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Archive for the ‘2012/2013’ Category

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I numeri parlano chiarissimo.

Dopo un ottimo inizio di campionato l’Inter, ad inizio novembre, s’inceppò.

A partire dall’11 novembre (sconfitta 3 a 2 contro l’Atalanta) i nerazzurri hanno realizzato 9 vittorie, 5 pareggi e 10 sconfitte, con 35 goal realizzati a fronte di 39 subiti.Andrea Stramaccioni

Numeri impietosi, dicevo, che compongono un ruolino assolutamente negativo. Oserei dire inaccettabile, per una squadra del blasone dell’Inter.

Nonostante le parole di rito della società prima della partita, in stile “l’allenatore è intoccabile”, non possiamo non credere che la situazione di Stramaccioni sia in bilico.

E qui di considerazioni da fare ne nascono diverse. Giusto buttarne giù qualcuna.

Partiamo dal pensiero che feci quando l’ex mister della Primavera nerazzurra si sedette sulla panchina della prima squadra. Suonava tipo: “Il rischio di bruciarsi è altissimo”.

Perché certo, col senno del poi è sempre facile giudicare le situazioni. Anticipare le cose un po’ meno.

La cosa era semplice: l’Inter del dopo Mou aveva avuto grossissimi problemi a ritrovare la “retta via”. E quando si allena un club con quel blasone, quei tifosi e quella “necessità” di vincere, con, da contraltare, una rosa non certo all’altezza… beh, bisogna avere molta molta fortuna, soprattutto quando si è alle prime armi, per uscirne indenni.

Primo incarico da “pro” in carriera, subito in una grande. Risultati scarsucci ed esonero. Carriera bruciata?
Il rischio è alto.

Ma andiamo a soppesare un attimo quelli che sono i problemi di questa Inter per individuare un po’ i responsabili.

Perché ok, nel calcio – soprattutto italiano – le colpe vengono sempre riversate sul mister.

E’ anche logico, a ben pensarci. Non puoi cambiare, men che meno in corsa, tutta la rosa. Né l’intero apparato dirigenziale.
Quando le cose vanno male, quindi, il modo più semplice ed immediato per provare a dare una scossa all’ambiente è sostituire l’allenatore.

Questo, però, non significa che la maggior parte delle colpe siano dello stesso.

Ora, pensare di mettersi qui a difendere a spada tratta un allenatore che comunque dei limiti evidenti – e non poteva essere altrimenti vista la scarsa esperienza ed abitudine a reggere certe pressioni – li ha sarebbe sbagliato.

Ma proviamo a scorrere un attimo la rosa.

Proprio sicuri che sia all’altezza della situazione?

E qui mi ricollego al rischio bruciatura: allenare l’Inter come primo incarico è sempre un rischio. Farlo con una rosa non all’altezza è praticamente un suicidio (ma certo, chi rifiuterebbe un incarico del genere come primo contratto tra i “pro”?). Le colpe principali, quindi, sono da accollare alla dirigenza. Anche perché, ancor prima di parlare della costruzione del roster, chi ha messo alla guida della squadra un tecnico così giovane ed inesperto?

Appunto.

Certo, la questione porta è stata chiusa bene. Perché Handanovic è un ottimo portiere che certo non farà rimpiangere il pur ottimo Julio Cesar.

Per il resto, però, pochino. Con una difficoltà palese a ricostruire la squadra dopo il Triplete che ancora oggi, ad ormai tre anni da quell’evento, non sembra essere in via di risoluzione.

Tante le mosse di mercato sbagliate, anche in quest’ultimo anno.

Basti pensare ad una situazione di cui parlai solo qualche tempo fa: la questione attacco.

Peggiorata ulteriormente a gennaio, quando Sneijder e Livaja sono stati fatti partire. E con l’infortunio di Milito sono usciti tutti i limiti di una rosa assolutamente non all’altezza. Tanto che l’Inter ha provato la mossa disperata con la ricerca di ex giocatori svincolati, come Van Nistelrooy e Carew. Entrambi tentativi naufragati, col primo che non vuol più rimettersi gli scarpini ed il secondo che avrebbe avuto bisogno di almeno sei mesi di allenamenti per tornare un minimo in forma.

Stramaccioni, che comunque non ha mai dato un gioco alla squadra e che ha vissuto soprattutto sulla buona vena e sulle giocate dei suoi giocatori più talentuosi, dovrà quindi pagare salatissimo gli errori commessi in primis da altri.

Perché che sia stasera o che si tiri fino alla fine del campionato poco cambierà: la prossima stagione l’Inter cercherà l’ennesimo rilancio, di sicuro con un allenatore diverso. E lui… rischierà di cadere nel dimenticatoio.

Per chiudere, comunque, un pensierino al solito – squallido – teatrino fatto in occasione dell’Europa League permettetemelo.

Prima Mazzarri palesa la sua totale mancanza d’interesse a fronte di una possibile lotta Scudetto che, come palesato oggi, probabilmente non ci sarà mai fino in fondo.

Poi proprio Stramaccioni dice che il terzo posto sarebbe più importante della seconda coppa europea. Anche lui prende sonori schiaffoni fuori dai confini… per poi, subito dopo, rischiare di abdicare pure in campionato.

Andrea Stramaccioni

Perché parliamoci chiaro: l’Inter punta al terzo posto, ma realisticamente (ho visto Lazio – Fiorentina oggi, con i Viola che sono davvero ottimi quando riescono a giocare come sanno) il rischio per i nerazzurri (che è quasi impossibile arrivino tra le prime tre, per conto mio) è di non qualificarsi nemmeno alla prossima Europa League.
Che in realtà non sarebbe nemmeno un male. Sono STUFO di vedere le nostre compagini snobbare le gare europee.

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CRONACA

Inizio choc per gli ospiti, che dopo un minuto e venti secondi sono già sotto: nonostante si schieri a cinque in difesa, infatti, l’Atalanta si fa bucare subito da una verticalizzazione e Vucinic, a secco da settembre, buca Consigli in diagonale per l’1 a 0 immediato.Mirko Vucinic

Atalanta però che non ci sta e dopo un paio di minuti Denis (su regalo di Marrone) si trova subito a tu per tu con Buffon. Che però lo strega e gli nega la via del goal.
Nerazzurri che ci credono e provano a rispondere colpo su colpo, trovando però una retroguardia Bianconera sempre attenta a non farsi perforare.

La Juventus però non è prima per caso. E pur accusando un poco la manovra ospite trova la magia del due a zero, con Pirlo che estrae dal cilindro un calcio di punizione fenomenale che va a togliere le ragnatele dall’incrocio dei pali.

Il raddoppio scioglie del tutto i padroni di casa, che prendono il controllo del terreno di gioco. Al diciottesimo una bella azione manovrata porta Chiellini in posizione di sparo, col mancino del difensore Azzurro che viene però deviato in angolo.
Juve che ha ormai rotto gli argini. Tanto che al ventisettesimo arriva il 3 a 0. Marchisio riceve a più di venti metri dalla porta, prende la mira e buca per la terza volta Consigli. Match definitivamente chiuso.

Non bastasse questo, piove – anzi, diluvia – sul bagnato. Manfredini ferma infatti fallosamente una ripartenza veloce dei padroni di casa, guadagnandosi la seconda ammonizione. Alla mezz’ora, così, l’Atalanta si trova sotto sia nel risultato che nel conto dei giocatori in campo.
Da lì al termine della prima frazione, quindi, gli uomini di Colantuono si chiuderanno per evitare il tracollo definitivo.

La ripresa si apre con un tiro di Giovinco dal limite disinnescato in due tempi da Consigli.
Proprio il piccolo fantasista juventino troverebbe anche la rete del 4 a 0, intorno al cinquantasettesimo. Segnatura però annullata per fuorigioco.

Juve in pieno controllo del match, e non potrebbe essere altrimenti visto lo stato delle cose. Al sessantesimo ci prova ancora Marchisio, sempre da fuori. La leggera deviazione di Lucchini non impedisce comunque a Consigli di fare sua la sfera.
Alle tre reti effettive si aggiungono quindi le due annullate: Pirlo mette in difficoltà l’estremo difensore Nerazzurro con un tiro da fuori solo respinto. Sulla sfera si avventa come un condor il neoentrato Quagliarella, che ribadisce in rete. Il tutto, però, partendo da posizione irregolare. E il guardalinee se ne avvede nuovamente, in maniera molto puntuale.

Atalanta che comunque non vuole stare semplicemente a guardare e prova, anche se timidamente, ad andare alla ricerca quantomeno del goal della bandiera. Il cronometro segna sessantacinque minuti di gioco quando Peluso, sugli sviluppi di un angolo, può calciare a rete da posizione favorevole, senza però inquadrare lo specchio.
Una manciata di minuti ed altra bella manovra corale che porta Giovinco al tiro. Bravo però Consigli a chiudergli la porta in faccia.

L’ultimo quarto d’ora regala ancora qualche fuoco d’artificio, ma nessun’altra segnatura.

COMMENTO

Troppa Juve per questa Atalanta, che comunque parte in maniera discreta per poi farsi travolgere dall’uragano Bianconero.

Così mentre ogni giornalista sportivo d’Italia si affanna a cercare “l’antiJuve”, che a loro volta si prodigano in continuazione per smentirli, la squadra di Conte mostra autorità ed autorevolezza, si porta a casa facilmente tre punti importanti per l’inseguimento al titolo di “Campione d’Inverno” e dimostra ancora una volta, se mai  ce ne fosse bisogno, di essere la squadra più forte d’Italia.

Quadrata e qualitativamente dotata, questa squadra doma facilmente i ragazzi di Colantuono dominando in ogni zona del campo, mettendo in mostra quel gioco corale che solo a sprazzi aveva mostrato quest’anno – a differenza dello scorso – e guadagna altri tre punti.

Il tutto facendosi prendere per mano e guidare da uno dei pochi Fenomeni rimasti nel nostro calcio: Andrea Pirlo.

MVP

Che altro non può essere se non il mio MVP di giornata. Taglia e cuce con maestria, dribbla anche solo alzando un sopracciglio, dipinge calcio con un mancino sopraffino ed un destro che è un vero e proprio dono divino.Andrea Pirlo

Il goal del due a zero, poi, è una perla balistica assoluta. Che non stupisce però, essendo stata confezionata da un giocatore con le sue – immense – qualità.

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Dopo le vittorie roboanti quanto comode con Nordsjelland e Pescara la Juve legittima la prima posizione in campionato con una grande prova di fronte alla Lazio di Petkovic, schiacciata per buona parte del match nella propria metà campo.

C’è però un problema che affligge la banda Conte e sembra essere lungi dall’essere superato: quello del goleador.

Perché se meriti la vittoria, passi la maggior parte del tempo nella trequarti avversaria e non trovi mai la rete (andandoci vicino quasi più con difensori e centrocampisti che non con le punte) significa che un problema c’è.

La sfortuna (come nel caso di Bonucci – guarda caso un difensore -, che colpisce la traversa) ed un super Marchetti (incredibile la parata sul tiro di Vidal, deviato quel tanto che basterebbe a mettere fuori gioco chiunque ma non lui) non possono quindi mascherare un problema atavico che i dirigenti juventini devono risolvere se vogliono fare un salto di qualità importante. Quello del bomber.

Juventus

Buffon s.v.
Ah, ma ha giocato anche lui?

Chiellini, Bonucci, Barzagli 6,5
Solitamente do i voti separatamente, com’è giusto fare. Ma avendo poco tempo (voglio vedermi anche l’altro anticipo) ed essendo un semplice blog me lo posso permettere.
Menzione d’onore, in qualche modo, per Bonucci: splendido il suo lancio con cui innesca Giovinco, per l’azione più bella della serata. Ma anche Barzagli, che con un suo anticipo oltre la metà campo dà il via ad un’altra ottima azione (Isla che crossa per Giovinco, fuori di poco).

Isla 6
Ci vorrà ancora molto prima di rivedere l’ottimo giocatore che si fece apprezzare ad Udine nel pre-infortunio.
(Pepe 6
Dà il suo apporto alla squadra, ma non basta per sbloccare il risultato.)

Vidal 6,5
Solo un miracolo di Marchetti gli impedisce di trovare il goal. Si fa ammonire verso la fine con un intervento dei suoi.

Pogba 6
Quando lo vedo giocare faccio sempre due cose: da una parte mi lustro gli occhi, perché vedo i colpi che ha (ad un certo punto gioca solo di prima, senza sbagliare un passaggio). Dall’altra storco il naso, perché capisco che può dare cento volte tanto. Tutto starà a capire se e quanto crescerà. Il potenziale è ottimo.
(Bendtner s.v.)

Marchisio 6,5
Solito motorino di centrocampo.

Asamoah 7
Come dicevo su Facebook mai mi sarei aspettato un Asamoah che, posto a giocare da esterno, diventasse così devastante. Chapeau a chi l’ha comprato e a chi se l’è reinventato così. Oltre che a lui, ovviamente.

Giovinco 6,5
Tre cose d’altissima classe. Anche se per due volte fa tutto benissimo (le due cose più belle della serata sono sue), non centrando però la porta al momento del tiro. Meriterebbe più fiducia da parte di un pubblico che non gli ha mai perdonato certi – comprensibili – sfoghi del passato.

Quagliarella 5,5
E’ da lui, capocannoniere della squadra, che ci si aspetterebbe il colpo in grado di affondare la squadra di Petkovic. Che però non arriva.
(Matri 5,5
Non dà nulla più del compagno.)

Lazio

Marchetti 8
Nettamente il migliore in campo. Fa due parate super, di cui un vero e proprio miracolo da vedere e rivedere. Tiene a galla una Lazio che nel complesso meriterebbe di uscire a mani vuote dallo Juventus Stadium.

Konko 5,5
Fatica a contenere Asamoah, che quando lo punta in velocità dimostra tutt’altro passo.

Dias s.v.
(Ciani 6,5
Fisicato e rude al punto giusto.)

Biava 6
Fa la sua partita, contro un attacco nel complesso non irresistibile.

Radu 5
Rientrato da poco. E si vede.

Brocchi 6
Corre per tutti. Come al solito.
(Ederson 5
Entra e spara dalla distanza, come a voler segnare il territorio. Poi praticamente sparisce.)

Gonzalez 5
Naufraga con tutto il centrocampo laziale.

Ledesma 5,5
Ha poche occasioni per provare a dettare legge lì in mezzo.

Hernanes 5
Da lui ti aspetti sempre la giocata illuminante. Stasera ti accontenteresti almeno di una giocata. Ectoplasmico!

Candreva 5,5
Dovesse giudicare solo da stasera difficilmente Prandelli lo richiamerebbe in Nazionale. Ma è tutta la Lazio che si chiude a protezione della propria porta, non lo si può certo incolpare più di tanto!

Klose 5
Troppo isolato. Ma quando sei Klose e non pungi certo non ti puoi meritare un 6.
(Kozak s.v.)

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Stasera ho visto una partita e letto dei commenti. Di matrice completamente opposta.

Da chi ha parlato di “dominio” o “ottima partita” milanista, fino a chi è riuscito a spingersi all’estremo opposto con un “imbarazzanti” rivolto ai Rossoneri.

Ma “la verità sta nel mezzo”, dicevano i latini. Cosa vera forse mai quanto in questo caso.

Con un Milan più intraprendente di un brutto Malaga (squadra data in “recessione”, e ce ne siamo accorti un po’ tutti) ma comunque non ancora abbastanza brillante da portarsi a casa un risultato fors’anche meritato ai punti (parlassimo di boxe) ma non concretizzato nei fatti.

Qualche numero per inquadrare il match, prima di dar spazio alle pagelle: 54% il possesso palla a favore del Milan, che batte 11 corner contro l’1 calciato dal Malaga. 19 i tiri scoccati dai Rossoneri, di cui 6 nello specchio, contro i 4 (3) degli spagnoli.

Milan

Abbiati s.v.
Non ha colpe sul goal. Per il resto chiamato in causa molto molto raramente.

Abate s.v.
(Dal 6′ De Sciglio 6
Non si rende forse mai abbastanza pericoloso ma il suo appoggio è costante. Ed in una squadra come il Milan odierno è già significativo. Nota bene: è il giocatore che crossa di più tra i Rossoneri. Prova nove volte a metterla in mezzo.)

Mexes 6
Peccato per l’occasione del goal di Eliseu. In cui si trova nella condizione di contrare Isco, che ha però tutto il tempo di portare palla, lasciare che il compagno gli detti il passaggio e poi tagliare come burro la difesa rossonera con un assist al bacio.

Bonera 6
Anche lui tutt’altro che perfetto in occasione della realizzazione dell’1 a 0 spagnolo, quando si fa inglobare dalla “implosione” difensiva milanista. Nel complesso, però, Saviola viene annullato e il Malaga si rende poco pericoloso.

Constant 6,5
Pare partire bene. Poi un pochino si perde. Per ritrovarsi nella ripresa. Nel complesso è uno dei giocatori più vivi del Milan. Suo malgrado non è un terzino puro e lo dimostra in occasione del goal del Malaga, quando si fa tagliare fuori dal filtrante di Isco che premia l’inserimento di Eliseu. Nel complesso va però premiata la sua costanza. Oltre che il fatto che sforni l’assist del pareggio.

De Jong 5,5
Uno dei tanti ad essere corresponsabile del goal malagueño, quando “abdica” all’intervento su Isco, che così può partire e scatenare tutto il suo talento. Nel complesso è, al solito, praticamente nullo in fase di costruzione. Con l’aggravante che oggi non è particolarmente brillante nemmeno in quella di non possesso. Nonostante senso di posizione e intuito gli permettano di trovarsi spesso al posto giusto nel momento giusto.

Montolivo 6,5
Il centrocampo del Milan è lui. E questo spiega forse, parzialmente, i problemi del Milan. Abituati un tempo a contare su Campioni di altro talento da sfruttare come perni del reparto nevralgico del campo. Detto questo giù il cappello: lotta come un leone e prova a prendere per mano la squadra quando si tratta di produrre gioco. I risultati sono quelli che sono, ma la colpa non è certo tutta sua!

Emanuelson 6
Calcia più di ogni altro giocatore sul campo di gioco. E già questo, per un giocatore mediamente discretamente “molle”, è significativo. Solo che non è fortunato, soprattutto quando Caballero gli nega il goal su di una splendida punizione calciata a giro sul secondo palo.
(Dall’80’ Robinho s.v.)

El Shaarawy 5,5
Dopo così tante prestazioni importanti (per non parlare dei goal) fisiologico prendersi una pausa. Nel primo tempo, comunque, solo l’opposizione di un difensore che fa scudo col corpo gli impedisce di trovare la rete. Corre, ma tocca pochi palloni.
(Dal 62′ Boateng 5,5
Difficile dargli un voto. Entra e prova a sparare qualsiasi cosa gli capiti a tiro. Al solito. Indubbio che patisca il cambio d’identità del Milan, resosi necessario dopo la dipartita di Ibrahimovic.)

Bojan 6,5
Il 7 dell’intraprendenza fa il paio col 6 della precisione. Perché se da una parte il giovane spagnolo ci prova, dribbla, si danna l’anima e trova solo un ottimo Caballero a negargli la gioia del goal, dall’altra sbaglia molti passaggi. Troppi.

Pato 6
Brutta partita per il Papero. Che però torna al goal dopo tantissimi mesi. E questa è LA notizia, per i tifosi Rossoneri.

Malaga

Caballero 7
Le colpe maggiori del goal non sono sue. Ma se ripetesse le parate fatte su Bojan ed Emanuelson il risultato finale sarebbe diverso.

Gamez 4,5
Nullo in fase offensiva, patisce dietro. Immagino i suoi tifosi non l’abbiano amato, oggi.

Demichelis 6,5
E’ l’anima della difesa malagueña. Che balla parecchio. Ma che senza di lui probabilmente non concederebbe una sola rete.

Weligton 5,5
Si arrangia come può.

Sanchez 6
Prova a contenere come può.

Iturra 6
Il Gattuso di Malaga lotta fino all’ultima stilla d’energia per provare a tenere in piedi il proprio centrocampo e quindi la propria squadra.
(Dal 74′ Toulalan s.v.)

Camacho 6
Fa il paio con Iturra, per un duo di centrocampo molto muscolare che non aiuta però nella costruzione del gioco.

Joaquin 5
Il fatto che un’ala offensiva con le sue caratteristiche si faccia notare più in fase difensiva che non offensiva la dice lunga sulla sua serata.
(Dall’82’ Seba s.v.)

Isco 6,5
Il gioiello del Malaga è lui. Senza dubbio. Anche stasera è l’unico a dare qualità, genio ed inventiva alla squadra.

Eliseu 6,5
Scartato dal calcio italiano come fosse poco più che un amatore, stasera si mette in mostra soprattutto per l’intraprendenza. Molto bravo a dettare ad Isco l’assist che vale il momentaneo 1 a 0.

Saviola 5
Evanescente.
(Dal 68′ Santa Cruz s.v.)

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Chi mi segue sa che non amo parlare di arbitraggi, soprattutto perché poi in Italia ci si riduce a non fare altro.
E allora meglio concentrarsi sulle questioni di gioco in sé, annotando solo gli eventuali errori (che nel nostro paese chiamano “furti”, proprio a denotare grandissima cultura sportiva) che vengono di volta in volta commessi.

Per parlare di Catania – Juve, però, non si può assolutamente prescindere proprio dalla componente arbitrale che, a conti fatti, risulta assolutamente decisiva nell’indirizzare un match per altro già poco emozionante di suo.

Sotto il profilo del gioco valgono infatti un po’ le stesse cose dette in relazione a Milan – Genoa di ieri sera, con un calcio italiano davvero senza idee ed uno spettacolo sempre più povero.

Così una partita scialba che meriterebbe di chiudersi – guarda caso – sullo 0 a 0 diventa il classico pretesto per scatenare polemiche arbitrali che ci tireremo dietro come minimo una settimana.

Gli errori, del resto, sono evidenti ed altrettanto evidentemente condizionano la gara.

Tra i due netto soprattutto il primo, quello che porta all’annullamento del vantaggio catanese ad opera di Bergessio.

Sul cross di Marchese c’è infatti il tocco di Spolli di testa e poi, forse, anche quello di Lodi.

Sicuramente, però, in nessuna delle due occasioni la punta argentina, controllata da Asamoah, va a trovarsi in posizione irregolare.

Così il suo tap-in su respinta del palo, sicuramente fortunoso ma altrettanto regolare, non andrebbe annullato.

Con i giocatori catanesi impegnatissimi a festeggiare una realizzazione inizialmente convalidata, però, partono le proteste dei Bianconeri e, soprattutto, una discussione tra il direttore di gara ed i suoi collaboratori.

Il parapiglia in campo è marcato, arbitro ed assistenti sembrano non saper che pesci pigliare ma il loro ruolo gli impone di prendere una decisione.

E, alla fine, prendono quella sbagliata. Goal annullato in maniera assolutamente ingiusta e nuovo parapiglia, questa volta con protagonisti gli etnei.

Non solo.

Nella ripresa è la Juventus, con un tap-in di Vidal, a trovare il goal che vale vantaggio e vittoria.

In presa diretta nulla da dire, ma osservando il replay ecco il misfatto: Bendtner, autore del tiro sulla cui ribattuta si avventa Vidal, era in posizione di fuorigioco, con la propria gamba destra oltre l’ultimo difensore siculo.

Goal da annullare, che viene però convalidato.

Insomma, spettacolo assolutamente indegno sotto un po’ tutti i punti di vista.

Sia a livello di qualità di gioco, dove si registra qualcosa di meglio rispetto a quanto visto ieri a San Siro ma comunque nulla di trascendentale, sia a livello di arbitraggio, con due errori più o meno importanti che marchiano irrimediabilmente il match.

La necessità di una sorta di moviola stile NFL è assolutamente conclamata.

Peccato solo che il sistema-calcio sia così chiuso a questo tipo di innovazioni.

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Ieri ho avuto la fortuna di partecipare ad una piacevolissima serata di calcio in quel di San Siro, ospite di uno dei top sponsor del Milan: Indesit.

Infatti, come accadde in più di un’occasione lo scorso anno, sono stato invitato al Meazza per vedere giocare la squadra di Allegri, per una serata che però non si è limitata al solo match in campo.

Così nel pre-gara cena esclusiva nella sala Top Club dello stadio, con il campo a pochi metri da me.

E mentre finivo di porre un freno alla mia fame ho potuto iniziare a vedere i giocatori scaldarsi sul terreno di gioco e caricarsi in vista di un incontro che poi, in realtà, ha un po’ deluso le attese da un punto di vista strettamente “prestazionale”.

Accomodatomi in una delle poltroncine del primo anello rosso, infatti, speravo di poter assistere ad una gara giocata a viso aperto da entrambe le contendenti.

Ma ho dovuto fare i conti con la dura realtà dei nostri giorni. Una realtà che vede il calcio italiano, quantomeno a livello di club, in un declino netto, figlio di un momento difficile per tutto il Sistema-Paese.

Più in particolare, poi, delicatissimi sono i periodi che stanno attraversando le due squadre, con un Milan come ben sappiamo alla ricerca di una nuova identità dopo le tantissime partenze estive ed un Genoa reduce dal cambio di allenatore avvenuto solo tre giorni prima.

Così chi si aspettava un Genoa arrembante, che sapesse tramutare subito in fatti i concetti del proprio neo-allenatore, è rimasto deluso.
Il Grifone è infatti giunto a San Siro con l’intento chiaro di non prenderle ed una confusione nella fase di impostazione e produzione che raramente ho visto in Serie A.

A fine gara, a conferma delle mie impressioni, vado a cercarmi le statistiche del match. Che sottolineano chiaramente come non mi fossi sbagliato: 72% è la miserrima percentuale dei passaggi completati dagli uomini di Gigi Delneri.

Davvero troppo poco per pensare di poter imbastire trame di gioco degne di questo nome.

D’altro canto, comunque, anche il Milan è ancora alla ricerca di un’identità precisa. Per quanto, innegabile, dei passi avanti rispetto ad inizio stagione sono stati fatti.

A cominciare dal modulo di gioco: inutile incaponirsi nel 4-3-1-2 quando i risultati non arrivano. Giustissimo, piuttosto, cercare soluzioni alternative.

Da qui il parto di un 3-4-3 adattabile a seconda delle fasi di gioco. Che per qualcuno è riducibile ad un semplice 5-4-1, ma così non è.

E proprio dalle poltroncine di San Siro la nuova impostazione tattica Rossonera è molto più apprezzabile, lampante.

In fase di possesso infatti si parla di 3-4-3 puro, con i centrali “esterni” della linea a tre capaci di dare supporto alla manovra di tanto in tanto e soprattutto le coppie di esterni ad occupare i propri effettivi ruoli, rispettivamente di cursori ed ali.

In fase difensiva, poi, il doveroso “rinculamento” in difesa, con i tre difensori a stringersi ed i due tornanti a scendere anche fino in posizione di terzini, all’occorrenza. E, ancora, i mediani abbassati per schermare la difesa e gli esterni d’attacco ad aiutare a centrocampo.

Del resto si sa, in Italia siamo maestri della tattica e proprio la “camaleonticità” di questo Milan lo conferma.

Non stupisce certo, quindi, che il Genoa non riesca a creare praticamente mai veri e propri pericoli, tanto che le gambe ad Amelia tremano solo quando, nel primo tempo, Zapata combina un pasticcio nel gestire un pallone e crea una voragine che però gli avversari, non abbastanza cinici, non sono in grado di sfruttare.

E non deve stupire nemmeno che in una situazione di questo genere, con una squadra impegnatissima a non perdere mai l’equilibrio ed un’altra praticamente incapace di fare tre passaggi di fila, la partita che ci si presenta davanti agli occhi sia tutto sommato bruttina.

Per fortuna a renderla spettacolo degno d’esser vissuto ci pensa il solito El Shaarawy che, alla ricerca della definitiva consacrazione, disputa un match ad alto livello in cui mette un po’ di tutto: sgroppate, dribbling, propositività, ripiegamenti, generosità e, ciliegina, la rete che vale i 3 punti.

A fine match, così, il sapore che resta in bocca è comunque piuttosto amaro e la sensazione quella che entrambi i team abbiano ancora molto lavoro da fare per arrivare ad esprimere qualità di gioco interessanti.

Per i giudizi sui singoli, invece, vi rimando al sito Indesit Football, dove tra oggi e domani pubblicherò le mie pagelle!

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E’ una brutta Juve quella scesa in campo al Franchi di Firenze stasera. Che al cospetto di una bella Fiorentina stenta, fatica, non produce gioco ma dimostra grande solidità, portandosi a casa un punto comunque importante visto come si era messa la partita.

Giù il cappello quindi davanti a Montella e alla sua squadra, che mette alle corde per buona parte del match una Juve che continua comunque la propria striscia di imbattibilità in campionato.

Più Viola che Bianconeri quindi, coi primi che sicuramente meriterebbe di più ma, alla fine, devono accontentarsi dello 0 a 0.

Juve che resta ovviamente favoritissima per la vittoria del campionato. Ma occhio alla Fiorentina. Non per il primo posto, ma la squadra dei Della Valle sicuramente si giocherà un posto in Europa. E chissà se nella mediocrità di questo campionato, con Inter e Milan che stentano oltremodo, i Viola non possano arrivare a giocarsi anche l’Europa più prestigiosa… un posto in Champions League…

Fiorentina

Viviano s.v.
Praticamente mai impegnato seriamente. Sarebbe ingiusto dargli un 6.

Roncaglia 7
Il migliore dei suoi. Generoso, bravo in chiusura, propositivo e coraggioso davanti. Ad oggi davvero una bella presa.

Rodriguez 6,5
Dirige bene il pacchetto arretrato Viola, che controlla bene i tre attaccanti – che si alternano – juventini.

Tomovic 6
Fa il compitino.

Cuadrado 6,5
Parte bene. Poi Asamoah gli spiega chi comanda su quella fascia. E non riesce ad essere incisivo come potrebbe.

Romulo 6
E’ giovane ma volenteroso. Solo un po’ fumoso, ancora. E tende ad andare a pestare troppo i piedi a Cuadrado, pur senza dare il plus necessario per mettere in seria difficoltà Asamoah.

Pizarro 7
Il metronomo cileno distribuisce gioco e fa girare attorno a sé una squadra che a tratti riesce quasi a dominare, a livello di gioco, gli avversari.

Valero 6,5
Premetto che a me piace molto. Proprio in questo senso da lui mi aspetto di più. Potenzialmente può incidere tanto nella Serie A di oggi.

Pasqual 7-
Al 7 pieno mancherebbero cross un pochino più precisi. O forse un compagno, là davanti, capace di sfruttare i tanti cross che il capitano recapita da sinistra.

Ljajic 6+
Anche lui è ancora piuttosto giovane. Non gioca certo male, ma nel complesso patisce un po’ la marcatura dei tre juventini. In più è lui ad avere la palla migliore, quando riesce a bruciare un acciaccato Bonucci trovandosi a tu per tu con Buffon. Sbagliando malamente.
(Dal 75′ Fernandez s.v.)

Jovetic 6,5
Ha tutto per essere l’arma in più di questa squadra. La traversa grida vendetta. Nel complesso, comunque, la difesa lo contiene abbastanza bene.
(Dall’87’ Toni s.v.)

Juventus

Buffon 6,5
Sempre attento. Battuto solo sul colpo di testa che s’infrange sulla traversa. Per sua fortuna.

Barzagli 6,5
Voto che vale per tutti e tre i centrali. Che riescono a contenere una grande Fiorentina. Uscire con la rete inviolata, dopo una partita del genere, è una vittoria per i difensori della Juve.

Bonucci 6,5
Come sopra. Con menzione speciale: ha problemi fisici, cosa che si denota alla grande quando Ljajic gli scappa, ma tiene bene tutta la partita. Bravo.

Chiellini 6,5
Leggasi Barzagli.

Lichtsteiner 5
Davanti non si vede mai. Dietro fa una fatica notevole a tenere Pasqual. Male.

Vidal 5,5
E’ il leader emotivo di questa squadra. Che oggi viene a mancare. Giocasse come a Londra

Pirlo 5,5
E’ palesemente fuori forma. Pesante dirlo, ma forse dovrebbe fermarsi per qualche giorno a lavorare un po’. Perché così non riesce a dare quel quid capace di rendere grande questa squadra.
(Dal 67′ Pogba 6
Un po’ meno timido di sabato. La strada è quella giusta. Ci si deve lavorare tanto. Certo è che oggi, con questo Pirlo, servirebbe una presa di coscienza da parte sua ed un salto di maturità che è però piuttosto improbabile in quanto non fisiologico.)

Giaccherini 6
E’ – Asamoah a parte – il più volenteroso del suo centrocampo. Davanti fa poco, perché del resto la squadra non si propone, in fase di non possesso cerca di fare il possibile. Meno peggio.
(Dal 74′ Marchisio s.v.)

Asamoah 7,5
Nettamente il migliore in campo. Davanti non può fare molto, ma dietro chiude qualsiasi cosa, fin dentro l’area. Londra a parte un inizio di stagione stupefacente, soprattutto perché sta giocando in un ruolo che sembrava non calzargli a pennello.

Giovinco 5,5
E’ l’unico, per buona parte della partita, che quantomeno ci prova. Qualche dribbling (l’unico dei suoi a saltare l’uomo, per altro), quattro tiri (di cui uno solo nello specchio, non difficile da parare per Viviano), un po’ di movimento. Di certo non può bastare così. Ma l’accanimento dei tifosi nei suoi confronti è davvero eccessivo.

Quagliarella 5
Dopo Londra e la partita col Chievo una battuta a vuoto per Quagliarella. Che non era un fenomeno “ieri”, non è una pippa oggi.
(Dal 58′ Vucinic 6
Giusto per la volontà. Ma anche lui, non supportato, non può cambiare una partita che la Juve certo non merita di vincere.)

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