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Archive for the ‘Gli eventi di SM’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Finiamo oggi il nostro viaggio all’interno dell'”ECA Study on Transfers” (diviso su queste blog in più parti: prima, seconda, terza, quarta) con quelle che sono le conclusioni tratte dalla European Club Association.

  1. L’industria del pallone non è diversa dal resto dell’economia.
  2. L’incremento dei ricavi dei club viene assorbito dall’aumento del costo del personale.
  3. La redistribuzione dalle posizioni apicali della piramide calcistica alla base è un dato di fatto.
  4. L’attuale sistema di trasferimenti poggia su di uno sbilanciamento concorrenziale.
  5. I trasferimenti a parametro zero rappresentano la netta maggioranza del totale dei trasferimenti internazionali.
  6. Il sistema dei contributi di solidarietà deve essere migliorato.
  7. C’è una sempre maggior incidenza delle commissioni agli agenti.
  8. La maggioranza dei prestiti internazionali riguarda giocatori under 23.

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Prima di andare a vedere quelle che sono state le conclusioni tratte dall’ECA a proposito di questo interessantissimo studio sui trasferimenti dei club UEFA, chiudiamo il viaggio all’interno di questo studio stesso parlando di due aspetti spesso sottovalutati nel chiacchiericcio calcistico giornaliero, ma che nel “mondo reale” contano eccome: contributo di solidarietà e quota da versare agli agenti.

Partiamo da un presupposto: l’articolo 21 del regolamento FIFA sancisce nell’ammontare del 5% sul totale del costo di un trasferimento il cosiddetto contributo di solidarietà che la società acquirente deve versare alle società responsabili della crescita e dell’educazione del giocatore acquistato.

Beh, come ben spiegato dalle tabelle seguenti ciò non avviene nella realtà. Il contributo effettivo è infatti dell’1,15%, ben distante da quanto deciso dalla Fifa.Solidarietà

La cosa positiva è che, un po’ inaspettatamente, l’Italia è la nazione che più cura questo aspetto. Certo, ben lontana da quel 5% richiesto, ma comunque più attenta di tutte le altre.Contributi solidarietà

Infine, gli agenti. Che intascano sempre più soldi dai trasferimenti dei propri assistiti. Nel biennio considerato gli emolumenti riconosciuti a queste figure hanno infatti toccato quota 254 milioni di dollari, il 14,6% del valore dei trasferimenti nel loro complesso.Agenti

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Nei due post precedenti abbiamo scandagliato un po’ i numeri del calciomercato europeo con relative implicazioni economiche e redistributive.

In quello di oggi continuiamo a scandagliare l”interessantissima ricerca dell’ECA sui trasferimenti entrando più nello specifico di quelli che sono i tipi di trasferimento che vengono effettuati.

Partiamo quindi dalla loro suddivisione: dei 14322 trasferimenti totali quasi tre quarti riguardano i parametri zero (10431, il 73%). Il rimanente quarto è invece diviso in parti quasi uguali tra prestiti (1975, 14%) e trasferimenti cash (1916, 13%).Tipi di trasferimento

Dati che secondo l’ECA sottolineano come la libertà di movimento dei calciatori sia garantita dal sistema di svincolo attualmente in uso.

Ma qual è il costo medio di un trasferimento? 400 mila dollari, se consideriamo tutti i 14322 trasferimenti. 2,7 milioni se invece ci limitiamo a considerare i trasferimenti cash.Costo medio

Concentriamoci ora sui prestiti in uscita. Il 54% dei quali ha riguardato giocatori under 23, per un’età media di 23,7 anni.Età media

Questa, invece, la grafica che esamina i prestiti nazione per nazione. Con tanto di età media, numero totale e rapporto percentuale rispetto ai trasferimenti totali.Prestiti dieci nazioni

Ma con chi vengono effettuati questi prestiti?

Quelli in entrata sono stati 744, il 51% dei quali tra club delle cinque leghe principali. Il 33% ha invece riguardato le divisioni inferiori, il 10% altre leghe europee ed il 6% le leghe extra-UEFA.

Diverso il discorso per i prestiti in uscita (1990), con ben il 69% che ha riguardato le divisioni inferiori. Il 19% ha invece riguardato le cinque leghe principali, il 9% il resto d’Europa ed il 3% il resto del mondo.Origine e destinazione prestiti

Infine, i prestiti onerosi. Che sono stati l’11% (254) del totale.Prestiti onerosi

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Nel post precedente abbiamo parlato di quelli che sono un po’ di numeri generali del calciomercato europeo. In questo ci concentreremo invece su alcuni aspetti più prettamente economici, sempre prendendo a riferimenti l'”ECA Study on Transfers”.

Partiamo quindi dalla suddivisione fatta dell’Europa in tre “bundle”.Bundle

Da qui, interessante andare subito a vedere la suddivisione dei ricavi. Che mostra molto chiaramente come il primo bundle sia quello in cui si investe nettamente di più nel calcio.Ricavi bundle

Si deve poi notare come in termini relativi l’incidenza dei trasferimenti sui ricavi totali sia scesa negli ultimi anni, passando dal 28% del 2007 al 22% del 2011.
Al contrario, a fronte di un 5,6% di aumento dei ricavi, è salito del 6% (dal 59 al 65) il “costo del personale”, la voce che incide nettamente di più i bilanci delle squadre europee. Il tutto sospinto dall’8,5% di crescita netta di questa voce.Margine ricavi-costi-trasferimenti

Diamo ora un occhio alla redistribuzione. In primo luogo, di calciatori.

Sono stati infatti 1054 i giocatori “netti” che sono passati dal bundle 1 ai club del resto del mondo. Suddivisi come segue:Giocatori dal top bundle

Per entrare ancora più nello specifico ecco invece la redistribuzione netta di giocatori passati dai cluster 1 e 2 (le prime dieci leghe d’Europa) ai cluster 3 e 4 (dall’undicesima alla ventesima), alle rispettive divisioni inferiori, agli altri campionati europei ed a quelli non europei.Giocatori da cluster 1-2

Come si traduce in termini economici questa redistribuzione? In 1 miliardo e 28 milioni passati dal top bundle al resto del mondo. Con una suddivisione molto interessante, come potete vedere dalla grafica che segue, che in questo caso ci dà valori molto vicini tra il medium bundle e le nazioni non UEFA.Soldi da top bundle

Questa, invece, la redistribuzione effettuata dai primi due cluster:Cash da cluster 1-2

Quale il sunto della ricerca ECA a tutto questo discorso?

Senza il mercato trasferimenti per come è pensato oggi non ci sarebbe questa importante redistribuzione delle risorse dai cluster 1 e 2 nei confronti del resto del sistema calcio mondiale. Il che produrrebbe un ancora più marcato gap tra i grandi ed i piccoli club, oltre che un forte effetto inflattivo sugli stipendi dei top player (con, anche qui, un gap ancora più importante rispetto ai propri colleghi).Trasferimenti = redistribuzione

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Lo scorso maggio partecipai ad una interessantissima tavola rotonda calcistica organizzata dall’Università Liuc, con molti esponenti del nostro calcio presenti (trovate il recap delle discussioni affrontate qui).

Tra tutti, uno dei temi più interessanti fu sicuramente la ricerca presentata da Emanuele Grasso, partner PWC, ed il professor Ernesto Paolillo riguardo il sistema di trasferimenti europeo.

Uno studio ben dettagliato ed interessante che ha riguardato due stagioni (11/12 e 12/13) e le cui risultanze statistiche vorrei riportare qui.

Partiamo dai trasferimenti totali. Che nel periodo preso in esame sono stati ben 14322 (9511 tra club UEFA, 2366 acquistati da fuori, 2445 ceduti fuori).Trasferimenti totali

Che su scala intercontinentale si traduce, di fatto, in un bilancio neutro (-79) tra i giocatori che hanno lasciato l’Europa e quelli che ci sono arrivati.
Il maggior numero di giocatori netti è arrivato dall’Africa (307). Il bilancio è invece all’opposto se parliamo di Asia, con un saldo netto di -342 giocatori.Giocatori trasferiti non-UEFA

Parlando di cash, il valore totale dei trasferimenti avvenuti nel biennio preso in esame è stato di 5 miliardi e 147 milioni di dollari.Cash totale

E qui la bilancia si squilibra invece di molto: l’Asia diventa l’unico continente che esporta capitali in Europa (135 milioni), il Sud America è invece quello che beneficia di più dei nostri capitali (saldo di 527 milioni). Per un totale netto di 462 milioni di dollari che hanno lasciato l’Europa per il resto del Mondo.Soldi trasferiti non-Uefa

Interessante in questo senso andare a vedere le statistiche un po’ più dettagliate di questo discorso. Ed allora si nota come sia il Portogallo la nazione che va ad acquistare di più al di fuori dell’Europa (304 calciatori, 31% del totale), con l’Italia terza (128, 13% del totale).
Italia capace però di prendersi la prima posizione per quanto riguarda il trasferimento di denaro (217,8 milioni di dollari) davanti a Francia (109,2 mln) ed Inghilterra (94,7 mln). Un dato probabilmente per molti inaspettato, che racconta una realtà diversa da quella che sentiamo ogni giorno: non è vero che le italiane non spendono. Al massimo, ma qui bisognerebbe fare tutt’altro tipo di analisi, non spendono bene.Classifiche acquisti non-Uefa

Non molto dissimile nemmeno la situazione del mercato in uscita. Il Portogallo domina anche la classifica del numero di calciatori (323 ceduti al di fuori dell’Europa, un quarto del totale), ma non quella dei soldi incassati (Germania prima a 43,8 mln di incassi extra-europei).Classifica cessioni non-Uefa

Focalizziamoci ora sulle cinque leghe principali. Che, da sole, hanno mosso 5491 calciatori.Trasferimenti 5 leghe

Interessante in questo senso anche analizzare l’origine e la destinazione della maggior parte di questi trasferimenti. Perché se 1110 sono stati tra squadre di questo esclusivo “club”, la parte più importante ha riguardato le trattative con le rispettive serie inferiori (2265 cessioni e 890 acquisizioni, con un saldo effettivo di -1375). Solo una parte relativa ha invece riguardato le altre leghe europee (470 cessioni, 381 acquisti, -89 il saldo netto) e le nazioni non-UEFA (200 cessioni, 175 acquisizioni, saldo di -25).Giocatori 5 leghe

Il tutto si è tradotto in un movimento di ben 4 miliardi e 853 milioni di dollari.Cash 5 leghe

Con un saldo negativo rispetto alle “altre leghe” di 909 milioni.

Net money 5 leghe

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Questa mattina ho avuto il piacere di partecipare, naturalmente come pubblico, alla seconda conferenza annuale sul calcio professionistico in Europa organizzata dall’Università LIUC nell’ambito del percorso in Management dello Sport attivato lo scorso anno dall’ateneo.

Il convegno, cui è purtroppo mancata la partecipazione del Presidente UEFA Michel Platini, si è diviso in due momenti: dapprima il docente Liuc – nonché ex Direttore Generale dell’Inter – Ernesto Paolillo ed il partner di PwC Emanuele Grasso hanno illustrato i risultati della ricerca a loro commissionata da ECA (European Club Association) su “Trasferimenti dei calciatori e distribuzione dei risorse” (ne parlerò più approfonditamente in post ad hoc). Poi si è dato spazio al panel di esperti convocati per l’occasione: Giancarlo Abete (Presidente FIGC), Mario Macalli (Presidente Lega Pro, ha sostituito Maurizio Beretta, Presidente Lega Serie A), Michele Centenaro (Segretario Generale ECA), Umberto Gandini (Vicepresidente ECA e Direttore Organizzazione sportiva Milan), Giorgio Marchetti (Direttore competizioni UEFA) e Giuseppe Marotta (Amministratore Delegato Juventus).

Proprio da questa tavola rotonda sono usciti spunti e considerazioni interessanti, che vorrei condividere con chi di voi non è potuto essere presente stamattina a Castellanza.

Il discorso del Presidente Abete è partito sovvertendo un po’ l’incipit da cui erano partiti Paolillo e Grasso: “Quelle calcistiche sono aziende atipiche. L’aspetto economico deve essere strumentale a quello sportivo. Il calcio è un fenomeno sociale”.

Una considerazione con cui mi sento di concordare al cento per cento. Perché se è vero che i conti devono essere in ordine, è altrettanto vero che non si sta parlando di aziende il cui unico fine possa essere il profitto. Anzi, le stesse più che a produrre surplus di denaro dovrebbero tendere al raggiungimento dei migliori risultati sportivi. Cosa che ultimamente sembra quasi essere messa in secondo piano da qualcuno.

“Il saldo – di mercato – attivo dimostra le difficoltà del sistema Italia”, dice Abete. Ed è vero, laddove se introitiamo più di quello che spendiamo all’estero, significa con ogni probabilità – e così è – che dall’altra parte abbiamo una preoccupante emorragia di talento. “Le spese restano comunque sproporzionate rispetto alla qualità di ciò che viene acquistato”, ha continuato il Presidente Abete. Ed anche qui, come dargli torto? Come si evincerà dai dati che riporterò prossimamente emersi dalla ricerca di cui sopra, l’Italia investe molto all’estero, soprattutto in Sud America. Ma i risultati in ambito europeo scarseggiano. Ed anzi, rispetto a diversi anni fa, quando gli stranieri presenti sul nostro territorio erano circa la metà di oggi, sono peggiorati drasticamente.

Un altro problema sollevato da Abete è stato quello della redistribuzione, diciamo così, verticale: “La redistribuzione del denaro verso le società di B e Lega Pro non è sufficiente”, la considerazione di Abete. Con le società delle nostre serie minori sempre più in difficoltà, anche proprio per via di quel meccanismo che porta i nostri club più danarosi a spendere all’estero piuttosto che in Italia.

Ecco quindi, per tornare alla considerazione iniziale, che “Occorre una politica aggregata economia e sport”, nel calcio del domani. Affinché a buoni risultati economici possano tornare ad affiancarsi anche i trofei.

In ultimo il Presidente della FIGC è stato sollecitato, da uno dei ragazzi presenti in sala, in materia di comproprietà. La risposta, in questo caso, è stata inequivocabile: “L’istituto delle comproprietà rappresenta un unicum a livello internazionale e va superato, recando anche in seno problemi di natura fiscale. Sono convinto verrà comunque superato in tempi piuttosto brevi”.

Poi il noto giornalista Gianluca Di Marzio, moderatore del convegno, ha dato la parola al Segretario Generale dell’ECA Michele Centenaro, che ha espresso due concetti chiari: il calcio va sempre più verso una sorta di sovranità europea e non nazionale, e la politica di trasferimento attuale è vitale per i club medio-piccoli, che traggono spesso una fetta importante dei propri introiti dal mercato.

La parola è quindi passata al Direttore Competizioni UEFA Giorgio Marchetti, che ha ricordato come “L’attuale sistema dei trasferimenti fu salvato dalla Commissione Europea su pressione delle Leghe e della UEFA per due motivi: dare stabilità al roster delle squadre – cosa reputata necessaria per garantire uno svolgimento sensato a tutte le competizioni – e redistribuire le risorse”.

Nel suo intervento Marchetti ha poi sollevato altri due problemi su cui, personalmente, credo la Confederazione Europea delle Federazioni debba porre rimedio presto: i soldi che vengono intascati dagli agenti (il 15% è ritenuta una cifra spropositata) ed i fondi privati che, sempre più, intervengono sulla compravendita dei calciatori, ormai anche qui in Europa (in Spagna e Portogallo sono praticamente stati istituzionalizzati, laddove secondo me andrebbero assolutamente aboliti e vietati). Un meccanismo, quest’ultimo, che contribuisce alla crescita dei prezzi di mercato, che ormai gravitano su cifre sempre più folli.

Direttore Competizioni UEFA che ha chiuso il proprio intervento con una domanda, cui si è risposto da solo a nome della Confederazione che rappresenta: “Il calcio deve essere strumentale ai profitti privati? No”.

Stimolato da uno dei ragazzi presenti in sala sulla possibilità di costituire un salary cap a livello europeo, ha infine così risposto: “Sono almeno vent’anni che ci si pensa. Ma non è una soluzione attuabile. Negli Stati Uniti la legislazione è differente rispetto che in Europa. Il Financial Fair Play, comunque, può essere inteso come una sorta di salary cap”.

A fargli in qualche modo eco il Presidente della Lega Pro Mario Macalli, che ha dato vita ad un vero e proprio show (applauditissimo da tutti i presenti nell’aula magna).

Interessante, in particolare, la sua lettura della solita tiritera sui club che investono all’estero anziché acquistare dalle serie minori: “Non è vero che i nostri giocatori di Serie B e Lega Pro costano troppo. Si acquista all’estero perché più semplice farlo. Per acquistare all’estero non è necessario dare garanzie bancarie che sono invece indispensabili quando si acquista in Italia”.

Ecco risolto questo grande dilemma dai prezzi teoricamente più gonfi all’interno dei nostri confini…

Non solo questo, comunque: “Le leggi sono antiquate, risalgono a quando ancora si giocava con un pallone di pezza. Oggi si gioca con palloni tecnologici, eppure lo Stato non fa niente per cambiarle”. E ancora: “Le percentuali (15% circa, ndr) che leggete vanno in tasca agli agenti sono da raddoppiare”. “Non credete a chi dice che il calcio è una scienza esatta. Non può essere sottoposto alle classiche regole industriali. Va gestito col buon senso”.

La sua chiusura è invece stata riservata alla questione dei prestiti. In risposta alla considerazione fatta da Paolillo riguardante il fatto che la maggior parte dei prestiti in Europa viene effettuata a titolo gratuito il Presidente Macalli ha risposto con questa divertente ma soprattutto interessantissima metafora: “Vengo da una zona dove si produce molto prosciutto. Quando noi dobbiamo mandare un prosciutto a stagionare paghiamo per farlo. Perché con i calciatori succede il contrario?”

Quindi la parola è passata ad Umberto Gandini, come detto Vicepresidente di ECA e Direttore Organizzazione Sportiva del Milan.

Quattro sono stati i punti principali toccati dal suo discorso:

  1. Il sistema dei trasferimenti attuale funziona, ma è migliorabile.
  2. La libera circolazione dei giocatori, effetto della legge Bosman, produce un duplice effetto negativo: aumenta i costi per le società, diminuendo però nel contempo il fattore solidale all’interno del mondo del calcio.
  3. I fondi privati, come detto, portano ad una inflazione dei costi (necessaria a far guadagnare i fondi stessi).
  4. Altra distorsione creata dalla legge Bosman è stata la facilità di fare acquisti all’estero.

Infine è stata la volta dell’Amministratore Delegato della Juventus Giuseppe Marotta, che ci ha tenuto subito a sottolineare come la sua società sia la “Unica in Europa con un Liceo al proprio interno”. Chiaro anche il modello di riferimento: “Allestire una squadra competitiva per vincere. Mantenendo comunque, anche grazie ai successi, l’equilibrio economico”.

Una stoccata agli agenti dei calciatori è arrivata anche da parte sua: “Guadagnano più del servizio che offrono. Questa è una anomalia”. Non solo. Punto importante, almeno secondo chi scrive, quello dell’armonizzazione europea. In primis, a livello di tassazione: “Cinque milioni netti di stipendio equivalgono a dieci lordi in Italia. A sette lordi in Turchia”.

La chiosa, prima di rispondere all’immancabile domanda fatta da Di Marzio sul futuro di Conte, è stata riservata al movimento calcistico italiano: “L’Italia ha rappresentato un valore importante nella storia del calcio mondiale, per vittorie, allenatori e giocatori di talento. Ecco perché la Juventus si impegna nella valorizzazione dei giocatori piemontesi prima ed italiani in generale”.

E proprio con la risposta riguardante il futuro dell’attuale allenatore Bianconero si è chiusa questa interessantissima tavola rotonda: “La nostra priorità è trattenere Antonio Conte”.

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Come avevo raccontato dieci giorni fa ho avuto l’opportunità di essere ospite di Unicredit in quel di Torino, Juventus Stadium per la precisione, in occasione del ritorno degli ottavi di finale che hanno visto la squadra di casa imporsi con relativa facilità su di un modesto Celtic.

Unicredit che proprio in queste settimane ha lanciato una app carinissima su Facebook, che io stesso ho provato (e mi sono fatto due risate).

In cosa consiste?

Semplicissimo.

L’app si divide in tre parti autonome.

La prima permette di realizzare un video personalizzato che riprende un po’ il mood della Champions e ti cala al centro dei giochi. Vedrai la tua foto profilo apparire in prima pagina sulla Gazzetta, foto e post utilizzate per costruire un video molto simpatico e, ciliegina sulla torta, una formazione calcistica composta dai tuoi amici (e lì le risate si sprecano, a pensare i disastri che potrebbe fare un 11 così!).Champions League

La seconda parte, anche questa molto carina, permette invece di concorrere alla creazione di un coriandolo della Champions personalizzato.
In cosa consiste?
Avete presente quando la squadra che vince la coppa viene premiata e si vede investire da una pioggia di coriandoli?
Ecco. Su uno di quelli potrebbe essere scritto il vostro nome.

Certo, non sarà mai come partecipare alla vittoria. Ma in qualche modo diventerebbe davvero come esserci…

L’ultima parte, che è un po’ il clou di tutto per gli appassionati, permette invece di concorrere all’estrazione di due biglietti per la finalissima di Wembley, che un po’ tutti noi aspettiamo da inizio stagione.

A quest’ultima possibilità si può accedere compilando un form grazie al quale è possibile attivare la Genius Card personalizzata Champions League. Ma dato che di queste cose non me ne intendo non vado oltre. Qualora provaste l’app vedrete un po’ voi cosa fare!

Infine, sempre relativamente al binomio Unicredit – Champions League, mi permetto di segnalarvi un’altra iniziativa che potrebbe interessarvi: il tour di “A Wembley coi Re D’Europa”!

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