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Archive for aprile 2013

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Tra una settimana avrà il via l’Europeo under 17 che, per quest’anno, sarà ospitato dalla Slovacchia.

Sperando di trovare il tempo materiale di seguire la competizione, andiamo a vedere un po’ qual è stato il percorso delle sette squadre (ovviamente i padroni di casa erano qualificati di diritto) che hanno ottenuto il pass alla fase finale di quest’anno. Ma non solo.

Il Gruppo A vede la presenza di Austria, Svezia e Svizzera, oltre ai padroni di casa.

Austria che iniziò il suo percorso lo scorso 10 ottobre, con uno scialbo 0 a 0 contro Cipro. Roboante invece la vittoria ottenuta nel secondo match: un 6 a 0 rifilato alle isole Far Oer e griffato dalle doppiette di Grbic e Pellegrini oltre che dal goal di Zivotic e dall’autorete di Eliasen. Pass per la Fase Elite strappato poi grazie al pareggio ottenuto con la Svizzera (che appunto dovranno riaffrontare in Slovacchia). Ancora di Grbic il goal austriaco.

Superato senza grossi patemi – ma senza nemmeno grande disinvoltura – la prima fase, l’Austria ha iniziato malissimo la fase successiva, con una sconfitta per 1 a 0 subita contro l’Eire. A quel punto strada totalmente in salita per i ragazzi di Hermann Stadler, che necessitavano di due vittorie per sperare nella fase finale. Vittorie puntualmente arrivate contro Serbia (1 a 0, Pellegrini) e Georgia (2 a 1, Zivotic e Grbic).

Occhi quindi doverosamente puntati su Adrian Grbic, ala sinistra che dopo aver messo in mostra grandissime doti realizzative nel campionato nazionale under17 tedesco gioca oggi nell’under19 dello Stoccarda. Cresciuto nel Rapid Vienna, rapido e dotato di buon tiro, Grbic è considerato uno dei migliori talenti austriaci degli ultimi anni.

Il vero faro della squadra sarebbe però quel Valentino Lazaro a lungo – ed infruttuosamente – seguito dall’Inter. Centrocampista offensivo rapido e dal dribbling fulminante, è ritenuto da Stadler – addirittura – il miglior classe ’96 d’Europa. Capace di esordire nel massimo campionato austriaco (gioca nel Salisburgo) a soli 16 anni, ha addosso tutti i maggiori club del Vecchio Continente.
Perché dico sarebbe? Il ragazzo – che ha disputato la prima fase di qualificazione giocando tutti e tre i match – rischia di saltare la fase finale causa infortunio.

Molto, in Austria, si aspettano anche da Micheal Lercher, terzino sinistro rapido e dotato di buona tecnica – anche di calcio -, attualmente in forza all’under17 del Werder Brema.

La Svezia ha invece iniziato il proprio percorso il 29 settembre con un 1 a 1 contro l’Eire (poi capace di fermare l’Austria, come abbiamo visto). Di Gustav Engvall la rete scandinava. Due giorni più tardi una doppietta di Citaku permette di superare 2 a 1 la Romania. Prima fase che si chiude poi con il 4 a 0 inflitto alla Macedonia, griffato da Engvall, Citaku, Halvadzic e dall’autorete di Stojkovski.

Svedesi che si sono qualificati alla fase finale solo grazie alla differenza reti. Nella Elite, infatti, schiaffeggiano Bielorussia (4 a 1, doppietta di Berisha e goal di Citaku e Saletros) e Finlandia (5 a 0, tripletta di Lipovac e doppietta di Berisha) prima di pareggiare 1 a 1 con l’Ungheria (ancora Berisha, mattatore di questa fase), penalizzata dalle “sole” sei reti totali rifilate alle altre due contendenti.

Possibile protagonista sicuramente Valmir Berisha, attaccante in forza alla formazione under19 dell’Halmstad capace di avere un grandissimo impatto sulla sua squadra, con 5 reti in 5 match di qualificazione (in realtà, 5 in tre partite alla fase Elite).

Lui e Gentrit Citaku (attaccante in forza al Norrkoping under19, 4 goal in 5 match di qualificazione) saranno con ogni probabilità le bocche da fuoco della squadra allenata da Roland Larsson.

Occhi puntati, a centrocampo, su Elias Andersson (Helsingborg under19, con già due presenze in prima squadra) e Isak Ssewankambo (mediano ex Angereds oggi in forza all’Academy del Chelsea).

La Svizzera, come detto, era inserita nel Gruppo 6 della prima fase assieme all’Austria. Due vittorie facili contro Far Oer (3 a 0, Pagliuca, Stevic e Trachsel) e Cipro (5 a 1, Kadoic su rigore, Forestal, Bytyqi, Kursner e Ajeti) hanno fatto da preludio all’1 a 1 (Trachsel) con gli austriaci, che non ha comunque impedito agli elvetici di chiudere al primo posto il girone.

Fase Elite iniziata da dove si era rimasti, con lo 0 a 0 imposto dalla Polonia. Poi due vittorie – Israele 2 a 1 (Hunziker ed il rigore di Grgic) e Repubblica Ceca 1 a 0 (ancora Huziker) – ed il pass per la Slovacchia in saccoccia.

Una delle certezze di questa nazionale, sino a qui, è stato Fabian Fellmann, estremo difensore in forza alla formazione under 18 dello Zurigo. Sarà lui il nuovo Siegrist?

Altra colonna di questa squadra Deni Kadoic, difensore centrale o mediano all’occorrenza tesserato per il Basilea, dove attualmente milita nella formazione under 18. Ma chissà che a breve non possa trovare la prima squadra…

I padroni di casa, come detto, non hanno dovuto invece affrontare il percorso di qualificazione.

Tra i giocatori più interessanti di questa Slovacchia troviamo sicuramente Miroslav Káčer, centrocampista dello Zilina che qualcuno già paragona ad un certo Marek Hamsik (anche se, al di là del valore, ha caratteristiche tattiche un po’ differenti, essendo più centrocampista che trequartista).

Nello Zilina (uno dei punti di riferimento del calcio slovacco) giocano anche Lukáš Čmelík – tre presenze all’attivo nella Corgon Liga – e Denis Vavro, roccioso centrale difensivo.Under17

Il Gruppo B è invece quello degli Azzurrini, che affronteranno Croazia, Russia ed Ucraina.

Croazia che ha iniziato il suo percorso il 14 ottobre con un buon 4 a 2 inflitto ad Israele e firmato dalla doppietta di Basic e dalle reti di Brodic e Roguljic. Di lì il 2 a 0 ai danni del Kazakistan (Mamic ed il solito Basic) seguito dal 4 a 3 del Gospin Dolac contro la Turchia (Muric, Fiolic, Roguljic e Kresic).

Fino a qui tutto bene. La Fase Elite è però il vero scoglio da superare: Francia, Spagna e Belgio le avversarie, per un girone di ferro che vedeva la Croazia come vittima sacrificale. Detto-fatto i croati battono 3 a 2 gli spagnoli (Mamic, Basic e Brodic) e 1 a 0 la Francia (autogoal di Sega Coulibaly), prima di rilassarsi ed impattare 1 a 1 contro il Belgio (Caleta-Car). Così, eliminata la Francia di Maupay (già in goal in Ligue 1 con la maglia del Nizza) e la Spagna di Xavier Quintilla e Adama Traore tra gli altri.

Che dire? La star annunciata è Alen Halilovic, ammesso parta per la Slovacchia (è già da tempo nel giro della prima squadra). Ex compagno di Mateo Kovacic, è ritenuto il golden boy del calcio croato. Qualora dovesse esserci sarà sicuramente una delle star dell’Europeo.

Altro giocatore che qualora dovesse esserci avrà sicuramente gli occhi di molti osservatori puntati addosso è Marko Dabro, punta del Cibalia classe ’97 (quindi di un anno sottoetà) già accostato alla Juventus. Anche lui – al pari di Halilovic – non ha inciso come ci si sarebbe aspettato nel corso delle qualificazioni, ma in una eventuale fase finale sarà sicuramente uno dei più scrutati.

Occhi sicuramente da puntare anche sull’ala destra Josip Bašić, attualmente in forza all’Hajduk Spalato, con cui ha già esordito nella Prva HNL. Mattatore delle fasi di qualificazioni con 4 goal in 6 match ha doti più spiccatamente offensive rispetto ad Halilovic, con cui si contende la leadership di questa under 17.

Infine occhio anche a Petar Mamic, terzino sinistro della Dinamo Zagabria.

La Russia ha iniziato malissimo la sua corsa, perdendo 3 a 0 contro i Ceki (poi eliminati dalla Svizzera) l’esordio nel corso di una prima fase raddrizzata col 2 a 1 inflitto ai danesi (Sheydaev e Chernov) ed il 3 a 0 finale ai danni di Montenegro (Guliev, Chernov e Mayrovich).

Inseriti in un girone complicatissimo nel corso della Elite, i russi si sono liberati bene di Slovenia (Buranov e Barinov) e Inghilterra (Guliev e Sheydaev) con un doppio 2 a 1 che ha fatto da preludio alla sconfitta patita contro il Portogallo. Russi qualificati grazie alla classifica avulsa.

Occhi puntati, tra gli altri, su Ayaz Guliev, trequartista dello Spartak autore di una splendida rete contro gli inglesi, Nikita Chernov, difensore centrale del CSKA già colonna anche della nazionale under 16, Ramil Sheydaev, punta dello Zenit con 10 goal all’attivo tra under 16 e 17, e Anton Mitryushkin, portiere dello Spartak nonché capitano di questa rappresentativa.

L’Ucraina ha iniziato il suo percorso il 30 ottobre con il 3 a 1 (Luchkevych, Boryachuk, Tretyakov) sulla Georgia, cui ha fatto seguito il pareggio a reti inviolate registrato contro i parietà scozzesi ed il secco 6 a 0 (Lukyanchuk, Kovalenko, Zinchenko, Arendaruk, Luchkevych, Polyuhanych) ottenuto contro Lussemburgo.

Regolata una prima fase piuttosto morbida gli ucraini hanno esordito al turno Elite con un 5 a 1 (tripletta di Boryachuk, rigore di Kuksenko e goal di Makohon) facile ai danni degli estoni, seguito da un deludentissimo 0 a 0 contro la Bulgaria. Nel match decisivo, disputato contro la favoritissima Germania, i ragazzi di Holovko (sì, l’ex difensore della Dinamo Kiev) hanno tirato fuori l’impresa, vincendo 1 a 0 grazie al goal di Boryachuk e staccando il pass per la fase finale.

Proprio Andriy Boryachuk, punta nativa di Vinnytsia attualmente in forza allo Shaktar Donetsk, sarà uno degli uomini più attesi. Con le sue cinque reti realizzate in sei match – tra cui appunto quella decisiva contro i tedeschi – è uno dei migliori marcatori in assoluto della fase qualificatoria e sarà chiamato a ripetersi anche in Slovacchia.

Occhio anche a Valeri Luchkevych, centrocampista dell’under 19 del Metalurg Zaporizhya che di questa squadra è capitano e leader.

Infine, l’Italia.

Che, è bene ricordarlo, non vince il titolo Europeo under 17 dal 1987 (anche se ufficialmente è dall’82, dato che l’ultimo alloro non venne assegnato posto l’utilizzo di Roberto Secci, giocatore non eleggibile per la competizione).

Tra alti e bassi la prima fase qualificatoria, dove dopo l’1 a 0 (Tutino) rifilato all’Albania e il 4 a 0 (Capradossi e tripletta di Bonazzoli) ai danni del modesto Liechtenstein arriva la sconfitta per 3 a 2 subita dall’Ungheria (poi eliminata dalla Svezia come detto). Una sconfitta addolcita solo dalle marcature di Mauri e Cerri (su rigore).

Luci ed ombre anche nel corso della Fase Elite, che mette in mostra un attacco certo non prolificissimo. I giochi si aprono con l’1 a 0 alla Norvegia, cui fa seguito l’1 a 0 rifilato all’Olanda (entrambe le reti sono state realizzate da capitan Alberto Cerri). A quel punto contro l’Irlanda del Nord ai nostri basta un pareggio, che arriva puntuale a reti inviolate.

Alberto Cerri che è uno dei giocatori più interessanti del lotto. La punta del Parma con 3 goal in 3 match ha per altro un’ottima media realizzativa, che ovviamente ci auguriamo possa mantenere anche in Slovacchia, per provare a trascinare al titolo i suoi compagni.

Altro giocatore interessante è sicuramente Gennaro Tutino. L’ala partenopea è ragazzo dal carattere molto forte (forse troppo). Spesso però si perde in leziosismi inutili. Le basi tecniche sono comunque ottime.

Altra colonna degli Azzurrini è sicuramente Elio Capradossi, difensore centrale romanista che dovrà assicurare solidità anche al reparto arretrato della squadra allenata da Zoratto.

Ma diversi altri sono i giocatori interessanti che vestiranno la maglia Azzurra in Slovacchia.

In ritiro da ieri, vi pubblico, per completezza, la rosa dei nostri convocati.

Portieri: Emil Audero (Juventus), Lorenzo Ferrari (Milan), Simone Scuffet (Udinese);
Difensori: Arturo Calabresi (Roma), Davide Calabria (Milan), Elio Capradossi (Roma), Federico Dimarco (Inter), Rosario Rizzo (Siena), Giacomo Sciacca (Inter), Davide Vitturini (Pescara);
Centrocampisti: Andrea Palazzi (Inter), Luca Palmiero (Napoli), Vittorio Parigini (Torino), Alessandro Piu (Empoli), Mario Pugliese (Atalanta), Antonio Romano (Napoli), Demetrio Steffé (Inter), Alberto Tibolla (Chievo Verona), Gennaro Tutino (Napoli);
Attaccanti: Federico Bonazzoli (Inter), Alberto Cerri (Parma), Davide Di Molfetta (Milan), Michael Fabbro (Milan), Luca Vido (Milan).

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Disclaimer: non credo che il tiki taka sia un’aberrazione. Semplicemente, un sistema di gioco come un altro. Forse, in certe situazioni, più funzionale (se applicato coi giocatori “giusti”). Ed in altre, ovviamente, evitabile (guardare le prestazioni del superBarça capace di perdere tenendo la palla per più del 70% del tempo, senza praticamente mai tirare in porta).
Lo premetto, perché non voglio che questo pezzo sia mal interpretato.Lionel Messi

Il Barcellona ha cambiato il calcio. Segnando la storia di quello che viene spesso definito “il gioco più bello del mondo” come poche altre squadre erano state capaci di fare nel corso degli anni.

Tante le vittorie ottenute dai Blaugrana, capaci anche di costituire l’intelaiatura (a livello di singoli, quanto di tattica e di approccio al gioco) anche della nazionale spagnola, che da cenerentola assoluta del calcio mondiale è passata ad esserne la dominatrice indiscussa.

Il tutto grazie all’ormai celebratissimo (nel bene e nel male) tiki taka.

Descriverlo è ormai superfluo, essendo stato vivisezionato in ogni modo in questi anni.

C’è un aspetto di questo tipo di gioco, che ha però portato a bruciare un’intera generazione di prime punte.

In questi anni, infatti, il Barcellona, dovendo dare a Messi quanto più spazio possibile, si è evoluto sino ad arrivare al “falso nueve”, quindi con una punta che, in realtà, è più un esterno/fantasista che non un vero attaccante centrale. E la cosa ha praticamente sbarrato le porte della nazionale ad una serie di giocatori che, nati solo dieci anni prima, avrebbero sicuramente accumulato molte più presenze con le Furie Rosse.

A salvarsi, fondamentalmente, gli unici due attaccanti che, pur capaci di ricoprire il ruolo di prima punta, hanno caratteristiche tali da potersi adattare tranquillamente anche come seconde punte, quando non esterni: Villa e Fernando Torres.

Le altre prime punte, nonostante siano tutt’altro che giocatori disprezzabili ed abbiano anzi in alcuni casi anche numeri importanti a livello realizzativo, sono state praticamente “bruciate” a livello internazionale.

Prendiamo le classifiche dei marcatori a partire dalla stagione successiva al primo successo spagnolo, l’Europeo del 2008 (giusto per delimitare temporalmente il nostro discorso, sono cinque stagioni giuste).

Quell’anno la classifica marcatori venne vinta da Forlan davanti ad Eto’o, con un certo David Villa (all’epoca ancora al Valencia) giunto terzo, con ben 28 reti all’attivo. Al sesto posto, a pari merito con Henry, Alvaro Negredo, capace di realizzare ben 19 segnature con la maglia del non irresistibile Almeria. Una posizione sotto, in coabitazione con Kanoutè, Raul. A seguire Aguero e Llorente, col basco fermo a 14 segnature.

Qualcosa potete forse iniziarlo ad intuire.

L’anno seguente inizia il regno di Messi, seguito da Higuain e Ronaldo. Quarto il solito Villa, che si ferma a 21. In sesta posizione entra Soldado (16), seguito da Llorente e Nino (14).

La stagione 2010/2011 vede Negredo al terzo posto (20) assoluto in coabitazione con Aguero, migliore tra tutti i convocabili nella selezione spagnola. Distanti due sole segnature Llorente, Soldado e Villa (al suo primo anno al Barça).

L’anno scorso i due spagnoli più prolifici sono stati Llorente e Soldado (17), con Castro a 16, Michu a 15 e Negredo fermatosi a 13 (con otto partite giocate in meno rispetto alla stagione precedente, però).

Quest’anno, a giochi non ancora fatti, Negredo è il quarto miglior bomber in assoluto nella Liga con le sue 18 marcature, primo assoluto tra gli spagnoli. A seguire Soldado a 17 e Castro a 16. Llorente “non pervenuto”, vista la sua spaccatura con la società (ricordiamo che ha già firmato per la Juventus), che non lo ha posto nelle condizioni ideali per giocare e rendere.

Insomma, i giocatori – spagnoli – più prolifici delle ultime stagioni del massimo campionato locale non trovano spazio in nazionale in nome di un estremismo tattico che sì funziona (trofei alla mano, dal 2008 hanno vinto tutto loro), ma che certo ha tarpato non poco le ali ad un’intera generazione di bomber.

La riprova? Il numero di presenze in nazionale. Quei tre, assieme, totalizzano una quarantina di presenze. La metà delle quali messe insieme dal solo puntero basco.

Intendiamoci, so che non stiamo parlando di fenomeni. Ma del resto nemmeno Pedro (che pur avendo due anni in meno ha già quasi raggiunto le trenta presenze da solo) lo è.Alvaro Negredo

Fossero nati solo dieci anni prima probabilmente ora avrebbero tutt’altra fama a livello internazionale…

Questa, in breve, la storia di tre bomber rovinati dall’estremismo tattico di un paese che per iniziare a vincere ha dovuto cancellare la figura della prima punta dai campi di calcio.

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E’ un 2 a 1 certo non scintillante quello che il Chelsea è riuscito a strappare a Basilea ieri sera, nell’andata delle semifinali di Europa League.Rafa Benitez

La squadra allenata dallo spagnolo Rafa Benitez non ha infatti impressionato al cospetto di quella che è sì una delle rivelazioni di questa stagione, ma che a livello di qualità complessiva era comunque sicuramente molto inferiore ai londinesi.

E’ cronaca proprio di questi giorni l’eventualità che Josè Mourinho, sempre più in rotta di collisione con il Real Madrid, possa tornare sulla panchina Blues, andando a prendere il posto proprio dell’ex coach di Liverpool ed Inter.

Un’eventualità che con ogni probabilità ha mandato in fibrillazione ogni singolo tifoso del Chelsea disperso in ogni parte del globo, ma che non piacerà moltissimo al tecnico nativo di Madrid. Che pure, a fine match, si è detto tranquillo rispetto al suo futuro, sicuro com’è di poter trovare un’altra sistemazione nell’arco di breve tempo.

Certo, qualcuno obietta che, di riffa o di raffa, Benitez sta comunque riuscendo a portare la propria squadra ad un’ennesima finale europea (la quarta della sua carriera).

A questi risponde in pieno la partita di ieri. Ok il rispetto dell’avversario, che non va mai snobbato (a maggior ragione in una semifinale europea, se gli elvetici sono arrivati sino qui è perché certo non possono essere scarsi), ma giocare un’intera partita contro una squadra comunque ben inferiore – per quanto sul loro campo – in contropiede non è affatto atteggiamento che il tifoso (né tantomeno il dirigente) di uno dei club più importanti del continente può accettare.

Certo, Rafa non è stato accolto bene sulla panchina del Chelsea. La marea di fischi che l’hanno investito sin dal primo match è stata eufemisticamente ingenerosa.

La sua carriera parla poi chiaro: di successi ne ha raccolti un po’ ovunque (dal campionato nazionale under 19 spagnolo con il Real fino al Mondiale per Club vinto con l’Inter, passando – tra le altre cose – dalla Champions conquistata a Liverpool). Ma la sua filosofia di gioco può non piacere. Soprattutto ad un pubblico esigente.

Quindi ingenerosi i fischi iniziali, ma se vai a giocare in contropiede per novanta minuti in quel di Basilea, un pochino ti scavi la fossa da solo.

Altro nodo da sciogliere, oltre quello della panchina, indubbiamente quello della punta.

Oggi il titolare assoluto per il ruolo di perno centrale di un attacco che tra trequartisti ed ali ha solo l’imbarazzo della scelta (Hazard, Mata ed Oscar su tutti) è Fernando Torres, giocatore più o meno persosi dopo il Mondiale vinto con la sua nazionale nel 2010.

Certo, quest’anno l’ex Colchonero sta ritrovando un minimo di feeling con il goal, ma 7 realizzazioni in campionato sono davvero troppo poche per un ragazzo che nel 2008, al suo primo anno in Premier, seppe realizzarne ben 24.

Nei suoi primi tre anni inglesi, giusto per chiarirci, segnò un totale di 72 reti. Nelle ultime tre stagioni ne ha realizzate poco più della metà.

Un’involuzione palese che non si riscontra solo nei numeri, calati drasticamente, ma anche nelle prestazioni in campo.

Mourinho, che certo dopo il possibile fallimento di questa stagione vorrà garanzie precise per accettare una qualsiasi panchina, pare abbia quindi già chiarito le cose con Abramovich. Torres non potrà più essere il titolare indiscusso della squadra.

Così il magnate russo pare abbia già pronta un’offerta da 60 milioni di euro per assicurarsi Radamel Falcao, bomber colombiano attualmente in forza all’Atletico Madrid (guarda caso la squadra che diede i natali, calcistici, al Niño).Radamel Falcao

Insomma, dalla coppia Benitez-Torres a Mourinho-Falcao. Un salto avanti notevole, che potrebbe rimettere il Chelsea in corsa anche nell’Europa che conta.

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Ne parlai già tempo fa: sembra finita la storia d’amore di Victor Valdes col suo Barcellona.
Tanto che, subito dopo l’ufficializzazione del cambio di mister, qualcuno paventò un suo possibile trasferimento in Baviera, alla corte di Pep Guardiola. Ipotesi però di difficile percorrenza, se pensiamo a chi difende oggi i pali dei bavaresi: Manuel Neuer, che certo nulla ha da invidiare al portiere spagnolo.Victor Valdes

L’ormai quasi certa partenza del portiere titolare dell’ultima decade blaugrana apre scenari di mercato importanti, perché è logico che quella che fino a ieri è stata la squadra più forte del mondo non potrà certo puntare su un portiere modesto per sostituire il proprio numero 1.

Quindi o opteranno per una soluzione interna (Olazabal in primis) o, più probabilmente, si lanceranno sul mercato.

In questo senso negli ultimi giorni è circolata insistente la voce di un Barcellona pronto a sborsare una cifra vicina ai 30 milioni di euro (si va dai 28 ai 32, a seconda delle fonti) per assicurarsi Samir Handanovic, attuale estremo difensore nerazzurro.

Lo sloveno è indubbiamente uno dei migliori portieri al mondo, penalizzato da una carriera che l’ha visto fino ad ora giocare in squadre che non gli hanno permesso di calcare palcoscenici internazionali importanti (a partire dalla sua nazionale fino ad arrivare all’Udinese, passando per un’Inter che quest’anno ha avuto una stagione travagliata e non gli ha concesso la migliore delle vetrine).
Le sue qualità tecniche però non si discutono ed il Barcellona, che ha vanta una “rosa” di osservatori di primissimo livello, questo ben lo sa.

Handanovic, quindi, rappresenterebbe sicuramente un acquisto tra i migliori possibili per i blaugrana, che anziché indebolirsi vedrebbero così il proprio valore tecnico crescere ulteriormente (e rilancerebbero le proprie intenzioni bellicose, un po’ frustrate dal 4 a 0 subito contro il Bayern Monaco due giorni fa).

Nel contempo, però, la cessione di Samir in Catalogna rappresenterebbe per l’Inter una perdita gravissima.
Vero e proprio “top player”, come siamo ormai soliti chiamarli, Handanovic (che coi suoi 28 anni garantisce ancora diverse stagioni ad alto livello) dovrebbe essere uno dei giocatori su cui costruire il futuro dell’Inter, il rilancio del club. Non un semplice mezzo per realizzare una plusvalenza.

Purtroppo però il calcio italiano oggi, ben lo sappiamo, è diventato periferia. I campioni scappano all’estero, i soldi mancano, la programmazione latita.

Così, avrebbe davvero senso negarsi quel gruzzolo su cui fondare – ovviamente, a patto di iniziare a programmare a dovere – la propria rifondazione?

Logico che una squadra di prima fascia un giocatore del genere non lo dovrebbe cedere mai. Ma possiamo considerare oggi, a livello Europeo, l’Inter come un top club?

La risposta, per quanto male possa fare ai tifosi nerazzurri, è semplice: NO.

In questo senso, ecco che l’eventuale cessione di Handanovic potrebbe avere un senso.

Del resto è indubbio che il calcio italiano sia più o meno all’anno zero. E che se le nostre squadre, attualmente non competitive economicamente, vogliono tornare a dire la loro in Europa debbono prendere ad esempio il “modello Borussia”.

E allora PROGRAMMAZIONE e largo ai giovani.

Il Milan in qualche modo, la scorsa estate, ha già provato ad iniziare un processo di questo tipo. Che ora dovrà essere seguito anche dall’Inter.

Intanto, si fanno già i nomi dei possibili sostituti del portiere sloveno.

Si va da un possibile ritorno di Julio Cesar, che potrebbe liberarsi con la retrocessione del QPR, ai vari Sirigu (possibile partente in caso di rivoluzione parigina), Marchetti, Mirante, Stekelenburg.

Cui io mi permetto di aggiungere un’eventuale altra opzione: Bardi. Portiere cresciuto in casa, che viene da due buone annate in Serie B. Classe 92 come un certo Mario Gotze, forse non è un fenomeno in senso assoluto ma ha comunque doti interessanti. Poco dispendioso, futuribile. Un tassello importante per l’Inter che verrà.Francesco Bardi

Se poi davvero la cessione di Handanovic potrebbe portare a forti sconti per Alexis Sanchez (un giocatore che a Barcellona non s’è ambientato ma che nella A di oggi potrebbe essere non dominante ma quasi) ecco che il futuro potrebbe essere un po’ più roseo. Il tutto, nonostante la cessione di un top player.

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Robert Lewandowski4 a 0, 4 a 1.
Una duplice scoppola praticamente impronosticabile alla vigilia che pone oggi il calcio tedesco alla ribalta, con le due compagini teutoniche capaci di “scalpare” in maniera così fragorosa e decisa le due nobili del calcio spagnolo.

Insomma, sembrerebbe proprio che la Germania – che già a livello di nazionale sta lavorando molto bene ed era indubbiamente una delle favorite nel corso dell’ultimo Europeo, dove però si fece addomesticare dall’Italia prandelliana – si candidi a faro del movimento calcistico europeo (e mondiale) per i prossimi anni.

Il tutto grazie ad un lavoro di programmazione che parte da lontano e di cui si stanno iniziando a raccogliere frutti importanti negli ultimi anni.

Tutto ciò sembra – ma attenzione, aspetterei a celebrare un funerale che qualcuno sta già imbandendo troppo frettolosamente – coincidere con il declino del calcio spagnolo, praticamente “pigliatutto” nel corso degli ultimi anni.

Una Spagna che a livello di rappresentative nazionali ha saputo infilare un incredibile filotto Europeo – Mondiale – Europeo con la maggiore, mai riuscito prima di allora a nessun’altra nazione nella storia del calcio.
Ma non solo. Tantissime le vittorie anche a livello giovanile: Europeo under 21 nel 2011, sei degli ultimi undici Europei under 19 (più un secondo posto, quindi in finale otto volte su undici), due degli ultimi sei Europei under 17 (più un secondo posto, quindi tre finali su sei).

Spagna che si è posta un po’ come riferimento anche a livello di club, soprattutto grazie a quel Barcellona che ha letteralmente dominato l’Europa negli ultimi anni, con ben tre delle ultime sette Champions in bacheca (Barça capace per altro di arrivare sempre in semifinale, tranne nel 2007… praticamente, sette semifinali come risultato minimo nelle ultime otto Champions League!).
Ovviamente, non solo Barcellona. Basta scorrere un po’ le ultime edizioni della coppa per rendersi conto di come il Real sia pur sempre alla terza semifinale Champions consecutiva.
E ancora, cinque delle ultime otto Europa League sono state vinte da squadre spagnole. Con l’ultima finale addirittura giocata da due compagini iberiche (idem nel 2007).

Insomma, un vero e proprio dominio.

Che forse non potrà essere ripetuto in tutto e per tutto da una Germania il cui campionato ha peculiarità diverse, in primis la capacità del Bayern Monaco di acquistare quasi sempre i migliori talenti della Bundesliga, ovviamente impoverendo le altre squadre che così oltre a rappresentare un pericolo minore in patria perdono propulsione anche in Europa.

Però se il “palleggio” e l’offensività tipica del calcio spagnolo hanno segnato diciamo l’ultima decade, di certo programmazione ed incisività di quello tedesco potrebbero segnare la prossima.

Personalmente però, come detto, aspetterei a suonare le campane a morto nei confronti degli spagnoli. Che magari nella prossima generazione non avranno i Xavi e gli Iniesta (magari…), ma che sicuramente stanno continuando a lavorare nella giusta direzione.

Quindi, forse, più che soppiantare il calcio spagnolo potrebbe nascere un bel dualismo, che potrebbe portare in futuro molte sfide appassionanti come quelle degli ultimi due giorni (certo, se il Borussia Dortmund continua a smobilitare sarà il solo Bayern a tenere alto il vessillo tedesco, almeno in Champions).Thomas Muller

E in tutto questo l’Italia, incapace di programmare come fatto da spagnoli e tedeschi, resta a guardare. Aggrappata al suo blasone e ad una supremazia tattica che però, forse, iniziano a non bastare più.

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L’ufficialità è giunta già ieri, prima della roboante vittoria del Bayern Monaco contro il Barcellona: Mario Götze, in estate, sbarcherà in Baviera.

Tante sono le riflessioni che si riverberano da questa operazione di mercato, di cui è giusto tratteggiarne i contorni. I bavaresi sborseranno 37 milioni (a tanto ammontava la clausola rescissoria inserita nel contratto del ragazzo) per assicurarsi uno dei talenti più fulgidi non tanto del calcio tedesco, quanto di quello mondiale. Al giocatore andranno ben 7 milioni di euro netti all’anno ed il contratto dovrebbe avere come scadenza giugno 2016.Mario Gotze

Ancora una volta, quindi, si conferma lo strapotere economico ed il predominio assoluto in chiave mercato del Bayern Monaco, almeno all’interno dei patri confini.
E’ inutile negare, infatti, che da diversi anni a questa parte un qualsiasi talento messosi in mostra in Bundesliga ha come prima opzione per il futuro proprio i bavaresi, la cui impostazione societaria porta a preferire proprio giocatori autoctoni (o comunque che già conoscono il calcio tedesco) ad acquisti dall’estero (che comunque non mancano, come i vari Robben, Ribery ed Javi Martinez).

Nonostante il Borussia Dortmund abbia vinto per due anni di fila il campionato, quindi, resta il Bayern Monaco l’apice assoluto del calcio tedesco.
Vera e propria macchina da soldi (stadio, merchandising, partnership), grande blasone, etica del lavoro, capacità di programmazione. Il calcio tedesco ha un solo padrone, pur con tutte le defezioni che di volta in volta possono compiersi.

Altra conseguenza diretta che dobbiamo trarre da quanto stiamo vedendo in questi giorni, e mi ricollego al titolo del pezzo, è: in Baviera sono pronti ad aprire una vera e propria dinastia capace di dominare l’Europa – e il Mondo – per anni, un po’ come ha fatto (e forse non ha finito di fare) il Barcellona?

Gli indizi ci sarebbero.

Come detto, poche società al mondo programmano come il Bayern Monaco. Che punta sulle giovanili pur senza estremizzare il concetto come fanno in Catalogna. Che, a differenza proprio dell’ultima (in ordine temporale) dinastia del calcio mondiale, sa operare benissimo sul mercato, andando anche a spendere tanto, ma sempre in maniera molto mirata. E che, infine, non aspetta di spremere un giocatore fino all’ultima stilla di forza prima di programmarne la sua – pur futura – sostituzione.

Proprio in questo senso è anche possibile leggere l’acquisto di Mario Götze. Un giocatore che, in realtà, sarà ovviamente utile fin da subito, essendo uno dei migliori giocatori della Bundesliga (e forse non solo).

Pensateci: Robben e Ribery si avvicinano ai trenta? Nessun problema. Nel corso di meno di dodici mesi ci assicuriamo Shaqiri e Götze, due dei migliori trequartisti/esterni che il calcio giovanile mondiale offre sul mercato. E ci assicuriamo la possibilità di tenere alta la qualità anche in futuro, quando i due attuali esterni ci lasceranno (chissà, magari già la prossima estate).

L’estate scorsa lo dissi chiaramente: il Barcellona, sulla carta, è la squadra più forte del mondo (e non potrebbe essere altrimenti visti i Messi, i Xavi e gli Iniesta). Al secondo posto, per me, il Bayern Monaco.Mario Gotze

Che appunto continua ad operare con un duplice intento: sia continuare a migliorarsi, che guardare al futuro.

Esattamente i due presupposti su cui si cerca di aprire una dinastia.

Insomma, giovane, forte e tedesco. Davvero un acquisto da dieci e lode.

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Troppo Bayern o troppo poco Barça?

Credo sia questa la domanda centrale di una partita davvero letteralmente dominata da una squadra troppo a lungo – stoltamente – sottovalutata qui in Italia.Arjen Robben

Dove c’è sempre un “bug” culturale non indifferente per cui una squadra diventa “forte” solo DOPO aver eliminato una nostra compagine in Europa.

La spiegazione è semplice: nella patria del “siamo tutti CT” nessuno (ovviamente va letto come “pochissimi”) guarda le partite. Se non FORSE quelle della propria squadra, appunto.

E così si finisce col parlare troppo spesso per nulla. Ahimè, anche tra gli addetti ai lavori.

Troppo Bayern o troppo poco Barça, dicevo?

Ad inizio stagione vedevo i catalani come favoriti. Ma del resto, a rigor di logica, non si poteva fare altrimenti. Certo, io per primo avevo qualche dubbio riguardante il cambio di allenatore, ma la squadra, sulla carta, è così forte che non può non essere considerata a priori la prima forza d’Europa.

Squadra inferiore al solo Barça mettevo proprio questo Bayern Monaco. Che ad una difesa certo non irresistibile affianca un ottimo – per quanto non sempre propriamente continuo, ma la materia è di primissima qualità – portiere, un centrocampo tra i migliori d’Europa per distacco ed un attacco – ovviamente trequarti compresa – letteralmente devastante.

Questo per sottolineare come nulla voglia togliere al Bayern. Ma indubbio è che mai – da quando esiste il “superBarça”, almeno – ho visto un Barcellona così scialbo come quello di stasera.

Tanto possesso palla – e questo è il dato peggiore di tutti: tenere palla per il 65% del tempo e perdere 4 a 0 – mai sterile quanto oggi ed una debolezza complessiva davvero spaventevole.

Il Bayern Monaco però è oggi una corazzata davvero quasi inaffondabile. Che per l’anno prossimo ha già preso Guardiola e Gotze, segno chiaro di come punti a costituire un vero e proprio impero, proprio stile Blaugrana.

Che, dal canto loro, qualcuno dà come a fine ciclo.

Non so, difficile dirlo. Difficile essere a fine ciclo quando si ha in squadra il miglior giocatore al mondo, che davanti a sé ha ancora molti campionati da protagonista.

Certo è però che, in qualche modo, questo ciclo sta sì esaurendosi ed il Barça avrebbe bisogno di una bella rinfrescata. Magari iniziando ad investire bene sul mercato, non come fatto spesso in passato.

Come dimenticare l’acquisto forse più folle della storia, quell’Ibrahimovic che per quanto fortissimo fu pagato uno sproposito (più dei 50 milioni in sé non si capisce come si fosse potuto aggiungere un Campione come Eto’o a quell’offerta) in una squadra che di lì a poco inizierà a giocare col “falso nueve”?

O ancora il caso Chygrynsky, pagato una follia (rispetto all’accoppiata valore effettivo/utilità) per essere poi subito rispedito al mittente. O quell’Alexis Sanchez anche oggi spettatore non pagante, inserito in un contesto in cui un giocatore dalle caratteristiche del contropiedista come lui fatica ad adattarsi?

Insomma, il Barcellona oggi è a metà del guado. Non può chiudere completamente i conti col proprio passato, dato che diversi giocatori in rosa oggi dovranno gioco-forza far parte del Barça del futuro, ma non può nemmeno lasciare tutto invariato. Questa Champions lo dice chiaramente, del resto.

Nel corso della fase finale si è superato – e con qualche fatica di troppo – un Milan tutt’altro che irresistibile ed un PSG certo non stellare, per altro rischiando di non passare il turno. Fino all’ecatombe di stasera.

Certo, nel calcio tutto è possibile e magari la sera del ritorno mi troverò a rimangiarmi tutto quanto, ma la Champions giocata quest’anno, sicuramente sotto i loro livelli e le loro aspettative, dice chiaramente che qualcosa in estate andrà fatto per dare una mano di “vernice fresca” alla squadra.

E il Bayern?

Come detto, chapeau. Finalmente anche in Italia iniziano ad accorgersi che in Germania c’è un’etica del lavoro che noi qui ci sogniamo. Una capacità di programmazione e di spendere bene davvero notevole (cosa quest’ultima che lo stesso Barça, come detto, si sogna). E tanta voglia di fare bene.

La forza economica del Bayern è difficilmente replicabile altrove, ma da sola non basterebbe. I soldi vengono spesi bene, secondo una logica ferrea. Il Bayern è la squadra che accentra la maggior parte dei migliori talenti che escono in Bundesliga, potendoselo permettere. Cosa questa che ovviamente rende più facili i giochi anche una volta varcato i confini.Mario Gotze

Ovvio, il calcio è fatto di cicli. E fino a ieri il ciclo vincente era quello del Barcellona. Che però oggi, come detto, si trova a dover fare una mezza rifondazione. E domani, soprattutto, potrebbe trovarsi a battagliare di anno in anno, fino allo stremo delle forze, contro un Bayern Monaco che mentre vede la coppia Ribery-Robben avvicinarsi o toccare i trent’anni si è già assicurato la coppia Shaqiri-Gotze.

E scusate se è poco…

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