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Posts Tagged ‘Udinese’

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Le ultime vicende di mercato parlano chiaro: Julio Cesar non è più considerato indispensabile in quel di Milano – almeno sponda Nerazzurra – e con ogni probabilità lascerà la squadra con cui scalò il tetto del mondo.

Al suo posto, ormai ufficiale, l’ingaggio di Samir Handanovic, portiere sloveno ex Udinese.

Giusto stamattina uno dei pochi assidui lettori dei miei sproloqui mi ha chiesto, su Facebook, cosa ne pensassi di questa operazione.

Beh, sulla carta è un affarone.

Perché quando si gestisce una società di calcio cuore e riconoscenza contano sì ma fino ad un certo punto e se si vuole restare sulla cresta dell’onda (dove l’Inter in realtà non c’è già più, ma punta a tornare da subito) si devono fare scelte anche dolorose.

Passare lo scettro di portiere titolare ad Handanovic può essere vantaggioso praticamente sotto tutti i punti di vista. Vediamoli.

Innanzitutto l’età.

Che per un portiere è sempre relativa, siamo d’accordo, ma che non può comunque non essere considerata. In questo senso doveroso sottolineare come la differenza tra i due penda tutta a favore di Samir, di ben cinque anni più giovane del suo predecessore.

Una differenza notevole che può voler dire molto. Perché se è vero che Zoff vinse un Mondiale a quarant’anni suonati è altrettanto vero che lui resta esempio più unico che raro di longevità eccezionale e che Cesar, coi suoi 33 anni sul groppone, non può garantire un minimo di cinque-sei stagioni ad alto livello come invece può fare, sulla carta, lo sloveno.

Altro aspetto importante è il rinnovamento tecnico in atto sulla sponda Nerazzurra di Milano. Dove se ne sono già andati Lucio, Cordoba, Orlandoni, Zarate e Palombo e da dove dovrebbero partire diversi altri giocatori, primi su tutti Maicon e Pazzini.

Una specie di rivoluzione, insomma, che vuol mettere in soffitta una volta per tutti la pur straordinaria squadra che centrò l’incredibile Triplete nel 2010, per provare ad aprire un nuovo ciclo con giocatori più giovani, affamati e motivati.

Tra cui, appunto, Handanovic.

Attenzione: questa è una motivazione importante. Perché se alle partenze avvenute e prossime a venire sommiamo gli acquisti già compiuti (Palacio e Silvestre oltre allo stesso Handanovic, cui va comunque aggiunto il riscatto di Guarin) più quelli che potrebbero chiudersi di qui a breve (Debuchy, Cissokho, Mudingayi più le voci Destro, Lucas, Gomez e varie) ecco che appare chiaro come il rinnovamento della squadra sia significativo e non solo fittizio.

Rinnovamento tecnico che in questo caso, sulla carta, non porta nemmeno ad un indebolimento neppur presunto della squadra. Perché parlando di over all dei due giocatori va sottolineato come Handanovic non sia certo inferiore al suo predecessore.

Se anziché sbarcare ventenne all’Udinese fosse approdato direttamente al Manchester United e lì si fosse imposto come erede dei vari Schmeichel e Van der Sar oggi Handanovic sarebbe considerato uno dei migliori esponenti del ruolo al mondo al pari di Buffon, Cech, Casillas e Neuer.

Ultimo, ma non certo in ordine d’importanza, l’abbattimento del tetto ingaggi.

Sui giornali si parla di un monte salari che oggi si aggira sui 190 milioni di euro per l’Inter, da ridurre di almeno un terzo. Ovvero sia un sessantina di milioni, che non puoi pensare di aver coperto con le cessioni di Lucio, Cordoba e Orlandoni.

Chiaro quindi che di partenze sanguinose, almeno per i cuori dei tifosi, ce ne dovranno essere ancora.

Tra queste una delle più scontate è proprio quella di Cesar, che guadagna tantissimo (quasi cinque milioni l’anno, se la memoria non mi inganna) e il cui ingaggio è quindi praticamente insostenibile, oggi, per le casse interiste.

Insomma, un’operazione che non si poteva non fare.

Con un solo piccolo dubbio: il Friuli e San Siro sono due palcoscenici opposti dove esprimersi. Riuscirà Handanovic, ormai comunque arrivato alla maturazione, a reggere l’impatto con una realtà grande ed importante come quella interista?

Nel caso in cui la risposta fosse affermativa… beh, l’Inter ha sicuramente un nuovo nonché affidabilissimo guardiano dei pali.

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“Quando dicevo che bisognava far giocare El Sharaawy anziché comprare Tevez voi dov’eravate?”

Palese provocazione. Ma è quanto ho scritto sul mio profilo Twitter non appena El92 ha girato in rete l’assist di Maxi Lopez, altro giocatore su cui nel pomeriggio si era concentrata la mia attenzione.

Ma andiamo con ordine.

L’Udinese parte meglio e dà sinceramente l’idea di poter portare a casa i tre punti senza sudare le proverbiali sette camice.

In questo senso vanno sottolineati i due aspetti dell’iniziale facilità con cui i padroni di casa gestiscono la gara: grande organizzazione loro, con un Guidolin sempre maiuscolo quando si tratta di definire lo schieramento in campo, ma anche un Allegri che fa una scelta piuttosto azzardata.

Perché obiettivamente mandare in campo il tridente formato da Seedorf in appoggio ad El Shaarawy e Robinho è un azzardo non da poco.

E così la partita cambia, guarda caso, proprio quando il tecnico Rossonero decide di inserire una punta vera. Proprio quel Maxi Lopez che, del resto, sarebbe anche stato acquistato per quello.

Pim pum ed è proprio l’argentino, con il valido supporto di un El Sharaawy che ritrovando dei punti di riferimento solidi alza il proprio livello di gioco, a domare l’Udinese.

Goal e assist per lui e prestazione da incorniciare.

Grande Udinese, comunque. Che con un Sanchez in più nel motore oggi non mi stupirei se guidasse il campionato. Peccato per questo finale di gara. Un po’ di attenzione in più dietro e il risultato sarebbe potuto essere ben diverso…

Udinese

Handanovic: 5
Il Milan gli dà una grossa mano per buona parte della partita. Poi El Sharaawy prova a metterlo in difficoltà e lui cede, respingendo male una palla che in presa diretta mi sembrava potesse essere disinnescata con molta più efficacia. Errore che costa parecchio all’Udinese, perché sancisce il momentaneo pareggio Rossonero e dà la carica per l’arrembata finale che varrà il ribaltamento del risultato.

Benatia: 6
Anche lui aiutato per buona parte del match, come tutta la difesa, da un Milan piuttosto fumoso là davanti. Deve contrastare El Sharaawy, che alla fine risulterà decisivo. Ha fatto ben di meglio in passato.

Danilo: 6
Un paio di sbavature evitabili.

Domizzi: 6
Gara ordinata e condita da qualche sortita offensiva. Come quella che lo vede presentarsi a tu per tu con Amelia, liberato dall’inesauribile Armero. Peccato solo, in quel caso, che anziché provare a liberare il solissimo Di Natale in mezzo cerchi il goal di punta, trovando la manona di Amelia a dirgli di no. Ora probabilmente staremmo parlando di un’altra partita.

Basta: 6,5
Molto concentrato, fa una partita attenta. E’ sempre preciso e pulito.

Abdi: 6
Poco appariscente, effettua comunque un buon lavoro oscuro.

Pazienza: 6,5
Dimostra di non essere quel broccaccio che molti tifosi della Juventus hanno dipinto.
(Dall’87’ Torje: s.v.)

Fernandes: 6,5
Ci mette intensità e condisce il tutto con qualche pizzico di qualità. Come quando libera Di Natale per il goal della bandiera Bianconera.

Armero: 7
Atleticamente è un giocatore devastante. Imprendibile praticamente per tutti (tranne che per Abate) può essere un vero fattore in special modo quando si tratta di giocare in contropiede. Dategli una grande squadra, merita una chance.

Isla: 6,5
Gioca a supporto di Di Natale facendo una partita di livello, a maggior ragione se si pensa che la disputa in un ruolo che non è certo cucito su misura.
(Dal 61′ Pasquale: 5
Il suo ingresso sembra quasi minare la solidità Bianconera.)

Di Natale: 7
Solito bomber di razza. Che ai goal unisce la tecnica sopraffina con cui incanta il pubblico friulano. Giocatore che meriterebbe sicuramente altri scenari, peccato per la sua decisione di chiudere la carriera ad Udine.
(Dal 75′ Floro Flores: s.v.)

Milan

Amelia: 6,5
Il mezzo miracolo fatto su Domizzi vale da solo mezzo punto. Sul goal, deviato da Thiago Silva, non può nulla.

Abate: 6
Bello il duello tra velocisti che ingaggia con Armero, che è comunque su di un livello di forma superiore al suo.

Mexes: 4
Voto forse più pesante di quello che meriterebbe, ma in certe situazioni è giusto lanciare un messaggio forte. Così proprio non va, Philippe. E vedendoti oggi credo nessuno possa rimpiangerti, in quel di Roma.

Thiago Silva: 6,5
Giocare di fianco al Mexes di oggi non dev’essere stato facile. Ma lui è un gigante. Sfortunato in occasione del goal di Di Natale.

Mesbah: 6
Buona presa per il Milan. Almeno in ottica campionato. Da verificare sui campi europei.

Emanuelson: 5
E’ semplicemente un giocatore inadatto a certi livelli.

Ambrosini: 6,5
Mette la propria esperienza al servizio della squadra. Certo che atleticamente l’età inizia a farsi sentire.

Nocerino: 6
Dà un tocco di dinamicità al centrocampo Rossonero. Sicuramente sarà prezioso in questo finale di stagione.
(Dal 66′ Maxi Lopez: 8
Mi chiedevo come potesse partire in panca e tac, entra e risolve il match. Non certo un fenomeno, ma è quel punto di riferimento che può essere utile al Milan in certe situazioni. In special modo quando manca Ibrahimovic.)

Seedorf: 5
Sempre più giocatore da prestazione. E quando questa non arriva si può solo rimpiangere il fatto di averlo mandato in campo.

Robinho: 5
La colpa non è nemmeno tutta sua. Che attacco può formare con El Sharaawy e Seedorf!?
(Dall’87’ Bonera: s.v.)

El Sharaawy: 7,5
E’ tra i migliori dei suoi – o tra i meno peggio – nel momento di massima pochezza Rossonera. Poi, affiancato dal neo entrato Maxi Lopez, guida la risalita della squadra, propriziando il primo goal e firmando di giustezza il secondo, che vale tre punti pesantissimi.

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CAMPIONI

Wisla Cracovia – APOEL Nicosia
Maccabi Haifa – KRC Genk
NK Dinamo Zagabria – Malmo FF
FC Copenhaghen – FC Viktoria Plzen
FC Bate Borisov – SK Sturm Graz

Accoppiamenti certo non fantasmagorici per il tabellone dei campioni.
Non dovrebbe avere grossi problemi il Copenhaghen, squadra molto interessante.
Da vedere invece il resto dei match, che sembrano un po’ più aperti.

PIAZZATE

Odense BK – Villareal
FC Twente – SL Benfica
Arsenal FC – Udinese Calcio
FC Bayern Monaco – FC Zurigo
Olympique Lyonnais – FC Rubin Kazan

Impegno difficilissimo, quasi proibitivo, per l’Udinese. Che su cinque possibili avversari becca uno dei due peggiori: l’Arsenal di Wenger.
Di Natale e compagni avranno quindi un compito davvero arduo. Dovranno provare a non prendere un’imbarcata all’Emirates per poi provare a fare la storia al Friuli. Ce la faranno?

Strada invece spianata per il Bayern Monaco, che difficilmente potrà farsi impensierire dallo Zurigo.
Non dovrebbe avere problemi nemmeno il Villareal di Pepito Rossi, mentre già più aperte saranno le sfide tra Twente e Benfica e tra Lione e Rubin.

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CRONACA

L’Udinese, pur zeppa di seconde linee, è nettamente superiore agli avversari, come prevedibile.
Nonostante questo però nei primissimi minuti il possesso palla dei friulani porta a poco. Qualche sporadica conclusione, sì, ma mai davvero pericolosa e convincente.

Udinese che si rende quindi pericolosa solo al dodicesimo quando Fabbrini batte un angolo dalla destra con Surraco che s’inserisce sul secondo palo per staccare di testa, senza però inquadrare lo specchio di porta.
Il match scorre comunque su ritmi non vertiginosi, con l’Udinese a fare la partita pur senza pungere. Avere il solo Denis là davanti di certo non aiuta, in questo senso.

Nel contempo al ventunesimo Akinsola effettua un colpo di testa ravvicinato con cui per poco non porta in vantaggio i suoi. Bravo nell’occasione Belardi a respingere in tuffo, non altrettanto svelto Benatia a chiudere, sulla ribattuta, l’avversario, che comunque non sarà più in grado di nuocere.
Cadice che non molla e al venticinquesimo ci riprova. Questa volta è Toti a svettare in area, trovando però il solito Belardi ad opporsi.

Udinese comunque piuttosto asfittica e che palesa anche qualche difficoltà di troppo in fase difensiva. La mancanza dei titolari (oltre che dei vari Zapata, Inler e Sanchez, ceduti nel corso dell’ultimo mese) si fa di certo sentire.
Al trentaseiesimo Fabbrini ha una grandissima intuizione e fa filtrare una splendida palla per Denis che però a tu per tu con il portiere avversario si mangia incredibilmente un goal facile facile.

Ad inizio ripresa invece Denis farà una bellissima cosa, creando panico vero nella difesa avversaria. Saltato il portiere, però, si troverà troppo defilato e lo metterà in mezzo, senza che nessuno riesca a raggiungere la sfera.
Udinese che continua quindi il match sulla stessa falsariga della prima frazione. Buon possesso di palla, ma vaga incapacità di colpire. Cadice messo discretamente in campo ma che da comunque sensazione di poter essere bucato senza eccessiva fatica. Eppure…

Incredibile ciò che succede al ventiduesimo. Fabbrini è lanciato in area ma viene anticipato dall’uscita bassa del portiere che, però, non trattiene. Sulla sfera arriva quindi Pasquale che crossa in mezzo dove Denis non riesce a raggiungere il pallone. Che sfila quindi fuori area dove è colpito con forza da Surraco. Che a porta praticamente vuota, però, colpisce il palo.
Al trentaquattresimo torna però a farsi vedere il Cadice con il suo terzino sinistro che, un po’ alla Ian Harte, si rende pericoloso su punizione, riuscendo però solo a sfiorare il palo alla sinistra di Belardi.

  Danilo: parato
  Bakero: goal
  Floro Flores: parato
  Dieguito: parato
  Vydra: goal
  Gongora: goal
  Neuton: parato
  Dioni: goal 
 

COMMENTO

Dopo il tracollo del Palermo, che non riesce a vincere con il Thun e viene eliminato dalla corsa all’Europa League, ecco che l’Udinese, che si sta preparando ai preliminari di Champions, viene piegata da una squadra addirittura di Segunda B.

Si trattava di riserve, è vero. L’ho detto pure in apertura di match. Ma comunque non esiste che una squadra con Fabbrini e Denis, per dirne due, non riesca ad imporsi su di un club che attualmente milita in Serie C.

Le situazioni – di Palermo ed Udinese – sono ovviamente molto differenti. E prima di dare un giudizio relativamente alla squadra di Pozzo va sicuramente aspettato il preliminare, appunto.

Le cose però non sembrano andare per il verso giusto. Sul mercato sono stati ceduti i tre giocatori più forti, reparto per reparto. Escludendo la bandiera Di Natale (che ha già fatto sapere di voler chiudere qui la carriera) sono infatti partiti Zapata, Inler e Sanchez, ovvero sia l’intera spina dorsale di questa squadra.

Non rimpiazzati da giocatori all’altezza (quantomeno non già pronti, poi vedremo nei prossimi anni se si tratta o meno di giocatori capaci di non far rimpiangere i partiti), ecco che il potenziale di questa squadra è diminuito notevolmente.

E l’urna dell’Europa League, per bene che vada, non sarà certo magnanima.

Sulla partita di oggi di per sè c’è poco da dire.

L’Udinese nel complesso gioca meglio, sì, ma palesa limiti in ogni zona del campo. Il migliore dei friulani è forse stato Belardi, in un paio d’occasioni impegnato notevolmente dagli avanti avversari e bravo a farsi trovare pronto.
Ma la difesa, appunto, ha concesso sin troppo ad una squadra di Segunda B.

Il centrocampo giochicchia, ma in queste situazioni dovrebbe prendere il controllo assoluto del campo e dominare l’avversario.

L’attacco è piuttosto asfittico. E se poi Denis si mangia anche certi cioccolatini come quella palla offertagli splendidamente da Fabbrini non ci siamo proprio.

L’Udinese di Champions sarà diversa, ok. Però stasera è mancato qualcosa proprio anche a livello mentale, in grado di far fare il salto di qualità a questa squadra.

Che, ripeto, per quanto diversa dovrà comunque rinunciare ai suoi tre migliori giocatori dell’anno scorso (sempre Di Natale a parte, s’intende)…

MVP

Non può che essere Oinatz Aulestia, che si esalta ai rigori e trascina la sua squadra in finale di quest’edizione del Trofeo Carranza.

TABELLINO

Cadice vs. Udinese 0 – 0
Marcatori: –

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Terminato stasera il quarto turno di qualificazione alla prossima UEFA Champions League.

Un turno che ha riservato delle sorprese, certamente, ma che in linea di massima si è svolto secondo pronostico.

Definite, quindi, le venti squadre che si giocheranno gli ultimi venti posti disponibili per la prossima edizione della massima competizione continentale per club.

Ricapitolando un attimo il turno giocato tra ieri ed oggi giusto sottolineare come Rosenborg, Panathinaikos, Standard Liegi e Glasgow Rangers siano state estromesse dalla corsa da avversari tutto sommato abbordabili.

I norvegesi, infatti, sono stati piegati dai cechi del Viktoria Plzeň, squadra della cittadina sita nell’ovest della cekia che certo non sembra compagine temibilissima.
La doppia vittoria (1 a 0 all’andata, 3 a 2 nel ritorno casalingo) ha però permesso a questa squadra di passare il turno, tenendo vive le speranze di qualificazione al tabellone finale.

I Rangers sono invece stati estromessi dal Malmö FF.
Gli svedesi dopo aver vinto 1 a 0 in Scozia grazie alla rete dell’ex BK Häcken Daniel Larsson sono riusciti a strappare un 1 a 1 casalingo che permetterà loro di avanzare al play off decisivo.
Dopo essersi sbarazzati dell’HB Tórshavn, quindi, la loro rincorsa alla Champions continua.

Già diverso il discorso per lo Standard Liegi, che tutto sommato non poteva certo dirsi chissà quanto favorito con lo Zurigo. Che però, sulla carta, partiva dietro.
Alla fine l’1 a 1 di Liegi ha fatto da apripista all’1 a 0 in terra elvetica firmato da Admir Mehmedi.

Il Panathinaikos, infine, è uscito sconfitto dalla doppia sfida con Odense in maniera piuttosto rocambolesca.
Dopo l’1 a 1 fatto registrare in Danimarca la squadra che fino a poche settimane fa era di Djibril Cissè aveva infatti davvero tutte le carte in regola per chiudere il discorso in casa propria, dove anche uno 0 a 0 avrebbe permesso loro di qualificarsi al turno successivo.All’Olimpico di Atene, però, l’Odense riesce a sovvertire i pronostici, aggiudicandosi la vittoria finale.
E’ Andreas Johansson, dopo poco più di dieci minuti, a portare in vantaggio i suoi, che si fanno però recuperare alla mezz’ora da una rete di Boumsong.
Come non bastasse in apertura di ripresa Toché firma la seconda rete greca, e sembra fatta.
A gelare l’intero stadio ci pensa però Espen Ruud, che dopo otto soli minuti di gioco firma una rete che di per sè qualifica gli ospiti.
Non contenti, però, i danesi mettono al sicuro il risultato negli ultimi dieci minuti, quando le reti di Baskhim Kadrii e di Hans Henrik Andreasen chiudono qualsiasi discorso.
A nulla, quindi, serve la rete di Petropoulos, che al novantacinquesimo accorcia le distanze.

Ora le venti squadre rimaste saranno divise in due gruppi. Quello dei campioni nazionali e quello dei “piazzati”.
Gruppi che, a loro volta, verrano divisi in due: da una parte le teste di serie, dall’altra le non teste di serie.

Ecco quindi come verranno divisi i club qualificati:

CAMPIONI

Teste di serie
Copenaghen
Genk
Bate Borisov
Maccabi Haifa
Dinamo Zagabria

Non teste di serie
Apoel Nicosia
Wisla Cracovia
Sturm Graz
Plzen
Malmoe

PIAZZATE

Teste di serie
Bayern Monaco
Arsenal
Olympique Lione
Benfica
Villarreal

Non testa di serie
Twente
Rubin Kazan
Udinese
Zurigo
Odense

Come è possibile notare, quindi, si prospetta una sfida comunque difficilissima, se non ai limiti dell’impossibile, per la compagine italiana impegnata come quarta classificata dell’ultimo campionato, l’Udinese.

Bayern ed Arsenal (che però non ho visto benissimo nel corso del match con New York, che mi sono potuto gustare proprio all’Emirates) sono di un altro pianeta, ed anche il Lione ha un potenziale nettamente superiore.

Le uniche due avversarie abbordabili sarebbero Benfica e Villareal, che però sembrano essere sotto un po’ tutti gli aspetti (in primo luogo l’abitudine a confrontarsi su di un palcoscenico europeo) superiori.

Obiettivamente è quindi difficile, oggi, poter pensare che l’Udinese la spunti.

La speranza, ovviamente, c’è.

Certo, dopo la cessione di Sanchez le cose si fanno anche sempre più ostiche in questo senso. Ma chissà che Totò Di Natale non regali un’altra grande gioia ai suoi tifosi, trascinando la squadra al tabellone finale.

La speranza in generale, comunque, è che le italiane possano ben figurare in Champions, perché c’è da andare a recuperare quel quarto posto che da questa stagione non avremo più.

Anche se, obiettivamente, le cose stanno andando a rotoli. Basti anche solo pensare a quei campioni (l’ultimo in ordine di tempo potrebbe essere Sneijder, che pare diretto a Manchester sponda Red Devils) che quest’anno hanno lasciato il nostro campionato e che ad ora non sono stati sostituiti da giocatori già così pronti.

Insomma… per il calcio italiano si fa veramente sempre più dura ed urgerebbe sempre di più una vera e propria riforma generale dell’intero sistema…

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Ora è finalmente ufficiale: Alexis Sanchez è a tutti gli effetti un giocatore dell’FC Barcellona e dal prossimo anno sarà agli ordini di Pep Guardiola.

Sanchez che si troverà a doversi integrare in quella che è, e per distacco, la migliore squadra del mondo.

Ma non solo. Sanchez che dovrà integrarsi in un meccanismo quasi perfetto, che è per altro costruito e studiato da molti dei suoi interpreti fin dalla tenerissima età.

Perché, è sempre giusto ricordarlo, a Barcellona nulla è lasciato al caso ed il modulo adottato dalla prima squadra è lo stesso che viene usato anche nelle varie squadre giovanili. Così che un ragazzino di tredici-quattordici anni inizia fin da giovanissimo ad assimilare questo metodo di gioco, che si troverà poi a dover replicare tra i professionisti.

Questa cosa, quindi, costituisce forse la principale impalcatura del miracolo Barça, che si trova oggi ad avere una squadra importantissima e vincere tutto in particolar modo grazie ai prodotti delle proprie giovanili.

Cosa significa tutto ciò?
Che integrarsi in prima squadra, per chi cresce nella Masia, è tutto sommato facile.

Ci sono tanti indizi, però, che portano a pensare che allo stesso modo valga anche un po’ il contrario: che risulti più difficile integrarsi arrivando da un ambiente completamente diverso?

Gli indizi sono molteplici, dicevamo. Basti pensare ad Ibrahimovic, che realizzò un buon numero di goal ma non sembrò mai a suo agio in questa squadra, o a Mascherano, che è riuscito a trovare spazio in squadra con un minimo di continuità solo a causa di molteplici infortuni e, per altro, in un ruolo non suo.

Certo, ci sono anche esempi di giocatori che sono stati capaci di calarsi in questa realtà al meglio.

David Villa, ad esempio, ha forse limitato un po’ il suo impatto realizzativo ma si è messo al cento per cento a disposizione della squadra, entrando appieno nel ruolo che gli è richiesto: fare movimento e tagli continui.

Samuel Eto’o, allo stesso modo, sembrava nato per giocare in Blaugrana e mai palesò particolari problemi a giostrare in questo schema. E andando a ritroso gli esempi diventerebbero ovviamente tanti.

Un problema di ambientamento, comunque, sembra esserci. Anche per giocatori che possiamo definire, nei rispettivi ruoli, tra i migliori al mondo.

Non ci sarebbe quindi da stupirsi se anche il buon Nino Maravilla dovesse bucare l’adattamento in Blaugrana.

Anche perché per ciò che lo riguarda c’è un’altra variabile piuttosto importante da considerare, che porta il nome di Pedro.

L’ala spagnola è infatti sicuramente inferiore, come over all, al fenomeno cileno, dotato di tutt’altro talento. Basti vedere cosa il secondo è capace di fare palla al piede, e con quale rapidità sa fare tutto questo, per rendersi conto di trovarsi di fronte ad un talento più unico che raro.

Pedro, invece, è giocatore molto più lineare. Che ha trovato la sua fortuna a Barcellona proprio per il meccanismo di cui parlavo in precedenza: svolge certi compiti da sempre, gli viene naturale svolgerli, riesce a farlo con buona efficacia.

Pedro che per altro sembra essere un giocatore particolarmente apprezzato da Guardiola, forse proprio per la sua abnegazione e per la sua sagacia tattica.

Rubargli il posto, quindi, potrebbe non essere così semplice pur per un giocatore dal talento purissimo come il nostro Alexis.

Certo non solo contro, comunque, relativamente al possibile adattamento di Sanchez sulle Rambla.

Perché se è vero come è vero che problemi è fisiologico possa affrontare va altresì detto che sotto tanti punti di vista il gioco del Barça sembra quasi cucito su misura per lui.

Pensateci un attimo: palla che circola particolarmente sempre bassa, cosa che ovviamente esalta le caratteristiche di un giocatore bassino e tutta tecnica come lui. Scambi fitti e rapidi con giocatori dotatissimi come Iniesta, Xavi, Villa e Messi. Circolazione di palla costante e continuo movimento da parte degli avanti, con tagli in rapidità che un giocatore con le sue caratteristiche ha sicuramente nelle corde. Un centrocampo di piedi buoni a poter premiare ogni suo tentativo di imbucarsi alle spalle della difesa avversaria.

Da questo punto di vista davvero difficilmente Sanchez poteva fare scelta migliore.

Mi torna per un attimo in mente l’Inter cuperiana in cui lo schema preponderante sembrava essere “Materazzi lancia a Vieri, stop e tentativo di crearsi lo spazio per concludere”, con una demineralizzazione del gioco ed uno scavalcamento sistematico del centrocampo da fare paura.

Ecco, in un sistema del genere di certo non si riuscirebbero ad esaltare le caratteristiche di un giocatore come Alexis Sanchez, che ha bisogno di palla tra i piedi, di giocatori tecnici con cui dialogare, di provare anche a partire da lontano in rapidità per puntare la porta.

Esattamente ciò che, pur su di un livello probabilmente diverso, si trova puntualmente a fare un certo Lionel Messi.

Che, guarda caso, è diventato grande (in tutti i sensi) proprio a Barcellona…

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Nome: Bryan Martín Rabello Mella
Data di nascita: 16 maggio 1994
Luogo di nascita: Rancagua (Cile)
Nazionalità: cilena
Altezza: 166 centimetri
Peso: 62 chilogrammi
Ruolo: trequartista, ala destra
Club: Colo Colo
Scadenza contratto: ?
Valutazione: 500.000 euro

CARRIERA

La mia rubrica sulle possibili stelle del futuro fa oggi tappa in Cile: è proprio nel paese andino per eccellenza, infatti, che il 16 maggio di diciassette anni fa nacque Bryan Martín Rabello Mella, giocatore destinato, qualche anno più tardi, a far parlare molto di sè nel proprio paese.
Venuto alla luce a Rancagua, municipalità importante (più di 200mila cittadini secondo l’ultimo censimento) del Cile centrale (è situata nella provincia di Cachapoal), mosse i primi passi – calcistici – nella filiale cittadina del Colo Colo, ovvero sia la squadra più vincente della storia del paese.

Le sue grandissime qualità spiccano sin da subito, così che arriverà presto la chiamata della casa madre, che lo porterà a Santiago, aggregandolo alle proprie formazioni giovanili.
Il tutto sino al 7 ottobre del 2009 quando alla teneressima età di quindici anni subentra a Charles Aranguiz nel corso di un match di Coppa del Cile vinto proprio dal Cacique. L’esordio in prima squadra resterà comunque un episodio isolato, con il buon Bryan che dopo aver saggiato la prima squadra tornerà di nuovo a fare il fenomeno tra i pari età.

Passerà quasi un anno, quindi, prima che il ragazzo possa cimentarsi anche in campionato: è il 22 agosto del 2010 quando Diego Cagna, allora coach dell’Eterno Campeon, lo lancia a tutti gli effetti nel calcio professionistico, facendolo poi debuttare anche a livello continentale – nel corso di un 3 a 1 casalingo con l’Universitario de Sucre in Copa Sudamericana – tre soli giorni più tardi.
L’infortunio occorso qualche tempo più tardi a Macnelly Torres, quindi, ne schiude definitivamente le porte della titolarità: Rabello chiude infatti la stagione da titolare, raggranellando un bottino di nove presenze ed una rete, quest’ultima realizzata al cinquantesimo minuto del 4 a 2 con cui il Cacique ha chiuso il proprio campionato contro l’Universidad Concepcion (le altre reti per il Colo Colo vennero messe a segno da Miralles e Campora, autore di una doppietta).

In questo inizio di stagione Bryan è quindi tornato ad essere messo ai margini della prima squadra. Ma del resto a sedici anni non si può pretendere di essere considerati inamovibili.Nei primi due match della nuova stagione, disputati in Libertadores rispettivamente contro Cerro Porteno (sconfitta 5 a 2) e Deportivo Tachira (vittoria per 2 a 0), il giovane fenomeno di Rancagua non si è infatti nemmeno accomodato in panchina.

Poco male: tra un paio di settimane inizierà – in Ecuador – il torneo Sudamericano under 17 ed è notizia proprio di questi giorni quella della convocazione di Rabello, che farà quindi ovviamente parte della spedizione cilena. Sarà lui, difatti, il faro (nonché il vice-capitano, con la fascia che spetterà a Cristobal Vergara) della Rojita che guidata in panchina da George Biehl proverà ad imporsi a livello continentale.

Bryan che, per altro, fu la stella della rappresentativa under 15 già nel corso del torneo continentale disputato in Bolivia due anni or sono (lo stesso in cui si mise per la prima volta in mostra Lucas Piazon, oggi frequentemente accostato alla Juventus) quando i giovanissimi cileni vennero inseriti nel Gruppo A dei futuri finalisti Brasile e Paraguay non riuscendo quindi a passare il turno anche nonostante la splendida vittoria (4 a 1) sui futuri campioni paraguayani.
Nel corso di quel torneo Rabello realizzò una sola rete – contro il Venezuela – mettendo comunque in mostra le sue eccellenti qualità tecniche e di rifinitura.

CARATTERISTICHE

Fisico minuto, tecnica da vendere, colpi di classe cristallina e grande rapidità di passo e d’esecuzione.
Personalmente nel leggere una frase come questa mi verrebbe subito da pensare ad un giocatore in particolare: Alexis Sanchez.

Questa descrizione, però, calza a pennello anche con Bryan Martín Rabello Mella, nuovo crack del calcio andino.
In patria in realtà lo paragonano ad un giocatore che fino a pochi anni fa era la stella assoluta del Colo Colo e che un po’ tutti in quel di Santiago erano sicuri potesse sfondare ad altissimo livello: Mati Fernandez.

Le caratteristiche fisico-atletiche e tecnico-tattiche dei due, però, sono piuttosto dissimili e, al solito, non può bastare una cosa tutto sommato futile come il vivaio in cui si è cresciuti (o la propria nazionalità, per dire un altro fattore che spesso influenza i paragoni calcistici) per porre a paragone due giocatori che tutto sommato centrano poco l’uno con l’altro.

Come detto, infatti, la descrizione delle caratteristiche principali di Rabello calza a pennello con Sanchez, più che con Fernandez. Entrambi sono dotati di un fisico certo non da corazziere (per quanto il Niño Maravilla ha saputo svilupparsi bene muscolarmente, a fronte di un’altezza certo penalizzante) cui fanno però da contraltare grandissime doti tecniche. Sia l’uno che l’altro, difatti, sanno dare del tu al pallone.

Non stupitevi, quindi, qualora vi capitasse di vedere il buon Bryan saltare più uomini in un fazzoletto o servire in maniera illuminante un compagno con un colpo di tacco o un’apertura a tagliare la difesa: si tratta di cose tutto sommato normali per un giocatore con queste qualità.
Esattamente come in pochi ormai si stupiscono nel vedere i numeri da funambolo snocciolati da Sanchez sui campi di mezza Serie A.

Dotato di fantasia da vendere, in definitiva, Rabello preferisce giostrare centralmente, a ridosso della trequarti, pur sapendosi disimpegnare alla grande anche in posizione defilata, specialmente sulla destra.

IMPRESSIONI E PROSPETTIVE

Lo ricordo bene: quando nell’estate del 2008 il Niño Maravilla, Alexis Sanchez, sbarcò ad Udine per restarci – dopo i prestiti al Colo Colo ed al River Plate – io corsi subito ad acquistarlo al Fantacalcio, ben consapevole dei grandi mezzi a disposizione di uno dei più fulgidi talenti della storia del calcio cileno.
Quell’anno, purtroppo, alla freschezza ed alla tecnica dell’ala nativa di Tocopilla venne spesso preferito l’atletismo e l’intelligenza tattica di Simone Pepe, tanto che delle trentadue presenze stagionali di quella stagione solo diciotto, ovvero sia poco più della metà, vennero effettuate dal primo minuto.

Oggi, a tre anni da allora, posso rallegrarmi di averci visto giusto: come dimostrato proprio nel corso dell’ultimo match di campionato stravinto dalla sua Udinese, infatti, il Niño Maravilla ha dimostrato di valere tutta la fiducia che a suo tempo riposi in lui.
Le quattro reti realizzate al Barbera dall’ex stellina del vivaio degli Zorros del Desierto (che per chi non lo sapesse è il Cobreloa, suo primo club professionistico) rappresentano infatti, ad oggi, l’apice di una carriera assolutamente in ascesa.

Un po’ allo stesso modo qualora tra due anni – secondo le vigenti norme Fifa, difatti, Bryan non potrebbe raggiugnere l’Europa prima della maggiore età – il buon Rabello dovesse sbarcare in Italia ed in una squadra come i Bianconeri di Udine ecco che mi affretterei ad effettuarne l’acquisto al Fantacalcio.
Le doti del piccolo fenomeno di Rancagua, infatti, sono notevolissime.
Al solito ci vorrebbe la sfera di cristallo per poter dire dove questo ragazzo, che ricordo essere ancora solo sedicenne, potrà arrivare. Nel contempo, però, personalmente ci punterei forte.

Del resto, come dice il detto: chi non risica non rosica!

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Settima puntata della rubrica di approfondimenti tattici che tengo su Pianeta Sport.

Nel giro di una settimana ha sconfitto Juventus ed Inter. Nel corso del campionato aveva già sconfitto il Napoli (oggi secondo) e pareggiato a San Siro col Milan capolista per 4 a 4. Stiamo parlando dell’Udinese, squadra che dopo l’importantissima vittoria di Torino si trova ora in sesta posizione, a due soli punti da una zona Champions che non è poi così un miraggio.

Parliamone, allora, di questa macchina costruita da Guidolin. Perché l’undici di base è ben definito e i meccanismi piuttosto chiari. Riuscendo a raccogliere risultati così importanti, poi, vale proprio la pena analizzare un po’ come stiano le cose in quel di Udine.

In Friuli il mister di Castelfranco Veneto sta impostando un 3-5-2 piuttosto quadrato capace di mettere in difficoltà un po’ tutti gli avversari grazie ad un mix di grinta, rapidità e talento davvero importante.

Termina di leggere questo articolo su Pianeta Sport

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La partita inizia e viene giocata su ritmi discreti, sicuramente piuttosto inusuali per il campionato italiano.

Dapprima è la Juventus a partire meglio, facendo qualcosina di più. Poi, alla distanza, esce l’Udinese, che dopo una decina di minuti passati a studiare gli avversari prova a prendere il controllo del gioco, iniziando a far girare meglio il pallone con continui cambi di fronte atti ad allargare il più possibile la retroguardia di casa.

Il match stenta comunque a decollare sotto il profilo dello spettacolo, e le occasioni da goal sembrano non fioccare di certo.

Bella, al trentaseiesimo, la conclusione da fuori di Del Piero, che è però deviata in angolo da Handanovic.
Altrettanto efficace la parata del portiere friulano sugli sviluppi del corner che ne segue, con Grosso che va a colpire di destro senza però riuscire a dare la giusta potenza al pallone.

Non da meno l’azione imbastita dall’Udinese all’ultimo minuto del primo tempo, con Isla che arriva a calciare d’interno destro poco entro il limite dell’area mettendo però palla di poco a lato.

In apertura di ripresa Del Piero prova a rispolverare il colpo che lo rese famoso ad inizio carriera andando a rientrare dalla sinistra per poi calciare a giro sul secondo palo, non riuscendo però ad inquadrare, pur di pochissimo, lo specchio di porta.

Quella del capitano bianconero è però solo una fiammata estemporanea. Dopo la bella occasione costruita ad inizio del secondo tempo, infatti, escono subito gli ospiti, che imprimono chiaramente il proprio marchio sul match, portandosi anche due volte vicini al vantaggio con Di Natale dopo una decina di minuti.

E’ però una Juventus chiaramente non più compatta e quadrata come nel primo tempo, e gli spazi per gli ospiti crescono come funghi. Nel contempo, però, gli ospiti faticano ad approfittarne, non riuscendo comunque a trovare la via della rete.

Al sessantesimo, come non detto, arriva il vantaggio juventino, firmato da una prodezza di Marchisio: il tiro di Del Piero viene murato e ne esce un rimpallo che fa schizzare alto il pallone, con il centrocampista cresciuto proprio tra le fila del settore giovanile bianconero che effettua una splendida mezza rovesciata con cui buca imparabile Handanovic.

L’Udinese è comunque molto più in palla ed al sessantasettesimo trova il pareggio: Di Natale scocca un destro al volo che trova però le manone di Buffon sulla sua strada. Sul rimpallo arriva quindi il tap-in di Zapata, con Buffon che questa volta riesce solo a deviare il pallone senza però riuscire ad impedirgli di varcare la linea di porta.

A cinque dal termine, quindi, Sanchez fa una magia e dà il la ad una splendida azione rapida in velocità che va a chiudere lui stesso, per la rete del definitivo 2 a 1 che vede i friulani imporsi a Torino.

Sul finale di partita vengono quindi espulsi Bonucci e Sanchez, con quest’ultimo già comunque squalificato in vista del prossimo match dopo l’ammonizione del primo tempo.

Juventus

Buffon: 6
Può poco sui due goal.
Meriterebbe ancora di giocare per altri traguardi.

Grygera: 5,5
Non spinge mezza volta, effettua a malapena il compitino in fase difensiva.

Bonucci: 5,5
Ci starebbe un sei, media perfetta tra il sette del primo tempo, dove è tra i migliori in campo in assoluto, ed il cinque del secondo. A fine partita, però, si fa anche espellere scioccamente per un intervento su Sanchez a palla lontana… ed un cinque e mezzo diventa già troppo, per lui.

Chiellini: 6
Prova grintosa, come al solito.

Grosso: 5,5
Fatica non poco a contenere Isla.

Krasic: 5,5
Non è più quello di inizio stagione, ma non gli si può chiedere di fare sempre la differenza. Resta comunque l’unico in grado di saltare l’uomo di slancio. E se l’arbitro fischiasse un paio di ostruzioni nette su di lui…

Aquilani: 5
Dovrebbe accendere la luce, ma sembra essere piuttosto senza idee.
(Dall’84’ Sissoko: s.v.)

Melo: 6
Tra i pochi a salvarsi tra le fila dei padroni di casa. E’ tra i pochi a correre per novanta minuti cercando di tamponare un po’ ovunque.

Marchisio: 6
Splendido il goal con cui sblocca il match. Peccato solo non porti punti alla sua squadra.
(Dall’88’ Libertazzi: s.v.)

Del Piero: 6
Prova ad accendere la luce lui, ma non è molto supportato dai compagni.

Martinez: 5
Prova a farsi notare, ma è assolutamente fuori condizione. Non combina praticamente nulla.

Udinese

Handanovic: 5,5
Non trasmette sicurezza al reparto.

Benatia: 6
Esegue il compitino senza grandi sbavature.

Zapata: 7
Guida ottimamente la difesa e trova la zampata del pareggio.

Domizzi: 5,5
In difficoltà contro un Krasic non certo al top, sa fermare l’ala serba solo grazie a delle ostruzioni.

Isla: 7
A tratti devastante sulla fascia destra.

Pinzi: 6,5
Tanto lavoro oscuro per lui. Pressa gli avversari e tappa tutti i buchi davanti alla propria difesa.

Inler: 6,5
E’ il faro del centrocampo friulano. E’ lui a far girare il reparto.
(Dal 66′ Denis: s.v.)

Asamoah: 6
Partita non brillantissima per il forte centrocampista ghanese, meno incisivo di altre occasioni.

Armero: 6,5
Fa qualcosina meno del suo corrispettivo sulla fascia destra. Buona partita comunque per lui, sempre più realtà consolidata di questa squadra.
(Dal 92′ Coda: s.v.)

Sanchez: 7,5
Palla al piede fa ciò che vuole. Rapidissimo in ogni movimento ed in ogni tocco di pallone, ispira e concretizza il goal della vittoria. Peccato solo per l’espulsione finale, che macchia un po’ una prestazione davvero eccezionale.
Curiosissimo di vedere dove finirà a giugno: giocatore da prendere ad occhi chiusi!

Di Natale: 5,5
E’ il peggiore dei suoi assieme ad Handanovic e Domizzi. Piuttosto spento, si lamenta anche, piuttosto inutilmente, della sostituzione. Non in giornata.
(Dal 69′ Abdi: s.v.)

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CRONACA

Due minuti e Krasic si fa subito vedere: parte sulla destra a tutta velocità, punta Domizzi ed effettua un tiro-cross che risulta insidiosissimo per Handanovic, costretto a lanciarsi in tuffo per salvarsi in angolo.
Un altro paio di minuti ed è ancora l’ala serba a rendersi pericolosa: dopo essersi accentrata riceve infatti palla da Del Piero, stop e tiro immediato ma impreciso.

L’Udinese, padrona di casa, non sta però a guardare. Al decimo minuto è quindi Sanchez a provarci, ma il suo destro da fuori viene disinnescato, pur con qualche affanno, da Storari.
Cinque minuti più tardi è ancora il Nino Maravilla a rendersi pericoloso: lancio di Di Natale che va a pescare l’ala cilena tutta sola in area. Controllo difettoso, però, per Sanchez che si fa recuperare da Chiellini, che lo ferma in qualche modo. Il pubblico rumoreggia chiedendo il rigore, l’arbitro lascia correre.

Al diciottesimo arriva però il vantaggio juventino: Del Piero scodella un pallone in area che viene bucato da Handanovic. La successiva carambola fa schizzare il pallone giusto al limite dell’area piccola, con Coda che lo spedisce nella propria rete per l’1 a 0 Bianconero.

Juventus che non si accontenta, comunque, del goal del vantaggio: al ventunesimo Krasic si accentra e scarica a Del Piero che dopo aver controllato il pallone se lo sposta sul destro ed effettua un tiro radente il suolo a fil di palo, che viene però liberato in angolo da Handanovic.
Sul corner che ne segue esce un batti e ribatti con protagonista principale Quagliarella, che non riesce però, alla fine, a concludere a rete, guadagnando solo un ennesimo tiro dalla bandierina.

Il raddoppio è comunque nell’aria ed arriva al ventitreesimo minuto. A realizzarlo è proprio lui, Fabio Quagliarella, ex beniamino del Friuli: Krasic è lanciato in profondità e fugge alle spalle di un certo non attentissimo Pasquale andando poi a centrare un pallone basso che viene girato di tacco in porta dalla punta Azzurra per un inaspettato 2 a 0.

Tre minuti ed è ancora Krasic, assolutamente troppo per Pasquale, fugge a destra e cerca Marchisio, che arriva però con un attimo di ritardo facilitando l’intervento di Zapata.
Sul corner che segue Del Piero scambia con un compagno e pennella un cross in mezzo su cui piomba Bonucci, bravissimo a tagliare sul primo palo per girare verso la porta avversaria. Handanovic, però, è attentissimo e libera in angolo, ancora una volta, a mano aperta.

Dopo qualche tentativo velleitario da parte dei padroni di casa Coda rischia di combinare un patatrac lisciando un pallone al limite della propria area e liberando Quagliarella solo davanti al proprio portiere. Con l’arbitro che, però, ferma l’azione per un presunto fallo della punta Azzurra che, sinceramente, non sembrava esserci.

Al quaratatreesimo la Juventus confeziona un cioccolatino che i buongustai del calcio non possono non apprezzare: Krasic pressa Asamoah, Felipe Melo interviene e gli strappa il pallone, lanciando Del Piero. Il capitano avanza e porta palla sin sulla trequarti, lanciando poi in profondità Krasic che va a crossare di prima intenzione. La palla, troppo alta per Quagliarella, è perfetta per l’accorrente Marchisio, che si coordinerà benissimo sparando un missile a mezz’altezza su cui Handanovic non può nulla. 3 a 0 da urlo, che chiude la prima frazione di gioco.

Juventus che entra in campo nella ripresa con ben altro piglio: è subito chiaro, infatti, come il 3 a 0 del primo tempo sia un risultato più che accettabile per Delneri, che chiede quindi ai suoi di impostare una gara di contentimento, tenendo le posizioni e non offrendo il fianco ai friulani con il chiaro intendo di preservare il netto vantaggio accumulato nel corso del primo tempo.
L’Udinese, dal canto suo, ci prova, ma senza troppa convinzione, non riuscendo quindi ad essere ficcante come dovrebbe e vorrebbe.

Per vedere la prima occasione interessante della ripresa dobbiamo quindi aspettare ben un quarto d’ora quando Coda bucherà un ennesimo intervento in fase difensivo, venendo leggermente trattenuto da Iaquinta, lasciando campo libero alla punta juventina che si troverà a tu per tu con Handanovic, facendosi però fermare proprio dal portiere sloveno.

Giusto il tempo di vedere la lancetta dei secondi fare un giro completo di orologio ed è Quagliarella a provarci, su assistenza di un altro ex Udinese, Pepe: il cross di quest’ultimo, sul secondo palo, è perfetto, ma la coordinazione della punta Azzurra non lo è altrettanto. Tiro sbilenco, palla sul fondo.
Un altro minutino e Marchisio prende palla sulla trequarti, si libera di un uomo, punta la porta e calcia, vedendosi però chiudere la conclusione dal tuffo di Handanovic.

E’ comunque una Juventus ormai incontenibile per un’Udinese allo sbando: al sessantacinquesimo quindi Pepe parte palla al piede dalla trequarti, salta un uomo, si porta in area e conclude alto sopra la traversa.
Un minuto più tardi torna, finalmente, a farsi vedere la squadra di casa: sull’angolo battuto dalla destra del proprio fronte offensivo è Floro Flores a portarsi in area e saltare alle spalle di un non attentissimo Bonucci, mettendo però il pallone a lato del palo.

Dopo una decina di minuti di nulla o poco più, quindi, arriva il 4 a 0 siglato da Iaquinta: Marchisio riceve palla poco oltre il limite e serve un pallone in orizzontale in direzione di Iaquinta che dopo aver fatto scorrere palla calcerà in diagonale bucando un non certo irresistibile Handanovic.

Di Natale però non ci sta e cerca, infilandosi in area da sinistra, almeno il goal della bandiera. Storari, però, chiude bene il primo palo, e glielo nega.

A tempo ormai scaduto Iaquinta sarà messo in movimento poco oltre la trequarti e dopo aver portato palla per qualche metro effettuerà un tiro che sarà però chiuso in angolo da Handanovic, che dice no da par suo al 5 a 0 juventino.

COMMENTO

Prima vittoria in questo campionato per una Juventus che gioca un primo tempo da urlo, per poi arretrare il baricentro e controllare il risultato nella ripresa, riuscendo comunque a timbrare una quarta volta.

Gira tutto in maniera quasi perfetta. La difesa, per una volta, regge, Marchisio è in palla, Melo a parte cinque minuti di nervosismo fa ciò che sa fare meglio, Pepe esegue il compitino a dovere, Krasic è una furia, Del Piero gestisce il pallone e Quagliarella firma un goal d’autore di tacco.

La strada, per questa squadra, è però ancora lunga e non ci si deve far impressionare da un risultato così roboante e da una prestazione indubbiamente di buon livello.
Replicando prestazioni del genere, soprattutto a livello difensivo dove bisognerebbe sempre applicarsi con questa attenzione – se non di più -, si potrebbe però andare ad inanellare una serie di prestazioni importanti.

Questo, almeno, è quello che si augurano i tifosi Bianconeri, ancora choccati da una stagione, la scorsa, negativa quanto non si sarebbero mai aspettati, un mercato che ha lasciato non pochi dubbi ed un inizio di stagione assolutamente non all’altezza del blasono di una squadra plurititolata come questa.

MVP

Bastano quarantacinque minuti alla Furia Serba per meritarsi il titolo di migliore in campo. Non tanto perché poi non scenderà in campo anche nella ripresa, quanto perché nella seconda frazione di gioco la Juventus arretrerà di molto il suo baricentro e lui non potrà più spingere con la stessa intensità del primo tempo.

Quarantacinque minuti, dicevamo, che gli bastano però a confezionare due ottimi assist.

Pasquale se lo sognerà a lungo. In un mercato criticabile un acquisto azzeccato, possiamo dirlo, è di certo stato fatto: Milos Krasic da Kosovska Mitrovica.

TABELLINO

Udinese vs. Juventus 0 – 4
Marcatori: 18′ Coda (autogoal), 23′ Quagliarella, 43′ Marchisio, 76′ Iaquinta
UDINESE: Handanovic; Zapata, Coda, Domizzi, Isla 4.5 (1’st Pinzi); Inler, Asamoah, Pasquale 5 (23’st Armero); Sanchez 6 (26’st Abdi), Floro Flores, Di Natala. A disp.: Belardi, Benatia, Cuadrado, Corradi. All.: Guidolin
JUVENTUS: Storari; Motta (30’st Legrottaglie), Bonucci, Chiellini, Grygera; Melo (27’st Sissoko), Marchisio, Krasic, Pepe; Quagliarella, Del Piero 6 (8’st Iaquinta). A disp.: Manninger, Ferrero, Aquilani, Amauri. All.: Delneri
ARBITRO: Bergonzi
Ammoniti: Melo, Marchisio, Pepe, Iaquinta

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