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Archive for the ‘Francia ’16’ Category

Sono stati sorteggiati stasera, con due conduttori d’eccezione come gli ex campioni continentali Gullit e Lizarazu, i gironi che vanno a comporre la prima fase dell’Europeo 2016.

Che, ricordo, sarà innovativo rispetto al passato: si passerà infatti dalle 16 squadre qualificate dall’edizione 1996 in avanti (ancora nel 1992 le squadre erano 8) alle attuali 24, col primo turno che diventerà di fatto una sorta di girone preliminare a scremare le 16 squadre che si giocheranno il tutto per tutto in partite secche ad eliminazione diretta, dagli ottavi in avanti.

Questa modifica regolamentare va tenuta ben presente, perché porterà una modifica anche nella qualificazione alla fase ad eliminazione diretta: oltre alle canoniche prime due di ogni raggruppamento, infatti, si qualificheranno anche le migliori quattro terze (su sei). Una scrematura più che un’eliminazione, appunto.

Per questo, partiamo da un presupposto: si tratta di una sorta di “secondo turno di qualificazione”. C’è da aspettarsi che tutte le squadre più forti, anche qualora tentino di suicidarsi sportivamente in Francia, approderanno alla fase ad eliminazione diretta…

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Il girone A è quello dei padroni di casa.

Che tutti leggono come facile e scontato e beh, stante quanto abbiamo detto prima (e cioè che tutte le teste di serie passeranno al 99%), difficile pensare altrimenti.

Anzi, è probabile che i padroni di casa, anche al di là del fattore campo, vincano questo raggruppamento.

C’è comunque da dire che i francesi hanno già iniziato a cercare un modo nuovo per tentare il suicidio, loro che sono sempre così bravi a farlo (negli ultimi dieci anni l’hanno fatto diverse volte), con l’affaire Benzema.

Certo, davanti restano comunque forti (Giroud, Griezmann, Lacazette, Martial, Coman e chi più ne ha più ne metta), ma come al solito saranno loro i primi avversari della Francia.

Alle spalle dei Galletti la lotta potrebbe comunque essere interessante, equilibrata. La Svizzera è una squadra interessante e di prospettiva, anche se rischia di arrivare con il proprio miglior talento – Shaqiri – totalmente appannato.

L’Albania è una squadra molto quadrata, ben allenata dal nostro De Biasi, che in particolar modo contro gli svizzeri giocherà una partita carica di emotività, posto che molti dei loro giocatori sono cresciuti proprio nei cantoni elvetici.

La Romania non è particolarmente talentuosa (anzi, è forse una delle squadre meno talentuose dell’Europeo), però si è dimostrata molto solida nell’ultimo paio d’anni.

Sicuramente sarà interessante vedere chi la spunterà, con la Svizzera che parte come seconda forza del girone.

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Nel secondo raggruppamento troviamo un’altra squadra dedita al suicidio sportivo, l’Inghilterra.

Anche qui sulla carta non dovrebbero esserci grossi dubbi, a patto che i Tre Leoni tengano fede al loro potenziale e non alla loro tendenza suicida.

Alle loro spalle sono curioso di vedere cos’accadrà. Sulla carta non è certo uno dei gironi più interessanti, ma potrebbe essere aperto. Perché i russi non stanno attraversando un momento storico particolarmente positivo, e tutto sommato credo possano aver gioito per questo sorteggio.

Chissà se il Galles dopo aver trovato la qualificazione alla fase finale non abbia in serbo altre sorprese. I vari Bale e Ramsey hanno sicuramente un’occasione importante per scrivere la storia del football del loro paese.

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Il gruppo C dovrebbe essere un po’ più definito.

Davanti a tutti partono di certo – e probabilmente finiranno anche – i tedeschi campioni del mondo.

Seconda forza del girone, a mio avviso, la Polonia della nuova generazione d’oro, di cui ho parlato un paio di mesi fa. Con la stella Lewandowski davanti più alcuni altri buonissimi interpreti nel resto del campo i polacchi avrebbero potuto dire la loro anche in un Europeo più ristretto. Certo non un’outsider per la vittoria finale (poi vabbè, dopo il caso “Grecia 2004” tutto è possibile!), ma una Nazionale che potrebbe togliersi qualche soddisfazione.
Ecco, essere stata inserita con quella che sulla carta è la squadra più forte del mondo non le renderà facile centrare un possibile upset. Perché dal mio punto di vista ci sono almeno un paio di teste di serie cui la Polonia avrebbe potuto anche provare a giocare lo scherzone…

Ucraina ed Irlanda del Nord quindi, sulla carta, dovrebbero giocarsi la terza piazza, provando a strappare uno dei quattro posti utili alla qualificazione.

Poi certo, in campo non ci va mai la carta…

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Sulla carta sicuramente il girone più competitivo del lotto.

Difficilmente la Spagna replicherà il fallimento totale del mondiale brasiliano, ovvio quindi che partiranno per vincere (il loro raggruppamento, ma pure l’Europeo).

Dietro, seconda forza del girone, sicuramente la Croazia. Che se non si fosse complicata le cose con le proprie stesse mani nel corso della qualificazione avrebbe potuto tranquillamente sopravanzarci.

Croati che sono la nazionale, in un certo senso, più “spagnola” tra tutte (le altre che non siano spagna). Col duo Modric – Rakitic a centrocampo (motorino del Real e del Barcellona non per caso) daranno quindi vita ad una sfida sicuramente molto interessante con la mediana iberica.

Dietro a queste due, non senza possibilità di un qualche upset, Repubblica Ceca e Turchia. Per un girone che, come detto, è sicuramente quello sulla carta più interessante. Per quanto ceki e turchi non stiano attraversando momenti brillanti come in passato (1996 per i primi e 2002 per i secondi, ad esempio).

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A bocce ferme penso non ci sia andata così male come molti penserebbero. Certo, Ibrahimovic permettendo.

Allora, il Belgio è una squadra molto talentuosa. Ma ancora un po’ inesperta (i talenti sono praticamente tutti nati negli anni novanta e stanno al massimo alla seconda esperienza a questi livelli, dopo il discreto Mondiale giocato due estati fa). Sulla carta ci partono davanti, ma nello scontro diretto, quantomeno se trovassimo l’amalgama dei tempi migliori, potremmo anche superarli.

Al di là della prima forza del gruppo, comunque, partiamo nettamente davanti a Svezia ed Eire.

Questi ultimi sono sì tignosi, come si dice, ma assolutamente abbordabili. Poi la palla è rotonda, come si dice, e soprattutto ultimamente siamo usciti in gironi più morbidi di questo. Però se dobbiamo andare in Francia con la paura degli irlandesi stiamo a casa direttamente.

Che dire poi della Svezia, se non che è Ibrahimovic + 10?

Certo, si parla di uno dei migliori giocatori del suo tempo, ma è comunque un giocatore solo. Senza di lui, per intenderci, sono abbastanza convinto che la Svezia non sarebbe nemmeno arrivata a questo Europeo allargato.

Che dire, pur non avendo un Ibrahimovic la squadra del 1994 era sicuramente di profilo molto superiore a questa.

Anche qui, sulla carta partiamo favoriti.

In definitiva, quindi, l’obiettivo non può non essere il secondo posto come minimo, con un pensierino al primo. Anche se secondo me questa Italia, che è povera di talento ma meno scarsa di come molti la dipingono, manca in convinzione nei propri mezzi, proprio perché dipinta come scarsa. Speriamo che Conte ripeta il miracolo che già compì al suo primo anno di Juve (quando vinse uno Scudetto con una squadra oggettivamente inferiore a quel Milan, che ancora vantava giocatori come lo stesso Ibrahimovic e lo stellare Thiago Silva, a roster).

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Se l’Ungheria fosse quella dell’Aranycsapat non avrei dubbi su chi vincerà questo raggruppamento. Invece i magiari sono tra le squadre meno talentuose del torneo, e difficilmente passeranno il turno.

Questo perché se il Portogallo è sulla carta la più morbida delle teste di serie, ma comunque non dovrebbe finire fuori se non altro per la presenza del buon Cristiano Ronaldo, Islanda ed Austria sono due squadre rampanti che potrebbero fare da outsider in un po’ tutti i gironi di questo Europeo.

Sarà quindi molto interessante, ammettendo che il Portogallo riesca a vincere il girone, vedere chi tra le due gli arriverà dietro.

Debbo dire che per interesse mi auguro passino comunque entrambe, e che quindi una delle quattro migliori terze esca da qui.


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Tre giorni fa ho pubblicato l’intervista al giovane blogger albanese Enxhi Fero sui fatti di Serbia-Albania: l’invasione del drone con la bandiera della “Grande Albania”, il parapiglia tra i giocatori, l’invasione dei tifosi, le tristi scene di violenza.

Beh, non parteggiando per nessuno, e volendo semplicemente provare ad approfondire quella triste vicenda, ho voluto sentire anche la cosiddetta “altra campana”.

Ho quindi contattato un grande conoscitore di calcio come Lazar Perovic per affrontare anche con lui la questione. Vista, questa volta, con gli occhi di un giovane serbo.

Partiamo dalla bandiera: avrebbe fatto differenza se al posto di quella della “Grande Albania” fosse volata sul campo la bandiera dell’Albania per come la conosciamo oggi? Insomma, l’affronto è stato il volo di una bandiera straniera o il volo di QUELLA bandiera?

Inizialmente, nessuno aveva capito che si fosse trattato di una bandiera raffigurante la “grande Albania”: ciò che si intravedeva era solamente l’aquila nera a due teste su sfondo rosso. Di conseguenza, ritengo che non avrebbe fatto molta differenza. Ciò che per me è stato assolutamente geniale, per quanto concerne il loro gesto, è l’aver fatto volare proprio nel centro di Belgrado e di fronte al presidente Nikolić e a tutti i vertici serbi, una bandiera raffigurante l’Albania “etnica”, così come la chiamano e considerano gli albanesi. Meriterebbero la vittoria a tavolino solo per aver pensato e organizzato in modo così perfetto tutto quanto. Era impossibile aspettarsi una cosa simile. È lampante che alla base di questa vicenda ci sia stata un’organizzazione non indifferente. Sono convinto che abbiano iniziato a pensarci sin dal momento del sorteggio e che tale progetto disfattista non sia stato architettato da uno o due albanesi qualsiasi, bensì da qualcuno di decisamente importante. Non sapremo mai la verità, probabilmente.

Legittimabile un atto violento non può esserlo mai. Ma quanto è capibile, da chi ha radici in quei luoghi, che il “semplice” volo di una bandiera possa scatenare la violenza che abbiamo potuto vedere in campo?

Non si tratta del “semplice volo di una bandiera”. Il gesto provocatorio degli albanesi non è da sottovalutare. Il loro sogno irrealizzabile è la creazione di ciò che la bandiera rappresentava, tale “Albania etnica”: uno stato popolato da soli albanesi e comprendente territori storicamente sempre appartenuti a stati quali la Serbia, la Grecia, la Macedonia e il Montenegro. Il “semplice volo di una bandiera” è stato motivo di orgoglio e giubilo negli incredibili festeggiamenti tenutisi successivamente a Tirana; i giocatori sono stati accolti come eroi nazionali per aver difeso una bandiera della quale, a mio parere, il 95% degli albanesi non conosceva nemmeno l’esistenza, o quantomeno il significato, prima che scoccasse il quarantaduesimo minuto della partita. Quella bandiera, effettivamente, non rappresenta alcunché di tangibile, se non il sogno “sovversivo” di una popolazione, e perciò mi ha stupito negativamente Cana per aver dichiarato che “quella della Grande Albania è la bandiera più bella del mondo”. Chi invece ho veramente apprezzato è stato Ivanović che, prima dell’inizio della partita, si è recato nello spogliatoio della squadra albanese per stringere la mano a ciascun giocatore avversario e ricordare il reale scopo della partita stessa: il calcio è uno sport e, in quanto tale, dovrebbe alimentare una sana competizione in grado di eludere i conflitti politici, etnici o religiosi; il match in questione avrebbe dovuto rimanere tale e non degenerare in un trionfo di violenza. Io, dal canto mio, la penso come il ministro degli Esteri svedese, Carl Bildt, che ha dichiarato che si è trattata di una “provocazione irresponsabile”. È stato un gesto gravissimo ed inoltre estremamente pericoloso, che solo per l’intervento dei giocatori serbi non è ulteriormente degenerato. Poteva finire in tragedia, e non esagererei nel dire che ci sarebbe potuto “scappare” anche il morto.

Il volo della bandiera è stato letto come una provocazione. La violenza che ne è scaturita resta comunque totalmente esecrabile. Cosa pensi della decisione presa dalla UEFA al riguardo? E ancora, cosa avresti fatto tu, se avessi potuto decidere?

Si è trattato chiaramente di una gesto provocatorio. Agli avversari non interessava la partita, basti notare la foga con la quale tre giocatori albanesi si sono avventati su Stefan Mitrović, il quale aveva raccolto la bandiera per consegnarla al quarto uomo e riprendere l’incontro. Se avessero voluto giocare veramente, avrebbero lasciato Mitrović agire in tal modo. Invece no. Non è evidentemente andata così. La vicenda è degenerata: alcuni tifosi serbi sono riusciti ad arrivare in campo, eludendo la sorveglianza; altri, sono stati allontanati dagli stessi giocatori della squadra di casa, i quali hanno difeso, contro ogni aspettativa, i giocatori albanesi. L’UEFA ha preso la decisione più giusta. Penso che l’aver concesso il 3-0 a tavolino in favore della Serbia, il farle disputare due partite a porte chiuse, e l’aver multato entrambe le federazioni con 100.000€ ciascuna, siano state decisioni complessivamente equilibrate. Io, personalmente, avrei evitato di togliere i 3 punti alla squadra serba per una questione di correttezza nei confronti della scelta precedente di assegnare la vittoria a tavolino.

Giusto ieri ci sono stati disordini tra tifosi anche in un’altra “zona calda” dell’est Europa, l’ex Cecoslovacchia. Dove evidentemente alcuni dissapori continuano a sfrigolare sotto la cenere. Ancor più era quindi preventivabile che Serbia-Albani potesse essere una partita a rischio. Tre posizione: giusto giocarla, meglio non giocarla o era opportuno scegliere una via di mezzo come disputarla a porte chiuse o in campo neutro?

L’errore è stato quello di permettere che Serbia e Albania si affrontassero nel medesimo girone. La trovo una scelta assurda, dettata dall’irresponsabilità organizzativa della UEFA. Si sapeva sin dal momento del sorteggio che sarebbe successo qualcosa. Ciò che più mi spiace è che l’incontro tra i due premier Vučić e Rama, previsto per il 22 ottobre a Belgrado, è stato rinviato a data da destinarsi. È dal 1949, anno in cui Tito e Henver Xoxha si incontrarono, che ciò non accade. Stiamo parlando di ben più di mezzo secolo. Quello che sarebbe dovuto accadere il 22 ottobre 2014, avrebbe potuto essere un piccolo segnale di distensione e un modo per normalizzare i rapporti.

Infine, il pensiero corre già al match dell’anno prossimo, la gara di ritorno. Certo non sarà una partita normale. Come agire onde evitare si ripetano i problemi visti settimana scorsa?

Manca un anno a quella partita, ma credo sia praticamente certo che essa verrà giocata o in campo neutro o a porte chiuse. Perciò, ritengo che, salvo imprevisti, non ci saranno problemi di grossa portata. Confido in una organizzazione più efficace e sicura per i giocatori.

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Il match tra Serbia  e Albania, culminato con gli scontri tra campo e tunnel che porta agli spogliatoi, ha segnato una triste serata per il calcio europeo.

Tanto se ne è parlato, un po’ su tutti i media. E nonostante solitamente prediliga occuparmi di situazioni prettamente calcistiche in questo caso non potevo esimermi dal parlarne anche io. Con un po’ di ritardo, ma il tempo è quello che è per tutti.

Perché dico per tutti?

Perché per affrontare questo discorso così spinoso mi sono rivolto ad un grande conoscitore di calcio albanese, il blogger Enxhi Fero.

Con lui ho provato, nella chiacchierata che segue, ad esplorare i perché ed i riverberi dell’invasione da parte del drone con tanto di drappo, e di tutto quello che ne è conseguito e potrebbe conseguirne nei prossimi mesi.

Ma prima, per poter contestualizzare il conflitto e l’odio latente che vive ancora oggi tra serbi ed albanesi vi invito a fare un giro su Wikipedia, più precisamente a leggere questa pagina.

Enxhi, veniamo al match. Perché il volo di quel drone sullo stadio, con i fatti che ne sono seguiti a stretto giro di posta, ha scatenato il pandemonio, violento, che si è poi visto in campo?

Teoricamente perché rappresenta la “Grande Albania”: ovvero l’immaginaria Albania che comprenderebbe tutti i territori di etnia albanese. Come per esempio la parte Nord-Ovest della Macedonia, quella Nord della Grecia e gran parte del Kosovo. Dico teoricamente perché secondo me il drone con la bandiera è stato soltanto una scusante per scatenare tutto quello che il mondo ha visto. Per due semplici motivi: prima di tutto sono sicurissimo che in mezzo al campo nessun giocatore “abbia fatto” caso se la bandiera raffigurasse la grande, la media o la piccola Albania. Io penso che quello che abbia fatto surriscaldare la tifoseria di casa, come anche i giocatori albanesi, sia stata la bandiera. Per i serbi, perché volevano reagire a questa sorta di “affronto”. Quale affronto? La UEFA aveva proibito a qualsiasi tifoso albanese di arrivare a Belgrado, e inoltre aveva proibito qualsiasi manifestazione (bandiere, striscioni e così via) pro-Albania da parte dei quarantacinque albanesi presenti. Questo è l’unico motivo. I tifosi serbi non sono scesi in campo perché hanno visto raffigurata “la Grande Albania”, quello è apparso dopo attraverso tv, giornali, media. Proprio seguendo questa linea, infatti, si spiega il perché della reazione dei giocatori albanesi come Xhaka, Lila e Balaj. Nessun atto politico, soltanto il voler portare “la propria bandiera in salvo”, e di fatti fino a quando la questione è rimasta tra i giocatori in campo, brutte scene non si sono viste. Il secondo motivo invece che mi induce a non pensare che il caos si sia scatenato da una “provocazione politica” sono le immagini e i video dei quarantadue minuti di gioco. Se proprio vogliamo metterla sul piano politico, lo stadio era pieno di striscioni come “il Kosovo è Serbia”, oppure di bandiere come quella della Grecia, nazione storicamente “avversaria” dell’Albania. Per non parlare poi dei cori “uccidi l’albanese” e così via. Ripeto, a mio parere il drone con la bandiera è stato soltanto una scusante. Chi ha visto la partita sa che poteva succedere qualcosa da un momento all’altro.

Si è scritto molto della vicenda, imputando anche persone che con ogni probabilità non c’entravano nulla con il volo del drone. Cosa si sa, ad oggi, degli organizzatori di questo volo?

Il primo che è stato indicato come colpevole è stato il fratello del primo ministro albanese, Orfi Rama. Notizia assolutamente falsa, pubblicata dai media serbi proprio per alimentare questo clima di tensione e per mettere la questione su un piano politico. Nonostante ripetute smentite, molti media serbi hanno pubblicato che comunque Orfi Rama è stato arrestato. Vorrei smentire una volta per tutte: come dichiarato dallo stesso fratello del primo ministro, lui stava riprendendo i fatti con il suo tablet e questo ha indotto a pensare che fosse lui a pilotare il drone. Dopo esser stato controllato dalla polizia per un paio di minuti, tutto è tornato alla normalità. Quindi, nessun arresto! Per quanto riguarda chi sia stato veramente, l’ipotesi ora più plausibile sembra essere un ultras della storica tifoseria organizzata “Ballistet”. Piccola presentazione. I Ballistet sono gli ultras dello Shkendija Tetove, squadra del campionato macedone ma fondata da albanesi, e proprio la città di Tetove appartiene a quella zona del territorio macedone di etnia albanese. Dicevamo, le “colpe” sembrano ricadere su di lui perché in un commento di un mese fa su Facebook, aveva annunciato già che “stava concentrando tutte le sue forze per Belgrado”. Con annessa bandiera che poi si è vista nello stadio del Partizan. Vero o no questo non lo so, anche perché io penso che il vero “colpevole” non si saprà mai. Personalmente non escludo nemmeno l’ipotesi che il drone sia partito dalla tifoseria di casa. In queste situazioni tutto può essere, mai dire mai.

La gara è stata troncata proprio per le violenze che si sono susseguite al volo del drone. Cosa ti aspetti ora dalla UEFA? Si rigiocherà o verrà assegnata la vittoria a tavolino all’Albania?

Se fossi la UEFA penso che non ci dovrebbero essere dubbi. I fatti sono chiarissimi, e se per loro non lo sono ci sono le immagini e i video che lo testimoniano. Io assegnerei la vittoria per zero a tre a tavolino per l’Albania, con conseguente squalifica del campo per qualche anno per la Serbia. Tutto questo, non perché sono albanese ma perché penso davvero che i fatti parlino chiaro. Ci sono troppi elementi che vanno contro la squadra di casa, mentre per l’Albania c’è soltanto “la provocazione politica”, che secondo me è non è stata tale ma va bene lo stesso. Questo è il mio pensiero, ma se dovessi pensare a cosa realmente deciderà la UEFA tutto cambierebbe: ascoltando le dichiarazioni di Platini (“e se ci fosse stata una bomba?”) e Blatter, penso che i provvedimenti verranno divisi in ugual maniera. A quanto pare, per loro il drone con la bandiera è più da punire rispetto a quel tifoso che con un seggiolino di plastica ha colpito Bekim Balaj. Per questo, non so in che modo però, dal verdetto della UEFA non ne uscirà un “vincitore”.

Gli appassionati, nelle giornate susseguenti al match, hanno discusso molto sull’accaduto, anche sui miei account social. Le posizione sono le più disparate. Due vanno per la maggiore: da una parte c’è chi pensa che l’UEFA avrebbe dovuto impedire che Serbia ed Albania finissero nello stesso girone. Dall’altra chi dice che quantomeno il match andasse giocato a porte chiuse / in campo neutro. Secondo te come avrebbe dovuto gestire la cosa la UEFA?

Inutile fare i moralisti, Serbia-Albania è una partita che non si doveva giocare. Io prima del sorteggio, scherzavo con i miei amici proprio su questo fatto: “Vi immaginate Serbia e Albania in uno stesso girone?” con la certezza però che tutto ciò non sarebbe potuto accadere. Platini a mio parere si dovrebbe dimettere, perché è lui il principale (se non unico) responsabile di tutto quello che è successo martedì. Non puoi decidere di non inserire Spagna e Gibilterra nello stesso girone, e poi fare il contrario con Serbia e Albania che sono in conflitto tra loro da secoli e secoli. Niente campo neutro e porte chiuse: Serbia in un girone e Albania in un altro. Fare i moralisti non serve a nulla, perché poi ci ritroviamo a commentare situazioni del genere.

A prescindere da come finirà questa vicenda, in teoria l’8 ottobre dell’anno prossimo si dovrà giocare il ritorno del match, questa volta in Albania. Posto che le tensioni tra i due popoli sono molto radicate, è difficile pensare che la questione possa sopirsi per allora. Come agire?

Riguardo a questo, penso che la partita di ritorno si disputerà sicuramente a porte chiuse, se non in campo neutro. Dispiace molto per i tifosi albanesi, perché il primo ministro aveva promesso che la partita contro la Serbia si sarebbe disputata nel nuovo “Loro Boriçi” di Scutari che arriverà ad ospitare all’incirca 20.000 persone. Lo sport dovrebbe servire ad unire i popoli, ma quando si ha a che fare con “bestie selvatiche” fare pensieri o ragionare non serve proprio a nulla…

Ovviamente, sono dispostissimo ad ospitare su questo blog anche l’opinione di chi vede le cose dall’altra parte della barricata, ovvero sia da quella dei serbi.

Quindi, ci fosse qualche serbo intenzionato a portare il proprio punto di vista riguardo a quanto accaduto settimana scorsa non deve far altro che contattarmi via mail: francescofedericopagani@gmail.com

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Lo spettacolo di cui abbiamo goduto venerdì sera nel match che ha visto gli Azzurri opposti al modestissimo Azerbaigian è stato ai limiti del raccapricciante (ne ho parlato su Twitter e su Facebook, più precisamente in questo post).

Cinque difensori schierati contro una squadra che ha rinunciato dal primo minuto ad attaccare. Col risultato che o hanno provato a riconvertirsi tatticamente, o si sono trovati a doversi marcare tra loro.

Per altro, ciliegina sulla torta, la Nazionale italiana è riuscita anche a prendere un goal, sommando gli errori di ben quattro giocatori diversi sino a compiere il patatrac finale (prima Bonucci che regala palla, poi Ranocchia che entra molle e perde il rimpallo dovendo concedere l’angolo; infine l’uscita sbagliata di Buffon ed il conseguente stop maldestro di Chiellini, con relativo autogoal).

Ci sono tre cose che stento a capire dell’approccio avuto a quel match.

  1. Perché schierare due terzini come fluidificanti per poi farli giocare spesso quasi in linea con le punte?
    Non sarebbe stato meglio, a quel punto, varare davvero una sorta di 3-3-4 (prendendo a modello quello del profeta Ezio Glerean, che ho spiegato approfonditamente in questo video) con esterni dalle doti spiccatamente offensive? Del resto Darmian e De Sciglio nascono terzini. E’ logico si trovino nella condizione degli adattati, a dover giocare costantemente così alti.
  2. Perché schierare ben tre difensori centrali a fronte, di fatto, di nessuna vera punta in campo per gli azeri?
    Per l’amor di Dio, sulla carta avevano un trequartista (fisso a uomo su Pirlo) ed un paio di punte, praticamente costantemente dietro la linea della palla. Così che Bonucci si trovava spesso a staccarsi centralmente, un po’ in stile Lucio, per gettarsi nella metà campo avversaria. Anche qui, non era forse meglio togliere un uomo alla difesa ed aggiungerlo più avanti?
  3. Il terzo punto è un semplice riflesso dei primi due: perché schierare solo due giocatori dalle doti spiccatamente offensive (le punte) contro una squadra modesta e riluttante al gioco offensivo come l’Azerbaigian?

Problemi di questo tipo sono evidentemente imputabili alla pervicace ossessione del calcio italiano rispetto al motto “Primo: non prenderle”. Che diventa quasi penosa, quando ci si trova a doversi confrontare con squadre dal così basso potenziale tecnico. Come si è dimostrato l’Azerbaigian e come si dimostrerà, per l’ennesima volta, la piccola Malta (al netto di Mifsud, giocatore di livello molto più alto rispetto ai propri compatrioti).

Qualcuno mi risponderà: “Il calcio italiano ha sempre vinto così, col Catenaccio: tre Mondiali, un’Olimpiade, un Europeo. Più tanti altri piazzamenti comunque importati e di prestigio”.

Vero, ma solo in parte. Ed anche la parte vera va comunque interpretata e riletta con gli occhi di un appassionato del 2014.
Ma andiamo con ordine.

In primo luogo non è vero che l’Italia ha sempre vinto col “Catenaccio”, come si dice.

Lo stesso venne proposto per la prima volta nell’ormai lontanissimo 1932 dall’austriaco Karl Rappan, all’epoca allenatore del Servette. Catenaccio che approdò nel calcio tra nazionali sei anni più tardi, quando il mister nativo di Vienna sedette sulla panca della Svizzera.
In Italia questo metodo approdò quindi solo all’inizio degli anni ’40, importato dall’allora coach della Triestina Mario Villini nel Campionato Alta Italia.

Nel frattempo la Nazionale aveva vinto metà di quanto è riuscita a vincere nel corso della sua storia: l’epopea Pozzo (che giocava con una sorta di 2-3-2-3) portò infatti due titoli Mondiali (’34 e ’38, proprio l’anno in cui Rappan propose il Catenaccio a livello Mondiale) inframezzati da uno Olimpico (1936).

In secondo luogo, il calcio cambia ed è in continua evoluzione. Giudicare tutto con gli occhi del passato ha poco senso.

Negli ultimi decenni infatti molte cose sono cambiate. C’è stata ad esempio l’era del tiki-taka, che ha segnato molto profondamente sia il calcio di club che quello internazionale.
Ma non solo.

C’è stato anche uno scadimento generale della qualità del nostro calcio. Così da super star come i pionieri Meazza e Piola si è arrivati al duo Immobile-Zaza. Con tutto il rispetto – ad oggi – inferiore anche ai vari Riva, Rossi, Baggio Vieri, Del Piero, Totti e compagnia cantante.

Da qui si evincono due cose: una, si può anche pensare di evolvere i propri fondamenti di gioco. Discostandosi così sia dal Catenaccio ad ogni costo, che però anche dal Sacchismo sfrenato, con il sistema sempre e comunque al di sopra di ogni invidualità.

L’altra, che se una volta giocare col freno a mano contro le piccole pagava comunque, perché avevi dei fenomeni capaci di risolverti le partite, oggi rischi di fare figuracce assolute (come contro Haiti) o comunque sfiorarle, affidandoti più alle situazioni di palla inattiva che ad altro.

Quindi, cosa vorrei vedere contro Malta?

Semplicemente, una squadra con più giocatori dalle doti spiccatamente offensive in campo. Una squadra che, un po’ come successo al Belgio contro Andorra, scenda in campo e prenda a pallate l’avversario dal primo all’ultimo minuto. Perché quando il divario tecnico è così ampio (la nostra qualità è scaduta, ma resta imparagonabile a cenerentole come Malta ed Azerbaigian) la partita la vinci anche se attacchi per novanta minuti, magari pur concedendo una ripartenza in più all’avversario.

Potrebbe bastare poco. Pensiamo alla semplice sostituzione dei terzini De Sciglio – Darmian con due giocatori spiccatamente offensivi come Candreva e Giovinco, schierati sì quasi in linea con le punte. Il 3-5-2 diventerebbe un 3-3-4 quasi effettivo, e pur senza seguire i principi di gioco di Glerean qualche grattacapo in più ai nostri avversari lo produrremmo sicuramente.

Questo pur salvaguardando i tre difensori dietro. Perché volendo si potrebbe calcare ancor più la mano, facendo uscire una roba del genere:

Ovvero una formazione che vedrebbe una sola sostituzione rispetto quella cui starebbe pensando Conte (Giovinco per uno dei centrali di difesa) ma che sarebbe molto più offensiva (volendo una sorta di 4-2-4, modulo un tempo prediletto dallo stesso C.T. leccese).
L’idea di gioco è questa: due terzini (con Florenzi adattato) molto offensivi, con licenza di salire moltissimo. Due soli centrali di difesa (personalmente schiererei Ogbonna al fianco di Bonucci, sono i due centrali tecnicamente più dotati). Il genietto Verratti a fare taglia e cuci a centrocampo, dove ci sarebbe la sostanza di Marchisio. E poi il duo Candreva-Giovinco a partire larghi ma con licenza di svariare (col primo che in caso di necessità potrebbe anche scalare mezz’ala a dare una mano al centrocampo) e la coppia prescelta in attacco a finalizzare (io, dato che Pellè dovrebbe essere certo del posto, leverei Immobile: Zaza fa molto meglio il lavoro di raccordo col centrocampo, scendendo bene tra le linee).

Contro una squadra che sicuramente penserà solo a difendere, come già fatto dall’Azerbaigian, non varrebbe la pena provare a spingere di più?

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