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Archive for aprile 2015

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.


Barcellona vs. Bayern Monaco

A mio avviso questa è una finale anticipata. Anche se la realtà dei fatti è che quelle tre (quindi queste due più il Real Madrid campione in carica) abbiano valori tecnici così vicini che non si possa definire con certezza quale squadra sia meglio e quale sia peggio. Semplicemente si può dare una preferenza a seconda del momento della stagione.

Che partite saranno è presto detto: spettacolari.

Da una parte il miglior attacco del mondo, composto da tre veri Fenomeni, dall’altra la squadra più “squadra” al mondo.

Molto potrebbe giocarsi anche in infermeria: contro il Porto i bavaresi hanno dovuto rinunciare a ben sei uomini, quattro dei quali titolari più che fissi. Sto parlando di Ribery e Robben sulle fasce, oltre che di Alaba e Schweinsteiger. Oltre a Benatia ed Javi Martinez.

Insomma, se da una parte il Barcellona sembra essere una delle squadre più in forma d’Europa, dall’altra è indubbio che i tedeschi qualche problema l’abbiano. Anche se come dimostrato nel ritorno con il Porto (che però certo non è il Barcellona) la rosa è così profonda e completa che possono sopperire benissimo anche a diverse assenze.

Definire chi passerà è praticamente impossibile. Le due squadre fondamentalmente si equivalgono e si fanno preferire per aspetti diversi.

Semplicemente per la questione stato di forma – infortuni, quindi, do leggerissime chance in più ai Blaugrana, che però giocheranno fuori casa il ritorno: 51% vs 49%.

Juventus vs. Real Madrid

Tra le tre squadre più forti al mondo il Real mi sembra essere oggi quella più “attaccabile”. Ma certo, quando peschi la campionessa d’Europa in carica non puoi certo dormire sogni tranquilli.

Anche qui la doppia sfida dovrebbe essere caratterizzata da assenze importanti: la Juventus quasi certamente farà a meno di Pogba, quantomeno nella sfida di andata. Il francese è sulla via del recupero, ma pare che anche forzando i tempi non possa tornare prima della gara di ritorno.
Discorso simile anche per il lungodegente Asamoah, che sembra aver imboccato la via del ritorno. La sua assenza certo non peserebbe quanto quella del classe 93 ex United, ma averlo a disposizione darebbe un’alternativa importante ad Allegri sulla sinistra. Va però capito in che condizioni tornerebbe a calcare il campo: essendo un giocatore che fa dell’atletismo la sua dote principale è facile pensare che non sarebbe un super-Asamoah quello che potrebbe eventualmente giocare contro il Real. Quello, forse, lo si potrà tornare a vedere a partire dall’anno prossimo.

Il Real invece ha dovuto fare a meno di Benzema, Bale e Modric. Tre pezzi da novanta dello scacchiere madridista. Tre assenze importanti che di certo diminuiscono il potere d’arresto dei Blancos e danno qualche chance in più ai Bianconeri, che partono comunque assolutamente con gli sfavori del pronostico.

Proprio su questi presupposti personalmente do un 25% di chance alla Juve ed un 75% al Real.

Napoli vs. Dnipro

Il Napoli è reduce dall’eliminazione della squadra che sulla carta era la deputata, proprio assieme ai partenopei, ad alzare il trofeo.

Quindi ora nonostante la presenza dei campioni in carica, il Siviglia, è logico sia il Napoli la prima favorita.

A questo si aggiunge la benevolenza dell’urna, che ha accoppiato la squadra di Benitez alla compagine più abbordabile del lotto: gli ucraini del Dnipro.

Che a mio avviso non sono una squadra da semifinale europea, neppure in Europa League.

Il girone lo passarono solo in maniera fortunosa, grazie all’annullamento del goal-qualificazione segnato dal Qarabag all’Inter. Senza quell’errore arbitrale oggi non sarebbero qui.

Ai sedicesimi sfida non semplicissima con l’Olympiakos, squadra comunque giocabile. 2 a 0 casalingo e poi pareggio in Grecia. Agli ottavi è stato invece il goal fuori casa, segnato per altro ai supplementari, a regalare il passaggio del turno contro l’Ajax. Ai quarti, infine, la fortuna di pescare l’avversaria più giocabile, il Bruges, battuto comunque a fatica con un 1 a 0 complessivo.

Detto tutto questo penso che il Napoli possa solo suicidarsi. Il Dnipro ha perso entrambi i confronti giocati nel girone contro l’Inter, che certo non vale i partenopei. Impensabile quindi possa risultare avversario ostico per la squadra di De Laurentiis. Che vedo quindi avere un buon 85% di chance di passare, a fronte del 15% che lascio al Dnipro (che ovviamente punterà al miracolo giusto per smentirmi).

Siviglia vs. Fiorentina

Indubbio dire che gli spagnoli, anche solo per abitudine a giocare questa competizione ed in generale calcare i palcoscenici europei, sono i favoriti.

Però attenzione: la Fiorentina è un’ottima squadra, a mio avviso molto sottovalutata.

Ha diversi giocatori stranieri che conoscono quindi realtà diverse, molti dei quali in Europa hanno già comunque maturato esperienza. Basti pensare a Mario Gomez o Joaquin, ma anche Pizarro, Savic, Gonzalo Rodriguez e Borja Valero. O perché no Salah, che pur essendo ancora piuttosto giovane con il Basilea – specialmente – strada ne ha fatta.

Posto che entrambe le squadre hanno comunque i propri punti deboli, secondo me la differenza potrebbe quindi farla il cinismo. Che poi è il più grande punto debole della compagine Viola, come dimostrato ieri in una gara, quella contro la Dinamo Kiev.

Trovasse più capacità di incidere sotto porta la Fiorentina giocherebbe secondo me ad armi quasi pari il doppio confronto con gli iberici. Che comunque partono avanti. Direi una percentuale intorno al 60% per il Siviglia, attorno al 40% per la Fiorentina.


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Se già l’andata dei quarti di finale aveva segnato per il nostro paese un ulteriore passo avanti nel ranking Uefa, il ritorno non è stato da meno.

Certo, è un peccato che la Juventus abbia giocato in maniera così remissiva non andando oltre lo 0 a 0 e, ancor più, che il Napoli si sia mezzo suicidato facendosi recuperare i due goal di vantaggio dal Wolfsburg.

L’importante però è che tutte e tre le nostre compagini abbiano fatto punti. E, soprattutto, che siano ancora in corsa: in semifinale (sorteggio oggi a mezzogiorno) potranno farne altri.

Andiamo a guardare innanzitutto il ranking stagionale. Che rispetto alla giornata precedente fa segnare un incremento del gap nei confronti della Germania, che passa da 2 punti secchi a 2,5 punti.

Ancora meglio, per ovvi motivi, la crescita nei confronti dell’Inghilterra. Qui il gap, che era fermo a 3 punti e mezzo settimana scorsa, cresce di circa 1 punto.

Resta invece invariato quello nei confronti degli spagnoli, che però sono un target totalmente fuori portata per noi, su base quinquennale.

A questo proposito, cosa dice il ranking quinquennale?

Che la differenza di punti che ci separa dal secondo e dal terzo posto è, di conseguenza, meno.

Ma il dato più interessante è quello che riguarda il ranking della prossima stagione. Se quella attuale finisse qui noi confermeremmo il nostro quarto posto (che non abbiamo possibilità di cambiare già quest’anno), ma da luglio, con l’eliminazione della stagione 2010/2011, partiremmo molto vicini agli inglesi: solo 4 punti di scarto (5 e rotti nei confronti dei tedeschi).

Questo cosa vuol dire? Che la grandissima stagione disputata sin qui dalle nostre rappresentanti in Europa ci ha fatto fare grossissimi passi avanti in ottica di ranking Uefa. E che se l’anno prossimo sia noi che gli inglesi confermassimo i risultati di questa stagione (per quanto credo che loro saranno vogliosi di riscatto, dopo la pessima prova di quest’anno) potremmo addirittura chiudere la prossima stagione al terzo posto del ranking, andando quindi a recuperare un posto in Champions League (a discapito degli inglesi).

Possibile?

Certo, anche se difficile. Del resto, come detto settimana scorsa, è più realistico che qualora noi ci confermassimo in crescita potremo tentare il sorpasso tra due anni.

Attenzione, però. Proprio l’ultimo scampolo di questa stagione può diventare decisivo: abbiamo ancora tre squadre in corsa, che potenzialmente potrebbero giocare ancora un totale di 9 partite. Se riuscissero ad arrivare tutte e tre in fondo (difficile se non tendenzialmente impossibile) potremmo accumulare ancora diversi punti già questa stagione. E a quel punto l’anno prossimo potremmo partire praticamente alla pari con gli inglesi. E giocarci il tutto per tutto in una sola stagione!

Cosa dire, invece, del ranking per club?

Attualmente la Juventus è quattordicesima, e verosimilmente sarà questa la posizione in cui finirà la stagione: solo vincendo entrambe le semifinali e la finale, infatti, potrebbe superare Valencia e Borussia Dortmund. Impossibile.

Il quattordicesimo posto è comunque un ottimo risultato per i Bianconeri, che ancora pagano – a ranking – le “scorie” post Calciopoli. Come potete vedere dalla grafica qui sopra, infatti, nel conteggio ricadono ancora due stagioni particolarmente negative. In cui, in tutto, i torinesi fecero registrare la miseria di 10 punti. Se li rapportate al solo risultato di questa stagione (quasi 29) capite bene come quelle due stagioni risultino una zavorra molto importante nel computo del punteggio quinquennale.

La seconda delle italiane è invece il Napoli, che dopo ieri sera ha appaiato il Milan al 21esimo posto in classifica. Con però ancora la possibilità di crescere in questa stagione ed assestarsi nella top 20 europea.

Di contro Inter e Milan, 22esima e 23esima, crolleranno l’anno prossimo nel ranking, dato che con ogni probabilità non giocheranno l’Europa League.

A proposito della prossima stagione, l’inizio della stessa vedrà la Juve perdere la prima parte della zavorra di cui parlavo. Così a luglio ci sarà il balzo al decimo posto, piuttosto vicina a squadre come PSG, Arsenal e Borussia. Proprio i tedeschi saranno una squadra che verosimilmente i Bianconeri supereranno entro fine stagione, dato che non giocheranno in Europa.

E poi chissà, a seconda di quelli che saranno i loro risultati potranno cercare di scalare altre posizioni.

Il Napoli invece, ad oggi, inizierebbe quindicesimo. Ma va detto che tra i punti che potranno ancora raccogliere quest’anno e quelli che potranno raccogliere l’anno prossimo (dove è ancora da definire se giocheranno in Europa League o in Champions League) potrebbero anche loro tentare di entrare nella top 10 dei club europei.


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Su imbeccata di GuajeKos ho proposto ieri su Facebook quella che sarebbe la mia nazionale italiana nel caso in cui l’Europeo – previsto per la prossima estate – si giocasse tra un paio di mesi.

Ho potuto così notare con piacere che la maggior parte degli utenti intervenuti hanno sottoscritto quasi in toto la formazione da me proposta, suggerendo per lo più solo leggerissime correzioni.

Da una semplice formazione, però, non si possono evincere i principi di gioco che vi sono sottesi ed i perché delle scelte, che vado quindi a spiegare in maniera un minimo più dettagliata qui.

Innanzitutto il modulo: 4-3-3.

Questo perché il 3-5-2 spesso utilizzato da Conte è un sistema di gioco che permette sì di garantirsi una certa qual solidità difensiva ma che nel contempo, spesso, non aiuta a sviluppare il gioco offensivo, soprattutto in mancanza di giocatori – alla Tevez – capaci di trascinare la squadra ed “inventarsi” goal dal nulla o quasi.

Con il 4-3-3, invece, potremmo sia garantirci una certa copertura (almeno con gli elementi da me proposti) che cercare di avere una fase offensiva più produttiva.

Ma veniamo a questi undici giocatori scelti, per avere un quadro più chiaro della squadra che proporrei.

Partiamo dal portiere: la scelta è praticamente scontata, con Gianluigi Buffon che nonostante passi il tempo resta sempre l’estremo difensore più affidabile d’Italia.
Ben staccato, a mio avviso, Salvatore Sirigu. In crescita invece le quotazioni di Perin e Sportiello, partendo dal presupposto che personalmente affiderei ad uno di loro due il testimone oggi saldamente nelle mani del portiere Campione del Mondo nel 2006.

In difesa, come detto, schieramento a quattro uomini.

A destra la mia scelta cadrebbe su di un esordiente, Davide Zappacosta.
Ha la gamba per poter coprire anche tutta la fascia per novanta minuti. Potente ed esplosivo, può supportare la manovra offensiva e garantire copertura, anche se sembra avere ancora qualche lacuna tattica comunque limabile nel corso delle prossime stagioni.Nonostante non abbia ancora espresso appieno le sue potenzialità è secondo me oggi il giocatore su cui ci si dovrebbe affidare per dare un po’ di sostanza alla squadra.

Sull’out opposto schiererei invece quello che è il laterale basso più forte d’Italia, Matteo Darmian.
Abile ad agire su entrambe le fasce, il terzino del Torino garantisce spinta e copertura (del resto il suo pedigree difensivo parla chiaro, essendo nato centrale). Scelta da cui credo nessuno potrebbe prescindere (nemmeno in caso di difesa a tre, con lui spostato a fluidificante), è stato uno dei pochi a salvarsi nel disastro totale fatto segnare in Brasile dalla nostra nazionale.
Su di lui, per altro, ci sono le attenzioni di Braida – che ben lo conosce – e quindi del Barcellona, il che dimostra come oggi sia uno dei pochi giocatori italiani con una certa statura (nonostante non giochi in un top club).

Centralmente la scelta per me è facile: Leonardo Bonucci e Andrea Barzagli.
Il primo è cresciuto molto rispetto alle scorse stagioni e sta finalmente raggiungendo un livello tale per cui può essere annoverato tra i migliori difensori d’Europa, per quanto non ancora nelle primissime posizioni.
Il secondo invece lo è già da tempo. Ultimamente è stato frenato da diversi problemi fisici, ma se fosse recuperato al 100% non prescinderei mai da lui in un torneo di questa importanza.
Qualcuno, nel darmi la sua versione della squadra, ha proposto i giovani Romagnoli e Rugani. Sicuramente due centrali molto interessanti. Con ogni probabilità il futuro della nostra nazionale. Ad oggi sarebbe comunque un bel rischio lanciarli titolari, avendo ancora solo 20 e 21 anni e soprattutto avendo pochissima esperienza internazionale (discorso che può valere anche per Zappacosta, che però è più grande e maturo e soprattutto non gioca nel cuore della difesa).

Scarterei quindi Chiellini, relegato in panchina, perché giocatore troppo irruento e che soprattutto ha palesi lacune tecniche, che alle volte pesano nel corso dei match.

Il centrocampo a tre lo farei invece reggere sull’ordine di gioco che il buon Claudio Marchisio ha saputo proporre nel corso della stagione anche alla Juventus, dove è stato sempre più spesso impiegato da vice-Pirlo.
Giocatore che a me è sempre piaciuto fin dai suoi esordi (ai tempi dell’under 21 era nettamente una delle migliori mezz’ali d’Europa, tra i parietà), ha attraversato momenti in cui sembrava aver raggiunto un livello assoluto ed altri in cui è finito addirittura relegato in panchina, tanto che pareva potesse lasciare Torino.Ha tempi di gioco e di inserimento, dà un apporto importante in fase di non possesso, è completo e sa rendersi utile in entrambe le fasi. Nell’Italia attuale è dal mio punto di vista un elemento imprescindibile, a prescindere dal ruolo (centromediano o mezz’ala che sia).

In maniera piuttosto simile reputo quindi imprescindibile anche Marco Verratti, probabilmente il giocatore più talentuoso della mia nazionale.
Schierato mezz’ala come nel suo Paris Saint Germain, Verratti può dare quel quid in più di imprevedibilità alla nostra manovra. Tra i pochissimi italiani rimasti in grado di saltare l’uomo, può aiutare Marchisio nella gestione del possesso e nella costruzione del gioco, provando perché no ad ispirare il tridente offensivo con qualche invenzione.
A tutto questo abbina anche una certa capacità di contribuire alla fase di non possesso, anche se spesso si lascia andare a qualche fallo di troppo. Essendo anche lui utilissimo in entrambe le fasi è comunque un giocatore di cui non mi priverei.

Trio di mezzo che completerei quindi con la duttilità e lo spirito di sacrificio incarnati da Alessandro Florenzi, jolly romanista capace di giocare praticamente in qualsiasi posizione del campo.
La scelta, anche in questo caso, è dettata dalla sua capacità di alternare molto bene fase offensiva e fase difensiva. Grandissimi tempi di inserimento, che giocando mezz’ala potrebbe sfruttare più di Marchisio, è il classico motorino di centrocampo capace di sfrecciare avanti e indietro per novanta minuti.
Se è vero che non ha grandi punti forti, è altresì vero che non ha nemmeno grossi punti deboli. Centrocampista abbastanza completo, sarebbe utile a dare sostanza al reparto e, come detto, potrebbe portare in dote anche qualche gollettino.

In molti hanno lamentato la mancanza di Andrea Pirlo, che convocherei ma farei partire dalla panchina. Il perché è semplice: sebbene io lo ritenga uno dei centrocampisti più forti nella storia del calcio, dotati di un piede fatato e di un talento con pochi pari, debbo anche fare i conti con la sua ormai totale assenza di ritmo (e non potrebbe essere altrimenti, vista l’età).
Proprio per questo lo terrei in panchina: con la sua esperienza potrebbe essere di grosso aiuto al gruppo, potendo anche dare quei 30-40 minuti di qualità assoluto quando necessario.La titolarità, però, sarebbe fuori discussione: ad un Europeo non si tratta di giocare una volta a settimana, cosa che magari riuscirebbe ancora a garantire. Con partite ogni 3-4 giorni servirebbero giocatori più freschi, capaci di dare sempre la giusta dose di “sprint” alla squadra.

In fase difensiva, poi, il centrocampo sarebbe aiutato dai due esterni offensivi, scelti non a caso.

A destra la mia prima opzione sarebbe quindi Antonio Candreva, tra i trascinatori della splendida Lazio di quest’anno.
Altro giocatore che non è mai riuscito a fare il salto di qualità internazionale, ha comunque gamba, qualità e potenza di tiro importanti. Giocatore disponibile al sacrificio, potrebbe rientrare per serrare le fila in caso di necessità quanto cercare di bucare in velocità le difese avversarie, o perché no cannoneggiare il portiere col suo destro.
Logico, non stiamo parlando di un Robben o di un Muller, ma è comunque tra il meglio che possiamo permetterci oggi. Proprio stato di forma ed applicazione me lo farebbero preferire nettamente ai contendenti, in particolare Cerci.

A sinistra invece opterei per Lorenzo Insigne, lo scugnizzo tornato da poco in campo dopo un brutto infortunio.
Diciamolo chiaramente: nei primi due mesi di questa stagione stava dimostrando di aver fatto un salto di qualità notevole rispetto al passato e di essere pronto per affermarsi anche a livello internazionale. Poi l’infortunio l’ha fermato sul più bello, impedendogli questa esplosione. Mi auguro solo rimandata.
Tornato in campo l’ha fatto alla grande, in queste prime uscite. E con lui il Napoli sembra stia anche tornando a macinare gioco e vittorie (certo, non solo per merito suo).
Il talento non si discute, è sicuramente tra i pochi giocatori con in faretra qualche colpo capace di inventare goal dal nulla e la sua presenza potrebbe quindi essere vitale in un’ottica di “rimineralizzazione” della nostra manovra offensiva.
A questo, un po’ come Candreva, aggiunge ottime doti in fase di ripiegamento: ha infatti sempre dimostrato un’abnegazione assoluta che fin dall’anno scorso portò Benitez a preferirlo sovente a Dries Mertens.

In ultimo la punta centrale. In molti vorrebbero il classico puntero d’area di rigore, alla Toni per intenderci, ma la mia scelta ricade su quella che a mio avviso è oggi la punta migliore d’Italia: Manolo Gabbiadini.
Sinistro letale, tecnica fine, gamba e corsa da non sottovalutare. Negli ultimi anni si è evoluto più come attaccante esterno, in primis per mere necessità tattiche, ma è bene ricordare a tutti che è cresciuto giocando centralmente, come primo o secondo violino.
Ha tutto per imporsi come un bomber affidabile, a partire da una grande intelligenza tattica fino ad arrivare alla facilità di calcio che tutti conosciamo.
Jolly offensivo che potrebbe comunque essere utile più largo, potrebbe lasciare spazio in corsa ad attaccanti di tipo diverso (Pellè per la presenza, Immobile per la profondità) che potrebbero così variare gli spartiti della nostra fase offensiva.

Insomma, a prescindere dalle opinioni e dai gusti quella che vi ho qui proposto mi sembra una formazione assolutamente sensata, con i suoi perché e i suoi per come.

Una squadra che in fase offensiva dovrebbe fare grande affidamento sulle due coppie di laterali Zappacosta-Candreva da una parte e Darmian-Insigne dall’altra, sugli inserimenti di Florenzi, le giocate di Verratti e l’ordine di Marchisio. Oltre che, ovviamente, i – tanti – goal che può garantire Gabbiadini.

In fase di ripiegamento, invece, si schiererebbe con una classica linea a quattro con Marchisio discreto frangiflutti davanti alla difesa ed una linea a questo punto a quattro uomini che andrebbe a formarsi grazie al ripiegamento di Candreva ed Insigne.

Insomma, una squadra certo non fenomenale se paragonata ad alcune nostre rappresentative del passato ben più talentuose, ma assolutamente con un suo senso e soprattutto che potenzialmente potrebbe giocarsi la semifinale dell’Europeo. E poi si sa, da lì tutto può succedere!


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Continua la – potremmo dire – strabiliante stagione europea delle italiane, almeno a livello di ranking Uefa.

Le vittorie di Juventus e Napoli ed il – potremmo dire sfortunato – pareggio della Fiorentina ci portano infatti a mantenere invariato il distacco nel ranking stagionale nei confronti della sempre lanciatissima Spagna, ma nel contempo ad allungare sulla Germania e – ovviamente, non avendo più squadre qualificate – sull’Inghilterra.

Così se al termine degli ottavi di finale – come potete leggere qui – avevamo 1.166 punti più dei tedeschi, oggi il distacco è salito a quota 2 punti tondi.

Un incremento importante, che potrebbe addirittura crescere da qui al termine della stagione.

Risultati alla mano, infatti, le nostre compagini partono tutte favorite per l’accesso alle semifinali (non si può cantare vittoria, perché paradossalmente a parte il Napoli che realisticamente è abbastanza al sicuro le altre due hanno ancora tutto aperto). Il che significa poter incamerare ancora punti nel ritorno dei quarti (con Napoli e Fiorentina che giocheranno in casa, tra l’altro), ma soprattutto avere la speranza di incrementare ancora in maniera comunque significativa il bottino proprio nel turno successivo.

Passando, infatti, le tre italiane rimaste giocherebbe un totale di altre nove partite. In palio ci sono quindi 4.5 punti ranking (senza contare le eventuali finali) conquistabili. Certo, impossibile vedere nove vittorie in nove partite, ma se tra il ritorno dei quarti ed il doppio confronto di semifinale le nostre compagini si confermeranno a buon livello potremo incrementare ancora il nostro vantaggio sull’Inghilterra.

E perché no anche sulla Germania: ad oggi i tedeschi hanno solo due squadre ancora in corsa. Il Wolfsburg realisticamente non dovrebbe passare il turno. Qualora l’eliminazione divenisse realtà, quindi, potrà provare a portare punti solo provando a vincere (o almeno pareggiare) al San Paolo.
Allo stesso modo il Bayern Monaco, che pure secondo i bookmakers è ancora favorito, ad oggi non ha certo la sicurezza di continuare il proprio percorso in Europa. Non ce la facesse la Germania rischierebbe di non andare oltre i 15/16 punti. Ovvero meno di quelli che noi abbiamo guadagnato ad oggi.

E sul ranking quinquennale, quello che determina le squadre qualificate alle competizioni europee?

Beh, il passo avanti di questo turno ci ha portato a ridurre a 10 i punti dalla Germania e a 12 quelli dall’Inghilterra.

Come ormai saprete, almeno se siete soliti leggere i miei recap, il prossimo anno le nostre due concorrenti al terzo posto perderanno però ben più punti di noi (rispettivamente 11.5 noi, 15.6 i tedeschi e 18.3 gli inglesi). Il che significherà che pronti-via buona parte del gap che ci separa da loro sarà colmato.

Come dicevo la volta scorsa è realistico pensare che se i nostri buoni risultati europei non sono un exploit singolo ma l’inizio di un trend che può vederci tornare a macinare punti di anno in anno ci vorranno quindi altre due stagioni oltre questa prima di poter parlare di sorpasso.

Il tutto a meno di un miracolo tra questa stagione (diciamo un triplo accesso alle semifinali e almeno una finalista o due) e soprattutto nella prossima, con un nostro exploit ancora migliore di quest’anno ed il “fallimento” (sportivo, s’intende) di una tra Germania ed Inghilterra.

Attenzione, però: il gap d’inizio anno, se le distanze non mutassero ancora in questa stagione, sarebbe di otto punti. Il che significa che dobbiamo incamerare ancora buona parte dei punti che possiamo guadagnare oggi (potenzialmente qualora le nostre tre rappresentanti vincessero tutte le partite che mancano finali comprese ne potremmo guadagnare ancora 5.5, ma è logico che si parla di fantascienza) e poi sperare che l’anno prossimo esca una stagione praticamente uguale sia a noi che agli inglesi.

Ecco, diciamo quindi che realisticamente è inutile parlare di sorpasso oggi perché è una prospettiva ancora piuttosto lontana.

Però certo, se l’anno prossimo confermassimo l’inizio di un trend in crescita potremmo davvero iniziare a parlare di sorpasso fattibile… sorpasso che, ricordo, vorrebbe dire tornare a 7 squadre in Europa, di cui 3 direttamente in Champions League più una ai preliminari.


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L’estate si avvicina, inevitabile tornare a parlare di mercato.

Una delle questioni che più tra tutte stanno animando il dibattito sui media è sicuramente quella che riguarda il futuro di Carlos Tevez, stella dell’attacco bianconero.

Contratto in scadenza a giugno 2016 (quindi al termine del prossimo campionato), ha da sempre espresso la volontà di chiudere la carriera nel suo amato Boca Juniors.

Ormai 31enne, si può pensare che abbia ancora davanti due o tre stagioni ad alto livello.

Da qui, probabilmente, può nascere il suo dilemma: rispettare il contratto con la Juventus e poi tornare a casa a parametro zero a partire dalla prossima estate, oppure chiedere al Boca uno sforzo economico e fare rientro già da questa (con quindi una possibilità maggiore di “donarsi” al club che lo ha formato)?

In realtà ufficialmente il ragazzo ha sempre detto di trovarsi molto bene a Torino (cosa che sembra confermata anche dai fatti e dalle prestazioni), facendo presagire che avrebbe chiuso la propria esperienza bianconera solo al termine del contratto.

Eppure oggi il Corriere della Sera ha lanciato un’indiscrezione abbastanza pesante in cui dice che Tevez avrebbe ormai deciso di lasciare l’Italia a fine stagione.

Analizziamo le due situazioni per capirne i possibili risvolti.

Addio a giugno 2015

  • Più stagioni da “giocatore vero” da dedicare alla sua squadra del cuore.
  • Addio nostalgia: tornare al Boca vorrebbe dire tornare a casa.
  • Difficilmente gli Xeneizes potrebbero pagargli uno stipendio pari a quello che guadagna oggi a Torino. Tevez dovrebbe quindi rinunciare a dei soldi che il suo attuale contratto gli garantirebbe (4.5 milioni netti).
  • Addio Champions League ed Europa: perché se giocare in Sudamerica è affascinante, farlo alle nostre latitudini garantisce sicuramente una vetrina più prestigiosa (ed il giocatore ha da poco riconquistato la nazionale).
  • Liberazione tetto ingaggi per la Juve, che vedrebbe scendere di 9 milioni (lordi) le proprie spese per il personale. Certo, però. Almeno parte di questi soldi andrebbero reinvestiti su di un sostituto.
  • Soldi per il cartellino: anticipando la partenza, infatti, i bianconeri eviterebbero di perdere a zero il cartellino di Carlos Tevez, incamerando dei soldi (in Argentina parlano di non più di 7 milioni) per liberarlo anticipatamente rispetto alla scadenza naturale del contratto.

Addio a giugno 2016

  • Si ridurrebbe l’arco temporale che Tevez potrebbe dedicare al suo Boca.
  • Si prolungherebbe la nostalgia di casa, con il rientro spostato di dodici mesi in avanti.
  • Si assicurerebbe i 4.5 milioni netti che la Juve dovrà versargli per onorare l’ultimo anno di contratto.
  • Avrà ancora a disposizione, per un ulteriore anno, la vetrina europea. E, perché no, potrà tentare un nuovo assalto alla Champions League (anche se difficilmente da favorito, vista la concorrenza).
  • Il tetto ingaggi della Juve rimarrebbe invariato.
  • Juventus che sarebbe quindi poi costretta a lasciar partire il giocatore a zero una volta scaduto il contratto.

Insomma, entrambe le soluzioni riservano una serie di pro e di contro sia per Tevez che per la Juventus.

Le due parti dovranno quindi incontrarsi e cercare un punto d’incontro, una soluzione comune con la quale fare sintesi delle diverse posizioni per il bene di tutti.

In questo senso va detta una cosa: se per Tevez alla fine a contare sarà probabilmente il cuore, diviso tra una situazione in cui si trova bene ed ha una certa visibilità e la volontà di tornre a casa, per la questione sarà invece prevalentemente di natura tecnico-economica.

Del resto il giocatore è diventato sì un beniamino dei tifosi, ma è in primis un patrimonio della società.

Raggranellare qualche milione subito oppure “sfruttarlo” un altro anno perdendolo poi a zero?

Sarà fondamentalmente dalla risposta a questo quesito che uscirà la posizione della Juventus, che credo sia comunque più indirizzata a questa seconda ipotesi che non alla prima.

Del resto con meno di dieci milioni difficilmente potrai trovare un sostituto all’altezza, ed a quel punto tanto vale poter contare ancora su Tevez lanciandosi coi suoi goal alla rincorsa di nuovi trionfi.

Non solo.

In uno scenario ad oggi comunque ancora ipotetico, tenere Tevez potrebbe anche voler dire avere una chioccia da affiancare proprio al giocatore che sarà poi deputato alla sua sostituzione.

Eccome come agirei guidassi io la parte sportiva della società: fuori Llorente e Matri, dentro il giocatore individuato – già oggi – a raccogliere la pesante eredità dell’attuale numero dieci bianconero.

Così per un anno si potrà alternare questo giocatore (molti dicono Dybala, per cui però Zamparini ha richieste molto esose) allo stesso Tevez ed a Morata, che completerebbero (assieme a Coman ed eventualmente un’altra punta, magari presa dal mercato svincolati giusto come “riempitivo”) un reparto offensivo di tutto rispetto rispetto.

A giugno 2016, poi, ci si potrebbe congedare da Carlos Tevez con il sostituto già in casa. Non solo: già ambientato.


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Parlare di calciomercato è una delle cose più belle che ci siano.

Certo, lo sport è gesto tecnico, studio tattico, rendimento atletico… tutte cose che accendono la fantasia di chi lo segue.

Ed è proprio questo il fil rouge che unisce la vera essenza del nostro sport preferito al calciomercato: la fantasia.

Perché da che mondo è mondo tutti ci esaltiamo per le giocate dei nostri campioni preferiti, gioiamo o ci struggiamo per i risultati delle nostre squadre del cuore, investiamo il nostro tempo nel guardare partite su partite… ma in fondo una delle cose più belle resta sempre il poter sognare, anche a margine di una partita.

Così ci immergiamo in un mondo fantastico in cui immaginiamo che la nostra squadra del cuore possa comprare questo o quel campione, per cercare di tornare ai fasti di un tempo o magari puntellare una rosa già forte.
E’ un esercizio potremmo dire spirituale che viene molto naturale a tutti, prima o dopo.

Così quelle di calciomercato diventano spesso chiacchiere da bar. Del resto è un argomento immediato: se per fare un’analisi approfondita di un’azione servono conoscenze specifiche – che, non nascondiamoci, l’appassionato medio per lo più non ha – per parlare di mercato… basta avere la lingua.

Ogni tanto, però, mi sembra che ci si faccia trasportare troppo dalla discussione.

Prendiamo il caso Pogba: il giocatore non ha bisogno di presentazioni. Già oggi tra i migliori centrocampisti del mondo, essendo un classe 93 ha ancora ampissimi margini di miglioramento. Io di lui parlai in tempi non sospetti, quando ancora stava a Manchester, prevedendogli grosse possibilità di sfondare ad alto livello.

Detto-fatto, arrivato a Torino si è guadagnato giorno dopo giorno il campo, strappando il posto ad un giocatore tutt’altro che disprezzabile come Claudio Marchisio, e la sua valutazione di mercato virtuale è iniziata a lievitare.

Ora, definire quanto Pogba possa valere realmente sul mercato di oggi non è possibile. Semplicemente perché non ci sono parametri oggettivi per valutare il prezzo di un giocatore (così come di un qualsiasi prodotto).

Il prezzo finale – qualora venisse ceduto, ovviamente – sarà quindi l’incontro di domanda ed offerta, che terranno conto di tutta una serie di fattori incisivi che determineranno i soldi che qualcuno sarà disposto a sborsare per assicurarsene i servigi e, soprattutto, la futuribilità.

Proprio in questo senso mi permetto di esprimere questo pensiero: leggo spesso, ad esempio sui miei profili social (Facebook e Twitter) che il prezzo di Pogba scatena guerre sante interminabili.

Da una parte, per lo più, i tifosi juventini (e qualche aficionados del giocatore) che sostengono che le cifre riportate dai giornali (che arrivano anche ai 100 milioni di euro) sono assolutamente realistiche per un giocatore che, viene detto, ha già grandissima capacità di impattare i match oltre a margini di miglioramento ancora ampi.

Dall’altra, per lo più, i tifosi non juventini che invece si sdegnano, rimarcano come sia impossibile che Pogba possa valere così tanto, si inerpicano in strani paragoni a sostegno delle loro tesi, si scaldano per dimostrare che Pogba è tutto fuorché un giocatore che può valere 100 milioni.

Chiacchiere vuote.

Parlare di calciomercato è bello e spesso divertente, ma si deve comunque provare a non perdere il senso della ragione.

E così come non ha senso parlare di Messi che possa venire a Varese il prossimo anno per provare a riportare la squadra quantomeno in Serie B (se non in Lega Pro, qualora si debba ripartire dalla D dopo un eventuale fallimento), allo stesso modo non ha senso accanirsi in maniera così feroce sulla valutazione di un giocatore che, come tale, è totalmente imponderabile perché decisa da un mix di fattori che sono totalmente fuori controllo.

Così se un paragone può aver senso per dire qualcosa come “se X è stato pagato N non ha senso che Y venga pagato N+N+N”, allo stesso modo non si possono fare paragoni di questo tipo in senso assoluto, perché ogni prezzo è figlio di momenti e valutazioni uniche e non ripetibili. Insomma, il prezzo cui viene venduto un giocatore è figlio del contesto in cui è maturato quel trasferimento. Il fatto che un giocatore più forte possa essere ceduto ad una cifra inferiore o che un giocatore più debole possa costare più di tanti suoi colleghi che gli sono superiori sta nella logica delle cose, proprio perché ogni trasferimento fa storia a sé.

Per questo se è legittimo dire che Pogba valga o non valga i 100 milioni, non ha senso voler determinare il suo prezzo stimandolo in base al prezzo di altri affari di mercato già conclusi.

Quindi che Bale o Ronaldo possono essere stati ceduti a cifre simili è un fattore che può essere considerato un parametro di riferimento, ma che certo non andrà ad influenzare il prezzo cui sarà – sempre eventualmente – ceduto Pogba. Perché sono giocatori diversi, le cui cessioni sono nate in contesti diversi, in stagioni diverse, ecc.

Personalmente reputo ad esempio che nessun giocatore valga 100 milioni di euro, perché astraendo il discorso dal calcio attuale e pensando alla serie di ingiustizie ed alla povertà che dilaga nel mondo (anche nel nostro mondo) non posso credere che le prestazioni sportive di un ragazzo possano essere pagate così tanto.

Discorso populista per qualcuno, ma che ha una grossa valenza per me. Che pure capisco, però, che il calcio oggi è un mondo a sé stante, che viaggia a velocità diverse dal resto della terra e soprattutto che incarna un business con pochi pari.

E così se ci sono squadre che fatturano 500-600 milioni posso anche arrivare a capire che decidano di investirne un quinto o un sesto in un giocatore che, secondo la loro chiave di lettura, può valere quell’investimento perché permetterà un rientro di immagine, tecnico ed economico che giustificherà quei tanti soldi spesi.

Fondamentalmente è tutto qui. Il prezzo di un giocatore, soprattutto nel calcio di oggi, è determinato da una serie di fattori che riguardano di sicuro in primis il campo da calcio, ma che vanno anche ben oltre lo stesso. Stare a determinare quanto Pogba possa essere più o meno forte di o più o meno futuribile di non ha senso, per il semplice fatto che sarà l’eventuale acquirente a determinare quanto è disposto a spendere per acquisirne le prestazioni, l’immagine, la fama, la possibilità di avere nuovi sponsor e vendere nuove magliette oltre che ovviamente gli eventuali margini di miglioramento (impossibili da determinare con sicurezza, per altro) che può avere.

Ecco perché per quanto sia bello parlare di calciomercato non capisco questo accanimento nel voler determinare il valore di Pogba, da una parte e dall’altra.

Come se potessimo decidere o quantomeno incidere noi sulla valutazione finale, poi.


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Ieri pomeriggio si è celebrata la finale della Champions League giovanile, la Uefa Youth League.

A contendersi il trofeo lo Shakhtar Donetsk, arrivato un po’ a sorpresa all’ultimo atto della competizione, ed il Chelsea, indubbiamente la squadra più forte e quindi favorita per la vittoria finale.

Alla Final Four di Nyon erano approdate anche l’Anderlecht, che un po’ tutti ci saremmo aspettati di vedere in finale, e la Roma: i primi hanno avuto un blackout totale nel secondo tempo e dopo essere passati in vantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo si sono fatti rimontare e distruggere (3 a 1 in favore degli ucraini il risultato finale).
I secondi non sono invece mai entrati in partita: troppo il dislivello rispetto a questo Chelsea, che potendo contare su giocatori già maturi, oltre che molto forti, ha sotterrato i Giallorossi sotto a 4 goal ed è volato in finale.

Anche ieri non c’è stata grande partita, a riprova del fatto che il livello di gioco di questi Blues è assolutamente fuori categoria rispetto alla Youth League.

Come scritto in uno dei tanti tweet letti in diretta dai commentatori di EuroSport, l’under19 del Chelsea sta alla Youth League come l’Ungheria dei primi anni cinquanta stava al calcio mondiale.

Tweet che purtroppo è stato mal interpretato da Benzi e Zanon: ovviamente non voleva essere un paragone diretto tra le due squadre, quanto la volontà di sottolineare come Brown e soci a questo livello risultano praticamente imbattibili. Esattamente come fu l’Aranycsapat per ben quattro anni, tra il 1950 ed il 1954.

Ma parliamone più in dettaglio, di questo Chelsea.

Partendo dalla tattica di gioco: un 4-2-3-1 che ricalca in tutto quello schierato da Mourinho in prima squadra. Decisione questa sicuramente non casuale: sull’insegnamento di grandi scuole calcistiche come Ajax e Barcellona, infatti, anche i Blues hanno deciso di impostare in maniera verticale un modulo di gioco su cui provare a costruire anche l’Academy.
Questo meccanismo ha un vantaggio chiaro: i ragazzi crescono apprendendo già prima di entrare in prima squadra certi dettami tattici, di modo che nel momento in cui si troveranno a fare il salto si troveranno più a loro agio.
Va comunque detto che questo sistema ha anche un altro lato della medaglia: andare alla ricerca di giocatori con determinate caratteristiche può significare snobbare talenti che non rientrato in certi standard o, forse anche peggio, provare a rimodellare i giocatori a seconda delle proprie necessità. Quando invece un giovane andrebbe costruito sulla base delle proprie peculiarità, più che sulle esigenze di una prima squadra che potrebbe anche non vedere mai.

Ma i giocatori? Andiamo a vedere chi sono stati i principali protagonisti di questa cavalcata.

Il portiere è Bradley Collins, 18enne nativo di Southampton approdato in Blues all’età di 11 anni.
Fresco di contratto da pro firmato in estate (scadenza a giugno 2017), si è rivelato estremo difensore non vistoso ma sicuramente affidabile, contribuendo a dare solidità a tutta la squadra partendo dalla difesa.
Per lui si parla addirittura di possibile promozione in prima squadra a partire dalla prossima stagione: il posto di secondo dietro a Courtois, una volta che sarà partito Cech, potrebbe infatti spettare a lui. Certo non la soluzione migliore per farne progredire il talento, ma respirare l’aria della prima squadra almeno per un anno potrebbe accelerarne la crescita caratteriale.

A destra si è invece disimpegnato con profitto Ola Aina, quasi 19enne nativo di Southwark, sobborgo londinese.
Arrivato al Chelsea nel 2007, nasce come ala offensiva piuttosto prolifica ma si evolve come terzino destro molto mobile. Alla bisogna si è comunque disimpegnato anche sulla fascia opposta tanto quanto centralmente.
Diventato professionista il 17 ottobre 2013, ha fatto parte di tutte le selezioni giovanili a partire dall’under16 sino all’under19, squadra che rappresenta tutt’ora.
Grande gamba, risulta a volte abbastanza attaccabili in fase difensiva ma è una vera freccia in più nella faretra di quella offensiva, con le sue sovrapposizioni continue e ficcanti con con provvede sempre a dare un’ulteriore opzione di gioco alla squadra.

L’out opposto è occupato da un giovanissimo, l’ancora 16enne Jay Da Silva.
Nato a Luton il 22 aprile del 1998 fu proprio nel club della sua città natale che mosse i primi passi su di un campo da calcio, per poi approdare al Chelsea nel 2010 ed essere inserito nella compagine under 13.
Nazionale under 16 ed under 17 (che ha aiutato a strappare il pass per l’Europeo di categoria, con 4 presenze ed un goal a cavallo del doppio turno di qualificazione), può disimpegnarsi lungo tutta la fascia laterale, anche come esterno di centrocampo o ala.
Veloce e forte fisicamente nonostante un fisico non poderoso, è il prototipo del terzino moderno. Come detto ancora giovanissimo, dimostra maturità e prospettive. Sicuramente un giocatore da tenere in considerazione in ottica Premier League e Nazionale, a patto mantenga le promesse.

La difesa, centralmente, è invece guidata dal danese Andreas Christensen, già due volte in campo con la prima squadra.
Sbarcato a Londra il 19 maggio 2013, è un classe 96 di 188 centimetri per 74 chili approdato all’età di otto anni nelle giovanili del Brøndby IF.
Già punto fermo dell’under21 danese (che si giocherà la fase finale dell’Europeo a giugno, inserita nel Girone A con Repubblica Ceca, Germania e Serbia), è giocatore abile nel gioco aereo, discreto in marcatura ed elegante nelle movenze.
Futuro da campionato top, Christensen è un altro di quei giocatori che a partire dal prossimo anno potrebbero essere integrati nella rosa della prima squadra. Anche se, per lui, vedo più probabile un prestito altrove.

Al suo fianco si disimpegna Jake Clarke-Salter, 18enne di Carshalton che si è fatto tutta la trafila nelle giovanili del club a partire dalla rappresentativa under 9 in poi.
In gioventù si è disimpegnato anche come centrocampista centrale ed addirittura ala sinistra, anche se ultimamente sembra aver trovato la sua dimensione in difesa. Aggregato in Nazionale a partire dall’under 18, ha firmato il suo primo contratto lo scorso dicembre e resterà in Blues fino al 2017.
Difficile pensare ad un suo futuro prossimo in prima squadra, però. Più probabile che l’anno prossimo rimanga ancora a giocare e crescere nelle giovanili di quello che è il suo club da sempre.

Il re della mediana è un giocatore su cui lo stesso Mourinho si è già sbilanciato, Ruben Loftus-Cheek.
Nato a Lewisham, Londra, il 23 gennaio 1996 entrò nelle giovanili del Chelsea all’età di 8 anni, esordendo in prima squadra lo scorso 10 dicembre nel 3 a 1 rifilato allo Sporting Lisbona. Solo sette minuti di gioco, ma che per Ruben hanno rappresentato la realizzazione di più sogni.
Nel giro della Nazionale a partire dall’under 16, oggi è una delle stelle più luminose dell’under 19, probabilmente la rappresentativa di categoria più forte d’Europa.
Centrocampista box-to-box, come piace definirlo agli inglesi, si disimpegna a tutto campo aiutando la squadra in fase difensiva tanto quanto dando birra a quella offensiva.
Ovviamente professionista, ha un contratto in scadenza nel 2017 ed ha iniziato la stagione aggregato all’under21 dell’Academy Blues. A partire dagli inizi di gennaio è invece stato inserito in pianta stabile nella rosa della prima squadra.

Al suo fianco fa buona mostra di sé un giocatore meno appariscente ma comunque molto interessante come Charlie Colkett, altro centrocampista con moltissimi caps internazionali al suo attivo (classe 96, fa oggi parte della sopracitata rappresentativa under 19).
Blues dai dieci anni in poi, è un centrocampista dedito al taglia e cuci: con la sua sagacia tattica e la comunque buonissima preparazione tecnica Colkett cerca infatti di ricamare gioco in mediana, provando a dare nerbo alla fase difensiva ed ordine a quella di possesso.

Davanti ai due mediani gioca invece Charly Musonda.
Trequartista classe 1996, figlio d’arte (suo padre fu nazionale zambiano), è cresciuto nell’Anderlecht da cui è partito per Londra ormai tre anni or sono.
Letale negli spazi stretti, gran controllo della sfera, buona fase di rifinitura. Dotato di un fisico ancora piuttosto acerbo, Musonda ha un grandissimo primo passo ed una ottima capacità di saltare l’uomo nell’uno contro uno.
Altro grande prodotto del calcio belga, è plasubile lascerà il Chelsea in estate per andare a farsi le ossa con qualche prestito in giro per l’Europa. Personalmente non trovo impossibile possa finire a giocare al Vitesse: un contesto come la Eredivisie potrebbe essere l’ideale per esaltarne le qualità indiscutibili.
Ovviamente è punto fermo delle varie rappresentative giovanili dei Diavoli Rossi (attualmente è già aggregato in under 21).

Al suo fianco, sulla sinistra, si disimpegna un altro giocatore francofono: Jeremie Boga.
Nato a Marsiglia il 3 gennaio 1997 si trasferì presto in Inghilterra, entrando a far parte dell’Academy Blues a partire dall’under12.
Dotato di scatto bruciante ed ottima capacità di dribbling, può giocare sia come trequartista classico che come ala. Fisicamente ben piantato, ha ottime doti atletiche cui abbina un bagaglio tecnico tutt’altro che disprezzabile. Non è comunque tra i giocatori deputati a salire in prima squadra da subito, più probabile per lui un altro anno aggregato alle giovanili o, se proprio, un passaggio in prestito altrove. Chissà, magari nel suo paese di origine (che rappresenta a partire dalla Nazionale under 16 fino all’attuale under 19).

Il pezzo veramente pregiato – assieme a Loftus-Cheek – della formazione che ha vinto la Youth League lo troviamo però sulla fascia di destra. Sto parlando ovviamente del classe 97 Isaiah “Izzy” Brown, acquistato dal West Browich Albion (doveva aveva già esordito in prima squadra) nell’estate del 2013.
Capacità atletica straripante, oggi Izzy è praticamente dominante a livello giovanile. Forza fisica abbinata ad un’esplosività abbacinante, risulta praticamente inarrestabile quando parte in velocità. Ottime doti tecniche, può disimpegnarsi su entrambe le fasce quanto centralmente, sia come prima che, preferibilmente, seconda punta.Già inserito stabilmente nella rosa della prima squadra da Mourinho, finora ha collezionato tante panchine e nulla più. E proprio qui casca l’asino: con un talento di questo genere a disposizione perché i dirigenti Blues sono andati ad investire ben 35 milioni (più il prestito di Salah) su Cuadrado, che a sua volta sta trovando pochissimo spazio?
Quel poco spazio non sarebbe stato meglio riservarlo ad un giocatore che ha tutto per imporsi come uno dei migliori giocatori inglesi dei prossimi anni?
Perché poi è proprio così che si bruciano i talenti: non dando loro fiducia e non permettendogli di evolvere il proprio talento in un contesto sempre più competitivo. Come sarebbe vedere il campo al fianco di giocatori come Hazard, Fabregas e Diego Costa.
Campione europeo under 17 in carica, ha quindi aggiunto la Youth League al suo palmares giovanile.

La punta è invece Dominik Solanke, centravanti di lotta e di governo deputato a raccogliere l’eredità di Diego Costa in prima squadra.
Ben 12 reti (e 4 assist, in sole 9 partite) per lui in questa Youth League (vinto il titolo di capocannoniere), il ragazzo d’origine nigeriana (campione europeo under 17 al pari di Brown, vinse il titolo di capocannoniere anche lì) ha una struttura fisica già ben formata ed una forza fisica importante, se rapportata a quella dei pari età.
Per il resto il suo score parla per lui: vede la porta come pochi altri attaccanti della sua età.

Insomma, il Chelsea ha avuto il merito di costruire (per lo più in casa, come abbiamo visto) una vera e propria corazzata, capace di dominare vincendo con grande merito la Uefa Youth League: 9 partite, 8 vittorie e 1 sola sconfitta (nel girone contro l’ottimo Schalke 04) con 32 goal fatti a fronte di soli 6 subiti (di cui due ieri).

Ora però c’è da pensare al futuro professionistico di questi ragazzi, molti dei quali già pronti al salto.

Di sicuro Loftus-Cheek e Brown andranno confermati nella rosa della prima squadra, ritagliando però loro qualche minuti in cui poter vedere il campo. Non c’è cosa peggiore che passare un anno a guardare gli altri giocare, sia da un punto di vista psicologico che sotto il profilo della possibilità di crescita del proprio livello di gioco.

Oltre a loro ci sono poi ragazzi come Collins e Christensen che potrebbero avere qualche chance di integrare la rosa a disposizione di Mourinho. Per tutti gli altri invece si può prospettare un prestito altrove, fatto salvo quel paio di giocatori che potrebbe rimanere un altro anno a completare la propria formazione all’interno dell’Academy.

Di certo, però, c’è che il Chelsea ha lavorato molto bene fino a qui: ora deve completare l’opera valorizzando al meglio questo pozzo di talento che si è costruito in anni di duro lavoro.


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