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Posts Tagged ‘Fulham’

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Inizio a scrivere questo pezzo con il mercato ormai in fase di chiusura, non sapendo chi metterà eventualmente a segno colpacci dell’ultim’ora.

Non so quindi se il Milan, dopo Taarabt, rinforzerà ulteriormente la squadra.

Ma proprio di questo ingaggio voglio parlare.

Adel Taarabt è uno dei giocatori più talentuosi sfornati dal sempre floridissimo settore giovanile Sang et Or nelle ultime decadi.

Il problema, semmai, è che questo ragazzo incarna l’anarchia tattica (e anche tecnica, se mi seguite).

Trequartista dotato di numeri e colpi di alta classe, ha sicuramente molto talento. Certo, non un Messi o un Cristiano Ronaldo, ma se il calcio fosse esclusivamente talento Adel sarebbe sicuramente un top player.

Il problema, appunto, è che non basta essere un mago dei tunnel o avere grandi capacità di dribbling per sfondare. Soprattutto là dove conta.

Così dopo aver impattato male col calcio inglese al Tottenham cambiò quartiere di Londra, trasferendosi al QPR.

Qui ha dimostrato di poter fare alla grande in Championship, non convincendo però mai del tutto in Premier League. Nemmeno negli ultimi sei mesi passati al Fulham.

La necessità di cambiare aria si è quindi sposata con l’impossibilità da parte del QPR – retrocesso al termine della scorsa stagione – di richiamarlo alla base.

Così il Milan, alla ricerca di qualche rinforzo non ben definito, si è fiondato su di lui. Ottenendone il prestito gratuito, con riscatto a sette milioni (almeno secondo le fonti che ho trovato, ndr).

Da un certo punto di vista Taarabt rappresenta una tipologia di giocatore che al Milan mancava: qualcuno capace di dribbling ubriacanti, di creare superiorità numerica in velocità.

Perché El Sharaawy è sempre rotto, Kakà risulta essere uno dei migliori ma non è comunque più quello dei bei tempi andati, Honda è dotato di grandissima tecnica ma non ha il passo per essere devastante in questo tipo di situazione ed il resto della pattuglia dei trequartisti non dà certo più garanzie di questi tre.

Nel contempo, però, c’è l’esatto rovescio della medaglia: Taarabt è dotatissimo in fase di dribbling. Il che lo porta ad essere troppo innamorato del pallone. Caratteristica che sulla sponda Rossonera di Milano hanno in molti.

O almeno, ciò che sicuramente manca in questa rosa è un giocatore che, un po’ come Vidal alla Juventus, sappia inserirsi palla al piede. Quello che, insomma, faceva molto bene Nocerino ai tempi di Ibrahimovic (partito lo svedese l’ex Juventus, Palermo e Piacenza si è rivelato essere quello che è, un giocatore mediocre).

Quindi, se da un certo punto di vista Taarabt potrà aiutare la squadra creando in certi frangenti superiorità numerica da un altro non sarà certo il giocatore capace di inserirsi senza palla di cui questa squadra avrebbe estremo bisogno.

Ma questo non è solo l’unico dubbio che sorge pensando ad un suo impiego. Perché al netto del genio folle che a sprazzi mette in campo, Taarabt è un giocatore che un po’ per “costituzione” un po’ per caratteristiche è spesso risultato quasi nullo in fase di non possesso palla. Ed in una squadra in cui c’è già un Balotelli che spesso si estranea quando c’è da rincorrere l’avversario oltre che un Kakà molto generoso ma che rischia di sfiancarsi troppo questa caratteristica può diventare determinante. In negativo, ovviamente.

Non solo. Quella che è la sua più grande qualità, ovvero la capacità nel dribbling, spesso diventa anche il suo più grande limite: uno, due, tre giocatori saltati. Però il calcio è gioco di squadra, incaponirsi è controproducente.

Insomma, un colpo insensato?

Assolutamente no.

Gratis è una scommessa che, per il Milan di oggi, andava fatta. Se Seedorf riuscirà a plasmare in maniera più concreta il suo modo di giocare Taarabt potrebbe anche risultare un innesto interessante. Certo, le prospettive non sembrano essere particolarmente rosee essendo lui un giocatore con tutti i difetti di cui sopra.

Ma in fondo il calcio è ancora – anche – romanticismo. E non possiamo non pensare che un giocatore dotato di certi numeri non abbia alcuna chance di ben figurare in un campionato sempre più mediocre come la nostra Serie A.

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La giornata di ieri è stata a tratti assurda.
Basta scorrere la timeline della nostra pagina Facebook per capirlo.

Dapprima la Fiorentina chiude il trasferimento di Berbatov e gli paga un volo per Firenze, con scalo a Monaco.

Proprio giunto in Baviera, però, le cose cambiano. Nella trattativa, praticamente definita ma non ancora formalizzata, si inserisce la Juventus, che fa saltare il banco. Trovato l’accordo con lo United la società di Corso Galileo Ferraris non ci mette molto a convincere anche lo stesso giocatore, che così non prende la coincidenza per Firenze ma decide di trasferirsi a Torino.

I colpi di scena, però, non sono finiti. A pochissime ore dalla definizione verbale del suo passaggio alla Juve si inserisce il Fulham, e le cose iniziano a scricchiolare.

Certo, nessuno si aspetta che un qualsivoglia giocatore possa preferire la squadra nona classificata in Inghilterra alla Campionessa in carica italiana, soprattutto perché sbarcando a Torino il bulgaro potrebbe giocare la Champions League, vero traguardo di ogni calciatore professionista.

Eppure… gli sfottò lanciati per tutto il pomeriggio dai tifosi Bianconeri agli odiati Viola vengono riflessi e tornano alla base. Perché subito dopo cena Dimitar prende la sua decisione, si suppone definitiva: niente Firenze e niente Torino. Quindi niente Italia e niente Serie A. Il suo futuro sarà ancora in Premier: questa volta al Fulham.

Ora… da questa situazione ne escono malino un po’ tutti.

Perché la Fiorentina si sente defraudata ma certo poteva gestire meglio l’acquisizione del ragazzo, sia in quanto a tempi che in quanto a modi. Non parliamo poi di alcuni supporter, che appena saputo del rifiuto – legittimo – del giocatore, che preferiva la possibilità di giocare in Champions a quella di giocarsi il futuro terzo posto in Viola hanno iniziato a subissare di insulti (al solito è stato “zingaro” quello più usato) il ragazzo.

Allo stesso modo una figuraccia, probabilmente ancor più grande, l’ha fatta la Juve, che prima si inserisce “in malo modo” (per quanto legittimamente, anche qui) in una trattativa praticamente già definita per poi, allo stesso modo, non riuscire a concluderla prima che una terza società faccia altrettanto.
E stesso dicasi per i tifosi, subito pronti a sfottere gli omologhi toscani e incensare un nuovo arrivo che, a conti fatti, pare non ci sarà.

E che dire del giocatore? Legittimo anche in questo caso il suo comportamento: nessuna firma sul contratto significa libertà assoluta di cambiare idea anche più di due volte nel corso di una giornata. Ma certo questo sposare una causa da cui divorziare nell’arco di un paio d’ore, riuscendo a reiterare la cosa più volte, non ne fa un giocatore affidabilissimo, fuori dal campo. Cosa su cui, forse, i tifosi Toffees potrebbero trovarsi a ragionare.

Ma in assoluto, a mio avviso, la figura peggiore la fa il nostro calcio tutto.

Perché è inutile nasconderci dietro un dito: solo dieci anni fa nessuno, nemmeno il tifoso più accanito del Fulham, avrebbe preferito la nona della Premier League alla squadra Campione in carica italiana. Ma, probabilmente, il paragone non si sarebbe posto nemmeno nei confronti della Fiorentina, a maggior ragione in un momento in cui i Viola si stanno trovando ad investire in maniera importante sul mercato per provare a ritrovare un posto al sole in Italia in primis, ma magari anche fuori dai patri confini (Aquilani, Pizarro, Valero, Jovetic sono tutti giocatori capaci di incidere quantomeno anche in Europa League… e presto potrebbe aggiugnersi anche il neo-Azzurro Ogbonna, che pare essere il rinforzo scelto per puntellare la difesa dopo l’addio di Nastasic).

Per non parlare di qualche anno più addietro, all’epoca delle sette sorelle. Quando un Mijatovic lasciava Madrid, sponda Real, proprio per Firenze. O quando all’ombra della Torre di Giotto tiravano calci ad un pallone due fuoriclasse come Rui Costa e Batistuta, e a guardia della porta posta sotto la Fiesole c’era un certo Francesco Toldo, tra i migliori estremi difensori della sua epoca.

Insomma, questo discorso non vuol essere il solito discorso distruttivo e depressivo, esterofilo e quant’altro.

Nel momento in cui Dimitar Berbatov preferisce un Fulham qualsiasi ad una Fiorentina e, ancor più, ad una Juventus significa veramente che l’appeal del nostro calcio si sta riducendo (o si è già ridotto) ai minimi storici.

C’è solo da sperare che questa cosa, unita al fatto che Portogallo e Francia potrebbero superarci già quest’anno nel ranking UEFA, risvegli un po’ le coscienze di chi gestisce il calcio nel Belpaese, a livello federale e non.

Altrimenti nel giro di poco finiremo davvero con l’essere un calcio provinciale. Salvato forse solo da una nazionale capace, di tanto in tanto, di compattarsi e tirare fuori prestazioni da urlo.

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Dei precedenti e della cabala se n’era già parlato in occasione della gara d’andata, quando poi i Bianconeri s’erano imposti per 3 a 1 disputando una delle migliori gare da quando Zaccheroni si è seduto sulla panchina della Vecchia Signora.   

Bastano due soli minuti di gioco a Trezeguet per portare in vantaggio i suoi

La questione più importante del pre-match del Craven Cottage, quindi, resta quella riguardante il portiere: meglio affidarsi ancora una volta all’esperienza di un Chimenti ormai un po’ imbolsito o meglio puntare sulla freschezza – con l’inesperienza come contraltare – di un Pinsoglio in rampa di lancio? 

Alla fine Zaccheroni fuga ogni dubbio: la sua scelta ricade infatti, esattamente come accaduto domenica con il Siena, sul quasi quarantenne portiere barese, che prende quindi posto tra i pali. A fargli da scudo sono chiamati Zebina, Cannavaro, Grosso e Salihamidzic, schierato in sostituzione di un Grygera più che sottotono con i senesi. A centrocampo riproposto invece l’albero di natale con Sissoko, Melo e Camoranesi schierati alle spalle dei trequartisti Candreva e Melo, a loro volta posti a supporto dell’unica punta Trezeguet. 

Dal canto suo, invece, i Cottages presentano, esattamente come all’andata, un 4-5-1 con Gera ad agire sulla trequarti ed il solo Bobby Zamora di punta. 

CRONACA
Alla Juve, che parte ancora una volta forte, bastano due soli minuti di gioco per passare: al secondo di gioco, infatti, Trezeguet buca il portiere avversario con un tap-in preciso con cui ribadisce in rete una conclusione di Diego ribattuta da un difensore, bucando Schwarzer

Dopo sei minuti, però, Zamora trova il pareggio: la punta dei Cottages riceve palla in area e dopo aver spostato Cannavaro stoppa di mettendo, mettendo giù un pallone che sbatte poi alle spalle di Chimenti, firmando l’1 a 1

Giusto il tempo di ripartire e Diego prova a riportare sopra i suoi: il suo tiro dalla distanza è però prontamente respinto da Schwarzer, che evita la seconda rete.
Al sedicesimo è quindi ancora Zamora a rendersi pericoloso: su di un lancio lungo in area la punta dei londinesi va infatti a disturbare l’uscita di Chimenti, che non riesce a bloccare il pallone. Alla fine, comunque, la difesa libera l’area. 

Al diciottesimo è invece Hangeland ad avere una buona occasione sugli sviluppi di un angolo ma il centrale norvegese, forse leggermente spinto da Cannavaro che lo mette fuori tempo, non riesce a raggiungere il pallone di testa. 

Cannavaro viene espulso: una decisione, questa, che pesa molto sul prosieguo della partita

Al ventiseiesimo minuto accade un fatto che può pesare come un macigno: Gera è lanciato in profondità e Cannavaro prova a fermarlo con mestiere, con entrambi i giocatori che terminano a terra. L’arbitro non ha grossi dubbi ed espelle il centrale Azzurro. Decisione indubbiamente discutibile, posto che essendoci al fianco dei due un Grosso che avrebbe potuto chiudere sul trequartista ungherese e che non è così automatico ravvisare una chiara occasione da goal in questa azione un’espulsione diretta sembra un tantino generosa.
Sul calcio di punizione seguente, comunque, si esalta Chimenti: Zamora calcia a giro di sinistro sul suo palo, Chimenti si tuffa e mette in angolo con un intervento ad una mano. 

Al trentottesimo doppia fiammata, doppio legno: prima è Davies a colpire la traversa direttamente su calcio di punizione, poi è Etuhu a colpire il palo sugli sviluppi di unangolo.
Il goal è comunque nell’area tanto che un minuto dopo il Fulham passa: Gera è servito in area piccola da Davies, Chimenti non interviene sul passaggio e Gera può depositare comodamente in porta per il 2 a 1

Juventus che dopo l’espulsione di Cannavaro è costretta ad alzare le barricate: è infatti il Fulham a fare la partita, dominando più o meno in ogni zona del campo. Del resto ai londinesi basterebbe un solo goal per riequlibrare le cose rispetto all’andata. 

Due minuti dopo l’inizio della ripresa è ancora un episodio arbitrale a risultare determinante: Diego tocca la palla di mano in area su di un cross di Duff, l’arbitro tentenna qualche secondo, forse per consultarsi con l’assistente, e poi assegna il rigore. Sul dischetto si presenta Gera, che spiazza facilmente Chimenti riportando in equilibrio il risultato maturato nell’andata. 

Al cinquantacinquesimo la Juve prova a rialzare la testa: Diego fa un lancio di diverse decine di metri pescando Trezeguet al limite. Il tiro al volo della punta francese, che ben si coordina sul pallone, non mette però in difficoltà il portiere avversario.
Al cinquantanovesimo Diego prova ad offrire un assist servendo un pallone in mezzo direttamente da calcio di punizione, la palla è però messa in angolo da un difensore. Sugli sviluppi del corner è invece Zebina di testa a provarci, il suo colpo di testa termina però ben oltre la traversa.

Zoltan Gera festeggia la rete del 3 a 1

Al sessantunesimo torna però a farsi rivedere il Fulham: prima Zebina e De Ceglie chiudono un po’ a sandwich Gera, che si lascia cadere ancora una volta come se avesse problemi a reggersi sulle gambe. L’arbitro comunque lascia correre, nonostante l’ex under 21 Azzurro sia rimasto a terra in area. Duff raggiunge quindi il pallone e non applicando il fair play manovra arrivando a calciare, senza però trovare lo specchio di porta.

 

Al settantesimo il Fulham costruisce un’ennesima palla goal: Davies è infatti liberato al tiro da una bella azione manovrata dei suoi. Il suo calcio, potente ma piuttosto centrale, viene però respinto da Chimenti, con il pallone che ballerà quindi pericolosamente a centro area per poi venire spazzato in qualche modo da Sissoko.
Quattro minuti più tardi è invece Gera a colpire il pallone più o meno sulla stessa zolla da cui aveva colpito a rete Davies, questa volta non trovando nemmeno i pali. 

Al settantasettesimo Dempsey ha l’occasione di chiudere il discorso andando a colpire di testa, indisturbato, da dentro l’area. Chimenti, però, si tuffa alla sua sinistra e smanaccia il pallone, salvando la propria porta.
Tre minuti e Chimenti deve ripetersi anche su Gera che dopo aver saltato seccamente Melo al limite dell’area conclude con potenza, mettendo in difficoltà l’estremo difensore barese.Fulham che quindi dopo una fase della partita passata sottoritmo rispetto al primo tempo torna a farsi tamburellante nell’ultimo quarto d’ora di match.  

E proprio la ritrovata veemenza porta il Fulham a segnare il goal che vale la qualificazione: Dempsey riceve palla al limite da Etuhu e dopo aver ben controllato il pallone effettua un pallonetto sul quale Chimenti non prova neanche ad intervenire, osservando il pallone gonfiare la rete.  

Come se non bastasse, poi,  a fine match si fa espellere anche Zebina.  

COMMENTO
Una grande squadra non può prendere sette reti in due match da Siena e Fulham.  

Non solo: una grande squadra non va sul tre a zero contro l’ultima in classifica per farsi poi rimontare. Né vince 3 a 1 in casa propria contro un avversario modesto per poi dargli modo di ribaltare il risultato al ritorno.

Zaccheroni non può nulla di fronte allo strapotere Cottages

Ma, del resto, questa Juventus non è più considerabile una grande squadra, ed anche i più scettici in merito credo debbano accettare questo fatto, oggi.  

Certo, diversi alibi possono essere portati a difesa di questa squadra: dal fatto che Calciopoli abbia rappresentato un punto di rottura per il calcio italiano tutto e per questa squadra in particolare, al fatto che sono stati moltissimi gli infortuni a minare la rosa, quest’anno.
Ma nessuno di questi e degli altri discorsi che si possono fare può andare a giustificare l’attuale annata juventina: la squadra ormai è infatti in balia di sè stessa, composta da molti ex campioni che hanno dato dato a questo club ma che ormai hanno ampiamente imboccato il viale del tramonto, da alcuni giovani dall’ottimo potenziale che fanno però fatica ad esprimersi e da giocatori che oggi non sono né carne né pesce, quando non proprio deficitari. 

Per quello che mi riguarda una sola cosa può fare la Juventus oggi: rifondare. Partendo, però, dai propri vertici societari, non certo iniziando dal riportare Ariaudo a Torino anziché no (tanto per fare l’esempio di un’operazione che comunque non inciderebbe in maniera decisiva sulla squadra). 

Se questo non avverrà entro la fine di questa stagione… beh, difficilmente potremo ritrovare la Juventus ai vertici del calcio europeo com’era solo fino a quattro anni fa. 

Per quello che riguarda la partita in sè penso ci sia poco da dire: la cronaca da sola spiega ampiamente come la vittoria del Fulham sia stata più che meritata. 

MVP
Più che il migliore in campo è il caso di premiare quello, tra i ventidue in campo, che più ha inciso sul risultato finale: Zoltan Gera.  

Il trequartista ungherese, infatti, risulta assolutamente determinante. Facendo espellere Cannavaro, innanzittuto.
Facendo espellere sia nel senso che costringe il capitano Azzurro ad intervenire fallosamente per contenerlo, sia nel senso che si lascia andare oltremisura sul contatto con lo stesso. 

Mettendo a segno due goal, poi. Prima trovandosi puntuale con l’appuntamento col pallone in area piccola, poi realizzando il rigore ad apertura di ripresa, fondamentale quanto l’espulsione di Cannavaro. 

Giocando una partita incisiva, in generale.

Ecco l'11 del Fulham che compie l'impresa contro la Juventus al Craven Cottage

Honorable mention, comunque, anche per Clint Dempsey: il talento americano chiude infatti i giochi per la qualificazione con un goal d’autore, che vale la pena mettersi a vedere e rivedere… 

TABELLINO
Fulham vs. Juventus
Marcatori: 2′ Trezeguet, 8′ Zamora, 39′, 49′ Gera, 82′ Dempsey

Fulham: Schwarzer; Kelly (26’ st Dempsey), Hangeland, Hughes, Konchesky; Duff, Baird, Etuhu, Davies; Gera (40’ st Riise); Zamora. A disposizione: Zuberbhuler, Dikcagoi, Riise, Smalling, Nevland, Marsh-Brown. All. Hodgson.
Juventus: Chimenti; Salihamidzic, Zebina, Cannavaro, Grosso (40’ st Del Piero); Camoranesi (7’ st De Ceglie), Felipe Melo, Sissoko; Candreva (28’ pt Grygera), Diego; Trezeguet. A disposizione: Pinsoglio, Poulsen, Marrone, Iaquinta. All. Zaccheroni.
Arbitro: Kuipers (Olanda).
Espulsi: 27’ pt Cannavaro, 45’ st Zebina.
Ammoniti: 12’ pt Camoranesi, 45’ st Konchesky, 47’ st Felipe Melo.

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Dopo essere retrocessa dalla Champions League la Juventus ha dovuto superare un primo ostacolo lungo la rincorsa alla vittoria in Europa League, l’Ajax. Sbarazzatisi senza grandissimi problemi dei Lanceri è quindi la volta del Fulham, la più antica tra le squadre di Londra: i Cottages vennero infatti fondati nel 1879 da un gruppo di fedeli della Chiesa d’Inghilterra e nei loro 131 anni di storia non hanno mai brillato particolarmente, né in campo nazionale né in campo internazionale (questo ottavo di finale risulta essere, infatti, il miglior risultato della storia di questa squadra al di fuori dei confini inglesi).

Zaccheroni si sistema gli occhiali attendendo l'inizio del match

Non certo un blasone particolarmente nobile quello degli Whites, che però dalla loro hanno la cabala. L’ultima imposizione juventina contro un’inglese negli scontri diretti risale infatti addirittura a quasi ventisei anni fa, quando cioè i Bianconeri eliminarono il Manchester United in semifinale di Coppa Coppe grazie al 2 a 1 di Torino griffato Boniek e Rossi dopo che l’andata in terra d’Albione s’era conclusa sull’1 a 1.

Di lì in poi, infatti, la Juventus riuscì ad imporsi solo nelle finali di Supercoppa Europea di quell’anno e di Coppa Campioni dell’anno precedente contro ad un’inglese. Per il resto quando si trattò di scontri diretti il club di Corso Galileo Ferraris dovette sempre chinare la testa di fronte ai sudditi di Sua Maestà.

Non solo: sono infatti ben quattordici anni che i Bianconeri non vincono in Inghilterra. L’ultima occasione in cui questo successe risale infatti alla quinta giornata del girone della Champions League del 96/97, quando la Juve s’impose 1 a 0 a Manchester contro lo United grazie ad una rete di Alessandro Del Piero (per poi andare a perdere quel trofeo solo in finale, quando il Borussia di Hitzfeld ebbe la meglio per 3 a 1 grazie alla doppietta di Riedle ed alla rete di Ricken).

Proprio contro a tutte queste cose deve quindi combattere la squadra di Zaccheroni, che deve altresì essere consapevole, comunque, che scontrarsi contro il Fulham (che può vantare buoni giocatori come Duff e Zamora) non è certo come doversela vedere con Manchester, Chelsea o Liverpool.

Tornare ad imporsi su di una inglese dopo tutto questo tempo, quindi, risulta quasi essere un dovere cui non ci si può sottrarre.

Proprio per provare a partire con il piede giusto in questo doppio confronto ad eliminazione diretta Zaccheroni si affida quindi a Manninger in porta, Zebina, Legrottaglie, Cannavaro e Grosso a comporre la linea difensiva, Salihamidzic, Poulsen e Marchisio a centrocampo a supporto di Candreva e Diego, schierati sulla trequarti. Trezeguet, infine, l’unica punta messa in campo dal tecnico Bianconero.
Hodgson, vecchia conoscenza del nostro calcio, risponde invece con un centrocampo molto folto con l’ungherese Gera ad agire sulla trequarti alle spalle dell’unica punta, Bobby Zamora.

Legrottaglie sigla la rete dell'1 a 0 con un bel colpo di testa

CRONACA
La prima conclusione in porta della partita arriva dopo sette minuti di gioco quando Marchisio pennella un cross in mezzo su cui arriva Trezeguet in anticipo, con Le Roi David che gira il pallone sul secondo palo, chiamando Schwarzer ad un intervento in tuffo a deviare la palla in corner.
Ed è proprio sugli sviluppi del calcio d’angolo che arriva l’1 a 0: è Legrottaglie, stavolta, a svettare in area, schiacciando il pallone in maniera imparabile per l’estremo difensore australiano, freddato così dal colpo di testa del centrale pugliese.

Il goal arrivato nei primissimi minuti di gioco non deve comunque ingannare chi legge: i ritmi della partita sono tutt’altro che frenetici, tanto che la partita stessa non risulta certo essere memorabile.
A farla, la partita stessa, è comunque la Juventus, che dimostra come, un passetto alla volta, sta uscendo, grazie alla sapiente cura di mister Zaccheroni, nell’impasse in cui la Vecchia Signora era caduta sotto la guida di Ciro Ferrara.

Per aspettare un altro sussulto dobbiamo quindi aspettare dopo il ventitreesimo minuto quando Marchisio, in pressing alto, strappa abilmente il pallone dai piedi di Greening agevolando la conclusione dal limite da parte di David Trezeguet, che non trova però lo specchio della porta.
Un solo minuto e Zebina segna un grandissimo goal: ricevuto palla da Candreva sulla trequarti parte liberandosi con facilità di due avversari per poi calciare un diagonale perfetto con cui buca il malcapitato Schwarzer per il più classico dei “palo-goal”.

Al trentaseiesimo minuto il Fulham accorcia fortunosamente le distanze: sugli sviluppi di un calcio di punizione Etuhu riceve palla dal limite e calcia alla bell’e meglio, cioè male. Il pallone, che sarebbe sicuramente finito ben oltre il palo alla destra di Manninger, sbatte però contro Legrottaglie, cambiando completamente direzione ed infilandosi a filo del palo alla sinistra del portiere austriaco, assolutamente impalato da quella deviazione inaspettata. 2 a 1.

Etuhu festeggia il fortunoso goal con cui accorcia momentaneamente il risultato

Nonostante non stiano giocando particolarmente bene il Fulham al quarantesimo va subito vicino al pareggio: sugli sviluppi di un angolo, infatti, Hangeland fa il Legrottaglie e svetta di testa cercando l’incrocio dei pali ma trovando la pronta risposta di Manninger, che si distende respingendo il pallone, poi liberato da un compagno dell’estremo difensore juventino.
Al quarantatreesimo è invece Zamora a provarci con un piatto destro al volo da dentro l’area. Il tiro della punta del Fulham è però troppo centrale e risulta una facile preda per il portiere avversario.

A tempo ormai scaduto Zamora veste i panni dell’assitman e libera, con un tacco con cui fa tunnel a Legrottaglie, Zoltan Gera, che entrato in area scarica un diagonale verso la porta, facilmente parato da Manninger.

L’ultima occasione della prima frazione è però juventina: dapprima Grosso calcia potente trovando l’opposizione di Schwarzer, poi, sugli sviluppi dell’angolo guadagnato dal terzino Azzurro, Trezeguet segna il 3 a 1. La punta francoargentina coglie infatti prima il palo con la sua conclusione potente, poi troverà un tap-in vincente sulla respinta del montante stesso.

La ripresa scorre un po’ sulla falsariga della prima frazione, con la Juventus che parte meglio ed il Fulham che cresce pian piano, col passare dei minuti. A differenza dei primi quarantacinque minuti, però, mancano le occasioni da goal.
Così la partita si trascina abbastanza francamente fino al settantaduesimo quando Candreva pesca Camoranesi in area che fa una splendida sponda di petto per Iaquinta, il cui destro è però sballatissimo e termina lontanissimo dai pali.

A chiudere il match è un tiro scoccato da più di venti metri da Diego, che trova però uno Schwarzer molto reattivo bravo a negargli la gioia del goal. Sull’angolo seguente è invece Iaquinta a provarci di testa, non trovando però lo specchio di porta.

COMMENTO
Ben quattro reti in una frazione di gioco.
A dire così si potrebbe pensare, almeno non avendo visto la partita, ad un match giocato su ritmi vertiginosi con difese colabrodo ed attacchi particolarmente ispirati.

Zebina calcia tracciando una traiettoria imparabile per Mark Schwarzer

Niente di tutto questo.

Il primo tempo di Juventus-Fulham non è infatti un inno allo spettacolo, per quanto sia ravvivato dai quattro goal di cui sopra.
Tre di questi vengono però dagli sviluppi di un calcio piazzato ed uno, quello di Etuhu, è anche assolutamente fortuito.

Non un grandissimo spettacolo, quindi, ma, se non altro, una buona Juventus. E per il calcio italiano, rimasto orfano delle neo-eliminate Fiorentina e Milan, è sicuramente un fattore molto positivo.
Juventus che comanda infatti il gioco per buona parte del primo tempo, lasciando agli ospiti solo una decina di minuti dello stesso.

Peccato solo per quel goal molto fortunoso realizzato da Etuhu con la sfortunata complicità di Legrottaglie. Subire goal in casa in uno scontro ad eliminazione diretta, infatti, è sempre pericoloso.

La ripresa non differisce molto dal primo tempo. L’unica differenza risiede infatti nel fatto che non vengono più costruite palle goal, cosa che trasforma quindi il match in soporifero.

MVP
Uomo del match risulta essere, dal mio punto di vista, Candreva: il giovane trequartista giunto a gennaio a Torino disputa infatti una partita molto solida, dando tutto ad ogni pallone toccato e dimostrando di poter arricchire di qualità la manovra Bianconera.
Sembra essere proprio lui, per altro, il maggior beneficiario di questo nuovo schema “ad albero di natale” proposto negli ultimi due match da Zaccheroni.

Schierato sulla trequarti al fianco di Diego ed alle spalle di un’unica punta il centrocampista romano sta infatti ingranando. Che possa guadagnarsi, da qui a fine stagione, la conferma in Bianconero?

E' Candreva il man of the match di giornata

TABELLINO
Juventus vs. Fulham
Marcatori: 8′ Legrottaglie, 24′ Zebina, 36′ Etuhu, 45’+3 Trezeguet
Juventus: Manninger; Zebina, Legrottaglie, Cannavaro, Grosso; Salihamidzic (1’s.t. Camoranesi), Poulsen (30′ s.t. Sissoko), Marchisio; Candreva, Diego; Trezeguet (17′ s.t. Iaquinta). A disposizione: Pinsoglio, Grygera, De Ceglie, Del Piero. All. Zaccheroni
Fulham: Schwarzer; Baird, Hangeland, Hughes, Konchesky; Duff, Davies ( 16′ s.t.Dempsey), Etuhu, Greening; Gera; Zamora. A disposizione: Zuberbuhler, Kelly, Nevland, Smalling, Marsh-Brown. All. Hodgson
Ammoniti: Legrottaglie (J), Greening (F)
Espulsi:
Arbitro: Meyer (Ger)

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Mentre Manchester United ed Arsenal provvedevano ad eliminare le ultime due italiane dalla Champions, portando quindi a completarsi il passaggio ai quarti di tutte e quattro le compagini inglesi Fulham e Blackburn giocavano per guadagnare tre punti da mettere in cascina in campionato, dove si trovano ora ad aver giocato anch’esse 28 partite (resta da recuperare solo il match da Manchester United e Portsmouth).

Davanti ai 22259 del Craven Cottage, quindi, il Fulham andava a caccia dell’ottava posizione, mentre il Blackburn cercava i punti che portassero la squadra fuori dalla zona calda della classifica.

Alla fine a spuntarla sono stati proprio gli ospiti: dopo l’iniziale vantaggio messo a segno a dopo minuti dall’inizio del match da Clint Dempsey, bravo a penetrare centralmente la difesa ospite per bucare poi Paul Robinson arriva il pareggio di Diouf, che al 69′ trova una deviazione vincente sottomisura.

A cinque minuti dalla fine, quindi, è Jason Roberts a siglare la rete della vittoria ospite, coprendo benissimo la palla in area per spedirla poi all’incrocio dei pali con un bel destro incrociato molto potente, che regala tre punti vitali ai suoi.

Grazie a questa vittoria, infatti, il Blackburn sale in quindicesima posizione a 30 punti, uscendo momentaneamente dalla zona retrocessione. Resta invece decimo a quota 34 il Fulham.

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Lo United recupera l’ultima partita persa in occasione del Mondiale per Club vinto lo scorso dicembre e battendo il Fulham in maniera netta si costruisce un vantaggio ancora esiguo ma che comincia ad essere significativo, ammontando a più di una vittoria di differenza sul Liverpool e a otto sulla strepitosa sorpresa Aston Villa.

I ragazzi di Ferguson si sono infatti imposti 3 a 0 sui Toffees grazie alle reti di Scholes, Berbatov e Rooney, che hanno finalizzato la gran mole di gioco dei Red Devils: la squadra di casa, infatti, ha schiacciato nettamente gli avversari tanto sul piano del possesso palla (62%) quanto sul piano dei tiri (19 per lo United, 6, di cui nessuno in porta, per il Fulham).

United che ora dovrà giocare nel tardo pomeriggio di sabato contro i Blackburn Rovers prima di concentrarsi sull’ottavo di Champions che vedrà la squadra di Ferguson dover affrontare l’Inter di Mourinho, in uno scontro epico che sa di finale anticipata.

Dal canto suo il Fulham, sconfitto, staziona in decima posizione a quota 30, con però ancora una partita da recuperare (contro il Blackburn) rispetto alle dirette avversarie.

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