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Posts Tagged ‘Cile’

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Qualche giorno fa un follower su Twitterblog mi ha chiesto quale fosse la squadra che mi aveva colpito di più tra quelle partecipanti ai Mondiali in corso di svolgimento in Brasile.

La risposta era per me scontata: il Cile di Sampaoli, che tanto in difficoltà ha messo il Brasile padrone di casa.

Evoluzione de La Roja che fu del maestro Bielsa, il Cile attuale ha mostrato una applicazione ed una capacità di adeguamento a varie situazioni davvero di altissimo livello tanto che, a mio avviso, avrebbe meritato il passaggio del turno contro i Verdeoro.

Questi i punti focali di quanto mostrato dalla nazionale andina:

  • Pressing alto

  • Attacchi verticali
  • Ritmo molto elevato
  • Attaccanti che non danno punti di riferimento
  • Vidal poteva essere falso nueve
  • Medel perno della difesa a tre
  • Esterni a tutto campo, da terzini ad ali
  • Con Australia 4-4-2 a diamante, spazio per i cross dalle fasce, goal così
  • Secondo tempo Australia 4-3-3 per contenere le fasce e sovrapposizioni terzini
  • Con Spagna vinti tutti i duelli personali
  • Stile di gioco rugbystico con movimento della palla in orizzontale per trovare varchi
  • Con Brasile tante palle lunghe. Duello Silva-Neymar soprattutto nel primo tempo
  • Con Pinilla per Vidal Cile si spacca e lascia gioco a Brasile

Una squadra, quella cilena, che ha messo in mostra un calcio interessantissimo. Linea di difesa con tre giocatori di bassa statura, ma tutti molto combattivi, esterni a tutto campo, interni indomabili, Vidal che potenzialmente poteva essere l’uomo in più (peccato per la sua condizione, certo non ottimale) ed attaccanti larghi ma capaci di tagli repentini a bucare la difesa.

Davvero una squadra piacevolissima da vedere. Che consiglio ad ogni buon mister di studiare. Nel calcio globalizzato di oggi le innovazioni e gli spunti positivi possono venire da qualsiasi parte del mondo. E’ ormai finita l’epoca d’oro in cui erano gli altri a dover guardare in casa nostra…

 

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Incredibile ma vero, la Spagna dopo due sole partite è già fuori dal Mondiale.

Ebbene sì. La super nazionale capace di vincere consecutivamente due Europei, inframezzati da un Mondiale, ha ceduto il passo, di schianto, al cospetto di avversari di buon livello, ma sicuramente non eccezionali.

Partiamo dal principio: io non avrei MAI immaginato che le cose sarebbero potute andare così. Ok che il tempo passa, ma trovo fosse inimmaginabile che una squadra così talentuosa potesse collassare di punto in bianco.

E attenzione, non mi sono fatto fuorviare, in questo, dall’ottima stagione delle spagnole. Semmai ho pensato che la lotta così serrata nella Liga e l’ottima Champions delle due squadre della capitale avrebbe potuto minare, nell’atletismo, molti giocatori. Ma mai mi sarei aspettato di trovare una squadra così scarica, sotto ogni punto di vista, in Brasile.

Però tutti i cicli sono destinati a finire, e quello spagnolo l’ha fatto nel modo peggiore.

Andiamo a prendere la formazione titolare di quattro anni fa, quella che l’11 luglio del 2010 portò il paese per la prima volta nella storia sul tetto del mondo. Nel farlo noteremo subito come moltissimi di quei giocatori in campo all’ora erano presenti anche stasera al Maracana: Casillas, Ramos, Busquets, Alonso, Iniesta, Pedro… oltre a questi Torres, che entrò dalla panchina, più Fabregas, Xavi, Villa e Piquè, panchinati invece quest’oggi.

Questo ci dice quindi subito una cosa: il ricambio generazionale è stato minimo. E se alcuni di questi giocatori sono a tutt’oggi considerabili nel pieno della carriera, altri – come Xavi o Casillas – hanno invece dato già da qualche tempo evidente dimostrazione di non essere più i Campioni che furono.

Insomma, Casillas un po’ appassito (forse anche dalle tante panchine delle ultime stagioni), Puyol in pensione, Xavi ormai ex calciatore, Iniesta compassato, Villa ai margini della squadra… la dorsale che tanta fortuna ha portato alla Spagna (ed allargando il discorso, con la sola sostituzione di Valdes con Casillas, al Barcellona guardiolano dei miracoli) sta ormai entrando nel libro dei ricordi e la squadra ha risentito oltre modo della cosa.

In questo forse ha contato proprio lo stress derivato da una stagione che per i più è stata logorante, tra una Liga decisa solo all’ultima giornata ed una Champions che, appunto, ha portato ben due spagnole in finale.

Immagino però che ora in Spagna si apriranno i processi, ed il primo a salire sul banco degli imputati non potrà che essere il C.T., Del Bosque. Capace sì di sfruttare l’onda lunga dei successi barcelonisti per mettere in cascina Mondiale ed Europeo in rapida successione, ma anche incapace di cogliere i segnali di fine di un’epoca, non rinnovando una nazionale che avrebbe avuto bisogno di freschezza per reggere una ennesima prova così logorante, soprattutto da un punto di vista mentale.

Mai, nella storia recente, una squadra campione in carica si era presentata con così tanti reduci dall’edizione precedente ad un Mondiale, e questa scelta non ha – evidentemente – pagato.

Del Bosque che è il primo imputato per un motivo semplice: se nessuno di noi, da fuori, poteva immaginare un crack così fragoroso dell’equipazo spagnolo, lui, da dentro, non può non essersi accorto di nulla.

E a seguire, su quel banco, ci finiranno un po’ tutti.

Casillas, autore di due prestazioni mostruosamente brutte. Uno dei migliori portieri dell’ultima decade, senza ombra di dubbio. Troppo arrugginito per poter continuare ad essere arma in più, si è addirittura rivelata una trappola per i suoi.

Piquè, che senza la transizione negativa implicita nel cosiddetto “tiki-taka” si è dimostrato quello che io, prendendomi anche diversi insulti, ho sempre pensato fosse: un difensore normale, tecnicamente dotato oltre la media e forte di un buon fisico. Ma pur sempre un giocatore normalissimo.

Ramos, autore di una stagione strepitosa e probabilmente arrivato scarico a livello mentale a questo pur importantissimo appuntamento (dopo aver vinto già tutto in Nazionale, però, probabilmente sentiva più il “dovere” di vincere la Decima, che non di rivincere il Mondiale… ma sono meccanismi inconsci in cui è difficile entrare).

E via con Xavi, come detto ormai solo un ex giocatore (ben si capisce, ora, perché nel suo futuro prossimo c’è il Qatar), Iniesta – da cui ci si aspetta sempre un guizzo che negli ultimi mesi invece sembra non voler arrivare più – e Pedro (altro orfano del tiki-taka), Silva (uno dei migliori dei suoi) e Diego Costa (subissato giustamente di fischi dai suoi connazionali brasiliani, dopo il “grande tradimento”).

Su quel banco ci finiranno tutti ed è da quel banco che la Spagna dovrà trovare la forza di aprire un nuovo ciclo, inserendo quelle forze fresche che già ci sono all’interno del movimento iberico, ed aspettavano solo il momento giusto per emergere.

Del resto non dimentichiamolo: solo un anno fa la nazionale under 21 spagnola demoliva i parietà italiani nella finale dell’Europeo di categoria, mettendo in mostra un gran gioco e diversi talenti importanti.

Tra questi possiamo citare i due principali, ovvero sia Isco e Thiago Alcantara, già pronti a raccogliere in qualche modo l’eredità del duo Xavi-Iniesta.

Ma non solo questi due potenziali fenomeni. A livello giovanile la Spagna ha messo in mostra tanta qualità, con ragazzi di talento come De Gea, Montoya, Carvajal, Moreno, Illarramendi, Muniain, Morata, Jesè e molti altri. Davvero una nidiata, e parliamo solo di quelli che si sono già affacciati concretamente al mondo del professionismo, molto promettente, che potrebbe non far rimpiangere del tutto i fenomeni andati (o in declino).

Certo, ogni ricambio generazionale può comportare dei problemi. E proprio in questo dovrà essere brava, la Spagna: effettuare questo ricambio senza costernare i vecchi, comunque sempre autori di epiche battaglie e grandi trionfi, né bruciare i giovani, che devono avere il tempo anche di sbagliare, nel caso.

Venendo alla partita di stasera, solo un paio di considerazioni vorrei portare alla vostra attenzione, a margine del fatto che la squadra ha dimostrato ancora una volta di essere assolutamente scarica sia da un punto di vista mentale che fisico.

In primo luogo, il dato relativo ai passaggi. Giusti solo nell’83% dei casi. Un dato se vogliamo non bassissimo, ma che stride rispetto al passato. Pensate ad esempio al dato MEDIO (quindi sviluppato su più partite) avuto due anni fa, nell’Europeo che gli spagnoli vinsero contro di noi in finale: in quel caso le Furie Rosse ottennero un 88% di passaggi giusti.
Insomma, un calo atletico e mentale che si è riflesso anche in campo, in uno dei fondamentali che ha caratterizzato di più questa squadra nel suo ciclo d’oro.

Poi, un altro dato a mio avviso molto – forse ancor più – significativo. Nonostante i molti buoni colpitori di testa (da Diego Costa a Sergio Ramos, passando per Martinez e Busquets) gli iberici non sono riusciti a dominare nel gioco aereo contro LA PIU’ BASSA tra le formazioni presenti in Brasile.
Così se il Cile aveva mostrato contro l’Australia come proprio questo fosse il suo punto debole, vincendo solo il 27% dei contrasti aerei, Del Bosque ed i suoi non ne hanno saputo approfittare, non sfruttando la – bassa – statura dei difensori cileni, con la Roja che è riuscita a vincere ben il 42% di questa fattispecie di contrasti.

Insomma, non solo le emozioni ma anche i numeri parlano di fallimento.

Un fallimento che i più maligni già attribuiscono, com’era scontato, alla fine di un’altra era, quella di Eufemiano Fuentes, almeno teoricamente interdetto dalla possibilità di esercitare per quattro anni.

Beh, io non so e non posso sapere – esattamente come “loro” – quanto potesse esserci di vero dietro alle accuse di doping mosse da più parti contro l’intero movimento sportivo spagnolo, con nazionale calcistica ed ancor più Barcellona in particolare. Di certo però so che al di là di questi due “attori” (che comunque fino a solo un paio di stagioni fa – ovvero PRIMA del fisiologico “appassimento” della propria dorsale – dominavano il mondo e l’Europa) il mondo sportivo – ed in particolare calcistico – spagnolo continua ad ottenere grandi risultati. Prova ne è appunto il fatto che entrambi i trofei europei sono volati in Spagna, capace per altro di qualificare tre squadre su quattro in finale.

Insomma… un collasso di queste proporzioni, davvero, era inimmaginabile. Ma nulla è perduto.

Credo che di fronte ad una fine così dolorosa di una generazione che ha segnato – se non rivoluzionato – il calcio mondiale, non si possa che deputare un minuto di raccoglimento in silenzio, e poi un applauso. L’onore delle armi è dovuto, a campioni di questo calibro. A prescindere dalla simpatia o antipatia che nei loro confronti si può provare.

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Storica.

Solo così si può definire l’impresa compiuta dai ragazzi di Mario Salas, che lottano con le unghie, i denti, e non so bene quale altra parte del corpo per portare a casa tre punti ma soprattutto una vittoria contro i padroni di casa – nonché assolutamente favoriti – argentini.Mario Salas

Storica perché era dal 1975 che il Cile sub 20 non batteva i parietà argentini. Ma non solo.

A segnare in profondità il match sono due dei tre cileni assolutamente sotto la lente d’ingrandimento: Rabello e Castillo.

Il primo, che segnalai già due anni fa su questo blog, è passato nelle giovanili del Siviglia, dove non ha comunque disimparato a giocare. Ed è proprio lui, col suo destro magico, a recapitare un pallone in area molto ben tagliato, che mette in grossa difficoltà la retroguardia Albiceleste.

La sfera non è infatti raggiungibile da nessun altro che non sia Nicolas Castillo, bomber dell’Universidad Catolica. Il “cabezazo” che ne esce coglie impreparato Walter Benitez, giovane portiere in forza al Quilmes, ed il goal del vantaggio è realtà.

Gli argentini però, pur approssimativi in un po’ tutte le fasi di gioco, si trovano davanti al proprio pubblico e nonostante sentano un grosso carico di responsabilità non posso accettare altro risultato che non sia una vittoria.

Così piano piano, soprattutto nel secondo tempo, iniziano a salire di grado, per cercare almeno il pareggio.

Nulla da fare, anche nonostante le due espulsioni (Fuentes e Bravo) che il brasiliano Sandro Meira Ricci commina ai danni degli ospiti.

Bella squadra insomma questo Cile, che mette appunto in mostra le individualità di Rabello e Castillo, oltre ad un Lichnovsky (difensore centrale e capitano di questa rappresentativa) che si vocifera potrebbe finire a Milano (entrambe le sponde sarebbero interessate al ragazzo attualmente in forza all’Universidad de Chile).

Ma non solo. Perché questo Cile è anche una squadra compatta, ben messa in campo, volenterosa, assolutamente determinata.

A farne le spese è quindi un’Argentina probabilmente globalmente più talentuosa, ma certo anche molto più indolente.

Vietto, Lanzini, Iturbe. Sono tanti i giocatori da cui ci si attende molto, in ogni la possibile giocata da cui scaturisca il goal.Manuel Lanzini

Ma alla fine, si perdono tutti in un bicchier d’acqua.

Da salvare, tra i più attesi, Iturbe. Che quantomeno mette in mostra una certa voglia ed una notevole determinazione.

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CRONACA

Due minuti e arriva la prima conclusione a rete. A portarla è Alexis Sanchez, che gira di testa una punizione-cross dalla destra senza però riuscire ad impensierire il portiere venezuelano.
Altri tre minuti ed è ancora Sanchez a pizzicare di testa, questa volta su cross dalla sinistra portato da Vidal. Ancora una volta, però, Vega è attento e para.

Al decimo è invece Arango a farsi vivo dalle parti dell’area del Cile. Il suo sinistro da fuori si spegne però sul fondo.
Da lì in poi le due squadre si fronteggeranno con il Cile che avrà leggermente il predominio territoriale, ma senza comunque strafare. E i minuti passeranno senza particolari emozioni…

Il tutto fino al trentacinquesimo quando Arango scodellerà in area una punizione-cross dalla destra con Vizcarrondo, di cui avevo già parlato bene dopo la gara contro la Seleçao, che svetta sul primo palo portando in vantaggio la Vinotinto.

Prima frazione di gioco che si chiude con il Cile in avanti: Contreras colpisce di testa, Vega risponde, attento come sempre.

La ripresa si apre invece con una punizione pericolosa di Arango, che però calcia, pur non di molto, a lato.
Al nono il Cile si sveglia: Suazo prima crossa in mezzo dove arriva un colpo di testa salvato sulla linea da Cichero, poi calcia di potenza, trovando la traversa.

Due minuti più tardi splendido spunto di Sanchez che si beve Vizcarrondo per poi entrare in area e farsi chiudere da un avversario. Nell’occasione la stella nascente del calcio cileno cercherà il contatto, finendo a terra. Ma senza riuscire ad ingannare l’arbitro, che non gli concederà il rigore.
Al tredicesimo sarà invece Valdivia dal limite, su appoggio di Suazo, a colpire la seconda traversa di questo inizio di secondo tempo Rojo.

Al ventiduesimo Valdivia scodella un cross su punizione in mezzo all’area dove Medel stacca benissimo – lasciato completamente solissimo in mezzo all’area – colpendo però il pallone troppo centrale, fallendo una sorta di rigore areo.
Poco più tardi è invece Sanchez a provarci: serpentina orizzontale rapida al limite e calcio di destro ad impensierire Vega.

La rete è comunque nell’aria ed arriva al venticinquesimo quando Humbero Chupete Suazo interrompe il proprio digiuno in nazionale girando in rete un pallone centrato dalla destra che però prima di infrangere lo specchio di porta venezuelano sbatterà, guarda caso, contro la traversa, per la terza volta dall’inizio della ripresa.
Al trentunesimo bel cross di Sanchez con Paredes che calcia una bella volee di sinistro, mettendo la palla di poco a lato.

Cinque minuti più tardi si consuma il dramma. Arango calcia una punizione dal centrodestra battendo un tiro-cross che attraversa tutta l’area senza deviazioni e mette in crisi Bravo, che non riesce a trattenere. Sulla ribattuta è quindi lestissimo Cichero, che si avventa sul pallone per un tap-in che riporta incredibilmente in vantaggio la Vinotinto.

Come non bastasse due minuti più tardi Medel colpisce la palla con la mano, guadagnandosi il secondo giallo e venendo espulso. Lasciando il Cile in inferiorità numerica oltre che di risultato.
Cile che però non si arrende e che a sei dal termine si riporta vicino al goal con Vidal: conclusione di Suazo respinta da Vega, Vidal arriva sul pallone e calcia di potenza trovando però il salvataggio sulla linea di Cichero.

Come non bastasse ci si metterà pure l’illuminazione, che calerà giusto a cinque dal termine portando l’arbitro a sospendere momentaneamente il match.

Alla ripresa del gioco Vidal sarà liberato in area sul filo del fuorigioco, con l’arbitro che fischierà un fuorigioco che sembra non esserci. Per la cronaca l’azione si va a concludere con un assist del jolly del Leverkusen per un compagno che appoggerà facilmente in porta.
In chiusura Rondon sarà servito nello spazio ed entrerà in area bene, facendosi però recuperare all’ultimo, giusto prima di tirare.

E giusto al termine del recupero Rincon verrà espulso per un fallo tutto sommato non così tremendo su Valdivia.

COMMENTO

Copa America incredibile come non mai.

Su quattro quarti di finale venegono eliminate le quattro favorite. Argentina – padrona di casa, per altro -, Colombia, Brasile e Cile a casa.

Uruguay (ora netta favorita per la vittoria finale… cosa questa che può essere un anatema, in una situazione del genere), Perù, Paraguay e Venezuela in semifinale.

Incredibile.

Venendo al match in questione il Venezuela scrive la storia. Mai prima di oggi, infatti, la Vinotinto era riuscita a raggiungere una semifinale di Copa America.

A meritare nell’arco dei novanta minuti sarebbe comunque il Cile. La Roja, infatti, gioca indubbiamente meglio degli avversari, in particolar modo un secondo tempo in cui colpisce tre traverse e mette più volte a ferro e fuoco la retroguardia avversaria. Basti anche pensare a quella situazione in cui Vidal calcia a botta sicura e Cichero, autore del goal che vale la vittoria, salva sulla linea, a Vega battuto.

La netta superiorità tecnica del Cile, però, non si concretizza nel risultato. Valdivia, Jimenez, Sanchez e tutti i piedi buoni della Roja mettono non poco in difficoltà Vizcarrondo e compagnia, che però riescono a reggere.

A fare la differenza, alla fine, è in particolar modo la prestanza fisica della Vinotinto.

Perché il Venezuela vince 2 a 1, segnando entrambe le reti sugli sviluppi di un calcio piazzato.

E proprio qui emerge da una parte la pressapochezza di una difesa che in situazione di palla attiva sa invece difendersi assolutamente più che degnamente. Dall’altra l’inferiorità fisica di una squadra che non è certo composta da marcantoni.

Giusto tre o quattro giocatori su tutta la rosa raggiungono il metro e ottanta. Nessuno di questi, secondo i dati ufficiali, supera il metro e ottantacinque.

Certo, non si può ridurre tutto a questo… ma nel contempo, alla lunga, si può dire che questo possa essere un handicap pesante per una squadra che a livello tecnico può dire la sua su qualsiasi palcoscenico.

MVP

L’ingresso di Jorge Valdivia contribuisce a cambiare il match.

Il Mago ha tecnica sopraffina e sa estrarre dal cilindro giocate decisive. Purtroppo per i cileni, però, anche lui vede le sue speranze di goal infrangersi contro la traversa.

Dalla parte opposta, invece, risulta essere decisivo l’apporto di Gabriel Cichero: il centrale dei Newell’s Old Boys, infatti, realizza la rete che vale lo storico passaggio del turno, riuscendo nel contempo a salvare il risultato nella propria area quando, come detto, salverà sulla linea un goal praticamente già fatto.

TABELLINO

Cile vs. Venezuela 1 – 2
Marcatori: 35′ Vizcarrondo, 70′ Suazo, 81′ Cichero
CILE (3-4-1-2): Bravo; Contreras, Ponce, Jara (15′ st Paredes); Isla, Medel, Carmona (45′ st Valdivia), Vidal; Jimenez (38′ st Mu¤oz); Sanchez, Suazo. All.: Borghi
VENEZUELA (4-4-2): Vega; Rosales, Perozo, Vizcarrondo, Cichero; Rincon, Lucena, Gonzalez (44′ st Moreno), Arango; Maldonado (18′ Seijas), Fedor (14′ st Rondon). All.: Farias
Arbitro: Vera (Ecuador)
Ammoniti: Isla, Gonzalez, Medel, Contreras, Vidal tutti per gioco scorretto. Espulsi: Medel per somma di ammonizioni, Rincon per gioco scorretto. Recupero: 1′ e 4′

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CRONACA

La prima conclusione la porta il Cile con Gerardo Navarrete – unico giocatore in forza all’Universidad de Concepcion convocato in questa rappresentativa da George Biehl – che ricevuta palla largo a sinistra punterà Wallace, terzino destro in forza al Fluminense, per poi tentare il tiro a giro, con cui non troverà comunque, nemmeno lontanamente, lo specchio di porta.
Pochi minuti e lo stesso Wallace effettuerà un affondo devastante sulla sua fascia portandosi in area dopo aver scambiato con Adryan. Il suo cross, corto, sarà però intercettato dalla difesa cilena, che libererà la propria area di rigore senza eccessive apprensioni.

All’undicesimo occasionissima per La Roja: sull’angolo battuto da destra da Bryan Rabello arriva il colpo di testa di Andres Robles a prolungare il pallone sul secondo palo laddove s’infila Maximiliano Galvez che fallisce però sotto misura il più comodo degli appoggi in rete.
Tre minuti ed il Cile, molto più pimpante degli avversari, si farà ancora una volta pericoloso: la punizione battuta dalla trequarti sinistra dal solito Rabello creerà qualche problema alla retroguardia carioca con Paez che sarà quindi liberato da un batti e ribatti al limite, potendo liberare il proprio destro. La traiettoria del pallone verrà però deviata dal tackle scivolato di un avversario, che devierà la sfera sul fondo. Sul corner che ne scaturirà Rabello finirà col stringere troppo la traiettoria sul portiere, con Uilson che riuscirà a bloccare facilmente il pallone.

Al ventiquattresimo la nazionale andina tornerà a farsi vedere dalle parti di Uilson: bella l’azione costruita dai ragazzi di Biehl con Navarrete che dopo aver ricevuto palla sull’out sinistro la scaricherà all’accorrente Paez, il cui tiro non metterà comunque in grande apprensione l’estremo difensore attualmente in forza all’Atletico Mineiro.
Brasile con notevoli difficoltà di costruzione, quindi, che si riaffaccerà dalle parti di Pablo Jara solo al trentaduesimo, facendolo, per altro, con grossa approssimazione: il tiro da fuori di Wallace terminerà infatti ben alto oltre la traversa, lasciando assolutamente tranquillo il portiere cileno che al pari dei compagni Ariel Paez, Narciso Cabrera, Bastian Crisostomo e Bryan Rabello milita tra le fila del mitico Colo Colo.

Verdeoro che ci riproveranno quindi qualche minuto più avanti quando Pedro Paulo scambierà bene con Adryan per calciare poi dal vertice sinistro dell’area di rigore, ancora una volta senza riuscire però ad inquadrare la porta.
Brasile che proverà a dare continuità al suo gioco, con Wallace che al trentanovesimo partirà in contropiede dal limite della propria area di rigore portando palla indisturbato sino alla trequarti avversaria quando farà partire un filtrante che metterà in movimento Adryan, anticipato però bene dall’uscita bassa di Jara.

Al quarantaduesimo si farà quindi vedere ancora il numero 10 verdeoro che dopo aver scambiato con un compagno fuggirà alla marcatura asfissiante di Vargas per penetrare in area e calciare in diagonale, spedendo però la palla a lato del palo alla destra dell’estremo difensore andino.
Brasile che sigillerà quindi la propria rinascita con la traversa colta da Hernani su punizione ad un minuto dal termine. Jara, a dire il vero, sembrava avrebbe potuto raggiungere il pallone, all’occorrenza. Ma quando si colpisce un legno significa che il livello di pericolosità delle proprie azioni si sta rapidamente alzando.

La prima conclusione della ripresa sarà portata, ancora una volta, dai giocatori in Verdeoro: è Hernani che va infatti a concludere un bel contropiede portato da Emerson, calciando però piuttosto centralmente tra le braccia di un sempre attento Jara.
Meno di un minuto e l’ala in forza all’Atletico Paranaense ci riproverà, sempre da fuori, questa volta senza nemmeno trovare lo specchio di porta.

Al cinquantaduesimo si farà finalmente vedere Piazon che dopo aver ricevuto palla in area dal solito Hernani si sposterà la palla sul sinistro per procurarsi lo spazio per il tiro mettendo quindi fuori giri il diretto marcatore – Rodrigo Moya, per la cronaca – per calciare poi di poco a lato, davvero sfiorando il palo alla destra dell’estremo difensore in forza al Colo Colo.
Sul fronte opposto sarà ancora Moya a rendersi protagonista di una leggerezza: sul cross portato da Rabello e deviato da un difensore brasiliano, infatti, il terzino destro di proprietà dell’Universidad de Chile liscerà in pieno il tiro al volo, sprecando una ghiottissima occasione.

Strano – va detto – veder uscire, dopo un’ora di gioco, quell’Hernani che era stato, in special modo nel primo quarto d’ora della seconda frazione di gioco, uno dei più positivi della compagine allenata da Emerson Avila.
Brasile che non rinuncia comunque ad attaccare e che al sessantatreesimo si fa ancora pericoloso con Rodigo, il cui colpo di testa sugli sviluppi di un corner termina però a lato.
Col passare dei minuti la stanchezza inizierà a farsi quindi sentire e le due squadre andranno via via ad abbassare i propri ritmi di gioco.

Al settantatreesimo, però, fiammata della Roja: Moya crossa da destra, Josué non riesce ad intervenire di testa ed Angelo Henriquez, punta in forza all’Universidad de Chile, incorna anticipando Wallace e firmando la rete dell’1 a 0.

I Verdeoro provano quindi a trovare l’immediato pareggio con Emerson che a pochi minuti dal vantaggio cileno prova una penetrazione centrale con conclusione annessa, senza però riuscire a trovare lo specchio di porta.

Emerson che ci riprova, questa volta centrando il bersaglio grosso, subito dopo: sugli sviluppi di un’azione costruita sulla sinistra, infatti, il ragazzo in forza al Santos può calciare ad un passo dall’area di rigore, colpendo il pallone di collo pieno per spedirlo, praticamente imparabile, ad infrangere lo specchio di porta cileno. 1 a 1.

A cinque dal termine bella ripartenza cilena con i giocatori di Biehl che partiranno dalla propria area di rigore avanzando con continui scambi in rapidità sino alla trequarti avversaria laddove Henriquez deciderà di fare tutto da par suo portandosi sull’esterno dell’area avversaria per tentare poi un’improbabile conclusione a rete che si risolverà con un nulla di fatto.

Il tasso tecnico del Brasile si dimostrerà però ancora una volta superiore quando a due dal termine Adryan andrà a battere una punizione da un venticinque metri scarsi facendo passare la palla sopra la barriera e praticamente a filo del palo, laddove Jara non può arrivare. E’ il 2 a 1 con cui i ragazzi di Avila ribaltano un match che tutto sommato, ai punti, avevano già forse dimostrato di meritare.

COMMENTO

Primo tempo a due facce quello disputato tra Cile e Brasile.
Lungo la prima mezz’ora di gioco saranno infatti gli andini a fare la partita, forti di una circolazione di palla molto ben curata dovuta ad una tecnicità dei centrocampisti davvero notevole.

Il tutto favorito poi da un Brasile assolutamente molle sulle gambe, incapace di portare pressione in maniera adeguata sui portatori di palla avversari quanto di imbastire azioni che possano davvero impensierire la retroguardia cilena.

Dopo la mezz’ora, però, le cose iniziano a cambiare: i ragazzi di Emerson Avila si dimostrano via via più scolti e nonostante un Piazon che definire anonimo sarebbe comunque fargli un complimento arrivano a prendere il controllo del match.

Nella ripresa, invece, potremmo dire succeda un po’ di tutto.
Inizialmente è ancora il Brasile a partire forte, ma sempre e comunque senza trovare la rete.

Poi, in quello che è forse l’unico momento un po’ di stanca della partita, ecco la fiammata rossa: Moya, terzino destro che, come tanti altri in questa nazionale, milita attualmente nell’Universidad de Chile, crossa da destra riuscendo a trovare la difesa verdeoro assolutamente impreparata con un Josuè che bucherà quindi l’intervento di testa ed un Wallace incapace di anticipare la punta avversaria, brava a girare il pallone in rete.

Il goal subito risveglierà quindi i ragazzi di Emerson Avila, che si riverseranno in attacco.
Emerson dimostrerà di essere tra i più accesi ricercatori del pari, tanto che a meno di dieci minuti dal goal subito andrà dapprima a testare la propria mira, poi a bucare irrimediabilmente Jara con un destro di collo pieno con cui infrangerà lo specchio di porta cileno.

Nel finale, poi, arriverà anche il goal-beffa per un Cile che ha comunque messo in mostra qualità interessanti, in special modo in fase di palleggio a centrocampo.
Notevole, comunque, la punizione con cui Adryan chiuderà il match in favore dei Verdeoro.

MVP

E proprio lui, il numero 10 attualmente di proprietà del Flamengo è l’MVP di questo match.
Tra le individualità più di spicco di questa partita, infatti, Adryan dimostra di essere in più occasioni uno dei più pericolosi dei suoi, riuscendo poi, a due dal termine, a svoltare una partita che ad un certo punto sembrava essersi fatta stregata.

Tecnica notevole e grande volontà per questo fantasista che il prossimo dieci agosto compirà diciassette anni. E chissà che al termine di questo Sudamericano non finisca, un po’ come il compagno Piazon, al centro dell’interesse dei club di mezz’Europa.

Adryan, comunque, non è il solo a mettersi in mostra oggi.
E se il titolo di man of the match va a lui anche per essere stato in grado di decidere il match allo scadere ecco che vanno comunque fatte altresì alcune menzioni d’onore.

Interessantissimo, quindi, quel Wallace che, terzino destro del Fluminense, ha letteralmente arato la propria fascia di competenza nel corso di tutto il primo tempo, risultando uno tra i pochissimi a salvarsi anche in quella prima mezz’ora un po’ nefasta per i suoi.
Calato nella ripresa, sino ad essere sostituito a tempo ormai scaduto, Wallace mi ha ricordato un poco il primo Cafù: grandissima propensione offensiva, facilità di corsa notevole, qualche leggerezza di troppo – come quella in occasione dell’1 a 0 – in fase difensiva. Giocatore comunque da tenere d’occhio.

Tra i Verdeoro mi ha poi ben impressionato anche quell’Hernani ala destra dell’Atletico Paranaense che dopo una prima frazione di gioco discreta ha disputato un primo quarto d’ora di ripresa su livelli realmente eccezionali. Peccato solo Avila abbia deciso di toglierlo anzitempo: sarebbe potuto davvero essere un fattore.

Tra le fila cilene, invece, buone le prestazioni di Lichnovsky e Paez, rispettivamente terzino sinistro dell’Universidad de Chile e punta del Colo Colo.
Il primo ha difeso molto bene lungo tutto il corso del match, nonostante avesse a che fare con due degli ossi più duri del Brasile, Hernani e Wallace. Il secondo ha invece dimostrato di poter essere una vera e propria spina nel fianco degli avversari: sempre molto mobile, la seconda punta cilena ha palesato qualità interessanti anche a livello di palleggio.

Palleggio che, come detto, è stata la qualità più interessante mostrata dai ragazzi di Biehl. In questo senso non vanno quindi dimenticate le buone prove di quelle che sulla carta dovrebbero essere un po’ le stelline di questa rappresentativa: Gerardo Navarrete e, soprattuto, quel Bryan Rabello di cui vi parlai ampiamente ad inizio mese.

E Lucas Piazon?
Il talentino del San Paolo, conteso a suon di milioni da mezz’Europa, meriterebbe forse un articolo tutto per sè.
Di certo possiamo eufemisticamente dire come oggi non mi abbia certo impressionato.

TABELLINO

Brasile vs. Cile 2 – 1
Marcatori: 73′ Henriquez, 81′ Emerson, 88′ Adryan.
Brasile: Uilson; Wallace (90′ Matheus), Josuè, Emerson, Marquinhos; Hernani (60′ Andrigo), Marlon Bica, Rodrigo, Adryan; Pedro Paulo (82′ Leo), Lucas Piazon. A disposizione: Charles, Claudio Wink, Misael, Allan, Guilherme, Diego. C.T.: Emerson Avila.
Cile: Jara; Moya, Galvez, Vergara, Lichnovsky; Rabello, Gonzalez, Robles, Navarrete (80′ Cortes); Paez (84′ Palma), Henriquez. A disposizione: Abarca, Cabrera, Quiroga, Rojas, Flores, Crisostomo, Manzano. Allenatore: Biehl.
Ammoniti: Vergara, Hernani.

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Nome: Bryan Martín Rabello Mella
Data di nascita: 16 maggio 1994
Luogo di nascita: Rancagua (Cile)
Nazionalità: cilena
Altezza: 166 centimetri
Peso: 62 chilogrammi
Ruolo: trequartista, ala destra
Club: Colo Colo
Scadenza contratto: ?
Valutazione: 500.000 euro

CARRIERA

La mia rubrica sulle possibili stelle del futuro fa oggi tappa in Cile: è proprio nel paese andino per eccellenza, infatti, che il 16 maggio di diciassette anni fa nacque Bryan Martín Rabello Mella, giocatore destinato, qualche anno più tardi, a far parlare molto di sè nel proprio paese.
Venuto alla luce a Rancagua, municipalità importante (più di 200mila cittadini secondo l’ultimo censimento) del Cile centrale (è situata nella provincia di Cachapoal), mosse i primi passi – calcistici – nella filiale cittadina del Colo Colo, ovvero sia la squadra più vincente della storia del paese.

Le sue grandissime qualità spiccano sin da subito, così che arriverà presto la chiamata della casa madre, che lo porterà a Santiago, aggregandolo alle proprie formazioni giovanili.
Il tutto sino al 7 ottobre del 2009 quando alla teneressima età di quindici anni subentra a Charles Aranguiz nel corso di un match di Coppa del Cile vinto proprio dal Cacique. L’esordio in prima squadra resterà comunque un episodio isolato, con il buon Bryan che dopo aver saggiato la prima squadra tornerà di nuovo a fare il fenomeno tra i pari età.

Passerà quasi un anno, quindi, prima che il ragazzo possa cimentarsi anche in campionato: è il 22 agosto del 2010 quando Diego Cagna, allora coach dell’Eterno Campeon, lo lancia a tutti gli effetti nel calcio professionistico, facendolo poi debuttare anche a livello continentale – nel corso di un 3 a 1 casalingo con l’Universitario de Sucre in Copa Sudamericana – tre soli giorni più tardi.
L’infortunio occorso qualche tempo più tardi a Macnelly Torres, quindi, ne schiude definitivamente le porte della titolarità: Rabello chiude infatti la stagione da titolare, raggranellando un bottino di nove presenze ed una rete, quest’ultima realizzata al cinquantesimo minuto del 4 a 2 con cui il Cacique ha chiuso il proprio campionato contro l’Universidad Concepcion (le altre reti per il Colo Colo vennero messe a segno da Miralles e Campora, autore di una doppietta).

In questo inizio di stagione Bryan è quindi tornato ad essere messo ai margini della prima squadra. Ma del resto a sedici anni non si può pretendere di essere considerati inamovibili.Nei primi due match della nuova stagione, disputati in Libertadores rispettivamente contro Cerro Porteno (sconfitta 5 a 2) e Deportivo Tachira (vittoria per 2 a 0), il giovane fenomeno di Rancagua non si è infatti nemmeno accomodato in panchina.

Poco male: tra un paio di settimane inizierà – in Ecuador – il torneo Sudamericano under 17 ed è notizia proprio di questi giorni quella della convocazione di Rabello, che farà quindi ovviamente parte della spedizione cilena. Sarà lui, difatti, il faro (nonché il vice-capitano, con la fascia che spetterà a Cristobal Vergara) della Rojita che guidata in panchina da George Biehl proverà ad imporsi a livello continentale.

Bryan che, per altro, fu la stella della rappresentativa under 15 già nel corso del torneo continentale disputato in Bolivia due anni or sono (lo stesso in cui si mise per la prima volta in mostra Lucas Piazon, oggi frequentemente accostato alla Juventus) quando i giovanissimi cileni vennero inseriti nel Gruppo A dei futuri finalisti Brasile e Paraguay non riuscendo quindi a passare il turno anche nonostante la splendida vittoria (4 a 1) sui futuri campioni paraguayani.
Nel corso di quel torneo Rabello realizzò una sola rete – contro il Venezuela – mettendo comunque in mostra le sue eccellenti qualità tecniche e di rifinitura.

CARATTERISTICHE

Fisico minuto, tecnica da vendere, colpi di classe cristallina e grande rapidità di passo e d’esecuzione.
Personalmente nel leggere una frase come questa mi verrebbe subito da pensare ad un giocatore in particolare: Alexis Sanchez.

Questa descrizione, però, calza a pennello anche con Bryan Martín Rabello Mella, nuovo crack del calcio andino.
In patria in realtà lo paragonano ad un giocatore che fino a pochi anni fa era la stella assoluta del Colo Colo e che un po’ tutti in quel di Santiago erano sicuri potesse sfondare ad altissimo livello: Mati Fernandez.

Le caratteristiche fisico-atletiche e tecnico-tattiche dei due, però, sono piuttosto dissimili e, al solito, non può bastare una cosa tutto sommato futile come il vivaio in cui si è cresciuti (o la propria nazionalità, per dire un altro fattore che spesso influenza i paragoni calcistici) per porre a paragone due giocatori che tutto sommato centrano poco l’uno con l’altro.

Come detto, infatti, la descrizione delle caratteristiche principali di Rabello calza a pennello con Sanchez, più che con Fernandez. Entrambi sono dotati di un fisico certo non da corazziere (per quanto il Niño Maravilla ha saputo svilupparsi bene muscolarmente, a fronte di un’altezza certo penalizzante) cui fanno però da contraltare grandissime doti tecniche. Sia l’uno che l’altro, difatti, sanno dare del tu al pallone.

Non stupitevi, quindi, qualora vi capitasse di vedere il buon Bryan saltare più uomini in un fazzoletto o servire in maniera illuminante un compagno con un colpo di tacco o un’apertura a tagliare la difesa: si tratta di cose tutto sommato normali per un giocatore con queste qualità.
Esattamente come in pochi ormai si stupiscono nel vedere i numeri da funambolo snocciolati da Sanchez sui campi di mezza Serie A.

Dotato di fantasia da vendere, in definitiva, Rabello preferisce giostrare centralmente, a ridosso della trequarti, pur sapendosi disimpegnare alla grande anche in posizione defilata, specialmente sulla destra.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Lo ricordo bene: quando nell’estate del 2008 il Niño Maravilla, Alexis Sanchez, sbarcò ad Udine per restarci – dopo i prestiti al Colo Colo ed al River Plate – io corsi subito ad acquistarlo al Fantacalcio, ben consapevole dei grandi mezzi a disposizione di uno dei più fulgidi talenti della storia del calcio cileno.
Quell’anno, purtroppo, alla freschezza ed alla tecnica dell’ala nativa di Tocopilla venne spesso preferito l’atletismo e l’intelligenza tattica di Simone Pepe, tanto che delle trentadue presenze stagionali di quella stagione solo diciotto, ovvero sia poco più della metà, vennero effettuate dal primo minuto.

Oggi, a tre anni da allora, posso rallegrarmi di averci visto giusto: come dimostrato proprio nel corso dell’ultimo match di campionato stravinto dalla sua Udinese, infatti, il Niño Maravilla ha dimostrato di valere tutta la fiducia che a suo tempo riposi in lui.
Le quattro reti realizzate al Barbera dall’ex stellina del vivaio degli Zorros del Desierto (che per chi non lo sapesse è il Cobreloa, suo primo club professionistico) rappresentano infatti, ad oggi, l’apice di una carriera assolutamente in ascesa.

Un po’ allo stesso modo qualora tra due anni – secondo le vigenti norme Fifa, difatti, Bryan non potrebbe raggiugnere l’Europa prima della maggiore età – il buon Rabello dovesse sbarcare in Italia ed in una squadra come i Bianconeri di Udine ecco che mi affretterei ad effettuarne l’acquisto al Fantacalcio.
Le doti del piccolo fenomeno di Rancagua, infatti, sono notevolissime.
Al solito ci vorrebbe la sfera di cristallo per poter dire dove questo ragazzo, che ricordo essere ancora solo sedicenne, potrà arrivare. Nel contempo, però, personalmente ci punterei forte.

Del resto, come dice il detto: chi non risica non rosica!

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Alexis Sanchez

Cile e Svizzera si giocano il primo posto del proprio girone in un match che si presenta come i più interessanti di questa prima fase tra due squadre con potenzialità da outsider che possa fare più strada rispetto a quanto previsto…

CRONACA
La prima conclusione del match è di una conoscenza del nostro calcio, Alexis Sanchez: El Niño Maravilla riceve infatti al limite e, un po’ egoisticamente, scarica un mancino verso la porta difesa da Benaglio, senza però trovarla. Il pallone va infatti a spegnersi sul fondo, alto sopra la traversa.
Benaglio che deve però farsi trovare pronto ed esaltarsi poco più tardi: al decimo minuto i giocatori cileni provano infatti un tiro al bersaglio con Vidal prima e Carmona poi che scaricano il proprio potente destro in direzione dello specchio di porta, trovando però in entrambi i casi la risposta dell’estremo difensore elvetico.

E’ quindi un Cile molto volenteroso che prova ad impostare l’azione senza timore. Ponendo il fatto che nell’ultima partita ci sarà la Spagna, infatti, La Roja deve provare ad incamerare altri tre punti subito, per poi giocarsi il tutto per tutto nel corso del match finale con le Furie Rosse. Dal canto suo la Svizzera dopo l’ottima vittoria dell’esordio proprio ai danni degli iberici sembra invece un po’ intimorita e rinunciataria. Certo è che con la prospettiva di avere lo scontro più facile, sulla carta, nel corso dell’ultima giornata gli elvetici sono probabilmente scesi in campo col freno a mano tirato: un pareggio oggi ed i tre punti contro Honduras darebbero infatti un biglietto per gli ottavi alla nazionale rossocrociata.

Al ventisettesimo il primo vero pericolo per i cileni viene portato… da loro stessi. Infatti è un alleggerimento di Isla, che passa un pallone troppo corto al proprio portiere, a mettere in movimento Nkufo, anticipato però per poco dall’uscita di Bravo.

Alla mezz’ora il fattaccio: Behrami ha palla sulla fascia e viene contrastato da due avversari. Del primo se ne libera appoggiandogli una mano sulla faccia, del secondo con una sorta di gomitata. Il guardalinee richiama quindi l’attenzione dell’arbitro e chiede l’espulsione del laterale in forza agli Hammers, cui viene puntualmente mostrato il cartellino rosso. Svizzera costretta quindi a giocare in dieci per tutto il corso dell’ora successiva e per Behrami anche un record poco lusinghiero: mai prima d’ora, infatti, un giocatore svizzero era stato espulso nel corso di un match Mondiale.

Cile che prova quindi subito a far male: su di una punizione battuta dalla trequarti sinistra da Mati Fernandez Ponce e Jara si ostacolano in area, con la palla che termina quindi mestamente sul fondo.
Al quarantesimo è invece Sanchez a provarci: Beausejour se ne va sulla sinistra e centra un pallone che El Niño Maravilla va a stoppare di petto magistralmente per poi scaricare un tiro centrale, parato senza grandi problemi da Benaglio.

Valdivia si dispera sul goal annullato a Sanchez

Ad inizio ripresa il Cile passerebbe, ma sul tiro di Sanchez, deviato involontariamente da Grichting alle spalle del proprio portiere, ci sarà un suo compagno di squadra in fuorigioco attivo. Gol quindi giustamente annullato dalla terna.
E’ ancora una volta il Niño Maravilla a farsi pericoloso, questa volta al cinquantacinquesimo: andato in pressione su Grichting porterà infatti via palla al centrale elvetico per involarsi poi in area e presentarsi a tu per tu con Benaglio che sarà però bravo ad ipnotizzarlo, chiudendolo in qualche modo ed evitando un goal che sembrava già fatto.

La partita scorre quindi sui binari che era logico aspettarsi, specialmente dopo l’espulsione di Behrami. Da una parte il Cile prova infatti a muovere il pallone alla ricerca di un pertugio buono in cui infilarsi per andare a trovare la rete del vantaggio, la Svizzera, forte di una difesa molto solida, attende invece l’avversario nella propria trequarti campo, intasando tutti gli spazi per evitare di lasciare spazio utile ai cileni cercando quindi di recuperare palla per effettuare sparute, quanto inefficaci, ripartenze veloci.

Al settantacinquesimo il Cile passa: Paredes fugge sul filo del fuorigioco e si porta in area, superando l’uscita di Benaglio allargandosi però troppo per poter calciare. Dopo essersi fermato sul filo della rimessa dal fondo, quindi, il cross sul secondo palo, dove Mark Gonzalez la colpirà di testa in maniera sporca, rendendo vano il tentativo di salvataggio del laziale Lichtsteiner.

Con la Svizzera in avanti alla ricerca di un importantissimo pareggio, quindi, si moltiplicano gli spazi per la nazionale cilena. A sei dalla fine, quindi, Paredes viene liberato appena dentro al limite dell’area, tutto solo davanti a Benaglio. Il suo mancino di prima intenzione si alzerà però sopra la traversa, graziando la nazionale elvetica.
Un paio di minuti più tardi ecco ancora La Roja portarsi in avanti con Valdivia a filtrare sulla destra per Sanchez la cui palla centrata finisce sul vertice opposto dell’area dove viene calciata di prima intenzione da Gonzalez, che calcerà però mollemente tra le braccia di Benaglio.

All’ottantottesimo l’ennesimo contropiede cileno concluso da un mancino di Paredes, ancora una volta incapace di trovare lo specchio di porta.
Un minuto più tardi l’occasionissima elvetica: Ziegler centra un pallone basso che Bunjaku prolunga di tacco per Derdiyok, il cui rigore in movimento si spegne però a lato del palo alla destra di Bravo.

COMMENTO
Non basta ritoccare il record di imbattibilità che venne fatto segnare da Walter Zenga nel 1990. La Svizzera, infatti, pochi minuti dopo essere andata a migliorare proprio quel record viene bucata dagli avanti cileni, cedendo il passo e trovandosi ora in una situazione molto delicata. Con La Roja a quota sei punti e la Spagna che con ogni probabilità salirà a tre stasera, infatti, una vittoria con Honduras potrebbe anche paradossalmente non bastare se poi i cileni dovessero farsi sconfiggere dalla Furia Roja nell’ultimo match del girone.

Mark Gonzalez celebra la rete dell'1 a 0

Ciò che si sta andando a delineare, insomma, è la possibilità che tre squadre chiudano a sei punti, dovendo quindi basare tutto sulla classifica avulsa. E per una squadra capace di compiere l’impresa di battere la squadra Campione d’Europa nonché prima delle favorite all’esordio sarebbe sicuramente un peccato doversi giocare tutto sulla differenza reti.

Aspettiamo quindi qualche giorno, poi tutto sarà più chiaro.

In tutto questo, però, la Spagna deve ovviamente vincere stasera. E per quanto sembri cosa scontata Italia – Nuova Zelanda insegna che non si deve dare nulla per scontato…

MVP
Pur non risultando decisivo rispetto allo sviluppo del match il migliore in campo è stato oggi quell’Alexis Sanchez che venne soprannominato Niño Maravilla non per caso.
La giovane ala friulana sta quindi mantentenendo le attese dei suoi compatrioti: veloce, ficcante, a tratti inarrestabile, con una sola pecca ancora da limare, la freddezza sotto porta. Fosse stato freddo oggi, infatti, avrebbe realizzato almeno un paio di reti.

Peccato, ma il futuro è tutto suo. Deve solo crescere al meglio e pensare a lavorare.

TABELLINO
Cile vs. Svizzera 1 – 0
Marcatori: 75′ Gonzalez
Cile: Bravo; Isla, Medel, Ponce, Vidal (45′ Gonzalez); Carmona, Jara, Fernandez (65′ Paredes); Sanchez, Beausejour, H.Suazo (45′ Valdivia). A disp.: Pinto, Marin, Contreras, Millar, Fuentes, Tello, Fierro, Estrada, Orellana. All.: Bielsa
Svizzera: Benaglio; Lichtsteiner, Von Bergen, Grichting, Ziegler; Behrami, Inler, Huggel, Fernandes; Frei (34′ Barnetta), Nkufo (68′ Derdiyok). A disp.: Wolfli, Leoni, Magnin, Eggimann, Barnetta, Padalino, Schwegler, Shaqiri, Yakin, Bunjaku. All.: Hitzfeld
Arbitro: Khalil Al-Ghamdi (Arabia Saudita)
Ammoniti: Suazo (C), Nkufo (S), Carmona (C), Ponce (C), Barnetta (S), Fernandez (C), Inler (S) Medel (C), Valdivia (C)
Espulsi: 31′ Behrami (S)

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