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Archive for the ‘2011/2012’ Category

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Esattamente come ieri sera, forse anche di più. Due semifinali di Champions che, in particolar modo in questi ritorni iberici, hanno fatto vedere quanto bello sia questo sport. Business, doping, scommesse e arbitri venduti a parte.

Partiamo allora col rivivere un po’ il match, giocato sicuramente meglio dai bavaresi. E poi discutiamone un po’.

Il Real parte subito forte: Di Maria si beve in velocità Alaba e mette in mezzo un pallone che Benzema appoggia però tra le gambe di Neuer.

Il duello sulla fascia destra del Real si ripete poco dopo, quando Di Maria riceve un cross da sinistra e calcia al volo, trovando la respinta col braccio di un Alaba lanciatosi in scivolata per impedire al talentuoso argentino ex Benfica di trovare la rete.

L’arbitro non sembra avere tentennamenti ed assegna il rigore. Un po’ generoso, forse, dato che Alaba non sembra minimamente voler stoppare il pallone col braccio, che usa solo per dare equilibrio alla sua scivolata.

Sul dischetto si presenta Ronaldo che segna con freddezza la rete che vale la finale virtuale, visto il 2 a 1 dell’andata.

Il Bayern però non ci sta e a quella finale, che si disputerà in casa sua, vuole arrivarci a tutti i costi.

Alaba risponde con personalità alla partenza un po’ choc, vola sulla sinistra, trova il fondo e libera Robben al limite dell’area piccola. Il fenomeno Oranje però calcia malissimo e mette sopra la traversa.

Gomez ci prova quindi da fuori, trovando la pronta respinta di Casillas. Sul pallone si fionda Ribery, che è però anticipato proprio al momento dell’impatto col pallone da Khedira.

Ma Mourinho, si sa, non imposta mai le sue squadre per fare il match. Così il Bayern che spinge è freddato dal raddoppio di Ronaldo, ben imbeccato da Ozil tra Boateng – che teneva Benzema nell’occasione – e Lahm – che si perde invece in un bicchier d’acqua, ma capita anche ai migliori – e fredda Neuer.
Anche in questo caso, va detto, l’arbitro ha le sue responsabilità. Anzi, il guardalinee, che non segnala il fuorigioco del fenomeno portoghese.

I bavaresi hanno comunque carattere da vendere. E ben sapendo che un eventuale goal manderebbe la partita ai supplementari non si perdono d’animo, e continuano col dominio netto del primo tempo.

Rete che arriva puntuale: Kroos crossa in mezzo per Gomez che è però affossato in area da Pepe. Cartellino giallo per il centrale portoghese di origini brasiliane, che però, nell’occasione, poteva forse anche essere espulso.

Ma bando alle ciance: sul dischetto si presenta Robben, che rischia notevolmente ma trova la rete (Casillasi si distende infatti bene alla sua destra e tocca il pallone con la punta delle dita, senza però riuscire a respingerlo).

Trovata la rete che può valere i supplementari il Bayern non si ferma, e cerca il passaggio del turno diretto.

Kroos fa filtrare per il solito Gomez, che calcia però contro Casillas.
In chiusura di primo tempo è invece Robben a mettere paura al portiere madridista, che si distende però bene per deviare la sua punizione.

In apertura di ripresa è ancora Bayern: Lahm crossa da destra, Gomez incorna a incrociare sul secondo palo ma mette a lato di poco.

Prova quindi a farsi vedere nuovamente il Real, ma il diagonale di Benzema – da posizione quasi impossibile – è respinto da Neuer.

In un secondo tempo sicuramente non all’altezza del primo è comunque sempre il Bayern Monaco a fare la partita.

Robben salta Pepe ed entra in area, allungandosi però il pallone e venendo chiuso da Casillas. Occasione sprecata male dall’ala olandese, che avrebbe dovuto servire centralmente per offrire a Gomez la possibilità di un rigore in movimento.

Quando si ripresenta l’occasione, quindi, l’ex Groningen non si fa pregare e serve Gomez. Che però tentenna troppo, stoppa male il pallone e si fa chiudere dalla difesa, mangiandosi un’occasione d’oro.

La partita finisce quindi ai supplementari, dove il Real prova a concludere qualcosa di più, in special modo nella ripresa.

Dove però l’occasione più importante è un’ammonizione per simulazione affibiata a Granero, che finisce giù come una pera cotta su pressione di… Neuer.

Quando le squadre finiscono ai rigori esprimo così quello che penso andremo a vedere:

Prendendoci in pieno.

Perché sia Neuer che Casillas si esaltano, e ne parano due a testa (Ronaldo e Kakà da una parte il tedesco, Kroos e Lahm lo spagnolo).

L’errore decisivo, così, è di Sergio Ramos, che spedisce alle stelle il quarto rigore del Real Madrid, cui seguirà la rete di Schweinsteiger. Bayern in finale davanti al proprio pubblico.

Match giocato sicuramente meglio dai bavaresi, dicevo all’inizio del pezzo.

Che con una difesa degna di questo nome sarebbe indubbiamente, a mio avviso, la “seconda miglior squadra del mondo” per distacco.

Due questioni subito aperte, quindi: da una parte quella relativa all’approccio delle due squadre, dall’altra quella relativa alla difesa bavarese.

Partiamo dalla prima: il Bayern ha carattere da vendere. E il goal preso subito, e per un rigore dubbio, contribuisce ad accendere la vitalità di una squadra che comunque difficilmente sarebbe stata a guardare.

Dall’altra parte c’è invece un allenatore – un ottimo allenatore – che, al solito, preferisce il gioco attendista.

E se questo è capibile all’inizio, posto che trovano l’1 a 0 praticamente immediato, non lo è da dopo il goal di Robben in poi.

Ma del resto il Real è questo: un insieme di grandi giocatori cui manca l’organizzazione ideale per poter far fruttare al meglio la presenza di un grandissimo fenomeno come Ronaldo (che, nonostante tutto, ne fa due anche oggi).

Capitolo difesa Bayern: Alaba parte malissimo, come detto, ma si riprende con grande carattere. In fase prettamente difensiva, comunque, il terzino austriaco – con mamma filippina e padre nigeriano – lascia abbastanza a desiderare.
Se ci si aggiunge poi il fatto che non si capisce benissimo come Badstuber possa giocare titolare nel Bayern Monaco… ed il fatto che Boateng sia atleticamente di alto profilo ma sicuramente non un difensore di primissima fascia… ecco che ne esce come il reparto difensivo lasci abbastanza a desiderare, col solo Lahm difensore di primissima fascia.

Qui va comunque aperta un’ulteriore parentesi, stavolta riguardante Alaba: che se in fase difensiva non è il massimo sa spingere piuttosto bene. Sia come presenza costante in sovrapposizione che come velocità di base che gli permette di essere ficcante sulla fascia.
Se ci aggiungiamo il fatto che a 19 anni dimostra già grande carattere… giocatore sicuramente da tenere d’occhio, anche perché essendo nato come centrocampista potrà crescere ancora molto in fase difensiva.

Tra i migliori in campo anche l’altro terzino sinistro, Marcelo. Che giunto a Madrid come nuovo Roberto Carlos faticò molto all’inizio della sua esperienza spagnola, ma che oggi si sta imponendo come uno dei migliori esponenti del ruolo.
Nella partita di oggi, in realtà, Marcelo non è sempre stato costante. Ma, nel complesso, buona prova per lui, capace di diverse iniziative di rilievo.

Infine, un po’ di numeri. Tanto per capire l’evoluzione del match.

Come detto il primo tempo è tutto appannaggio del Bayern, nonostante i due goal madridisti.
Bavaresi che si prendono il 58% del possesso, che sono più precisi nei passaggi (88 contro 83%) e che tirano praticamente il doppio delle volte (13 a 7).

La ripresa è un pochino più equilibrata, come detto. O meglio, il Bayern diminuisce un pochino il forcing, perde il 3% del possesso di palla e 7 volte (contro le 6 del Real).

Ai supplementari, poi, cambia poco. Ma, come affermato in precedenza, è il Real che ci prova di più. E i 2 tiri a 0 lo confermano.

Insomma, un Bayern che nel complesso merita, gioca meglio, ha più possesso, più precisione nei passaggi e calcia più spesso, anche se con l’andare del match l’intensità un po’ cala e il fattore Bernabeu si fa sentire.

Bayern in finale, quindi. Senza Alaba, Badstuber e Luiz Gustavo, ammoniti – e quindi squalificati – oggi.

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Il Milan batte il Genoa con una rete di Boateng e resta incollato alla Juventus, che a sua volta espugna Cesena.

Un doppio 1 a 0 che dimostra come la lotta Scudetto andrà avanti, probabilmente almeno fino alla penultima di campionato, come dissi lunedì.

Un doppio 1 a 0 che sottolinea nuovamente quelle che sono le peculiarità delle due squadre: da una parte una Juve che tiene tantissimo palla (73%), conclude spesso ma non riesce a segnare (anche grazie ad un super Antonioli, autore di un paio di prodezze notevoli).

Dall’altra un Milan che produce occasioni ma non gioco, e che alla fine la spunta grazie ad una rete dei suoi assi offensivi (Boateng).

Lotta che continuerà quindi anche nei prossimi match. Lotta su cui la rete di Borriello (che chissà da quando non trovava la rete…) poteva mettere una mezza pietra tombale, non fosse arrivato il goal del Boa. Perché subito dopo il mancino secco dell’ex attaccante milanista la Juventus si è trovata a +5 a quattro partite dal termine… e poteva già quasi iniziare a cucirsi sul petto lo Scudetto.

Non cambia nulla, quindi. Si riducono solo, di qualcosina, le possibilità per il Milan. Perché i punti di differenza sono sempre tre (quattro virtuali, posto il discorso relativo agli scontri diretti che pone la Juventus in vantaggio sui Rossoneri), ma ci sarà una partita in meno per provare a recuperarli.

Novara, Lecce, Cagliari ed Atalanta per la Juventus.

Siena, Atalanta, Inter e Novara per il Milan.

La lotta continua.

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Difficile commentare questo 2 a 2.

Chi ha guardato il match – e mi auguro siate stati in tanti – potrà sicuramente capire di cosa parlo.

Emozioni, goal, tiki-taka, catenacci, remuntade e contro-remuntade, calci, pressing, dribbling, errori, cartellini a profusione, testosterone… c’è stato davvero un po’ di tutto.

Ad inizio partita, chi segue questo blog anche sulla sua pagina Facebook lo saprà, pronosticavo potesse passare il Barcellona.

E per quasi un tempo sembrava che il tutto potesse avversarsi davvero…

Barcellona padrone del campo da subito. Tre minuti e Messi spaventa subito i tifosi londinesi.

Come se non bastasse piove sul bagnato: al dodicesimo Cahill non riesce a continuare il match e lascia il campo, sostituito da Bosingwa.

Di Matteo ha però una Linea Maginot da preservare e così modifica qualcosina: Ivanovic lascia la fascia destra e scala centrale con capitan Terry, con il terzino lusitano che si posiziona nel suo ruolo naturale.

Non è certo una partita per signorine ma il destino vuole che i due infortuni arrivino non per fallacci ma per casualità. Se Cahill si fa male da solo Piquè si scontra violentemente col proprio portiere, finendo k.o.

Il Barcellona comunque c’è. Il tiki-taka scorre fluido, il Chelsea è costretto a barricarsi nella propria trequarti, Cech deve dimostrare di essere ancora uno dei migliori interpreti al mondo.

La difesa Blues è però un fortino che non può resistere all’infinito e così al trentacinquesimo Cuenca va via a sinistra e serve a Busquets un pallone che va solo appoggiato in rete. Con la confusione della retroguardia ospite a spianare la strada al goal che azzera il risultato dell’andata.

La qualificazione sembra avvicinarsi per i padroni di casa. Che come se non bastasse possono gioire anche quando Terry dà, scioccamente, una ginocchiatina sulla schiena di Sanchez, che va giù come una pera cotta. Cartellino rosso, Chelsea in dieci per il resto dei cinquantadue minuti (più recupero).

Espulsione che ci stà, a norma di regolamento. Ma che fa storcere un po’ il naso. Sia perché il colpo non sembra certo violento che per il comportamento dei due giocatori “incriminati”: da una parte Terry, che con l’esperienza maturata in tanti anni giocati ad alto livello commette una follia, rischiando di rovinare la partita e la qualificazione e saltando comunque la finale… dall’altra Sanchez, che prende un colpetto e fa un bel po’ di scena, cercando di convincere l’arbitro a scucire il rosso.

A quel punto la qualificazione sembra decisa: Camp Nou caldissimo, gioco della squadra di casa sempre più fluido, Chelsea in ginocchio.

A rincarare la dose, e chiudere virtualmente il discorso qualificazione, ci pensa Iniesta, che raddoppia e sembra mettere una pietra tombale sui sogni di finale del Chelsea.

Invece passano solo un paio di minuti ed ecco l’impensabile: la difesa del Barcellona si dimostra una volta di più essere una sorta di creme caramel: Lampard ha una grande intenzione tra le linee e buca la retroguardia Blaugrana, lanciando Ramires che spallonetta in maniera vincente l’uscita di Valdes, firmando quel 2 a 1 che vale virtualmente Monaco di Baviera.

Nemmeno il tempo di riprendersi ed arriva il fischio arbitrale che rimanda le squadre negli spogliatoi.

La tensione si taglia con il coltello. Le gambe tremano, ed è palese se si guardano i giocatori di casa discutere tra loro.

La ripresa è quindi un film dell’orrore, per i tifosi del Nou Camp.

Il miglior giocatore del mondo spreca il match ball calciando sulla traversa un rigore per altro molto dubbio (presunto fallo di Drogba su Fabregas).

Come non bastasse a Sanchez è annullato una rete per fuorigioco di Alves e Messi calcia dal limite trovando però la manona di Cech a mettere sul palo il pallone.

Una maledizione che vuol negare la rimonta al Barcellona, esattamente come due anni fa contro l’Inter.

Non è però tutto: la formidabile difesa del Barcellona prende un’altra imbucata. Riversati tutti in attacco, infatti, i Blaugrana si prendono un contropiedone portato da Torres, che dopo aver saltato facilmente Valdes deposita in rete il 2 a 2 finale, che sancisce la definitiva eliminazione della squadra di Guardiola.

Una squadra che, quindi, non riesce nell’impresa di bissare il successo dello scorso anno, diventando la prima squadra della storia a vincere per due stagioni di fila la Champions League.

E che conferma anche come il Milan abbia buttato via una grandissima occasione.

Certo, la differenza, a livello tecnico, c’era tutta. Esattamente come c’era anche con questo Chelsea.

Eppure il Barcellona di oggi, per quanto fenomenale nel possesso palla, sembra più bucabile che mai.

Notevole, ancora una volta, la pagina delle statistiche.

Comincando dal possesso palla. Che vede il 72% del Barcellona opposto al 28 del Chelsea.

C’era da aspettarselo. Se solo i giocatori di Guardiola imparassero a tirare di più, specialmente da fuori…

Certo, i 17 tiri in porta non sono proprio pochi, ma vanno anche analizzati uno ad uno. E se si toglie l’assedio…

Non tutto è oro ciò che luccica, comunque.

I cartellini rimediati stasera dai giocatori del Chelsea costeranno infatti ben quattro squalificati.

Già detto della follia-Terry, che salterà ovviamente la finale per colpa dell’espulsione, non potranno giocare a Monaco nemmeno Meireles, Ivanovic e Ramires.

Assenze davvero pesantissime che, forse, in un certo senso ipotecano un po’ le possibilità di vittoria da parte Bleus.

In ultimo non posso esimermi dal fare i miei migliori complimenti a mister Roberto Di Matteo. Che subentrato a Villas Boas in una situazione in cui nessuno avrebbe scommesso mezzo centesimo su di una possibile finale di Champions. Che anzi non era nemmeno sperabile.

L’ex nazionale italiano, però, ha saputo compiere il miracolo. Rivitalizzato un ambiente più che depresso, trascinato la squadra al cospetto dei “Magnifici di Barcellona”, costruito un limite quasi invalicabile davanti ad un grandissimo Cech.

Un catenaccio molto italiano che vale la finale.

E chissà ora cosa può succedere…

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Vent’anni di lotte. Vent’anni di trionfi. Vent’anni di avvicendamenti.

Perché da quando esiste la Champions League non si è mai concessa due volte di fila ad una stessa squadra.

Certo, qualcuno in passato ci è andato molto vicino.

E’ il caso del Milan, che disputò tre finali consecutive vincendone però una sola. Si fosse imposto anche su Olympique Marsiglia o Ajax avrebbe da subito sfatato quello che oggi è un vero e proprio tabù.

Lo stesso discorso vale anche per la Juventus, che nel triennio successivo ripetè l’impresa Rossonera, vincendo la prima Champions con l’Ajax (che, a sua volta, avrebbe fatto due su due battendo i Bianconeri) per poi arrendersi a Borussia e Real le due stagioni successive.

Abbastanza vicino ci andò anche il Valencia, che giocò due finali consecutive a ridosso del cambio di millennio, perdendole però entrambe.

Un tabù, quello della doppia vittoria consecutiva, che sembra insomma stregato, impossibile da sfatare.

Perché nemmeno il Barcellona dei sogni di Pep Guardiola sta percorrendo la via giusta per farcela: due vittorie in tre anni – inframezzate dal Triplete mourinhano – e la possibilità oggi di bissare il successo dell’anno scorso.

Possibilità che sembra però andare svanendo, con il Chelsea che rivitalizzato dalla cura Di Matteo ha saputo imporre una inopinata sconfitta agli uomini in Blaugrana.

Per chi si diletta con le scommesse calcio in realtà la situazione si fa forse più affascinante che mai, perché il Barcellona resta favorito per il passaggio del turno e sarà favoritissimo per  la gara di ritorno.

Però, anche qualora gli uomini di Guardiola dovessero ribaltare il risultato al Camp Nou, va detto che non sarà affatto facile riportarsi a casa il trofeo.

Del resto Real Madrid e Bayern Monaco, le altre due semifinaliste, sono realmente le squadre più forti al mondo dopo i catalani. E di certo venderanno più che cara la pelle.

In particolar modo i bavaresi giocherebbe l’ultimo atto in casa, occasione unica di riportare il trofeo in Baviera. Oltre che di sfatare un altro tabù: quello che vuole che nessuna squadra padrone di casa si sia mai imposta in Champions League.

Insomma… Barcellona – Bayern sarebbe la finale che infrangerebbe un tabù ancor prima di essere giocata.

E ad onor di cronaca va detto: se c’è una squadra che meriterebbe di infrangere il tabù della doppia vittoria consecutiva… beh, questa è sicuramente il Barcellona.

Che, tra l’altro, è dato ancora oggi dai bookmakers come favorito per la vittoria finale. Segno che il tabù potrebbe essere presto infranto.

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Alla fine il Cska la spunta. Immeritatamente, ma lascia il campo con un buon pareggio, che permette alla squadra di Sluckji di tenere aperte le possibilità di passaggio del turno.

Al Bernabeu, però, sarà durissima.

E, per altro, un pareggio a reti inviolate non basterebbe ai russi per passare il turno.

Difficilissima quindi, comunque, l’impresa del Cska, che però può quantomeno gioire alla fine di questo match.

Perché in campo, va detto, sono gli spagnoli a fare il match e meritare la vittoria.

La squadra di Mourinho, infatti, parte un po’ troppo spavalda, ma esce poi bene con l’andare dei minuti.

Certo, da un punto di vista tecnico – e pure tattico – il Barcellona è ben altra pasta, ma il talento non manca ai ragazzi di Madrid, che mettono sotto senza tanti patemi il Cska.

Russi che dal canto loro mostrano, ma era più che preventivabile, come la difesa sia il reparto che avrebbe bisogno di qualche ritocchino. Non è un caso quindi se l’unico goal spagnolo del match venga in una situazione in cui Ronaldo viene dimenticato alle spalle di tutti, e può battere facilmente Cepcugov.

Interessante, comunque, per ciò che concerne il reparto arretrato dei russi Shchennikov. Terzino sinistro di soli vent’anni (ne farà ventuno in aprile) che è assolutamente da monitorare. Ha ancora molto da migliorare per imporsi come uno dei migliori interpreti nel ruolo, quantomeno in Europa, ma comunque le potenzialità per ricavarne un bel giocatore ci sono tutte.

Discorso simile può essere fatto anche per Doumbia. Il ventiquattrenne attaccante ivoriano è indubbiamente tra le frecce migliori nell’arco di questo CSKA.

E anzi, dopo la recente partenza di Vagner Love (finito a fine gennaio al Flamengo per una cifra di poco inferiore ai 10 milioni) chissà che non finisca col lasciare anche lui Mosca, diretto verso in un campionato di livello maggiore.

Personalmente gradirei vederlo in Italia. Dove certo, le difese sono ben più ostiche di quelle russe. Ma dove potrebbe comunque consacrarsi quale dopo-Drogba (nonostante le caratteristiche piuttosto dissimili).

Bene, nel complesso, anche Callejon. Giocatore che Mourinho pare tenga in grossa considerazione.

Mi è spiaciuto invece molto, a livello personale, veder uscire subito Benzema. Altro giocatore che potenzialmente potrebbe spaccare il mondo.

Infine Ronaldo: niente da dire. Spina nel fianco costante, ha i numeri per decidere i match da solo.

Cosa ci si deve aspettare per il ritorno?

Il CSKA teoricamente dovrebbe andare a Madrid a fare la partita, posto che, come detto, non può accontentarsi dello 0 a 0 per passare.

La cosa però è praticamente inattuabile, nel concreto.

Un po’ per i limiti dei moscoviti, che oggi per altro non hanno supportato praticamente per nulla il loro bomber Doumbia, un po’ per meriti del Real, che sicuramente eviterà di lasciare il pallino del gioco costantemente in mano agli avversari.

Ecco quindi che sfruttando il maggior tasso tecnico il Real proverà a traghettare la partita sui propri ritmi, puntando a vincere per fare contenti i propri tifosi. Il tutto, magari, anche senza strafare.

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Dopo il secco 4 a 0 del Milan con l’Arsenal si avvicina il momento dell’altra milanese. Che mercoledì aprirà la propria fase ad eliminazione della Champions League 2011/2012 affrontando l’Olympique Marsiglia al Velodrome.

E proprio sul sito della società francese è stata pubblicata oggi un’intervista ad un ex di entrambe le squadre: Benoit Cauet.

Nativo di Châtellerault, l’ex centrocampista interista iniziò proprio in quel di Marsiglia, dove si formò come giocatore.

Al Velodrome ci giocò per tre anni. Giusto il tempo di vincere un paio di volte la Ligue 1. Poi il passaggio al Caen e al Nantes (dove vinse un’altra volta il massimo campionato francese) e, infine, al PSG (dove giocò la Supercoppa Europea, persa contro la Juventus, e con cui arrivò in finale di Coppa delle Coppe, persa contro il Barça di Ronaldo).

Da qui il passaggio in Italia: sei anni tra Milano (sponda Nerazzurra), Torino (Granata) e Como.

Carriera chiusa poi tra Bastia, CSKA Sofia e Sion.

Cauet che nell’intervista, pur breve, rilasciata al sito dell’OM dice una cosa molto interessante: “Inizialmente pensavamo fosse un buon sorteggio”.

E con pensavamo, logicamente, Cauet parla da interista. Del resto oggi lui è ancora a libro paga di Moratti, come allenatore delle giovanili.

Pensavamo fosse un buon sorteggio, appunto. Indubbiamente il migliore tra quello capitato alle italiane.

E poi?

Poi sono successe due cose: l’Inter è crollata dopo una serie di vittorie molto lunga ed il Marsiglia è ripartito, dopo un inizio di campionato un po’ stentoreo. Tanto che oggi si gioca l’Europa con Lille e Lione.

Da quando l’OM è stato sorteggiato con i Nerazzurri, infatti, non ha più perso in campionato. Tre vittorie (tra cui una con il Lille) e due pareggi (tra cui quello col Lione), con 10 reti fatte a fronte di 5 subite.

Bel ruolino di marcia, quindi, per i marsigliesi. In un momento molto positivo, a differenza della squadra di Ranieri.

Che quindi inizia a covare qualche preoccupazione. Il tutto nonostante, sulla carta, non dovrebbe quasi esserci partita.

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Anche ieri, come sabato, mi sono recato a San Siro grazie a WeAreSocial, invitato da Indesit che già mi aveva ospitato quest’estate a Londra per il lancio del portale Genuine Football Fan.

Da lì ho potuto godermi Milan – Bate, che ho poi raccontato proprio su GFF.
Riporterò quindi qui di seguito l’articolo per far capire a grandi linee come ho visto le cose, per poi analizzare giocatore per giocatore le prestazioni – esclusivamente – dei giocatori del Milan.

Massimo risultato col minimo sforzo, e il Milan è già praticamente sicuro degli ottavi di finale.

Non che ci fossero molti dubbi già il giorno del sorteggio. Ma oggi i tifosi rossoneri possono cominciare a festeggiare.
Ora ai ragazzi di Allegri non resta che contendere al Barcellona delle meraviglie la prima posizione nel girone.

Milan - Bate Barisov

Tutto facile, per il Milan.
Ma del resto nel vedere la squadra di casa fronteggiare la compagine bielorussa si nota subito chiaramente come la sfida sia assolutamente impari.
Un po’ come vedere una battaglia in cui un gruppetto di ragazzi disorganizzati, senza un’ora di addestramento militare alle spalle ed armati solo di pistole ad acqua affrontassero le Forze Speciali Americane equipaggiate di tutto punto.

Insomma, non c’è proprio partita. Né sulla carta né in campo.
E così la poltroncina su cui mi siedo a pochi minuti dall’inizio del match, primo anello arancio, diventa lo scranno da cui osservare pregi e difetti di una squadra ancora lontana dai fasti del passato.

Perché il Milan è croce e delizia di un San Siro vivace e ricettivo.

Il divario tecnico tra i Rossoneri e il modestissimo Bate è oceanico.
Eppure il risultato non è largo quanto ci si immaginerebbe.

Sbaglia troppo il Milan, forse non abbastanza motivato nell’affrontare un avversario così inferiore.

Dietro si balla, e in più di un’occasione.
Se Renan Bressan all’anagrafe facesse Lionel Messi (o anche solo Manolo Gabbiadini) il Milan riuscirebbe anche a passare in svantaggio. E certo non per merito dei bielorussi, quanto per un’approssimazione diffusa che porta – nell’occasione – Van Bommel a regalare un goal praticamente già fatto al numero dieci avversario.
Che però, dall’alto – anzi, dal basso – della sua pochezza si fa imbambolare da Abbiati.
Diverse (almeno un altro paio quelle clamorose) sono comunque le occasioni che i padroni di casa lasciano agli ospiti, sbagliando cose elementari che costerebbero carissimo se l’avversario si chiamasse Real Madrid o Manchester United.

Anche davanti sembra si giochi con troppa sufficienza.
La buona stella di Cassano appare momentaneamente offuscata e Ibrahimovic si mostra quasi infastidito dal livello dell’avversario. Tanto da non volersi sprecare per batterlo.
Cosa che in effetti non serve. E non è un caso se è proprio lui, pur senza impegnarsi, a portare avanti il Milan.

A dare nerbo alla squadra rossonera – dove si possono annotare le prestazioni piuttosto impacciate di Bonera e Van Bommel – sono quindi, in particolar modo, Nocerino e Boateng.
Del primo, con una battuta, dicevo allo stadio che “questi (il Bate, ndr) fanno fare bella figura anche a lui”. E se in parte è sicuramente merito della pochezza dei bielorussi Nocerino, già tra i migliori in campo sabato, ci mette in realtà anche molto del suo. La condizione sembra finalmente farsi quantomeno accettabile, e lui ci dà dentro a fondo. Corre, pressa, si propone, tampona, ci prova. Una prestazione sicuramente sopra alla media per un giocatore dai limiti ben marcati, ma con una generosità indubbiamente preziosa.

Boateng, invece, fa quello che sa fare meglio: dare consistenza tra le linee. Trequartista atipico, non ha certo bisogno di presentazioni. È ormai amatissimo dal suo pubblico e temuto dai tifosi avversari.
E per lasciare un segno chiaro nella partita si inventa un goal da incorniciare.

Nocerino e Boateng che rappresentano le eccellenze ma non sono certo gli unici due ad aver disputato una partita più che degna.

Tra tutti vorrei segnalare Taye Taiwo.
Il terzino sinistro nigeriano parte timidissimo e cresce alla distanza, incoraggiato anche da un pubblico che sembra averlo preso in simpatia. La condizione migliore è ancora lontana e le qualità tecniche non sono certo da novello Roberto Carlos, ma posto il livello medio dei terzini del nostro campionato ecco che un ruolo quantomeno da comprimario potrà ritagliarselo anche lui.
Che però, prima, deve trovare più fiducia nei propri mezzi. E l’ultimo spezzone della gara di ieri è sicuramente, in questo senso, la base da cui partire.

Il Milan vince facilmente, insomma. Senza nemmeno impegnarsi più di tanto. Di fronte ad un avversario che non sa approfittare delle diverse sbavature che i rossoneri si trovano a compiere.

Che dire? Alle Forze Speciali non serve nemmeno imbracciare i fucili. La differenza è così ampia che gli bastano le fionde.

Milan

Abbiati: 7
Pochi interventi, ma decisivi.
Si aspettava di passare una serata totalmente inoperosa invece i compagni (Van Bommel, Abate, Bonera) decidono di testarlo a fondo. Evita ai suoi una bella figuraccia.

Abate: 6,5
Spinge bene nel primo tempo, nella ripresa tira un pochino di più i remi in barca. O almeno, è spesso nella metà campo avversaria, ma cerca meno di quello che dovrebbe il fondo.
Si meriterebbe sicuramente il sette pieno non fosse che compie qualche sbavatura di troppo. Che, in un paio di casi (una, il passaggio al centro per un avversario, clamorosa posto che si tratta di cose che si insegna a non fare già nei pulcini), potrebbe costare carissimo.

Nesta: 6,5
Vale un po’ lo stesso discorso fatto per Abbiati. Nonostante l’età e gli infortuni resta un punto di riferimento nel ruolo.
(Dal 84′ Mexes: s.v.)

Bonera: 5,5
Un po’ troppe sbavature. Piuttosto inadatto a certi livelli, oggi è considerabile, ad andar bene, il quinto centrale del Milan.

Taiwo: 6,5
Sembra un po’ bloccato, timido. Non è un caso se il calore di San Siro piano piano lo scioglie. Ne esce una prestazione discreta, punto di partenza su cui costruire il suo futuro Rossonero.

Aquilani: 6,5
Buona partita per l’ex Juventus, che dà un quid in più di qualità alla sua squadra pur senza strafare. Meriterebbe il goal nel primo tempo, quando è fermato solo dal palo.

Van Bommel: 5
Se Abbiati non facesse il miracolo forse parleremmo di un’altra partita. Mark appare appesantito, molle, sempre in ritardo nell’andare a chiudere.

Nocerino: 7
Indubbiamente tra i migliori in campo. Corre tantissimo, tampona, si propone, ci prova. Certo non un Campione, ma ieri ha fatto la sua più che onesta partita.

Boateng: 7
Gioca benissimo tra le linee e dà sostanza lì in mezzo. Tanta fisicità unita a buona tecnica. E ad un goal da incorniciare.
(Dal 78′ Emanuelson: s.v.)

Ibrahimovic: 7
Segna. Gioca. Però dà l’impressione di essere troppo altezzoso. Giocasse con la determinazione di Gattuso ne farebbe cinque. Bendato.

Cassano: 5,5
Offuscato rispetto all’ultimo periodo. Pare risentirne un po’ a livello atletico. Forse sarebbe stato meglio farlo rifiatare.
(Dal 62′ Robinho: 6,5
La sua vivacità è imprescindibile. Gioca lungo tutto il fronte offensivo mettendo in continua apprensione ogni singolo difensore avversario. Da fare giocare sempre.)

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Citizens stoppati in casa dal Napoli. Ecco le pagelle.

Manchester City

Hart: 6
Sul goal può poco. Per il resto fa il suo compitino senza strafare, e tremando non poco in un paio d’occasioni.

Zabaleta: 6,5
Buona partita dell’ex capitano dell’Argentina under 20 che tiene bene la sua fascia rendendosi protagonista di un buon match sia in fase difensiva che in fase offensiva.

Kompany: 6,5
Meriterebbe mezzo voto in più. Non fosse che ogni tanto si spegne e perde del tutto la concentrazione. Su un paio di suoi errori grossolani il City rischia moltissimo. Per il resto è comunque quasi perfetto. Come quando salva sulla linea un goal già fatto di Hamsik.

Lescott: 6
Fa il compitino. Meno decisivo di Kompany sia nel bene che nel male.

Kolarov: 6,5
Partita da sei la sua, che in un’occasione buca anche una palla che sarebbe potuta essere sanguinosissima (sugli sviluppi di quell’azione Kompany salva sulla linea un tiro di Hamsik). Poi però si inventa il goal del pareggio e allora…
(Dal 74′ Clichy: 6,5
Gioca solo un quarto d’ora ma fa molto bene. Dietro regge e davanti porta sovrapposizioni continue. Essendo fresco gli viene facile, ma comunque si fa vedere con continuità.)

Barry: 5,5
Meriterebbe mezzo punto in più anche lui, ma l’errore da cui scaturisce il contropiede del momentaneo vantaggio partenopeo pesa. Per il resto partita da sufficienza piena.

Yaya Tourè: 6,5
Colpisce una traversa. Ma non solo: diga quasi insormontabile, dimostra anche di avere una tecnica inusuale per un martellatore di centrocampo. I dieci milioni l’anno che prende d’ingaggio non li vale, ma resta comunque uno dei migliori interpreti mondiali nel ruolo.

Nasri: 6
Giochicchia ma senza incidere. Da uno come lui ci si aspetterebbe sicuramente di più.
(Dal 74′ Johnson: s.v.)

Silva: 6
Giocatore che mi piace moltissimo, questa volta, un po’ come Nasri, fatica ad incidere.

Aguero: 7
E’ l’arma in più di questo Manchester City. Bravissimi comunque i difensori del Napoli che, alle volte con le maniere cattive, riescono tutto sommato a contenerlo.

Dzeko: 6,5
Forza fisica straripante, grande punto di riferimento là davanti.
(Dall’80’ Tevez: 5
Gioca solo dieci minuti, ma con una svogliatezza unica. Censurabile.)

Napoli

De Sanctis: 6,5
Maiuscolo in un paio d’occasioni, fortunato in un altro paio, non può nulla sulla punizione di Kolarov.

Campagnaro: 7
E’ il migliore là dietro. Chirurgicamente insuperabile.

Cannavaro: 6,5
E’ tutta la difesa napoletana a giocare bene, in realtà. Del resto concedere un solo goal ad un attacco come quello del City, e per di più solo su calcio piazzato, non è roba da poco. Bravo anche Cannavaro, che guida bene la sua linea arretrata.

Aronica: 6,5
Nel vederlo titolare a Manchester un piccolo sobbalzo non si può non farlo. Aronica però è uno di quei giocatori che seppur non sia certo eccezionale, e forse proprio conscio dei suoi limiti, non molla mai un metro. A nessuno. E così anche stasera compie un solo vero errore: si lancia in scivolata abbattendo Aguero quando, dopo averlo portato sull’esterno dell’area, avrebbe semplicemente potuto provare a temporeggiare aspettando il raddoppio di un compagno.

Maggio: 7
Tecnicamente rivedibile, atleticamente devastante. Ecco chi è Christian Maggio, giocatore che adoro, pur con tutti i suoi limiti. Se proprio l’Inter vuol giocare con la difesa a tre dovrebbe pensare a lui – che oggi offre l’assist a Cavani al termine di un contropiede eccezionale – come esterno destro.

Inler: 7
Scontrarsi in mediana con Barry e – soprattutto – Tourè non è semplice, ma lui non si tira mai indietro. Quantità e qualità ad alto livello. Acquisto realmente importante per questo Napoli.

Gargano: 6,5
Il piccolo uruguagio è il soldatino ideale di una squadra che come questo Napoli di Mazzarri deve correre a perdifiato per novanta minuti, pressando tutto e tutti. Gargano infatti non si ferma mai nemmeno dieci secondi a rifiatare.

Zuniga: 6,5
Scende in campo un po’ a sorpresa al posto di Dossena, certo non fa rimpiangere Mazzarri della scelta. Discreto davanti, attento dietro.

Lavezzi: 6,5
Nel primo tempo è il più vivo dei suoi. Poi si fa male e deve lasciare il campo anzitempo. Peccato.
(Dal 57′ Dzemaili: 6
Fa il compitino senza strafare. Certo non ha le qualità di Lavezzi per poter fungere da spina nel fianco della difesa avversaria.)

Hamsik: 7
Pochissimi giocatori al mondo sanno inserirsi come lui. Che anche quando non riceve palla mette comunque in grande apprensione la difesa avversaria. In più, col suo gioco, aiuta tantissimo tutta la squadra, mantenendo un equilibrio quasi perfetto. In un calcio italiano sempre più povero di talenti è veramente un bene che questo ragazzo – forse un po’ sottovalutato a livello mondiale – sia rimasto nel Belpaese.
(Dall’89’ Santana: s.v.)

Cavani: 6,5
E’ forse il meno brillante di tutto il Napoli. Alla fine, però, la mette. Non si può volere molto di più, no?
(Dall’83’ Pandev: 5
Vale un po’ quanto detto per Tevez: entra molle. A questo punto tanto valeva restare seduto in panca…)

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CRONACA

Il City parte subito col coltello tra i denti. Due minuti e arriva la prima conclusione: a portarla è Nasri dal limite, De Sanctis controlla il missile del francese frantumarsi sui cartelloni a lato del palo.
Al settimo il Napoli prova a farsi vedere in contropiede: Maggio parte veloce sulla destra e serve Cavani sulla trequarti. La punta uruguagia anziché tagliare dentro per Hamsik, inseritosi ottimamente da destra, calcerà malamente da posizione troppo distante, sprecando un’occasione interessante in modo più che censurabile.

All’undicesimo schema su corner del City: palla sul primo palo spizzata sul secondo per l’inserimento di Aguero, che è però a sua volta chiuso in angolo dall’ottimo intervento di De Sanctis, che gli chiude completamente lo specchio di porta.
Due minuti e i padroni di casa si fanno vedere ancora in maniera pericolosissima: la difesa del Napoli si fa trovare scoperta su di una penetrazione centrale di Dzeko che dopo aver scaricato palla ad Aguero s’imbucherà sulla destra. Servito, lascerà partire un diagonale dal limite dell’area, non trovando però lo specchio di porta.

Al quattordicesimo pezzo di bravura di Silva che mette in mostra tutta la sua qualità con un doppio dribbling su Maggio, che non può che fermarlo con le cattive, guadagnandosi un sacrosantissimo cartellino giallo.
L’occasione più clamorosa di inizio match è comunque del Napoli che al diciassettesimo trova il primo acuto di Lavezzi che s’infila in area palla al piede per aprire il piatto sul secondo palo, trovando però una clamorosa traversa.

Ritmi altissimi. Così dopo la traversa di Lavezzi il Napoli mette in difficoltà a stretto giro di posta la retroguardia Citizens in un paio d’altre occasioni, senza però riuscire a bucarne la resistenza.
Al venticinquesimo altra bella ripartenza del Napoli con Lavezzi che riceve sulla trequarti e prova a lanciare Cavani. Il suo passaggio alto, però, è troppo teso, e pur essendo portato col tempo giusto risulta impossibile da raggiungere per il proprio compagno di squadra.

Al trentaquattresimo il City pareggia il conto delle traverse: i padroni di casa partono in contropiede sugli sviluppi di un corner con Aguero che entra in area, fa secco un avversario e appoggia la sfera a Yayà Tourè, che calcia di potenza facendo schiantare la sfera proprio sul legno.
Quattro primi più tardi il Napoli prova a farsi vedere nuovamente. La manovra libera Zuniga al limite, il cui tiro è però piuttosto sballato e non preoccupa minimamente Hart.

Trentanovesimo e il Napoli trema: punizione da lontanissimo battuta da Kolarov, sfera che attraversa tutta l’area senza che nessuno la tocchi e De Sanctis che deve lanciarsi alla sua destra per sventare il possibile goal del vantaggio.
Quattro minuti più tardi Aronica porta sull’esterno Aguero per poi stenderlo in maniera piuttosto sciocca, anziché temporeggiare. Ammonizione, l’ennesima per il Napoli, sacrosanta.

Quattro minuti dall’inizio della ripresa e il Napoli si porta vicinissimo al vantaggio: Hamsik è servito sul secondo palo da Zuniga, il trequartista slovacco colpisce benissimo al volo la sfera battendo Hart ma trovando la respinta sulla linea da parte di Kompany, che salva il risultato.
Significativa l’immagine mostrata dalle telecamere poco più tardi: ventuno giocatori tutti nella metàcampo del Napoli. Col solo Hart in quella del City.

Al cinquantatreesimo la squadra di Mancini prova ad affidarsi ai calci piazzati: corner battuto dalla sinistra da Kolarov, stacco ed incornata di Lescott, che mette a lato.
Partita intensissima quella del City of Manchester. Napoli vivo che al cinquantaseiesimo prova a colpire da fuori con Gargano, che però ha un piede non propriamente killer e mette a lato una mezza mozzarella che non avrebbe comunque impensierito eccessivamente Hart.

Padroni di casa che continuano comunque a fare il match. Così un minuto più tardi è Nasri a provarci dal limite, ma la sua puntina è imprecisa e si spegne a lato.
Grande contropiede, al sessantaseiesimo, del Napoli con Dzemaili che penetra centralmente e libera in area Hamsik, il cui tiro a botta sicura è però deviato in angolo.

Il goal è nell’aria e arriva due minuti più tardi: break centrale di Maggio che dimostra di essere un grandissimo atleta penetrando centralmente in contropiede gli avversari. In situazione di tre contro due servirà quindi Cavani in area che defilato sulla destra calcerà di prima intenzione, per anticipare il ritorno della difesa, bucando Hart. E’ l’incredibile – e comunque meritato – 1 a 0 partenopeo.

Non contento il Napoli ci riprova anche quattro minuti più tardi quando Hamsik è servito da Cavani e scocca un tiro ad incrociare sul secondo palo che termina però a lato.
City comunque vivo che poco più tardi colpisce una traversa.

Anche in questo caso l’odore del goal è nell’aria e arriva al settantaquattresimo quando Kolarov batte un calcio di punizione magistrale dal limite, con cui spedisce la palla in rete per l’1 a 1 dei padroni di casa.

Il goal esalta i padroni di casa: al settantottesimo Zabaleta buca sulla destra e trova Dzeko in mezzo, che controlla e si avvita su sè stesso, mettendo però palla a lato.
A tre dal termine erroraccio di Kompany che serve con un appoggio corto Hart. Sulla parta si fionda Pandev che riesce anche a saltare l’uscita del portiere inglese. Nel farlo, però, non può che allungarsi la sfera, non riuscendo quindi a bucare uno specchio di porta a quel punto sguarnito.

Al novantaduesimo ripartenza fulminante di Tevez che è però chiuso al limite giusto al momento del tiro. Sul corner che ne segue prima Zuniga poi De Sanctis risolvono la situazione senza correre particolari rischi, chiudendo di fatto un match giocando splendidamente dalla squadra di Mazzarri.

COMMENTO

City che gioca di più, almeno nel primo tempo, Napoli che crea più azioni realmente pericolose, almeno fino all’ultimo quarto d’ora.

Nel complesso il pareggio che esce da questo match è quindi un risultato assolutamente accettabile. Anche se, va detto, i campani non avrebbe rubato assolutamente nulla se l’ex terzino laziale non avesse inventato quella bella punizione che è valsa il pareggio.

Perché il Napoli gioca ad armi pari per ciò che riguarda l’atletismo. Ed è questa la vera chiave di volta.
Ciò che rende il calcio italiano nettamente inferiore a quello di Spagna, Inghilterra e Germania è proprio il diverso approccio fisico-atletico ai match.

E il Napoli è l’unica squadra, tra le top in Italia, a saper tenere ritmi vertiginosi per novanta minuti.

Ecco perché riesce a giocarsela a Manchester. Ed ecco perché non ho timore di affermare, nonostante manchi di blasone e forse tecnicamente valga qualcosa meno delle milanesi, che con un girone abbordabile sarebbe l’italiana con più chance di fare strada in questa competizione.

Se giocheranno tutti i match con la stessa intensità di stasera, comunque, i partenopei saranno avversari ostici anche per Bayern e Villareal.

Passare, visto il girone della morte in cui sono capitati, sarebbe un’impresa da annali del calcio.

Vendere cara la pelle, e magari finire a ben figurare da ripescati in Europa League, un ottimo viatico per la prossima stagione.

Quando, almeno spero, il girone di Champions potrebbe essere più abbordabile.

Il tutto comunque deve partire da un assunto: che il giocattolino costruito alle falde del Vesuvio in questi anni non venga rotto in estate.

Già nel corso degli ultimi mesi le cose sono un po’ vacillate: Mazzarri sembrava diretto a Torino, dove è invece poi finito Conte, e Lavezzi pareva in partenza proprio per la sponda Citizens di Manchester.

Nulla da fare per entrambi, alla fine.

E anzi, l’arrivo di un Inler ad impreziosire moltissimo la mediana biancazzurra.

Napoli che, in uno dei momenti più bui della storia del nostro calcio, rappresenta insomma uno dei pochi raggi di sole del nostro movimento.

Mai come in questo periodo storico le italiane devono far tesoro della loro atavica capacità di giocare in contropiede.
Tutte, tranne questo Napoli che può giocarsela con – quasi – tutti, avendo fiato e brillantezza muscolare per novanta minuti.

MVP

Sarebbe ingeneroso, di fronte ad una prova di questo spessore, premiare un solo giocatore.

Quindi mi tolgo virtualmente il cappello di fronte al Napoli tutto. Con la speranza che quanto visto stasera sia solo l’antipasto…

TABELLINO

Manchester City vs. Napoli 1 – 1
Marcatori: 68′ Cavani, 74′ Kolarov.
MANCHESTER CITY: Hart; Zabaleta, Kompany, Lescott, Kolarov (76′ Clichy); Yaya Touré, Barry; Silva, Aguero, Nasri (76′ Johnson); Dzeko (81′ Tevez). A disp. Pantilimon, Richards, Savic, Kolo Touré. All. Mancini.
NAPOLI: De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio, Inler, Gargano, Zuniga; Hamsik (89′ Santana), Lavezzi (58′ Dzemaili); Cavani (83′ Pandev). A disp. Rosati, Fernandez, Fideleff, Dossena. All. Mazzarri.
Arbitro: Eriksson (Svezia).
Ammoniti: Maggio, Zabaleta, Cannavaro, Aronica, Inler.

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CRONACA

E’ subito un inizio shock: pochi secondi e Pato penetra centralmente una difesa alta e sfilacciata, probabilmente non ancora in campo con la testa. La velocità è devastante, la freddezza a tu per tu con Valdes, battuto con un tunnel, assoluta. E’ subito 1 a 0.

Poco più tardi Pato è lanciato ancora una volta nello spazio, ma viene chiuso al limite della bella diagonale di Dani Alves.
Accusato per un attimo il colpo il Barcellona si ricorda di non essere la squadra migliore al mondo per caso, e si rialza da terra, iniziando col suo solito tiki-taka.

Al dodicesimo Barça pericoloso sugli sviluppi di un corner con Villa che calcia da posizione molto defilata, colpendo solo l’esterno della rete.
Un minuto e Messi parte centrale per scaricare poi dal limite, trovando però la manona di Abbiati a chiudergli lo specchio di porta.

Barcellona come preventivabile padrone del campo che si porta vicinissimo al pareggio con il solito Messi, che va a colpire un palo su punizione.
Padroni di casa in controllo del match, ma difesa del Milan, guidata da un superlativo Nesta, che resiste alla grande. Il fortino non sembra voler cedere.

Alla mezz’ora il solito Messi, imbeccato da Dani Alves, ci prova, ma trova Abbiati a coprire il primo palo e mettere in angolo.
Un paio di minuti più tardi il teatrino un po’ si ripete, con Messi che s’infila in area centralmente per calciare cercando il secondo palo, sparando però la palla piuttosto centrale e trovando quindi ancora una volta la parata del portiere avversario.

Al trentacinquesimo, però, il Milan capitola: Messi entra centralmente in area, dove fa il diavolo a quattro, e dopo aver bruciato anche Abate mette sul secondo palo un pallone su cui interviene un solissimo Pedro, che appoggia facilmente in rete la palla dell’1 a 1.

Barcellona che negli ultimi dieci minuti del primo tempo continua col suo gioco fatto di grande possesso, tenendo il Milan nella propria metà campo.
E ad inizio ripresa arriva quindi il meritato vantaggio: Villa pennella su punizione una traiettoria che Abbiati non può parare. 2 a 1.

Il match scorre quindi sotto la stessa falsariga: Barcellona che fa tantissimo possesso e che quando perde palla alza un pressing asfissiante. Il tutto però senza creare palle goal in continuazione.
Milan dal canto suo comunque assolutamente annichilito, che non può far altro che provare a non regalare reti. Senza comunque riuscire a combinare alcunché.

Negli ultimi minuti il Barcellona allenterà la pressione sul pedale dell’acceleratore, e il Milan proverà ad uscire un po’.
Dopo aver dominato tutto il match, quindi, i Blaugrana subiranno il goal del 2 a 2 nel recupero. Per un pareggio assolutamente insperato.

COMMENTO

Questo Barcellona è realmente troppo forte.

Forse il goal in avvio di Pato avrà illuso qualcuno. Ma non appena il Barcellona si riorganizza un attimo le cose vanno esattamente per come preventivate: una sola squadra in campo, che gioca a tutto campo. E annichilisce gli avversari in maniera impressionante.

E il pareggio finale di Thiago Silva è bello e aiuta. Ma è assolutamente immeritato.

Intendiamoci, questo Milan non è un avversario credibile di una delle squadre migliori della storia. E non lo sarebbe stato nemmeno con Ibrahimovic.

Perché la squadra di Guardiola è una macchina perfetta, praticamente imbattibile. Il cui unico avversario realmente ostico è… sè stessa.

Perché ha una sola pecca: si piace troppo. Avrebbe dovuto chiudere prima il match. Non lo fa, e così il Milan rientra.

Nonostante questo… signori… questa è già storia del calcio.

Per quanto concerne il Milan che dire?

E’ la migliore squadra italiana. E questo la dice lunga sulla differenza netta che esiste oggi tra il nostro calcio e quello spagnolo (almeno in quanto a “top di gamma”).

E’ la migliore squadra italiana ma non può che inchinarsi alla netta superiorità del Barça.

Maiuscolo comunque Nesta, che con tutti i problemi di salute avuti nella sua vita non può che meritarsi il titolo di MVP. Perché regge alla grandissima l’urto del migliore attacco del mondo. Alla sua età. Scusate se è poco. Quando si dice “essere fenomeni”.

E Cassano?

Cassano è la mossa più sbagliata che Allegri potesse fare. Inserire davanti un giocatore che non sposta nulla in contropiede (a differenza di Pato, che segna proprio infilando la difesa avversaria in velocità) e non aiuta minimamente in fase di non possesso. Contro una squadra che fa quasi il 70% del possesso palla (e che quindi può essere infilata quasi solo in contropiede) e che sposta continuamente il pallone.

Il punto è che le ricette possibili per battere questa squadra sono due. Ed entrambe danno scarsissime garanzie di riuscita.

Da una parte rispondere con le stesse armi: costruire una squadra di finissimi palleggiatori e riempire gli stessi di grande dinamismo. Solo che i Xavi, Messi e compagnia non nascono sotto i cavoli.

La seconda opzione è invece quella mourinhana: difendere in 9/10 uomini costantemente dietro il pallone tappando qualsiasi possibile buco, sporcando ogni linea di passaggio, non scoprendosi mai, non facendosi mai prendere d’infilata, non dando un-metro-uno a nessuno dei grandi campioni che Guardiola ha nella sua faretra. E poi… cercare il goal o su qualche pallone sparacchiato avanti a caso (magari tramutando il lancio in calcio di punizione vincente) o cercando di colpire in contropiede.

Per il resto solo la casualità può essere d’aiuto.

E in tutto questo, appunto, Cassano centra poco. Perché questo Milan è lontanissimo dalla prima opzione. E per costruire la seconda è uno dei giocatori meno adatti del globo.

La sconfitta, comunque, era assolutamente annunciata, e non avrebbe fatto alcuno scalpore.
L’unica cosa che possiamo sperare è che i nostri dirigenti si sveglino, a tutti i livelli, e facciano qualcosa per riportare il nostro calcio là dove merita. A gareggiare ad armi pari con chiunque.

TABELLINO

Barcellona vs. Milan 2 – 2
Marcatori: 1′ Pato, 35′ Pedro, 50′ Villa, 92′ Thiago Silva.
Barcellona (4-3-3): Victor Valdes; Dani Alves, Busquets, Mascherano, Abidal; Keita (22′ st Puyol), Xavi, Iniesta (39′ Fabregas); Villa (39′ st Afellay), Messi, Pedro. A disp.: Pinto, Adriano, Maxwell, Thiago. All. Guardiola
Milan (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta; Nocerino, van Bommel (33′ Aquilani), Seedorf; Boateng (33′ Ambrosini); Pato, Cassano (17′ st Emanuelson). A disp.: Amelia, Yepes, Bonera, Antonini. All. Allegri
Arbitro: Atkinson (Inghilterra).
Ammoniti: van Bommel, Nesta (M), Villa, Dani Alves, Puyol (B)

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