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Archive for ottobre 2013

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Un colosso commerciale con pochi eguali al mondo.

Così potremmo tranquillamente definire la Red Bull GmbH, multinazionale produttrice del famosissimo energy drink omonimo.Red Bull

Un’azienda fondata in Austria nel 1984 da Dietrich Mateschitz capace di crescere fino ai 4 miliardi e mezzo di lattine vendute nel 2011, con un fatturato di 4 miliardi e 254 milioni di euro.

Punto forte della bevanda che mette le ali, sicuramente le strategie di marketing molto incisive. Che hanno portato l’azienda a puntare tanto lo sport.

Da eventi come la Soap Box Race e il Flugtag fino ad intere squadre, come i due team F1 (Red Bull e Toro Rosso), i due di hockey (Eishockeyclub Red Bull Salzburg e EHC Red Bull München) e le cinque squadre di calcio: New York Red Bulls, Fussballclub Red Bull Salzburg, Red Bull Brasil, Red Bull Ghana e Red Bull Leipzig.

Una penetrazione, questa nell’universo pallonaro mondiale, molto trasversale.

Dalla squadra di casa, il Salisburgo, alla Germania, paese in cui la presenza è ovviamente forte. Fino, appunto, alla colonizzazione di altri continenti: dal Ghana alle due Americhe.

Chi pensava che l’espansione calcistica del marchio Red Bull si fermasse a questo pokerissimo, però, probabilmente si sbagliava.

Secondo quanto riportato dal Mirror, il colosso austriaco starebbe studiando l’acquisizione di un club inglese di alto profilo. Per conquistare un nuovo mercato non ancora raggiunto.

L’idea, raccontata ai giornalisti da un presunto insider della multinazionale austriaca, sarebbe di primissimo livello: sbarcare nel mercato calcistico più ricco al mondo, la Premier League, acquisendo la proprietà di un club importante. E conquistare – in primis la partecipazione – la Champions League.

Una mossa che, effettivamente, darebbe ulteriore luce e risalto ad un marchio comunque già sulla bocca di tutti.

Due sarebbero le città scelte per questa nuova espansione. In primis, Londra. Con la capitale inglese che è una delle città più vive al mondo, soprattutto da un punto di vista calcistico. Ma non solo.Red Bull Salisburgo

Questa misteriosa gola profonda indica infatti anche nella città di Liverpool (con i Reds e l’Everton come eventuali obiettivi) un target interessante per la multinazionale austriaca.

Insomma, pare che il toro rosso sia pronto a conquistare anche il calcio d’Oltremanica.

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Con l’arrivo di novembre non si può non tornare a parlare di Pallone d’Oro.

Proprio questa mattina sono state rese note le due liste tra cui i giurati si troveranno a votare (23 calciatori e 10 allenatori). E dato che a noi piace giocare, facciamo un sondaggio inter nos e definiamo i nostri vincitori!

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Che Gianluigi Buffon sia stato uno dei portieri più forti del mondo è assolutamente fuori di dubbio.

Ai pochissimi che ancora possono nutrire qualche titubanza al riguardo dedico questo video, esemplificativo di chi e cosa è stato il portiere capace di chiudere – ovviamente anche grazie ad una grandissima difesa che gli giostrava davanti – il Mondiale 2006 senza aver subito un goal su azione da parte degli avversari.

Oggi però, dopo tanti anni di onorata carriera, le cose non sembrano essere più quelle di prima.

Buffon sta mostrando passaggi a vuoto preoccupanti, tanto che anche tra i tifosi più esigenti inizia a serpeggiare quel malumore che vorrebbe la squadra si affidasse ad un altro estremo difensore, pur con tutte le difficoltà che l’addio o il panchinamento di uno degli “eroi” che decise di scendere in B subito dopo un Mondiale vinto da protagonista comporterebbe.

Diciamolo chiaramente: se Buffon non fosse Buffon avrebbe, con ogni probabilità, già perso la maglia da titolare.
Diverse incertezze, qualche errore più grossolano e nel complesso la sensazione che un po’ le quasi 36 primavera alle spalle, un po’ i tanti problemi fisici (in particolare alla schiena) che ne hanno minato l’integrità abbiano ridotto notevolmente l’apporto che può dare al suo team.

Però il nome, la carriera e la riconoscenza qualcosa contano nel mondo del calcio. E allora ecco che, almeno in apparenza, la sua titolarità (anche in nazionale) risulta fuori discussione.

Eppure i primi scricchiolii si sono iniziati a sentire già in agosto, quando in un’amichevole precampionato contro l’Inter regala a Ricardo Alvarez un goal comodissimo, non trattenendo una conclusione dal limite tutto sommato parabile.

La replica, similissima, nemmeno un mese più tardi contro la Lazio, con una conclusione respinta improvvidamente a favorire il tap-in di Klose.

A fine settembre arriva invece un regalino al Chievo: rinvio sbagliato che nel giro di cinque secondi si trasforma in un goal di Thereau.

Nella stessa partita, solita palla non trattenuta. Anche se in questo caso il goal di Paloschi viene annullato.

E la lista potrebbe continuare.

Tutte situazioni che il miglior Buffon, inutile nascondersi dietro ad un dito, avrebbe gestito molto diversamente.

Ovviamente la questione, qui, non è tanto mettere in discussione la grandezza assoluta di quello che, dicevo nell’attacco, è stato uno dei migliori portieri della storia del calcio (a me verrebbe da dire il migliore, ma sarà patriottismo).

Quanto rendersi conto – e probabilmente lui per primo noterà la differenza col passato – che i tempi migliori sono andati e che, forse, è arrivato il momento di lasciar spazio alle nuove leve.

Intendiamoci: non sto dicendo che Gigi dovrebbe ritirarsi dal calcio né che sarebbe meglio lasciasse la nazionale (cosa che odio profondamente, tra l’altro). Quanto che, anche in rispetto di ciò che è stato, sarebbe il caso di provare qualche alternativa.

In nazionale ci sono Marchetti e Sirigu che scalpitano. E sebbene nessuno dei due mi convinca (troppi passaggi a vuoto, vedasi il secondo goal del Saint Etienne di ieri per averne un assaggio) c’è una nuova covata di estremi difensori interessanti, che vanno da Bardi a Leali (il quale è di proprietà della Juventus, tra l’altro), passando per quel Perin per cui stravedo da sempre e che ieri, proprio al cospetto del “Maestro”, ha dato grande dimostrazione di sé.Gianluigi Buffon

Come chiosa, un dato su cui riflettere. La miglior difesa del campionato è quella della Roma, che conta una sola rete subita in queste prime nove gare. Il tutto, a fronte di 11.9 tiri concessi a match.
Di contro, la Juventus è la squadra che concede meno tiri a partita (7.9). Eppure, ha già subito ben 10 reti.

Certo, a questo risultato non hanno contribuito solo ed esclusivamente le prestazioni dei due portieri. Ma altrettanto certamente non si può nemmeno ignorare la cosa…

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Il big match assoluto dell’ultimo sabato calcistico è stato il celeberrimo “Clasico“, ovvero il match più atteso di Spagna.

Che ha visto scendere in campo, davanti ad un Camp Nou gremito in ogni ordine di posto, il Barcellona del Tata Martino contro il Real Madrid di Carletto Ancelotti.Tata Martino

Match sentitissimo e appassionante, almeno nel secondo tempo. Nella prima frazione, infatti, gli ospiti hanno fatto poco e male, lasciando al solito tiki taka barcelonista il controllo del campo.

Un primo tempo rovinato – anche se non soprattutto – da due scelte effettuate dal mister italiano nel momento della scelta della formazione: giocare senza punte di ruolo (con il tridente formato da Di Maria, Bale e Cristiano Ronaldo) e, a mio avviso ancor di più, schierare Sergio Ramos come mediano, affiancato da Khedira mezz’ala destra e Modric sull’altro lato.

Se quella di non dare punti di riferimento alla difesa blaugrana era una scelta che poteva pagare dividendi interessanti (rovinata più che altro dalla scarsa vena di Di Maria, dalla condizione non ottimale di un Bale comunque voglioso di mettersi in mostra e dalla poca incisività del fenomeno lusitano), l’idea di schierare l’ex Siviglia a centrocampo, come schermo della difesa, è risultata dannosa in tutto per tutto.

In primis, diciamo subito che la “scusa” usata da Ancelotti nel post partita non regge. Praticamente l’ex tecnico Rossonero ha detto di aver schierato Ramos lì viste le non perfette condizioni di Ilarramendi. Come se l’unica opzione alternativa all’ex Real Sociedad fosse il “Tarzan di Camas”.

Invece, solo per restare all’11 sceso in campo, Carletto poteva avanzare in mediana Pepe, comunque più adatto al ruolo, schierando Ramos al fianco di Varane.

O, ancora meglio secondo il mio punto di vista, schierare un 4-2-3-1 con Khedira e Modric in mediana e la coppia Di Maria – Isco sulla trequarti affiancata, a turno, da uno tra Ronaldo e Bale (o, per tornare alla questione punta di ruolo, Di Maria in panca e Benzema fisso davanti).

Così facendo non si sarebbe visto un difensore adattato a centrocampo e si sarebbe potuto contare sulle giocate di Isco, per me uno dei giocatori più talentuosi del mondo.

Invece in quella posizione Ramos è risultato dannoso perché oltre ad essere nullo in fase di impostazione (anche da qui sono nati i problemi del Real nel primo tempo) ha sempre teso a schiacciarsi troppo sulla difesa, diventando quasi più un centrale aggiunto che non un vero frangiflutti.

Il tutto, per altro, mentre Carvajal sulla destra veniva messo in grossa difficoltà da un Neymar voglioso e ficcante.

Giudicare certi meccanismi standosene in poltrona è sicuramente facile, più che dover prendere decisioni con quel carico di responsabilità e quella pressione addosso.
Però, allo stesso tempo, che Ramos sia stato un esperimento assolutamente fallimentare è palese: non ha le caratteristiche tecnico-tattiche per potersi esprimere al meglio lì, meno che mai in match di assoluto valore come, appunto, El Clasico.Sergio Ramos

In questo senso dopo il “caso Casillas” un’altra patata bollente rischia di esplodere tra le mani di Ancelotti. Che, a quanto sembra, non gradisce troppo Ramos centrale. Il quale, a sua volta, non vuole giocare terzino.
Il mediano, come abbiamo visto e detto, non lo riesce a fare efficacemente.

Quindi, cosa ne sarà di lui? Altro escluso eccellente?

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La carica dei 201Come probabilmente saprete, ho da poco pubblicato il mio primo libro: La carica dei 201.

Un viaggio all’interno dell’universo calcistico giovanile che mi ha visto scoutare e schedare 201 ragazzi sotto i vent’anni, per raccogliere poi tutto in questo ebook (in vendita alla modica cifra di 99 centesimi!).

La mia pubblicazione ha attirato gli interessi di Daniele Berrone di Esperto di Calcio, blog molto interessante cui vi consiglio di dare una lettura.

Da una chiacchieratina via mail è nata questa chiacchierata, che Daniele ha gentilmente deciso di pubblicare sul suo blog (ed io mi permetto di ripostare qui).

Secondo me ne è venuta una cosa piuttosto carina, con cui si è spaziato anche ben oltre il mio libro!

Ciao Francesco, raccontaci un pò. Chi sei, cosa fai nella vita?
Ciao a tutti. Da sempre appassionato di calcio e affascinato dalla “parola”, ho passato l’infanzia a divorare giornali e riviste specializzate.
Cinque anni fa ho quindi deciso di unire queste due passioni, concretizzandole in un blog: Sciabolata Morbida. Ci ho versato litri di inchiostro (virtuale) e profuso grandi sforzi, venendo comunque ripagato da molti complimenti di lettori e “gente del settore”.
Da circa tre anni, poi, faccio il giornalista in una televisione locale del varesotto.
Fondamentalmente sono due i sogni che ho nella vita: dilettarmi con il giornalismo. E perché no con lo scouting.

Perchè hai scelto di seguire i giovani talenti, cos’ha mosso questa scelta?
Credo sia andata più o meno così: la passione per il calcio è cresciuta con e dentro di me. Ad un certo punto della mia crescita ho iniziato a seguire, in maniera del tutto spontanea, l’under 21. Credo che a spingermi sia stato il gusto di vedere “in anticipo” i campioni del domani.
Così fin da tenerissima età (sono nato nell’85 e ricordo nitidamente di aver visto la finale dell’Europeo under21 del ’94 contro il Portogallo, risolta da Orlandini) ho iniziato a seguire i giovani e, in qualche modo, a fare scouting. Tra i compagni di scuola, certo.
Da lì è stata un’escalation. Diventato grandicello ho iniziato a prendere anche più consapevolezza del mondo del calcio e mi sono spinto anche oltre l’under 21.
Ad esempio, mi resterà sempre nel cuore il Mondiale under 17 del 2009, dove i ragazzi della classe ’92 guidata da Pasquale Salerno uscirono immeritatamente contro la Svizzera poi Campione del Mondo. O il XVIII Torneo Nacional Alevín de Fútbol 7 del 2011, che mi diede la possibilità di veder giocare ragazzi(ni) di solo una dozzina d’anni…Salomon Obama

Quando hai pensato di scrivere un libro sui migliori giovani del calcio mondiale?
L’idea è nata l’anno scorso, quando un amico si imbatté in una lista riguardante i presunti “cinquanta migliori under 20 al mondo”.
La cosa mi stuzzicò molto.
Dato che sul mio blog avevo da tempo attiva una rubrica – molto apprezzata, devo dire – chiamata “Stars of the future” ci dormii su. Al risveglio l’illuminazione: avrei raccolto una serie di schede di giovani talenti in un libro.
Va detto che da sempre avevo in testa di provare, un giorno, a pubblicare qualcosa. E ho ritenuto che questa potesse essere l’idea giusta per cominciare.

Come mai proprio 201, è un numero che nasconde qualche simbolismo?
Quando ho iniziato a scrivere il libro, sinceramente, non avevo bene in mente che struttura gli avrei dato. Sono partito senza darmi, almeno inizialmente, un vero e proprio obiettivo.
Per scrivere un libro del genere non ci si può però basare solo sui nomi, bisogna soprattutto guardare molte partite. Fare del vero e proprio scouting, anche se non finalizzato alla procura o all’acquisizione di un giocatore. Il che ti porta a trovare in continuazione giocatori nuovi, degni di considerazione.
Così pensando al titolo mi è subito venuta in mente la “Carica dei 101”, famosissimo cartoon Disney. Ho quindi deciso di giocare con esso e continuare a sfogare la mia passione per lo scouting.
Non nascondo che è stato davvero un lavoro enorme. E che nel farlo mi sono dovuto dare un limite. Finendo così per escludere tanti ragazzi meritevolissimi, per un motivo o per l’altro. Ma attenzione: volerli schedare tutti significherebbe non porsi un limite. E quindi, non poter arrivare mai al momento della pubblicazione!
Questa è anche implicitamente la risposta ai tanti che mi hanno già – giustamente – scritto “avrei messo anche…”.Lucas Digne

Sei legato a qualche ragazzo in particolare?
Sicuramente sì.
Sono legato, ad esempio, ai classe ’93 francesi. Giocatori che ho visto giocare molte volte quando ancora non erano per nulla conosciuti e che sponsorizzo da sempre. Varane, Digne, Kondogbia, Sanogo e quel Pogba di cui l’anno scorso si sono accorti tutti anche in Italia (e di cui io parlai sul mio blog già mesi prima del suo arrivo alla Juventus).
Per non dire dei ragazzini che scoprii al già citato XVIII Torneo Nacional Alevín de Fútbol 7, come Javi Moreno (nome che farà accapponare la pelle dei milanisti), Brahim o Obama.
Ma anche i giocatori più esotici, come l’honduregno Lacayo, l’iraniano Jahanbakhsh o il malesiano Faiz occupano un posto particolare nel mio cuore, avendoli scoperti un po’ per caso andando proprio alla ricerca di qualcosa di “non convenzionale”.
Menzione speciale per giocatori come Jedvaj e Iturbe: quando li schedai non erano ancora vicini all’arrivo in Italia.
Chiudo, legandomi ad Iturbe, con un nome in particolare che per ovvi motivi non è contenuto nel libro ma merita di essere citato: Sean Sogliano. Questo, ragazzi, è un dirigente che di calcio ne capisce come pochi. Se in Italia mettessimo sempre al centro il “merito” sarebbe già, con tutto il rispetto per il Verona, in una grande squadra.

Se dovessi scommettere su tre giovani, su chi punteresti?
Dire Pogba, Varane o Draxler sarebbe troppo facile, essendo tre ragazzi che giocano già stabilmente ad alto livello.
Nel contempo scommettere su chi ancora non si è imposto diventa sì più stuzzicante, ma anche molto più rischioso.
Per rispondere alla tua domanda, però, ti do tre nomi e ti spiego rapidamente il mio punto di vista: Bakkali, Meyer e Zouma.
I primi due sono ragazzi dal talento innato, con una capacità di controllo e gestione della sfera oltre che di rapidità davvero rara. Di contro sono però limitati da un fisico molto minuto. E ben sappiamo come i giocatori di questo tipo possano faticare ad imporsi. Entrambi, comunque, hanno i numeri per farlo.
Zouma invece è un difensore roccioso contro cui non vorrei mai scontrarmi. Ha alcuni limiti comunque limabili, ma con un potenziale fisico-atletico come il suo (esattamente al contrario dei due succitati) ha molte probabilità di “arrivare”.Kurt Zouma

Dei 201 recensiti, quanti sfonderanno davvero e chi rischia maggiormente di perdersi per strada?
Alla prima parte di questa domanda è praticamente impossibile rispondere.
Io, ci tengo a sottolinearlo, non ho voluto raccogliere i giovani più promettenti (bisognerebbe conoscere TUTTI i giovani che sognano un futuro da campioni) quanto dei ragazzi che pensavo fossero meritevoli, per le motivazioni più svariate, di essere raccontati.
Definire quanti potranno sfondare è impossibile. Nella crescita di un calciatore influiscono sempre miriadi di fattori, spesso nemmeno prevedibili.
Venendo a chi rischia di perdersi per strada, penso, per lo stesso motivo, di doverti rispondere con un “tutti”. Perché, tranne forse chi ormai è già ad alto livello, tutti gli altri potrebbero non farcela.

Ci parli un pò del paese più rappresentato nei tuoi 201 profili?
Sinceramente non mi sono preoccupato troppo di quale potesse essere il paese più rappresentato ma, va da sé, ci sono aree che anche solo per questioni di “accesso” vedono la presenza di più calciatori. In questo senso, ovviamente, mi riferisco ad Europa (Inghilterra, Spagna, Francia e Germania su tutte, chiaro) e Sud America.
Logico che reperire partite di calcio giovanile riguardanti altre zone del mondo è molto difficile. Però ci ho provato, e mi soffermerei un po’ su questi paesi.
Ad esempio Giappone, Australia e l’accoppiata Stati Uniti – Messico. Quattro paesi in cui negli ultimi anni il calcio è cresciuto molto (seguendo volontà precise che hanno lavorato anche in senso “politico” per questo). E i frutti sembra che stiano arrivando.
Scarsa tradizione calcistica, ma tantissima voglia di fare. I nomi appuntati sono tutti, chi più chi meno, interessanti anche per l’Europa.
Un piccolo appunto mi permetto di farmelo da solo: avrei forse dovuto dare più spazio ad un paese in crescita rapidissima, come il Belgio. Che comunque è discretamente ben rappresentato da giocatori come Thorgan Hazard e Romelu Lukaku.Thorgan Hazard

Il movimento giovanile italiano è destinato a tornare florido come un tempo?
E’ tutta una questione politica. Di politica sportiva, evidentemente.
La sensazione, da non propriamente addetto ai lavori, è che in Italia si sia persa, anche in questo campo, la voglia di lavorare bene.
Si pensa più al profitto che non alla crescita tecnico-tattica di un ragazzo. E così il livello medio dei nostri campionati si è abbassato molto negli ultimi due decenni.
Cosa serve quindi per fare in modo che il nostro movimento giovanile torni ad essere florido?
Invertire la rotta proprio da un punto di vista della politica sportiva. Tornare ad investire davvero nei nostri settori giovanili e soprattutto nei nostri giovani. Costruire degli uomini e dei calciatori completi, non solo dei ragazzotti che sappiano, in qualche modo, stare in campo.
Quindi, “destinato” no. Da nessuna parte è scritto che l’Italia debba continuare ad essere una potenza, economica come calcistica. In entrambi i casi ci vuole la volontà da parte di tutti di lavorare affinché ciò accada.
Una volontà che ripeto, ahimè, non noto nel nostro Belpaese.

Quali sono i nostri giovani più promettenti?
Qualcuno l’ho ovviamente recensito all’intero de La carica dei 201, quindi evito di svelare troppo a chi ancora non ha letto il libro onde evitare il pericolo spoiler.
Ricollegandomi alla domanda precedente, però, sono più preoccupato di capire come questi ragazzi (ed altri, che per motivi di spazio non ho inserito) saranno cresciuti.
Purtroppo l’impressione è che oggi già a quindici-sedici anni ci si senta arrivati quando si indossano maglie (di settori giovanili) importanti.
Sbagliato. Quello è un semplice punto di partenza. Serve ricostruire nei ragazzi una cultura del lavoro e del sacrificio, perché nulla viene per diritto divino (ed in un mondo globalizzato in cui il livello dei paesi con scarsa tradizione calcistica si sta elevando non basta certo nascere in Italia per essere superiore agli altri). E poi tornare a formare a tutto tondo i calciatori. Lavorare per esaltare le peculiarità di ognuno, non limitarsi a costruire, come dicevo, ragazzotti che tengano il campo dignitosamente.Mattia Destro

Chiusura con mattia destro, universalmente riconosciuto (da don balon in primis) come uno dei migliori giovani. tornerà ai livelli di prima?
Io personalmente non amo le “classifiche” quando si parla di giovani proprio perché lasciano il tempo che trovano.
Come dicevo in una delle risposte precedenti le variabili sono così tante che anche il talento più puro può finire con il “non arrivare”.
Venendo a Destro, credo sia un calciatore di buona qualità, ma non sono affatto convinto possa avere i numeri per essere un cosiddetto “top player”.
In più, avendolo potuto osservare anche da vicino in alcune occasioni quando indossava la maglia dell’under21, mi sembra un ragazzo che debba sentire grande fiducia attorno a sé, per provare a fare bene.
Ma ripeto, i risultati arrivano quando lotti e ti sacrifichi. Nulla è dovuto a nessuno. Mattia dovrà essere bravo a rimettersi in gioco, chinare la testa e dare tutto, se vuole mantenere le promesse fatte in gioventù.

Il libro, ve lo ricordo, è in vendita in numerosi store online, ricapitolati a questo link: https://sciabolatamorbida.wordpress.com/la-carica-dei-201/

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La carica dei 201

Chi segue il mio blog da tempo (il primo post è datato 17 novembre 2008, quindi parliamo di ormai cinque anni di attività!) sa che la mia passione smisurata per il calcio si concretizza in particolar modo nel calcio giovanile.

Crescendo, infatti, ho iniziato a sentire il bisogno di vestire i panni di scout improvvisato, per andare ad “anticipare” il futuro e scoprire con sempre maggiore precocità i prossimi talenti e campioni dell’universo pallonaro mondiale.

Così dapprima mi sono avvicinato all’under21. Poi, piano piano, sono sceso, fino ad arrivare anche, quando mi è stato possibile, a guardare quelli che non sono null’altro che bambini.

Questa fortissima pulsione che mi ha spinto a diventare una sorta di “osservatore” mi ha portato a scrivere di giovani su questo blog ma soprattutto a guardare una miriade di partite di calcio giovanile.

Fino a quando, giusto un annetto fa, ho avuto una sorta di illuminazione in uno dei miei tanti dormiveglia: concretizzare questa passione in un libro.

Che “libro” vero e proprio non è, quanto più una raccolta di schede dove inserire giocatori di non più di vent’anni.

Dai ragazzi che si sono già in qualche modo imposti tra i pro, fino a quei “bambini” che mi hanno impressionato nelle varie partitelle che mi è capitato di vedere (grazie, internet!).

La carica dei 201, questo il titolo che ho deciso di dare, è quindi frutto di un anno di passione e sudore. Di serate passate a casa anziché in giro con gli amici o con la ragazza. E di speranza.

Qui sotto troverete i link degli store online dove potete acquistare il libro. 99 centesimi penso sia un prezzo ridicolo anche in un momento di crisi economica devastante come questo.

Ma più che dei soldi (mi interessassero, avrei ovviamente alzato il prezzo di copertina) mi interessa che altri appassionati come me leggano queste schede e poi si confrontino con me. Perché alla fine sono tutti punti di vista. Sul futuro di un giovane non v’è certezza.

E poi, perché no, mi aiutino a costruire il secondo capitolo di questo libro.

Quindi… comprate il libro, consigliatelo ai vostri amici, passateglielo anche se proprio non si può fare altrimenti. E poi fatemi sapere cosa ne pensate.

Qui, su Twitter o su Facebook. Come preferite.

Un’ultima cosa. Lancerei un hashtag: #carica201.

Sia per chiacchierare di queste schede, che per commentare le prestazioni dei giocatori che fanno parte di questa raccolta che, soprattutto, per segnalarmi voi i giocatori che, per bravura, “colore” o “esoticità”, meriterebbero di stare nel prossimo capitolo di questa raccolta!

Questi gli store da dove potete acquistare il libro con il contributo minimo:

eBay

Amazon

La Feltrinelli

Ultima Books

Rizzoli

Cubolibri

Book Republic

eBookizzati

DEAStore (epub e mobi)

Mr. Ebook

Ebook.it

Omnia Buk

Excalibooks

Hoepli (epub e mobi)

KoboBooks

San Paolo Store

Libreria Ebook

Byblon Store

L’Unità

Il Fatto Quotidiano

Libreria Tuttogratis

Libreria Secretary

Libreria Freeonline

Mazy

Books University

Il libro è acquistabile anche sull’Apple iBook Store.

Infine, questa la scheda aNobii. Se siete iscritti, aggiungetelo alla vostra libreria!

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Risuonano piuttosto dure e decise le parole di Jack Wilshere in merito ad una possibile convocazione nella nazionale inglese di Adnan Januzaj, caldeggiata in passato dal C.T. inglese Hodgson.Roy Hodgson

Al quale non erano ovviamente sfuggite le qualità del belga, ben espresse nel corso dell’ultimo week-end con la doppietta realizzata al Sunderland.

La situazione di Januzaj, da un punto di vista internazionale, è molto intricata.

Il ragazzo, infatti, è nato a Bruxelles nel 1995 ed è quindi, ovviamente, convocabile dalla nazionale dei Diavoli Rossi.

Ma non solo.

Per via della multietnicità delle sue radici, il ragazzo potrebbe giocare anche con le casacche di Serbia, Albania e Turchia. Oltre che con quella del Kosovo, nazionale che non è però ancora riconosciuta ufficialmente dalla FIFA.

Un ventaglio di possibilità ampissimo, quindi, che sta con ogni probabilità facendo tentennare l’entourage del ragazzo, che dovrà scegliere con grande attenzione a quale nazionale rendersi disponibile.

Una volta avvenuto un suo eventuale esordio, del resto, non potrebbe più accettare la convocazione di nessun’altra rappresentativa. Insomma, presa una decisione, non potrà più tornare indietro.

Ma dove si complica ulteriormente il discorso?

Nel fatto che, oggi come oggi, il ragazzo non è ancora convocabile nei Tre Leoni e non lo sarà prima di marzo 2018.

Aspetterà fino ad allora prima di prendere una decisione?

In tutto questo discorso, ed in netto contrasto con le parole del proprio C.T., si inseriscono le parole pronunciate da Jack Wilshere, stellina dell’Arsenal già saldamente nel giro della nazionale maggiore.

Wilshere che si è infatti espresso chiaramente, come dicevo nell’attacco: “Le uniche persone che possono giocare per l’Inghilterra sono gli inglesi. Vivere in Inghilterra per cinque anni non ti rende inglese. Se io andassi a vivere in Spagna per cinque anni non diventerei spagnolo. Dobbiamo ricordarci ciò che siamo. Siamo inglesi.”
Jack Wilshere

Parole dure che chiudono la porta in faccia, senza mezzi termini, ad una eventuale convocazione di Wilshere. E, di fatto, riaprono l’infinita diatriba sugli oriundi.

Quanto è giusto convocare ragazzi che di inglese (come italiano, tedesco o brasiliano) hanno poco, solo per rinforzare la propria nazionale?

Oriundi nella storia del calcio ce ne sono stati tanti. Januzaj non sarebbe un oriundo in senso stretto, non avendo origini inglesi, ma di fatto si andrebbe ad inserire in un contesto di giocatore quasi “acquistato”, per la nazionale.

Difficile prendere una posizione univoca, di fronte a casi di questo tipo.

Esistono delle regole per evitare un vero e proprio smercio di giocatori per le nazionali, che a quel punto si svuoterebbero di senso diventando una sorta di appendice dei club.

C’è chi si attiene scrupolosamente ad esse, e non si pone quindi il problema di convocare un belga che di inglese non ha nulla, chi – come l’Italia – ha la possibilità di pescare molto specialmente in Sud America per via della forte immigrazione dei decenni passati e non si pone scrupoli nel puntare sugli oriundi, chi da tempo ha nazionali multietniche (come la Francia, che forte delle proprie colonie ha pescato giocatori in ogni parte del mondo, o la Turchia che per via delle grossa immigrazione ha molti giocatori con origine diversa tra le proprie fila).

E poi chi, in netto contrasto a tutto ciò, predilige – o prediligerebbe – una linea più “pura” nelle convocazioni.

Personalmente credo che, proprio per non rendere le nazionali dei club che si ritrovano una volta ogni tanto, sarebbe bene limitare al massimo l’uso di giocatori oriundi o “acquisiti”, stile Januzaj. In questo, sono abbastanza d’accordo con Wilshere.

Nel contempo capisco però benissimo le preoccupazioni di un Commissario Tecnico pagato per vincere. Costretto quindi a rendere sempre più competitiva la propria squadra, è logico possa “cadere in tentazione”, andando a raggranellare talento un po’ ovunque le norme gli permettono.Adnan Januzaj

Una risposta univoca a questo problema non esiste, credo.

La vostra, qual è?

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