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Archive for agosto 2012

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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In un calcio italiano sempre più povero di talento, che dopo aver salutato Nastasic ed aver incassato il doppio no di Berbatov ieri ha salutato oggi Maicon, non si può pretendere che le nostre squadre acquistino chissà che top player.

E quindi se la Juventus per puntellare (rinforzare sarebbe una parola grossa) il proprio attacco si trova a scegliere tra Bendtner e Borriello il Milan si trova di fronte ad un bivio per quanto riguarda il puntellamento del reparto nevralgico: il centrocampo.

In via Turati starebbero infatti dibattendo su quale debba essere l’ultimo mediano (perché di giocatori di qualità non se ne parla) ad irrobustire il reparto Rossonero.

Da una parte Nigel De Jong, ormai ai margini del Manchester City, dall’altra Lassana Diarra, che Mourinho farebbe partire volentieri.

E poco importa se solo qualche settimana fa a lasciare Madrid è stato Nuri Sahin, regista turco, questo sì, in grado di far fare il salto di qualità al reparto milanista.

Ad essere in vantaggio, tra i due prescelti, sarebbe l’olandese, già braccio destro – in nazionale – di un altro Oranje recentemente passato da Milano: Mark van Bommel.

L’ex Ajax è un discreto faticatore di centrocampo. Qualità relativa, fors’anche meno del suo predecessore, corsa tanta. Botte ancor di più.

Il top da inserire in un centrocampo muscolare, insomma.

Visti i limiti della rosa milanista, però, ecco che dovrebbe prendere maggior forza la candidatura di Diarra. Che, come sappiamo, può agire con discreta efficacia anche sulla fascia, in particolar modo agendo da terzino. Insomma, oltre a fare il suo sporco lavoro là in mezzo potrebbe anche coprire l’eventuale assenza di Abate. Cosa che un De Sciglio qualsiasi, soprattutto in un momento così difficile per la società Rossonera, può fare senza dubbio con molta più difficoltà.

La soluzione migliore, comunque, sarebbe una: prendere entrambi i giocatori. Perché la rosa attuale non garantisce una grandissima copertura. E se già la qualità è poca una serie di infortuni come quella dell’anno passato potrebbe, in questo momento, mettere a rischio anche un’eventuale qualificazione all’Europa League.

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L’epico rifiuto di Berbatov è già storia e a poco più di ventiquattro ore dalla chiusura della mercato non ci si può fermare a riflettere troppo, in special modo se si ha una rosa da completare.

Ecco quindi che Marotta e Paratici ingoiato il boccone amaro cucinato dal bulgaro si sono subito rituffati sul mercato.

E, davanti a loro, si trovano ora un bivio. Una strada porta ancora in Inghilterra, Londra più precisamente. Non tanto per andare in quel di Fulham a convincere Dimitar quanto più per formalizzare l’acquisizione, praticamente già definita prima dell’affaire Berbatov, del danese Niklas Bendtner, ex promessa Gunners che, a conti fatti, ha dimostrato di essere solo una punta piuttosto mediocre.

Dall’altra, invece, un dejavù: Marco Borriello, attore non molto protagonista dello Scudetto dello scorso anno.

Incassati il no di Berbatov, dell’Athletic per Llorente e appurati i problemi che arrivare a giocatori come Cavani e Dzeko comporterebbero la Juventus deve dire quindi definitivamente addio alle chance di portare in Bianconero un giocatore di respiro e valore internazionale per ripiegare su due ragazzi le cui caratteristiche tecniche difficilmente potranno spostare gli equilibri in un campionato ormai pur povero come il nostro.

Caliamoci nei loro panni e proviamo a dire la nostra.

Voi chi acquistereste se vi trovaste nella condizione di scegliere tra questi due (posto che certo, nel calciomercato di oggi tutto può succedere e alla fine se qualcuno arriverà potrebbe anche essere un terzo nome!)?

Parto io.

Beh, innanzitutto posto che la Juventus ha in rosa Vucinic, Giovinco, Matri, Quagliarella e Boakye (più Iaquinta e Martinez, che mi sono perso per strada ma penso siano ancora di proprietà del club di Corso Ferraris) sarebbe proprio un bomber, quale sulla carta poteva essere Berbatov (capocannoniere della Premier solo nel 2011), il giocatore di cui questa squadra necessita. Di certo, per il resto, mi pare che la scelta là davanti sia abbastanza varia.

Proprio in questo senso, con un Borriello che poco in più dei giocatori già presenti avrebbe da dare, se proprio qualcuno dovrà arrivare (perché, come si sarà capito, tra i due io credo deciderei di non prendere nessuno, e restare così) ecco che la mia scelta cadrebbe sul danese.

Il perché è presto detto: caratteristiche fisiche uniche in una rosa in cui il giocatore più alto non raggiunge l’1 e 90, Bendtner non è però il classico puntero d’area di rigore quanto più un attaccante che a discapito di quei centonovantaquattro centimetri che si porta appresso ama svariare lungo tutto il fronte d’attacco.

In questo senso, quindi, potrebbe essere un’arma tattica importante: la sua fisicità darebbe sicuramente filo da torcere anche al più arcigno tra i difensori e proprio la mobilità di cui sopra sarebbe utile ad aprire varchi per gli inserimenti dei centrocampisti.

Tra cui, giova ricordarlo, c’è un certo Marchisio, il cui feeling col goal è una piacevole costante per i tifosi Bianconeri. Ma anche quel Vidal che impressionò in Germania proprio per la sua capacità di trovare la rete o, ancora, i vari Lichtsteiner, Isla ed Asamoah, che se istruiti nella giusta maniera potrebbero dare un importante contributo in questo senso.

Insomma: la Juventus ha inseguito per tutta l’estate un attaccante capace di garantire un minimo di venti goal a campionato.

Questa è stata infatti la costante dei sondaggi Bianconeri: da Cavani a Llorente, passando per Dzeko e Suarez fino ad arrivare a Jovetic (che ancora non li può garantire, ma la cui consacrazione definitiva potrebbe essere vicina) la Juve ha trattato giocatori sì dalle caratteristiche diverse ma tutti sempre e comunque a loro agio sotto porta.

Giusto fino a ieri, quando con l’ultimo, disperato, tentativo Marotta & Co. hanno provato ad arrivare a Berbatov, che con i suoi 237 goal in 517 presenze in carriera (ed un bagaglio internazionale importante fatto di 48 reti in 77 partite disputate con la maglia della nazionale bulgara) rappresentava l’ultima spiaggia in ottica bomber.

Sfumato anche questo trasferimento pare davvero, almeno stando a radiomercato, che non ci siano più alternative.

Niente bomber, bisogna cambiare i propri progetti tattici.

E allora, forse, bene puntare sul brindellone danese, sperando che stazza e mobilità vengano fatti fruttare al meglio e che lungo tutto il corso dell’anno i centrocampisti ne sfruttino gli spazi aperti per segnare goal a ripetizione…

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La giornata di ieri è stata a tratti assurda.
Basta scorrere la timeline della nostra pagina Facebook per capirlo.

Dapprima la Fiorentina chiude il trasferimento di Berbatov e gli paga un volo per Firenze, con scalo a Monaco.

Proprio giunto in Baviera, però, le cose cambiano. Nella trattativa, praticamente definita ma non ancora formalizzata, si inserisce la Juventus, che fa saltare il banco. Trovato l’accordo con lo United la società di Corso Galileo Ferraris non ci mette molto a convincere anche lo stesso giocatore, che così non prende la coincidenza per Firenze ma decide di trasferirsi a Torino.

I colpi di scena, però, non sono finiti. A pochissime ore dalla definizione verbale del suo passaggio alla Juve si inserisce il Fulham, e le cose iniziano a scricchiolare.

Certo, nessuno si aspetta che un qualsivoglia giocatore possa preferire la squadra nona classificata in Inghilterra alla Campionessa in carica italiana, soprattutto perché sbarcando a Torino il bulgaro potrebbe giocare la Champions League, vero traguardo di ogni calciatore professionista.

Eppure… gli sfottò lanciati per tutto il pomeriggio dai tifosi Bianconeri agli odiati Viola vengono riflessi e tornano alla base. Perché subito dopo cena Dimitar prende la sua decisione, si suppone definitiva: niente Firenze e niente Torino. Quindi niente Italia e niente Serie A. Il suo futuro sarà ancora in Premier: questa volta al Fulham.

Ora… da questa situazione ne escono malino un po’ tutti.

Perché la Fiorentina si sente defraudata ma certo poteva gestire meglio l’acquisizione del ragazzo, sia in quanto a tempi che in quanto a modi. Non parliamo poi di alcuni supporter, che appena saputo del rifiuto – legittimo – del giocatore, che preferiva la possibilità di giocare in Champions a quella di giocarsi il futuro terzo posto in Viola hanno iniziato a subissare di insulti (al solito è stato “zingaro” quello più usato) il ragazzo.

Allo stesso modo una figuraccia, probabilmente ancor più grande, l’ha fatta la Juve, che prima si inserisce “in malo modo” (per quanto legittimamente, anche qui) in una trattativa praticamente già definita per poi, allo stesso modo, non riuscire a concluderla prima che una terza società faccia altrettanto.
E stesso dicasi per i tifosi, subito pronti a sfottere gli omologhi toscani e incensare un nuovo arrivo che, a conti fatti, pare non ci sarà.

E che dire del giocatore? Legittimo anche in questo caso il suo comportamento: nessuna firma sul contratto significa libertà assoluta di cambiare idea anche più di due volte nel corso di una giornata. Ma certo questo sposare una causa da cui divorziare nell’arco di un paio d’ore, riuscendo a reiterare la cosa più volte, non ne fa un giocatore affidabilissimo, fuori dal campo. Cosa su cui, forse, i tifosi Toffees potrebbero trovarsi a ragionare.

Ma in assoluto, a mio avviso, la figura peggiore la fa il nostro calcio tutto.

Perché è inutile nasconderci dietro un dito: solo dieci anni fa nessuno, nemmeno il tifoso più accanito del Fulham, avrebbe preferito la nona della Premier League alla squadra Campione in carica italiana. Ma, probabilmente, il paragone non si sarebbe posto nemmeno nei confronti della Fiorentina, a maggior ragione in un momento in cui i Viola si stanno trovando ad investire in maniera importante sul mercato per provare a ritrovare un posto al sole in Italia in primis, ma magari anche fuori dai patri confini (Aquilani, Pizarro, Valero, Jovetic sono tutti giocatori capaci di incidere quantomeno anche in Europa League… e presto potrebbe aggiugnersi anche il neo-Azzurro Ogbonna, che pare essere il rinforzo scelto per puntellare la difesa dopo l’addio di Nastasic).

Per non parlare di qualche anno più addietro, all’epoca delle sette sorelle. Quando un Mijatovic lasciava Madrid, sponda Real, proprio per Firenze. O quando all’ombra della Torre di Giotto tiravano calci ad un pallone due fuoriclasse come Rui Costa e Batistuta, e a guardia della porta posta sotto la Fiesole c’era un certo Francesco Toldo, tra i migliori estremi difensori della sua epoca.

Insomma, questo discorso non vuol essere il solito discorso distruttivo e depressivo, esterofilo e quant’altro.

Nel momento in cui Dimitar Berbatov preferisce un Fulham qualsiasi ad una Fiorentina e, ancor più, ad una Juventus significa veramente che l’appeal del nostro calcio si sta riducendo (o si è già ridotto) ai minimi storici.

C’è solo da sperare che questa cosa, unita al fatto che Portogallo e Francia potrebbero superarci già quest’anno nel ranking UEFA, risvegli un po’ le coscienze di chi gestisce il calcio nel Belpaese, a livello federale e non.

Altrimenti nel giro di poco finiremo davvero con l’essere un calcio provinciale. Salvato forse solo da una nazionale capace, di tanto in tanto, di compattarsi e tirare fuori prestazioni da urlo.

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Sarà Fernando Llorente il top player tanto agognato dai tifosi juventini?

No.

Non tanto perché il puntero di Pamplona non arriverà a Torino, questo non posso saperlo. Quanto perché nonostante lo stimi da quel lontano 2005 quando fu attaccante titolare della sua nazionale ai Mondiali under 20 (gli stessi in cui, per far capire la differenza di potenziale del movimento iberico rispetto a quello italiano, gli Azzurri schieravano Pellè in quel ruolo) Fernando non può certo essere reputato come un vero e proprio top player.

Intendiamoci: “top player” di per sé è solo un’etichetta, e poco vuol dire. Del resto le etichette, in quanto tali, sono applicabili soggettivamente a qualsiasi cosa. E quindi un giocatore che può non essere “top” per me, può invece esserlo per altri.

Però, in questo senso, mi sembra un po’ di tornare indietro di dodici mesi, quando la Juventus, guarda caso alla ricerca di un top player in grado di far fare il salto di qualità alla squadra, acquisto dalla Roma Mirko Vucinic, attaccante montenegrino dal talento innato quanto spiccato, ma anche discontinuo come pochi altri giocatori in Serie A.

Insomma, tanto quanto Vucinic era ed è giocatore di buon livello ma non di livello assoluto, allo stesso modo Llorente è giocatore interessantissimo, grande trascinatore di un Athletic capace di centrare due finali in un anno nonostante l’approccio autarchico della propria società (Coppa del Re ed Europa League, perse rispettivamente con Barcellona ed Atletico Madrid), ma certo non top player.

Però… però i top player sono pochi e costano. Tanto per essere chiari: oggi, nonostante le buone cose fatte in carriera, nemmeno Edin Dzeko, eventuale alternativa a Llorente (o, per meglio dire, è Fernando ad essere alternativa meno cara al bosniaco), è considerabile un top player, ad oggi.

Sancita l’impossibilità di arrivare ad un top player bisogna quindi rivolgersi ai giocatori di seconda fascia. Che restano comunque di profilo internazionale, ma che certo non hanno quell’appeal in grado di infiammare i tifosi, né tantomeno, sulla carta, la capacità di far fare un salto di qualità deciso ad una squadra, soprattutto a livello europeo.

E di questa fascia di giocatori Llorente, nel gruppo Mondiale del 2010 ed in quello europeo di quest’ano, è uno degli esponenti di maggior spicco.

Non solo: se pensiamo alle punte della sua generazione calcistica che vanno per la maggiore in Italia non troviamo nessuno al suo livello. Matri? Borriello? Quagliarella? Solo per restare alla Juventus dello scorso anno appare chiaro come Llorente, nel complesso, valga sicuramente di più. Ma non solo. Pazzini? Gilardino?

Nessuno è paragonabile al bomber di Pamplona. Che unisce un fisico da corazziere ad una tecnica da spagnolo moderno in un mix letale.

Sempre restando al nostro campionato: partiti Eto’o ed Ibrahimovic nell’arco degli ultimi due anni, rimane pochino là davanti. Detto dei nostri italiani nel pieno della carriera non certo di profilo internazionale (non è un caso se nessuno di quei cinque sia partito per l’ultima spedizione europea) possiamo aggiungere giusto gli ultratrentenni Milito e Di Natale, con cui nel complesso Fernando se la gioca quantomeno alla pari, il redivivo Pato, sicuramente superiore come potenziale ma col grossissimo punto interrogativo degli infortuni, e i tanti giovani su cui anche Prandelli sembra voglia puntare per il futuro della nazionale, che però, ad oggi, ancora non possono reggere il confronto.

Insomma, l’unico attaccante di caratura superiore al basco resterebbe solo Cavani, il cui futuro, come detto nel pezzo precedente, resta però in dubbio.

Tutte le operazioni di mercato sono criticabili. Vuoi per l’eccessivo costo, vuoi per il valore relativo dei giocatori acquistati, vuoi per l’età, il contratto, ecc. Di conseguenza anche questa lo è.

Se si parte dal presupposto che veri e propri top player, però, è ormai quasi impossibile portarli in Italia ecco che la strategia della Juventus sembra, nel medio-breve periodo, tutt’altro che cestinabile.

Vucinic-Llorente, con in panchina Giovinco e chi resterà tra Quagliarella e Matri o chi verrà acquistato al loro posto, resta un attacco di livello in ambito italiano e tutt’altro che disprezzabile, per quanto ben lontano dai migliori d’Europa, anche a livello Champions.

Non solo: se i campioni non è più possibile portarli in Italia quando sono tali bisogna agire con lungimiranza. Costruirseli. O quantomeno acquistarli molto giovani.

E così largo ai vari Bonatini, Gabbiadini e compagnia.

Logico, alla fine Llorente potrebbe non arrivare. A 16 milioni, di certo, sarebbe una gran bella presa. Il leone basco potrebbe dare una grossa mano alla banda di Conte, vogliosa di riconfermarsi in campionato.

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Il reparto offensivo del Napoli ha perso in estate uno dei suoi tre pezzi da novanta, quell’Ezequiel Lavezzi trasferitosi a Parigi convinto dai petroldollari di cui si fa forte Leonardo, che si traducono in un progetto importante di “dominazione globale”.

Lavezzi che è stato comunque sostituito in maniera tutto sommato degna: dall’Inter è arrivato il macedone Pandev, già ambientatosi nella seconda parte della scorsa stagione, e da Pescara è rientrato all’ovile il figliol prodigo Insigne, golden boy del calcio nostrano su cui è utile Mazzarri decida di costruire il Napoli del futuro.

Negli ambienti del mercato nostrano, pur depresso dalla crisi che il nostro calcio, tanto quanto il nostro paese, sta attraversando, si vocifera però che De Laurentiis non sia ancora sazio e che stia iniziando a gettare le fondamenta di un’operazione di mercato da compiersi tra gennaio ed il prossimo giugno e che vedrebbe il rientro in Italia di uno dei – sempre più numerosi – talentini che lasciarono il Belpaese per cercare fortuna all’estero: Giuseppe Rossi.

L’italoamericano, infatti, ben si è comportato, sfortuna permettendo, in quel di Villareal. Con il Sottomarino Giallo che, non a caso, ha patito tantissimo il suo infortunio dello scorso anno. Perso il talento dell’ex United, infatti, la squadra che solo l’anno prima aveva chiuso in zona Champions è sprofondata sempre di più in classifica, fino a retrocedere.

Logico che trovandosi oggi in quella che in Italia chiamiamo Serie B il Sottomarino non possa più permettersi di trattenere un certo di giocatori, soprattutto a fronte dei lauti stipendi che deve versare loro.

Va insomma da sé che un giocatore come Giuseppe Rossi, pur profondamente minato dagli ultimi due gravi infortuni che ne hanno impedito la partecipazione all’ultimo Europeo e non gli daranno modo di scendere in campo prima del 2013, possa rappresentare un investimento importante per tante società, soprattutto di fascia medio-alta.

Non è quindi un caso se in questi giorni, tra i vari sussurri di mercato, ci sia stato chi abbia paventato anche l’ipotesi Milan.

Affascinante, però, sarebbe soprattutto quella legata al Napoli, che con l’acquisto dell’ex Red Devils arriverebbe a costruire un attacco di valore assoluto, specialmente se rapportato al campionato italiano, e soprattutto di età ancora piuttosto verde.

Prova a immaginare, in un futuro non troppo lontano, di vedere gli Azzurri scendere in campo con un goleador eccezionale come l’uruguaiano Cavani accompagnato da una seconda punta tecnica e ficcante come il buon Giuseppe. Il tutto impreziosito dal sostegno vivace e fantasioso di Lorenzo Insigne, giocatore per cui Prandelli in primis, in questi giorni di amichevole internazionali, ha speso parole di profonda stima e ammirazione.

Ma quello di Rossi sarebbe un acquisto importante anche, e forse soprattutto, qualora la stessa stella della nazionale Celeste dovesse partire, magari l’anno prossimo.

Eventualità che, inutile dirlo, per molti sembra sempre più prossima.

E allora se tridente dei sogni non potrà essere resta scontato sia fondamentale, per una squadra ambiziosa come il Napoli, rimpiazzare al meglio i campioni partenti.

Certo, caratteristiche, e probabilmente anche valore assoluto, sono diverse tra il bomber ex Palermo e la stellina nata negli States e poi cresciuta tra Parma e Manchester. Inutile dire, però, che l’arrivo di quest’ultimo potrebbe sicuramente far ingoiare un po’ meno amaramente la partenza di una delle stelle più luminose del firmamento partenopeo.

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Radiomercato parla di una possibilità interessante per il centrocampo del Milan. Che orfano dei senatori (Ambrosini escluso) deve rifondarsi quasi da zero.

In questo senso non è certo un brutto colpo quello che ha visto l’arrivo di Riccardo Montolivo da Firenze. Che, contornato dagli acquisti di Traorè e Constant dà un po’ di sostanza ad un reparto che solo un mese fa aveva un problema non da poco anche solo a livello numerico.

Questi acquisti, però, non rendono certo quello milanista un centrocampo di grande livello. E se ormai non si può sperare che le nostre squadre competano con le superpotenze (economiche) europee va detto che nemmeno a livello italiano si può dire sia un reparto competitivo.

Proprio per questo l’eventuale inserimento di Nuri Sahin, regista turco che dopo aver fatto faville nel Borussia Dortmund è passato – con poca fortuna – al Real Madrid, darebbe un plus importante a livello di qualità. Che se non colmerebbe la differenza che c’è oggi tra il centrocampo milanista e quello di altre squadre (come il Barcellona parlando di Europa, o la Juventus parlando di Italia) sarebbe comunque un buon primo passo in questo senso.

Nuri Sahin regista turco, dicevo.

Discrepanza notevole, non trovate?

O solo io penso che non abbia avuto senso cedere Pirlo adducendo motivazioni tattiche (non per nulla il fenomeno bresciano è stato poi rimpiazzato da Van Bommel, giocatore con ben altre caratteristiche) per poi comprare un giocatore che, pur con differenze tecniche evidenti, ha un tipo di gioco molto simile ad Andrea?

Insomma, cedere un regista dicendo che non si vuole usare un giocatore con quelle caratteristiche. Per poi, poco dopo, acquistarne uno molto simile.

Questo sarebbe sbugiardare in pieno Massimiliano Allegri. Sbugiardarsi, visto dalla sua prospettiva.

Non so, personalmente credo che se alla base della cessione di Pirlo c’era già sicuramente una volontà, esplosa poi in pieno quest’anno, di ridurre il tetto ingaggi è altrettanto vero che si percepiva come Allegri non gradisse Andrea centromediano metodista, preferendolo mezz’ala.

In questo senso mi pare chiaro come o Allegri abbia cambiato totalmente idea, e dovrà essere pronto ad ammettere l’errore compiuto con la cessione di Pirlo, oppure il Milan è semplicemente in balia degli eventi e sarà pronto a comprare un qualsiasi giocatore di qualità possa arrivare a cifre abbordabili.

Segno, in quest’ultimo caso, della netta involuzione del nostro calcio.

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