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Posts Tagged ‘Analisi tattica’

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Metabolizzato l’addio di Antonio Conte, la Juventus deve guardare avanti e iniziare a costruire il proprio futuro facendosi forza delle idee di Massimiliano Allegri, nuovo tecnico bianconero.

Ecco la mia analisi tattica del possibile futuro della compagine torinese:

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Qualche giorno fa un follower su Twitterblog mi ha chiesto quale fosse la squadra che mi aveva colpito di più tra quelle partecipanti ai Mondiali in corso di svolgimento in Brasile.

La risposta era per me scontata: il Cile di Sampaoli, che tanto in difficoltà ha messo il Brasile padrone di casa.

Evoluzione de La Roja che fu del maestro Bielsa, il Cile attuale ha mostrato una applicazione ed una capacità di adeguamento a varie situazioni davvero di altissimo livello tanto che, a mio avviso, avrebbe meritato il passaggio del turno contro i Verdeoro.

Questi i punti focali di quanto mostrato dalla nazionale andina:

  • Pressing alto

  • Attacchi verticali
  • Ritmo molto elevato
  • Attaccanti che non danno punti di riferimento
  • Vidal poteva essere falso nueve
  • Medel perno della difesa a tre
  • Esterni a tutto campo, da terzini ad ali
  • Con Australia 4-4-2 a diamante, spazio per i cross dalle fasce, goal così
  • Secondo tempo Australia 4-3-3 per contenere le fasce e sovrapposizioni terzini
  • Con Spagna vinti tutti i duelli personali
  • Stile di gioco rugbystico con movimento della palla in orizzontale per trovare varchi
  • Con Brasile tante palle lunghe. Duello Silva-Neymar soprattutto nel primo tempo
  • Con Pinilla per Vidal Cile si spacca e lascia gioco a Brasile

Una squadra, quella cilena, che ha messo in mostra un calcio interessantissimo. Linea di difesa con tre giocatori di bassa statura, ma tutti molto combattivi, esterni a tutto campo, interni indomabili, Vidal che potenzialmente poteva essere l’uomo in più (peccato per la sua condizione, certo non ottimale) ed attaccanti larghi ma capaci di tagli repentini a bucare la difesa.

Davvero una squadra piacevolissima da vedere. Che consiglio ad ogni buon mister di studiare. Nel calcio globalizzato di oggi le innovazioni e gli spunti positivi possono venire da qualsiasi parte del mondo. E’ ormai finita l’epoca d’oro in cui erano gli altri a dover guardare in casa nostra…

 

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La vittoria con l’Inghilterra aveva ingannato qualcuno. L’Italia torna sulla terra contro Costa Rica. Anzi, sotto terra. Un goal di Bryan Ruiz condanna infatti gli Azzurri ad una sconfitta inusitata.

Troppo differente la condizione atletica delle due squadre, così i centramericani hanno buon gioco, sfruttano gli errori della nostra nazionale e fanno bottino pieno, qualificandosi con un turno d’anticipo agli ottavi di finale.

Nel video verranno analizzati tatticamente i due errori principali, nonché decisivi, del match: quello compiuto da Balotelli in uno vs uno con Navas, e poi quello che ha portato al goal partita degli avversari.

Ora sarà interessante capire se e cosa cambierà Prandelli in vista del match contro l’Uruguay, che gli Azzurri non possono permettersi di perdere.

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Ieri sera si è giocato uno dei tanti derby di Londra, quello che ha messo contro il lanciatissimo Chelsea di Josè Mourinho al Tottenham, sempre poco a suo agio quest’anno quando si è trattato di affrontare una delle “big four” di questo campionato.

Spurs che in realtà non demeritano, almeno fino alla rete dell’uno a zero. La squadra allenata da Tim Sherwood, infatti, riesce a contenere bene gli avversari (a parte un paio di notevoli sbandate iniziali), provando anche a pungere quando si crea l’occasione (come al quattordicesimo, quando un diagonale di Bentaleb si spegne di poco a lato).

A fare la differenza è quindi la tenuta mentale della squadra. Che commette una serie di errori individuali assolutamente incredibili, se rapportati al livello di cui stiamo parlando.
Roba che, non me ne vogliano i tifosi del Tottenham, si stenta a vedere nei nostri oratori.

Ma vediamoli più nel dettaglio, questi errori…

L’1 a 0 arriva poco prima dell’ora di gioco. Su – e già questo dice molto – una ripartenza Spurs.

Il primo errore lo commette Kaboul. Il centrale francese, infatti, si mette ad allacciarsi le scarpe con il pallone che è sì tra i piedi di un proprio compagno, ma ancora nella trequarti del Tottenham.

A questo punto l’avanzamento della sfera subisce però un arresto. Il portatore, che credo fosse Walker, fa una cosa che solitamente non andrebbe mai fatta. Ovvero sia taglia il campo in orizzontale con un passaggio che metta in movimento Verthongen. In questo caso, però, il passaggio ci potrebbe anche stare, visto il molto spazio lasciato dai Blues al difensore belga.

Qui però già un secondo errore, dopo quello di Kaboul: il passaggio non è precisissimo. Non viene infatti fatto sulla corsa del compagno, che è così costretto ad arrestare la propria avanzata per rinculare di alcuni metri.

Il che, ovviamente, permette agli avversari di rientrare in pressing su Vertonghen. Che, così, si gira su sé stesso, provando a liberarsi in dribbling. Compiendo però un terzo, per quanto sfortunato, errore: i tacchetti non trovano grip col terreno, ed il giocatore cade.

Qui, il quarto errore. Anziché provare a tenere palla, magari cercando un fallo (o, in alternativa, facendolo, sull’avversario), Vertonghen lascia partire un passaggio improbabile verso la propria area di rigore. Completamente a caso, senza che nessun compagno sia posizionato in maniera adeguata.

Qui ci si ricollega all’errore di Kaboul. Che, appena rialzatosi dopo essersi allacciato le scarpe, è completamente fuori posizione, con Eto’o che ha buon gioco a tagliare alle sue spalle.

L’uscita – per altro poco decisa – del portiere ed il tentativo di disperato recupero di Noughton non possono nulla. La punta camerunense, che poi inscenerà una simpaticissima esultanza post goal, ha gioco facile, e porta in vantaggio i suoi.

Il due a zero arriva solo quattro minuti dopo. Ed anche questo nasce da un errore di Kaboul, espulso nell’occasione.

L’avanzata di Hazard sulla sinistra è inarrestabile, ma non giustifica il fatto che lui, ancora una volta, si faccia tagliare fuori da Eto’o.
Così, in ritardo, prova a disturbare l’avversario, intervenendo da dietro.

L’ex interista finisce a terra. L’occasione da goal è più che chiara. Rigore ed espulsione una conseguenza praticamente diretta.

Il 3 a 0 arriva invece a fine match, più precisamente all’ottantottesimo minuto.

Ancora, frutto di un errore-sfortunato di un giocatore Spurs.

Difesa in affanno – anche per via dell’uomo in meno – che si fa bucare sulla sinistra. Il cross basso in mezzo sarebbe piuttosto innocuo. Ma Sandro, passato a giocare centrale dopo l’espulsione di Kaboul, sbaglia un pochino il tempo dell’intervento. E, per recuperare, finisce con lo sbilanciarsi e scivolare.

Così facendo regala palla a Demba Ba. Per cui segnare è un gioco da ragazzi.

Un solo minuto ed arriva un altro erroraccio clamoroso.

Walker si vede spiovere addosso una palla, oltre la propria trequarti.
Anziché provare a controllare o cercare un appoggio comodo cerca un passaggio lungo, di testa, verso il proprio portiere.

Il tutto, però, senza accorgersi che da quelle parti sta ancora stazionando lo stesso Ba.

L’epilogo è scontato. Demba Ba si mette in movimento ed anticipa piuttosto facilmente Lloris.

Da lì in poi trovare il goal del 4 a 0, a porta vuota, è un gioco da ragazzi.

Senza voler togliere nulla al Chelsea, squadra compatta e sempre in partita mentalmente, fa davvero specie vedere una messe di errori così importante. Che, di fatto, decidono in maniera pesantissima una partita infinitamente più equilibrata di quanto non direbbe il risultato.

Se una squadra doveva vincere, intendiamoci, era sicuramente quella allenata da Mourinho.

4 a 0, però, è forse giusto un tantino largo, come risultato.

Per chi si fosse perso il match, comunque, trova gli highlights qui.

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Premessa doverosa: ieri sera avevo un impegno e non ho guardato Roma – Juventus.

Ciò detto, stamattina mi sono andato a guardare un paio di azioni: quelle dei due goal.

Posto che come ben sa chi mi segue da tempo fare moviola non mi interessa, mi concentrerò sulla rete – decisiva – subita dalla Juventus. In particolare sui due errori di Bonucci.

Partiamo da un presupposto: citare la palla persa che da il la all’azione è secondo me poco sensato. Sono cose che accadono diverse volte a partita, sia per errori tecnici dei singoli che per bravura degli avversari.
Non è quindi pensabile addurre la palla persa a difesa degli errori che vengono compiuti da lì in avanti. Semplicemente perché un errore non può giustificarne un altro.

Scendiamo quindi nello specifico e analizziamo le cose un passo alla volta.

Quando il pallone sta spiovendo verso il centro del campo la situazione è semplice: la difesa sta scappando verso la propria area di rigore, come in una classica azione a palla scoperta.
Certo, in questo caso il possesso non è ancora di nessun giocatore della Roma, ma Bonucci non può non vedere che a pochi passi da lui c’è Miralem Pjanic.
Così il centrale juventino si muove in controtempo coi propri compagni di reparto, che scappando non vanno a coprire l’uscita in pressione da parte dell’ex difensore del Bari.

Detto-fatto Pjanic sprinta, accorcia sul pallone e riesce ad anticipare l’avversario. Che oltre a sbagliare il movimento (secondo chi scrive, va da sé che ognuno poi avrà la propria opinione) entra poi senza nerbo, molle, facendosi appunto anticipare troppo facilmente dal centrocampista bosniaco della Roma.

L’uscita a vuoto di Bonucci spiana quindi la strada al contropiede romanista. Un contropiede che sarebbe potuto partire lo stesso, ma che con il temporeggiamento in blocco della linea difensiva sarebbe potuto essere contenuto più facilmente dalla stessa.

A questo punto difesa e centrocampo sono costretti a rinculare, partendo però da una posizione svantaggiata, trovandosi ad inseguire gli avversari.
Giunti al limite dell’area di rigore la situazione è chiara: Gervinho sta tagliando verso l’area di rigore, mentre Strootman si sta sovrapponendo da sinistra, dettando il passaggio a Pjanic.

Strootman insegue quindi la palla, riuscendo a raggiungerla e crossarla prima che finisca oltre il fondo.
Nell’immagine che segue si può però cogliere il momento in cui Gervinho inizia il proprio contromovimento: dopo aver puntato il centro dell’area di rigore decide di tagliare verso il primo palo, provando ad anticipare Bonucci.

La cosa riesce: Bonucci recupera la posizione corretta, ma lì si pianta. Gervinho fa quindi una sorta di “taglia fuori”, converge sul primo palo e passa davanti al difensore Bianconero. Che, appunto, piantatosi sulle gambe non reagisce.

Così facendo riesce effettivamente ad anticipare Bonucci. Il contromovimento è perfetto, Gervinho si trova sul primo palo, all’interno dell’area piccola, e tra due difensori.

Senza che nessuno dei due, però, possa fare nulla per anticiparlo.

A questo punto qualcuno potrebbe prendersela anche con Storari, con il pallone che gli passa giusto sotto il braccio.

La realtà dei fatti però è che Storari può poco-nulla in questa situazione. E che esattamente come detto all’inizio del pezzo, se delle piccole colpe si possono trovare anche tra i compagni di squadra, nulla di tutto ciò può sminuire le responsabilità dello stesso Bonucci. Che pecca in pieno ben due volte nella stessa azione, spianando la strada al goal romanista che vale l’eliminazione dalla Coppa Italia per la Juventus.

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La storia è nota: Conte sbarcò a Torino con l’etichetta di vate del 4-2-4. Dopo alcuni tentativi falliti, decise di schierare la propria squadra con l’attuale 3-5-2, modulo che è valso due Scudetti (e che ha portato la Juventus in vetta alla classifica anche quest’anno).

Le cronache di mercato, però, sottolineano con insistenza con Marotta & Co. sarebbero interessati all’acquisto di Menez dal PSG.
Contratto in scadenza a giugno, potrebbe liberarsi facilmente già a gennaio, per andare a rinforzare la rosa – già comunque molto competitiva in ambito nazionale – della Vecchia Signora.

L’eventuale acquisto dell’ex romanista, però, non può non aprire alcune riflessioni di carattere tattico.

Come detto, del resto, la Juventus di Conte si schiera ormai abitualmente con un modulo molto preciso. Che vede la presenza di tre centrali di ruolo, uno dei quali con licenza di offendere quando se ne presenta l’opportunità (Chiellini), uno che fa da regista arretrato aggiunto (Bonucci) ed un terzo più prettamente marcatore (Barzagli).

Sulle fasce, poi, agiscono Lichtsteiner ed Asamoah come fluidificanti, con Pirlo regista basso e la coppia d’oro Vidal-Pogba mezz’ali.

Infine, davanti, stanno trovando una sempre miglior intesa Tevez e Llorente, ormai praticamente inamovibili.

Dove potrebbe andare a schierarsi, in questo contesto tattico, Menez?

Forse giusto come seconda punta, giocando un po’ alla Vucinic. Ma sarebbe comunque una forzatura e significherebbe acquistare un giocatore per andare a snaturarne le caratteristiche.

Menez, valore – discutibile – a parte, non ha bisogno di presentazioni. I suoi trascorsi romani li ricordiamo un po’ tutti. E’ un ragazzo che predilige giocare tra le linee, in particolar modo partendo in posizione defilata. Il tutto per sfruttare rapidità, inventiva e dribbling.

Stante queste considerazioni viene naturale pensare che Antonio Conte potrebbe avere in mente un possibile cambio di modulo.

Del resto la critica che viene mossa più spesso alla sua squadra è semplice: in Europa praticamente nessuno (se escludiamo alcune squadre italiane ed il Liverpool) gioca con la difesa a tre. Che proprio al di là delle Alpi diventerebbe il limite principale dei Bianconeri.

Sarà mica che ragionando su queste critiche Conte stia iniziando a lavorare per passare al 4-3-3?

Così fosse, però, come verrebbe modificato l’11 di base?

Innanzitutto il passaggio alla difesa a 4 imporrebbe la sostituzione – o l’adattamento – di uno dei due centrali. In questo senso la Juve dispone di Giorgio Chiellini, che potrebbe facilmente tornare a fare il terzino sinistro, suo ruolo “d’origine”.

I due centrali resterebbero quindi Barzagli e Bonucci, mentre sulla destra dovrebbe scalare Lichtsteiner, perfettamente a suo agio nel ruolo di terzino destro.

Il centrocampo resterebbe praticamente invariato, mentre davanti Tevez dovrebbe defilarsi, per lasciare il centro dell’attacco a Llorente permettendo così di inserire Menez come alterego di Carlitos.

Sulla carta, insomma, dei cambiamenti minimi, che potrebbero essere ben metabolizzati dalla squadra.

Sorge però un dubbio (più che legittimo, penso): vale la pena modificare in maniera così profonda il modulo di gioco andando ad adattare o riadattare alcuni giocatori in ruoli più o meno differenti rispetto a quello attuale per far posto in squadra ad un giocatore come Menez?

Dovessi dare una risposta di getto risponderei sicuramente di no.

Perché il 26enne cresciuto nelle giovanili dei Lionceaux è sempre stato un giocatore terribilmente altalenante (ed in questo l’ho sempre visto molto simile a Vucinic). Capace sì di alternare giocate da fuoriclasse assoluto a prestazioni però molto povere di incisività.

Del resto se la materia di base è di primissima fattura, gli ingredienti non devono evidentemente essere stati amalgamati bene – volendo fare un paragone culinario – e ciò che ne risulta è un giocatore incostante, a tratti scostante, con le capacità di tirare fuori dal cilindro la giocata decisiva ma anche di regalare un uomo agli avversari.

Non solo.

Ammesso e non concesso che il suo valore assoluto possa essere superiore a quello di Asamoah (per logica dovrebbe essere lui, qualora si operasse questo eventuale cambiamento tattico, il giocatore sacrificato) e che Chiellini e Lichtsteiner possano rendere al massimo come terzini (sul secondo pochi dubbi, sul primo molti di più… forse a quel punto bisognerebbe operare sul mercato anche in questo senso) siamo proprio sicuri sarebbe cosa buona e giusta allontanare Tevez (attualmente il miglior realizzatore della squadra al pari con Vidal) dalla porta avversaria, andando quindi a limitarne l’incisività sottoporta?

Discorso che vale anche qualora si decida di togliere Llorente per tenere Tevez punta centrale – atipica – e schierare Menez-Vucinic larghi.
Due giocatori così poco costanti valgono il sacrificio di una punta utile e discretamente incisiva come Llorente?

Dubbi che solo il tempo potrà dissipare.

Di certo se un cambiamento tattico deve essere fatto va ragionato a fondo, anche e soprattutto in quelle che sarebbero le sue conseguenze tecniche.

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E’ palese: la Roma necessita di alcuni innesti sul mercato.

Per l’attacco, come dicevamo pochi giorni fa, Sabatini pare sempre più vicino a Nilmar, che andrebbe a fare la punta esterna atipica nel tridente che Luis Enrique sta costruendo per questa nuova stagione.

L’attacco, però, non è l’unico reparto da ritoccare.

Pensando al centrocampo, infatti, ci troviamo di fronte ad una situazione non propriamente rosea. Scorrendo la rosa, ecco i nomi che l’allenatore spagnolo potrebbe attualmente schierare in mediana: De Rossi, Perrotta, Pizarro, Taddei, Simplicio, Bertolacci, Greco e Brighi. Posto che ne giocherebbero solo tre per volta, in realtà, a livello numerico la squadra sarebbe copertissima.

Il problema nasce quindi più che altro dalla qualità dei giocatori a disposizione.

Perché se De Rossi, sulla carta, è uno dei migliori al mondo nel suo ruolo e Pizarro uno dei registi più apprezzati nel nostro campionato è altrettanto vero che Perrotta è un onesto mestierante, Taddei più che altro un esterno, Simplicio non sembra garantire grande affidabilità, Greco non ha ancora dimostrato di meritare la Roma, Bertolacci un giovane di belle speranze e Brighi nulla più di un rincalzo.

Ecco perché da tempo i giornali vociferano di un possibile nuovo acquisto da parte della società Giallorossa.

Da tempo, ad esempio, si parla di un interesse per Fernando del Porto.

E proprio dal porto, è voce di oggi, potrebbe sbarcare nella Capitale Fredy Guarin, mezz’ala colombiana dalle potenzialità interessantissime.

A confermare l’ipotesi di un suo possibile sbarco a Roma è Marcelo Ferreyra, procuratore del centrocampista sudamericano.

Ma potrebbe essere Guarin l’uomo giusto per questa squadra?

Effettivamente… sì, potrebbe.

Partiamo da un assunto, però. Ad oggi il venticinquenne nativo di Medellin ha giocato esclusivamente in campionati di “seconda fascia”, per così dire. Quindi si tratterebbe comunque, in un certo qual modo, di una scommessa. Un suo impatto negativo con un campionato come quello italiano, difatti, ne pregiudicherebbe l’ambientamento e, quindi, la possibilità di imporsi, risultando l’uomo giusto al posto giusto.

Fatta questa doverosa premessa parliamo dell’utilità che potrebbe avere Guarin in questa squadra.

Stante l’assoluta titolarità di Daniele De Rossi, che è ben difficile possa essere lasciato in panchina se non in rarissime occasioni, probabilmente nessun altro può dirsi sicuro di un posto nell’undici titolare.

Una buona soluzione potrebbe essere quella di schierare De Rossi al fianco di Pizarro e Perrotta. Tutti giocatori già presenti nella Roma di Spalletti, che ben si conoscono e che hanno ancora qualcosa da dire, sulla carta.

Centrocampo discreto, ma che avrebbe comunque bisogno di qualcosa di nuovo. In special modo ricordando che la panchina non sarebbe di qualità.

Ecco allora che una buona soluzione sarebbe proprio quella di ingaggiare Guarin.

Mezz’ala destra tuttofare in un centrocampo con Pizarro a dettare i ritmi e De Rossi a dare ulteriore nerbo a centrocampo.

Perché Guarin potrebbe essere una scommessa da fare?

Perché se si riuscisse ad acquistarlo ad un prezzo decente (la clausola rescissoria dovrebbe essere di una trentina di milioni, si dovrebbe provare a prendere a meno di venti) potrebbe far fare un buon salto di qualità a questa squadra.

Chi ha seguito un po’ il Porto lo scorso anno (o chi seguiva il giocatore già dai tempi di St. Etienne) lo sa. Fredy sa fare un po’ di tutto.

Corre, rientra, sa gestire il pallone una volta che lo ha tra i piedi, contribuisce a fare gioco, si inserisce discretamente, ha un bel calcio da fuori.

Non gioca nell’elite del calcio europeo, ma un posto qui lo merita.

E’ completo e potrebbe completare bene la mediana romanista.

Che probabilmente avrebbe bisogno di un altro ritocchino per arrivare a livelli importanti. Ma le cose si possono fare anche con calma.

Del resto De Rossi altri quattro o cinque anni ad alto livello li ha davanti, e Guarin di anni ne ha solo 25. Altro motivo valido per puntarci.

Insomma, il centrodestra del centrocampo Giallorosso difficilmente potrebbe finire in mani migliori.

Colpo che varrebbe la pena fare.

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Se ne parla un po’ ovunque. In rete, come sui giornali ed in tv.

La Roma sarebbe vicina a trovare l’accordo per il trasferimento di Nilmar dal Villareal.

Ma può essere la punta brasiliana che nell’ultima stagione tanto bene ha duettato col nostro Pepito Rossi il tassello ideale per completare il reparto avanzato Giallorosso?

Intendiamoci fin da subito: il valore assoluto di Nilmar non si discute. Non siamo in presenza di un Fenomeno, certo, ma l’ex Internacional di Porto Alegre resta giocatore di livello.

Rapido, tecnicamente dotato, discreto fiuto del goal.

Costruire una squadra di calcio, però, non è come fare la raccolta delle figurine. O giocare ai videogame.

In campo vanno infatti mantenuti degli equilibri senza dei quali vincere rasenta l’impossibile. E per farlo si deve andare alla ricerca della costruzione di un 11 in cui ogni giocatore occupi la posizione migliore rispetto alle caratteristiche.

In cui ogni interprete, insomma, possa venire esaltato proprio dalla posizione in campo che si trova a ricoprire.

In questo senso quanto accade al ragazzo in Spagna è sicuramente interessante. La coppia d’attacco che forma con Rossi, infatti, difetta sicuramente di fisicità e forza fisica, ma puntando tutto su tecnica, dribbling e rapidità risulta comunque pericolosa ed a tratti letale.

Nel complesso, comunque, essere affiancato da una seconda punta tecnicamente dotata ma anche prolifica sembra essere probabilmente la soluzione migliore per lui.

Luis Enrique, però, ha importato a Roma un sistema di gioco differente, tutto improntato su quel 4-3-3 che ha reso così grande il Barcellona di Guardiola.

Ed in un modulo del genere come può ambientarsi il ragazzo nativo di Bandeirantes?

Tornando da Londra giusto lunedì leggevo la Gazzetta dello Sport, dove si parlava proprio dei possibili futuri acquisti della Roma. Con tanto di eventuale collocazione tattica.

Tra questi c’era proprio anche il nostro Nilmar, che veniva schierato come punta centrale del tridente offensivo romanista.

Ed in effetti, trattandosi in buona sostanza di un giocatore con caratteristiche da prima punta (anche se piuttosto atipica rispetto all’immaginario collettivo) è proprio quello il ruolo migliore per lui.

Qui, però, sorgono diversi dubbi, che vado a schematizzare.

  • Innanzitutto il principale: l’abbondanza nel ruolo. Perché anche considerando Bojan una punta esterna (che è quello che in effetti pare si troverà a fare l’ex fenomeno delle giovanili Blaugrana) resterebbe Borriello (che a quel punto partirà sicuramente) e, soprattutto, Totti. Che nel 4-3-3 di Luis Enrique, vista la sua ormai ridotta mobilità, pare non possa ricoprire altro ruolo se non quello di prima punta.
    Nilmar, quindi, verrebbe a farne la riserva? O, ancora, il suo arrivo significherebbe la panchinazione di quello che è il simbolo di questa squadra (nonché uno dei giocatori più forti che abbiano mai vestito questa maglia)?
    Problema non da poco…
  • In secondo luogo mi ricollego al discorso che facevo in apertura. Un allenatore deve mettere gli uomini giusti al posto giusto. Ed in questo senso Luis Enrique (come Antonio Conte e tanti altri) non sembra molto flessibile. Difficile quindi pensare possa decidere di abbandonare il suo 4-3-3 semplicemente per mettere Nilmar nelle condizioni migliori (senza nel contempo lasciare Totti in panchina). A quel punto far coesistere il nuovo arrivo ed il Capitano significherebbe dirottare la punta brasiliana sull’esterno, con un attacco che andrebbe così a comporsi: Bojan-Totti-Nilmar. Niente male, di per sè. Ma resterebbe un grosso punto di domanda relativo alle prestazioni che potrebbero essere fornite dall’attaccante ex Lione ed Internacional.
  • In definitiva, quindi, non avrebbe più senso acquistare una punta esterna? Anche in relazione alle cessioni di Menez e Vucinic, che quel ruolo l’avrebbero potuto ricoprire con buon profitto, viene da pensare che l’acquisto di un’ala sarebbe probabilmente più azzeccato rispetto a quello di una prima punta che, tutt’al più, può essere riadattato a seconda punta.

L’operazione, leggendo in giro, sembrerebbe comunque ormai essere in via di definizione.

La Roma ha scelto Nilmar.
Vedremo quindi nelle prossime settimane come la punta di Bandeirantes verrà impiegata nello scacchiere di Luis Enrique (ammesso e non concesso, ovviamente, che alla fine il trasferimento si concretizzi davvero).

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Tutti i media italiani si dicono sicuri: Arturo Erasmo Vidal Pardo è un giocatore della Juventus.

Il nuovo centrocampo di Antonio Conte, quindi, potrà contare anche sul jolly cileno per provare a riportare la Vecchia Signora al livello che le compete.

E’ cresciuto tanto Vidal, negli ultimi anni.

Personalmente lo conobbi quando ancora era un ragazzino che giocava nel Colo Colo e mi piacque da subito. Dunque non posso che essere contento del suo sbarco in Italia.

Va detto, poi, che si tratta di un giocatore cresciuto molto nella sua esperienza a Leverkusen.

Non è un caso, del resto, se è stato votato come terzo miglior giocatore dell’ultima Bundesliga (dietro a Sahin e Gotze) dove, tra l’altro, ha anche messo in mostra un feeling con il goal allucinante.

Diverse erano le squadre che lo seguivano e che avrebbero voluto assicurarsene i servigi. Tra queste la più accanita pareva essere il Bayern Monaco, decisissima a tornare a vincere quantomeno il proprio campionato nazionale.

Dopo l’acquisto di Neuer, quindi, quello di Vidal avrebbe ulteriormente impreziosito la rosa bavarese, indebolendo, nel contempo, una diretta concorrente.

Le cose, però, pare stiano andando diversamente. Dopo l’interesse del Napoli, che voleva acquistarne il cartellino per poter formare una coppia di tutto rispetto con Inler, si è concretizzato quello di Marotta e della Juventus, che ha così deciso di far sbarcare il ragazzo di Santiago nel Belpaese.

Il valore del ragazzo non si discute. Sia perché tecnicamente non sfigura, sia perché è tatticamente intelligente che perché mette sempre in campo generosità. Ma soprattutto, cosa non da poco, dimostra una duttilità estrema che in pochi possono vantare.

Solo restando alla partita giocata dal suo Cile contro il Venezuela Arturo occupò due diversi ruoli: quello di esterno sinistro prima, quello di difensore schierato sul centrosinistra di una linea a tre poi.
Se si pensa che si tratta di un centrocampista centrale più mediano che non ma con la capacità di giocare anche più avanzato oltre che di disimpegnarsi come terzino con discreti risultati ecco che ne esce il ritratto di un giocatore davvero preziosissimo, adattabile praticamente a tutti i ruoli.

Il valore del giocatore di per sé non si discute, quindi. Qualora si ambientasse a dovere nel calcio italiano saremmo sicuramente di fronte ad uno dei migliori acquisti della Juventus post-Calciopoli.

E lo dice chi come me ha praticamente sempre criticato aspramente le scelte dei dirigenti juventini.
Dal trio Almiron-Tiago-Andrade, giocatori che a Torino in altre epoche non avrebbero fatto che tribuna, ai più recenti Pepe e Quagliarella. Due giocatori che, in vero, si sono poi dimostrati a loro modo preziosi lo scorso anno ma che, è altrettanto giusto sottolinearlo, non possono essere che comprimari in una squadra che punti alla vittoria.

Vidal, invece, ha davvero le carte in regola per poter essere un faro di questa Juventus per diversi anni. Perché se è vero come è vero che non siamo di fronte ad un Fuoriclasse è altrettanto giusto sottolineare come spesso sono proprio i giocatori come lui gli elementi indispensabili di un progetto vincente.

Dopo aver quindi fatto i dovuti complimenti ai dirigenti Bianconeri (ammesso e non concesso che il giocatore sia già davvero della Juve, perché di giocatori praticamente annunciati e poi mai trasferiti ne ricordo tanti, da che seguo il calcio) proviamo però a fare le pulci a questa mossa e, soprattutto, a quella che si sta delineando essere la Juventus.

E allora partiamo dal prezzo.
Si parla di una cifra tra i 10 ed i 12 milioni di euro, che sarebbe assolutamente rispettabile.

Il dubbio che pongo io, però, è: ma se Sahin ha vinto nettamente il titolo di miglior giocatore dell’ultima Bundesliga (46,1% per lui, contro il 18,7 di Gotze ed il 7,4 di Vidal) perché mai il suo cartellino dovrebbe costare di più?

Cos’ha dimostrato, ad oggi, Vidal più di Sahin?

Anche perché, volendo ben vedere, l’essenza del calcio è la tecnica. Ed in questo senso un confronto non è nemmeno fattibile, vista la netta superiorità del turco sul cileno.

Eppure, appunto, si parla di una cifra leggermente più superiore. Che potrebbe essere discretamente più superiore qualora ci fossero anche dei bonus da versare eventualmente al Bayer, di cui si vocifera in giro.

Tra l’altro stiamo parlando di un acquisto – quello di Sahin – fatto dal Real Madrid, squadra che non lesina mai sul costo del cartellino e cui spesso si riesce a cavare più soldi rispetto alla reale quotazione del giocatore.

Al di là di questa sfumatura che reputo comunque essere particolare (anche perché entrambi i giocatori avevano il contratto in scadenza tra un anno, quindi da questo punto di vista non c’è differenza alcuna) bisogna dire che una cifra attorno ai 12 milioni di euro per un giocatore come Vidal è ben spesa, sulla carta.

Certo meglio dei 15 dati per acquisire Bonucci o per i tanti milioni per acquistare un giocatore che per altro non aveva giusta collocazione tattica a Torino come Martinez.

Tatticamente, però, sorgono dei dubbi. Che, in realtà, non sono strettamente connessi a questo giocatore ed a questa operazione di mercato, quanto più a ciò che sarà il centrocampo juventino l’anno prossimo.

Perché Vidal è un bel rinforzo sulla carta.
E sempre sulla carta uno dei colpi migliori – a livello globale – di questo mercato è certo l’ingaggio a 0 di Pirlo.

Però non basta, perché le squadre non si fanno con le figurine.
Ma col sudore dei giocatori, con le alchimie tattiche degli allenatori, con l’affiatamento di squadra, ecc.

E allora ecco che la preoccupazione sorge dal fatto che giudicando in base alla prima uscita compiuta dalla nuova Juventus targata Conte ecco che è legittimo pensare che l’accoppiata Pirlo-Vidal si trovi praticamente a gestire in quasi totale solitudine il centrocampo.

Perché i moduli di per sé, in questo ha ragione l’ex allenatore del Siena, sono solo numeri. L’atteggiamento tattico che imprimi ad una squadra no, però.

E allora chi ha visto giocare la Juventus contro la Val di Susa non può certo non aver notato come tutti gli esterni di centrocampo, chiunque fossero, erano chiamati a giocare altissimi, quasi in linea con le punte. Certo affrontando il ruolo con un piglio molto differente rispetto al “classico” 4-4-2.

Se Krasic e Pepe (almeno finché non arriverà un’altra ala) giocano così alti in entrambe le fasi, però, significa che il rischio è quello di regalare il centrocampo alla squadra avversaria, perché i soli Vidal e Pirlo (o chi per essi, ovviamente) non potranno gestire da soli una porzione di campo così ampia.

Le contromosse, ovviamente, esistono.

Si parte dall’avere due esterni con una capacità polmonare abnorme ed in grado di coprire tutta la fascia per novanta minuti all’utilizzare i terzini (anch’essi piuttosto alti in fase di possesso) per tamponare l’emorragia lì in mezzo, dando loro licenza di aiutare i due centrali. Il tutto, ovviamente, rischiando di scoprire, soprattutto lateralmente la difesa.

Insomma, è ancora presto per giudicare ma certo qualche piccola perplessità sorge. Perché un conto è affrontare la Serie B con una delle due squadre – nettamente – più forti del campionato, altro è dover guidare una Juventus caduta in rovina nel post-Calciopoli ad una rinascita che tutti (tifosi e non) stanno aspettando ormai da cinque anni.

Questo discorso fatto sul centrocampo Bianconero si riallaccia alla questione Vidal proprio perché il cileno sarà uno degli interpreti di questo modulo. E, soprattutto, perché sarà proprio lui a dover portare buona parte del peso del reparto, quantomeno in fase di tamponamento.

E allora… schierare un giocatore tutto sommato ancora così giovane come lui in un contesto come questo è la cosa migliore?

Non si rischia di bruciare un ragazzo che già di per sé dovrà trovarsi a far fronte alla staticità di Pirlo e che, con questo approccio, vedrà anche le due ali giocare così avanzate?

Anche questo è un dubbio che io ritengo legittimo.

Il tempo è galantuomo, comunque.

Non ci resta quindi che aspettare di vedere cosa succederà.

Anche perché la Juventus ad oggi non ha ancora nemmeno completato il calciomercato, e tutto potrebbe succedere.

Certo è che parlare con il senno del poi è sin troppo facile. Giusto è avanzare i propri ragionamenti a “bocce ferme”, giusto per dare un po’ più di pepe – e soprattutto senso, perché col senno del poi non si sbaglia mai – alla discussione.

E in questo caso sarà davvero interessante vedere come Conte riuscirà a dare equilibrio al suo gioiello.

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Molti si ricorderanno sicuramente di questo portierone capace di affermarsi come uno dei migliori interpreti del ruolo a cavallo degli anni Ottanta e Novanta. In particolar modo l’apice della sua carriera venne raggiunto ai Mondiali americani del 1994, quando vinse il premio Jašin come miglior portiere della competizione.
Una volta appesi i guanti al chiodo nel 1999, decise poi di intraprendere la carriera di allenatore. Così, dopo una duplice esperienza allo Standard Liegi – guidato rispettivamente nella stagione 2001/2002 e nel biennio 2006/2008 – ed una al Gent, ecco lo sbarco, nel 2010, al Twente Enschede fresco Campione d’Olanda, squadra che guida tutt’oggi e con cui una settimana fa è stato in grado di vincere la KNVB Beker (equivalente della nostra Coppa Italia).

La vittoria in Coppa non ha però insegnato molto al tecnico belga che, giusto nel week-end, si è trovato a disputare una sorta di finale per la vittoria dell’Eredivisie proprio contro quell’Ajax appena battuto da pochi giorni.

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