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Archive for marzo 2015

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Wolfsburg vs. Napoli

Sulla carta il quarto più interessante. Anzi, una sorta di finale anticipata, potremmo dire.

Per quanto mi riguarda il Wolfsburg, nonostante abbia i suoi bei limiti, ad ora è la favorita numero uno per la vittoria finale.
Il Napoli la due, però.

A questo punto chi passerà sarà davvero lanciatissimo verso la vittoria finale.

Napoli spacciato?

Tutt’altro.

A mio avviso ha tutte le carte in regola per passare.

Pensate a questo: l’Inter tra andata e ritorno ha regalato tre goal ai tedeschi, in maniera piuttosto assurda. Due Carrizo all’andata, uno la difesa ieri.

Nonostante questo se proprio nella partita di ieri Benaglio non avesse fatto 2-3 ottime parate l’Inter sarebbe stata in gioco fino all’ultimo secondo.

Sintomo, di fatto, che il Wolfsburg è sì forte ma comunque battibile.

Dinamo Kiev vs. Fiorentina

Sulla carta la Viola, soprattutto visto l’attuale stato di forma, parte favorita.

Salah, Joaquin e Rodriguez in questo momento sono giocatori che potrebbero tranquillamente incidere anche in Champions League, figuriamoci al piano inferiore.

Altrettanto vero, però, che la Dinamo è una squadra sempre pronta a vendere cara la pelle. E che il 5 a 2 rifilato ieri al tutt’altro che scarso Everton deve comunque dare da pensare.

Importante quindi riuscire a mantenere questo stato di forma, magari recuperando anche quei giocatori che attualmente non sono a disposizione, tipo Mario Gomez.

Poi, ovviamente, bene non sottovalutare gli avversari.

Siviglia vs. Zenit

Anche questa, volendo, potrebbe essere considerata una finale anticipata.

Del resto questi due club hanno vinto quattro delle ultime nove edizioni (tre gli spagnoli ed una i russi).

Impossibile non dire che sia il Siviglia la favorita, comunque. Un po’ perché campione in carica, un po’ per la tradizione di cui ho appena parlato e soprattutto molto perché mi sembra squadra più solida. Zenit che, del resto, ha rischiato di uscire già contro il Torino.

Dnipro vs. Bruges

Sulla carta il quarto meno interessante del lotto.

Bruges che sta disputando un’Europa League ad altissimo livello ed è arrivata dove probabilmente non credeva di riuscire. Proprio per questo, però, vorrà provare a stupire di nuovo. Del resto, come si dice, la fame vien mangiando.

Sempre la carta, comunque, dice che il Dnipro parte come favorito.

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Juventus vs. Monaco

Partiamo dal presupposto che nessun avversario va mai sottovalutato, più che mai se è stato capace di arrivare tra le prime otto d’Europa.

Detto questo è comunque innegabile il fatto che alla Juventus, stante le altre avversarie, sia andata bene.

A parer mio, infatti, la squadra bianconera è sulla carta superiore ai monegaschi, che pure si sono appena sbarazzati di un avversario certo non semplice come l’Arsenal.

Se sapranno giocare con la stessa compattezza e lucidità mostrata contro il Borussia Dortmund passeranno sicuramente.

Occhio, però, a non sottovalutare il Monaco. Prendere sotto gamba un avversario è sempre il modo migliore per uscire sconfitti dal rettangolo di gioco…

Atletico Madrid vs. Real Madrid

Solo lo scorso anno questa era la finale di Champions League.

Non solo. Un derby non è mai una partita come le altre.

Di sicuro, insomma, sarà questo il quarto di finale più importante, quantomeno assieme a quello dell’altra spagnola.

E qui già abbiamo due certezze: se da una parte la Spagna è sicura di mandare in semifinale almeno una squadra, dall’altra è altresì certa che ne perderà una.

Sul chi passerà… beh, difficile dirlo.

O meglio, rispondessi di botto direi sicuramente Real. E’ però altresì vero che l’Atletico è una sorta di kriptonite per i Blancos, che proprio anche nella scorsa finale di Champions faticarono tantissimo rischiando fino all’ultimo di perderla.

PSG vs. Barcellona

In realtà è proprio questo il quarto che mi affascina di più. Perché il Paris ha compiuto una grande impresa eliminando il Chelsea e sembra crescere in personalità ogni anno che passa.

Sarà questo l’anno giusto della definitiva consacrazione?

Vincere la Champions non è necessario, battere il Barça per dimostrarlo sì.

Attenzione, però: pur senza essere più la squadra praticamente imbattibile di guardiolana memoria questi Blaugrana hanno il trio offensivo più forte del mondo, anche più del Real Madrid a mio avviso.

Ed in più un Messi che sembra aver iniziato questo 2015 davvero sui suoi livelli migliori…

Porto vs. Bayern Monaco

Il quarto meno interessante, almeno da osservatore italiano, resta quindi quello che vedrà il Porto opposto al Bayern Monaco, primo favorito per la vittoria finale.

Proprio per questo c’è poco da dire: sulla carta credo sia il quarto più scontato. Nel mio “power ranking”, infatti, il Bayern Occupa la prima posizione, mentre il Porto la penultima.

Certo però che il Porto è una squadra talentuosa ed affamata. Un po’ come per la Juve, anche se con meno possibilità che succeda, il Bayern dovrà quindi comunque stare attento a non sottovalutare gli avversari…

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Record storico.

Senza che nemmeno ce ne accorgessimo la pattuglia italiana che ha disputato – ed in parte continuerà a disputare – le coppe europee quest’anno ha segnato un’impresa non da poco.

Mai fino ad ora, infatti, il movimento italiano aveva sfondato il tetto dei 16 punti stagionali.

Il massimo si era registrato nel 2003, quando sulla spinta delle tre “strisciate”, tutte qualificatesi alle semifinali di Champions League, l’Italia aveva registrato 15.928 punti. Ovvero qualcosa meno dei 16.166 attuali.

Risultato che, come mostra la grafica, ci permette una volta di più di consolidare la nostra quarta posizione.

Ma è un altro il dato interessante che possiamo estrapolare da questa tabella, ovvero il fatto che con l’eliminazione dell’Everton l’Inghilterra resta senza rappresentanti nelle coppe, facendo così registrare un 13.571 che risulta essere il risultato peggiore fatto registrare dal 2004 in poi.

Inghilterra che è anche la nazione su cui, almeno virtualmente, l’Italia deve provare a fare la corsa per provare a recuperare il quarto posto in Champions League.

Nei prossimi due anni, infatti, perderà i 18.3 punti del 2011 ed i 15.2 dell’anno successivo. Emorragia di punti che sarà invece molto più limitata per noi. E se il risultato di questa stagione fosse l’inizio di un trend – ovvero se dimostrassimo di poter raccogliere più punti con continuità rispetto a loro – ecco che il sorpasso potrà consumarsi tra ventiquattro mesi.

Una prospettiva che ad ora ritengo solo virtualmente probabile, ma che è giusto considerare.

L’ultima questione che vorrei far notare a proposito della prima grafica è la situazione della Spagna, sempre più dominatrice.

Già oggi ha il miglior ranking stagionale. In più è anche la nazione che porta ai quarti il maggior numero di squadre. Davvero dominanti.

Ma cosa dice il ranking stagionale?

Semplice, che ad oggi siamo secondi. Una posizione che con i punti raccolti ieri in Europa League da Fiorentina, Torino e Napoli abbiamo ulteriormente consolidato, avvicinandoci ulteriormente alla Spagna (che però con ogni probabilità riuscirà ad allargare la forbice entro la fine della stagione).

La Germania ad ora è invece terza, con ancora Bayern e Wolfsburg in corsa. Ovvero due tra le favorite per vincere le rispettive competizioni.
A seconda di quello che sarà il rendimento di Juve, Napoli e Fiorentina da qui alla fine sapremo se il secondo posto stagionale sarà una realtà consolidata o se rimarrà solo un’illusione marzolina…

E a livello di club?

L’italiana migliore, grazie ai risultati delle ultime tre stagioni (quarti di CL, semifinale di EL, quarti di CL in divenire) è la Juventus, che grazie alla vittoria di mercoledì sul Borussia è salita al diciassettesimo posto.

Juventus che nei prossimi due anni perderà due stagioni negativissime a livello di ranking, e che quindi dando continuità alle sue prestazioni potrebbe scalare moltissime posizioni. Consolidando i risultati registrati nelle ultime tre stagioni e proiettandoli sul ranking odierno, infatti, potrebbe addirittura entrare tra le cinque migliori d’Europa, tra ventiquattro mesi.

Altra italiana che ragionevolmente crescerà sarà il Napoli, che oltre a poter incamerare ancora punti quest’anno a settembre perderà i 9 messi in cascina cinque stagioni or sono e con una buona cavalcata europea potrebbe crescere ulteriormente.

Preoccupano invece Inter e Milan. Che, oltretutto, l’anno prossimo è plasubile non giocheranno in Europa.

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Nel 1886 il famosissimo scrittore Robert Louis Balfour Stevenson scrisse un romanzo destinato a fare storia: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

Nel libro si racconta la storia di un medico-scienziato che scopre una pozione capace di destrutturare l’unità dell’essere umano, conferendo esistenza propria e distinta alle inclinazioni nascoste ma presenti nell’animo.
Così facendo il dottore è vittima di una sorta di sdoppiamento della propria personalità. Che come conseguenza ha la creazione, fondamentalmente, di due vite separate.

Ecco, proprio questa storia mi ricorda in qualche modo ciò che sta vivendo sulla propria pelle il buon Marco Verratti. Non tanto perché anche lui vittima di uno sdoppiamento della personalità, ovviamente, quanto perché sta vivendo una sorta di “sdoppiamento della carriera”.

La cosa credo sia evidente a tutti: mentre da una parte il ragazzo è ormai saldamente al centro del progetto tecnico di uno dei primi otto club d’Europa, dall’altra la Nazionale continua – di fatto – a fare a meno di lui.

Ecco, al riguardo, un paio di numeri secchi per capire di cosa stiamo parlando.

Siamo all’evidente paradosso.

Nella gara disputata mercoledì contro il Chelsea Marco Verratti ha fatto ottima mostra di sé e delle sue capacità.

Nonostante l’ancor giovane età, infatti, non ha dimostrato alcun timore reverenziale né nei confronti dell’ambiente né tantomeno degli avversari, giocando con grande personalità un ottavo di finale di Champions League molto delicato.

Insomma, oltre ad avere un grandissimo talento tecnico – è indubbiamente uno dei giovani centrocampisti più dotati, da questo punto di vista – Marco Verratti dimostra già di poter avere un grandissimo impatto con situazioni complesse come quella vissuta appunto qualche giorno fa.

Eppure, appunto, in Nazionale continua ad essere un rincalzo.

E sì che ai Mondiali, per il poco che ha giocato, fu uno dei pochissimi a salvarsi. Ancora una volta grazie a quel mix di personalità e tecnica che gli sta permettendo d’imporsi a Parigi.

Cosa deve fare di più per poter riuscire a conquistarsi una sacrosanta maglia da titolare anche in Nazionale?

La questione diventa per altro grottesca analizzando la situazione degli Azzurri, che raramente nella loro storia hanno sofferto di una pochezza generalizzata così palese.

A centrocampo, poi, le alternative sembrano davvero poca roba: se escludiamo Marchisio, giocatore che assicura un certo rendimento in maniera abbastanza costante (ma che non è comunque un campione) resta l’ormai compassato Pirlo, il fantasma di De Rossi, l’impresentabile Montolivo, il generoso Parolo, il grintoso Poli… praticamente tutti giocatori che, ad oggi, non valgono Marco Verratti.

Insomma, il talentino pescarese dovrebbe essere la pietra miliare su cui costruire non dico la Nazionale, ma di certo il suo centrocampo. Ed invece, come potete vedere voi stessi seguendo le sorti degli Azzurri, è considerato un surplus.

Intendiamoci: Marco Verratti oggi non è etichettabile come campione, ma di certo è un progetto – avanzato – di grandissimo giocatore.
Ha comunque i suoi bei limiti (su tutti il tempo d’uscita, aspetto che sta comunque migliorando, ed un’eccessiva aggressività che lo porta a collezionare qualche cartellino di troppo), però resta il punto di riferimento del nostro centrocampo.

O almeno, dovrebbe esserlo sulla carta. Poi sia Prandelli che Conte, a mio avviso sbagliando, stanno scegliendo differentemente.

Un’ultima riflessione: chissà cosa succederebbe se a fine stagione Verratti dovesse vincere la Champions. Non credo accadrà eh, ma sarebbe l’apoteosi.
A quel punto con ogni probabilità il mister si sentirebbe in dovere di farlo giocare, ma sarebbe – non che ce ne sia bisogno – la plastificazione migliore della crisi del nostro calcio, che oltre a produrre meno talenti di un tempo riesce anche a svalutare quelli che ha in casa…

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L’uomo del momento viene dall’Egitto, spacca le difese italiane come fosse un cuneo, ha un cognome che si presta a facili giochi di parole ed è stato definito da Pradè l’acquisto invernale capace di spostare di più gli equilibri in Europa.

Come avrete capito sto parlando di Mohamed Salah, giunto a Firenze nell’affare Cuadrado e capace di stregare i tifosi Viola in sole sette partite (condite da sei realizzazioni).

Su di lui si sono quindi già scatenati i commenti di esperti veri o presunti, tifosi accaniti e occasionali, appassionati da bar, twitstar, ecc.
Logico, quando un giocatore impatta così col calcio italiano.

C’è però un aspetto che sembra, come al solito, pochi tengano in considerazione: la forma fisica.

Senza nulla togliere a Salah, giocatore che seguo dai tempi di Basilea avendo una predilezione per i RotBlau, è palese che oggi l’ex Chelsea goda di una condizione straordinaria. Capace di viaggiare a duecento all’ora palla al piede, di correre per 70 metri senza perdere potenza e di non sentire – almeno apparentemente – la fatica lungo tutti i 90 minuti, Salah sta con ogni probabilità giocando anche oltre il proprio 100% delle possibilità.

Casi come il suo ce ne sono già stati, e chi non ha la memoria corta se li ricorderà bene. L’ultimo in ordine cronologico solo una stagione fa, quando Gervinho – super-atleta ma calciatore molto modesto – sbarcò a Roma ed iniziò a fare il diavolo a quattro grazie ad una gamba che gli permetteva di saltare in velocità praticamente qualunque avversario.

Oggi che la forma non è più la stessa l’ex Arsenal è diventato di colpo giocatore modesto, totalmente incapace di fare la differenza come gli riusciva solo 12 mesi fa. Così da presunto fenomeno per molti è tornato ad essere un giocatore come tanti (a margine: reputo Salah un calciatore comunque globalmente migliore rispetto all’ivoriano).

Andando ancora più indietro nel tempo si può invece risalire al buon Milos Krasic. Totalmente inarrestabile quando sbarcò a Torino direttamente da Mosca, giocatore ai margini del progetto tecnico juventino quando la condizione calò non permettendogli più di fare il bello ed il cattivo tempo sulla fascia.

Che giocatore è Salah ce lo dirà il tempo. Inviterei solo i tanti che oggi lo definiscono “Fenomeno” o “Campione” a restare fedeli alle proprie convinzioni anche qualora, se mai succederà, il ragazzo dovesse avere cali di forma, magari infilando quattro o cinque brutte partite.

Questo perché il malvezzo di ergere a star un giocatore per una manciata di partite per poi gettarlo nel fango dopo qualche prestazione opaca è qualcosa che, eufemisticamente, andrebbe evitato.

Un fenomeno è un fenomeno sempre, anche quando fuori forma.

In ultimo, chiudo con una considerazione sull’affare Cuadrado-Chelsea.

La realtà dei fatti è che Salah era ai margini della squadra di Mourinho (30 minuti giocati quest’anno in Premier). Quindi, un sacrificio assolutamente fattibile, ancor più con l’arrivo di un Cuadrado che gli avrebbe chiuso completamente le porte del campo.

Per la Fiorentina però, come ebbi modo di dire a suo tempo, la cessione di Cuadrado al Chelsea era un affare anche senza l’inserimento dell’egiziano, o comunque senza la sua esplosione così fragorosa. Questo per il semplice motivo che tutti quei soldi per l’ala colombiana erano assolutamente impossibili da rifiutare.

Certo, l’impatto in Italia di Salah avrà colpito lo staff tecnico del Chelsea. Ma nel contempo non credo nemmeno Mourinho si stia strappando i capelli: non credeva nel giocatore, che a Londra in un anno e mezzo aveva fatto oggettivamente poco.

Per la Fiorentina resta però una stupenda operazione di mercato. Che ad oggi sta pagando dividendi anche più alti di quanto gli stessi dirigenti non immaginassero.

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Torna, dopo l’1 a 1 nella gara disputata ieri tra Lazio e Napoli, la Coppa Italia, con l’andata della semifinale tra Juventus e Fiorentina.

Prendendo spunto dalle probabili formazioni pubblicate sulla Gazzetta di oggi andiamo a vedere, ruolo per ruolo, quale squadra parte – sulla carta – avvantaggiata.

Storari vs Neto

Neto iniziò male la sua avventura italiana, crescendo però nel tempo sino a guadagnarsi la fiducia di tutto l’ambiente Viola e ad iniziare a rendere per quelle che erano le aspettative.
Promesso sposo proprio della Juventus, è un portiere di buon livello. Ad oggi sicuramente superiore al pur buon Storari, la cui carriera è però ormai arrivata – con ogni probabilità – alla fine.

Caceres vs. Richards

Caceres è un jolly di difesa che mi è sempre piaciuto, già da ben prima che arrivasse in Italia. Spesso troppo irruento, ha quella garra tipica dei giocatori sudamericani che non può lasciarmi indifferente.
Richards, di contro, è una vera promessa mancata: ai suoi esordi in maglia Citizens stregò tutti, ed un suo futuro ad altissimo livello sembrava praticamente scontato.
Ultimamente l’inglese sembra si stia ritrovando, dopo momenti bui passati nelle ultime stagioni. Però ad oggi dovessi scegliere tra i due prenderei sicuramente l’uruguaiano.

Bonucci vs. Basanta

Un po’ come Neto, Bonucci ha passato stagioni non facilissime, ricche di sbavature troppo marchiane per potersi imporre ad alto livello. Quest’anno invece, gli va riconosciuto, la sua percentuale di errore si è abbassata molto, e l’ex Bari sembra si stia attestando su livelli importanti.
Ecco perché la sfida a distanza con Basanta non può che vincerla lui.

Ogbonna vs. Gonzalo

Tecnicamente tutt’altro che disprezzabile, Angelo Ogbonna è un centrale difensivo che non ha mai saputo fare il salto di qualità soprattutto da un punto di vista della concentrazione mentale.
Se oltre ad avere piedi discreti – per il ruolo, almeno – è stato da sempre dotato di doti fisico-atletiche eccezionali, proprio la testa, in senso lato, gli ha sempre fatto difetto. Fin dalle prime volte che lo vidi giocare, quando era ancora un ragazzino, fu sempre la scarsa capacità di concentrarsi il limite che gli imputai. Un limite che continua ad avere tutt’ora.
Proprio per questo motivo Gonzalo Rodriguez, tra i centrali più affidabili dell’intera Serie A, vince il duello senza discussioni.

Padoin vs. Alonso

Negli ultimi tempi Padoin è diventato una sorta di fenomeno della rete. Inneggiato da più parti, un po’ come in passato capitò al buon Moscardelli, viene così però quasi svilito nel suo valore effettivo. Jolly di buon rendimento, può occupare senza problemi almeno quattro diverse posizioni in campo, tra cui quella di terzino.
Certo non un fenomeno ma nemmeno un buco unico, personalmente prenderei lui in un eventuale duello con Alonso.

Vidal vs. Aquilani

Da una parte una delle migliori mezz’ali al mondo. Dall’altra un eterno incompiuto.
Vero, Vidal nell’ultimo anno – da quando ciò ha iniziato ad avere problemi di salute che non sembrano ancora del tutto superati – ha reso sicuramente meno rispetto al suo potenziale. Vero anche, però, che Aquilani ha sempre promesso tantissimo ma mantenuto poco, vuoi per i molti infortuni che l’hanno colpito quando ci si aspettava un salto di qualità, vuoi per una certa fragilità mentale che sembra accompagnarlo ancora oggi.
Di certo c’è solo che oggi, tra i due, prenderei tutta la vita il cileno.

Marchisio vs. Badelj

Intendiamoci, Marchisio non è Pirlo. Il miglior Pirlo. Ma del resto nemmeno Badelj vale, oggi, uno scarpino di Pizarro.
Ecco, ci fosse in campo il cileno prendei probabilmente lui, anziché Claudio Marchisio. Ma nel duello col croato è sicuramente quest’ultimo a vincere, anche forte di un rendimento da perno centrale che non mi sarei mai aspettato da lui, mezz’ala fatta e finita.

Pogba vs. Fernandez

Ai tempi del Colo Colo stravedevo per Mati Fernandez, re delle rabone e talento tracimante.
Il suo impatto in Europa, però, è stato molto al di sotto delle aspettative, anche se probabilmente era prevedibile sarebbe andata così.
Fattostà che nonostante a Firenze si stia comportando sicuramente in maniera più che dignitosa, un confronto diretto con Paul Pogba non può che vederlo uscire sconfitto…

Pepe vs Joaquin

Personalmente Pepe non mi ha mai fatto impazzire. Grande atleta, tecnica discreta, abnegazione assoluta. Ma sull’esterno vorrei sempre giocatori con quel quid in più. Quello spunto che ti porta a superare l’avversario in maniera secca, creare superiorità numerica, spaccare le difese.
Esattamente ciò che in gioventù riusciva a Joaquin. Che dopo un periodo non facile è tornato su ottimi livelli. E che quest’anno sta giocando sicuramente una delle migliori annate della propria carriera.

Llorente vs. Gomez

Chi mi conosce sa che apprezzo molto Fernando Llorente, da sempre. Un giocatore che in Spagna, nell’Athletic, diede bella mostra di sé, tanto da guadagnarsi la chiamata della Juve.
A Torino non ha sempre fatto bene. Certo non negli ultimi mesi. Ecco perché nonostante i suoi tanti limiti ad oggi scelgo comunque Mario Gomez, un giocatore che mi sembra comunque più affidabile sotto rete.

Coman vs. Salah

Salah, ho già avuto modo di parlarne sui miei profili Facebook e Twitter, ha avuto un impatto devastante in Italia, nonostante anche lui abbia qualche limite evidente (e già palesato anche in Viola).
Coman invece è un giovane di grande prospettiva, ma che – come del resto era preventivabile – a Torino sta facendo molta fatica a trovare spazio.
Se si parlasse di prospettiva la sfida sarebbe aperta. Parlando di oggi, invece, la discussione credo non possa nemmeno partire.

Risultato

Ecco quindi che con una rapida cernita dei probabili undici in campo (anche se personalmente resto dubbioso, in particolar modo per quanto concerne l’attacco Bianconero) il responso è questo: la Juve si aggiudica il confronto ruolo per ruolo con 6 giocatori contro 5.

Il che farebbe pensare che la partita potrebbe essere equilibrata. Come in effetti mi aspetterei, anche al di là di questo giochino…

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Impostosi all’attenzione di tutti grazie ad ottime prestazioni ai tempi dei suoi esordi, Davide Santon non seppe tenere lo stesso livello di rendimento avuto nelle sue prime brillantissime uscite.

Così nell’arco di qualche mese passò dall’essere giocatore nel giro della Nazionale a mediocre terzino nel Cesena, con conseguente esilio inglese.

Indubbiamente l’esperienza Oltremanica lo ha reso più forte, in primis da un punto di vista caratteriale. Così una volta vistosi chiuso e messo alle porte in quel di Newcastle upon Tyne il 24enne laterale difensivo di Portomaggiore ha accettato di tornare nella squadra che lo aveva cresciuto e lanciato nel grande calcio: l’Inter.

L’impatto con la sua nuova vecchia realtà è stato sicuramente positivo. Ad ora il ragazzo ha disputato solo sei match con la maglia Nerazzurra, ma il bilancio è sicuramente positivo.
Non un gran match contro la Fiorentina, ma in generale il suo apporto è stato tutt’altro che disprezzabile.

C’è però un grosso limite che proprio Santon pare non riuscire a superare. E che dopo averlo limitato nella sua prima esperienza Nerazzurra ed in tutto ciò che ne è seguito, evidentemente sembra essere ancora lì, non scalfito, oggi: la scarsa capacità, da terzino sinistro, di andare fino sul fondo e giocare la sfera proprio con il mancino.

La situazione classica è questa: Santon prende palla sulla sinistra, avanza riuscendo anche a saltare uno o due avversari, ma giunto all’altezza dell’area di rigore si porta la palla sul destro e rientra, per scaricarla o crossarla. Sempre.

Un canovaccio che non lo rende prevedibile. Di più. Un modus operandi classico che è facilmente studiabile, e di conseguenza poi contrastabile, dai difensori avversari.

Non puoi permetterti, più che mai nel calcio del 2015 quando le partite sono preparate fin nei minimi dettagli, di non variare mai il tuo gioco.

Non è possibile che il tuo buon potenziale – certo non da fenomeno, ma comunque nemmeno così disprezzabile sotto molti aspetti a mio avviso – venga dilapidato da questa incapacità nel variare il tuo gioco.

Sarà stato il fato, ma guarda caso quando contro la Fiorentina Santon ha deciso di affondare portandosi la palla sul sinistro per cercare il fondo ha preso controtempo il diretto avversario, che ha affondato il tackle per non farselo scappare falciandolo, con relativo calcio di punizione – corner corto guadagnato dal terzino Nerazzurro.

In tutto questo, non me la sento nemmeno di dare tutte le colpe al ragazzo. Perché gli allenatori – e non parlo tanto di Mancini, che lo sta allenando da poco – servono anche a questo: correggere gli errori ed aiutare i giocatori a superare i propri limiti.
Possibile che nessuno, in questi anni, sia ancora riuscito a portare Davide Santon ad avere un gioco più vario, quando affonda sulla sinistra?

Perché poi parliamoci chiaro: il valore medio dei terzini italiani è bassissimo. Si salva giusto Darmian, più la speranza Zappacosta. Ed in Serie A non va molto meglio, con giusto Lichtsteiner e pochi altri ad elevare un po’ la qualità nel ruolo.
Ma la realtà dei fatti è che se anche noi allarghiamo il discorso a livello mondiale non troviamo carrettate di grandi terzini.

Proprio in funzione di ciò un giocatore con la falcata e l’efficacia in dribbling e nell’affondo di Santon andrebbe sfruttato meglio. Non dico certo abbia il potenziale per diventare un “top player”. Ma per fare bene ed avere una carriera dignitosa anche a livello internazionale sono convinto di sì.

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