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Archive for dicembre 2012

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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CRONACA

La prima occasione interessante del match la costruiscono gli ospiti, che attaccano sulla destra con Ruggiero il cui cross sul primo palo è incornato da Lanini, con palla di poco alta sulla traversa.
Lanini che al quarto d’ora spunta in velocità superando Arrondel per poi mettere un pallone basso all’altezza del dischetto, dove Beltrame perde tempo a stoppare la palla facendosi murare la conclusione da Conte.Beltrame

Il match stenta però a decollare davvero. Con entrambe le squadre già qualificate alla fase successiva, infatti, i ritmi restano blandi.
Come succede nella maggior parte di questi casi, quindi, è un calcio piazzato a sbloccare il risultato: l’arbitro vede infatti un fallo inesistente su Coman. Sul punto di battuta si presenta Yaisien, giovane stellina che presentai quasi due anni fa su questo blog, e tiro a giro a freddare il modesto Branescu.

Rotti gli argini, i parigini raddoppiano in chiusura di prima frazione. Quando Coman porta palla, la difesa juventina rincula e lui, giunto al limite dell’area, pennella a giro sotto l’incrocio.

Nella ripresa la Juve, senza più nulla da perdere, prova ad alzare i ritmi del match, andando quantomeno alla ricerca di un goal della bandiera capace di rendere meno amara la sconfitta. Con il fortino parigino che regge però bene.
Poco dopo l’ora di gioco a cercar fortuna è Mattiello, che prova a calciare al volo dal limite su assist di Beltrame. Trovando però la pronta risposta di un attento Areola.

Sbilanciarsi in avanti, però, significa anche creare dei varchi dietro. In uno di questi ci si infila Sanrimat, che dopo aver vinto fortunosamente un contrasto con Rugani calcia sul palo, graziando gli avversari.
Juve che sembra aver finito le energie. Così a cercare la terza rete ci prova Rabiot, il cui tiro a giro dal limite è però smanacciato in angolo da Branescu.

Proprio nel momento migliore dei parigini, però, ecco il goal juventino che accorcia le distanze: a realizzarlo è Beltrame, con una bella volèe dal limite ad incrociare.

Beltrame che a quattro dal termine s’infila in area e calcia in diagonale, trovando però la pronta risposta di Areola a negargli la via del goal.
Il pareggio arriva però a tempo praticamente scaduto, con Bonatini lesto a girare in rete sotto misura un cross basso proveniente dalla sinistra per il 2 a 2 finale.

COMMENTO

Chi pensava che il PSG fosse solo petroldollari e superstar acquistate a suon di milioni (leggasi Thiago Silva ed Ibrahimovic su tutti, con Lucas in arrivo a gennaio) si sbagliava di grosso.

Perché a Parigi negli ultimi anni, e già da prima dell’arrivo dei qatarioti, sono stati capaci di costruire uno dei migliori settori giovanili dell’intero paese. E, quindi, d’Europa.

La riprova la si ha proprio – anche – guardando le prestazioni della squadra alla Next Gen Series, dove inserita in un contesto tutt’altro che semplice (con Juve, City e Fenerbache) riesce ad arrivare prima nel proprio girone. Dando, oggi, gran filo da torcere anche ai Bianconeri, capaci di rimontare solo nel finale.

Diversi i giocatori sicuramente interessanti con prospettive di giocare in Ligue 1, tra le fila dei capitolini.

Due, in particolari, sono però giocatori con grandi possibilità di imporsi in prima squadra. Ed in un contesto come quello del PSG attuale vuol dire TANTISSIMO.

Da una parte Adrien Rabiot, capace di stregare Ancelotti che già – nonostante sia ancora minorenne – l’ha fatto esordire sia in campionato che in Champions.

Dall’altra Abdallah Yaisien, uno dei talenti più puri e interessanti del nuovo corso francese. Che avrà però grandissima difficoltà ad imporsi in quel di Parigi, visto il sovraffollamento là davanti.

Dal canto suo la Juve lascia invece un pochino più tiepidi.

Perché parte malino finendo sotto di due goal, mette in mostra un portiere che non si capisce come possa indossare quella maglia, senza individualità di spicco come possano esserci dall’altra parte.

Poi nella ripresa si alza di tono, cerca la rete con più insistenza, aumenta il ritmo, si prodiga per trovare un pareggio che finalmente arriva allo scadere.

Partita nel complesso non emozionantissima, vissuta sugli alti e bassi di un match che comunque per la classifica valeva relativamente poco.

MVP

Difficile assegnare la palma di migliore in campo non essendoci stato un vero e proprio dominatore della partita.Abdallah Yaisien
Alla fine però, dovendo operare una scelta, opto per il pluricitato Yaisien: classe pura al servizio del collettivo.

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CRONACA

Inizio choc per gli ospiti, che dopo un minuto e venti secondi sono già sotto: nonostante si schieri a cinque in difesa, infatti, l’Atalanta si fa bucare subito da una verticalizzazione e Vucinic, a secco da settembre, buca Consigli in diagonale per l’1 a 0 immediato.Mirko Vucinic

Atalanta però che non ci sta e dopo un paio di minuti Denis (su regalo di Marrone) si trova subito a tu per tu con Buffon. Che però lo strega e gli nega la via del goal.
Nerazzurri che ci credono e provano a rispondere colpo su colpo, trovando però una retroguardia Bianconera sempre attenta a non farsi perforare.

La Juventus però non è prima per caso. E pur accusando un poco la manovra ospite trova la magia del due a zero, con Pirlo che estrae dal cilindro un calcio di punizione fenomenale che va a togliere le ragnatele dall’incrocio dei pali.

Il raddoppio scioglie del tutto i padroni di casa, che prendono il controllo del terreno di gioco. Al diciottesimo una bella azione manovrata porta Chiellini in posizione di sparo, col mancino del difensore Azzurro che viene però deviato in angolo.
Juve che ha ormai rotto gli argini. Tanto che al ventisettesimo arriva il 3 a 0. Marchisio riceve a più di venti metri dalla porta, prende la mira e buca per la terza volta Consigli. Match definitivamente chiuso.

Non bastasse questo, piove – anzi, diluvia – sul bagnato. Manfredini ferma infatti fallosamente una ripartenza veloce dei padroni di casa, guadagnandosi la seconda ammonizione. Alla mezz’ora, così, l’Atalanta si trova sotto sia nel risultato che nel conto dei giocatori in campo.
Da lì al termine della prima frazione, quindi, gli uomini di Colantuono si chiuderanno per evitare il tracollo definitivo.

La ripresa si apre con un tiro di Giovinco dal limite disinnescato in due tempi da Consigli.
Proprio il piccolo fantasista juventino troverebbe anche la rete del 4 a 0, intorno al cinquantasettesimo. Segnatura però annullata per fuorigioco.

Juve in pieno controllo del match, e non potrebbe essere altrimenti visto lo stato delle cose. Al sessantesimo ci prova ancora Marchisio, sempre da fuori. La leggera deviazione di Lucchini non impedisce comunque a Consigli di fare sua la sfera.
Alle tre reti effettive si aggiungono quindi le due annullate: Pirlo mette in difficoltà l’estremo difensore Nerazzurro con un tiro da fuori solo respinto. Sulla sfera si avventa come un condor il neoentrato Quagliarella, che ribadisce in rete. Il tutto, però, partendo da posizione irregolare. E il guardalinee se ne avvede nuovamente, in maniera molto puntuale.

Atalanta che comunque non vuole stare semplicemente a guardare e prova, anche se timidamente, ad andare alla ricerca quantomeno del goal della bandiera. Il cronometro segna sessantacinque minuti di gioco quando Peluso, sugli sviluppi di un angolo, può calciare a rete da posizione favorevole, senza però inquadrare lo specchio.
Una manciata di minuti ed altra bella manovra corale che porta Giovinco al tiro. Bravo però Consigli a chiudergli la porta in faccia.

L’ultimo quarto d’ora regala ancora qualche fuoco d’artificio, ma nessun’altra segnatura.

COMMENTO

Troppa Juve per questa Atalanta, che comunque parte in maniera discreta per poi farsi travolgere dall’uragano Bianconero.

Così mentre ogni giornalista sportivo d’Italia si affanna a cercare “l’antiJuve”, che a loro volta si prodigano in continuazione per smentirli, la squadra di Conte mostra autorità ed autorevolezza, si porta a casa facilmente tre punti importanti per l’inseguimento al titolo di “Campione d’Inverno” e dimostra ancora una volta, se mai  ce ne fosse bisogno, di essere la squadra più forte d’Italia.

Quadrata e qualitativamente dotata, questa squadra doma facilmente i ragazzi di Colantuono dominando in ogni zona del campo, mettendo in mostra quel gioco corale che solo a sprazzi aveva mostrato quest’anno – a differenza dello scorso – e guadagna altri tre punti.

Il tutto facendosi prendere per mano e guidare da uno dei pochi Fenomeni rimasti nel nostro calcio: Andrea Pirlo.

MVP

Che altro non può essere se non il mio MVP di giornata. Taglia e cuce con maestria, dribbla anche solo alzando un sopracciglio, dipinge calcio con un mancino sopraffino ed un destro che è un vero e proprio dono divino.Andrea Pirlo

Il goal del due a zero, poi, è una perla balistica assoluta. Che non stupisce però, essendo stata confezionata da un giocatore con le sue – immense – qualità.

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CRONACA

Dieci minuti ed ecco la prima occasionissima del match: sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto dalla destra del fronte offensivo londinese la palla giunge tra i piedi di Cahill che lo calcia dritto per dritto verso la porta difesa da Cassio che, in qualche modo, riesce a bloccarlo prima che questo sorpassi la linea di porta.
Il match però stenta a decollare. Il Timao fatica a dare forma ad un qualsiasi tipo di gioco, foss’anche di rimessa. E si affida così a ripartenze di singoli, senza alcuna anima. I Blues invece cercano di imbastire azioni corali, senza però riuscire a a farlo con efficacia.Rafa Benitez

Per avere un secondo brivido dobbiamo quindi aspettare ben altri ventotto minuti quando Moses è pescato da Hazard in ripartenza e calcia a giro dal limite dell’area, cercando il palo lontano. Bravissimo però Cassio a deviare in angolo in tuffo, con la mano di richiamo a “pulire” lo specchio di porta.
Estremo difensore brasiliano che deve ripetersi poco più tardi andando però a bloccare un bella conclusione dritto-per-dritto scoccata centralmente da Mata.

La ripresa si apre quindi con una bella imbucata centrale di Mata per Hazard, capace di bucare sullo scatto ogni avversario per presentarsi a tu per tu con Cassio, bravo però ad uscirgli sui piedi tempestivamente riuscendo a guadagnare anche un rinvio dal fondo.
E’ un secondo tempo che vede comunque un Timao molto più convinto dei propri mezzi. La pochezza del gioco Blues spinge infatti i brasiliani a spingersi in avanti con più continuità, pur senza grande capacità di pungere. L’occasione interessante arriva comunque al sessantaquattresimo, quando Paulinho riceve in area e scarica di destro, spendendo però di poco a lato.

Il goal che legittimi la superiorità brasiliana è nell’aria e arriva al settantesimo quando un misto tra una buona azione ed un po’ di fortuna portano Danilo a calciare a rete, trovando la deviazione di un difensore che impenna il pallone mettendo fuori dai giochi Cech. Sulla sfera piomba quindi Guerrero che, tutto solo, incorna in rete.

La rete scuote un poco i Blues, che comunque non riescono a trovare quella convinzione e quella ficcantezza necessaria a trovare il pareggio.
A cinque dal termine riescono comunque, in qualche modo, a pescare la palla goal che potrebbe valere i supplementari, ma il solito Cassio, migliore in campo (lo anticipo), spranga la porta, facendo no con la testa.

Come non bastasse all’ottantanovesimo Cahill “decide” di finire la partita anzitempo, facendosi espellere.
Il match però non è finito. Al novantaduesimo Mata scodella in area, Torres scatta e anticipa l’uscita di Cassio, segnando un insperato pareggio. Non fosse che il guardalinee si mostra attentissimo e gli sbandiera un fuorigioco sacrosanto.

Sono proprio questi due episodi a mettere la pietra tombale al match: Corinthians Campione del Mondo 2012.

COMMENTO

Scommettessi, dopo aver visto le due semifinali disputate rispettivamente contro Al Ahly e Monterrey, mi sarei giocato la vittoria del Chelsea. Non tanto perché mi fidassi dei Blues, squadra che ha già messo più e più volte in mostra tanto i suoi limiti quanto la mancanza di un Drogba là davanti.

No, avrei giocato la vittoria degli inglesi semplicemente perché il Timao mi aveva fatto una pessima impressione contro gli egiziani.

Impressione confermata anche nel primo tempo di questa partita.

Poi all’intervallo dev’essere successo qualcosa. Probabilmente i brasiliani devono essersi resi conto di trovarsi davvero di fronte ad un avversario abbordabile. Un avversario senz’anima, capace di vincere la Champions grazie ad un gioco molto rinunciatario ed un Campione là davanti. Una squadra costruita male con spese ingenti ma non ragionate.

Ed ecco la trasformazione.

Perché dal primo minuto della ripresa al momento del goal c’è stato praticamente solo il Corinthians in campo, con il Chelsea spettatore non pagante, abulico, incapace di portare anche solo qualche ripartenza davvero efficace.

E poi il patatrac della realizzazione.

Tanti gli errori dei Blues quest’oggi. Dall’aver regalato la ripresa ad un avversario abbordabile ad una fase difensiva completamente piena di falle e lacune ovunque.

Anche la sfortuna ha inciso, certo. Perché in occasione della rete di Guerrero è una deviazione fortuita a mettere fuori gioco Cech trasformandosi in assist prelibato per la punta peruviana.

Niente scuse, però. Quando ti chiami Chelsea, vieni da una Champions League vinta pochi mesi fa ed hai speso tanto sul mercato non puoi regalare una finale così.

MVP

Come detto è Cassio il migliore in campo, secondo il sottoscritto.

Questo perché da abbastanza sicurezza a tutto il reparto e, soprattutto nel primo tempo, mura bene la propria porta, non permettendo agli avversari di trovare un vantaggio comunque non so quanto meritato.Cassio

Certo, se Torres, giusto a fine match, fosse partito in posizione laterale ora mi toccherebbe parlare molto diversamente della sua prestazione…

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Il 4 luglio scorso sul sito ufficiale della Juventus apparse la notizia dell’ingaggio di Lucimar Ferreira da Silva, svincolatosi dall’Inter.Lucio

Un ingaggio interessante che poteva, in qualche modo e con tutte le differenze del caso, ricalcare quello compiuto solo dodici mesi presi con il trasferimento di Pirlo da Milano – sponda Rossonera – a Torino a parametro zero.

Poi però le cose sono andate come tutte sappiamo. TRE presenze che hanno fatto maturare nel “Cavallo” la volontà di lasciare il Piemonte per andare a giocare con più continuità altrove.

Piccola premessa: offrire un biennale a due milioni e due netti l’anno per un giocatore  trentaquattrenne che sarebbe stato solo una riserva del trio Barzagli-Bonucci-Chiellini è stato un errore, per quanto non madornale.

Detto ciò, ora Marotta dovrà a tutti i costi cercare un acquirente per il brasiliano, destinato probabilmente a campionati di secondo livello ma che pagano bene (del resto non credo voglia rinunciare a granché degli emolumenti che gli garantisce oggi la Juventus, si potrebbe quindi profilare un futuro stile Turchia per lui), a un ritorno in Germania (dove ha comunque segnato un’epoca) o ad un ritorno a casa.

Anche perché voci di corridoio vogliono che lo stesso Caceres, anch’esso ai margini della prima squadra (otto presenze totali per lui, di cui la metà da subentrante), abbia avanzato una mezza richiesta di trasferimento. Cedere Lucio potrebbe in qualche modo tranquillizzare il “Pelado”, che vedrebbe così ridotta la concorrenza.
Per quanto, piccola parentesi, il problema vero per lui sta nel fatto che Conte non sia propenso a fare turn over là dietro.

La cessione di Lucio però apre un problema puramente numerico: perché se la Juventus decidesse di continuare a giocare con la difesa a tre per tutta la stagione avere quattro soli centrali di ruolo, con l’unica aggiunta di un Marrone (anch’esso dato come possibile partente, alla ricerca di un titolarità altrove) adattato, potrebbe essere troppo poco per una squadra ancora in corsa – e che corsa – su tutti e tre i fronti.

Cinque, quindi, le vie che potrebbero essere battute dai dirigenti di Corso Galileo Ferraris per la sostituzione del centrale laureatosi Campione del Mondo nel 2002.

  • La prima è “interna” e prevedrebbe l’uso, all’occorrenza, di un difensore della Primavera. Per quanto ben sappiamo la reticenza italiana nel lanciare i giovani, specialmente quando giocano là dietro.
  • La seconda, quella che è oggi indicata come la più realistica, potrebbe invece portare a Salvatore Bocchetti, il cui contratto che lo lega al Rubin Kazan andrà in scadenza tra dodici mesi. E che potrebbe liberarsi oggi per una cifra attorno ai quattro milioni di euro. Tutto sommato una soluzione “low cost”.
  • La terza porterebbe ad un altro giocatore che andrà presto in scadenza, Campagnaro. Che lascerà quasi sicuramente Napoli già a gennaio, ma su cui è in vantaggio l’Inter.
  • La quarta, poi, porterebbe ad un ennesimo nazionale italiano, già cercato in estate: Angelo Ogbonna. In questo caso però la trattativa sarebbe difficile (trattandosi di Torino) e sicuramente molto dispendiosa (essendo lui uno dei giovani più interessante del panorama Europeo, come minimo). Praticamente impossibile quindi sbloccare la trattativa a gennaio. Operazione, comunque difficilissima, da rimandare a luglio.
  • La quinta, infine, potrebbe ricalcare un po’ quell’operazione-Stendardo compiuta qualche anno fa. Insomma, un giocatore da squadra di medio livello che possa arrivare in prestito per fare la riserva e colmare una falla nella rosa.Salvatore Bocchetti

Quale sarà l’evolversi delle cose lo scopriremo presto. Di certo Marotta e soci dovranno fare i conti col fatto che Conte ha già scelto i suoi titolari. Ed aggiustare il tiro in base a questo.

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CRONACA

E’ una gara di livello molto maggiore rispetto ad Al Ahly vs. Corinthians e lo si capisce subito, dal ritmo impresso dalle due compagini. Così dopo quattro soli minuti di gioco arriva la prima occasione interessante: David Luiz buca centralmente e calcia dalla distanza, mettendo fuori di poco.
Il tempo che la lancetta lunga faccia altri due giri d’orologio ed è ancora il centrale carioca a mettersi in mostra, con un filtrante che libera Hazard, la cui conclusione d’interno non trova però il giro giusto e si spegne a lato.David Luiz

Chelsea che resta in completo controllo del match. Al decimo Hazard fa secchi due uomini in fascia e crossa all’altezza del dischetto del rigore dove solo un controllo difettoso di Oscar permette alla difesa messicana di chiudere e salvarsi.
Così al diciassettesimo arriva la prima rete: Oscar libera di tacco Cole che centra un pallone radente il suolo per Mata, il cui mancino non lascia scampo a Orozco.

Intorno alla mezz’ora arriva però la reazione messicana: Delgado affonda sulla sinistra e crossa in mezzo dove pesca De Nigris, perso dai centrali inglesi. La cui incornata non trova però lo specchio.
Chelsea che a quel punto cerca quindi di abbassare il ritmo per condurre in porto vittoriosamente una prima frazione in cui comunque è risultato – come ci si poteva aspettare – superiore agli avversari.

La riapertura del match è quindi choc per i messicani, che affondano: nemmeno un minuto ed Hazard semina il panico sulla sinistra appoggiando centralmente a Torres, il cui tiro è deviato alle spalle di Orozco per il 2 a 0 Chelsea.
Ma non basta. Un paio di minuti scarsi e arriva un secondo autogoal. Stavolta è torres a fuggire a sinistra e servire Mata, il cui controcross basso è deviato in rete da Chavez. Game over.

Chelsea che, rilassatissimo, decide comunque di provare a regalare ancora spettacolo. Al cinquantaduesimo così è il solito Mata a sfiorare il goal, calciando a lato di poco. Posizione di partenza comunque irregolare e realizzazione che sarebbe stata annullata.
Dal canto suo il Monterrey, forte di un maggior possesso palla, cerca il modo di arrivare quantomeno al goal della bandiera, palesando per una scarsa incisività sotto porta che ne certifica l’incapacità di passare il turno, soprattutto contro avversari così quotati.

Il tutto comunque produce solo la segnatura all’ultimo istante di De Nigris. Buona per l’onore, non certo per il passaggio del turno. Col Chelsea che può così raggiungere il Corinthians in finale.

COMMENTO

Troppo Chelsea per questo Monterrey. Basta poco ai talentuosi Bleus per regolare i generosi messicani, che con anche non poca sfortuna, alla fine, devono abbassare lo sguardo di fronte ai Campioni d’Europa in carica.

Vittoria meritata dagli uomini di Benitez che pur debbono ringraziare la loro buona stella, posto che riescono a chiudere un match pur sino a quel punto controllato solo grazie a due deviazioni assolutamente decisive. La prima su tiro di Torres, con la palla che s’impenna e risulta imprendibile per Orozco, la seconda su cross di Mata.

Inglesi ben messi in campo che ora, soprattutto grazie al potenziale tecnico a disposizione, sono i doverosissimi favoriti per la vittoria finale, stante anche il fatto che troveranno un Timao che come sappiamo ha sofferto non poco di fronte ai pur modestissimi egiziani dell’Al Ahly.

La seconda imposizione mondiale per Benitez, così, sembra essere sempre più vicina.

MVP

Poche cose ma di classe e qualità assoluta. Quando Eden Hazard parte palla al piede risulta essere assolutamente inarrestabile. Ed è proprio dalla sua fascia che arrivano i problemi maggiori per gli Albiazules. Certo non un caso.Hazard Torres

Honorable mention finale per David Luiz. Schierato in mediana al fianco di Obi Mikel si spende tanto in fase di non possesso per spingersi in penetrazione centrale in diverse situazioni. Davvero bravo e presente.

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Ritmi blandi per l’inizio della prima semifinale di Mondiale per Club. Così per vedere la prima occasione interessante dobbiamo aspettare dieci minuti, quando Soliman pennella una punizione in area cogliendo impreparata la linea difensiva corinthiana e trovando l’incornata di Rabiea, che non riesce però a trovare lo specchio di porta.
Brasiliani meno brillanti di quanto ci si aspetterebbe che intorno al venticinquesimo minuto cercano però di aumentare il ritmo, per provare a sbloccare il match.Paolo Guerrero

Rete che arriva giusto alla mezz’ora, quando Douglas crossa dalla sinistra un campanile profondo sul secondo palo dove pesca Guerrero, la cui incornata diagonale non lascia scampo ad Ekramy.

Le occasioni stentano comunque ad arrivare. Perché entrambe le squadre mancano della giusta imprevedibilità e creatività, oltre che forse della volontà di colpire.
La partita si trascina così all’intervallo senza ulteriori sussulti di rilievo.

La ripresa inizia male per gli egiziani, che dopo dieci soli minuti di gioco vedono Ekramy, portiere titolare, infortunarsi alla gamba destra rinviando il pallone. Estremo difensore che decide però di restare in campo, nonostante il problema muscolare che gli impedisce di calciare la sfera.
Al Ahly comunque in grado di combinare poco. Così la seconda conclusione verso la porta avversaria arriva solo al sessantaquattresimo minuto, con Rabiea che calcia trovando però la pronta risposta di Cassio. Il tutto giusto un attimo prima della sostituzione di Ekramy, che alla fine decide di alzare bandiera bianca.

L’occasione vera giunge tre minuti più tardi, quando Abou Trika, subentrato nella ripresa, inventa un lob con cui smarca Fathi, in propensione offensiva. Ricevuta palla alle spalle della difesa il terzino destro nordafricano non riesce però a centrare lo specchio di porta, mettendo di poco a lato.
La difesa corinthiana mette comunque in mostra grandi falle. Proprio in queste prova ad infilarsi l’attacco egiziano, ancora una volta con un’invenzione di Abou Trika che scodella in area in direzione di Hamdi, il cui stop è però difettoso e permette l’uscita vincente di Cassio.

Le difficoltà brasiliane perdurano. Così al settantatreesimo Fathi affonda sulla destra e mette in mezzo una palla bassa che è toccata al limite all’accorrente Abou Trika, il cui mancino piazzato è però deviato in angolo da un difensore.
Corinthians che prova quindi a scrollarsi di dosso la paura con Guerrero che serve in area Paulinho, ben inseritosi. La cui conclusione è però schermata dalla retroguardia nordafricana.

A sette dal termine è Soliman – il “Messi d’Egitto” – a provarci. Saltato Alessandro con un bel tunnel calcia da fuori, ma spedendo oltre la traversa.
L’ultimo quarto d’ora, recupero compreso, non permette ai Diavoli Rossi di trovare il pareggio. Così che il Corinthians diventa la prima squadra qualificata alla finale di questo  Mondiale per Club.

COMMENTO

La notizia per qualcuno è la vittoria del Corinthians sull’Al Ahly. Beh, non per me.

Per due motivazioni: la prima, scontata, che quella ottenuta dai brasiliani è una vittoria ampiamente preventivata. Strano sarebbe stato non fosse arrivata, non certo il contrario.

La seconda entra invece più nel merito delle cose: “la” notizia, per me, è la pochezza di un Corinthians assolutamente sottotono, autore di una prima frazione di gioco nel complesso incolore e di una ripresa atroce, in cui, pian piano, gli egiziani sono riusciti a prendere campo, fino ad arrivare a schiacciare letteralmente nella propria trequarti il Timão.

E’ infatti una partita a due facce, sia come match in sé che come prestazione profusa dai brasiliani in particolar modo.

Perché nella prima frazione i ritmi sono molto lenti, l’Al Ahly resta corto, ben disposto in campo, lasciando il pallino del gioco in mano al Corinthians (che avrà il 57% di possesso palla al quarantacinquesimo). Che, dal canto suo, gestisce le cose con una comunque solo mediocre fase di palleggio, in cui risaltano le qualità di Paulinho – centrocampista piuttosto completo, da testare in Europa – e Guerrero (che invece in Europa c’è già stato).

Nella ripresa però la sinfonia cambia.Abou Trika

L’ingresso in campo di Abou Trika suona infatti la sveglia che desta i Diavoli Rossi. Il ritmo si alza, le iniziative si moltiplicano, il Corinthians si schiaccia. E trema.

Se solo l’Al Ahly fosse squadra più concreta e spietata ora starei probabilmente parlando di un’altra partita…

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Sono i padroni di casa a fare la partita. Al decimo minuto arriva la prima buona occasione per i parigini con Menez che riceve una sventolata in area e la centra di prima intenzione cercando Lavezzi, la cui conclusione è però deviata in angolo dalla difesa.
Il Porto però non ha timori reverenziali e risponde subito con Jackson Martinez, il cui tiro dal limite è messo oltre il palo da un provvidenziale intervento in scivolata di Thiago Silva.

L’opportunità buona, per i padroni di casa, arriva al ventitreesimo quando Ibrahimovic è pescato sul secondo palo da un traversone profondo. La punta svedese, però, impatta male il pallone al volo, mettendolo a lato della porta difesa da Helton.
La rete arriva quindi al ventinovesimo, quando Menez guadagna una punizione sulla sinistra che è centrata da Maxwell. Sul cross arriva puntuale Thiago Silva, che sceglie benissimo il tempo e incorna giusto sotto la traversa, cercando l’incrocio alla destra di un Helton assolutamente freddato.

La replica è però immediata. Danilo salta facilissimamente Pastore e crossa sul secondo palo, dove Jackson Martinez sbuca alle spalle di un Alex certo non perfetto per incornare di testa alle spalle di Sirigu per la rete del pareggio.
Porto che mette in campo una maggior qualità di gioco e di giropalla. Bella l’azione imbastita al quarantesimo dai lusitani, che portano alla conclusione da fuori Moutinho. Il tiro, piazzato, non ha però la giusta potenza e non riesce a mettere in difficoltà Sirigu.

La prima frazione si chiude quindi con uno splendido colpo di testa di Ibrahimovic che prova a beffare Helton, bravissimo però a recuperare la posizione e smanacciare la palla grazie ad uno splendido quanto spettacolare colpo di reni.
La seconda si apre invece con un’occasionissima per Menez, che imbeccato da Pastore si ritrova in posizione buona per concludere a rete, ma Helton è bravissimo ad opporsi al suo destro potente.

Il raddoppio parigino arriva quindi proprio su di una papera del portiere brasiliano. Menez entra in area con palla che finisce a Lavezzi il cui tiro sul primo palo buca inspiegabilmente l’estremo difensore del Porto.
L’opportunità per rimediare subito il pareggio arriva comunque a stretto giro di posta. Martinez è imbeccato a tu per tu con Sirigu, che però esce benissimo chiudendo lo specchio della porta in faccia al portiere avversario. Sulla ribattuta piomba quindi Lucho, il cui tiro di prima intenzione si spegne però sul fondo.

Il match finisce quindi col colpo di testa tentato da Defour su punizione battuta dalla sinistra da James Rodriguez. Una deviazione con cui il centrocampista belga non trova però il bersaglio grosso.

COMMENTO

Non una grandissima partita quella che permette al Paris Saint Germain di vincere il Gruppo A di questa edizione della Champions League.

Non una grandissima partita perché il Porto è squadra ma fatica ad incidere, il PSG ha grandi individualità ma non è squadra.

Così lo spareggio (entrambe erano già qualificate) per il primo posto viene deciso solo da una super papera dello sciagurato Helton, che non si capisce bene come riesce a far passare un tiro di Lavezzi assolutamente e facilmente controllabile anche da un portiere con mezzi limitati.

Buon primo posto, quindi, per un Paris però ancora molto lontano da una fisionomia accettabile.

Sarà quindi durissimo, se continueranno così, il percorso per i parigini. Che qualificandosi in prima posizione potrebbero avere un ottavo di finale abbordabile (ma occhio al Real Madrid, squadra che con ogni probabilità farebbe terminare subito le velleità di passaggio del turno della banda Ancelotti) ma che nel complesso non sembrano assolutamente essere all’altezza per provare a lottare fino in fondo per questa coppa.

Del resto prima di arrivare a competere con le migliori il PSG dovrà fare ancora molta strada. Sia sul mercato che a livello di lavoro in campo giorno per giorno.

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