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Archive for the ‘2010/2011’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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CRONACA

Il match inizia su ritmi non elevatissimi con il solito Porto in avanti. Dopo un tiro dalla distanza di Guarin, però, è lo Spartak a rendersi pericoloso con McGeady che s’incunea in area convergendo da destra per trovare però l’opposizione di Helton in calcio d’angolo.
Partita comunque piuttosto spenta con il Porto in assoluto controllo del match dopo il 5 a 1 dell’andata e lo Spartak incapace di costruire azioni degne di questo nome.

Partita praticamente soporifera che viene scossa solo al ventottesimo quando Hulk parte da centrocampo e sfonda la difesa avversaria, per penetrare in area e bucare l’estremo portiere avversario con un bel diagonale.

Portoghesi incontenibili che pur senza strafare si portano subito vicini al due a zero: tre minuti dopo la rete di Hulk, infatti, Falcao imbuca un pallone che mette in movimento Christian Rodriguez il cui diagonale mancino è però respinto da Dikan.
Altri cinque minuti ed è Moutinho a provarci, questa volta da fuori. Senza però inquadrare la porta.

Bella anche, sul fronte opposto, l’azione portata da Yakovlev che s’inserisce in area dalla sinistra liberandosi di un paio di avversari per calciare poi sopra la traversa.
Spartak che prova a sfruttare il buon momento quando al quarantaduesimo prende in contropiede la difesa portoghese con Alex che s’infila alle loro spalle per portarsi in area inseguito da Pereira calciando però sopra la traversa.

In chiusura di tempo è quindi ancora Hulk, con un mancino al volo da fuori, a provarci, ma senza riuscire a battere Dikan.
Sugli sviluppi dell’angolo che ne consegue è però Christian Rodriguez a bucare il portiere ucraino della squadra moscovita andando a segnare il raddoppio.

In apertura di ripresa arriva subito il tre a zero: Falcao ci prova ma trova la respinta di Dikan con il centravanti colombiano che appoggia allora all’arrembante Guarin il cui interno destro fredda l’estremo difensore ucraino.

Lo Spartak vuole però trovare almeno la rete della bandiera e pochi minuti dopo costringe Helton al miracolo: Alex svetta infatti su di un cross dalla destra incornando bene di testa trovando però la grande risposta del portiere brasiliano, bravo a dire no al proprio connazionale avversario.
Helton che subito dopo è costretto ad uscire a bomba dalla sua area per anticipare l’imbucata di Ari con una bella scivolata.

Lo Spartak però preme molto e trova il goal con Dzyuba che al cinquantesimo vince un rimpallo per poi saltare Otamendi con un bel tunnel ed un altro avversario giusto al limite il tutto prima di freddare poi Helton d’interno destro.

Russi che hanno però una difesa assolutamente fragilissima e dopo tre minuti subiscono la quarta rete, questa volta ad opera di Falcao che si muove bene in area sugli sviluppi di un corner per infilare Dikan di testa.

Partita che continuerà su ritmi non eccelsi con un Porto assolutamente tranquillo, ovviamente, nel gestire palla ed uno Spartak che prova di tanto in tanto a costruire folate offensive però assolutamente sterili.
Il tutto fino al settantaduesimo quando Ari riceverà palla dentro da Dzyba per resistere al tentativo d’intervento di Rolando, saltarà l’uscita di Helton e depositerà comodamente in rete.

In chiusura il neo entrato James Rodriguez entra in area sulla destra per riuscire poi a servire Hulk il cui destro è però facile preda di Dikan.
Ad un minuto dal triplice fischio finale c’è poi il tempo per Ruben Micael di firmare la quinta rete portoghese del match con un tap-in sulla traversa colpita dallo stesso James.

COMMENTO

Il match in sè aveva poco da dire, posto il risultato dell’andata.
Porto che passeggia anche in quel di Mosca al cospetto di uno Spartak assolutamente non all’altezza della situazione. Squadra moscovita che probabilmente non sta attraversando un buon momento, visto anche il brutto inizio di campionato (quattro punti in quattro gare).

Parlando del Porto, invece, sempre piacevole vedere le loro manovre dalla cintola in su, ma qualche perplessità resta, anche in questo caso, relativamente alla difesa.

Analizzando i numeri in realtà tutto ciò sembrerebbe infondato: fino ad una settimana fa il Porto aveva subito solo nove reti in campionato, con la seconda miglior difesa – quella del Benfica – a quasi il triplo.

Poi però nell’arco di sette giorni questa squadra ha subito cinque reti, di cui tre nel doppio confronto contro uno Spartak che come detto ha lasciato piuttosto il tempo che ha trovato e due nell’ultimo match di campionato contro il non irresistibile Portimonense.

La questione qui può quindi essere duplice: è un momento non propriamente esaltante per la forma dei difensori oppure Villas Boas, che resta tecnico interessentissimo, deve ancora affinare le proprie capacità di gestione della fase difensiva?

In ultimo una piccola parentesi su Rolando: come detto sette giorni fa il centrale del Porto pare interessare la Juventus, che lo ha fatto visionare da Paratici in persona giusto nel corso della gara di andata.
Personalmente l’ho seguito con attenzione solamente in questo doppio confronto con i moscoviti. E pur non essendo un banco di prova particolarmente probante debbo dire che non sono affatto rimasto colpito positivamente da questo ragazzo.

Che certo, andrebbe seguito con più continuità. Ma i primi segnali non sono proprio dei migliori.

MVP

Difficile trovare un migliore in campo in un match che pur con sette reti segnate non mi ha coinvolto minimamente.

Diciamo allora André Villas Boas, che ha saputo dare la giusta motivazione ai suoi ragazzi dopo il 5 a 1 dell’andata. Si poteva infatti pensare che il Porto scendesse in campo svagato, ma le cinque reti segnate quest’oggi hanno dato il chiaro segnale di come in realtà questi ragazzi siano stati caricati anche per questo quasi inutile ritorno.

TABELLINO

Spartak Mosca vs. Porto 2 – 5
Marcatori: 28′ Hulk, 45+2′ C. Rodriguez, 47′ Guarin, 50′ Dzyuba, 53′ Falcao, 72′ Ari, 89′ Ruben.

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CRONACA

Trenta secondi e i russi si rendono subito pericolosi con Wellinton che buca la difesa portoghese e dopo aver resistito al tentativo di intervento di Rolando calcia a lato del primo palo.
Porto che prova a ribattere al quarto minuto quando Guarin riceve palla poco oltre la trequarti da Falcao e scarica un destro potente che è però ben controllato da Dikan e finisce con lo spegnersi sopra la traversa.

All’ottavo occasionissima per Varela: Moutinho batte una punizione dal fianco sinistro dell’area di rigore e pesca il compagno, solissimo al limite dell’area piccola. L’ala sinistra della formazione di Villas Boas riesce però solo a sfiorare di testa, non riuscendo a trovare la zuccata vincente ad un passo dalla porta.
Tre minuti e l’occasionissima capita sui piedi di Welliton che parte in velocità dalla trequarti facendo secco Fernando al limite dell’area riuscendo poi a calciare prima del ritorno di Rolando, trovando però la pronta respinta di Helton. Certo, avesse indirizzato meglio il tiro avrebbe chiuso alla grandissima la splendida iniziativa personale di cui si era reso protagonista…

Sul fronte opposto è invece Hulk a farsi vedere. Il suo mancino da fuori sfila però a lato del palo alla sinistra di Dikan.
Punta brasiliana che poco più tardi salta secco Rafael Carioca per sfondare sulla destra convergendo in area e centrando un pallone basso respinto, in qualche modo, da Dikan, che così facendo anticiperà quindi Falcao.

E’ Hulk, pur senza strafare, il protagonista principale di questa prima parte di match: al ventiduesimo, infatti, la punta esterna carioca rientra da destra per scaricare il suo potente mancino, impreciso anche in questa occasione.
Hulk che al ventiseiesimo servirà una palla bassa (schema su punizione) a Falcao che arriverà a calciare di prima intenzione contrato da un avversario, finendo con lo spedire la palla alle stelle.
Dieci minuti più tardi il Porto eseguirà invece uno schema da corner con Moutinho che centrerà una palla bassa sul primo palo in direzione di Hulk il quale proverà a girarla di prima intenzione spedendola però oltre la traversa.

Porto che passerà al trentasettesimo di gioco quando Alvaro Pereira crosserà a giro dalla sinistra pescando Falcao sul secondo palo con la punta colombiana che si tufferà incornando ad incrociare, prendendo in controtempo Dikan che verrà quindi bucato facilmente dall’attaccante della formazione di Villas Boas, che potrà così salire a quota 8 reti in questa competizione.

Spartak che proverà a reagire subito con McGeady che si libererà alla grande con uno splendido numero di due avversari andando poi a servire Kombarov che sbaglierà però il tempo dell’inserimento finendo quindi col farsi chiudere tempestivamente da Maicon.
Porto che cercherà invece il raddoppio al quarantatreesimo quando Hulk si libererà bene di Makeev sulla destra per poi crossare sul secondo palo dove il solito Falcao prenderà il tempo ad un avversario incornando però a lato e chiudendo così, di fatto, la prima frazione di gioco.

La ripresa si apre col solito Porto in avanti.
Bella, al cinquantunesimo, l’iniziativa di Guarin che fa partire un cucchiaio con cui serve Pereira in area il cui controllo è però difettoso, con la palla che sfila quindi sul fondo.

Cinque minuti più tardi è ancora una volta il centrocampista colombiano a rendersi protagonista di un bell’assist per un compagno: questa volta è Varela ad essere servito ma la sua girata, arrivata in seguito ad un bello stop di petto, termina alta sopra la traversa.
All’ora di gioco è invece ancora Hulk a rendersi protagonista: dopo essersi guadagnato una punizione con una bella iniziativa palla al piede va a battere la stessa in maniera praticamente perfetta, trovando però l’interno della traversa a negargli la gioia di una meritatissima rete.

Quattro minuti più tardi Guarin batte un calcio d’angolo con cui pesca Falcao sul secondo palo la cui sponda aerea non è però sfruttata né da Rolando né da Maicon. Sugli sviluppi dell’azione è ancora la punta colombiana a rendersi protagonista smorzando di petto un pallone in favore di Varela, la cui conclusione di prima intenzione bucherà Dikan per il 2 a 0.

Al sessantasettesimo torna, al solito sporadicamente, a farsi vedere lo Spartak con il solito Wellinton che s’infila in velocità alle spalle di un non sveglissimo Rolando andando poi ad effettuare un tiro-cross dalla sinistra con cui non riuscirà però a servire l’accorrente McGeady.

C’è comunque una sola squadra in campo ed al sessantanovesimo il Porto triplica: calcio d’angolo battuto dalla sinistra con Maicon che taglia sul primo palo sfruttando la dormita della difesa russa per firmare la rete che chiude definitivamente il match.

A riaprirlo immediatamente è Kombarov che due minuti più tardi sfrutta un buco enorme della difesa portoghese ricevendo da Dzyuba per bucare poi facilmente Helton sul proprio palo.

Spartak che quindi pare tornare a crederci ed al settantasettesimo ci riprova con Alex, il cui sinistro da fuori è però chiuso in angolo dall’estremo difensore avversario.
Sul fronte opposto arriva invece l’immediata risposta di Hulk che fa secco un avversario per portarsi in area e scaricare di destro, senza però trovare lo specchio di porta.

Il solito Hulk si fa poi vedere con un’ennesima discesa sulla destra con cui guadagna un calcio di punizione sul lato destro dell’area russa. Sul punto di battuta si presenta lui stesso e pennella un bel cross per Fernando, che incorna però sopra la traversa. Sarà questa l’ultima azione dell’MVP del match, che uscirà tra gli applausi dei suoi tifosi per fare posto a Christian Rodriguez.
All’ottantaduesimo è invece James a rendersi protagonista raccogliendo un rilancio immediato del proprio portiere per scendere sulla destra e rientrare andando al tiro di sinistro, non riuscendo però ad infrangere lo specchio di porta.

A porre la definitiva parola fine sul match è colui che l’aveva aperto, Falcao. A sei dal termine, infatti, il puntero colombiano s’infila tra i due centrali russi per andare a raccogliere il cross dalla sinistra di Rodriguez, bucando Dikan con un bel piatto al volo.

Prima del triplice fischio finale ci sarà quindi tempo per il tentativo di Belluschi, che ci proverà con un destro a giro direttamente su calcio di punizione che terminerà però di poco a lato.

A chiudere ogni discorso in relazione al passaggio del turno sarà quindi il solito Falcao che andrà a deviare in tuffo di testa una punizione battuta dalla sinistra da Belluschi, firmando il 5 a 1 che vale la semifinale di Europa League.

COMMENTO

C’è una sola squadra in campo, il Porto. Che senza poi sforzarsi nemmeno troppo riesce a liberarsi alla grandissima di un avversario sulla carta tutto sommato piuttosto insidioso come lo Spartak Mosca con un roboante 5 a 1 che chiude del tutto la pratica qualificazione.

Praticamente impossibile pensare che i russi possano ribaltare il risultato al ritorno imponendosi 4 a 0 perché se è vero che la difesa del Porto mi ha lasciato non pochi dubbi e perplessità – e sulla cosa tornerò più avanti – è altrettanto vero che nel complesso il Porto è sembrato troppo superiore agli avversari. Posto poi che la fase offensiva dei portoghesi – ed anche su questo tornerò più avanti – è sembrata inarrestabile per la fragilissima difesa moscovita ecco che pensare alla possibilità di ribaltare il risultato al ritorno diventa piuttosto irrealistico.

Padroni di casa che nel primo tempo giocano praticamente a scartamento ridotto, chiudendo i primi quarantacinque minuti di gioco sull’1 a 0 per poi incrementare il ritmo nella ripresa chiudendo i giochi grazie alla splendida tripletta di Falcao, che grazie a questi goal scavalca il nostro Pepito Rossi in vetta alla classifica dei marcatori di questa Europa League.

Tornando alla questione delle fasi di gioco del Porto va aperta un’importantissima parentesi, quella riguardante l’allenatore dei lusitani Villas Boas. Lo stesso, credo tutti lo sappiate, è ormai sulla bocca di tutti: allievo di Mourinho ha portato quest’anno i Dragões a vincere il campionato portoghese con cinque giornate d’anticipo oltre che, di fatto, in semifinale di Europa League.
E cosa dire rispetto al suo lavoro? Giudicare appieno un allenatore dopo una partita non è possibile farlo, ma in effetti il lavoro che sta svolgendo il giovane tecnico di Oporto nella squadra della sua città è davvero notevole.

Partiamo quindi dalla fase offensiva: Porto che domina a qualsiasi ritmo sfruttando la buona tecnica di due mezz’ali come Moutinho e Guarin, la velocità di Varela, la rapacità di Falcao e lo strapotere fisico di Hulk. Trame di gioco ben studiate, diversi schemi su calcio piazzato, circolazione di palla fluida e continua.
Qualche problema in più, invece, per ciò che concerne la fase difensiva: il centrocampo non fa filtro al meglio in più di un’occasione laddove è il solo Fernando a schermare la difesa, aiutato sporadicamente dai due compagni di reparto. Difesa che di per sè sembra poi piuttosto fragile in special modo in mezzo, dopo Rolando e Maicon non hanno disputato una grandissima partita.

A discolpa del trentatrenne tecnico lusitano va comunque detto che il materiale a disposizione, in questo senso, non sembra essere di primissimo livello. Per capire qualcosa in più delle sue capacità in ambito di fase difensiva andrebbe visto all’opera in un contesto diverso, con giocatori di ben altro spessore.

In chiusura due parole rispetto alla presunta presenza di Fabio Paratici, braccio destro di Beppe Marotta, all’Estádio do Dragão: secondo i giornalisti di Mediaset Premium pare che lo stesso fosse in Portogallo per osservare Rolando che, come detto, personalmente non mi ha fatto una buonissima impressione (molto macchinoso e preso d’infilata praticamente in tutte le situazioni – già di per sè poche – pericolose costruite dai russi).
La sua presenza ad Oporto, però, potrebbe anche voler dire qualcosa d’altro.

Io osservatore non lo sono, ma almeno un paio di nomi da segnalargli inerenti alla partita di oggi li avrei…

MVP

Falcao tripletta e match chiuso con l’arbitro che gli consegna il pallone da portare a casa, come da tradizione.

A dominare il match è però Hulk, vera e propria forza della natura: la punta brasiliana, schierata sulla destra del tridente lusitano, è spesso praticamente inarrestabile. Fa un po’ di tutto, risultando una spina nel fianco piuttosto fastidiosa per la già di per sè fragile difesa russa.

TABELLINO

Porto vs. Spartak Mosca 5 – 1
Marcatori: 37′, 84′, 94′ Falcao, 65′ Varela, 69′ Maicon, 71′ K. Kombarov.

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CRONACA

Il Napoli parte subito bene, dimostrando di non aver alcun timore reverenziale al cospetto di un avversario più abituato, in questi ultimi anni, a reggere i celebri palcoscenici europei.
Poco prima della mezz’ora, però, la difesa partenopea viene bucata con Nilmar che taglia dalla destra e riceve alle spalle dei difensori, calciando però mollemente una volta giunto al limite dell’area.

Pochi minuti più tardi è invece Cavani a tagliare in area, venendo imbeccato da un compagno. Il Matador, però, è bloccato proprio al momento in cui va a ricevere palla dall’uscita bassa di un avversario.
Partita giocata da subito su buoni ritmi, ma con le due difese capaci di avere la meglio sui rispettivi reparti offensivi.

Bella l’accelerazione di Lavezzi al trentacinquesimo: il Pocho s’infila centralmente puntando l’area e cercando l’uno-due con Cavani, venendo però murato da Gonzalo al limite. L’arbitro non ha dubbi ed ammonisce il difensore avversario. Il calcio di punizione che ne segue viene battuto sulla barriera da Gargano, con Cavani che proverà a replicare spedendo però la palla molto sopra la traversa.

Al quarantatreesimo imbeccata splendida di Lavezzi che bucherà la retroguardia del Sottomarino Giallo con uno splendido filtrante con cui servirà a meraviglia Cavani, che dopo aver stoppato il pallone tentennerà però troppo e si farà chiudere dall’uscita bassa del portiere avversario.
Primo tempo piuttosto equilibrato che si chiude quindi senza grandissimi flash, fatta salva proprio quest’ultima azione. Napoli che in alcune circostanze ha subito un pochino la manovra degli avversari ma che nel complesso ha giocato un tantino meglio, meritando qualcosina di più.

La ripresa si apre sulla stessa falsariga della prima frazione: è il Napoli a giocare meglio ed attaccare con più continuità, ma sempre trovando difficoltà a bucare la resistenza della difesa avversaria. Sul versante opposto, poi, la retroguardia partenopea risulta praticamente un limite invalicabile, con Rossi e compagni che trovano ancora più difficoltà a creare occasioni da goal.
Per provare a sbloccare la situazione, quindi, Mazzarri decide di inserire Hamsik al posto di Mascara.

Al settantesimo occasione per Borja Valero che riceve in area e calcia di sinistro, senza trovare però la porta.
Poco dopo il Napoli passerebbe, ma la posizione di partenza di Cavani è irregolare: sul lancio di Lavezzi, infatti, il Matador si trovava di pochissimo oltre l’ultimo difensore. E’ comunque una squadra molto volenterosa che dopo un minuto trova una seconda palla goal con Maggio che imbecca Lavezzi in area con un bel lancio lungo con il Pocho che viene però fermato dall’uscita dell’estremo difensore avversario.

E’ un Napoli che pare un po’ più stanco, negli ultimi venti minuti. I partenopei fanno infatti fatica a recuperare le posizioni, ed il Villareal ne beneficia, trovando qualche spazio in più per manovrare.
Nonostante questo è comunque la squadra di casa a fare la partita, tanto che, anche per via delle due occasioni capitate a stretto giro di posta a Lavezzi e Cavani, meriterebbe qualcosa in più.

Purtroppo, però, i partenopei non riescono a concretizzare il proprio gioco, così che la partita terminerà a reti inviolate.
Allo scadere, per altro, arriverà anche l’espulsione, per doppia ammonizione, di Aronica, che si aggrapperà a Nilmar guadagnandosi il secondo cartellino giallo.

COMMENTO

Bella partita di un Napoli abbastanza tonico, capace di reggere egregiamente il palcoscenico europeo contro ad una delle squadre migliori di Spagna.
Azzurri che meriterebbero sicuramente qualcosa più degli avversari: sono infatti proprio i padroni di casa a fare la partita: il gioco del Napoli è più fluido, la palla circola meglio ed il possesso è tenuto dai giocatori di Mazzarri con più efficacia.

Qualcosa, per altro, riescono anche a creare, bucando una linea di difesa foltissima, quando schierata con il centrocampo a supporto, e molto agguerrita. Cavani, però, non sembra quello di sempre e nel primo tempo brucia un’occasionissima che avrebbe potuto cambiare il match. Nella ripresa, invece, troverà la via della rete, venendo però fermato dalla terna arbitrale.

Napoli che mantiene quindi apertissimo il discorso del passaggio del turno e che si giocherà tutto nella difficile trasferta spagnola. Se giocherà così, comunque, la squadra partenopea avrà buonissime chance di passare.

MVP

Diversi sono i giocatori capaci di ben comportarsi, stasera. E non ce n’è stato uno, forse, in grado di svettare nettamente sugli altri.

Dovendo fare un nome, però, ecco che scelgo quello di Christian Maggio: il tornante Azzurro disputa infatti una gran partita, dimostrando una condizione fisica smagliante.
E proprio il suo atletismo è, da sempre, il suo punto forte. Quando è in queste condizioni, infatti, il buon Christian sa essere praticamente devastante. Avesse due piedi educati sarebbe un giocatore di primissimo livello.

Speriamo si ripeta anche al ritorno, comunque. Corridori come lui sono sempre importanti in ogni squadra, a maggior ragione quando si calcano i palcoscenici europei.

TABELLINO

Napoli vs. Villareal 0 – 0
Marcatori:
Napoli (3-4-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cribari, Aronica; Maggio, Yebda (68′ Pazienza), Gargano (79′ Sosa), Dossena; Mascara (61′ Hamsik), Lavezzi; Cavani. All. Mazzarri
Villareal (4-3-1-2): Diego López; Gaspar, Gonzalo, Musacchio, Capdevilla; Borja Valero, Bruno, Senna (61′ Marchena); Cazorla (87′ Catalá); Nilmar, Rossi (77′ Marco Ruben). All. Garrido
Arbitro: Clattenburg (Inghilterra) ass. Mullarkey e Cann, quarto uomo Dean, ass. di porta Jones e Taylor.
Ammoniti: Dossena, Aronica (N), Capdevila, Gonzalo, Marchena (V)
Espulso: Aronica al 90’+4 per doppia ammonizione.

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CRONACA

Parte subito più forte il Liverpool, che però trema al quinto quando Lavezzi se ne va in velocità calciando verso la porta di Reina, trovando però la deviazione provvidenziale di un difensore che gli chiuderà in angolo la conclusione.

Partita sicuramente più accesa della precedente, ma in cui comunque le occasioni non tendono a fioccare per via dell’attenzione di entrambe le difese.

Poco dopo il quarto d’ora grande chance per il Napoli con Hamsik lanciato nello spazio che però, recuperato da un avversario, non se la sentirà di concludere a rete, sbagliando poi l’appoggio per l’accorrente Lavezzi.
Occasione più ghiotta ancora quella costruita da un arrembante Napoli al ventesimo: pennellata di Lavezzi che taglia la difesa Reds con Cavani che s’infila alle spalle di tutti calciando però alto sopra la traversa.

Il Liverpool si fa quindi vedere un paio di minuti più tardi quando un fraseggio sulla destra porta N’Gog al tiro. La conclusione della giovane punta transalpina non è però all’altezza della situazione e non crea alcun grattacapo a De Sanctis.
E’ però solo un’azione estemporanea quella Reds. Al ventiquattresimo torna infatti a farsi vedere il Napoli con Lavezzi che scende centralmente e prova a piazzarla sul palo alla sinistra di Reina, spedendo però la palla di poco a lato.

Al ventottesimo, quindi, la netta supremazia Azzurra si concretizza nel goal dell’1 a 0: Poulsen sbagli un intervento a centrocampo con Cavani che riceve la palla e lancia Lavezzi con un bel tocco di testa. Presentatosi a tu per tu con Reina, quindi, sarà un gioco da ragazzi, per il Pocho, bucare l’estremo difensore spagnolo.

Il Liverpool però reagisce subito e una manciata di decine di secondi dopo essere finito sotto si porta vicinissimo al goal col solito N’Gog che però viene disturbato da Dossena al momento del tiro, mettendo palla di poco a lato.
Al trentasettesimo sarà invece Glen Johnson, di sinistro, a provarci. Bravo però De Sanctis, nell’occasione, a distendersi sulla sua destra bloccando il pallone.

Napoli che dopo il goal, quindi, abbasserà un po’ i giri, giocando in maniera più accorta ed avveduta della prima parte di tempo traghettando l’1 a 0 sino al termine della frazione senza troppi problemi.

La ripresa si apre però con un Liverpool arrembante, che arriva subito vicino al goal: N’Gog, a cinque minuti dal via, è liberato al limite dell’area piccola tutto solo di fronte a De Sanctis, che si salva però intervenendo con una gamba e respingendo il tiro della punta francese.
Liverpool che continuerà quindi un certo possesso palla condito da forcing più spinto rispetto alla prima frazione, faticando comunque a sfondare tra le fila azzurre.

Occasionissima al sessantacinquesimo: lancio di Gerrard con Dossena che commette un erroraccio di testa appoggiando il pallone ad N’Gog il cui stop approssimativo mette in movimento Meireles, che calcia di poco a lato.
Pochi minuti dopo altra conclusione verso la porta azzurra, con De Sanctis che abbranca però il pallone con sicurezza assoluta.

Squadre che pian piano iniziano quindi ad allungarsi, allargando un po’ gli spazi a disposizione. Nonostante questo, comunque, entrambi gli attacchi faticano un po’ a trovare sbocchi per il tiro. Così per provare a pungere i padroni di casa si affidano, al settantunesimo, ad un calcio piazzato: a batterlo è capitan Gerrard, la cui conclusione sibila vicino al palo alla sinistra dell’estremo difensore partenopeo, salvatosi per una questione di centimetri.
Il goal è comunque nell’aria, ed a siglarlo è proprio Stevi G: Shelvey galoppa centralmente perdendo poi la palla, recuperata da Dossena il cui appoggio per De Sanctis è però corto, con Gerrard che s’infilerà quindi tra i due bruciando l’ex estremo difensore bianconero sul tempo per firmare la rete dell’1 a 1.

Il Napoli prova quindi a reagire all’ottantesimo con Cavani che dopo una percussione sulla sinistra prova a calciare a giro, trovando però la pronta risposta di Reina.

Dopo il pareggio, comunque, anche il Liverpool rallenta, favorendo la solidità di un Napoli messo in crisi in più di un’occasione nel corso della ripresa in parciolar modo con i terzini.

All’ottantasettesimo, però, il rigore: Johnson vince un rimpallo, entra in area e viene stesa da un Aronica assolutamente fuori tempo. Sul dischetto si presenta Gerrard che firma la propria doppietta personale, chiudendo un match che in realtà non finisce lì: ennesimo errore di Dossena che subisce poi la pressione di Leiva il cui intervento mette Gerrard a tu per tu con De Sanctis, saltato dal delizioso pallonetto del centrocampista Reds.

COMMENTO

Inizia male il Napoli, che però ci mette pochi minuti a mettersi a suo agio ed iniziare a prendere campo.
Partiti contratti, quindi, usciranno poi alla grande, mettendo sotto i padroni di casa.

Dopo la rete del vantaggio, però, gli ospiti tireranno un po’ i remi in barca, controllando comunque piuttosto bene l’andamento della gara.

Nella ripresa il match cambia: Hodgson inserisce Gerrard ed il Liverpool si sveglia alla grandissima. E sarà proprio lui, MVP del match senza se e senza ma, a scombinare le carte. Già la sua sola presenza infonde infatti grande fiducia nei giocatori Reds, che prendono campo con grande coraggio.

Il tutto si concretizzerà quindi nella clamorosa imbarcata dei ragazzi di Mazzarri, annichilito al pari di Dossena ed Aronica, protagonisti negativi del naufragio azzurro.

Davvero un peccato, quindi, vedere come si siano chiuse le cose.

La tripletta di Gerrard è infatti una punizione oltremodo pesante per un Napoli che tutto sommato non meriterebbe nemmeno la sconfitta, probabilmente. Ma al di là di questo non possiamo che alzarci in piedi, toglierci il cappello e sommergere di applausi un campione di questo genere.

TABELLINO

Liverpool vs. Napoli 3 – 1
Marcatori: 28′ Lavezzi, 76′, 87′, 89′ Gerrard
Liverpool (4-2-3-1): Reina; Konchesky, Kyrgiakos, Carragher, Johnson; Spearing, Poulsen (20’st Eccleston); Shelvey, Meireles, Jovanovic (1’st Gerrard); Ngog (38’st Lucas). A disp.: Hansen, Skrtel, Kelly, Wilson. All. Hodgson
Napoli (3-4-2-1): De Sanctis; Campagnaro, Cannavaro, Aronica; Maggio, Pazienza, Gargano, Dossena; Hamsik (39’st Yebda), Lavezzi; Cavani. A disp.: Gianello, Cribari, Grava, Zuniga, Sosa, Dumitru. All. Mazzarri
Arbitro: Fautrel (Francia)
Marcatori: 28’pt Lavezzi (N), 31’st, 43’st su rig. e 44’st Gerrard (L)
Note: ammoniti Johnson, Kyrgiako (L), Dossena, Campagnaro, De Sanctis (N)

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CRONACA

Giandonato in campo ed una panchina la cui età media ammonta a 18 anni e mezzo. Già solo questo dà l’idea dello stato di emergenza in cui versa la Juventus, falcidiata da mille problemi fisici e costretta a scendere in campo con una squadra profondamente rimaneggiata ed una panca zeppa di Primavera.

La partita, come ampiamente prevedibile, comincia quindi su ritmi blandissimi, con le due squadre più impegnate a studiarsi che a farsi del male.

La prima conclusione della partita arriva quindi solo dopo dodici minuti: a portarla è Pokrivac, sugli sviluppi di un calcio di punizione assegnato dall’arbitro per un fallo al limite commesso da Sissoko, ammonito nell’occasione. Il tiro del centrocampista di Čakovec è però prontamente respinto da un attentissimo Marchisio, lesto a pararsi davanti all’avversario dopo il primo tocco di un compagno.
A centrare la porta per primo, però, è Del Piero, sempre su punizione. La sua conclusione a tre dita vola e scende verso l’incrocio alla destra di Tremmel, che allungandosi completamente riesce però a raggiungere la palla, deviandola prima che varchi la linea di porta.

Al ventiduesimo Pokrivac ci riprova, questa volta con una conclusione da un venticinque metri su azione. Il suo sinistro, potente, è però centrale e viene bloccato, in due tempi, da Storari.
Tre minuti e Del Piero la mette. L’arbitro, però, annulla giustamente: sull’assist di Amauri, infatti, il Capitano era al di là dell’ultimo difensore austriaco, in posizione nettamente irregolare.

E’ ancora una volta il capitano, poco oltre la mezz’ora, a provarci, concludendo di prima intenzione un’azione sulla destra di Krasic. Il suo tocco d’interno, però, spedisce la palla di molto oltre la traversa, non facendo correre alcun brivido lungo la schiena di Tremmel.
Di lì al termine della prima frazione, quindi, la partita scorrerà senza altri sussulti.

Dopo cinque minuti dall’inizio della ripresa Delneri cambia: fuori Giandonato, autore di una prova comunque più che dignitosa al suo esordio europeo, dentro Liviero, con Marchisio spostato centrale, Pepe avanzato a centrocampo ed il nuovo entrato ad andare a ricoprire il ruolo di terzino sinistro.

Al cinquantacinquesimo prima conclusione nello specchio della seconda frazione di gioco: bella ripartenza Bianconera con palla portata al limite dell’area e recapitata tra i piedi di Amauri la cui sponda di prima libererà al tiro Sissoko. La conclusione del mediano maliano, però, sarà anche fin troppo pulita, correndo dritta per dritta tra le braccia di Tremmel.
E’ però solo una fiammata estemporanea quella che porta Momo a concludere a rete. Per vedere una seconda azione degna di nota, infatti, dobbiamo aspettare altri tredici minuti quando il Salisburgo si farà vedere in avanti con un colpo di testa piuttosto velleitario di Wallner.

Al settantasettesimo sarà invece Jantscher a provarci da fuori dopo un break centrale. Il suo mancino ad incrociare, però, terminare a fil di palo, ben controllato da Storari.
Un paio di minuti e sarà Del Piero, poco dentro al limite dell’area, a provarci, calciando però debole e centralissimo.

A otto dalla fine Delneri cambierà quindi ulteriormente le carte in tavola: dopo la modifica apportata a cinque minuti dall’inizio della ripresa c’era infatti stato l’inserimento di Buchel per un acciaccato Krasic, con lo spostamento di Pepe a destra. A fine partita, quindi, Giannetti sostituirà lo stesso Pepe, con la Juventus che passerà ad un 4-3-1-2 con capitan Del Piero a sostegno di Amauri e del giovane ex Siena.

La partita, comunque, si trascinerà stancamente sino alla chiusura senza grandissimi sussulti, oltre ad un infortunio muscolare occorso a Legrottaglie che farà terminare la partita in dieci uomini.

COMMENTO

Commentare la partita è realmente difficile. In campo si è visto poco o nulla, due squadre rinunciatarie al massimo che hanno giocato a non farsi male. E vabbè.

Vedere in che stato sia ridotta la Juventus, però, è qualcosa che mi fa abbastanza impressione. Se era emergenza piena ad inizio match, con otto Primavera tra campo e panchina, cosa si può dire al termine di una partita nella quale si sono fatti male sia Krasic che Legrottaglie?

L’entità dei loro problemi è ancora da verificare, e potrebbe essere minima. Resta il fatto che sembra esserci, ormai da anni, una vera e propria maledizione sui bianconeri torinesi che rischiano quindi di scendere in campo nel prossimo turno di campionato ancora una volta imbottiti di giovanissimi.

Proprio i giovani, comunque, sono l’unica nota lieta di questa serata. Perché se a stonare sono gli infortuni, il gioco, il risultato e una pessima situazione di classifica si possono quantomeno salvare le prestazioni di Giandonato, Liviero e Buchel. Niente di eccezionale, intendiamoci. Ma tutti e tre hanno comunque dimostrato di saper reggere il campo nonostante fossero all’esordio con una certa personalità.

Cosa che forse non conforterà molto Delneri, che immagino sarà sconfortato per la situazione di emergenza sempre più grave in cui versa la sua squadra.

MVP

Per una volta mi permetto una battuta: i migliori, oggi, siamo stati noi che ci siamo sorbiti dall’inizio alla fine, senza cedere al sonno, una partita realmente soporifera.

TABELLINO

Juventus vs. Salisburgo 0 – 0
Marcatori: –
Juventus (4-4-2): Storari; Motta, Bonucci, Legrottaglie, Pepe (82′ Giannetti); Krasic (18′ st Buechel), Giandonato (4′ st Liviero), Sissoko, Marchisio; Del Piero, Amauri. A disp.: Costantino, Camilleri, Boniperti, Libertazzi. All. Delneri
Salisburgo (4-5-1): Tremmel; Schwegler, Segagya, Afolabi, Hinteregger;  Jantscher, Pokrivac (20′ st Leitgeb), Schiemer, Mendes, Zarate; Wallner. A disp.: Walke, Dudic, Leitgeb, Augustinussen, Hierlander, Alan, Boghossian. All. Stevens
Arbitro: Stalhammar (Svezia)
Ammoniti: Sissoko (J), Pokrivac (S), Segagya (S), Schiemer (J), Jantscher (S)

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CRONACA

La Juventus comincia meglio dei propri avversari: miglior circolazione di palla, più personalità. Il tutto, però, senza creare veri grattacapi alla retroguardia di un Salisburgo che, dal canto suo, contiene per provare a ripartire sfruttando ogni errore ospite.
Un po’ come per Napoli – Liverpool, quindi, le due squadre si fronteggiano senza pungersi.

La prima occasione degna di nota arriva quindi dopo venticinque minuti di gioco, guarda caso su calcio piazzato. A calciarlo è il capitano Bianconero, Alessandro Del Piero, che da una trentina di metri esplode un destro potente respinto coi pugni dall’estremo difensore avversario.
E come doveva arrivare la prima occasione degna di nota per i padroni di casa? Ma da calcio piazzato, ovviamente. A battere la punizione da poco oltre il limite è Wallner la cui conclusione termina però contro la barriera, che la devia in calcio d’angolo.

Juve che torna quindi a farsi vedere al trentaduesimo: Amauri salta Afolabi e sfonda centralmente, vincendo un rimpallo per poi farsi fermare al momento del tiro. Sulla ribattuta piomba quindi Del Piero, il cui mancino è però a sua volta respinto dalla difesa austriaca.
L’occasione più interessante della prima mezz’ora e poco più arriva un minuto più tardi quando Mendes calcia da più di trenta metri mettendo in difficoltà Manninger, che deve volare alla sua destra per respingere coi pugni deviando il pallone in corner.

Il goal è nell’aria ed arriva al trentaseiesimo: Grygera anziché anticipare Svento temporeggia e gli permette di raggiungere il pallone per poi farsi saltare e lasciare che l’avversario calci in diagonale sul secondo palo, bucando Manninger. 1 a 0.

Di lì al riposo, quindi, la partita scorrerà com’era iniziata: noiosamente, senza sussulti.

Partenza sprint per la ripresa Bianconera: De Ceglie riceve palla a sinistra e crossa sul secondo palo dove il neo entrato Krasic dimostra di essere davvero fondamentale per questa squadra, realizzando l’1 a 1 con un bel tiro potente.

Un minuto e Krasic scende sulla destra, salta il diretto avversario e crossa in mezzo dove Amauri liscia e Del Piero riesce solo a spizzicare, mettendo palla fuori. E’ però una Juventus rivitalizzata dalla presenza della sua ala di punta, molto volenterosa e propositiva.
Bianconeri che tornano a farsi vedere al cinquantaseiesimo: Del Piero pennella da sinistra, Amauri va su con l’ascensore ma non riesce a dare forza alla sua incornata, favorendo l’intervento del portiere austriaco.

Al sessantacinquesimo è invece il Salisburgo a portarsi in avanti: Wallner viene imbeccato dal filtrante di un compagno e si porta tutto solo davanti a Manninger, che uscendo è bravo a farlo allargare. Portatosi sul fondo, quindi, la punta austriaca proverà a calciare in qualche modo, trovando però i pugni dello stesso estremo difensore Bianconero.
Un minuto e Leitgeib calcia al volo un cross proveniente dalla sinistra, non trovando lo specchio di porta.

La Juve torna a farsi pericolosa subito dopo: verticalizzazione per Krasic che fugge al diretto marcatore per presentarsi a tu per tu con il portiere avversario. Questa volta, però, grazia gli avversari, calciando alto sopra la traversa.
E’ comunque un secondo tempo un poco più vivo della prima frazione, ma comunque non certo entusiasmante.

Al settantanovesimo Wallner segnerebbe il 2 a 1. Arbitro ed assistenti, però, annullano per fuorigioco.

Gli ultimi dieci minuti scorrono quindi senza ulteriori sussulti fino al novantaduesimo quando sugli sviluppi di un corner Manninger effettua un miracolo su tiro ravvicinato di un avversario, ponendo il termine all’ennesimo pareggio stagionale europeo Bianconero.

COMMENTO

Partita monotona, oserei dire triste. Ravvivata solo dalle fiammate di un Krasic decisivo sì, ma non devastante come suo solito.

Occasione sprecata per la squadra di Delneri, trovatasi ad affrontare un avversario tutt’altro che irresistibile.

Strada in salita, quindi, ma non ancora compromessa, quella per il passaggio del turno. Decisiva potrebbe già essere la prossima giornata, quando una vittoria sarà pressoché vitale.

MVP

Forse sì, mi si è rotto il disco. Perché il migliore in campo è sempre lui, colui che entra e segna, che punta e salta. Maiuscolo, Milos Krasic. Che potrebbe fare ancora di più, con le sue grandi qualità. Ma per questi quarantacinque minuti va bene così.

TABELLINO

Salisburgo vs. Juventus 1 – 1
Marcatori: 36′ Svento, 48′ Krasic

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CRONACA

E’ un Liverpool molto rimaneggiato quello che scende in campo al San Paolo ma che non dà modo al Napoli di manovrare senza grandi difficoltà. In più freschezza e fame dei tanti giovani schierati da Hodgson però, di contro, portano i Reds ad attaccare con veemenza, pur con poca incisività.
Nel complesso, comunque, nessuna delle due squadre riesce a far piovere palloni sul portiere avversario.

Il primo quarto d’ora scorre quindi senza sussulti, con un Liverpool molto aggressivo che soffoca tutte le fonti di gioco napoletane senza però riuscire a colpire una volta recuperata palla.

La prima occasione interessante arriva quindi dopo diciassette minuti di gioco quando Dossena crossa da sinistra per Hamsik sul secondo palo, che è però anticipato in angolo dall’intervento di Konchesky. E proprio sugli sviluppi del corner nasce un batti e ribatti in area che causa qualche apprensione alla retroguardia Reds, abile comunque a salvarsi in qualche modo.

E’ però una fiammata assolutamente isolata: pur crescendo di tono, infatti, il Napoli non riesce a costruire vere e proprie palle goal, non essendo in grado di bucare l’attenta retroguardia avversaria pur manovrando con più fluidità e soprattutto maggior continuità degli avversari.
A farsi vedere, poco dopo la mezz’ora, è quindi il Liverppol che, a sua volta, trova difficoltà a penetrare in area. Proprio per ovviare a questo problema il giovane Shelvey ci prova da fuori, ma il suo mancino da fermo viene bloccato senza problemi da un sempre attentissimo De Sanctis.

Lo stesso ex Charlton a cinque dal termine della prima frazione effettua un lancio in area che taglia tutta la difesa pescando, libero, N’Gog, che però sbaglia tutto rimettendola in mezzo al volo alla bell’e meglio anziché provare la conclusione al volo di prima intenzione.
Giusto a tempo ormai scaduto il Napoli arriva vicinissimo al goal: sugli sviluppi di un corner arriva infatti la deviazione sottomisura di Hamsik che è deviata da un avversario prima di saltare Reina ed essere però calciata via da Konchesky, che giusto spazzando sulla linea salva la sua porta.

La ripresa si apre sulla stessa falsariga della prima frazione: Liverpool inconsistente, Napoli preda di timori riverenziali.
La prima azione interessante arriva quindi dopo otto minuti di gioco: Gargano salta due uomini al limite e cede palla a Cavani, che pressato da Konchesky non riesce però a calciare con forza e finisce col concludere mollemente a rete, senza impensierire Reina.

Cinque minuti e Cavani torna a farsi vedere, questa volta di testa. Sul cross dalla destra di Maggio, però, la frustata della punta uruguagia non inquadra la porta, così che il portiere spagnolo del Liverpool può controllare tranquillamente il pallone scorrere sul fondo.
Al sessantanovesimo prima fiammata della ripresa Reds: azione veloce di ripartenza, grave errore di Aronica che regala palla a Jovanovic il quale dopo essersi accentrato scarica a Babel che tutto solo si fa però respingere la conclusione da De Sanctis.

Liverpool che ci riprova a dieci dal termine: è ancora una volta Jovanovic a buttare la palla in area là dove N’Gog riesce a controllarla di petto per poi calciarla ruotando sul suo piede perno con grande velocità, trovando però la deviazione in corner di Aronica.

COMMENTO

Raramente ho visto partite noiose come questa. C’è davvero poco da dire e la scarsezza della cronaca di questo match vi fa capire quanto poco sia accaduto.

Chance sprecata per il Napoli, comunque: era infatti un Liverpool tutt’altro che irresistibile quello sceso in Campania e che sarebbe stato assolutamente battibile. Peccato davvero, qualificazione tutt’altro che scontata ora.

MVP

Difficile dare la palma di MVP a qualcuno in una partita come quella di stasera.
Il nome che faccio è quindi quello di Jonjo Shelvey, giovane prospetto inglese davvero interessantissimo.

Ottima tecnica, buon talento, grande personalità. Magari non diventerà mai un fenomeno a tutto tondo ma di certo ne risentiremo parlare in futuro.

TABELLINO

Napoli vs. Liverpool 0 – 0
Marcatori: –

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