cafu, entrambi a quota 6. Cafu che è anche il giocatore più ammonito: tutti e 6 quei cartellini, infatti, furono gialli. I giocatori più espulsi, invece, sono stati Song e lo stesso Zidane: ad entrambi venne infatti mostrato il cartellino rosso in due occasioni nel corso di un Mondiale.

Il Torneo con più espulsi e con più ammoniti è stato quello del 2006. La squadra ad aver ricevuto più cartellini rossi è l’Argentina: 10 in 64 match. Argentina che è anche la squadra più ammonita di sempre (88).
Il match con più espulsioni fu Portogallo – Olanda dell’ultimo Mondiale, partita questa che fece registrare altri due record: quello riguardante il maggior numero di ammonizioni totali (16) e di ammonizioni a carico di una sola squadra (9 per i lusitani). La finale con più cartellini rossi fu invece quella giocata da Argentina e Germania Ovest nel 1990 (gli espulsi furono Monzon e Dezotti).

Un frame di Argentina vs. Germania Ovest, finale del Mondiale 1990

Altra curiosità particolare, che probabilmente in molti ricorderanno: nella storia del Mondiale c’è infatti un giocatore capace di farsi ammonire tre volte nel corso di un solo match. Si tratta del croato Josip Simunic, ammonito nel corso del 61′, del 90′ e del 93′: l’arbitro Poll non si era infatti accorto della doppia ammonizione, ed il difensore balcanico aveva continuato il suo match sino al cartellino giallo successivo.

Il giocatore capace di prendersi più squalifiche nel corso di una sola edizione fu André Kana-Biyik, che ne collezionò due nel corso del Mondiale del 90.
La squalifica peggiore venne invece affibiata a Maradona: 15 mesi per doping, quando il Pibe venne trovato positivo al termine del match contro la Nigeria nel corso dei Mondiali americani. Limitandoci al campo di gioco, invece, il record spetta all’irakeno Mahmoud, che nella partita che vide i suoi opposti al Belgio nel corso del Mondiale dell’86 sputò all’arbitro guadagnandosi un anno di sospensione.
Limitandoci solo ai falli di gioco, invece, la squalifica peggiore venne comminata ai danni del nostro Tassotti: otto giornate per una gomitata a Luis Enrique.

Se prendiamo in considerazione anche le gare qualificatorie, però, le cose peggiorano ulteriormente: il cileno Roberto Rojas, infatti, venne squalificato a vita per aver tentato di ingannare tutti ferendosi con una lametta che si era portato dietro fingendo quindi di essere stato colpito da un petardo. Un atto di un’antisportività rara.

Parliamo quindi ora di calci rigori, limitandoci però alle serie di rigori finali.

Quattro sono le squadre a detenere il record di partite terminate dagli undici metri ad una fase finale Mondiale: si tratta di Argentina, Francia, Germania ed Italia, che finirono così il proprio match in quattro occasioni.
Nel corso di un solo torneo, invece, il record spetta all’Argentina del 90 e alla Spagna del 2002: in entrambi i casi la cosa accadde per due volte.
Due sono anche le edizioni che si contendono il record per il maggior numero di partite terminate dagli undici metri: quella del 90 e quella del 2006.

La squadra ad aver più volte vinto dal dischetto è la Germania, capace di fare 4 su 4. Il primato nel corso di un solo torneo spetta invece all’Argentina, che nel 90 fece 2 su 2.
Quelle ad aver perso più volte sono state invece Italia ed Inghilterra, entrambe a quota 3.

La Francia è quindi la nazionale ad aver calciato più rigori (21), mentre la Spagna quella ad averne calciati di più in una sola edizione (10 nel 2002). La squadra ad aver segnato, nella storia, più rigori finali è la Germania, 17. Furono invece due i match in cui ne vennero calciati ben 12 per squadra: Germania Ovest – Francia dell’82 e Svezia – Romania del 94.

Infine il giocatore ad averne sbagliati di più è, tristemente, il nostro Roberto Baggio capace di fallirne due sui tre rigori calciati: quello in finale finale del 94 e ai quarti di finale nel 98.

Parliamo quindi ora di allenatori, posto che di squadre, giocatori e partite abbiamo parlato finora.

L’allenatore ad essersi seduto più volte su di una panchina nel corso di un Mondiale è stato il tedesco Helmut Schon, 25 presenze tra il 66 ed il 78. Sempre lui detiene quindi anche il record di vittorie: 16. L’allenatore con la miglior striscia di vittorie consecutive è invece Luis Felipe Scolari, capace di raccoglierne 11 tra il 2002 ed il 2006 con Brasile e Portogallo. Scolari che detiene anche il recordo per la striscia senza sconfitte: 12, nello stesso periodo.

Un solo allenatore, invece, è stato capace di vincere in due differenti occasioni il Mondiale: si tratta di Vittorio Pozzo, capace di vincere il primo nel 34 per poi raddoppiare quattro anni più tardi in Francia. L’augurio, ovviamente, è che Marcello Lippi possa unirsi a lui in questa speciale classifica.

Due sono gli allenatori con più Mondiali all’attivo. Si tratta di Bora Milutinovic (dall’86 al 2002) e Carlos Alberto Parreira (82, 90, 94, 98 e 2006): per entrambi ben cinque edizioni a curriculum.
Milutinovic è, per altro, l’allenatore che detiene anche il record come maggior numero di nazionali allenate ad un Mondiale. Sempre cinque: Messico, Costa Rica, USA, Nigeria e Cina, in rigoroso ordine cronologico.

Bora Milutinovic

L’allenatore più giovane nella storia di un Mondiale fu l’argentino Juan Josè Tramutola, che guidò i suoi alla tenerissima età di 27 anni e 267 giorni. Correva l’anno 1930.
Il più maturo è stato invece il nostro Cesare Maldini nella sua esperienza paraguayana del 2002: aveva 70 anni e mezzo.

Se parliamo di presenze ad un Mondiale prima come giocatore e poi come allenatore i recordman sono Zagallo e Beckenbauer, entrambi con 4 Mondiali all’attivo tra campo e panchina. Zagallo che è anche l’unico ad averne vinti tre sommando i due vinti come giocatore a quello vinto nel 2002 da tecnico.

Detto dei coach veniamo allora agli arbitri: in otto detengono il record di maggior numero di Mondiali arbitrati (3), con il francese Quiniou che è l’unico tra questi ad averne arbitrate 8. Altro record. Limitandoci ad un solo torneo, invece, i recordman sono il messicano Archundia e l’argentino Elizondo, per entrambi 5 gare arbitrate nel 2006.
L’arbitro più giovane nella storia del Mondiale fu lo spagnolo Gardeazábal, 24 anni e 193 giorni. Quello più vecchio l’inglese Reader, 56 anni e 236 giorni.

Terminiamo quindi questo lunghissimo excursus sulla storia dei record Mondiali parlando degli spettatori, aspetto spesso sottovalutato ma che risulta decisivo nella riuscita, in special modo, di un Mondiale.

Beh, la partita con il maggior numero di tifosi accorsi allo stadio fu la finale del Mondiale del 50 disputata tra Brasile ed Uruguay al Maracana: i dati storici riportano infatti l’incredibile affluenza di 199854 spettatori.
Quella con meno presenze un triste Romania – Peru all’Estadio Pocitos di Montevideo nel corso del Mondiale del 1930: pare infatti che gli spettatori fossero solo 300!

Parlando di medie, invece, quello con più presenze fu quello del 94 (68991), quello con la media peggiore quello del 34 (23235).

L'FNB Stadium, teatro della finale del prossimo Mondiale

Sperando che questo lungo viaggio nella storia vi sia gradito… non ci resta, ora, che aspettare l’inizio dei Mondiali: occhi incollati sul televisore, pronti a vedere se qualcuno di questi record verrà ritoccato!

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Lo scorso undici maggio avevo iniziato ad introdurre l’argomento “Fase Elite” parlando dei convocati di mister Piscedda che si sarebbero ritrovati per poi partire per la Russia.

Oggi devo quindi ragguagliarvi sul risultato del primo match: i nostri ragazzi, opposti ai pari età ceki, si sono infatti imposti in scioltezza con un bel due a zero che lancia subito in vetta alla classifica del Gruppo 5 i nostri ragazzi.

Ma andiamo con ordine: Massimo Piscedda schiera in campo un 4-4-2 tutto tecnica e dinamicità con Colombi in porta, Faraoni ed Albertazzi terzini rispettivamente a destra e a sinistra ed il duo Brosco-Adamo centralmente; a centrocampo, invece, si affida a Sala e D’Alessandro sulle ali e alla coppia Taddei-Soriano centralmente mentre per quanto concerne l’attacco sono Destro e Borini i prescelti per scendere in campo dal primo minuto.
Solo panchina, almeno inizialmente, per Perin, Caldirola, Malomo, Bertolacci, Galano, Tremolada e Dumitru.

Ad iniziare meglio il match sono comunque i nostri avversari, che almeno per il primo quarto d’ora prendono l’iniziativa e mantengono nelle proprie mani il pallino del gioco senza che gli Azzurrini riescano ad opporvisi in maniera efficace. E’ comunque un possesso palla sterile quello dei ceki che pur giocando il pallone più dei nostri ragazzi, appunto, concludono poco e male.

A passare in vantaggio, poco prima della mezz’ora, sono quindi gli Azzurrini: il londinese – d’adozione, dato che gioca nel Chelsea – Sala pennella da sinistra un pallone che Destro, letale come sempre, infila in rete di testa saltando in anticipo sul proprio marcatore.

Mattia Destro, il bomber della Primavera Nerazzurra e dell'attuale under 19

Il goal dà quindi la svolta al match: sbloccatisi psicologicamente, infatti, i nostri iniziano a mettere sotto gli avversari, tanto che sfiorano il goal quando Brosco finisce con il far schiantare il pallone sul palo.

La ripresa non inizia al meglio: dopo dieci soli minuti di gioco, infatti, il centrocampista che ha passato l’ultima stagione nel Gubbio, Taddei, si fa espellere. Nonostante l’inferiorità numerica, comunque, gli Azzurrini non si fanno mettere sotto dagli avversari. Anzi: alla mezz’ora arriva il raddoppio che chiude definitivamente il match. L’altro Blues, Borini, riceve palla sulla trequarti e dopo aver superato un avversario vincendo un contrasto piazza il pallone radente il suolo giusto a filo del primo palo, bucando Andrejko e consegnando i primi – e speriamo non ultimi – tre punti della Fase Elite ai nostri ragazzi.

In chiusura gli Azzurrini avranno anche l’opportunità di rendere ancora più larga la vittoria, ma prima il solito Destro e poi il subentrante Dumitru falliranno di un soffio le proprie occasioni.

Tre punti importantissimi, quindi, quelli guadagnati dalla squadra di mister Piscedda: il concomitante pareggio tra i padroni di casa russi e l’Irlanda del Nord, infatti, proietta i nostri ragazzi al primo posto in solitaria. Primo posto che è l’obiettivo minimo per questa squadra: solo chi vince il girone, infatti, accederà alla fase finale che si disputerà in Francia il luglio prossimo.

Potrebbe già quindi essere pressoché decisiva la prossima partita, che i nostri giocheranno contro l’Irlanda del Nord alle 17 (ore locali, le 15 in Italia) allo stadio Podmoskovic.

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Ieri avevo pubblicato la mia personale Top 11 dell’ultimo campionato italiano, dicendo che avrei poi aperto dei sondaggi per dare modo a voi di costruire la top 11 ufficiale dei lettori di questo blog.

Detto-fatto.

Mi sono quindi aperto il mio account su PolDaddy ed ho creato i sondaggi. Eccoli:

Miglior portiere (1 scelta max)

Miglior terzino destro (1 scelta max)

Miglior terzino sinistro (1 scelta max)

Migliori centrali difensivi (2 scelte max)

Miglior centrocampisti (3 scelte max)

Miglior trequartista (1 scelta max)

Migliori punte (2 scelte max)

Votate il vostro 11 migliore, dunque. Schierate il 4-3-1-2 migliore del campionato, scegliendo ruolo per ruolo quelli che, secondo voi, sono stati i migliori di questa stagione.

Alla fine, quindi, vedremo cosa ne sarà uscito e magari anche quanto diversa sarà la mia formazione rispetto alla vostra!

Votate, votate, votate!

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