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Difficile commentare questo 2 a 2.

Chi ha guardato il match – e mi auguro siate stati in tanti – potrà sicuramente capire di cosa parlo.

Emozioni, goal, tiki-taka, catenacci, remuntade e contro-remuntade, calci, pressing, dribbling, errori, cartellini a profusione, testosterone… c’è stato davvero un po’ di tutto.

Ad inizio partita, chi segue questo blog anche sulla sua pagina Facebook lo saprà, pronosticavo potesse passare il Barcellona.

E per quasi un tempo sembrava che il tutto potesse avversarsi davvero…

Barcellona padrone del campo da subito. Tre minuti e Messi spaventa subito i tifosi londinesi.

Come se non bastasse piove sul bagnato: al dodicesimo Cahill non riesce a continuare il match e lascia il campo, sostituito da Bosingwa.

Di Matteo ha però una Linea Maginot da preservare e così modifica qualcosina: Ivanovic lascia la fascia destra e scala centrale con capitan Terry, con il terzino lusitano che si posiziona nel suo ruolo naturale.

Non è certo una partita per signorine ma il destino vuole che i due infortuni arrivino non per fallacci ma per casualità. Se Cahill si fa male da solo Piquè si scontra violentemente col proprio portiere, finendo k.o.

Il Barcellona comunque c’è. Il tiki-taka scorre fluido, il Chelsea è costretto a barricarsi nella propria trequarti, Cech deve dimostrare di essere ancora uno dei migliori interpreti al mondo.

La difesa Blues è però un fortino che non può resistere all’infinito e così al trentacinquesimo Cuenca va via a sinistra e serve a Busquets un pallone che va solo appoggiato in rete. Con la confusione della retroguardia ospite a spianare la strada al goal che azzera il risultato dell’andata.

La qualificazione sembra avvicinarsi per i padroni di casa. Che come se non bastasse possono gioire anche quando Terry dà, scioccamente, una ginocchiatina sulla schiena di Sanchez, che va giù come una pera cotta. Cartellino rosso, Chelsea in dieci per il resto dei cinquantadue minuti (più recupero).

Espulsione che ci stà, a norma di regolamento. Ma che fa storcere un po’ il naso. Sia perché il colpo non sembra certo violento che per il comportamento dei due giocatori “incriminati”: da una parte Terry, che con l’esperienza maturata in tanti anni giocati ad alto livello commette una follia, rischiando di rovinare la partita e la qualificazione e saltando comunque la finale… dall’altra Sanchez, che prende un colpetto e fa un bel po’ di scena, cercando di convincere l’arbitro a scucire il rosso.

A quel punto la qualificazione sembra decisa: Camp Nou caldissimo, gioco della squadra di casa sempre più fluido, Chelsea in ginocchio.

A rincarare la dose, e chiudere virtualmente il discorso qualificazione, ci pensa Iniesta, che raddoppia e sembra mettere una pietra tombale sui sogni di finale del Chelsea.

Invece passano solo un paio di minuti ed ecco l’impensabile: la difesa del Barcellona si dimostra una volta di più essere una sorta di creme caramel: Lampard ha una grande intenzione tra le linee e buca la retroguardia Blaugrana, lanciando Ramires che spallonetta in maniera vincente l’uscita di Valdes, firmando quel 2 a 1 che vale virtualmente Monaco di Baviera.

Nemmeno il tempo di riprendersi ed arriva il fischio arbitrale che rimanda le squadre negli spogliatoi.

La tensione si taglia con il coltello. Le gambe tremano, ed è palese se si guardano i giocatori di casa discutere tra loro.

La ripresa è quindi un film dell’orrore, per i tifosi del Nou Camp.

Il miglior giocatore del mondo spreca il match ball calciando sulla traversa un rigore per altro molto dubbio (presunto fallo di Drogba su Fabregas).

Come non bastasse a Sanchez è annullato una rete per fuorigioco di Alves e Messi calcia dal limite trovando però la manona di Cech a mettere sul palo il pallone.

Una maledizione che vuol negare la rimonta al Barcellona, esattamente come due anni fa contro l’Inter.

Non è però tutto: la formidabile difesa del Barcellona prende un’altra imbucata. Riversati tutti in attacco, infatti, i Blaugrana si prendono un contropiedone portato da Torres, che dopo aver saltato facilmente Valdes deposita in rete il 2 a 2 finale, che sancisce la definitiva eliminazione della squadra di Guardiola.

Una squadra che, quindi, non riesce nell’impresa di bissare il successo dello scorso anno, diventando la prima squadra della storia a vincere per due stagioni di fila la Champions League.

E che conferma anche come il Milan abbia buttato via una grandissima occasione.

Certo, la differenza, a livello tecnico, c’era tutta. Esattamente come c’era anche con questo Chelsea.

Eppure il Barcellona di oggi, per quanto fenomenale nel possesso palla, sembra più bucabile che mai.

Notevole, ancora una volta, la pagina delle statistiche.

Comincando dal possesso palla. Che vede il 72% del Barcellona opposto al 28 del Chelsea.

C’era da aspettarselo. Se solo i giocatori di Guardiola imparassero a tirare di più, specialmente da fuori…

Certo, i 17 tiri in porta non sono proprio pochi, ma vanno anche analizzati uno ad uno. E se si toglie l’assedio…

Non tutto è oro ciò che luccica, comunque.

I cartellini rimediati stasera dai giocatori del Chelsea costeranno infatti ben quattro squalificati.

Già detto della follia-Terry, che salterà ovviamente la finale per colpa dell’espulsione, non potranno giocare a Monaco nemmeno Meireles, Ivanovic e Ramires.

Assenze davvero pesantissime che, forse, in un certo senso ipotecano un po’ le possibilità di vittoria da parte Bleus.

In ultimo non posso esimermi dal fare i miei migliori complimenti a mister Roberto Di Matteo. Che subentrato a Villas Boas in una situazione in cui nessuno avrebbe scommesso mezzo centesimo su di una possibile finale di Champions. Che anzi non era nemmeno sperabile.

L’ex nazionale italiano, però, ha saputo compiere il miracolo. Rivitalizzato un ambiente più che depresso, trascinato la squadra al cospetto dei “Magnifici di Barcellona”, costruito un limite quasi invalicabile davanti ad un grandissimo Cech.

Un catenaccio molto italiano che vale la finale.

E chissà ora cosa può succedere…

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