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Archive for the ‘Serie B’ Category

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Venerdì a mezzogiorno ho fatto visita al Franco Ossola per tastare sul campo quale fosse lo stato di salute del Varese (squadra che mi è, geograficamente, molto vicina).

I Biancorossi, dopo un buon avvio di stagione, venivano infatti da una serie di partite in cui oltre a non aver brillato non erano nemmeno riusciti a centrare il bersaglio grosso: i tre punti.Stefano Sottili

Quale occasione migliore se non tornare alla vittoria di fronte al proprio pubblico contro l’ultima in classifica?

La cornice era perfetta. Su iniziativa del (sempre meno) neo Presidente Laurenza il Franco Ossola appariva gremito quasi in ogni ordine di posto, grazie ai 2500 bambini delle scuole calcio della provincia invitate sugli spalti.

A mancare, a quel punto, era solo la prestazione in campo.

Che però non è arrivata.

Nonostante il vantaggio – firmato da Neto, a secco da un po’ ma giocatore indiscutibile nella categoria – infatti i Biancorossi si sono fatti prima rimontare e poi superare dagli ospiti, riuscendo a trovare un rocambolesco pareggio solo grazie ad una papera-regalo confezionata da Calderoni e scartata da Bjelanovic in chiusura di match.

Un pareggio che addolcisce, e nemmeno di molto, una pillola comunque indigesta tanto per la squadra quanto – immagino – per la dirigenza che – sicuramente – per i tifosi.

Quale sarà mai, quindi, il problema che tanto assilla questo Varese?

In realtà, ovviamente, il discorso andrebbe fatto al plurale. La rosa non è stata costruita male da Mauro Milanese, D.S. dei lombardi. Che ha operato sul mercato in maniera diligente e pur senza grandi fondi a disposizione per costruire, ancora una volta, una squadra che (ancora forte del nucleo storico) sapesse lottare per i play off.

Missione a mio modesto avviso riuscita anche e soprattutto con l’arrivo di Pavoletti ad arricchire un attacco che – Neto a parte – presentava molte incognite.

A questo punto qual è il problema?

Senza dubbio il gioco non appare brillante e la squadra non sembra, nel suo complesso, particolarmente compatta e robusta.

I giocatori in campo tendono infatti spesso ad allungarsi, e quando in possesso di palla si fatica a creare prediligendo i lanci o le giocate dei singoli.

Il problema alla base, comunque, sembra venire dagli esterni.

Se la coppia di difensori centrali appare nel complesso all’altezza della situazione (Rea è un giocatore che ha già dimostrato, salvo qualche passaggio a vuoto, di poter tranquillamente reggere certi livelli, idem Ely che se continuerà di questo passo potrebbe presto trovare una maglia da titolare in Serie A) sono i terzini che non convincono appieno.

E la cosa non cambia nemmeno a centrocampo, dove facendo giocare Zecchin – l’unico in grado di dare fosforo alla manovra – centrale, affiancato da un segugio come Corti, gli esterni restano un po’ scoperti, o forse troppo offensivi.

Un passo alla volta.I tre moschettieri

Lazaar è un giocatore interessante, soprattutto in fase propulsiva. Nato esterno di centrocampo, si sta evolvendo in terzino. Anche perché, a detta sua, ama avere più campo di fronte a sé per poter liberare la velocità e trovare il fondo.
In fase difensiva, però, i suoi limiti sono ancora evidentissimi, anche per una Serie B.

Giocatore ancora piuttosto giovane che crescendo – considerevolmente – potrebbe anche sperare in un approdo nella massima serie (alcuni club si sono già mossi per osservarlo e lo stesso Sottili ha detto che potrebbe avere un futuro in A), è spesso deficitario in fase di non possesso ed è difficile costruire una difesa solida quando si creano spesso buchi su di una fascia.

Se poi davanti a sé ha – come venerdì e come è accaduto spesso – un giocatore come Calil ecco che la questione peggiora ulteriormente.

Dalla parte opposta, poi, Fiamozzi viene da una buona stagione ma è ancora giovane e ha già mostrato qualche passaggio a vuoto di troppo nell’arco di questa stagione. Ed anche qui se davanti a sé si trova un giocatore dalle caratteristiche prettamente offensive come Falcone ecco che finisce con il soffrire oltremodo le avanzate avversarie.

Sono quindi proprio gli esterni, a mio avviso, i problemi principali di una squadra che non avendo due terzini ancora particolarmente abili sotto il profilo difensivo (e nel complesso più apprezzabili in fase di possesso) non può probabilmente permettersi due esterni particolarmente offensivi.

Zecchin, in questo senso, potrebbe anche aiutare più di Calil (che esterno non lo è nemmeno, in realtà) il Lazaar di turno. Ma tenendo il veneto esterno, almeno fino a che Blasi non tornerà al 100%, si regalerebbe il centrocampo agli avversari, con Corti che è un motorino e un uomo ovunque insostituibile, ma certo non un grande gestore di palla. E Damonte che non mi è mai sembrato adatto a certi livelli, e comunque non si spinge mai oltre ai passaggi più elementari.

Che fare?

Difficile da dire. Il Varese di Sannino poteva contare su Pisano e Pugliese, come terzini. Quello di Maran (che arrivò ad un colpo di testa, quello sbagliato da un metro da Plasmati, dalla Serie A) su Pucino e Grillo. Questo su due giovani fluidificanti ancora tutti da costruire.

Forse la soluzione migliore sarebbe intervenire sul mercato. O forse cambiare modulo.

Del resto inizialmente sembrava che il Varese potesse giocare col trequartista anziché con gli esterni. E con un Blasi in forma (ammesso e non concesso che l’ex Juve torni al top a breve) un centrocampo a tre dietro ad un Calil trequartista potrebbe, avendo due portatori d’acqua ma anche due giocatori abili ad impostare nel vivo del gioco, dare più equlibrio alla squadra.

O forse, ancora, si potrebbe optare ad un 3-5-2, che garantirebbe una difesa sulla carta più solida e darebbe modo a Lazaar e Fiamozzi di esprimersi come fluidificanti veri, sgravandoli un minimo di più dai compiti più prettamente difensivi.Achraf Lazaar

Le soluzioni per provare a cavare qualche ragno dal buco, insomma, ci sono. Sta a mister Sottili trovarle.

Anche perché in una situazione come quella attuale potrebbe forse bastare anche solo un po’ di convinzione nei propri mezzi in più, anche senza stravolgimenti di modulo, per ricominciare a marciare decisi verso i play off.

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Risvegliarsi dopo il più dolce dei sogni è sempre traumatico.

Eppure oggi Varese questo ha dovuto fare: aprire gli occhi dopo aver vissuto un sogno lungo un anno.

In pochi ci credevano, dodici mesi fa.

Le partenze di Sogliano, Sannino, Pesoli, Dos Santos, Pugliese, Pisano, Ebagua e tutti gli altri avevano disgregato completamente la squadra che la scorsa stagione era stata capace di raggiungere la semifinale playoff, venendo poi eliminata dal Padova.

Eppure Rosati, Montemurro e il nuovo D.S. Milanese erano riusciti a costruire una squadra forse anche più forte dello scorso anno. Sicuramente migliore a partire da gennaio, quando si sono registrati gli arrivi di Albertazzi, Plasmati, Granoche e soprattutto Rivas, un extraterrestre per la Serie B.

L’inizio non era stato dei migliori. Con mister Carbone in panchina il Varese aveva faticato tantissimo.

Poi il cambio di guida tecnica, l’arrivo di Maran e la rinascita di un sogno chiamato Varese.

Biancorossi che hanno per altro spesso espresso buon calcio, con i numeri di Neto e Rivas ad infiammare il pubblico, la solidità di Terlizzi a dare fiducia alla difesa, la crescita esponenziale di Grillo e Cacciatore, il fosforo di Zecchin, il talento di Kurtic, i polmoni di Corti, i goal del baby di casa, De Luca.

Insomma, una squadra piuttosto completa che ha iniziato una risalita importante, culminata nei playoff.

Iniziati subito bene: il 2 a 0 dell’Ossola contro il Verona è senza appello, con i Biancorossi a dominare in lungo e in largo il campo ed i Gialloblù spettatori non paganti.

Più ostico il ritorno, dove il Verona parte fortissimo e si porta in vantaggio, giocando nel complesso un pochino meglio, con il Varese che però esce alla distanza e crea più occasioni della squadra di casa, non demeritando certo il passaggio del turno.

E poi… e poi arriva la doppia finale con la Sampdoria.

Andata in trasferta di fronte a 30mila spettatori (ero a Verona come a Genova… brivido in entrambi i casi, pubblico doriano comunque sempre spettacolare in tutto e per tutto), ritorno in casa davanti ad un Ossola colmo come non mai, ma troppo teso per dare la giusta carica ai giocatori in campo.

E allora l’assenza di Terlizzi al Ferraris si fa sentire tantissimo, con il Varese che commette tre leggerezze assurde e regala alla Samp la vittoria.

Al ritorno Terlizzi non è ancora al top, mancano Troest e Zecchin.

Ma soprattutto manca la testa ad una squadra che sbaglia approccio al match e non riesce a mettere in campo quel gioco fluido che l’ha sempre caratterizzata.

Si chiude bene, la Samp, che nel complesso vince con merito una finale che la vede tornare in A dopo un solo anno.

Là dove, va ammesso, questa squadra con storia, blasone, stadio e tifosi merita di stare.

Al Varese resta quindi in bocca un sapore più amaro del caffè per un sogno solo sfiorato per il secondo anno consecutivo.

Un sogno infranto sul più bello.

E chissà cosa sarà di questa squadra domani.

Milanese ieri nelle dichiarazioni post partita ha lasciato intendere che da lunedì partirà la rifondazione. Una rifondazione non certo voluta, quanto più inevitabile date le comunque limitate risorse economiche del Varese.

Ci saranno giocatori che rientreranno dai prestiti, altri per cui andranno discusse le comproprietà, altri ancora che riceveranno sicuramente chiamate da squadre più blasonate.

In tutto questo, quindi, probabilmente si ripeterà quanto successo lo scorso anno: col mister destinato alla Serie A ed una serie di altri giocatori che potrebbero fare altrettanto (segno anche di come questa squadra, comunque, non demeritasse certo la massima serie) la rifondazione sarà un obbligo.

Fondamentale quindi, ora, non sbagliare le scelte. Perché non potendo confermare il gruppo di quest’anno, che con ogni probabilità si giocherebbe un posto ai playoff anche la prossima stagione, bisognerà operare in maniera oculata sul mercato, andando a prendere quei giocatori utili a costruire un’intelaiatura solida come lo è stata nel corso degli ultimi due anni.

E chissà cosa ne sarà del Varese l’anno prossimo: ennesima caccia ai playoff o campionato di sangue, sudore e lacrime?

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C’ho messo un po’, stavolta, a metabolizzare la trasferta di sabato.

Perché è successo di tutto.

Dal Varese che in qualche modo è riuscito a pareggiare conquistando l’approdo in finale, ad alcuni tifosi veronesi che non ci hanno trattato esattamente bene.

Ed è proprio da qui che mi chiedo: quanto tempo ancora dovrà passare prima che qualcuno decida di pulire veramente gli stadi, riuscendo finalmente ad arginare i violenti al di fuori di essi e permettendo a chi vuole godersi uno SPETTACOLO SPORTIVO di farlo senza problemi?

Ma su questo blog, da che mondo è mondo, si mette il calcio al centro. E allora diciamo due cose sulla partita.

Verona che parte fortissimo. Ma del resto quando ti trovi in 11 contro 15mila non puoi che subire l’impatto iniziale.

Così sospinto da un Bentegodi pieno solo a metà ma più infuocato che mai i Gialloblù partono davvero con le ali ai piedi e per quasi mezz’ora mettono alle corde il Varese.

Che subito l’1 a 0 di Tachtsidis, però, trova la forza mentale necessaria a reagire.

Così il gancio pieno che i Biancorossi ricevono in faccia scuote la squadra, che pian piano si ritrova.

La prima frazione si chiude comunque col Verona in vantaggio. E ad inizio ripresa mi aspetterei una squadra ancora indemoniata, pronta a chiudere il match e prendersi la qualificazione.

Invece più il tempo passa e più le forze vengono meno. Il pubblico stesso, incontenibile ad inizio match, affievolisce un po’ il proprio vigore.

Ed il Varese, che più volte mette in difficoltà Rafael nel corso di tutto il match, trova il pareggio, ancora di testa sugli sviluppi di un calcio piazzato, col solito Terlizzi, tre goal in tre partite.

Come se non bastasse Ceccarelli, a pochi minuti dal triplice fischio finale, si fa espellere per un fallo di frustrazione.

La stessa frustrazione che poco dopo, a match concluso, i tifosi veronesi riversano sui giocatori del Varese, comunque più che contenti per il risultato ottenuto.

Un 1 a 1 nel complesso forse giusto. Perché se è vero che il Verona nel complesso pare superiore, sospinta da un pubblico in questo senso spettacolare, dall’altra è il Varese a creare le occasioni migliori, con Rafael MVP del match e Bressan quasi mai impegnato.

Triste comunque, in questo senso, quanto accaduto in sala stampa. Dove il buon Mandorlini, sicuramente dispiaciuto per l’eliminazione, dà tutta la colpa di quanto successo all’arbitro. Laddove per quanto errori ce ne siano va pur detto che il Verona la qualificazione l’ha persa nella gara di andata, dove è stato letteralmente dominato per quasi novanta minuti filati.

Tornando ai singoli detto della prestazione magistrale di Rafael (che in sala stampa ha dichiarato di voler proseguire la sua esperienza con gli scaligeri) va sottolineata anche l’incontenibilità di Hallfredsson e la grandissima partita disputata da Ferrari, che ha fatto letteralmente impazzire Troest.

Proprio il centrale danese è tra i peggiori in campo, assieme con Granoche e, in parte, il giovane Pucino.

Nel Varese benissimo Rivas, indubbiamente di altra categoria, e Terlizzi, grande condottiero del reparto arretrato e giocatore sempre pericolosissimo sugli sviluppi di un piazzato.

Così e così Neto e la cerniera centrale di centrocampo, bene De Luca e Zecchin, che entrano nel momento di flessione del Verona e danno una scossa decisiva al Varese.

Che mercoledì sarà di scena a Marassi. Per la partita più importante degli ultimi trent’anni.

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Domina in lungo e in largo il Varese di Maran, che parte col piede giusto in questi playoff che potrebbero regalare un sogno impensabile solo un due/tre anni fa a tutta la città e la provincia, da sempre conosciuta e rinomata più per il basket, il volo ed il canottaggio che non per il calcio.

Vibrano però i calciofili varesini, giunti in massa al Franco Ossola credendo nel miracolo.

E la squadra risponde alla grande, riscattando quel 3 a 0 patito proprio a Verona in regular season grazie alle reti di Kurtic e Terlizzi e ad una prestazione globale di altissimo profilo.

Troppo contratto e rinunciatario il Verona di Mandorlini, che scende in campo, nonostante il 4-3-3 base, per cercare un pareggio che non arriverà, infrangendosi anzi dopo soli due minuti quando Kurtic, su punizione, batte sul proprio palo un Rafael non esente da colpe.

Da lì in poi, in particolar modo nel primo tempo, sarà un monologo varesino.

Solo sporadiche e comunque senza nerbo le avanzate ospiti, continuative e ficcanti, invece, quelle varesine.

Padroni di casa trascinati in particolar modo da un sempre immenso Neto Pereira, che, non mi stancherò mai di dirlo, non si capisce come a 33 anni possa non aver ancora assaggiato la Serie A, e di un Emanuel Rivas in grande spolvero che nei primi quarantacinque minuti domina la sua fascia ridicolizzando a più riprese i diretti avversari e mettendo in mostra una facilità di dribbling disarmante, che ricorda un po’ quella di uno dei beniamini Biancorossi che lo scorso anno sfiorarono l’impresa: Alessandro Carrozza.

E’ forte, compatto e maturo questo Varese, che segue i dettami tattici di mister Maran e che a sprazzi dimostra di poter essere serissima candidata ad un posto nella massima serie: come quando con tocchi rapidi nello stretto riesce ad uscire alla grande dalla propria metàcampo per distendersi in fase offensiva e creare apprensioni alla difesa veronese.

In cui, debbo dirlo, sono rimasto un po’ deluso dall’islandese Hallfredsson, altro giocatore che meriterebbe ben altri palcoscenici che non quelli comunque più che degni rappresentati dalla Serie B.

Vittoria più che meritata, insomma, per la squadra di casa che, a ben vedere, con un po’ di precisione in più sottoporta chiuderebbe con tre o quattro goal di vantaggio facili, chiudendo la pratica finale.

Da Cacciatore a De Luca a Rivas, però, è proprio l’ultima stoccata a mancare spesso agli uomini di Maran, che così tengono assolutamente in gioco un Verona che, ne sono certo, al ritorno scenderà in campo con tutt’altro spirito e il pugile all’angolo, al Bentegodi, potrebbe veramente essere il Varese.

Che ora dovrà quindi dimostrare di essere stato capace di fare un ulteriore step di maturità, andando su un campo ostico, con pubblico numeroso ed infuocato, se non a fare la partita quantomeno a reggere il colpo.

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Prendiamo le formazioni titolari. Andiamo a guardare l’età degli interpreti. Facciamo due conti.

Cosa ne esce?

Gubbio 25, Pescara 24. Arrotondati a fine 2012.

Parlo di età media.

Farabbi, Benedetti, Caracciolo, Almici, Mario Rui, Obiora da una parte.

Romagnoli, Capuano, Verratti, Caprari, Immobile e Insigne dall’altra.

Una partita che ti riconciglia con il calcio.

Perché da una parte capisci come i giovani buoni in Italia esistano ancora. E nel momento in cui gli si dà fiducia sono anche capaci di ripagarti.

Dall’altra… beh, dall’altra ho tessuto le lodi del grande Bielsa un paio di giorni fa, ma cosa dire di Zdenek Zeman?

Sull’uomo ognuno ha la sua opinione. Dopo le polemiche sul doping, ad esempio, non è ben visto dai tifosi juventini.

Ma solo una persona scevra di onestà intellettuale non può non ammettere che Zeman sia uno degli allenatori più spettacolari della storia del calcio.

Poi si può replicare che non è un vincente, che solitamente le sue squadre hanno difese colabrodo, che non sia un simpaticone e mille altre cose.

Però quando guardi le sue squadre non puoi non emozionarti, al di là del tifo.

E la partita di oggi non fa eccezione.

Il Pescara vince 2 a 0 grazie alle reti di Sansovini (entrato poco prima al posto dell’ottimo Caprari, tra i migliori in campo) ed Insigne. Ma meriterebbe di vincere con cinque o sei goal di scarto come minimo per la mole di gioco prodotta e le occasioni mancate (spesso per sfortuna).

Insomma, una squadra iperoffensiva che pur avendo basi tattiche molto differenti rispetto a quelle del Barcellona del fu Guardiola (di cui spero di poter parlare prossimamente) poggia su di un principio molto simile: attaccare per non subire.

Che la miglior difesa sia l’attacco davvero non lo so. Qualcuno potrebbe obiettare, vedendo l’impresa Chelsea, che le cose non stiano così.

Di certo, però, questo Pescara che si riversa in attacco e mette a ferro e fuoco la difesa di casa con tagli ed inserimenti continui, oltre che con la qualità dei suoi uomini, dietro soffre poco poco poco.

In realtà una partita del genere non si può raccontare azione per azione. Un po’ perché ci dovrei perdere un’oretta buona per riassumerle tutte, un po’ perché certe cose vanno guardate coi propri occhi, non le si possono raccontare. Non avrebbero lo stesso impatto.

E allora limitiamoci a questo: a goderci i nostri giovani (tra quelli visti in campo oggi ce n’è più di uno che potrà venir buono per la nazionale maggiore tra qualche tempo) e lo spettacolo di mister Zdenek. Sperando di rivederlo presto in Serie A.

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Partita stregata.

Bastano due parole a spiegare al meglio quello che è stato Varese – Grosseto stasera.

Sotto la fittissima pioggia che, iniziata proprio qualche istante prima del fischio d’inizio, ha bagnato senza soluzione di continuità il Franco Ossola il Varese di mister Maran cade al cospetto di un Grosseto certamente non irresistibile e non sfrutta al meglio un turno che, dopo le gare di venerdì e sabato, sembrava potesse sorridere completamente ai Biancorossi.

Il dio del calcio però, si sa, a volte può essere spietato.

Così dopo aver privato i padroni di casa di due dei giocatori più importanti della squadra – Corti e Neto, forse i più importanti in assoluto – decide di beffare un Varese che domina il primo tempo e non demerita nemmeno per buona parte della ripresa, crollando solo nel finale peraltro piuttosto inopinatamente.

Ma andiamo con ordine.

Biancorossi subito avanti con Granoche, bravo a sfruttare il poco spazio concessogli da una retroguardia, quella ospite, non apparsa esattamente una linea Maginot nel corso di tutto il match (da segnalare comunque la discreta prestazione del giovane Antei… la cui strada da fare per imporsi ad alti livelli resta comunque tanta).

Da lì fino al fischio che sancisce la fine del primo tempo succederà quindi un po’ di tutto, ma è un tutto di puro stampo Biancorosso.

De Luca si mangerà, in sospetto fuorigioco, il più facile dei goal. Errore che invece non commetterà Terlizzi, la cui segnatura verrà però inspiegabilmente – almeno da quanto ho potuto notare io dalla tribuna stampa – annullato da una terna arbitrale un po’ in palla nel corso di tutto il match.

E’ comunque il Varese a fare la partita nel corso della prima frazione. E dato che il Grosseto di tirare in porta non vuole proprio saperne il pareggio, ad inizio ripresa, non può che arrivare su autogoal, con Troest che per anticipare Sforzini colpisce maldestramente e batte il suo stesso portiere.

1 a 1 palla al centro, il Varese deve gettare il cuore oltre l’ostacolo.

Le condizioni però giocano oggettivamente a sfavore dei padroni di casa.

L’arbitro sbaglia tanto (anche a sfavore del Grosseto) e scalda gli animi tanto dei tifosi quanto, parzialmente, dei ventidue in campo. La pioggia cade incessante e il comunque ottimo terreno del Franco Ossola fa sempre più fatica, col passare dei minuti, a drenarla. I giocatori iniziano a sentire la stanchezza sia da un punto di vista fisico che psicologico e le occasioni si diradano di più.

Così quando vedo un giocatore del Grosseto avvicinarsi alla bandierina del corner per andare a scodellare in mezzo il pallone mi permetto una riflessione, nel corso della telecronaca che sto svolgendo: il Varese deve fare molta attenzione dietro. Perché se è giusto cercare i tre punti, fino a quel momento per altro meritati, altrettanto vero è che, come già visto in occasione dell’1 a 1, si tratta della classica partita in cui basta poco per venire beffati.

Detto-fatto Padella incorna di testa e si materializza un 2 a 1 che è un colpo mortale per i già provati giocatori varesini, che capitolano nuovamente subito dopo per l’1 a 3 finale.

Che è piuttosto ingiusto, come detto. Perché prima della rete di Padella il Grosseto non tira praticamente mai in porta. Ospiti che, per altro, prima dell’autogoal di Troest non si fanno nemmeno quasi vedere dalle parti di Bressan.

Varese invece che paga sicuramente l’assenza del giocatore di maggior creatività oltre che della scarsa incisività di alcuni suoi uomini e dei diversi errori compiuti in fase offensiva.

Quando poi là dietro compi certi errori… certo, puoi prendertela col fato per aver preso tre goal su due tiri in porta. Ma anche scaricare tutte le colpe sulla terna arbitrale – comunque pessima – non può essere una scusante per una squadra che, nel complesso, ha sbagliato troppo.

Una squadra che dopo i primi quarantacinque minuti di gioco vedeva già forse una mini fuga verso la sicurezza dei playoff, ma che ora dovrà versare sudore e sangue per bissare il traguardo raggiunto l’anno passato.

A margine mi permetto un piccolo appunto che muovo a Padella: un ragazzo che ha la fortuna di giocare in Serie B e, immagino, guadagnare meglio della maggior parte dei suoi coetanei, facendo per altro il lavoro dei sogni di molti di essi, non può davvero permettersi di esultare a quel modo.

Perché passi l’andare un po’ sotto la tribuna varesina, cosa che sarebbe meglio evitare per non surriscaldare gli animi ma che personalmente non mi sento nemmeno di demonizzare troppo, ciò che non mi è piaciuto per nulla è averlo visto calciare una barella a bordo campo.

Questo perché è un gesto forse antisportivo ma soprattutto molto brutto. Diseducativo sicuramente, fortemente maleducato ed irrispettoso nei confronti di un’istituzione che andrebbe ringraziata notte e giorno, non presa a calci in quel modo.

Il destino, tra l’altro, ha voluto che proprio quella barella, una manciata di minuti più tardi, lo accompagnasse a bordo campo.

Con la speranza che almeno lì il ragazzo abbia capito l’errore. Che non gli è costato l’espulsione, certo. Ma nel calcio dovrebbero esistere anche certi valori, ancor prima di un goal o di un cartellino.

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Nel corso degli ultimi giorni ho avuto modo di vedere due match cruciali della ventottesima giornata di Serie B. Lo scontro che ha visto il Torino opposto alla Sampdoria ieri sera e quello che ha visto il Varese far visita al Sassuolo in quel di Modena oggi pomeriggio (la partita sarà trasmessa, col mio commento tecnico, da Rete55Sport stasera alle 21).

Che dire?

Il Sassuolo lo vidi già nel match di andata coi Biancorossi, direttamente dalla tribuna stampa dell’Ossola. Ed anche quella volta, nonostante portò a casa i tre punti grazie all’azione personale di Boakye, mi lasciò abbastanza l’amaro in bocca.

Due, in particolar modo, le armi in più di questa squadra: Fulvio Pea in panchina, Gianluca Sansone in attacco.

Per il resto pochino. Tanto che i punti di differenza tra le due squadra non si sono concretizzati in campo.

Anzi, nel complesso è stato il Varese a dimostrare più qualità di gioco e di palleggio. Col Sassuolo, va comunque detto, a creare più occasioni di un certo pericolo, anche se più che altro su errori o disattenzioni dei singoli in maglia Biancorossa (anzi, bianca per l’occasione).

Sassuolo che quindi ha proprio nella compattezza generale il suo punto di forza. Terranova maiuscolo, Magnanelli coriaceo, tutta la squadra sempre molto attenta e poi Sansone a briglie sciolte a cercare goal e giocate.

Bene invece il Torino, che ha battuto una Sampdoria che a livello di singoli varrebbe il doppio del Sassuolo, ad esempio, ma che pure continua a dimostrare qualche falla di troppo, soprattutto dal punto di vista della compattezza.

Toro che ha avuto ieri in Ogbonna difensore assolutamente affidabilissimo. Un Ogbonna chiamato ad una rapida maturazione: giocatore di grandi potenzialità e prospettive che però troppo spesso in carriera ha dimostrato passaggi a vuoto dal punto di vista della concentrazione.

Torino che comunque dimostra di avere mezzi superiori alla diretta concorrente Sassuolo.

Sampdoria che dal canto suo, invece, dimostra come a livello di singoli potrebbe quasi dominare il campionato, ma anche come la strada per centrare almeno i playoff sia ancora lunga.

A maggior ragione quando il Varese è quello di Modena. Dove, pur con qualche sbavatura, mette in mostra buona facilità di palleggio ed una qualità tecnica nel complesso superiore alla media.

Varese che nonostante l’arrivo del Diablo Granoche, però, pecca ancora in fase di finalizzazione.

Pecca questa che se colmata garantirebbe alla squadra di Maran un posto sicuro tra le prime sei del campionato.

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