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Posts Tagged ‘Bayern Monaco’

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Del futuro – ormai sempre più prossimo – sbarco di Guardiola in Germania parlai già con Il Renzaccio, uno dei maggiori esperti di calcio tedesco presenti in rete.

Inerentemente ad esso gli aspetti più importanti da valutare e sviluppare saranno sicuramente quelli che riguarderanno la conformazione tattica della squadra ed i relativi interpreti che l’ex tecnico del SuperBarcellona deciderà di approntare in Baviera.Pep Guardiola

Dopo quanto fatto vedere in questa stagione (e non è ancora tutto, dato che sabato all’Olympiastadion di Berlino il Bayern potrebbe firmare il Triplete vincendo anche la DFB-Pokal), però, è bene fermarsi a valutare la scelta di Guardiola. Che optando per i bavaresi si è sì assicurato di lavorare in una delle società più serie e con una delle squadre più forti del mondo. Ma si è preso anche una bella gatta da pelare: migliorare ulteriormente non sarà facile.

I numeri (e i trofei) parlano chiaro: dal 2005 ad oggi il Bayern non ha quasi avuto rivali in patria, con cinque campionati e quattro coppe nazionali (che appunto potrebbero diventare cinque tra pochi giorni) messe in bella mostra in bacheca.

Ma non solo: nelle ultime quattro stagioni – compresa questa – il Bayern è stata la squadra migliore in Europa. Come ricordavo su Facebook ai margini della finale di sabato, infatti, i bavaresi hanno raggiunto l’ultimo atto della competizione in ben tre occasioni a partire dal 2010 ad oggi.

Certo, qualcuno potrà ribattere che in due casi i bavaresi hanno ceduto sul più bello. Ma un’impresa di questo genere non riusciva a nessuno dalla seconda metà degli anni ’90, quando la Juventus giocò tre finali consecutive (anche in quel caso vincendone una sola).

Insomma, qualcuno parla della possibilità di aprire un ciclo in Baviera.
Mi spiace, è troppo tardi. Un ciclo è già stato aperto ed è in pieno svolgimento.

E proprio qui casca l’asino: riuscirà Guardiola a migliorare quanto fatto finora?

A Barcellona ce la fece.

Prima del suo arrivo i Blaugrana stavano già imponendosi come uno dei punti di riferimento del calcio spagnolo, ma non solo. Negli anni immediatamente precedenti al suo arrivo sulla panchina della prima squadra il Barça aveva vinto due campionati ed una Champions.

Con lui in panchina, però, il definitivo salto di qualità verso la leggenda. Ed una bacheca capace di accogliere ancora tre campionati, due Coppe del Re, tre Supercoppe di Spagna, due Champions League, due Supercoppe UEFA, e due Mondiali per Club.

Per migliorare quanto fatto negli ultimi anni dal Bayern Monaco, però, dovrà proporre un gioco altrettanto capace di segnare la storia di questo sport. E vincere praticamente tutto sempre.

Prendete proprio quest’ultima stagione, quella di preludio al suo arrivo.

In campionato il Bayern Monaco ha distrutto la concorrenza inanellando una serie di risultati eccezionali. Ben 91 sono stati i punti raccolti dalla compagine di Heynckes (contro i 66 del Borussia, secondo), il tutto in 34 sole partite (nei campionati a 20 squadre le partite sono quattro in più). Ben 29 le vittorie raccolte, con 4 pareggi ed una sola disfatta. Il tutto per 98 reti realizzate (81 quelle segnate dal Borussia, secondo miglior attacco di tutta la Bundesliga) a fronte di sole 18 subite (39 i goal presi dal Bayer Leverkusen, seconda miglior difesa del campionato).Bayern campione

In Champions invece il Bayern ha vinto il suo girone davanti a Valencia, BATE e Lille per poi eliminare in serie Arsenal, Juventus e Barcellona (non proprio tre squadrette), fino alla finale di Londra ed allo scontro fratricida con il Borussia.

In DFB-Pokal, infine, vittorie facili contro Jahn-Regensburg, Kaiserslautern e Augusta. Fatto fuori il Borussia ai quarti (goal di Robben, guarda caso) il nettissimo 6 a 1 rifilato al Wolfsburg.

E se sabato cadrà anche lo Stoccarda… come potrà Guardiola migliorare una situazione del genere?

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E’ una finale molto godibile quella che Borussia e Bayern mettono in scena scontrandosi, prima volta assoluta per due compagini tedesche, in finale di Champions League.

Una finale che i gialloneri possono affrontare più sgombri psicologicamente rispetto ad un Bayern che arriva alla terza finale in quattro anni con due sconfitte cocenti alle proprie spalle da riscattare, oltre che i favori assoluti dei pronostici ed investimenti molto più importanti da giustificare.

Entrambe le squadre si schierano col loro classico 4-2-3-1 fronteggiandosi quindi in maniera speculare.

Ad iniziare – nettamente – meglio è il Borussia: ben messo in campo, affamato, come detto più sgombro mentalmente. Tutte cose che permettono ai gialloneri di sviluppare la propria manovra con efficacia, dando del filo da torcere a Neuer e applicando un pressing alto che mette in difficoltà gli avversari.

In questo senso l’immagine che segue spiega benissimo quanto appena detto:

Schweinsteiger costretto ad abbassarsi fino alla propria area di rigore per provare ad impostare l’azione, provando così ad alleggerire un po’ la pressione portata da Lewandowski, Reus e in generale un po’ tutti i ragazzi di Klopp.

Questa vigoria dura circa venticinque minuti. Perché il Bayern, come una formichina, lavora senza scomporsi cercando di girare l’inerzia della partita a proprio favore.

Il primo squillo i giocatori allenati da quella vecchia volpe di Jupp Heynckes lo fanno quindi proprio al venticinquesimo quando Mandzukic svetta in mezzo a due avversari trovando però un attento Weidenfeller molto attento e bravo ad alzare sopra la traversa.

Alla mezz’ora, poi, la difesa giallonera inizia a mostrare le prime crepe piuttosto importanti.

Il Bayern manovra sulla sinistra e la difesa scivola da quella parte.

Nel farlo (da questa foto si può apprezzare Schmelzer, terzino sinistro, stringere su Ribery verso il centro del campo) viene però lasciato liberissimo Robben sulla fascia opposta. Grosskreutz infatti non si abbassa con tempismo, e l’olandese volante è lanciato in profondità. Per un uomo con la sua velocità presentarsi a tu per tu con Weidenfeller è praticamente uno scherzo. Giunto in area, però, sembra rinnovare la propria maledizione da finale, sparacchiando contro al portiere avversario.

Cinque minuti e sono i bavaresi a farsi prendere d’infilata. Reus infilza la difesa con un bel filtrante fatto partire da poco prima della trequarti, con Lewandowski che si muove bene dettandogli ottimamente il passaggio per andare poi a superare Boateng, diretto marcatore, concludendo però contro Neuer, bravo ad uscire tempestivamente.

La partita è quindi molto piacevole ma i goal stentano ad arrivare. Come se non bastasse, in chiusura di primo tempo, Robben decide di mangiarsi un’altra rete:

Hummels buca malamente il lancio di Dante e l’ala olandese, dopo aver vinto anche un rimpallo, riesce a trovarsi nuovamente a tu per tu con Weidenfeller.

La maledizione sembra però farsi sempre più reale e pressante. Robben non ha la freddezza per piazzare la sfera, calcia dritto per dritto e colpisce il petto dell’estremo difensore avversario, bravo a chiudergli repentinamente lo specchio di porta.

Le emozioni principali, così, questa finalissima ce le riserva per la ripresa.

Un secondo tempo in cui il Borussia va in affanno, ballando in maniera incredibile – fino a capitolare due volte, ma sarebbero potute essere molte di più – di fronte al grande attacco bavarese.

Il match si sblocca al cinquantanovesimo.

Con una difesa giallonera che collassa.

TRE giocatori escono su Ribery. Che con un tocco mette in movimento Robben. Palla in mezzo dove a quel punto non c’è praticamente nessuno. 1 a 0 facile.

La gara però non è finita qui.

Il Borussia non ci sta. Dante commette una follia in area su Reus

e permette a Gundogan di pareggiare su rigore. Così alla maledizione personale di Robben sembra unirsi anche quella del Bayern tutto, che inizia ad aver paura di perdere la sua ennesima finale.

Finale che sembra davvero assolutamente stregata per l’ala olandese quando Subotic lo anticipa praticamente sulla linea di porta.

Eppure le cose sono destinate a cambiare proprio in chiusura. Quando Ribery riceve al limite, difende palla e prova a farla filtrare con un colpo di tacco.

Un gesto che potrebbe sembrare quasi scriteriato non fosse che Robben ha troppa voglia di riscattarsi. Così sprinta, raggiunge la sfera, riesce in qualche modo a bucare la difesa e fredda l’uscita di Weidenfeller. Per un goal che rompe sia la sua maledizione che quella della sua squadra, ora a quota 5 Coppe dei Campioni al pari del Liverpool e dietro alle sole Real e Milan.

Una vittoria meritata quella del Bayern, sia prendendo in considerazione l’intero percorso (annichilite Juventus e Barcellona), sia per la partita in sé. Dove a parte i primi venticinque minuti di difficoltà i ragazzi dell’ormai ex Heynckes hanno dimostrato la propria superiorità.

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25 maggio 2013.
Una data storica per l’intero calcio tedesco.Tifosi Bayern Monaco

Certo, probabilmente non paragonabile a quel 4 luglio del 1954 quando l’allora Germania Ovest battendo 3 a 2 l’Ungheria di Puskas, Hidekguti e Kocsis si laureò campione del mondo per la prima volta nella storia. Né a quel 7 luglio del 74 quando i goal di Paul Breitner e Gerd Muller permisero di sconfiggere l’Olanda di Cruyff e Neeskens, vincendo il secondo alloro mondiale. O, ancora, alla sera dell’8 luglio del 1990, quando all’Olimpico di Roma un rigore segnato da Brehme all’84esimo portò alla terza imposizione iridata. Vittima, in quel caso, l’Argentina di un certo Maradona.

Forse non paragonabile a questi trionfi, appunto, ma di portata ugualmente storica.

Quella sera, infatti, per la prima volta da quando esiste la fu Coppa dei Campioni saranno due squadre tedesche a contendersi la più importante competizione europea per club.

Sei sono state le Coppe Campioni / Champions League finite in Germania. Quattro volte in quel di Monaco, una Dortmund ed una ad Amburgo.

In nessuno di questi casi, però, la vittoria finale era arrivata in uno scontro fratricida con un’altra compagine teutonica.

Un po’ il segno dei tempi.

Perché negli ultimi anni il calcio tedesco ha saputo crescere globalmente in maniera esponenziale.

La nazionale è una delle più quotate al mondo ed il prossimo anno si presenterà ai nastri di partenza di Brasile2014 tra le favorite assolute alla vittoria finale.

I club vedono un Bayern che nelle ultime quattro stagioni ha raggiunto per ben tre volte la finale, migliorando anche quanto fatto dal super Barcellona di Xavi, Iniesta e Messi, capace sì di giocare e vincere tre finali in sei anni ma non di riuscire a giocarne tre nell’arco di quattro stagioni.

Non solo. Oltre ad un Bayern che, anche per come si sta muovendo sul mercato, potrebbe aprire un ciclo impressionante (dico potrebbe perché perdesse contro il Borussia sarebbe comunque a tre sconfitte su tre finali negli ultimi quattro anni), c’è un Borussia Dortmund che dopo due imposizioni in campo nazionale è riuscito a scalare l’Europa fino in mansarda. Da capire solo se, ora, riuscirà ad arrivare al tetto.

Il tutto con un progetto con fondamenta solidissime. Uno stadio da urlo, un pubblico mozzafiato, un allenatore capacissimo, una serie di giovani calciatori affamati e tecnicamente validissimi. Insomma, una programmazione perfetta, che ha dato i suoi frutti.

Un modello, quello tedesco, da prendere sicuramente ad esempio. Che sia fonte di ispirazione per i nostri club sempre più in crisi. Economica, ma anche di idee.

Personalmente trovo che, per com’è andata la stagione, una finale Bayern Monaco – Borussia Dortmund sia la più giusta possibile.

Al di là del tifo che ognuno di noi può esprimere ci si deve solo levare il cappello di fronte a queste due squadre, protagoniste di cavalcate strepitose.

I bavaresi (che l’anno scorso persero in finale col Chelsea e che due stagioni prima capitolarono contro l’Inter di Mourinho) hanno avuto vita assolutamente facile ai gironi, conquistando 13 punti in 6 gare in cui hanno realizzato anche 15 reti, risultando avere il miglior attacco dell’intera prima fase.

Agli ottavi poi la netta imposizione esterna con l’Arsenal, seguita da un ritorno con più ombre che luci condito da passaggio del turno dovuto solo alla regola dei goal fuori casa.

Un passaggio a vuoto che non ha però minato le sicurezze di una squadra di altissimo livello, che ai quarti ha liquidato con un doppio 2 a 0 gli ormai bicampioni italiani della Juventus.

In semifinale, ed è cronaca di questi giorni, l’incredibile 7 a 0 complessivo contro il Barcellona, che dovrà ripensare un tantino il proprio futuro (anche se prima di parlare di ciclo finito aspetterei, vist’anche l’età verde di Messi). Un risultato roboante che consegna la palma di favorita d’obbligo (non bastassero i venti punti di vantaggio in campionato) alla squadra di Heynckes.

Ruolino fors’anche migliore quello dei gialloneri, capaci di raccogliere 14 punti nel girone di ferro di questa edizione (Real, City e Ajax), per poi eliminare con un 3 a 0 casalingo secco l’ottimo Shaktar e col rocambolesco 3 a 2 del Westfalen la sorpresa Malaga.

Anche la loro semifinale è poi cronaca di quest’ultima settimana. Real demolito 4 a 1 in casa e sconfitta 2 a 0 – la PRIMA della loro Champions League – al Bernabeu al ritorno.Tifosi Borussia Dortmund

Insomma, arrivano in finale le due squadre più meritevoli. Per un derby tutto tedesco che è una primizia per il calcio europeo, in passato capace di sfornare finali fratricide solo relativamente al calcio spagnolo (Real – Valencia del 2000), italiano (Milan – Juventus del 2003) ed inglese (Manchester United – Chelsea del 2008).

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Robert Lewandowski4 a 0, 4 a 1.
Una duplice scoppola praticamente impronosticabile alla vigilia che pone oggi il calcio tedesco alla ribalta, con le due compagini teutoniche capaci di “scalpare” in maniera così fragorosa e decisa le due nobili del calcio spagnolo.

Insomma, sembrerebbe proprio che la Germania – che già a livello di nazionale sta lavorando molto bene ed era indubbiamente una delle favorite nel corso dell’ultimo Europeo, dove però si fece addomesticare dall’Italia prandelliana – si candidi a faro del movimento calcistico europeo (e mondiale) per i prossimi anni.

Il tutto grazie ad un lavoro di programmazione che parte da lontano e di cui si stanno iniziando a raccogliere frutti importanti negli ultimi anni.

Tutto ciò sembra – ma attenzione, aspetterei a celebrare un funerale che qualcuno sta già imbandendo troppo frettolosamente – coincidere con il declino del calcio spagnolo, praticamente “pigliatutto” nel corso degli ultimi anni.

Una Spagna che a livello di rappresentative nazionali ha saputo infilare un incredibile filotto Europeo – Mondiale – Europeo con la maggiore, mai riuscito prima di allora a nessun’altra nazione nella storia del calcio.
Ma non solo. Tantissime le vittorie anche a livello giovanile: Europeo under 21 nel 2011, sei degli ultimi undici Europei under 19 (più un secondo posto, quindi in finale otto volte su undici), due degli ultimi sei Europei under 17 (più un secondo posto, quindi tre finali su sei).

Spagna che si è posta un po’ come riferimento anche a livello di club, soprattutto grazie a quel Barcellona che ha letteralmente dominato l’Europa negli ultimi anni, con ben tre delle ultime sette Champions in bacheca (Barça capace per altro di arrivare sempre in semifinale, tranne nel 2007… praticamente, sette semifinali come risultato minimo nelle ultime otto Champions League!).
Ovviamente, non solo Barcellona. Basta scorrere un po’ le ultime edizioni della coppa per rendersi conto di come il Real sia pur sempre alla terza semifinale Champions consecutiva.
E ancora, cinque delle ultime otto Europa League sono state vinte da squadre spagnole. Con l’ultima finale addirittura giocata da due compagini iberiche (idem nel 2007).

Insomma, un vero e proprio dominio.

Che forse non potrà essere ripetuto in tutto e per tutto da una Germania il cui campionato ha peculiarità diverse, in primis la capacità del Bayern Monaco di acquistare quasi sempre i migliori talenti della Bundesliga, ovviamente impoverendo le altre squadre che così oltre a rappresentare un pericolo minore in patria perdono propulsione anche in Europa.

Però se il “palleggio” e l’offensività tipica del calcio spagnolo hanno segnato diciamo l’ultima decade, di certo programmazione ed incisività di quello tedesco potrebbero segnare la prossima.

Personalmente però, come detto, aspetterei a suonare le campane a morto nei confronti degli spagnoli. Che magari nella prossima generazione non avranno i Xavi e gli Iniesta (magari…), ma che sicuramente stanno continuando a lavorare nella giusta direzione.

Quindi, forse, più che soppiantare il calcio spagnolo potrebbe nascere un bel dualismo, che potrebbe portare in futuro molte sfide appassionanti come quelle degli ultimi due giorni (certo, se il Borussia Dortmund continua a smobilitare sarà il solo Bayern a tenere alto il vessillo tedesco, almeno in Champions).Thomas Muller

E in tutto questo l’Italia, incapace di programmare come fatto da spagnoli e tedeschi, resta a guardare. Aggrappata al suo blasone e ad una supremazia tattica che però, forse, iniziano a non bastare più.

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L’ufficialità è giunta già ieri, prima della roboante vittoria del Bayern Monaco contro il Barcellona: Mario Götze, in estate, sbarcherà in Baviera.

Tante sono le riflessioni che si riverberano da questa operazione di mercato, di cui è giusto tratteggiarne i contorni. I bavaresi sborseranno 37 milioni (a tanto ammontava la clausola rescissoria inserita nel contratto del ragazzo) per assicurarsi uno dei talenti più fulgidi non tanto del calcio tedesco, quanto di quello mondiale. Al giocatore andranno ben 7 milioni di euro netti all’anno ed il contratto dovrebbe avere come scadenza giugno 2016.Mario Gotze

Ancora una volta, quindi, si conferma lo strapotere economico ed il predominio assoluto in chiave mercato del Bayern Monaco, almeno all’interno dei patri confini.
E’ inutile negare, infatti, che da diversi anni a questa parte un qualsiasi talento messosi in mostra in Bundesliga ha come prima opzione per il futuro proprio i bavaresi, la cui impostazione societaria porta a preferire proprio giocatori autoctoni (o comunque che già conoscono il calcio tedesco) ad acquisti dall’estero (che comunque non mancano, come i vari Robben, Ribery ed Javi Martinez).

Nonostante il Borussia Dortmund abbia vinto per due anni di fila il campionato, quindi, resta il Bayern Monaco l’apice assoluto del calcio tedesco.
Vera e propria macchina da soldi (stadio, merchandising, partnership), grande blasone, etica del lavoro, capacità di programmazione. Il calcio tedesco ha un solo padrone, pur con tutte le defezioni che di volta in volta possono compiersi.

Altra conseguenza diretta che dobbiamo trarre da quanto stiamo vedendo in questi giorni, e mi ricollego al titolo del pezzo, è: in Baviera sono pronti ad aprire una vera e propria dinastia capace di dominare l’Europa – e il Mondo – per anni, un po’ come ha fatto (e forse non ha finito di fare) il Barcellona?

Gli indizi ci sarebbero.

Come detto, poche società al mondo programmano come il Bayern Monaco. Che punta sulle giovanili pur senza estremizzare il concetto come fanno in Catalogna. Che, a differenza proprio dell’ultima (in ordine temporale) dinastia del calcio mondiale, sa operare benissimo sul mercato, andando anche a spendere tanto, ma sempre in maniera molto mirata. E che, infine, non aspetta di spremere un giocatore fino all’ultima stilla di forza prima di programmarne la sua – pur futura – sostituzione.

Proprio in questo senso è anche possibile leggere l’acquisto di Mario Götze. Un giocatore che, in realtà, sarà ovviamente utile fin da subito, essendo uno dei migliori giocatori della Bundesliga (e forse non solo).

Pensateci: Robben e Ribery si avvicinano ai trenta? Nessun problema. Nel corso di meno di dodici mesi ci assicuriamo Shaqiri e Götze, due dei migliori trequartisti/esterni che il calcio giovanile mondiale offre sul mercato. E ci assicuriamo la possibilità di tenere alta la qualità anche in futuro, quando i due attuali esterni ci lasceranno (chissà, magari già la prossima estate).

L’estate scorsa lo dissi chiaramente: il Barcellona, sulla carta, è la squadra più forte del mondo (e non potrebbe essere altrimenti visti i Messi, i Xavi e gli Iniesta). Al secondo posto, per me, il Bayern Monaco.Mario Gotze

Che appunto continua ad operare con un duplice intento: sia continuare a migliorarsi, che guardare al futuro.

Esattamente i due presupposti su cui si cerca di aprire una dinastia.

Insomma, giovane, forte e tedesco. Davvero un acquisto da dieci e lode.

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Troppo Bayern o troppo poco Barça?

Credo sia questa la domanda centrale di una partita davvero letteralmente dominata da una squadra troppo a lungo – stoltamente – sottovalutata qui in Italia.Arjen Robben

Dove c’è sempre un “bug” culturale non indifferente per cui una squadra diventa “forte” solo DOPO aver eliminato una nostra compagine in Europa.

La spiegazione è semplice: nella patria del “siamo tutti CT” nessuno (ovviamente va letto come “pochissimi”) guarda le partite. Se non FORSE quelle della propria squadra, appunto.

E così si finisce col parlare troppo spesso per nulla. Ahimè, anche tra gli addetti ai lavori.

Troppo Bayern o troppo poco Barça, dicevo?

Ad inizio stagione vedevo i catalani come favoriti. Ma del resto, a rigor di logica, non si poteva fare altrimenti. Certo, io per primo avevo qualche dubbio riguardante il cambio di allenatore, ma la squadra, sulla carta, è così forte che non può non essere considerata a priori la prima forza d’Europa.

Squadra inferiore al solo Barça mettevo proprio questo Bayern Monaco. Che ad una difesa certo non irresistibile affianca un ottimo – per quanto non sempre propriamente continuo, ma la materia è di primissima qualità – portiere, un centrocampo tra i migliori d’Europa per distacco ed un attacco – ovviamente trequarti compresa – letteralmente devastante.

Questo per sottolineare come nulla voglia togliere al Bayern. Ma indubbio è che mai – da quando esiste il “superBarça”, almeno – ho visto un Barcellona così scialbo come quello di stasera.

Tanto possesso palla – e questo è il dato peggiore di tutti: tenere palla per il 65% del tempo e perdere 4 a 0 – mai sterile quanto oggi ed una debolezza complessiva davvero spaventevole.

Il Bayern Monaco però è oggi una corazzata davvero quasi inaffondabile. Che per l’anno prossimo ha già preso Guardiola e Gotze, segno chiaro di come punti a costituire un vero e proprio impero, proprio stile Blaugrana.

Che, dal canto loro, qualcuno dà come a fine ciclo.

Non so, difficile dirlo. Difficile essere a fine ciclo quando si ha in squadra il miglior giocatore al mondo, che davanti a sé ha ancora molti campionati da protagonista.

Certo è però che, in qualche modo, questo ciclo sta sì esaurendosi ed il Barça avrebbe bisogno di una bella rinfrescata. Magari iniziando ad investire bene sul mercato, non come fatto spesso in passato.

Come dimenticare l’acquisto forse più folle della storia, quell’Ibrahimovic che per quanto fortissimo fu pagato uno sproposito (più dei 50 milioni in sé non si capisce come si fosse potuto aggiungere un Campione come Eto’o a quell’offerta) in una squadra che di lì a poco inizierà a giocare col “falso nueve”?

O ancora il caso Chygrynsky, pagato una follia (rispetto all’accoppiata valore effettivo/utilità) per essere poi subito rispedito al mittente. O quell’Alexis Sanchez anche oggi spettatore non pagante, inserito in un contesto in cui un giocatore dalle caratteristiche del contropiedista come lui fatica ad adattarsi?

Insomma, il Barcellona oggi è a metà del guado. Non può chiudere completamente i conti col proprio passato, dato che diversi giocatori in rosa oggi dovranno gioco-forza far parte del Barça del futuro, ma non può nemmeno lasciare tutto invariato. Questa Champions lo dice chiaramente, del resto.

Nel corso della fase finale si è superato – e con qualche fatica di troppo – un Milan tutt’altro che irresistibile ed un PSG certo non stellare, per altro rischiando di non passare il turno. Fino all’ecatombe di stasera.

Certo, nel calcio tutto è possibile e magari la sera del ritorno mi troverò a rimangiarmi tutto quanto, ma la Champions giocata quest’anno, sicuramente sotto i loro livelli e le loro aspettative, dice chiaramente che qualcosa in estate andrà fatto per dare una mano di “vernice fresca” alla squadra.

E il Bayern?

Come detto, chapeau. Finalmente anche in Italia iniziano ad accorgersi che in Germania c’è un’etica del lavoro che noi qui ci sogniamo. Una capacità di programmazione e di spendere bene davvero notevole (cosa quest’ultima che lo stesso Barça, come detto, si sogna). E tanta voglia di fare bene.

La forza economica del Bayern è difficilmente replicabile altrove, ma da sola non basterebbe. I soldi vengono spesi bene, secondo una logica ferrea. Il Bayern è la squadra che accentra la maggior parte dei migliori talenti che escono in Bundesliga, potendoselo permettere. Cosa questa che ovviamente rende più facili i giochi anche una volta varcato i confini.Mario Gotze

Ovvio, il calcio è fatto di cicli. E fino a ieri il ciclo vincente era quello del Barcellona. Che però oggi, come detto, si trova a dover fare una mezza rifondazione. E domani, soprattutto, potrebbe trovarsi a battagliare di anno in anno, fino allo stremo delle forze, contro un Bayern Monaco che mentre vede la coppia Ribery-Robben avvicinarsi o toccare i trent’anni si è già assicurato la coppia Shaqiri-Gotze.

E scusate se è poco…

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Continua, inarrestabile, la corsa del Bayern Monaco che dopo le vittorie con Greuther Fürth, Stoccarda e Mainz centra anche un importantissimo 2 a 0 alla Veltins Arena contro una delle squadre più interessanti dell’intero panorama calcistico tedesco: quello Schalke 04 reduce, a sua volta, da due vittorie ed un pareggio.

La partita, almeno per i primi cinquantacinque minuti, con le due squadre che si fronteggiano senza risparmiarsi ma senza nemmeno scoprirsi in maniera scriteriata, cercando la rete con intelligenza tattica.

E alternandosi nei momenti di forcing: partenza migliore dei padroni di casa, ospiti capaci di mettere un po’ alle corde lo Schalke dal ventesimo al quarantesimo, Die Knappen bravi a tornare a farsi pericolosi a cavallo tra i due tempi.

Al cinquantacinquesimo, però, la partita subisce lo “choc” che la spacca e la cambia in profondità.

Kroos converge da sinistra e dopo aver consegnato palla a Muller si infila in area per ricere il passaggio di ritorno e battere Unnerstall sul palo lungo.

Ci si aspetterebbe una reazione dei padroni di casa, sospinti gremita in ogni ordine di posto, ma il Bayern ha altri progetti e con Muller, che sveste i panni di assist-man per vestire quello di bomber, piazza il goal del 2 a 0 che spegne le velleità di rimonta di uno Schalke che da lì in poi a parte qualche rarissima fiammata non sembrerà più in partita come nei primi cinquantacinque minuti.

Due considerazioni veloci sui team.

Da una parte – Bayern Monaco – ci troviamo di fronte ad uno dei top 4 club europei. Da semifinale Champions in scioltezza, se il calendario non ci si mette di mezzo (magari mettendo la sfida col Barça o col Real anzitempo, che comunque non sarebbe persa in partenza) e se i bavaresi decidono di non complicarsi la vita da soli.
Qualche perplessità solo sulla difesa (non tanto legata alla gara di oggi): ok l’arrivo multimilionario di Javi Martinez che immagino verrà impiegato lì, però ancora non dà le giuste garanzie, per conto mio. Basti pensare che oggi c’era Badstuber impiegato come terzino sinistro. Non esattamente quello che vorrei mai nella mia squadra!

Dall’altra parte, invece, uno Schalke che prende due pappine dai probabilissimi futuri campioni di Germania mettendo però in mostra a tratti un gioco interessante, buone individualità ed un paio di giovani da tenere d’occhio anche come valore assoluto.

Proprio parlando di singoli, continuando col discorso Schalke, mi lustro gli occhi ogni volta che vedo in campo Papadopoulos. Perché ancora una volta, per quanto sia comico dirlo, gli “osservatori” che collaborano alla realizzazione del database di Football Manager ci hanno visto lungo, puntando già diversi anni fa su di lui come uno dei possibili migliori centrali difensivi del futuro.

Anche oggi, infatti, giganteggia per lunghi tratti della partita pur trovandosi contro un Mandzukic che, certo non fenomeno, resta punta capace di creare grattacapi a un gran numero di difensori.

Ecco, peccato solo che il pacchetto centrale il malcapitato Papadopoulos si trovi a comporlo con un Matip assolutamente negativo, che balbetta fortemente sul gioco aereo (nonostante un fisico che dovrebbe favorirlo in questo senso), con un senso della posizione arrugginito e che nel complesso non si dimostra affatto all’altezza della situazione (azione esplicativa quella del goal di Muller, quando prima cicca un colpo di testa al limite, poi non va a contrare con la giusta decisione il trequartista tedesco, libero di tirare con discreta tranquillità).

Altro giovane di qualità, invece, è Julian Draxler, 19enne ala nativa di Gladbeck. Magari non un fenomeno, ma ogni volta che mi capita di vederlo giocare mi lascia una buona impressione. Ora c’è solo da capire quali sono i suoi effettivi margini di miglioramento. Qualora fossero molto ampi finiremo sicuramente per sentir parlare ancora a lungo di lui.

Venendo al Bayern Monaco bene più o meno tutti, e difficilmente può essere diversamente quando si esce dalla Veltins Arena con un bel 2 a 0 come quello di oggi. Indubbio, però, che i migliori in campo siano i tre trequartisti: gli autori delle reti più il solito Robben.

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