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Posts Tagged ‘Lazio’

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Dopo le vittorie roboanti quanto comode con Nordsjelland e Pescara la Juve legittima la prima posizione in campionato con una grande prova di fronte alla Lazio di Petkovic, schiacciata per buona parte del match nella propria metà campo.

C’è però un problema che affligge la banda Conte e sembra essere lungi dall’essere superato: quello del goleador.

Perché se meriti la vittoria, passi la maggior parte del tempo nella trequarti avversaria e non trovi mai la rete (andandoci vicino quasi più con difensori e centrocampisti che non con le punte) significa che un problema c’è.

La sfortuna (come nel caso di Bonucci – guarda caso un difensore -, che colpisce la traversa) ed un super Marchetti (incredibile la parata sul tiro di Vidal, deviato quel tanto che basterebbe a mettere fuori gioco chiunque ma non lui) non possono quindi mascherare un problema atavico che i dirigenti juventini devono risolvere se vogliono fare un salto di qualità importante. Quello del bomber.

Juventus

Buffon s.v.
Ah, ma ha giocato anche lui?

Chiellini, Bonucci, Barzagli 6,5
Solitamente do i voti separatamente, com’è giusto fare. Ma avendo poco tempo (voglio vedermi anche l’altro anticipo) ed essendo un semplice blog me lo posso permettere.
Menzione d’onore, in qualche modo, per Bonucci: splendido il suo lancio con cui innesca Giovinco, per l’azione più bella della serata. Ma anche Barzagli, che con un suo anticipo oltre la metà campo dà il via ad un’altra ottima azione (Isla che crossa per Giovinco, fuori di poco).

Isla 6
Ci vorrà ancora molto prima di rivedere l’ottimo giocatore che si fece apprezzare ad Udine nel pre-infortunio.
(Pepe 6
Dà il suo apporto alla squadra, ma non basta per sbloccare il risultato.)

Vidal 6,5
Solo un miracolo di Marchetti gli impedisce di trovare il goal. Si fa ammonire verso la fine con un intervento dei suoi.

Pogba 6
Quando lo vedo giocare faccio sempre due cose: da una parte mi lustro gli occhi, perché vedo i colpi che ha (ad un certo punto gioca solo di prima, senza sbagliare un passaggio). Dall’altra storco il naso, perché capisco che può dare cento volte tanto. Tutto starà a capire se e quanto crescerà. Il potenziale è ottimo.
(Bendtner s.v.)

Marchisio 6,5
Solito motorino di centrocampo.

Asamoah 7
Come dicevo su Facebook mai mi sarei aspettato un Asamoah che, posto a giocare da esterno, diventasse così devastante. Chapeau a chi l’ha comprato e a chi se l’è reinventato così. Oltre che a lui, ovviamente.

Giovinco 6,5
Tre cose d’altissima classe. Anche se per due volte fa tutto benissimo (le due cose più belle della serata sono sue), non centrando però la porta al momento del tiro. Meriterebbe più fiducia da parte di un pubblico che non gli ha mai perdonato certi – comprensibili – sfoghi del passato.

Quagliarella 5,5
E’ da lui, capocannoniere della squadra, che ci si aspetterebbe il colpo in grado di affondare la squadra di Petkovic. Che però non arriva.
(Matri 5,5
Non dà nulla più del compagno.)

Lazio

Marchetti 8
Nettamente il migliore in campo. Fa due parate super, di cui un vero e proprio miracolo da vedere e rivedere. Tiene a galla una Lazio che nel complesso meriterebbe di uscire a mani vuote dallo Juventus Stadium.

Konko 5,5
Fatica a contenere Asamoah, che quando lo punta in velocità dimostra tutt’altro passo.

Dias s.v.
(Ciani 6,5
Fisicato e rude al punto giusto.)

Biava 6
Fa la sua partita, contro un attacco nel complesso non irresistibile.

Radu 5
Rientrato da poco. E si vede.

Brocchi 6
Corre per tutti. Come al solito.
(Ederson 5
Entra e spara dalla distanza, come a voler segnare il territorio. Poi praticamente sparisce.)

Gonzalez 5
Naufraga con tutto il centrocampo laziale.

Ledesma 5,5
Ha poche occasioni per provare a dettare legge lì in mezzo.

Hernanes 5
Da lui ti aspetti sempre la giocata illuminante. Stasera ti accontenteresti almeno di una giocata. Ectoplasmico!

Candreva 5,5
Dovesse giudicare solo da stasera difficilmente Prandelli lo richiamerebbe in Nazionale. Ma è tutta la Lazio che si chiude a protezione della propria porta, non lo si può certo incolpare più di tanto!

Klose 5
Troppo isolato. Ma quando sei Klose e non pungi certo non ti puoi meritare un 6.
(Kozak s.v.)

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Killer instinct.

Ecco cosa manca. Ad entrambe le squadre.

E poi c’è l’aspetto inerente la fortuna, che incide sugli episodi.

Partiamo dalla prima considerazione: entrambe le squadre riescono a produrre occasioni da goal, chi più chi meno. Ma non a sfruttarle. Così, ecco materializzarsi uno 0 a 0 piuttosto ingiusto per quanto visto in campo.

E proprio il killer instinct è una componente fondamentale di una squadra vincente, a maggior ragione quando si vuole arrivare ad imporsi in Europa.

A Londra, lo immagino, si staranno mangiando le mani. Anche perché in rete ci andrebbero tre volte (analizzeremo più avanti il “come”), tutte e tre annullate.

Però le decisioni arbitrali (anticipo: non sempre condivisibili) non possono essere un alibi totale. Una squadra che vuole arrivare in fondo e che là davanti può schierare giocatori del calibro di Dempsey, Bale, Lennon e Defoe non può uscire da White Hart Lane senza goal all’attivo.

Al tempo stesso la Lazio deve assolutamente essere più cinica.

Perché diciamolo chiaramente: se riesci a tenere la porta inviolata a Londra non puoi permetterti di sciupare ciò che davanti riesci a creare. Anche perché, preventivabilmente, non saranno decine e decine di palle goal.

Stupisce quindi che Klose, giocatore che porta il killer instict ben impresso nel suo pedigree, cicchi una palla che solitamente trasforma in rete cento volte su cento.

O che nella ripresa Mauri, centrocampista con un ottimo feeling col goal, sia lento, goffo ed impacciato e sciupi un’altra bella occasione.

Uscire con tre punti dal White Hart Lane sarebbe stata un’iniezione di fiducia pazzesca.

La fortuna, invece, gioca a favore della Lazio. Perché se ieri la Juve non era stata fortunata a livello episodico – basti pensare al goal deviato o alla traversa di Quagliarella – oggi la Lazio ha portato a casa la porta inviolata anche grazie a quello.

Del resto difficile credere che in occasione del goal di Dempsey (il primo dei tre annullati dalla terna) ci possa essere malafede arbitrale. Molto più sensato etichettare il tutto come “fortuna”, col guardalinee che non si avvede della posizione regolare (giusto in linea) del trequartista statunitense e sbandiera, rendendone vano il bel tuffo con incornata vincente.

Ed è una fortuna anche che la cosa si ripeta nella ripresa, quando è Bale ad essere colto in posizione di fuorigioco (se c’è è millimetrico), con l’ala gallese che nel continuo dell’azione servirà a Defoe, solo e porta vuota, la palla del vantaggio.

Non so se sia fortuna, ma certo è un episodio che gira a favore, anche quello che vede Mauri affossato in area sugli sviluppi di un angolo. Vedendo la ripresa dalle spalle della porta laziale sembrerebbe in effetti essere fallo, quello di Caulker. Va detto, però, che molti arbitri con ogni probabilità non l’avrebbero fischiato.

Poi certo, ci sono anche episodi sfortunati. Come quello che vede protagonista Gonzalez, che su una respinta aerea della difesa Spurs si avventa su di un pallone volante e calcia verso la porta difesa da Lloris, venendo fermato solo dalla traversa. Sarebbe stato un golazo notevole.

Nel complesso, comunque, buona Lazio in quel di Londra. Ai punti forse vincerebbero i padroni di casa ma gli uomini di Petkovic si comportano bene, ed escono dal campo a testa alta.

Una cosa che accade ormai piuttosto di raro, alle italiane impegnate in Europa.

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CRONACA

Il match parte su ritmi molto blandi con un Vaslui che, al contrario di quanto si pensasse, non rinuncia a provare a costruire qualcosa.
L’azione più interessante del primo quarto d’ora la costruisce comunque la Lazio con una ripartenza da corner che viene chiusa dal filtrante di Matuzalem per Gonzalez. Il quale però, a tu per tu col portiere avversario, non troverà la rete.

Lazio che pian piano guadagna campo. Al diciannovesimo Cissè parte e salta un avversario col classico palla da una parte uomo dall’altra per poi centrare la sfera, con Rocchi che la colpisce in spaccata alla ricerca del centesimo goal in maglia biancoceleste, che gli è però negato dal miracolo di Cerniauskas.
Un minuto più tardi è invece Gonzalez, liberato sulla destra, a calciare di potenza, senza però trovare lo specchio.

Poco oltre la mezz’ora Balaur stende Rocchi in area. Rigore. Sul dischetto si presenta Djibril Cissè che batte il portiere avversario per il suo quarto goal stagionale.

Lazio ancora vicina al goal tre minuti più tardi quando Cissè buca da destra e mette in mezzo un tiro-cross basso che Cerniauskas devia, con il pallone che attraversa tutta l’area senza che nessun biancoceleste riesca ad intervenire spingendolo in rete.
La prima conclusione nello specchio portata dalla squadra rumena la effettua Adailton, che è però disturbato da Lulic proprio al momento di colpire la sfera e non riesce a bucare Marchetti.

Un minuto e Rocchi riceve al limite, stop e roteazione sul piede perno immediata, tiro piuttosto morbide facilmente parato dal portiere avversario.
Prima frazione che si chiude quindi con una Lazio più presente, capace di guidare per 1 a 0.

In apertura di ripresa è ancora Djibril Cissè a rendersi pericoloso. Il suo destro dal limite termina però a lato, facendo comunque tremare i pochi tifosi romeni giunti all’Olimpico.
Al cinquantaquattresimo splendido colpo di testa di Gonzalez che s’infila in area e stacca con un tempismo perfetto per incocciare la palla con la fronte, spedendola però troppo centrale per risultare realmente pericolosa.

Al cinquantanovesimo, però, arriva il pareggio-beffa del Vaslui. Adailton batte una punizione dalla trequarti destra, Wesley è dimenticato in mezzo all’area e incorna di testa battendo Marchetti.

Non bastasse questo tre soli minuti più tardi Zauri mette giù in area un avversario. Rigore ed espulsione. Sul dischetto si presenta il capitano dei romeni che spiazza il portiere Biancoceleste.

Lazio che, rimasta in dieci, prova a reagire al sessantottesimo, ma il destro dalla lunga di Lulic non crea la minima preoccupazione al portiere romeno.
I padroni di casa comunque ci credono e trovano il pareggio al settantunesimo quando Sculli salta molto bene più alto del proprio diretto marcatore ed infila il portiere – colpevole almeno quanto il difensore – sul proprio palo.

Una decina di minuti più tardi la Lazio prova a farsi vedere nuovamente col neoentrato Hernanes, il cui destro da fuori non trova però lo specchio di porta.
Romeni che negli ultimi dieci minuti si chiuderanno a testuggine per spazzare senza pensare minimamente alla forma. Portando quindi a casa un preziosissimo punto, non senza fortuna: a tempo quasi scaduto, infatti, Kozak colpisce una traversa a botta sicura e Diakitè mette palla fuori calciando stile scorpione…

COMMENTO

Un Vaslui molto modesto ed altrettanto arruffone affronta una Lazio ancor più supponente.

Perché i romeni sono davvero poca roba. Ma nonostante questo ne mettono due ad una Lazio che domina buona parte del primo tempo per poi scendere in campo nella ripresa appagata e sicura di condurre comodamente la vittoria in porto.

Il problema è che nel calcio non puoi mai abbassare la guardia, nemmeno contro avversari indubbiamente inferiori a te.

E così ecco che Wesley beffa due volte Marchetti e che la Lazio si vede sfumare tre punti molto più che alla portata.

Ma al di là di questo il problema viene dal coefficente UEFA.

Perché parliamoci chiaramente: di questo passo perderemo altre posizioni prestissimo. E anche giustamente.

Siamo ben lontani dalla vetta eppure riusciamo anche ad affrontare con sufficienza i nostri avversari.

No, non ci siamo proprio.

MVP

Wesley giochicchia. Ma ne mette due. E venire a Roma per metterne due non è proprio da tutti.

Complimenti quindi al capitano del Vaslui, che dimostra buoni fondamentali e una discreta freddezza.

Marchetti si sognerà la sua faccia per un po’ di tempo…

TABELLINO

Lazio vs. Vaslui 2 – 2
Marcatori: 34′ Cissè, 59′, 63′ Wesley, 71′ Sculli.

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CRONACA

Partita non su ritmi vertiginosi, ma da subito sentita e combattuta. A prendere in mano fin dall’inizio il pallino del gioco sono gli ospiti, che dopo quattro minuti provano a rendersi pericolosi con la botta dalla distanza di Ledesma, che termina però oltre la traversa.
Un minuto e sul fronte opposto Cassano riceve in area ma non riesce a controllare il pallone, disturbato da Konko. Il cui rinvio termina però sul sinistro di Boateng, che colpisce sporco non inquadrando la porta.

La prima grandissima occasione arriva all’ottavo quando Ibrahimovic libera con una magia Aquilani che s’infila in una certo non attentissima retroguardia Biancoceleste per presentarsi a tu per tu con Bizarri. Dove, però, si farà imbambolare dall’estremo difensore argentino, finendo per calciargli contro il pallone.
Poco respiro nonostante ritmi non propriamente inglesi. Così sul ribaltamento di fronte Konko serve Mauri che sul vertice destro dell’area fa partire un traversone teso a mezz’altezza sul secondo palo, su cui però Klose non riesce ad intervenire.

Al dodicesimo il match si sblocca: Mauri pesca Klose in area che salta Nesta col controllo al volo per bucare poi di sinistro Abbiati. 0 a 1.

Partita frizzante. Milan che al tredicesimo si fa subito vedere davanti dove Aquilani prova a liberare Cassano a tu per tu con Bizarri con un colpo di tacco splendido. Il talento barese, però, si trova in posizione di offside al momento della partenza del pallone.
Quattro minuti e arriva la seconda grande opportunità laziale: Brocchi serve dentro per Cissè che è però anticipato da Gattuso e Nesta. Che ostacolandosi l’un l’altro, stile Paperissima, lasceranno palla e campo alla punta francese, il cui diagonale dal vertice sinistro dell’area metterà in difficoltà Abbiati. La respinta corta del portiere Rossonero metterà quindi in movimento Klose, che impatterà in scivolata, disturbato da Thiago Silva, mancando il tap-in del raddoppio.

Raddoppio che è solo rimandato ed arriva al ventiduesimo: Mauri ha un sacco di tempo per crossare da destra al centro dell’area dove piomba Cissè, bravo a tagliare repentinamente dalla fascia opposta, che svetta di potenza insaccando di testa.

Milan che però non ci sta e sette minuti dopo il raddoppio biancoceleste trova la rete che riapre i giochi: Aquilani dal limite pesca Cassano alle spalle della difesa con un bel tocco sotto, il talento barese centra un pallone basso che Ibrahimovic deve solo spingere in rete.

Tre minuti e gli ospiti provano nuovamente a farsi vedere. Cissè è liberato a sinistra e punta Nesta, per poi cercare Mauri al limite, che è però prontamente chiuso dalla rientrantre retroguardia milanista.
Sul fronte opposto Boateng calcia in diagonale da destra sul primo palo, attento Bizarri a chiudere in angolo.

Quattro soli minuti dopo il goal di Ibrahimovic arriva il pareggio: corner battuto sul primo palo, Cassano va su e impatta di testa, trovando il 2 a 2.

Partita viva. Al trentaseiesimo Konko va via a destra e mette in mezzo un pallone che Hernanes impatta di piatto un rigore in movimento che riesce però a sbagliare, mettendo palla a lato.
A chiudere, di fatto, questa bella prima frazione di gioco è Van Bommel che dopo aver saltato Hernanes calcia alto sopra la traversa.

In apertura di ripresa subito due occasioni per il Milan che si rende pericoloso con Cassano e Boateng. In entrambi i casi, però, il tutto si risolve in un nulla di fatto.
I ritmi sono comunque inferiori alla prima frazione con le due squadre che sembrano essere un poco più chiuse ed attendiste.

Al dodicesimo prova comunque a farsi vedere la Lazio con Hernanes che mette in movimento Konko il cui mancino da fuori non ha comunque né la potenza né la precisione sufficiente a trovare la rete, con Abbiati che fa suo il pallone senza problemi.
Sei primi più tardi occasionissima rossonera. Ibrahimovic manovra al limite e pesca Cassano in area con uno scavetto. Il talento di Bari Vecchia stoppa di petto e ha tutto il tempo di prendere la mira, non contrato dalla difesa. Il suo colpo di biliardo sul primo palo si infrange però proprio sul montante.

Lazio in bambola, Milan che torna subito vicino al goal: il tiro di prima intenzione di Boateng, scoccato in posizione centrale, è però ben respinto da Bizarri.
Al ventesimo però i padroni di casa bucano in difesa con Abbiati che sbaglia anche l’intervento ad anticipare Cissè e Nesta, oggi sottotono, che si riscatta riuscendo a salvare un goal già praticamente fatto.

Lazio che al ventitreesimo si copre. Mentre nel Milan Nocerino prende il posto di Aquilani gli ospiti sostituiscono Klose con Gonzalez, cercando quell’equilibrio perso per strada con l’inserimento di un corridore insantancabile.
Milan che continua quindi a guadagnare campo, trovandosi di fronte una Lazio ormai arresa a difendere il risultato. Alla mezz’ora, quindi, buona azione dei padroni di casa che liberano Ibrahimovic ad una conclusione che non trova però lo specchio di porta.

Nell’ultimo quarto d’ora il gioco dei padroni di casa si atrofizza ancora di più. La circolazione di palla va facendosi sempre più difficoltosa e sono quindi i lanci in direzione di Ibrahimovic a prendere il sopravvento, alla ricerca di una giocata risolutiva che però non arriva.

COMMENTO

Partita che dà spunti di discussione interessanti, quella che viene giocata a San Siro tra Milan e Lazio.

Partiamo proprio dagli ospiti.

Reja nel prepartita fa sapere come la sua squadra sia alla ricerca di un salto di qualità. Che, dice, dovrà essere ottenuto attraverso il gioco e l’attitudine offensiva.

Detto-fatto. I primi venti-venticinque minuti della sua Lazio sono notevolissimi. La difesa milanista (soprattutto sull’asse Antonini-Nesta) ci mette del suo, sicuramente, ma è pur vero che gli ospiti giocano e lo fanno con buona circolazione di palla.

Sia Klose che Cissè timbrano subito il cartellino. Mauri mette più volte in difficoltà Antonini (che forse si mette in difficoltà da solo coi suoi limiti, in realtà). L’unico, là davanti, non all’altezza è Hernanes, oggi piuttosto sottotono.

Venti minuti in cui la Lazio si porta sul doppio vantaggio. E sembra chiudere subito la pratica.

Solo che intorno alla mezz’ora i ragazzi di Reja si prendono una bambola da record, e nell’arco di quattro minuti regalano il pareggio ai padroni di casa.

Due difese insomma che lasciano parecchio a desiderare nel primo tempo, per crescere un minimo alla distanza.

Milan che gioca quindi in maniera inversamente proporizionale agli avversari. Inizia male, cresce alla distanza.

Il secondo tempo in realtà è storia a sè. Reja vede che i suoi sembrano cotti e, nell’intervallo, li invita palesemente a tirare i remi in barca, cercando di difendere un risultato comunque importante essendo ottenuto a San Siro contro i Campioni d’Italia in carica.

E la Lazio esegue subito.
La ripresa non è quindi all’altezza di un primo tempo piuttosto frizzante, ma si lascia comunque guardare.

In attesa di trovare il tempo di redigere le pagelle – che, lo dico subito, non so se troverò -, qualche considerazione volante.

Cissè largo a sinistra sembra un po’ sprecato. Bellissimo il suo taglio dentro in occasione del secondo goal, ma un po’ come fu per Eto’o negli ultimi due anni sacrificarlo così lontano dalla porta è un peccato.
E c’è anche un rovescio, ancor peggiore, della medaglia. Perché l’eccentrico attaccante francese, come è ovvio, aiuta poco in fase di non possesso, costringendo Brocchi a dover uscire in continuazione sulla fascia a tamponare. Cosa, questa, che rischia di indebolire l’architettura tattica della squadra, con Ledesma che rischia di ritrovarsi da solo a schermare la difesa (e posto che l’italoargentino ha caratteristiche più di costruttore ecco che qualche problema potrebbe sorgere).

Sulla sponda milanista, invece, immagino rimpiangeranno a lungo l’assenza di Taiwo. Che in realtà magari non avrebbe fatto meglio di Antonini, ma che se non altro avrebbe potuto portare a sua parziale scusante la questione ambientamento.
Entrambe le reti milaniste arrivano infatti dalla sua parte. E non è un caso.

Capitolo Nesta, infine.
Gli anni passano e lui sta iniziando davvero a sentirli tutti (o, forse, sente ancor di più i tanti problemi fisici avuti in carriera). Non una grande prestazione la sua, che però mette la zampata del fuoriclasse quando nel secondo tempo Abbiati (anche lui piuttosto negativo) buca clamorosamente un’uscita e lui recupera alla grande Cissè, levandogli dal piede con un grande intervento di suola un pallone che andava solo sospinto oltre la linea di porta.

MVP

Stefano Mauri, debbo dire la verità, è un giocatore che non ho mai apprezzato particolarmente.

Onesto mestierante del pallone con qualche giocata interessante in faretra l’ho sempre ritenuto giocatore utile ma certo non imprescindibile.

In questa Lazio esterofila – almeno per quel che concerne la fase offensiva -, però, è proprio lui, oggi, la chiave di volta del match.

Perché sì, i due nuovi acquisti, attesisissimi da tutti i tifosi biancocelesti e non solo, timbrano subito il cartellino.

Ma chi è a servirli?

TABELLINO

Milan vs. Lazio 2 – 2
Marcatori: 12′ Klose, 22′ Cissè, 29′ Ibrahimovic, 33′ Cassano.
Milan (4-3-1-2): Abbiati; Abate, Thiago Silva, Nesta, Antonini; Gattuso (19’pt van Bommel), Ambrosini, Aquilani (23’st Nocerino); Boateng (30’st Pato); Cassano, Ibrahimovic. All.: Allegri
Lazio (4-2-3-1): Bizzarri; Konko, Biava, Dias, Zauri; Ledesma, Brocchi; Mauri, Hernanes, Cissè; Klose (23’st Gonzalez). All: Reja
Arbitro: Rocchi di Firenze.

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Maccabi Tel Aviv – Panathinaikos FC
Club Atletico de Madrid – Vitoria SC
Shamrock Rovers FC – FK Partizan
FC Metalist Kharkiv – FC Sochaux Montbeliard
Besiktas JK – FC Alania Vladikavkaz

Nulla di particolare da segnalare per il primo “gruppo”, con Atletico e Partizan che dovrebbero passare agevolmente.
Da vedere, invece gli altri match, dove i giochi non sono ancora fatti.

Rosenborg BK – AEK Larnaca FC
FC Vorskla Poltava – FC Dinamo Bucarest
Bursaspor – RSC Anderlecht
AS Roma – SK Slovan Bratislava
Olympiakos Volou FC – Paris Saint Germain FC

La Roma evita il Bursaspor, indubbiamente l’avversario più difficile che poteva capitargli, e parte favoritissima contro lo Slovan Bratislava.
Stesso dicasi per Rosenborg, Dinamo Bucarest e PSG.
Unico confronto aperto quello tra i turchi e i belghi dell’Anderlecht.

Legia Varsavia – FC Spartak Mosca
FK Ekranas – Hapoel Tel Aviv FC
Paok FC – FC Karpaty
Trabzonspor AS – Athletic Club
Heart of Midlothian FC – Tottenham Hottspur

Sulla carta, anche qui, solo la sfida coi turchi, che vede il Trabzonspor affrontare l’Athletic, può avere storia. Per il resto dovrebbe essere tutto lineare.

NK Maribor – Rangers FC
FC Steaua Bucarest – PFC CSKA Sofia
FC Nordsjaelland – Sporting Club de Portugal
FC Dnipro Dnipropetrovsk – Fulham FC
FC Lokomotiv Mosca – FC Spartak Trnava

Rangers, Fulham e Sporting sono sulla carta favoriti, ma occhio a non snobbare troppo Maribor, Nordsjaelland e Dnipro.
Dovrebbero passare più agevolmente, invece, Steaua e, soprattutto, Lokomotiv.

FC Sion – Celtic FC
WSK Slask Wroclaw – FC Rapid Bucarest
PFC Litex Lovech – FC Dinamo Kiev
SS Lazio – FK Rabotnicki
CD Nacional – Birmingham City FC
PSV Eindhoven – SV Ried

Impegno certo non proibitivo per la Lazio, che dovrebbe passare agevolmente al pari di Rapid Bucarest, Dinamo Kiev e PSV.
Qualche difficoltà in più, invece, potrebbero averla i Celtic.
E piuttosto aperta potrebbe risultare la sfida tra i portoghesi del Nacional e gli inglesi del Birmingham City.

FC Thun – Stoke City FC
Aalesunds FK – AZ Alkmaar
FC Vaslui – AC Sparta Praga
AC Omonia – FC Salisburgo
FC Zestafoni – Club Brugge KV
Hannover 96 – Sevilla FC

Quattro gare certo non epiche e due sfide interessanti.
Da una parte il Thun potrebbe giocare un brutto scherzo anche allo Stoke City, dall’altra il Siviglia è favoritissimo sull’Hannover e potrebbe segnare l’eliminazione di un’altra tedesca (dopo il Mainz, eliminato al pari del Palermo).

HJK Helsinki – FC Schalke 04
FC Dinamo Tbilisi – AEK Atene FC
Stade Rennais FC – FK Crvena Zvedza
CS Gaz Metan Medias – FK Austria Vienna
SC Braga – BSC Young Boys
Standard de Liege – Helsingborgs

Interessanti le sfide che vedono Rennes, Braga e Standard impegnati contro avversari sulla carta rispettabili.
Non dovrebbero invece avere problemi lo Schalke e l’AEK Atene.

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L’ultima volta che trovai il tempo di scrivere su questo blog lanciai l’idea di vedere il piccolo Verratti in Giallorosso.

A qualche giorno di distanza torno a parlare di calciomercato, e sempre di un centrocampista.

Perché se Marco Verratti alla Roma è solo un volo di fantasia (ragionata), Lorik Cana alla Lazio sembra davvero essere una trattativa giunta, finalmente, in dirittura d’arrivo.

Del suo possibile sbarco nella capitale si parla da giorni. Tutti saprete, infatti, come il suo nome è stato fatto per essere inserito come contropartita tecnica nell’affare che dovrebbe portare Muslera in Turchia.

Le cose però, negli ultimi giorni, pare si fossero decisamente arenate, col portierino uruguagio deciso a non accettare l’offerta del Galatasaray.

Cosa, questa, che avrebbe messo non poco i bastoni tra le ruote al Presidente Lotito.
La cessione di Muslera in Turchia, infatti, avrebbe fatto da apripista a due operazioni in entrata: quella relativa a Cana, appunto, e quella relativa a Federico Marchetti, portiere del Cagliari ex nazionale Azzurro che proprio di Fernando è l’erede designato in Biancoceleste.

Nelle ultime ore, però, in Turchia si sono detti sicuri: l’ex Montevideo Wanderers si è fatto convincere dall’offerta avanzata dagli Aslanlar.

Di conseguenza Lorik Cana, che qualcuno in rete ha simpaticamente rinominato “Nuovo Rambo”, è ormai ad un passo dall’approdo in Serie A.

Rude, piuttosto falloso, alle volte eccessivo.
Ma anche generoso, infaticabile e molto deciso.

Ecco chi è Lorik Cana, ventottenne mediano albanese nativo di Gjakova che è pronto ad entrare nel cuore dei tifosi laziali.

Perché i suoi soprannomi fanno capire tanto di lui: se “Nuovo Rambo” è molto pittoresco ma poco usato “Il Guerriero”, nomignolo che gli fu affibiato ai tempi dell’OM, fa invece ben capire che tipo di giocatore sia.

Il calcio è uno sport di contatto, del resto. E lui prende alla lettera questo assunto.

Non si risparmia mai quando c’è da correre. Né quando c’è da tentare l’entrata, pur se rischiosa.

E il suo limite maggiore può essere proprio questo: il numero di falli. Perché in un campionato come il nostro certi atteggiamenti sono spesso poco tollerati. I nostri arbitri sono infatti abituati ad interrompere spesso il gioco.

E la sua rudezza potrà creargli dei problemi.

D’altra parte, invece, potrà far valere la sua fisicità e la sua maestria nel gioco aereo.

Cana, che nasce mediano ma sa disimpegnarsi discretamente anche come difensore centrale, ha avuto esperienze in tre diversi campionati europei.

Dopo essersi fatto apprezzare in Francia, Inghilterra e Turchia, quindi, è ora pronto a confrontarsi col nostro calcio.

Chi ne uscirà vincitore?

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Le squadre di Serie A sono sempre solite impostare le proprie strategie di mercato fin dalla primavera antecedente il vero e proprio inizio delle finestra estiva. Ed è proprio in giorni come questo che i nomi si accavallano l’uno sull’altro senza sosta.

Focalizziamoci quindi sul mercato Biancoceleste e proviamo a fare un po’ di ordine tra le tante voci di mercato che si stanno inseguendo, cercando di capire su che nomi, in questo momento, si sta concentrando l’attenzione di Lotito e del suo braccio destro Tare.

Partiamo allora dal mercato in entrata, attorno cui gravitano diversi nomi. Tra questi c’è quello di Gaston Exequiel Ramirez Pereyra: cresciuto nelle giovanili del Peñarol è passato al Bologna la scorsa estate, esordendo nel nostro massimo campionato il 26 settembre scorso contro il Catania. Centrocampista mancino dalle spiccate doti offensive il quasi ventunenne Ramirez – già per altro entrato nel giro della nazionale maggiore del suo paese – è stato individuato dal duo Lotito-Tare come possibile rinforzo per una Lazio alla ricerca di giocatori in grado di elevare il tasso medio di talento della propria squadra. Ed in questo senso l’esterno uruguaiano potrebbe davvero fare al caso dei Biancocelesti, che si troverebbero per altro per le mani un ragazzo il cui valore potrebbe poi ulteriormente aumentare a seconda delle prestazioni fornite in campo.

La prima alternativa a Ramirez sarebbe quindi André Carrillo Díaz, centrocampista offensivo di quasi vent’anni attualmente in forza all’Alianza Lima. Dopo aver mosso i primi passi – calcistici – nell’Esther Grande de Bentin il Culebra (serpente) di Lima si trasferì, nel 2007, proprio all’Alianza, squadra in cui milita tutt’ora. Centrocampista offensivo utilizzabile, a seconda delle evenienze, anche come seconda punta Carrillo è già stato rinominato in patria come nuovo Farfan. E proprio le orme del suo più celebre connazionale potrebbe seguire a breve: qualora la Lazio non ne chiudesse a breve il trasferimento in Italia, infatti, Carrillo potrebbe con tutta probabilità finire a giocare nell’Eredivisie. Su di lui si sta difatti muovendo anche il Groningen, ovvero sia quella stessa squadra che nel 2006 portò in Europa Luis Suarez.
L’attuale offerta laziale per il ragazzo si aggira attorno ai due milioni di euro, cifra che però non ha ancora convinto la società presieduta da Guillermo Alarcón (va poi detto che a differenza del Groningen la Lazio ha anche il fattore extracomunitarietà da valutare). Spendere una cifra superiore vorrebbe sicuramente dire correre un rischio, ma una cosa va detta: nonostante gli attuali diciannove anni questo ragazzo riesce a fare la differenza nel campionato peruviano. Una chance in Europa, quindi, la meriterebbe.

Per il reparto avanzato Lotito starebbe pensando anche al quasi ventiduenne Carlos Andrés Muñoz Rojas, attualmente in forza ai Santiago Wanderers. Attaccante dal fisico piuttosto minuto il ragazzo nativo di Valparaiso mostra una rapidità di gambe abbinata a buona tecnica e discreto fiuto del goal. Alexis Sanchez, per intenderci, sembra tutta un’altra cosa. In comune col Nino Maravilla Munoz sembra difatti avere solo una certa precocità: nel 2006 portò infatti la rappresentativa under 16 del suo club a vincere il campionato nazionale di categoria realizzando ben 27 reti, cosa questa che lo portò ad esordire subito in prima squadra. Giusto dire, comunque, che lo scorso marzo è stato per la prima volta convocato in nazionale. Si tratta quindi di un giocatore da tenere sicuramente d’occhio (anche in questo caso, però, c’è il fattore extracomunitarietà da soppesare).

Va comunque detto che i capitolini non stanno muovendosi solo per ciò che riguarda il reparto avanzato della propria squadra. Oltre al solito Reto Ziegler, che probabilmente aspetterà la fine della stagione per prendere una decisione definitiva sul futuro, la Lazio segue anche altri giocatori con propensione più che altro difensiva. A rinforzare il centrocampo potrebbe ad esempio arrivare un giocatore che Tare conosce bene, in quanto suo connazionale: si tratta di Lorik Cana, quasi ventottenne mediano albanese attualmente di proprietà del Galatasaray. Giocatore, questo, che in passato seguii in diverse occasioni quando ancora militava tra le fila dell’Olympique Marsiglia, squadra di cui era il capitano. Giocatore, questo, dal grandissimo carisma e di una generosità infinita, capace di rompere in continuazione le manovre avversarie anche grazie alle sue capacità di contrasto davvero notevoli. Non stiamo parlando di un Campione, vero, ma se non ha perso nulla rispetto ai tempi di Marsiglia si tratta comunque di un rinforzo sicuramente prezioso per i Biancocelesti, che acquisirebbero ulteriore nerbo a centrocampo.

E proprio con il Galatasaray la Lazio potrebbe trovarsi a battagliare anche rispetto ad un altro obiettivo di mercato: Guillermo Ochoa. Si dice infatti che la società capitolina – almeno secondo quanto riporta il quotidiano greco Sport24 – tenterà di strappare alla concorrenza di Olympiakos e Panathinaikos – oltre che proprio del Galatasaray – il venticinquenne estremo difensore messicano.

Qualora arrivasse Ochoa si dovrebbe quindi ovviamente trovare una sistemazione per Fernando Muslera, che molto difficilmente potrebbe accettare di fare il dodicesimo del collega messicano. Le voci che vogliono la Lazio sul nazionale centramericano tenderei comunque a prenderle con le pinze, posto che gli extracomunitari accostati alla società Biancoceleste sono molti e che di questi potrà arrivarne solo uno (forse due, a seconda della normativa vigente la prossima estate).
Detto ciò va però anche sottolineato come Muslera andrà in scadenza tra quattordici mesi. Qualora non dovesse rinnovare entro l’estate, quindi, potrebbe davvero essere lasciato partire…

Sempre per ciò che concerne la difesa dei pali, poi, ci sarà da risolvere anche la questione riguardante Juan Pablo Carrizo, il cui contratto scadrà nel giugno 2013. Carrizo che è attualmente in prestito al River Plate, ma che pare non verrà riscattato dagli argentini: il ragazzo ha infatti fatto sapere di non voler accettare uno stipendio più basso rispetto a quello che percepisce a Roma che, di contro, non potrebbe essere sostenuto dai Millionarios. Da qui nasce una situazione d’impasse da cui non sarà facile uscire.

Sempre per ciò che concerne la batteria di portieri ecco che potrebbe lasciare la squadra anche Tommaso Berni (il cui contratto scadrà proprio a giugno), che Bigon avrebbe individuato come dodicesimo ideale alle spalle di De Sanctis.

I due estremi difensori appena citati non sono comunque gli unici giocatori che Lotito e Tare potrebbero lasciare partire nel corso del prossimo mercato. Oltre a lui è infatti probabilissimo che lascerà Roma anche Mourad Meghni. Queste, al riguardo, le parole del fratello-procuratore: “Mourad ha bisogno di giocare. Sono due anni che praticamente non gioca, un giocatore ha bisogno di giocare, soprattutto uno come lui che è un buon giocatore. Le offerte sono poche, ed è normale quando non giochi per tanto tempo. Io credo comunque che quando ufficializzerà il suo addio molte squadre lo richiederanno. Il suo obiettivo è rimanere in Europa, dopo una lunga assenza vuol far vedere di essere ancora un gran giocatore. Non cerca soldi, vuole solo rilanciarsi per far ricredere sulle sue qualità”.

Se gli addii di Carrizo, Berni e Meghni verrebbero dati probabilmente a cuor leggero una decisione più complicata riguarderà invece Stephan Lichtsteiner: il laterale destro svizzero pare infatti essere nuovamente nelle mire della Juventus che, alla strenua ricerca di qualche terzino di livello, potrebbe puntare proprio su lui per la stagione ventura.

Tanti nomi, insomma, ma ancora poche certezze. Non ci resta quindi che aspettare e vedere quali saranno, alla fine, le manovre attuate dalla dirigenza Biancoceleste che dopo aver portato Hernanes in Italia lo scorso anno è chiamata a ripetersi in sede di mercato anche nella prossima estate.

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CRONACA

Dopo un paio di minuti di gioco Lavezzi fugge subito sulla sinistra centrando un pallone basso in direzione di Cavani, che è però anticipato dall’uscita sicura di Muslera.
Ritmi da subito non elevatissimi, tensione palpabile sui volti dei giocatori di entrambe le squadre. La posta in gioco, del resto, è altissima.

La prima occasione degna di nota arriva all’undicesimo quando Cavani controlla in area per appoggiare poi sulla sua destra in direzione di Hamsik. Il passaggio, però, è troppo lungo e la difesa laziale può chiudere prima del patatrac.
Tre minuti e Lavezzi scende centralmente dopo aver preso palla in mezzo alle linee per poi scaricare un destro dal limite che sarà però deviato in corner.

La prima conclusione laziale arriva quindi solo al ventesimo quando Sculli serve Zarate che dopo essersi liberato in maniera un po’ fortunosa del diretto marcatore calcia una mozzarella tra le braccia di De Sanctis.
Sul fronte opposto decisivo invece Muslera che chiude la porta in faccia ad Hamsik, ben imbeccato da Lavezzi.

E’ il Napoli a giocare meglio, ma è la Lazio a passare: è il ventinovesimo quando Mauri prende palla nella trequarti avversaria per saltare un primo uomo grazie ad un rimpallo ed un secondo grazie ad un bel dribbling andando poi ad infilare De Sanctis con un colpo di mezza punta esterna ad imbucare la palla come fosse un colpo da biliardo.

Tre minuti e lo stesso Mauri ha sul destro la palla del raddoppio: bella verticalizzazione di Brocchi che spacca a metà la difesa avversaria chiamando Mauri allo scatto bruciante su Cannavaro. Il tiro ad incrociare del capitano laziale non trova però lo specchio di porta.
Al trentasettesimo torna quindi a farsi vedere il Napoli con Maggio che crossa sul secondo palo dove arriva l’inserimento di Dossena il cui colpo di testa fa però terminare la sfera a lato.

Napoli che ci crede: al trentanovesimo Lavezzi sfonda sulla sinistra e centra un pallone basso su cui Hamsik piomba però in ritardo.
Partenopei che negli ultimi minuti ci proveranno ancora, ma senza portare veri grattacapi alla retroguardia biancoceleste.

Ad inizio ripresa sono ancora i padroni di casa a farsi vedere in avanti: la conclusione da fuori di Cannavaro sfila però a lato, potente ma poco precisa.
Napoli che nonostante la voglia non riuscirà comunque a creare lampanti occasioni da goal.

Al cinquantaseiesimo, quindi, la Lazio raddoppia: punizione battuta dalla trequarti destra con Dias che s’infila in area di rigore anticipando il diretto marcatore per mettere la zampata che vale il 2 a 0.

Giusto quattro minuti e Dossena riaprirà il match: Lavezzi batte una punizione sulla trequarti destra con il pallone che dopo una deviazione in mezzo all’area sfilerà sul secondo palo dove arriverà il pronto inserimento dell’ex terzino Reds, che infilerà di testa.

San Paolo galvanizzato, Napoli che troverà quindi subito il pareggio: il solito Lavezzi centrerà una punizione dalla trequarti sinistra con il pallone che raggiungerà Maggio sul secondo palo il cui ponte aereo libererà Cavani per il più facile dei 2 a 2.

Lazio completamente in bambola, Mascara che si mangia un goal praticamente fatto: un errore difensivo, infatti, spiana all’ex capitano catanese la via del goal. Il tiro piazzato di Mascara è però respinto da un attentissimo Muslera.
Sul fronte opposto grandissimo contropiede laziale concluso da una cannonata di Brocchi con il pallone che dopo aver colpito la traversa interna rimbalzerà in porta per poi uscirne. L’arbitro però non se ne avvedrà e non convaliderà la rete.

Il goal è comunque nell’aria ed arriverà subito dopo: Zarate sfonderà sulla sinistra calciando in diagonale, De Sanctis respingerà a mano aperta ed Aronica interverrà goffamente sul pallone, spedendolo nella propria porta.

L’uno-due laziale – con traversa e rete del nuovo vantaggio nel giro di un amen – placa i bollenti spiriti partenopei, con il Napoli che perderà quindi l’incredibile slancio che l’aveva portato a trovare il repentino pareggio a cavallo dell’ora di gioco.
Al settantanovesimo, però, la partita s’infiamma nuovamente: Cavani riceve palla all’altezza del discetto del rigore e viene atterrato alle spalle dalla pressione di Biava, che lo disturba al momento del tiro. Calcio di rigore ed espulsione.

Sul dischetto si presenta quindi lo stesso Matador che spiazza il proprio connazionale Muslera firmando il tre pari.

Napoli che si sbilancerà quindi ulteriormente con l’ingresso di Lucarelli, andando a schierare una sorta di 4-2-4 che si rivelerà molto fruttuoso: a due dal termine, infatti, il solito Matador firmerà la sua tripletta personale scattando – in posizione regolare – alle spalle della difesa laziale sfruttando un assist di testa di Mascara per poi superare Muslera con un pallonetto morbido che chiuderà definitivamente il match.

COMMENTO

Succede di tutto, in quel di Napoli.

Partenopei che partono meglio, costruiscono gioco in maniera più convincente ma si fanno infilare dalla giocata personale di un Mauri sempre determinante nel suo club, bravissimo ad infilarsi nelle maglie della difesa avversaria per firmare la rete del vantaggio.

Come se non bastasse, poi, a dieci minuti dall’apertura della ripresa Dias troverà anche un raddoppio tutto sommato immeritato, nel senso che due goal di vantaggio sono effettivamente troppe per la Lazio.

A quel punto, proprio quando la partita sembra potersi essere chiusa così, lo scatto d’orgoglio dei padroni di casa, che nel giro di due minuti trovano un davvero insperato pareggio: dapprima Dossena, poi Cavani, ed il gioco è fatto.

Una volta riequilibrato il risultato è quindi tutto da rifare, per entrambe le squadre.

E ad effettuare questa sorta di ripartenza in maniera migliore è ancora una volta la Lazio, che dapprima troverà la rete del 3 a 2 con Brocchi – goal però non convalidato da una svista arbitrale – per poi trovare quella del definitivo nuovo vantaggio grazie alla goffa autorete di Aronica, che sbaglierà completamente l’intervento su respinta di De Sanctis.

A quel punto il grande entusiasmo dello stadio quanto dei giocatori in campo sembra praticamente scomparso. Napoli che prova quindi qualche avanzata un po’ confusa, senza molte idee… finendo però, negli ultimi dieci minuti di gioco, col riuscire addirittura a ribaltare il risultato.

Decisivo, in questo senso, quanto accade a dieci dal termine quando Cavani si lascia andare in area su pressione di Biava, espulso nell’occasione. Matador che segna quindi la rete del pareggio e Napoli che a quel punto potrà sfruttare la superiorità numerica per trovare una vittoria che ad inizio secondo tempo sembrava più lontana che mai.

Partita che definir rocambolesca è dire poco!

MVP

La sua tripletta risulta assolutamente decisiva, ancora una volta, per trovare la vittoria.
Non che brilli, rispetto ad altre volte, il buon Matador. Che però sotto porta dimostra anche oggi di aver trovato un feeling con il goal insperato, mai nemmeno solo lasciato intravvedere a Palermo.

Tre goal che pesano tantissimo e valgono oro. Il Napoli, squadra dal grandissimo carattere, c’è ancora: il Milan è avvisato.

TABELLINO

Napoli vs. Lazio 4 – 3
Marcatori: 29′ Mauri, 56′ Dias, 60′ Dossena, 62′, 80′ (pen.), 88′ Cavani, 68′ (og.) Aronica
Napoli (3-4-1-2): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio, Pazienza (12′ st Mascara), Yebda (39′ st Lucarelli), Dossena (32′ st Gargano); Hamsik; Lavezzi, Cavani.  A disp.: Iezzo, Santacroce, Ruiz, Sosa. All.: Mazzarri
Lazio (4-1-4-1): Muslera; Lichtsteiner, Biava, Dias, Garrido; Brocchi; Mauri, Gonzalez, Bresciano (38′ st Stendardo), Sculli; Zarate (38′ st Floccari). A disp.: Berni, Scaloni, Hernanes, Foggia, Kozak. All.: Reja
Arbitro: Banti
Ammoniti: Dias (L), Dossena (N), Brocchi (L), Campagnaro (N), Sculli (L), Cavani (N)
Espulsi: 35′ st Biava (L); 44′ st Reja (all.Lazio)

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Parte subito bene la Juventus: dopo un paio di minuti di gioco Iaquinta guadagna un calcio d’angolo che è battuto e scodellato in mezzo da Aquilani là dove si fa trovare puntualissimo Chiellini, che incorna la rete del momentaneo vantaggio.

Vantaggio che però dura una decina di minuti. Perché a smorzare un po’ il polverone alzato dalle recenti parole di Delneri nei confronti di Buffon ci pensa Storari che, forse avvertendo la pressione delle stesse, esce male proprio su di un corner facendosi scappare un pallone piuttosto elementare. La papera dell’ex estremo difensore doriano spiana quindi la strada al pareggio laziale, che è firmato da Mauro Zarate.

La Juventus però non subisce eccessivamente il contraccolpo psicologico, tenendo un leggero dominio nel gioco rispetto agli avversari. Predominio territoriale che Aquilani prova a concretizzare al diciannovesimo quando Chiellini guadagna un calcio di punizione giusto al limite sinistro dell’area di rigore con Aquilani che batterà una bella punizione a giro, deviata sulla traversa dalla testa di un difensore in barriera.
Traversa che diverrà protagonista anche tre minuti più tardi quando Krasic sarà servito centralmente al limite dell’area ed effettuerà un lob a scavalcare Muslera che sfiorerà proprio il montante alto della porta laziale, spegnendosi sul fondo.

Predominio, quello juventino, che si svilupperà in particolar modo sulla sinistra dell’attacco bianconero laddove Marchisio, Iaquinta e Grosso opereranno bene coralmente mettendo in seria difficoltà la retroguardia biancoceleste.
Predominio, questo, che diverrà però più marcato ogni qual volta il gioco verrà spostato sulla fascia opposta, laddove la grandissima rapidità di Krasic, abbinata alla buona classe dell’ala ex CSKA, farà di un sol boccone il malcapitato Cavanda, apparso assolutamente incapace di limitare efficacemente l’acquisto di punta dell’ultimo mercato estivo juventino.

La Lazio, di contro, troverà invece qualche difficoltà nel costruire gioco, ben contenuta dall’organizzazione difensiva della squadra di casa. Meriti che in questo senso vanno attribuiti in particolar modo a Felipe Melo, abilissimo, ancora una volta, ad effettuare un preziosissimo lavoro di contenimento sulla propria mediana.

Le cose, comunque, cambieranno piano piano, con il passare dei minuti. Dopo la mezz’ora, infatti, il leggero predominio territoriale sarà appannaggio degli ospiti, che inizieranno a far circolare palla con maggiore continuità al cospetto di una Juventus che, di contro, dimostrerà qualche difficoltà di troppo in questo senso, iniziando a verticalizzare per le punte in maniera un po’ troppo incontrollata, con poco costrutto.
Nonostante questo le due occasioni più interessanti dell’ultimo quarto d’ora del primo tempo le costruirà la Juventus: dapprima bell’azione costruita proprio da un lancio lungo, con Sorensen che trova la spizzata di Iaquinta per Quagliarella che la girerà su Marchisio il cui filtrante per Krasic metterà l’ala serba in posizione interessante per battere a rete. Chiuso al momento del tiro, però, Milos non riuscirà a far male così che a provarci sarà lo stesso Quagliarella, il cui tiro sarà però ribattuto da un difensore.
Sugli sviluppi di quella stessa azione, poi, sarà lo stesso Marchisio a provarci, questa volta da par suo: dopo una conversione in area da sinistra, infatti, il centrocampista Azzurro scoccherà un tiro alla Del Piero, riuscendo però solo a sfiorare l’incrocio dei pali più lontano.

La ripresa si apre quindi un po’ come si era aperta la prima frazione di gioco, con una Juventus molto più in palla degli avversari e capace di creare grattacapi in più occasioni alla retroguardia biancoceleste.
E’ comunque una pressione lieve ma costante quella portata dai padroni di casa, che nel contempo non riescono però a sfondare la resistenza della retroguardia laziale, attenta a chiudere con puntualità in ogni frangente.

Ad emergere è quindi la pochezza, a livello di valore assoluto, dell’attacco bianconero. Quagliarella e Iaquinta sono infatti sì due ragazzi molto seri e disciplinati in grado, quando in giornata, di fare molto bene. Così come risultano spesso molto preziosi anche in situazione di non possesso di palla, allorquando con il loro lavoro continuativo aiutano i compagni di squadra a contenere le squadre avversarie ed il loro gioco.
Nel contempo, però, parliamo di due giocatori nel complesso modesti, discreti. Ben altra roba rispetto ai tanti campioni che nel corso della storia hanno vestito quella maglia e fatto sognare milioni di tifosi.

La squadra c’è, insomma. E Iaquinta e Quagliarella, autore per altro di un ottimo inizio di stagione, sono due giocatori sicuramente meritevoli, ma che in una squadra che vorrebbe tornare a vincere dovrebbero essere considerati solo dei comprimari, non titolari assoluti di un attacco.
Così come non si può restare aggrappati per sempre ad un Del Piero che ormai riesce a fare la differenza solo sui calci piazzati. Cosa che, per altro, stava avvenendo anche stasera, con una bella punizione battuta a tempo scaduto che per poco non va a beffare un comunque attento Muslera.

Ma del resto oggi quel che passa il convento di Corso Galileo Ferraris è questo.
Vedremo se nei prossimi anni, magari già dalla stagione 2011/2012, Marotta e company riusciranno a portare almeno una punta di valore assoluto, che possa aiutare questa squadra a fare un salto di qualità che in molti attendono ormai da più di quattro anni.

Per portarla a casa serve quindi una magia del solito Milos Krasic che al novantaquattresimo è lanciato in profondità da un grande Sissoko e dopo aver seminato Cavanda converge in area, battendo Muslera con un tocco d’esterno destro che beffa un come spesso accade piuttosto impreciso Muslera.

Juventus che porta quindi a casa una vittoria più che meritata. Al di là del risultato, infatti, è proprio ai punti che la squadra di Delneri dimostra di meritare la vittoria, creando gioco con molta più continuità rispetto agli avversari ed andando a creare, nel complesso, più occasioni in cui provare a pungere. Lo score finale, del resto, recita di una Juve capace di calciare di calciare per ventidue volte verso lo specchio di porta avversario, trovato però in sei sole occasioni, contro le undici volte, di cui tre nello specchio, della Lazio.
Il doppio esatto, insomma, proprio a dimostrare come il leggero dominio in ottica di possesso (52% a 48%) venga concretizzato in maniera molto maggiore dai padroni di casa, cui continua a mancare però, come detto, una punta che sappia far effettuare a questa squadra il definitivo salto di qualità, quantomeno all’interno dei patri confini.

Detto della partita andiamo quindi ad approfondire il discorso analizzando, sommariamente, le singole prestazioni:

Juventus

Storari: 5,5
Il suo erroraccio del quattordicesimo del primo tempo rischia di pregiudicare il match. Se Krasic – con la complicità di Muslera – non segnasse a tempo praticamente scaduto la Juventus avrebbe due punti in meno in classifica proprio – in buona parte – per colpa sua. Una battuta a vuoto, comunque, capita.

Sorensen: 6,5
Se non imparerà a gestire meglio la palla, laddove in fase di possesso dimostra notevoli limiti tecnici, avrà sicuramente problemi ad imporsi ad alto livello. Al di là di questo, comunque, si dimostra ancora una volta difensore molto affidabile, anche nonostante debba controllare un cliente certo non facile come Mauro Zarate.

Bonucci: 6
Il suo limite principale sembra essere psicologico. Sempre un po’ timido, fa comunque la sua discreta figura.

Chiellini: 6,5
Sblocca la partita con una testata delle sue, si erge poi a colonna della retroguardia bianconera come lui sa fare.

Grosso: 6
Dalle sue parti la Lazio attacca poco, ma lui dimostra comunque di non essere in formissima e si limita allo svolgimento del compitino.

Krasic: 7,5
Come detto la Juve sfrutta forse con più continuità altre zone del campo, per attaccare. Quando la palla passa dalle sue parti, però, ecco l’accelerazione che può sempre far male. E se i suoi sfiorano il goal proprio su di una punizione guadagnata da lui ecco che a pochissimi secondi dal triplice fischio riesce, con un’ennesima accelerazione, a decidere il match. Con la complicità di Muslera, certo. Ma la sua costanza nella ricerca di un modo per rendersi pericoloso non può che essere premiata, a maggior ragione quando, come oggi, riesce a risolvere la partita.

Aquilani: 6,5
Nel primo tempo gioca piuttosto bene, andando anche vicino alla rete con un tiro da una ventina di metri sfiorato e alzato in angolo da Muslera. Nella ripresa ha un piccolo calo con il passare del tempo, dovuto anche, pare, ad un leggero fastidio muscolare.
(Dall’88’ Sissoko: 7
Krasic, ok. Ma se il serbo risolve buona parte del merito è suo. Dopo tante prestazioni sottotono un voto che vada anche a ridargli fiducia. Il suo lancio, comunque, vale un buon cinquanta percento del goal che permette alla Juventus di strappare i tre punti.)

Melo: 7
Il solito, ritrovato, gladiatore.

Marchisio: 6
Esattamente come Aquilani più positivo nel primo tempo che nella ripresa. Arma tattica importante per la Juve, essendo un esterno atipico.
(Dal 67′ Pepe: 6,5
Più ficcante e pungente di Marchisio è proprio lui a dare anche una certa scossa alla squadra. In due occasioni mette anche in difficoltà Muslera.)

Quagliarella: 6
Questa volta non trova il goal, ma l’impegno è sempre lo stesso. Fatica più del solito a trovare lo specchio, ma è comunque il giocatore, tra i suoi, che ci prova con più continuità (quattro i suoi tiri totali).
(Dal 70′ Del Piero: 6
Come detto in sede di commento ormai la differenza può farla quasi solamente grazie ad una conclusione da calcio piazzato. Cosa che gli stava riuscendo anche stasera.)

Iaquinta: 6
Tanto movimento, solita generosità. Ottimo gregario.

Lazio

Muslera: 5
Bucando dopo un paio di minuti di gioco non si scompone, e fa la sua partita. Bravo, poi, a negare a Del Piero la via della rete su calcio piazzato. A tempo praticamente scaduto, però, rovina tutto regalando la rete della vittoria ai padroni di casa.

Lichtsteiner: 6
Nel primo tempo la Juve attacca con più continuità dalla sua parte, ma lui tutto sommato riesce a contenere. Non è dalla sua parte, del resto, che arrivano le cavalcate di Krasic ed il duo Marchisio-Grosso è indubbiamente un cliente molto più morbido.

Biava: 6
Soffre un po’ all’inizio, esce dopo essersi scosso di dosso i timori dell’inizio. Decisivo, poi, in chiusura di primo tempo su Quagliarella. Peccato solo che la sua partita termini dopo un’ora, quando è costretto ad uscire per infortunio.
(Dal 61′ Diakitè: 6,5
Entra dimostrando di essere molto concentrato, cosa che riesce a mantenere sino al termine del match, a differenza del passato. Con il suo atletismo potrebbe essere una pedina interessante, non avesse i ben noti limiti tecnici e psicologici.)

Dias: 6
Si fa bruciare da Chiellini in occasione dell’1 a 0, per il resto controlla gli avanti bianconeri senza eccessivi patemi, guidando discretamente la retroguardia biancoceleste.

Cavanda: 5
Se il match finisse un minuto prima riceverebbe fors’anche la sufficienza. Allo scadere, però, si fa prendere d’infilata dalla verticalizzazione di Sissoko e bruciare dall’accelerazione di Krasic. Partita persa.

Brocchi: 5,5
Perde il confronto con i centrocampisti bianconeri, non riuscendo a dare il suo classico apporto quantitativo al gioco laziale.

Matuzalem: 6,5
Preferito nuovamente a Ledesma dimostra di meritare ampiamente il posto. Partita molto ordinata, la sua, che detta i tempi e verticalizza non appena può.

Mauri: 5,5
Dopo un inizio di stagione a tratti devastante Mauri decide di tirare il fiato nella partita sbagliata, risultando un po’ un fantasma nel big match che poteva valere il +6 sulla Juventus.
(Dall’87’ Ledesma: s.v.)

Hernanes: 5
Imputato di essere stato il giocatore di cambiare così radicalmente faccia alla Lazio incappa anche lui, come Mauri, in una serataccia, risultando quasi nullo, almeno rispetto al solito, in fase offensiva.

Zarate: 6,5
Molto più concreto che in altre situazioni paga un po’ la serata non proprio brillante dei suoi compagni di reparto. E’ lui, comunque, a rimettere in carreggiata la Lazio, andando a realizzare la rete del momentaneo pareggio che solo una grande giocata del duo Sissoko-Krasic ed una mezza papera del proprio portiere rimetteranno in discussione giusto a fine partita.
(Dal 90′ Del Nero: s.v.)

Floccari: 6
Prova a concludere a rete in due sole occasioni, ed in entrambe non trova nemmeno lo specchio di porta. Ma del resto è anche lasciato piuttosto solo là davanti, dove soffre pure molto la marcatura asfissiante di Chiellini.

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I problemi sono sempre gli stessi e Allegri, ad ora, non è ancora riuscito a farci fronte.

Da dove iniziamo?

Il portiere è ritrovato. Abbiati non è un fenomeno, ok, ma il suo lavoro lo fa in maniera quantomeno dignitosa. Così come nessun problema particolare, quando ci sono, lo crea la coppia di centrali difensivi. Già diverso, invece, il discorso terzini, laddove manca non poca qualità.

Al tempo stesso, oggi come oggi, il gioco del centrocampo non risulta essere all’altezza della situazione: lento, compassato, con poca inventiva. Sembrano lontani i tempi d’oro del trio Seedorf-Pirlo-Gattuso, allorquando era proprio questa, probabilmente, la miglior mediana al mondo.

L’attacco, poi, non differisce molto dal resto della squadra: poca incisività, mancanza di fluidità di manovra, capacità non ancora così affinata di creare palle da goal.

Situazione tendente all’opposto, invece, sulla sponda Biancoceleste del Tevere: se Muslera non è e non sarà mai portiere in grado di infondere sicurezza al cento per cento e la difesa, altrettanto, non somiglia poi molto ad una Linea Maginot va comunque sottolineata la prova positiva di Cavanda, giovane belga che è tutto fuorché un fenomeno ma che ha dato il suo contributo in una partita comunque sempre ostica come quella di stasera.

Il centrocampo, poi, è la nota più positiva di questa squadra, il vero reparto cardine di un team che, a questo punto, potrebbe forse candidarsi come vera sorpresa del campionato, a maggior ragione se squadre più quotate come Genoa, Palermo e Fiorentina continueranno a stentare.

Giocatori come Ledesma e Foggia, ad esempio, garantiscono una certa qualità alla manovra. Un Brocchi, invece, resta a tutt’oggi un lottatore indomabile su cui contare sempre quando la temperatura cresce.

Un impianto del genere, poi, è stato implementato con l’acquisto di un giocatore di alto livello come Hernanes, che ha già fatto fare un certo salto di qualità a questa squadra, rispetto all’anno scorso.

In attacco, poi, non si può dire che la qualità abbondi. Ma se si riuscisse a costumare un minimo Zarate, anche qui, la musica sarebbe di un certo livello.

Situazioni opposte, insomma.

Ad Allegri, comunque, darei almeno due mesi di tempo. Ad inizio novembre, quindi, torneremo a parlarne e vedremo se ci saranno stati o meno dei passi avanti a livello di gioco.

Prima, sinceramente, mi sembrerebbe di fare un discorso un po’ a vuoto.

Lazio

Muslera: 6
Partita senza grossi brividi per il portierino uruguagio, che non è sicuramente particolarmente colpevole in occasione del goal per quanto, personalmente, mi sarei aspettato ben altra uscita.

Cavanda: 6,5
Come detto, nota positiva della serata Biancoceleste, quantomeno relativamente alla difesa. Polmoni d’acciaio, grinta e tanta voglia di esserci e mettersi in mostra.
(Dall’87’ Lichtsteiner: s.v.)

Biava: 5,5
Ha vissuto serate migliori.

Dias: 5,5
Come sopra.

Radu: 6
Discreta prestazione per il difensore rumeno, stasera schierato sulla sinistra.

Foggia: 6
Torna titolare dopo dieci mesi e mette in mostra tanta voglia di giocare, anche se non riesce ad incidere particolarmente sulla partita. Non è un fenomeno, ma il suo lo può fare. Elemento da tenere in considerazione per mister Reja.
(Dal 74′ Rocchi: s.v.)

Brocchi: 6
Tanta quantità, come al solito. Lotta su ogni pallone per tutti i novanta minuti, con spirito indomito da far invidia a un eroe mitologico.

Ledesma: 6
Non entra un granché nel vivo del gioco, ma pur senza mettersi particolarmente in mostra prova a dettare i tempi dalla cabina di regia.

Mauri: 5,5
Da migliore in campo contro la Fiorentina alla prestazione quasi anonima di stasera. Che la stanchezza si sia fatta sentire?
(Dal 79′ Zarate: 5
Entra e ad ogni palla che tocca abbassa la testa, punta l’uomo che ha davanti e parte per provare a scartare tutti ed entrare in porta col pallone. Guardarlo mi riporta a quando ero bimbo e vedevo un’orda di veneziani ad ogni partita giocata in oratorio. Probabilmente non ha ancora capito come il calcio sia un gioco di squadra.)

Hernanes: 7
Man of the match. Gestisce il pallone tra le linee, salta l’uomo con facilità, scarica a rete, rifinisce. Non fosse che dà spesso quel sentore di anarchia tattica…

Floccari: 6
Il goal. Sottomisura. Tagliando bene, certo. Più una sorta di sombrero a Gattuso con accelerazione e conclusione da fuori. E poi?

Milan

Abbiati: 6,5
Diverse ottime parate. Più l’essere incolpevole in occasione del goal laziale. Ormai sembra proprio essersi ritrovato.

Abate: 5
Si propone con discreta continuità. Ma con la palla tra i piedi combina ben poche cose buone. Per non parlare di quando decide di spingersi al cross…
(Dall’83’ Antonini: s.v.)

Nesta: 6
Gioca una partita discreta. Fino all’incapacità di contenere Hernanes in occasione del goal del pareggio.

Thiago Silva: 6
Un po’ come per Nesta. Partita discreta, incapacità di chiudere in anticipo su Floccari in occasione del pareggio.

Zambrotta: 6
Non spinge moltissimo ma non difende nemmeno male. Pescasse il jolly al termine, poi, sarebbe l’eroe del match. Peccato che a negargli il trionfo sia la traversa… che staffilata, comunque!

Gattuso: 5,5
Corre. Anche se non più come una volta. Chi ha amato, come il sottoscritto, il medianaccio di ferro tutto muscoli e polmoni che ha imperversato per anni nei campi di mezzo mondo non potrà che rattristarsi nel vedere le attuali prestazioni di un giocatore che è ormai arrivato a sparare le ultime cartucce.
(Dal 69′ Flamini: s.v.)

Pirlo: 5,5
Se il gioco non scorre fluido, ovvio, non può che essere anche a causa della scarsa vena del regista principe del campionato.

Seedorf: 6
Giochicchia come al suo solito, ormai. Fino a trovare la giocata che regala il vantaggio ai Rossoneri, con un grandissimo filtrante a lanciare Ibrahimovic. Anche lui, però, dovrebbe contribuire di più alla causa.
(Dall’87’ Robinho: s.v.)

Boateng: 6
Si meriterebbe almeno mezzo punto in più, per l’impegno. Non fosse che giocando in una posizione a lui non consona finisce col rimanere spesso ai margini del gioco e a non incidere come potrebbe e saprebbe fare.

Ibrahimovic: 6
Potrò essere accusato di essere troppo stretto con i voti, ma tolto il goal, rispetto al quale ci si deve comunque togliere il cappello, Ibra sembra ancora l’ombra del giocatore apprezzato in passato sulla sponda Nerazzurra di Milano. Che il gioco compassato e manovrato del Milan non faccia poi così tanto al caso di un giocatore con le sue caratteristiche?

Ronaldinho: 5
Gli amanti del calcio non possono che essersi spellati le mano nel guardarlo giocare all’esordio contro il Lecce. Da lì in poi, quindi, un lento digradare. Sino alla prestazione totalmente incolore di stasera.

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