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Posts Tagged ‘Allegri’

Tutti i diritti riservati all’autore. Nel caso si effettuino citazioni o si riporti il pezzo altrove si è pregati di riportare anche il link all’articolo originale.
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Metabolizzato l’addio di Antonio Conte, la Juventus deve guardare avanti e iniziare a costruire il proprio futuro facendosi forza delle idee di Massimiliano Allegri, nuovo tecnico bianconero.

Ecco la mia analisi tattica del possibile futuro della compagine torinese:

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La cronaca di questi giorni la sapete tutti. Dopo la sconfitta 4 a 3 di Sassuolo, decisa da una prestazione maiuscola del giovane Berardi, Allegri è stato esonerato e non siederà più sulla panca del Milan, dove ieri si è accomodato Tassotti in occasione della partita di Coppa Italia contro lo Spezia.Mauro Tassotti

Il tutto in attesa che in questi giorni a prendere possesso della guida della squadra sia un grande ex del Milan, in particolare ancelottiano: Clarence Seedorf.

La situazione in casa rossonera è comunque tutta in divenire. L’esonero è arrivato troppo tardi, Seedorf non ha allenato un giorno in vita sua (per quanto fosse il classico “allenatore in campo”, la situazione societaria non è ben definita, il mercato langue e una certa qual positività viene intravista solo in merito ai giovani, con la Primavera reduce dalla vittoria del derby e gli Allievi 98 che si sono imposti 7 a 0 nell’esordio all’Al Kass Tournament di ieri.

Per parlare di un po’ tutte le sfaccettature e gli aspetti che riguardano il Milan di oggi e di domani ho interpellato uno dei guru della rete – in special modo di Twitter – del tifo milanista, Daniele Mazzanti, meglio conosciuto come @Dan_Maze a.k.a. Mazinho.

Ne è uscita una chiacchierata che personalmente reputo molto interessante e vi invito a leggere…

Allegri: esonero scontato arrivato forse troppo tardi. In che momento, secondo te, sarebbe stato ideale allontanarlo?

L’esonero è arrivato sicuramente troppo tardi. Ma tardi nell’ordine di minimo cinque, sei mesi, non parlo di settimane. La netta sensazione che ho avuto è che Allegri questa estate sia stato confermato più per convenienza che per altro. Abbiamo vissuto una situazione dove la proprietà (e i tifosi) non digerivano più l’allenatore, che a sua volta era ben conscio di essere al capolinea. Una situazione solo deleteria. Allegri, se ne fosse andato in estate, avrebbe lasciato sull’onda dell’entusiasmo per il terzo posto, quasi da vincitore, lasciando anche un discreto ricordo nei tifosi, facendo uscire “sconfitta” solo la società, che avrebbe dovuto inventarsi qualcosa. Inventarsi perché il Milan naviga a vista, ed è sotto gli occhi di tutti.

Seedorf passa dal campo alla panca nel giro di una manciata di giorni. Subirà in qualche modo un contraccolpo? Sarà l’uomo giusto per il Milan?Clarence Seedorf

Premetto, se tu mi avessi chiesto anni fa quale dei giocatori del Milan potesse avere un brillante futuro come dirigente o allenatore, ti avrei risposto immediatamente e senza ombra di dubbio, Seedorf.
Però, c’è sempre un però, la tempistica è probabilmente la peggiore possibile. Questa è una situazione dove Seedorf ha praticamente tutto da perdere, non è la sua squadra, arriva in corsa, non ha tempo per lavorare. Però, ci sono sempre altri però, credo Seedorf sia una delle persone più intelligenti che abbiano mai indossato i pantaloncini ed inseguito un pallone su un campo da calcio..di conseguenza, è ben conscio del rischio, avrà fatto le sue valutazioni e, spero, avrà ottenuto le sue garanzie dall’alto. Quindi sì, è l’uomo giusto, forse nel momento sbagliato.

Il mercato invernale ha già visto la partenza di Matri. Cos’altro ti aspetti? La società investirà per provare a recuperare terreno?

Honda è un buon acquisto, sono uno di quelli convinti non sia solo mediatico, anzi. Rami anche lui, buon difensore, fisicamente impressionante, con la pecca di avere una soglia di attenzione bassa; avendo già Mexes che ha le stesse caratteristiche (con un piede più educato) l’acquisto di Rami mi sembra l’ennesimo avvenuto più per occasione e convenienza che per altro. Con Matri invece è stato sbagliato tutto: il suo acquisto, il suo utilizzo, la sua cessione avvenuta in modalità beneficenza ad una squadra che aveva giurato di non trattare più con il Milan (…).
Sul mercato mi aspetterei un centrocampista, uno che magari sappia giocare a pallone, uno, per esempio, come Jorginho. Ma non mi aspetto granché, per gennaio.

Guarda nella sfera di cristallo: in che posizione finirà il campionato il Milan?

Eh, domanda da un milione di dollari. Sparo un quinto posto. Questo perché le prime tre le vedo veramente irraggiungibili, e la Fiorentina, prima o poi, potrà contare anche su Mario Gomez. In realtà, paradossalmente, ci servirebbe un anno fuori dalle coppe per ricostruire con calma, come la prima Juventus di Conte.

Da giugno in poi qualcuno – tra cui io – si aspetta una bella rifondazione, anche societaria. Quali prospettive?

Prospettive? Può essere tutto o può essere niente. Ora come ora il Milan vive di autofinanziamento con picchi determinati dagli umori della presidenza. Così, non si va da nessuna parte. Bisogna reimpostare totalmente l’area gestionale-tecnica, bisogna approntare una rete di scouting di livello eccellente per la prima squadra (a livello giovanile è già ottima) e metterci a capo una persona capace, le cui valutazioni siano ascoltate e prese in considerazione per la fase delle trattative. Tutti ciò è quel che non è il Milan adesso. Galliani è uno dei più grandi dirigenti del calcio mondiale, uno che riesce a fiutare ovunque l’affare. Ma l’affare lo puoi cercare una tantum, non può essere la tua regola aurea. E il mercato non lo si può fare solo tramite procuratori, perché poi finisci a spendere in ingaggi i soldi che ti servono per acquistare quelli capaci.Galliani e Barbara Berlusconi
Riassumendo, mi piacerebbe una rivoluzione, sognando che Galliani accettasse di aver voce in capitolo nell’area amministrativa e gestionale, non in quella tecnica. Un po’ come Marotta-Paratici o Pradè-Macià. Ma non credo accetterebbe una sorta di declassamento.

Rifondazione solitamente significa pazienza. Quanti anni pensi ci vorranno per tornare a competere almeno in Italia?

Quello dipende da quanta moneta si possa e si potrà investire. Son convinto che la disponibilità finanziaria sia una sorta di acceleratore. Può portare a risultati in maniera più veloce, a patto di spendere bene. Se invece non ne hai, ed è il caso del Milan, a patto di aver pazienza e di spendere con criterio (evitando di pagare per esempio 11 milioni di euro una punta centrale, inutile, perché voluta da un allenatore in scadenza), hai bisogno di più tempo. Non so, almeno due o tre stagioni. Poi può succedere di tutto, ma credo quello sia il tempo minimo necessario.

Entrambi apprezziamo molto il calcio giovanile. Chi sono, per quelle che sono le tue conoscenze, i giovani migliori che giocano nelle giovanili o che sono quantomeno sotto il controllo del Milan?

Finalmente qualche nota positiva! Il Milan negli ultimi anni ha fatto un gran lavoro sul settore giovanile, e trovo che sia un punto fondamentale della futura rinascita. Per quel che mi riguarda, i pezzi più pregiati del settore giovanile si trovano tra i ’98 (non me ne voglia la Primavera che è messa in campo benissimo da Mr Inzaghi): oltre al già (troppo) famoso Mastour, mi piace tantissimo Locatelli, 98 in pianta stabile con gli Allievi Naz. del 97, che per me è il prospetto più credibile per arrivare un giorno in prima squadra. Poi, sempre tra i 98, spenderei i nomi di Llamas, di Modic Jr e di Cutrone: un signor Difensore con la maiuscola, un fantasista (un po’ poco concreto ancora) e una macchina da gol che viaggia a livelli realizzativi impressionanti..trova la porta da ovunque!

Tornando alla guida tecnica, qualcuno ipotizza uno staff folto ricco di vecchie glorie ad affiancare Clarence. Come valuti la cosa? Potrà essere un valore aggiunto o servirà a mascherare eventuali lacune di un mister senza alcuna esperienza?Jaap Stam

Trovo sia utile. Non tanto per mascherare alcune lacune di esperienza del mister (non accetterebbe mai neanche solo che si pensasse, avendo un Ego pari solo al suo Palmarès), quanto per insegnare a coloro che vestono questa maglia, cosa significhi indossarla, cosa sia stato il Milan e cosa, necessariamente, dovrà tornare a essere il Milan.

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La notizia che un po’ tutto il popolo Rossonero aspettava, alla fine, è arrivata: Allegri è stato ufficialmente esonerato dalla carica di allenatore dell’AC Milan.Massimiliano Allegri

Un esonero assolutamente tardivo, secondo l’opinione di chi scrive.

Massimiliano Allegri, che qualcosa di buono in carriera l’ha comunque combinata ed è innegabile, andava rimosso due stagioni or sono, al termine di quel campionato – il primo – vinto dalla Juventus di Conte.

Passino i tanti infortuni patiti dal suo Milan quell’anno, ma i Bianconeri si imposero con una rosa di valore molto inferiore a quella allenata da Allegri. Che, tra gli altri, poteva contare su due assoluti fenomeni come Thiago Silva e Ibrahimovic (non per nulla venduti a peso d’oro di lì a poco).

Eppure Allegri in società, in particolar modo in seno ad Adriano Galliani, ha goduto di una fiducia smisurata, che sinceramente fatico a comprendere.

Nemmeno il pessimo inizio di stagione dello scorso anno convinse la società ad un cambio di guida tecnica. Una scelta che a qualcuno apparì azzeccata alla luce del terzo posto finale raggiunto, anche però grazie a, diciamo, non poca fortuna.

Per quanto potesse essere difficile, a quel punto, rimuovere un allenatore che dopo un inizio negativo aveva compiuto un mezzo miracolo, Galliani e compagnia sbagliarono a confermare la fiducia in Allegri. Che puntualmente, quest’anno, si è dimostrato ancora una volta non all’altezza di gestire una situazione più grande di lui.

Così l’esonero, tardivo, non poteva che essere l’unica via da perseguire.

Intendiamoci: i problemi del Milan sono più profondi di quanto possa dire il semplice esonero di un mister. Ma un cambio di guida tecnica, anche solo per provare a dare la scossa ad un ambiente sempre più molle, era doveroso.

Del resto il Milan è a -30 dalla Juventus, -20 dai preliminari di Champions, -10 dalla zona Europa League e a solo +6 dalla zona retrocessione.

Concentriamoci però proprio sul futuro tecnico della squadra, partendo da un presupposto: da giugno in poi la squadra pare sia già stata promessa a Clarence Seedorf.

Stante tutto questo, quali le possibilità che si aprono ora?

  1. Squadra a Tassotti
    Con l’esonero di Allegri la squadra sarà momentaneamente affidata a lui. Non è da scartare l’ipotesi che, stavolta, possa fare il traghettatore in solitaria, onde evitare di bruciare possibili allenatori per il futuro.
  2. Squadra a Inzaghi
    Giusto ieri ho visto il derby Primavera, vinto ottimamente dai giovani Rossoneri.
    Due piccoli dubbi: la squadra è tutta farina del suo sacco? E poi, non si rischierebbe di bruciare un giovane allenatore che potrebbe comunque avere una fulgida carriera davanti a sé?
    Infine, ultima piccola considerazione: qualora Inzaghi facesse bene cosa si farebbe a fine stagione? Lo si rispedirebbe in Primavera?
  3. Squadra a Seedorf
    Forse l’opzione migliore.
    Se la panchina è stata già davvero promessa a lui avrebbe qualche mese per prendere contatto con l’ambiente e decidere quali rami potare in vista della prossima stagione.
    Anche qui, un dubbio: qualora la squadra continuasse ad andare male non si rischierebbe di partire la prossima stagione con già un po’ di sfiducia nei suoi confronti?
  4. Squadra a Trapattoni / altro traghettatore esterno
    Nel caso in cui la soluzione interna non fosse gradita e non si volesse rischiare di bruciare Seedorf si potrebbe cercare un traghettatore – a questo punto va da sé, di esperienza – al di fuori del Milan.Clarence Seedorf

Sarà molto interessante capire quale linea prevarrà. Il tutto in attesa di capire quale sarà il futuro societario del Milan.

Con Barbara destinata a prendere il “potere”, in vista un repulisti generale?

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Un anno fa arrivò lo Scudetto. La scorsa stagione il secondo posto, dietro ad una Juve stupefacente. Ma, sulla carta, inferiore. Quest’anno, dopo le cessioni di Thiago Silva ed Ibrahimovic in primis, ma anche le partenze dei Senatori (da Nesta a Inzaghi passando per Gattuso e Seedorf) l’ambiente Milan sembra essersi sfaldato.

A partire dallo spogliatoio, che ha perso i propri punti di riferimento, fino ad arrivare ai tifosi, freddi e lontani come non mai dalla squadra del loro cuore.

Ad aggravare una situazione già di per sé complicata, ci si è messo anche un inizio di stagione non all’altezza.

Certo, le assenze di Pato, Robinho e Montolivo, tre dei giocatori qualitativamente più validi della squadra, incide. Ma non può giustificare da solo questo tremendo inizio.

Pareggiare con l’Anderlecht, squadra ancor più “scarsa” rispetto ai Rossoneri, è l’apice e la miglior fotografia di questo momento milanista: poche idee e ben confuse, incapacità di produrre gioco.

E non è un gioco al massacro che vede come vittima sacrificale Allegri in quanto il sottoscritto è un critico della prima ora dell’ex mister del Cagliari.

Che, da quando è a Milano, non ha mai saputo dare un Gioco degno di questo nome alla sua squadra.

E le magagne degli ultimi due anni, che venivano ben coperte da Ibrahimovic (capace di segnare 25 goal a campionato, facendone segnare altrettanti alla coppia Boateng-Nocerino, esaltati dalla sua presenza), ora stanno uscendo tutte.

Quindi c’è un duplice problema che si interseca relativamente alla guida tecnica Rossonera: da una parte c’è l’incapacità – ormai comprovata – del tecnico attuale di dare un Gioco al Milan, dall’altra un ambiente (tutto) che ha bisogno di una scossa.

Cambiare allenatore sembra quasi essere un evento ormai irrinunciabile, insomma.

Ma quali le prospettive?

Fondamentalmente due. E non si tratta di due nomi, quanto di due “filosofie”.

Iniziamo dalla prima: andare a trovare un tecnico esperto, con statura internazionale, cui affidare la conclusione di questa annata quasi sicuramente travagliata per poi impostare, iniziando subito, un progetto che possa riportare il Milan ai livelli che gli competono, almeno in Italia. Perché ridimensionare è anche legittimo, soprattutto in un momento congiunturale così complicato. Farlo senza un minimo progetto, però, no.

In questo senso l’opzione buona potrebbe essere una vecchia conoscenza della Milano calcistica, Rafa Benitez.

Che il Milan conosce bene in quanto ci duellò spesso in Champions nell’era ancelottiana, che è tecnico esperto e capace e che avrebbe sicuramente quella voglia di rivincita che potrebbe rappresentare un quid importante dopo il fallimento interista.

La seconda è invece quella in questo momento più probabile e vedrebbe l’approdo alla guida della prima squadra di una vecchia gloria Rossonera. Opzione, questa, sempre molto apprezzata dalla dirigenza.

Mossa che potrebbe rivelarsi più che interessante in un momento in cui, come detto, l’ambiente è ormai fuori controllo.

Pensiamo ad un Inzaghi in panchina: i tifosi si riavvicinerebbero alla squadra (basti vedere in quanti sono accorsi a guardare il suo esordio con gli Allievi), la squadra ritroverebbe un minimo di serenità e la presenza di una leggenda come lui, per altro “fresca” di trofei, sarebbe un parafulmine incredibile per tutto il gruppo. Perché prima di criticare SuperPippo i tifosi non potrebbero che pensarci su a lungo.

Certo, quest’ultima potrebbe sembrare più un’opzione a “corto raggio”, dato che Inzaghi (ma anche un Costacurta di turno) non ha certo l’esperienza giusta per poter aprire un ciclo, a maggior ragione in una situazione complicata come questa. Ma certo, non si sa mai…

Quest’ultima opzione ha però un – possibile – risvolto non da poco. Una “seconda faccia” della medaglia che non va assolutamente ignorata.

Proprio il duplice fattore “situazione complicata + inesperienza” potrebbe portare l’Inzaghi di turno a fallire miseramente nel proprio tentativo di recupero della complicata situazione attuale.

Fallimento che, in apertura di carriera, potrebbe suonare anche come “bruciatura”…

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Radiomercato parla di una possibilità interessante per il centrocampo del Milan. Che orfano dei senatori (Ambrosini escluso) deve rifondarsi quasi da zero.

In questo senso non è certo un brutto colpo quello che ha visto l’arrivo di Riccardo Montolivo da Firenze. Che, contornato dagli acquisti di Traorè e Constant dà un po’ di sostanza ad un reparto che solo un mese fa aveva un problema non da poco anche solo a livello numerico.

Questi acquisti, però, non rendono certo quello milanista un centrocampo di grande livello. E se ormai non si può sperare che le nostre squadre competano con le superpotenze (economiche) europee va detto che nemmeno a livello italiano si può dire sia un reparto competitivo.

Proprio per questo l’eventuale inserimento di Nuri Sahin, regista turco che dopo aver fatto faville nel Borussia Dortmund è passato – con poca fortuna – al Real Madrid, darebbe un plus importante a livello di qualità. Che se non colmerebbe la differenza che c’è oggi tra il centrocampo milanista e quello di altre squadre (come il Barcellona parlando di Europa, o la Juventus parlando di Italia) sarebbe comunque un buon primo passo in questo senso.

Nuri Sahin regista turco, dicevo.

Discrepanza notevole, non trovate?

O solo io penso che non abbia avuto senso cedere Pirlo adducendo motivazioni tattiche (non per nulla il fenomeno bresciano è stato poi rimpiazzato da Van Bommel, giocatore con ben altre caratteristiche) per poi comprare un giocatore che, pur con differenze tecniche evidenti, ha un tipo di gioco molto simile ad Andrea?

Insomma, cedere un regista dicendo che non si vuole usare un giocatore con quelle caratteristiche. Per poi, poco dopo, acquistarne uno molto simile.

Questo sarebbe sbugiardare in pieno Massimiliano Allegri. Sbugiardarsi, visto dalla sua prospettiva.

Non so, personalmente credo che se alla base della cessione di Pirlo c’era già sicuramente una volontà, esplosa poi in pieno quest’anno, di ridurre il tetto ingaggi è altrettanto vero che si percepiva come Allegri non gradisse Andrea centromediano metodista, preferendolo mezz’ala.

In questo senso mi pare chiaro come o Allegri abbia cambiato totalmente idea, e dovrà essere pronto ad ammettere l’errore compiuto con la cessione di Pirlo, oppure il Milan è semplicemente in balia degli eventi e sarà pronto a comprare un qualsiasi giocatore di qualità possa arrivare a cifre abbordabili.

Segno, in quest’ultimo caso, della netta involuzione del nostro calcio.

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Partiamo da un dato assodato: Pato è giocatore tra i più talentuosi al mondo della sua generazione.

Se a questo ci uniamo il fatto che si tratta di un ragazzo di soli 22 anni ecco che non dovrebbero nascere dubbi di sorta: su Pato non si può che puntare ad occhi più che chiusi, bendati.

Però… c’è sempre un però. O, per citare una famosa pubblicità, “c’è sempre qualcosa dietro”.

E i problemi che rendono sempre più complicato il rapporto tra Pato e il Milan sembra si stiano accumulando. O comunque crescono d’intensità.

Perché poi il talento non è l’unico fattore in ballo, quando si valuta il futuro di un giocatore.

E allora se da un punto di vista tecnico il giocatore non si discute è altrettanto vero che i problemi ad esso correlati possono – o potranno in un prossimo futuro – sancire la fine del rapporto tra il Papero ed il Milan.

Da dove cominciare?

Uno dei problemi principali, dal mio punto di vista, emerge proprio dal campo.

Può sembrare un bel controsenso, dato che come abbiamo detto si tratta di uno dei giovani più talentuosi al mondo, ma Pato non sembra essere inserito a dovere nel contesto Milan.

Qui mi si potrebbe rispondere che a vedere la media realizzativa del ragazzo non sembrerebbe.

51 reti in 112 partite di Serie A, che diventano 60 in 139 cap se si considerano le coppe.

Un bottino di tutto rispetto, frutto proprio di quelle doti tecnico-atletiche sopra la norma.

Ma i numeri nel calcio non spiegano tutto. E chi guarda giocare il Milan non può che notare come il Papero risulti quasi fuori contesto.

In primis il rapporto con Ibrahimovic non è dei migliori.

Problema non da poco, dato che lo svedese è elemento “pesante” dentro al campo quanto allo spogliatoio.

E poi… e poi al di là della possibile incompatibilità caratteriale con alcuni compagni emerge chiaro come la squadra benefici della presenza di un giocatore mobile come Robinho o portato al dialogo come Cassano (prima dell’infortunio, s’intende) piuttosto che di un “solista” come Pato.

Perché parliamoci chiaro, Robinho lavora tantissimo per la squadra, facendo un movimento tale da integrarsi perfettamente con lo strapotere fisico-tecnico di Ibrahimovic e gli inserimenti di Boateng.
Il Pibe di Bari, invece, aveva dimostrato i sapersi calare alla grande nelle vesti della seconda punta da rifinitura, ruolo che dimostra di prediligere da sempre.

Le sue grandissime doti lo rendono quindi sempre e comunque giocatore pericoloso. Ma nel complesso i suoi acuti sembrano stonare, se contestualizzati nel coro milanista diretto da Massimiliano Allegri.

Che da grande direttore d’orchestra qual è pare sia il primo a voler spingere il Papero lontano da Milano.
Almeno, così vuole Radiomercato.

Il tecnico in realtà proprio oggi ha dichiarato che tra Pato ed Ibrahimovic non ci sarebbero problemi (cosa questa poco credibile per chiunque li veda giocare assieme), e che l’intesa tra i due crescerà col tempo.

Intanto però, come detto, sarebbe stato proprio lui a spingere per la cessione del brasiliano al PSG, saltata solo all’ultimo momento…

In ultimo, poi, i problemi relativi a Pato starebbero anche nella sua relazione con Barbara, la figlia del Presidente Berlusconi.

La cosa, almeno secondo i soliti sedicenti beninformati,  creerebbe malumori all’interno dello spogliatoio.

I due piatti della bilancia, insomma, sembrano parecchio sproporzionati.

Proprio questo amore con Barbara Berlusconi, però, sembra anche essere la cosa che, più tra tutte, lega il Papero al Milan.

Il suo futuro, quindi, potrebbe essere ancora tinto di Rossonero. Anche se per il suo bene – del Pato calciatore – sarebbe probabilmente meglio cambiare aria…

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