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Posts Tagged ‘Campionato Mondiale’

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Finito il Mondiale, è tempo di bilanci.

E come spesso mi piace fare, vi propongo la mia Top XI del torneo appena concluso, ovviamente da confrontare con la vostra qualora ne abbiate voglia…

Manuel Neuer – Germania

In quello che è stato ribattezzato il “Mondiale dei portieri” l’estremo difensore del Bayern Monaco ha dimostrato ancora una volta di essere il miglior interprete del ruolo che il mondo del calcio offra oggi. Sicuro tra i pali, riflessi felini, praticamente mai una sbavatura. Non solo. Con reattività e grande sagacia nel leggere in anticipo il gioco si è dimostrato anche un vero e proprio libero aggiunto, dominando l’area di rigore nel suo complesso e spingendosi spesso anche fuori di essa – soprattutto contro l’Algeria, una partita che a mio avviso la Germania non avrebbe vinto con un qualsiasi altro estremo difensore in porta – per andare ad anticipare gli avversari lanciati in profondità.

Philipp Lahm – Germania

Uno dei giocatori più universalmente sottovalutati ch’io ricordi. Non essendo vistoso come i terzini brasiliani dei tempi d’oro non ha mai goduto di campagna mediatiche particolari né del favore del pubblico, che in lui probabilmente vede semplicemente un giocatore ordinato. In realtà Lahm è, a mio avviso, uno dei migliori terzini degli ultimi vent’anni di calcio. Forse non del tutto paragonabile al gotha del ruolo, ma sicuramente solo di pochissimo sotto. Ottima tecnica, lettura delle situazioni, capacità di contrasto, piede raffinato, capacità di adattarsi anche in mezzo al campo. Davvero un giocatore completissimo.

Gary Medel – Cile

Il pitbull è uscito – immeritatamente – già agli ottavi di finale ma mi ha lasciato una grandissima impressione. Schierato centrale di una difesa a tre – dell’approccio tattico cileno ne ho parlato diffusamente in questo video, che vi invito a guardare – pur essendo in realtà un mediano abituato a giocare davanti alla linea stessa dei difensori, Medel ha giocato su livelli stratosferici. Garra, spirito indomito, tackle decisi, impostazione, marcatura asfissiante, gestione del reparto. Davvero un Mondiale che per quanto finito prematuramente il giocatore del Cardiff ha saputo disputare su livelli altissimi.

Ron Vlaar – Olanda

Forse non sono l’unico a pensarlo, ma credo davvero che la qualità media dei centrali difensivi sia scesa drasticamente rispetto ad una decade – e più – fa. Tra tutta questa pochezza c’è qualche giocatore che, sulla carta, si eleva rispetto agli altri. Hummels, Kompany, Thiago Silva. Tutti autori di buone cose. Forse un po’ a sorpresa, però, ha fatto meglio di tutti loro Ron Vlaar, ex stella nascente del calcio olandese che dopo qualche anno in cui forse non aveva rispettato in pieno le attese è giunta a questo Mondiale matura al punto giusto e capace di reggere in piedi un reparto in cui ha giostrato al fianco di un assolutamente impresentabile (ma è giovane, può crescere) Martins Indi e di un altalenante (ma sicuramente già più pronto) De Vrij. Mondiale giocato molto bene anche da lui, insomma. Resterà una sola macchia: quel rigore sbagliato in semifinale contro l’Argentina.

Daley Blind – Olanda

Capace di giocare tanto terzino quanto in mediana (che, alla bisogna, anche come centrale difensivo), Daley Blind è il jolly olandese che è servito a Van Gaal – tra gli altri – per poter mutare spesso forma alla propria squadra sia nel corso del Mondiale che all’interno di una stessa partita. Giocatore ormai solidissimo, non capisco cosa aspetti una squadra di alto lignaggio ad andare dall’Ajax con un bel pacchetto di milioni ed acquistarsi questo giovane difensore, sicuramente tra i più interessanti del Mondiale.

Javier Mascherano – Argentina

Chi mi conosce sa che lo amo da sempre. Perché amo i giocatori come lui. Ovvero quei mediani capaci di sradicare un numero infinito di palloni dai piedi degli avversari. Giocatori di carattere, mai domi. Gladiatori dei tempi moderni. Ecco, proprio di questa stirpe reale Mascherano è uno degli ultimi – e più illustri – discendenti. Capace di giocare un Mondiale su livelli altissimi, è stato forse la vera carta in più dell’Argentina di Sabella. Che ha si proceduto sino alla finale grazie ai colpi dei suoi fuoriclasse (Messi su tutti, nonostante abbia giocato nel complesso molto al di sotto delle sue possibilità), ma che senza quel cuore pulsante in mezzo al campo si sarebbe con ogni probabilità sgretolata molto prima.

Bastian Schweinsteiger – Germania

E pensare che ha pure rischiato di essere poco più che uno spettatore non pagante di questo Mondiale. Eppure ancora una volta – più che mai ieri sera, quando è stato forse il migliore in campo o giù di lì – ha dimostrato che a centrocampo, oggi, ha pochi pari al mondo. Centrocampista completo, capace di disimpegnarsi ottimamente in entrambe le fasi di gioco, è stato uno dei cardini della Germania capace di laurearsi quattro volte campione del mondo. Un successo che lui più di molti altri ha meritato anche per quanto dato nel corso della carriera a questa maglia. Un apporto che va ben al di là delle ultime sette partite…

Arjen Robben – Olanda

Quando molti dicevano che era un sopravvalutato, io lo difendevo a spada tratta. E sono realmente dispiaciutissimo non sia arrivato quell’alloro Mondiale che, tutto sommato, non avrebbe certo demeritato. Robben è comunque il segno di una ritrovata continuità olandese. Che dopo la super-squadra di Cruyff e quella – Campione d’Europa – dei tre tulipani rossoneri ha saputo ritrovarsi proprio grazie a lui (e pochissimi altri), centrando un secondo e un terzo posto Mondiale in fila. Una scuola, quella olandese, che produce talento a getto continuo. Strepitosa, per altro, la sua partita contro la Costa Rica. Davvero da lacrime. Da solo, però, non poteva pretendere di vincere un Mondiale.

Toni Kroos – Germania

Ormai una realtà consolidata nel panorama calcistico mondiale. Nonostante la giovane età dimostra carattere e continuità di rendimento. Al netto dei goal in semifinale, “regalati” dal Brasile, disputa un Mondiale di altissimo livello, in cui si dimostra il vero cuore pulsante del gioco tedesco. E’ lui infatti il fulcro del centrocampo teutonico ed è da lui che passano la maggior parte dei palloni. Piedino fine, tempo e visione di gioco.

James Rodriguez – Colombia

Per molti una rivelazione assoluta, per me una semplice conferma. Due anni fa dissi che il Belgio e la Colombia erano squadre da tenere d’occhio. Poi il Belgio esplose agli occhi dell’opinione pubblica già prima del mondiale, diventando squadra hipster, la Colombia si è invece imposta proprio in Brasile, confermando le mie impressioni. E quando dissi che i colombiani erano squadra in crescita e da tenere d’occhio lo feci proprio in relazione a lui, giocatore di grandissima classe, come forse non ne erano mai nati prima a quelle latitudini (quantomeno, non così completi e capaci di incidere). Mondiale straordinario, peccato solo che un po’ tutta la squadra abbia ceduto ai quarti di fronte al Brasile. Avevano sicuramente il potenziale per accedere alla semifinale.

Thomas Muller – Germania

Quando sente aria di Mondiale evidentemente entra in trance agonistica. Uno dei protagonisti principali di questa vittoria, anche se nelle ultime due partite ha giocato un po’ sotto alle attese, forse. Resta comunque uno dei giocatori più completi che il panorama calcistico offra oggi. Forse solo un po’ troppo sgraziato per essere considerato uno dei migliori al mondo in assoluto. Resta comunque ad oggi l’unico che può realisticamente insidiare il nuovo record di segnature fatto registrare da Klose (anche se pure James…).

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Le vigilie italiane di ogni grande manifestazione calcistica sono immancabilmente costellate da polemiche a non finire.

Ovviamente, quantomeno per non smentirci, la cosa si sta ripetendo e continuerà per tutti i giorni che ci separano dal via al Mondiale brasiliano di quest’anno.

Se dopo le preconvocazioni avevamo potuto assistere a giornate intere di lamentele che vertevano, per lo più, sulla mancata presenza di Florenzi, da stasera fino quantomeno a che l’Italia non arriverà ad un quarto se non semifinale Mondiale (il che equivarrebbe ad un’impresa, secondo chi scrive) si sprecano i post ed i commenti in favore dei nuovi esclusi, da Rossi – primo in assoluto della lista – a Destro, passando per Pasqual, Maggio e Romulo.

Ma andiamo a vedere un po’ quali sono state le scelte definitive del nostro Commissario Tecnico.

Partendo dai portieri, che erano però già praticamente sicuri del posto. Mirante, infatti, era stato portato a Coverciano solo per precauzione. Buffon, Sirigu e Perin, però, non si sono infortunati, e saranno proprio loro tre a volare in Brasile.

Dove immaginiamo che lo juventino, reduce da una stagione iniziata male ma proseguita su ottimi livelli, sarà sicuramente il titolare, anche solo per una questione carismatica.

Buone cose, comunque, le ha messe in mostra anche lo stesso Sirigu, sia in quel di Parigi che nell’amichevole di ieri contro l’Irlanda, dove è risultato il migliore tra gli Azzurri in campo.

Perin, infine, andrà a fare esperienza. Del resto, ad oggi, sono proprio lui, Sirigu e Scuffet a contendersi la successione a difesa dei mitici pali Azzurri, andando quindi a vestire quella maglia che, in passato, è già stata portata con grandi risultati da ottimi portieri come Toldo, Peruzzi, Pagliuca, Zoff, Albertosi, e chi più ne ha più ne metta.

Anche in difesa le scelte erano più o meno obbligate, potremmo dire.

Personalmente mi spiace un po’ vedere convocato Ignazio Abate, cui avrei preferito Pasqual, con Darmian e De Sciglio abili e tranquillamente arruolabili sulla destra (ma capaci di giostrare anche a sinistra), ed il jolly Chiellini a poter fare tanto il centrale quanto il terzino.

Darmian ai tempi del Milan

Per il resto le convocazioni ci stanno. Barzagli sulla carta sarebbe il centrale migliore, anche se non splende per stato di forma e sarà da monitorare nei prossimi giorni. Bonucci è quello che è, ma ha il piede migliore del lotto, ed in previsione di un Pirlo iper-marcato potrebbe tornare utile. Paletta viene da buone cose in quel di Parma, ed alla fine ha spuntato il dualismo con Ranocchia, che comunque volerà in Brasile per restare a disposizione fino all’ultimo giorno prima dell’esordio, limite entro cui Prandelli potrà effettuare eventuali avvicendamenti qualora ci fosse qualche infortunio.

Se dietro non ci sono grandi polemiche (per quanto ho letto di qualcuno che si è addirittura spinto a rimpiangere l’assenza di Ogbonna, che mi sembra un po’ eccessivo anche solo visto il campionato del colored ex Torino) qualcuna in più sorge a centrocampo.

Dove farebbe molto rumore, se solo non si fosse rotto la tibia proprio ieri, l’assenza di un fedelissimo di Prandelli come Montolivo.

Detto poi delle tante polemiche sorte a causa dell’assenza di Florenzi (che anche io, come ho già avuto modo di dire, avrei portato in Brasile, sia per valore che soprattutto in relazione all’età), in molti rimpiangono anche la duttilità dell’oriundo Romulo, che sicuramente avrebbe potuto aiutare il C.T. in varie situazioni di gioco.

Alla fine a volare in Brasile saranno quindi bene o male i giocatori che ci si aspettava, con una piacevole aggiunta: quel Marco Verratti che in tanti pensavano sarebbe potuto rimanere a casa, ma che invece alla fine ha convinto Prandelli.

Oltre a lui gli Azzurri si dovranno sicuramente aggrappare ancora una volta alla classe dell’intramontabile Andrea Pirlo, giunto sicuramente all’ultimo Mondiale e con ogni probabilità anche all’ultima grande manifestazione con la maglia della Nazionale. Al suo fianco le mezz’ali di riferimento potrebbero essere De Rossi, uno dei pochi eroi del 2006 rimasti a disposizione di Prandelli, e Marchisio, che nonostante abbia perso la titolarità nella Juventus a causa della fragorosissima esplosione di Pogba resta centrocampista di tutto rispetto.

A fare da contorno, oltre al già citato Verratti, anche Parolo ed Aquilani. Ed è proprio qui che mi sorge qualche dubbio: perché così tanti centrocampisti – va aggiunto anche Thiago Motta, riserva designata di Pirlo – quando uno di questi (direi uno tra Parolo ed Aquilani) poteva essere sacrificato in favore di Pepito Rossi?

A completare il lotto a centrocampo la duttilità di Candreva. Che, esploso alla Lazio, è reduce da una ottima Confederations Cup disputata dodici mesi fa proprio in Brasile. Giocatore in grado di ricoprire più ruoli, è sull’esterno, dove può sfruttare la sua grande gamba, che andrebbe impiegato per farlo rendere al meglio. E chissà che con l’infortunio di Montolivo non diventi proprio il 4-3-3 il “modulo Mondiale”…

Veniamo quindi all’attacco.

Imprescindibile la presenza di Balotelli, praticamente impossibile lasciare a casa Immobile dopo il titolo di capocannoniere dell’ultimo campionato (che gli varrà il trasferimento al Borussia Dortmund, dove sarà destinato a giocarsi il posto lasciato libero dalla partenza di Lewandowski con Adrian Ramos) e praticamente scontata anche la presenza dell’altro torinista, Cerci.

Alla fine a far discutere sono le convocazioni di Cassano ed Insigne, in luogo di Rossi e Destro.

Al primo viene rinfacciato di essere un peso in fase di non possesso e di non reggere i 90 minuti. Il secondo invece è visto come calciatore sopravvalutato, reduce da una stagione non eccezionale, e per qualcuno anche inutile in questo contesto tattico.

Ora, partiamo da una premessa: io Pepito Rossi l’avrei portato. E lo stesso Destro, numeri – e qualità – alla mano non avrebbe certo sfigurato in una rosa di 23 ipotetici nomi da portare in Brasile.

Però iniziare a fare pipponi pseudofilosofici sul fatto che un giocatore piuttosto che un altro sarebbe stato più adatto al tipo di gioco che ha in mente Prandelli mi sembra fuoriluogo, semplicemente perché solo il nostro C.T. ha bene in mente quale dovrà essere la fisionomia della nostra squadra.

Detto questo, sono convinto che se Prandelli avesse visto bene Giuseppe Rossi l’avrebbe portato. Perché non farlo comunque? Probabilmente perché è conscio del fatto che le nostre possibilità di uscire al girone sono discrete. E sapendo che per fargli riprendere la forma ci potrebbero volere settimane, probabilmente l’avrebbe portato – stante così le condizioni – solo nel caso avessimo avuto un girone più morbido, e quindi chance concretissime di passare agli ottavi.

Fa comunque specie, ma certo non è colpa di Prandelli, vedere come un giocatore così, sicuramente tra i migliori sfornati dal nostro calcio negli ultimi anni, non abbia ancora disputato una grande manifestazione pur essendo già arrivato a 27 anni (che significa che la prima manifestazione importante potrebbe giocarla addirittura a 29 anni, pur essendo esploso presto).

Sfortuna e scelte – in passato – discutibili ne hanno segnato profondamente la carriera.

Ma detto di Rossi, trovo davvero difficile fare processi tattici a Prandelli, quando noi non possiamo sapere le sue idee.

Ci vedo comunque un filo logico, in queste scelte.

Con la rosa a sua disposizione, infatti, potrà tranquillamente variare tra almeno tre moduli: quel 4-3-1-2 base, che sarebbe stato sicuramente il prescelto qualora ci fosse stato Montolivo. Il 3-5-2 che caratterizza la Juventus campione d’Italia, con la difesa già fatta, i vari De Sciglio e Darmian fluidificanti (anche se in questo caso sarebbe tornato utile Romulo, tanto che non credo vedremo mai questo modulo in Brasile) e la ben nota opzione De Rossi difensore già vista due anni fa. Infine, il 4-3-3, con tanta scelta come mezz’ali a centrocampo ed i vari Insigne, Cerci e Candreva a giocarsi un posto al fianco della prima punta (Balotelli o Immobile).

In realtà, credo che proprio l’infortunio patito da Montolivo possa aver cambiato un po’ le carte in tavola. Con lui presente e quasi sicuramente titolare sulla trequarti, infatti, il C.T. avrebbe potuto rinunciare a cuor più leggero ad Insigne, portando così, a seconda, Rossi o Destro.

Polemiche – inutili – e valutazioni a parte, speriamo davvero che Prandelli si sia fatto i suoi bei conti in tasca in maniera corretta. E che questa Nazionale ci tolga delle soddisfazioni.

Io credo che passare il turno non sarà semplice come molti dicono, posto che l’Uruguay ha il duo d’attacco migliore del Mondiale (nonostante oggi Suarez paia acciaccato) ed una squadra più che discreta; e l’Inghilterra ci è di qualcosa superiore, nonostante rischi di pagare la presenza in panchina di un allenatore – quantomeno non più – all’altezza per certi livelli.

Anche qualora passassimo il turno, comunque, difficilmente potremo fare un Mondiale da paura. Credo che le semifinali non siano, sulla carta, alla nostra portata. Squadre come Argentina, Brasile, Germania e Spagna (in puro ordine alfabetico) ci sono infatti sicuramente superiori, nel complesso.

Del resto comunque qualora passassimo avremmo discrete chance di arrivare almeno fino ai quarti di finali, che deve essere un po’ il nostro obiettivo minimo (del resto, abbiamo pur sempre quattro Mondiali appuntati sul petto).

Difatti qualora passassimo il girone ci incroceremmo col Gruppo C, quello cioè in cui giocheranno Colombia, Grecia, Costa d’Avorio e Giappone. Squadre certo tutte da non sottovalutare, ma comunque alla portata degli Azzurri.

I problemi veri sorgerebbero appunto ai quarti, dove la sfida con una tra Brasile, Olanda o Spagna sarebbe molto probabile. E qui le cose si farebbero da dure a tendenzialmente impossibili.

Ma questi sono solo voli pindarici. Come si dice, se vuoi vincere un Mondiale devi essere pronto ad incontrare ed eliminare squadre forti, anche magari favorite.

Del resto non può andare sempre come nel 2006, quando fondamentalmente marciammo in carrozza fino alla semifinale (legittimando comunque quel trionfo grazie alle vittorie sulla Germania padrone di casa e sulla Francia dell’ultimo Zidane).

Per chiudere, queste le due possibili soluzioni che immagino possa star vagliando il nostro Commissario Tecnico:

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Negli ultimi mesi ho avuto un’idea: costituire una task force composta da una serie di esperti della rete per redigere una guida al prossimo Mondiale che fosse interessante e completa.

Le difficoltà sono state tante, e come potrete leggere nell’introduzione alla guida stessa, non tutto è andato come speravo. Anzi.

Il risultato è comunque molto interessante, nonostante molti pezzi siano stati scritti prima delle pre-convocazioni e poi non aggiornati.

Tra due anni torneremo. E forti dell’esperienza maturata in questi mesi, vi proporremo un prodotto ancora migliore.

Per intanto scaricate e fate scaricare la nostra guida, #Brasile2014. E’ gratis!

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Si sono da poco chiusi i sorteggi dei gironi che daranno vita alla prima fase dei prossimi Mondiali, quelli che si giocheranno tra pochi mesi in Brasile.

Andiamo quindi a vedere la composizione dei vari raggruppamenti, con qualche piccola considerazione al riguardo.

Gruppo A

Brasile
Croazia
Messico
Camerun

Il gruppo dei padroni di casa è più che abbordabile. Brasile favorita d’obbligo che potrebbe chiudere anche a punteggio pieno, lotta per la seconda piazza sulla carta piuttosto equilibrata con tre nazionali che partono più o meno sullo stesso piano. Difficile dire chi potrà spuntarla e con ogni probabilità sarà decisivo lo stato di forma del momento. Dovessi sbilanciarmi e dirne una mi butterei sul Camerun.

Gruppo B

Spagna
Olanda
Cile
Australia

Sulla carta dovrebbe essere il girone che vedrà passare in carrozza le due finaliste del Mondiale 2010 ed in cui l’Australia reciterà il ruolo di “materasso”. Però… c’è sempre un però. E allora forse Furie Rosse ed Oranje dovrebbero fare attenzione al Cile di Vidal e Sanchez, che se parte sfavorito farà sicuramente sudare un bel po’ di camice alle due europee.

Gruppo C

Colombia
Grecia
Costa d’Avorio
Giappone

Girone molto abbordabile – sulla carta – per una delle possibili rivelazioni, la Colombia di Falcao. Che però dovrà affrontare ogni gara con la giusta concentrazione. Favorita per la seconda piazza sicuramente la Costa d’Avorio di Drogba, con il Giappone di Zaccheroni che è però sempre una discreta squadretta. E la Grecia? 

Gruppo D

Uruguay
Costa Rica
Inghilterra
Italia

Il vero e proprio girone di ferro del Mondiale. Se nel 2010 ci andò di lusso (e riuscimmo ad uscire lo stesso, in maniera realmente incredibile) il Mondiale 2014 ci vede inseriti nel girone più duro in assoluto. L’Italia che ci crede e gioca come può, però, ha le carte in regola per passare. E a quel punto sarebbe interessante capire chi spunterebbe l’altro posto agli ottavi assieme a noi. A pelle direi Uruguay ed Italia, ma conoscendo i nostri suicidi ho molta paura. E l’Inghilterra resta una squadra con giocatori di alto profilo. Costa Rica sulla carta destinata a non raccogliere soddisfazioni.

Gruppo E

Svizzera
Ecuador
Francia
Honduras

La Francia è diciannovesima in classifica Fifa e si prende il girone sulla carta più semplice del Mondiale. Doveva essere inserita nell’urna 2 (finendo nel Gruppo D al posto nostro), ma una norma “salva-Francia” approvata all’ultimo dalla Fifa ha permesso che i Galletti finissero con Svizzera, Ecuador ed Honduras. Con un passaggio agli ottavi teoricamente automatico. La seconda piazza dovrebbe raggiungerlo la Svizzera, ma io non darei per morto l’Ecuador dell’amico Marco Maioli a priori.

Gruppo F

Argentina
Bosnia
Iran
Nigeria

Il potenziale offensivo dell’Argentina è devastante. Se sapranno esprimerlo vinceranno il girone senza grossi problemi. Per la seconda piazza lotta molto interessante tra Bosnia e Nigeria. Iran che invece dovrebbe fare da spettatore non pagante, ma chissà.

Gruppo G

Germania
Portogallo
Ghana
Stati Uniti

Girone interessantissimo con due squadre che l’Italia incontro nella prima fase ai Mondiali del 2006, giocati proprio in Germania (questo per gli amanti dei corsi e ricorsi storici). Europee favoritissime sulla carta. Anche perché i lusitani devono puntare minimo ai quarti, la Germania, come da tradizione, a non meno di una semifinale.

Gruppo H

Belgio
Algeria
Russia
Sud Corea

Anche in questo caso le favorite d’obbligo dovrebbero essere le due europee, con Algeria e Corea del Sud a giocarsi la terza piazza. Difficile infatti che l’africana e l’asiatica possano imporsi nei confronti di due nazionali in forte crescita, una delle quali (quella belga) viene data da molti come possibile sorpresa del girone.

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Si svolgeranno alle 17 di oggi (in Italia saranno visibili su RaiDue e su Sky) i sorteggi dei gironi di Brasile 2014, il Mondiale che vedrà i padroni di casa scendere in campo per provare a vendicare un nuovo Maracanaço.Obdulio Varela

L’evento si terrà a Mata de São João, Bahia, e vedrà otto partecipanti di eccellenza estrarre le sfere che definiranno la composizione dei gironi: il nostro Fabio Cannavaro, l’inglese Jeoff Hurst, il brasiliano Marcos Cafu, il tedesco Lothar Matthaeus, l’argentino Mario Kempes, lo spagnolo Fernando Hierro e soprattutto l’uruguaiano Alcides Ghiggia, colui il quale decise la già citata finale del 1950 con un goal.

Già non mancano, come da tradizione, note polemiche. Che riguardano, in questo caso, la composizione piuttosto singolare delle quattro fasce. Se la prima (teste di serie) e la terza (AFC e CONCACAF) lasciano poco spazio a recriminazioni, è quanto fatto rispetto alla seconda ed alla quarta che ha dato adito a non poche polemiche.

Secondo regolamento, infatti, la Francia avrebbe dovuto essere inserita nell’urna due, andando così a rischiare fortemente un girone assolutamente di ferro.
La Fifa, però, ha deciso di modificare questa norma, spostando i Galletti nell’urna 4 (UEFA) e decidendo di fare un pre-sorteggio tra le europee non teste di serie per decidere chi dovrà aggregarsi all’urna due.

Una sorta di “norma salva-Francia” (così è stata subito ribattezzata) che rischia di creare non pochi problemi alla squadra che verrà sorteggiata per occupare il posto che sarebbe dovuto essere riservato ai Transalpini.

Difficile quindi, in questo momento, poter pronosticare come possa andare il sorteggio per gli Azzurri, che ancora non sono nemmeno certi dell’urna in cui saranno inseriti. Ma proviamo a fare delle ipotesi.

Qualora il pre-sorteggio definisse che l’Italia andasse aggregata nell’urna quasi interamente riservata alle confederazioni CAF e CONMEBOL si andrebbe a creare una situazione potenzialmente esplosiva.

Nel peggiore dei casi, infatti, i nostri potrebbero essere inseriti in un girone di questo tipo:

Argentina/Brasile
Italia
Giappone/Stati Uniti/Messico
Inghilterra/Olanda/Francia

Insomma, se inserita nell’urna 2 la nostra nazionale potrebbe rischiare di finire in un vero e proprio girone di ferro, da cui sarebbe indubbiamente difficile uscire “vivi”.

E se invece la buona stella ci sorridesse?
In quel caso gli Azzurri potrebbero capitare in un girone piuttosto morbido:

Uruguay/Colombia
Italia
Iran/Honduras
Grecia

Per un gruppo che sarebbe sicuramente più abbordabile, sulla carta.

Se ci sono possibilità di finire in un girone certo non insuperabile qualora venissimo pre-sorteggiati nell’urna 2, il top resterebbe comunque rimanere nella 4.

Così fosse, nel peggiore dei casi, lo scenario potrebbe essere di questo tipo:

Spagna/Germania/Argentina/Brasile
Costa d’Avorio
Giappone/Stati Uniti/Messico
Italia

Uno scenario senz’altro complicato ma tutto sommato meno rispetto alla peggiore delle ipotesi che si profilerebbe qualora venissimo inseriti nell’urna 2.

Differenza marcata anche per l’ipotesi più “soft”, che suonerebbe più o meno così:

Svizzera
Algeria
Iran/Honduras
Italia

Che non vorrebbe dire passaggio del turno assicurato (difficile scordarsi quanto fatto quattro anni fa in Sud Africa), ma che sicuramente ci vedrebbe come grandi favoriti alla vittoria del girone.

Come andrà è impossibile dirlo. Non ci resta che restare incollati alla poltrona e vedere come andrà. Con una sola certezza (almeno per quanto mi concerne): vada come vada dipenderà tutto da noi.

Questa Italia (che pure a livello di qualità è lontana alle Nazionali che mi hanno cresciuto, da Italia 90 in poi) ha le carte in regola per potersela giocare con tutti, anche con quelle nazionali che oggettivamente – sempre e solo sulla carta – partono nettamente avvantaggiate.
Esattamente come – Sud Africa 2010 docet – abbiamo la capacità di suicidarci in situazioni teoricamente “tranquille”.Brasile 2014

Insomma, vada come vada la Nazionale deve trovare una sua quadratura del cerchio, fare e dare tutto affinché – per quanto non penso arriveremo mai ad una nuova Coppa – si possa lasciare il Brasile con la testa alta.

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Lurna di Luxor (fifa.com)

L'urna di Luxor (fifa.com)

Sono stati sorteggiati a Luxor i sei gironi del prossimo mondiale under 20 che si svolgerà dal 24 settembre al 16 ottobre in Egitto e le cui partite saranno disputate negli stadi Cairo International Stadium e Cairo Military Academy Stadium del Cairo, Borg El Arab Stadium e Harras El-Hedoud Stadium di Alessandria, Port Said Stadium di Port Said e Ismailia Stadium di Ismailia.

Vediamo quindi come l’urna ha diviso le 24 squadre qualificatesi a questa fase finale, nella quale tutte queste compagini proveranno ad aggiudicarsi il torneo, succedendo quindi all’Argentina (che, lo ricordo, non si è qualificata alla fase finale di questo torneo, avendo fallito miseramente all’ultimo sudamericano under 20).

Gruppo A
Egitto
Trinidad & Tobago
Paraguay
Italia

E’ questo il girone che vedrà impegnato l’Egitto padrone di casa. I ragazzi egiziani vorranno sicuramente fare di tutto per sfruttare il fattore campo, andando ad imporsi in un torneo che nessuna squadra africana ha mai vinto prima d’ora.

Giocheranno inoltre anche per sfatare una questione che tormenta l’Egitto da sempre e che in questi ultimi anni è risultata molto netta: l’Egitto è la regina incontrastata del continente nero sia a livello di nazionale (hanno riportato più titoli africani tra tutti) sia a livello di club (l’Al Ahly, campione d’Africa in carica, è una vera superpotenza continentale). Fuori dal proprio continente, però, non hanno mai combinato molto. Insomma, finché si tratta di giocare per il predominio continentale gli egiziani risultano spesso tra i migliori, quando però la posta in gioco si alza paiono sciogliersi come neve al sole.

Vedremo quindi se i giovani Faraoni riusciranno a sfatare un po’ questa cosa, magari sollevando il trofeo davanti ai propri tifosi.

Trinidad si è invece qualificata alla fase finale di questo torneo giungendo quarto all’ultimo campionato under 20 della zona CONCACAF, disputatosi proprio in Trinidad & Tobago. Qui, infatti, i giovani Soca Warriors erano riusciti ad arrivare quarti nel proprio girone dietro al Costa Rica garantendosi così l’approdo ai mondiali.

Un variopinto tifoso dei Soca Warriors (fifa.com)

Un variopinto tifoso dei Soca Warriors (fifa.com)

Risultato che fa piuttosto effetto soprattutto se si pensa che a farne le spese è stato il Messico, oltre al Canada, nazione che ha storicamente un peso molto maggiore rispetto a T&T. La vittoria firmata da De Silva sul Canada, il pareggio a reti inviolate con Costa Rica ed infine il pareggio 2 a 2 in rimonta sul Messico (arrivato grazie ai goal di Clarence e Bentick) hanno quindi dato il lasciapassare per i prossimi mondiali a questa rappresentativa giovanile che sembra comunque poter essere la squadra meno competitiva del gruppo (e che finì il CONCACAF under 20 al quarto posto dopo la sconfitta ai rigori contro gli States e quella arrivata solo all’89’ contro Honduras nella finalina), ma chissà mai che la vigoria atletica classica di chi nasce in quelle zone non possa rappresentare l’arma in più per questa nazionale, che dovrà comunque vedersela con avversari storicamente più temibili e tecnicamente più preparati.

E proprio questa è la caratteristica migliore di uno dei giocatori più interessanti della squadra, quel Sean de Silva che, come detto, realizzò la rete grazie alla quale i Soca Warriors batterono il Canada. Allenatore della squadra è Zoran Vranes, artefice della qualificazione a questo mondiale e che ha in passato allenato anche la nazionale maggiore trinidadense oltre che quella di St. Vincents & the Grenadines.

La nazionale paraguayana torna ad un mondiale under 20 dopo aver mancato la partecipazione alle ultime due edizioni. La qualificazione è arrivata grazie al secondo posto fatto registrare all’ultimo sudamericano di categoria, dove non poterono nulla contro un grande Brasile, autore di un ultimo girone che non ha dato assolutamente scampo alle avversarie.

Nel contempo, però, l’ottimo – ed almeno in parte inaspettato – secondo posto fatto registrare alla fine del torneo ha sì dato modo alla squadra di partecipare al mondiale, ma soprattutto ha fatto parlare molto dei campioncini in erba che questa covata sembra avere in serbo per il calcio paraguayano: già detto di Hernan Perez e Robin Ramirez, due dei migliori all’ultimo Sudamericano, c’è sicuramente da citare anche Ronald Huth, difensore formatosi nel Tacuary approdato poi al Liverpool, dove è tenuto in grossa considerazione dai tecnici Reds.

L’allenatore della selezione sarà Adrian Alberto Coria, allenatore argentino di Buenos Aires che dal 2007 è assistente di Martino, allenatore della nazionale maggiore, e dallo scorso anno ha preso in carica l’under 20.

L’Italia arriva invece a questo mondiale grazie alla grande prestazione all’ultimo europeo under 19, dove i ragazzi di Rocca arrivarono sino in finale, per venire poi sconfitti dalla Germania. Già allenatore dell’under 18 e, appunto, dell’under 19 spetterà ora a lui guidare questi ragazzi al mondiale egiziano, cercando di eguagliare quanto la nazionale maggiore fece solo tre anni fa in quel di Berlino: salire sul tetto del mondo.

Paloschi sarà una delle stelle dellItalia al prossimo mondiale under 20 (calcio-on-line.com)

Paloschi sarà una delle stelle dell'Italia al prossimo mondiale under 20 (calcio-on-line.com)

Rocca potrà contare su numerosi giocatori di talento e sicuro affidamento, tanto che la nazionale azzurra è sicuramente da annoverare tra le possibili vincitrici finali: Okaka, Fiorillo, e Poli sono solo alcuni dei tanti talenti che Rocca sicuramente porterà con sè in Egitto, pronto a spuntarla. Chissà mai, poi, che se Macheda dovesse confermare quanto di buono fatto vedere proprio oggi alla fine non esca un posto anche per lui, già nel giro dell’attuale under 19 nostrana.

Azzurrini che andranno in Egitto col compito di migliorare l’ultimo piazzamento italiano in questa competizione: quattro anni fa, infatti, l’under 20 italiana non andò oltre i quarti di finale di quella competizione, fermati dal Marocco. Quest’anno avranno sicuramente la possibilità di fare meglio, anche se secondo Rocca la cosa più importante per questi ragazzi è l’esperienza che si matura affrontando tornei come questi.

Gruppo B
Nigeria
Venezuela
Spagna
Tahiti

I nigeriani dovrebbero essere considerati, a rigor di logica, i favoriti per la vittoria finale: questo gruppo, infatti, è più o meno lo stesso che vinse l’ultimo mondiale under 17, quello giocatosi in Corea. Da quel momento in avanti, però, la squadra ha fatto qualche passo indietro, tanto che all’ultimo under 20 del continente nero – organizzato in Ruanda – questa squadra si è piazzata solo al terzo posto, dietro Ghana e Camerun.

Grande “assente” di quest’ultima competizione è stato sicuramente Macauley Chrisantus, che di quel mondiale fu il capocannoniere: la punta delle Flying Eagles, che proprio con quelle sue performance si guadagnò un ingaggio all’Amburgo, ha infatti deluso non poco, mettendo a segno una sola rete. Sarà comunque di certo una delle potenziali stelle del prossimo mondiale, assieme a Kingsley Udoh (difensore dell’Akwa United recentemente seguito da Lione ed Olympiakos), Lukman Haruna (centrocampista aggregatosi il dicembre scorso al Monaco ma già seguito da Real, Atletico, ed altri TOP club europei, nonché già nel giro della nazionale maggiore), Rabiu Ibrahim (capocannoniere dei suoi all’ultimo under 20 africano con 2 reti, è un centrocampista che in patria hanno eletto a “nuovo Okocha” e che dopo essere cresciuto nel Gateway F.C. è passato allo Sporting Lisbona, dove milita tutt’ora), Frank Temile (attaccante della Dinamo Kiev che nel suo unico campionato maltese giocato con il Valletta F.C. mise a segno 10 reti in 20 match, vincendo, oltre al campionato, i premi come miglior punta, miglior giovane promettente e miglior giocatore straniero del campionato) e Ganyu Oseni (acquistato a titolo definitivo dal CSKA il gennaio scorso, segnò una rete ai mondiali under 17).

Christantus festeggia il 2 a 0 allArgentina allultimo mondiale under 17: resta lui una delle stelle di questa Nigeria

Christantus festeggia il 2 a 0 all'Argentina all'ultimo mondiale under 17: resta lui una delle stelle di questa Nigeria

Insomma, una rosa composta da diversi talenti interessanti, posti nelle mani di Sansone Siaisa, coach capace di vincere l’argento a Pechino 2008 e ai mondiali under 20 olandesi del 2005, subentrato dopo l’ultimo campionato africano under 20 a Laden Bosso.

Vedremo quindi se dopo essere saliti sul tetto del mondo come under 17 questi ragazzi sapranno ripetersi il prossimo autunno.

Il Venezuela è invece una sorpresa: nessuno si sarebbe aspettato all’inizio dell’ultimo sudamericano under 20 di vedere i giovani Vinotinto qualificati a questo mondiale, ma grazie alla tenacia ed anche alle qualità messe in mostra, oltre che all’essere stati capaci di sfruttare al meglio il fattore campo, il Venezuela è qui, pur aggregato in un girone che per loro potrà risultare molto ostico.

Guidati dal 36enne Cesar Farias, capace nel 2004 di portare il Deportivo Tachira fino ai quarti della Libertadores (dove si dovettere piegare al San Paolo, capace di imporsi con un 7 a 1 globale), i giovani Vinotinto cercheranno l’impresa, la stessa che li ha portati qui: le vittorie con Colombia ed Uruguay oltre che il pareggio con l’Argentina sono stati infatti risultati molto importanti per una rappresentativa di questo piccolo paese. Vedremo ora se Rafael Acosta (giocatore di proprietà del Cagliari, molto positivo all’ultimo Sudamericano, dove segnò il terzo dei goal della vittoria venezuelana sull’Uruguay), José Salomòn Rondòn (passato in estate al Las Palmas, Segunda Division Espanola, e capocannoniere della squadra all’ultimo sudamericano con 3 realizzazioni), Jonathan Del Valle (centrocampista, tra le stelle di questa formazione) e Rafael Romo (portiere eroe dell’ultimo under 20) riusciranno a confermare l’ottima impressione fatta pochi mesi fa.

Certo il loro compito sarà tutt’altro che facile. Se non altro, comunque, non avranno la pressione di dover migliorare un risultato: l’hanno già fatto. Il Venezuela, infatti, non si era mai qualificato ad un mondiale under 20 in precedenza.

La Spagna resta sempre una delle formazioni più interessanti a livello giovanile su scala mondiale.

Parejo, una delle stelle spagnole (fifa.com)

Parejo, una delle stelle spagnole (fifa.com)

L’urna di Luxor ha posto subito, tra l’altro, un incontro interessante: si sfideranno infatti le due finaliste dell’ultimo mondiale under 17. Se la Nigeria, come detto, fu la vincitrice di quel mondiale la Spagna fu la squadra che cedette loro in finale, riportando solo una medaglia d’argento. E quella Spagna era più o meno formata dagli stessi giocatori che formano ora questa under 20: Fran Merida, Daniel Parejo, Iago (acquistato dalla Juventus la scorsa estate e tra i giocatori più interessanti del panorama primaveristico italiano, come mostrato anche nel corso dell’ultimo Torneo di Viareggio) sono solo alcuni dei giovani fenomeno spagnoli che proveranno l’assalto al tetto del mondo. Senza contare che Luis Milla, ex assistente di Laudrup al Getafe, non potrà molto probabilmente contare su quello che è ad oggi probabilmente il migliore tra tutti i campioncini spagnoli: quel Bojan Krkic che pare essere un predestinato e che è già nel giro dell’under 21 (ma che Aragones avrebbe voluto portare già agli ultimi Europei con la nazionale maggiore).

Se la rivalità dovuta al ricordo della finale dell’ultimo mondiale under 17 non bastasse, poi, ci sarà un ulteriore elemento ad infiammare la sfida: l’unico titolo mondiale di categoria vinto dalla Spagna nella sua storia, infatti, venne vinto proprio in Nigeria nel 1999 (era quella la Spagna dei vari Xavi, Gabri e Pablo Counago, che finì col laurearsi scarpa d’oro del torneo segnando anche una doppietta in finale), dove batterono in finale il Giappone per 4 a 0: siamo convinti che le Flying Eagles vorranno lavare anche quell’onta, cercando di estromettere da subito le Furie Rosse dalla competizione.

Tahiti, infine, è una squadra che non dovrebbe arrecare disturbo ad alcuno, ma restano comunque pur sempre una bella favola: grazie all’impresa di questi ragazzi, allenati dall’ex nazionale francese Lionel Charbonnier, infatti, vedremo per la prima volta nella storia una nazione così piccola di questo continente partecipare ad una fase finale di un torneo FIFA (escludendo futsal e beach soccer).

I ragazzi tahitiani, quindi, hanno già compiuto un’impresa ed il loro popolo sicuramente non potrà chiedere loro di più: resterà comunque questa una vetrina importante grazie alla quale potranno, perché no, strappare un contratto in qualche squadra più o meno importante del Vecchio Continente. I ragazzi più interessanti dovrebbero essere Teheipuarii Hauata, il portiere della squadra, ed i fratelli Alvin e Lorenzo Tehau.

Gruppo C
USA
Germania
Camerun
Corea del Sud

USA festeggiano vittoria su T&T (fifa.com)

USA festeggiano vittoria su T&T (fifa.com)

Gli Stati Uniti d’America giungono a questo appuntamento senza le stelle capaci di guidare questa squadra a ben figurare negli ultimi tre mondiali di categoria (terminati ai quarti, agli ottavi ed ancora ai quarti rispettivamente): Altidore, Adu e Bradley, solo per citare qualche nome, non faranno infatti parte della spedizione americana in Egitto, che dovrà quindi contare sul talento ancora da verificare ad alti livelli di Brian Perk, Bryan Arguez ed Anthony Wallace.

A fare la differenza potrebbe quindi essere la presenza in panchina di Thomas Rongen, vero artefice di tutte queste buone prestazioni della rappresentativa giovanile statunitense. Il coach nativo di Amsterdam, infatti, ha già dimostrato la sua capacità nell’approcciarsi ai giovani, così come dimostrando proprio anche nell’ultimo mondiale, quello canadese, dove gli Stati Uniti hanno seriamente sfiorato l’impresa perdendo solo 2 a 1, e nemmeno troppo meritatamente, contro l’Austria una partita che poteva garantire agli americani, guidati in campo da Altidore, Adu e Szetela, l’approdo in semifinale.

Questi ragazzi dovranno quindi cercare di continuare lungo la strada tracciata dai loro predecessori più prossimi, magari cercando di migliorarli, arrivando così ad eguagliare, come minimo, il miglior risultato americano ad un mondiale under 20. Nel 1989, infatti, gli Stati Uniti di Snow, Henderson e Dayak finirono addirittura quarti, sfiorando anche l’impresa di centrare una medaglia: in semifinale, infatti, la sconfitta contro la Nigeria (battuta poi in finale dal Portogallo di Joao Pinto e Couto) arrivò solo ai supplementari, firmata da una doppietta di Adepoju. Nella finale di consolazione, poi, gli States dovettero piegarsi al Brasile di Leonardo, Franca, Sonny Anderson e Bismarck, che di quell’edizione fu eletto miglior giocatore (salvo poi finire, dopo aver partecipato ai mondiali di Italia 90, con lo spendere la propria carriera per lo più in Giappone indossando le maglie dei Verdy Kawasaki, Kashima Antlers e Vissel Kobe, squadra con la quale ha dato il suo addio al calcio sei anni fa).

La Germania si presenta ai blocchi di partenza come una delle favorite: campioni d’Europa in carica i tedeschi vorranno sicuramente prendersi anche il tetto del mondo, dopo quello d’Europa.

Trascinati dai goal di Sukuta-Paso e dalle giocate di Savio Nsereko (ex Brescia, attualmente in forza al West Ham di Gianfranco Zola) i giovani tedeschi sono riusciti a riportare in alto i propri colori, cosa che a livello giovanile non avveniva da diverso tempo.

Ora Horst Hrubesch, mister tedesco che da giocatore fece parte della favola di quell’Amburgo capace di vincere UEFA e Champions League nei primi anni 80, dovrà quindi cercare di portare questa squadra sul gradino più alto del podio anche a livello mondiale, per completare un cammino iniziato lo scorso anno durante gli Europei under 19. I giovani tedeschi, infatti, saranno chiamati a bissare il successo ottenuto dalla Germania Ovest al mondiale under 20 del 1981, quello che quella squadra, trascinata dalle reti di Loose e Wolfharth (4 e 3 rispettivamente realizzate nel corso del torneo), riuscì ad aggiudicarsi battendo in finale il Qatar per 4 a 0 dopo Romania ed Uruguay in precedenza, oltre a Spagna e Messico nel girone.

Kroos sarà una delle stelle tedesche al prossimo mondiale under 20 (oleole.com)

Kroos sarà una delle stelle tedesche al prossimo mondiale under 20 (oleole.com)

Il Camerun manca invece a questo appuntamento da 10 anni e ci arriva forte del secondo posto conquistato agli ultimi giochi africani di categoria, dove i giovani Leoni Indomabili si sono piegati solo in finale al Ghana, dopo aver eliminato la già citata Nigeria in semifinale oltre che i padroni di casa del Rwanda ed il Mali nel girone.

Allenati da Wabo, autodidatta soprannominato il “Capello camerunense”, questi giovani, tra cui spiccano Beyokol, portiere e capitano della squadra, e Fomen, che all’Olympique Marsiglia avrebbero individuato come potenziale sostituto di Taiwo, oltre che Parfait (in forza alla primavera del Genoa) dovranno quindi battersi allo strenuo delle forze per poter passare il turno, essendo loro inseriti in un gruppo che, a livello di competitività, sembra essere secondo solo al gruppo D.

Fare meglio di quanto fecero i loro connazionali nel 1995, quando arrivarono sino ai quarti contro l’Argentina (poi campione del mondo), non sarà quindi facile per questi ragazzi, ma conoscendo la voglia di emergere che sicuramente avranno ci potremo aspettare di tutto.

La Corea del Sud, infine, saranno guidati da Hong Myung Bo, ex assistente di Advocaat a Germania 2006, verso un posto nella storia: i giovani Taeguk Warriors, infatti, proveranno a centrale almeno un piazzamento sul podio, per migliorare quello che è ancora attualmente il miglior piazzamento nella loro storia: nel 1983, infatti, i sudcoreani riuscirono a piazzarsi addirittura al quarto posto, cullando sino in semifinale (dove vennero battuti dal Brasile – campione di quell’edizione – di Dunga e Bebeto, futuri campioni del mondo undici anni più tardi negli States) il sogno di potersi laureare campioni del mondo in uno dei mondiali giovanili con più contenuto tecnico della storia: oltre ai già citati brasialiani, infatti, fu quello il mondiale degli uruguaiani Carlos Aguilera e Ruben Sosa, del russo Protasov, del Ceko Kula, dell’Argentino Gabrich oltre che dell’immenso olandese Marco Van Basten (fermatosi ai quarti con i suoi orange estromessi dall’Argentina poi finalista).

Cho Young-Cheol

Cho Young-Cheol

La stella della squadra sarà senza ombra di dubbio Cho Young-Cheol, 19enne attaccante sudcoreano in forza all’Albirex Niigata (squadra della J-League giapponese) già presente alle scorse Olimpiadi con l’under 23 del suo paese. Cheol, inoltre, detiene un singolare primato: il 6 novembre del 2007, infatti, mise a segno ben 10 reti contro i pari età di Guam in una gara valida per le qualificazioni all’ultimo torneo giovanile asiatico, quello che vide poi i sudcoreani arrivare sino in semifinale (dove vennero battuti dall’Uzbekistan) qualificandosi quindi per questo mondiale.

Vedremo quindi se questi ragazzi sapranno giungere almeno in semifinale.

Gruppo D
Ghana
Uzbekistan
Inghilterra
Uruguay

La nazionale ghanese si presente ai blocchi di partenza come campionessa in carica del proprio continente, risultando quindi tra le favorite alla vittoria finale.

I Satelliti Neri sono riusciti ad imporsi nel loro continente dimostrando di essere la squadra meglio amalgamata tra tutte, cosa che abbinanata alle buone individualità presenti in rosa ha composto il mix giusto per imporsi. Ora bisogna solo vedere se la stessa “magia” si potrà compiere ancora, con il Ghana che potrebbe quindi diventare la prima formazione africana a laurearsi campionessa del mondo under 20.

Coach Sallas Tetteh è un coach d’esperienza, già allenatore della nazionale maggiore, e saprà certamente agire al meglio, puntando alla vittoria.

Star della squadra è invece Ransford Osei, capocannoniere dell’ultimo campionato under 20 africano con 7 reti (quattro più di Daogari e Bhengu, giunti secondi). Nato ad Accra il 5 dicembre del 1990 è cresciuto calcisticamente nelle giovanili dell’S.C. Adelaide (squadra nigeriana, per quanto il nome possa far pensare si tratti di una compagine australiania) e del Kessben Academy, dove fece poi salto al professionismo nel 2005, esordendo nel Kessben F.C. Il 28 febbraio 2008 si registrò poi il suo passaggio al Legia Varsavia, squadra che lo ha poi girato in prestito agli israeliani del Maccabi Haifa, club che attualmente detiene la proprietà del suo cartellino (e cui Osei è legato da un contratto triennale). Capace di segnare 17 reti in 28 partite con l’under 17 e 7 in 6 partite con la rappresentativa under 20 Osei si candida ad essere una delle possibili star del prossimo mondiale di categoria.

Ayew, capitano del Ghana under 20 (theoffside.com)

Ayew, capitano del Ghana under 20 (theoffside.com)

Un ruolo importante nella squadra lo svolgerà comunque di sicuro Dede Ayew, figlio di una delle stelle del calcio africano del recente passato: Abedi Pelè. Ayew, che milita attualmente nel Lorient, squadra di Ligue 1 francese, è infatti capitano e faro di questo Ghana.

L’Uzbekistan giunge a questo mondiale come vicecampione asiatico in carica, avendo perso la finale dell’ultimo campionato asiatico di categoria per 2 a 1 contro gli Emirati Arabi Uniti dopo aver eliminato Corea del Sud e Cina negli scontri diretti oltre a Tailandia e Giordania nel girone.

Guidati da Akhmad Ubaydullaev i giovani uzbeki hanno coronato con le loro prestazioni un anno d’oro per il paese che ha visto oltre al loro argento anche la nazionale maggiore essere ben in corsa per qualificarsi ai prossimi mondiali e l’F.C. Bunyodkor (la squadra in cui milita Rivaldo e che offrì un contratto da 40 milioni l’anno ad Eto’o) arrivare in semifinale dell’AFC Champions League.

Il prossimo autunno, quindi, questi ragazzi saranno impegnati nel non facile compito di migliorare ulteriormente quanto fatto finora. Nonostante la presenza di giocatori interessanti come Karimov (centrocampista capitano della squadra il cui goal portò la squadra a battere la Corea del Sud in semifinale all’ultimo campionato asiatico è stato nominato miglior giovane asiatico del 2008) e Mirzaev (20enne attaccante in forza al Rubin Kazan) è difficile pensare che questo Uzbekistan possa superare il vero e proprio girone di ferro di questi mondiali, dove loro sembrano destinati ad essere la squadra materasso.

Gli inglesi, guidati in panchina da Brian Eastick, dovranno invece pulire un’onta tremenda per loro che si definiscono da sempre i maestri del calcio: debbono riuscire quindi ad aggiudicarsi per la prima volta nella loro storia un mondiale under 20, cosa mai riuscita fino ad ora.

In precedenza, infatti, i Leoni Indomabili erano riusciuti solo ad aggiudicarsi una medaglia di bronzo: era il 1993 e l’Inghilterra di Joachim (capocannoniere della squadra in quel torneo con due reti segnate) giunse in terza posizione grazie al 2 a 1 inflitto agli australiani padroni di casa (e dopo essere stati battuti in semifinale dal, guarda un po’ i corsi e ricorsi storici, Ghana dell’ex Udinese Gargo. Fino ad allora gli inglesi erano riusciti solo a centrare un quarto posto, sempre in Australia, nel 1981 quando trascinati da Small e Webb (bandiera del Nottingham Forest che vinse l’UEFA nel 1991) gli inglesi si piegarono prima al Qatar in semifinale e poi alla Romania in finale.

Ora Woods, Welbeck, Sturridge e compagni dovranno quindi darsi molto da fare per migliorare i loro predecessori: già solo superare il girone sarà tutt’altro che facile.

Chiude questo raggruppamento l’Uruguay, squadra giunta terza all’ultimo sudamericano under 20.

Abel Hernandez, stella della Celeste

Abel Hernandez, stella della Celeste

La Celeste dovrà contare ancora una volta sui goal del neo palermitano Abel Hernandez, capocannoniere nelle qualificazioni, oltre che sulle giocate del milanista Tabarè Viudez, Urretaviscaya e Lodeiro (tutti giocatori già citati a suo tempo su questo blog).

Allenati da Diego Aguirre, ex allenatore di Penarol, Wanderers ed Alianza Lima tra gli altri, i giovani uruguaiani tenteranno, per la decima volta nella storia di questo paese, l’assalto al trono mondiale di categoria, cosa mai riuscita prima d’ora. Nelle nove precedenti esperienze al mondiale under 20, infatti, gli urugagi non sono andati oltre ad un secondo posto (in Malesia nel 1997, dove, guidati da Zalayeta, Nicolas Olivera e Pablo Garcia cedettero in finale per 2 a 1 contro l’Argentina di Cambiasso, Riquelm ed Aimar dopo aver eliminato la Francia di Henry e Trezeguet, il Ghana di Ofori-Quaye e gli Stati Uniti e gli Stati Uniti), un terzo (Giappone 1979, dove cedettero in semifinale all’Argentina di Diego Armando Maradona e Ramon Diaz, futura campionessa di quella manifestazione) e due quarti posti (Tunisia 1977, la prima edizione del mondiale under 20, dove vennero sconfitti in semifinale dall’URSS di Bessonov – miglior giocatore di quella manifestazione e trascinatore dell’Unione Sovietica al titolo – e nella finalina dal Brasile di Guina, scarpa d’oro del torneo e Nigeria 1999, dove l’Uruguay di Chevanton e Forlan venne sconfitto in semifinale dal Giappone di Takahara e Ono, nella finalina dal Mali di Seydou Keita – miglior giocatore del torneo – e Mamadou Diarra).

Certo è che l’orgoglio di una nazione capace di vincere due titoli mondiali “senior” si farà sentire. Potrebbe essere proprio questa l’arma in più per gli uruguagi, che per quanto inseriti in un girone di ferro partiranno tutt’altro che sconfitti.

Gruppo E
Brasile
Costa Rica
Repubblica Ceca
Australia

Dentinho, nuova giovane star carioca

Dentinho, nuova giovane star carioca

Il Brasile, nonostante l’assenza di Pato, partirà probabilmente coi favori del pronostico: Walter (capocannoniere all’ultimo sudamericano), Douglas Costa, Wellinton e Dentinho sono solo alcuni tra i tanti giovani potenziali campioni che il Brasile, inesaurible fucina di talenti, potrà schierare.

Come al solito, quindi, i verdeoro si presenteranno ai nastri di partenza con la rosa più ricca di talento. Non essendo però il calcio una scienza esatta i giochi non sono assolutamente fatti ed il Brasile, pur dall’alto del suo indiscutibile dominio sotto l’aspetto della qualità tecnica, dovrà sicuramente sudarsi la vittoria finale, così come ha dovuto fare all’ultimo sudamericano.

In tutto questo svolgerà sicuramente un ruolo fondamentale Rogerio Lourenco, allenatore ben capace (in questo lo ha sicuramente aiutato la sua esperienza nel settore giovanile del Flamengo) di lavorare con i giovani. Amalgamare al meglio tutto quel talento non è facile, come dimostrato nelle fasi iniziali dell’ultimo sudamericano. Lourenco però ha sicuramente tutte le carte in regola per farlo.

I giovani brasiliani partono quindi con non poca pressione addosso: quando si è i favoriti alla vittoria finale ci vuole poco a tradire le attese, entrando in un loop negativo dal quale non è detto si riesca ad uscire al meglio. Oltre a questo, poi, i giovani verdeoro avranno sulle spalle la responsabilità che tutto il loro popolo gli affida: riportare in Brasile la vittoria di questo trofeo, che manca dal 2003.

Prima d’ora il Brasile è riuscito a vincere quattro volte un mondiale under 20: nel 1983 il Brasile di Geovani (scarpa d’oro e miglior giocatore di quel torneo, si perse poi giocando in Brasile dopo le non convincenti esperienze di Bologna e Karlsruhe), Dunga e Bebeto battè in finale l’Argentina, riportando la prima vittoria in questo torneo della propria storia.

Nel 1985 i verdeoro di Silas (miglior giocatore del torneo prima di fare il giramondo con esperienze in Brasile, Portogallo, Giappone ed Italia), Gerson (morto a soli 29 anni dopo una carriera sotto ai livelli che gli si prospettavano in gioventù) e Muller (24 reti nel campionato italiano con la maglia del Torino) bissarono subito la vittoria ottenuta due anni prima battendo 1 a 0 in finale la Spagna di Fernando, Losada e Goikoetxea.

Nel 1993 arrivò il terzo successo, dieci anni esatti dopo il primo. Era quello il Brasile di Adriano (miglior giocatore del torneo, una carriera spesa in Brasile con un paio di brevi esperienze in Svizzera al Neuchatel Xamax ed in Giappone agli Urawa Reds) e Marcelinho Paulista (bronzo tre anni più tardi ad Atlanta, anche lui carriera spesa in Brasile con brevi esperienze in Grecia al Panionios ed in Spagna all’Almeria).

Dudu, capocannoniere delledizione 2003 (goal.com)

Dudu, capocannoniere dell'edizione 2003 (goal.com)

Nel 2003, infine, quello che è fino ad ora l’ultimo dei trofei conquistati: era quello il Brasile di Dudu Cearense (tra i capocannonieri del torneo), Daniel Carvalho, Nilmar ed Adailton, capace di battere in finale la Spagna di Sergio Garcia ed Iniesta dopo aver eliminato l’Argentina di Cavenaghi (tra i capocannonieri del torneo), Leandro Fernandez ed Osmar Ferreyra, il Giappone di Sakata (tra i capocannonieri del torneo) ed Hirayama e la Slovacchia di Cech ed Holosko, oltre al Canada di Hume ed alla Repubblica Ceca di Limbersky (per onor di cronaca, dato che gli altri tre sono stati citati tutti, anche lo statunitense Eddie Johnson si laureò capocannoniere di quel torneo, realizzando 4 reti).

Il compito che si prospetta non sarà certo facile e le pressioni esterne, come visto, saranno molteplici. Insomma, su entrambi i piatti della bilancia (pro, come il talento e la capacità tecnica, e contro, come le pressioni) ci sono posati dei pesi notevoli; vedremo da quale parte finirà col pendere la bilancia stessa.

Il Costa Rica giunge a questo mondiale sotto la guida di Ronald Gonzalez, già capitano dell’under 20 che giusto vent’anni fa non andò oltre il primo girone al mondiale di categoria che si disputò in Arabia Saudita e dove i Ticos dopo essere partiti bene all’esordio (1 a 0 contro la Colombia con goal proprio di Gonzalez) si sciolsero, perdendo le due partite successive (contro l’URSS di Salenko e la Siria) e finendo quindi anzitempo la propria esperienza. Gonzalez che come calciatore partecipò anche ai mondiali “dei grandi” disputatisi in Italia l’anno successivo.

Tutta questa esperienza su di un palcoscenico mondiale, quindi, gli tornerà buona quest’autunno, quando dovrà guidare i suoi ragazzi al mondiale egiziano. Ragazzi tra cui spicca Josue Martinez, punta del Deportivo Saprissa che si candida ad essere la punta di diamante di questa formazione.

Vedremo quindi se i giovani costaricensi riusciranno quest’anno a migliorare il più buon risultato ottenuto dalla loro nazionale nella storia di questa competizione: nel 2001 i Ticos approdarono infatti ai sedicesimi di finale, dove vennero eliminati dalla Repubblica Ceca, squadra che ritroveranno proprio nel corso di questo mondiale essendo stata inserita nel loro stesso girone.

Ed a proposito di Repubblica Ceca: i fratellini di Nedved giungono a questo mondiale carichi di speranze ed aspettative.

La squadra, allenata da Dovalil (assistente di Soukup al mondiale 2007), è ricca di talento: Necid, ad esempio. Attaccante attualmente in forza al CSKA Mosca (dove ha esordito segnando il goal decisivo nella finale di Supercoppa di Russia) è un bomber di razza: prima di concretizzare il suo passaggio in Russia, infatti, era il capocannoniere del campionato ceko con ben 11 reti segnate in 16 partite. Libor Kozak, invece, era entrato nel giro della prima squadra dell’Opava, Seconda Divisione Ceca, già a 18 anni; qui in 41 presenze aveva messo a segno la bellezza di 19 reti. L’estate scorsa, poi, il suo passaggio alla Lazio, dove ora si trova ad essere uno dei punti di forza di quella primavera. Da non dimenticare anche Miroslav Stepanek, roccioso difensore cresciuto tra Sigma Olomuc ed Amburgo, ora in prestito al Kapfenberger.

Tomas Necid, bomber dellunder 20 Ceka (soccernews.ru)

Tomas Necid, bomber dell'under 20 Ceka (soccernews.ru)

Speranze ed aspettative, comunque, vanno di pari passo con le pretese dell’ambiente: migliorare il risultato ottenuto all’ultimo mondiale di categoria, infatti, potrebbe significare solo la vittoria. Due anni fa, infatti, la Repubblica Ceca di Kalouda e Fenin si piegò solo in finale allo strapotere dell’Argentina di Aguero (miglior giocatore e miglior realizzatore del torneo con 6 reti), Maximiliano Moralez (secondo miglior giocatore del torneo e terzo miglior realizzatore, assieme allo statunitesen Altidore, di quel mondiale), Angel Di Maria, Mauro Zarate, Claudio Yacob e tanti altri giovani talenti.

Difficile, guardando ad ora, che i Ceki possano ripetere quell’impresa. La speranza però, si sa, è l’ultima a morire.

L’Australia giunge invece a questo mondiale per essere arrivata tra le prime quattro all’ultimo asiatico under 19, dove si sono fermati solo davanti all’UAE poi campione continentale.

Guidati in panchina da Jan Versleijen ed in campo da James Holland, stella e capitano della squadra, i giovani Socceroos proveranno quantomeno a bissare il loro risultato migliore nella competizione: tanto nel 1991 (in quella squadra giocava un giovane Okon, poi alla Lazio, e di quella squadra il bomber era David Seal, attualmente ancora in attività: gioca nel Melksham Town F.C.) quanto nel 1993 (era l’Australia di Agostino e Milicic), i Canguri erano riusciti ad arrivare in semifinale, senza però riuscire mai a guadagnare una medaglia.

Oltre al già citato Holland i Canguri conteranno dell’apporto di Cvetanovski e Bozanic, anche se la maggior parte della rosa sarà composta da giocatori che militano tutt’ora nella A-League, cosa che potrebbe far pagare loro soprattutto uno scotto dal punto di vista dell’esperienza.

Kantarovski, stella dellunder 17 aussie (zimbio.com)

Kantarovski, stella dell'under 17 aussie (zimbio.com)

Pare inoltre che Ben Kantarovski, 17enne centrocampista centrale con origini macedoni in forza ai Newcastle Jets, e Kofi Danning, neo 18enne ghanese (nato a Kumasi ma di passaporto australiano) ala dei Sydney FC, attualmente in forza all’under 17 australiana, potrebbero essere aggregati all’under 20.

Insomma, se da una parte potranno sicuramente contare su freschezza ed entusiasmo dall’altra mancheranno di esperienza. Crescere nel settore giovanile di una squadra italiana, inglese o spagnola non è paragonadibile rispetto che crescere in quello di una società australiana. Ma, e di questo ne siamo certi, i nipotini di Mr. Crocodile Dundee venderanno cara la pelle!

 

Gruppo F
Emirati Arabi Uniti
Sud Africa
Hounduras
Ungheria

E’ probabilmente questo il gruppo meno interessante di tutto il lotto.

L’UAE si presenta come fresco vincitore dell’ultimo asiatico under 19, ma obiettivamente non ha le credenziali né tantomeno il blasone per poter far paura a qualcuno. Visto il non eccelso livello del girone, comunque, gli Emirati Arabi Uniti potrebbero quasi rischiare di finire con il passare il turno, se andasse loro tutto bene.

Guidati da Hassan Ali Mahdi i giovani arabi vedono in Ahmed Khalil (miglior giocatore e capocannoniere dell’asiatico under 19 che è valso da fase qualificatoria a questo mondiale, nonché miglior giovane asiatico del 2008), punta dell’Al-Ahli (squadra del Dubai, da non confondersi con la più famosa compagine egiziana) il loro giocatore di maggior talento. Ma non l’unico. Oltre a lui, infatti, l’UAE può contare su Ahmad Ali, Theyab Awanah, Mohamed Fawzi, Rashed Essa, Habib Fardan e Abdulaziz Hussain tra gli altri.

Difficile, se non impossibile, vedere comunque l’UAE poter compiere un lungo cammino in questa competizione.

Il Sud Africa si presenta a questo mondiale come quarta forza del suo continente: all’ultimo campionato giovanile africano, infatti, Serame Letsoaka (considerato in patria una sorta di guru del calcio giovanile) ed i suoi ragazzi arrivarono in quarta posizione, venendo battuti in semifinale dal Ghana poi campione ed nella finalina dalla Nigeria.

Difficile poter dire quanto questa rosa sia competitiva: essa dovrebbe infatti esser formata quasi esclusivamente da giocatori che attualmente militano nel campionato sudafricano, giocatori che sono cioè pressoché sconosciuti tanto al grande pubblico quando alla maggioranza degli osservatori. Nel contempo, però, conoscendo l’ormai tradizionale forza dei giocatori provenienti dal continente nero sarà questa una delle squadre da tenere più d’occhio, proprio perché si potrebbero trovare qui alcuni tra gli affari più interessanti che da questo mondiale under 20 potrebbero partire.

Ramahlwe Mphahlele, capitano del Sud Africa under 20

Ramahlwe Mphahlele, capitano del Sud Africa under 20

Provo quindi a fare qualche nome: Ramahlwe Mphahlele (capitano della squadra, giovane difensore in forza ai Moroka Swallows FC), Masibusane Zongo (neo diciannovenne centrocampista in forza ai Supersport United) e Kermit Erasmus, unico tra tutti a giocare in Europa (è un giovane attaccante in forza al Feyenoord). 

Per il Sud Africa sarà tra l’altro la prima partecipazione ad un mondiale under 20: da questo punto di vista, quindi, i giocatori non sentiranno particolare pressione, non avranno risultati di qualche generazione prima della loro da eguagliare o superare. Saranno anzi loro presi come metro di paragone.

Honduras arriva a questi mondiali grazie al terzo posto fatto registrare all’ultimo under 20 CONCACAF dove i ragazzi di Emilio Umanzor, altro allenatore ritenuto come una sorta di santone in patria, tanto che il futuro del calcio honduregno è tutto – o quasi – nelle sue mani: sotto la sua guida, infatti, sono state poste sia la nazionale under 17 che quella under 20; un bell’impegno e soprattutto una grossa responsabilità.

Honduras che, tra l’altro, si è piegato in semifinale ai campioni continentali del Costa Rica, ma non solo: l’ha fatto dopo una dura battaglia, e solo ai calci di rigore. Assolutamente niente male per l’under 20 di un paese che non ha mai ottenuto grandi risultati in ambito calcistico.

Sotto il punto di vista del talento bisogna dire che questa squadra non ne è del tutto sprovvista (almeno secondo gli standard cui gli honduregni sono abituati). Tra i giocatori più interessanti va sicuramente citato Roger Rojas, nato a Tegucigalpa il 9 giugno del 1990 si è laureato capocannoniere (assieme al canadese Edwini-Bonsu e al costaricense Josuè Martinez) dell’ultimo campionato under 20 CONCACAF, attualmente milita nel Club Deportivo Olimpia, tra i club più importanti del paese, ed ha uno score di 10 reti segnate in 8 partite disputate con l’under 20.

 

Rojas festeggia coi compagni (fifa.com)

Rojas festeggia coi compagni (fifa.com)

Non ci si può però scordare di Mario Roberto Martinez (centrocampista recentemente acquistato dal Valerenga, club norvegese che ha deciso di investire su di lui dopo averlo visto giocare in un torneo in quel di Trinidad & Tobago), Josè Valladares (diciannovenne punta in forza al Motagua) e Johnny Leveron (19enne difensore anche lui sotto contratto con il Motagua).

 

Quella egiziana sarà la quinta campagna mondiale (a livello di under 20) per Honduras: mai prima d’oggi la Bicolor è riuscita a passare il primo turno (cosa che, tra l’altro, non è riuscita loro nemmeno nell’unica apparizione mondiale a livello senior, quella del 1982). Questa volta, però, Rojas e compagni hanno la seria possibilità di poterlo fare, scrivendo quindi una pagina storica del calcio del loro paese.

Se non altro difficilmente faranno peggio dell’ultima loro apparizione mondiale: nel 2005, infatti, gli honduregni subirono tre sconfitte (da Cile, Marocco e Spagna) subendo 15 reti senza segnarne una.

Infine l’Ungheria: la nazionale magiara approda ad un mondiale under 20 per la quinta volta nella loro storia, l’ultima delle quali avvenuta all’edizione del 1997 quando i giovani ungheresi persero tutte e tre le loro partite (contro Argentina, Australia e Canada) riuscendo ad incassare 6 reti e segnandone una sola (con Attila Szil, attualmente in forza all’APEP Pitsilia di Cipro).

Attualmente l’under 20 ungherese sembra sicuramente superiore a quella: mister Wilco van Buuren ha a disposizione una rosa di discreto livello, con la quale, complice lo scarso livello medio del girone, potrebbe riuscire a centrare la qualificazione al turno successivo.

Tra i nomi forti di questa squadra spiccano sicuramente quelli di Koman, trequartista stella della primavera della Sampdoria dello scorso anno ed attualmente in prestito ad avellino, e Nemeth, stella della squadra riserve del Liverpool (con un futuro in prima squadra, pare).

Certo, non sarà la grande Ungheria di Puskas, ma resta per sempre una squadra in grado di difendersi bene anche su di un palcoscenico importante come questo.

Vedremo quindi tra pochi mesi quale squadra si laureerà campione del mondo a livello giovanile.

Di certo, purtroppo, non potrà essere il Giappone: proprio questa competizione, infatti, ha ispirato una saga della serie manga giapponese conosciuta in Italia come “Holly e Benji”, serie nella quale i due protagonisti si lanciano, spalleggiati dai loro compagni, alla vittoria del titolo mondiale.

 

Diego Armando Maradona, uno dei tanti campioni passati dal mondiale under 20

Diego Armando Maradona, uno dei tanti campioni passati dal mondiale under 20

Di certo, scherzi a parte, resta questo un’ottima vetrina per i giovani talenti che diventeranno poi i campioni del domani. Nel corso della storia di questa competizione numerosi sono stati, infatti, i giocatori che hanno cominciato a farsi conoscere specialmente agli osservatori, ma anche al grande pubblico: Ronaldinho, Kakà, Dani Alves, Bebeto, Dunga, Taffarel, Romario, Sonny Anderson, Pato, Paulo Sousa, Joao Pinto, Couto, Rui Costa, Figo, Morientes, Xavi, Iniesta, Casillas, Forlan, Francescoli, Van Basten, Polster, Higuita, Balakov, Prosinecki, Boban, Suker, Salenko, Nakata, Henry, Trezeguet, Anelka, Owen, Santa Cruz, Saviola, Aguero, Messi, Cambiasso, Aimar, Riquelme, Mascherano, Simeone, Burruchaga, Diaz, Maradona… non ci resta che aspettare qualche tempo, poi potremo allungare questa lista.

Certo rileggendola fa strano pensare che non la potremo allungare con i nomi di giovani campioni argentini, ma del resto così è il calcio: non sempre le cose vanno come devono. Argentina che non potrà quindi incrementare il bottino di 6 vittorie ottenute ad un mondiale under 20 (attualmente è il record di vittorie). Della cosa potrebbe quindi approfittarne il Brasile, secondo in questo palmares a quota 4, per riportarsi sotto ai rivali continentali di sempre. Non lo potrà fare invece il Portogallo (due vittorie sinora), che nel contempo potrebbe venire agganciato da Germania e Spagna, in passato protagoniste di una vittoria a testa (così come Urss e Jugoslavia).

Ancora pochi mesi, quindi, e le supposizioni su chi potrà o meno ben figurare svaniranno, lasciando posto alle certezze: chi sarà il nuovo campione del mondo under 20?

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