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Archive for agosto 2010

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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CRONACA

La Juve inizia subito con un pressing piuttosto alto. Proprio questo dà modo ai giocatori di Delneri di creare, quando ancora non era scoccato il quinto minuto di gioco, un’occasione importante: Krasic ruba palla a Rossi e dopo averlo superato in velocità centra un pallone per l’accorrente Quagliarella, che è però ben controllato da Andrea Masiello, attentissimo a chiudere in corner.
Proprio sugli sviluppi del calcio d’angolo è uno degli ex della partita, Bonucci, a provarci; il tentativo del centrale Azzurro non sortisce però l’effetti sperato.

Bisogna quindi aspettare il ventunesimo per vedere un’altra occasione.
E’ il Bari, in questo caso, a costruirla: Ghezzal scarica poco oltre il limite dell’area ad Alvarez che gli restituisce il pallone bucando la retroguardia juventina e liberando l’attaccante algerino a tu per tu con Storari che si dimostrerà però all’altezza, chiudendo in angolo.

Dodici minuti più tardi è Melo a farsi pericoloso: Marchisio lotta su di un pallone sui venticinque metri e lo appoggia proprio al compagno di reparto che dopo aver scambiato con Del Piero s’infila in area per chiudere il triangolo scaricando poi un destro velenoso che si spegne, deviato, di poco oltre il palo.

Con le squadre piuttosto chiuse, quindi, si capisce che un’opzione da non scartare assolutamente è quella della conclusione da fuori. Così Belmonte quando va trovarsi con la palla tra i piedi da una trentina scarsa di metri decide di provarci direttamente; la mira, però, non è certo delle migliori, con il pallone che va a spegnersi ben oltre il palo alla destra di Storari.

E’ comunque questo il preludio all’1 a 0 del Bari: Alvarez scarica a Donati chiedendo l’uno-due ma l’ex centrocampista dei Celtic Glasgow  decide di far da sè liberandosi di Marchisio per poi scaricare di sinistro là dove Storari potrebbe arrivare solo qualora munito di retrorazzi.
Leggerezza marchiana del centrocampista Bianconero, molle e assolutamente non all’altezza nell’occasione. Marchisio che subirà poi a livello psicologico la botta dell’errore: un minuto, infatti, e finirà col prendersi anche un cartellino giallo evitabilissimo, per un fallo inutile su Almiron effettuato giusto nel cerchio della metàcampo.

Prima frazione di gioco che si chiude quindi con un 1 a 0 che tutto sommato ci può stare frutto di un Bari sicuramente più in palla degli avversari, che sembrerebbero aver iniziato il campionato un po’ come avevano chiuso quello dell’anno precedente.

In apertura di ripresa è il neoentrato Martinez, imbeccato al limite da Del Piero, a provarci. Il suo destro non trova però il modo di bucare Gillet.
Sul ribaltamento di fronte Almiron buca con un grande filtrante la difesa juventina lanciando Alvarez che s’infila alle spalle di De Ceglie per poi però tentennare troppo una volta entrato in area, mangiandosi una ghiottissima occasione per chiudere il match raddoppiando il vantaggio firmato da Massimo Donati.

Al sessantaduesimo è Barreto a sfiorare il goal: sugli sviluppi di un angolo la difesa juventina libera malamente ed i baresi ributtano il pallone in area con la punta brasiliana che scatta sul limite del fuorigioco saltando l’uscita di Storari ma allargandosi troppo. Il suo piatto destro a cercare la porta, quindi, è liberata in angolo da Chiellini.
Sugli sviluppi di questo ennesimo corner, quindi, è Salvatore Masiello a provarci dalla distanza, ma il sinistro del terzino barese è centrale e risulta quindi facile preda di Storari.

Al sessantasettesimo torna a farsi vedere la Juve: cross di Chiellini in direzione di Quagliarella che non impatta però il pallone, pressato da Masiello. Punta juventina che chiederà poi a gran voce un rigore però più che mai dubbio e che, stante le immagini, nemmeno il sottoscritto avrebbe concesso.
Cinque minuti e il Bari torna vicino al raddoppio: Kutuzov serve in area Ghezzal che perde però quella frazione di secondo che permette a De Ceglie di chiudere la diagonale, andando a deviare un pallone che sembrava destinato a bucare la rete.

A tempo ormai scaduto, quindi, la Juve ha una delle sue pochissimi occasioni del match: Del Piero batte una punizione che Sissoko spizza, prolungando il pallone sul secondo palo. Palla che arriva quindi a Quagliarella, il cui mancino è però chiuso troppo e fa spegnere la palla a lato.
Ancora più ghiotta l’occasione seguente: sempre Del Piero scodella in area un calcio piazzato che libera Chiellini; il colpo di testa del centrale Azzurro non è però all’altezza, con la palla che termina alta sopra la traversa.

COMMENTO

Ha cambiato tanto la Juventus in questa estate di fuoco. E forse si tratta solo di dare tempo al tempo.
L’inizio, però, non è certo dei migliori.

Storari fa il suo, e sul goal può davvero pochino. La difesa regge ma non come dovrebbe, scricchiolando più volte soprattutto sulle corsie esterne dove sia Motta che De Ceglie non danno ancora le giuste garanzie, quantomeno non nella fase che dovrebbero curare di più. Gli esterni offensivi, quattro in tutto il corso del match, non incidono e i centrali di centrocampo, fatto salvo un buon Felipe Melo (probabilmente il migliore dei suoi), non danno l’apporto sperato. I due attaccanti, infine, risultano impalpabili.

E’ questa la radiografia di una squadra assolutamente deludente: dopo i primi minuti di sostanziale equilibrio, infatti, è il Bari ad uscire e fare la partita.

Pugliesi che ripropongono quindi il gioco brioso, arioso e spumeggiante già mostrato lo scorso anno fatto di grande solidità ed attenzione in fase difensiva (dove le partenze di Bonucci e Ranocchia non hanno assolutamente pesato, oggi), geometrie precise, ali ficcanti e punte molto mobili.

Se Ventura è quindi, ancora una volta, promosso a pieni voti, qualcosina da chiedere a Delneri ci sarebbe anche.
Stante il fatto che è pratica consona quella di cambiare uno se non entrambi gli esterni d’attacco, proprio per sfruttare al meglio le fasce laterali con uomini sempre quanto più possibile freschi, è anche vero che sorgono dei dubbi rispetto al replicare questa strategia anche in seno alla Juventus. Innanzitutto perché così facendo si finisce col far giocare un solo tempo a Krasic, che teoricamente è l’acquisto di punta del proprio mercato. E poi perché, in questo modo, non si sfrutta la peculiarità migliore di Pepe: la resistenza allo sforzo nell’arco dei novanta minuti.

Criticabile, poi, anche il terzo cambio: Melo, come detto, era forse il migliore in campo tra i giocatori con la maglia Bianconera e sostituirlo non è sembrata la mossa migliore che si potesse fare né a livello tecnico né a livello psicologico. Tutti sappiamo, infatti, la brutta annata, culminata in un Mondiale quasi disastroso, passata la scorsa stagione da Felipe Melo: un’iniezione di fiducia oggi non avrebbe potuto fargli che bene.

Nel contempo quantomeno un appunto spero mi sia permesso di farlo anche rispetto alla squadra titolare: Lanzafame è parso il giocatore forse più in forma dell’intera rosa juventina. Questo tanto oggi quanto nelle uscite estive. Non che poi abbia cambiato la partita, intendiamoci, ma il suo brio si è sicuramente fatto sentire. Forse lanciare lui dal primo minuto sulla fascia opposta rispetto a quella di Krasic avrebbe potuto giovare.

MVP

Chi si ricorda la versione torinese di Almiron resterà sbigottito nel vedere la prestazione odierna del centrocampista argentino.

Letteralmente dominante a centrocampo, infatti, uno dei tanti ex della partita risulterà come il migliore dei suoi: corsa, ripiegamenti e tanto tanto fosforo che applicato alle geometrie di cui si rende protagonista porta il gioco dei padroni di casa a scorrere fluido esattamente come tutti ce lo ricordavamo.

TABELLINO

Bari vs. Juventus 1 – 0
Marcatori: 43′ Donati
Bari (4-4-2): Gillet; S. Masiello, A. Masiello, Rossi, Belmonte; Alvarez (91′ Pulzetti), Gazzi (16′ Donati), Almiron, Ghezzal; Barreto (76′ Castillo), Kutuzov. A disp.: Padelli, Raggi, Parisi, Rivas. All: Ventura
Juventus (4-4-2): Storari; Motta, Chiellini, Bonucci, De Ceglie; Pepe (58′ Lanzafame), Felipe Melo (63′ Sissoko), Marchisio, Krasic (46′ Martinez); Del Piero, Quagliarella. A disp.: Manninger, Grygera, Legrottaglie, Aquilani. All: Delneri
Arbitro: Banti di Livorno
Ammoniti: Marchisio, Bonucci(J) Belmonte(B)

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Nome: Vincenzo Camilleri
Data di nascita: 6 marzo 1992
Luogo di nascita: Gela (Italia)
Nazionalità: italiana
Altezza: 191 cm
Peso: 77 kg
Ruolo: difensore centrale
Club: Juventus
Scadenza contratto: 30 giugno 2012
Valutazione: 100.000 €

CARRIERA

Nato il 6 marzo del 1992 in quel di Gela, comune siculo sito in provincia di Caltanissetta, Vincenzo Camilleri cresce nelle giovanili della Reggina, squadra che lo farà esordire il 19 dicembre del 2007 quando, ancora quindicenne, debutta tra i professionisti subentrando al primo minuto del secondo tempo ad Alvarez nel corso di un match di Coppa Italia perso dagli Amaranto contro l’Inter.

Proprio quel giorno Enzo comincia a far parlare di sè: con Novakovic a terra e la porta sguarnita, infatti, interverrà in tackle con tempismo e prontezza di riflessi, negando il momentaneo 3 a 0 alla punta avversaria e dimostrando di avere numeri che avrebbero sicuramente fatto parlare di lui.

Detto-fatto: due soli mesi più tardi, subito dopo il suo sedicesimo compleanno, il Chelsea lo avvicina e formula a lui ed alla sua famiglia un’offerta irrinunciabile che spinge il ragazzo a lasciare Reggio Calabria per trasferirsi in quel di Londra.
E proprio questa mossa fa scatenare l’inferno: Foti accusa i dirigenti londinesi di avergli scippato uno dei migliori prodotti del proprio settore giovanile e la famiglia del ragazzo di aver trattato senza ricevere il via libera dalla sua società. Il tutto, per altro, violando le regole: la trattativa, infatti, ebbe luogo quando il giocatore non aveva ancora compiuto sedici anni, contravvenendo ai regolamenti riguardanti i trasferimenti internazionali.

Secca e decisa fu quindi la risposta del Presidente reggino: “Il Chelsea ha saccheggiato il vivaio della Reggina, prelevando un 16enne senza rispettare le regole. Un altro talento del calcio italiano è stato sottratto. Ciò è avvenuto perché è stata avviata da una società, il Chelsea, una trattativa in epoca non consentita, in quanto il calciatore non aveva compiuto i sedici anni. La Reggina si rivolgerà alle autorità competenti per le azioni di denuncia e di risarcimento”.
Foti che decise quindi di denunciare i fatti accaduti pubblicamente, invitando il Presidente dell’Uefa Michel Platini, il Presidente della Federazione Abete, le Procure dell’Uefa, della Federazione e della Repubblica ad intervenire e chiedendo pubblicamente un risarcimento per lo scippo subito.

Non si fece comunque attendere nemmeno la risposta dei genitori del ragazzo, che smentirono gli attacchi subiti affermando che  “Il presidente ha incontrato gli inglesi, ma non gli bastavano i soldi offerti e ci ha messo una pressione insostenibile per il contratto. Nostro figlio non è una proprietà esclusiva di Foti“. Aggiungendo, poi, che Vincenzo non fosse “proprietà esclusiva (di Foti, ndr)” e che non ci fosse quindi “da lamentarne il furto”.

Riguardo al caso Camilleri volle quindi dire la sua anche Platini, che così si espresse all’epoca dei fatti: “Io sono contro chi va a comprare ragazzi minorenni, totalmente contrario. Dobbiamo andare davanti a tutti i politici per dire che i bambini vanno educati nei centri di formazione e non venduti al miglior offerente. Bisogna difendere i giovani talenti delle squadre. Poi serve che il primo contratto sia firmato nel club in cui un giocatore è cresciuto. Io sono partito per l’Italia quando avevo 27 anni, non ho lasciato il Nancy, che mi aveva cresciuto, a 14”.

La vicenda non si chiuse comunque con lo sbarco a Londra del ragazzo. Perché le parole di Foti lasciarono il segno e spinsero la Commissione Disciplinare Nazionale ad infliggergli due mesi di squalifica, escludendolo quindi tanto dalle competizioni giovanili giocate sul suolo italiano (cui non avrebbe comunque partecipato, essendo ormai a tutti gli effetti aggregato all’Academy Blues) quanto da ogni possibile convocazione da parte di una qualsivoglia rappresentativa Azzurra (all’epoca dei fatti Camilleri era punto fermo dell’under 16).

La vita ha però spesso risvolti inaspettati.
Così dopo tutto il can-can scatenatosi all’epoca del suo trasferimento Vincenzo si accorge, forse, di non aver fatto la scelta giusta per sè. E, colto da quella che in Brasile chiamerebbero saudade, decide di tornare in Italia dove a riaccoglierlo con sè vi è proprio la Reggina di Lillo Foti.
Appianati tutti i contrasti dell’epoca, quindi, Enzo torna ad essere a tutti gli effetti un giocatore Amaranto da gennaio 2009.

Quell’anno, poi, si riconferma anche a livello di nazionale: inserito da mister Salerno nella formazione under 17, infatti, il ragazzo gelese parteciperà tanto all’Europeo di categoria disputato in Germania (disputando da titolare le prime due partite per poi accomodarsi in panchina nel terzo turno e nel match di semifinale che sancì l’eliminazione degli Azzurrini) quanto al Mondiale seguente giocatosi in Nigeria (disputando da titolare, ancora una volta, i primi due match per poi finire col perdere il posto appannaggio di un compagno di squadra).

Rincociliatosi con il calcio italiano, insomma, Camilleri tornerà a far parlare di sè anche a livello professionistico: il 19 aprile del 2009 arriverà infatti il suo debutto in Serie A allorquando sostituirà Luca Vigiani nel corso di un match, poi vinto, contro l’Atalanta. Il 31 maggio successivo, poi, arriverà la sua prima presenza da titolare nel corso dell’1 a 1 casalingo contro il Siena.

Le strade di Vincenzo e della Reggina si sono però separate nuovamente. Anche se, stavolta, in maniera non burrascosa. Sul ragazzo, che in passato ha interessato da vicino anche Fiorentina ed Inter, sono infatti piombati Milan e Juventus, così come confermato dal suo procuratore, Patrick Bastianelli: “In questo momento c’è sia il Milan che la Juve, con i bianconeri in vantaggio sui rossoneri. Non resterà a Reggio per tutto l’anno”.
Dopo qualche giorno di trattative serrate, quindi, il Presidente Foti ha chiuso il trasferimento, in prestito con diritto di riscatto della metà, del ragazzo che è quindi a tutti gli effetti, e fino almeno al termine della prossima stagione, un giocatore Bianconero.

CARATTERISTICHE

Basta leggere l’età attuale, diciott’anni, e rapportarla alle sue caratteristiche fisiche per capire che parliamo di un ragazzo molto dotato sotto questo punto di vista. Superando già il metro e novanta, infatti, Camilleri risulta essere un centrale difensivo in grado di esprimersi al meglio in determinati contesti, ovverosia laddove è proprio il fisico a fare la differenza.
L’altezza importante, poi, l’aiuta non poco nel gioco aereo, fondamentale rispetto cui il ragazzo ha ben poco da imparare.

Marcatore centrale che predilige essere schierato in una linea di difesa a quattro sa giocare tanto a zona quanto a uomo e rispetto cui si sono già avvicendati gli interessamenti di squadre come Chelsea, Inter, Fiorentina, Milan e Juventus. Questo perché parliamo di un ragazzo le cui potenzialità sono di livello assoluto. Oltre ad un fisico da corazziere, infatti, Vincenzo è dotatissimo anche sotto altri punti di vista: buon atletismo, discreta tecnica, eleganza nei movimenti, tempismo negli interventi. Un po’ tutto quello che si chiede ad un difensore, insomma.

Con ciò va comunque ricordato che non è tutto oro ciò che luccica. Perché se è indubbio che il ragazzo abbia numeri interessanti e che lo stesso abbia tutte le carte in regola per assicurarsi un futuro ad alto livello va comunque anche sottolineato come non manchino in lui anche zone d’ombra e fondamentali su cui lavorare.
Posto che anche quei suoi stessi punti di forza restano comunque da affinare tramite il lavoro giornaliero ed una maturità ancora da perseguire va anche sottolineato come il limite più grande di Camilleri sembri essere la concentrazione.

Andiamo quindi a prendere un esempio pratico: torniamo alla fine di ottobre, più precisamente al giorno in cui i nostri ragazzi dell’under 17 si aggiudicarono, con una giornata d’anticipo, l’accesso agli ottavi del Mondiale nigeriano.
Quel giorno gli Azzurrini si scontravano contro la Corea del Sud trascinata dall’ottimo Lee Jong Ho e a fare da perno centrale della nostra difesa era proprio il difensore Amaranto. Camilleri che nella sola prima frazione di gioco mette in mostra tutto ciò che di buono e ciò che di cattivo fa parte del suo bagaglio: dapprima salva una rete già fatta a porta vuota, dimostrando di avere senso della posizione e ottimi riflessi, poi interviene malamente in area su di un pallone praticamente innocuo, andando a controllare lo stesso con un braccio e causando un calcio di rigore evitabilissimo. Denotando proprio quell’incapacità di restare concentrati sempre nell’arco dei novanta minuti che potrebbe portare a fare la differenza tra un giocatore mediocre ed un campione.

E Camilleri questo lo sa bene, perché proprio questi cali di tensione gli costarono il posto da titolare. L’errore grossolano appena descritto, infatti, arrivò a stretto giro di posta con un altro quasi più marchiano: nel corso dell’esordio iridato con l’Algeria Enzo lisciò clamorosamente un pallone sulla propria trequarti, dando la possibilità a Khelifi di presentarsi a tu per tu con Perin, bravo nell’occasione a chiudere lo specchio di porta al centravanti algerino.Queste due disattenzioni così importanti, e che tanto avrebbero potuto costare all’ottima under 17 targata Pasquale Salerno, portarono proprio il Tecnico Federale ad escludere il ragazzo dai successivi match con Camilleri che, quindi, dovette accontentarsi di guardare i compagni solo dalla panchina sino al termine del torneo.

Limiti come questo sono comunque perfettibili, perché quando si tratta di capacità di rimanere concentrati è implicito che si parli di una caratteristica che già fisiologicamente dovrebbe migliorare con l’andare del tempo e con la crescita e la maturazione di ogni giocatore.
Posta la sempre maggiore difficoltà nel trovare difensori di alto livello e le grandi doti che madre natura ha regalato a questo ragazzo, poi, potremmo dire che Vincenzo Camilleri ha quasi il dovere morale di non tradire le attese: in tanti credono in lui ed è indubbio che si tratti di un pezzo importante del patrimonio calcistico italiano. Ora non gli resta che ripagare le attese.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Se osservatori e dirigenti di squadre come Chelsea (che in Italia ultimamente ha pescato, con successo, anche i talenti dell’under 19 di Piscedda Sala e Borini), Fiorentina, Inter, Milan e Juventus gli hanno messo gli occhi addosso è perché i mezzi a sua disposizione sono notevoli, così come le prospettive.
Perché se a quindici anni ti puoi fregiare di aver esordito in Coppa Italia contro l’Inter salvando anche in tackle un goal praticamente già fatto e a diciassette arriva il tuo esordio dal primo minuto in Serie A non è un caso.

Detto ciò è comunque importante rendersi conto che non si deve caricare di troppa pressione questo ragazzo, che deve avere tempo e modo di crescere al meglio. A maggior ragione quando, a parere di chi scrive, la sua lacuna più grossa non è riscontrabile a livello tecnico o tattico quanto più di approccio psicologico al match.

A Torino, comunque, la società è serissima e l’attenzione riservata al settore giovanile resta tanta, come confermato dai buonissimi risultati fatti registrare a livello sportivo negli ultimi anni.

Se gli verrà dato il tempo di crescere senza fretta e se lui stesso saprà applicarsi ogni giorno con sempre più intensità, grinta e voglia, quindi, ciò che potrebbe uscirne sarà un prodotto di prima fascia.

Nonostante la ricerca di un quarto centrale per la prima squadra, quindi, ad Enzo farebbe forse meglio poter quantomeno fare la spola tra la formazione Primavera e la squadra di mister Delneri.
Il tutto, ovviamente, in attesa della definitiva consacrazione. Che speriamo possa arrivare a breve.

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Sembrerebbe essere ormai in dirittura d’arrivo la trattativa riguardante l’acquisto di Roque Santa Cruz, 29enne punta attualmente in forza al Manchester City che dovrebbe sbarcare nelle prossime ore a Roma, sponda Biancoceleste.
Andiamo quindi a conoscere meglio questo ragazzo.

Nome: Roque Luis Santa Cruz Cantero
Data di nascita: 16 agosto 1981
Luogo di nascita: Asunción
Nazionalità: paraguayana e spagnola
Altezza: 189 cm
Peso: 80 kg
Ruolo: punta
Club: Manchester City
Scadenza contratto: 30 agosto 2013
Valutazione: 7.000.000 €

CARRIERA

Nato e cresciuto nella capitale del suo paese, il Paraguay, Roque si forma come calciatore nel settore giovanile dell’Olimpia, dove giunge a soli sette anni, storica formazione della sua città.

Entra nel giro della prima squadra – dove esordirà a sedici anni – alla tenera età di quindici anni per poi iniziare a far parlare di sé di lì a qualche anno, quando si farà conoscere agli osservatori di tutto il mondo nel corso di un Mondiale under 20.

A diciotto anni, quindi, il trasferimento in Baviera: il Bayern Monaco punta infatti forte su questo roccioso centravanti sudamericano, ritenuto una delle possibili star del futuro. L’Olimpia, per quanto a malincuore, lascia partire questo ragazzo che nonostante la giovanissima età aveva già al suo attivo due titoli di miglior giocatore paraguaiano dell’anno.

La prima stagione in Germania non è esaltante, ma si chiude comunque bene: nonostante la concorrenza di attaccanti più quotati come Elber, Makaay e Pizarro, infatti, il nostro riesce a collezionare la bellezza di 32 presenze totali, tra campionato e coppa, mettendo però in mostra i suoi limiti sottoporta. Al termine del suo primo anno bavarese, infatti, la conta delle sue reti si fermerà a 7.

Le cose, sotto questo punto di vista, non cambieranno nemmeno negli anni a venire: mai, nei successivi sette anni in Germania, Roque riuscirà a chiudere la stagione in doppia cifra. Questo sia per il suo scarso feeling con il goal che per i tanti infortuni che ne hanno da sempre minato la carriera.

Nell’estate 2007, quindi, lascerà la Baviera per trasferirsi in Inghilterra, più precisamente ai Blackburn Rovers. E sarà proprio quella la stagione più fortunata della sua carriera: in 43 match tra Premier e coppe Roque riuscirà a realizzare ben 23 reti, mettendo a referto anche 8 assist. Un grandissimo exploit per lui, che però non riuscirà a ripetere oltre.
Già l’anno successivo, infatti, le partite saranno solo 27 ed i goal 6.

Nonostante questo la scorsa stagione è arrivata la chiamata del ricco Manchester City, disposto a spendere ben diciassette milioni e mezzo di sterline per assicurarsene le prestazioni.
Ancora una volta, però, il suo rendimento non sarà all’altezza, specialmente sotto porta: 4 reti in 22 match è un bottino realmente troppo esiguo per una punta.

Le cose, in questo senso, non sono mai per altro andate molto meglio nemmeno in nazionale: con 20 reti in 66 presenze non si può certo dire che Roque sia mai stato marcatore implacabile nemmeno una volta indossata la maglia dell’Albirroja.

Nonostante i suoi notevoli limiti sottoporta, comunque, sembra proprio che Lotito abbia scelto lui come ulteriore rinforzo per la sua Lazio. Dopo le voci che lo volevano nel mirino di Napoli, Liverpool, Borussia Dortmund ed Olympique Marsiglia, quindi, sembra che la punta di Asuncion finirà con l’accasarsi in quel di

Valutato 7 milioni di euro sul mercato internazionale pare che potrà trasferirsi a Roma per un totale di 6 milioni: 2 spendibili subito per il prestito, 4 da versare la prossima stagione per l’eventuale riscatto.

CARATTERISTICHE

Roque Santa Cruz avrebbe tantissime qualità per fare bene ed imporsi ai massimi livelli, così come ci si aspettava facesse ai tempi del suo sbarco in Europa. Dal gran fisico, con cui poter dare filo da torcere anche ai marcatori più robusti, ad una tecnica di base eccellente, abbinata ad un’eleganza che lo rende piacevole da rimirare in campo.

Il tutto è però vanificato da uno scarsissimo feeling con il goal. Come già detto, infatti, il ragazzo è riuscito ad andare in doppia cifra una sola volta da quando è sbarcato in Europa, due se si conta il suo primo anno da professionista giocato in quel di Asuncion (quando segnò 18 reti in 36 match, convincendo i dirigenti bavaresi a puntare dritti su di lui).

Nel complesso, quindi, Roque ha segnato solo 85 reti in 300 match, ovvero sia meno di un goal ogni tre partite. Il tutto a riconferma del suo non proprio esaltante feeling con il goal.

Eccellente nel gioco aereo tanto quanto nel difendere palla Santa Cruz sa fungere da vero e proprio centravanti boa: punto di riferimento prezioso per i propri compagni, infatti, dà alternative importanti al gioco del proprio club sapendo sia facilitare il gioco a palla lunga che fraseggiare nel breve all’occorrenza. Avendo capacità tecniche notevoli ed un altruismo spiccato, poi, può risultare anche prezioso in fase di assistenza, sia aprendo varchi in cui far infilare chi gli gira intorno sia tenendo palla per scaricarla al momento più opportuno.

Certo che però una prima punta con queste caratteristiche dovrebbe avere ben altro feeling con il goal e proprio questo, assieme ai tanti infortuni, ha impedito la definitiva esplosione del ragazzo, che ci si aspettava potesse diventare bomber di razza.

Nonostante non sia un cannoniere poi così affidabile, comunque, il suo ingaggio sarebbe tutt’altro che da condannare.
Posto che dopo la partenza di Cruz il reparto offensivo Biancoceleste può contare solo su Floccari, Rocchi e Zarate, infatti, aggiungere un quarto uomo alla rosa (che in questo momento è il partente Kozak) sarebbe già di per sè fondamentale. Farlo inserendo nel lotto un giocatore con le caratteristiche di Santa Cruz, a fronte di quelle proprie dei giocatori già in squadra, poi, significherebbe arricchire di opzioni offensive la squadra.

Perché un giocatore con il fisico come quello di Roque non è oggi, sempre partendo dal presupposto che l’acerbo Kozak andrà a fare esperienza altrove, a disposizione di mister Reja, che sarà quindi sicuramente il primo a gioire per l’arrivo del paraguayano. E poter contare su di un ragazzo del genere è molto importante: contro squadre molto chiuse, ad esempio, la rapidità di Zarate e Rocchi potrebbe trovarsi a sbattere ripetutamente contro il muro difensivo avversario. In una situazione del genere, quindi, avere un giocatore abile nel gioco aereo potrebbe rivelarsi preziosissimo: tra i colpi di testa diretti in porta, le spizzate atte a liberare qualche compagno o i palloni messi giù e giocati dal limite dell’area altrui ecco che il gioco della Lazio si potrebbe arricchire di alternative importanti.

Positivo, poi, anche il fatto che con le sue caratteristiche, e stante la sua versatilità, Roque potrebbe virtualmente giocare con uno qualsiasi dei suoi compagni di reparto. Sia che venisse affiancato a Floccari, sia che si dovesse trovare a giocare al fianco di Rocchi o Zarate, infatti, il puntero paraguayano non dovrebbe avere grossi problemi di adattabilità.

Davvero tante caratteristiche importanti. Dal fisico alla versatilità passando per gioco aereo e tecnica di base notevole. Se solo affinasse il proprio feeling con il goal…

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Come detto a livello tecnico vi è una solo controindicazione al suo ingaggio: non si acquisterebbe certo una prima punta capace di assicurare un bottino di goal importante, anzi.
Vi è poi una seconda controindicazione da non sottovalutare, ma in questo caso si tratta di controindicazione riguardante l’affidabilità fisica: in carriera questo ragazzo ha infatti avuto spesso problemi a livello di infortuni e non garantirebbe nulla sotto questo punto di vista.

Posto ciò, comunque, restano quasi solo lati positivi. Il più importante, ad avviso di chi scrive, riguarda proprio il fatto che l’ingaggio di Santa Cruz arricchirebbe di alternative il reparto offensivo Biancoceleste. E, altresì, si tratterebbe comunque di un giocatore abituato a giocare a certi livelli.

Probabilmente non farà sfracelli, ma se il fisico reggerà risulterà sicuramente utile a Reja ed alla Lazio tutta.

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Non dev’essere certo stata molto riposante l’estate di Marotta: insediatosi pochi mesi fa a Torino l’ex dirigente doriano ha dovuto subito darsi da fare per rivoluzionare la rosa juventina di modo da modellarla secondo le volontà e gli intendimenti del nuovo allenatore, Gigi Delneri.

Nonostante il tanto lavoro svolto in questo periodo, comunque, saranno proprio i prossimi i giorni più caldi: ci sono infatti da ultimare gli ultimi colpi che daranno la fisionomia definitiva alla squadra.
Ad esempio, tra i tanti interventi che potrebbero essere fatti, bisogna reperire sul mercato un giocatore che venga a Torino a fare il quarto centrale. Dietro alla coppia Chiellini-Bonucci, che si candida ad una maglia da titolare anche in Azzurro, troviamo il solo Nicola Legrottaglie. Un altro giocatore capace di disimpegnarsi nel ruolo, quindi, risulta imprescindibile.

Il prescelto, secondo le ultime voci di mercato, sarebbe il franco-tunisino Yohan Benalouane, ventitreenne difensore centrale attualmente in forza al St. Etienne.

Nome: Yohan Benalouane
Data di nascita: 28 marzo 1987
Luogo di nascita: (Francia)
Nazionalità: francese e tunisina
Ruolo: difensore centrale
Club: St. Etienne
Scadenza contratto: 30 giugno 2011
Valutazione: 2.200.000

CARRIERA

Nato il 28 marzo del 1987 a Bagnols-sur-Cèze, comune situato nel dipartimento del Gard (Languedoc-Roussillon) Benalouane tradisce nel proprio cognome le sue chiare origini tunisine: figlio di madre francese e padre immigrato proprio dallo stato nordafricano Yohan crebbe sognando di diventare, un giorno, un calciatore famoso.

Proprio per rincorrere la sua più grande aspirazione il ragazzo lasciò casa in tenera età per trasferirsi in quel di St. Etienne, dove entrò a far parte del vivaio Verts. Più di duecento chilometri, insomma, per realizzarsi.

Per il primo contratto da professionista dovette aspettare il giugno del 2007 allorquando il suo sogno divenne realtà. Inserito in prima squadra, quindi, la stagione successiva mise assieme 6 sole presenze in Ligue 1. I tempi, però, maturarono a breve: a soli ventuno anni non ancora compiuti, infatti, venne promosso titolare a tutti gli effetti. Nel corso della stagione 2008/2009 raggranellò un totale di 40 presenze tra campionato e coppe, finendo col guadagnarsi la convocazione nell’under 21 francese, con cui disputò un solo match.

In tre stagioni, di cui due sole da titolare, Yohan è quindi diventato uno dei punti fermi dell’ASSE tanto da totalizzare, ad oggi, 84 presenze ufficiali in maglia Verts, 73 delle quali da titolari. Il tutto condito da tre goal ed una sola autorete.

Nonostante lo status raggiunto in quel di Saint Etienne, comunque, Benalouane capì presto, anche vedendo come fosse stato subito accantonato dall’under 21, che ben poco spazio avrebbe trovato in maglia Blues. Per questo lo scorso 10 agosto decise di accettare la convocazione di Bertrand Marchand, che lo fece quindi esordire contro il Ciad in una gara valevole per le qualificazioni alla prossima Coppa d’Africa.

Oggi, giunto all’inizio di quella che sarebbe la sua quarta, e comunque ultima (il suo contratto scadrà a fine stagione e difficilmente verrebbe rinnovato dal giocatore, a quanto sembra), stagione a St. Etienne, Yohan potrebbe quindi decidere di lasciare tanto i Verts quanto la Francia.
Preceduto, nelle gerarchie del proprio mister, da Marchal e Monsoreau nonché seguito da Glasgow Rangers, in particolare, oltre che Newcastle, Siviglia e West Ham, infatti, Benalouane dovrebbe lasciare il paese che gli ha dato i natali. Ma non per Spagna o Regno Unito. Quanto più, come detto in apertura, per l’Italia: dovrebbe essere proprio lui il quarto centrale a disposizione di Gigi Delneri.

CARATTERISTICHE

Fisico roccioso (185 centimetri per 79 chilogrammi), scatto non proprio fulminante. Buon tempo d’intervento, capacità di mantenere la concentrazione nell’arco dei novanta minuti piuttosto carente. Notevole capacità nel gioco aereo, tecnica di base certamente non sopraffina. Scarsa predisposizione all’infortunio, limitata capacità d’intervento in anticipo sull’uomo.

Queste sono, in sintesi, alcune delle principali caratteristiche, positive quanto negative, che caratterizzano Yohan Benalouane.

Se madre natura l’ha dotato di un fisico più che adeguato a svolgere al meglio i compiti che solitamente si impartiscono ad un difensore centrale è altresì vero che le lacune di questo ragazzo sono comunque diverse e palesi. Ed arrivato a ventitré anni è anche difficile pensare che queste possano essere tutte – o in buona parte – colmate.

Ma facciamo qualche esempio pratico per capire meglio ciò di cui si sta parlando: il 24 ottobre scorso l’ASSE affrontava la sua decima partita di campionato ospitando al Geoffrey Guichard il Valenciennes. Perrin, tecnico dei padroni di casa, diede quindi fiducia al suo solito 4-4-1-1 affiancando, centralmente, Tavlaridis al nostro Benalouane per una difesa schierata a zona che ebbe però qualche problema a controllare Audel e compagni.
Senza volerci soffermare sulla cronaca di un match che vide gli ospiti imporsi per 2 a 0, ma che sarebbe potuto tranquillamente finire in parità, focalizziamoci sulla prestazione del difensore franco-tunisino: Yohan disputò un match da sufficienza stiracchiata. Il tutto fino al novantesimo, quando mollò il colpo a livello psicologico. Con il match ormai già deciso, infatti, Benalouane andò a spazzare in malo modo un pallone che gravitava all’interno dell’area di rigore, nella sua specifica zona di competenza.

Invece di spedire il pallone in tribuna, mettendo quindi al sicuro la situazione, ciabattò un pallone che venne recuperato da Ducourtioux il cui tocco mise in movimento Ben Khalfallah che si trovò, spalle alla porta, la palla tra i piedi. E proprio qui Benalouane commise il secondo errore in una sola azione: troppo lento nel recuperare la posizione si trovò quindi in netto ritardo sull’avversario, che non seppe andare a chiudere con il giusto tempo né, tantomeno, con la giusta decisione. Avendo spazio e tempo per ragionare, quindi, Ben Khalfallah stoppò il pallone, aspettò l’inserimento dello stesso Ducourtioux e lo servì con un tocco corto. Il tutto senza che Yohan riuscisse a fare nulla per impedire che la manovra del Valenciennes scorresse così fluidamente. Cosa questa che portò al 2 a 0 ospite.

Ancora: una settimana più tardi l’ASSE ospitò al Geoffrey Guichard il Lione di Claud Puel e il buon Perrin confermò ancora una volta la fiducia a Benalouane nonostante il calo di tensione subito al termine del match precedente.
Anche in questo caso, però, la sua prestazione non fu certo eccellente.

Ad inizio della ripresa Lloris uscì dalla propria area spazzando un pallone che terminò, precisissimo, tra i piedi di un compagno. Nella situazione in questione Yohan avrebbe potuto interrompere l’azione agendo d’anticipo, magari spazzando il pallone di testa dopo essersi frapposto tra lo stesso e l’avversario. Invece, probabilmente non fidandosi del suo succitato scarso tempismo nell’anticipo, fece stoppare il pallone, facendo poi manovrare l’avversario che lo scaricò ad un compagno accorrente il cui tiro mise in grossa difficoltà Janot. Un 1 a 0 sfiorato proprio a causa di un mancato anticipo portato da Benalouane.

Allo stesso modo qualche minuto più tardi si ripetè una situazione vagamente simile: lancio in area per Govou che pur non essendo certo un perticone bruciò Yohan, svettando in anticipo di testa e girando la palla sul secondo palo, freddando il portiere Verts e sfiorando, per la seconda volta a stretto giro di posta, il goal del vantaggio.

Altra disattenzione: torniamo per un attimo alla stagione precedente a quella sin qui presa in esame. Più precisamente risaliamo fino al 7 febbraio 2009, quando l’ASSE ospitò al Guichard il Caen di Dumas.
A partita ormai terminata, ancora una volta a sottolineare come la capacità di concentrazione nell’arco dei novanta minuti scarseggi in questo ragazzo, Lemaitre crossa un pallone sul limite dell’area piccola per Savidan che, praticamente in solitaria, lo spinge di testa alle spalle di Janot. Anche in questo caso è tutt’altro che perfetto il movimento di Benalouane: anziché seguire l’uomo, infatti, lo perde completamente, restando avulso da un’azione che porterà Savidan ad accorciare il risultato, per quanto senza che poi gli ospiti avessero più il tempo di trovare il pareggio. Perdersi una marcatura in una situazione di gioco del genere, costringendo il terzino ad un’improbabile quanto scomoda diagonale, non è cosa da grande difensore.

Tutte queste, ovviamente, sono solo alcune situazioni di gioco in cui Yohan non si è dimostrato all’altezza del compito assegnatogli. Se ne potrebbero elencare altre in cui, invece, il ragazzo è intervenuto tempisticamente, sbrogliando situazioni che avrebbero potuto comportare notevoli pericoli.
Del resto, però, è giusto sottolineare come nonostante qualche qualità ci sia Benalouane non sembra un giocatore di grande statura. Tutt’altro.

Destro naturale, Benalouane ricopre, nella difesa dell’ASSE, più che altro il ruolo di centrale posto sul centrosinistra nella linea a quattro solitamente utilizzata dai Verts. Altresì, comunque, il ragazzo potrebbe disimpegnarsi senza problemi anche sul centrodestra, dando quindi modo al proprio allenatore di poterlo impiegare indifferentemente in entrambe le posizioni centrali della difesa.

Per finire il discorso sulle sue caratteristiche, quindi, parliamo un attimo del suo rapporto con i cartellini: lasciandosi andare, di tanto in tanto, ad interventi un po’ troppo irruenti Benalouane è un giocatore che ha collezionato già un buon numero di gialli in carriera. Nelle 84 gare ufficiali disputate in maglia Verts, infatti, ha messo assieme un totale di 22 ammonizioni, circa una ogni quattro gare, cui vanno aggiunti due cartellini rossi. Si è visto di peggio, certo, ma non si può comunque dire giochi di fioretto né che sia l’eleganza fatta centrale.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Le impressioni, tutto sommato, non sono delle migliori. Al di là di una certa qualità sotto l’aspetto fisico-atletico, infatti, Benalouane mostra, come detto, limiti notevoli.

Certo, a livello strettamente personale un’avventura in Italia non potrebbe fargli che bene. La cura maniacale con cui si bada a certi aspetti tecnico-tattici nonché l’applicazione mentale che è richiesta ad ogni giocatore, in special modo se difensore, è assoluta e lavorarci molto, posto che sono proprio queste le carenze peggiori di Yohan, lo porterà sicuramente a crescere.

Nel contempo però non si capisce che valore aggiunto potrebbe portare il suo ingaggio. Posto che dovrebbe essere acquistato solo come quarto centrale questo difensore non darebbe comunque grandi garanzie una volta schierato in campo. A questo punto, quindi, forse meglio acquistare un ultratrentenne in chiusura di carriera che possa però portare quel quid di esperienza grazie al quale poter colmare il gap con i propri compagni di reparto.

Insomma, l’impressione è che Benalouane potrebbe arrivare a Torino a svernare. Il tutto a soli ventitré anni. Perché è difficile pensare che un giocatore del genere, per quanto potrà sicuramente crescere applicandosi di giorno in giorno in allenamento, potrà mai arrivare a rappresentare un punto fermo di una squadra come la Juventus.
A questo punto non si capisce quindi, se non giustificando il tutto proprio con il fatto che il ragazzo potrebbe essere stimolato dalla prospettiva di migliorare la propria attitudine tattica, perché Yohan dovrebbe venire a fare panchina fissa in Bianconero.

Operazione di mercato, questa, che desta quindi qualche perplessità sotto tutti i punti di vista.

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Nome: Gyliano van Velzen
Data di nascita: 14 aprile 1994
Luogo di nascita: – (Olanda)
Nazionalità: olandese
Ruolo: ala
Club: Ajax
Scadenza contratto: –
Valutazione: –

CARRIERA

Nato il 14 aprile di soli sedici anni fa, Gyliano van Velzen è il nome nuovo del calcio olandese nonché del sempre floridissimo vivaio aiace, cui approdò tre anni or sono.

Sbarcato in quel di Amsterdam per diventare calciatore professionista, Gyliano ha rapidamente bruciato le tappe. Punto di forza dell’attuale formazione under 17 dei Lanceri ha già altresì fatto parte delle nazionali under 15 e 16 del suo paese ed è probabilissimo che continuerà il suo percorso anche attraverso le successive under.

Il suo nome, poco conosciuto ai più, sta salendo alla ribalta internazionale in questi ultimi giorni. Non per un goal fantastico, un dribbling particolarmente riuscito o un trofeo alzato quanto più perché su di lui si stanno concentrando le attenzioni di Sir Alex Ferguson e dei dirigenti dello United.
Il tecnico scozzese sembra infatti essersi calcisticamente innamorato della giovanissima ala Oranje, tanto da voler fare di tutto per convincerlo a trasferirsi in Inghilterra.

Cosa, quest’ultima, che pare sia riuscita: dopo un primo assalto respinto dal ragazzo e dal suo entourage, infatti, Ferguson sarebbe recentissimamente tornato alla carica, questa volta strappando il sì del giocatore a fronte di un’offerta che i beninformati hanno definito irrinunciabile, comprensiva anche di una casa che sarebbe stata donata alla famiglia del ragazzo.

La cosa ha però mandato su tutte le furie la dirigenza Aiace che avrebbe minacciato di adire le vie legali per impedire lo scippo del giocatore. Dopo alcuni famosissimi casi, tra tutti quello conosciutissimo riguardante il nostro Macheda, sembra insomma che ci sia chi non voglia piegarsi allo strapotere economico inglese.

Sembrerebbe così. Anche se la realtà potrebbe essere diversa: questa minaccia di ricorrere alla FIFA per impedire lo scippo del ragazzo sarebbe in realtà solo un modo per spaventare i dirigenti dei Red Devils che si lascerebbero quindi convincere a risarcire lautamente gli olandesi.
I dirigenti della squadra di Amsterdam avrebbero infatti già contattato David Gill, Direttore Generale dello United, per discutere proprio riguardo a ciò.

Nei prossimi giorni, quindi, dovremmo venire a capo di questa intricatissima situazione. Ma lo sbarco di Van Velzen in Inghilterra sembra ormai scontato.

CARATTERISTICHE

Ala pura, mancino naturale, Gyliano van Velzen agisce tanto a destra quanto sull’out sinistro con la stessa disinvoltura: da una parte tende, un po’ seguendo l’esempio del connazionale Robben, ad accentrarsi per cercare la conclusione; dall’altra, invece, cerca il fondo per centrare il pallone alla ricerca di un compagno.

I paragoni si stanno già sprecando. E dopo l’accostamento allo United, squadra che lanciò ai massimi livelli un certo Cristiano Ronaldo, Gyliano non poteva che essere definito proprio come suo erede.
Posto che questo genere di paragone lascia sempre il tempo che trova c’è da dire che qualcosa in comune con il fenomeno lusitano c’è: l’atletismo straripante, ad esempio. Van Velzen, infatti, dimostra una maturità fisico-atletica che i suoi coetanei sono lungi dal raggiungere. Un po’ come Ronaldo, appunto, che ha sempre avuto in questa dote una delle sue qualità principali.

Oltre a questo, poi, entrambi condividono una forte passione per i tocchettini e le giocate atte a stordire l’avversario: palla al piede, infatti, tanto Gyliano quanto Cristiano amano puntare il proprio avversario. Per saltarlo seccamente con tocco ed accelerazione, certo, ma anche, e forse soprattutto, per provare a superarlo dopo averlo rintontito con una miriade di finte.

Rispetto all’ex stella Red Devils, però, Van Velzen paga una certa legnosità di fondo che ne rende poco fluidi i movimenti. Per quanto, certo, avendo solo sedici anni potrà migliorare notevolmente anche sotto questo punto di vista.

Altra differenza, e notevole, riguarda le conclusioni a rete: se Cristiano Ronaldo ha sempre mostrato potenza e precisione di calcio Gyliano è invece giocatore tutto dribbling e numeri, più che tiri al fulmicotone e goal da cineteca.
Ma, anche in questo caso, il tempo per migliorare lo ha.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Quando hai solo sedici anni sono troppo amplificate le differenze con i tuoi coetanei, così come sono troppe le cose che potrebbero minarne la crescita.

Da una parte, infatti, avere uno sviluppo fisico precoce può comportare il fatto che un giocatore magari tutto sommato modesto può finire con l’essere dominante tra i pari età, più immaturi di lui atleticamente. Dall’altra, altresì, un infortunio o un qualsiasi altro tipo di sfortuna potrebbero portarti a mangiare questo vantaggio di maturità.

L’impressione che si ha nel vedere Van Velzen giochicchiare palla al piede è quella di un giocatore tanto maturo a livello fisico-atletico quanto immaturo sotto un punto di vista dell’intelligenza calcistica. Saltare uomini a ripetizione, quando si ha le capacità per farlo, è bello ed appagante, ma farlo in continuazione può risultare controproducente per sè e per la squadra: oltre a comportare un grandissimo spreco di energie altrimenti utilizzabili, infatti, porta ad addormentare il gioco. Cosa che se può andare bene in determinati momenti del match, magari verso il termine dello stesso con la propria squadra in vantaggio, non può essere considerabile cosa buona e giusta in altri frangenti.

Pare che Sir Alex veda in lui una delle ali del futuro. E proprio per questo è stato disposto a strapparlo, pur senza fair play, all’Ajax. Le qualità per fare bene sicuramente le ha. Tutto dipende da quanto potrà crescere con calma ed in pace.

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Marco Andreolli dal Chievo alla Roma.
Umberto Nappello dal Potenza al Palermo.
Alessandro Diamanti dal West Ham al Brescia.
Cyril Thereau dallo Charleroi al Chievo.
Josip Ilic dal Maribor al Palermo.
Armin Bacinovic dal Maribor al Palermo.
Jeffrey Sarpong dall’Ajax alla Real Sociedad.
Piet Velthuizen dal Vitesse all’Hercules.
Alexis Ruano Delgado dal Valencia al Siviglia.
Cheikh Tiote dal Twente al Newcastle.
Rafik Halliche dal Benfica al Fulham.
Nigel Hasselbaink dal PSV all’Hamilton Academical.
Yoann Gourcuff dal Bordeaux al Lione.
Andrè-Pierre Gignac dal Tolosa all’Olympique Marsiglia.
Loic Remy dal Nizza all’Olympique Marsiglia.
Djamel Abdoun dal Nantes al Kavala.
Sebastian Rudy dallo Stoccarda all’Hoffenheim.
Carlos Eduardo dall’Hoffenheim al Rubin.

Carlos Eduardo

Moises Hurtado dall’Espanyol all’Olympiakos.
Geremi Sorele Njitap Fotso dall’Ankaragucu al Larissa.
Leonardo Perez dal Bari al Pisa (comproprietà).
Nicolas Otamendi dal Velez al Porto (comproprietà).
Loris Arnaud dal PSG all’Angers (prestito).
Yannis Tafer dal Lione al Tolosa (prestito).
Asier Del Horno dal Valencia al Levante (prestito).
Ignacio “Nacho” Fernandez dal Valencia al Levante (prestito).
Cristiano Lucarelli dal Parma al Napoli (prestito).
Andrea Adamo dal Palermo alla Reggiana (prestito).
Guilherme Do Prado dal Cesena al Southampton (prestito).
Nemanja Matic dal Chelsea al Vitesse (prestito).
Slobodan Rajkovic dal Chelsea al Vitesse (prestito).
Hossam Mido dal Middlesbrough all’Ajax (parametro zero).
Edgar Davids dalla lista svincolati al Crystal Palace (parametro zero).
Steven Caldwell dalla lista svincolati al Wigan (parametro zero).
William Gallas dall’Arsenal al Tottenham (parametro zero).
Diego Cavalieri dal Liverpool al Cesena (parametro zero).
Ernesto Chevanton dal Siviglia al Lecce (parametro zero).

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Giuseppe Sannino

Il Varese torna in Serie B venticinque anni dopo l’ultimo match disputato in Cadetteria, ed è subito un esordio col botto.
La squadra di mister Sannino, sempre più Re di una piazza che vede in lui un condottiero fiero ed indomabile quanto capace, riesce infatti ad avere la meglio su di una delle squadre più quotate di questo campionato. In trasferta, per di più.

Ed è una vittoria, questa, che non si concretizza solo nel risultato ma che è frutto di un dominio territoriale particolarmente spiccato in special modo nel primo tempo.

Ma chi ha seguito la cavalcata trionfale di questa squadra nel corso della scorsa stagione non si sarà certo stupito nel vedere la fluidità di manovra della squadra Biancorossa: confermata in quasi tutti i suoi elementi, infatti, la compagine varesina non ha dovuto ritrovare una propria identità quanto più rafforzare quella costituitasi in Lega Pro.

Ed è un Varese che oltre ad un gioco piacevole si dimostra subito arrembante tanto che dopo soli diciassette secondi Neto Pereira riceverà palla in area da uno scatenato Carrozza, addormentandosi però al momento del tiro.
Nei primi quattro minuti, quindi, sono due le palle da goal costruite dalla squadra lombarda: la seconda capiterebbe sui piedi di Cellini, che sciuperà però tutto tentennando troppo in area di rigore anziché andando alla conclusione repentina.

La maggior tonicità degli ospiti porta quindi al doppio vantaggio: un Torino annichilito resta infatti a guardare i vari Carrozza, Zecchin e Pereira mettere a ferro e fuoco la propria retroguardia.
L’1 a 0 arriva però solo su calcio di punizione: a realizzarlo è Bubba Buzzegoli, bravissimo a pennellare un tiro dal limite su cui Morello non può nulla. Il raddoppio è invece opera di Neto, bravo, a differenza di quanto accaduto in apertura, a finalizzare una splendida azione corale mettendo il proprio sigillo sulla partita.

A riaprire il match, quindi, ci pensa Obodo: nel recupero del primo tempo, con il Varese in dieci uomini per la momentanea assenza di Neto (a bordocampo causa un problema muscolare che lo costringerà ad uscire ad inizio del secondo tempo), l’ex Udinese scoccherà infatti un piattone destro dal limite, che bucherà Moreau senza scampo.

Nella ripresa, poi, prenderà via via più terreno il Torino: da una parte inizierà infatti a farsi sentire la stanchezza ospite, dall’altra crescerà sempre di più la voglia di pareggio dei padroni di casa.

Neto Pereira

Nonostante questo il Toro non arriverà comunque mai a meritare davvero il pareggio: dopo essere stato messo nettamente sotto nella prima frazione di gioco, infatti, il Torino migliorerà la propria prestazione nella ripresa, andando anche vicino al goal. Nel contempo, però, non senza concedere più di una palla goal agli ospiti, che avrebbero anche potuto tranquillamente chiudere la partita sul 3 a 1 senza trascinarla sino al termine con un solo goal di vantaggio, cosa, questa, che ha portato ad un finale piuttosto concitato.

Torino

Morello: 6,5
E’ il migliore dei suoi dopo Obodo. Piuttosto incolpevole sui due goal, infatti, il portiere Granata si dimostrerà anche all’altezza della situazione con diversi interventi importanti.

Filipe: 5
Poco incisivo in fase offensiva, impalpabile dietro.

Di Cesare: 6
E’ l’unico della retroguardia Granata a salvarsi un minimo. Non del tutto esente da colpe (è lui, ad esempio, a causare la punizione del vantaggio ospite) non è comunque aiutato da un reparto assolutamente allo sbando.

Ogbonna: 4,5
Il capitano torinista incappa in una pessima serata. Ha mezzi interessanti, ma pare palesare dei limiti di concentrazione non indifferenti. Buona parte delle colpe relative al secondo goal, ad esempio, sono da attribuire a lui. Ma più in generale, comunque, disputa una partita ampiamente insufficiente.

Garofalo: 5
Viene saltato puntualmente. Probabilmente in ritardo di condizione.

Claudio Rivalta

(Dal 73′ Rivalta: 6
Entra in campo quando il Varese ha già notevolmente arretrato il proprio baricentro. E, rispetto ai compagni, non viene impegnato particolarmente)

Gorobsov: 5
Quasi ectoplasmico: non fluidifica la manovra, perde qualche pallone di troppo ed in fase di interdizione risulta pressoché nullo.
(Dal 46′ Zanetti: 5,5
Fare meglio del compagno che va a sostituire non è poi difficile. Tanta corsa, poco altro. Meglio di Gorobsov, sì, ma comunque una prestazione rivedibile per lui.)

Obodo: 7
Esordio maiuscolo per il centrocampista nigeriano che dimostra chiaramente di essere di un’altra categoria. Oltre al tanto lavoro svolto in mezzo al campo riesce a rendersi pericoloso anche in fase offensiva dove riesce a trovare la rete che accorcia le distanze per poi sfiorare, a match quasi concluso, il pareggio.

Sgrigna: 6
Paga un ambientamento non ancora avvenuto. Ma del resto è a Torino da cinque soli giorni. Lascia comunque intravvedere le proprie interessantissime potenzialità.

Belingheri: 5
Tendente all’invisibilità  ed all’impalpabilità, dovrà alzare di molto il proprio livello di gioco per contribuire alla causa Granata.
(Dal 46′ Stevanovic: 6
Il giovane proveniente dalla Primavera interista dà una bella iniezione di tonicità ad una squadra spenta. Peccato questo non basti a trovare il pareggio.)

Iunco: 5,5
Nel primo tempo resta alla mercè dei giocatori avversari che, come detto, dominano il match. Nella ripresa cresce, come tutto il Toro, pur senza incidere come potrebbe.

Bernacci: 5
Per il goal mangiato a pochi minuti dall’inizio del match, quando si fa respingere sulla linea di porta un tiro a botta sicura ed a portiere già battuto, meriterebbe forse anche mezzo punto in meno. Opaca, la prestazione della punta cesenate.

Varese

Moreau: 5,5
E’ il meno positivo dei suoi. Sul goal non può molto, ma le sue tante e ripetute indecisioni in uscita potrebbero costare la vittoria.

Pisano: 7
E’ il migliore del reparto arretrato ospite. Difende sapientemente, contenendo tutte le avanzate avversarie, e spinge quando può. In più si immola sullo 0 a 0, respingendo sulla linea un tiro a botta sicura di Bernacci.

Pesoli: 6
Non la migliore delle serate per lui. Che, comunque, riesce a disimpegnarsi tanto da guadagnarsi la sufficienza.

Emanuele Pesoli

Camisa: 6,5
Guida la difesa con sapienza e tranquillità. Buona la prova del capitano Biancorosso.

Pugliese: 6
Parte bene, poi dopo l’ammonizione deve trattenersi molto.
(Dall’84’ Figliomeni: s.v.)

Zecchin: 6,5
Decide di non strafare. Ma, pur controllandosi, gioca una partita d’alto livello.
(Dal 65′ Osuji: 6
Dà quantità al centrocampo Biancorosso ed aiuta i suoi ad erigere la barriera con cui difendere il vantaggio.)

Corti: 6,5
Motorino del centrocampo varesino. Ottima la sua prestazione, con diversi chilometri percorsi.

Buzzegoli: 6,5
Sembra giochi un po’ a nascondersi. Ma, ancora una volta, dimostra di poter essere determinante con le sue doti balistiche. Potrebbe essere uno degli uomini in più della squadra di Sannino.

Carrozza: 7
Subito scatenato Carrozza gioca un’ora ad altissimo livello, per poi accusare un calo fisiologico che lo porta a tirare i remi in barca.

Neto Pereira: 7
Parte malino, mangiandosi al ventesimo secondo l’occasione del possibile uno a zero, per poi crescere notevolmente di tono: dribbling, passaggi ed un goal. Ottimo esordio.
(Dal 48′ Mustacchio: 6,5
La sua velocità, devastante quando liberata in allungo, può essere un fattore. Arma tattica interessante a disposizione di mister Sannino.)

Mattia Mustacchio

Cellini: 6,5
Tanto movimento che si traduce in tante occasioni da goal. Tutte sprecate, però, in un modo o nell’altro. Certo, alcune per la bravura di Morello, altre per sfortuna: quel palo su imbeccata di Mustacchio grida ancora vendetta…

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