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Archive for gennaio 2013

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Ventidue gare disputate. Dieci vittorie, quattro pareggi, otto sconfitte.

Otto, che è anche la posizione in classifica.

Di più sono invece i punti che separano la Roma dalla Champions (nove) e dalla vetta (quindici).

Zdenek Zeman

Il tutto nonostante il campionato italiano non brilli certo per qualità. E nonostante il livellamento verso il basso dovrebbe aiutare proprio le outsider rispetto alle presunte big.

Una realtà delle cose di questo tipo non può quindi far piacere ai dirigenti Giallorossi, che vedono la propria squadra sopravanzata anche dal Catania e col duo Udinese-Parma all’inseguimento, a ben poca distanza.

Così è proprio di oggi la rivelazione di Sabatini, Direttore Sportivo del club capitolino: “È venuto il momento di interrogarci, e tra le valutazioni che stiamo facendo c’e anche un cambio della guida tecnica”.

Riaccolto a braccia aperte in estate come un vero e proprio Messia, in questi mesi Zdenek Zeman ha convinto meno di quanto i tifosi si aspettassero. E dopo i diversi problemi sorti in questi mesi, primo fra tutti il rapporto un po’ problematico con De Rossi, la fiducia sembra essere ormai venuta meno.

Paiono quindi lontanissimi quei momenti in cui, sull’euforia dovuta ad un campionato di B vinto e dominato con l’affermazione di diversi giovani ed un gioco stupefacente, Roma pareva aver trovato il suo nuovo Imperatore.

Il lavoro del boemo, in realtà, non è certo tutto da buttare. E questo è stato ammesso anche dallo stesso Sabatini.

Quando si allena un club importante, però, bisogna saper trovare la giusta sintesi tra pugno duro, piazza, valorizzazione del patrimonio societario e risultati.

Perché non farlo vuol dire tagliarsi le gambe.

In questo senso l’impressione che ho di Zeman è la seguente: grande didattica, ottima etica del lavoro, filosofia di calcio romanticamente splendida. Ma anche eccessiva rigidità di pensiero, incapacità di gestire situazioni particolarmente complicate, inadeguatezza di fondo alle grandi piazze e al raggiungimento di grandi risultati.

Per farla breve: Zeman non è un allenatore da grande squadra e di certo non è quello cui, fossi un dirigente, mi affiderei se volessi centrare un risultato immediato quanto importante.

D’altra parte, però, sa lavorare splendidamente coi giovani, trasforma anche attaccanti normali in vere e proprie macchine da goal, valorizza spesso giocatori che dopo essere passati tra le sue mani acquistano un valore di mercato notevolmente più elevato.

Tutti aspetti positivi che in realtà rafforzano la convinzione iniziale: Zeman non è un allenatore da grande squadra, posto che un top club chiede prima di ogni altra cosa il risultato.

Le piazze giuste per uno come lui, quindi, sono altre. Roma è troppo complicata da gestire per un uomo che probabilmente non scenderà a patti nemmeno con la moglie sul tipo di tovaglia da mettere in tavola a Natale.
Altresì nella sua etica il gioco, il gesto tecnico e la valorizzazione vengono prima del mero risultato, che sembra quasi essere un surplus un po’ noioso per il nostro boemo.

Le piazze giuste per lui, per essere più specifici, sono insomma quella Lecce o quella Foggia, per non parlare della Pescara abbandonata solo in estate, dove non si pretende la vittoria di alcun trofeo, si ha più tempo di lavorare e dove la valorizzazione di un giovane (da Signori a Insigne, passando per Bojinov, Vucinic, Verratti ed Immobile) è quasi fondamentale per il sostentamento della società.

Se non si fosse capito: io amo certi aspetti dello Zeman allenatore e mi auguro che il nostro calcio non faccia a meno di lui. E che anzi qualcuno prenda i suoi aspetti positivi ad esempio, per provare a replicarli anche quando avrà smesso con questa vita.

Per quanto io ami il suo calcio romantico, però, sono anche ben conscio di tutti i suoi limiti.

Zeman

Quindi, per rispondere alla domanda che pongo nel titolo: no, non è un caso questo (parziale, ma significativo) fallimento. Speriamo solo che qualche “provinciale” gli conceda ancora fiducia. Perché se la merita tutta. E perché voglio tornare ad emozionarmi vedendolo gestire qualche giovane talentuoso, o le soluzioni offensive che solo lui sa mettere in campo…

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Con non poco ritardo posto anche qui le ultime due puntate di Pedate d’Autore.

Così dopo aver parlato con Andrea Bracco di Sudamericano under 20 sono tornato sull’argomento, al termine del primo turno della competizione, discorrendone amabilmente con Marco Maioli, anch’esso redattore di calciosudamericano.it.

Il tutto non prima di aver parlato dello sbarco di Guardiola in Germania con uno dei massimi esperti di calcio tedesco in rete, Il Renzaccio.

Dato che potrebbe ricapitare, anche spesso, che arrivi tardi con il postare qui quanto prodotto per Pedate d’Autore vi lascio il link al mio profilo YouTube – http://www.youtube.com/user/MahorSM – e alla playlist dove aggiungerò proprio questo tipo di lavori: http://www.youtube.com/playlist?list=PLRaMMyRA0UdGeNSm7bzwSJz_t3hxcZLUZ.

Che dire?

Seguiteci!

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Il tempo per seguire il blog è sempre meno, ma la passione… beh, quella non viene mai a mancare.

Era da un po’ di tempo in realtà che pensavo a qualcosa come questa. Già anni fa, ben prima che ne esplodesse la moda, volevo aprire una sorta di servizio podcasting. Ma poi serve il tempo, l’ingegno, le persone con cui collaborare, ecc.

Alla fine però chi non risica non rosica, e allora eccomi qui. In realtà l’idea iniziale era quella di registrare la conversazione video su Skype e postare quella. Ma poi alcuni problemi tecnici mi hanno permesso di salvare solo l’audio.

In questa prima puntata di “Pedate d’Autore” l’ospite è un grande della nostra blogosfera, il mitico Andrea Bracco.

Con lui ho voluto parlare di Sudamericano under 20, con un accenno finale al suo Toro.

Per il futuro non c’è niente di pronto. Verrà quel che verrà.

E sono ovviamente apertissimo a proposte e collaborazioni. Se pensate di avere una cultura calcistica particolare fatevi avanti. Alla fine parlare di calcio è bello… facciamolo!

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Storica.

Solo così si può definire l’impresa compiuta dai ragazzi di Mario Salas, che lottano con le unghie, i denti, e non so bene quale altra parte del corpo per portare a casa tre punti ma soprattutto una vittoria contro i padroni di casa – nonché assolutamente favoriti – argentini.Mario Salas

Storica perché era dal 1975 che il Cile sub 20 non batteva i parietà argentini. Ma non solo.

A segnare in profondità il match sono due dei tre cileni assolutamente sotto la lente d’ingrandimento: Rabello e Castillo.

Il primo, che segnalai già due anni fa su questo blog, è passato nelle giovanili del Siviglia, dove non ha comunque disimparato a giocare. Ed è proprio lui, col suo destro magico, a recapitare un pallone in area molto ben tagliato, che mette in grossa difficoltà la retroguardia Albiceleste.

La sfera non è infatti raggiungibile da nessun altro che non sia Nicolas Castillo, bomber dell’Universidad Catolica. Il “cabezazo” che ne esce coglie impreparato Walter Benitez, giovane portiere in forza al Quilmes, ed il goal del vantaggio è realtà.

Gli argentini però, pur approssimativi in un po’ tutte le fasi di gioco, si trovano davanti al proprio pubblico e nonostante sentano un grosso carico di responsabilità non posso accettare altro risultato che non sia una vittoria.

Così piano piano, soprattutto nel secondo tempo, iniziano a salire di grado, per cercare almeno il pareggio.

Nulla da fare, anche nonostante le due espulsioni (Fuentes e Bravo) che il brasiliano Sandro Meira Ricci commina ai danni degli ospiti.

Bella squadra insomma questo Cile, che mette appunto in mostra le individualità di Rabello e Castillo, oltre ad un Lichnovsky (difensore centrale e capitano di questa rappresentativa) che si vocifera potrebbe finire a Milano (entrambe le sponde sarebbero interessate al ragazzo attualmente in forza all’Universidad de Chile).

Ma non solo. Perché questo Cile è anche una squadra compatta, ben messa in campo, volenterosa, assolutamente determinata.

A farne le spese è quindi un’Argentina probabilmente globalmente più talentuosa, ma certo anche molto più indolente.

Vietto, Lanzini, Iturbe. Sono tanti i giocatori da cui ci si attende molto, in ogni la possibile giocata da cui scaturisca il goal.Manuel Lanzini

Ma alla fine, si perdono tutti in un bicchier d’acqua.

Da salvare, tra i più attesi, Iturbe. Che quantomeno mette in mostra una certa voglia ed una notevole determinazione.

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Quello colombiano è un movimento in grande crescita, e non lo scopriamo certo oggi.

Basta guardare un po’ qua e là nel mondo per renderci conto di come sempre di più e sempre migliori siano i talenti Cafeteros che stanno imponendosi sui prati verdi dei vari stadi.Falcao

L’esempio più fulgido, certo, è quel Falcao divenuto bomber assolutamente inarrestabile tra Portogallo e Spagna. Ma tanti altri sono i suoi “fratellini” più che dotati. Giusto per ricordarne qualcuno: James Rodriguez, Zuniga, Martinez, Guarin, Armero.

Ultimo, ma non per importanza, è Juan Quintero. Che a casa sua è già una star del pallone. E da noi ha ben iniziato a farsi conoscere, in questa prima mezza stagione di A con il modestissimo Pescara.

Quintero che questa notte ha preso per mano la propria nazionale per guidarla al trionfo contro la modesta Albirroja allenata da Victor Genes.

Schierato in posizione più avanzata di quanto non accada in Italia, diciamo in appoggio alle punte, il numero 10 colombiano mette ancora una volta in mostra, ma certo non ce n’era bisogno, tutte le sue importantissime doti da calciatore.

A partire da una tecnica nettamente sopra la media, per arrivare ad un cervello evidentemente creato per pensare calcio.

Così schierato come raccordo tra la mediana e l’attacco il fantasista pescarese crea calcio ed illumina una partita dai contenuti tecnici non propriamente sfavillanti.

Perché il Paraguay è la solita squadra diciamo solida, per non essere offensivi, e poco altro. Molto, anche troppo “europea”, nell’accezione negativa del termine.

La Colombia invece è un buon insieme di giovani interessanti, guidati appunto da Quintero.

Cafeteros che però, pur controllando bene il match, non creano occasioni da gioco continue, anzi.

Così per sbloccare il risultato e portare a casa una vittoria comunque meritata i colombiani hanno bisogno di una invenzione di Quintero che inventa per Nieto, bravo a rifinire per un Cordoba lesto a difendere palla, liberarsi del marcatore e fare secco Morel.

Passata in vantaggio la formazione allenata da Restrepo terrà comunque il pallino del gioco saldamente nelle proprie mani. Almeno fino all’ottantesimo, quando gli schemi salteranno ed in nemmeno un paio di minuti il Paraguay sfiorerà il pari almeno tre o quattro volte. In una di queste occasioni sarà Jherson Vergara, difensore dell’Universitario Popayan, a salvare baracca e burattini con una deviazione giusto sulla linea di porta.Carlos Restrepo

Poco da segnalare, come detto, nelle fila paraguayana. Dove però, soprattutto nel secondo tempo, si mette in mostra un buon Jorge Rojas, centrocampista abile nell’unire discreta qualità e buona quantità.

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