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Archive for the ‘2013/2014’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Il Napoli gioca benissimo, strameritando, per buona parte del match. Peccando però in quanto a cinismo: costruisce diverse azioni da goal, ma manca di lucidità e freddezza sotto porta. Il che significa grande prestazione per Fabiano, sostituto del tanto mediocre quanto fortunato (nel match di andata) Helton. Ma soprattutto eliminazione.

Perché dietro bastano poi due sbavature, cinicamente – qui si – sfruttate dal Porto, per veder crollare il castello di carte.

Suicidio sportivo perché stasera il Napoli ha strameritato la gara. Sciupandola. Anzi, gettandola via in maniera assurda.

Un triplice peccato: da una parte per la prestazione di stasera, dall’altra per il calcio italiano di per sé, infine per quanto concerne questa edizione dell’Europa League. Che vede e avrebbe comunque visto la Juventus favorita, ma rispetto cui il Napoli qualche chance l’aveva eccome.

Uno dei migliori talenti nati in Italia ad inizio degli anni novanta, ancora stenta a decollare.

Logico che si inizi a pensare possa essere stato un po’ sopravvalutato dopo le grandi prestazioni mostrate sotto la guida di Zeman, allenatore che da sempre sa far rendere più del lecito le proprie punte (quand’anche esterne, come nel suo caso).

Nuovo Totti non lo sarà senz’altro, ma di certo può dare molto più di quanto mostrato in queste due prime stagioni di Napoli.

Anche stasera non è stato particolarmente brillante, mangiandosi anche un paio di occasioni chiarissime e ghiottissime per diventare eroe della sua città.

Un vero peccato per lui, che pure Sacchi indicava essere come uno dei nostri migliori talenti.

Il timore, ora, è che possa rimanere – anche lui, ahinoi – una sorta di incompiuto.

Tanto stasera quanto – o ancor più – in Portogallo le due difese hanno messo in mostra limiti evidenti.

La parziale giustificazione odierna per il Porto è l’assenza di due titolari su quattro. Il Napoli, invece, ha giocato paradossalmente meglio stasera che non ad Oporto, regalando però due sbavature decisive, sfruttate in maniera molto cinica dagli avanti avversari.

Paradossalmente, quindi, proprio qui sta la differenza: dopo il paio di miracoli del primo scontro Reina nulla ha potuto sugli unici due tiri nello specchio di stasera.

Il Napoli invece all’andata fu fermato da non poca sfortuna (come non ricordare la parata casuale di tacco di Helton, ad esempio). In questo ritorno non ha però avuto quella freddezza necessaria a chiudere prima un match dominato.

Alla fine, quindi, la differenza l’ha fatta il cinismo degli attacchi.

Cinismo è la parola più in voga di stasera.

Ho visto tanto l’andata quanto il ritorno, e penso di poter dire con cognizione di causa che sui 180 minuti meritasse il Napoli.

Che però non è stato cinico – né fortunato, va detto – né all’andata né al ritorno.

Alla fine torna sì a casa con due reti realizzate, ma oggettivamente se andiamo a rivedere tutte le tante occasioni costruite nei due match non solo avrebbe potuto ma avrebbe dovuto realizzarne almeno quattro o cinque, se non sei.

Ad un certo livello, è risaputo, certi errori si pagano. Ed esattamente come per la gara con l’Arsenal, se sprechi tanto è facile che si finisca col pagarla.

Come stasera.

Quaresma aveva anch’esso, un po’ come Insigne, un talento tutt’altro che sottovalutabile.

Intendiamoci, non stiamo parlando di un altro possibile crack alla Cristiano Ronaldo. Ma sicuramente dalla sua carriera ci si aspettava qualcosa in più.

Si è però fatto limitare dalla sua scarsa propensione all’incisività più, forse, la sua ricerca di qualche colpo ad effetto di troppo, come la famosa Trivela usata spesso, potremmo dire, un po’ a sproposito.

Stasera però ha siglato un gran bel goal. Ma soprattutto un goal importante. Decisivo.

Perché certo, dopo la rete di Ghilas le cose erano già difficilissime per il Napoli, che aveva solo venti minuti per trovare due reti. La sua segnatura, però, ha fondamentalmente posto la parola fine alla partita.

Certo, personalmente probabilmente avrebbe preferito fare uno scherzetto del genere alla sua ex Inter. Ma visti i tanti moti di scherno che hanno accompagnato la sua esperienza italiana (e quanto ne è seguito), direi che stasera avrà qualcosa di speciale da festeggiare, non solo la “semplice” vittoria.

La squadra è una buona squadra, e bisogna avere tempo e pazienza. Continuando a ben comportarsi in Europa – certo, questa sera sarebbe dovuto arrivare il passaggio del turno per incamerare altri punti – ed avendo un po’ di fortuna prima o poi il Napoli smetterà di avere gironi impossibili, in Champions League.

Ma anche pensando all’Italia, il divario con la prima della classe è ad oggi ancora netto.

Quindi De Laurentiis non può che continuare su questa strada. Fare degli sforzi per provare a rinforzare il club.

Certo però che se per acquistare giocatori importanti devi cederne altri, come Cavani, il gioco si fa duro.

Un’idea però, vista l’involuzione netta di questa stagione, potrebbe essere quella di cedere Hamsik.

Il timore, da fuori, è che possa sentire un po’ come in fase di esaurimento la propria esperienza napoletana.

Posto che sulla linea di trequarti la squadra non è comunque messa male, il suo sacrificio potrebbe essere utile.

Per fare un ulteriore salto di qualità la sensazione è che possano mancare un paio di top player o giù di lì tra difesa e centrocampo…

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Non sempre tutte le ciambelle escono col buco, dice il detto. Così nella riedizione riveduta e corretta di Juventus – Fiorentina, andata in scena solo quattro giorni prima in campionato, ai Bianconeri non riesce il colpaccio. Il tutto nonostante i presupposti fossero simili.

Perché anche ieri la squadra di casa ha iniziato avendo il dominio assoluto delle fasce laterali. Con Asamoah e il redivivo Isla (che ha iniziato bene, pur non mettendo un cross buono che fosse uno) ad imperversare, mettendo alla berlina Roncaglia da una parte e Tomovic dall’altra.

Il goal di Vidal, arrivato a tre soli minuti dal via, ha probabilmente illuso un po’ tutti sul fatto che si potesse presentare, ai nostri occhi, una gara diversa rispetto a domenica. Più agonisticamente combattuta.

E invece dopo un primo tempo giocato ad un buon ritmo da parte di entrambe le squadre, nella ripresa lo stesso è calato significativamente e la Juventus, esattamente come quattro giorni prima, ha tirato palesemente i remi in barca, accontentandosi dell’1 a 0.

Ma se domenica la traversa aveva evitato il pareggio di Matos, ieri Gomez ha saputo sfruttare una palese disattenzione della retroguardia per colpire ed insaccare la sfera, strappando un importantissimo 1 a 1 in ottica ritorno.

Conte dice che non si tratta di un problema fisico-atletico.

Se davvero così fosse, la Juventus deve tornare ad avere quella mentalità che la contraddistinse al primo anno in cui il tecnico salentino si sedette su quella panchina.

Ci sono tre corresponsabili, nell’azione che porta al goal di Mario Gomez (cui vanno comunque fatti i complimenti per come detta il passaggio, si muove, controlla la sfera e la recapita in rete): Caceres, Ogbonna e Buffon.

Analizziamo un pochino più nel dettaglio: quando Ilicic fa partire il suo ottimo lancio, Gomez si trova tra Caceres ed Ogbonna.

Il primo è più vicino alla punta tedesca, che seguendo la traiettoria del pallone va a tagliare verso destra. Nel farlo, Caceres decide di non seguirlo. Quando invece, palesemente, avrebbe potuto tenerlo ed andare a contrargli il tiro con, probabilmente, grande efficacia e senza troppi rischi.

L’errore più grande è quindi probabilmente quello del difensore uruguaiano. Posto comunque che lo stesso Ogbonna è in ritardo e si perde sia la sfera che il taglio alle sue spalle dell’avversario.

In ultimo, una parte di colpe è sicuramente attribuibile anche a Buffon: il portiere della nazionale tentenna infatti molto sull’uscita. Dapprima sembra voler chiudere con vigore, poi si ferma, fa mezzo passo indietro, ed alla fine quando si rende conto che Ogbonna non arriverà mai su quel pallone e che Gomez si presenterà quindi tutto solo davanti a lui prova a salvare il salvabile, senza però potere più molto.

Un triplo errore che regala quindi un importantissimo pareggio ai Viola.

C’è stato un momento del match, credo fosse ancora nel primo tempo, in cui mi sono detto una roba del tipo “A fine partita farò i complimenti ad Ogbonna, dicendo che se gioca a questi livelli potrà tornare utile anche per la Nazionale”.

Poi però il centrale ex Torino ha fatto diverse sbavature, non ultima quella che lo ha visto compartecipe del goal di Gomez.

Purtroppo su di lui continuo a pensarla come tanti anni fa, quando era ritenuta una grande speranza del football Azzurro: giocatore con mezzi fisico-atletici impressionanti ed una tecnica di base sicuramente più che discreta, soprattutto in relazione al ruolo che occupa.

Però ha un grande limite: la continuità nel corso dei novanta minuti.

Un limite che ha palesato anche ieri, quando appunto ad un ottimo inizio di gara ha contrapposto due o tre sbavature piuttosto pesanti che lo rendono un giocatore ancora inaffidabile.

Quell’ancora però suona quasi come una “campana a morto”. Vero è che ci sono giocatori che, di punto in bianco, esplodono anche “avanti” con l’età. Ma è altrettanto vero che a 25 anni un giocatore dovrebbe avere già raggiunto una certa maturità calcistica. Che di tanto in tanto un ragazzo così possa fare qualche sbavatura ci potrebbe ancora ancora stare. Ma il fatto che praticamente ad ogni match che gioca ce ne pianti qualcuna, ecco, fa temere che il calcio italiano dovrà continuare a cercare oltre lui i suoi centrali del futuro.

Questo ragazzo è impressionante.

Giocatore moderno, a tutto campo. Corre e lotta come pochi altri. Recupera palloni, sa giocare la sfera, dialoga a centrocampo, all’occorrenza ha fatto tanto il difensore centrale quanto il terzino. E poi, segna a non finire. E più cresce, più matura, più prende convinzione nei propri mezzi e più aumenta il suo bottino di goal.

Non so quante altre mezz’ali, arrivate al 13 marzo, fossero state in grado di mettere assieme un numero così cospicuo di goal. 18, appunto, di cui 11 in campionato, 5 in Champions League (in 6 presenze, media da bomber di razza) e già due in Europa League (in 3 presenze).

18 goal, ovvero sia già 3 in più della stagione scorsa (pur avendo ad ora giocato otto partite in meno). O anche cinque realizzazioni più di Llorente e due più di Tevez.

O, ancora, cinque reti più del trio Marchisio-Pirlo-Pogba.

Insomma, sarà pur vero che gioca in un campionato di livello non più altissimo come quello italiano, ma anche quando varca i nostri confini dimostra di essere un centrocampista di valore assoluto oltre che un bomber implacabile.

Top player senza se e senza ma. Con in più una caratteristica più unica che rara: un tempo nell’elevazione che ricordo in pochissimi grandi giocatori del passato (uno di questi, sicuramente l’inglese Paul Scholes).

La Fiorentina si presentava al via della Serie A con la miglior coppia d’attacco del campionato, al pari di quella juventina: Rossi-Gomez.

Solo che, a differenza dei Bianconeri, i Viola sono stati sfortunatissimi. Dapprima hanno patito l’assenza, per praticamente metà stagione, dello stesso tedesco. Poi, ancor prima che rientrasse l’ex puntero del Bayern, hanno dovuto piangere anche l’infortunio alla stellina italoamericana.

Ovvio quindi che la – comunque buona – stagione della Fiorentina sia condizionatissima da questi infortuni.

Il ritorno al goal (soprattutto, un goal così importante) di Mario Gomez è comunque un’ottima notizia: il terzo posto sarà difficilmente raggiungibile, ma il passaggio del turno in Europa League è una possibilità concreta. E, soprattutto, Gomez potrà sfruttare questi ultimi mesi che lo separano dalla fine della stagione per ritrovare la condizione ed entrare appieno negli schemi di Montella. In vista di una rincorsa al traguardo Champions cui, al netto degli infortuni, dovrà puntare con decisione la squadra già a partire dalla prossima stagione.

Il passaggio del turno in Europa League è una possibilità concreta, dicevamo.

Del resto l’1 a 1 esterno da una possibilità in più, ai Viola. Che oltre a vincere il ritorno di fronte al proprio pubblico, avranno anche la possibilità di pareggiare 0 a 0.

Sinceramente credo comunque che difficilmente le due squadre non segneranno, al Franchi. E allora ai Viola non converrà scendere in campo pensando di fare calcoli.

Le armi per provare a controbattere le hanno (al netto dell’assenza di Rossi, ieri è stato tenuto a riposo anche Cuadrado, che invece potrebbe essere tranquillamente presenze a Firenze). E soprattutto, avranno dalla propria parte tutto il calore di un pubblico che non vede l’ora di fare uno sgarbo agli odiati rivali Bianconeri. A maggior ragione quest’anno in Europa League, con la finale che si giocherà proprio allo Juventus Stadium.

Ed è proprio questo il motivo per cui, già prima di ieri, davo più chance del “normale” alla Fiorentina: pensate a cosa sarebbe, per i Viola, vincere l’Europa League allo Juventus Stadium, per di più dopo aver eliminato con le proprie mani i Bianconeri…

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