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Posts Tagged ‘Top XI’

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Domani inizieranno gli Europei under 21, che personalmente ho introdotto con questa – credo – bella guida alla competizione, che potete scaricare GRATUITAMENTE cliccando qui.

Un articolo che avrei potuto inserire nella guida è quello che riguarda la “top XI pre Europeo”. Ovvero una selezione di undici giocatori – che in campo possano starci davvero – che sulla carta dovrebbero essere i migliori, quelli da cui aspettarsi di più.

Il tutto partendo da alcuni presupposti: innanzitutto il fatto che, come scoprirete leggendo la guida, mancheranno moltissimi possibili grandi protagonisti. Da Perin a Wilshere passando per Gotze ed El Shaarawy, tutta gente che per età potrebbe tranquillamente essere presente in Repubblica Ceca.

Poi il fatto che nonostante le molte assenze sono sicuramente più di undici i giocatori da tenere d’occhio, e non sempre è stata una scelta facile.

E’ un gioco, di fatto. Prendetelo come tale.

Marc-André ter Stegen

Il miglior portiere europeo under 21 in assoluto in realtà non è lui. Pensateci bene. Certo, Ter Stegen ha da poco sollevato al cielo di Berlino la Champions League, disputata da titolare con la maglia del Barcellona. Eppure c’è un altro portiere classe 92 indubbiamente più forte.

E’ belga, ed il Belgio non ci sarà a questi europei. Ma anche ci fosse stato, lui sarebbe stato semplicemente uno dei tanti assenti: Thibaut Courtois.

Dopo di lui, però, ad oggi si piazza sicuramente il portierino ex Monchengladbach. Talento da vendere, esperienza già importante, un processo di maturazione ancora in corso ma certo una “statura” importante per un giocatore rispetto cui gli avversari proveranno sicuramente un certo timore reverenziale.

Calum Chambers

Classe 95. Il che significa che giocherà di molto sotto età, essendo questo il biennio dei 92/93.

Messosi in mostra una stagione fa con la maglia del Southampton, un anno fa passò all’Arsenal, dove ha disputato già 36 match. Mica male.

Di certo qualche altro terzino destro interessante – come l’Azzurro Zappacosta – lo si può trovare nelle otto rose qualificate all’Europeo, ma altrettanto sicuramente la carta oggi ci dice che quello che potenzialmente è l’interprete migliore indossa sicuramente la maglia della nazionale dei Figli d’Albione.

In grado di disimpegnarsi anche centralmente in caso di bisogno, mi aspetto possa garantire qualità in entrambe le fasi di gioco.

Contro di lui, nello scontro che vedrà opposta la nostra nazionale a quella inglese nel corso del primo turno, dovrebbe agire l’italoargentino Christian Battocchio: auguri!

Daniele Rugani

Di lui ormai si parla già come una sorta di fenomeno, ha sentire qua e là per lo stivale. La realtà è che Rugani è un buonissimo difensore – personalmente lo inserii anche nella Carica dei 301, quindi i miei scritti parlano per me – che però ancora non ha quell’esperienza internazionale e quella solidità consolidata che si confà ai giocatori che ricevono elogi sperticati quanto lui.

La realtà delle cose è che la crisi del calcio italiano ci sta facendo aggrappare con tutte le nostre forze a quei relativamente pochi ragazzi di talento e maturità che nonostante la giovane età riescono già oggi a giocare ad un certo livello.

In questo senso Rugani ha dimostrato di reggere la Serie A senza problemi, ma personalmente non avevo dubbi. Ora l’anno prossimo farà sicuramente un passo avanti, che sia Juventus o prestito ad una squadra che, plausibilmente, giocherà in Europa (si parla di Sampdoria).

Prima, però, dovrà confermarsi come uno dei migliori giovani difensori a livello europeo. Classe 94, giocherà anche lui da sotto età.

Matthias Ginter

Debbo dire che la tentazione di inserire la coppia presumibilmente titolare della nostra Nazionale – e quindi Romagnoli per Ginter – l’ho anche avuta, ma ritengo che oggi sulla carta il tedesco dia più sicurezze.

Campione del Mondo in carica, avendo partecipato alla spedizione di un anno fa in Brasile, Ginter lasciò Friburgo proprio in quel periodo per tentare il salto – ad oggi fallito – al Borussia Dortmund.

Il tempo e le prospettive restano comunque tutte dalla parte di questo rocciosissimo difensore centrale di 189 centimetri per 87 chilogrammi.

Anche lui nato nel 1994, sarà uno dei tanti sotto età che potremo ammirare nel corso della competizione.

Raphaël Guerreiro

Giocherà invece da “in età” Raphaël Guerreiro, terzino sinistro portoghese di proprietà del Lorient.

Debbo dire che sulla fascia sinistra – pensate ad esempio che l’Italia potrebbe schierare l’oggi non irresistibile Biraghi, o in alternativa il “destro” Sabelli – non ho visto moltissima scelta di livello, quantomeno scelte sulla carta inferiori agli altri ruoli.

Alla fine ho scelto quindi questo giocatore dalle doti spiccatamente offensive che punta a diventare a breve un membro della Nazionale maggiore lusitana. Coentrao è avvisato.

Emre Can

Dovrebbe poi giocare a centrocampo, plausibilmente proprio come mediano in una linea a due uomini, il Reds Emre Can. Che, classe 94, sarà uno dei tanti sotto età della competizione (e di questa formazione).

Il ragazzo lasciò la Baviera un anno fa per passare a Liverpool, dove pur con diversi problemi – un po’ tutti avrete visto quanto sia stata difficoltosa la stagione di Gerrard e compagni – lui è riuscito in qualche modo ad imporsi, giocando per altro in diversi ruoli, prevalentemente in difesa.

Il centrocampista tedesco di origine turca ha sicuramente una grandissima base tanto tecnica quanto fisico-atletica e si candida ad essere uno dei migliori giocatori della competizione.

Pierre-Emile Højbjerg

Dallo stesso settore giovanile, ovverso sia quello del Bayern Monaco, esce anche il danese Pierre-Emile Højbjerg, unico giocatore non tedesco, italiano, portoghese o inglese presente in formazione.

Ammetto che questa è stata la scelta più difficile tra le undici.

Ero infatti tentatissimo di prediligere Stefano Sturaro, un giocatore con gambe e polmoni eccezionali che ad un’eccellente capacità di portare “quantità” alla propria squadra abbina anche una più che discreta “qualità”.

Alla fine, però, ho prediletto un giocatore tecnicamente molto dotato – probabilmente tra i più dotati del torneo – come appunto il ragazzo che ha passato gli ultimi sei mesi in prestito all’Augsburg.

Saranno sicuramente lui e Fischer i due giocatori cui, in fase di costruzione, dovranno aggrapparsi i giovani danesi.

Domenico Berardi

Ammetto che a me questo ragazzo non convince ancora del tutto.

Oddio, intendiamoci: parliamo di un classe 94 che di talento ne ha da vendere, è sicuro. Che in Serie A, in due anni, ha già dimostrato non solo di starci, ma di saper anche incidere. Per quanto non in maniera del tutto costante, ancora.

Però molti lo dipingono come un fenomeno, cosa che al massimo – e forse – può essere giusto in potenziale.

Di certo, però, a livello di under 21 ha un potenziale, appunto, tale per cui potrebbe essere su per giù devastante.

Non il miglior giocatore sulla carta, ma di sicuro uno dei migliori in assoluto. Tanto da meritarsi la titolarità in questa sorta di Top XI.

Ora ripaghi sul campo tutte le aspettative che ci sono su di lui. Di fatto credo sia la chiave di volta per la nostra Nazionale.

Max Meyer

Nato nel 1995, ha già più di 70 match disputati in maglia Schalke e un esordio con la Nazionale maggiore alle spalle.

Di fatto credo possa bastare questo per far capire un po’ a tutti che, almeno sulla carta, non ci si può non aspettare moltissimo da questo peperino di 173 centimetri che fa di rapidità e qualità tecnica le proprie armi vincenti.

Davvero un buon giocatore, che mi aspetto possa risultare trascinante, pur sotto età, in una Nazionale che parte coi favori del pronostico.

Bernardo Silva

Il suo trasferimento al Monaco ha fatto discutere molto, essendo arrivato per più di 15 milioni a fronte del fatto che non poteva valerne così tanti, vista la scarsissima esperienza pregressa. Ma lì ci sono dietro i soliti fondi di speculazione, quindi vale tutto…

A prescindere da questo parliamo comunque di un buonissimo talento che ha tecnica da vendere e che in una nazionale di palleggiatori si trova a meraviglia coi tanti compagni altrettanto dotati sotto questo profilo.

In realtà debbo dire che me lo aspetterei partire più centrale, con Rafa Silva a sinistra. Ma come mostrato nel Monaco parliamo di un ragazzo che può occupare tutte le posizioni della trequarti senza alcun tipo di problema. Tra cui, appunto, quella di esterno sinistro, forse in assoluto quella in cui può rendere meglio.

Harry Kane

Viene da una stagione strepitosa e non potevo che inserire lui come prima ed unica punta di questa sorta di Top XI.

Giocatore che volendo potrebbe anche far reparto da solo, nel probabile 4-4-2 inglese sarà invece affiancato da Saido Berahino, con cui sulla carta forma forse la coppia migliore dell’intera competizione.

Quest’anno è stato a tratti devastante e per lui si parla di cifre assurde, qualora dovesse muoversi sul mercato (50/60 milioni, non due spicci).

Inutile dire che ad oggi parte col potenziale per fare onde e trascinare la propria Nazionale. Ora c’è da capire se si confermerà sul campo.


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Un altro Europeo under 17 è terminato ed ancora una volta a gioire non siamo stati noi.

Un articolo a parte – anzi, un libro come minimo – meriterebbe la discussione che riguarderebbe la nostra nazionale, uscita ai quarti di finale contro la Francia poi campione e piegata nello spareggio di qualificazione al mondiale dalla Croazia.
Un articolo che dovrebbe partire dal fallimento di un gruppo comunque piuttosto talentuoso – anche se non ai livelli della Francia campione – che però palesa tutti i limiti del nostro calcio. Tanti. Da qui la necessità di scrivere un libro che vada ad analizzare tutti questi limiti… anche se a poco servirebbe, dato che chi può provare a cambiare le cose non sembra sia interessato a farlo.

Torniamo quindi a noi, ad un Europeo vinto con grandissimo merito da una nazionale francese forte e completa in ogni reparto che ha letteralmente schiantato gli avversari (ultima la Germania in finale, 4 a 1).
Una nazionale francese come al solito imbottita di colored, sicuramente fisicamente ed atleticamente più maturi rispetto alla maggior parte dei ragazzi presente all’Europeo. Proprio da qui possono nascere dubbi sullo sviluppo futuro di questi ragazzi, che ad oggi restano però semplicemente i più forti d’Europa sia sulla carta che nei fatti.

Per chiudere questa ennesima avventura giovanile che mi sono potuto godere per intero eccovi la mia Top XI. Basata ovviamente sulle prestazioni in campo, non su quello che penso possa essere l’upside di questi ragazzi.

Constantin Frommann (Friburgo)

Ancora una volta, dopo l’anno scorso, debbo dire che non è stato un grandissimo Europeo per i giovani estremi difensori. Tra i migliori c’è stato sicuramente il nostro Gigio Donnarumma, che ha giocato per altro sotto età. Forse in assoluto il migliore del lotto, anche per prospettiva.
Il mio premio va però al giovane portiere tedesco, interprete piuttosto solido che ha incassato sì quattro reti nella gara finale ma ha comunque evitato un passivo ben peggiore per la sua squadra, con una serie di interventi di altissimo livello.
Luci ed ombre invece per i due interpreti francofoni, Zidane e Teunckens. Qualche buona cosa alternata ad interventi assolutamente censurabili. Ma c’è tempo per crescere.

Alec Georgen (Psg)

Debbo dire che non ho visto grandi prestazioni, tra i terzini destri. Non male a tratti il nostro Scalera, che però purtroppo spesso si è perso un po’ via nel non-gioco Azzurro, non mi resta che premiare il terzino campione d’Europa, Georgen. Giocatore ordinato e gran faticatore, si è fatto il mazzo avanti ed indietro su quella fascia a perdifiato, dando piuttosto costantemente un’alternativa valida al portatore di palla.

Dayot Upamecano (Valenciennes)

Il primo dei due centrali non può che essere questa colonna d’ebano in forza al Valenciennes. Un giocatore fisicamente mostruoso, nettamente superiore ai propri pari età. Ad oggi domina l’area di rigore, il più sarà capire, in prospettiva professionismo, cosa riuscirà a combinare quando il divario fisico-atletico non sarà così ampio.
Di certo c’è che non so quanto resterà al Valenciennes. Di certo avrà colpito l’occhio di molti talent scout accorsi in Bulgaria alla ricerca di nuovi talenti (pare su di lui ci sia l’Arsenal, che ne avrebbe quasi chiuso l’acquisto)…

Wout Faes (Anderlecht)

A completare il pacchetto centrale arretrato il capitano del Belgio. Giocatore che esteticamente ricorda molto David Luiz, con quella folta chioma riccia. Cui però auguro di diventare difensore più affidabile rispetto al centrale attualmente in forza al Paris St. Germain.
Difensore centrale dal senso tattico molto spiccato, si muove già come un veterano e guida il proprio reparto con sicurezza e tranquillità. Non avendo ancora raggiunto il pieno sviluppo fisico atletico, ad esempio al contrario di Upamecano, ha ancora margini di crescita interessanti. Di certo c’è che è plausibile lo potremo vedere in prima squadra già entro un paio d’anni, vista la facilità di “lancio” che hanno in Belgio, soprattutto dalle parti dell’Anderlecht.

Marc Cucurella (Barcellona)

Uno dei migliori interpreti della nazionale spagnola a questo Europeo. Giocatore ricoperto di argento vivo, ha arato a cento all’ora la propria fascia di competenza un’infinità di volte, rivelandosi sempre molto presente anche in fase offensiva (la scuola blaugrana non si smentisce mai).
Nel suo ruolo se l’è cavata egregiamente anche Jay DaSilva del Chelsea, ma alla fine dovendo sceglierne uno la mia scelta ricade sul giovane terzino in forza al Juvenil B del Barça.

Carles Aleñá (Barcellona)

Giusto a conferma della sempre florida bontà del vivaio blaugrana il primo dei due centrali scelti per questa top undici è il capitano della nazionale spagnola, nonché perno delle giovanili del Barça, Carles Aleñá.
Un interno di centrocampo finemente dotato da un punto di vista tecnico e con un’enorme capacità polmonare. Capace di farsi trovare sui due versanti opposti del campo nell’arco di pochi secondi, è un centrocampista molto moderno. Schermo in aiuto alla difesa, direttore d’orchestra, rifinitore e capace di assalti in area all’arma bianca: davvero completo il background di questo ragazzo.

Timothé Cognat (Lione)

Il cuore del reparto nevralgico della nazionale campione d’Europa.
Un po’ come il suo omologo spagnolo anche Cognat, fascia di capitano al braccio, è un centrocampista box to box dotato di un bagaglio tecnico ben fornito ma anche di una notevole capacità di corsa. Propototipo del centrocampista moderno, non ha un grandissimo fisico, ma rimedia facilmente a questa pecca grazie a sagacia tattica, volontà e qualità.

Nanitamo Ikoné (Psg)

Non tiene ancora la tensione alta per tutta la durata del match, ma quando si accende lo sa letteralmente spaccare.
Ala guizzante nello stretto ed imprendibile in allungo, è dotata di un dribbling fulmineo ed una grande capacità polmonare.
Praticamente inarrestabile quando parte palla al piede, non disdegna la finalizzazione. Affiatatissimo col compagno di club Edouard, ad oggi è indubbiamente uno dei giocatori più dominante del panorama under 17 mondiale.

Marcus Edwards (Tottenham)

Esattamente come Ikoné è un giocatore che ad oggi riesce ad accendersi solo ad intermittenza. Il problema è che quando l’interruttore ruota su “on” questo trottolino in forza all’Academy Spurs risulta praticamente inarrestabile. Capace di uscire da un nugulo di avversari con la palla ben incollata al piede, è letale nello stretto e superbo nel palleggio. Trequartista abile a svariare lungo tutto il fronte offensivo, può essere utilizzato anche largo in caso di necessità.
Nel match d’esordio contro l’Italia spaccò il match subentrando dalla panchina e dando ai nostri ragazzi, già in affanno, il fatidico colpo di grazia.

Ismail Azzaoui (Tottenham)

Negli Spurs gioca anche quello che è indubbiamente il talento più puro della nazionale belga, l’ala Ismail Azzaoui. Un giocatore con un bagaglio tecnico finemente rifinito, una buona intelligenza tattica ed una certa predisposizione al team work.
Ogni tanto sembra però perdersi un po’ in sé stesso. Caratteristica però che si può ricondurre alla maggior parte dei giocatori di classe, soprattutto a questa età.

Odsonne Edouard (Psg)

Otto goal in cinque match all’Europeo under 17 non li aveva mai fatti nessuno. Questo vi fa capire che impresa abbia compiuto la giovane punta in forza al Paris Saint Germain, autentica dominatrice del torneo.
Non contento dei cinque goal segnati sino alla semifinale, tra l’altro, Odsonne ne ha picchiati tre alla Germania nella partita che ha deciso la vincitrice.
Non solo devastante, ma anche clutch.
Dove possa arrivare è difficile dirlo. Tecnicamente ha delle lacune evidenti, anche se non è comunque scarso. Atleticamente è invece indomabile, come molti suoi coetanei col suo patrimonio genetico. E questo paradossalmente può essere il problema: continuerà a crescere di questo passo o, fisiologicamente, prima o poi il gap che oggi gli permette di essere praticamente inarrestabile verrà colmato almeno in parte?
Difficile dire oggi se diventerà una superstar oppure restarà un giocatore normale. Alla sua età anche Sanogo era difficilmente fermabile.
Ecco, però… lui sembra superiore allo Yaya sedicenne. Si farà?


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Finito il Mondiale, è tempo di bilanci.

E come spesso mi piace fare, vi propongo la mia Top XI del torneo appena concluso, ovviamente da confrontare con la vostra qualora ne abbiate voglia…

Manuel Neuer – Germania

In quello che è stato ribattezzato il “Mondiale dei portieri” l’estremo difensore del Bayern Monaco ha dimostrato ancora una volta di essere il miglior interprete del ruolo che il mondo del calcio offra oggi. Sicuro tra i pali, riflessi felini, praticamente mai una sbavatura. Non solo. Con reattività e grande sagacia nel leggere in anticipo il gioco si è dimostrato anche un vero e proprio libero aggiunto, dominando l’area di rigore nel suo complesso e spingendosi spesso anche fuori di essa – soprattutto contro l’Algeria, una partita che a mio avviso la Germania non avrebbe vinto con un qualsiasi altro estremo difensore in porta – per andare ad anticipare gli avversari lanciati in profondità.

Philipp Lahm – Germania

Uno dei giocatori più universalmente sottovalutati ch’io ricordi. Non essendo vistoso come i terzini brasiliani dei tempi d’oro non ha mai goduto di campagna mediatiche particolari né del favore del pubblico, che in lui probabilmente vede semplicemente un giocatore ordinato. In realtà Lahm è, a mio avviso, uno dei migliori terzini degli ultimi vent’anni di calcio. Forse non del tutto paragonabile al gotha del ruolo, ma sicuramente solo di pochissimo sotto. Ottima tecnica, lettura delle situazioni, capacità di contrasto, piede raffinato, capacità di adattarsi anche in mezzo al campo. Davvero un giocatore completissimo.

Gary Medel – Cile

Il pitbull è uscito – immeritatamente – già agli ottavi di finale ma mi ha lasciato una grandissima impressione. Schierato centrale di una difesa a tre – dell’approccio tattico cileno ne ho parlato diffusamente in questo video, che vi invito a guardare – pur essendo in realtà un mediano abituato a giocare davanti alla linea stessa dei difensori, Medel ha giocato su livelli stratosferici. Garra, spirito indomito, tackle decisi, impostazione, marcatura asfissiante, gestione del reparto. Davvero un Mondiale che per quanto finito prematuramente il giocatore del Cardiff ha saputo disputare su livelli altissimi.

Ron Vlaar – Olanda

Forse non sono l’unico a pensarlo, ma credo davvero che la qualità media dei centrali difensivi sia scesa drasticamente rispetto ad una decade – e più – fa. Tra tutta questa pochezza c’è qualche giocatore che, sulla carta, si eleva rispetto agli altri. Hummels, Kompany, Thiago Silva. Tutti autori di buone cose. Forse un po’ a sorpresa, però, ha fatto meglio di tutti loro Ron Vlaar, ex stella nascente del calcio olandese che dopo qualche anno in cui forse non aveva rispettato in pieno le attese è giunta a questo Mondiale matura al punto giusto e capace di reggere in piedi un reparto in cui ha giostrato al fianco di un assolutamente impresentabile (ma è giovane, può crescere) Martins Indi e di un altalenante (ma sicuramente già più pronto) De Vrij. Mondiale giocato molto bene anche da lui, insomma. Resterà una sola macchia: quel rigore sbagliato in semifinale contro l’Argentina.

Daley Blind – Olanda

Capace di giocare tanto terzino quanto in mediana (che, alla bisogna, anche come centrale difensivo), Daley Blind è il jolly olandese che è servito a Van Gaal – tra gli altri – per poter mutare spesso forma alla propria squadra sia nel corso del Mondiale che all’interno di una stessa partita. Giocatore ormai solidissimo, non capisco cosa aspetti una squadra di alto lignaggio ad andare dall’Ajax con un bel pacchetto di milioni ed acquistarsi questo giovane difensore, sicuramente tra i più interessanti del Mondiale.

Javier Mascherano – Argentina

Chi mi conosce sa che lo amo da sempre. Perché amo i giocatori come lui. Ovvero quei mediani capaci di sradicare un numero infinito di palloni dai piedi degli avversari. Giocatori di carattere, mai domi. Gladiatori dei tempi moderni. Ecco, proprio di questa stirpe reale Mascherano è uno degli ultimi – e più illustri – discendenti. Capace di giocare un Mondiale su livelli altissimi, è stato forse la vera carta in più dell’Argentina di Sabella. Che ha si proceduto sino alla finale grazie ai colpi dei suoi fuoriclasse (Messi su tutti, nonostante abbia giocato nel complesso molto al di sotto delle sue possibilità), ma che senza quel cuore pulsante in mezzo al campo si sarebbe con ogni probabilità sgretolata molto prima.

Bastian Schweinsteiger – Germania

E pensare che ha pure rischiato di essere poco più che uno spettatore non pagante di questo Mondiale. Eppure ancora una volta – più che mai ieri sera, quando è stato forse il migliore in campo o giù di lì – ha dimostrato che a centrocampo, oggi, ha pochi pari al mondo. Centrocampista completo, capace di disimpegnarsi ottimamente in entrambe le fasi di gioco, è stato uno dei cardini della Germania capace di laurearsi quattro volte campione del mondo. Un successo che lui più di molti altri ha meritato anche per quanto dato nel corso della carriera a questa maglia. Un apporto che va ben al di là delle ultime sette partite…

Arjen Robben – Olanda

Quando molti dicevano che era un sopravvalutato, io lo difendevo a spada tratta. E sono realmente dispiaciutissimo non sia arrivato quell’alloro Mondiale che, tutto sommato, non avrebbe certo demeritato. Robben è comunque il segno di una ritrovata continuità olandese. Che dopo la super-squadra di Cruyff e quella – Campione d’Europa – dei tre tulipani rossoneri ha saputo ritrovarsi proprio grazie a lui (e pochissimi altri), centrando un secondo e un terzo posto Mondiale in fila. Una scuola, quella olandese, che produce talento a getto continuo. Strepitosa, per altro, la sua partita contro la Costa Rica. Davvero da lacrime. Da solo, però, non poteva pretendere di vincere un Mondiale.

Toni Kroos – Germania

Ormai una realtà consolidata nel panorama calcistico mondiale. Nonostante la giovane età dimostra carattere e continuità di rendimento. Al netto dei goal in semifinale, “regalati” dal Brasile, disputa un Mondiale di altissimo livello, in cui si dimostra il vero cuore pulsante del gioco tedesco. E’ lui infatti il fulcro del centrocampo teutonico ed è da lui che passano la maggior parte dei palloni. Piedino fine, tempo e visione di gioco.

James Rodriguez – Colombia

Per molti una rivelazione assoluta, per me una semplice conferma. Due anni fa dissi che il Belgio e la Colombia erano squadre da tenere d’occhio. Poi il Belgio esplose agli occhi dell’opinione pubblica già prima del mondiale, diventando squadra hipster, la Colombia si è invece imposta proprio in Brasile, confermando le mie impressioni. E quando dissi che i colombiani erano squadra in crescita e da tenere d’occhio lo feci proprio in relazione a lui, giocatore di grandissima classe, come forse non ne erano mai nati prima a quelle latitudini (quantomeno, non così completi e capaci di incidere). Mondiale straordinario, peccato solo che un po’ tutta la squadra abbia ceduto ai quarti di fronte al Brasile. Avevano sicuramente il potenziale per accedere alla semifinale.

Thomas Muller – Germania

Quando sente aria di Mondiale evidentemente entra in trance agonistica. Uno dei protagonisti principali di questa vittoria, anche se nelle ultime due partite ha giocato un po’ sotto alle attese, forse. Resta comunque uno dei giocatori più completi che il panorama calcistico offra oggi. Forse solo un po’ troppo sgraziato per essere considerato uno dei migliori al mondo in assoluto. Resta comunque ad oggi l’unico che può realisticamente insidiare il nuovo record di segnature fatto registrare da Klose (anche se pure James…).

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Finito l’Europeo under 21, pur con qualche giorno di ritardo, vi propongo la mia top 11 del torneo.

Che, ovviamente, non poteva non essere dominata dalla Spagna, mattatrice del torneo e capace di distruggere la pur buona squadra allenata da Mangia in finale.

Poco spazio, invece, per i nostri colori: la difesa non è stata all’altezza, a centrocampo Verratti ha deluso e gli spagnoli sono stati troppo superiori, davanti trova spazio solo, pur adattato, l’ottimo Gabbiadini.

L’unico altro giocatore che avrebbe potuto giocarsela sarebbe stato Bardi, cui però preferisco Nyland, autore di un torneo – in particolare la semifinale – davvero giocato ad ottimo livello.

Ma bando alle ciance, ecco chi e perché ho inserito in questa top 11!

Orjan Nyland – Norvegia
Il portierino del Molde mette in mostra grandissime doti, parando di tutto soprattutto in semifinale contro la Spagna (purtroppo per la sua Norvegia, non è stato abbastanza).
Ha sfruttato benissimo la vetrina europea. Vedremo chi si muoverà su di lui.
Ovviamente poteva starci anche il nostro Bardi (e nessun altro, per quanto mi concerne… nemmeno De Gea), ma dovevo scegliere un solo portiere ed alla fine la scelta è caduta sul norvegese.

Martin Montoya – Spagna
E pensare che il tanto vituperato Luis Enrique voleva portarlo a Roma appena sbarcato nella capitale. Ci aveva visto lungo. Ennesimo talento interessante sfornato dalla Masia. Ara la fascia e supporta la propria fase offensiva con grande continuità. Sembra maturo per potersi testare con continuità ad alto livello. Il dopo Dani Alves è servito?

Inigo Martinez – Spagna
In finale non è certo perfetto, ma nel corso del torneo si dimostra difensore molto solido. E’ tra i prospetti – almeno difensivi – più importanti di Spagna.

Martins Indi – Olanda
Forse il centrale più completo dell’intera competizione. Atleticamente devastante, tecnicamente più che discreto, tatticamente abbastanza evoluto. Unica piccola pecca, non sempre è concentratissimo per tutti i novanta minuti. Ma è ancora giovane, potrà crescere molto in questo senso.
Avrebbe forse bisogno di lasciare l’Olanda per testarsi su palcoscenici più importanti.

Daley Blind – Olanda
Figlio del grande Danny, gioca alla grande sulla sua fascia formando col compagno Indi un’ottima coppia sul centro-sinistra della difesa Oranje. Nella sua breve carriera non ha ancora dato le giuste garanzie che togliessero ogni dubbio su di lui, ma in questo Europeo ha messo in mostra buoni mezzi. Vedremo se saprà confermarsi sul medio-lungo periodo.

Asier Ilarramendi – Spagna
Uno dei giocatori che più mi è piaciuto in assoluto in questo Europeo. Mediano dai piedi educatissimi, è fondamentale nel dare equilibrio alla sua squadra. Mentre tutti decantano le – incredibili – doti di Isco e Thiago Alcantara lui fa il lavoro sporco e permette alle Furie Rosse di dominare il torneo.

Thiago Alcantara – Spagna
Tecnicamente di un altro pianeta, gioca su ottimi livelli fino alla finale, dove esplode letteralmente. Ennesima perla di valore assoluto sfornata dalla Masia. Qualità al potere.
Grazie alla tripletta finale si laurea vicecannoniere del torneo alla pari con Isco e dietro al connazionale Morata.

Georginio Wijnaldum – Olanda
Due reti nelle prime due gare, poi un pochino si spegne. Nel complesso è però uno dei giocatori che meglio ha giocato in quest’ultimo Europeo under 21.

Isco – Spagna
Se dovessi scegliere il titolo di MVP del torneo sceglierei lui e senza alcun dubbio. Potenzialmente è davvero un fenomeno. Tre goal nell’arco del torneo, ma soprattutto tante giocate di alta qualità. Dopo aver impressionato tutti nell’ultima Champions, gioca da assoluto protagonista anche in Israele.
Iniesta alla sua età era così devastante?

Manolo Gabbiadini – Italia
Mangia non gli dà mai piena fiducia ed è un vero peccato perché è lui il giocatore che, là davanti, può fare meglio (quantomeno quello più in forma). Cambia la gara contro l’Inghilterra e realizza un’ottima doppietta contro Israele. Ha un sinistro che fa male.

Alvaro Morata – Spagna
Scarpa d’Oro del torneo, esattamente come capitò due anni fa nell’Europeo under 19 disputatosi in Romania (e ovviamente vinto dalla Spagna). Segna in tutte le gare meno che in finale, dove comunque devasta la difesa Azzurra. E’ assolutamente decisivo nel passaggio del primo turno, con due reti che decidono i match giocati contro Russia e Germania.

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